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Giornate europee del Patrimonio. Ad Aquileia aree archeologiche e cantieri di scavo aperti gratuitamente al pubblico. Visite guidte con gli archeologi della fondazione e delle università. Prenotazione obbligatoria

In occasione delle Giornate Europee del Patrimonio 2020 le aree archeologiche di Aquileia e i cantieri di scavo saranno aperti gratuitamente al pubblico, grazie alla collaborazione tra Fondazione Aquileia, soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio del Friuli Venezia Giulia, PromoTurismo FVG, università di Padova, di Trieste, di Udine, di Venezia, di Verona e Comune di Aquileia. Quest’anno, nel rispetto del protocollo anti-Covid 19, le visite sono su prenotazione obbligatoria in base al calendario programmato telefonando allo 0431.919491 o scrivendo a info.aquileia@promoturismo.fvg.it. Gli archeologi aspetteranno i vari gruppi di visitatori all’ingresso di ciascuna area archeologica. Si ricorda l’obbligo del distanziamento fisico e l’uso della mascherina.

Sabato 26 settembre 2020 gli archeologi della Fondazione Aquileia e delle università  accoglieranno i cittadini e gli appassionati nelle aree archeologiche della città: per la prima volta sarà visitabile la Domus di Tito Macro, e poi si potranno scoprire il Foro, il Decumano di Aratria Galla e le mura a zig-zag, il teatro, le grandi terme, gli antichi mercati, la Domus dei putti danzanti e la sponda orientale del porto. Visite con l’archeologo alla Domus di Tito Macro, orari: 10.30, 11, 11.30, 16.30, 17, 17.30, 18. Visite con l’archeologo al foro, decumano e mura a zig-zag, orari: 10, 11, 16.30, 17.30. Visite con l’archeologo a teatro, grandi terme, antichi mercati, Domus dei Putti danzanti, sponda orientale del porto, orari: 10, 10.45, 11.30, 16.30, 17.15, 18.

11.ma edizione di Aquileia Film Festival: è on line la conversazione di Giuliano Volpe, archeologo, professore ordinario di Metodologia della Ricerca archeologica all’università di Bari, con Piero Pruneti, direttore di Archeologia Viva. Focus sulla figura, il ruolo, il mestiere dell’archeologo oggi

Tutto esaurito nelle piazze di Aquileia per l’11.ma edizione dell’Aquileia Film Festival (foto fondazione Aquileia)

Giuliano Volpe, archeologo, docente all’università di Bari, intervistato da Piero Pruneti all’Aquileia Film Festival (foto fondazione Aquileia)

La figura, il ruolo, il mestiere dell’archeologo al centro della conversazione del 29 luglio 2020, terza giornata dell’11.ma edizione di Aquileia Film Festival, organizzato dalla Fondazione Aquileia con Archeologia Viva e Firenze ArcheoFilm, e il patrocino del Comune di Aquileia e il sostegno di Vini Jermann (vedi https://archeologiavocidalpassato.com/2020/07/27/al-via-l11-ma-edizione-di-aquileia-film-festival-2020-ma-attenzione-e-obbligatoria-la-prenotazione-gratuita-on-line-del-posto-ecco-tutto-il-programma-delle-cinque-serate/). Protagonista Giuliano Volpe, archeologo, professore ordinario di Metodologia della Ricerca archeologica all’università di Bari, intervistato da Piero Pruneti, direttore di Archeologia Viva. A poco più di un mese di distanza dall’evento, la Fondazione Aquileia mette a disposizione la registrazione dell’incontro così da dare la possibilità a quanti non erano presenti ad Aquileia o non lo hanno seguito in streaming di “partecipare” alla conversazione.

Perché un giovane decide di fare l’archeologo? Cosa significa fare l’archeologo oggi? Che senso ha passare una vita con la testa rivolta al passato? Domande, provocazioni, curiosità cui ha cercato di dare una risposta Giuliano Volpe, trasmettendo al pubblico presente non solo motivazioni, ma anche entusiasmo, competenze, aspettative. Diceva Vere Gordon Childe: “Mi occupo di persone che sono vissute millenni fa, ma facendo questo non mi preoccupo solo di conoscere il passato ma di capire meglio il presente e quindi dare un contributo alla società nella quale vivo per fare in modo che sia possibile pensare in maniera più umana”. Per Volpe è fondamentale conoscere il passato, anche remoto, che è possibile conoscere quasi esclusivamente attraverso la documentazione materiale: la storia dell’umanità è ricostruibile per il 99 per cento esclusivamente sulla base della documentazione materiale, perché la scrittura è arrivata tardi e non ha riguardato tutte le civiltà del mondo. Quindi la stragrande maggioranza di quello che siamo oggi e di come siamo arrivati a essere oggi noi possiamo ricostruirlo con il metodo archeologico. E c’è un ulteriore elemento che rende il mestiere dell’archeologo ancor più affascinante: gli archeologi sono praticamente gli unici studiosi a continuare a produrre fonti per la conoscenza del passato, poiché le fonti letterarie ormai sono quelle che sono senza molte possibilità di ampliamento, mentre la documentazione archeologica continua a essere sempre più ricca. E oggi il concetto di reperto si è ampliato arrivando a comprendere i “reperti” dell’ambiente, e perciò la ricerca archeologica è diventata multidisciplinare. Elemento fondamentale nel lavoro dell’archeologo è la curiosità e la voglia di conoscenza., e poi si arriva alla parte creativa della professione che è l’interpretazione. Nuovo concetto, che Volpe ha descritto in un suo recente libro “Archeologia pubblica” (Carocci Editore), è quello dell’archeologia pubblica: l’archeologo deve avere sempre più un ruolo sociale. Il lavoro di ricerca è inutile se non c’è la comunicazione dei dati: alla comunità scientifica, innanzitutto, ma anche ai cittadini. È un dovere etico quello di restituire il risultato del proprio lavoro con linguaggi accessibili senza banalizzare per permettere a tutti di conoscere e quindi di possedere il patrimonio culturale. E questa è anche la maniera migliore per tutelare il patrimonio culturale perché un cittadino cosciente del patrimonio culturale è il primo a proteggerlo. Finalmente oggi la divulgazione comincia a essere considerata parte integrante dell’attività di un archeologo. Il problema è che spesso i nostri musei non sono stati pensati per la divulgazione al grande pubblico, ma realizzati dagli specialisti per gli specialisti con un linguaggio spesso incomprensibile. Invece l’archeologo non deve mai dimenticare che svolge un servizio pubblico. Purtroppo in Italia c’è ancora molto precariato, che rappresenta una componente molto importante dell’attività archeologica. Fa riflettere che solo dal 2014, con una legge specifica, è stata introdotta nel Codice dei Beni culturali la figura professionale dell’archeologo, dello storico dell’arte, del bibliotecario, dell’archivista, del restauratore. Per fortuna per l’archeologo oggi si apre un ventaglio di opportunità di lavoro qualificato al di là dello scavo tradizionale o la schedatura di reperti, dalla comunicazione ai servizi ai social media alla didattica. Ma in Italia c’è anche un dissidio molto forte tra i professionisti e i volontari. Bisogna superare il conflitto e fare una grande alleanza perché il volontariato è una risorsa straordinaria, è una voglia di partecipazione e di impegno. Ovviamente il volontariato non deve sostituire il lavoro ma deve essere di supporto.

