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#iorestoacasa: la Fondazione Aquileia aderisce alla campagna. Ma non si ferma il cantiere della Casa di Tito Macro (I sec. d.C.) che ricreerà i volumi dell’antica domus. In un video la ricostruzione 3D

Il complesso cantiere all’interno della Domus di Tito Macro nel fondo Cossar ad Aquileia (foto fondazione Aquileia)

Fondazione Aquileia si unisce alla campagna #iorestoacasa: “Agendo responsabilmente tutti insieme possiamo contrastare il contagio. La salute è il bene più prezioso da salvaguardare”. L’area archeologica è chiusa al pubblico, ma non si ferma il cantiere della Domus di Tito Macro. Procedono infatti a pieno ritmo i lavori all’interno del cantiere del fondo Cossar e si intuiscono già i volumi dell’antica domus che nel I secolo d.C. si sviluppava trasversalmente tra i due assi stradali. In questo periodo si sta montando la carpenteria in legno su cui verrà poi posato il laterizio.

Ricostruzione 3D del porticato del giardino della domus di Tito Macro (I sec d.C.) (foto fondazione Aquileia)

Domus di Tito Macro (I sec. d.C.). I recenti scavi hanno consentito di riconoscere nel settore centrale dell’area archeologica il perimetro di un’unica grande casa, con un’estensione di circa 1500 mq, che si sviluppava trasversalmente fra i due assi stradali. L’impianto, dell’inizio del I secolo d.C., gravitava su uno spazio centrale scoperto, circondato da un ambulacro mosaicato e dotato di una fontana, che si addossava al lato orientale. Su questo giardino si affacciava l’ambiente principale della casa, con semplice superficie musiva a fondo bianco, che fu oggetto nel corso del tempo di diversi rifacimenti. Verso est, adiacenti alla strada, sono state riconosciute delle botteghe; a ovest, invece, esisteva probabilmente una seconda area scoperta, sula quale si affacciavano diversi ambienti della parte privata della casa. La casa dovette appartenere a un certo Tito Macro, il cui nome è inciso su un peso in pietra rinvenuto durante gli scavi.

L’area archeologica del fondo Cossar dopo la realizzazione del primo lotto di lavori dell’innovativo progetto di ricostruzione dei volumi della domus di Tito Macro (foto fondazione Aquileia)

L’area è oggi al centro di un innovativo progetto di ricostruzione dei volumi della “Domus di Tito Macro”: si tratta della più ampia struttura di copertura in laterizio monocromo di un’area archeologica realizzata in Europa in modo da alludere alle forme della casa romana, con l’implicita sfida di dar forma alle letture interpretative più aggiornate delle tracce emerse dalle attività di scavo. L’elegante e agile struttura, sostenuta da pilastri d’acciaio verniciato in rosso pompeiano, allude nella sua articolazione ai volumi dell’antica domus: il tetto si compone di un’intelaiatura lignea, che sostiene la copertura in coppi e tegole, ispirati a quelli in uso in età romana. Ai lati la struttura è chiusa da elementi in laterizio, orientabili per una ventilazione ottimale dell’area coperta.

La casa, che faceva parte di uno degli isolati meridionali dell’Aquileia romana, è stata oggetto di scavo da parte dell’università di Padova, in convenzione con la soprintendenza per i Beni Archeologici del Friuli Venezia Giulia, sulla base di un progetto promosso e finanziato da Fondazione Aquileia, sostenuta dalla Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia e da Arcus/Ales Spa. Ad oggi è stato concluso il primo stralcio dei lavori, mentre il secondo è in fase di completamento. Il secondo lotto di lavori, una volta ultimato, restituirà ai visitatori l’aspetto di una delle più grandi domus romane rinvenute in Italia settentrionale, con un’estensione di circa 1500 metri quadrati. Intanto sul sito https://www.fondazioneaquileia.it o scaricando la APP “Antica Aquileia 3D” si può viaggiare nel tempo attraverso le ricostruzioni virtuali e scoprire come doveva apparire la domus nel I secolo d.C.

Al museo dell’Ara Pacis di Roma la mostra “Aquileia 2.200. Porta di Roma verso i Balcani e l’Oriente” celebra l’anniversario della fondazione della colonia romana con reperti dal Man, calchi storici e immagini suggestive di Ciol

La “Testa di Vento” testimonial della mostra “Aquileia 2.200. Porta di Roma verso i Balcani e l’Oriente” al museo dell’Ara Pacis di Roma

Reperti dal museo Archeologico nazionale di Aquileia nella mostra all’Ara Pacis di Roma (foto Leonardo Becuzzi)

Tra i prestigiosi spazi dell’Ara Pacis a Roma fa capolino l’iconica “testa di Vento” bronzea, di ascendenza ellenistica; più in là la testa di vecchio, improntata a forte realismo; e poi la bellissima stele funeraria del gladiatore; due eccezionali mosaici (raffiguranti uno “pesci adriatici”, l’altro uno stupendo pavone); rilievi marmorei e statue. Sono solo alcuni degli eccezionali reperti dal museo Archeologico nazionale di Aquileia con i quali, per i 2200 anni dalla fondazione dell’antica città di Aquileia, Roma Capitale e il museo dell’Ara Pacis ne celebrano la storia nella mostra “Aquileia 2.200. Porta di Roma verso i Balcani e l’Oriente” in programma dal 9 novembre al 1° dicembre 2019 che intende ripercorrere le numerose “trasformazioni” della Città nei suoi momenti storicamente più significativi: l’antica città romana, l’Aquileia bizantina e medioevale e il Patriarcato, sino a giungere al periodo in cui la città fu parte dell’Impero Asburgico e infine agli anni della Prima Guerra Mondiale e del successivo dopoguerra.

