Rieti. Al museo Archeologico nasce il “Festival dei Popoli Italici”. La prima edizione è dedicata alla “Primavera Sacra”: per tre giorni un fitto programma di incontri che attraversa l’intero mosaico dei popoli italici, un racconto che unisce archeologia, mito e contemporaneità. Lezioni d’autore, tavoli didattici, mostra, serate d’autore, fiera del libro. Ecco il programma

Nasce a Rieti il “Festival dei Popoli Italici”.C’è infatti un’Italia più antica di Roma, fatta di popoli, lingue e visioni del mondo che hanno attraversato i secoli lasciando tracce profonde nella nostra identità. È a questa eredità che guarda il Festival dei Popoli Italici, in programma a Rieti dall’8 al 10 maggio 2026, alla sua prima edizione dedicata a “La Primavera Sacra”: un progetto che si presenta già come un unicum nel panorama culturale nazionale, capace di tenere insieme rigore scientifico, narrazione e coinvolgimento del pubblico. La città di Rieti diventa così il cuore di un racconto che unisce archeologia, mito e contemporaneità, restituendo il passato come chiave viva per leggere il presente, a partire proprio dal Ver Sacrum, simbolo di origine, migrazione e fondazione.
“Siamo nel museo civico di Rieti, sezione archeologica, perché oggi presentiamo un progetto nuovo, un’iniziativa che parte con grande motivazione e convincimento, il Festival dei Popoli Italici”, spiega Letizia Rosati, assessore alla Cultura del Comune di Rieti. “Avevamo detto che lo avremmo fatto, e ci siamo. Lo avevamo annunciato all’interno del grande progetto che vede l’Aquila capitale italiana della Cultura, capofila di una idea innovativa di questa grande iniziativa nazionale. L’Aquila è capofila di un grande progetto territoriale che riguarda tutto l’Appennino centrale. In cui Rieti gioca sicuramente un ruolo non secondario. E quindi è proprio qui, da dove partì tutto e da dove nacque tutto, che adesso si irradierà questa iniziativa che si tiene a Rieti l’8, il 9 e il 10 maggio tra gli spazi del museo civico e il nostro teatro Flavio Vespasiano. E poi ci saranno ancora altre sorprese nel corso dell’anno”. Per tre giorni (8, 9 e 10 maggio 2026), la sala polivalente del museo Archeologico di Rieti accoglierà un fitto programma di incontri che attraversa l’intero mosaico dei popoli italici. Il Festival dei Popoli Italici, ideato dal giornalista Federico Fioravanti e dall’associazione culturale Archè APS, è finanziato dal Piano Nazionale Complementare – Next Appennino, promosso dalla Città di Rieti e inserito nel calendario degli eventi “L’Aquila 2026, Capitale Italiana della Cultura – Una grande avventura per Rieti”. La manifestazione gode del determinante sostegno della Fondazione Varrone Cassa di Risparmio di Rieti. L’evento è realizzato dall’Impresa Culturale e Creativa Florabant SRL. I principali partner operativi sono la rivista di divulgazione storica Archeo, la società di servizi culturali ArcheoAres e la manifestazione di divulgazione storica Umbria Antica Festival. L’azienda molisana Dimensione srl, fornitrice di servizi di connessione ad internet a banda larga, è il principale sponsor privato dell’evento culturale.