11.ma edizione di Aquileia Film Festival: è on line la conversazione di Paolo Giulierini, direttore del museo Archeologico nazionale di Napoli, con Piero Pruneti, direttore di Archeologia Viva. Da Cortona a Napoli, l’esperienza di un giovane direttore che ha cambiato l’approccio al più grande museo archeologico d’Italia e la sua connessione con la città e il mondo

Tutto esaurito nelle piazze di Aquileia per l’edizione 11 dell’Aquileia Film Festival (foto fondazione Aquileia)

Paolo Giulierini, direttore del Mann, intervistato da Piero Pruneti all’Aquileia Film Festival (foto fondazione Aquileia)

È stata la conversazione del 29 luglio 2020, seconda giornata dell’11.ma edizione di Aquileia Film Festival, organizzato dalla Fondazione Aquileia con Archeologia Viva e Firenze ArcheoFilm, e il patrocino del Comune di Aquileia e il sostegno di Vini Jermann (vedi https://archeologiavocidalpassato.com/2020/07/27/al-via-l11-ma-edizione-di-aquileia-film-festival-2020-ma-attenzione-e-obbligatoria-la-prenotazione-gratuita-on-line-del-posto-ecco-tutto-il-programma-delle-cinque-serate/). Protagonista Paolo Giulierini, direttore del museo Archeologico nazionale di Napoli,  intervistato da Piero Pruneti, direttore di Archeologia Viva. A poco più di un mese di distanza dall’evento, la Fondazione Aquileia mette a disposizione la registrazione dell’incontro così da dare la possibilità a quanti non erano presenti ad Aquileia o non lo hanno seguito in streaming di “partecipare” alla conversazione.

Paolo Giulierini racconta la sua esperienza a Napoli, direttore del più importante museo archeologico d’Italia e tra i più importanti al mondo, lui cortonese, etruscologo, partito dall’esperienza di direttore del museo dell’Accademia etrusca di Cortona, una realtà decisamente più piccola ma aperta al mondo e alle collaborazioni con le più grandi e prestigiose istituzioni mondiali, dall’Ermitage di San Pietroburgo al Louvre di Parigi al British museum di Londra. Proprio questa “apertura” e questa esperienza sono stati fondamentali nella nuova avventura napoletana portando in breve tempo il museo Archeologico nazionale di Napoli a essere protagonista attivo sulla scena culturale di Napoli, della Campania, dell’Italia e del mondo. L’incontro aquileiese è stata l’occasione per parlare degli etruschi in generale e degli etruschi del Sud in particolare, una presenza poco nota ma estremamente importante per capire i rapporti delle popolazioni italiche prima di Roma. E ovviamente non si poteva non parlare della grande mostra “Etruschi al Mann”, che si può visitare fino al maggio 2021) risultato di anni di ricerca nei depositi del museo dove sono stati trovati migliaia di reperti etruschi provenienti dalla Campania, frutto di scavi ottocenteschi e novecenteschi, e di acquisizioni del museo. Dalla tradizione all’innovazione nella comunicazione e nell’approccio al museo. Ecco dunque il video game prodotto dal Mann “Father and son”, scaricato già da 5 milioni di utenti nel mondo, che offre un modo diverso per conoscere un grande museo. E poi il cinema, con la produzione di un film, “Agalma”, in anteprima alla mostra del cinema Venezia 77, che non è un documentario storico, ma una finestra sulla vita quotidiana di un museo, con i dietro le quinte e il pubblico. Perché, come conclude Giulierini, un museo “deve tornare a regalare emozioni”.

11.ma edizione di Aquileia Film Festival: è on line la prima conversazione del presidente Antonio Zanardi Landi e della direttrice dell’Ara Pacis Orietta Rossini con Piero Pruneti. Excursus sulla Aquileia romana, patriarcale, fino all’austro-ungarica e alla Grande Guerra. Anticipazioni sulla nuova mostra

L’edizione 2020 di Aquileia Film Festival è stato articolato sulle due piazze antistanti la basilica: piazza Patriarcato e piazza Capitolo

Piero Pruneti (a sinistra) intervista Antonio Zanardi Landi e Orietta Rossini

È stata la conversazione di apertura dell’11.ma edizione di Aquileia Film Festival, organizzato dalla Fondazione Aquileia con Archeologia Viva e Firenze ArcheoFilm, e il patrocino del Comune di Aquileia e il sostegno di Vini Jermann (vedi https://archeologiavocidalpassato.com/2020/07/27/al-via-l11-ma-edizione-di-aquileia-film-festival-2020-ma-attenzione-e-obbligatoria-la-prenotazione-gratuita-on-line-del-posto-ecco-tutto-il-programma-delle-cinque-serate/). Protagonisti Antonio Zanardi Landi, presidente della Fondazione Aquileia, e Orietta Rossini, direttrice del museo dell’Ara Pacis, che conversano con Piero Pruneti, direttore di Archeologia Viva. A un mese di distanza dall’evento, la Fondazione Aquileia mette a disposizione la registrazione dell’incontro così da dare la possibilità a quanti non erano presenti ad Aquileia o non lo hanno seguito in streaming di “partecipare” alla conversazione.

