Licodia Eubea. Coinvolgente performance live di Margherita Peluso, Pamela Vindigni e Giulia Trecosta al castello Santapau collegata alla mostra fotografica “Madre Terra, Natura-Naturans. Tra materia, immagine e corpo”, evento collaterale dell’XI Rassegna del documentario e della comunicazione archeologica


Manifesto della mostra “Madre Terra, Natura-Naturans. Tra materia, immagine e corpo” al museo Etnoantropologico “P. Angelo Coniglione” di Licodia Eubea (foto graziano tavan)

Un momento della performance live di Margherita Peluso, Pamela Vindigni e Giulia Trecosta al castello Santapau di Licodia Eubea (foto graziano tavan)
Metti una domenica mattina al castello Santapau a tu per tu con la Madre Terra. Succede anche questo all’XI Rassegna del documentario e della comunicazione archeologica di Licodia Eubea (Ct). Succede che una mostra fotografica di Andrea Iran e Giuseppe La Rosa “Madre Terra, Natura-Naturans. Tra materia, immagine e corpo”, allestita al museo Etnoantropologico “P. Angelo Coniglione” di Licodia Eubea come evento collaterale alla Rassegna, diventi una performance live suggestiva e intrigante che prima ha incuriosito poi ha letteralmente coinvolto il pubblico presente (molti gli alunni delle scuole, già protagonisti della mattinata didattica da “archeologi in erba” nell’ex chiesa di San Benedetto e Santa Chiara) invitato anche a una riflessione seria sul rispetto e la salvaguardia del nostro pianeta.

Un momento della performance live di Margherita Peluso, Pamela Vindigni e Giulia Trecosta al castello Santapau di Licodia Eubea (foto graziano tavan)
Accompagnate dalle percussioni e dai fiati di Marcello Di Franco, le tre performer – Margherita Peluso e Pamela Vindigni (già protagoniste sabato nel tardo pomeriggio di un live in piazzetta Stefania Noce, davanti alla sede della Rassegna) insieme a Giulia Trecosta, il cui “pancione” da dolce attesa ha dato ancora più forza al concetto della Grande Madre, sono apparse dall’alto dei ruderi del castello, novelle vestali della Madre Terra nella quale si sono immedesimate poco a poco ricoprendosi il corpo di argilla e diventando un tutt’uno con la progenitrice.

Un momento della performance live di Margherita Peluso, Pamela Vindigni e Giulia Trecosta al castello Santapau di Licodia Eubea (foto graziano tavan)
Quindi hanno portato il messaggio tra la gente, quasi in un rito di iniziazione. “La prima divinità di culto concepita dall’uomo è senz’altro la Grande Madre, come energia creatrice della natura e degli uomini”, spiegano le protagoniste. “Gea e Rea, Pachamama, Ninhursag, Astarte, Hathor poi Iside, Demetra, la stessa Maria di Nazareth: nomi che uniscono differenti culture e tempi, ma che si riferiscono ad un’unica grande fonte di creazione, fertilità, sessualità, nutrimento, nascita”. Anche stavolta Pamela e Margherita hanno messo in scena una performance condivisa tra materia e corpo in azione, in cui uomo e natura entrano in contatto, momenti immortalati ancora una volta dalle fotografie di Andrea Iran e Giuseppe La Rosa e che andranno ad aggiungersi, la prossima tappa, a quelle che già fanno parte della mostra “Madre Terra, Natura-Naturans. Tra materia, immagine e corpo”.
#buonconsiglioadomicilio. Maddalena Ferrari parla della Madonna del Canton, gruppo scultoreo in legno del XVII secolo, oggi al Castello del Buonconsiglio, ma fino al 1978 si trovava a Casa Zelgher tra via S. Pietro e via Manci a Trento