Il suggestivo percorso espositivo della mostra “Aquileia 2.200. Porta di Roma verso i Balcani e l’Oriente” all’Ara Pacis di Roma (foto Leonardo Becuzzi)

“Ritratto di Livia” da Aquileia visto dall’obiettivo di Elio Ciol

Aquileia porta di Roma verso i Balcani e l’Oriente: il porto più settentrionale del Mediterraneo, una posizione privilegiata e una proiezione quasi obbligata verso il suo entroterra centroeuropeo, un punto d’arrivo di disparate ed indipendenti influenze culturali e religiose, soprattutto dall’Africa, dal Vicino Oriente, dalla Grecia, dai territori danubiani. Tutto questo concorre a fare di Aquileia una Roma diversa, un luogo suggestivo e degno di essere visitato e apprezzato. Promossa da Roma Capitale, assessorato alla Crescita culturale – sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, e realizzata dalla Fondazione Aquileia in collaborazione con il Polo museale del Friuli Venezia Giulia e il museo Archeologico nazionale di Aquileia, prestatore di alcune opere d’arte di eccezionale valore, e con il patrocinio del ministero per i Beni e le Attività culturali e per il turismo, la mostra “Aquileia 2200. Porta di Roma verso i Balcani e l’Oriente”, curata da Cristiano Tiussi, direttore della Fondazione Aquileia, e da Marta Novello, direttrice del museo Archeologico nazionale di Aquileia, con un contributo di don Alessio Geretti, che segue le iniziative culturali di Illegio, pone l’accento sull’importanza del rapporto Aquileia-Roma e sulla straordinaria capacità di rigenerarsi di una città, più volte risorta dopo invasioni, spoliazioni, guerre e terremoti.

La testa di anziano (I sec. a.C.) uno dei volti più celebri della galleria di ritratti funerari del museo di Aquileia (foto Man)

Il rilievo con il “sulcus primigenius” da Aquileia (foto Elio Ciol)

Fondata nel 181 a.C., fu avamposto di Roma nel lembo estremo nord-orientale della penisola, porto commerciale di primissimo piano, fu una città ricca e popolosa, tanto da essere ricordata dal poeta Ausonio (IV secolo d.C.) come la quarta d’Italia, dopo Roma, Milano e Capua. Nello stesso periodo divenne un importante centro d’irradiazione del Cristianesimo nelle regioni contermini del centro ed Est Europa, e nei secoli successivi rappresentò la diocesi metropolitica di un amplissimo territorio, che andava dal lago di Como al lago Balaton, in Ungheria. Per secoli Aquileia è stata porto commerciale di primissimo piano dell’intero Mediterraneo e ha costituito la porta d’entrata non solo di derrate e di merci, ma anche di arte e idee provenienti dal Nord Africa e dal Medio Oriente che, rielaborate e metabolizzate, si sono poi diffuse nell’Italia Settentrionale, nei Balcani e nel Noricum. Fu anche sede di un principato ecclesiastico e di uno Stato Patriarcale, a partire dal 1077 e fino alla conquista veneziana nel 1420, mentre il Patriarcato come entità ecclesiastica fu soppresso solo nel 1751, avendo come eredi le Arcidiocesi di Udine, per la parte veneta, e di Gorizia, per la parte imperiale. Passata sotto l’Impero degli Asburgo, vi rimase fino alla prima guerra mondiale, assumendo nel contesto bellico un ruolo fortemente simbolico. Il ruolo che Aquileia ha svolto per due millenni ha avuto un significato non solo militare, politico ed economico, ma anche culturale e ideale nel bacino del Mediterraneo e nel rapporto tra Oriente e Occidente. Mettere in rilievo questa “specialità” di Aquileia a livello nazionale ed europeo è l’obbiettivo primario della mostra “Aquileia 2200”.

Un’ambra con putti dal museo Archeologico nazionale di Aquileia (foto Man)

Rilievo incompiuto con gli apostoli Pietro e Paolo dal museo Paleocristiano di Aquileia (foto Man)

Il restauro dei calchi realizzati nel 1937 e conservati al museo nazionale della Civiltà romana (foto Man)

La storia di Aquileia, in particolare quella del periodo romano, si dipana attraverso un suggestivo percorso che narra, anche grazie al supporto di strumenti multimediali, la fondazione della colonia latina, lo sviluppo della città nel primo impero, la società e l’artigianato artistico, l’evoluzione urbanistica nella tarda antichità e quella del primo complesso basilicale cristiano. Chiudono l’esposizione due spaccati storici sul Patriarcato di Aquileia e sul viaggio del milite Ignoto da Aquileia al Vittoriano di Roma nel 1921. Della mostra fanno parte dei 23 calchi di reperti aquileiesi realizzati nel 1937 in occasione della mostra Augustea della Romanità (dove Aquileia era la città più rappresentata, insieme a Ostia e Pompei), oggi custoditi al museo della Civiltà Romana e alcuni di essi restaurati per l’occasione grazie alla Fondazione Aquileia. E trenta reperti fra i più preziosi del museo Archeologico nazionale di Aquileia, alcuni dei quali abbiamo già ricordato: la stupenda testa bronzea di Vento, di ascendenza ellenistica; la testa di vecchio, improntata a forte realismo; il mosaico con raffigurazione di pesci “adriatici”; la bellissima stele funeraria del gladiatore; la stele raffigurante un torchio (testimonianza della produzione vitivinicola che, in epoca romana come oggi, caratterizza la zona di Aquileia); un ampio repertorio di oggetti in ambra, espressione di quell’artigianato artistico che si era sviluppato nella città, punto d’arrivo dell’antichissima via dell’Ambra proveniente dal Baltico, dove questa resina fossile veniva raccolta. E poi, nella sezione del Cristianesimo, un bassorilievo in pietra calcarea del IV secolo raffigurante l’abbraccio tra Pietro e Paolo, commovente testimonianza della vitalità e della ricchezza della grande Chiesa Aquileiese, e lo stupendo mosaico del pavone, prestato per l’occasione dall’Arcidiocesi di Gorizia. Chiudono il percorso due spaccati storici sul Patriarcato di Aquileia e sul Milite Ignoto. In quest’ultima sezione in particolare sarà esposto per la prima volta il tricolore, recentemente donato allo Stato, che avvolse, nella cerimonia in Basilica ad Aquileia nel 1921, il feretro del soldato scelto dalla madre di un soldato caduto e disperso, Maria Bergamas, per rappresentare tutte le vittime disperse in guerra.

