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Roma. “L’importanza di chiamarsi Harnste”: Valentino Nizzo, direttore del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia, annuncia una diretta Fb per approfondire e dare risposte sull’eccezionale scoperta dell’iscrizione all’interno di un elmo di 2400 anni fa rinvenuto a Vulci nel 1930

Dettaglio dell’iscrizione HARNSTE scoperta all’interno dell’elmo da Vulci, esposto al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia (foto Mauro Benedetti)

È rimasta nascosta per circa 2400 anni all’interno dell’elmo della tomba 55 della necropoli dell’Osteria di Vulci ed è stata scoperta tra i reperti esposti al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia, all’interno di un elmo che ci ha restituito il nome di un guerriero e un frammento della sua possibile storia: è un’iscrizione etrusca, sfuggita ai suoi scopritori nel 1930, ma non all’occhio digitale e dei restauratori, che offre nuovi dati per la ricostruzione dell’arte della guerra nel mondo etrusco-italico della metà del IV secolo a.C. Ne abbiamo parlato qualche giorno fa (vedi Roma. Scoperta al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia un’iscrizione nascosta all’interno di un elmo di 2400 anni fa, rinvenuto nel 1930 a Vulci: ci ha restituito il nome di un guerriero e un frammento della sua possibile storia | archeologiavocidalpassato).

Il direttore Valentino Nizzo accanto all’elmo da Vulci mostra il numero di Archeologia Viva (foto etru)

È lo stesso direttore del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia, Valentino Nizzo, che su un video (vedi Facebook) introduce il pubblico a questa scoperta con un excursus storico-linguistico che ci permetta di capire meglio l’importanza del rinvenimento all’interno dell’elmo da Vulci.

Locandina della diretta FB “L’importanza di chiamarsi Harnste” con Valentino Nizzo

Ma non è tutto. Il grande interesse e la curiosità suscitati sui media nazionali e internazionali dalla notizia dell’iscrizione rimasta nascosta per oltre 90 anni all’interno di un elmo etrusco di 2400 anni fa scavato nella necropoli dell’Osteria di Vulci da Raniero Mengarelli e Ugo Ferraguti, ha convinto Valentino Nizzo a proporre un approfondimento con una diretta sul suo profilo Facebook lunedì 3 gennaio 2022 alle 18: “L’importanza di chiamarsi Harnste”. In un’ora e un quarto il direttore dell’Etru cercherà di dare risposte ad alcune domande (qual è la sua importanza storica e archeologica? Cosa racconta e cosa consente di ipotizzare la nuova iscrizione? Com’è stata interpretata?) e ad altri interrogativi posti da questa eccezionale scoperta.

Roma. Scoperta al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia un’iscrizione nascosta all’interno di un elmo di 2400 anni fa, rinvenuto nel 1930 a Vulci: ci ha restituito il nome di un guerriero e un frammento della sua possibile storia

Veduta laterale dell’elmo italico a calotta con gola e dischetti di bronzo fuso per la protezione dei lobi auricolari dalla tomba 55 della necropoli dell’Osteria di Vulci, scavi Ferraguti-Mengarelli 1930. Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia (foto Mauro Benedetti)

È rimasta nascosta per circa 2400 anni all’interno dell’elmo della tomba 55 della necropoli dell’Osteria di Vulci ed è stata scoperta tra i reperti esposti al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia, all’interno di un elmo che ci ha restituito il nome di un guerriero e un frammento della sua possibile storia: è un’iscrizione etrusca, sfuggita ai suoi scopritori nel 1930, ma non all’occhio digitale e dei restauratori, che offre nuovi dati per la ricostruzione dell’arte della guerra nel mondo etrusco-italico della metà del IV secolo a.C. “Un elmo venuto alla luce nel 1930 ed esposto sin quasi da subito insieme al resto del corredo nelle sale del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia”, racconta il direttore Valentino Nizzo, “ha svelato dopo quasi un secolo il segreto che custodiva gelosamente da quasi 2400 anni. Una breve iscrizione etrusca nascosta al suo interno era finora sfuggita all’attenzione di tutti, nonostante la cura con la quale Ugo Ferraguti e Raniero Mengarelli – artefici della scoperta – avevano trattato i materiali rinvenuti a partire dal 1928 durante le fortunatissime campagne di scavo realizzate nella necropoli dell’Osteria di Vulci. Si trattava delle prime indagini archeologiche condotte con metodo scientifico moderno nell’antica città etrusca, dopo secoli di saccheggi quasi indiscriminati. La morte prematura di entrambi gli scavatori ha impedito finora la loro pubblicazione per problemi legati anche allo studio della documentazione di scavo. Nonostante questo, i contesti più importanti vennero sin da subito destinati alla pubblica fruizione nelle sale vulcenti di Villa Giulia”.

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Distribuzione degli esemplari di provenienza certa degli elmi del medesimo tipo (elaborazione R. Graells i Fabregat aggiornata da V. Nizzo)

“Un recente intervento di digitalizzazione e di verifica dello stato di conservazione di alcune armi custodite nelle collezioni del Museo – continua – ha portato all’inattesa scoperta. I risultati dello studio scientifico dell’iscrizione e una sua prima proposta interpretativa appariranno sul prossimo numero della rivista Archeologia Viva. L’epigrafe, incisa all’interno del paranuca dopo la manifattura, restituisce molto probabilmente un gentilizio privo finora di riscontri puntuali nell’onomastica etrusca, a fronte di migliaia di iscrizioni note. Se si escludono gli esemplari con dediche votive e un gruppo di 60 elmi (su 150) tutti contraddistinti dal medesimo gentilizio rinvenuti sull’acropoli di Vetulonia nel 1904, sono circa una decina le armi di questo tipo caratterizzate da iscrizioni come quella appena individuata, documentate in ambito etrusco e italico tra il VI e il III secolo a.C. Si tratta, dunque, di un tipo di evidenza molto rara che offre informazioni fondamentali per la ricostruzione dell’organizzazione militare e dell’evoluzione dell’arte della guerra nell’Italia preromana”.

Il direttore Valentino Nizzo accanto all’elmo da Vulci mostra il numero di Archeologia Viva (foto etru)

“In base al suo esame tipologico e alle informazioni fornite dagli altri oggetti del corredo della tomba 55 (una delle più ricche tra quelle coeve rinvenute a Vulci)”, spiega Nizzo, “la deposizione dell’elmo può essere datata intorno alla metà del IV secolo a.C. Siamo in un’epoca caratterizzata da una forte conflittualità tra popoli che competevano per il predominio nella nostra Penisola o per la semplice sopravvivenza, minacciata dalla calata dei Celti che nel 390 avevano messo a ferro e fuoco la stessa Roma. L’elmo di Vulci si inserisce perfettamente in questo contesto e, grazie alla sua iscrizione, racconta una pagina inedita della vita di un guerriero del suo tempo, anche se non è possibile stabilire con certezza se il nome conservato coincida con quello del suo ultimo proprietario. Molti indizi, infatti, ci portano a cercare le sue origini in un’altra città, al confine tra Umbri ed Etruschi, Perugia”.

Dettaglio dell’iscrizione scoperta all’interno dell’elmo da Vulci, esposto al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia (foto Mauro Benedetti)

“La lettura non comporta particolari difficoltà”, riprende, “e consente di ricostruire una sequenza completa di 7 lettere disposte ai lati di un ribattino: HARN   STE. Quest’ultimo ostacolo sembrerebbe essere stato considerato dall’autore dell’epigrafe la quale, molto probabilmente, va letta come un’unica parola, quasi certamente un gentilizio per analogia con le altre iscrizioni rinvenute su elmi e caratterizzate da una simile collocazione. La presenza all’interno doveva infatti essere nota solo a chi utilizzava l’elmo e, quindi, molto probabilmente doveva indicare il suo proprietario. Questo rafforzava il senso di appartenenza di un oggetto di vitale importanza che, nel nascondere le sembianze del guerriero e nel proteggerlo, diveniva la sua proiezione metaforica. Se i guerrieri potevano viaggiare come mercenari alle dipendenze del migliore offerente, ancora di più potevano viaggiare le loro armi, donate come premio o acquisite come preda bellica sul campo di battaglia. Anche se non è più possibile stabilire se Harnste fosse il suo gentilizio o quello di un rivale ucciso su un ignoto campo di battaglia – sostiene – ci piace pensare che il pubblico che da ora in poi ammirerà l’elmo vulcente potrà memorizzare non soltanto il freddo numero d’ordine di una tomba ma anche qualcosa di più intimo e personale, come un nome e alcuni brandelli della possibile storia di chi, un tempo, lo aveva posseduto e aveva affidato ad esso la sua vita”.

