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Il Covid-19 non ferma l’Aquileia Film Festival. L’11.ma edizione confermata per luglio 2020 con qualche novità: sarà su due piazze con proiezioni in contemporanea, e anche in streaming

L’Aquileia Film Festival ha richiamato negli anni in piazza Patriarcato migliaia di appassionati

Aquileia Film Festival rimane confermato come appuntamento dell’estate 2020. Pur nell’incertezza dovuta agli interrogativi sull’andamento della pandemia da Covid-19, la Fondazione Aquileia sta lavorando all’undicesima edizione in programma dal 28 al 31 luglio. Il Consiglio di Amministrazione ha accolto la proposta del presidente Antonio Zanardi Landi e del direttore Cristiano Tiussi e “si è trovato unanimemente d’accordo nel ritenere – come spiega Zanardi Landi – che sia fondamentale dare un segnale positivo e non spezzare quel filo che lega la grande comunità che si riconosce nei valori del Festival: passione per la storia e l’archeologia, curiosità verso le radici della nostra cultura, amore per il cinema e per le testimonianze dal vivo dei più grandi esperti e divulgatori. È importante inoltre non interrompere quel processo di crescita e di interesse attorno ad Aquileia che si è costruito negli anni e dare ai potenziali visitatori esperienze stimolanti che li portino a sceglierla come meta”.

Per l’edizione 2020 di Aquileia Film Festival sarà artciolato sulel due piazze antistanti la basilica: piazza Patriarcato e piazza Capitolo

“L’organizzazione della prossima edizione avverrà naturalmente nel rispetto di tutte le prescrizioni previste dalle linee guida per gli eventi all’aperto e proprio per garantire l’opportuno distanziamento fisico l’idea – spiega Tiussi – è di raddoppiare le piazze in cui si svolge l’evento”. Il Festival, che propone per quattro serate la visione di docu-film di carattere archeologico e storico alternati a conversazioni-intervista con i protagonisti del mondo culturale, si svolgerà quindi, in piazza Capitolo e piazza Patriarcato: le due piazze davanti alla Basilica di Aquileia, potrebbero ospitare due schermi paralleli su cui proiettare grazie a un’unica regia il medesimo film. Questo permetterebbe di posizionare 400/500 posti a sedere in ogni piazza e di gestire grazie alla prenotazione obbligatoria del posto a sedere numerato e ai controlli garantiti dal personale di sicurezza agli ingressi di accogliere fino a 1000 persone, limite previsto dall’attuale normativa. “La manifestazione, inoltre, per la prima volta – annunciano gli organizzatori – verrà trasmessa anche in streaming, in modo da raggiungere una platea più ampia e consentire a chi non trovasse posto o a chi per la prima volta volesse partecipare, di avere comunque un posto in prima fila”.

Antonio Zanardi Landi,
presidente della Fondazione Aquileia

“L’undicesima edizione dell’Aquileia Film festival si profila quindi come il primo grande evento dell’estate, una sfida che la Fondazione Aquileia – conferma Zanardi Landi – si prepara ad affrontare mettendo in primo piano la sicurezza e potendo contare sull’esperienza decennale della squadra che lavora dietro le quinte per l’organizzazione di un evento, che negli anni ha saputo riempire la piazza di Aquileia con spettatori provenienti da tutto il Friuli Venezia Giulia e da molte città del nord e centro Italia. Il festival di Aquileia sarà inoltre il primo festival del cinema archeologico ad avere luogo in Italia dopo il rinvio a ottobre della grande kermesse “Firenze Archeofilm” con cui la Fondazione Aquileia collabora per organizzare il festival e l’annullamento o il rinvio di altri festival collaterali”.

Aquileia riparte. La Fondazione Aquileia, nel rispetto delle regole anti Covid-19, riapre il porto fluviale, il foro romano, l’area del fondo Pasqualis che ospitava gli antichi mercati, l’area del fondo Cal con i resti delle domus romane e il sepolcreto

L’area archeologica di Aquileia riapre dopo l’emergenza coronavirus (foto fondazione Aquileia)

No con febbre, tosse o raffreddore. No se sei in quarantena o sei positivo o hai avuto contatti con positivi. Se non ci sono problemi, si può entrare con mascherina, evitando gli assembramenti, mantenendo la distanza di almeno un metro e lavandosi spesso le mani. Con queste semplici ma importanti e inderogabili regole Aquileia riparte: da martedì 19 maggio 2020 la Fondazione Aquileia, che gestisce tutte le aree archeologiche del sito Unesco, apre nuovamente le porte al pubblico nel rispetto delle linee guida per la riapertura di musei e luoghi della cultura: il porto fluviale, il foro romano, l’area del fondo Pasqualis che ospitava gli antichi mercati, l’area del fondo Cal con i resti delle domus romane e il sepolcreto saranno visitabili dalle 9 alle 19 e con ingresso gratuito.

Le disposizioni di sicurezza per visitare l’area archeologica di Aquileia

“Crediamo che la riapertura delle aree archeologiche, in linea con il ritorno alla normalità auspicato dal Presidente della Regione Friuli Venezia Giulia Massimiliano Fedriga”, afferma Antonio Zanardi Landi, presidente della Fondazione Aquileia, “sia un primo passo, in attesa della riapertura dei musei e della Basilica, per invitare tutti i cittadini del Friuli Venezia Giulia a riscoprire Aquileia e il suo patrimonio immerso in un contesto naturale unico. Gli ampi spazi verdi, la presenza della pista ciclabile che attraversa il territorio e la collega a Grado, la vicinanza alla laguna e al mare rendono Aquileia meta ideale infatti anche per una visita che coniuga cultura e turismo attivo. Ci teniamo inoltre – continua Zanardi Landi – a dare un segnale di vicinanza anche agli imprenditori del territorio che hanno appena riaperto le loro attività e che auspichiamo possano beneficiare di chi sceglierà Aquileia come meta per una gita all’aria aperta in un contesto ricchissimo di storia e memorie”. E Cristiano Tiussi, direttore della Fondazione Aquileia: “In ogni area sono stati posizionati cartelli che ricordano i comportamenti da tenere – sarà necessario indossare la mascherina e rispettare la distanza interpersonale di un metro oltre a evitare assembramenti. Il personale di custodia della Fondazione Aquileia vigilerà sulle aree per conteggiare le presenze e monitorerà l’andamento dei flussi di visitatori. Siamo tra i primi in Italia a rendere nuovamente fruibile un complesso di aree archeologiche molto articolato ed esteso su oltre sette ettari. Ringrazio tutto il personale che ha lavorato per garantire una riapertura in sicurezza”.

