Firenze. Al museo Archeologico nazionale per la rassegna “Incontri al museo” appuntamento fuori programma per la presentazione del libro “Il mistero del respiro dei Bronzi di Riace” di Daniele Marino
Nuovo appuntamento fuori programma con la rassegna di “Incontri del Museo archeologico nazionale di Firenze”, giovedì 6 giugno alle 17, per la presentazione del libro “Il mistero del respiro dei Bronzi di Riace” di Daniele Marino, docente di Storia dell’arte, che dialoga col direttore Daniele Federico Maras. Ingresso libero fino a esaurimento posti.

Copertina del libro “Il mistero del respiro dei Bronzi di Riace” di Daniele Marino
“Il mistero del respiro dei Bronzi di Riace” (Youcanprint). I Bronzi di Riace sono stati forse il fenomeno più clamoroso della storia dell’arte. A decretarne il successo sensazionale non furono gli storici dell’arte né gli archeologi, ma la gente comune. Fu come se all’improvviso un sentimento nostalgico per la bellezza perduta si fosse risvegliato, un antico bisogno di ricongiungersi alle fonti della cultura e della nostra storia. Immuni dall’usura del tempo, i Bronzi sono i messaggeri che vigilano sulla natura degli uomini. Sono i guardiani della cultura dell’Europa, e finché il loro respiro veglierà sul genere umano vi sarà per noi speranza di salvezza.

Visitatori in coda per vedere i Bronzi di Riace nel 1981 esposti, per la prima volta dopo il restauro, al museo Archeologico nazionale di Firenze (foto maf)
Dopo il loro ritrovamento nello specchio di mare antistante Riace il 16 agosto 1972, le due sculture furono portate a Firenze per essere sottoposte a un lungo e delicato intervento di restauro, iniziato nel gennaio del 1975 e concluso nell’autunno del 1980. Al termine dei lavori i Bronzi di Riace furono esposti al pubblico negli ambienti del Salone del Nicchio del Museo archeologico di Firenze – consentendo, così, la riapertura momentanea ad un settore del Museo che era stato travolto dall’alluvione – attirando nell’arco di un mese oltre 250 mila visitatori. Prima del rientro in Calabria, i due capolavori furono esposti fino al 12 luglio del 1981 nel Palazzo del Quirinale, dove nei primi dodici giorni di mostra richiamarono trecentomila persone. Alla fine nell’arco di otto mesi oltre settecentomila persone avevano avuto la possibilità di vedere i due capolavori bronzei, decretandone così l’inizio di una fama che tutt’oggi continua.
Torino. Al museo Egizio l’egittologa Lynn Meskell (università della Pennsylvania) in “Engineering Internationalism: Colonialism, the Cold War, and UNESCO’s Victory in Nubia”. Conferenza in presenza e on line in collaborazione con Acme
Molto è stato scritto sulla Campagna Nubiana dell’UNESCO, dall’eroismo e umanesimo promossi dall’immensa macchina propagandistica dell’organizzazione, alle narrazioni dei salvatori nazionali, siano essi francesi o americani, fino alla Nubia come teatro della Guerra Fredda, e alle testimonianze individuali di tecnocrati, burocrati e archeologi. Ciò che si è cristallizzato nella missione dell’UNESCO a metà del secolo in Nubia è stato un tentativo concreto di superare le fratture che stavano già apparendo nel loro sogno postbellico di una pace globale. Se ne parla giovedì 6 giugno 2024, alle 18, nella sala conferenze del museo Egizio di Torino, nella conferenza “Engineering Internationalism: Colonialism, the Cold War, and UNESCO’s Victory in Nubia” di Lynn Meskell (università della Pennsylvania), nuovo appuntamento con le conferenze organizzate con l’associazione ACME, Amici e Collaboratori del Museo Egizio. Introduce Paolo Del Vesco, curatore del museo Egizio. L’ingresso è libero con prenotazione al link https://www.eventbrite.it/…/engineering… La conferenza, in inglese con traduzione simultanea in sala, sarà trasmessa anche in streaming sulla pagina Facebook e sul canale YouTube del museo Egizio. Il programma di incontri è realizzato in collaborazione con il dipartimento di Studi storici dell’università di Torino.

L’egittologa Lynn Meskell (università della Pennsylvania)
Lynn Meskell è Penn Integrates Knowledge (PIK) Professor all’università della Pennsylvania. È Richard D. Green Professor di Antropologia nella School of Arts and Sciences, Professor in Historic Preservation alla Weitzman School of Design e curatrice delle sezioni Medio Oriente e Asia al Penn Museum. Attualmente, ricopre il ruolo di AD White Professor-at-Large alla Cornell University. Ha cattedre onorarie all’università di Oxford e all’università di Liverpool, Shiv Nadar in India e all’università del Witwatersrand in Sudafrica. Nell’ultimo decennio, Lynn si è occupata dell’etnografia istituzionale del Patrimonio Mondiale dell’UNESCO, tracciando le politiche di governance e sovranità e le conseguenti implicazioni per la diplomazia multilaterale, la conservazione internazionale e i diritti del patrimonio, culminando nel suo libro pluripremiato “A Future in Ruins: UNESCO, World Heritage, and the Dream of Peace”. Attualmente sta esaminando le storie intrecciate di colonialismo, internazionalismo, spionaggio e archeologia in Medio Oriente. Altri lavori sul campo esplorano i regimi monumentali di conservazione in India.
Roma. Per Archivissima ’24 sul tema delle Passioni, incontro all’Archivio Storico Capitolino e visita guidata itinerante “Amore, Politica, Dibattiti, Follia, Arte, Archeologia”
Venerdì 7 giugno 2024 torna la Notte degli Archivi. Due le iniziative con cui la sovrintendenza Capitolina ai Beni culturali partecipa all’annuale evento inserito all’interno del festival Archivissima, che quest’anno esplora il tema delle Passioni, che viene sviluppato con un incontro all’Archivio Storico Capitolino e con una visita guidata tra i rioni Campitelli, Sant’Angelo, Regola e Pigna. Biglietto gratuito con prenotazione obbligatoria allo 060608 (attivo tutti i giorni, ore 9 – 19).