“Il senso di questo Festiva dei Popoli Italici, il primo dedicato ai popoli preromani, perché a Rieti? Perché Rieti è sì il centro geografico d’Italia”, spiega il giornalista Federico Fioravanti, ideatore del Festival, “ma è soprattutto il cuore culturale, il centro storico dell’antica storia dei popoli italici che sono nati attraverso la cerimonia del Ver Sacrum a primavera dal lago di Cotilia: tutti i popoli dell’Appennino, e quindi tutti i popoli osco-umbri sono partiti da questo territorio. E quindi è questo un po’ il senso di questa manifestazione”. La manifestazione nasce con l’obiettivo di valorizzare il patrimonio storico e culturale del territorio reatino e, al tempo stesso, di inserirlo in una riflessione più ampia sull’identità italiana ed europea. Un progetto culturale che mette in dialogo istituzioni, ricerca scientifica e divulgazione, restituendo centralità a un’area che, non a caso, la tradizione ha definito Umbilicus Italiae. Un invito, dunque, a riscoprire le radici per comprendere il presente: perché nei percorsi dei popoli italici, nelle loro migrazioni, nei loro conflitti e nelle loro alleanze, si riflettono ancora oggi dinamiche e domande che appartengono al nostro tempo. Rieti si candida così a diventare, con questa prima edizione, un punto di riferimento stabile per chi vuole interrogare la storia non come memoria immobile, ma come strumento vivo di conoscenza e consapevolezza.

Si parte la mattina di venerdì 8 maggio con Filippo Coarelli, che racconterà il lago di Cotilia come Umbilicus Italiae e con Roberto Marinelli, che rileggerà il mito dell’“Atlantide sabina”, per proseguire con studiosi come Alessandro Jaja e Carlo Virili che dialogheranno sulle più antiche frequentazioni dell’area reatina e il glottologo Augusto Ancillotti che parlerà della grande eredità culturale delle Tavole Eugubine. La giornata di sabato 9 maggio entrerà nel vivo delle identità italiche con Francesca Lezzi sugli Equi, Nicola Mastronardi sul Ver Sacrum e Adriano La Regina sui Sanniti. Domenico Germano presenterà il “Cammino dei Padri”, un itinerario appenninico dal lago di Paterno a Pietrabbondante. Alessandro Naso racconterà l’origine dei Piceni. Paola Santoro parlerà dei Sabini del Tevere, Gioal Canestrelli dei Marsi e Sandra Gatti dei Volsci degli Ernici. Un viaggio archeologico nella Valle del Velino a cura di Simone Nardelli aprirà le lezioni di domenica 10 maggio. Alessandro Guidi terrà una lezione sui Latini e la nascita di Roma. Valentino Nizzo racconterà il mondo degli Etruschi e Loredana Cappelletti si soffermerà sulla civiltà della Magna Grecia. Nel pomeriggio, le riflessioni di Giovanni Brizzi sulla “seconda Italia” e i popoli delle transumanze e di Giusto Traina sulle conseguenze politiche della cosiddetta guerra sociale, che oppose i Romani e gli Italici, tra il 91 e l’88 a.C. Chiuderà la manifestazione un dialogo dedicato alla “Valle dei Flavi” fra Andrea Carandini e Nicolò Squartini.

Accanto al percorso scientifico, il Festival dei Popoli Italici costruisce un’esperienza culturale più ampia. L’8 maggio debutterà infatti lo spettacolo di narrazione con musica “Il racconto di Romolo”: l’attrice e regista Natalia Magni, accompagnata dal flauto di Serine Khoudirate, rileggerà il mito fondativo di Roma attraverso le fonti antiche e lo sguardo contemporaneo. Nello stesso giorno (8 maggio 2026) la direttrice del Museo Civico Francesca Lezzi inaugurerà la mostra (visibile fino al 6 gennaio 2027) “Indossare la Storia. Prima di Roma: il segno della spada, il peso dello scudo”, un viaggio immersivo proposto dalla Collezione Silvano Mattesini dedicato alla panoplia dei guerrieri antichi attraverso la lente della ricostruzione storica.

Le serate d’autore al Teatro Flavio Vespasiano (ore 21.15) vedranno protagonisti Stefano Mancuso con “La tribù degli alberi” (8 maggio) e Dario Fabbri con una riflessione su “Popoli e imperi”, dal mondo antico all’età contemporanea (9 maggio). Le indicazioni per l’acquisto dei biglietti per le serate a teatro saranno disponibili sul sito internet festivalpopolitalici.it. Per tutta la durata del festival i tavoli didattici curati dalla associazione di archeologia sperimentale Legio XXX offriranno al pubblico uno squarcio sulla vita quotidiana del mondo antico con l’appuntamento “Segreti e Invenzioni: come vivevano i Romani, dalle origini alla Repubblica”. La manifestazione ospiterà anche una “Fiera del libro” con la presenza delle maggiori case editrici nazionali che presenteranno le ultime novità editoriali e i grandi classici sulla storia del mondo antico.