Il foro romano di Aquileia e il plinto della Medusa fotografati da Elio Ciol

Ad arricchire la mostra, al centro del percorso espositivo, sono collocate 43 splendide fotografie del grande Maestro friulano Elio Ciol, che da decenni coglie l’essenza degli antichi oggetti e dei resti monumentali tuttora visibili, fornendo un formidabile apporto documentario, emozionante e vivido, di Aquileia. Questi e altri lavori del maestro Ciol sono stati esposti quest’estate al MAMM di Mosca e prossimamente daranno vita a un’altra mostra a Ekaterinburg. Sono vere rivelazioni, non semplici documenti, questi scatti in bianco e nero con i quali, quarant’anni fa, il fotografo friulano Elio Ciol seppe intercettare – con poetica analoga a quella del neorealismo cinematografico – la radiazione di mistero e grandezza che ad Aquileia pietre, viali, colonne, iscrizioni, oggetti, architetture, sculture, mosaici ed affreschi emanano da 2200 anni a questa parte. Le fotografie di Elio Ciol narrano che il destino di Aquileia è scritto nella pietra. Sta scritto nelle pietre grandi del Foro o del porto fluviale come in Basilica nelle pietre minuscole e policrome del mosaico paleocristiano più vasto al mondo; nella lapide fondativa della colonia romana, istituita nel 181 a.C., come nel solco dell’aratura dei buoi; nei colonnati e nelle statue di una metropoli connotata da un rango e da una vitalità tipici di una vera e propria altra Roma, rivolta all’Adriatico e al mondo nordafricano, ai Balcani e all’Oriente; nella fioritura impressionante di una Chiesa culturalmente e teologicamente originalissima, tra le più missionarie di quelle seminate in età subapostolica; nelle tracce lasciate da devastazioni e spoliazioni e migrazioni e rinascite lungo l’epoca tardoantica e altomedioevale, per culminare nella singolare istituzione dello stato patriarcale aquileiese tra il 1077 e il 1420. Tutto ciò che attraversò Aquileia e che da essa si irradiò, cultura, arti, fede, scambi di merci preziose, connessioni politiche e vicissitudini militari, segnò profondamente il cuore dell’Europa e l’identità di diversi popoli che oggi possono comprendersi anche perché conservano nel proprio patrimonio genetico qualche tratto di quella comune madre.

“Open day” ad Aquileia: apertura delle aree archeologiche e dei cantieri di scavo; visite guidate con i curatori della mostra “Magnifici ritorni” al museo Archeologico nazionale; e gran finale con il concerto in basilica

Il manifesto con le iniziative dell’Open day del 14 settembre 2019 ad Aquileia

Aquileia apre le porte ad appassionati e turisti per l’Open Day di sabato 14 settembre 2019. Previsti l’apertura delle aree archeologiche e dei cantieri di scavo; visite guidate con i curatori della mostra “Magnifici ritorni” al museo Archeologico nazionale; e gran finale con il concerto in basilica. Grazie alla collaborazione tra Fondazione Aquileia, soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio del Friuli Venezia Giulia, Comune di Aquileia, università di Padova, di Trieste, di Udine, di Venezia e di Verona, Pro Loco Aquileia, associazione nazionale per Aquileia, Società Friulana di Archeologia tutte le aree archeologiche e i cantieri di scavo saranno aperti al pubblico e archeologi e studiosi aspetteranno cittadini e appassionati sugli scavi per raccontare le ultime scoperte e i risultati delle indagini più recenti.

Il foro di Aquileia

Mappa delle aree archeologiche di Aquileia visitabili nell’Open Day

Durante la giornata dedicata alla riscoperta dello straordinario patrimonio archeologico di Aquileia, sito Unesco dal 1998, potrete visitare – tra le 10.30 e le 12.30 e al pomeriggio tra le 15.30 e le 17.30 – il foro romano scendendo tra le colonne, il porto fluviale, il sepolcreto, il cantiere delle grandi terme e del teatro, le mura a zig zag e il decumano di Aratria Galla, l’area del fondo Cal con i resti delle antiche domus, lo scavo delle Bestie ferite e di via Gemina, lo scavo dell’area dei mercati e delle antiche mura ai fondi Pasqualis e il fondo Sandrigo accanto al porto. Saranno visitabili anche la domus di Tito Macro sul fondo Cossar, dove si è concluso il primo lotto di lavori per la valorizzazione dell’area e la domus e palazzo episcopale in cui ci si può immergere nella storia di Aquileia. In tutte le aree ci saranno gli archeologi ad accogliere i visitatori e inoltre in piazza Capitolo, al foro, al porto fluviale e all’incrocio di via XXIV Maggio ci saranno dei punti di informazione dove trovare le mappe con l’indicazione delle aree archeologiche.

La locandina della mostra “Magnifici Ritorni. Tesori aquileiesi dal Kunsthistorisches Museum di Vienna” dall’8 giugno al 20 ottobre 2019

Marta Novello, direttrice del museo Archeologico nazionale di Aquileia

Sempre sabato 14 settembre 2019, alle 17.30, al museo Archeologico nazionale di Aquileia, visita guidata alla mostra “Magnifici Ritorni”, organizzata da Fondazione Aquileia, Polo museale del FVG e Kunsthistorisches Museum di Vienna. Le visite sono tenute dai curatori Cristiano Tiussi, direttore di Fondazione Aquileia, e Marta Novello, direttrice del museo Archeologico nazionale di Aquileia. La visita è compresa nel costo del biglietto di ingresso al museo (gratuito per i minori di 18 anni, i possessori di abbonamento #SuperMAN e le gratuità ministeriali previste). Prenotazione obbligatoria a
museoaquileiadidattica@beniculturali.it, scrivendo alle pagine social del #MANAquileia o chiamando al numero 0431 91035 dal lunedì al venerdì.

