Archivio | marzo 2016

Archeologia ferita. Un successo la mostra “Il Bardo ad Aquileia”: 16mila visitatori in meno di tre mesi. E a giugno arrivano i tesori dell’antica Persia dal museo di Teheran

La statua di Giove con cornucopia proveniente da Oued R'mel (foto di Gianluca Baronchelli)

La statua di Giove con cornucopia proveniente da Oued R’mel (foto di Gianluca Baronchelli) nella mostra “Il Bardo ad Aquileia”

Il manifesto della mostra "Il Bardo ad Aquileia" nel museo di Aquileia

Il manifesto della mostra “Il Bardo ad Aquileia” nel museo di Aquileia

Aquileia ha scommesso sulla qualità dell’offerta e ha fatto centro con il progetto “Archeologia ferita”. In meno di tre mesi per la prima iniziativa sui tesori del Bardi sfiorati i 16mila visitatori. Numeri da record dunque per la mostra “Archeologia ferita. Il Bardo ad Aquileia”, allestita al museo Archeologico nazionale di Aquileia e promossa dalla Fondazione Aquileia, dall’istituto nazionale per il Patrimonio tunisino e dal Polo museale e soprintendenza Archeologia del Friuli Venezia Giulia. E ora pronti per una nuova proposta: i tesori del museo Archeologico dell’Iran antico di Teheran in mostra ad Aquileia dal prossimo giugno, frutto della disponibilità della Repubblica islamica e del museo Archeologico di Teheran, maturata nella recente visita istituzionale della Regione. I dati sulla mostra “Il Bardo ad Aquileia” sono stati resi noti dal presidente della Fondazione Aquileia, Antonio Zanardi Landi, assieme alla presidente della Regione Friuli Venezia Giulia Debora Serracchiani, che ha commentato: “Siamo veramente soddisfatti per un evento che ha portato a Aquileia 16mila persone nei due mesi e venti giorni di apertura della mostra, inaugurata nel dicembre scorso: è un dato che confrontato a quello dei 35mila visitatori che mediamente in un anno visitano il Museo archeologico di Aquileia fa capire il successo straordinario di questa iniziativa: una ricaduta per tutto il Friuli Venezia Giulia a livello nazionale e internazionale”.

Debora Serracchiani, governatore della Regione Friuli Venezia Giulia, Cristiano Tiussi e Antonio Zanardi Landi (presidente Fondazione Aquileia) all'inaugurazione della mostra "Il Bardo ad Aquileia"

Debora Serracchiani, governatore della Regione Friuli Venezia Giulia, Cristiano Tiussi e Antonio Zanardi Landi (presidente Fondazione Aquileia) all’inaugurazione della mostra “Il Bardo ad Aquileia”

La mostra si era aperta con la presentazione a Roma del ministro Franceschini, che la presidente della Regione Serracchiani ha tenuto a ringraziare: “Abbiamo fatto un grande lavoro di squadra e devo un grazie anzitutto al ministro perché ha supportato questo evento sin dall’inizio, ma anche all’ambasciatore Zanardi Landi, al direttore della Fondazione Cristiano Tiussi e anche al sindaco di Aquileia, determinato a raggiungere questo obiettivo con noi, e a tutti gli operatori privati con cui abbiamo chiuso una partnership che ci ha permesso di affrontare le spese più importanti dell’esposizione”. Zanardi Landi ha ricordato i tanti articoli usciti a livello regionale, nazionale e internazionale, i molti commenti e articoli su stampa e siti web di Russia, Francia, Austria, Spagna, Inghilterra, Tunisia, Iran, Egitto: 32 testate italiane e 25 estere per un totale di 90 articoli sulla stampa, 160 siti web, 15 servizi televisivi e 5 interviste radio anche in Francia e Svizzera. Il presidente ha parlato di una «stimolante scommessa vinta, non solo per il grande afflusso di visitatori, ma perché ha segnato l’inizio di un percorso importante per il rilancio di Aquileia, proposta come luogo simbolo del dibattito sui danni inferti al patrimonio culturale e artistico dal terrorismo fondamentalista”.