Firenze. Giornata speciale al museo Archeologico nazionale a chiusura del “Mese degli Etruschi”: apertura straordinaria pomeridiana, viste al laboratorio di restauro (dove c’è la Chimera) e incontro con Valentino Nizzo su “Un secolo prima dell’anno degli Etruschi. Questioni di identità tra Etruschi, Italici e Italiani” per i “Pomeriggi dell’Archeologico”

La Chimera di Arezzo esposta al museo Archeologico nazionale di Firenze prima del restauro in corso (foto maf)
Venerdì 30 maggio 2025 si conclude la rassegna il “Mese degli Etruschi” con una giornata speciale al museo Archeologico nazionale di Firenze: dalle visite guidate al laboratorio di restauro all’incontro con il prof. Valentino Nizzo. Apertura straordinaria pomeridiana dalle 15 alle 19 con visite guidate con la restauratrice Giulia Basilissi, alle 15.15 e alle 18.15, al laboratorio di restauro “Erminia Caudana”, dove è attualmente in corso un intervento di manutenzione della Chimera di Arezzo, in attesa dell’inaugurazione della nuova sala espositiva. Per motivi di tutela, l’ingresso esclusivamente con prenotazione obbligatoria a man-fi@cultura.gov.it sarà consentito a un numero massimo di 15 visitatori per ciascun turno.
Da quest’anno, infatti, il museo Archeologico nazionale di Firenze si è arricchito di un nuovo laboratorio di restauro. Era dagli anni ’70 che il museo non disponeva di uno spazio interno dedicato alla conservazione, come dimostrano alcune fotografie di archivio. Il nuovo laboratorio, destinato al restauro, alla manutenzione e allo studio della collezione del Museo, è stato realizzato anche grazie a fondi provenienti dal Consiglio Federale Svizzero. Il laboratorio è intitolato a Erminia Caudana (1896-1974), una delle prime restauratrici italiane, che operò sulla collezione dei papiri del museo a partire dal 1935 su incarico di Giuseppe Botti.
Quindi, alle 16, per “I pomeriggi dell’Archeologico” la conferenza del prof. Valentino Nizzo, professore associato di Etruscologia all’università di Napoli L’Orientale su “Un secolo prima dell’anno degli Etruschi. Questioni di identità tra Etruschi Italici e Italiani”. L’ingresso gratuito sarà consentito esclusivamente su prenotazione obbligatoria scrivendo all’indirizzo man-fi@cultura.gov.it. “L’Italia è fatta ora bisogna fare gli Italiani”: questa celebre frase del patriota risorgimentale Massimo d’Azeglio esprime molto efficacemente il clima culturale che si respirava nella Penisola appena unificata. Alla pari della politica e della diplomazia anche l’archeologia dette un contributo fondamentale alla costruzione dell’identità nazionale offrendo spunti fondamentali non solo per riconoscerci tutti come italiani a partire dalle fasi più antiche della formazione del nostro ethnos, ma anche per districare la trama spesso confusa e contradditoria di miti e fantasie più o meno spinte che ruotavano intorno alla protostoria e all’etnogenesi dei popoli dell’Italia preromana. La conferenza cercherà di ripercorrere il clima ideologico, culturale e politico di quegli anni a partire dalle scoperte più significative e dalla fondamentale opera di musealizzazione che le accompagnò, con esiti straordinari quali il museo Archeologico di Firenze e il museo nazionale Etrusco di Villa Giulia.