Nuovo appuntamento, è il 34.mo, con i video #buonconsiglioadomicilio per la regia di Alessandro Ferrini: Maddalena Ferrari, del settore storico-artistico del museo del Buonconsiglio, parla della Madonna del Canton, parola che in dialetto locale indica un angolo creato da due muri: la bella scultura lignea che rappresenta l’Annunciazione, oggi esposta al Castello del Buonconsiglio, ma che un tempo si trovava a Casa Zelgher tra via S. Pietro e via Manci. Risalente al XVII secolo è stata scolpita da uno scultore nordico che utilizzò legno di tiglio. Nel 1982 venne collocata nel medesimo posto una fedele copia.
“Ci troviamo al secondo piano di Castelvecchio”, spiega Maddalena Ferrari, “in una sala oggi unitaria ma che un tempo era divisa in due ambienti. La parte orientale era la cappella vecchia, uno dei più antichi luoghi di culto della residenza vescovile. Ce lo ricordano ancora le aperture presenti sulle pareti e in particolare gli affreschi trecenteschi con figure di sante tra cui Maria Maddalena vestita dei suoi capelli che ornano gli sguinci di una delle finestre. All’altra estremità della sala altri affreschi ci parlano di decorazioni successive, quattrocentesche e cinquecentesche. Riconosciamo in particolare una delle più famose imprese di Bernardo Cles: le sette verghe legate da un nastro con la scritta UNITAS e, sulla parete contigua, uno stemma principesco vescovile Madruzzo sopra il caminetto. Sono esposte in questa sala una preziosa serie di sculture e i rilievi in legno a tema sacro provenienti da varie aree del Trentino, di vari maestri sia di cultura italiana che di cultura tedesca di grande impatto dal punto di vista storico-artistico. Tra queste una in particolare dovrebbe colpire l’attenzione dei trentini o gli ospiti più attenti: la Madonna del Cantone, così chiamata per la sua posizione originaria. Stava infatti dal 1733 fino al 1978 sul cantone, appunto, l’angolo tra quattro strade importanti del centro storico di Trento, un luogo ancora adesso molto pittoresco. Stiamo parlando di via San Pietro, via San Marco, via del Suffragio e via Manci,, un tempo contrada Lunga. Se passeggiamo e alziamo lo sguardo su casa Zelgher, dove oggi c’è una gioielleria, vediamo la copia fedele dell’originale”.

“La Madonna del Cantone – continua Ferrari – è in realtà di un gruppo scultoreo di un artista tedesco della seconda metà del Seicento in legno di tiglio che ancora conserva le tracce della policromia e della sua doratura. L’arcangelo Gabriele scende dall’alto a portare l’annuncio alla Vergine e doveva indicare con il braccio destro la sua provenienza divina. La Madonna invece è accolta mentre si volta di scatto all’arrivo del messaggero e interrompe la sua preghiera. I due protagonisti sono poi separati da altre due piccole sculture: in alto, la colomba raggiante, simbolo dello Spirito Santo; in basso, un vaso di fiori. In origine queste sculture stavano sull’antico altare della Confraternita dell’Annunziata, un’associazione di laici nata nella prima metà Seicento e che inizialmente era ospitata presso la chiesa di Santa Margherita alla Prepositura. Nel primo quarto del Settecento la Confraternita nel pieno della sua fortuna fece erigere una sua propria chiesa all’imbocco di via Belenzani. A quel punto – conclude Ferrari – la famiglia Augenthaler decise comunque di valorizzare le sculture antiche apponendole sulla parete esterna della propria abitazione a protezione dei passanti e del luogo”.
Nicolò Bongiorno col film “Songs of the Water Spirits” protagonista da Sud a Nord: sabato all’XI Rassegna del documentario e della comunicazione archeologica di Licodia Eubea (Ct), domenica al primo RAM film festival di Rovereto (Tn)

Il film è il risultato di 3 anni di lavoro sul campo nell’Himalaya Kashmiriano nel tentativo di raccontare la sfida di una società incastonata nei deserti d’alta quota e alcune delle vette più alte e spettacolari del mondo. Il Ladakh è una regione dell’India in profonda trasformazione che sta affrontando un percorso di rigenerazione culturale costantemente in bilico tra il richiamo di una tradizione arcana e uno sviluppo rampante, che mette a rischio l’ambiente e snatura i suoi abitanti. Parliamo del film pluripremiato “Songs of the Water Spirits” di Nicolò Bongiorno (Italia 2020, 100’) protagonista nella serata di sabato 16 ottobre 2021 all’XI Rassegna del documentario e della comunicazione archeologica di Licodia Eubea (Ct) e nel pomeriggio di domenica 17 ottobre 2021 alla prima edizione di RAM film festival Rovereto Archeologia Memorie a Rovereto (Tn), doppia programmazione che ha obbligato il regista a un tour de force Sud-Nord per essere presente sia in Sicilia che in Trentino.

Alessandra Cilio e Nicolò Bongiorno all’XI Rassegna del documentario e del cinema archeologico di Licodia Eubea (Ct) (foto graziano tavan)
A Licodia il film è in concorso: appuntamento sabato 16 ottobre, alle 21, per la sessione serale della Rassegna. Tradizione e sviluppo del Ladakh due concetti sviluppati con testimonianze e iniziative e una fotografia potente sull’immensità delle montagne himalayane. Menti coraggiose vogliono superare questo dualismo proponendo una mediazione virtuosa, valorizzando gli stimoli di una modernità che non implichi una mutazione antropologica. “Possiamo imparare da questo laboratorio sociale, economico e culturale?” è la domanda che alla fine il regista fa a tutti noi.

