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Firenze. Al museo Archeologico nazionale per “Pomeriggi all’Archeologico” incontro con l’etruscologa Maria Cristina Biella (Sapienza Università di Roma), su “Dietro la bellezza. Mani operose di artigiani nella città preromana di Falerii”, settimo appuntamento di “Maggio 2025: mese degli Etruschi”

Al museo Archeologico nazionale di Firenze settimo appuntamento con la rassegna “Maggio 2025: mese degli Etruschi”. Giovedì 22 maggio 2025, alle 17, la conferenza “Dietro la bellezza. Mani operose di artigiani nella città preromana di Falerii” di Maria Cristina Biella, professore associato di Etruscologia alla Sapienza Università di Roma, inserita nel ciclo “I pomeriggi dell’Archeologico”. L’ingresso gratuito sarà consentito esclusivamente su prenotazione obbligatoria Scrivendo all’indirizzo man-fi@cultura.gov.it. Falerii (Civita Castellana, Vt) è sicuramente uno dei casi studio che meglio permette di analizzare l’operato degli artigiani in una città preromana, con particolare riguardo alla lavorazione ceramica in tutte le sue sfaccettature. Complice la grande stagione di scavi condotta nel periodo immediatamente successivo all’Unità d’Italia, che ha toccato anche il museo nazionale di Firenze con l’acquisizione di importanti contesti sepolcrali, è oggi possibile analizzare la produzione artigianale dell’antica città non solo dal punto di vista storico-artistico, ma anche, con una rinnovata prospettiva metodologica, puntando alla narrazione dell’esperienza artigianale in tutte le sue fasi: dalla scelta delle materie prime, alla modellazione, alla finitura, anche attraverso l’uso di miscele di pigmenti colorati, e alla cottura. La conferenza accompagnerà pertanto il pubblico in un viaggio “dietro le quinte” della bellezza dei prodotti finiti, con particolare attenzione alle ricchissime decorazioni degli edifici sacri della città antica, presentando un progetto di ricerca in corso al dipartimento di Scienze dell’Antichità della Sapienza Università di Roma, condotto in collaborazione con il dipartimento di Chimica Materiali e Ingegneria Chimica “G. Natta” del Politecnico di Milano e grazie al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia a Roma e al museo Archeologico dell’Agro Falisco a Civita Castellana (Vt).

Roma. All’Ecole française de Rome la Tavola rotonda “Immagini del passato, tecnologie del futuro: archeologia e patrimonio nell’era della realtà virtuale”

In che modo il 3D e la realtà virtuale stanno trasformando il nostro rapporto con il passato? Che cosa hanno da offrire alle società che desiderano studiare, comprendere e preservare meglio il loro patrimonio archeologico e culturale? Se ne parla all’Ecole française de Rome in piazza Navona 62 a Roma, nel pomeriggio del 16 maggio 2025, nella Tavola rotonda “Immagini del passato, tecnologie del futuro: archeologia e patrimonio nell’era della realtà virtuale”.  Ingresso libero, fino ad esaurimento posti. In un momento in cui i musei ei siti archeologici offrono sempre più spesso ricostruzioni in 3D e immersioni virtuali, questa tavola rotonda esaminerà le promesse ei limiti di queste nuove tecnologie. La conservazione virtuale di siti in pericolo, il miglioramento dell’esperienza dei visitatori e la mediazione delle conoscenze, nonché la digitalizzazione dei beni culturali sono tutte applicazioni potenziali che sono già state ampiamente sfruttate. Tuttavia, esse immagini sollevano anche importanti interrogativi sulle incertezze insite in qualsiasi restituzione, sulla durata degli oggetti digitali e, più in generale, sullo status delle nel nostro rapporto con la verità storica. Intervengono: Emanuel Demestrescu, ricercatore, CNR Roma; Sofia Pescarin, ricercatrice, CNR Firenze; Michele Russo, professore, Sapienza università di Roma; Alessandro D’Alessio, direttore, parco archeologico di Ostia antica; Alberto Tulli, responsabile dei progetti multimediali, parco archeologico di Ostia antica; Stefano Borghini, architetto, parco archeologico del Colosseo.

Firenze. Al museo Archeologico nazionale per “I pomeriggi dell’Archeologico” la conferenza “L’area del Portonaccio a Veio: nuove ricerche e progetti in corso” con Luana Toniolo, direttrice del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia

Al museo Archeologico nazionale di Firenze per gli incontri della rassegna “I pomeriggi dell’Archeologico” appuntamento martedì 15 aprile 2025, alle 17, con Luana Toniolo, direttrice del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia, che presenta “L’area del Portonaccio a Veio: nuove ricerche e progetti in corso”, una conferenza  dedicata all’area archeologica del tempio di Portonaccio a Veio, da poco passata in gestione al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia,  che conserva le evidenze di uno dei più importanti santuari del mondo etrusco. Saranno presentate le ricerche in corso, condotte in collaborazione con l’università di Roma La Sapienza, e i lavori che si stanno portando avanti nel santuario per renderlo un sito sempre più in grado di raccontare il suo grande passato. L’ingresso è gratuito con prenotazione obbligatoria all’indirizzo: man-fi@cultura.gov.it.