Chiavari (Ge). All’auditorium San Francesco Elena Dellù e Valentino Nizzo dialogano sul libro “La nera signora. Antropologia della morte e del lutto” di Alfonso Maria Di Nola, secondo appuntamento di “Dialoghi d’Archeologia. Un Viaggio nel Cuore dell’Archeologia”
Sabato 19 aprile 2025, alle 18, all’Auditorium San Francesco di Chiavari (Ge), presentazione del libro “La nera signora. Antropologia della morte e del lutto” di Alfonso Maria Di Nola (Newton Compton Editori), secondo appuntamento di “Dialoghi d’Archeologia. Un Viaggio nel Cuore dell’Archeologia”: ciclo di incontri promossi dalla direzione regionale Musei nazionali Liguria dedicati alla lettura e al commento di alcune grandi opere che hanno segnato la storia della letteratura archeologica, antropologica e storica. Protagonisti dell’incontro saranno Elena Dellù, archeoantropologa dell’Istituto centrale per il Restauro, e Valentino Nizzo, archeologo dell’università “L’Orientale” di Napoli, che dialogheranno sul testo di Alfonso Maria Di Nola. Sarà possibile seguire anche in streaming sulla pagina YouTube della @direzioneregionalemuseiliguria. “Dialoghi di Archeologia” è molto più di una serie di conferenze: è un invito a scoprire e rivalutare il patrimonio culturale in tutte le sue sfaccettature, trasformando i musei e le aree storiche in spazi di riflessione e partecipazione.

Copertina del libro “La nera signora. Antropologia della morte e del lutto” di Alfonso Maria Di Nola (Newton Compton Editori)
La nera signora. Accettare la morte come l’unico vero evento ineluttabile dell’esistenza non è mai stato, in nessuna cultura e in nessuna epoca storica, un fatto naturale. Dalla mitologia della reincarnazione al transito in una beatitudine eterna o in un mondo infernale che alimenta paura e disperazione, sono molti i sistemi creati dall’uomo per sottrarsi in qualche modo al dramma della fine biologica. In queste pagine viene ripercorsa la grande varietà di esperienze umane che, respingendo le consuetudini laiche del morire, affidano la sorte finale al gioco delle speranze.
Taranto. Al museo Archeologico nazionale presentazione del libro “Suoni e strumenti musicali nel mondo antico. Per un sistema disciplinare e metodologico integrato” a cura di Giovanna Casali, Alessia Zangrando, Paola Dessì
Martedì 8 aprile 2025, alle 16.30, al museo Archeologico nazionale di Taranto, presentazione del libro “Suoni e strumenti musicali nel mondo antico. Per un sistema disciplinare e metodologico integrato” a cura di Giovanna Casali, Alessia Zangrando, Paola Dessì con il coordinamento scientifico di Paola Dessì (L’Erma di Bretschneider). Il libro rappresenta un contributo significativo allo studio della musica antica, offrendo un’analisi interdisciplinare che integra archeologia, musicologia e storia della cultura. Attraverso un approccio metodologico innovativo, gli autori esplorano il ruolo degli strumenti musicali nell’antichità, rivelando come questi non solo producessero suoni, ma fossero anche portatori di significati simbolici e sociali. Intervengono Stella Falzone, direttrice del MArTA; Valentino Nizzo, università di Napoli L’Orientale; Antonio Origlia, università Federico II di Napoli; Massimo Raffa, università del Salento. Saranno presenti le autrici e i curatori del volume.

Copertina del libro “Suoni e strumenti musicali nel mondo antico. Per un sistema disciplinare e metodologico integrato” a cura di Giovanna Casali, Alessia Zangrando, Paola Dessì
Focus del libro sono i realia, gli strumenti musicali e gli oggetti sonori custoditi nei musei, e la loro rappresentazione. Essi sono parte di una cultura musicale, solo in apparenza perduta, dei popoli a cui sono appartenuti. Per comprendere il significato che essi avevano nel mondo antico è necessario condividere metodologie e prospettive multi e interdisciplinari che consentano sia la valorizzazione di indicatori di attività connesse al suono, alla musica e alla danza nel record archeologico, sia la lettura contestualizzata del bene musicale come componente significativa del reperto. Il volume è un innovativo esempio di dialogo tra discipline musicologiche, archeologiche, fisiche e ingegneristiche che offre al lettore non solo una prospettiva sulla musica dell’antichità e sulle modalità di fruizione e di trasmissione, ma una più ampia prospettiva culturale, rispetto alla quale porsi in ascolto per comprendere e valorizzare l’uomo e l’umano.