Fotomosaico e rielaborazione dell’iscrizione dell’elmo da Vulci, al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia (foto ed elaborazione Miriam Lamonaca)

“Contrariamente a quanto si pensava finora”, spiega il direttore di Etru, “è possibile che il nostro elmo non sia stato prodotto a Vulci ma a Perugia dove è documentato il maggior numero di esemplari di questo tipo peculiare, una via di mezzo tra i più antichi elmi tipo “Negau” di tradizione etrusca e quelli cosiddetti “Montefortino”, di tradizione celtica ma molto popolari anche nel mondo italico e nella Roma repubblicana. Tale provenienza sembrerebbe confermata dal gentilizio restituito dall’iscrizione, molto simile a quello documentato in un’epigrafe latina rinvenuta nei pressi del celebre ipogeo dei Volumni di Perugia e appartenuta a una donna di origini etrusche vissuta nel I secolo a.C.: Harnustia. Analogie possono essere ravvisate anche con i gentilizi Havrna, Havrenies/Harenies attestati agli inizi del III secolo a.C. a Bolsena, a metà strada tra Vulci e Perugia. A Perugia sembra tuttavia ricondurci quella che potrebbe essere l’origine del nome, se è corretto ipotizzare una sua correlazione con il toponimo Aharnam, menzionato da Tito Livio (X, 25.4) come sede di un accampamento romano alla vigilia della celebre battaglia delle Nazioni avvenuta presso Sentino nel 295 a.C. È infatti assai probabile che il piccolo centro etrusco-umbro menzionato da Livio vada identificato con la moderna Civitella d’Arna, vicinissima a Perugia. Il gentilizio del nostro guerriero si sarebbe dunque potuto formare traendo origine dal nome della città di cui era originario, come testimoniano diverse iscrizioni su armi, anche a seguito della mobilità dei militari e della loro eventuale propensione a essere chiamati con il nome del luogo di provenienza”.

Roma. Il direttore del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia lancia un appello alla community per finanziare il restauro del busto in bronzo di Felice Barnabei, padre fondatore dell’Etru, del quale nel 2022 ricorre il primo centenario della morte

“Il museo nazionale Etrusco di Villa Giulia è la casa di coloro che amano la cultura etrusca, l’arte e la bellezza”, esordisce il direttore Valentino Nizzo che lancia un appello-progetto. “Vogliamo continuare concretamente a proteggere il patrimonio culturale che abbiamo l’onore di custodire e la missione di far conoscere. Per questo ci teniamo a coinvolgervi nei nuovi progetti su cui stiamo lavorando. Un esempio, è la mostra temporanea dedicata a Felice Barnabei, padre fondatore del Museo di Villa Giulia, di cui ricorre il primo centenario della morte proprio nel 2022. Vogliamo celebrare questa ricorrenza rilanciando il progetto di restauro del busto in bronzo che lo raffigura e che si trova nei giardini della Villa. Anche voi potete sostenere questo progetto, contribuendo con una donazione sul portale Artbonus. Visitate la pagina https://bit.ly/3pk2En3 e diventate anche voi Ambasciatori della cultura! Lo sapete che grazie all’Artbonus si può recuperare fino al 65% della donazione?”. E così Nizzo racconta l’antefatto, perché in realtà il progetto era nato più di un anno fa: “L’anno scorso abbiamo chiesto a tutti quelli che ci seguono e ci vogliono bene di dare un piccolo contributo per un obiettivo molto importante dal punto di vista simbolico, il restauro del busto in bronzo di Felice Barnabei, realizzato dopo la sua scomparsa alla fine di ottobre del 1922. Il prossimo anno – ricorda – saranno infatti 100 anni dalla scomparsa del fondatore, e vogliamo celebrarne la memoria attraverso tanti oggetti inediti donati dai suoi eredi. Sarà un modo per riflettere sulla sua storia personale, sulla storia del museo ma anche sulla storia dell’archeologia nel momento in cui è diventata una disciplina scientifica grazie anche a persone come Barnabei tra la fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecento. La risposta l’anno scorso fu immediata. Cioè il giorno dopo ci hanno contattato per chiederci di poter finanziare l’opera purché il donatore fosse l’unico responsabile della donazione e noi abbiamo rispettato questa volontà e l’abbiamo coltivata nell’arco di un anno, poi una serie di situazioni contingenti, legate forse anche a quello cui tutti stiamo assistendo, ha portato il donatore a tirarsi indietro, e in quest’anno non abbiamo più promosso questo restauro, e quindi torniamo a farlo per lanciare questo messaggio di partecipazione. La cifra è davvero modesta. Si tratta solo di 3mila euro. Per il museo non sarebbe un problema destinare una parte di fondi, ma noi stiamo concentrando le nostre risorse su tanti interventi di recupero delle collezioni del complesso architettonico. Pensare che ci possa essere qualcuno di quelli che ci seguono che vuole contribuire attivamente aiutandoci nel sostenere questo progetto per noi vuol dire anche qualcosa di simbolico e sicuramente mostreremo la riconoscenza per tutti quelli che vorranno contribuire in occasione dell’inaugurazione di questa mostra il prossimo ottobre o novembre dell’anno prossimo. Aspettando il 2022 conclude Nizzo – sostieni Museo ETRU e diventa Ambasciatore della Cultura!”.

Roma. Al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia due giorni di seminario internazionale di studi – in presenza e on line – “Vigna Iulia, che egli fece con spese incredibili”: nuove ricerche sul cantiere architettonico e decorativo di Villa Giulia e le sue trasformazioni nei secoli

La locandina del seminario internazionale di studi sul cantiere architettonico e decorativo di Villa Giulia

Nelle Vite, Vasari rivendica di essere stato il primo ideatore della villa che Giulio III fece edificare alla metà del Cinquecento. L’intricata trama di figure coinvolte è però ben più fitta di quanto l’aretino non lasci intendere, rendendo Villa Giulia un caso esemplare per affrontare il funzionamento di un cantiere. Se ne parla martedì 21 e mercoledì 22 dicembre 2021, in presenza in sala della Fortuna al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia a Roma, e on line sulla piattaforma Zoom, nel seminario internazionale di studi “Vigna Iulia, che egli fece con spese incredibili”: nuove ricerche sul cantiere architettonico e decorativo di Villa Giulia e le sue trasformazioni nei secoli, a cura di Valentina Balzarotti (Bibliotheca Hertziana – Max-Planck Institut für Kunstgeschichte), Serena Quagliaroli (Archivio del Moderno, università della Svizzera italiana), Giulia Spoltore (Archivio del Moderno, università della Svizzera italiana). Comitato scientifico: Barbara Agosti (università di Roma “Tor Vergata”), Maria Beltramini (università di Torino), Francesco Benelli (Alma Mater Studiorum – università di Bologna), Antonio Buitoni (comitato per Bologna Storica e Artistica), Carlo De Angelis (comitato per Bologna Storica e Artistica), Silvia Ginzburg (università di Roma Tre), Francesco Grisolia (università di Roma “Tor Vergata”), Tanja Michalsky (Bibliotheca Hertziana – Max-Planck Institut für Kunstgeschichte), Valentino Nizzo (direttore del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia), Maurizio Ricci (Sapienza – Università di Roma), Francesca Sinigaglia (comitato per Bologna Storica e Artistica), Letizia Tedeschi (Archivio del Moderno, università della Svizzera italiana), Patrizia Tosini (università di Roma Tre). Per partecipare è necessario prenotarsi all’indirizzo giulia.spoltore@usi.ch. Per l’accesso sono richiesti Green Pass e mascherina. Sarà possibile seguire il seminario via Zoom, per iscrizioni: LINK. Il convegno è realizzato grazie al contributo concesso dalla Direzione generale Educazione, ricerca e istituti culturali e grazie all’Accordo Quadro stipulato fra il museo nazionale Etrusco di Villa Giulia, il dipartimento di Studi letterari, filosofici e di storia dell’arte dell’università di Roma “Tor Vergata”, il dipartimento di Studi umanistici dell’università di Roma Tre e la Bibliotheca Hertziana – Max-Planck Institut für Kunstgeschichte. Ente promotore dell’iniziativa è il Comitato per Bologna Storica e Artistica, fondato da Alfonso Rubbiani nel 1899. Nato con lo scopo di conservare e far conoscere l’arte e la cultura bolognese, il Comitato promuove lo studio del patrimonio storico-artistico felsineo e sostiene iniziative scientifiche di studio dedicate agli artisti bolognesi. 