Luana Toniolo, direttrice del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia (foto etru)

Luana Toniolo, direttrice del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia e già direttrice regionale Musei nazionali Sardegna, ha svolto rilevanti attività al parco archeologico di Pompei occupandosi di allestimenti museali, mostre internazionali e attività di valorizzazione, ma anche di progetti di tutela, di restauro, di scavo e di coordinamento delle pubblicazioni scientifiche del Parco e dell’Ufficio Unesco. È membro della commissione della direzione generale Musei per lo sviluppo delle linee guida per gli allestimenti museali del Sistema Museale Nazionale e di un gruppo di lavoro per i progetti previsti dal Piano Nazionale per gli investimenti complementari al PNRR.

Roma. Al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia presentazione del libro “La più antica produzione ceramica falisca a figure rosse” di Angela Pola che poi cura una visita guidata alla sezione falisca dell’Etru

roma_villa-giulia_libro-la-più-antica-produzione-ceramica-falisca-a-figure-rosse_angela-pola_locandinaVenerdì 7 marzo 2025, alle 15.30, in sala Fortuna al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia presentazione del libro “La più antica produzione ceramica falisca a figure rosse” di Angela Pola, edito da Giorgio Bretschneider. Introduce Luana Toniolo, direttrice del museo di Villa Giulia. Intervengono Giuseppe Sassatelli, Istituto nazionale di Studi etruschi e italici; Maurizio Harari, università di Pavia. Alle 17.30, Maria Cristina Biella, Sapienza università di Roma. Visita guidata alla sezione falisca del Museo a cura di Angela Pola, università di Pavia. Ingresso libero fino ad esaurimento posti. Prenotazioni all’indirizzo mail: mn-etru.comunicazione@cultura.gov.it.

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Copertina del libro “La più antica produzione ceramica falisca a figure rosse” di Angela Pola (Giorgio di Bretschneider)

La più antica produzione ceramica falisca a figure rosse. Con la presentazione di circa 500 esemplari, molti dei quali inediti, il libro analizza per la prima volta in modo comprensivo la produzione falisca a figure rosse della fase più antica e non ancora standardizzata. Oltre ad una solida suddivisione in botteghe e pittori, imprescindibile per ricostruire storicamente la nascita, lo sviluppo e l’evoluzione della produzione, il lavoro propone un quadro quanto più completo possibile dell’immaginario figurativo utilizzato, della costruzione delle scene, della sintassi delle forme ceramiche e dei rapporti tra forma e decorazione con il fine di investigare il significato assunto dai vasi nel loro contesto di provenienza.

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Angela Pola (università di Pavia)

Angela Pola è ricercatore a tempo determinato in etruscologia ed antichità italiche presso il dipartimento di Studi umanistici dell’università di Pavia e Departemental Lecturer in Etruscan and Early Italic Archaeology presso la Faculty of Classics dell’università di Oxford. I suoi principali interessi di ricerca si concentrano sulla cultura materiale di area etrusco/italica.

Grosseto. Al Polo universitario la conferenza “Capolavori originari ed artisti greci ai Musei Capitolini” a cura di Francesca Ceci (università Sapienza Roma) per il ciclo “Incontri con le voci dell’archeologia”

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Venerdì 28 febbraio 2025, alle 16, nell’aula magna della Fondazione Polo Universitario Grossetano in via Ginori 43 a Grosseto, il convegno “Capolavori originari ed artisti greci ai Musei Capitolini” a cura di Francesca Ceci, del ciclo “Incontri con le voci dell’archeologia”, organizzato in collaborazione tra Fondazione Polo universitario grossetano, dipartimento di Scienze storiche e dei Beni culturali dell’università di Siena ed Associazione Archeologica Maremmana. Nella conferenza verranno presentate le opere originali greche ritrovate negli scavi e sterri eseguiti a Roma all’indomani della sua proclamazione a capitale d’Italia, e oggi conservate nei Musei Capitolini. Interverrà Francesca Ceci, laureata e specializzata in Numismatica greca e romana all’università di Roma “La Sapienza”. Ingresso libero e gratuito.