Napoli. A Palazzo Corigliano per l’inaugurazione dell’anno accademico conferenza del prof. Valentino Nizzo “13 anni al MiC: dalla Soprintendenza al Museo”. L’OR.SA. la dedica alla prof.ssa Mariagiovanna Riitano (Unisa), scomparsa improvvisamente a 77 anni: i funerali nel duomo di Salerno

Martedì 28 gennaio 2025, seconda giornata di inaugurazione dell’anno accademico 2024-’25 (la prima si è tenuta il 27 gennaio a Salerno). Ai saluti del rettore prof. Roberto Tottoli e del direttore di dipartimento prof.ssa Roberta Giunta (portati dal vicedirettore della Scuola prof.ssa Anna Filigenzi) e a quelli del direttore di OR.SA. prof. Fausto Longo, seguirà su proposta della Scuola interateneo di Specializzazione in Beni archeologici OR.SA., conferenza inaugurale del prof. Valentino Nizzo, docente di Museologia e Comunicazione, “13 anni al MiC: dalla Soprintendenza al Museo”. Appuntamento alle 10.30, nella sala conferenze di Palazzo Corigliano, in piazza San Domenico Maggiore a Napoli, sede dell’università L’Orientale. “Questo evento – ricordano a OR.SA. – si terrà in un momento di particolare tristezza per l’improvvisa e inaspettata scomparsa, a 77 anni, della prof.ssa Mariagiovanna Riitano, ex direttrice del DiSPaC a Unisa, che ha sempre appoggiato e sostenuto negli anni passati le attività della Scuola partecipando a tutti i viaggi con la sua tradizionale travolgente simpatia. A lei dedichiamo questa seconda giornata di inaugurazione della Scuola”. Il rettore dell’università di Salerno Vincenzo Loia, a nome dell’intera comunità accademica, partecipa al dolore della famiglia per la scomparsa della professoressa Mariagiovanna Riitano, presidente dell’Osservatorio dell’Appennino Meridionale, già delegata del rettore all’Orientamento e direttore del dipartimento di Scienze del Patrimonio culturale. La funzione religiosa sarà celebrata mercoledì 29 gennaio 2025, alle 9, nella Cripta del Duomo di Salerno.

Valentino Nizzo, nel 2010 (primo cartellino) e nel 2023 (ultimo cartellino) (foto FB)
Il prof. Valentino Nizzo ripercorrerà la sua variegata esperienza professionale di tredici anni come funzionario e dirigente del ministero della Cultura (MiC), dall’ingresso nel 2010 nella soprintendenza archeologica dell’Emilia Romagna, con incarichi di tutela su un vastissimo territorio e responsabilità nella valorizzazione del museo Archeologico nazionale di Ferrara e di numerosi musei locali, per passare poi nel 2015 all’incarico di responsabile della comunicazione, promozione e accessibilità culturale del sistema museale nazionale presso la direzione generale Musei e concludere infine, dal 2017 al 21 dicembre del 2023 come direttore del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia, Istituto dotato di autonomia speciale. La conferenza offrirà una occasione per ripercorrere attraverso la prospettiva del relatore le trasformazioni del MiC negli anni che hanno preceduto e seguito la riforma promossa dal ministro Dario Franceschini e per offrire uno sguardo dall’interno su uno dei più rilevanti sbocchi professionali per chi aspira a compiere la carriera da archeologo, con la condivisione di esperienze personali e riflessioni su potenzialità e criticità di tale percorso anche alla luce dell’offerta formativa di Università e Scuole di Specializzazione. Ampio spazio sarà dato a domande e curiosità dei presenti. La partecipazione è aperta e caldamente suggerita anche agli allievi del triennio e della magistrale e a tutti gli interessati fino ad esaurimento dei posti in sala.