La fondazione di Aquileia, il rapporto con Roma, la sua posizione strategica, il controllo del Norico; e poi la peste Antonina, nota anche come peste di Galeno, dal medico Galeno che la descrisse, una pandemia di vaiolo, o morbillo, o meno probabilmente tifo, propagata entro i confini dell’impero romano dai soldati dell’esercito di ritorno dalle campagne militari contro i Parti. Aquileia è tornata importante sotto il patriarcato ed è tornata ad avere una posizione strategica nella Grande Guerra. Non è un caso che davanti alla basilica troneggi la copia della Lupa capitolina, forse fusa con i cannoni della Grande Guerra, donata dal Comune di Roma a ringraziamento e riconoscimento del ruolo avuto dalla comunità aquileiese nel primo conflitto mondiale. E non è un caso che proprio nella basilica patriarcale sia stata “scelta” la salma del Milite ignoto che, partita proprio da Aquileia, sarà trasportata a Roma con un treno che attraverserà l’Italia. L’anno prossimo sarà il centenario del doloroso viaggio del Milite ignoto che Aquileia celebrerà con una mostra storica realizzata dalla Fondazione Aquileia con la curatela proprio di Orietta Rossini che, dopo aver seguito “con entusiasmo e partecipazione” (parole del presidente Antonio Zanardi Landi) la mostra “Aquileia 2.200. Porta di Roma verso i Balcani e l’Oriente” nei prestigiosi spazi dell’Ara Pacis a Roma (vedi https://archeologiavocidalpassato.com/2019/11/09/al-museo-dellara-pacis-di-roma-la-mostra-aquileia-2-200-porta-di-roma-verso-i-balcani-e-loriente-celebra-lanniversario-della-fondazione-della-colonia-roma/) di cui è direttore, ora, nel ruolo di responsabile dell’Archivio storico Capitolino, seguirà questo importante anniversario.

Al via l’11.ma edizione di Aquileia Film Festival 2020: ma attenzione, è obbligatoria la prenotazione gratuita on line del posto. Ecco tutto il programma delle cinque serate

Per l’edizione 2020 di Aquileia Film Festival sarà artciolato sulel due piazze antistanti la basilica: piazza Patriarcato e piazza Capitolo

L’undicesima edizione di Aquileia Film Festival 2020 è ai nastri di partenza: la rassegna di cinema arte e archeologia, organizzata dalla Fondazione Aquileia in collaborazione con Archeologia Viva e Firenze Archeofilm e il patrocinio del Comune di Aquileia è in programma per cinque serate da martedì 28 a venerdì 31 luglio e lunedì 3 agosto 2020, arricchita di alcune novità per garantire la fruizione in piena sicurezza e nel rigoroso rispetto della normativa anti COVID-19 all’ampia platea di appassionati. Per la prima volta l’evento si svolgerà in contemporanea sulle due piazze – piazza Capitolo e piazza Patriarcato – che circondano la Basilica di Aquileia che potranno ospitare 500 spettatori ciascuna: le conversazioni con l’ospite della serata curate da Piero Pruneti, direttore di Archeologia Viva si svolgeranno sul palco di piazza Capitolo e verranno trasmesse in diretta sullo schermo – largo dieci metri e alto otto –  di piazza Patriarcato. Ma per partecipare all’Aquileia Film Festival è obbligatoria la prenotazione gratuita del posto al link
https://www.fondazioneaquileia.it/it/aquileia-film-festival-2020-prenotazioni, compilando il form con nome, cognome, mail e telefono, selezionare la serata e inviare. In risposta si riceverà una mail con il biglietto d’ingresso e il posto assegnato da esibire anche su smartphone ai varchi d’ingresso. I posti verranno assegnati in ordine cronologico di arrivo delle prenotazioni. Ecco il programma.

Il film “Le tre vite di Aquileia” di Giovanni Piscaglia

Martedì 28 luglio 2020, alle 21. “Le tre vite di Aquileia”, film fuori concorso, di Giovanni Piscaglia (Italia, 60′, 2019, 3D Produzioni per Fondazione Aquileia). Un film che restituisce la complessità dell’eredità storica di Aquileia e la vitalità della grande città cosmopolita che fu nei secoli passati. Non solo storia anti­ca, la città viene raccontata fino ai giorni nostri indagando il modo in cui la storia è diventata oggetto di studio, scavo, musealizzazione e tutela. A guidarci nel viaggio gli interventi degli esperti e di chi quotidianamente lavora per valorizzare il suo patrimonio. Segue la conversazione con Antonio Zanardi Landi, presidente della Fondazione Aquileia, e Orietta Rossini, direttrice del Museo dell’Ara Pacis, a cura di Piero Pruneti, direttore di Archeologia Viva.

