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“Archeologia ferita”: al museo Archeologico nazionale di Napoli gli “stati generali” sulla lotta al traffico illecito e alla distruzione dei beni culturali. Due giorni di confronto tra magistrati, forze dell’ordine, giuristi, esperti e grandi musei internazionali. All’archeologo veneto Giancarlo Garna il premio “Person of the year 2017”

La statuetta in marmo di “Zeus in trono” restituita all’Italia dal Paul Getty Museum e ora al museo Archeologico nazionale di Napoli

Al museo Archeologico nazionale di Napoli il seminario “Archeologia ferita”

Due giorni a Napoli per parlare di “Archeologia ferita”: sono gli “Stati generali” sulla lotta al traffico illecito e alla distruzione dei beni culturali convocati dalla direzione del museo Archeologico nazionale di Napoli, uno dei maggiori musei archeologici al mondo, contenitore di molti reperti di Pompei, Paestum, Ercolano, che lanciando questa iniziativa, che non ha eguali in Italia, vuole sottolineare anche il suo  ruolo di  “capofila” in questo delicato settore della salvaguardia dei beni culturali, come testimonia la “restituzione” avvenuta a luglio dello Zeus, proveniente probabilmente dal parco archeologico sommerso di Baia, da parte del Getty Museum (Usa) (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2017/08/01/zeus-in-trono-torna-a-casa-al-mann-di-napoli-la-statuetta-in-marmo-era-stata-trafugata-negli-anni-ottanta-e-comprata-dal-paul-getty-museum-nel-1992-che-ora-lha-restituita/). Dal furto di opere al saccheggio dei siti e degli scavi archeologici, dal traffico di reperti durante i conflitti armati al terrorismo e alla contraffazione, fino all’uso di documenti falsi che accompagnano i beni. Tutto questo si riassume in un fenomeno ben preciso: traffico illecito nel mondo dell’arte, un “mercato” che vale 8 miliardi di dollari l’anno. Contrastare questo “mercato” significa quindi salvaguardare l’identità culturale dei popoli e di preservare il patrimonio dell’umanità. L’appuntamento nella Sala della Meridiana del Mann martedì 14 e mercoledì 15 novembre 2017 per un confronto di enorme interesse per la salvaguardia del patrimonio tra magistrati, forze dell’ordine, giuristi, esperti e grandi musei internazionali (dagli Stati Uniti alla Giordania, presenti anche l’Ermitage di San Pietroburgo, il Getty Museum di Los Angeles e il museo del Bardo di Tunisi), con il coinvolgimento  dell’università di Napoli Federico II,  attraverso la collaborazione con la prof. Daniela Savy, docente di Diritto europeo dei Beni culturali. “L’Università Federico II è stata  doppiamente coinvolta in questo seminario”, spiega Daniela Savy, membro del Comitato scientifico dell’Osservatorio giuridico sulla tutela del patrimonio culturale dell’Università degli Studi Roma Tre, “con il dipartimento di Giurisprudenza, diretto dal professore Lucio De Giovanni, per l’approfondimento della normativa, nazionale ed internazionale, posta a tutela del patrimonio culturale e per lo studio della normativa de iure condendo sui nuovi reati in materia. Ed anche con il dipartimento di Studi Umanistici, diretto dal professor Edoardo Massimilla, per l’apporto fondamentale degli storici dell’arte e degli archeologi esperti nelle dinamiche connesse alla materia”.

