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Archeologia in lutto. Si è spento a 88 anni il prof. di Lorenzo Quilici, insigne archeologo e maestro della topografia antica. Unanime il cordoglio di enti culturali, studiosi e allievi

Il prof. Lorenzo Quilici è morto a 88 anni (foto parco archeologico appia antica)

Archeologia in lutto. Il 13 agosto 2026 si è spento a 88 anni il prof. di Lorenzo Quilici, “insigne archeologo e maestro della topografia antica”, lo ricorda il ministro della Cultura Alessandro Giuli. “Studioso rigoroso e appassionato, ha dedicato la sua vita alla ricerca, contribuendo in maniera determinante agli studi archeologici e alla conoscenza dell’Italia antica. A Simone Quilici, Direttore del Parco archeologico del Colosseo, alla famiglia e a quanti gli hanno voluto bene giungano le mie sentite condoglianze”. Era nato il 1° gennaio 1938. Unanime il cordoglio di enti culturali, studiosi e allievi.

Professore ordinario di Topografia dell’Italia antica, ha insegnato dal 1990 al 2010 nell’università di Bologna, dove è stato direttore dell’Istituto di Archeologia e coordinatore del dottorato in Topografia antica. Numerosi i progetti dei quali è stato responsabile scientifico, direttore di ricerca e coordinatore nazionale (progetti di rilevante interesse nazionale del ministero dell’Università e della Ricerca Scientifica; progetto finalizzato Beni culturali del Consiglio nazionale delle Ricerche), volti allo studio e ricostruzione diacronica della forma del territorio e alla redazione di Carte archeologiche. Ricercatore del Consiglio nazionale delle Ricerche dal 1969 al 1990, ha svolto la propria attività prima nell’Istituto per gli Studi egeo anatolici, poi nel Centro di studio per l’Archeologia etrusco-italica. Ha condotto ricerche e studi storici, di topografia antica, di urbanistica e analisi di monumenti soprattutto nell’Italia centrale e meridionale, nonché in Turchia e nell’isola di Cipro, in un arco cronologico che va dall’età del Bronzo al Rinascimento, ma precipuamente focalizzati al mondo italico e romano. Ha diretto scavi a Roma e nel Lazio, in Etruria, nel Molise, in Basilicata, in Calabria, a Cipro. Ha diretto e condotto studi, programmazioni e pianificato attività di restauro, tutela e valorizzazione di monumenti, di parchi archeologici, tra i quali in particolare quello della via Appia nella Valle di S. Andrea, tra Itri e Fondi. Ha organizzato o collaborato a numerose mostre e convegni, con ministeri e soprintendenze archeologiche, Regioni, Comunità Montane, Comuni, Istituzioni di urbanistica e di attività culturali.

PARCO ARCHEOLOGICO DELL’APPIA ANTICA. Il parco archeologico dell’Appia Antica ricorda Lorenzo Quilici. Topografo dell’Italia antica, professore all’università di Bologna, fondatore e direttore dell’Atlante tematico di Topografia antica, nel 2020 insignito dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella dell’onorificenza di Grande Ufficiale dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana. Alla via Appia Lorenzo Quilici ha dedicato una parte essenziale del proprio lavoro. I suoi studi sul tracciato della Regina Viarum restano lo strumento di riferimento per chiunque se ne occupi: una base di conoscenza su cui si fondano ancora oggi la tutela, la ricerca e il racconto di questa strada. La sua vicinanza al Parco non è stata soltanto scientifica. Ha firmato un contributo nel catalogo di Patrimonium Appiae. Depositi emersi, la prima grande esposizione archeologica promossa dal Parco, e ha collaborato alla realizzazione della mostra immersiva Via Appia. La strada che ci ha insegnato a viaggiare, accompagnando con rigore e generosità il lavoro di chi oggi custodisce questi luoghi. Un abbraccio affettuoso a Stefania “Stefanella” Quilici Gigli, compagna di vita e di ricerca, anche lei amica dell’Appia.

PARCO ARCHEOLOGICO DEL COLOSSEO. Il parco archeologico del Colosseo esprime il proprio cordoglio per la scomparsa di Lorenzo Quilici, figura di primo piano dell’archeologia italiana e studioso che ha dedicato la propria attività alla conoscenza della topografia antica, della viabilità, degli insediamenti e della formazione storica dei territori. Professore ordinario di Topografia dell’Italia antica all’università di Bologna, dove ha insegnato dal 1990 al 2010, Quilici aveva alle spalle una lunga esperienza di ricerca maturata anche presso il CNR. La sua attività scientifica si è sviluppata attraverso lo studio diretto dei territori, le ricognizioni, il rilievo, l’indagine archeologica e una costante attenzione alle relazioni fra città, infrastrutture, paesaggio e ambiente. È soprattutto in questa capacità di leggere il territorio come documento storico che risiede uno dei tratti più importanti della sua eredità scientifica. A questa prospettiva ha contribuito in modo significativo anche il suo impegno nella ricerca territoriale e nella costruzione della documentazione archeologica. Le numerose indagini condotte insieme a Stefania Quilici Gigli hanno interessato diversi territori dell’Italia antica, dal Lazio alla Campania e all’Italia meridionale, affrontando temi che spaziano dalla viabilità alla pianificazione urbana, dalle fortificazioni ai santuari, dall’organizzazione delle campagne alla trasformazione del paesaggio. Fondamentale è stata inoltre la sua attività editoriale. Nel 1992 Lorenzo Quilici fondò e diresse l’Atlante tematico di Topografia antica, affiancato da Stefania Quilici Gigli: una collana divenuta negli anni un importante punto di riferimento per gli studi sulla forma delle città e dei territori dell’Italia antica. Accanto alla vasta produzione scientifica resta dunque il lascito di un metodo e, soprattutto, di uno sguardo capace di superare il singolo monumento per restituire all’archeologia la dimensione del territorio, delle relazioni e delle trasformazioni che lo hanno prodotto. Al nostro direttore Simone Quilici, alla famiglia e a quanti gli sono stati vicini nel lungo percorso umano e scientifico giunga la partecipazione del PArCo al dolore per la sua scomparsa.

PARCO DEGLI ACQUEDOTTI. Apprendiamo con dispiacere della scomparsa del prof. Lorenzo Quilici, uno dei maestri della topografia antica italiana e uno dei grandi studiosi del Suburbio romano e della Campagna Romana. Per il Parco degli Acquedotti il suo nome ha un significato particolare. Quilici ha studiato e documentato a lungo questo settore della città e molti dei luoghi che fanno parte della storia del nostro Parco. Nel 1974 pubblicò La Campagna Romana come suburbio di Roma antica e nel 1978 La Via Latina da Roma a Castel Savelli, ancora oggi un’opera fondamentale per conoscere la Via Latina e il territorio che attraversava. Nelle sue pagine ritroviamo Tor Fiscale, Campo Barbarico, le Vignacce, Roma Vecchia, gli acquedotti, le ville e i numerosi monumenti funerari della Via Latina. Ma ritroviamo anche una Campagna Romana molto diversa da quella attuale. Quilici ebbe infatti la possibilità di vedere, fotografare, rilevare e descrivere strutture che negli anni successivi furono trasformate o andarono definitivamente perdute. Per questo una parte della sua documentazione costituisce ormai una testimonianza insostituibile del paesaggio archeologico del nostro territorio. Due anni fa, in occasione del suo 86mo compleanno, avevamo voluto ricordarlo proprio attraverso La Via Latina da Roma a Castel Savelli. Avevamo pubblicato la fotografia di un sepolcro laterizio a due piani, tagliato dalla costruzione della ferrovia e oggi scomparso. Scrivevamo allora che le testimonianze lasciate dal Prof. Quilici sui monumenti del Parco erano «un tesoro immenso per riuscire a capire la ricchezza del territorio in cui ci troviamo». Oggi quelle parole acquistano per noi un significato ancora maggiore. Professore all’università di Bologna, fondatore e direttore dell’Atlante Tematico di Topografia Antica, Quilici ha dedicato la propria vita allo studio delle città, delle strade e dei territori dell’Italia antica. Fondamentali sono stati anche i suoi studi sulla Via Appia, ai quali devono ancora fare riferimento quanti si occupano della Regina Viarum. Nel 2020 il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella lo aveva insignito dell’onorificenza di Grande Ufficiale dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana. Una lunga vita di studio e di ricerca condivisa con la Prof.ssa Stefania Quilici Gigli, compagna di vita e di lavoro, alla quale, insieme alla famiglia, agli allievi e a quanti gli sono stati vicini, rivolgiamo le nostre più sentite condoglianze. Il Parco degli Acquedotti perde uno dei suoi grandi studiosi. Grazie, Professore, per quello che ci ha lasciato.

CONFEDERAZIONE ITALIANA ARCHEOLOGI Con la scomparsa di Lorenzo Quilici, l’archeologia italiana e la topografia antica perdono uno dei loro interpreti più rigorosi, appassionati e illuminati. Prima ricercatore al CNR, poi professore ordinario di Topografia antica all’università di Bologna, Lorenzo Quilici è stato uno studioso instancabile. Non si contano i centri dell’Italia antica debitori del suo lavoro, così come vanno ricordati il suo profondo interesse per le vie consolari, a partire dalla sua amata Appia, gli studi minuziosi sul Latium Vetus, su Geronium e Cipro oltre a quelli dedicati alle monumentali fortificazioni in opera poligonale dell’Italia centrale. Con l’ideazione dell’Atlante Tematico di Topografia Antica e Orizzonti, condivise con la moglie e compagna di vita Stefania Quilici Gigli, ha consegnato a generazioni di studiosi degli strumenti scientifici imprescindibili. Ci piace ricordare che, secondo lui, non esiste «rischio archeologico»: semmai esiste la «fortuna archeologica» di scoprire un nuovo sito. Lorenzo lascia un ricordo indelebile e generazioni di studenti che si sono appassionati al mondo antico grazie a lui. Era un vero luminare, eppure la sua straordinaria caratura scientifica non metteva mai in ombra la gentilezza, la passione e quella simpatia che trasparivano in ogni gesto. Un uomo di rara umanità.

