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Roma. “NeuroArtifAct: vedere con la mente”: al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia si presentano il progetto e i primi risultati degli esperimenti promossi dalla Sapienza università di Roma e dalla Duke University. L’obiettivo principale è quello di indagare e valutare l’impatto cognitivo dei reperti archeologici

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Sperimentazioni del progetto NeuroArtifAct davanti al Sarcofago degli Sposi al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia (foto etru)

Vedere con la mente. Che cosa accade quando osserviamo un reperto archeologico? Come ne elaboriamo il contesto nel nostro cervello? Come analizziamo una esperienza estetica? Perché un oggetto è bello? Che differenza c’è fra un oggetto reale e virtuale? Il progetto NeuroArtifAct, promosso dal Laboratorio di arte e Medical Humanities della facoltà di Farmacia e Medicina di Sapienza università di Roma insieme al Laboratorio Dig@Lab della Duke University, ha scelto il museo nazionale Etrusco di Villa Giulia per rispondere a questi quesiti. Grazie a un team di esperti, il progetto sta aprendo nuove strade nello studio del passato e delle collezioni museali, tra mente antica e moderna, affrontando temi di ricerca all’intersezione tra scienze del cervello, e scienze umane, come l’archeologia, arte, filosofia, estetica e studi visuali anche con l’apporto del metodo delle Visual Thinking Strategies. L’obiettivo principale è indagare e valutare l’impatto cognitivo dei manufatti archeologici a diverse scale e attraverso diverse tecnologie, con lo scopo di applicare i principi della neuroestetica alla neuroriabilitazione, utilizzando l’arte per aumentare la motivazione, ridurre stress e fatica, e migliorare la qualità della vita nei pazienti che hanno necessità di riabilitazione neurologica e motoria.

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Progetto NeuroArtifAct: esperienza di analisi davanti al sarcofago degli Sposi al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia (foto etru)

Il progetto e i primi risultati degli esperimenti saranno presentati martedì 19 luglio 2022, alle 11, nel padiglione didattico del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia. Introduce Valentino Nizzo, direttore museo Etrusco. Saluti istituzionali: prof. Carlo della Rocca, preside facoltà Farmacia e Medicina, Sapienza università di Roma. Intervengono: Vincenza Ferrara, Sapienza università di Roma; Maurizio Forte, Duke University; Marco Iosa, Sapienza università di Roma; Fabio Babiloni, Sapienza università di Roma; Andrea Giorgi, Stefano Menicocci, BrainSigns, start up di Sapienza università di Roma; Marco Alfo’, Sapienza università di Roma; Marco Mingione, università Roma Tre. Al termine sarà possibile partecipare all’esperienza di analisi davanti al sarcofago degli Sposi.

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Progetto NeuroArtifAct: acquisizione di dati biometrici con l’utilizzo di elettroencefalografi (EEG) portatili (foto etru)

L’attività ha previsto l’acquisizione di dati biometrici con l’utilizzo di elettroencefalografi (EEG) portatili e sistemi di eye tracker mobile con dispositivi utili per la raccolta dei dati. In relazione alle visite museali NeuroArtifAct ha analizzato le differenze nell’esperienza neurofisiologica e visiva tra oggetti reali e virtuali. In particolare evidenziando eventuali pattern comuni ad individui aventi stesso sesso, titolo di studio, o tipo di formazione. Ad esempio, si possono mettere in relazione i dati neurofisiologici col movimento delle pupille in modo da valutare il fattore emozionale dell’esperienza, le aree di maggiore interesse, le dinamiche dell’apprendimento. L’obiettivo principale è quello di indagare e valutare l’impatto cognitivo dei reperti archeologici (empirici e ricostruiti digitalmente) in diverse scale e attraverso diverse tecnologie. Pertanto, i dispositivi EEG portatili (basati su computer), i sistemi di tracciamento oculare virtuali ed esterni vengono utilizzati per acquisire dati biometrici e cuffie virtuali, schermi olografici e simulazioni desktop digitali vengono utilizzati per generare simulazione incorporata.

I mezzi psicofisici e le strategie di pensiero visivo sono anche impiegati per misurare empiricamente giudizi percettivi di scala, distanza, simboli, colori e forme in contesti reali e virtuali. Infatti, in neuroarcheologia, l’obiettivo è quello di reinterpretare il passato studiando la mente umana attraverso fasi empiriche e virtuali di osservazione. Ad esempio, l’osservazione di uno scavo archeologico, di un manufatto, di un monumento o di un museo genera molteplici affordances, a livello conscio e inconscio. In questo regno di interazione, la percezione dello spazio è la chiave di interpretazione. Questo studio ha il duplice obiettivo (1) di prototipare la realtà virtuale immersiva che consente la ricreazione digitale e la visualizzazione di manufatti antichi e oggetti museali e (2) di pilotare la valutazione degli impatti percettivi, propriocettivi, motori e cognitivi mentre gli utenti entrano, esplorano e coinvolgono scenari reali e virtuali. Gli esperimenti sono condotti in laboratori, musei e siti archeologici. La prima ricerca sperimentale è iniziata a settembre 2021 grazie alla collaborazione tra Duke University, università La Sapienza e museo nazionale Etrusco di Roma.