Frame del film “Pompei, dopo il disastro” di Sabine Bier

Mercoledì 29 luglio 2020, alle 21. “Pompei, dopo il disastro” di Sabine Bier (Italia, Germania, 52’, 2019, produzione: Massimo My, consulenza scientifica: Ersilia D’Ambrosio. Per la prima volta un documentario racconta gli avvenimenti immediatamente successivi all’eruzione del Vesuvio del 79 d.C., un intervento di protezione civile voluto e sostenuto dall’imperatore Tito per soccorrere le popolazioni colpite dal disastro naturale e rilanciare le attività, la produzione e il commercio, la vita. Segue la conversazione con Paolo Giulierini, direttore del museo Archeologico nazionale di Napoli a cura di Piero Pruneti, direttore di Archeologia Viva. Chiude la serata “Antico Presente” di Lucio Fiorentino (Italia, 19’, 2018, responsabile scientifico: Ludovico Solima, produzione: museo Archeologico nazionale di Napoli, produzione esecutiva: Transitans Film SRL. Una storia, uno o due personaggi a noi contemporanei, un sentimento universale, un capolavoro del museo. Un’opera della collezione del Mann “rivela” ad un personaggio il sentimento profondo che lo muove. L’arte del passato ritorna alla vita creando un ponte tra l’uomo dell’antichità e l’uomo del presente.

Frame del film “La Scuola Archeologica Italiana di Atene” prodotto da Rai Cultura con la regia di Eugenio Farioli Vecchioli

Giovedì 30 luglio 2020, alle 21. “La Scuola Archeologica Italiana di Atene” (Italia viaggio nella bellezza) di Eugenio Farioli Vecchioli, Agostino Pozzi, Stefano Stefanelli (Italia, 52’, 2019, consulenza scientifica: Luca Peyronel, produzione: Rai Cultura. Un viaggio nell’archeologia italiana in Grecia, con il racconto degli scavi antichi e presenti, e delle sensazionali scoperte effettuate nell’isola di Creta e di Lemno. Una produzione che ripercorre oltre un secolo di vita della Scuola Archeologica Italiana di Atene in occasione dei 110 anni dalla sua nascita. Segue la conversazione con Giuliano Volpe, archeologo, ordinario di Metodologia della ricerca archeologica all’università di Bari, a cura di Piero Pruneti, direttore di Archeologia Viva. Chiude la serata “La storia dimenticata degli Swahili / L’histoire oubliée des Swahilis” di Raphael Licandro, Agnès Molia (Francia, 26’, 2018, consulenza scientifica: Peter Eeckhout, produzione: Tournez S’il Vous Plait Productions, lingua: italiano. Lungo la costa orientale dell’Africa, il popolo degli Swahili a lungo ha intrigato gli scienziati. Divennero musulmani molto prima dell’islamizzazione dell’Africa, e la loro lingua, lo swahili, è infusa con l’arabo. Si ritiene che in questa zona, tra il X e il XV secolo, gli Swahili avessero costruito dozzine di opulente città in pietra.

Frame del film “Egitto: i templi salvati” di Olivier Lamaitre

Venerdì 31 luglio 2020, alle 21. “Egitto: i templi salvati / Egypt: saving temples” di Olivier Lemaitre (Francia, 53’, 2018, produzione: Sequana Media, lingua: italiano. Nel 1954 l’annuncio della costruzione di una nuova diga minacciava l’intera Nubia e oltre venti antichi santuari. Alcuni templi furono smantellati in fretta e trasferiti su isole artificiali, altri furono spediti all’estero in città come Madrid, Torino o addirittura New York. Segue la conversazione con Mario Tozzi, primo ricercatore del CNR, divulgatore scientifico, conduttore di “Sapiens, un solo pianeta” su RAI3 a cura di Piero Pruneti, direttore di Archeologia Viva.

Film Aquileia Mater – 2200 anni dalla fondazione di Aquileia” curato da Maurizio Buora e Francesco Snidero

Lunedì 3 agosto 2020, alle 21. “AQUILEIA MATER – 2200 anni dalla fondazione di Aquileia”,
fuori concorso, a cura di: Maurizio Buora e Francesca Snidero  (Italia, coordinamento: Paola Treppo, 60’, 2019, produzione: Telefriuli per conto della Società Friulana di Archeologia. Un documentario arricchito da interviste a esperti e studiosi italiani, ma anche provenienti da Slovenia, Austria e Germania per comprendere la storia della antica città di Aquileia e la varietà delle relazioni con il mondo mediterraneo e continentale. Segue “Il Porto scomparso” di Luigi Zannini (Italia, 13’, 2020, autori: Pietro Spirito e Luigi Zannini, produzione: Rai FVG. Sulle tracce dell’antico porto tra Grado e Aquileia e della strada che collegava le due città.

Aquileia Film Festival: ecco il programma delle cinque serate, tutti i film e gli ospiti intervistati da Piero Pruneti. Ma attenzione: per accedere alle due piazze (Capitolo e Patriarcato) dove si tengono le proiezioni è obbligatoria la prenotazione on-line del posto a sedere

L’Aquileia Film Festival ha richiamato negli anni in piazza Patriarcato migliaia di appassionati