Isola d’Elba. Alla Fortezza Pisana di Marciana conferenza l’etruscologo Valentino Nizzo (università L’Orientale di Napoli) su “Isole di storia. Storie di isole”: miti e storie nelle quali isole come Ischia e l’Elba hanno senza dubbio giocato un ruolo da protagoniste
“Isole di storia. Storie di isole” è il titolo della conferenza con Valentino Nizzo (università L’Orientale di Napoli) in programma sabato 10 agosto 2024, alle 21, alla Fortezza Pisana di Marciana sull’isola d’Elba, un’occasione davvero speciale per la valorizzazione del patrimonio archeologico elbano. L’incontro è realizzato dalla Pro Loco di Marciana, con l’associazione Marciana AUREA, e il patrocinio del Comune Di Marciana e dello SMART – Sistema Museale dell’Arcipelago Toscano e con Italia Nostra Arcipelago Toscano. L’ingresso è gratuito, per prenotazioni è possibile inviare mail a proloco.marciana.elba@gmail.com. È lo stesso etruscologo ad anticipare i temi che verranno toccati nel corso dell’incontro: “Ce ne stiamo intorno alle rive del mare come rane o formiche intorno a uno stagno: con questa metafora – spiega Nizzo – Platone nel Fedone dava un’idea efficace di come poteva apparire il Mediterraneo agli occhi di un filosofo greco intorno al principio del IV secolo a.C. Il mare delle interminabili peregrinazioni di Ulisse descritte da Omero nell’Odissea non nascondeva ormai più alcun mistero alle soglie dell’epoca ellenistica, quando l’Occidente greco guidato da Alessandro Magno si preparava a proiettare la sua influenza militare, politica e culturale verso orizzonti ben più vasti e inesplorati. Eppure, con un’altra metafora, lo stesso Platone nei Dialoghi Crizia e Timeo dischiudeva nuovi orizzonti del mito e della storia evocando il nome dell’isola di Atlantide e descrivendo la sua drammatica fine; un rompicapo che avrebbe impegnato la critica nei millenni seguenti e che ancora oggi non ha smesso di affascinare il grande pubblico, sedotto dall’enigmista di turno che, con più o meno fantasia e metodo, ha provato a risolverlo. Di stagni e di isole più o meno misteriose – conclude Nizzo – tratterà la nostra conferenza, indagando le dinamiche di contatto, confronto, ibridazione, assimilazione e contrasto che impegnarono le diverse civiltà che si sono affacciate sul mare Tirreno nel corso della prima metà del primo millennio. Miti e storie nelle quali isole come Ischia e l’Elba hanno senza dubbio giocato un ruolo da protagoniste che l’archeologia ha solo negli ultimi anni consentito, almeno in parte, di ricostruire”.
Ischia. Al via il progetto Kepos 2024, ai Giardini La Mortella, con la conferenza “Maternità, nascita e infanzia a Pithekoussai” di Valentino Nizzo (università L’Orientale Napoli). In presenza e on line
Ritorna il Progetto Kepos, voluto dalla Fondazione W. Walton e Giardini La Mortella di Ischia, con la direzione scientifica di Mariangela Catuogno, che affronta con un approccio multidisciplinare i temi della gestione e valorizzazione del patrimonio culturale e paesaggistico con il contributo di professori universitari, direttori di parchi archeologici e funzionari del Mic. Sabato 11 maggio 2024, ai Giardini La Mortella nella Recital Hall di Ischia, alle 19, il primo appuntamento del Progetto Kepos, in cui interverrà Valentino Nizzo, professore di Etruscologia all’università di Napoli L’Orientale dal titolo “Maternità, nascita e infanzia a Pithekoussai”. Dopo i saluti di Alessandra Vinciguerra, presidente della Fondazione W. Walton e Giardini La Mortella, la conferenza del prof. Valentino Nizzo moderata da Mariangela Catuogno. Ingresso libero. L’incontro sarà in diretta streaming sulla pagina Facebook di Kepos. Nascita e morte: il cerchio della vita che si chiude a volte ben prima che una esistenza si compia. Le necropoli antiche e, in particolare, quella dello stanziamento greco di Pithekoussai, ci hanno restituito a volte una documentazione eccezionale per approfondire le dinamiche che portano un individuo appena nato ad essere accolto nella comunità di appartenenza, divenendo a pieno titolo una “persona”. Le tombe degli infanti offrono infatti in molte culture un quadro unico per comprendere i meccanismi identitari di una società del passato ed esplorare attraverso una prospettiva spesso inedita le aspirazioni, le paure e le credenze dei sopravvissuti, dalla maternità alla nascita fino all’ideale rinascita dopo la morte.