Festa-incontro al museo Pigorini di Roma per l’uscita del libro “Racconti da museo. Storytelling d’autore per il museo 4.0” a cura di Cinzia Dal Maso: “Nei musei, le storie danno vita agli oggetti, e ci fanno sentire il contatto diretto con la vita vera di altri mondi”

Il museo Preistorico etnografico “Luigi Pigorini” all’Eur di Roma

La locandina dell’incontro “L’arte di raccontare l’arte” al museo Pigorini di Roma

Sarà una festa-incontro. L’appuntamento “L’arte di raccontare” è giovedì 17 maggio 2018 alle 17 al museo preistorico etnografico “Luigi Pigorini” all’Eur di Roma. L’occasione è di quelle ghiotte: l’uscita del libro “Racconti da museo. Storytelling d’autore per il museo 4.0”, a cura di Cinzia Dal Maso, pubblicato da Edipuglia, che raccoglie riflessioni di professionisti che hanno voluto mettere la loro arte di narratori al servizio dei musei, e in generale della comunicazione dei beni culturali. Gente che ha restituito la vita del passato con la penna, i pennelli, la cinepresa, la grafica, la realtà virtuale, i social media. Che svela i segreti del proprio mestiere e ragiona sul senso profondo di quel che fa. Ognuno a modo suo ma con fili che s’intrecciano e si rincorrono, e un punto fermo per tutti noi: il racconto è il modo migliore per creare attorno al museo una vera comunità. Ne parleranno: Filippo Maria Gambari, Antonio Lampis, Daniele Manacorda con la partecipazione di: Vincenza Ferrara, Marianna Marcucci, Rita Petruccioli, Luca Peyronel, Andrea Pugliese, Alessandro Rubinetti e degli autori Chiara Boracchi, Cinzia Dal Maso, Giuliano De Felice, Aldo Di Russo, Adele Magnelli.

La copertina del libro “Racconti da museo. Storytelling d’autore per il museo 4.0”, a cura di Cinzia Dal Maso, pubblicato da Edipuglia

L’home page di Archeostorie.it

La giornalista e scrittrice Cinzia Dal Maso

“Bisogna raccontare, sempre di più e meglio. Il passato ha continuo bisogno delle nostre storie per conservarsi nel presente”, interviene la curatrice Cinzia Dal Maso, giornalista e scrittrice, che si occupa di archeologia da una vita. Ha curato con Francesco Ripanti “Archeostorie. Manuale non convenzionale di archeologia vissuta” (Cisalpino 2015) e ora dirige “Archeostorie. Journal of Public Archaeology” (www.archeostoriejpa.eu) che, assieme all’omonimo “Magazine” (www.archeostorie. it), promuove lo storytelling come strumento privilegiato di dialogo tra passato e presente. Questo libro delinea le caratteristiche del “narratore da museo” e le tecniche che deve mettere in campo. Realizzato dal team del Centro studi per l’archeologia pubblica Archeostorie®, si propone come prima guida per chiunque voglia cimentarsi nell’arte del racconto da museo. Chiunque voglia, grazie al racconto, creare attorno al museo una vera comunità. “Racconti da museo”, che delinea le caratteristiche del “narratore da museo” e le tecniche che deve mettere in campo, è stato realizzato proprio dal team del Centro studi per l’archeologia pubblica Archeostorie®, e si propone come prima guida per chiunque voglia cimentarsi nell’arte del racconto da museo. Chiunque voglia, grazie al racconto, creare attorno al museo una vera comunità. “Perché – assicura Cinzia Dal Maso – sono le storie a tenere in vita il mondo, a creare le comunità: si dice che una civiltà che non racconta più storie, è destinata a frantumarsi e morire. Nei musei, le storie danno vita agli oggetti, e ci fanno sentire il contatto diretto con la vita vera di altri mondi. Ma raccontare è un’arte: in realtà un misto di conoscenze, tecnica e arte. E quando il racconto entra in museo, le ultime due devono piegarsi alla conoscenza, essere al servizio del messaggio del museo. La fantasia deve seguire binari precisi. Per fare questo, servono persone capaci di narrare e al contempo dialogare con la ricerca scientifica. Professionisti che sappiano restituire la vita con la penna, i pennelli, la macchina fotografica, la cinepresa, la grafica, la realtà virtuale, i social media. Ogni strumento possibile, anche quello che ancora non c’è: perché l’importante non è lo strumento ma la storia”.