Napoli. “MANN in colours”, lo studio dei colori nelle statue antiche si arricchisce di ECOValors, il progetto di ricerca per tutelare la policromia originale delle sculture: al centro degli studi i nanomateriali ed i principi di green chemistry per giungere a un protocollo per il futuro. Mann e università di Roma Tor Vergata insieme

Al via al museo Archeologico nazionale di Napoli il percorso di indagine ECOValors nell’ambito del progetto di ricerca “MANN in colours” (foto mann)

Il mondo antico era un’esplosione di colori, immagine che contrasta con quella “candida” giunta fino a noi e che tanto ci affascina, sia essa di templi o di sculture. Ma quell’immagine potrebbe riprendere forma, digitale se non reale, per alcune statue della collezione Farnese del museo Archeologico nazionale di Napoli al termine del percorso dell’indagine ECOValors nell’ambito del progetto di ricerca “MANN in colours” che dal 2018 studia i colori che abbellivano i capolavori classici, oggi soltanto apparentemente bianchi ai nostri occhi. Finora ha indagato una ventina di statue marmoree delle nostre collezioni per individuarne l’antica colorazione: blu egizio, lacca di garanza, pigmenti d’oro, ocra gialla sono solo alcuni dei pigmenti riscontrati. Venerdì 5 febbraio 2021, è stato presentato il nuovo e importante itinerario di indagine che arricchisce “MANN in colours”, “ECOValors” (Ecosustainaible project for Conservation and Valorization of color traces on Marble sculptures), prestigiosa collaborazione che unirà, per un biennio, il museo Archeologico nazionale di Napoli e il dipartimento di Scienze e Tecnologie Chimiche dell’università di Roma Tor Vergata. E con un obiettivo ambizioso: giungere a un protocollo che poi il ministero possa validare per ogni futuro intervento per lo studio e la conservazione delle tracce di colore nella statuaria antica. All’incontro sono intervenuti Paolo Giulierini (direttore del Mann),  Orazio Schillaci (rettore dell’università di Roma Tor Vergata), Vincenzo Tagliaferri (pro- rettore alla Terza Missione e Trasferimento tecnologico/ Università Tor Vergata), Cristiana Barandoni (responsabile scientifico “ECOValors” per il Mann) e Federica Valentini (ricercatore dipartimento di Chimica, università Tor Vergata).

MANN in colours: nella Figura Dionisiaca della collezione Farnese ha rivelato l’uso di blu egizio, terra rossa e miscela con ocra gialla (foto mann)

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Il direttore del Mann, Paolo Giulierini (foto Graziano Tavan)


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Orazio Schillaci, rettore dell’università Roma Tor Vergata

“Lo studio della policromia  antica, in particolare sulla statuaria, è un viaggio meraviglioso che abbiamo intrapreso da tre anni con MANN in Colours, ancora più coinvolgente perché ci consente di condividere ogni scoperta con i nostri visitatori”, commenta Giulierini. “Ma se, dal passato, affiorano più colori di quanti potevamo immaginarci, il futuro non potrà prescindere dal verde. Ed è molto significativo che il progetto satellite ECOValors con l’università Tor Vergata, utilizzi per la sua ricerca  quella che oggi viene definita Green Chemistry.  Lavorare su conservazione e sostenibilità, indagare temi come qualità dell’aria e agenti inquinanti in relazione al nostro patrimonio, è una sfida più che mai attuale e necessaria”. E il rettore Schillaci: “L’università Tor Vergata è sempre stata molto aperta alle collaborazioni esterne, perché considera prioritario, nella propria mission, il riscontro a diverse esigenze di conoscenza:  i risultati di questo lavoro sono evidenti e si devono, innanzitutto, al taglio multidisciplinare dell’approccio scelto. La cultura, non solo scientifica, sarà la chiave di volta per ripartire e costruire il futuro con fiducia. Ricerca, didattica e terza missione saranno termini fondamentali in questo percorso”.