I carabinieri del nucleo tutela patrimonio culturale operativi in Iraq

Come è noto la domanda di arte e antichità proviene da Paesi ricchi e sviluppati. In questi Stati è evidente un sistema forse non adeguato ad assicurare un’azione di monitoraggio delle reti o dei luoghi dove gli scambi illegali maggiormente si realizzano. L’offerta deriva per lo più dai paesi in via di sviluppo e dai paesi sotto assedio, ma non solo. Spesso l’offerta clandestina nasce da Paesi come l’Italia estremamente ricchi di patrimonio archeologico.  “Nel quadro del perfezionamento della riforma dei musei autonomi condotta dalla ministero e dalla DG Musei”, spiega Paolo Giulierini, direttore dell’Archeologico di Napoli, “il Mann ribadisce il suo ruolo di Istituto pubblico di caratura internazionale pronto al confronto con i principali attori del dibattito archeologico mondiale sui temi scottanti legati al patrimonio culturale e si rende protagonista della ricerca nazionale contribuendo per quanto di sua competenza alla realizzazione di un sistema di salvaguardia del cultural heritage mondiale. Il Mann è lieto di ospitare grandi musei con i quali ha impostato protocolli di collaborazione come il Getty e l’Ermitage, e di musei che si affacciano sul Mediterraneo, condividendo di questi ultimi i problemi e le esperienze”. Al seminario si confronteranno i rappresentati del MiBACT e di prestigiosi musei internazionali, il nucleo antitraffico illecito di Roma, la Procura della Repubblica di Napoli, funzionari del Mann, archeologi e giornalisti esperti in materia con lo scopo di raccogliere le esperienze, e fare il punto sullo stato dell’arte a livello di istituzioni nazionali e organizzazioni internazionali quali Onu, Unione europea, Consiglio d’Europa, Icom, Unidroit. Obiettivo dei due giorni di studio è quello di formulare proposte per contribuire ad un miglioramento del sistema di lotta al traffico illecito.

Il Nucleo tutela patrimonio culturale dei carabinieri di Cosenza nel 2016 ha sequestrato più di 3mila reperti: tra essi in aumento il fenomeno dei falsi

Il programma di martedì 14 novembre 2017. Alle 9.30, saluti di Paolo Giulierini, direttore del Mann; Luigi De Magistris, sindaco di Napoli; Armando Rossi, presidente del consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Napoli; Gaetano Manfredi, rettore dell’università di Napoli Federico II; Edoardo Massimilla, direttore del dipartimento di Studi umanistici, università di Napoli Federico II; Lucio De Giovanni, direttore del dipartimento di Giurisprudenza, università di Napoli Federico II; Guglielmo Trupiano, direttore del centro Europe Direct della Commissione europea presso il Centro Interdipartimentale Lupt dell’università di Napoli Federico II; Mariella Utili, segretario regionale del MiBACT per la Campania. Alle 10.30, introduzione “Una premessa storica. Scavi e mercato artistico a Napoli tra Sette e Ottocento: legislazione e prassi, dispersione e circolazione” con Andrea Milanese, responsabile dell’Archivio storico del Mann e Paola D’Alconzo, università di Napoli Federico II. A seguire la prima sessione di lavori “Normativa e tutela”, presiede Giovanni Melillo, procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Napoli. Relatori: Tiziana Coccoluto, vice capo di Gabinetto vicario del MiBACT sul tema “Nuovi delitti, nuove indagini” e Carlo Longobardo, università di Napoli Federico II che parlerà de “La tutela penale dei beni culturali tra tecniche di tutela ed esigenze di riforma”.  Alle 12, Luca Lupària, università Roma Tre e condirettore dell’Osservatorio giuridico sulla tutela del patrimonio culturale, su “Accertamento dei reati e problemi processuali inerenti il traffico illecito”; Daniele Amoroso, università di Cagliari parlerà de “La Convenzione Unidroit del 1995 sui beni culturali rubati o illecitamente esportati”; Daniela Savy, università di Napoli Federico II e membro del Comitato scientifico dell’Osservatorio giuridico sulla tutela del patrimonio culturale, “La disciplina dell’Unione Europea in tema di traffici illeciti”. Alle 15, la seconda sessione di lavori sarà su “La prassi in tema di lotta al traffico illecito e distruzione dei beni culturali”. Presiede Maria Vittoria Marini Clarelli, direttore del Servizio circolazione della direzione generale Archeologia Belle Arti e Paesaggio. Relatori: Carmela Capaldi, università di Napoli Federico II “Scavi clandestini e traffici illeciti nel Regno delle due Sicilie”; Vincenzo Piscitelli, procuratore aggiunto a Napoli “Prassi in tema di tutela penale” e il colonnello Alberto Deregibus, vice comandante del nucleo Carabinieri Tutela del Patrimonio culturale di Roma. Alle 16, tavola rotonda con Giuliano Volpe, università di Foggia e presidente del Consiglio superiore dei Beni culturali e paesaggistici del MiBACT che incontrerà Valeria Sampaolo, conservatore capo del Mann; Luigia Melillo, responsabile dell’ufficio Relazioni internazionali e dell’ufficio Restauro del Mann; Marco Pacciarelli, università di Napoli Federico II; e Sandro Garrubbo, comunicazione e marketing del museo Salinas di Palermo.

