Roma. A Palazzo Massimo (museo nazionale Romano) il convegno scientifico “Acqua nelle città dell’Italia romana: utenda, servanda, ducenda”: due giornate di interventi tra archeologia, storia, epigrafia e studi sul paesaggio per una riflessione sul ruolo dell’acqua nei contesti urbani del mondo romano. Ecco il programma
Il 17 e 18 aprile 2026, a Palazzo Massimo (museo nazionale Romano) di Roma, il convegno scientifico “Acqua nelle città dell’Italia romana: utenda, servanda, ducenda” che propone un’ampia riflessione sul ruolo dell’acqua nei contesti urbani del mondo romano, affrontata attraverso un approccio multidisciplinare che integra archeologia, storia, epigrafia e studi sul paesaggio. Dalla captazione alla distribuzione, dalla gestione pubblica e privata agli aspetti simbolici e culturali, l’acqua emerge come elemento centrale nella costruzione, nell’organizzazione e nella vita quotidiana delle città romane. Il programma si articola in due giornate di studio con la partecipazione di studiosi e specialisti provenienti da diverse istituzioni, e approfondisce temi quali: sistemi di approvvigionamento idrico e infrastrutture (acquedotti, condotti, cisterne); gestione e regolamentazione dell’acqua nelle città romane; paesaggi urbani legati all’acqua; casi studio da Roma, Ostia, Pompei e altre città dell’Italia romana; continuità e trasformazioni nell’uso dell’acqua nel tempo. Le sessioni si svolgono nelle giornate del 17 e 18 aprile, con interventi distribuiti tra mattina e pomeriggio e momenti di discussione. Ingresso libero fino a esaurimento posti.
PROGRAMMA 17 APRILE 2026. Alle 9.30, saluti di Alfonsina Russo, Federica Rinaldi, Stefania Quilici Gigli. Presiede Andrea Giardina: L. Capogrossi Colognesi, E. Tassi, “La città romana e le sue acque”; L. Maganzani, “La regolamentazione dei condotti d’acqua pubblica nelle città romane, dal caput aquae alla destinazione finale”; S. Orlandi, “Le fistulae aquariae di Roma e il loro contributo agli studi prosopografici”; G.L. Gregori, D. Nonnis, “L’acqua dentro e fuori le città d’Italia nel suo riflesso epigrafico”; discussione; 11.45, coffee break. Presiede Gianluca Tagliamonte: F. D’Andria, “L’acqua a Castro, tra Messapi e Romani”; G. Scardozzi, “L’acqua nelle e per le città del Salento: i casi di Ugento e Lecce”; S. Quilici Gigli, “Tante aquae nelle città senz’acqua”; discussione. Alle 14.45, presiede Marcello Guaitoli: A. D’Alessio, “Ond’io, ch’era ora a la marina vòlto / dove l’acqua di Tevero s’insala… (Purgatorio, II, 100-101). L’acqua a Ostia dall’età arcaica al tardo impero; M. Spanu, “La città e il fiume: aspetti urbanistici nelle città di fondazione in Italia (IV-II sec. a.C.)”; G. Ceraudo, “Aquino, città dell’acqua”; discussione; 16.15, coffee break. Presiede Simone Quilici: B. Zarrao, F. Rinaldi, D. Rose, “La questione idraulica al Colosseo”; P. Quaranta, F. Coletti, “L’approvvigionamento idrico a servizio del Palazzo imperiale: conduzione, distribuzione”; R. Alteri, “Usi pubblici e privati dell’acqua tra Foro romano e Palatino”; L. Quilici, “Le Mura Aureliane nel superamento del Tevere a Testaccio”; discussione.
PROGRAMMA 18 APRILE 2026. Alle 9.30, presiede Patrizia Basso: M. Azzari, S. Campana, P. Liverani, D. Susini, “Roselle e l’acqua: fonti di approvvigionamento e gestione nella lunga durata”; G. Furlan, A. Borsato, “Aquileia, città d’acque (fiumi, canali, fosse)”; E. Giorgi, S. Morsiani, M. Cavalazzi, “Ravenna città d’acqua. L’evoluzione di un paesaggio urbano tra canali e acque interne in età antica”; discussione. Alle 11, coffee break. Presiede Patrizia Basso: J. Bonetto, G. Da Villa, “L’acquedotto di Nora: rilievo, studio e ricostruzione del monumento”; G. Falezza, “Acquedotti e distribuzione dell’acqua a Verona”; M.S. Busana, G. Mariotti, J. Turchetto, “L’acquedotto romano di Vicenza: tra dati di archivio e nuove acquisizioni”; G. Cera, “Castella aquarum: raccolta e distribuzione nelle città dell’Italia romana”. Alle 14.45, presiede Maria Luisa Marchi: F. Giletti, M. Covolan, “Pompei, la gestione dell’acqua, la percezione e l’utilizzo di quella piovana”; S. Cespa, “Metodologie e tecniche di conservazione dell’acqua: cisterne nelle città dell’Italia romana”; G. Renda, “Ut sine intermissione diebus noctibusque aqua fluat. L’acqua nell’arredo urbano dell’Italia romana”; discussione e chiusura dei lavori.
Padova. Al Palazzo Bo, in presenza e on line, giornata di studi “Ricostruire il passato. Dalla ricerca storica alla Virtual Reality”: esperienze recenti di ricostruzioni virtuali, dalla ricostruzione dei siti archeologici polesani al teatro romano di Aquileia, dal Tempietto longobardo di Cividale al Capitolium di Verona. Ecco il programma
Giovedì 12 marzo 2026, alle 9, in Aula Nievo di Palazzo Bo dell’università di Padova, giornata di studi “Ricostruire il passato. Dalla ricerca storica alla Virtual Reality”, che si può seguire anche in streaming alla pagina youtube.com/dbcunipd: incontro nazionale dedicato alle nuove frontiere di sviluppo delle ricostruzioni digitali dei siti archeologici e delle architetture storiche. Studiosi di diversi enti di ricerca italiani presenteranno varie esperienze recenti di ricostruzioni virtuali e il percorso metodologico che intercorre tra la ricerca e la trasmissione visuale delle conoscenze. La giornata sarà aperta dalla prima presentazione pubblica delle ricostruzioni dei siti archeologici di Corte Cavanella, San Basilio e Frattesina in Polesine, cui hanno contribuito il dipartimento dei Beni culturali dell’ateneo patavino e l’università Ca’ Foscari di Venezia in un progetto sostenuto dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo e dal Parco Delta del Po Veneto. Hanno coordinato le attività la soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per le province di Verona Rovigo e Vicenza e la direzione regionale Musei nazionali del Veneto. La giornata di studi vuole mettere a confronto metodi e prospettive della divulgazione scientifica nel campo dell’archeologia e dell’architettura.
IL PROGRAMMA. Modera la giornata il prof. G. Salemi. Alle 9, saluti istituzionali e Introduzione: G. Valenzano, M. S. Busana (UniPD-dBC); G. Muraro (fondazione Cariparo); P. Massaro (parco regionale veneto Delta del Po); A. Rosignoli (soprintendenza ABAP Verona Rovigo Vicenza); 9.30, J. Bonetto, A. Zara, E. Faresin, A. Facchi, G. Falezza, G. Gambacurta, S. Paltineri, C. Previato, G. Iadicicco, N. Pollon, V. Cremasco, D. Pagella (università di Padova; soprintendenza ABAP per le Province di Verona Rovigo e Vicenza; direzione regionale Musei nazionali Veneto; università Ca’ Foscari di Venezia; Rendering Studio: “L’antico Polesine tra ricerca e comunicazione digitale: San Basilio, Corte Cavanella, Adria”; 10.10, L. Cardarelli, P. Bellintani, W. de Neef, M.L. Pulcini, P. Salzani, A. Cardarelli (Sapienza università di Roma; soprintendenza per i Beni culturali – Provincia autonoma di Trento – CPSSAE; Otto-Friedrich-Universität Bamberg; direzione regionale Musei nazionali Veneto; soprintendenza ABAP per le Province di Verona Rovigo e Vicenza; Fondazione Sapienza – Istituto italiano di Preistoria e Protostoria): “Il grande villaggio del Bronzo finale di Frattesina (Fratta Polesine – Ro). Dalla ricerca sul campo alla ricostruzione digitale”; 10.40, A.R. Ghiotto, G. Furlan, E. Faresin, S. Berto, K. Mendola (università di Padova; CNR, Istituto Scienze del Patrimonio Culturale): “Roma La ricostruzione 3D del teatro romano di Aquileia e del “Campo romano” di Schio”; 11.10, M. Baioni, C. Mangani, G. Maltese (museo Archeologico della Valle Sabbia, Gavardo – Bs; museo Archeologico Platina, Piadena-Drizzona – Cr; museo civico Archeologico “G. Rambotti”, Desenzano del Garda – Bs): “Il sito UNESCO delle palafitte: dalla ricerca alla sfida della valorizzazione attraverso la realtà virtuale”; 11.30, coffee break; 11.50, C. Guarnieri, M. Toffanin (università di Padova; Archivio di Stato di Rovigo): “Ricerche al cuore del Santo. Indagando attorno alle perdute barriere liturgiche della Basilica di Sant’Antonio di Padova”; 12.20, L. Galeazzo, F. Panarotto (università di Padova): “Ricostruire la periferia d’acqua di Venezia: storia e trasformazioni delle isole lagunari in un’infrastruttura geospaziale 3D”; 12.50, discussione; pausa pranzo.