Piero Pruneti intervista Alberto Angela all’Aquileia Film Festival

Mancano due settimane, sarà martedì 28 luglio 2020, al via dell’undicesima edizione dell’Aquileia Film festival, la rassegna di cinema arte e archeologia, organizzata dalla Fondazione Aquileia in collaborazione con Archeologia Viva e Firenze Archeofilm e il patrocinio del Comune di Aquileia. Ma attenzione: quest’anno, nel rispetto delle normative previste dal Governo per gli spettacoli pubblici, sarà obbligatoria la prenotazione on-line per partecipare alle serate: la procedura è molto semplice, è sufficiente cliccare sul sito www.fondazioneaquileia.it, compilare il form con nome, cognome, mail e telefono, selezionare la serata e inviare. In risposta si riceverà una mail con il biglietto d’ingresso e il posto assegnato da esibire anche su smartphone ai varchi d’ingresso. I posti verranno assegnati in ordine cronologico di arrivo delle prenotazioni. La formula dell’Aquileia Film Festival è quella ormai rodata –  cinema, archeologia e grandi divulgatori scientifici si alterneranno sul palco per cinque serate da martedì 28 a venerdì 31 luglio 2020 e lunedì 3 agosto 2020 –  arricchita di alcune novità per garantire la fruizione in piena sicurezza e nel rigoroso rispetto della normativa anti COVID-19 all’ampia platea di appassionati. Per la prima volta l’evento si svolgerà in contemporanea sulle due piazze – piazza Capitolo e piazza Patriarcato – che circondano la Basilica di Aquileia, le quali potranno ospitare 500 spettatori per ogni piazza. Le conversazioni con l’ospite della serata curate da Piero Pruneti, direttore di Archeologia Viva si svolgeranno sul palco di piazza Capitolo e verranno trasmesse in diretta sullo schermo – largo dieci metri e alto otto –  di piazza Patriarcato. Ospiti delle serate e protagonisti delle conversazioni curate da Piero Pruneti, direttore di Archeologia Viva, saranno Antonio Zanardi Landi, presidente della Fondazione Aquileia e Orietta Rossini, direttrice del museo dell’Ara Pacis di Roma (28 luglio); Paolo Giulierini, direttore del Mann (29 luglio); Giuliano Volpe (30 luglio), ordinario di Metodologia della Ricerca archeologica; e per la serata conclusiva Mario Tozzi (31 luglio), conduttore di “Sapiens, un solo pianeta” su RAI3, primo ricercatore del CNR e divulgatore scientifico. Tutte le serate, tranne lunedì 3 agosto, saranno trasmesse anche in streaming sul sito http://www.fondazioneaquileia.it

Antonio Zanardi Landi,
presidente della Fondazione Aquileia

Orietta Rossini, direttrice del museo dell’Ara Pacis di Roma

Il Festival si apre martedì 28 luglio 2020 alle 21 con la proiezione di “Le tre vite di Aquileia”, il docu-film voluto dalla Fondazione Aquileia per far conoscere al  grande pubblico la storia millenaria della città divenuta patrimonio Unesco nel 1998 e realizzato da 3D Produzioni in collaborazione con Sky Arte e Istituto Luce Cinecittà, con la regia di Giovanni Piscaglia.  Piero Pruneti intervisterà Antonio Zanardi Landi, presidente della Fondazione Aquileia e Orietta Rossini, direttrice del museo dell’Ara Pacis di Roma, che aveva ospitato la prima nazionale del film in occasione della mostra “Aquileia 2200. Porta di Roma verso i Balcani e l’Oriente”.

Frame del film “Pompei, dopo il disastro” di Sabine Bier

Paolo Giulierini, direttore del museo Archeologico nazionale di Napoli (foto Graziano Tavan)

Pompei e il museo Archeologico nazionale di Napoli saranno i protagonisti della serata del 29 luglio 2020: alle 21 si parte con la proiezione del film “Pompei, dopo il disastro” di Sabine Bier , dove per la prima volta si raccontano gli avvenimenti immediatamente successivi all’eruzione del Vesuvio del 79 d.C.  A seguire la conversazione-intervista con Paolo Giulierini, direttore del museo Archeologico nazionale di Napoli, archeologo ed esperto di politiche per i beni culturali e in chiusura il cortometraggio “Antico Presente” di Lucio Fiorentino che mette in scena un dialogo emozionale tra alcuni visitatori e i capolavori del Mann.

Frame del film “La Scuola Archeologica Italiana di Atene” prodotto da Rai Cultura con la regia di Eugenio Farioli Vecchioli

Il prof. Giuliano Volpe dell’università di Bari

Giovedì 30 luglio 2020, alle 21, il film “La Scuola Archeologica Italiana di Atene” prodotto da Rai Cultura con la regia di Eugenio Farioli Vecchioli ci porterà sull’isola di Creta e di Lemno  con il racconto degli scavi antichi e presenti. Ospite della serata Giuliano Volpe, archeologo, accademico italiano, ordinario di Metodologia della ricerca archeologica all’università di Bari e consigliere del ministro per i Beni e le Attività culturali. In chiusura il cortometraggio “La storia dimenticata degli Swahili” di Raphael Licandro ci porterà lungo la costa orientale dell’Africa dove si ritiene che, tra il X e il XV secolo, gli Swahili avessero costruito dozzine di opulente città in pietra.

Frame del film “Egitto: i templi salvati” di Olivier Lamaitre

Mario Tozzi, primo ricercatore del CNR e divulgatore scientifico

Venerdì 31 luglio, alle 21, il docu-film “Egitto: i templi salvati” di Olivier Lemaitre ci trasporterà nel 1954 quando l’annuncio della costruzione di una nuova diga minacciava l’intera Nubia e oltre venti antichi santuari che furono smantellati in fretta e trasferiti. Protagonista della serata Mario Tozzi: dal 2019 conduce “Sapiens, un solo pianeta” su Rai Tre. Ha condotto “Fuori Luogo” su Rai1 (2014-2017), dopo aver condotto “Atlantide”, “Allarme Italia” (2011-2012) e “La Gaia Scienza” (con il Trio Medusa, 2009-2010) su La7. Primo ricercatore del CNR e divulgatore scientifico, attualmente scrive su La Stampa di Torino, su Qui Touring e su Le Frecce. Ha collaborato con National Geographic, Newton, Natura, Oasis e Consumatori Coop.

Film Aquileia Mater – 2200 anni dalla fondazione di Aquileia” curato da Maurizio Buora e Francesco Snidero

La serata di lunedì 3 agosto 2020 sarà invece dedicata alle produzioni del Friuli Venezia Giulia con la proiezione alle 21 del documentario prodotto da Telefriuli per la Società friulana di Archeologia “Aquileia Mater – 2200 anni dalla fondazione di Aquileia” curato da Maurizio Buora e Francesco Snidero e a seguire del cortometraggio della Sede Rai FVG “Il porto scomparso” di Pietro Spirito e Luigi Zannini.