Il regista Nicolò Bongiorno
A Rovereto il film è fuori concorso, a chiusura della cinque giorni del festival e prima della proclamazione del premio del pubblico e della chiusura ufficiale del festival. Appuntamento domenica 17 ottobre, alle 16.30, al teatro Zandonai: Nicolò Bongiorno è l’ospite speciale. Il regista di “Songs of the Water Spirits” racconta il film realizzato nella meravigliosa regione del Ladakh in India, dialogando con l’antropologo Duccio Canestrini, anche membro del comitato scientifico del festival.
Cividale. Al museo Archeologico nazionale l’ottava edizione di Bestiario Immaginato Pecore Matte “Salire le stelle” per bambini e famiglie. E poi visita della mostra “Tutte quelle luci vive. Codici friulani della Commedia”

Domenica 17 ottobre 2021, alle 15.30, al museo Archeologico nazionale di Cividale del Friuli arriva il “BESTIARIO IMMAGINATO. SALIRE LE STELLE”. Dal racconto della vita di Durante, per gli amici Dante, nasce l’esperienza collettiva e giocosa dell’ottava edizione di Bestiario Immaginato “Pecore Matte”. “Una narrazione per bambini dai 6 agli 11 anni e famiglie che troverete avvincente e a tratti divertente”, spiegano gli organizzatori, “e che ci accompagnerà nel mondo di Dante e della sua Commedia, in un viaggio fatto di incontri e penombre. Le parole disegnano il ritratto di un Dante prima bambino e poi ragazzo che vive nell’amata Firenze, ci accompagnano nel dolore dell’esilio e della perdita di Beatrice, fino alle porte di un inferno solo evocato… quanto basta per perdersi e ritrovarsi fino a salir le stelle!”. Evento a cura di Damatrà onlus. Evento gratuito. Ingresso museo + mostra: 2 euro adulti, bambini gratis. Posti limitati. Prenotazione obbligatoria: info@damatra.com. Le attività si svolgeranno nel rispetto della normativa vigente anti-Covid. A conclusione della narrazione si potrà visitare la mostra “Tutte quelle luci vive. Codici friulani della Commedia” a cura della Fondazione De Claricini Dornpacher (vedi Cividale. Per il 700mo di Dante e il 50mo della Fondazione de Claricini Dornpacher apre al museo Archeologico nazionale la mostra “Tutte quelle vive luci. Codici miniati della Commedia. Un itinerario dantesco da Nicolò Claricini (1466) a Quirico Viviani (1823)”, con i sei codici miniati, editi e presenti in Friuli, esposti in prima assoluta | archeologiavocidalpassato).
“In questa storia”, spiegano a Bestiario Immaginato, “scopriremo Dante, un “piccolo” che si arrabbia, salta di gioia, si spaventa e si erge alle stelle. Oggi la sua “Commedia Divina” rimane uno dei testamenti più importanti e al contempo difficili da masticare per una lingua lontana dai giorni nostri. Eppure Dante ha fatto un racconto per immagini. Un viaggio al centro della terra dove c’è tutto: la perdita, la passione, l’esilio e l’amore. Cosa vuol dire, oggi, masticare la poesia di Dante? Cosa rimane di tutta questa bellezza nelle nostre vite quotidiane? Per scoprirlo siamo partiti da alcuni filoni d’oro: cosa vuol dire perdersi, come imparare a guardarsi negli occhi, quanto allenarsi per salire le stelle. Grazie a questo tempo abbiamo visto che in fin dei conti, “pecore matte”, lo siamo ogni giorno; e per salvarci abbiamo bisogno ancora una volta della Commedia: “uomini siate, non pecore matte” (Paradiso, Canto V)”. L’edizione 2021 di Bestiario Immaginato è un percorso di mediazione artistica con laboratori, spettacoli e coinvolgimento di comunità locali. Tutto ciò rappresenta un modo inedito di fare comunità dentro le comunità già esistenti. A scuola, nei piccoli paesi, in città. Le attività si svolgeranno nel rispetto della normativa COVID regionale Per la partecipazione all’evento è necessario essere in possesso del Green Pass. Produzione Damatrà onlus con Elisabetta Adami, Lucia Arabella, Laura Costanzo, Virginia Del Pin, Dejan Piunovic, Viola Zuccolo; drammaturgia e direzione creativa Andrea Ciommiento; coordinamento Ornella Luppi; editing materiali multimediali David Benvenuto; assistenza alla creazione Benedetta Giacomello; diario fotografico Alice Durigatto in collaborazione con Invasioni Creative (Udine/Torino), L’Art Source (Parigi), Università Cattolica del Sacro Cuore (Milano) e il sostegno della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia.
Al museo Archeologico di Calatia a Maddaloni (Caserta) per la rassegna di musica da camera “Autunno Musicale – Suoni & Luoghi d’arte” doppio concerto (domenica mattina e pomeriggio) del pianista e compositore Massimiliano Damerini con due programmi di brani musicali diversi