All’archeologo veneto Giancarlo Garna il premio “Person of the Year 2017”

A Viterbo il master in Archeologia giudiziaria

Il programma di mercoledì 15 novembre 2017. Alle 10, la terza sessione del convegno si aprirà con una tavola rotonda sul tema “Il ruolo dei musei nella lotta al traffico illecito e alla distruzione dei beni culturali”. Apertura dei lavori di Alessandro Benzia, direttore degli uffici di Diretta collaborazione del ministro dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo. A seguire Fabio Isman, giornalista e scrittore (critico de Il Messaggero) incontrerà Andrej Nikolaevic’ Nikolaev, deputy head of the Department of the East, Museo dell’Ermitage (Russia); Claire Lyons, curator of Antiquities, J.P. Getty Museum (USA); Massimo Osanna, direttore generale del parco archeologico di Pompei e docente università Federico II di Napoli; Gabriel Zuchtriegel, direttore del parco del archeologico di Paestum; Francesca Spatafora, direttore del museo Salinas e del Polo regionale di Palermo per i parchi e musei Archeologici. Alle 12, tavola rotonda con Paolo Giulierini che incontra Moncef Ben Moussa, conservateur en chef du musée national du Bardo (Tunisia), e Khalil Mahmoud Khalil, direttore del museo Archeologico di Amman (Giordania). Il convegno si concluderà con il premio “Person of the year 2017” dell’osservatorio internazionale archeomafie all’archeologo Giancarlo Garna, che, dal 2012, partecipa alla missione archeologica italiana nel Kurdistan irakeno, con il progetto archeologico regionale Terra di Ninive dell’università di Udine, diretto da Daniele Morandi Bonacossi. L’archeologo, bellunese di nascita ma padovano d’adozione da trent’anni, è stato premiato “per il suo impegno nella tutela del patrimonio culturale nelle aree di crisi e di guerra e la costante opera di sensibilizzazione della categoria e dell’opinione pubblica”.  Infatti è noto il suo impegno per portare all’attenzione dell’opinione pubblica cosa sta avvenendo al patrimonio archeologico in Paesi disastrati dalla guerra come la Siria e l’Iraq. Attualmente lavora per l’università di Udine con cui ha partecipato in passato alle missioni archeologiche a Mishrifeh (Siria) nel 1999 e a Palmira dal 2009 al 2010. Consegnerà il premio Tsao Cevoli, direttore del master in Archeologia giudiziaria e crimini contro il patrimonio culturale del Centro Studi Criminologici di Viterbo.

“Zeus in trono” torna a casa, al Mann di Napoli. La statuetta in marmo era stata trafugata negli anni Ottanta e comprata dal Paul Getty Museum nel 1992, che ora l’ha restituita spontaneamente, una volta dimostrata la provenienza illegale dalla Campania

La statuetta in marmo di “Zeus in trono” restituita all’Italia dal Paul Getty Museum e ora al museo Archeologico nazionale di Napoli