Verona Time Machine: con gli smartglass alal scoperta della Verona romana in Realtà Aumentata (foto artglass)
Alle 15, A. Giordano, E. Svalduz, G. Guidarelli, R. A. Bernardello, P. Borin, F. Panarotto, M. Perticarini, M. Rossi (università di Padova; università di Brescia; musei di Palazzo dei Pio): “Dalla storia alla rappresentazione: città e architetture invisibili”; 15.30, M. S. Busana, I. Carpanese, N. Dalla Pozza, A. Padoan, A. Vacilotto (università di Padova): “CArD3d – Carta Archeologica Digitale Tridimensionale del Veneto: un prototipo di webApp per far conoscere il patrimonio archeologico regionale attraverso le ricostruzioni virtuali”; 16, L. Villa (Stiftung pro Kloster S. Johann, Müstair): “Raccontare il Tempietto Longobardo di Cividale del Friuli”; 16.30, A. Scuderi, M. R. Bertoncini, M. Tramonti, A. Tricomi (Capitale Cultura Group/ARtGlass Imprese Culturali e Creative; associazione ArcheoNaute Onlus): “Verona Per una fruizione accessibile del Capitolium di Verona: l’esperienza in realtà aumentata di Verona Time Machine”; 17, E. Demetrescu, T. Ismaelli, S. Berto, S. Bozza (CNR, Istituto Scienze del Patrimonio Culturale, Roma): “Ricostruire come pratica scientifica: dal dato stratigrafico al modello interpretativo”; 17.30, P. Basso, N. Del Barba (università di Verona): “La ricostruzione delle mura tardoantiche nel settore meridionale di Aquileia”; 18, discussione.
Esclusivo. Con la prof.ssa Giovanna Gambacurta (università Ca’ Foscari) primo bilancio della campagna 2025 nel sito preromano di San Basilio ad Ariano nel Polesine (Ro): le tracce dell’insediamento sono pertinenti al periodo tra fine VI sec. e inizio V sec. a.C. e confermano l’orientamento delle strutture di tutto il sito; scorie di bronzo e frammenti di macine e macinelli rivelano invece la presenza di officine produttive. Tanti elementi da approfondire nei prossimi anni