Kepos 2024 si articolerà in otto appuntamenti, due dei quali si svolgeranno a Villa Arbusto; quest’anno particolare attenzione sarà data al patrimonio archeologico dell’isola d’Ischia con l’obiettivo di offrire una conoscenza approfondita e aggiornata, attraverso i più recenti studi, delle dinamiche storiche e culturali isolane che hanno reso Ischia crocevia di culture e di rielaborazione di idee e di manufatti, oltre che luogo di incontro di uomini fin dalle epoche più remote. Il progetto Kepos rivolgerà particolare attenzione alla gestione e valorizzazione dei Beni culturali e del Paesaggio attraverso l’esempio delle strategie più virtuose rivolte ai parchi archeologici, ai giardini storici e a quell’eredità culturale antica che alimenta la storia del nostro Paese. Animeranno il dibattito di Kepos 2024 temi come la preistoria e la protostoria dell’isola d’Ischia, il ruolo dell’infanzia e della maternità nel mondo pithecusano, i contatti commerciali col mondo fenicio a Pithekoussai, la gestione e valorizzazione dei parchi archeologici in Italia fino all’importanza dei giardini storici, dell’iconografia del mondo vegetale nell’arte e della musica nel mondo antico accanto al tema fondamentale della Tutela del patrimonio culturale. Obiettivo del progetto Kepos è sottolineare il ruolo centrale di Ischia come sede privilegiata di conoscenza e di dialogo tra gli operatori dei Beni Culturali e la costruzione di una coscienza collettiva della comunità ischitana che avverta come una necessità imprescindibile la tutela e la valorizzazione del patrimonio culturale e paesaggistico di Ischia.
Acerra (Na). Al castello conferenza di Valentino Nizzo (L’Orientale) su “La scoperta degli Etruschi in Campania: intuizioni, fraintendimenti, trafugamenti” per il ciclo “Paesaggi culturali. Storia e storie tra spazio e tempo” ideato dalla sezione di Acerra dell’Archeoclub d’Italia
Pomeriggio con gli Etruschi ad Acerra (Na). Sabato 13 aprile 2024, alle 18.30, al Castello dei Conti di Acerra, nel primo appuntamento dell’anno del ciclo “Paesaggi culturali. Storia e storie tra spazio e tempo” ideato dalla sezione di Acerra dell’Archeoclub d’Italia, presieduta da Rosa Anatriello, con il patrocinio del Comune di Acerra, guidato dal sindaco Tito D’Errico, conferenza del prof. Valentino Nizzo, ordinario di Etruscologia all’università di Napoli “L”Orientale” e già direttore del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia a Roma, su “La scoperta degli Etruschi in Campania: intuizioni, fraintendimenti, trafugamenti”. “Faremo un lungo viaggio attraverso il tempo alla scoperta degli Etruschi della Campania”, anticipa Valentino Nizzo. “Il luogo ha un valore simbolico molto particolare dato il contributo centrale dato da Marcello Spinelli alla conoscenza del patrimonio archeologico della sua terra. Una occasione persa, purtroppo, come molte altre a causa del clima del tempo che favorì la dispersione all’estero di molti inestimabili capolavori. Eppure la Campania si era mostrata precocemente attenta al suo passato più remoto, magnificato da Vico e da Cuoco nel solco dell’idea di una originaria sapienza degli Etruschi e degli Italici precocemente trasmessa ai Greci. Anche le tecniche di scavo e interpretazione degli archeologi napoletani mostravano tutti i segni di una inaspettata precocità, destinata purtroppo a svanire per l’incapacità delle istituzioni di tesaurizzare e trasmettere un inestimabile patrimonio di conoscenze. Per questo e altri motivi molti siti e necropoli come Capua, Pontecagnano e Sala Consilina avrebbero potuto essere scoperti con un secolo di anticipo rispetto all’avvio dei primi scavi regolari nella seconda metà del ‘900. Intuizioni, occasioni perse e trafugamenti più o meno leciti saranno protagonisti, dunque, del nostro racconto”.