Un suggestivo scorcio architettonico di Villa Giulia a Roma, sede del museo nazionale Etrusco (foto etru)

“Il museo nazionale Etrusco di Villa Giulia”, raccontano all’Etru, “ha enormi potenzialità e tra queste rientra certamente lo straordinario valore architettonico e artistico del luogo che dal 1889 lo ospita. In questi 130 e passa anni questo aspetto è rimasto un po’ schiacciato rispetto alla componente archeologica delle sue collezioni. Stiamo cercando di rimediare promuovendo lo studio, la conoscenza e la divulgazione di quello che il nostro patrimonio rinascimentale rappresenta. La due giorni di convegno è un primo importante segnale anche perché a promuoverlo sono giovani ricercatrici”. Il seminario di studi si propone infatti di riflettere sulla villa, oggi sede del museo nazionale Etrusco, considerandone l’architettura e le decorazioni tanto nella loro specificità quanto soprattutto come componenti essenziali di un sistema organico di progettazione, concepito sin dall’origine come un’entità complessa corrispondente alla “vigna” del pontefice. L’indagine sull’evoluzione della villa e i suoi materiali, sulla sua topografia e sulle sue pertinenze nel corso dei secoli, i dati offerti dai restauri, le informazioni trasmesse da fotografie storiche e dalla nuova campagna ad hoc eseguita dalla Fototeca Hertziana, offrono l’occasione di interrogarsi attraverso una pluralità di strumenti in modo interdisciplinare su questo peculiare complesso che oggi ospita una collezione antica connotata da una spiccata specificità. Ci saranno molte novità importanti anche riguardo la storia del Museo che compone una parte significativa del racconto.

Un’immagine delle decorazioni pittoriche di Villa Giulia conservata alla Biblioteca Hertziana di Roma (foto Enrico Fontolan)

PROGRAMMA MARTEDÌ 21 DICEMBRE 2021. Alle 14, saluti iniziali: Valentino Nizzo, Carlo De Angelis; Valentina Balzarotti e Serena Quagliaroli su “Villa Giulia nel panorama artistico della metà del Cinquecento: un’introduzione critica”. Alle 14.40, “Il cantiere architettonico”. Presiede: Maria Beltramini (università di Torino). Interventi: Eliana Carrara (università di Genova), Emanuela Ferretti (università di Firenze) su “Vasari a Villa Giulia: la committenza Ciocchi del Monte e la pratica dell’architettura”; Maurizio Ricci (Sapienza – università di Roma) su “Tema con variazioni. A proposito di due disegni cinquecenteschi per Villa Giulia”. Alle 15.30, “Il cantiere plastico-pittorico”. Presiede: Barbara Agosti (università di Roma “Tor Vergata”). Interventi: Giulia Spoltore (Archivio del Moderno, università della Svizzera italiana) su “Lo stucco a Villa Giulia e la decorazione della neviera”; Giulia Daniele (Scuola Normale Superiore, Pisa) su “Prospero Fontana e il cantiere di Villa Giulia (1553-1555)”. Coffee Break. Alle 16.40, “Il cantiere scultoreo”. Presiede: Fernando Loffredo (State University of New York at Stony Brook). Interventi: Livia Nocchi (Fondazione Marignoli di Montecorona) su “Gli scultori e il sistema cantiere a Villa Giulia”; Grégoire Extermann (universidad de Sevilla) su “Tavole, pavimenti, colonne. I marmi colorati della vigna del papa”. Alle 17.30, “Invenzioni per Villa Giulia”. Presiede: Silvia Ginzburg (università di Roma Tre). Interventi: Francesca Montuori (museo nazionale Etrusco di Villa Giulia) su “Simboli, emblemi, allegorie: nuove proposte per le decorazioni di Villa Giulia”; Maria Paola Guidobaldi (museo nazionale Etrusco di Villa Giulia) su “Paesaggi mitologici e della Roma Antica nella decorazione parietale di Villa Giulia”; Antonietta Simonelli (museo nazionale Etrusco di Villa Giulia) su “La lex hortorum della Villa di papa Giulio: alcune considerazioni”. Alle 18.40, Discussione. Modera: Vitale Zanchettin (Musei Vaticani; IUAV Venezia).

Particolare della decorazione pittorica di una delle stanze di Villa Giulia a Roma (foto etru)

PROGRAMMA MERCOLEDÌ 22 DICEMBRE 2021. Alle 9.30, “Attorno a Villa Giulia: committenza papale e cardinalizia”. Presiede: Alessandro Nova (Kunsthistorisches Institut in Florenz – Max-Planck-Institut). Interventi: Sara Bova (Sapienza – università di Roma; università di Roma “Tor Vergata”) su “La committenza di Giulio III nei Palazzi Vaticani”; Francesco Guidi (università di Roma “Tor Vergata”; EPHE-PSL) su “La vigna Poggi a Roma”; Patrizia Tosini (università di Roma Tre) su “Un porporato all’ombra di Giulio III: prime indagini sulla committenza artistica del cardinale Marcello Crescenzi”. Alle 10.45, “Considerazioni e dibattito sul cantiere di Villa Giulia”. Modera: Alessandro Nova (Kunsthistorisches Institut in Florenz – Max-Planck-Institut). Alle 11.30, Visita a Villa Giulia. Alle 14, “La Villa attraverso la lente della fotografia”. Presiede: Francesco Benelli (Alma Mater Studiorum – università di Bologna). Interventi: Johannes Röll (direttore Fototeca, Bibliotheca Hertziana – Max-Planck Institut für Kunstgeschichte) su “Alla ricerca del filo rosso – Ricerca e fotografia a Villa Giulia”; Viviana Costagliola (Bibliotheca Hertziana – Max-Planck Institut für Kunstgeschichte) su “Le fotografie di Villa Giulia nella fototeca della Bibliotheca Hertziana”. Alle 14.50, “La Villa-Museo, passato e futuro”. Presiede: Valentino Nizzo (direttore del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia). Interventi: Luca Mazzocco (museo nazionale Etrusco di Villa Giulia) su “Dalla Villa al Museo: destinazioni d’uso di Villa Giulia durante i secoli”; Orfeo Cellura (università  di Roma “Tor Vergata”; università di Roma Tre; università della Svizzera italiana) su “Villa Giulia nelle raffigurazioni tra Sette e Ottocento”; Alessia Argento (soprintendenza speciale Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Roma), Laura D’Erme (già museo nazionale Etrusco di Villa Giulia) su “Villa Giulia e le trasformazioni della città tra Ottocento e Novecento (1889-1918)”; Romina Laurito (museo nazionale Etrusco di Villa Giulia) su “Il tempio di Alatri a Villa Giulia: il tempio dei primati, dall’archeologia sperimentale a fulcro di un nuovo percorso multimediale”. Dalle 16.10 alle 17, Discussione finale e chiusura dei lavori.

Castelfranco Emilia. Inaugurato il nuovo allestimento del museo civico Archeologico “Simonini” per rendere immersiva l’esperienza di visita e maggiormente coinvolgente per gli studenti con opere multimediali per la divulgazione dei temi storico archeologici