Il coro polifonico di Ruda protagonista del concerto finale del ciclo “La Musica dei Cieli”

Ancora sabato 14 settembre 2019 ad Aquileia gran finale con “La Musica dei cieli” che chiude l’edizione 2019 dei Concerti in basilica ad Aquileia organizzati dalla Socoba con il contributo della regione Friuli Venezia Giulia e della Fondazione Aquileia. Appuntamento alle 20.45 con l’esibizione del Coro Polifonico di Ruda, diretto da Fabiana Noro, in un progetto liberamente ispirato al Paradiso di Dante. Sarà l’attore e direttore di prosa del teatro Giovanni da Udine, Giuseppe Bevilacqua, a condurre il pubblico attraverso la terza cantica del sommo poeta mentre il coro legherà il tutto con un programma sacro quasi completamente ‘a cappella’ di autori dell’Ottocento e del Novecento. Bevilacqua, in particolare, leggerà passi dal Canto I (1-12, 37-87), dal Canto III (69-123), dal Canto XI (57-63, 73-87), dal Canto XXI (107-123) e dal Canto XXXIII (1-57, 84-93, 105-145) mentre il Polifonico, dopo l’apertura con il De profundis di Arvo Part (1935) proseguirà la sua esibizione con brani di Ambroz Copi (1973), Joseph Rheinberger (1839-1901), Grigori Ljiubimov (1882-1934), Francis Poulenc (1899-1963), Pau Casals (1876-1973), Pavel Chesnokov (1877-1944), Ola Gjeilo (1978), Dmitrij Bortnjanskij (1751-1835), Giovanni Bonato (1961), Manolo da Rold (1976) ed Eric Whiteacre. Il progetto “La musica dei Cieli” nasce da una intuizione di Fabiana Noro: ‘’Si tratta di evidenziare un protagonista tra i tanti del Paradiso – dice – e di accompagnare le relative letture con dei brani che si avvicinino ai temi trattati dal sommo poeta. In particolare nel progetto saranno evidenziate le figure di Piccarda Donati, Giustiniano, san Francesco d’Assisi, Pier Damiani mentre il finale sarà dedicato all’empireo e alla perfetta beatitudine del poeta che vede la luce di Dio e trova la sua voce nei brani Sweet di Manolo da Rold e Lux aurumque di Eric Whitacre’’.

Venezia-Aquileia: speciale accordo tra il museo Archeologico nazionale di Aquileia e Palazzo Grimani per visitare le due sedi e le due grandi mostre con biglietto ridotto

Il rilievo marmoreo con la rappresentazione di Mitra Tauroctono scoperto ad Aquileia e conservato a Vienna

Nel nome di Aquileia. Una speciale partnership consentirà ai visitatori di Palazzo Grimani a Venezia e del museo Archeologico nazionale di Aquileia di ammirare due grandi mostre e di accedere ad entrambi le sedi espositive con il biglietto d’ingresso ridotto. Dal mese di agosto fino al 20 ottobre 2019, i possessori dei biglietti della mostra “Domus Grimani 1594-2019” a Palazzo Grimani potranno visitare il museo Archeologico nazionale di Aquileia e la mostra “Magnifici Ritorni. Tesori aquileiesi dal Kunsthistorisches Museum di Vienna” con un biglietto ridotto di 6 euro; viceversa, i visitatori della mostra di Aquileia avranno accesso a Palazzo Grimani sempre con biglietto a 6 euro e godranno del titolo d’accesso ridotto per gli ingressi cumulativi venduti presso la biglietteria del museo veneziano.

La locandina della mostra “Domus Grimani 1494 -2019” fino al 31 maggio 2021

“DOMUS GRIMANI 1594 – 2019. La collezione di sculture classiche a Palazzo dopo quattro secoli”, curata da Daniele Ferrara, direttore del Polo museale del Veneto, e Toto Bergamo Rossi, direttore di Venetian Heritage, fino al 30 maggio 2021, al museo di Palazzo Grimani di Venezia. Orario: da martedì a domenica, 10–19 (la biglietteria chiude alle 18.30) – lunedì: chiuso. Informazioni e prenotazioni: palazzogrimani.org Sculture, marmi, vasi, bronzi e gemme: costituivano la collezione di antichità di Giovanni Grimani, patriarca di Aquileia, che lui collocò nel palazzo veneziano di famiglia in Santa Maria Formosa. Dopo più di 400 anni, la Collezione Grimani torna nella sua collocazione originale. Il fulcro di “DOMUS GRIMANI 1594 – 2019” è la ricostruzione di uno dei più significativi episodi della museologia europea – la Tribuna del patriarca Giovanni, ancora integra nella sua struttura architettonica – accompagnata dall’esposizione di arredi e opere nelle sale antecedenti, con l’intento di ricreare la decorazione di una dimora aristocratica del XVI e di restituire così ai visitatori l’atmosfera di un luogo che, grazie a questo progetto, torna protagonista dell’offerta culturale veneziana attraverso un allestimento ispirato all’estetica della “casa-museo” (vedi https://archeologiavocidalpassato.com/2019/08/08/venezia-a-palazzo-grimani-la-mostra-domus-grimani-1594-2019-che-celebra-dopo-oltre-quattro-secoli-il-ritorno-a-palazzo-grimani-della-collezione-di-statue-classiche-scul/).