Un soffitto dipinto della sede che ospita il museo Archeologico di Calatia a Maddaloni (Ce) (foto drm-campania)
La musica del pianoforte incanterà gli spettatori di Autunno Musicale, nel doppio appuntamento di domenica 17 ottobre 2021 (alle 11.30 e alle 18) al museo Archeologico di Calatia di Maddaloni con il pianista e compositore Massimiliano Damerini. Alle 10.30 il primo concerto è preceduto dall’appuntamento Piano-Lab, Nuove Tecniche / Nuovi Suoni (Progetto pluriennale a cura di Giacomo Vitale – Anno III – Il Preludio), con una lezione dedicata ai brani in programma. Nel concerto delle 11.30, Damerini eseguirà musiche di Simone Maria Anziano e Gerardo Ceparano, Lidia De Migno e Emanuele D’Onofrio, Mattia Esposito e Pier Carmine Garzillo, Antonio Gomena e Marianna Fasolino. Dedicando invece il concerto delle 18 alle musiche di Schumann, Ravel e Chopin, oltre a brani originali.

Il pianista e compositore Massimiliano Damerini (foto autunno musicale)
Massimiliano Damerini (Genova, 1951) ha studiato con Alfredo They e Martha Del Vecchio, diplomandosi in pianoforte e composizione. La critica internazionale lo ha definito “uno dei tre massimi pianisti italiani” con Benedetti Michelangeli e Pollini; quella italiana lo ha insignito per ben due volte del Premio Abbiati: nel 1992 quale Concertista dell’anno, e nel 2006 per l’esecuzione di Ausklang di Helmut Lachenmann alla Rai di Torino. È spesso invitato in giuria in importanti concorsi pianistici internazionali e tiene masterclass e corsi di perfezionamento in tutta Europa. Il concerto, inserito nella sezione Pianofestival, rientra nella rassegna “Autunno Musicale – Suoni & Luoghi d’arte” organizzata dall’associazione “Anna Jervolino” e dall’Orchestra da Camera di Caserta, sotto la direzione artistica di Antonino Cascio.
Roma. Al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia per “Etru di sera” apre la mostra “BASTA BUSTE”, personale di Oreste Baldini, spettacolare ciclo di opere sul tema del Plastic Free. La presentazione del direttore Nizzo e dello stesso autore

