A Verona la mostra “Etiopia. La Bellezza rivelata. Sulle orme degli antichi esploratori” (1^ parte): scopriamo i reperti etnografici e faunistici – mai visti prima – portati dai missionari e dagli esploratori, oggi patrimonio del museo di Storia Naturale: scimmie, antilopi, coccodrilli, gioielli, ornamenti, e libri rari

Il bell’esemplare di ghepardo, tipico del Corno d’Africa, apre la mostra “Etiopia. La bellezza rivelata” al museo di Storia Naturale di Verona (foto Graziano Tavan)

La locandina della mostra “Etiopia. La bellezza rivelata” al museo di Storia naturale di Verona dal 24 marzo al 30 giugno 2019

Il suo sguardo è quasi magnetico e sembra essere un avvertimento preciso ai visitatori che, superato l’ingresso di Palazzo Pompei a Verona, sede del museo di Storia Naturale, si accingono a scoprire l’Etiopia e il fascino della terra d’Africa attraverso la mostra “Etiopia. La Bellezza rivelata. Sulle orme degli antichi esploratori”, esposizione-racconto delle più interessanti scoperte fatte dai sui principali esploratori, aperta fino al 30 giugno 2019. A cura di Carlo Franchini e Leonardo Latella, la mostra è promossa dal museo di Storia Naturale in collaborazione con l’università di Napoli “L’Orientale”, la Società Geografica italiana, l’Istituto Italiano di Cultura Addis Abeba, l’Ambasciata d’Etiopia a Roma e l’università di Addis Abeba. Dunque il ghepardo, tipico del Corno d’Africa, apre l’esposizione che diventa quasi un viaggio immaginario nella sconfinata terra etiope, in cui sarà possibile ripercorrere le tracce degli esploratori che nei secoli scorsi hanno visitato questi straordinari territori. Scimmie, antilopi, coccodrilli nelle loro dimensioni reali. E ancora, gioielli, ornamenti e bellissime immagini. Partendo dalle descrizioni contenute in alcuni testi di importanti viaggiatori, le cui edizioni sono conservate a Roma nella Biblioteca della Società Geografica italiana, la ricchezza ambientale e culturale dell’Etiopia è rappresentata e visibile al pubblico attraverso gli oggetti della collezione etnoantropologica del museo di Storia Naturale di Verona e dalle suggestive fotografie e video di Carlo e Marcella Franchini.

Francesca Rossi, direttrice dei Civici Musei di Verona (foto Graziano Tavan)

“In mostra”, spiega l’assessore alla Cultura del Comune di Verona, Francesca Briani, “reperti etnografici e faunistici mai visti prima. Animali, fotografie ed ornamenti d’Africa raccontano al pubblico le particolarità della terra etiope e il desiderio di scoperta che, oltre un secolo fa, spinse tanti esploratori in lunghi viaggi di ricerca. Un grande tesoro documentale che, grazie alle numerose donazioni effettuate negli anni da appassionati d’Africa, è oggi patrimonio culturale della città di Verona, sapientemente conservato negli importanti archivi del museo di Storia Naturale”. E la direttrice dei Civici Musei di Verona, Francesca Rossi: “Il legame tra Verona e l’Africa è qualcosa di molto più grande, profondo e radicato di quello che potrebbe sembrare a prima vista. Un rapporto che, con la mostra ‘La bellezza rivelata dell’Etiopia’, si mostra al pubblico sotto forma di reperti, immagini e, in particolare, storie di quanti, al tempo dei grandi viaggi di scoperta, tra la fine dell’800 e la prima metà del ‘900 nell’area del corno d’Africa, poterono per primi ammirare questa meraviglia”.