Roma. Al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia presentazione del catalogo della mostra “Spina etrusca a Villa Giulia. Un grande porto nel Mediterraneo” a cura di Paola Desantis, Elisabetta Govi, Valentino Nizzo, Giuseppe Sassatelli, Tiziano Trocchi
Ci siamo. A meno di 20 giorni dalla chiusura della mostra “Spina etrusca a Villa Giulia. Un grande porto nel Mediterraneo” arriva il catalogo a cura di Paola Desantis, Elisabetta Govi, Valentino Nizzo, Giuseppe Sassatelli, Tiziano Trocchi (ARA, edizioni 2023). La mostra a Villa Giulia è la terza e ultima tappa delle celebrazioni per il centenario della scoperta di Spina e si concluderà il 7 aprile 2024. La presentazione del catalogo sarà un evento partecipato di coinvolgimento del pubblico e di ringraziamento per tutti coloro che a vario titolo hanno preso parte alla realizzazione di questo grande progetto. Appuntamento mercoledì 20 marzo 2024, alle 17.30, in sala della Fortuna del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia. Dopo i saluti istituzionali di Vincenzo Bellelli, museo nazionale Etrusco di Villa Giulia, introduce Giuseppe Sassatelli, istituto nazionale di Studi Etruschi ed Italici. Presenta Luca Cerchiai, università di Salerno Saranno presenti i curatori. Ingresso libero fino ad esaurimento posti.

Giuseppe Sassatelli, archeologo
Giuseppe Sassatelli è presidente dell’Istituto nazionale di Studi Etruschi ed Italici e professore emerito di Etruscologia e Antichità Italiche all’università di Bologna. La sua ricerca è stata dedicata principalmente all’Etruria padana in tutte le sue manifestazioni, dall’urbanistica alla scrittura, toccando la produzione artigianale e artistica e i rapporti culturali e commerciali con i popoli confinanti. Gran parte della sua attività scientifica è stata dedicata inoltre al tema della diffusione della scrittura in area padana e in Italia settentrionale, specie nelle sue fasi iniziali, ai risvolti di questo fenomeno sul piano storico, sociale e culturale, alla sua diffusione, per il tramite degli Etruschi, verso le altre popolazioni dell’Italia settentrionale. È membro di diversi comitati scientifici di riviste nazionali e internazionali. È autore di oltre 250 pubblicazioni scientifiche su Riviste e Volumi molto qualificati del settore.

Luca Cerchiai, archeologo
Luca Cerchiai è stato Ispettore archeologo nella soprintendenza di Salerno Avellino e Benevento, e direttore del museo Archeologico nazionale di Pontecagnano. Dal 1992 è professore di Etruscologia e Archeologia Italica all’università di Salerno, quindi preside della facoltà di Lettere e Filosofia, direttore della Scuola di specializzazione in Beni archeologici di Salerno e infine direttore del dipartimento di Scienze del Patrimonio culturale. Dal 1990 è membro dell’Istituto di Studi Etruschi e Italici, in cui dal 2018 fa parte del Consiglio Direttivo. È autore di oltre 180 pubblicazioni: i principali campi di ricerca riguardano l’archeologia della Campania preromana e delle popolazioni indigene della Magna Grecia, la fenomenologia della città etrusca, l’iconografia etrusca, con particolare riguardo alla pittura tombale.

















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