Antonio Zanardi Landi a Tourisma illustra il progetto di Aquileia "Archeologia ferita" (foto Valerio Ricciardi)

Antonio Zanardi Landi a Tourisma illustra il progetto di Aquileia “Archeologia ferita” (foto Valerio Ricciardi)

Zanardi Landi, come anticipato nella recente edizione di Tourisma a Firenze, ha confermato anche che, dopo la recente visita della presidente Serracchiani a Teheran (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2016/01/13/dopo-tunisi-la-persia-a-giugno-aquileia-ospitera-una-mostra-con-i-tesori-del-museo-archeologico-di-teheran-dalla-missione-del-governatore-del-friuli-venezia-giulia-in-iran-un-protocollo-di-collabor/), si sta lavorando alacremente per poter inaugurare a giugno una mostra sull’archeologia persiana: 15-20 reperti molto importanti provenienti dall’Iran, “oggetti di grande forza comunicativa, che hanno il potere di stupire e di innescare un processo di riflessione. Sarà una mostra importante, la prima da molti anni, che si collocherà in un momento di riapertura dei contatti con l’Iran e che potrà accompagnare l’azione del Governo e della Regione, nonché dei nostri imprenditori che si stanno riaffacciando in forze su quel mercato”. Serracchiani, definendolo “un risultato straordinario”, ha ricordato che questa nuova mostra aprirà nel periodo più intenso dell’afflusso delle presenze nell’area aquileiese. “L’obiettivo resta comunque quello di un’offerta che completi l’afflusso in tutto l’arco dei dodici mesi e che vada di pari passo all’impegno per l’approfondimento dell’attività di scavo nel sito aquileiese”.

A Palazzo Leoni Montanari di Vicenza a tu per tu con un capolavoro: il Vaso di Pronomos, straordinario cratere attico “ospite” d’onore della mostra “Dioniso. Mito rito e teatro”. Incontro il 5 marzo con esperti che, partendo dallo studio del vaso, affrontano il tema del teatro classico raffigurato e recitato

Il Vaso di Pronomos, cratere attico della fine del V sec.. a.C. proveniente da Ruvo di Puglia e conservato al museo Archeologico nazionale di Napoli

Il Vaso di Pronomos, cratere attico della fine del V sec.. a.C. proveniente da Ruvo di Puglia e conservato al museo Archeologico nazionale di Napoli

Nel dettaglio del Vaso di Pronomos la raffigurazione del flautista Pronomos, musicista beotico molto noto ad Atene

Nel dettaglio del Vaso di Pronomos la raffigurazione del flautista Pronomos, musicista beotico molto noto ad Atene

L’occasione è di quelle ghiotte: visitare la mostra “Dioniso. Mito rito e teatro” aperta alle Gallerie d’Italia di Palazzo Leoni Montanari di Vicenza, e di vivere un’esperienza unica di approfondimento e di racconto con il Cratere di Pronomos, il vaso antico più studiato al mondo, vaso che della mostra berica è l’ospite d’onore. L’appuntamento è per sabato 5 marzo 2016, alle 15, alle Gallerie di Palazzo Leoni Montanari, sede museale di Intesa Sanpaolo a Vicenza, che dedicano un incontro di studi al Vaso di Pronomos, uno straordinario cratere a volute attico della fine del V secolo a.C. proveniente da Ruvo di Puglia, dove fu rinvenuto nel 1835 nella ricca sepoltura di un membro dell’antica aristocrazia locale di inizio IV secolo a.C. Il vaso fu successivamente acquistato dal Real Museo Borbonico di Napoli, l’attuale Museo Archeologico Nazionale, dove ancor oggi è conservato; si tratta di uno dei pezzi d’eccellenza della considerevole collezione ceramica del Mann. “Il cratere (eponimo del pittore cui è stato attribuito)”, spiegano gli archeologi dell’Archeologico di Napoli, “uno dei capolavori della ceramica attica della fine del V sec. a.C., famosissimo per la ricchezza di informazioni che ci dà sul dramma satiresco, sui suoi personaggi, sui costumi, sui musicisti, commemora, come un manifesto, una famosa performance della compagnia teatrale il cui personaggio più importante, data la posizione centrale proprio sotto quella di Dioniso, sembra il flautista Pronomos, un personaggio reale che da altre fonti conosciamo come un musicista beotico famoso nell’Atene dei suoi tempi”.