Scudo in pelle di ippopotamo utilizzato dai guerrieri etiopi, conservato al museo di Storia Naturale di Verona

Preziosa collana di conchiglie dal museo di Storia Naturale di Verona

Dopo esserci fatti un’idea della mostra “Etiopia. La Bellezza rivelata” – nel breve video – dalle parole di Leonardo Latella, conservatore del museo di Storia Naturale di Verona, e uno dei curatori della mostra, vediamo un po’ meglio quanto lo staff scientifico ha “pescato” dalla ricca collezione di materiali etnografici provenienti da diverse aree africane. Tra questi, decine di manufatti di origine etiopica, riportati a Verona di missionari Veronesi che nei primi anni del secolo scorso hanno compiuto viaggi in quel paese. In mostra, all’interno di classiche casse da spedizione in legno, molto simili a quelle con cui sono stati spediti più di un secolo addietro, vengono esposti strumenti di guerra come scudi rotondi realizzati con pelli di ippopotamo portati in Italia da missionari nel 1936. Ma anche una sciabola con elsa in corno di bufalo risalente allo stesso periodo di fattura simile a quelle usate dalla guardia imperiale del Ras Menelik, ed oggetti di uso quotidiano come contenitori per il miele in legno, coppe ornate con conchiglie della famiglia Cypraeidae. Le stesse conchiglie ornano altri oggetti di abbellimento, come una preziosa collana anch’essa in mostra. Poi alcuni classici poggiatesta in legno ancora oggi utilizzati da alcune popolazioni locali.

Due esemplari di babbuini gelada esposti nella mostra “Etiopia. La bellezza rivelata” (foto Graziano Tavan)

Esemplare di gazzella dei laghi alla mostra “Etiopia. La bellezza rivelata” (foto Graziano Tavan)

Gazzelle, stambecchi e scimmie sono posizionati nell’atrio del museo sopra le classiche piattaforme di legno usate per la spedizione di merci, come un tempo usavano gli esploratori naturalisti per spedire gli esemplari frutto delle loro cacce e ricerche. Tra questi i Dik dik (Madoqua saltiana), le più piccole antilopi del mondo, alte 30-40 centimetri, i cui maschi marcano il territorio rilasciando un liquido denso dalle ghiandole che si trovano intorno agli occhi (a questa piccola gazzella si sono ispirati i componenti dell’omonimo gruppo musicale degli anni ’60); lo stambecco del Semien (Capra walie), specie di stambecco esclusivo delle montagne del Nord dell’Etiopia, considerato uno dei mammiferi più a rischio del mondo, di cui il Museo di Verona possiede un cranio risalente alla prima metà del ‘900; il babbuino gelada (Theropithecus gelada), scimmia endemica dell’Etiopia che utilizza un linguaggio con analogie impressionanti con quello umano, infatti non solo con lo schiocco delle loro labbra producono un suono labiale simile ai baci, ma comunicano anche con un ritmo e un tono che ricordano il nostro. Non solo grandi animali illustrano la fauna etiopica, anche colorati coleotteri, alcuni dei quali studiati per la prima volta da ricercatori del nostro museo, eleganti farfalle e altri insetti, riuniti nelle classiche scatole entomologiche, ci raccontano della diversità della fauna e degli ambienti etiopici.

Zampa di “bestia feroce” (leone) tra i reperti conservati al museo di Storia Naturale di Verona

Una zampa di “bestia feroce” (leone) ci ricorda poi come la passione per le “mirabilia” abbia accompagnato l’uomo sino all’avvento della televisione, che ha portato nelle case di tutti le immagini degli incredibili animali africani. Tutti i reperti esposti provengono dalle ricche collezioni del museo di Storia Naturale di Verona che ha voluto cogliere l’occasione di questa mostra per far conoscere al pubblico, veronese e non, una parte dei tesori in esso conservati che, impossibili da esporre tutti (si pensi che solo le collezioni zoologiche contano circa 3 milioni di esemplari), sono normalmente utilizzati solo dagli specialisti di ciascuna materia. E dalle collezioni del museo veronese provengono anche esemplari dei più interessanti mammiferi Etiopici, reperti provenienti da spedizioni effettuate nella prima metà del secolo scorso.

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