La locandina della mostra “Magnifici Ritorni. Tesori aquileiesi dal Kunsthistorisches Museum di Vienna” dall’8 giugno al 20 ottobre 2019

“Magnifici Ritorni. I tesori aquileiesi conservati dal Kunsthistorisches Museum di Vienna”, organizzata per celebrare i 2200 dalla fondazione dell’antica città romana; aperta fino al 20 ottobre 2019 al museo Archeologico nazionale di Aquileia. Orario: da martedì a domenica, 10– 19 (la biglietteria chiude alle 18) – lunedì: chiuso. La mostra è un’importante occasione per presentare, in molti casi per la prima volta dai tempi lontani del loro ritrovamento, alcuni dei capolavori della città adriatica all’interno del contesto storico per i quali furono creati e nel quale furono utilizzati. Ma offre anche l’opportunità per raccontare un momento importante della storia di Aquileia che, mediante una intensa attività di raccolta, di scavo e di ricerca durata più di due secoli, portò alla progressiva riscoperta, durante l’età moderna, della grandezza dell’antica città romana (vedi https://archeologiavocidalpassato.com/2019/06/08/al-museo-archeologico-nazionale-di-aquileia-apre-la-mostra-magnifici-ritorni-tesori-aquileiesi-dal-kunsthistorisches-museum-di-vienna-120-eccezionali-reperti-recuperati-nell/, https://archeologiavocidalpassato.com/2019/08/09/mostra-magnifici-ritorni-larcheologo-godard-i-capolavori-di-aquileia-in-mostra-ce-ne-sono-110-appartengono-al-mondo-classico-e-al-mondo-cristiano-che/).

Il patriarca di Aquileia Giovanni Grimani, ritratto attribuito a Domenico Tintoretto

Questa significativa collaborazione tra le due istituzioni riattiva i rapporti di scambio che nel corso dei secoli sono intercorsi tra Venezia e Aquileia, non solo dal punto di vista commerciale ma anche artistico e culturale. Entrambe le mostre celebrano il ritorno di importanti reperti archeologici che trovano tra loro rimandi stilistici e filologici di sicuro interesse per i visitatori. La mostra “Domus Grimani 1594-2019”, realizzata dal Polo Museale del Veneto insieme a Venetian Heritage, nasce, infatti, in occasione del ritorno dopo oltre 400 anni a Palazzo Grimani dal museo Archeologico nazionale di Venezia della statuaria classica collezionata da Giovanni Grimani che fu Patriarca di Aquileia dal 1545 al 1550 e poi dal 1585 al 1593; la mostra al museo Archeologico nazionale di Aquileia, realizzata da Fondazione Aquileia, Polo museale del Friuli Venezia Giulia e Kunsthistorisches Museum di Vienna, invece, riporta in città, a distanza di quasi 200 anni, alcuni tra i più importanti reperti archeologici restituiti dal ricchissimo sottosuolo aquileiese, parte della collezione permanente del Kunsthistorisches Museum di Vienna, tra cui alcuni capolavori che per la prima volta sono esposti in Italia.

Mostra “Magnifici ritorni”. L’archeologo Godard: “I capolavori di Aquileia – in mostra ce ne sono 110 – appartengono al mondo classico e al mondo cristiano, che sono alle fondamenta dell’Europa. Aquileia si mostra come luogo di dialogo privilegiato tra i vari popoli, dove si può elaborare una sintesi tra culture diverse”

Cristiano Tiussi, direttore della Fondazione Aquileia, tra le vetrine della mostra “Magnifici ritorni” (foto Graziano Tavan)

La locandina della mostra “Magnifici Ritorni. Tesori aquileiesi dal Kunsthistorisches Museum di Vienna” dall’8 giugno al 20 ottobre 2019

“La mostra di Aquileia Magnifici ritorni è nata dalla collaborazione della Fondazione Aquileia con il Kunsthistorisches Museum di Vienna. È una splendida collaborazione di respiro europeo che insiste sul destino europeo di Aquileia, mostrando capolavori che appartengono al mondo classico e al mondo cristiano. Se pensiamo che l’eredità classica e quella cristiana sono alle fondamenta dell’Europa, possiamo capire meglio la valenza dell’esposizione aquileiese che illustra con reperti unici proprio tutti e due i pilastri della cultura europea”. Inizia così la prolusione dell’archeologo Louis Godart alla presentazione della mostra “Magnifici ritorni. I tesori aquileiesi conservati al Kunsthistorisches Museum di Vienna” aperta al museo Archeologico nazionale di Aquileia fino al 20 ottobre 2019. Organizzata dalla Fondazione Aquileia, dal Polo museale del Friuli Venezia Giulia e dal Kunsthistorisches Museum di Vienna con il patrocinio del Comune di Aquileia e in collaborazione con Fondazione So.co.Ba per celebrare i 2200 dalla fondazione dell’antica città romana, la mostra riporta ad Aquileia, a distanza di quasi 200 anni, alcuni tra i più importanti reperti archeologici restituiti dal ricchissimo sottosuolo aquileiese, attualmente esposti nella collezione permanente del Kunsthistorisches Museum di Vienna. Un viaggio nel tempo che, grazie ai 110 reperti del Kunsthistorisches, ci trasporta nell’Aquileia di 2200 anni fa ma anche nell’Aquileia dell’Ottocento quando la città era parte dell’Impero asburgico e le raccolte viennesi rappresentavano l’alternativa istituzionale al collezionismo privato delle famiglie locali e alla dispersione del materiale sul mercato antiquario.

Testa di Demetra-Iside, marmo del I sec. d.C., espressione di regalità e abbondanza anche per i romani. L’opera è conservata al Kunsthistorishes Museum di Vienna (foto Graziano Tavan)

L’archeologo accademico Louis Godart (foto Graziano Tavan)

“Come si manifesta l’antichità classica ad Aquileia?”, si chiede Godart. “Il territorio di Aquileia da sempre apre orizzonti verso l’Europa del Nord e Orientale, ma anche verso l’Europa Occidentale. Aquileia si mostra dunque come luogo di dialogo privilegiato tra culture diverse, dove si può elaborare una sintesi tra culture diverse. Troviamo così tra i reperti provenienti da Aquileia divinità che appartengono al pantheon romano ma anche a realtà estranee al mondo romano, come le divinità egizie. È un bellissimo esempio della tolleranza che gli antichi avevano nei confronti delle altre religioni. Il successo dell’impero romano – e non è un caso – è legato all’estrema tolleranza verso le religioni dei popoli sottomessi, realizzata inserendo nel pantheon romano le divinità straniere”.