Il visto si stampi dei direttori Lorenzo e Stefania Quilici all’Atlante Tematico di Topografia Antica N. 34, 2024 (foto l’erma di bretschneider)

L’ERMA DI BRETSCHNEIDER. Tutta L’Erma è profondamente addolorata per la scomparsa di Lorenzo Quilici, archeologo e tra i massimi studiosi della topografia antica italiana degli ultimi cinquant’anni. Professore di Topografia dell’Italia antica all’università di Bologna, ha dedicato la vita alla ricostruzione dei paesaggi e delle città del mondo romano, fondando insieme a Stefania Quilici Gigli la rivista Atlante Tematico di Topografia Antica, da lui diretta fin dal 1990 e pubblicata da L’Erma di Bretschneider. Condividiamo un ricordo personale del nostro editore Roberto Marcucci: “La prima volta che ho visto e conosciuto Lorenzo Quilici e Stefania Gigli (forse non ancora sposati) è stata nella sede dell’Istituto Italiano per gli Studi Etruschi. Ero lì per incontrare Massimo Pallottino. Era intorno al 1990, forse prima. Entrando, li ho visti entrambi vicini e assorti nell’esaminare alcuni documenti. Dal loro atteggiamento ho colto una forte vicinanza e un interesse comune. Nel 1990 abbiamo iniziato a collaborare con la collana/rivista Atlante Tematico di Topografia Antica e i Supplementi ATTA. Una collaborazione professionale sempre amichevole e coinvolgente. Lorenzo è stato per molti anni anche membro della Giuria Scientifica del Premio L’Erma di Bretschneider, seguendo con rigore e generosità il lavoro dei giovani ricercatori e mettendo sempre la sua esperienza al servizio di chi iniziava. Ricordo con affetto le cene a casa sua e di Stefania, nella loro bella casa con giardino, sempre piacevolmente coinvolgenti e interessanti. Lorenzo amava mangiare e bere con gli amici, e poi, nel periodo natalizio, con orgoglio ci mostrava il suo presepe, tutto lavorato e costruito a mano: bellissimo, con una varietà di personaggi e paesaggi. Se ne va uno studioso straordinario. Ma io perdo soprattutto un amico. Mi mancherà l’amico. Un abbraccio forte a Stefania, in questo momento di dolore”.

MUSEO NAZIONALE ROMANO. Anche il museo nazionale Romano ricorda Lorenzo Quilici e si stringe nel cordoglio attorno alla famiglia, in particolare alla moglie, la Professoressa Stefanella Quilici Gigli, e al nipote Simone Quilici. Per molti anni ricercatore al CNR e in seguito professore ordinario di Topografia dell’Italia antica presso l’università di Bologna, dove è stato anche Direttore dell’Istituto di Archeologia, Lorenzo Quilici è stato tra i massimi studiosi della topografia antica italiana. La sua attività scientifica, le sue ricerche e il suo insegnamento hanno lasciato un segno indelebile nello studio e nella conoscenza del territorio e hanno contribuito alla formazione di generazioni di archeologi. Di lui ricorderemo sempre il rigore scientifico ma anche la simpatia e la gentilezza.

MUSEI ITALIANI. Ci ha lasciato oggi a Roma il prof. Lorenzo Quilici, tra i più autorevoli archeologi italiani e maestro della topografia antica. Studioso rigoroso e appassionato, ha dedicato la sua attività alla conoscenza dell’Italia antica attraverso lo studio dei territori, della viabilità, delle città e dei paesaggi, con particolare attenzione alla Via Appia e all’Italia centro-meridionale. Professore all’università di Bologna e già ricercatore del CNR, ha lasciato una vastissima produzione scientifica e un metodo di ricerca fondato sulla conoscenza diretta dei luoghi, sul rigore dell’analisi e sull’attenzione alla tutela del patrimonio. Alla prof.ssa Stefanella Quilici Gigli, a Simone Quilici, direttore del parco archeologico del Colosseo, alla famiglia e a quanti gli sono stati vicini giunge il cordoglio della comunità dei Musei italiani.

L’archeologo Lorenzo Quilici (foto drm-basilicata)

DIREZIONE REGIONALE MUSEI NAZIONALI DELLA BASILICATA. I Musei nazionali di Matera – direzione regionale Musei nazionali di Basilicata partecipano commossi al dolore per la perdita del professore Lorenzo Quilici. Archeologo e insigne studioso, maestro indiscusso della Topografia dell’Italia antica, fu ricercatore del CNR e poi professore ordinario all’Alma Mater Studiorum – università di Bologna. Fin dagli anni ’60 si occupò di studi e ricerche in Basilicata, regione che aveva particolarmente a cuore, attraverso indagini e ricognizioni sul territorio che hanno portato all’edizione del volume “Siris-Heraklea” nella collana della Forma Italiae. A cavallo tra gli anni ’90 e 2000 coordinò e diresse, insieme alla sua compagna di vita e di studi, Stefania Quilici Gigli, il progetto “Carta archeologica della Valle del Sinni”, edito all’interno della collana da lui ideata “Atlante Tematico di Topografia Antica”. Numerosi i suoi progetti di ricerca in Basilicata, come quello a Valsinni – Monte Coppola, sempre finalizzati a ricostruire l’assetto del territorio nelle diverse epoche. Rilevanti anche i suoi lavori volti alla valorizzazione della Via Appia, per la cui tutela cui ha dedicato un profondo impegno non solo scientifico. L’insegnamento alla tutela del paesaggio archeologico e alla lettura delle tracce antiche nelle persistenze attuali resta vivo nei suoi numerosissimi allievi. Un abbraccio a Stefanella Quilici Gigli e ai familiari.

Ricordo del prof. Lorenzo Quilici della Sabap per la città metropolitana di Bari

SOPRINTENDENZA APAB PER LA CITTÀ METROPOLITANA DI BARI. Oggi l’archeologia italiana perde Lorenzo Quilici, maestro della topografia antica, che ha insegnato a generazioni di archeologi a leggere le tracce del passato nella complessità dei territori e dei paesaggi. All’Appia dedicò una parte fondamentale della sua ricerca, definendone la costruzione “un’impresa di Civiltà”. Nel suo sguardo la strada non era mai soltanto un tracciato, ma una trama di città, insediamenti, monumenti e paesaggi, legati dal cammino degli uomini. Scriveva che l’Appia “venne a percorrere tutta l’Italia antica, allacciando il mare Tirreno all’opposto mare”. In quelle parole ritroviamo anche la nostra Puglia: una terra attraversata dalla 𝘙𝘦𝘨𝘪𝘯𝘢 𝘝𝘪𝘢𝘳𝘶𝘮 fino a Brindisi, dove il lungo viaggio dell’Appia incontrava l’Adriatico e l’orizzonte si allargava al Mediterraneo, ai suoi approdi e alle culture che per secoli lo hanno attraversato e unito. Ci resta impresso il suo modo di guardare il territorio: leggere le tracce, riconoscere le relazioni, comprendere nel paesaggio il lungo intreccio tra uomini, luoghi e culture. Un orizzonte di ricerca che continuerà ad accompagnare chi quei territori li studia, li tutela e li racconta. Le nostre più sentite condoglianze alla sua famiglia.

PARCO ARCHEOLOGICO DI OSTIA ANTICA. Il Parco si unisce nel cordoglio per la scomparsa di Lorenzo Quilici. “Non ho davvero parole per esprimere tutta la mia tristezza e il mio dolore per la perdita di Lorenzo Quilici”, scrive il direttore del Parco, Alessandro D’Alessio. “Semplicemente, con lui scompare una parte enorme e insostituibile della nostra Disciplina. Smisurato, profondissimo e parimenti umano il suo lascito. A Stefanella le mie e nostre più sincere, sentite e addolorate condoglianze”.

Il prof. Lorenzo Quilici, maestro della Topografia antica (foto archeologia aerea)

ARCHEOLOGIA AEREA / PROGETTO VIA TRAIANA / LABTAF UNISALENTO / AQUINUM. “Stamattina ci ha lasciato Lorenzo Quilici, uno dei grandi Maestri dell’Archeologia e della Topografia antica italiana”, scrive Giuseppe Ceraudo. “È difficile per me ricordarlo soltanto attraverso i suoi tanti meriti scientifici, perché appartiene profondamente anche alla mia storia personale e alla mia formazione di archeologo e topografo. Lorenzo Quilici ha rappresentato per oltre mezzo secolo una delle espressioni più alte di quella Scuola romana di Topografia antica nella quale anch’io ho avuto la fortuna di formarmi e della quale ho sempre sentito forte l’eredità e il senso di appartenenza. Ha dedicato la sua vita allo studio della città, del territorio, della viabilità e dell’architettura del mondo antico. Roma, il Lazio, la Campania e tanti altri luoghi d’Italia e del Mediterraneo conservano il segno delle sue ricerche. I suoi libri, le riviste e le collane che ha fondato, i tanti progetti che ha promosso hanno contribuito in maniera determinante alla crescita della nostra disciplina e hanno formato generazioni di archeologi. Ma ciò che oggi sento soprattutto il bisogno di ricordare è il Maestro. Rigoroso ed essenziale, elegante nei modi come nella scrittura, sapeva unire alla grande autorevolezza scientifica una rara liberalità intellettuale. Non aveva bisogno di far pesare il proprio sapere: lo metteva a disposizione. Amava il confronto, era curioso delle nuove ricerche, ascoltava, discuteva e soprattutto sapeva dare spazio agli altri e ai più giovani. È una qualità che ho sempre profondamente apprezzato in lui e che considero uno dei suoi insegnamenti più preziosi. In Lorenzo ho sempre riconosciuto una concezione dell’archeologia nella quale mi sono sentito profondamente a casa: quella di una disciplina che parte dal terreno, dalla conoscenza diretta dei luoghi e dalla capacità di leggere il paesaggio nella sua complessità; un’archeologia nella quale ricerca, tutela e valorizzazione non possono essere separate, perché appartengono alla medesima responsabilità nei confronti del patrimonio e della collettività. Per questo la sua scomparsa mi addolora profondamente. Con Lorenzo se ne va un protagonista dell’archeologia italiana e uno degli ultimi grandi rappresentanti di una stagione straordinaria della Topografia antica. Ma per chi ha avuto la fortuna di conoscerlo e di condividere con lui studi, incontri, discussioni e momenti di vita accademica, se ne va soprattutto un Caposcuola e un punto di riferimento. Rimangono i suoi libri e le sue ricerche. Rimangono le riviste, le collane e i progetti che ha creato. Rimane una scuola di studi alla quale ha dato moltissimo. E rimane, soprattutto, ciò che ha trasmesso alle tante generazioni di archeologi che hanno avuto il privilegio di incontrarlo lungo il proprio cammino. In questo momento così doloroso il mio pensiero e il mio affetto vanno a Stefanella, a Simone e a tutta la sua famiglia. Grazie Professor Quilici. Grazie Lorenzo, per quello che ci hai insegnato e per essere stato Maestro”.