Archeologia sperimentale. Ad Aquileia, uno dei maggiori centri di produzione del vetro in epoca romana in Occidente, è stato realizzato un forno romano per vetro, secondo elementi archeologici e dati scientifici, grazie al progetto VERI (Vetro: Educazione, Ricerca, Innovazione) – Rifless(ion)i del comitato AIHV

Il manifesto del progetto Veri ad Aquileia per al costruzione di un forno romano antico per la produzione del vetro

Vi siete mai chiesti come potesse funzionare un forno per la produzione del vetro in epoca romana? La Fondazione Aquileia ha pronta la risposta: “Con il progetto ‘VERI Vetro: Educazione, Ricerca, Innovazione – Rifless(ion)i’, coordinato da Luciana Mandruzzato per il Comitato nazionale italiano AIHV (Association Internationale pour l’Histoire du Verre), lo abbiamo sperimentato l’estate scorsa sul fondo Pasqualis di Aquileia. Grazie al progetto di archeologia sperimentale, di cui la Fondazione Aquileia è partner scientifico, possiamo vedere la costruzione del primo ‘forno romano per vetro’ funzionante in Italia e riscoprire alcuni dei procedimenti utilizzati ad Aquileia, dove l’archeologia attesta uno dei più antichi centri di produzione vetraria romana in territorio occidentale”. Il progetto, finanziato dalla Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, ha visto il coinvolgimento di numerosi partner scientifici di rilievo: soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio del Friuli Venezia Giulia, Fondazione Aquileia, università di Trieste-dipartimento di Studi umanistici, Comune di Trieste-assessorato alla Cultura, servizio Musei e Biblioteche, Associazione nazionale per Aquileia, oltre ai diversi Comuni coinvolti nelle iniziative. Ecco il video del progetto Veri di archeologia sperimentale.

“Il comitato nazionale italiano dell’AIHV è un’associazione che da più di 40 anni si occupa di storia del vetro dall’antichità all’epoca contemporanea”, spiega Luciana Mandruzzato. “Nell’ambito di queste sue attività, sia scientifiche che divulgative, ha presentato al bando regionale per la Regione Friuli-Venezia Giulia di divulgazione cultura umanistica un progetto intitolato “V.E.R.I. Rifless[ion]i” che si proponeva di sviluppare diversi approcci al vetro, che noi amiamo e troviamo estremamente affascinante, da diverse angolazioni e in diverse epoche. All’interno di questo progetto uno dei punti più forti è stata l’idea di realizzare un forno vetrario romano, con una tecnica affine a quella usata nell’antichità per questo tipo di strutture, proprio ad Aquileia dove la tradizione storica e archeologica ci dice si trovasse uno dei più antichi, uno dei più precoci centri di produzione vetraria in età romana in territorio occidentale”. E il sindaco di Aquileia Emanuele Zorino: “Nel 181 a.C. quando i romani decisero di creare qui il loro avamposto per espandersi poi verso il Norico e verso l’Est, riuscirono a creare una cittadina che non era soltanto un avamposto militare ma anche una città dove si incontravano merci che provenivano dall’Est e dal Nord. Questa idea di città emporio rinasce oggi in questo progetto che l’amministrazione comunale ha sposato immediatamente. L’idea, grazie allo strumento dell’archeologia sperimentale, è quella di ritrovare quelle che erano le antiche tecniche e trasformarle in un prodotto che noi oggi possiamo toccare con le nostre mani e anche dei nostri utenti”. “L’archeologia sperimentale si pratica da parecchi decenni più fuori dall’Italia che in Italia e più per altri ambiti cronologici e anche direi per altri ambiti tecnologici”, assicura Paola Ventura, archeologa della soprintendenza Archeologia, Belle arti e Paesaggio del Friuli-Venezia Giulia. C’è l’archeologia della scheggiatura della selce e quella delle costruzioni in legno. “Si va dalla piccolissima alla grande scala, dalla scheggia all’osso lavorato fino alle palafitte ricostruite nella loro interezza. Per il vetro e per la ceramica è abbastanza comune, per il vetro e le fornaci di vetro consente di approfondire aspetti tecnologici. Quindi ha una ricaduta sulla ricerca, e può anche essere riproposto per la fruizione del pubblico, per dare un’immagine diversa dell’antichità, oltre i mosaici e le statue, ricollegare quello che si vede in museo al come veniva fatto”.

Vetri romani esposti al museo Archeologico nazionale di Aquileia (foto Graziano Tavan)

“Aquileia è stata una delle più grandi città dell’impero romano”, interviene Cristiano Tiussi, direttore della Fondazione Aquileia, “una città che aveva una vocazione commerciale molto forte sia verso il Mediterraneo – attraverso l’Adriatico – sia verso l’entroterra centro-europeo e balcanico, dunque una posizione sia per accogliere prodotti sia per trasmettere quei prodotti e smerciarli a un mercato molto più ampio. È logico quindi che ad Aquileia ci siano state delle lavorazioni di grande importanza. Tra questi sicuramente il vetro è stato uno dei più importanti. L’industria vetraria è un’industria di primo livello quindi direi che il progetto Veri trova ad Aquileia una sede assolutamente appropriata perché per l’appunto questo fu uno dei grandi centri di produzione del vetro e anche di altri prodotti artigianali di lusso come le ambre o come le gemme”. Si tratta quindi di un’operazione – riprende Mandruzzato – che si inserisce a tutti gli effetti in un ambito di archeologia sperimentale, ma che potrebbe anche servire da stimolo al far rivivere dei mestieri, delle conoscenze e delle capacità artigianali un tempo floride in quest’area e adesso ormai completamente perdute”.

Una fase della realizzazione del forno romano per la produzione del vetro ad Aquileia col progetto Veri (foto Aihv)

“Ad Aquileia abbiamo ricostruito un forno che si rifà al dato archeologico, testimonianze ritrovate sia nel territorio italiano che europeo”, spiega Alberto Rossi di Officina Temporis (archeologia sperimentale). “Abbiamo usato i materiali che venivano impiegati all’epoca romana per cercare di capire magari anche la tempistica di produzione: quindi in quanto tempo si riusciva a costruire un forno, e poi specialmente il suo utilizzo e tutte le problematiche che ne vengono fuori durante il suo utilizzo”. I materiali che utilizzati per la creazione di questo forno sono l’argilla, predominante, e laterizi romani. “L’argilla l’abbiamo usata in diversi stadi di lavorazione e di essicazione”, ricorda Denada Qendraj di Officina Temporis, “utilizzata morbida, in blocchi preparati da noi con stampi di legno, essiccati e poi posizionati per fare la volta del forno”. Ogni passaggio di questo esperimento (forma, struttura, ricostruzione del forno) è in realtà un passo di un cammino di ricerca, fa notare Mandruzzato: “Saranno momenti di ricerca sia per noi che studiamo i materiali, sia per i maestri vetrai che ci aiuteranno in questo lavoro: confrontarsi con una tecnologia a cui ormai non siamo più abituati, lavorare con temperature non controllabili con sicurezza e per la cui regolazione non basta girare una maniglia ma bisogna capire quanta legna serve, quando metterla e quando smettere di metterne”. Per queste tipologie di forno non c’è un progetto vero e proprio. Nasce tutto, come avevamo detto, dal dato archeologico, che però ci dà un’indicazione solo della parte sottostante il forno, mentre l’alzato non si trova mai. “Di conseguenza – conclude Nicola Albertin di Officina Temporis, “dobbiamo cercare di ricostruirlo attraverso un’analisi empirica e attraverso anche un’analisi di tipo scientifico. Ogni forno che costruiamo è un’esperienza unica, è una cosa che creiamo dal nulla. È emozionante vederlo ma la cosa più emozionate è poi vederlo funzionare”.