La prof.ssa Giovanna Gambacurta (UniVe) osserva la trincea settentrionale dello scavo preromano di San Basilio ad Ariano nel Polesine (foto graziano tavan)
Le tracce dell’insediamento preromano di San Basilio ad Ariano nel Polesine (Ro) sono pertinenti a un periodo cronologico coerente, tra gli ultimi decenni del VI sec. a.C. e i primi del V sec. a.C., dato confermato dalla ceramica di importazione rinvenuta: è una delle conclusioni giunte dalla campagna di scavo 2025, condotto dalla prof.ssa Giovanna Gambacurta del dipartimento di Studi umanistici dell’università Ca’ Foscari di Venezia, in convenzione con la soprintendenza ABAP di Verona, Rovigo e Vicenza (dott.ssa Giovanna Falezza), nell’ambito del progetto “San Basilio” finanziato dalla fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo. La trincea settentrionale, anche se molto compromessa, conferma un orientamento delle strutture coerente con il resto dell’abitato, mentre la trincea meridionale ha restituito una capanna destinata a dare molte informazioni nelle future campagne di scavo. Costante anche la presenza sia di scorie di bronzo che di frammenti di macine e macinelli che ci parlano probabilmente di officine produttive. E poi un nuovo frammento di vaso del Pittore di Adria – congruente con quello ritrovato nel 2024 – impegna gli archeologi a capire la produzione di questa bottega adriese mai trovata prima al di fuori di Adria. Infine le indagini magnetometriche indicano che l’abitato era molto ampio. Ce n’è quindi abbastanza per capire quanto saranno impegnative anche le ricerche dei prossimi anni. Tra impegno, curiosità e prospettive future, ecco il resoconto di Giovanna Gambacurta in esclusiva per archeologiavocidalpassato.com.
“Nel 2025 abbiamo ripreso gli scavi a San Basilio di Ariano nel Polesine nell’ambito del progetto condotto dalle università di Padova e Venezia”, spiega la prof.ssa Gambacurta ad archeologiavocidalpassato.com. “Noi come università Ca’ Foscari abbiamo aperto due trincee. Avevamo l’idea di proseguire una delle due trincee aperte negli anni passati, quella più settentrionale, e di portarla a termine; e di approfondire invece il lavoro nella trincea più meridionale, aperta l’anno scorso e che sembrava avere delle evidenze piuttosto interessanti.

Studenti di Ca’ Foscari impegnati nello scavo della trincea meridionale del sito preromano di San Basilio ad Ariano nel Polesine (foto graziano tavan)
Come al solito sono presenti studenti dei tre gradi di formazione, quindi della triennale, delle magistrali, della specializzazione del dottorato, naturalmente con mansioni diverse. Ci sono circa 12-15 persone che hanno lavorato, per un mese (le quattro settimane di giugno 2025, ndr), alternandosi in turni, e cerchiamo di condurre a termine le operazioni di quest’anno anche per impostare la prosecuzione del progetto negli anni futuri”.
“Come dicevo, abbiamo aperto due trincee. La trincea più settentrionale – continua Gambacurta – è quella che avevamo già in esame da tre anni e qui la situazione – lo sapevamo – era molto compromessa dalle arature e quindi stiamo solo conducendo a termine quello che è possibile ricavare da questa situazione davvero molto molto compromessa e molto frammentaria.

Veduta da drone della trincea settentrionale (A) sul sito preromano di San Basilio ad Ariano nel Polesine (Ro) con strutture incendiate (foto unive)
Situazione ormai molto residua, ma che ci darà delle indicazioni interessanti, almeno per quanto riguarda un orientamento coerente delle poche strutture rimaste con tutte le altre strutture dell’abitato. Quindi, sostanzialmente, per noi sono cose molto evidenti o resti microscopici, ma rientra in un inquadramento generale del sito e dell’insediamento.