Rilievo in marmo che uccide il toro trovato ad Aquileia, oggi al Kunsthistorisches museum di Vienna: il culto arrivò dall’Oriente portato dai legionari (foto Graziano Tavan)

“Mi chiedo”, continua l’archeologo: “questa tolleranza esiste ancora? Temo di no. Alle porte dell’Europa ci sono tendenze che vanno a cozzare contro quella tolleranza che invece emerge nel mondo classico. In questo senso è esemplare quanto “codificato” della tragedia greca di Eschilo Le supplici, scritta 2500 anni fa, che illustra una storia di profughe. Le protagoniste in questione sono le 50 figlie di Danao, le cosiddette Danaidi, che lo zio Egitto – fratello gemello di Danao con il quale condivideva la sovranità dell’Egitto – voleva andassero in sposa ai suoi 50 figli. Le Danaidi rifiutano il matrimonio con i cugini e fuggono ad Argo, in Grecia. Qui supplicano accoglienza al re di Argo. Nota che sono straniere perché hanno il colore della pelle diversa. Così chiede loro cosa vogliono o cercano. Per loro parla il padre Danao che spiega che le sue figlie chiedono ospitalità. Allora il re invita Danao a partecipare all’assemblea del popolo. E al suo ritorno Danao spiega alle figlie che Argo le accoglie. Ma quell’accoglienza va meritata e onorata. Come? Rispettando gli dei di Argo e ubbidendo alle leggi della città. Un insegnamento che dovrebbe essere preso ad esempio anche oggi”.

La croce bronzea Chrismon trovata ad Aquileia e oggi a Vienna al Kunsthistorishes Museum (foto Graziano Tavan)

Come si manifesta l’eredità cristiana ad Aquileia? “C’è un oggetto che parla per tutti”, indica Godart: “è la Croce di Aquileia, con l’alfa e l’omega, che è proprio la rappresentazione del messaggio cristiano. La massiccia croce bronzea è stata ritrovata intorno alla metà dell’Ottocento, durante i lavori per l’aratura di un vigneto in località Monastero, poi donata a Vienna dal barone Ettore von Ritter. La croce richiama il simbolo del Chrismon, dato dall’intersezione delle iniziali del nome greco di Cristo (cioè le lettere Chi e Ro), e rappresenta uno dei simboli cristiani più antichi, con le lettere alpha e omega appese al braccio orizzontale della croce latina. “Il significato – chiude Godart – è legato all’origine e alla fine ultima della creazione divina, come si legge nelle parole della Bibbia “Io sono l’Alpha e l’Omega, il primo e l’ultimo, il principio e la fine” (Apocalisse 22:13-21)”.

Ad Aquileia in prima assoluta il film “Incanto” che, seguendo gli studi di don Pressacco, ci aiuta a collegare l’Aquileia del I secolo d.C. con Alessandria d’Egitto e a interpretare la nascita e la diffusione del Cristianesimo Aquileiese

Il manifesto del film “Incanto” di Marco D’Agostini

“Incanto”: non poteva essere scelto titolo più indicato per il film di Marco D’Agostini: un viaggio di scoperta attraverso la ricerca storica e le intuizioni di don Pressacco, uno dei protagonisti della scena culturale friulana di fine Novecento, che ci aiuta a collegare l’Aquileia del I secolo d.C. con Alessandria d’Egitto e a interpretare la nascita e la diffusione del Cristianesimo Aquileiese. Ecco dunque l‘incanto della basilica e dei suoi splendidi mosaici testimonianza di fede prima ancora che di arte unica. Ecco l’incanto dei ritmi, delle musiche, dei canti che da questa basilica sono stati elementi di identità di un’intera comunità cristiana. Per iniziativa della Fondazione Aquileia, con il patrocinio del Comune di Aquileia, martedì 30 luglio 2019, alle 21, verrà proiettato in prima assoluta sul grande schermo in piazza Capitolo “Incanto”, l’ultimo documentario del regista Marco D’Agostini nato da un progetto dell’Associazione culturale don Gilberto Pressacco e prodotto da Agherose. Il film è stato realizzato con il sostegno di Fondo per l’Audiovisivo del FVG, Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, Fondazione Friuli, Fondazione Aquileia, CIRF dell’Università di Udine, patrocinato dalla Società Filologica Friulana e distribuito da Forum editrice. In caso di pioggia la proiezione si svolgerà nella Sala Romana affacciata su piazza Capitolo.

Un dettaglio del pavimento musivo della basilica di Aquileia

Un momento delle riprese del film “Incanto” in basilica di Aquileia

“L’idea del documentario “Incanto” – spiega la produzione Agherose – prende le mosse da una ricognizione sull’operato della figura di don Gilberto Pressacco (1945-1997) protagonista della scena culturale friulana di fine Novecento per le sue originali idee sulle origini e la diffusione del Cristianesimo Aquileiese e per le sue attività di rilievo in campo musicologico e corale. Questi temi, apparentemente localistici, sono in realtà di ampio interesse vista l’importanza storica della città di Aquileia e la diffusione di un insieme di canti corali e danze nelle comunità rurali friulane, portatori di un sistema ritualistico originale e rappresentativo di una pluralità di cristianesimi in tutto il bacino del Mediterraneo. In questo senso, raccontare Gilberto Pressacco è raccontare un caleidoscopio di suggestioni, un gioco di rimandi continuo: dagli studi in ambito musicale – partendo da una delle specificità del canto corale di area aquileiese – fino al tema della danza sacra e popolare. Di ritmo in ritmo, di nota in nota, fino alla ricerca dei lontani ascendenti di queste particolarità, Pressacco con la sua ricerca ha riannodato fili dispersi e sparpagliati dal tempo, giungendo a collegare Aquileia con Alessandria d’Egitto che durante il I sec. d.C. era la vera capitale del Mediterraneo”.