#iorestoacasa. La decima e ultima “pillola video” proposta dalla Fondazione Aquileia ci fa conoscere “Aquileia Open day”, l’iniziativa dedicata alla visita dei cantieri di scavo e delle aree archeologiche di Aquileia

Aquileia ha fatto dieci: tante sono le “pillole video” che dal 27 marzo 2020 la Fondazione Aquileia ha promosso aprendo virtualmente le porte di Aquileia al pubblico questa iniziativa on-line che il pubblico ha da subito apprezzato molto: dieci pillole video alla scoperta delle meraviglie della città antica e delle sue tante anime attraverso alcuni narratori d’eccezione. L’ultima, la decima “pillola video”, con interventi di Cristiano Tiussi direttore della Fondazione Aquileia, Alessio Flaibani studente dell’università di Udine, Simonetta Bonomi soprintendente Archeologia Belle arti e Paesaggio del Friuli Venezia Giulia, presenta “Aquileia Open day”, l’iniziativa dedicata alla visita dei cantieri di scavo e delle aree archeologiche di Aquileia. “Durante la giornata, che contiamo di organizzare nuovamente appena sarà possibile, archeologi e studiosi accolgono cittadini e appassionati sugli scavi per mostrare e raccontare le scoperte e i risultati delle indagini più recenti grazie alla collaborazione tra Fondazione Aquileia, soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio – Friuli Venezia Giulia, Comune di Aquileia, ArcheoClassica – università di Padova, università di Udine, università di Trieste, università di Verona, università di Venezia, Pro Loco Aquileia, Società Friulana di Archeologia, Associazione Nazionale per Aquileia”.

#iorestoacasa. “Il porto fluviale di Aquileia e i commerci” con Cristiano Tiussi è il tema della terza “pillola video” proposta dalla Fondazione Aquileia

“Il porto fluviale di Aquileia e i commerci” con protagonista Cristiano Tiussi, archeologo e direttore della Fondazione Aquileia è il tema della terza “pillola” video proposta dalla Fondazione Aquileia che apre virtualmente le porte della città antica al pubblico, in questo momento di chiusura forzata, aderendo alla campagna del MiBACT #iorestoacasa. Oggi chi visita le rovine, ancora ben conservate, della sponda e delle banchine di carico e scarico, dei piani inclinati e delle rampe di raccordo con le vie urbane fatica a immaginare che sotto la passeggiata della cosiddetta “via Sacra” si aprisse un bacino fluviale largo quasi cinquanta metri, nel quale approdavano imbarcazioni di diversa stazza, provenienti da tutto il Mediterraneo; oppure, che alle spalle della banchina si sviluppasse un lunghissimo edificio, con tre soli accessi collegati ai piani inclinati.

Il porto fluviale di Aquileia è uno degli esempi meglio conservati di struttura portuale del mondo romano (foto Gianluca Baronchelli)

Il porto fluviale è uno degli esempi meglio conservati di struttura portuale del mondo romano e sorgeva sull’antico corso del Natisone e Torre, che costeggiava a est l’antica città e che in questo punto aveva una larghezza di quasi cinquanta metri. Le strutture, scavate negli anni Trenta del secolo scorso, si sviluppavano per più di trecento metri lungo la sponda destra del fiume, a ridosso delle mura di età repubblicana. Sovrappostosi ad un più antico impianto, il porto fluviale fu completamente ristrutturato all’inizio del I secolo d.C., con un nuovo complesso di banchine e un lungo edificio retrostante, che si apriva verso il fiume. Tre rampe, oblique rispetto al prospetto delle banchine, consentivano il collegamento con la viabilità urbana. Ulteriori trasformazioni risalgono all’età di Costantino il Grande (306- 337 d.C.) pochi anni prima che, proprio sopra le banchine, venissero erette le nuove mura di cinta, che decretarono, assieme al restringimento dell’alveo, il progressivo abbandono del porto.

#iorestoacasa. La Fondazione Aquileia propone dieci pillole video per scoprire le tante anime di Aquileia. Si inizia con un excursus storico del presidente Antonio Zanardi Landi

Veduta aerea del sito archeologico di Aquileia dominato dalla basilica patriarcale

Dieci pillole video per scoprire le tante anime di Aquileia. Aquileia apre virtualmente le porte al pubblico, in questo momento di chiusura forzata, e aderisce alla campagna del MiBACT #iorestoacasa con una nuova proposta on-line: dieci narratori d’eccezione saranno i protagonisti di altrettante “pillole video” che sono in rete sul canale YouTube e Facebook della Fondazione Aquileia a partire da venerdì 27 marzo 2020. “Due volte alla settimana cercheremo di sollevare un velo”, spiega il presidente della Fondazione, Antonio Zanardi Landi, “sulle tante anime di Aquileia, provando a restituire la complessità della sua eredità storica e la vitalità della grande città cosmopolita che fu nei secoli passati. Il patrimonio di Aquileia appartiene a tutti e in questo momento abbiamo pensato di condividerlo attraverso dieci video dalla durata di tre minuti realizzati grazie a un nuovo montaggio dei materiali girati per il film “Le tre vite di Aquileia”, realizzato da 3D Produzioni in collaborazione con Sky Arte e Istituto Luce Cinecittà, con la regia di Giovanni Piscaglia”.

Si parte da “L’eredità storica di Aquileia” con un excursus a cura di Antonio Zanardi Landi, poi “Il patrimonio epigrafico” narrato dal prof. Claudio Zaccaria professore emerito dell’università di Trieste, a seguire “Aquileia e il Mediterraneo” illustrati da Cristiano Tiussi, archeologo e direttore della Fondazione Aquileia. Scopriremo poi “Il Museo Archeologico Nazionale” attraverso l’intervista alla direttrice Marta Novello e “Le Domus di Aquileia” attraverso le parole di Francesca Ghedini, professoressa emerita dell’università di Padova. A seguire le puntate su “Le perle archeologiche nel Fondo Pasqualis” con protagonista la professoressa Patrizia Basso dell’università di Verona, mentre l’archeologo Luca Villa ci spiegherà la storia millenaria della “Basilica e della Cripta degli Scavi”. Degli “Affreschi dell’abside della Basilica” parlerà la professoressa Enrica Cozzi, il professore Banti ci illustrerà “La storia del milite ignoto”, Cristiano Tiussi e Luca Villa racconteranno il “Palazzo Episcopale e Sudhalle” e lo stesso direttore Tiussi chiuderà la serie con gli “Open Day e i giovani archeologi ad Aquileia”.