La visita guidata itinerante “Amore, Politica, Dibattiti, Follia, Arte, Archeologia”, attraverso la narrazione di specifici episodi e la lettura di brani, illustra esempi di passione amorosa, politica, artistica e intellettuale. Curato da archeologhe e storiche dell’arte della Sovrintendenza con materiali provenienti dagli archivi della Direzione Interventi su Edilizia Monumentale, l’itinerario inizia alle 19 presso l’area archeologica del Teatro di Marcello dove sono lette e illustrate alcune pagine sulla liaison amorosa tra Vittoria Colonna e Umberto Boccioni; presso piazza Mattei si parla della Fontana delle Tartarughe tra leggende, aneddoti e documenti; l’itinerario prosegue verso piazza Cairoli con il monumento all’irredentista Federico Seismit Doda protagonista del Risorgimento e ministro di Francesco Crispi; una diversa passione, quella intellettuale, costituisce il tema contenuto nei documenti inediti legati alle vicende della scoperta e della musealizzazione del complesso di San Paolo alla Regola agli inizi degli anni Ottanta del Novecento, che videro contrapporsi l’architetto Italo Insolera e l’archeologo Lorenzo Quilici; il percorso si chiude presso l’Area Sacra di Largo Argentina dove viene raccontato attraverso i documenti d’archivio il “duello” tra l’archeologo Giuseppe Marchetti Longhi e lo storico dell’arte e architetto Antonio Muñoz.

L’Archivio Storico Capitolino, in occasione dei 175 anni della Repubblica Romana, alle 18.30, propone “Passione Repubblicana. Carte e note dalla Repubblica Romana”, un incontro di parole e note sulla musica che animò l’ideale repubblicano del 1849, con la partecipazione di Nicola Piovani a dialogo con un quintetto di fiati della Banda dell’Esercito guidato dal maestro Maggiore Filippo Cangiamila. Sarà inoltre allestito un percorso espositivo dei documenti più rilevanti (alcuni inediti) relativi alla Repubblica Romana e conservati nei fondi dell’Istituto, visitabile fino alle 21 e nei giorni successivi negli orari di apertura al pubblico dell’Archivio (9-16, dal lunedì al venerdì), fino al 31 agosto.
Archivissima ‘24. In sala Binario 3 di Torino, per OGR Talks, presentazione del libro “Mondo nuovo. Viaggio alle origini della Magna Grecia” di Massimo Osanna in dialogo con Andrea Augenti

Da Sibari a Taranto, da Metaponto a Policoro, passando per Torre di Satriano e Potenza: venerdì 7 giugno 2024, alle 18.30, in sala Binario 3 – OGR, via Castelfidardo a Torino, in occasione di Archivissima, e in collaborazione con Rizzoli, per OGR Talks presentazione del nuovo libro di Massimo Osanna “Mondo nuovo. Viaggio alle origini della Magna Grecia” (Rizzoli), un viaggio alla scoperta delle radici storiche e culturali della Magna Grecia attraverso la penna ispirata di uno dei più autorevoli archeologi italiani. Osanna, direttore generale Musei del ministero della Cultura, dialoga con l’archeologo Andrea Augenti dell’università di Bologna. Modera Francesco Rigatelli, giornalista de La Stampa. Ingresso gratuito, prenotazioni disponibili.

Copertina del libro “Mondo nuovo. Viaggio alle origini della Magna Grecia” di Massimo Osanna (Rizzoli)
Mondo nuovo. Viaggio alle origini della Magna Grecia. Questo è un libro di storie. Riguarda vicende di alcune antiche genti che hanno vissuto nel I millennio a.C. nei territori della Magna Grecia. È una storia di mobilità e incontri, perché per tutti, Greci e Italici, la rete di connessioni e il rapporto con gli altri sono stati la cifra esistenziale più rilevante della vita quotidiana. È questo il “mondo nuovo” che dà il titolo al saggio di Massimo Osanna: un paesaggio dell’incontro che solo l’archeologia può aiutarci a riscoprire, restituendo voce a oggetti e strutture di per sé muti, raccontando chi li ha realizzati, usati, trasformati in memoria o distrutti. Reperti “capaci di narrare le storie di uomini e di popoli che in questa terra si sono incontrati, affrontati, amalgamati in un processo dinamico e senza soluzione di continuità”. Attraverso un viaggio in parchi archeologici e musei più o meno noti del nostro Meridione (da Sibari a Taranto, da Metaponto a Paestum, passando per Crotone, Venosa, Caulonia), Osanna illumina il rapporto tra Greci e non Greci, mai univoco né scontato; ridefinisce l’idea stessa della colonizzazione per come la immaginiamo comunemente, spostando l’accento sui fenomeni di ibridazione che in Magna Grecia sono stati frequenti e articolati. Un lavoro avvincente sulla memoria degli oggetti (materialità dei contatti), dei luoghi (i paesaggi dell’intreccio), sulla memoria dei morti (quello che le tombe ci dicono), perché l’archeologia è fondamentale per ricostruire le storie non raccontate dalla Storia (il rumore di fondo dei frammenti, vivo e parlante).