Per le Giornate europee dell’archeologia Aquileia presenta la Mappa Parlante: il patrimonio culturale accessibile a tutti. Visite teatralizzate in quattro itinerari e visite guidate

Il manifesto della Mappa Parlante di Aquileia

Audioracconti, video e visite teatralizzate animeranno Aquileia sabato 20 giugno 2020 in occasione delle Giornate Europee dell’Archeologia e della presentazione della “Mappa Parlante di Aquileia” che avrà come madrina d’eccezione Lella Costa. La Mappa Parlante, che verrà presentata al pubblico ad Aquileia in piazza Capitolo alle 10.45, mette al centro la divulgazione del patrimonio culturale in chiave accessibile per tutti, bambini e adulti. Al termine della presentazione, durante la quale sarà presente anche un interprete LIS, Lella Costa interpreterà alcuni racconti d’autore e i tesori e la storia di Aquileia prenderanno vita grazie alla sua voce. La Mappa Parlante è realizzata da Fondazione Radio Magica onlus, con il finanziamento di Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, Fondazione Aquileia, Comune di Aquileia, PromoTurismoFvg, e la collaborazione di direzione regionale Musei Fvg – museo Archeologico nazionale di Aquileia, Società per la conservazione della Basilica di Aquileia e soprintendenza Archeologia Belle arti Paesaggio del Fvg, università Ca’ Foscari di Venezia con la partnership tecnica SASWEB Lab del dipartimento di Scienze Matematiche, Informatiche e Fisiche dell’università di Udine.

Veduta aerea del sito archeologico di Aquileia dominato dalla basilica patriarcale

La giornata, che sarà organizzata in sicurezza con rispetto del distanziamento, sarà arricchita da un programma di visite teatralizzate (partenza alle 14.30/15.30/16.30/17.30 da info-point point di PromoTurismoFvg in via Giulia Augusta, di fronte al parcheggio) e visite guidate gratuite (10/15/16/17) per gruppi (max 10 persone) con prenotazione obbligatoria all’Info-point di PromoTurismoFvg (tel. 0431 919491 o via mail info.aquileia@promoturismo.fvg.it). Il programma delle visite teatralizzate prevede quattro itinerari e quattro performance con attori e guide turistiche del Friuli Venezia Giulia per raccontare la grande e la piccola storia di Aquileia. Ogni performance prevede un dialogo “impossibile” tra un attore che personifica un personaggio della storia romana aquileiese e una guida che approfondirà alcuni aspetti legati alle possibili visite del sito archeologico. Aratria Gallia, una donna mecenate accompagnerà i visitatori lungo il decumano che prende il suo nome e approfondirà il ruolo delle famiglie nobili romane ad Aquileia; Trosia Hilara filatrice di lana ambulante rappresenterà il mondo di schiavi e liberti conducendoci nelle Gallerie Lapidarie del Museo Archeologico Nazionale. Con Titus Annius, uno dei più illustri uomini dell’Aquileia repubblicana scenderemo al Foro romano e con l’imperatore Ottaviano Augusto passeggeremo al porto fluviale. Le visite guidate “classiche” accompagneranno invece i visitatori alla scoperta della Basilica, della Domus e palazzo episcopale, del museo Archeologico nazionale e delle aree archeologiche.

Il Covid-19 non ferma l’Aquileia Film Festival. L’11.ma edizione confermata per luglio 2020 con qualche novità: sarà su due piazze con proiezioni in contemporanea, e anche in streaming

L’Aquileia Film Festival ha richiamato negli anni in piazza Patriarcato migliaia di appassionati

Aquileia Film Festival rimane confermato come appuntamento dell’estate 2020. Pur nell’incertezza dovuta agli interrogativi sull’andamento della pandemia da Covid-19, la Fondazione Aquileia sta lavorando all’undicesima edizione in programma dal 28 al 31 luglio. Il Consiglio di Amministrazione ha accolto la proposta del presidente Antonio Zanardi Landi e del direttore Cristiano Tiussi e “si è trovato unanimemente d’accordo nel ritenere – come spiega Zanardi Landi – che sia fondamentale dare un segnale positivo e non spezzare quel filo che lega la grande comunità che si riconosce nei valori del Festival: passione per la storia e l’archeologia, curiosità verso le radici della nostra cultura, amore per il cinema e per le testimonianze dal vivo dei più grandi esperti e divulgatori. È importante inoltre non interrompere quel processo di crescita e di interesse attorno ad Aquileia che si è costruito negli anni e dare ai potenziali visitatori esperienze stimolanti che li portino a sceglierla come meta”.

Per l’edizione 2020 di Aquileia Film Festival sarà artciolato sulel due piazze antistanti la basilica: piazza Patriarcato e piazza Capitolo

“L’organizzazione della prossima edizione avverrà naturalmente nel rispetto di tutte le prescrizioni previste dalle linee guida per gli eventi all’aperto e proprio per garantire l’opportuno distanziamento fisico l’idea – spiega Tiussi – è di raddoppiare le piazze in cui si svolge l’evento”. Il Festival, che propone per quattro serate la visione di docu-film di carattere archeologico e storico alternati a conversazioni-intervista con i protagonisti del mondo culturale, si svolgerà quindi, in piazza Capitolo e piazza Patriarcato: le due piazze davanti alla Basilica di Aquileia, potrebbero ospitare due schermi paralleli su cui proiettare grazie a un’unica regia il medesimo film. Questo permetterebbe di posizionare 400/500 posti a sedere in ogni piazza e di gestire grazie alla prenotazione obbligatoria del posto a sedere numerato e ai controlli garantiti dal personale di sicurezza agli ingressi di accogliere fino a 1000 persone, limite previsto dall’attuale normativa. “La manifestazione, inoltre, per la prima volta – annunciano gli organizzatori – verrà trasmessa anche in streaming, in modo da raggiungere una platea più ampia e consentire a chi non trovasse posto o a chi per la prima volta volesse partecipare, di avere comunque un posto in prima fila”.