Sabato 16 ottobre 2021, in occasione di ETRU DI SERA, l’apertura serale straordinaria del museo nazionale Etrusco “Villa Giulia” di Roma, dalle 20 alle 23, apre al pubblico “BASTA BUSTE”, personale di Oreste Baldini, a cura di Maria Paola Guidobaldi con il patrocinio di Istituto Polacco di Roma, in collaborazione con Frame by Frame. La mostra, allestita nelle Sale dei Sette Colli e di Venere, al piano nobile di Villa Giulia, sarà visitabile fino al 16 gennaio 2022. La mostra è inclusa nel biglietto di ingresso al Museo che, in occasione dell’apertura serale straordinaria, è al costo ridotto di 3 euro. Già sede nell’autunno del 2019 della mostra “Acqua”, nella quale l’artista si era misurato con l’emergenza ambientale, il museo nazionale Etrusco di Villa Giulia torna a farsi scrigno delle creazioni artistiche di Oreste Baldini: uno spettacolare ciclo di opere sul tema del Plastic Free, suo ulteriore approfondimento intorno a un tema di forte attualità. Fra le opere presenti in mostra, potenti sculture con pesci soffocati dalla plastica si ergono, provocatorie e denuncianti, come monito imponente a ridurre il nostro impatto ambientale e come metafora, più che mai vivida in questo tempo segnato dalla pandemia, delle costrizioni psichiche e fisiche in cui l’Uomo è ingabbiato e fra cui si dimena alla ricerca di una via d’uscita.
Richiamare l’attenzione sulla necessità della salvaguardia ambientale e del patrimonio culturale e paesaggistico, sul rispetto della Terra e della Natura, sentimento per altro profondamente radicato nella cultura etrusca e disseminato in molteplici testimonianze della raccolta museale permanente, è uno dei tanti compiti di un’istituzione culturale che si prende cura del passato per trasmetterlo alle generazioni future. “L’urgenza del messaggio”, scrive Maria Paola Guidobaldi, nel catalogo della mostra (ed. sillabe), “scorre rapida e incisiva nelle sue talentuose mani di pittore e di scultore e l’immagine delle acque avvelenate assume allora forma e concretezza nella materia in cui essa si eterna, il durevole bronzo (quattro “Lische” e otto “Mari”, cui si aggiunge lo splendido mosaico in pietre, marmi e tessere d’oro che incarna l’Oceano Pacifico), mentre le visioni delle correnti marine che disegnano le rotte della plastica si imprimono in sedici struggenti tavole dipinte in tecnica mista con studiate cromie e ci trascinano negli abissi profondi in cui le creature del mare, intrappolate nelle buste di plastica, si dimenano e soccombono”. La mostra segue cronologicamente le iniziative nazionali e internazionali di sensibilizzazione e mobilitazione ai temi del cambiamento climatico come Youth4Climate (28-30 settembre 2021) e il Festival dello Sviluppo sostenibile (28 settembre-14 ottobre), quest’ultima, la più grande iniziativa italiana per il coinvolgimento di cittadini, giovani generazioni, imprese, associazioni e istituzioni sui temi della sostenibilità economica, sociale e ambientale e per la diffusione di comportamenti responsabili.
Licodia Eubea. All’XI Rassegna del documentario e della comunicazione archeologica la storica Maria Stupia presenta il libro su Claudio, ricostruendo la figura dell’imperatore vittima della storiografia senatoria. E nella terza giornata performance in piazza, corollario della mostra fotografica “Madre Terra, Natura-Naturans. Tra materia, immagine e corpo”

Alessandra Cilio, co-direttrice artistica della Rassegna di Licodia Eubea, intervista la storica Maria Stupia, che ha scritto un libro sull’imperatore Claudio (foto graziano tavan)
L’imperatore Claudio protagonista del primo degli “Incontri di archeologia” in programma venerdì 15 ottobre 2021, seconda giornata dell’XI Rassegna del documentario e della comunicazione archeologica di Licodia Eubea. Ad approfondire il “discusso” imperatore romano la giovane storica Maria Stupia (che vediamo nel video per archeologiavocidalpassato.com) autrice del libro “Clavdio. L’imperatore fra opposizione e consenso. Dinamiche di esclusione e di integrazione” (Dielle edizioni, 2021). Considerato incapace e succube, Claudio è stato vittima della storiografia senatoria a lui ostile e, più tardi, di molti studi scientifici. In realtà, Claudio non è stato solo homo philologus e storico, ma anche raffinato politico, capace di comprendere a fondo le dinamiche di corte. Consapevole di dover costruire un solido consenso al suo potere, promuove la carriera di uomini fidati e l’ascesa di comunità provinciali come i Galli. I fenomeni di mobilità sociale e integrazione sono, quindi, la cifra distintiva della sua politica e ci permettono di riconsegnare al pubblico un’immagine rinnovata del penultimo imperatore giulio-claudio. Maria Stupia, laureata in Filologia Moderna all’università di Catania con un percorso di studi incentrato sulla storia e con un’attenzione particolare rivolta all’approfondimento della Storia Romana, ha preso parte a numerosi seminari e attività didattiche. Ha in attivo pubblicazioni all’interno di riviste scientifiche come Siculorum Gymnasium e Quaderni Friulani di Archeologia.


Immagine della mostra fotografica di Andrea Iran e Giuseppe La Rosa “Madre Terra, Natura-Naturans. Tra materia, immagine e corpo”
Dall’impero romano alla Madre Terra. Momento clou della terza giornata della rassegna di Licodia Eubea, sabato 16 ottobre 2021, ad arricchire il programma delle proiezioni, è la performance live di Margherita Peluso e Pamela Vindigni in piazza Stefania Noce, alle 18.30 (replica al Castello Santa Pau, domenica 17 ottobre, alle 10), collegata alla mostra fotografica di Andrea Iran e Giuseppe La Rosa “Madre Terra Natura-Naturans. Tra materia immagine e corpo”, aperta al museo Etnoantropologico “P. Angelo Coniglione” di Licodia Eubea, nei giorni della rassegna dalle 16 alle 22, e ogni sabato e domenica dal 23 ottobre al 14 novembre 2021 dalle 10 alle 12 e dalle 17 alle 20. La prima divinità di culto concepita dall’uomo è senz’altro la Grande Madre, come energia creatrice della natura e degli uomini. Gea e Rea, Pachamama, Ninhursag, Astarte, Hathor poi Iside, Demetra, la stessa Maria di Nazareth: nomi che uniscono differenti culture e tempi, ma che si riferiscono ad un’unica grande fonte di creazione, fertilità, sessualità, nutrimento, nascita. Pamela Vindigni con le sue sculture in terracotta e Margherita Peluso mettono in scena una performance condivisa tra materia e corpo in azione, in cui uomo e natura entrano in contatto, momenti immortalati grazie alle fotografie di Andrea Iran e Giuseppe La Rosa in mostra.
Cortona. A un mese dalla chiusura della mostra “Luci dalle tenebre. Dai lumi degli Etruschi ai bagliori di Pompei” al Maec, conferenza di Luigi Donati con considerazioni conclusive sulla mostra e presentazione del catalogo