Massimo Osanna, direttore generale dei Musei (foto ogr)
Massimo Osanna è professore ordinario di Archeologia classica all’università di Napoli “Federico II”. Ha insegnato nell’università della Basilicata, a Matera, dove ha diretto la Scuola di Specializzazione in Beni archeologici; è stato visiting professor in prestigiosi atenei europei e ha promosso scavi e ricerche in Italia meridionale, Grecia, Francia. Dal 2014 al 2015 ha diretto la soprintendenza speciale di Pompei; è stato direttore generale del parco archeologico dal 2016 al 2021, e nel 2020 è stato nominato direttore generale dei Musei del ministero della Cultura.
Siena. All’auditorium Santa Chiara Lab la conferenza “La gestione museale tra piani strategici e gaming: l’esperienza del MANN Museo Archeologico Nazionale di Napoli” con Giulierini, Solima e Viola

L’esperienza del museo Archeologico nazionale di Napoli e le tematiche legate alla gestione del museo: se ne parla mercoledì 5 giugno 2024, alle 16, all’auditorium Santa Chiara Lab in via Valdimontone 1 a Siena, nella conferenza “La gestione museale tra piani strategici e gaming: l’esperienza del MANN Museo Archeologico Nazionale di Napoli” promossa dal dipartimento di Scienze storiche e dei Beni culturali dell’università di Siena che, in qualità di Dipartimento di Eccellenza 2023-2027, sta promuovendo un percorso focalizzato sui temi della sostenibilità culturale, anche attraverso il digitale, con la collaborazione del Santa Chiara Lab, delle Scuole di specializzazione in Beni storico-artistici e in Beni archeologici, del dottorato in Storia dell’Arte UNISI-UNISTRASI, ma anche del DISPOC – dipartimento di Scienze sociali, politiche e cognitive, del DISAG – dipartimento di Studi aziendali e giuridici, del DFCLAM – dipartimento di Filologia e Critica delle Letterature. La conferenza è inoltre patrocinata da ICOM Italia attraverso il Coordinamento Toscano, dalla Regione Toscana, dalla Fondazione Musei Senesi e dall’Ordine degli Architetti di Siena. L’ingresso è libero ma è consigliata la prenotazione online (ISCRIZIONI APERTE).

Museo Archeologico nazionale di Napoli: da sinistra, Fabio Viola, Paolo Giulierini, Ludovico Solima (foto mann)
Intervengono: Paolo Giulierini, già direttore del MANN di Napoli; Ludovico Solima, professore ordinario di Economia e gestione delle imprese, Università della Campania “Luigi Vanvitelli”; Fabio Viola, curatore del museo nazionale del Cinema di Torino e fondatore del collettivo TuoMuseo. Modera: Elisa Bruttini, università di Siena; ICOM Toscana. Successivamente, dalle 18 alle 19, sarà possibile visitare il FabLab dell’università di Siena e visionare i prototipi del progetto europeo “Beaucoup” per la fruizione ludica del patrimonio culturale a persone con disabilità.
Pompei. Negli ambienti servili della villa suburbana di Civita Giuliana scoperti gli attrezzi di un carpentiere che amplia le conoscenze sulla vita degli ultimi. L’attuale finanziamento dello scavo volge al termine, ma gli scavi in collaborazione con la Procura continueranno grazie a fondi della legge di Bilancio
Al primo sguardo si vedono ceste, una lunga corda, pezzi di legno e una sega con lama: sono attrezzi di un carpentiere ritrovati, come sono stati lasciati duemila anni fa, in un ambiente servile della villa di Civita Giuliana, appena fuori le mura di Pompei, sigillati dall’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. Ma il legno e gli altri materiali, con cui quegli oggetti erano stati realizzati, non ci sono più “in originale”. Rimangono però in calco. Pompei continua a stupirci. Non si è infatti ancora fatto in tempo a metabolizzare il ritrovamento del sacrarium blu (vedi Pompei. Nell’insula 10 della Regio IX scoperto un sacrarium, una piccola stanza con pareti blu impreziosite dalle figure delle quattro stagioni e dalle allegorie dell’agricoltura e della pastorizia. Il ministro Sangiuliano in visita ai nuovi cantieri di scavo | archeologiavocidalpassato) che Pompei ci restituisce un’altra emozione.

La stanza con gli attrezzi da carpentiere scoperti in un ambiente servile della villa suburbana di Civita Giuliana a Pompei (foto parco archeologico pompei)
Quest’ultima scoperta viene dal quartiere servile della villa di Civita Giuliana, indagata scientificamente sin dal 2017 quando fu strappata agli scavatori clandestini grazie a un accordo tra il Parco Archeologico di Pompei e la Procura della Repubblica di Torre Annunziata: un ambiente, conservato in maniera eccezionale come gli altri due scoperti nello stesso settore con i letti degli schiavi, dove è stato possibile realizzare i calchi di mobili e altri oggetti di materiali deperibili: legno, tessuti, corde (vedi Pompei. Nella lussuosa villa suburbana di Civita Giuliana scoperto l’arredo di una seconda stanza assegnata agli schiavi che permette di ricostruire la vita quotidiana degli ultimi. Zuchtriegel: “In autunno, alla riapertura dell’antiquarium di Boscoreale, racconteremo in diretta il prosieguo dello scavo” | archeologiavocidalpassato).