Al museo dell’Ara Pacis di Roma la mostra “Aquileia 2.200. Porta di Roma verso i Balcani e l’Oriente” celebra l’anniversario della fondazione della colonia romana con reperti dal Man, calchi storici e immagini suggestive di Ciol

La “Testa di Vento” testimonial della mostra “Aquileia 2.200. Porta di Roma verso i Balcani e l’Oriente” al museo dell’Ara Pacis di Roma

Reperti dal museo Archeologico nazionale di Aquileia nella mostra all’Ara Pacis di Roma (foto Leonardo Becuzzi)

Tra i prestigiosi spazi dell’Ara Pacis a Roma fa capolino l’iconica “testa di Vento” bronzea, di ascendenza ellenistica; più in là la testa di vecchio, improntata a forte realismo; e poi la bellissima stele funeraria del gladiatore; due eccezionali mosaici (raffiguranti uno “pesci adriatici”, l’altro uno stupendo pavone); rilievi marmorei e statue. Sono solo alcuni degli eccezionali reperti dal museo Archeologico nazionale di Aquileia con i quali, per i 2200 anni dalla fondazione dell’antica città di Aquileia, Roma Capitale e il museo dell’Ara Pacis ne celebrano la storia nella mostra “Aquileia 2.200. Porta di Roma verso i Balcani e l’Oriente” in programma dal 9 novembre al 1° dicembre 2019 che intende ripercorrere le numerose “trasformazioni” della Città nei suoi momenti storicamente più significativi: l’antica città romana, l’Aquileia bizantina e medioevale e il Patriarcato, sino a giungere al periodo in cui la città fu parte dell’Impero Asburgico e infine agli anni della Prima Guerra Mondiale e del successivo dopoguerra.

Il suggestivo percorso espositivo della mostra “Aquileia 2.200. Porta di Roma verso i Balcani e l’Oriente” all’Ara Pacis di Roma (foto Leonardo Becuzzi)

“Ritratto di Livia” da Aquileia visto dall’obiettivo di Elio Ciol

Aquileia porta di Roma verso i Balcani e l’Oriente: il porto più settentrionale del Mediterraneo, una posizione privilegiata e una proiezione quasi obbligata verso il suo entroterra centroeuropeo, un punto d’arrivo di disparate ed indipendenti influenze culturali e religiose, soprattutto dall’Africa, dal Vicino Oriente, dalla Grecia, dai territori danubiani. Tutto questo concorre a fare di Aquileia una Roma diversa, un luogo suggestivo e degno di essere visitato e apprezzato. Promossa da Roma Capitale, assessorato alla Crescita culturale – sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, e realizzata dalla Fondazione Aquileia in collaborazione con il Polo museale del Friuli Venezia Giulia e il museo Archeologico nazionale di Aquileia, prestatore di alcune opere d’arte di eccezionale valore, e con il patrocinio del ministero per i Beni e le Attività culturali e per il turismo, la mostra “Aquileia 2200. Porta di Roma verso i Balcani e l’Oriente”, curata da Cristiano Tiussi, direttore della Fondazione Aquileia, e da Marta Novello, direttrice del museo Archeologico nazionale di Aquileia, con un contributo di don Alessio Geretti, che segue le iniziative culturali di Illegio, pone l’accento sull’importanza del rapporto Aquileia-Roma e sulla straordinaria capacità di rigenerarsi di una città, più volte risorta dopo invasioni, spoliazioni, guerre e terremoti.

La testa di anziano (I sec. a.C.) uno dei volti più celebri della galleria di ritratti funerari del museo di Aquileia (foto Man)

Il rilievo con il “sulcus primigenius” da Aquileia (foto Elio Ciol)

Fondata nel 181 a.C., fu avamposto di Roma nel lembo estremo nord-orientale della penisola, porto commerciale di primissimo piano, fu una città ricca e popolosa, tanto da essere ricordata dal poeta Ausonio (IV secolo d.C.) come la quarta d’Italia, dopo Roma, Milano e Capua. Nello stesso periodo divenne un importante centro d’irradiazione del Cristianesimo nelle regioni contermini del centro ed Est Europa, e nei secoli successivi rappresentò la diocesi metropolitica di un amplissimo territorio, che andava dal lago di Como al lago Balaton, in Ungheria. Per secoli Aquileia è stata porto commerciale di primissimo piano dell’intero Mediterraneo e ha costituito la porta d’entrata non solo di derrate e di merci, ma anche di arte e idee provenienti dal Nord Africa e dal Medio Oriente che, rielaborate e metabolizzate, si sono poi diffuse nell’Italia Settentrionale, nei Balcani e nel Noricum. Fu anche sede di un principato ecclesiastico e di uno Stato Patriarcale, a partire dal 1077 e fino alla conquista veneziana nel 1420, mentre il Patriarcato come entità ecclesiastica fu soppresso solo nel 1751, avendo come eredi le Arcidiocesi di Udine, per la parte veneta, e di Gorizia, per la parte imperiale. Passata sotto l’Impero degli Asburgo, vi rimase fino alla prima guerra mondiale, assumendo nel contesto bellico un ruolo fortemente simbolico. Il ruolo che Aquileia ha svolto per due millenni ha avuto un significato non solo militare, politico ed economico, ma anche culturale e ideale nel bacino del Mediterraneo e nel rapporto tra Oriente e Occidente. Mettere in rilievo questa “specialità” di Aquileia a livello nazionale ed europeo è l’obbiettivo primario della mostra “Aquileia 2200”.

Un’ambra con putti dal museo Archeologico nazionale di Aquileia (foto Man)

Rilievo incompiuto con gli apostoli Pietro e Paolo dal museo Paleocristiano di Aquileia (foto Man)

Il restauro dei calchi realizzati nel 1937 e conservati al museo nazionale della Civiltà romana (foto Man)