Veduta da drone della trincea meridionale (D) sul sito preromano di San Basilio ad Ariano nel Polesine (Ro) (foto unive)
Quello che invece ci interessa di più anche per le prospettive future è la trincea più meridionale dove compare una struttura insediativa, una capanna, i resti di una casa con i suoi piani pavimentali, le buche per i pali portanti, le strutture che dovevano reggere l’alzato, anche dei piani focati e dei resti di attività. Le azioni di quest’anno sono state rivolte a mettere in luce con chiarezza questo tipo di organizzazione di questo piccolo segmento dell’abitato per poterlo poi indagare meglio negli anni futuri. Diciamo che quest’anno abbiamo fatto molto lavoro preliminare. Per questo motivo abbiamo pochi materiali e molta documentazione di strati, di livelli e possibilità di ricostruzione”.

I buchi di palo della capanna portata alla luce nelal trincea D del sito preromano di San Basilio ad Ariano nel Polesine (foto graziano tavan)
“Diciamo che anche nella diversità dello scavo, anche se abbiamo visto che le due trincee hanno restituito situazioni molto diverse dal punto di vista delle strutture, soprattutto dal punto di vista della loro conservazione, una cosa che si può dire – sottolinea Gambacurta – è che questi piani strutturali, questi resti di insediamento, erano pertinenti tutti a un periodo cronologico coerente, cioè siamo tra gli ultimi decenni del VI sec. a.C. e i primi del V sec. a.C. Lo abbiamo visto soprattutto da alcuni frammenti di ceramica di importazione che sono stati inquadrati, anche con l’ausilio di Simonetta Bonomi che, per tradizione, si occupa della ceramica attica anche di questa zona. Altre due caratteristiche che si possono sottolineare è la presenza sempre costante sia di scorie di bronzo che di frammenti di macine e macinelli che ci parlano probabilmente di officine produttive, forse anche di carattere metallurgico, anche se non abbiamo trovato proprio il focus della fornace, però tanti di questi strumenti, il che è ben comprensibile nell’ambito di un insediamento che era un porto e che quindi aveva bisogno di un artigianato molto efficace.

Frammento di ceramica a figure nere in corso di scavo sul sito preromano di San Basilio ad Ariano nel Polesine (foto unive)
Un’altra cosa abbastanza significativa di quest’anno è che abbiamo trovato un altro frammento di un vaso che avevamo trovato l’anno scorso – probabilmente sono frammenti congruenti – un vaso di una produzione specifica adriese, del cosiddetto Pittore di Adria, un vaso figurato, e contiamo di vedere di riuscire a ricostruire almeno qualcosa di questa produzione molto particolare perché fino a oggi questo cosiddetto Pittore di Adria era un’officina, una bottega i cui prodotti erano rinvenuti solo ad Adria, e questo è il primo elemento che troviamo fuori della città, forse frutto di un rapporto tra i due centri”.

Studenti dell’università Ca’ Foscari di Venezia impegnati nel lavaggio dei materiali nel sito preromano di San Basilio ad Ariano nel Polesine (foto unive)
“Grazie al supporto della Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo abbiamo sostanzialmente una buona possibilità di altri 3 anni di lavoro qui a San Basilio in cui continueremo con le nostre ricerche, in cui credo che chiuderò la trincea più settentrionale, quella più compromessa, e approfondirò invece quella più meridionale dove i resti, come dicevo, sono più significativi, e non escludo di cercare di ubicare qualche altro saggio in relazione al fatto che abbiamo un’indagine magnetometrica, cioè abbiamo una ricerca di superficie che ci fa vedere che ci sono evidenze dell’insediamento in un ambito piuttosto ampio e quindi si può provare a fare qualche saggio anche collocato in punti diversi della campagna, sempre della campagna che abbiamo intorno. E naturalmente – conclude Gambacurta – questo tipo di operazioni vanno concordate con gli altri partner di progetto dell’università di Padova in modo tale che conduciamo un progetto che abbia delle linee guida sempre coerenti tra di loro. E nell’ambito di questo progetto abbiamo già sviluppato anche una ricostruzione tridimensionale ipotetica dell’insediamento sulla quale continueremo a lavorare per ulteriori dettagli”.
Esclusivo. Con la prof.ssa Caterina Previato (UniPd) primo bilancio della campagna 2025 nel sito romano di San Basilio ad Ariano nel Polesine (Ro): tra le scoperte, la banchina di una darsena per raggiungere la villa romana via acqua; e la planimetria dell’edificio di grandi dimensioni che poggiava su pali di legno. Tra i reperti un orecchino d’oro e due lucerne integre

La prof.ssa Caterina Previato (UniPd) sullo scavo della villa romana di San Basilio ad Ariano nel Polesine (Ro) (foto graziano tavan)

Una lucerna, rinvenuta integra, nello scavo della villa romana di San Basilio ad Ariano nel Polesine (Ro) (foto unipd)
Definito il limite settentrionale della villa romana di San Basilio, uno spazio scoperto, probabilmente una banchina, legato a una darsena o comunque a un bacino d’acqua che permetteva di raggiungere la villa tramite vie d’acqua. Dalle terme della villa recuperato un altro orecchino d’oro. E del grande edificio, sicuramente di carattere pubblico, la cui planimetria oggi è più chiara, si è scoperta che poggiava su pali di legno per una maggior tenuta delle strutture soprastanti. Sono i risultati più eclatanti da un primo bilancio provvisorio della campagna di scavo 2025, condotto dalla prof. Caterina Previato col prof. Jacopo Bonetto, del dipartimento dei Beni culturali dell’università di Padova, in collaborazione con la soprintendenza ABAP di Verona Rovigo e Vicenza (dott.ssa Giovanna Falezza), nell’ambito del progetto “San Basilio” finanziato dalla fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo. Tra impegno, curiosità e prospettive future, ecco il resoconto di Caterina Previato in esclusiva per archeologiavocidalpassato.com.