Il museo civico Archeologico “Anton Celeste Simonini” di Castelfranco Emilia

Fin dalla sua costituzione nel 1999, il museo civico Archeologico “Anton Celeste Simonini” di Castelfranco Emilia, il romano Forum Gallorum, sulla via Emilia, insieme alla soprintendenza per i Beni archeologici (oggi Sabap per la Città Metropolitana di Bologna e le province di Modena, Reggio Emilia e Ferrara) e l’Istituto per i Beni Culturali e Naturali della Regione Emilia-Romagna (oggi Servizio Patrimonio Culturale della Regione Emilia-Romagna) ha cercato un costante interscambio con il suo territorio di riferimento, molteplici iniziative sia per il pubblico di addetti ai lavori, sia per quello meno esperto: attraverso le esposizioni, ma anche con l’organizzazione di giornate di studio, conferenze, oltre che iniziative didattiche rivolte alle scuole (vedi A Castelfranco Emilia nel rinnovato museo Archeologico “Simonini” apre la mostra “Alle soglie della romanizzazione: storia e archeologia di Forum Gallorum”: viaggio in più di otto secoli di storia del territorio tra Mutina e Bononia lungo la via Emilia con reperti inediti | archeologiavocidalpassato). Proprio per valorizzare tutte le fasi cronologiche attestate nel territorio e contemporaneamente offrire un apparato comunicativo innovativo, rivolto ai diversi tipi di pubblico, è nata l’idea di ampliare il museo realizzando innanzitutto opere multimediali per la divulgazione dei temi storico archeologici allo scopo di rendere immersiva l’esperienza fruitiva del museo e maggiormente coinvolgente per gli studenti. castelfranco-emilia_archeologico_logoSabato 18 dicembre 2021, è stato presentato e inaugurato il nuovo allestimento alla presenza di Giovanni Gargano, sindaco; Leonardo Pastore, assessore alla Cultura; Monica Miari, funzionario Sabap; Anna Lina Morelli, università di Bologna; Luigi Malnati, già soprintendente e direttore della Direzione generale antichità del Ministero. E con collegamenti in videoconferenza di Cristina Ambrosini, dirigente Servizio Patrimonio Culturale della Regione Emilia Romagna; Valentino Nizzo, direttore museo nazionale Etrusco di Villa Giulia; Filippo Demma, direttore parco archeologico di Sibari; Raffaella Da Vela, ricercatrice Eberhand Karls Universität Tübingen; gen. Roberto Riccardi, capo Comando Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale.

Dettaglio della Tabula Peuntingeriana con la via Emilia e il vicus di Forum Gallorum
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La sala dedicata ai reperti di età romana nel museo civico Archeologico “Celeste Simonini” a Castelfranco Emila (foto comune castelfranco emilia)

Il Museo espone una collezione archeologica che per importanza supera i confini locali per collocarsi tra i patrimoni archeologici più rilevanti della Regione Emilia-Romagna. Arricchito negli ultimi anni dai risultati delle ricerche e degli scavi condotti sul territorio comunale, racconta la storia del territorio e della città dal Neolitico al Medioevo, senza soluzione di continuità. Tra i numerosi reperti, tre sono le attestazioni archeologiche che rappresentano il fiore all’occhiello della collezione castelfranchese e che sono frutto di recenti scoperte e di studi approfonditi: l’insediamento di Piumazzo ascrivibile al Neolitico, il deposito di lingotti metallici di Aes signatum e la mansio romana sulla via Emilia. I ritrovamenti del periodo Neolitico risultano fondamentali in quanto attestano non solo l’occupazione dell’Alta pianura emiliana prima dell’età del Bronzo, ma anche la presenza e la diffusione della popolazione che prende il nome di “Cultura dei vasi a bocca quadrata”. Dagli scavi del 2012 di Cava Rondine a Piumazzo provengono ceramiche, resti faunistici ed oggetti quotidiani, oltre ad una pietra lavorata realizzata in selce alpina, manufatti in ossidiana, in cristallo di rocca e un frammento di ascia in pietra verde levigata. Le ceramiche, spesso in frammenti, sono decorate con forme geometriche e dinamiche, mentre vengono incise sulla bocca.

Un lingotto in bronzo fuso con il marchio “ramo secco” (aes signatum) dal ripostiglio di Riolo a Castelfranco Emilia (foto bbcc-ibc-emilia-romagna)

Eccezionale è la scoperta nel 1897, avvenuta nella frazione di Riolo, di un grande vaso in ceramica contenente un ripostiglio di lingotti. I lingotti in bronzo fuso, alcuni recanti il marchio a forma di “ramo secco” e denominati quindi “aes signatum”, hanno ancora una funzione incerta. L’ipotesi proposta più accreditata li vede come una forma di scambio, mentre il simbolo del ramo secco è interpretato come il marchio di una officina metallurgica. Il deposito di Castelfranco Emilia, con i suoi 99 frammenti di ferro e rame per un peso di 90 kg, è ad oggi il più il più cospicuo in Italia.

Lo scavo nel 2017 della mansio lungo la via Emilia a Castelfranco Emilia (la romana Forum Gallorum) (foto Sabap-Bo)
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La copertina della guida del Museo civico Archeologico di Castelfranco Emilia “A.C. Simonini”

All’interno della sala romana, la via Emilia e la mansio rappresentano il fulcro della collezione. Gli studi più recenti su Castelfranco e il suo territorio hanno portato a definire i limiti dell’insediamento romano con la recente scoperta di una mansio all’incrocio di via Valletta/Via Emilia, una stazione di sosta posta lungo le vie principali, scoperta tra il 2017 e il 2018 a nord della via Emilia (vedi Com’era organizzata una mansio romana? Come ci si viveva? La risposta dall’eccezionale scoperta a Castelfranco Emilia nella mostra “Una sosta lungo la via Emilia, tra selve e paludi. La mansio di Forum Gallorum a Castelfranco Emilia” | archeologiavocidalpassato). La frequente pratica di riutilizzare il materiale edilizio ci priva degli alzati della mansio, mentre dalle fondamenta è possibile datare il primo impianto, di forma quadrangolare con cortile interno, al II secolo a.C. Erano presenti stalle ed aree ad uso abitativo. I reperti rinvenuti sono costituiti da oggetti quotidiani di ottima fattura, come vasellame in vetro e in ceramica da tavola, oltre ad un unicum nel suo genere, una coppa in vetro blu databile al I secolo a.C. La campagna di scavo del 2017, inoltre, ha restituito ventidue monete romane, inquadrabili in un arco di tempo compreso tra il II secolo a.C. e il IV-V secolo d.C. che segnalano la vita della mansio. È oggi disponibile una Guida al Museo.

Politiche e modalità di fruizione dei beni culturali in chiave turistica: il museo Archeologico nazionale di Taranto alla Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico e a TourismA – Salone internazionale dell’Archeologia e del Turismo Culturale

La nuova identità visiva e digitale del museo Archeologico nazionale di Taranto – MArTa

Il binomio cultura-turismo sarà al centro di due prossimi eventi che a Paestum e a Firenze metteranno in correlazione best practices, politiche e modalità di fruizione dei beni culturali in chiave turistica. Per questa ragione il museo Archeologico nazionale di Taranto sarà presente sia alla Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico di Paestum – BMTA che sia alla tre giorni del Salone internazionale dell’Archeologia e del Turismo Culturale di Firenze – TourismA.

Giovedì 25 novembre 2021, nella sala Nettuno, alla XXIII edizione del Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico di Paestum, la direttrice del MArTA, Eva Degl’Innocenti, parteciperà dalle 11.30 alle 15.30 al convegno “I Beni Culturali e il turismo culturale dopo la pandemia”. Venerdì 26 novembre 2021, nella sala MiC della stessa BMTA, la direttrice Eva Degl’Innocenti terrà alle 14.20 la relazione su “Tutta un’altra storia. Fruizione inclusiva del patrimonio archeologico” con un focus sul progetto FISH & C.H.I.P.S.

Sabato 18 e domenica 19 dicembre 2021, il MArTA si racconta a Firenze, nell’ambito di TourismA, il Salone dell’Archeologia e del turismo Culturale. Sabato 18 dicembre 2021, la direttrice del MArTA, Eva Degl’Innocenti, sarà relatrice nell’evento, organizzato dall’ANA- Associazione Nazionale Archeologi, dal titolo “Archeologia al tempo del Covid-19: la digitalizzazione del patrimonio archeologico alla luce del Pnrr” che si terrà dalle 14.30 alle 18. Domenica 19 dicembre 2021, dalle 11.50 alle 13.30, nella sala convegni del Palazzo dei Congressi di Firenze, la direttrice del MArTA, Eva Degl’Innocenti, insieme ai direttori del museo Archeologico nazionale di Napoli, Paolo Giulierini, del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia, Valentino Nizzo, e di Anna Maria Marras, ricercatrice dell’università di Torino e componente ICOM Italia della Commissione Tecnologie Digitale per il patrimonio culturale, parteciperà alla tavola rotonda “Musei Archeologici e culture digitali”.