La casa colonica di Turrida di Sedegliano dove don Gilberto Pressacco ha vissuto la sua infanzia

Don Gilberto Pressacco

Turrida di Sedegliano è un piccolo centro che sorge a qualche centinaio di metri dal fiume Tagliamento. È qui che Gilberto Pressacco ha vissuto i suoi primi anni assorbendo i ritmi e la cultura di una civiltà contadina oggi scomparsa. Ed è qui che Pasquale Pressacco insieme a fratelli, racconta le atmosfere, la vita in famiglia, il carattere di Gilberto bambino. Durante il loro racconto, Pasquale e i fratelli mostrano le foto un po’ sgualcite e invecchiate, la camera rimasta quella di un tempo, gli spazi dove erano soliti giocare. Questa descrizione del personaggio è arricchita dalle immagini del Tagliamento, luogo dei giochi ma anche dei primi lavori, e dalle testimonianze di Sandro Azaele, prima allievo e poi amico di Pressacco, e da Gianpaolo Gri, compagno di studi e oggi antropologo ed esperto proprio di quella vita contadina che non c’è più.

Ricostruzione di Aquileia romana (foto Società friulana di archeologia)

Lo straordinario pavimento musivo della basilica di Aquileia (foto Fondazione Aquileia)

“Dopo aver introdotto a livello biografico il “personaggio” don Gilberto Pressacco”, continua la produzione, “il film documentario procede su una doppia linea narrativa. Da una parte le ricerche legate al cristianesimo aquileiese e dall’altra alcuni aneddoti di vita ad arricchire il percorso. Nella parte centrale del documentario, quindi, il prete friulano diventerà il tramite attraverso il quale scoprire la sua affascinante ricerca, ricca di suggestioni e approfondimenti storico-religiosi. Rifacendosi anche ad altri studi e collegando spunti e conoscenze anche del campo musicologico, Gilberto Pressacco elaborò una teoria singolare e suggestiva: Aquileia e il territorio della bassa friulana sono stati la culla di una comunità religiosa di “terapeuti” proveniente da Alessandria d’Egitto che ha portato in questo territorio un primo Cristianesimo, probabilmente divulgato direttamente da San Marco. Una teoria che anche all’interno del documentario trova un contrappunto critico da parte di una studiosa e ricercatrice, Emanuela Colombi, docente di Cristianesimo delle origini all’università di Udine. Insieme a Luca De Clara (storico ed insegnante) siamo ad Aquileia, dove vengono illustrati alcuni aspetti cruciali della ricerca di don Pressacco ad un gruppo di studenti. Insieme a loro ci muoviamo all’interno della Basilica di Santa Maria Assunta e tra gli scavi nella zona dei mercati, in cui giovani archeologi stanno operando. Questo percorso è arricchito e intervallato da brevi sequenze di disegno animato che approfondiscono alcuni aspetti della ricerca visualizzando i contenuti e rendendo il tutto fruibile ad un ampio pubblico. Attraverso l’animazione infatti, viviamo le atmosfere del primo secolo dopo Cristo. Con una serie di disegni animati accompagniamo il tragitto di una nave mercantile lungo il mar Adriatico e vediamo sbarcare ad Aquileia, insieme alle merci, un gruppo di uomini con tuniche bianche. Sono loro i terapeuti che opereranno nella città romana e nelle altre zone della bassa friulana. Le immagini d’animazione sono arricchite da suoni, rumori e voci che provengono dalla notte dei tempi. In una sovrapposizione tra passato e presente, alla città di Aquileia del I sec. d.C. con i suoi 200mila abitanti si fondono i mosaici della Basilica giunti intatti fino a noi, testimoni proprio della vita e delle pratiche religiose del tempo; la zona dei mercati, oggi importante sito archeologico; il porto fluviale, luogo strategico per lo scambio di commerciale ma anche culturale”.

Dettaglio del pavimento musivo della basilica di Aquileia

Il coro Candotti di Sedegliano

“Altro elemento chiave che funge da contrappunto alla narrazione è la musica e il canto corale. Le sequenze di un coro che sta provando alcuni canti tradizionali all’interno di una chiesetta con affreschi del ‘500 del medio Friuli (Santa Marizza), sono l’occasione che ci permette di ascoltare l’intensità del canto polifonico e nello specifico del canto a due cori (es. Scjarazzule Marazzule). La musica corale, con alcune versioni anche di canto gregoriano, ritornerà a cadenzare il racconto fondendosi e costituendo il supporto decisivo per dimensionare con intensità le immagini del territorio della bassa friulana (Aquileia, Grado, Palazzolo dello Stella, Codroipo). Alle immagini di oggi si succederanno anche frammenti di materiali audiovisivi d’archivio che mostrano la direzione del coro e le lezioni-concerto dello stesso Gilberto Pressacco che ha messo in luce più di altri l’originalità del cantare “popolare” e “sacro”. In questo contesto, la testimonianza di Claudio Zinutti, successore alla direzione del coro Candotti, e Milvio Trevisan, suo assistente, saranno fondamentali per approfondire l’aspetto umano e di insegnamento. Nell’ultima parte, coincidente con il racconto dell’ultimo periodo di vita e ricerca di don Gilberto Pressacco, i testimoni incontrati lungo il cammino, tracciano un bilancio della ricerca e dell’importanza del territorio friulano e della sua cultura. Un territorio spesso dimenticato, ma ricco di storia e originalità. Anche in questo caso”, si conclude la presentazione di “Incanto”, “Aquileia e infine Grado, sono i luoghi principali nei quali Sandro Azaele e Luca De Clara, espongono con forza e chiarezza l’importanza del passato da cui proveniamo. Passato ricco di confronto tra culture diverse, originalità musicale e incanto artistico”.