Il prof. Lorenzo Quilici si è spento a 88 anni (foto ic-vepp)

ISTITUTO CENTRALE PER LA VALORIZZAZIONE ECONOMICA E LA PROMOZIONE DEL PATRIMONIO CULTURALE (IC-VEPP). Qualche ora fa ci ha lasciato il professor Lorenzo Quilici, decano dell’archeologia italiana e maestro per generazioni di archeologi classici. Allievo di Ferdinando Castagnoli, ha dedicato la sua vita alla topografia e all’architettura del mondo antico, lasciando opere scientifiche fondamentali e contribuendo in modo considerevole al progresso delle scienze archeologiche con la fondazione di riviste e collane. Elegante ed essenziale nei modi, ha rappresentato il meglio della Scuola romana di topografia tra la metà del secolo scorso e i primi decenni di quello attuale, promuovendo sempre, con innata liberalità, lo scambio, il confronto e la collaborazione intergenerazionale tra colleghi italiani e stranieri. Resta fondamentale il suo costante impegno civile per la tutela e la divulgazione, nello spirito disinteressato ed esemplare del servitore dello Stato. Da molti suoi lavori su Roma, il Lazio, la Campania e tanti altri luoghi d’Italia e del Mediterraneo, sono nati progetti di conoscenza, tutela e valorizzazione, che ancora testimoniano la perenne vitalità dei suoi insegnamenti. Il ministero della Cultura e il dipartimento per la Valorizzazione del Patrimonio culturale si stringono attorno alla professoressa Stefanella Quilici Gigli, al nipote Simone Quilici e a tutta la famiglia. Grazie professore, per esserci stato Maestro”.

SOPRINTENDENZA ABAP PER LA CITTÀ METROPOLITANA DI VENEZIA. La Soprintendenza apprende con profondo dispiacere la notizia della scomparsa di Lorenzo Quilici, uno dei grandi maestri della topografia antica italiana. Professore ordinario di Topografia dell’Italia antica all’università di Bologna, ha dedicato la sua vita allo studio delle città, delle strade e dei paesaggi del mondo romano. Attraverso le ricerche sul campo, le pubblicazioni e l’insegnamento ha formato generazioni di archeologhe e archeologi, trasmettendo un modo rigoroso e insieme concreto di leggere il territorio. Alla straordinaria autorevolezza scientifica univa una grande umanità, qualità preziosa e mai scontata nelle figure di così alto profilo accademico. Per tutti noi che oggi studiamo e tuteliamo le antiche vie di comunicazione nel territorio tra Padova, Altino e Concordia, il suo lavoro continua a essere un riferimento imprescindibile. Non possiamo osservare i tracciati della viabilità romana, i ponti, i rilevati e i segni spesso fragili che ancora sopravvivono nel paesaggio senza ricordare i suoi insegnamenti. Con Lorenzo Quilici l’archeologia italiana perde un grande studioso e un maestro. Rimane la sua lezione: guardare il territorio con attenzione, ricomporne le tracce e trasformare la conoscenza in uno strumento concreto di tutela. La Soprintendenza si unisce al cordoglio del mondo dell’archeologia ed esprime la propria vicinanza alla famiglia, ai suoi allievi e a quanti hanno condiviso con lui il percorso umano e scientifico.

Il prof. Lorenzo Quilici (foto sabap caserta-benevento)

SOPRINTENDENZA ARCHEOLOGIA, BELLE ARTI E PAESAGGIO PER LE PROVINCE DI CASERTA E BENEVENTO. La Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Caserta e Benevento apprende con profondo cordoglio la scomparsa del professor Lorenzo Quilici, insigne archeologo e maestro della topografia antica. Studioso rigoroso e appassionato, Lorenzo Quilici ha lasciato un segno profondo nella ricerca archeologica italiana e nella conoscenza dei territori antichi. Il suo lungo percorso scientifico ha incontrato da vicino anche la Campania settentrionale e la Terra di Lavoro, attraverso gli studi dedicati a Cales, a Capua e alla Via Appia e il costante dialogo con l’università della Campania “Luigi Vanvitelli”. Un rapporto con il nostro territorio costruito attraverso la ricerca, l’insegnamento e la condivisione della conoscenza, che costituisce oggi una parte importante della sua eredità scientifica. Alla professoressa Stefania Quilici Gigli, compagna di vita e di ricerca, a Simone Quilici e a tutta la famiglia, il soprintendente e il personale della soprintendenza esprimono la più sentita vicinanza e le sincere condoglianze. Il suo insegnamento e il suo metodo continueranno a vivere negli studi e nei paesaggi che ha contribuito a conoscere e a raccontare.

SOPRINTENDENZA ARCHEOLOGIA, BELLE ARTI E PAESAGGIO PER L’ETRURIA MERIDIONALE. Ci uniamo al cordoglio del mondo scientifico e del nostro Ministero per la scomparsa di Lorenzo Quilici, pilastro della Topografia antica e dello studio a tutto tondo dei territori. La sua attività scientifica si è sviluppata attraverso lo studio diretto dei luoghi, le ricognizioni, il rilievo, la ricerca archeologica, l’editoria e una costante attenzione alle relazioni fra città e paesaggio. Alla Tuscia e l’agro falisco, insieme a Stefania Quilici Gigli, ha apportato un approccio pionieristico con contributi alla viabilità secondaria, alle infrastrutture, all’analisi del rapporto tra opere dell’uomo e contesto. Di lui resta un grande patrimonio d’eredità, soprattutto nel metodo, capace di abbandonare l’analisi del singolo fenomeno per abbracciare una conoscenza ampia e interconnessa.

PARCHI ARCHEOLOGICI DI CROTONE E SIBARI. Se n’è andato il prof. Lorenzo Quilici, maestro di topografia antica per generazioni di archeologi. Ricordiamo i suoi studi su Kroton e sulla piana di Sibari, che hanno posto le basi scientifiche della ricerca contemporanea. Lo ricordiamo, grati per tutto quel che ci ha insegnato.

Roberto Pietraggi. Anche Lorenzo Quilici ci ha lasciato. La sua vita è stata spesa alla ricerca della verità, per ricostruire la storia dei nostri Antichi Antenati. Non è stata, dunque, vissuta invano. Condoglianze a Stefanella, ai familiari, agli amici e a tutti quelli che lo hanno conosciuto e che lo ricordano con stima, con rispetto, con affetto.

Giuseppina Renda. Sono affranta… caro professore

Francesca Romana Paolillo. Nel ricordo profondamente grato del professor Lorenzo Quilici, maestro e studioso insigne, punto di riferimento imprescindibile nella formazione di tanti di noi, esprimo la mia più sincera vicinanza alla professoressa Stefanella Quilici Gigli, al Direttore Simone Quilici e a tutta la famiglia.

Valentino Nizzo. Ho amato questo libro al punto da volerne avere due copie, da leggere col sottofondo del meraviglioso sceneggiato RAI coevo sull’Eneide. Ho ammirato sempre il suo approccio e la straordinaria capacità di farsi promotore con l’amata Stefanella di imprese che avrebbero spaventato chiunque, salvo forse qualche antichista tedesco dell’Ottocento. L’ho solo sfiorato qualche volta. Con l’emozione di vedersi materializzare un mito per molti della mia generazione. Temo che gli studenti di oggi non abbiano riferimenti di analogo livello.

Rita Paris. Lorenzo Quilici non c’è più. Le stelle cadenti dell’ultima estate se lo sono portato via. Ci mancherà molto ma ci lascia anche una grande eredità.

Il prof. Lorenzo Quilici con Francesco Rinaldi (foto profilo FB francesco rinaldi)

Francesco Rinaldi. Trent’anni fa ho avuto la fortuna di conoscere il professore Lorenzo Quilici, incontro che ha influito non poco sulla mia vita. Partecipai da studente d’archeologia “aggregato” poiché non ero né studente dell’università di Bologna, né di Santa Maria Capua Vetere, ma un valsinnese, studente dell’università della Basilicata, che partecipava alla realizzazione della Carta Archeologica della Valle del Sinni. Fu un’esperienza bellissima dove alla formazione di un giovane studente in una vera e propria missione archeologica si aggiunse la conoscenza di tante bellissime persone e di mia moglie. L’amato professore Quilici non perdeva occasione di raccontare pubblicamente, solo come lui sapeva fare, che uno dei risultati della Carta archeologica, oltre ai 10 volumi, era anche il mio matrimonio. Mi mancherà la sua ironia, la sua capacità di inventare storie, le nostre lunghe ricognizioni per la Valle del Sinni dove, dalla sua borsa di cuoio, estraeva il taccuino e la matita e, come un grande pittore paesaggista, schizzava ciò che vedeva, oppure tirava fuori un biscotto per i cani randagi o addirittura prendeva una vecchia camicia e realizzava uno spaventapasseri. Quando ero ragazzo e mi avvicinavo all’archeologia i vecchi pastori e contadini lucani mi raccontavano di un ragazzo che negli anni sessanta andava in giro per i monti a cercare “antiche città”; quel ragazzo era il professore Quilici che di lì a poco pubblicava, nel 1967, Siris-Heraclea, un volume illuminante su uno dei territori più importanti della Basilicata. Insieme a Dinu Adamesteanu penso che il professore sia stato uno degli archeologi più importanti per l’archeologia non solo lucana e un topografo come non se ne vedranno più. Grazie Professore.

Paolo Liverani. Tristissima notizia, ha segnato profondamente gli studi topografici, se ne va un pezzo della nostra storia, non è facile rimanere all’altezza. Senza contare la straordinaria carica umana.