La storia di Aquileia, in particolare quella del periodo romano, si dipana attraverso un suggestivo percorso che narra, anche grazie al supporto di strumenti multimediali, la fondazione della colonia latina, lo sviluppo della città nel primo impero, la società e l’artigianato artistico, l’evoluzione urbanistica nella tarda antichità e quella del primo complesso basilicale cristiano. Chiudono l’esposizione due spaccati storici sul Patriarcato di Aquileia e sul viaggio del milite Ignoto da Aquileia al Vittoriano di Roma nel 1921. Della mostra fanno parte dei 23 calchi di reperti aquileiesi realizzati nel 1937 in occasione della mostra Augustea della Romanità (dove Aquileia era la città più rappresentata, insieme a Ostia e Pompei), oggi custoditi al museo della Civiltà Romana e alcuni di essi restaurati per l’occasione grazie alla Fondazione Aquileia. E trenta reperti fra i più preziosi del museo Archeologico nazionale di Aquileia, alcuni dei quali abbiamo già ricordato: la stupenda testa bronzea di Vento, di ascendenza ellenistica; la testa di vecchio, improntata a forte realismo; il mosaico con raffigurazione di pesci “adriatici”; la bellissima stele funeraria del gladiatore; la stele raffigurante un torchio (testimonianza della produzione vitivinicola che, in epoca romana come oggi, caratterizza la zona di Aquileia); un ampio repertorio di oggetti in ambra, espressione di quell’artigianato artistico che si era sviluppato nella città, punto d’arrivo dell’antichissima via dell’Ambra proveniente dal Baltico, dove questa resina fossile veniva raccolta. E poi, nella sezione del Cristianesimo, un bassorilievo in pietra calcarea del IV secolo raffigurante l’abbraccio tra Pietro e Paolo, commovente testimonianza della vitalità e della ricchezza della grande Chiesa Aquileiese, e lo stupendo mosaico del pavone, prestato per l’occasione dall’Arcidiocesi di Gorizia. Chiudono il percorso due spaccati storici sul Patriarcato di Aquileia e sul Milite Ignoto. In quest’ultima sezione in particolare sarà esposto per la prima volta il tricolore, recentemente donato allo Stato, che avvolse, nella cerimonia in Basilica ad Aquileia nel 1921, il feretro del soldato scelto dalla madre di un soldato caduto e disperso, Maria Bergamas, per rappresentare tutte le vittime disperse in guerra.

Il foro romano di Aquileia e il plinto della Medusa fotografati da Elio Ciol

Ad arricchire la mostra, al centro del percorso espositivo, sono collocate 43 splendide fotografie del grande Maestro friulano Elio Ciol, che da decenni coglie l’essenza degli antichi oggetti e dei resti monumentali tuttora visibili, fornendo un formidabile apporto documentario, emozionante e vivido, di Aquileia. Questi e altri lavori del maestro Ciol sono stati esposti quest’estate al MAMM di Mosca e prossimamente daranno vita a un’altra mostra a Ekaterinburg. Sono vere rivelazioni, non semplici documenti, questi scatti in bianco e nero con i quali, quarant’anni fa, il fotografo friulano Elio Ciol seppe intercettare – con poetica analoga a quella del neorealismo cinematografico – la radiazione di mistero e grandezza che ad Aquileia pietre, viali, colonne, iscrizioni, oggetti, architetture, sculture, mosaici ed affreschi emanano da 2200 anni a questa parte. Le fotografie di Elio Ciol narrano che il destino di Aquileia è scritto nella pietra. Sta scritto nelle pietre grandi del Foro o del porto fluviale come in Basilica nelle pietre minuscole e policrome del mosaico paleocristiano più vasto al mondo; nella lapide fondativa della colonia romana, istituita nel 181 a.C., come nel solco dell’aratura dei buoi; nei colonnati e nelle statue di una metropoli connotata da un rango e da una vitalità tipici di una vera e propria altra Roma, rivolta all’Adriatico e al mondo nordafricano, ai Balcani e all’Oriente; nella fioritura impressionante di una Chiesa culturalmente e teologicamente originalissima, tra le più missionarie di quelle seminate in età subapostolica; nelle tracce lasciate da devastazioni e spoliazioni e migrazioni e rinascite lungo l’epoca tardoantica e altomedioevale, per culminare nella singolare istituzione dello stato patriarcale aquileiese tra il 1077 e il 1420. Tutto ciò che attraversò Aquileia e che da essa si irradiò, cultura, arti, fede, scambi di merci preziose, connessioni politiche e vicissitudini militari, segnò profondamente il cuore dell’Europa e l’identità di diversi popoli che oggi possono comprendersi anche perché conservano nel proprio patrimonio genetico qualche tratto di quella comune madre.

“Open day” ad Aquileia: apertura delle aree archeologiche e dei cantieri di scavo; visite guidate con i curatori della mostra “Magnifici ritorni” al museo Archeologico nazionale; e gran finale con il concerto in basilica

Il manifesto con le iniziative dell’Open day del 14 settembre 2019 ad Aquileia

Aquileia apre le porte ad appassionati e turisti per l’Open Day di sabato 14 settembre 2019. Previsti l’apertura delle aree archeologiche e dei cantieri di scavo; visite guidate con i curatori della mostra “Magnifici ritorni” al museo Archeologico nazionale; e gran finale con il concerto in basilica. Grazie alla collaborazione tra Fondazione Aquileia, soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio del Friuli Venezia Giulia, Comune di Aquileia, università di Padova, di Trieste, di Udine, di Venezia e di Verona, Pro Loco Aquileia, associazione nazionale per Aquileia, Società Friulana di Archeologia tutte le aree archeologiche e i cantieri di scavo saranno aperti al pubblico e archeologi e studiosi aspetteranno cittadini e appassionati sugli scavi per raccontare le ultime scoperte e i risultati delle indagini più recenti.

Il foro di Aquileia

Mappa delle aree archeologiche di Aquileia visitabili nell’Open Day

Durante la giornata dedicata alla riscoperta dello straordinario patrimonio archeologico di Aquileia, sito Unesco dal 1998, potrete visitare – tra le 10.30 e le 12.30 e al pomeriggio tra le 15.30 e le 17.30 – il foro romano scendendo tra le colonne, il porto fluviale, il sepolcreto, il cantiere delle grandi terme e del teatro, le mura a zig zag e il decumano di Aratria Galla, l’area del fondo Cal con i resti delle antiche domus, lo scavo delle Bestie ferite e di via Gemina, lo scavo dell’area dei mercati e delle antiche mura ai fondi Pasqualis e il fondo Sandrigo accanto al porto. Saranno visitabili anche la domus di Tito Macro sul fondo Cossar, dove si è concluso il primo lotto di lavori per la valorizzazione dell’area e la domus e palazzo episcopale in cui ci si può immergere nella storia di Aquileia. In tutte le aree ci saranno gli archeologi ad accogliere i visitatori e inoltre in piazza Capitolo, al foro, al porto fluviale e all’incrocio di via XXIV Maggio ci saranno dei punti di informazione dove trovare le mappe con l’indicazione delle aree archeologiche.

La locandina della mostra “Magnifici Ritorni. Tesori aquileiesi dal Kunsthistorisches Museum di Vienna” dall’8 giugno al 20 ottobre 2019

Marta Novello, direttrice del museo Archeologico nazionale di Aquileia

Sempre sabato 14 settembre 2019, alle 17.30, al museo Archeologico nazionale di Aquileia, visita guidata alla mostra “Magnifici Ritorni”, organizzata da Fondazione Aquileia, Polo museale del FVG e Kunsthistorisches Museum di Vienna. Le visite sono tenute dai curatori Cristiano Tiussi, direttore di Fondazione Aquileia, e Marta Novello, direttrice del museo Archeologico nazionale di Aquileia. La visita è compresa nel costo del biglietto di ingresso al museo (gratuito per i minori di 18 anni, i possessori di abbonamento #SuperMAN e le gratuità ministeriali previste). Prenotazione obbligatoria a
museoaquileiadidattica@beniculturali.it, scrivendo alle pagine social del #MANAquileia o chiamando al numero 0431 91035 dal lunedì al venerdì.