Dettaglio dell’ambiente A, stanza abitata da schiavi, della villa suburbana di Civita Giuliana: si vedono le anfore negli angoli, i due armadi e, davanti, la panca (foto mic)
La tecnica dei calchi, sperimentata in maniera sistematica sin dal 1863 con la realizzazione dei primi calchi delle vittime dell’eruzione del Vesuvio nel 79 d.C., è unica al mondo in quanto frutto della dinamica specifica dell’evento catastrofico: persone o oggetti travolti e coperti dalla “corrente piroclastica”, una nube ardente di cenere e gas tossici, sono rimasti lì per secoli. Ma mentre la cenere si è solidificata, formando uno strato molto solido noto come “cinerite”, il materiale organico quali corpi umani, animali o oggetti lignei, si sono decomposti, lasciando un vuoto nel terreno. Questi vuoti possono essere riempiti di gesso durante lo scavo, per riottenere, dall’impronta in “negativo”, la forma originale. Una tecnica che ha portato a risultati straordinari nella villa di Civita Giuliana, dai calchi di due vittime e di un cavallo a quelli dei letti modesti del quartiere servile.
Ora, un’ulteriore stanza amplia lo spaccato di vita degli ultimi, poco documentata nelle fonti letterarie. L’ambiente contiene un letto, ma anche attrezzi di lavoro e quello che sembra un telaio, forse di un altro letto, smontato: si riconoscono, inoltre, ceste, una lunga corda, pezzi di legno e una sega con lama, che sembra non tanto diversa dalle seghe tradizionali usate fino a poco tempo fa. Individuato persino un pezzo della corda, sempre come impronta nel sottosuolo, che la teneva sotto tensione.

Il ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano con il direttore del Parco Gabriel Zuchtriegel in visita agli scavi di Pompei (foto parco archeologico pompei)
L’attuale finanziamento dello scavo volge verso il suo termine, ma il Parco insieme alla Procura hanno annunciato di voler proseguire le indagini, attingendo al finanziamento di una campagna di scavi previsto nella Legge di Bilancio dal ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano, che ieri si è recato a Pompei per un sopralluogo. Anche perché i punti da chiarire a Civita Giuliana sono ancora tanti, non solo a livello scientifico, ma anche in termini giuridici. “Le continue scoperte sugli usi e costumi della vita quotidiana degli antichi romani rese possibili dalle indagini scientifiche nella villa di Civita Giuliana nei pressi del Parco archeologico di Pompei”, ha dichiarato il ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano, “ci rafforzano nella convinzione di proseguire a finanziare le attività di scavo. I nuovi ambienti recentemente rinvenuti e resi noti oggi danno preziosa testimonianza del passato di una grande civiltà e rendono onore alla professionalità della ricerca archeologica che a Pompei è tornata più attiva che mai. Ringrazio la Procura di Torre Annunziata per la collaborazione prestata, che ha permesso di preservare la Villa di Civita Giuliana dall’attività criminale dei trafficanti d’arte e di intraprendere un percorso di ricerca capace di questi importanti risultati”.

Gabriel Zuchtriegel e Massimo Osanna nella Casa del Giardino, Regio V, a Pompei (foto parco archeologico di pompei)
“La scommessa degli ultimi anni di puntare nuovamente sulle campagne di scavo archeologico si sta rivelando vincente”, interviene il direttore generale Musei del MiC, Massimo Osanna. “La collaborazione ormai pluriennale con la Procura della Repubblica di Torre Annunziata continua a produrre i suoi frutti, non solo nella lotta per la legalità, ma anche in termini di arricchimento delle conoscenze: basti pensare al rinvenimento straordinario del carro della sposa, in questa stessa area, nel 2019. Cruciali in questo senso la costante attenzione del Ministero in ottica di finanziamenti dedicati, la consolidata cooperazione istituzionale e il circolo virtuoso che collega scavi, studi e ricerca a tutela e valorizzazione del sito”. E il direttore del parco archeologico di Pompei, Gabriel Zuchtriegel: “Si tratta di un esempio virtuoso di sinergia tra il ministero della Cultura, il Parco e la Procura della Repubblica di Torre Annunziata, un’operazione di grande valore scientifico ma anche culturale. Vogliamo sviluppare questo luogo eccezionale facendolo diventare un luogo accessibile per tutti, un nodo nella rete della Grande Pompei, tra la città antica, le ville e i poli museali di Boscoreale, Oplonti e Stabia. Lo stanziamento nel Bilancio dello Stato per nuovi scavi a Pompei e in altri parchi nazionali voluto dal Ministro Sangiuliano ci aiuterà a continuare questa affascinante impresa archeologica”.