A Taranto il convegno internazionale “Taras e Vatl. Rapporti tra Magna Grecia ed Etruria nel quadro dell’Italia preromana” (in presenza e on line in streaming): tre giorni di riflessioni sulle due grandi aree culturali dell’Italia preromana, quella etrusca largamente diffusa nella Penisola e quella di marca ellenica, con i suoi molteplici rapporti con le culture indigene, della Magna Grecia e della Sicilia

A quasi trenta anni dal XXXIII Convegno di Studi sulla Magna Grecia dal titolo “Magna Grecia Etruschi Fenici”, tenutosi a Taranto nel 1993 (edito nel 1994), torna l’attenzione su questo tema ancora a Taranto nel convegno internazionale “Taras e Vatl. Rapporti tra Magna Grecia ed Etruria nel quadro dell’Italia preromana”, e proprio nel corso del 2021, l’anno del progetto “Taras e Vatl”, a cura di Eva Degl’Innocenti, direttrice del museo Archeologico nazionale di Taranto – MArTA, e di Simona Rafanelli, direttrice del museo civico Archeologico “Isidoro Falchi” di Vetulonia, che ha portato alla realizzazione di due mostre: “Taras e Vatl. Protagonisti del Mediterraneo a confronto” al museo Archeologico nazionale di Taranto e “Taras e Vatl. Dei del mare, fondatori di città” al museo civico Archeologico “Isidoro Falchi” di Vetulonia. Alle due mostre avrebbe dovuto far seguito una tavola rotonda su alcuni dei temi toccati. La riflessione scientifica emersa dai progetti espositivi ha suggerito un obiettivo più ambizioso, ovvero quello di confrontarsi, in una prospettiva più ampia, con l’insieme dei rapporti tra le due grandi aree culturali dell’Italia preromana, quella etrusca largamente diffusa nella Penisola e quella di marca ellenica, con i suoi molteplici rapporti con le culture indigene, della Magna Grecia e della Sicilia. Appuntamento dunque dal 17 al 19 novembre 2021, al teatro comunale Fusco di Taranto, col convegno internazionale “Taras e Vatl. Rapporti tra Magna Grecia ed Etruria nel quadro dell’Italia preromana” a cura di Eva Degl’Innocenti e Simona Rafanelli, organizzato dal museo Archeologico nazionale di Taranto – MArTA, dal Comune di Taranto e dal museo civico Archeologico “Isidoro Falchi” di Vetulonia – MuVet. Ingresso gratuito senza prenotazione: convegno in presenza e in diretta on-line sui canali YouTube e Facebook del MArTA. La riflessione si svilupperà all’interno di grandi ambiti tematici.

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Simona Rafanelli, direttrice del museo civico Archeologico “Isidoro Falchi” di Vetulonia, ed Eva Degl’Innocenti, direttrice del museo Archeologico nazionale di Taranto, all’inaugurazione della mostra “Taras e Vatl. Dei del mare, fondatori di città. Archeologia di Taranto a Vetulonia” (foto MArTa)

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Francesco D’Andria )Accademia dei Lincei)

Il programma di mercoledì 17 novembre 2021. Alle 8.45-9.05, saluti istituzionali e apertura dei lavori. SESSIONE 1 – STORIA, LINGUE, SOCIETÀ: presiede: Francesco D’Andria (Accademia Nazionale dei Lincei). Ore 9.10-9.30, Mario Lombardo (Università del Salento) “Tarentini, Italioti, Etruschi: note peregrine”; 9.35-9.55, Flavia Frisone (Università del Salento) “Buone maniere e cattivi maestri. Pratiche sociali e modelli di rappresentazione delle élites fra Etruria e Magna Grecia”; 10-10.20, Gianluca Tagliamonte (Università del Salento) “Mercenari etruschi in Magna Grecia e Sicilia”; 10.25-10.45, Paolo Giulierini (museo Archeologico nazionale di Napoli – MANN) “Gli Etruschi e la Campania. Dalla mostra Gli Etruschi al MANN al progetto La Piana Campana. Una terra senza confini”; 10.45-11, coffee break; 11.05-11.25, Caterina Ingoglia (Università di Messina) “Gli Etruschi e l’area dello Stretto”; 11.30-11.50, Francesca Spatafora (già parco archeologico di Himera, Solunto e Monte Iato) “La Sicilia fenicio-punica tra Cartagine ed Etruria”; 11.55-12.15, Valentina Belfiore (museo Archeologico nazionale d’Abruzzo – Villa Frigerj) “Le teste bifronti etrusche e le porte in età ellenistica. Alcune riflessioni”; 12.20-12.40, Simona Marchesini (Alteritas – Interazione tra i popoli) “Pluralità divina tra Magna Grecia ed Etruria. L’evidenza epigrafica”; 12.45-13.05, Gilles Van Heems (Université Lumière – Lyon 2) “Etrusco campano o etrusco di Campania?”; 13.10-13.40, discussione; 13.40-14.40, lunch break. SESSIONE 2 – TARANTO E L’“ELLENISMO ETRUSCO-ITALICO”: presiede: Maria Cecilia Parra (Università di Pisa). Ore 14.45-15.05, Vincent Jolivet (CNRS-UMR8654, AOrOc) “Destini incrociati: Macedonia, Taranto e l’Etruria nella prima Età ellenistica”; 15-10-15.30, Simona Rafanelli (museo civico Archeologico “Isidoro Falchi” di Vetulonia – MuVet), Eva Degl’Innocenti (museo Archeologico nazionale di Taranto – MArTA) “Una nuova tomba a edicola con gorgoneion da Sovana. Gorgoneia ellenistici al museo Archeologico nazionale di Taranto – MArTA”; 15.35-15.55, Adriano Maggiani (già Università Ca’ Foscari Venezia) “Echi tarantini nella scultura etrusca di Volterra”; 16-16.20, Giuseppina Carlotta Cianferoni (già museo Archeologico nazionale di Firenze) “Da Taranto a Tarquinia: il sarcofago delle Amazzoni”; 16.25-16.45, Carmela Roscino (Università di Bari “Aldo Moro”) “Da Taranto all’Italia: riflessi dello stile apulo medio nella ceramica etrusca e falisca del IV secolo a.C.”; 16.45-17.05, coffee break; 17.10-17.30, Alessandra Coen (Università di Urbino “Carlo Bo”) “La produzione orafa di età tardo classica ed ellenistica tra Etruria e Taranto: un rapporto complesso”; 17.35-17.55, Giovanna Mandara (Ricercatore indipendente) “Ori di Vetulonia. Influenze magno-greche in età ellenistica”; 18-18.20, Maria Luisa Vitobello (European Jewellery Technology Network – EJTN GEIE, Bruxelles) “Primo millennio a.C. Tecniche orafe nel Mediterraneo: analisi comparata e metodologie integrate di autenticazione (composizione dei materiali e tecniche di produzione)”; 18.25-18.45, Valentino Nizzo (museo nazionale Etrusco di Villa Giulia – ETRU) “Echi Tarantini al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia”; 18.50-19.20, discussione.

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Grazia Semeraro (università del Salento)

Programma di giovedì 18 novembre 2021. SESSIONE 3 – PRODUZIONI, FORME ARTISTICHE, ARCHITETTURA: presiede Grazia Semeraro (Università del Salento). Alle 9-9.20, Francesco D’andria (Accademia nazionale dei Lincei) “Echi d’Etruria presso i popoli della Puglia”; 9.25-9.45, Laura Ambrosini (Consiglio nazionale delle Ricerche – CNR, Roma), Domenico Palombi (Sapienza Università di Roma) “I capitelli figurati etruschi. Relazioni e contatti con quelli apuli”; 9.50-10.10, Carlo Rescigno (Università della Campania “Luigi Vanvitelli”) “Fictilia tecta tra Etruria e Magna Grecia”; 10.15-10.35, Federica Chiesa, Enrico Giovanelli (Università di Milano) “La coroplastica votiva di Capua. L’elaborazione del repertorio iconografico locale alla luce dei modelli greci”; 10.35-10.55, coffee break; 11-11.20, Claudia Noferi (museo Archeologico nazionale di Firenze) “Modellini di maschere teatrali nei corredi funerari di età ellenistica in Etruria meridionale: iconografia, diffusione, produzione, interpretazione e confronti con gli esemplari magno greci”; 11.25-11.45, Alessandro Naso (Università di Napoli “Federico II”) “Vasellame etrusco in bucchero in Puglia e nell’Italia meridionale”; 11.50-12.10, Luigi Michele Todisco (Università di Bari “Aldo Moro”) “Scendere da cavallo. Testimonianze iconografiche tra Attica, Etruria, Magna Grecia”; 12.15-12.45, discussione; SESSIONE 4 – I GRECI, GLI ETRUSCHI E GLI ALTRI. FORME DI INTERAZIONE SOCIO-ECONOMICA E CULTURALE: presiede Adriano Maggiani (già Università Ca’ Foscari Venezia); 12.50-13.10, Fernando Gilotta (Università della Campania “Luigi Vanvitelli”) “Etruria e mondo coloniale: momenti di incontro in un rapporto sempre aperto”; 13.15-13.35, Andrea Celestino Montanaro (Consiglio nazionale delle Ricerche – CNR, Istituto di Scienze del Patrimonio Culturale – Lecce) “Le popolazioni indigene della Puglia preromana e gli Etruschi. Relazioni culturali e importazioni tra VIII e V secolo a.C.”; 13.40-14.40, lunch break; 14.45-15.05, Grazia Semeraro (Università del Salento) “Bronzi etruschi nei contesti della Messapia: dimensione cerimoniale e fenomeni di interazione nelle società arcaiche”; 15.10-15.30, Carmine Pellegrino (Università di Salerno) “Tra Ionio e Tirreno: mobilità dall’area enotria alla Campania tra l’VIII e il VII sec. a.C.”; 15.35-15.55, Mario Iozzo (museo Archeologico nazionale di Firenze) “Importazioni magnogreche a Chiusi”; 16-16.20, Stéphane Verger (museo nazionale Romano) “Etruschi e Greci d’Italia negli scambi transalpini”; 16.20-16.40, coffee break; 16.45-17.15, discussione.