Il prof. Lorenzo Quilici con Paolo Storchi (foto profilo FB paolo storchi)

Paolo Storchi. È difficile esprimere il senso di smarrimento che ti assale quando perdi il tuo Maestro e l’Autore. È ancora più forte quando questi è Lorenzo Quilici: un luminare è dire poco, eppure incredibilmente umano. Ha ammaliato non so quanti studenti con il suo sapere sconfinato, che dispensava fra una diapositiva e l’altra, alternando descrizioni raffinatissime di ponti e viadotti romani a episodi della sua vita, alle incredibili avventure a Cipro, o all’ interpretazione di riti ancestrali con fave che volavano fuori dalle aule insieme a formule latine arcaiche. Fra i pochi giorni davvero memorabili della vita, io annovero sempre quel pomeriggio di luglio 2007 in cui andai a visitare l’Appia alle gole di Itri. Dopo i racconti del prof riguardo quella strada così perfetta, sulla natura rigogliosa della zona, con ancora nelle orecchie le storie dei briganti che infestavano il territorio e del demonio costruttore di ponti… come potevo non andarci? Ebbene, appena arrivato, vidi sull’Appia antica un signore chino con il metro a stecca in mano che misurava i basoli nel caldo infernale. Era proprio lui! Un caso incredibile. Un segno quasi, pensavo. C’è un risvolto ancora più buffo in questa storia, ma quello lo serbo per me, e lo racconterò solo davanti a una birra. Ricorderò sempre le gite a Roma, quando a oltre settant’anni pareva un uomo bionico e noi poveri ventenni arrancavamo… O quella carpetta rossa nell’armadio davanti al suo ufficio che riportava la dicitura “DOCUMENTI SEGRETISSIMI” (In realtà erano le dispense, ma voleva usare la psicologia inversa per incuriosire tutti!). Una persona meravigliosa. Mi raccontò che Castagnoli gli diceva che d’estate poteva tranquillamente andare al mare: tanto era certo che persino sul lettino avrebbe continuato a pensare alla Topografia Antica. “E tu sei come me!”, mi disse. Credo che ci sia molto di lui nel modo in cui scrivo e in come sono diventato. Gli sarò sempre debitore. Tutti i miei colloqui pre-tesi si concludevano con la formula “Cerchi, cerchi. Scriva, scriva!”. Ne ho fatto un mantra. E adesso mi ci butto, che è meglio non pensare. Da oggi viviamo tutti in un mondo un po’ più triste.

Claudio Calastri. Mentre passeggio per le vie assolate di Benevento fotografando spolia di età romana nei muri della città medievale e rinascimentale, mi raggiunge la notizia della morte di Lorenzo Quilici. Il pensiero va a trent’anni esatti fa, l’estate della mia tesi, di cui Quilici fu correlatore. In quei mesi imparai a fondere insieme l’approccio “padano” alla topografia antica, quello del mio relatore Pier Luigi Dall’Aglio, con quello “centro-italico” di Quilici. La mia storia di ricerca post lauream mi ha di fatto portato ad approfondire e fare mio il secondo, plasmando il mio sguardo e la mia visione delle tracce dell’antico fra i monti della Basilicata, nella valle del Sinni, e in Campania, con Stefanella Gigli. Scompare un maestro, un gentleman, un grande archeologo. Porto nel cuore i paesaggi della Lucania esplorati con lui, in un’indimenticabile stagione di formazione umana e scientifica, e abbraccio con affetto Stefanella Gigli.

Archeologia in lutto. Si è spento a 73 anni l’archeologo Giulio Ciampoltrini, per oltre 30 anni era stato funzionario della Soprintendenza Archeologica operando soprattutto a Lucca e provincia, occupandosi prevalentemente di archeologia etrusca e romana, di epigrafia tardoantica, della monetazione antica e della presenza longobarda in Toscana. Il cordoglio di colleghi e amici

L’archeologo di Giulio Ciampoltrini venuto a mancare il 30 maggio 2026 a 73 anni (foto dal profilo FB di giulio ciampoltrini)

Un altro grave lutto ha colpito il mondo della cultura. Sabato 30 maggio 2026, all’età di 73 anni, si è spento a Grosseto l’archeologo Giulio Ciampoltrini, per oltre 30 anni era stato funzionario della Soprintendenza Archeologica operando soprattutto a Lucca e provincia. Lascia la moglie Paola Rendini, anche lei archeologa. Ha operato prevalentemente in Toscana, occupandosi prevalentemente di archeologia etrusca e romana, di epigrafia tardoantica, della monetazione antica e della presenza longobarda in Toscana. È autore di oltre 400 pubblicazioni. Nato a Castelfranco di Sotto, in provincia di Pisa, il 25 settembre 1952, Ciampoltrini, dopo la laurea in Lettere conseguita all’università di Pisa nel 1975, ha proseguito la sua formazione alla Scuola di Specializzazione in Archeologia della stessa università e, successivamente, ha frequentato il corso di perfezionamento alla Scuola Normale Superiore tra il 1976 e il 1980. Oltre agli scavi, che hanno costituito il suo interesse principale, ha curato l’allestimento scientifico di mostre e musei, fra cui il museo nazionale di Villa Guinigi di Lucca.Sotto la sua direzione scientifica si ottiene la definitiva sistemazione della collezione archeologica nel 2004. Il 10 maggio 2004, insieme a Elisabetta Abela e Susanna Bianchini, ha curato la realizzazione del Convegno intitolato Nella terra del tempo. Gli scavi archeologici nel Complesso Galli Tassi di Lucca, di cui vengono pubblicati gli Atti nella Rivista di Archeologia, Storia e Costume, anno XXXIV, nn. 1-2, 2006, (ed. agosto 2006), a cura dell’Istituto Storico Lucchese. Il suo riesame dei mosaici nella chiesa dei Santi Giovanni e Reparata gli è valsa la pubblicazione nel 2005 nella rivista francese edita a Roma La mosaïque gréco-romaine. IX.Fu membro corrispondente dell’istituto nazionale di Studi Etruschi e Italici e dell’Accademia dei Sepolti di Volterra. Unanime il cordoglio tra i colleghi.

L’archeologo Giulio Ciampoltrini (foto dal profilo FB di claudio calastri)

Claudio Calastri, casa editrice Ante Quem. Certe notizie arrivano di sera, inaspettate e sgradevoli come il caldo di questi giorni. È morto Giulio Ciampoltrini, archeologo di razza, straordinario studioso della Maremma, della Lucchesia e della Toscana tutta. Ci siamo conosciuti ormai trent’anni fa, durante le sudate ore della mia tesi sull’agro di Cosa, quando ebbi modo di ascoltare da lui centinaia di racconti, spunti di riflessione, approfondimenti di ricerca, salaci punzecchiate a colleghi. Da allora non abbiamo mai smesso di sentirci e di vederci, nelle mie puntate alla Regia Soprintendenza alle Antichità della Toscana, lui e Paola sempre insieme, e in altre uscite pubbliche. Ci eravamo sentiti solo qualche settimana fa, per l’ennesimo confronto sui ruderi del Porto Cosano della Tagliata e sulla Domitiana positio a Santa Liberata; la voce era affaticata, ma non credevo, non sapevo. Spero di riuscire a portare a termine, insieme ai colleghi della SABAP Grosseto, un progetto di cui abbiamo parlato tante volte: riportare a Torre Saline alla foce dell’Albegna la magnifica statua in nudità eroica conservata ad Alberese, da lui magistralmente attribuita all’imperatore Gallieno in uno dei suoi tanti studi, rimasto fondamentale per l’archeologia di questa terra. Volevo telefonarti per parlartene, Giulio, ma non ho fatto in tempo. Un grande abbraccio a Paola.

CONFEDERAZIONE ITALIANA ARCHEOLOGI. La Confederazione Italiana Archeologi si unisce al cordoglio della famiglia per la prematura scomparsa del dottor Giulio Ciampoltrini, funzionario archeologo per oltre trent’anni della Soprintendenza Archeologica della Toscana. Nato a Castelfranco di Sotto, in provincia di Pisa, profondamente legato al suo territorio, nella sua lunga carriera ha diretto numerose campagne di scavo e di restauro, organizzato e curato mostre archeologiche e contribuito alla progettazione scientifica di musei statali (si ricordi il Museo Nazionale di Villa Guinigi a Lucca) e enti locali; è stato autore di oltre 400 pubblicazioni. Dal carattere talvolta spigoloso, era persona di grande cultura e competenza; l’archeologia toscana perde uno studioso di grande spessore.

L’archeologo Giulio Ciampoltrini (foto dalla pagina FB del maf)

MUSEO ARCHEOLOGICO NAZIONALE DI FIRENZE. Ci ha lasciati Giulio Ciampoltrini, grande studioso, arguto, sagace e penetrante, come solo lui sapeva essere. I corridoi del museo archeologico di Firenze e dell’allora Soprintendenza, per anni hanno sentito risuonare la sua voce, sempre insieme a quella della compagna di vita e di lavoro, Paola Rendini. Lassù all’ultimo piano degli uffici di via della Pergola, in quella stanza che condividevano, si sapeva sempre di trovarli, per confrontarsi, discutere e riflettere. Grazie di tutto Giulio e un abbraccio a Paola da tutti noi.

PARCO ARCHEOLOGICO DI ROSELLE. Ci ha lasciato Giulio Ciampoltrini, già funzionario archeologo per la Soprintendenza Archeologica Toscana e appassionato studioso. Ci uniamo al ricordo e al cordoglio per la famiglia e la comunità scientifica.

MUSEO ARCHEOLOGICO E D’ARTE DELLA MAREMMA. Ci uniamo al cordoglio della comunità scientifica per la perdita di Giulio Ciampoltrini, funzionario Archeologo per oltre trent’anni della Soprintendenza Archeologica della Toscana. Sui suoi innumerevoli articoli e pubblicazioni molti di noi si sono formati durante la carriera universitaria ed hanno continuato a studiare nel loro lavoro al museo. È stato un onore collaborare con lui nel 2022 in occasione della mostra “Una terra di mezzo. I Longobardi e la nascita della Toscana”.

MUGAR – MUSEO DELLA GARFAGNANA ARCHEOLOGICA. Ciao Giulio, se gran parte delle vetrine e dei magazzini sono pieni lo dobbiamo a te. Andremo avanti cercando di studiare e valorizzare sempre al meglio il tuo lavoro.

Massimo Baldacci, pensionato UniPi. Vengo a sapere con grande dolore della morte di Giulio Ciampoltrini: ai tempi del Liceo e poi dell’Università ci siamo scambiati idee, esperienze di studio e anche scherzi e battute. Poi l’ho visto sempre più raramente, e ultimamente ci sentivamo quasi solo su Facebook. Ma abbiamo sempre mantenuto sentimenti di reciproca amicizia. Un’ altra parte della mia giovinezza che se ne va.