Il coro polifonico di Ruda protagonista del concerto finale del ciclo “La Musica dei Cieli”

Ancora sabato 14 settembre 2019 ad Aquileia gran finale con “La Musica dei cieli” che chiude l’edizione 2019 dei Concerti in basilica ad Aquileia organizzati dalla Socoba con il contributo della regione Friuli Venezia Giulia e della Fondazione Aquileia. Appuntamento alle 20.45 con l’esibizione del Coro Polifonico di Ruda, diretto da Fabiana Noro, in un progetto liberamente ispirato al Paradiso di Dante. Sarà l’attore e direttore di prosa del teatro Giovanni da Udine, Giuseppe Bevilacqua, a condurre il pubblico attraverso la terza cantica del sommo poeta mentre il coro legherà il tutto con un programma sacro quasi completamente ‘a cappella’ di autori dell’Ottocento e del Novecento. Bevilacqua, in particolare, leggerà passi dal Canto I (1-12, 37-87), dal Canto III (69-123), dal Canto XI (57-63, 73-87), dal Canto XXI (107-123) e dal Canto XXXIII (1-57, 84-93, 105-145) mentre il Polifonico, dopo l’apertura con il De profundis di Arvo Part (1935) proseguirà la sua esibizione con brani di Ambroz Copi (1973), Joseph Rheinberger (1839-1901), Grigori Ljiubimov (1882-1934), Francis Poulenc (1899-1963), Pau Casals (1876-1973), Pavel Chesnokov (1877-1944), Ola Gjeilo (1978), Dmitrij Bortnjanskij (1751-1835), Giovanni Bonato (1961), Manolo da Rold (1976) ed Eric Whiteacre. Il progetto “La musica dei Cieli” nasce da una intuizione di Fabiana Noro: ‘’Si tratta di evidenziare un protagonista tra i tanti del Paradiso – dice – e di accompagnare le relative letture con dei brani che si avvicinino ai temi trattati dal sommo poeta. In particolare nel progetto saranno evidenziate le figure di Piccarda Donati, Giustiniano, san Francesco d’Assisi, Pier Damiani mentre il finale sarà dedicato all’empireo e alla perfetta beatitudine del poeta che vede la luce di Dio e trova la sua voce nei brani Sweet di Manolo da Rold e Lux aurumque di Eric Whitacre’’.

Al museo Archeologico nazionale di Aquileia apre la mostra “Magnifici Ritorni. Tesori aquileiesi dal Kunsthistorisches Museum di Vienna”: 120 eccezionali reperti recuperati nell’Ottocento (quando Aquileia era austriaca) riproposti nel loro contesto storico

La locandina della mostra “Magnifici Ritorni. Tesori aquileiesi dal Kunsthistorisches Museum di Vienna” dall’8 giugno al 20 ottobre 2019

La presentazione della mostra “Magnifici Ritorni. Tesori aquileiesi dal Kunsthistorisches Museum di Vienna” a Roma, nella sede del Mibac (foto Graziano Tavan)

L’appuntamento con la Storia Aquileia lo vivrà sabato 8 giugno 2019 alle 18 al museo Archeologico nazionale di Aquileia con l’inaugurazione della mostra “Magnifici Ritorni. Tesori aquileiesi dal Kunsthistorisches Museum di Vienna” organizzata dalla Fondazione Aquileia, dal Polo Museale del Friuli Venezia Giulia e dal Kunsthistorisches Museum di Vienna con il patrocinio del Comune di Aquileia e in collaborazione con Fondazione So.co.Ba per celebrare i 2200 dalla fondazione dell’antica città romana. Ma perché la vernice di una mostra è un appuntamento con la Storia? La mostra – che rimarrà aperta fino al 20 ottobre 2019 – riporta ad Aquileia, a distanza di quasi 200 anni, alcuni tra i più importanti reperti archeologici restituiti dal ricchissimo sottosuolo aquileiese, attualmente esposti nella collezione permanente del Kunsthistorisches Museum di Vienna. È quindi un’importante occasione per presentare, in molti casi per la prima volta dai tempi lontani del loro ritrovamento, alcuni dei capolavori della città adriatica all’interno del contesto storico per i quali furono creati e nel quale furono utilizzati. Ma offre anche l’opportunità per raccontare un momento importante della storia di Aquileia che, mediante una intensa attività di raccolta, di scavo e di ricerca durata più di due secoli, portò alla progressiva riscoperta, durante l’età moderna, della grandezza dell’antica città romana.

Il museo Archeologico nazionale di Aquileia

Antonio Zanardi Landi,
presidente della Fondazione Aquileia

Georg Plattner, direttore della Collezione di Antichità greche e romane nel Kunsthistorisches Museum (foto Graziano Tavan)

Collaborazione nel segno della Storia, non spoliazione. “Siamo particolarmente grati al Kunsthistorisches Museum per aver accettato di concedere il prestito di tutti i più importanti pezzi delle sue collezioni provenienti da Aquileia”, dichiara Antonio Zanardi Landi, presidente della Fondazione Aquileia. “Non è mai facile riportare opere d’arte importanti nei luoghi di provenienza, per il sottinteso, ma sempre presente, timore che nella coscienza del pubblico e nel dibattito che sempre segue una grande mostra si insinui il concetto di spoliazione, di “portato via”. L’apertura e lo spirito di collaborazione di tutti i responsabili del Kunsthistorisches e il risalto che ai reperti aquileiesi viene dato nelle sale espositive viennesi ci fanno capire invece che il rapporto Vienna-Aquileia è davvero molto positivo, e che, in realtà, in quella sede Aquileia ha una sorta di “succursale austriaca” oltre che una vetrina con un’eccezionale capacità di richiamo e di illustrazione di quella che fu la grande città romana”. Del resto non va dimenticato che il museo aquileiese fu istituito il 3 agosto del 1882 come “Imperial-Regio Museo dello Stato” del governo austro-ungarico, con il patrocinio dell’imperatore Francesco Giuseppe, nella sede della neoclassica Villa Cassis Faraone, per accogliere le collezioni storiche ricevute in dono o acquistate dalle più illustri famiglie aquileiesi, progressivamente integrate dai risultati delle ricerche archeologiche condotte dall’800 sino a oggi. E addirittura è nato prima del più prestigioso museo viennese, il Kunsthistorishes, che venne inaugurato ufficialmente il 17 ottobre 1891 alla presenza dell’imperatore Francesco Giuseppe, dopo oltre trent’anni dalla prima commissione (1858). “A partire dal 1817”, spiega Georg Plattner , direttore della Collezione di Antichità greche e romane nel Kunsthistorisches Museum, “circa 340 reperti antichi da Aquileia sono stati inviati a Vienna da Aquileia, quarantacinque pezzi tornarono ad Aquileia nel 1921, nell’ambito delle restituzioni che l’Austria fece dopo la fine della prima guerra mondiale all’Italia: tra essi, sculture e iscrizioni, bolli laterizi e altri oggetti minori. Ancora oggi i capolavori aquileiesi mantengono una posizione preminente come importanti testimoni dell’antico passato”.