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Valentino Nizzo, direttore del museo etrusco di Villa Giulia

Programma di venerdì 19 novembre 2021. SESSIONE 5 – CULTI E MITI NELLE IMMAGINI: presiede Valentino NIZZO (Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia- ETRU). Ore 9-9.20, Luca Cerchiai (Università di Salerno) “In viaggio per mare, sulla coppa del Sole”; 9.25-9.45, Barbara Arbeid (museo Archeologico nazionale di Firenze) “Identità labili e travestimenti nella ceramica etrusca a figure rosse: due nuovi vasi del Funnel group”; 9.50-10.10, Maria Cecilia Parra (Università di Pisa) “Offerte di piombo fuso e offerenti multipli: paralleli tirrenici nel santuario di Punta Stilo a Kaulonía?”; 10.15-10.35, Giuseppina Gadaleta (Università di Bari “Aldo Moro”) “Gusto e rito tra Magna Grecia e Etruria”; 10.40-11, Lorenzo Mancini (museo Archeologico nazionale di Taranto – MArTA) “L’Oro della Terra. Grifoni e Arimaspi nell’immaginario funerario, tra Mar Nero e Macedonia, Magna Grecia ed Etruria”; 11-11.20, coffee break; 11.25-11.55, discussione; 12-12.30, conclusioni e chiusura dei lavori.

Roma. “Donne dall’antichità”: al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia torna a splendere, dopo un delicato e complesso restauro, l’urna cineraria dalla necropoli ceretana di Monte Abatone con i resti di una donna etrusca dell’alta società, vissuta e morta nell’antica Caere, l’attuale Cerveteri, nel VI secolo a.C.

L’urna cineraria dalla necropoli ceretana di Monte Abatone esposta dopo i restauri al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia (foto etru)

Torna a splendere, dopo un delicato e complesso intervento di restauro realizzato dalla ditta DE.CO.RE.​ con il coordinamento del Servizio Restauro del Museo, uno dei reperti più emblematici delle collezioni del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia a Roma, raffigurante una donna etrusca vissuta oltre 2500 anni fa: torna a splendere l’urna dalla necropoli ceretana di Monte Abatone grazie alla collaborazione fra Q8 e Museo ETRU. Da mercoledì 20 ottobre 2021 è possibile tornare ad ammirare l’opera restaurata. E nei giorni di giovedì 21 e martedì 26 ottobre 2021, dalle 12 alle 16, l’opera è visibile fuori dalla sua vetrina nella Sala della Fortuna con possibilità di scoprire dettagli del restauro a cura della funzionaria restauratrice Miriam Lamonaca e delle restauratrici della ditta DE.CO.RE che hanno curato l’intervento. È un’urna cineraria in terracotta risalente alla seconda metà del VI secolo a.C., particolarissima nel suo genere, poiché raffigura una figura femminile distesa su un kline, l’antico letto conviviale su cui si distendevano gli invitati ai banchetti. Doveva con molta probabilità contenere i resti di una donna etrusca dell’alta società, vissuta e morta nell’antica Caere, l’attuale Cerveteri. Nella sua fattezza sontuosa e ricercata restituisce un’immagine molto precisa di come amavano essere rappresentate le donne del tempo: accessori curati e gioielli vistosi denotano lusso e desiderio di esibire il proprio status sociale. Un’opera particolarmente fragile e lacunosa, ricomposta da diversi frammenti e per questo bisognosa di uno specifico e rinnovato intervento di restauro per garantire la sua conservazione e una migliore fruizione da parte del pubblico, anche alla luce delle movimentazioni necessarie nell’ambito di possibili esposizioni temporanee. Il restauro è stato possibile grazie al contributo di Q8, una partnership coerente con la missione del museo che ha tra i propri obiettivi non solo la tutela, la valorizzazione e l’accessibilità del patrimonio culturale di propria competenza, ma anche il coinvolgimento attivo della comunità, dei cittadini e lo sviluppo di stretti legami con il territorio, incoraggiando così la formazione di comunità patrimoniali nello spirito indicato dalla Convenzione quadro del Consiglio d’Europa sul valore del patrimonio culturale per la società (Faro 2005).

Valentino Nizzo, direttore del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia, al centro del gruppo di restauratrici dell’urna da monte Abatone (foto etru)

“Questa partnership si fonda sulla consapevolezza dell’importanza di valorizzare le specificità, di dialogare con il territorio anche attraverso il sostegno di progetti che permettono una migliore leggibilità e comprensione del nostro passato”, afferma Valentino Nizzo, direttore del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia. E ancora: “Siamo grati a Q8 per aver sposato la nostra filosofia e di averci consentito di restituire al pubblico in forma ancora più “seducente” un’opera straordinaria, davvero unica nel suo genere poiché, come il celebre Sarcofago degli Sposi, ci aiuta a comprendere in ogni suo dettaglio l’immagine e il ruolo nella società di una donna etrusca”. Da questa proficua collaborazione, nata con il sostegno di LoveItaly, è stato possibile realizzare un’operazione di restauro molto complessa, condotta con l’obiettivo di garantire la conservazione a lungo termine del reperto e la restituzione della leggibilità della forma e della superficie ai fini della comprensione del significato dell’oggetto. L’intervento ha comportato, oltre alla pulitura, il consolidamento delle linee di frattura, lo smontaggio di alcune parti, la ricomposizione del manufatto con relativa integrazione, stuccature e protezione finale. È stato inoltre progettato e realizzato un nuovo supporto, le cui caratteristiche tecniche sono state concordate in relazione alla particolare complessità dell’opera. “Siamo molto orgogliosi di aver sostenuto questo progetto di restauro”, spiega Livio Livi, consigliere di amministrazione e direttore Risorse Umane e Relazioni Esterne di Q8 e prosegue, “Q8 conferma così il suo impegno nella sostenibilità intesa in tutte le sue dimensioni: siamo convinti che le imprese svolgano un ruolo non solo economico, ma anche sociale a sostegno della comunità e del territorio. Il museo e in particolare l’opera in questione, poi, ci aveva particolarmente colpito per il ruolo paritario e quindi all’avanguardia che le donne ricoprivano nella società etrusca: una testimonianza ante litteram all’idea di inclusion che condividiamo anche nella nostra Azienda”.

Museo nazionale Etrusco di Villa Giulia a Roma: nei venerdì di ottobre apertura straordinaria di Villa Poniatowski con il nuovo allestimento delle tombe Barberini e Bernardini di Palestrina, due tra i più importanti corredi principeschi del periodo Orientalizzante

Il nuovo allestimento delle tombe principesche di Palestrina a villa Poniatowski (foto etru)

La “prova generale” durante le Giornate europee del Patrimonio il 24 e 25 settembre 2021 al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia a Roma: l’apertura al pubblico di Villa Poniatowski con il nuovo allestimento delle tombe Barberini e Bernardini di Palestrina, due tra i più importanti corredi principeschi del periodo Orientalizzante, risalenti all’inizio del VII secolo a.C., di nuovo esposti dopo otto anni chiusi alle visite. Villa Poniatowski riapre straordinariamente al pubblico tutti i venerdì di ottobre 2021, dalle 10 alle 14 e dalle 15 alle 18. Ingresso contingentato per motivi di sicurezza a cura del personale in servizio. Il biglietto si acquista nella sede di Villa Giulia e dà accesso a tutte le collezioni e alle mostre temporanee in corso.