L’archeologo Giulio Ciampoltrini (foto dal profilo FB di cristian pardossi)

Cristian Pardossi, Castelfranco di Sotto. Lo incontrai per la prima volta agli inizi degli anni Duemila, per la presentazione di uno dei tanti volumi che Giulio ha scritto e curato per la nostra collana “DSL – Documenti di Storia Locale”, dimostrando sempre un grande attaccamento per il suo paese natale anche se la professione e la vita lo avevano portato a vivere altrove. Mi ricordo anche la battuta fulminante che mi fece, con quel suo stile e quella postura che poi avrei imparato a conoscere negli anni: “Copertina rossa e immagini in bianco e nero. Sobrio, non c’è che dire. Sembra una di quelle pubblicazioni che giravano ai tempi di Enver Hoxha”. Negli anni successivi ci è capitato più volte di ridere su questo primo incontro, che poi chissà se davvero fu quello il primo: quando ho saputo che Giulio era figlio di Rina, la signora che abitava sull’angolo tra largo Carlo Alberto e via Dante dove abitavano i miei nonni, ho pensato che sicuramente ci saremo incontrati negli anni precedenti – lui a trovare la mamma a cui era molto legato, io bambino a casa dei nonni o in giro a giocare in strada per le vie del centro. Dopo quel libro ne sono venuti altri (memore della prima battuta facevo attenzione anche alla veste grafica!), e con il passare delle pagine è aumentata anche la stima reciproca, corroborata da diverse occasioni di collaborazione – ultima per quanto mi riguarda il tentativo poi interrotto dal cambio di legislatura di mettere insieme un’opera nuova sulla storia di Castelfranco dalle origini ai giorni nostri, dove provai a coinvolgere tra gli altri anche lui. Anche quando le occasioni di incontro si sono fatte più rare quella stima non è venuta meno; in questo caso si può dire che ci è venuto in soccorso proprio Facebook, dove abbiamo potuto confrontarci su alcune questioni inerenti la storia di Castelfranco ma anche su vicende politiche più contemporanee, ognuno consapevole della differenza di opinioni che c’era tra noi. Se ne va una persona colta, un profondo conoscitore della storia antica, un archeologo appassionato e competente: sono innumerevoli gli scavi che ha promosso e a cui ha preso parte, come le persone che grazie a lui si sono appassionate e avvicinate all’ archeologia. Come ricordavo all’ inizio, tra le centinaia di pubblicazioni che ha curato, ci sono anche quelle che figurano nella collana della nostra biblioteca e che invito tutti ad andare a consultare. Ma il contributo di Ciampoltrini al suo/nostro paese non si è limitato alla produzione scritta: Giulio è stato tra i protagonisti di quella stagione – forse la più effervescente della nostra storia recente – che portò all’apertura dei nostri piccoli musei, alla ritrovata attenzione verso la storia della Chiesa “della compagnia”, all’ avvio di nuovi scavi sul nostro territorio, offrendosi più di una volta insieme a colleghi, amici e appassionati – ricordo Daniele Casini, Roggero e Gabriele Manfredini e gli altri amici del Gruppo Archeologico Valdarno Inferiore, Giancarlo Nanni, Andrea Vanni Desideri, Augusto Andreotti, Savino Ruglioni, Giacomo Buoncristiani e tanti altri – per guidare i castelfranchesi vecchi e nuovi alla scoperta della storia di questo territorio. Mancheranno la sua competenza e la sua preparazione, ma i testi e gli studi che ci ha lasciato (è un privilegio che tocca a pochi) continueranno a essere un punto di riferimento per chi vuol conoscere la nostra storia. Per questo credo che la nostra comunità gliene debba essere grata. Alla moglie, ai familiari e agli amici le mie più sincere condoglianze.

Helga Di Giuseppe, archeologa. Che grande dolore oggi appendere del tuo viaggio. Sei una delle persone che ho stimato di più in archeologia per le tue conoscenze, la tua libertà e la tua rara umanità. Un grande dolore, ma ci rivedremo per farci ancora tante risate insieme. Un grande abbraccio Giulio.

Vittorio Mascelli, museo Gregoriano etrusco-musei Vaticani. E così se ne va anche Giulio Ciampoltrini. lo voglio ricordare con queste parole che sono tra quelle più lucide che ho letto in suo ricordo. Giulio era uno studioso dai vasti interessi, capace di spaziare dagli etruschi al medioevo in un battito di ciglia, caratterizzato da una spiccata passione per i territori d’origine. La sua cifra stilistica era l’ironia, ma un’ironia non accessibile a tutti, socratica, criptica, estremamente pungente, ma mai malevola e talora incomprensibile a chi non entrava in sintonia con il suo pensiero. Ho letto con sgomento che il suo carattere è stato definito “spigoloso” ma Giulio certo non lo era. Era decisamente un uomo di carattere che però aveva dalla sua un intelletto sottile, deciso e di una inaspettata sensibilità. Sempre presente in quella sala studio adiacente al suo ufficio che in tanti anni ha condiviso con Paola, resta una delle figure indelebili della mia formazione che hanno contribuito a spronare con sarcasmo le indecisioni e le paure di noi giovani sopraffatti spesso dalle “uterine” cazziate di personaggi ambigui. Giulio aveva ben chiare le difficoltà della vita e nonostante tutto aveva sempre una parola di sarcastico conforto. Se ne va con lui un ulteriore pezzo della gioventù che ho condiviso con tanti amici e colleghi. Sarebbe bello riuscire ad esser anche solo metà di quel che è stato lui per tanti di noi. A Paola il nostro più affettuoso pensiero in questi difficili momenti.

Elena Santoro, presidente Etruria Nova onlus. Ciao Giulio, oggi l’archeologia italiana perde un grande professionista. Sei stato un punto di riferimento importante durante tutti gli anni del progetto Marsiliana.

L’archeologo Giulio Ciampoltrini (foto dal profilo FB di paolo giulierini)

Paolo Giulierini, archeologo. Ciao Giulio… oggi è un sabato veramente crudele. Non mancavi mai nella Biblioteca di via della Pergola; archeologo elegante, colto, ironico, sei stato un funzionario e uomo dello Stato modello.

Leonardo Giovanni Terreni, archeologo. Purtroppo, poche ore fa, ci ha lasciato Giulio Ciampoltrini! Un sincero amico e un grande archeologo e ricercatore. Sono costernato. Condoglianze e un abbraccio affettuoso a sua moglie Paola Rendini.

ARCHAEOREPORER. Ci sono archeologi che si identificano con una specializzazione. Giulio Ciampoltrini apparteneva a una generazione diversa: quella degli ispettori archeologi di formazione enciclopedica, capaci di muoversi con la stessa competenza tra preistoria, età etrusca, mondo romano e medioevo, leggendo il territorio nella sua lunga durata storica. Con la sua scomparsa, avvenuta nelle scorse ore, l’archeologia toscana perde una delle figure che più profondamente ne hanno segnato la ricerca e la tutela negli ultimi decenni. Per molti anni funzionario di quella che fu la Soprintendenza Archeologica della Toscana, negli uffici di via della Pergola a Firenze, Ciampoltrini è stato molto più di un ispettore. La sua presenza sul territorio, soprattutto nella provincia di Lucca ma non soltanto, ha accompagnato generazioni di archeologi, amministratori, studiosi e ricercatori. A distinguerlo era una curiosità intellettuale rara, che lo portava a interessarsi a ogni periodo storico e a ogni tipo di evidenza archeologica, senza confini disciplinari rigidi. Accanto all’attività di tutela, che svolgeva con una conoscenza diretta e capillare del territorio, Ciampoltrini ha sviluppato un’intensa attività scientifica. Decine e decine di saggi, articoli e contributi hanno documentato nel tempo scavi, ritrovamenti, interpretazioni e riletture storiche, lasciando una traccia concreta e duratura del suo lavoro. Non era il funzionario che si limitava agli aspetti amministrativi della professione: era uno studioso che trasformava sistematicamente l’esperienza maturata sul campo in ricerca e conoscenza condivisa. Per questo la sua figura ha lasciato un segno che va oltre la Soprintendenza. Le sue pubblicazioni hanno contribuito in modo determinante alla conoscenza archeologica della Toscana e il suo lavoro è stato un punto di riferimento non soltanto per i colleghi della tutela, ma anche per il mondo della ricerca universitaria e dell’accademia.

Maria Angela Turchetti, direzione regionale Musei della Toscana. Anni di Soprintendenza archeologica passati anche insieme a Giulio Ciampoltrini e a Paola Rendini… Tanti ricordi e momenti di confronto e condivisione, in biblioteca, in ufficio all’ultimo piano di via della Pergola o sul territorio orbetellano, grossetano e chiusino… Tanti studi, ovunque Giulio Ciampoltrini avesse svolto il suo lavoro da funzionario archeologo, attivissimo nell’interpretare a 360° i territori di cui si è occupato, attraversando epoche e tematiche. Ho apprezzato e ammirato la mente brillante e la vasta produzione scientifica, lo sforzo costante a pubblicare ogni scoperta archeologica anche apparentemente non eclatante… così da lasciare anche e soprattutto on line, su academia.edu. una messe importante di dati… Un pensiero e un abbraccio forte a Paola, inseparabile compagna, nella vita come nel lavoro.

Elena Sorge, funzionario archeologa sabap-pi-li. Ci ha lasciato Giulio Ciampoltrini… 15 anni di vita praticamente in comune con lui e Paola la sua meravigliosa compagna di vita e di tante opere. I nostri uffici erano separati solo da una parete e potevamo discutere anche così a distanza scambiarci informazioni e pareri. Quante discussioni… Grazie di tutto Giulio… era bello anche litigare con te.

Flavia Zisa, archeologa università di Enna. Una notizia ferale mi giunge dalla mia amata Firenze, di un maestro, amico, confidente e gentilissimo archeologo che non c’è più. È un dramma che mi colpisce profondamente.  Ci eravamo sentiti da poco, parole durissime sulle notizie siciliane dei Bronzi, come dargli torto. Sono nata archeologicamente nella sua stanza, ovvero, nella LORO stanza, perché io imparai tutto dalla moglie, Paola Rendini, allieva di Di Vita che me la presentò e che mi ha istruita nell’archeologia non accademica ma del lavoro, del materiale, degli scavi, delle prime catalogazioni, della polvere, dei magazzini e della sapienza. Li vedevo sempre insieme, nella stessa stanza di Soprintendenza in via della Pergola. Come sia stato possibile unire due persone in matrimonio, nell’archeologia e nella stessa stanza di Soprintendenza e per decenni è un mistero per tutti noi che ogni giorno si apriva quella porticina della loro stanza stracolma di fascicoli e di libri. Il mio primo incarico all’Archeologico di Firenze, sul relitto del Campese, che mi diede la gioia unica di toccare materiale arcaico da tutto il Mediterraneo, dalla Fenicia all’Etruria. Il mio cuore è stracolmo di amore e dolore, ora che ricordo. La città di Firenze, l’archeologia, i tantissimi amici e moltissimo anche io soffriamo per la mancanza di Giulio Ciampoltrini. Mai nella vita ho avuto un problema con Giulio e con la sua dolcissima moglie, ed è cosa rarissima in decenni di amicizia e colleganza. Ma quanto rispetto c’è stato!! Ringrazio Elena Sorge per avermi subito avvista.  In questi momenti, ha ragione: siamo famiglia. Distrutta.