Antonio Zanardi Landi,
presidente della Fondazione Aquileia

“L’undicesima edizione dell’Aquileia Film festival si profila quindi come il primo grande evento dell’estate, una sfida che la Fondazione Aquileia – conferma Zanardi Landi – si prepara ad affrontare mettendo in primo piano la sicurezza e potendo contare sull’esperienza decennale della squadra che lavora dietro le quinte per l’organizzazione di un evento, che negli anni ha saputo riempire la piazza di Aquileia con spettatori provenienti da tutto il Friuli Venezia Giulia e da molte città del nord e centro Italia. Il festival di Aquileia sarà inoltre il primo festival del cinema archeologico ad avere luogo in Italia dopo il rinvio a ottobre della grande kermesse “Firenze Archeofilm” con cui la Fondazione Aquileia collabora per organizzare il festival e l’annullamento o il rinvio di altri festival collaterali”.

Aquileia riparte. La Fondazione Aquileia, nel rispetto delle regole anti Covid-19, riapre il porto fluviale, il foro romano, l’area del fondo Pasqualis che ospitava gli antichi mercati, l’area del fondo Cal con i resti delle domus romane e il sepolcreto

L’area archeologica di Aquileia riapre dopo l’emergenza coronavirus (foto fondazione Aquileia)

No con febbre, tosse o raffreddore. No se sei in quarantena o sei positivo o hai avuto contatti con positivi. Se non ci sono problemi, si può entrare con mascherina, evitando gli assembramenti, mantenendo la distanza di almeno un metro e lavandosi spesso le mani. Con queste semplici ma importanti e inderogabili regole Aquileia riparte: da martedì 19 maggio 2020 la Fondazione Aquileia, che gestisce tutte le aree archeologiche del sito Unesco, apre nuovamente le porte al pubblico nel rispetto delle linee guida per la riapertura di musei e luoghi della cultura: il porto fluviale, il foro romano, l’area del fondo Pasqualis che ospitava gli antichi mercati, l’area del fondo Cal con i resti delle domus romane e il sepolcreto saranno visitabili dalle 9 alle 19 e con ingresso gratuito.

Le disposizioni di sicurezza per visitare l’area archeologica di Aquileia

“Crediamo che la riapertura delle aree archeologiche, in linea con il ritorno alla normalità auspicato dal Presidente della Regione Friuli Venezia Giulia Massimiliano Fedriga”, afferma Antonio Zanardi Landi, presidente della Fondazione Aquileia, “sia un primo passo, in attesa della riapertura dei musei e della Basilica, per invitare tutti i cittadini del Friuli Venezia Giulia a riscoprire Aquileia e il suo patrimonio immerso in un contesto naturale unico. Gli ampi spazi verdi, la presenza della pista ciclabile che attraversa il territorio e la collega a Grado, la vicinanza alla laguna e al mare rendono Aquileia meta ideale infatti anche per una visita che coniuga cultura e turismo attivo. Ci teniamo inoltre – continua Zanardi Landi – a dare un segnale di vicinanza anche agli imprenditori del territorio che hanno appena riaperto le loro attività e che auspichiamo possano beneficiare di chi sceglierà Aquileia come meta per una gita all’aria aperta in un contesto ricchissimo di storia e memorie”. E Cristiano Tiussi, direttore della Fondazione Aquileia: “In ogni area sono stati posizionati cartelli che ricordano i comportamenti da tenere – sarà necessario indossare la mascherina e rispettare la distanza interpersonale di un metro oltre a evitare assembramenti. Il personale di custodia della Fondazione Aquileia vigilerà sulle aree per conteggiare le presenze e monitorerà l’andamento dei flussi di visitatori. Siamo tra i primi in Italia a rendere nuovamente fruibile un complesso di aree archeologiche molto articolato ed esteso su oltre sette ettari. Ringrazio tutto il personale che ha lavorato per garantire una riapertura in sicurezza”.

Archeologia sperimentale. Ad Aquileia, uno dei maggiori centri di produzione del vetro in epoca romana in Occidente, è stato realizzato un forno romano per vetro, secondo elementi archeologici e dati scientifici, grazie al progetto VERI (Vetro: Educazione, Ricerca, Innovazione) – Rifless(ion)i del comitato AIHV

Il manifesto del progetto Veri ad Aquileia per al costruzione di un forno romano antico per la produzione del vetro

Vi siete mai chiesti come potesse funzionare un forno per la produzione del vetro in epoca romana? La Fondazione Aquileia ha pronta la risposta: “Con il progetto ‘VERI Vetro: Educazione, Ricerca, Innovazione – Rifless(ion)i’, coordinato da Luciana Mandruzzato per il Comitato nazionale italiano AIHV (Association Internationale pour l’Histoire du Verre), lo abbiamo sperimentato l’estate scorsa sul fondo Pasqualis di Aquileia. Grazie al progetto di archeologia sperimentale, di cui la Fondazione Aquileia è partner scientifico, possiamo vedere la costruzione del primo ‘forno romano per vetro’ funzionante in Italia e riscoprire alcuni dei procedimenti utilizzati ad Aquileia, dove l’archeologia attesta uno dei più antichi centri di produzione vetraria romana in territorio occidentale”. Il progetto, finanziato dalla Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, ha visto il coinvolgimento di numerosi partner scientifici di rilievo: soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio del Friuli Venezia Giulia, Fondazione Aquileia, università di Trieste-dipartimento di Studi umanistici, Comune di Trieste-assessorato alla Cultura, servizio Musei e Biblioteche, Associazione nazionale per Aquileia, oltre ai diversi Comuni coinvolti nelle iniziative. Ecco il video del progetto Veri di archeologia sperimentale.