Il gruppo di studenti del primo turno allo scavo di San Basilio romana dell’università di Padova (foto unipd)

Il gruppo di studenti del secondo turno allo scavo di San Basilio romana dell’università di Padova (foto unipd)
LA CAMPAGNA 2025. La campagna di scavo del 2025 relativa all’abitato romano di San Basilio aveva come obiettivo quello di continuare ad indagare la cosiddetta villa, già individuata negli anni ’70 del secolo scorso e ormai in corso di scavo dal 2022, e parallelamente di procedere con lo scavo di un nuovo grande edificio individuato due anni fa grazie alle prospezioni geofisiche. Nello specifico la campagna di scavo si è svolta dal 12 maggio al 13 giugno 2025, per un totale di 5 settimane, e ha visto il coinvolgimento di numerosi studenti dell’università di Padova di diverso livello, con gruppi di 15 ragazzi che si sono alternati nel corso delle settimane. Le attività sul campo sono state coordinate da me, Caterina Previato, ma il progetto vede la co-direzione anche di Jacopo Bonetto dell’università di Padova e di Giovanna Falezza della soprintendenza Abap di Verona Rovigo e Vicenza.

Una lucerna, rinvenuta integra, nello scavo della villa romana di San Basilio ad Ariano nel Polesine (Ro) (foto unipd)

Grande edificio romano a San Basilio: sistema di fondazione con pali lignei alla base del muro perimetrale (foto unipd)
TRE SAGGI DI SCAVO NEL 2025. Le indagini hanno interessato tre diversi settori di scavo: due relativi alla villa, già aperti negli scorsi anni, e uno relativo al nuovo edificio. Nei due saggi relativi alla villa ci siamo posti obiettivi diversi e di conseguenza anche le attività sono procedute in maniera diversa. Nel cosiddetto saggio 1, già aperto nel 2022, abbiamo deciso di approfondirci al fine di indagare le fasi più antiche dell’edificio, e soprattutto di definire la cronologia di costruzione della villa, e degli interventi di ristrutturazione che ha subito nel corso del tempo. Per quanto riguarda invece il saggio 2, sempre relativo alla villa, ci siamo posti un obiettivo di carattere planimetrico. In particolare abbiamo cercato di definire il limite settentrionale dell’edificio e il suo rapporto con l’ambiente circostante. Ed effettivamente siamo riusciti a individuare una struttura muraria che separava il complesso da uno spazio scoperto, probabilmente adibito a banchina, legato a una darsena o comunque a un bacino d’acqua che permetteva di raggiungere la villa tramite vie d’acqua. Per quanto riguarda invece il terzo saggio di scavo relativo al nuovo edificio, ci siamo dati un obiettivo ancora diverso, ovvero quello di definirne la planimetria dell’edificio, l’assetto architettonico e le caratteristiche costruttive. Di particolare interesse in questo settore è stata l’individuazione, grazie a un sondaggio di approfondimento in prossimità di un muro perimetrale, del sistema di fondazione che caratterizza questa struttura, che prevede il posizionamento alla base del muro di pali lignei funzionali ad asciugare il terreno e a permettere una maggior tenuta delle strutture soprastanti. Questo dato, oltre a essere interessante dal punto di vista tecnico-costruttivo, è per noi molto importante perché proprio attraverso l’analisi dei legni sarà possibile definire la cronologia d’impianto di questo edificio.