Gabriel Zuchtriegel, direttore del parco archeologico di Pompei, e Nunzio Fragliasso, procuratore FF di Torre Annunziata, nel 2021 al rinnovo del protocollo di intesa per il contrasto al saccheggio e al traffico di reperti archeologici (foto parco archeologico di pompei)
Per il Procuratore della Repubblica di Torre Annunziata, Nunzio Fragliasso: “Si tratta dell’ennesimo, eccezionale ritrovamento nel sito archeologico di Civita Giuliana, frutto della collaborazione sinergica tra la Procura della Repubblica di Torre Annunziata e il Parco Archeologico di Pompei, in attuazione del protocollo sottoscritto dai due Enti, che, coniugando le ricerche archeologiche con le attività investigative, si è rivelato un formidabile strumento per il contrasto alle attività clandestine di scavo e la restituzione alla collettività di reperti e testimonianze di eccezionale valore storico e culturale. È fondamentale che gli scavi archeologici a Civita Giuliana continuino, in quanto, sulla scorta di recenti acquisizioni info-investigative, vi è fondato motivo di ritenere che, proseguendo nelle ricerche, possano essere rinvenuti ulteriori, importanti, reperti già intenzionati dai tombaroli ma non depredati da questi ultimi”.
Venezia. All’auditorium Santa Margherita, in presenza e on line, l’incontro “Comunicare il patrimonio culturale” promosso dall’Ordine dei Giornalisti del Veneto nell’ambito della “Research communication week 2024” di Ca’ Foscari
“Comunicare il patrimonio culturale” è il titolo dell’incontro di formazione per giornalisti, aperto al pubblico, organizzato a Venezia nell’ambito della “Research communication week 2024”, una settimana di workshop, incontri ed approfondimenti promossi dall’università Ca’ Foscari per conoscere, discutere e sperimentare strumenti di comunicazione della ricerca e public engagement. Appuntamento mercoledì 5 giugno 2024, alle 15, all’auditorium Santa Margherita – Emanuele Severino di Venezia: per partecipare registrati qui. L’incontro, che sarà trasmesso in streaming sulla pagina Youtube della Research Communication Week, è organizzato con l’Ordine dei Giornalisti del Veneto e il progetto PNRR CHANGES – Cultural Heritage Active Innovation for Sustainable Society e con il patrocinio dell’Associazione per l’Informatica Umanistica e Cultura Digitale. Cos’è “patrimonio culturale”? Come lo possiamo conoscere e raccontare in modo efficace e inclusivo? Siamo davvero “open to meraviglia”? Questo incontro si pone come un crocevia di idee, un luogo di incontro per riflettere su come il nostro immenso patrimonio culturale possa essere compreso, valorizzato e comunicato in un’era di rapidi cambiamenti. Rivolto a chi fa giornalismo, ricerca, a chi opera nel settore culturale e a studenti, questo incontro offre una piattaforma unica per esplorare le sfide e le opportunità legate alla trasmissione del nostro patrimonio alle future generazioni. Si affronteranno temi quali l’evoluzione del concetto di patrimonio, l’impiego delle nuove tecnologie nella sua conservazione e divulgazione, le strategie per una comunicazione inclusiva e accessibile, e il ruolo cruciale dell’educazione. L’evento è accreditato come attività di formazione continua per i giornalisti iscritti all’Albo. I giornalisti dovranno registrarsi esclusivamente attraverso la piattaforma formazionegiornalisti.it
Programma. Dopo i saluti istituzionali di Maria del Valle Ojeda Calvo, prorettrice alla Ricerca, università Ca’ Foscari Venezia, interverranno Monica Calcagno, Diego Calaon, Eugenio Burgio, Marina Buzzoni ed Elisa Corrò dell’università Ca’ Foscari Venezia; Cinzia Dal Maso, giornalista, direttrice “Archeostorie”; Luca Trolese e Ilaria Fidone del museo Archeologico nazionale di Venezia; Francesca Fungher, direttrice CASADOROFUNGHER Comunicazione. Modera Alessandro Marzo Magno, giornalista e scrittore.
Pompei. Nell’insula 10 della Regio IX scoperto un sacrarium, una piccola stanza con pareti blu impreziosite dalle figure delle quattro stagioni e dalle allegorie dell’agricoltura e della pastorizia. Il ministro Sangiuliano in visita ai nuovi cantieri di scavo

Regio IX, Insula 10: sacrarium (stanza celeste): allegoria dell’agricoltura (foto parco archeologico pompei)

Veduta d’insieme del sacrarium, la stanza con le pareti azzurre scoperta nell’insula 10 della Regio IX a Pompei (foto parco archeologico pompei)
Ci sono le Horae, le quattro stagioni, e poi ci sono le allegorie dell’agricoltura e della pastorizia, che si riconoscono dagli attributi dell’aratro e del pedum, un corto bastone usato da pastori e cacciatori. Sembrano camminare leggiadre, leggere, eteree, sul fondo azzurro delle pareti di una piccola stanza restituita dagli scavi in corso nell’Insula 10 della Regio IX a Pompei, interpretabile come un sacrarium, ovvero uno spazio dedicato ad attività rituali e alla conservazione di oggetti sacri. Il colore azzurro qui ritrovato era raramente testimoniato negli affreschi pompeiani e in genere era presente in ambienti di grande impegno decorativo. L’attività di scavo che sta interessando l’insula 10 della Regio IX – lo ricordiamo – è parte di un più ampio progetto di messa in sicurezza del fronte perimetrale tra l’area scavata e non, e di miglioramento dell’assetto idrogeologico, finalizzato a rendere la tutela del vasto patrimonio pompeiano (più di 13mila ambienti in 1070 unità abitative, oltre agli spazi pubblici e sacri) più efficace e sostenibile.