MANN in colours: La Venere in bikini e, a destra, l’ingrandimento mostra le tracce di pigmenti verdi (foto man)
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Cristiana Barandoni, responsabile scientifico di ECOValors per il Mann (foto mann)

Sorprendenti le prime evidenze venute alla luce con le indagini: come illustra Barandoni, “sul tronco della celebre Venere in Bikini, ad esempio, sono stati recuperati numerosi pigmenti in verde; si è compreso, ancora, che la veste della dea era originariamente abbellita con lacca di garanza e blu egizio, connotando la tipologia iconografica di Afrodite con sandalo. Numerose tracce d’oro sul mantello rimarcano quanto sontuosa dovesse apparire agli occhi degli antichi questa piccola statuetta. A questo si aggiunge  che fu usata biacca (bianco di piombo) per uniformare la pelle della Venere (lo stesso dicasi per l’Erote ai suoi piedi), in modo da creare uno strato omogeneo per l’applicazione successiva dei colori”. Ancora sorprese “in gradazione” sono emerse dalla Venere Marina: la statua è stata irradiata con luce ultravioletta e la fluorescenza rosata, che ne deriva, è segno inequivocabile dell’antico utilizzo di lacca di Robbia; inoltre, la VIL (luminescenza visibile indotta) ha permesso di riscontrare tracce di blu egizio. Anche la Figura Dionisiaca della Collezione Farnese ha dato risultati sorprendenti, evidenziando l’uso di blu egizio, terra rossa e miscela con ocra gialla. Dall’emozione della scoperta alla necessità di preservare il colore: sempre in continuità con “MANN in colours”, interviene ECOValors, che ha come obiettivo principale quello di indagare chimicamente i pigmenti in matrici policrome composite, il loro stato di conservazione, le tecniche di stesura dei colori, le materie prime utilizzate e la loro provenienza geografica. Durante le indagini saranno impiegati anche dispositivi di superficie non invasivi, in grado di identificare l’interazione tra la materia scultorea e gli agenti atmosferici, rilevati negli ambienti museali. 

MANN in colours: la fluorescenza rosata nella Venere Marina dimostra l’uso di lacca di Robbia (foto mann)
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Federica Valentini, ricercatore dipartimento di Chimica, università Tor Vergata

Il Progetto “ECOValors” si articolerà in cinque fasi successive: 1. Diagnostica con tecniche fisiche non invasive, in alta definizione, per il riconoscimento delle tracce di colore nelle statue (le attività saranno condotte dallo staff di ricerca di “MANN in colours”); 2. Monitoraggio del microclima nell’ambiente museale dove le opere scultoree sono conservate e campionamento di agenti gassosi, polveri sottili ed agenti biodeteriogeni: questi due step di ricerca saranno effettuati in collaborazione con il prof. Ivo Allegrini (Envint srl) ed il Dipartimento di Ingegneria Civile ed Ambientale dell’Università degli Studi di Perugia; 3. Studio delle velocità di deposizione di agenti chimici inquinanti (ambienti museali indoor), responsabili dei processi di danneggiamento delle superfici di interesse archeologico; 4. Caratterizzazione molecolare, necessaria a stabilire la composizione chimica dei pigmenti; 5. Sperimentazione e validazione delle policromie da conservare a lungo termine, mediante Nanomateriali eco-sostenibili, compatibili con i supporti e altamente selettivi nel riconoscimento (a livello molecolare). Questo momento della ricerca è realizzato in rete con Carlo Bugli srl. “Ulteriore scopo di ECOValors”, spiega Valentini, “è la creazione di un protocollo, una sorta di best practice, che possa essere da modello per la scelta di specifici interventi di salvaguardia del colore nelle statue antiche: in tal senso, i Nanomateriali (materiali con dimensioni inferiori a 100 nanometri e che presentano proprietà diverse da oggetti macroscopici), usati grazie ai principi di Green Chemistry, costituiscono uno strumento utile e sicuro per gli archeologi ed i restauratori. Le attività di studio e ricerca multidisciplinare costituiranno un importante punto di riferimento anche per opere non esclusivamente provenienti dal mondo classico”. 

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Una risposta a “Napoli. “MANN in colours”, lo studio dei colori nelle statue antiche si arricchisce di ECOValors, il progetto di ricerca per tutelare la policromia originale delle sculture: al centro degli studi i nanomateriali ed i principi di green chemistry per giungere a un protocollo per il futuro. Mann e università di Roma Tor Vergata insieme”

  1. Italina Bacciga dice :

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