Nicoletta Barocca, archeologa. Voglio ricordarti così Giulio Ciampoltrini, con il mare di Talamone che tanto amavi e che ogni volta commentavi con tanto amore…. Non voglio pensare che tu vada via. Fa troppo male…

Simona Pozzi, archeologa sabap-gr. Caro Giulio Ciampoltrini la Maremma ti sarà sempre riconoscente per aver contribuito allo studio del suo passato e alla valorizzazione nel suo presente. Io personalmente ti sarò sempre grata per avermi insegnato con la tua ironia e il tuo acume a vivere e amare il mio lavoro da statale. Faccio a nome mio e dei colleghi della sede della Soprintendenza di Grosseto via Mazzini, le più sentite condoglianze alla moglie e nostra collega archeologa dott.ssa Paola Rendini

Lisa Rosselli, UniPi. Che grande dispiacere Giulio… studioso validissimo ed eclettico e persona generosa.

Cinzia Murolo, Rasenna Echoes. Ciao Giulio, mi mancheranno le nostre chiacchierate etrusche…

Roberto Petriaggi, archeologo. Il mio pensiero va al caro collega e amico Giulio Ciampoltrini che, come ho appreso improvvisamente poco fa, se ne è andato, lasciandoci soli in questo mondo tribolato e disonesto, troppo angusto per il suo Spirito libero e giusto. Ora si libra, nello spazio infinito, per sempre… “nella stagione che stagioni non sente”.

Paolo Liverani, UniFi. Un collega di grande valore, una grande mancanza.

Rosario Casillo, scrittore. Credimi Giulio ti voglio ricordare con l’ultima immagine che ho di te quando t’incontrai per caso a Firenze sui lungarni. Rimanemmo entrambi sorpresi di quell’incontro e il tuo sorriso che ricambiava il mio rimarrà sempre impresso nel mio cuore. Oggi le lastre del nostro paese hanno perso una grande persona. Spero che tu sia insieme a mamma Rina e a babbo Osvaldo.

Santino Alessandro Cugno, archeologo parco Appia antica. Un grandissimo dispiacere

Anna Iliana Casini, docente. Senza di lui non avrei fatto le mie tesi…grazie Giulio! buon viaggio. Commossa.

Valentino Nizzo, Università l’Orientale. Giulio era giustamente orgoglioso delle sue pubblicazioni. Le rendeva regolarmente disponibili sul suo vivacissimo profilo academia. Spesso le raccoglieva in forma monografica con un nuovo titolo per facilitare la ricerca degli studiosi ed evitare che si perdesse tra i mille rivoli del suo sapere. Era infatti un poliedrico e prolifico studioso. Attento. Puntuale. Curioso. Originale. Pativa un po’ la sua versatilità, non riuscendo a riconoscersi in nessun specifico inquadramento disciplinare. Meriti di altri tempi. Dei funzionari di una volta. Che sapevano leggere i territori affidatigli da tutte le prospettive possibili. Giulio era così e anche molto simpatico e ironico. Almeno nel mio sentire. Le volte che ho avuto il piacere di incontrarlo e ascoltarlo.

Rieti. Al museo Archeologico nasce il “Festival dei Popoli Italici”. La prima edizione è dedicata alla “Primavera Sacra”: per tre giorni un fitto programma di incontri che attraversa l’intero mosaico dei popoli italici, un racconto che unisce archeologia, mito e contemporaneità. Lezioni d’autore, tavoli didattici, mostra, serate d’autore, fiera del libro. Ecco il programma

Nasce a Rieti il “Festival dei Popoli Italici”.C’è infatti un’Italia più antica di Roma, fatta di popoli, lingue e visioni del mondo che hanno attraversato i secoli lasciando tracce profonde nella nostra identità. È a questa eredità che guarda il Festival dei Popoli Italici, in programma a Rieti dall’8 al 10 maggio 2026, alla sua prima edizione dedicata a “La Primavera Sacra”: un progetto che si presenta già come un unicum nel panorama culturale nazionale, capace di tenere insieme rigore scientifico, narrazione e coinvolgimento del pubblico. La città di Rieti diventa così il cuore di un racconto che unisce archeologia, mito e contemporaneità, restituendo il passato come chiave viva per leggere il presente, a partire proprio dal Ver Sacrum, simbolo di origine, migrazione e fondazione.

“Siamo nel museo civico di Rieti, sezione archeologica, perché oggi presentiamo un progetto nuovo, un’iniziativa che parte con grande motivazione e convincimento, il Festival dei Popoli Italici”, spiega Letizia Rosati, assessore alla Cultura del Comune di Rieti. “Avevamo detto che lo avremmo fatto, e ci siamo. Lo avevamo annunciato all’interno del grande progetto che vede l’Aquila capitale italiana della Cultura, capofila di una idea innovativa di questa grande iniziativa nazionale. L’Aquila è capofila di un grande progetto territoriale che riguarda tutto l’Appennino centrale. In cui Rieti gioca sicuramente un ruolo non secondario. E quindi è proprio qui, da dove partì tutto e da dove nacque tutto, che adesso si irradierà questa iniziativa che si tiene a Rieti l’8, il 9 e il 10 maggio tra gli spazi del museo civico e il nostro teatro Flavio Vespasiano. E poi ci saranno ancora altre sorprese nel corso dell’anno”. Per tre giorni (8, 9 e 10 maggio 2026), la sala polivalente del museo Archeologico di Rieti accoglierà un fitto programma di incontri che attraversa l’intero mosaico dei popoli italici. Il Festival dei Popoli Italici, ideato dal giornalista Federico Fioravanti e dall’associazione culturale Archè APS, è finanziato dal Piano Nazionale Complementare – Next Appennino, promosso dalla Città di Rieti e inserito nel calendario degli eventi “L’Aquila 2026, Capitale Italiana della Cultura – Una grande avventura per Rieti”. La manifestazione gode del determinante sostegno della Fondazione Varrone Cassa di Risparmio di Rieti. L’evento è realizzato dall’Impresa Culturale e Creativa Florabant SRL. I principali partner operativi sono la rivista di divulgazione storica Archeo, la società di servizi culturali ArcheoAres e la manifestazione di divulgazione storica Umbria Antica Festival. L’azienda molisana Dimensione srl, fornitrice di servizi di connessione ad internet a banda larga, è il principale sponsor privato dell’evento culturale.

“Il senso di questo Festiva dei Popoli Italici, il primo dedicato ai popoli preromani, perché a Rieti? Perché Rieti è sì il centro geografico d’Italia”, spiega il giornalista Federico Fioravanti, ideatore del Festival, “ma è soprattutto il cuore culturale, il centro storico dell’antica storia dei popoli italici che sono nati attraverso la cerimonia del Ver Sacrum a primavera dal lago di Cotilia: tutti i popoli dell’Appennino, e quindi tutti i popoli osco-umbri sono partiti da questo territorio. E quindi è questo un po’ il senso di questa manifestazione”. La manifestazione nasce con l’obiettivo di valorizzare il patrimonio storico e culturale del territorio reatino e, al tempo stesso, di inserirlo in una riflessione più ampia sull’identità italiana ed europea. Un progetto culturale che mette in dialogo istituzioni, ricerca scientifica e divulgazione, restituendo centralità a un’area che, non a caso, la tradizione ha definito Umbilicus Italiae. Un invito, dunque, a riscoprire le radici per comprendere il presente: perché nei percorsi dei popoli italici, nelle loro migrazioni, nei loro conflitti e nelle loro alleanze, si riflettono ancora oggi dinamiche e domande che appartengono al nostro tempo. Rieti si candida così a diventare, con questa prima edizione, un punto di riferimento stabile per chi vuole interrogare la storia non come memoria immobile, ma come strumento vivo di conoscenza e consapevolezza.

La targa con l’scrizione che ricorda il Centro Italia (Umbilicus Italiae) (foto festival popoli italici)

Si parte la mattina di venerdì 8 maggio con Filippo Coarelli, che racconterà il lago di Cotilia come Umbilicus Italiae e con Roberto Marinelli, che rileggerà il mito dell’“Atlantide sabina”, per proseguire con studiosi come Alessandro Jaja e Carlo Virili che dialogheranno sulle più antiche frequentazioni dell’area reatina e il glottologo Augusto Ancillotti che parlerà della grande eredità culturale delle Tavole Eugubine. La giornata di sabato 9 maggio entrerà nel vivo delle identità italiche con Francesca Lezzi sugli Equi, Nicola Mastronardi sul Ver Sacrum e Adriano La Regina sui Sanniti. Domenico Germano presenterà il “Cammino dei Padri”, un itinerario appenninico dal lago di Paterno a PietrabbondanteAlessandro Naso racconterà l’origine dei Piceni. Paola Santoro parlerà dei Sabini del Tevere, Gioal Canestrelli dei Marsi e Sandra Gatti dei Volsci degli Ernici. Un viaggio archeologico nella Valle del Velino a cura di Simone Nardelli aprirà le lezioni di domenica 10 maggio. Alessandro Guidi terrà una lezione sui Latini e la nascita di Roma. Valentino Nizzo racconterà il mondo degli Etruschi e Loredana Cappelletti si soffermerà sulla civiltà della Magna Grecia. Nel pomeriggio, le riflessioni di Giovanni Brizzi sulla “seconda Italia” e i popoli delle transumanze e di Giusto Traina sulle conseguenze politiche della cosiddetta guerra sociale, che oppose i Romani e gli Italici, tra il 91 e l’88 a.C. Chiuderà la manifestazione un dialogo dedicato alla “Valle dei Flavi” fra Andrea Carandini e Nicolò Squartini.

Accanto al percorso scientifico, il Festival dei Popoli Italici costruisce un’esperienza culturale più ampia. L’8 maggio debutterà infatti lo spettacolo di narrazione con musica “Il racconto di Romolo”: l’attrice e regista Natalia Magni, accompagnata dal flauto di Serine Khoudirate, rileggerà il mito fondativo di Roma attraverso le fonti antiche e lo sguardo contemporaneo. Nello stesso giorno (8 maggio 2026) la direttrice del Museo Civico Francesca Lezzi inaugurerà la mostra (visibile fino al 6 gennaio 2027) “Indossare la Storia. Prima di Roma: il segno della spada, il peso dello scudo”, un viaggio immersivo proposto dalla Collezione Silvano Mattesini dedicato alla panoplia dei guerrieri antichi attraverso la lente della ricostruzione storica.