“Il comitato nazionale italiano dell’AIHV è un’associazione che da più di 40 anni si occupa di storia del vetro dall’antichità all’epoca contemporanea”, spiega Luciana Mandruzzato. “Nell’ambito di queste sue attività, sia scientifiche che divulgative, ha presentato al bando regionale per la Regione Friuli-Venezia Giulia di divulgazione cultura umanistica un progetto intitolato “V.E.R.I. Rifless[ion]i” che si proponeva di sviluppare diversi approcci al vetro, che noi amiamo e troviamo estremamente affascinante, da diverse angolazioni e in diverse epoche. All’interno di questo progetto uno dei punti più forti è stata l’idea di realizzare un forno vetrario romano, con una tecnica affine a quella usata nell’antichità per questo tipo di strutture, proprio ad Aquileia dove la tradizione storica e archeologica ci dice si trovasse uno dei più antichi, uno dei più precoci centri di produzione vetraria in età romana in territorio occidentale”. E il sindaco di Aquileia Emanuele Zorino: “Nel 181 a.C. quando i romani decisero di creare qui il loro avamposto per espandersi poi verso il Norico e verso l’Est, riuscirono a creare una cittadina che non era soltanto un avamposto militare ma anche una città dove si incontravano merci che provenivano dall’Est e dal Nord. Questa idea di città emporio rinasce oggi in questo progetto che l’amministrazione comunale ha sposato immediatamente. L’idea, grazie allo strumento dell’archeologia sperimentale, è quella di ritrovare quelle che erano le antiche tecniche e trasformarle in un prodotto che noi oggi possiamo toccare con le nostre mani e anche dei nostri utenti”. “L’archeologia sperimentale si pratica da parecchi decenni più fuori dall’Italia che in Italia e più per altri ambiti cronologici e anche direi per altri ambiti tecnologici”, assicura Paola Ventura, archeologa della soprintendenza Archeologia, Belle arti e Paesaggio del Friuli-Venezia Giulia. C’è l’archeologia della scheggiatura della selce e quella delle costruzioni in legno. “Si va dalla piccolissima alla grande scala, dalla scheggia all’osso lavorato fino alle palafitte ricostruite nella loro interezza. Per il vetro e per la ceramica è abbastanza comune, per il vetro e le fornaci di vetro consente di approfondire aspetti tecnologici. Quindi ha una ricaduta sulla ricerca, e può anche essere riproposto per la fruizione del pubblico, per dare un’immagine diversa dell’antichità, oltre i mosaici e le statue, ricollegare quello che si vede in museo al come veniva fatto”.

Vetri romani esposti al museo Archeologico nazionale di Aquileia (foto Graziano Tavan)

“Aquileia è stata una delle più grandi città dell’impero romano”, interviene Cristiano Tiussi, direttore della Fondazione Aquileia, “una città che aveva una vocazione commerciale molto forte sia verso il Mediterraneo – attraverso l’Adriatico – sia verso l’entroterra centro-europeo e balcanico, dunque una posizione sia per accogliere prodotti sia per trasmettere quei prodotti e smerciarli a un mercato molto più ampio. È logico quindi che ad Aquileia ci siano state delle lavorazioni di grande importanza. Tra questi sicuramente il vetro è stato uno dei più importanti. L’industria vetraria è un’industria di primo livello quindi direi che il progetto Veri trova ad Aquileia una sede assolutamente appropriata perché per l’appunto questo fu uno dei grandi centri di produzione del vetro e anche di altri prodotti artigianali di lusso come le ambre o come le gemme”. Si tratta quindi di un’operazione – riprende Mandruzzato – che si inserisce a tutti gli effetti in un ambito di archeologia sperimentale, ma che potrebbe anche servire da stimolo al far rivivere dei mestieri, delle conoscenze e delle capacità artigianali un tempo floride in quest’area e adesso ormai completamente perdute”.

Una fase della realizzazione del forno romano per la produzione del vetro ad Aquileia col progetto Veri (foto Aihv)

“Ad Aquileia abbiamo ricostruito un forno che si rifà al dato archeologico, testimonianze ritrovate sia nel territorio italiano che europeo”, spiega Alberto Rossi di Officina Temporis (archeologia sperimentale). “Abbiamo usato i materiali che venivano impiegati all’epoca romana per cercare di capire magari anche la tempistica di produzione: quindi in quanto tempo si riusciva a costruire un forno, e poi specialmente il suo utilizzo e tutte le problematiche che ne vengono fuori durante il suo utilizzo”. I materiali che utilizzati per la creazione di questo forno sono l’argilla, predominante, e laterizi romani. “L’argilla l’abbiamo usata in diversi stadi di lavorazione e di essicazione”, ricorda Denada Qendraj di Officina Temporis, “utilizzata morbida, in blocchi preparati da noi con stampi di legno, essiccati e poi posizionati per fare la volta del forno”. Ogni passaggio di questo esperimento (forma, struttura, ricostruzione del forno) è in realtà un passo di un cammino di ricerca, fa notare Mandruzzato: “Saranno momenti di ricerca sia per noi che studiamo i materiali, sia per i maestri vetrai che ci aiuteranno in questo lavoro: confrontarsi con una tecnologia a cui ormai non siamo più abituati, lavorare con temperature non controllabili con sicurezza e per la cui regolazione non basta girare una maniglia ma bisogna capire quanta legna serve, quando metterla e quando smettere di metterne”. Per queste tipologie di forno non c’è un progetto vero e proprio. Nasce tutto, come avevamo detto, dal dato archeologico, che però ci dà un’indicazione solo della parte sottostante il forno, mentre l’alzato non si trova mai. “Di conseguenza – conclude Nicola Albertin di Officina Temporis, “dobbiamo cercare di ricostruirlo attraverso un’analisi empirica e attraverso anche un’analisi di tipo scientifico. Ogni forno che costruiamo è un’esperienza unica, è una cosa che creiamo dal nulla. È emozionante vederlo ma la cosa più emozionate è poi vederlo funzionare”.