Zeus torna a casa. A Napoli. Trafugata illecitamente dall’Italia intorno agli anni Ottanta del secolo scorso, la preziosa statua di “Zeus in trono”, databile intorno al 100 a.C., e acquistata nel 1992 dal Getty Museum di Los Angeles tramite un mercante d’arte londinese, è stata accolta con tutti gli onori al museo Archeologico nazionale di Napoli, che – famoso per sue preziose raccolte greco–romane  – è stato scelto come sede ideale per il ritorno in Italia e in Campania, da dove sicuramente proviene, dell’importante scultura in marmo raffigurante Zeus in trono, almeno fintanto che non sarà determinata la sua esatta provenienza. La statuetta di “Zeus in trono”, che sarebbe stata utilizzata in origine come oggetto di culto nel tempietto casalingo di una facoltosa famiglia greca o romana. è stata restituita spontaneamente dal museo californiano. “La decisione di restituire questo oggetto rientra nella nostra politica di collaborazione con il ministero dei Beni Culturali per la risoluzione di controversie e questioni relative alla provenienza e proprietà di oggetti facenti parte della nostra collezione”, spiega Timothy Potts, direttore del J.P. Getty Museum. E il ministro per i Beni culturali, Dario Franceschini: “È  il risultato della collaborazione tra Italia e Usa, e di una strategia fatta di azioni di Polizia e di azioni di diplomazia per riportare qui il patrimonio culturale sparso nel mondo”. La statua di “Zeus in trono” resterà a Napoli, ha annunciato il titolare del Mibact, favorevole alla linea secondo cui le opere d’arte trafugate debbono ritornare al territorio di appartenenza dopo il loro recupero. “La scelta del Mann”, sottolinea il direttore del museo Archeologico nazionale di Napoli, Paolo Giulierini, “è un riconoscimento della rappresentatività di Napoli e della Campania e conferma i rapporti di collaborazione tra il Mann ed il Paul Getty Museum che risalgono a 25 anni fa”. D’altra parte il Getty Museum di Los Angeles ha di recente rinnovato proprio con il direttore del Mann, Paolo Giulierini, anche una importante collaborazione per l’esposizione temporanea di opere del museo napoletano presso l’Istituzione californiana, connessa al restauro delle stesse. Il caso più recente è quello del celeberrimo Cratere di Altamura o dell’Inferno che verrà restaurato ed esposto al Getty Villa di Malibù.

Il ministro Franceschini, il generale della Guardia di Finanza Carrarini e il direttore Giulierini applaudono il ritorno in Italia dello “Zeus in trono”

A festeggiare la nuova collocazione di Zeus al Mann, oltre al ministro Dario Franceschini anche il procuratore della Repubblica facente funzioni presso il Tribunale di Napoli Nunzio Fragliasso e il procuratore aggiunto con delega alla tutela dei beni culturali Vincenzo Piscitelli; il comandante della Regione Campania della Guardia di Finanza gen. D. Fabrizio Carrarini, il comandante del nucleo di polizia tributaria di Roma da dove erano partite le indagini col. t. st. Paolo Compagnone e il comandante del gruppo Tutela mercato beni e servizi dello stesso nucleo di polizia tributaria di Roma ten. col. Luigi Smurra. “La presenza del ministro Franceschini oggi a Napoli ci onora”, commenta Giulierini. “Il ritorno delle statua di Zeus è una conferma del successo dell’azione dell’Italia, fortemente impegnata con tutte le sue Istituzioni nel recupero e nella conservazione del nostro patrimonio”.

Lo scoprimento dello “Zeus in trino” dall’imballaggio per preservarlo durante il viaggio da Los Angeles a Napoli

La statuetta di “Zeus in trono” è alta 74 cm potrebbe essere stata oggetto di culto – come si diceva – nella cappella privata di una ricca dimora patrizia, in ogni caso le numerose incrostazioni marine fanno supporre un prolungato periodo di immersione in mare, con un lato intatto probabilmente perché coperto dalla sabbia, che l’avrebbe protetto. E proprio queste incrostazioni hanno contribuito a dimostrare la provenienza campana della statua esposta a Los Angeles. Tutto comincia con il ritrovamento in uno scavo clandestino di un frammento marmoreo che poi si sarebbe scoperto essere uno spigolo del bracciolo del trono di Zeus. Quel frammento è stato recuperato a Bacoli, nel Napoletano, dalla Guardia di Finanza il 12 dicembre 2012. Ben presto fu ipotizzato che quel frammento poteva appartenere allo “Zeus in trono” di Los Angeles. Grazie a un’immagine disponibile sul web è stato possibile sovrapporre virtualmente il frammento alla statua, e si p visto che era perfettamente compatibile. Così si è proceduto a una verifica diretta nel museo californiano, eseguita il 6 marzo 2014. Infine le analisi delle concrezioni calcaree presenti sul frammento (conseguenza della lunga permanenza in mare), uguali a quelle presenti sulla statua, hanno costituito la prova definitiva.