Gemma con ritratto femminile scoperta ad Aquileia e conservata al Kunsthistorisches di Vienna

Dei circa 300 reperti aquileiesi conservati a Vienna ne arriveranno ad Aquileia – per la mostra “Magnifici ritorni” – quasi 120 per un viaggio nel tempo che ci trasporta nell’Aquileia di 2200 anni fa ma anche nell’Aquileia dell’Ottocento quando la città era parte dell’Impero asburgico e le raccolte viennesi rappresentavano l’alternativa istituzionale al collezionismo privato delle famiglie locali e alla dispersione del materiale sul mercato antiquario. “La mostra ci riporta ai tempi pionieristici dell’archeologia aquileiese, tra il tardo Settecento e il primo Ottocento”, dice Cristiano Tiussi, direttore della Fondazione Aquileia. “Siamo ancora all’epoca degli scavi occasionali, che sebbene determinati bensì dall’unico scopo di recuperare “tesori” antichi hanno condotto a scoperte di notevolissimo rilievo, talvolta avvolte ancora da un’aura di mistero. In un certo senso, essi prepararono le prime indagini di ampio respiro degli archeologi austriaci, quelle effettuate nell’area del circo e delle mura tardoantiche tra il 1872 e il 1875 e, soprattutto, quelle importantissime avviate nel 1893 intorno al complesso basilicale”. E Luca Caburlotto, direttore del Polo Museale del Friuli Venezia Giulia: “Il percorso espositivo si snoda attraverso le sale del museo Archeologico nazionale recentemente riallestito. I capolavori in arrivo da Vienna ricongiunti al loro contesto di rinvenimento e di utilizzo ne completano la narrazione; dialogando all’interno delle singole sezioni con tutti quei materiali via via confluiti, per strade diverse, nella collezione permanente, essi contribuiscono così a fornire un ulteriore tassello alla ricostruzione della storia della città antica”.

Il rilievo marmoreo con la rappresentazione di Mitra Tauroctono scoperto ad Aquileia e conservato al Kunsthistorisches di Vienna

Marta Novello, direttrice del museo Archeologico nazionale di Aquileia

Tra i “magnifici ritorni” dell’estate aquileiese spicca il rilievo marmoreo con la rappresentazione di Mitra Tauroctono (nel percorso permanente del museo aquileiese c’è esposto il calco di questo reperto), con il berretto frigio, il serpente, lo scorpione e l’uccisione del toro sacro che riporta agli antichi culti che hanno segnato la storia dell’umanità, giunti ad Aquileia dopo un lungo viaggio da Oriente, dall’India e dalla Persia dove il culto a lui dedicato, misterico ed iniziatico, era nato secoli prima. “La diffusa presenza di culti mitraici, molto diffusi tra i soldati, nella regione intorno ad Aquileia”, nota Antonio Zanardi Landi, “oltre che ricordarci il ruolo militare attribuito da Roma alla colonia che doveva consentire l’espansione verso i Balcani e il Noricum, sottolinea fortemente quell’elemento che rende unica Aquileia nel panorama dell’Impero. Mi riferisco al ruolo di interfaccia economica e culturale della città e del Caput Adriae con l’Oriente (Balcani, ma anche con il Vicino Oriente mediterraneo, l’Egitto e l’Africa Settentrionale). Ruolo di intermediario culturale, svolto da Aquileia nel cuore dell’Europa antica e tardo antica, che ha favorito il formarsi della specificità della cultura, dell’arte e delle forme di culto prosperate nella città romana”.

Il calco del rilievo con Mitra Tauroctono conservato al museo Archeologico nazionale di Aquileia (foto Graziano Tavan)

“Il rilievo del Mitra inizialmente promesso al museo Archeologico al momento del suo rinvenimento nel 1888”, interviene Marta Novello, direttrice del museo Archeologico nazionale di Aquileia, “fu poi regalato all’imperatore Francesco Giuseppe. All’interno delle sale del museo aquileiese ne rimase un calco in gesso, che ancora oggi rappresenta un chiaro richiamo all’indissolubile fil rouge che pone in relazione le due collezioni museali, nate a pochi anni di distanza fra loro, l’una – con il nome di Kunsthistorisches Hofmuseum – nel 1891, l’altra – con il nome di Imperial Regio Museo dello Stato – nel 1882, per diretta iniziativa dell’Imperatore Francesco Giuseppe quale chiara espressione della politica culturale dell’Impero austro-ungarico e di quel lungo processo che nel corso del XIX secolo portò, in Europa, alla maturazione della moderna concezione del museo quale bene dello Stato al servizio dei cittadini”.

La patera d’argento con scene dell’allegoria della fertilità scoperta ad Aquileia e conservata al Kunsthistorisches di Vienna

Tra i reperti di maggior pregio si distinguono la patera in argento, l’eccezionale piatto dalla complessa raffigurazione allegorica riconducibile a temi dell’abbondanza e della celebrazione dell’agricoltura, donato nel 1816 all’imperatore d’Austria Francesco I dal conte Francesco Leopoldo Cassis Faraone, e la croce in bronzo del IV secolo con il monogramma dato dall’intersezione delle iniziali del nome greco di Cristo donata a Vienna dal barone Ettore von Ritter verso la metà dell’800. In mostra anche molti materiali preziosi confluiti a Vienna attraverso l’Imperial Regio Gabinetto Numismatico e delle Antichità di Vienna, nucleo originario del Kunsthistorisches Museum al quale i funzionari locali preposti al controllo degli scavi trasmettevano le antichità aquileiese fino all’istituzione del museo Archeologico nel 1882: gemme, monete, bronzi, tra i quali spicca la raffinatissima gemma verde con un ritratto femminile dalla complessa acconciatura ispirata dalle mode in voga tra le principesse della famiglia imperiale , oggi incastonata in una montatura in oro di età moderna o la pasta vitrea con la raffigurazione del Circo Massimo di Roma ora montata su un elemento moderno in argento.