Orecchino d’oro dal settore termale della villa romana di San Basilio ad Ariano nel Polesine (Ro) (foto unipd)
CURIOSITÀ. Le attività di scavo di quest’anno, oltre a darci nuove preziose informazioni sulle caratteristiche planimetrico-architettoniche e sulla cronologia degli edifici, ci hanno restituito – come negli anni scorsi – anche molti interessanti reperti. Numerose sono state anche quest’anno le monete ritrovate in tutti i saggi di scavo che ci permettono di confermare l’importanza di snodo commerciale del sito di San Basilio in età romana. Tra gli altri reperti particolarmente interessanti si segnalano inoltre due lucerne integre, numerosi strumenti legati al mondo della pesca, e inoltre un orecchino d’oro dal settore termale della villa, che va a sommarsi a quello che avevamo già ritrovato due anni fa nello stesso settore.
PROSPETTVE FUTURE. I risultati di questa campagna di scavo, uniti anche agli eccezionali risultati degli anni precedenti di questo importante progetto che ha avuto il sostegno della Fondazione Cariparo, dimostrano chiaramente l’importanza del sito di San Basilio in età romana, e stimolano l’interesse a proseguire le indagini, per indagarne la storia, l’evoluzione nel corso del tempo, e anche il rapporto con l’ambiente circostante, in quanto i risultati che abbiamo ottenuto dimostrano come gli edifici fossero strettamente integrati con tutto il sistema di vie d’acqua che doveva caratterizzare questo territorio. Ci auguriamo quindi di poter proseguire le nostre ricerche il prossimo anno e anche negli anni a venire. L’attenzione sarà rivolta ancora alla villa che, benché nota dagli anni ’70 del secolo scorso, riserva ancora numerosissime sorprese, ma anche al nuovo grande edificio posto poco più ad ovest, che è sicuramente un unicum per le sue caratteristiche architettoniche e dimensionali, e su cui sarà importante approfondire le indagini per definirne la funzione. Si tratta infatti sicuramente un edificio di carattere pubblico, viste le sue dimensioni e la sua imponenza, ma la sua funzione resta ancora tutta da chiarire, così come la sua cronologia.
Ariano nel Polesine (Ro). Per “Progetto San Basilio” la conferenza di Jacopo Bonetto (unipd) e Giovanna Falezza (sabap-vr) apre gli “Incontri di archeologia” legati allo scavo dell’abitato romano e di quello etrusco di San Basilio. Ecco il programma delle conferenze e delle visite sui cantieri di scavo
Con la conferenza di giovedì 22 maggio 2025, primo degli “Incontri di archeologia”, torna l’archeologia a San Basilio di Ariano nel Polesine (Ro). Grazie alla collaborazione dell’università Ca’ Foscari di Venezia e all’università di Padova, impegnate nelle diverse attività di scavo archeologico, sono in cantiere numerose iniziative nell’ambito del Progetto San Basilio per andare alla riscoperta della ricchissima storia antica del sito di San Basilio. Appuntamento dunque il 22 maggio 2025, alle 18.30, al Centro Turistico Culturale San Basilio, per la prima conferenza sul “Progetto San Basilio”, tenuta da Jacopo Bonetto del dipartimento dei Beni culturali dell’università di Padova e da Giovanna Falezza, direttrice del museo Archeologico nazionale di Verona e ispettrice della soprintendenza ABAP di Verona. Info e prenotazioni: +39 392 9259875.
Come si diceva, la conferenza del 22 maggio è la prima degli “Incontri di archeologia” che si tengono sempre al Centro Turistico Culturale San Basilio, alle 18.30. Gli “Incontri” continuano il 6 giugno 2025 con Caterina Previato (università di Padova); il 27 giugno 2025 con Giovanna Gambacurta (università Ca’ Foscari); l’11 settembre 2025 con Silvia Paltineri (università di Padova); il 7 novembre 2025 con Jacopo Turchetto (università di Padova). Affiancano gli “Incontri di archeologia” le visite al cantiere “Scavi aperti”, in programma il sabato mattina alle 10, con ritrovo al Centro Turistico Culturale San Basilio alle 9.45. Si inizia il 24 maggio 2025 con la visita all’abitato romano a cura dell’università di Padova che promuove anche la successiva del 7 giugno 2025. Invece il 21 giugno 2025 la visita a cura dell’università Ca’ Foscari è all’abitato etrusco, come quella del 12 settembre 2025, ma quest’ultima a cura dell’università di Padova.
Adria (Ro). Al museo Archeologico nazionale l’incontro “Adria, San Basilio, Corte Cavanella. La rete per Una storia antica nella terra più giovane d’Italia” e presentazione del numero LVIII della rivista “Padusa”