La mostra “Luci dalle tenebre. Dai lumi degli Etruschi ai bagliori di Pompei” al museo dell’Accademia etrusca e della Città di Cortona (Maec) si è chiusa il 12 settembre 2021: in assoluto la prima mostra dedicata all’illuminazione nel mondo etrusco con reperti giunti dai più prestigiosi Musei italiani, una esposizione interamente dedicata alle tecniche di illuminazione e ai rituali connessi nell’epoca etrusca (vedi Cortona. Ancora poche settimane per visitare la mostra “Luci dalle tenebre, dai lumi degli Etruschi ai bagliori di Pompei” al MAEC – museo dell’Accademia etrusca e della Città di Cortona, la prima mostra dedicata all’illuminazione nel mondo etrusco | archeologiavocidalpassato). A distanza di poco più di un mese sabato 16 ottobre 2021, alle 16, in sala Medicea di Palazzo Casali a Cortona, sede del Maec, “Considerazioni conclusive sulla mostra Luci dalle tenebre” a cura del prof. Luigi Donati, lucumone dell’Accademia Etrusca di Cortona. Seguirà la presentazione del catalogo. Green pass e prenotazione obbligatori: 0575637235 – prenotazioni@cortonamaec.org.

In mostra, grazie alla collaborazione di docenti dei maggiori atenei italiani e di studiosi di fama internazionale, si sono potuti ammirare gli oggetti che testimoniano le tecniche di illuminazione naturale e gli strumenti di illuminazione artificiale usati dagli Etruschi. Dal celebre lampadario etrusco in bronzo già custodito nelle sale del Maec, stupefacente e prezioso strumento di illuminazione artificiale antica, all’eccezionale prestito dal Mann di Napoli: una statua ritrovata a Pompei rappresentante un efebo, cui è dedicato uno speciale allestimento nella sala dei Mappamondi. La statua in bronzo è alta circa un metro e mezzo e rappresenta un adolescente con un candelabro che svolgeva il ruolo di accoglienza per gli ospiti illustri nelle dimore dell’antichità. Una intera sezione è stata dedicata ai sistemi di illuminazione collegati alla cultura nuragica, sviluppata nella Sardegna preromana, ed una sezione, particolarmente ricca, è stata riservata ad alcune delle più prestigiose realizzazioni rinvenute nella città di Pompei – legata al mondo etrusco da antichi vincoli di dipendenza – fra cui – come si diceva – la splendida statua di efebo lampadoforo rinvenuta integra in una ricca dimora di via dell’Abbondanza.
Rovereto. Al RAM film festival Notre-Dame protagonista del pomeriggio della terza giornata, e le musiche di Morricone nella quarta: i film e l’incontro con Artusi e “l’archeologo” Martin Mystère

A Rovereto il pomeriggio di venerdì 15 ottobre 2021, terza giornata del primo RAM film festival Rovereto Archeologia Memorie, ha per grande protagonista Notre-Dame de Paris, con un doppio appuntamento. Prima, al teatro Zandonai, il film “Notre-Dame de Paris: the secrets of the builders / Notre-Dame di Parigi: i segreti dei costruttori” di Emmanuel Blanchard (Francia 2020, 48’). Il 19 aprile 2019, gli occhi del mondo erano puntati sulla cattedrale di Notre-Dame di Parigi in fiamme. Tutta l’umanità temeva che questo capolavoro dell’architettura gotica, incarnazione del genio dell’artigianato medievale, fosse perduta. Con una grande indagine sulla costruzione di Notre-Dame, il film ci fa scoprire insieme ai costruttori le grandi sfide architettoniche, umane e politiche durante gli 800 anni della sua storia turbolenta.