La cosiddetta Venere di Aquileia scoperta ad Aquileia e conservata al Kunsthistorisches

Grazie al sostegno della Fondazione Aquileia si è reso possibile anche il restauro della cosiddetta Venere di Aquileia, che dopo una lunga permanenza nei depositi viennesi finalmente può essere esposta. Rinvenuta nel febbraio del 1824 e venduta nel 1828 alle collezioni imperiali a Vienna, la statua rappresenta la dea nuda, con il solo mantello che avvolge il corpo all’altezza dei fianchi. La scultura richiama la Venere Marina e deriva da un’elaborazione ellenistica di II secolo a.C. della famosissima Afrodite Cnidia di Prassitele, opera di IV secolo a.C., che per la prima volta rappresentava la divinità completamente nuda. La scultura aquileiese doveva essere originariamente collocata in un luogo pubblico di grande visibilità, forse il teatro e le terme della città. Tra le opere lapidee del percorso espositivo spicca un rilievo frammentario in marmo bianco di cospicue dimensioni, che rappresenta una scena di sacrificio rituale di un toro dinnanzi a un altare. Sul frammento, stilisticamente databile alla fine del I secolo d.C., sono rappresentati tutti i momenti salienti di un sacrificio alle divinità da parte di due personaggi, forse i magistrati della colonia o alcuni membri della famiglia imperiale. La rappresentazione richiama i grandi sacrifici di stato di età romana, che prevedevano il sacrificio consecutivo di un toro, di una pecora e di una scrofa (suovetaurilia). Il rilievo aquileiese, che non conta molti confronti al di fuori di Roma, doveva probabilmente essere esposto in un luogo pubblico come il foro o un’area sacra. Va segnalata infine la statua di aquila a tutto tondo, databile al II d.C., che si poggia su un supporto ed è stato lavorato in un unico blocco: l’aquila, rappresentata a grandezza naturale e con le ali aperte, era spesso usata come simbolo del potere dell’Impero romano, oltre che come animale collegato al culto di Giove.

“Archeologia ferita”: dalla moschea di Giona distrutta dall’Isis a Mosul al mosaico di Giona. La Fondazione Aquileia presenta il libro “La storia di Giona. Nei mosaici della Basilica di Aquileia”

Dettaglio del mosaico con gli episodi della storia biblica di Giona nella basilica di Aquileia

Antonio Zanardi Landi,
presidente della Fondazione Aquileia

La campata orientale del mosaico teodoriano dell’aula sud della basilica di Aquileia è interamente occupata dagli episodi della storia biblica di Giona. All’interno di un contesto marino, popolato da pesci (polpi, delfini, seppie, ecc.) e da altri animali (anatre) e ravvivato da scene di pesca, si stagliano i tre momenti principali della saga dell’Antico Testamento. Verso Nord, il profeta è gettato in mare da una barca, sulla quale compare una strana figura di ornate, e inghiottito da un mostro marino; verso Sud, dopo il tondo con l’iscrizione celebrativa di Teodoro, Giona è rigettato dopo tre giorni dal mostro e, nella scena successiva, è colto in riposo sotto una pianta di cucurbitacee. L’intero racconto è un’allegoria della resurrezione di Cristo, e più in generale, del destino ultraterreno che attende coloro che sono stati battezzati. Proprio al mosaico di Giona è dedicato l’incontro di venerdì 1° marzo 2019 alle 18 in sala Ajace a Udine, dove verrà presentato il libro “La storia di Giona. Nei mosaici della Basilica di Aquileia” in un evento voluto da Fondazione Aquileia, università di Udine e Comune di Udine. Il volume, edito da Allemandi, ideato dalla Fondazione Aquileia, è arricchito delle magnifiche fotografie di Elio Ciol che, appesosi alle capriate altissime della Basilica, fotografò dall’alto i mosaici da poco puliti e restaurati. Ne uscì una serie di 12/14 immagini di singolarissima nitidezza e che rendono ogni sfumatura ed ogni dettaglio della Storia di Giona. L’opera, dedicata allo splendido ciclo musivo della storia di Giona nella Basilica di Aquileia, si ricollega al programma “Archeologia Ferita” con cui dal 2015 la Fondazione Aquileia si propone di portare al museo Archeologico nazionale di Aquileia reperti e opere provenienti da musei e siti devastati dal terrorismo fondamentalista. La prima distruzione da parte di Isis di un edificio di culto a Mosul si è verificata proprio a danno della moschea di Giona (Yunus) e della Tomba del Profeta. Ne parleranno, moderati da Omar Monestier, direttore del Messaggero Veneto, Antonio Zanardi Landi, presidente della Fondazione Aquileia, Pietro Fontanini, sindaco di Udine, Alberto Felice De Toni, rettore dell’università di Udine, Daniele Morandi Bonacossi, docente di Archeologia del Vicino Oriente all’università di Udine e Cristiano Tiussi, direttore della Fondazione Aquileia. Ingresso libero fino a esaurimento posti.

La distruzione della moschea di Giona a Mosul

Daniele Morandi Bonacossi, docente di Archeologia del Vicino Oriente all’università di Udine, parlerà di distruzione del patrimonio culturale: il primo grande edificio di culto distrutto dall’Isis a Mossul fu la Moschea di Giona (Yunus in arabo) insieme alla Tomba di Giona nel luglio del 2014 (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2017/03/01/larte-violata-della-mesopotamia-grido-di-dolore-lanciato-dal-prof-brusasco-dalla-platea-di-tourisma-2017-le-immagini-e-le-cronache-delle-distruzioni/).

Cristiano Tiussi, direttore della Fondazione Aquileia

Cristiano Tiussi, archeologo e direttore della Fondazione Aquileia, nel suo saggio racconta come avvenne la scoperta del mosaico: “I problemi di umidità di risalita lungo i muri perimetrali della basilica avevano reso necessario, infatti, un progetto integrale di risanamento, che fu affidato dalla Imperial-Regia Commissione Centrale per lo Studio e la Conservazione dei Monumenti (K. K. Zentral-Kommission für Erforschung und Erhaltung der Kunst- und Historischen Denkmale) all’ingegnere superiore Rudolf Machnitsch (alias Rodolfo Machini, 1863-1938). I lavori furono seguiti dalla neonata (1906) Società per la Conservazione della Basilica. Inaspettatamente, lo scavo effettuato a ridosso dei muri per verificare quali fossero le condizioni delle fondazioni mise in luce un pavimento musivo, e questo orientò l’indagine in una direzione completamente diversa. Asportato il pavimento della basilica, per tagli trasversali fu effettuato lo sterro delle navate centrale e meridionale, mirando a seguire il mosaico e ad accertarne la reale estensione, senza fare troppa attenzione alle pur interessanti testimonianze di fasi successive. Ad agosto 1909, lo scavo raggiunse e inglobò nei due mesi successivi la zona del saggio eseguito da Niemann e Swoboda. E fu allora che emerse in tutto il loro splendore il ciclo di Giona, l’unica partizione musiva campita su tutta la larghezza dell’edificio, e venne definitivamente confermato il carattere cristiano dei mosaici”.