“Il sapore del lusso e del potere. Il cacao nell’antica Mesoamerica”: la fondazione Ligabue promuove a Venezia l’incontro con Davide Domenici in occasione della mostra “Il Mondo che non c’era. L’arte precolombiana nella Collezione Ligabue”

Il manifesto dell’incontro con Davide Domenici promosso dalla Fondazione Ligabue a Venezia

Sarà un tuffo tra sapori e umori alla scoperta di rituali, simbologie, storie e aneddoti, in cui  il “Theobroma cacao” secondo la classificazione di Linneo,  ovvero “Il cibo degli dei” sconosciuto per secoli all’Europa, era segno di regalità, distinzione e potere. È quanto si propone Davide Domenici dell’università di Bologna archeologo, grande esperto delle civiltà indigene americane e abile divulgatore, che venerdì 2 marzo 2018, alle 17.30, a Palazzo Franchetti, in Venezia, parlerà de “Il sapore del lusso e del potere. Il cacao nell’antica Mesoamerica”. All’incontro seguirà una degustazione offerta da Rosa Salva.  Appuntamento goloso in tutti i sensi dunque quello promosso dalla Fondazione Giancarlo Ligabue, come evento collaterale della mostra “Il Mondo che non c’era. L’arte precolombiana nella Collezione Ligabue” in corso nel vicino Palazzo Loredan – Istituto Veneto di Scienze Lettere e Arti, fino al 30 giugno 2018 (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2018/01/09/il-mondo-che-non-cera-a-palazzo-loredan-dopo-firenze-rovereto-e-napoli-i-capolavori-della-collezione-ligabue-tornano-a-venezia-oltre-150-opere-raccontano-vita-costumi-e/).

L’archeologo americanista Davide Domenici dell’università di Bologna

Se l’incontro tra due mondi – quello europeo e quello americano – di cui ci parla con grande fascino la mostra, era stato all’inizio uno “scontro mortale” legato a interessi economici, imposizioni religiose e al diffondersi di malattie, successivamente esso diviene arricchimento culturale nel segno della contaminazione e della globalizzazione. Anche nel campo alimentare. Le antiche Mesoamerica e Sudamerica hanno influenzato in modo determinante “l’universo commestibile” del mondo intero. Sono stati i Conquistadores spagnoli, nel 1521, approdati in Messico, a trovare, al posto dell’oro e dell’argento tanto sognato, frutti tropicali come l’ananas, il mango e la papaya e una grande quantità di piante sconosciute, come il mais, l’avocado, la zucca, il fagiolo rosso, il pomodoro, la vaniglia, la patata, le noccioline e – appunto –  il cacao. Colombo lo incontra e lo descrive nel suo ultimo viaggio, il quarto, e subito dopo la Spagna – che lo adotta (1520) passandolo alle Fiandre – sarà l’Italia a spalancare le porte al nuovo prodotto che diviene rapidamente uno status symbol, elemento voluttuario, “alimento” dello spirito e dell’intelletto. I bicchieri cilindrici maya, da cacao – di cui sono in mostra alcuni esemplari straordinari – ci forniscono, con le loro bellissime pitture e formule dedicatorie informazioni relative alla decorazione del vaso, alla bevanda in esso contenuta, al nome e ai titoli del proprietario, al nome del pittore ecc. Inutile dire che sono proprio queste informazioni “accessorie” – come quelle relative a nascite, intronizzazioni, guerre e rituali derivanti dalle iscrizioni monumentali – a costituire la base della nostra conoscenza del mondo maya classico.

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Una risposta a ““Il sapore del lusso e del potere. Il cacao nell’antica Mesoamerica”: la fondazione Ligabue promuove a Venezia l’incontro con Davide Domenici in occasione della mostra “Il Mondo che non c’era. L’arte precolombiana nella Collezione Ligabue””

  1. Italina Bacciga dice :

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