Il geologo Tiziano Straffelini
A seguire, per gli INCONTRI AL BISTROT Alfio Ghezzi Bistrot (sold out da tempo), un aperitivo nella cornice del prestigioso locale dello chef stellato Alfio Ghezzi in compagnia di Tiziano Straffelini, su “Notre-Dame: tecnologie e progetti per il restauro del secolo”: il geologo impegnato sul cantiere della cattedrale a Parigi ne svela andamento e peculiarità. A due anni dall’incendio che ha devastato la cattedrale di Notre-Dame, le operazioni di restauro sono solo all’inizio. Alla complessità tecnica dell’intervento si aggiunge la delicatezza di lavorare su uno dei monumenti più conosciuti e visitati al mondo. Parleremo delle difficoltà e dei progetti in corso con Tiziano Straffelini che – a Parigi – si occupa di restauro di monumenti storici e che, proprio a No – tre-Dame, ha seguito il restauro-test di due cappelle danneggiate.

Sabato 16 ottobre 2021, quarta giornata di manifestazioni, il RAM film festival, Rovereto Archeologia Memorie, arriva al suo apice dalle proiezioni agli incontri, fino al concerto serale omaggio al maestro Morricone al teatro Zandonai che è l’evento clou. Alle 20.45, appuntamento con il concerto “Musica per il cinema. Omaggio a Ennio Morricone”, per pianoforte e quartetto d’archi con Leandro Piccioni, il pianista di Morricone, e un quartetto d’archi, il Quartetto Pessoa. Il RAM film festival vuole rendere omaggio al genio indiscusso delle colonne sonore scomparso nel luglio del 2020 all’età di 91 anni dedicandogli il concerto. Un emozionante percorso musicale fra le più belle colonne sonore del cinema, con i brani più celebri del geniale compositore italiano passando per il tango argentino di Astor Piazzola. Leandro Piccioni pianista, arrangiatore e compositore, ha collaborato con Ennio Morricone fin dal 2001 e dal 2015 è stato il suo pianista solista ufficiale suonando in tutto il mondo con orchestre internazionali. Il Quartetto d’archi Pessoa è composto dai due violinisti, Marco Quaranta e Rita Gucci, da Achille Taddeo alla viola e dal violoncellista Marco Simonacci. L’evento è ad ingresso libero e gratuito, si raccomanda di presentarsi con un po’ di anticipo.

Frame del film “Narbonne, the second Rome” di Alain Tixier
Proiezioni. Nel pomeriggio ci sono sette film tra cui “Ark of the Covenant. The Bible’s Origins / L’Arca dell’Alleanza. Le origini della Bibbia”. Il film franco-israeliano racconta la missione scientifica per scoprire i segreti di Kiriath Jearim, la collina su cui fu conservata l’Arca dell’Allenza, secondo la Bibbia, prima di essere portata a Gerusalemme. A seguire “Il patrimonio sommerso. Un museo sul fondo del mare”, un documentario prodotto da Rai Cultura alla scoperta dello straordinario patrimonio sommerso dei mari italiani con l’archeologia subacquea di cui Nino Lamboglia ne è il pioniere. A conclusione del pomeriggio di proiezioni si trova “Narbonne, the second Rome / Narbona, la seconda Roma” alla sua prima italiana. Un team di ricercatori esplora il più grande sito archeologico francese per scoprire lo splendore dimenticato di questa piccola città costiera, prima colonia romana sulle terre galliche.


Disegno-ritratto di Andrea Artusi (foto fmcr)
Non solo cinema però nella giornata di sabato 16 ottobre 2021 al RAM film festival: alle 17 l’ultimo dei tre INCONTRI AL BISTROT assieme ad Andrea Artusi, sceneggiatore e disegnatore per la Sergio Bonelli Editore, che parlerà assieme a Marco Nicolò Perinelli, archeologo e giornalista, all’Alfio Ghezzi Bistrot. Si parlerà anche dell’albo speciale che ha per protagonista il più famoso archeologo dei fumetti, “Martin Mystère e la città di Venezia”. Il fumetto seriale italiano annovera tra i suoi personaggi più celebri proprio Martin Mystère, l’archeologo detective dell’impossibile creato da Alfredo Castelli che da quasi quarant’anni racconta in chiave avventurosa alcuni dei più affascinanti misteri della storia. In occasione dei 1600 anni dalla fondazione di Venezia il character bonelliano è tornato nella Città dei Dogi con un albo speciale basato su un racconto inedito scritto da Alberto Toso Fei.
Roma-Eur. Al museo delle Civiltà si presenta (anche in diretta streaming) il libro “L’eredità umana e scientifica di Mario Bussagli” che raccoglie gli atti del convegno tenutosi nel 2017 in occasione del centesimo anniversario della nascita del grande studioso di Arte orientale, allievo di Giuseppe Tucci