Dettaglio della decorazione superiore della nicchia centrale del sacrario scoperto nell’insula 10 della Regio IX a Pompei (foto parco archeologico pompei)
Sulla nuova scoperta del sacrarium, mostrato in anteprima nello Speciale Meraviglie della RAI del 27 maggio 2024, curato e condotto da Alberto Angela, è stato pubblicato un approfondimento sull’e-Journal degli Scavi di Pompei https://pompeiisites.org/e-journal-degli-scavi-di-pompei/.

Il direttore del Parco, Gabriel Zuchtriegel, illustra al ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano, il sacrarium scoperto nell’insula 10 della Regio IX di Pompei (foto parco archeologico pompei)
E oggi, lunedì 3 giugno 2024, il ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano, si è recato al parco archeologico di Pompei per una visita ai nuovi cantieri di scavo.
Accompagnato dal direttore Gabriel Zuchtriegel e dai funzionari del Parco, il ministro ha visitato l’insula dei Casti amanti, di recente aperta al pubblico, e la Regio IX da cui proviene l’ambiente scavato nell’area centrale della città antica, dipinto in blu e interpretabile come un sacrarium. “Pompei non smette di stupire”, ha dichiarato il ministro Sangiuliano. “È uno scrigno di tesori in parte ancora inesplorato. È per questo motivo che abbiamo finanziato i nuovi scavi e stiamo lavorando per mantenere elevata la qualità del parco archeologico”.

Il mucchio di gusci di ostriche rinvenuto sulla soglia del sacrarium, la stanza con le pareti azzurre scoperta nell’insula 10 della Regio IX a Pompei (foto parco archeologico pompei)
Già parzialmente esplorato in epoca borbonica, lo scavo ha restituito oggetti appartenenti all’arredo della casa, temporaneamente depositati in occasione dei lavori edilizi estesi a tutto il complesso. Nell’ambiente sono state ritrovate quindici anfore da trasporto e un corredo in bronzo composto da due brocche e due lucerne. Presenti anche accumuli di materiali edilizi, pronti per essere impiegati nelle ristrutturazioni. Sulla soglia d’ingresso è stato rinvenuto un mucchio di gusci di ostriche già consumate che, probabilmente, una volta tritati venivano aggiunti agli impasti per gli intonaci e le malte.

Insula 10, Regio IX: pianta di un dettaglio del quartiere con indcati il salone nero (in azzurro) e il sacrarium (in rosso), recentemente scoperti a Pompei (foto parco archeologico pompei)
La stanza, che misura circa 8 mq, è emersa tra le strutture poste nella porzione meridionale dell’isolato, pertinenti ad un quartiere secondario di una grande domus, che ha finora restituito un quartiere termale ancora in corso di scavo e un grande salone nero affrescato affacciato su un cortile, con scala di accesso al primo piano del complesso (vedi Pompei. Dai nuovi scavi nell’Insula 10 della Regio IX emerge un salone da banchetto dalle eleganti pareti nere decorato con soggetti ispirati alla guerra di Troia: Elena e Paride, e Apollo e Cassandra. Zuchtriegel: “Le coppie mitiche erano spunti per parlare del passato e della vita, dell’amore, ma anche del rapporto tra individuo e destino”. Sangiuliano: “Crediamo in Pompei, un unicum mondiale, e abbiamo finanziato nuovi scavi” | archeologiavocidalpassato).
Festa della Repubblica e #domenicaalmuseo. L’area archeologica di Pompei è il sito più visitato seguito dal Pantheon: il Colosseo aperto solo nel pomeriggio per la parata del 2 giugno. Il ministro Sangiuliano: “Questa è una giornata di festa in cui anche il patrimonio culturale è giusto sia protagonista”

Il Pantheon a Roma è stato il secondo sito più visitato nel giorno della Festa della Repubblica del 2 giugno 2024 (foto mic)
Nella Festa della Repubblica del 2 giugno 2024, che quest’anno è coincisa con la #domenicalmuseo del mese, con l’ingresso gratuito nei musei e nei parchi archeologici statali, nella classifica generale, Pompei con 27.250 visitatori è stato il sito più visitato d’Italia seguito dal Pantheon (11.957) e dalla Reggia di Caserta (11.399). Questa volta non figura sul podio il Colosseo ma non perché il pubblico lo abbia snobbato, ma perché, per le celebrazioni del 2 giugno su via dei Fori imperiali, il monumento (come il Foro romano e il Palatino) sono stati aperti solo nel pomeriggio. “Quella di oggi, 2 giugno, è stata una giornata di festa per la nostra Repubblica, in cui abbiamo onorato i valori di coesione nazionale2, commenta il ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano. “Ho voluto fortemente che in una ricorrenza identitaria come questa anche il patrimonio culturale fosse protagonista. Dallo scorso anno, infatti, oltre alle prime domeniche del mese in cui è previsto l’ingresso gratuito nei musei e nei parchi archeologici, ho voluto aggiungere altre tre date altamente simboliche della nostra storia: il 25 aprile, il 2 giugno e il 4 novembre. Secondo i primi numeri sull’affluenza dei visitatori, sono stati tantissimi a voler festeggiare la Repubblica visitando i luoghi della cultura statali. Una scelta che testimonia la centralità del nostro patrimonio artistico e architettonico nonché dei nostri musei sempre più vissuti come luoghi cardini della geografia identitaria italiana”.