Gli straordinari corredi delle tombe principesche di Palestrina esposti a villa Poniatowski (foto etru)

Ciascun corredo è composto da decine di oggetti di inestimabile valore e da alcuni capolavori assoluti dell’oreficeria, della bronzistica e della scultura in avorio di questo periodo. Materiali provenienti dal vicino Oriente e dall’Egitto figuravano insieme a gioielli e vasellame di produzione etrusca, rendendo i “principi” che li indossavano e li utilizzavano simili ai monarchi più influenti del Mediterraneo orientale. Questa è una peculiarità del periodo Orientalizzante ed è manifestata ad altissimo livello dalle due sepolture prenestine che, pur provenendo da un’area culturale di influenza latina, beneficiavano del controllo delle vie di transito e delle risorse ad esse connesse per rappresentarsi al massimo livello di sfarzo possibile come e anche in modo più esuberante dei loro vicini Etruschi sull’opposta sponda del fiume Tevere. Il progetto dell’attuale allestimento è dell’architetto Andrea Mandara con la collaborazione di Claudia Pescatori (Studio di Architettura, Roma), il progetto grafico è di Francesca Pavese, l’organizzazione generale di Electa; il progetto scientifico è stato curato da Antonietta Simonelli, funzionario archeologo del museo di Villa Giulia e curatore della sezione museale di Villa Poniatowski, con la supervisione del direttore Valentino Nizzo. L’allestimento è stato realizzato dal personale del Museo coordinato dalla funzionaria restauratrice Miriam Lamonaca supportata dalla collega Irene Cristofari.

La vetrina a villa Poniatowski con il corredo della tomba Barberini di Palestrina (foto etru)

La Tomba Barberini. Nel 1855 nel fondo della Colombella, che insisteva sull’area di necropoli dell’antica Praeneste (attuale Palestrina), viene riportata alla luce la Tomba Barberini, fondamentale testimonianza del periodo Orientalizzante nel Latium vetus e, più in generale, uno dei contesti più rappresentativi di una fase storica e artistica profondamente influenzata dai contatti tra Oriente e Occidente, mediati, tra gli altri, dai Greci e dai Fenici. Insieme con altre centinaia di oggetti di scavo, il contesto della Tomba Barberini, attraverso l’omonima collezione della celebre nobile famiglia romana, viene acquisito dallo Stato italiano nel 1908 per 350mila lire e, grazie all’interessamento dell’allora direttore Angelo Maria Colini, viene destinato al museo di Villa Giulia, nato nel 1889 e subito divenuto un punto di riferimento nel panorama museografico romano.

Fermaglio in oro, a sbalzo e granulazione, dal corredo della Tomba Barberini di Palestrina esposta a villa Poniatowski (foto etru)

Presentando la Collezione nel Bollettino d’Arte del 1909 Alessandro Della Seta nota come nello scavo della Tomba Barberini non si fosse prestata alcuna attenzione al contesto e che una ricostruzione del corredo era stata possibile solo a posteriori mettendo insieme le prime notizie sul rinvenimento, individuando affinità stilistiche tra gruppi di oggetti e ricorrendo al confronto con le associazioni già riscontrate nella Tomba Bernardini (675-650 a.C.). E infatti nel nuovo allestimento, appena inaugurato a settembre 2021, il posizionamento del corredo della Tomba Barberini segue per analogia quello dell’altra tomba prenestina. Intorno alla sagoma del defunto trovano posto gli ornamenti personali in oro, come la meravigliosa piastra decorata con piccole figure di animali reali e fantastici eseguiti a sbalzo e a granulazione, lo spillone dalla testa d’argento a forma di bocciolo di fiore e la fibula a “drago”.

Trono in lamina di bronzo decorata a sbalzo dal corredo della Tomba Barberini di Palestrina conservato a villa Poniatowski (foto etru)
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Coppa (kotyle) di bronzo a doppia parete dal corredo della Tomba Barberini di Palestrina esposta a villa Poniatowski (foto etru)

Tra gli oggetti d’avorio già Della Seta dava grande rilievo, accanto ai calici su alto piede, al corno musicale (?) decorato con incisioni e incrostazioni di ambra e ai tre sorprendenti avambracci lavorati a intaglio con fregi di animali e terminanti a forma di mano, interpretati come manici di specchi o di ventagli. L’altissimo rango sociale del personaggio, a cui doveva essere appartenuto il corredo, è evidenziato dalla ricca dotazione di oggetti per il banchetto sia in bronzo, come il cratere con teste di grifo su alto sostegno, le brocche e le coppe, sia in argento dorato, come le coppe a due manici (kotylai) e la coppa “fenicia”; ma ancor di più ne sottolineano la funzione regale e sacerdotale nell’ambito della comunità di riferimento il trono di lamina di bronzo e gli oggetti legati alla cottura delle carni e alla celebrazione di sacrifici, come l’ascia, il coltello, i bacini, le patere baccellate, il carrello per offerte.

La fibula prenestina, in oro, con la più antica testimonianza della lingua latina

La Tomba Bernardini, scoperta nel febbraio del 1876, prende il nome dai fratelli che ne finanziarono lo scavo nel territorio dell’antica Praeneste (attuale Palestrina). Il suo corredo, originariamente esposto nel museo Kircheriano e poi in quello preistorico-etnografico “Luigi Pigorini”, venne infine dal 1960 trasferito nel museo nazionale Etrusco di Villa Giulia, dove oggi è conservato nell’adiacente Villa Poniatowski. L’unico oggetto rimasto nella sezione preistorica dell’odierno museo delle Civiltà, erede del “Pigorini”, è la celebre fibula prenestina, con la più antica iscrizione latina fino ad oggi nota. Considerata fino a pochi anni fa un falso e oggi finalmente riabilitata dalla critica grazie ad approfondite indagini archeometriche, la fibula era riemersa diversi anni dopo la scavo della Tomba Bernardini, in circostanze sospette che avevano fatto dubitare della sua autenticità e della sua appartenenza al celebre corredo prenestino, cui invece diverse testimonianze la attribuivano.

Piastra d’oro decorata con file di leoni, cavalli, chimere e sfingi dal corredo della Tomba Bernardini esposta a Villa Poniatowski (foto etru)

La tomba era a pseudocamera consistente in una fossa rettangolare irregolare (m 5,45×3,82/3,92) orientata E-O e profonda ca 1,70 m; le pareti erano rivestite da filari di blocchi di tufo con copertura a lastroni di calcare e travertino; sul fondo vi era un incavo lungo circa 2 metri presso il lato Sud. La disposizione del corredo è nota grazie al sopralluogo effettuato dopo la scoperta dal celebre archeologo tedesco Wolfgang Helbig e alla pubblicazione che ne seguì. Gli ornamenti personali in oro e in argento, come la piastra, la fibula, i fermagli, le frange, da immaginarsi sul petto e sulle spalle quale parte integrante dell’abbigliamento, si concentravano nella zona Est dell’incavo, confermando sia il luogo della deposizione del corpo, già suggerito dal ritrovamento di ossa umane, poi gettate via, che il suo orientamento.

Finale angolare di carro di bronzo con figurine applicate dal corredo della Tomba Bernardini di Palestrina (foto etru)

Sull’orlo della fossa verso Sud trovavano posto le armi (lance di ferro, spada d’argento e spada di ferro), mentre nella parte opposta vi erano i finali di bronzo, pertinenti con ogni probabilità a un carro. Sulla parete Sud erano appesi i tre scudi, mentre lungo quella Est vennero ritrovati il grande calderone di bronzo a protomi di grifo, con all’interno una coppa di bronzo e il suo sostegno. Tutti questi oggetti raccolti nella zona Est della tomba, a cui si possono unire le due falere d’argento rivestite di lamina d’oro, pertinenti la bardatura di un cavallo, sono segni distintivi del ruolo sociale del defunto quale principe guerriero.