Le raffigurazioni del vaso di Pronomos nel loro sviluppo orizzontale

Le raffigurazioni del vaso di Pronomos nel loro sviluppo orizzontale

Il Vaso di Pronomos si contraddistingue per la raffinatezza della forma vascolare e per la perizia esecutiva, ma è celebre soprattutto per la scena su di esso rappresentata. Una compagnia teatrale impegnata in un dramma satiresco, ultima esibizione della tetralogia tragica, è colta in uno spontaneo fuori scena: vi sono i musicisti, gli attori in costume e i membri del coro travestiti da satiri che dialogano tra loro o provano un passo di danza. A tale istantanea di vita vissuta dell’Atene del V secolo a.C. partecipa, con una straordinaria incursione dal mondo del mito, Dioniso, dio del teatro, seduto al centro con la sua amata Arianna. Sotto la coppia divina siede, intento a suonare il doppio flauto, Pronomos, noto auleta tebano celebre per le sue qualità e la sua inventiva musicale, che probabilmente commissionò la realizzazione del cratere e da cui il vaso prende il nome.

La scena centrale del vaso di Pronomos con in alto Dioniso e Arianna, e sotto il flautista Pronomos

La scena centrale del vaso di Pronomos con in alto Dioniso e Arianna, e sotto il flautista Pronomos

Nell’incontro di Vicenza si confrontano e si interrogano sul vaso e sulla sua raffigurazione gli archeologi Federica Giacobello (Università degli Studi di Milano) e Maurizio Harari (Università degli Studi di Pavia); il grecista Giuseppe Zanetto (Università degli Studi di Milano) parlerà del dramma satiresco e del teatro ateniese; l’antichista Paola Schirripa (Università degli Studi di Milano) e l’attore regista Tommaso Amadio (co-direttore del Teatro Filodrammatici di Milano) interverranno sul problema della traduzione e messa in scena della tragedia greca nel teatro contemporaneo. Un incontro affascinante, dunque, che affronterà il tema del teatro classico raffigurato e recitato in maniera trasversale, partendo dall’opera per arrivare alle esperienze della drammaturgia contemporanea.

Il manifesto della mostra "Dioniso. Mito, rito e teatro" alle Gallerie di Palazzo Leoni Montanari di Vicenza

Il manifesto della mostra “Dioniso. Mito, rito e teatro” alle Gallerie di Palazzo Leoni Montanari di Vicenza

L’incontro fa parte del ricco programma di iniziative organizzate a corredo della mostra “Dioniso. Mito, rito e teatro”, terzo appuntamento dopo “Le ore della donna” e “Il viaggio dell’eroe” del progetto “Il Tempo dell’Antico, che permette di esporre a rotazione piccoli nuclei di vasi selezionati su base tematica dalla collezione Intesa Sanpaolo di ceramiche attiche e magnogreche, conservata nel deposito di Palazzo Leoni Montanari. è quindi l’occasione, come si diceva, per chi non l’ha ancora fatto, di visitare la mostra aperta fino all’autunno 2016 nelle due sale del piano nobile del seicentesco palazzo. Le raffigurazioni dei vasi narrano culti (come l’orfismo) e riti d’iniziazione, il permeante rapporto uomo-divinità e l’inscindibile legame con il teatro, l’influenza nella società occidentale anche grazie all’apporto del multimediale attraverso dispositivi mobili e touch screen. Ad accogliere il visitatore due ampi vasi a cratere. Nel primo due figure femminili affiancano il simulacro del dio, l’una offerente (con uno stamnos tra le mani), l’altra intenta a suonare un doppio flauto. In quello che la fronteggia, durante un simposio, alcuni giovani si dedicano al gioco del cottabo, sorta di tiro al bersaglio, fruendo di gocce di vino. Nella seconda sala dedicata al tema del teatro spicca in posizione centrale un «ospite illustre»: il vaso di Pronomos, cratere attico concesso in prestito dal museo Archeologico nazionale di Napoli, oggetto dell’incontro di approfondimento. Alla parete: il supporto multimediale ne consente una lettura iconografica puntuale nella percezione del più piccolo dettaglio.