Al parco archeologico di Ercolano quasi 3mila visitatori nel giorno della Festa della Repubblica del 2 giugno 2024 (foto paerco)
Ecco i numeri relativi a parchi e musei archeologici: area archeologica di Pompei 27.250; Pantheon 11.957; Colosseo 7.096 (il Parco è stato aperto dalle 14.15 per la parata del 2 giugno); museo e area archeologica di Paestum 5.430; 5.150; Foro Romano e Palatino 3.644 (il Parco è stato aperto dalle 14.15 per la parata del 2 giugno); parco archeologico di Ercolano 2.976; Terme di Caracalla 2.204; Museo nazionale romano – Palazzo Massimo 1.681; Villa Adriana 1.671; museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria 1.598; Museo nazionale romano – Terme di Diocleziano 1.365; Museo nazionale romano – Palazzo Altemps 1.284; museo Archeologico nazionale di Taranto 1.186; Grotte di Catullo e museo Archeologico di Sirmione 1.130; Museo delle Civiltà 934; museo nazionale Etrusco di Villa Giulia 838; museo Archeologico nazionale di Sperlonga e area archeologica 662; Villa di Poppea-Oplontis 606; necropoli dei Monterozzi e museo Archeologico nazionale di Tarquinia 560; museo Archeologico nazionale della Lomellina 477; necropoli della Banditaccia e museo nazionale Archeologico Cerite a Cerveteri 474; museo Archeologico nazionale di Firenze 472; mausoleo di Cecilia Metella e chiesa di San Nicola 365; museo Archeologico dei Campi Flegrei nel Castello di Baia 340; antiquarium di Boscoreale 313; parco archeologico di Cuma 308.
Forte dei Marmi (Lu). Fervono i preparativi per la grande mostra “Gli Egizi e i doni del Nilo”, curata da Paolo Marini, unico evento fuori sede del museo Egizio di Torino, nell’anno del bicentenario: un viaggio nel tempo alla scoperta dell’antica civiltà nilotica in 24 reperti, dall’Epoca Predinastica (3900−3300 a.C.) all’età greco-romana (332 a.C.−395 d.C.)

La locandina della mostra “Gli Egizi e i doni del Nilo” a Forte dei Marmi (Lu) dal 1° agosto 2024 al 2 febbraio 2025
Due mesi. Solo de mesi di attesa. A Forte dei Marmi (Lucca) fervono i preparativi per la grande mostra “Gli Egizi e i doni del Nilo”, curata da Paolo Marini, curatore e coordinatore scientifico delle mostre itineranti del museo Egizio di Torino, unico evento fuori sede nell’anno del bicentenario del più antico museo egizio del mondo. Promossa dalla Fondazione Villa Bertelli e dal Comune di Forte dei Marmi, l’esposizione sarà inaugurata al Forte di Leopoldo I, giovedì 1° agosto 2024, dal sindaco di Forte dei Marmi, Bruno Murzi; dal presidente di Villa Bertelli, Ermindo Tucci; e dal direttore del museo Egizio, Christian Greco. “Gli Egizi e i doni del Nilo” proporrà un viaggio nel tempo alla scoperta dell’antica civiltà nilotica in 24 reperti, dall’Epoca Predinastica (3900−3300 a.C.) all’età greco-romana (332 a.C.−395 d.C.). Vasi, stele, amuleti e papiri, oltre alla maschera funeraria di età romana (30 a.C.-395 d.C.), una riproduzione, idealizzata del volto del defunto, realizzata in cartonnage e destinata alla protezione magica della mummia, offriranno al pubblico un assaggio del Museo più antico al mondo, dedicato alla civiltà sviluppatasi sulle rive del Nilo. Proprio nell’autunno 2024, infatti, il museo Egizio, che custodisce circa 40mila reperti, di cui 12mila in esposizione, celebrerà il suo bicentenario. E la mostra di Forte dei Marmi rientra tra le iniziative che nel corso dell’anno celebreranno questo importante traguardo, non solo a Torino.
“La mostra Gli Egizi e i doni del Nilo”, spiega il curatore Paolo Marini ad archeologiavocidalpassato.com, “nasce grazie a una collaborazione tra il museo Egizio e il Comune di Forte dei Marmi. Si tratta di una mostra che si rivolge a un pubblico trasversale non soltanto ai locali che vivono a Forte dei Marmi ma anche ai turisti che in estate visitano quella località per cui ha un respiro internazionale. È una mostra che attinge ai magazzini del museo Egizio. Infatti verranno esposti 24 reperti che sono di eccezionale bellezza che raccontano quella che è stata la lunghissima storia dell’Antico Egitto a partire dalla fine del IV millennio a.C. e fino al IV secolo d.C. E in questo lungo percorso vi saranno oggetti che parleranno della realizzazione di vasi, di stele, di vasi canopi, di statue, e quindi di quelle che sono state le grandi arti che hanno fatto l’Egitto il Paese che oggi tutti noi conosciamo”.