Piccolo calderone d’argento dorato decorato con sei teste di serpente dal corredo della Tomba Bernardini esposto a Villa Poniatowski (foto etru)
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Lebete d’argento con coperchio a colino, attingitoio e coppa dal corredo della Tomba Bernardini esposti a Villa Poniatowski (foto etru)

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Coppa di vetro blu dal corredo della Tomba Bernardini esposta a Villa Poniatowski (foto etru)

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Coppa “fenicia” d’argento dorato con fregi di tori e cavalli dal corredo della Tomba Bernardini esposta a Villa Poniatowski (foto etru)

Nella zona Ovest della tomba trovano posto, invece, gli oggetti da ricondursi al banchetto e all’offerta, rappresentativi della condizione socio-economica del defunto, come la coppa (kotyle) d’oro, il calderone a teste di serpenti, le coppe “fenicie” in argento dorato, il lebete con coperchio a colino e attingitoio d’argento, la coppa di vetro blu, gli avori per il rivestimento di scatole o mobili, tra cui risalta il frammento con scena nilotica, il tripode con statuette maschili e cani affacciati sull’orlo; rientrano in questa tipologia di oggetti anche le coppe d’argento appartenenti a un servizio potorio destinato al consumo del vino insieme con la grattugia, mentre il calderone di bronzo con gli spiedi e gli alari sono da collegarsi alla cottura e alla distribuzione delle carni, appannaggio esclusivo degli esponenti dell’aristocrazia. Per tecniche esecutive, tipologica e decorazioni gli oggetti del corredo trovano stringenti confronti con materiali provenienti da Fenicia, Siria, ma anche Grecia insulare e orientale, rappresentando nel loro complesso uno degli esempi più significativi dell’Orientalizzante Antico nell’Italia centrale, dove a oggetti di importazione se ne affiancano altri fabbricati in Italia da artigiani immigrati, che propongono ai nuovi signori un repertorio figurativo diffuso nelle corti del Vicino Oriente segno di prestigio e regalità. La cronologia dei materiali oscilla tra la fine dell’VIII e il secondo quarto del VII secolo a. C. e, grazie a oggetti datanti come la kotyle d’oro, la tomba può essere riferita al 675- 660 a.C.

Roma. Al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia viene presentato il progetto Musitaly per il rilancio e l’internazionalizzazione dello spettacolo dal vivo e del turismo italiani. E avvio degli “Incontri con la Musica”: accesso col Green Pass

Il giardino centrale del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia a Roma (foto etru)

“Musitaly”, ovvero come rilanciare e internazionalizzare lo spettacolo dal vivo e il turismo del nostro Paese. Mercoledì 15 settembre 2021, alle 18, nel giardino centrale del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia a Roma, presentazione del progetto “Musitaly”, iniziativa patrocinata dal Parlamento Europeo, dal ministero della Cultura e dall’associazione Beni Italiani Patrimonio Mondiale, che si propone di attuare dei piani concreti per il rilancio del settore dello spettacolo dal vivo italiano (in particolare quello musicale) a livello nazionale e internazionale, attraverso una sinergica collaborazione con enti di produzione artistica e di promozione turistica in Italia e soprattutto all’estero. L’obiettivo è quello di esportare i prodotti e gli spettacoli musicali che rappresentano un’eccellenza del “Made in Italy” nel mondo, attraverso attività di internazionalizzazione, digitalizzazione e marketing. Un nuovo approccio alla promozione e alla distribuzione dei contenuti artistici del nostro Paese con una visione internazionale. All’incontro parteciperanno Valentino Nizzo, direttore del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia; Alessandro Muller ed Enrico Loprevite, fondatori di Promu – All For Music; Michele De Gasperis, presidente dell’istituto italiano Obor e altre personalità del mondo della cultura e dello spettacolo. Tra le attività previste nel progetto “Musitaly” ci sono la realizzazione di eventi musicali ideati appositamente per la valorizzazione del territorio: lo spettacolo inteso come offerta turistica per la creazione e il rilancio di nuove e tradizionali destinazioni turistiche; la creazione di un portale on-line per la promozione e la vendita dei migliori spettacoli italiani su circuiti internazionali; l’organizzazione di tavoli di lavoro con stakeholders stranieri operanti nei settori di promozione turistica e culturale, marketing e comunicazione, al fine di ideare prodotti ed iniziative artistiche esportabili all’estero.

musitaly_logo“Musitaly” è stato ideato da Promu – All For Music, una factory di giovani professionisti attivi nella produzione e promozione di prodotti ed eventi musicali classici, jazz e contemporanei, con l’obiettivo di superare i tradizionali, talvolta anacronistici, schemi e contesti di marketing e distribuzione del circuito della musica “colta”. Promu nei suoi anni di attività ha lavorato con artisti del calibro di Ennio Morricone, Nicola Piovani, Danilo Rea, Enrico Pieranunzi, Rita Marcotulli, Fabrizio Bosso, Roberto Gatto, Gabriele Geminiani, Carlo Boccadoro e l’ensemble Sentieri Selvaggi, l’Orchestra d’Archi de I Solisti Aquilani e molti altri. I principali clienti e collaboratori sono la galleria nazionale d’Arte moderna e contemporanea, il museo Maxxi, il comitato per l’apprendimento pratico della musica nelle scuole (Miur), associazione Teatrale tra i Comuni del Lazio (Atcl).  Hanno collaborato con il Parlamento Europeo di Bruxelles e con la Camera dei Deputati di Roma per la presentazione del progetto “Una Nuova Stagione”, un’interpretazione in chiave ambientalista de “Le Quattro Stagioni” di Antonio Vivaldi a cura di Daniele Orlando e de I Solisti Aquilani. Sono organizzatori, direttori artistici e direttori tecnici di numerosi festival musicali diffusi sul territorio della Regione Lazio, tra cui l’Appia Antica Chamber Music Festival (Roma) e l’Etruria Jazz Festival (Cerveteri).

istituto-italiano-obor_logoPartner principale del progetto è l’Istituto Italiano OBOR, il network più competitivo per la creazione di sbocchi commerciali sul mercato della Nuova Via della Seta, nonché il partner di riferimento per istituzioni e imprese italiane intenzionate ad aprirsi a questo nuovo mercato. L’Istituto ha un’organizzazione diffusa in Cina e in Italia, ma anche in Europa, Emirati Arabi Uniti e Marocco, con 33 organizzazioni partner in Italia e 17 in Cina. Dispone inoltre di una rete di 47 advisor in Italia e 65 in Cina. Grazie all’esperienza dell’Istituto Italiano OBOR e del suo network locale, il progetto avrà pieno riscontro sul mercato cinese, uno dei più grandi al Mondo e in costante crescita. L’istituto, infatti, si occuperà di promuovere l’iniziativa presso i principali canali istituzionali in Italia e in Cina, e di elaborare un piano di promozione del progetto, indirizzandolo verso gli stakeholder cinesi.

La locandina della rassegna “Incontri con la musica” nel giardino centrale del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia a Roma

La rassegna “Incontri con la Musica” fino al 19 settembre 2021 ospiterà nel giardino centrale del museo di Villa Giulia i grandi nomi della musica classica a livello internazionale. La rassegna è stata realizzata grazie al contributo della Regione Lazio. I concerti sono compresi nel biglietto di ingresso al Museo, al costo eccezionale di 3 euro. Il primo concerto il 15 settembre 2021, alle 20.15: inaugura la rassegna il prestigioso trio composto dalle prime parti dei Solisti di Pavia Sergio Lamberto (violino), Riccardo Savinelli (viola) e Jacopo Di Tonno (violoncello), che eseguirà le “Variazioni Goldberg, BWV 988” di J.S. Bach, nell’elaborazione per trio d’archi di Bruno Giuranna. Il 16 settembre 2021 sarà la volta del violinista Rocco Roggia e del pianista Riccardo Natale, che presenteranno un programma composto dalle opere dei più grandi compositori napoletani dell’800 come: G. Martucci, A. D’ Ambrosio, A. Curci e L. De Felice. Si proseguirà il 17 settembre 2021 con un evento speciale dedicato al Maestro Ezio Bosso. Il TTR_Piano Trio composto dal pianista Mario Montore, dal violinista David Romano e dal violoncellista Diego Romano eseguirà le composizioni del Maestro Bosso in occasione dell’anniversario della sua nascita (13 settembre 1971). TTR è l’acronimo di Things That Remain, frase iconica del Maestro che intitolerà anche il docu-film a lui dedicato, che verrà presentato in anteprima nella prossima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. Il 18 settembre 2021 si esibiranno il Primo Violoncello dell’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, Gabriele Geminiani, e il pianista Monaldo Braconi con un concerto dedicato a S. Prokofiev e D. Shostakovich. A chiudere la rassegna, il 19 settembre 2021, il pianista Enrico Zanisi che si esibirà in un recital di piano solo nel quale proporrà alcune delle sue composizioni tratte dal suo ultimo progetto “Piano Tales” che spaziano da uno stile classico contemporaneo al jazz.