A completare la conoscenza del vaso di Pronomos, si può recuperare su Youtube una ricostruzione tridimensionale della scena tragica raffigurata sul famoso cratere attico.

La stele di Ramose in viaggio dal museo Egizio di Torino a Gerusalemme

Il pyramidion di Ramose esposto al museo Egizio di Torino

Il pyramidion di Ramose esposto al museo Egizio di Torino

La stele di Ramose (1300 circa a.C.), Scriba reale e visir durante i regni di Amenhotep III e di Akhenaton, durante la XVIII dinastia, è in viaggio dal museo Egizio di Torino a Gerusalemme dove arriverà la prossima settimana per essere esposta al museo di Israele in una nuova mostra intitolata “Faraone a Canaan: la storia non detta”. Per la prima volta la mostra”, spiegano i responsabili del museo di Gerusalemme, “racconterà l’epoca del regno egiziano sull’antico Israele, la Terra di Canaan: un periodo caratterizzato da una profonda e mutua influenza tra i due popoli. Migliaia di anni dopo si può capire che quei rapporti hanno ancora un impatto su tutti noi ancora oggi”. La Stele di Ramose sarà un pezzo importante della rassegna che, secondo il direttore del museo, James S. Snyder, “svela estetica sorprendente, riti e affinità culturali sorprendenti sviluppatisi tra i due distinti paesi”.

Egitto, passione antica. Da Torino a Pompei a Napoli: tre sedi per un grande progetto espositivo “Egitto Pompei” grazie alla collaborazione inedita tra enti diversi, l’Egizio, Pompei, il Mann. E tre inaugurazioni: a Torino lo spazio mostre temporanee; a Pompei la Grande Palestra; a Napoli la collezione egizia

“Il Nilo a Pompei”: affresco dalla Casa del Bracciale d'’Oro, esposto nella mostra al museo Egizio di Torino

“Il Nilo a Pompei”: affresco dalla Casa del Bracciale d’’Oro, esposto nella mostra al museo Egizio di Torino

Il logo del progetto espositivo "Egitto Pompei" tra Torino, Pompei e Napoli

Il logo del progetto espositivo “Egitto Pompei” tra Torino, Pompei e Napoli

Tre sedi diverse (Torino, Pompei, Napoli) e tre enti diversi (Museo Egizio, soprintendenza speciale di Pompei, museo Archeologico nazionale-Mann) per un unico grande progetto espositivo (Egitto Pompei) con un unico comun denominatore: l’Antico Egitto. È questo il tema di una prestigiosa mostra, articolata in tre luoghi e quattro tempi, che racconta influssi e innesti spirituali, sociali, politici e artistici originati da culti ed elementi di stile nati o transitati per la terra del Nilo, che si inserisce in una più ampia riflessione di approfondimento sulle relazioni di Pompei con le grandi civiltà affacciate sul Mediterraneo. E con due novità strutturali favorite dal progetto: al museo Egizio di Torino l’inaugurazione al primo piano del nuovo spazio di 600 mq dedicato alle mostre temporanee, e al museo Archeologico nazionale di Napoli la riapertura della collezione egizia, chiusa da anni.