Presentazione, al museo Egizio di Torino, della mostra “Gli Egizi e i doni del Nilo”: da sinistra, Ermindo Tucci, Fabio Genovesi, Bruno Murzi ed Evelina Christillin (foto graziano tavan)
“Dopo la trasformazione del 2015 il museo Egizio si è aperto al mondo, ha cambiato costantemente la sua offerta espositiva, ha studiato nuove strade e modalità per raccontare non solo la cultura materiale, ma anche la storia nascosta dei reperti e della civiltà dell’antico Egitto, attraverso la ricerca e le nuove tecnologie”, intervengono la presidente del museo Egizio, Evelina Christillin e il direttore, Christian Greco. “Ora ci apprestiamo a vivere una nuova stagione di trasformazione, in occasione dei 200 anni del Museo. Celebrarli non è solo un esercizio di memoria, ma significa anche programmare il futuro con un occhio attento anche alla ricostruzione del paesaggio, della natura e della cultura, da cui provengono gli oggetti che custodiamo e raccontiamo al pubblico. Alla base di questa evoluzione c’è l’idea di un museo come laboratorio della contemporaneità, attento alla condivisione dei saperi, in cui la storia, l’archeologia e la ricerca, costituiscono non solo uno strumento per preservare il passato e la memoria, ma anche una sorta di lente di ingrandimento sull’oggi e su un patrimonio archeologico, che ci permette di sentirci parte di un’unica collettività. In quest’ottica, proprio nell’anno del bicentenario è nata la collaborazione con il Comune di Forte dei Marmi e con Villa Bertelli”,

Il Fortino Leopoldo I, luogo iconico di Forte dei Marmi (Lu) (foto comune forte dei marmi)
“Il Comune di Forte dei Marmi, per la prima volta in Toscana”, dichiarato il sindaco Bruno Murzi, “ospiterà la mostra Gli Egizi e i doni del Nilo, a cura del museo Egizio di Torino, prima realtà museale in Italia e seconda nel mondo in grado di raccontare questa meravigliosa storia millenaria. Ringrazio la presidente Evelina Christillin e il direttore Christian Greco per l’opportunità di far vivere ai nostri cittadini, agli ospiti, ma anche a tutti gli studenti di ogni ordine e grado, che inviteremo, questo imperdibile percorso archeologico e storico. È, quindi, con fiera soddisfazione che abbiamo messo a disposizione gli spazi del Forte di Leopoldo I nel cuore del paese, dove sarà possibile vedere l’esposizione con visite guidate e altre iniziative, capaci di far diventare la nostra città, per qualche mese, centro pulsante di storia e cultura a fianco di un museo italiano, gloria e vanto dell’intero Paese”.
“Per la Fondazione Villa Bertelli è un onore, ma anche una grande gioia”, prosegue il presidente di Villa Bertelli, Ermindo Tucci, “presentare questa prestigiosa mostra, che ci ha permesso di collaborare con il museo Egizio di Torino, nell’anno dei festeggiamenti del bicentenario della sua istituzione. Forte dei Marmi è una realtà turistica, che seppure nota in Italia e nel mondo, non vanta una storia antica, come il resto della nostra penisola. Tuttavia, deve il suo nome alla realizzazione del simbolo del paese, il Fortino, che è una struttura fortificata costruita da Leopoldo I Granduca di Toscana, nonno di Leopoldo II, finanziatore, congiuntamente a Carlo X di Francia, della spedizione franco-toscana in Egitto nel 1828, diretta dal grande egittologo francese Jean Francois Champollion e dal giovane collega italiano Ippolito Rosellini. Un legame storico, dunque, che si riallaccia idealmente in questa occasione e La Fondazione Villa Bertelli si inserisce con orgoglio in questa illustre scia, per consentire nel secondo millennio, di accedere a un evento che, sono certo, rimarrà un fiore all’occhiello nella nostra storia culturale e artistica”.

Modellino di imbarcazione dei corredi funerari del Primo Periodo Intermedio (2118-1980 a.C.) consevato al museo Egizio di Torino (foto mudeo egizio)
Tra i reperti in mostra, un tipico modellino di imbarcazione dei corredi funerari del Primo Periodo Intermedio (2118-1980 a.C.), in legno stuccato e dipinto, decorato con la coppia di occhi udjat a protezione dello scavo. Queste imbarcazioni in genere rappresentano il viaggio del defunto verso la città sacra di Abido. Dalla Galleria della Cultura materiale del museo Egizio proviene invece il set completo di vasi canopi in alabastro di Ptahhotep, vissuto durante il Terzo Periodo Intermedio (1076-722 a.C.). I 4 vasi sono chiusi da coperchi che ritraggono i Figli di Horus, con teste zoomorfe, utilizzati per conservare separatamente gli organi del defunto. Il percorso espositivo sarà arricchito da infografiche e da installazioni multimediali, con approfondimenti storico-scientifici sui reperti e i diversi periodi storici. In esposizione anche una riproduzione digitale in 3D della monumentale statua di Ramesse II, uno dei reperti simbolo del Museo Egizio, che risale al XIII secolo a.C. ed è inamovibile.

Riproduzione digitale in 3D della monumentale statua di Ramesse II, uno dei reperti simbolo del museo Egizio di Torino (foto museo egizio)
In preparazione anche una speciale audioguida in italiano e in inglese, con la voce dello scrittore fortemarmino Fabio Genovesi, candidato al Premio Strega con il romanzo “Oro puro”. Sono inoltre allo studio laboratori didattici e visite guidate, che vedono la collaborazione tra Villa Bertelli e il museo Egizio.
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