Le serate d’autore al Teatro Flavio Vespasiano (ore 21.15) vedranno protagonisti Stefano Mancuso con “La tribù degli alberi” (8 maggio) e Dario Fabbri con una riflessione su “Popoli e imperi”, dal mondo antico all’età contemporanea (9 maggio). Le indicazioni per l’acquisto dei biglietti per le serate a teatro saranno disponibili sul sito internet festivalpopolitalici.it. Per tutta la durata del festival i tavoli didattici curati dalla associazione di archeologia sperimentale Legio XXX offriranno al pubblico uno squarcio sulla vita quotidiana del mondo antico con l’appuntamento “Segreti e Invenzioni: come vivevano i Romani, dalle origini alla Repubblica”. La manifestazione ospiterà anche una “Fiera del libro” con la presenza delle maggiori case editrici nazionali che presenteranno le ultime novità editoriali e i grandi classici sulla storia del mondo antico.

Firenze. Giornata speciale al museo Archeologico nazionale a chiusura del “Mese degli Etruschi”: apertura straordinaria pomeridiana, viste al laboratorio di restauro (dove c’è la Chimera) e incontro con Valentino Nizzo su “Un secolo prima dell’anno degli Etruschi. Questioni di identità tra Etruschi, Italici e Italiani” per i “Pomeriggi dell’Archeologico”

La Chimera di Arezzo esposta al museo Archeologico nazionale di Firenze prima del restauro in corso (foto maf)

Venerdì 30 maggio 2025 si conclude la rassegna il “Mese degli Etruschi” con una giornata speciale al museo Archeologico nazionale di Firenze: dalle visite guidate al laboratorio di restauro all’incontro con il prof. Valentino Nizzo. Apertura straordinaria pomeridiana dalle 15 alle 19 con visite guidate con la restauratrice Giulia Basilissi, alle 15.15 e alle 18.15, al laboratorio di restauro “Erminia Caudana”, dove è attualmente in corso un intervento di manutenzione della Chimera di Arezzo, in attesa dell’inaugurazione della nuova sala espositiva. Per motivi di tutela, l’ingresso esclusivamente con prenotazione obbligatoria a man-fi@cultura.gov.it sarà consentito a un numero massimo di 15 visitatori per ciascun turno.

Il laboratorio di restauro “Erminia Caudano” del museo Archeologico nazionale di Firenze (foto maf)

Da quest’anno, infatti, il museo Archeologico nazionale di Firenze si è arricchito di un nuovo laboratorio di restauro. Era dagli anni ’70 che il museo non disponeva di uno spazio interno dedicato alla conservazione, come dimostrano alcune fotografie di archivio. Il nuovo laboratorio, destinato al restauro, alla manutenzione e allo studio della collezione del Museo, è stato realizzato anche grazie a fondi provenienti dal Consiglio Federale Svizzero. Il laboratorio è intitolato a Erminia Caudana (1896-1974), una delle prime restauratrici italiane, che operò sulla collezione dei papiri del museo a partire dal 1935 su incarico di Giuseppe Botti.

Quindi, alle 16, per “I pomeriggi dell’Archeologico” la conferenza del prof. Valentino Nizzo, professore associato di Etruscologia all’università di Napoli L’Orientale su “Un secolo prima dell’anno degli Etruschi. Questioni di identità tra Etruschi Italici e Italiani”. L’ingresso gratuito sarà consentito esclusivamente su prenotazione obbligatoria scrivendo all’indirizzo man-fi@cultura.gov.it. “L’Italia è fatta ora bisogna fare gli Italiani”: questa celebre frase del patriota risorgimentale Massimo d’Azeglio esprime molto efficacemente il clima culturale che si respirava nella Penisola appena unificata. Alla pari della politica e della diplomazia anche l’archeologia dette un contributo fondamentale alla costruzione dell’identità nazionale offrendo spunti fondamentali non solo per riconoscerci tutti come italiani a partire dalle fasi più antiche della formazione del nostro ethnos, ma anche per districare la trama spesso confusa e contradditoria di miti e fantasie più o meno spinte che ruotavano intorno alla protostoria e all’etnogenesi dei popoli dell’Italia preromana. La conferenza cercherà di ripercorrere il clima ideologico, culturale e politico di quegli anni a partire dalle scoperte più significative e dalla fondamentale opera di musealizzazione che le accompagnò, con esiti straordinari quali il museo Archeologico di Firenze e il museo nazionale Etrusco di Villa Giulia.

Chiavari (Ge). All’auditorium San Francesco Elena Dellù e Valentino Nizzo dialogano sul libro “La nera signora. Antropologia della morte e del lutto” di Alfonso Maria Di Nola, secondo appuntamento di “Dialoghi d’Archeologia. Un Viaggio nel Cuore dell’Archeologia”

Sabato 19 aprile 2025, alle 18, all’Auditorium San Francesco di Chiavari (Ge), presentazione del libro “La nera signora. Antropologia della morte e del lutto” di Alfonso Maria Di Nola (Newton Compton Editori), secondo appuntamento di “Dialoghi d’Archeologia. Un Viaggio nel Cuore dell’Archeologia”: ciclo di incontri promossi dalla direzione regionale Musei nazionali Liguria dedicati alla lettura e al commento di alcune grandi opere che hanno segnato la storia della letteratura archeologica, antropologica e storica. Protagonisti dell’incontro saranno Elena Dellù, archeoantropologa dell’Istituto centrale per il Restauro, e Valentino Nizzo, archeologo dell’università “L’Orientale” di Napoli, che dialogheranno sul testo di Alfonso Maria Di Nola. Sarà possibile seguire anche in streaming sulla pagina YouTube della @direzioneregionalemuseiliguria. “Dialoghi di Archeologia” è molto più di una serie di conferenze: è un invito a scoprire e rivalutare il patrimonio culturale in tutte le sue sfaccettature, trasformando i musei e le aree storiche in spazi di riflessione e partecipazione.

Copertina del libro “La nera signora. Antropologia della morte e del lutto” di Alfonso Maria Di Nola (Newton Compton Editori)

La nera signora. Accettare la morte come l’unico vero evento ineluttabile dell’esistenza non è mai stato, in nessuna cultura e in nessuna epoca storica, un fatto naturale. Dalla mitologia della reincarnazione al transito in una beatitudine eterna o in un mondo infernale che alimenta paura e disperazione, sono molti i sistemi creati dall’uomo per sottrarsi in qualche modo al dramma della fine biologica. In queste pagine viene ripercorsa la grande varietà di esperienze umane che, respingendo le consuetudini laiche del morire, affidano la sorte finale al gioco delle speranze.

Taranto. Al museo Archeologico nazionale presentazione del libro “Suoni e strumenti musicali nel mondo antico. Per un sistema disciplinare e metodologico integrato” a cura di Giovanna Casali, Alessia Zangrando, Paola Dessì

Martedì 8 aprile 2025, alle 16.30, al museo Archeologico nazionale di Taranto, presentazione del libro “Suoni e strumenti musicali nel mondo antico. Per un sistema disciplinare e metodologico integrato” a cura di Giovanna Casali, Alessia Zangrando, Paola Dessì con il coordinamento scientifico di Paola Dessì (L’Erma di Bretschneider). Il libro rappresenta un contributo significativo allo studio della musica antica, offrendo un’analisi interdisciplinare che integra archeologia, musicologia e storia della cultura. Attraverso un approccio metodologico innovativo, gli autori esplorano il ruolo degli strumenti musicali nell’antichità, rivelando come questi non solo producessero suoni, ma fossero anche portatori di significati simbolici e sociali. Intervengono Stella Falzone, direttrice del MArTA; Valentino Nizzo, università di Napoli L’Orientale; Antonio Origlia, università Federico II di Napoli; Massimo Raffa, università del Salento. Saranno presenti le autrici e i curatori del volume.

Copertina del libro “Suoni e strumenti musicali nel mondo antico. Per un sistema disciplinare e metodologico integrato” a cura di Giovanna Casali, Alessia Zangrando, Paola Dessì

Focus del libro sono i realia, gli strumenti musicali e gli oggetti sonori custoditi nei musei, e la loro rappresentazione. Essi sono parte di una cultura musicale, solo in apparenza perduta, dei popoli a cui sono appartenuti. Per comprendere il significato che essi avevano nel mondo antico è necessario condividere metodologie e prospettive multi e interdisciplinari che consentano sia la valorizzazione di indicatori di attività connesse al suono, alla musica e alla danza nel record archeologico, sia la lettura contestualizzata del bene musicale come componente significativa del reperto. Il volume è un innovativo esempio di dialogo tra discipline musicologiche, archeologiche, fisiche e ingegneristiche che offre al lettore non solo una prospettiva sulla musica dell’antichità e sulle modalità di fruizione e di trasmissione, ma una più ampia prospettiva culturale, rispetto alla quale porsi in ascolto per comprendere e valorizzare l’uomo e l’umano.

Napoli. A Palazzo Corigliano per l’inaugurazione dell’anno accademico conferenza del prof. Valentino Nizzo “13 anni al MiC: dalla Soprintendenza al Museo”. L’OR.SA. la dedica alla prof.ssa Mariagiovanna Riitano (Unisa), scomparsa improvvisamente a 77 anni: i funerali nel duomo di Salerno

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Martedì 28 gennaio 2025, seconda giornata di inaugurazione dell’anno accademico 2024-’25 (la prima si è tenuta il 27 gennaio a Salerno). Ai saluti del rettore prof. Roberto Tottoli e del direttore di dipartimento prof.ssa Roberta Giunta (portati dal vicedirettore della Scuola prof.ssa Anna Filigenzi) e a quelli del direttore di OR.SA. prof. Fausto Longo, seguirà su proposta della Scuola interateneo di Specializzazione in Beni archeologici OR.SA., conferenza inaugurale del prof. Valentino Nizzo, docente di Museologia e Comunicazione, “13 anni al MiC: dalla Soprintendenza al Museo”. Appuntamento alle 10.30, nella sala conferenze di Palazzo Corigliano, in piazza San Domenico Maggiore a Napoli, sede dell’università L’Orientale. “Questo evento – ricordano a OR.SA. – si terrà in un momento di particolare tristezza per l’improvvisa e inaspettata scomparsa, a 77 anni, della prof.ssa Mariagiovanna Riitano, ex direttrice del DiSPaC a Unisa, che ha sempre appoggiato e sostenuto negli anni passati le attività della Scuola partecipando a tutti i viaggi con la sua tradizionale travolgente simpatia. A lei dedichiamo questa seconda giornata di inaugurazione della Scuola”. Il rettore dell’università di Salerno Vincenzo Loia, a nome dell’intera comunità accademica, partecipa al dolore della famiglia per la scomparsa della professoressa Mariagiovanna Riitano, presidente dell’Osservatorio dell’Appennino Meridionale, già delegata del rettore all’Orientamento e direttore del dipartimento di Scienze del Patrimonio culturale. La funzione religiosa sarà celebrata mercoledì 29 gennaio 2025, alle 9, nella Cripta del Duomo di Salerno.