La parata di statue egizie monumentali che popoleranno la Grande Palestra di Pompei

La parata di statue egizie monumentali che popoleranno la Grande Palestra di Pompei

Il ministro Dario Franceschini

Il ministro Dario Franceschini

Christian Greco, direttore dell'Egizio di Torino

Christian Greco, direttore dell’Egizio di Torino

Il progetto-mostra “Egitto Pompei” parte il 5 marzo dal museo Egizio di Torino, con “Il Nilo a Pompei. Visioni d’Egitto nel mondo romano”: 330 reperti, dai delicati affreschi di Pompei a tre intere tombe ricostruite con i loro corredi, che racconteranno l’amore, la moda e in qualche caso le manie del mondo classico affascinato dalla cultura del vicino Egitto. Mentre a Pompei, dal 16 aprile, gli ambienti appena riaperti della Palestra Grande si popoleranno di statue egizie e nuovi percorsi condurranno il visitatore alla scoperta del tempio di Iside e delle tante domus, come quella di Loreio Tiburtino, dove il lusso si esprimeva proprio con decorazioni “egittizzanti”. Il terzo capitolo della mostra, quello legato a Napoli,  comincerà il 28 giugno nel museo Archeologico nazionale della città  partenopea: con “Egitto Napoli. Culti orientali in Campania” sarà inaugurata una nuova sezione del percorso di visita  delle collezioni permanenti. L’obiettivo è quello di focalizzare  l’attenzione su tutti i culti che, nati in Oriente o arrivati in  Occidente attraverso l’Egitto, hanno trovato in Campania terreno  fertile di ricezione e diffusione. Il progetto partenopeo si  concluderà l’8 ottobre con la riapertura della collezione egizia del museo di Napoli. “Siamo di fronte a un grande progetto”, interviene Dario Franceschini, ministro dei Beni culturali e del  Turismo. “Più volte ho  espresso qualche valutazione critica su un eccessivo numero di mostre  che si fanno in Italia: più volte mi è capitato di vedere negli anni  passati mostre originate da ragioni commerciali e non supportate  invece da un disegno scientifico. Qui siamo di fronte alla prova che tre istituzioni diverse tra di loro, ma collegate dalla proprietà  pubblica delle collezioni, possono davvero costruire un grande  progetto d’interesse internazionale che avrà una grande capacità  attrattiva per tutti e tre i luoghi”. Un progetto che, secondo il ministro, “sta dentro un grande disegno  scientifico e in una linea sulla quale vogliamo lavorare sapendo che i punti di partenza sono differenziati. La mostra è la prova di come  si può fare sistema in modo intelligente e produttivo facendo un  lavoro di importanza scientifica e costruendo potenzialità di  attrazione turistica”. E il direttore dell’Egizio, Christian Greco: “Solo il primo passo di un grande percorso per raccontare negli anni quale è stata la relazione dell’Italia con l’Egitto”. E anche “inizio di una collaborazione tra enti culturali diversi che ci piacerebbe proseguire”, auspica la presidente della Fondazione Egizio Evelina Christillin.

Egitto-Pompei: skyphos di ossidiana da Stabiae con scene di culto egiziano in mostra al museo Archeologico di Napoli

Egitto-Pompei: skyphos di ossidiana da Stabiae con scene di culto egiziano in mostra al museo Archeologico di Napoli

Il soprintendente di Pompei, Ercolano e Stabia: Massimo Osanna

Il soprintendente di Pompei, Ercolano e Stabia: Massimo Osanna

Il museo Egizio si presenta rinnovato a questo appuntamento: “Dal 1° aprile ad oggi, da quando il museo è stato riaperto”, sottolinea Christillin, “abbiamo raggiunto 880mila visitatori e  puntiamo a raggiungere un milione di visitatori entro il 1° aprile di  quest’anno”.  E Greco: “La mostra si inserisce in un contesto di ricerca e l’apertura del primo  aprile non è stato un punto di arrivo ma di partenza”. Sul progetto Egitto Pompei il museo Egizio ha investito complessivamente 800mila euro: 136mila dalla Società Serenissima, circa 700mila da propri fondi. Infine il soprintendente di Pompei, Massimo Osanna: “Per la  mostra inaugureremo un’altra parte della Palestra Grande. Riusciremo  ad aprire l’altro braccio, dopo quello già aperto l’anno scorso, che  sarà destinato a esposizioni temporanee. La mostra fa capire come,  nel Mediterraneo, i contatti di culture e migrazioni siano stati al  centro della nostra cultura”.