Oman primo, Mesopotamia seconda, Pisidia terza: il Vicino Oriente affascina il pubblico dell’Aquileia Film Festival chiamato ad assegnare il premio Aquileia al miglior film. Alberto Angela (a lui la cittadinanza onoraria) ha fatto sognare gli appassionati, rimasti tutti nonostante il fortunale

L’Aquileia Film Festival richiama in piazza Patriarcato migliaia di appassionati

Il fascino e l’archeologia del Vicino Oriente ha conquistato il numeroso e appassionato pubblico dell’Aquileia Film Festival che per quattro sere, dal 23 al 26 luglio 2019, si è assiepato nella suggestiva piazza Capitolo (vedi https://archeologiavocidalpassato.com/2019/07/22/dalla-mesopotamia-alloman-da-creta-allegitto-dalla-pisidia-a-venezia-al-via-il-x-aquileia-film-festival-quattro-serate-di-cinema-archeologia-arte-e-grandi-divulgatori-scientifi/) per seguire la rassegna di cinema arte e archeologia, organizzata dalla Fondazione Aquileia in collaborazione con Archeologia Viva e Firenze Archeofilm, il patrocinio del comune di Aquileia e il sostegno di Vini Jermann, giunta quest’anno alla sua decima edizione.

Film “Oman, il tesoro di Mudhmar” di Cédric Robion

Una scena del film “Mesopotamia. In memoriam” di Alberto Castellani

Si è aggiudicato il premio Aquileia del pubblico, un mosaico realizzato dalla Scuola Mosaicisti del Friuli, come annunciato da una nota dell’agenzia AgiCult, il docu-film “Oman, il tesoro di Mudhmar / Oman, le trésor de Mudhmar” di Cédric Robion (Francia, 2017; 52’) che segue gli scavi in Oman condotti da un team di scienziati francesi. Il loro obiettivo è capire come gli abitanti di queste terre siano riusciti a prosperare in un ambiente così ostile, creando tecnologie innovative per la gestione dell’acqua. All’équipe di giovani archeologi il deserto riserverà non poche sorprese nel corso di questa emozionante avventura archeologica nel cuore del Vicino Oriente. Al secondo posto il film “Mesopotamia in memoriam. Appunti su un patrimonio violato” di Alberto Castellani (Italia, 2019; 50’) che propone un’indagine sul “passato” e sul “presente” della Mesopotamia e in particolare sulla grande stagione della nascita e dello sviluppo della cultura urbana in Iraq. Grazie al secolare apporto della ricerca archeologica emerge nella “terra tra i due fiumi” una lunga storia fatta di insediamenti e di figure entrate nel mito. Al terzo posto il film “Vivere tra le rovine / Living amid the ruins” di Isilay Gürsu (Turchia, 2017; 14’) che esamina la complessa relazione tra archeologia e società contemporanea, concentrandosi su come le comunità che abitano vicino ai siti archeologici siano influenzate dal contesto in cui vivono. Il cortometraggio conduce lo spettatore nell’antica regione della Pisidia, sulla catena montuosa del Tauro nel sud-ovest della Turchia.

Aquileia Film Festival 2019: il sindaco di Aquileia, Emanuele Zorino, conferisce la cittadinanza onoraria ad Alberto Angela (foto agicult.it)

Un fortunale, che si è abbattuto su Aquileia proprio alle 21 dell’ultima serata, venerdì 26 luglio 2019, ha stravolto la scaletta, ma non il pubblico che è rimasto impassibile per seguire film e incontro in programma. Così alle 22, passato il temporale, ha aperto la serata Alberto Angela, intervistato dal direttore di Archeologia Viva Piero Pruneti, che ha fatto sognare il pubblico conducendolo per mano tra le curiosità dello sbarco sulla luna e qualche aneddoto del backstage delle sue recenti riprese a Houston, passando a parlare poi del fascino di Cleopatra e della battaglia delle Egadi con un omaggio all’archeologo Sebastiano Tusa recentemente scomparso. Dopo la conversazione è salito sul palco il sindaco di Aquileia Emanuele Zorino che ha conferito ad Alberto Angela la cittadinanza onoraria e la targa con il sigillo della città deliberata nei giorni scorsi dal consiglio comunale per la lunga amicizia con Aquileia (da 7 anni partecipa al Film Festival), “per il lungo e proficuo rapporto con il territorio aquileiese e la sua cittadinanza che negli anni si è consolidato, per il servizio reso nel valorizzare e dare visibilità al proprio paese con un’opera di divulgazione a livello nazionale e internazionale, per l’attenzione e il rispetto che da sempre riserva ad Aquileia e alle sue tante sfaccettature storiche, archeologiche, architettoniche e artistiche, per la costante disponibilità e le numerose partecipazioni a iniziative che hanno visto il coinvolgimento dei cittadini”.

Il film “Tutankhamon, i segreti del faraone: un re guerriero” di Stephen Mizelas

Così è slittato a fine serata, fuori concorso, il film “Tutankhamon, i segreti del faraone: un re guerriero / Toutankhamon, les secrets du pharaon: un roi guerrier” di Stephen Mizelas (Regno Unito, 2017; 50’). Tutankhamon è uno degli ultimi faraoni della XVIII dinastia. Il corredo della sua tomba è una fonte inestimabile di informazioni sull’antico Egitto, ma anche su questo giovane re, il cui regno è ancora un mistero per gli archeologi. Chi era veramente? Un fragile re-bambino o un signore della guerra? Morì di malattia o venne ucciso in battaglia? Tre oggetti con cui il faraone riposa aiutano gli archeologi a rivelare il suo vero volto…