Sabato 15 febbraio 2025, alle 10.30, al museo Archeologico nazionale di Adria (Ro) l’incontro “Adria, San Basilio, Corte Cavanella. La rete per Una storia antica nella terra più giovane d’Italia” e presentazione del numero LVIII della rivista “Padusa”. Alle 10.30, saluto delle autorità; 11, Alberta Facchi, direttore del museo Archeologico nazionale di Adria, “Sintesi di 3 anni di attività del progetto di educazione all’archeologia”; 11.20, Giovanna Falezza, soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio di Verona Rovigo e Vicenza, “Nuove modalità di fruizione del patrimonio archeologico con strumenti e ricostruzioni 3D”; 11.40, Paolo Bellintani, CPSSAE, presentazione del numero LVIII della rivista “Padusa”; 12, Giovanna Gambacurta, università Ca’ Foscari, e Silvia Paltineri, università di Padova, “I risultati della ricognizione nell’area dell’insediamento etrusco”.
Rovigo. A Palazzo Roncale, l’incontro “Archeologia in Polesine. Progetti in corso, novità, prospettive”: novità sul progetto di ricerca e valorizzazione di alcune aree archeologiche in provincia di Rovigo sostenuto dalla Fondazione Cariparo. Ecco il programma
Sabato 1° febbraio 2025, alle 9, a Palazzo Roncale a Rovigo, la Fondazione Cariparo ospita l’incontro “Archeologia in Polesine. Progetti in corso, novità, prospettive” che presenterà risultati e prospettive del progetto di ricerca e valorizzazione di alcune aree archeologiche di grande rilievo situate in provincia di Rovigo. Un progetto ambizioso, sostenuto dalla Fondazione Cariparo, che vede coinvolti la soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio di Verona Rovigo e Vicenza, l’università di Padova, l’università Sapienza di Roma, l’università Ca’ Foscari di Venezia, la direzione regionale Musei nazionali Veneto, il CPSSAE di Rovigo e il Comune di Ariano nel Polesine. Un intervento che ha un forte valore scientifico e può contribuire alla valorizzazione culturale e turistica di tutta l’area polesana. L’ingresso è gratuito, fino ad esaurimento posti, previa registrazione al seguente link: https://fondazionecariparo.it/…/archeologia-in…/
IL PROGRAMMA. INTRODUZIONE. Alle 9, saluti istituzionali e introduzione alla giornata: Giuseppe Toffoli, vice presidente, Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo; Andrea Rosignoli, soprintendente, soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per le province di Verona Rovigo e Vicenza; Daniele Ferrara, direttore, direzione regionale Musei nazionali Veneto. PROGETTI IN CORSO PER L’ARCHEOLOGIA IN POLESINE: 9.30, Paolo Bellintani, Andrea Cardarelli, Wieke De Neef, Paola Salzani, “Progetto Prima Europa – Frattesina e Grignano Polesine”; 9.50, Michele Cupitò, David Vicenzutto, Wieke De Neef, Paola Salzani, “Progetto Prima Europa – Villamarzana”; 10.10, Giovanna Gambacurta, Silvia Paltineri, Giovanna Falezza, “Progetto San Basilio: l’abitato etrusco”; 10.30, Jacopo Bonetto, Caterina Previato, Jacopo Turchetto, Wieke De Neef, Giovanna Falezza, “Progetto San Basilio: il vicus romano”; 10.50, pausa caffè. ARCHEOLOGIA PUBBLICA IN POLESINE: RICERCA E DIVULGAZIONE: 11.20, Raffaele Peretto, “Monitorare il territorio: gruppi archeologici attivi nella ricerca e il ruolo del CPSSAE”; 11.40, Enrico Maragno, “Quarant’anni di ricerche e divulgazione del Gruppo Archeologico di Villadose”; 12.10, Alberta Facchi, Marco Bruni, Maria Letizia Pulcini, “I Musei nazionali e locali: Adria, Fratta Polesine, San Basilio”; 12.30, Chiara Vallini, “Il Museo dei Grandi Fiumi oggi: eredità ed evoluzione”. PRESENTE E FUTURO DELL’ARCHEOLOGIA IN POLESINE: 12.50, Giovanna Falezza, Paola Salzani, “Archeologia in Polesine: dal presente al futuro”. Conclusione lavori.
Esclusivo. Con la prof.ssa Caterina Previato primo bilancio della campagna 2024 nel sito romano di San Basilio ad Ariano nel Polesine (Ro): tra le scoperte, nella villa romana un impianto termale e un accesso a una via d’acqua, e poi un edificio di grandi dimensioni che apre nuovi scenari per le future ricerche. Tra i reperti una piccola lucerna in bronzo

Ariano nel Polesine: campagna di scavo 2024 dell’università di Padova nel sito romano di San Basilio (foto unipd)
La villa romana di San Basilio prende forma, si arricchisce per la presenza di un impianto termale e di un accesso a una via d’acqua, e poi ci sono i primi dati del nuovo edificio, di grandi dimensioni e di prestigio, e sicuramente vissuto vista la qualità dei materiali utilizzati e la presenza di pavimenti musivi che aprono ipotesi da verificare nei prossimi anni: sono i risultati più eclatanti da un primo bilancio provvisorio della campagna di scavo 2024, condotto dalla prof. Caterina Previato col prof. Jacopo Bonetto, del dipartimento dei Beni culturali dell’università di Padova, in convenzione con la Soprintendenza ABAP di Verona, Rovigo e Vicenza (dott.ssa Giovanna Falezza), nell’ambito del progetto “San Basilio” finanziato dalla fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo. Tra impegno, curiosità e prospettive future, ecco il resoconto di Caterina Previato in esclusiva per archeologiavocidalpassato.com.
CAMPAGNA 2024. “La campagna di scavo dell’università di Padova – dipartimento dei Beni culturali a San Basilio ha interessato anche l’insediamento di età romana il cui scavo è seguito da me – Caterina Previato – e dal prof. Jacopo Bonetto in convenzione con la soprintendenza ABAP di Verona Rovigo e Vicenza, in particolare con Giovanna Falezza. Il progetto, finanziato dalla fondazione Cariparo, è iniziato tre anni fa e ha interessato innanzitutto l’area della cosiddetta villa romana, un edificio che è stato individuato casualmente negli anni ’70 del secolo scorso, indagato per alcuni anni dal professor Umberto Dalle Mulle e poi ricoperto. L’obiettivo iniziale era quello di riscoprire questo edificio, innanzitutto individuandolo sul terreno e poi indagandolo con i metodi moderni. Lo scavo è stato avviato due anni fa in corrispondenza di nuovi settori di questo edificio che abbiamo continuato a indagare anche nella campagna di scavo di quest’anno, durata cinque settimane, con un gruppo di studenti piuttosto nutrito: circa 16 persone sono state presenti ogni settimana sul cantiere.