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Valentino Nizzo, nel 2010 (primo cartellino) e nel 2023 (ultimo cartellino) (foto FB)

Il prof. Valentino Nizzo ripercorrerà la sua variegata esperienza professionale di tredici anni come funzionario e dirigente del ministero della Cultura (MiC), dall’ingresso nel 2010 nella soprintendenza archeologica dell’Emilia Romagna, con incarichi di tutela su un vastissimo territorio e responsabilità nella valorizzazione del museo Archeologico nazionale di Ferrara e di numerosi musei locali, per passare poi nel 2015 all’incarico di responsabile della comunicazione, promozione e accessibilità culturale del sistema museale nazionale presso la direzione generale Musei e concludere infine, dal 2017 al 21 dicembre del 2023 come direttore del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia, Istituto dotato di autonomia speciale. La conferenza offrirà una occasione per ripercorrere attraverso la prospettiva del relatore le trasformazioni del MiC negli anni che hanno preceduto e seguito la riforma promossa dal ministro Dario Franceschini e per offrire uno sguardo dall’interno su uno dei più rilevanti sbocchi professionali per chi aspira a compiere la carriera da archeologo, con la condivisione di esperienze personali e riflessioni su potenzialità e criticità di tale percorso anche alla luce dell’offerta formativa di Università e Scuole di Specializzazione. Ampio spazio sarà dato a domande e curiosità dei presenti. La partecipazione è aperta e caldamente suggerita anche agli allievi del triennio e della magistrale e a tutti gli interessati fino ad esaurimento dei posti in sala.

Isola d’Elba. Alla Fortezza Pisana di Marciana conferenza l’etruscologo Valentino Nizzo (università L’Orientale di Napoli) su “Isole di storia. Storie di isole”: miti e storie nelle quali isole come Ischia e l’Elba hanno senza dubbio giocato un ruolo da protagoniste

marciana_fortezza-pisana_conferenza-isole-di-storia-storie-di-isole_nizzo_locandina“Isole di storia. Storie di isole” è il titolo della conferenza con Valentino Nizzo (università L’Orientale di Napoli) in programma sabato 10 agosto 2024, alle 21, alla Fortezza Pisana di Marciana sull’isola d’Elba, un’occasione davvero speciale per la valorizzazione del patrimonio archeologico elbano. L’incontro è realizzato dalla Pro Loco di Marciana, con l’associazione Marciana AUREA, e il patrocinio del Comune Di Marciana e dello SMART – Sistema Museale dell’Arcipelago Toscano e con Italia Nostra Arcipelago Toscano. L’ingresso è gratuito, per prenotazioni è possibile inviare mail a proloco.marciana.elba@gmail.com. È lo stesso etruscologo ad anticipare i temi che verranno toccati nel corso dell’incontro: “Ce ne stiamo intorno alle rive del mare come rane o formiche intorno a uno stagno: con questa metafora – spiega Nizzo – Platone nel Fedone dava un’idea efficace di come poteva apparire il Mediterraneo agli occhi di un filosofo greco intorno al principio del IV secolo a.C.  Il mare delle interminabili peregrinazioni di Ulisse descritte da Omero nell’Odissea non nascondeva ormai più alcun mistero alle soglie dell’epoca ellenistica, quando l’Occidente greco guidato da Alessandro Magno si preparava a proiettare la sua influenza militare, politica e culturale verso orizzonti ben più vasti e inesplorati. Eppure, con un’altra metafora, lo stesso Platone nei Dialoghi Crizia e Timeo dischiudeva nuovi orizzonti del mito e della storia evocando il nome dell’isola di Atlantide e descrivendo la sua drammatica fine; un rompicapo che avrebbe impegnato la critica nei millenni seguenti e che ancora oggi non ha smesso di affascinare il grande pubblico, sedotto dall’enigmista di turno che, con più o meno fantasia e metodo, ha provato a risolverlo. Di stagni e di isole più o meno misteriose – conclude Nizzo – tratterà la nostra conferenza, indagando le dinamiche di contatto, confronto, ibridazione, assimilazione e contrasto che impegnarono le diverse civiltà che si sono affacciate sul mare Tirreno nel corso della prima metà del primo millennio. Miti e storie nelle quali isole come Ischia e l’Elba hanno senza dubbio giocato un ruolo da protagoniste che l’archeologia ha solo negli ultimi anni consentito, almeno in parte, di ricostruire”.

Ischia. Al via il progetto Kepos 2024, ai Giardini La Mortella, con la conferenza “Maternità, nascita e infanzia a Pithekoussai” di Valentino Nizzo (università L’Orientale Napoli). In presenza e on line

ischia_kepos_conferenza-maternità-nascita-e-infanzi-a-pithekoussai_locandinaRitorna il Progetto Kepos, voluto dalla Fondazione W. Walton e Giardini La Mortella di Ischia, con la direzione scientifica di Mariangela Catuogno, che affronta con un approccio multidisciplinare i temi della gestione e valorizzazione del patrimonio culturale e paesaggistico con il contributo di professori universitari, direttori di parchi archeologici e funzionari del Mic. Sabato 11 maggio 2024, ai Giardini La Mortella nella Recital Hall di Ischia, alle 19, il primo appuntamento del Progetto Kepos, in cui interverrà Valentino Nizzo, professore di Etruscologia all’università di Napoli L’Orientale dal titolo “Maternità, nascita e infanzia a Pithekoussai”. Dopo i saluti di Alessandra Vinciguerra, presidente della Fondazione W. Walton e Giardini La Mortella, la conferenza del prof. Valentino Nizzo moderata da Mariangela Catuogno. Ingresso libero. L’incontro sarà in diretta streaming sulla pagina Facebook di Kepos. Nascita e morte: il cerchio della vita che si chiude a volte ben prima che una esistenza si compia. Le necropoli antiche e, in particolare, quella dello stanziamento greco di Pithekoussai, ci hanno restituito a volte una documentazione eccezionale per approfondire le dinamiche che portano un individuo appena nato ad essere accolto nella comunità di appartenenza, divenendo a pieno titolo una “persona”. Le tombe degli infanti offrono infatti in molte culture un quadro unico per comprendere i meccanismi identitari di una società del passato ed esplorare attraverso una prospettiva spesso inedita le aspirazioni, le paure e le credenze dei sopravvissuti, dalla maternità alla nascita fino all’ideale rinascita dopo la morte.

ischia_kepos_programma-2024_locandinaKepos 2024 si articolerà in otto appuntamenti, due dei quali si svolgeranno a Villa Arbusto; quest’anno particolare attenzione sarà data al patrimonio archeologico dell’isola d’Ischia con l’obiettivo di offrire una conoscenza approfondita e aggiornata, attraverso i più recenti studi, delle dinamiche storiche e culturali isolane che hanno reso Ischia crocevia di culture e di rielaborazione di idee e di manufatti, oltre che luogo di incontro di uomini fin dalle epoche più remote. Il progetto Kepos rivolgerà particolare attenzione alla gestione e valorizzazione dei Beni culturali e del Paesaggio attraverso l’esempio delle strategie più virtuose rivolte ai parchi archeologici, ai giardini storici e a quell’eredità culturale antica che alimenta la storia del nostro Paese. Animeranno il dibattito di Kepos 2024 temi come la preistoria e la protostoria dell’isola d’Ischia, il ruolo dell’infanzia e della maternità nel mondo pithecusano, i contatti commerciali col mondo fenicio a Pithekoussai, la gestione e valorizzazione dei parchi archeologici in Italia fino all’importanza dei giardini storici, dell’iconografia del mondo vegetale nell’arte e della musica nel mondo antico accanto al tema fondamentale della Tutela del patrimonio culturale. Obiettivo del progetto Kepos è sottolineare il ruolo centrale di Ischia come sede privilegiata di conoscenza e di dialogo tra gli operatori dei Beni Culturali e la costruzione di una coscienza collettiva della comunità ischitana che avverta come una necessità imprescindibile la tutela e la valorizzazione del patrimonio culturale e paesaggistico di Ischia.

Acerra (Na). Al castello conferenza di Valentino Nizzo (L’Orientale) su “La scoperta degli Etruschi in Campania: intuizioni, fraintendimenti, trafugamenti” per il ciclo “Paesaggi culturali. Storia e storie tra spazio e tempo” ideato dalla sezione di Acerra dell’Archeoclub d’Italia

acerra_castello_conferenza-la-scoperta-degli-etruschi-in-campania_valentino-nizzo_locandinaPomeriggio con gli Etruschi ad Acerra (Na). Sabato 13 aprile 2024, alle 18.30, al Castello dei Conti di Acerra, nel primo appuntamento dell’anno del ciclo “Paesaggi culturali. Storia e storie tra spazio e tempo” ideato dalla sezione di Acerra dell’Archeoclub d’Italia, presieduta da Rosa Anatriello, con il patrocinio del Comune di Acerra, guidato dal sindaco Tito D’Errico, conferenza del prof. Valentino Nizzo, ordinario di Etruscologia all’università di Napoli “L”Orientale” e già direttore del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia a Roma, su “La scoperta degli Etruschi in Campania: intuizioni, fraintendimenti, trafugamenti”. “Faremo un lungo viaggio attraverso il tempo alla scoperta degli Etruschi della Campania”, anticipa Valentino Nizzo. “Il luogo ha un valore simbolico molto particolare dato il contributo centrale dato da Marcello Spinelli alla conoscenza del patrimonio archeologico della sua terra. Una occasione persa, purtroppo, come molte altre a causa del clima del tempo che favorì la dispersione all’estero di molti inestimabili capolavori. Eppure la Campania si era mostrata precocemente attenta al suo passato più remoto, magnificato da Vico e da Cuoco nel solco dell’idea di una originaria sapienza degli Etruschi e degli Italici precocemente trasmessa ai Greci. Anche le tecniche di scavo e interpretazione degli archeologi napoletani mostravano tutti i segni di una inaspettata precocità, destinata purtroppo a svanire per l’incapacità delle istituzioni di tesaurizzare e trasmettere un inestimabile patrimonio di conoscenze. Per questo e altri motivi molti siti e necropoli come Capua, Pontecagnano e Sala Consilina avrebbero potuto essere scoperti con un secolo di anticipo rispetto all’avvio dei primi scavi regolari nella seconda metà del ‘900. Intuizioni, occasioni perse e trafugamenti più o meno leciti saranno protagonisti, dunque, del nostro racconto”.