Venerdì 15 ottobre 2021, alle 16.30, in presenza in sala conferenze Pigorini al museo delle Civiltà di Roma-Eur, e in diretta streaming https://youtu.be/O8keeHCsGn0, presentazione del volume “L’eredità umana e scientifica di Mario Bussagli” (Roma 2021) a cura di Marco Bussagli, Paola D’Amore, Pierfrancesco Fedi, Laura Giuliano, Massimiliano A. Polichetti, Filippo Salviati per la collana Il Novissimo Ramusio 27, in co-edizione con il museo delle Civiltà. Dopo i saluti di benvenuto di Loretta Paderni (MuCiv), funzionario delegato dal direttore generale Musei, intervengono Adriano Rossi, presidente di ISMEO-Associazione Internazionale di Studi sul Mediterraneo e l’Oriente; Massimiliano A. Polichetti (MuCiv), coordinatore del museo d’Arte Orientale “Giuseppe Tucci”; Laura Giuliano (MuCiv), curatrice della sezione India e Sud-Est asiatico del museo d’Arte Orientale “Giuseppe Tucci”; Claudio Strinati, già soprintendente storico dell’arte del ministero della Cultura. Saranno presenti Marco Bussagli e i curatori del volume.
Nel 2016, in occasione del centesimo anniversario della nascita di Mario Bussagli (1917-1988), il figlio Marco e un gruppo di allievi di prima e seconda generazione, tutti collegati con la Sapienza università di Roma e/o con il museo nazionale d’Arte Orientale ‘Giuseppe Tucci’ (poi confluito nel museo delle Civiltà e di cui Mario Bussagli ebbe la direzione transitoria nei primi mesi dalla sua istituzione nel 1957-1958), proposero al Dipartimento ISO della Sapienza e a ISMEO – Associazione Internazionale di Studi sul Mediterraneo e l’Oriente la co-organizzazione di un convegno sulla figura dello studioso. Il volume “L’eredità umana e scientifica di Mario Bussagli” (Il Novissimo Ramusio 27, ISMEO- MuCiv, Roma 2021) a cura di Marco Bussagli, Paola D’Amore, Pierfrancesco Fedi, Laura Giuliano, Massimiliano A. Polichetti e Filippo Salviati, raccoglie gli Atti di quel convegno articolato in tre giornate (21 – 23 settembre 2017) e destinato a concludersi nel giorno del genetliaco dello studioso che, nato nel 1917, avrebbe compiuto cento anni, se – il 14 agosto del 1988 – una prematura scomparsa non l’avesse sottratto all’affetto e alla stima dei suoi cari, dei suoi amici e dei suoi colleghi.

Il volume raccoglie trentaquattro contributi a firma di colleghi, allievi e amici del professor Bussagli, che affiancano ricordi personali e aneddoti alla discussione delle più recenti tendenze degli studi archeologici e storico-artistici di cui si è occupato per decenni Mario Bussagli. In particolare studi legati a fenomeni artistici dell’India e dell’Asia Centrale e particolarmente all’arte del Gandhāra, aree d’elezione nelle ricerche bussagliane, si accompagnano – negli Atti che si presentano – all’interesse per il Tibet e agli influssi orientalistici nell’arte occidentale.

Mario Bussagli si formò presso la Scuola Orientale della Sapienza come allievo di Giuseppe Tucci, per divenire poi, dalla fine degli anni Cinquanta, ordinario della Cattedra di Storia dell’Arte dell’India e dell’Asia Centrale. Studioso di fama internazionale, egli “[…] seppe come pochi unire al rigore della ricerca scientifica un raro garbo di divulgatore. Senese di origine, la parlata toscana gli prestò un’innata facilità di parola e di scrittura, che rendono le sue opere, anche quelle più astruse, di lettura facile e piacevole. I suoi interessi spaziarono dall’arte dei Kushana, dell’India e della Cina fino alla natia Siena, nella cui arte e cultura seppe individuare influssi e motivi di origine orientale, rimasti finora inosservati. L’entusiasmo che Mario Bussagli seppe sempre infondere ai suoi discepoli, non rimase senza frutto e non pochi sono i suoi allievi e allieve che continuano, in cattedra, la tradizione da lui iniziata. […]” (Raniero Gnoli, in Le Grandi Scuole della Sapienza, Roma 1994).
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