Il praefurnium, forno per il riscaldamento degli ambienti termali della villa romana, individuato nella campagna 2024 dell’università di Padova a San Basilio (foto unipd)
“Per quanto riguarda la villa romana, quest’anno ci siano dedicati ad approfondirne le diverse fasi cronologiche. Già l’anno scorso, infatti, avevamo individuato degli ambienti con pavimenti risalenti al V sec. d.C. Quest’anno abbiamo approfondito lo scavo, e abbiamo recuperato nuovi materiali relativi alle fasi precedenti di piena età imperiale. Un dato particolarmente interessante è stato quello relativo a un ambiente indagato nel cosiddetto “saggio 2” che è probabilmente collegabile a un settore termale di questo grande edificio, dove abbiamo individuato un praefurnium, quindi un forno per il riscaldamento degli ambienti termali, in ottimo stato di conservazione. Anche questo è stato scavato, rilevato, indagato, e ci permetterà anche di capire quando è stato in funzione ed è stato utilizzato.

La pavimentazione in laterizi della riva del canale situato a Nord della villa romana, individuata nella campagna 2024 dell’università di Padova a San Basilio (foto unipd)
“Sempre in prossimità della villa, altri dati interessanti sono emersi nel settore più a Nord, dove abbiamo individuato quella che sembra essere una sorta di rampa di discesa, forse verso un canale o comunque una via d’acqua che doveva costeggiare la villa nel settore settentrionale, come sembra provare la presenza di alcuni pali di legno infissi nel terreno, metodo tipico nelle sistemazioni spondali.

Il nuovo edificio individuato a Ovest della villa romana, individuato nella campagna 2024 dell’università di Padova a San Basilio (foto unipd)
“La campagna di scavo 2024 però ha interessato anche un altro edificio, finora sconosciuto, che è stato intercettato quasi casualmente nello scorso autunno grazie alle prospezioni geofisiche condotte dalla nostra collega Wieke de Neef dell’università di Bamberg e anche ad alcune immagini da drone di tipo multispettrale che sono state realizzate dal collega Jacopo Turchetto sempre dell’università di Padova. Grazie appunto a queste indagini non invasive era stata riconosciuta la presenza di un grande edificio – finora del tutto sconosciuto – la cui planimetria era già ben identificabile da queste prime indagini. Abbiamo così deciso di indagarne la metà occidentale proprio per verificare quanto era visibile prima dello scavo. E la scoperta è stata importante perché l’edificio è effettivamente perfettamente conservato nelle sue strutture murarie che sono decisamente molto poderose, hanno fondazioni realizzate in blocchi di trachite che proviene dai colli Euganei: sono spesse oltre 90 centimetri a dimostrazione dell’imponenza dell’edificio e probabilmente del suo sviluppo in elevato. Abbiamo individuato anche un vano scala che ci fa ipotizzare la presenza addirittura di un secondo piano. La funzione di questo edificio resta al momento ignota, ma doveva avere sicuramente almeno alcuni vani a destinazione residenziale: ce lo dicono le tracce emerse dal terreno, in particolare moltissime tessere di mosaico e anche alcuni lacerti di mosaico emersi in alcuni vani. Era sicuramente un edificio anche molto ricco, perché lo stesso approvvigionamento della pietra da un luogo così distante ci testimonia che chi ha voluto questa costruzione aveva una certa disponibilità economica. L’anno prossimo continueremo senz’altro a indagare questo edificio ma anche la villa perché entrambi stanno riservando grandissime sorprese”.

La lucerna in bronzo dallo scavo della villa romana, individuata nella campagna 2024 dell’università di Padova a San Basilio (foto unipd)
CURIOSITÀ: LUCERNA IN BRONZO. “Anche lo scavo di quest’anno ci ha riservato grandi sorprese in termini di reperti. San Basilio è un sito che restituisce moltissimo. Non solo la consueta ceramica, ma anche materiali più pregiati, in particolare moltissimi reperti in metallo; numerosissime sono le monete – come già noto dagli scavi degli anni ’70 del Novecento – e anche quest’anno ne abbiamo ritrovate quasi cento, quindi numeri sempre molto consistenti. Però forse il reperto più bello ritrovato quest’anno è una piccola lucerna in bronzo perfettamente conservata che è stata ritrovata all’interno di una buca di uno degli ambienti della villa che stiamo indagando, forse nascosta appositamente in un momento difficile per chi abitava all’interno dell’edificio”.

Ariano nel Polesine: campagna di scavo 2024 dell’università di Padova nel sito romano di San Basilio (foto unipd)
IL FUTURO: DEFINIRE LA PLANIMETRIA DEL NUOVO EDIFICIO. “Per l’anno prossimo sicuramente continueremo lo scavo sia all’interno degli ambienti della villa che abbiamo identificato alla ricerca delle fasi cronologiche più antiche, nel tentativo di ricostruire la funzione dei diversi settori di questo edificio che viene chiamato villa ma non era la consueta villa rustica diffusa in età romana. Allo stesso tempo però sicuramente continueremo anche le indagini nel nuovo edificio individuato poco più ad Ovest indagando nella metà orientale così da definirne nel complesso tutta la planimetria e anche per comprenderne meglio la funzione, la tipologia, per cercare di capire a che cosa servisse questo edificio e come fosse utilizzato, e anche cominciando a scavare alcuni degli ambienti presenti al suo interno per ricercarne appunto alcuni elementi in grado di fissarne la cronologia di costruzione e di vita. Nel frattempo nei mesi autunnali-invernali ci dedicheremo poi al consueto studio di tutti i materiali che abbiamo recuperato nella campagna di scavo di quest’anno, dalla ceramica alle monete ai metalli, nel tentativo proprio di ricostruire un altro frammento della storia di San Basilio in età romana”.









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