Roma. Al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia la visita guidata “Gli Etruschi e la Memoria. L’antichità etrusca attraverso gli occhi degli scrittori del Novecento” con Antonietta Simonelli e Martina Piperno

roma_villa-giulia_visita.guidata-gli-etruschi-e-la-memoria_simonelli_locandinaUn popolo, quello etrusco, è scomparso misteriosamente millenni fa dopo la conquista romana. Un popolo, quello ebraico, ha rischiato di scomparire improvvisamente nel Novecento, per mano della barbarie nazifascista, insieme ad altri “diversi”: rom, sinti, omosessuali, disabili e oppositori politici. Per quanto queste esperienze possano essere lontane e differenti, molti artisti e scrittori del Novecento, come l’italiano Giorgio Bassani e il rumeno Elie Wiesel, hanno provato a esprimere la loro angoscia per lo sterminio degli ebrei (la Shoah) facendo ricorso alla memoria collettiva della scomparsa degli Etruschi. Giovedì 27 febbraio 2025, alle 17, ad un mese dal Giorno della Memoria, il museo nazionale Etrusco di Villa Giulia propone la visita guidata “Gli Etruschi e la Memoria. L’antichità etrusca attraverso gli occhi degli scrittori del Novecento” con questo quesito in mente: cosa c’entrano gli Etruschi con la “memoria”? La visita guidata “letteraria” è curata da Antonietta Simonelli, funzionario archeologo e responsabile dell’Archivio Fotografico del Museo e da Martina Piperno, ricercatrice al dipartimento di Studi Europei americani e interculturali della Sapienza Università di Roma, ed è ispirata al progetto di ricerca Classico, romantico, italico: antichità primitive, storia e invenzione fra Settecento e Ottocento (Bando Montalcini 2020). La visita è gratuita compresa nel biglietto di ingresso al Museo. Prenotazione all’indirizzo mail mn-etru.comunicazione@cultura.gov.it.

Roma. Alla British School, in presenza e on line, la conferenza “Byzantine Sicily: the Empire’s Bulwark in the West” di Vivien Prigent (Ecole française) nell’ambito del ciclo di seminari “Rediscovering Byzantium: an Italian History”

roma_british-school_seminari-rediscovering-byzantium-an-italian-history_locandinaLa British School at Rome offre “Rediscovering Byzantium: an Italian History”, un ciclo di seminari di ricerca dedicati alle testimonianze culturali e storico-artistiche dell’eredità bizantina in Italia. Le conferenze sono rivolte a un pubblico con competenze anche non specialistiche. L’iniziativa è coordinata da Daniele Bianconi (Sapienza università di Roma), Edoardo Crisci (università di Cassino e del Lazio Meridionale), Paola Degni (università Ca’ Foscari Venezia), Marilena Maniaci (università di Cassino e del Lazio Meridionale), Raphaële Mouren (The British School at Rome). Appuntamento il 18 Febbraio 2025, alle 18, al Lecture Theatre della British School at Rome in via Gramsci 61 a Roma, con Vivien Prigent (École française de Rome) su “Byzantine Sicily: the Empire’s Bulwark in the West”. L’evento si terrà in lingua inglese. Sarà accessibile sia in presenza che online, registrandosi al link https://us02web.zoom.us/…/WN_2Bc70qbOQNCfoqi9oLbpuA….

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Sigillo di Euphemios, imperatore dei Romani e usurpatore siciliano (verso) (foto vivien prigent / museo archeologico regionale salinas)

Riconquistata nel 535 da Belisario come parte della politica di Giustiniano di riaffermare l’autorità romana in Occidente, la Sicilia si affermò rapidamente come uno dei pilastri dell’Impero d’Oriente. La sua prosperità duratura fu una delle chiavi per la sopravvivenza dell’impero durante la profonda crisi che colpì Bisanzio nel VII secolo, mentre, in seguito alle perdite territoriali in Africa e in Italia, l’isola, addossata alla Calabria, si affermò come baluardo della dominazione imperiale sul bacino del Mediterraneo centrale. L’isola arrivò così ad occupare un posto speciale nell’ideologia imperiale di Bisanzio e del suo grande rivale, il Califfato. La conferenza cercherà di evidenziare le caratteristiche specifiche delle politiche amministrative messe in atto dall’impero per garantire la solidità dei legami che univano questa provincia, tanto centrale politicamente ed economicamente quanto periferica geograficamente, a Costantinopoli, e di sottolineare la grande adattabilità dell’amministrazione imperiale, in contrasto con la reputazione di conservatorismo. persino l’immobilismo, ancora troppo spesso legato all’immagine di Bisanzio.

Vivien Prigent è stata membro dell’Ecole française de Rome e Newton International fellow della British Academy. Già direttore di studi classici e medievali presso la Maison française d’Oxford, è attualmente direttore di studi medievali presso l’Ecole française de Rome e professore di ricerca presso il Centro nazionale francese per la ricerca scientifica (CNRS) con sede a Parigi presso il Centre d’histoire et de civilisation de Byzance – Collège de France. Vivien Prigent è una specialista delle province bizantine occidentali dell’Italia, della Sicilia e dell’Africa. La sua attività, basata principalmente su fonti sigillografiche e numismatiche, si concentra sulla storia amministrativa, fiscale e monetaria dell’impero bizantino dal VII all’XI secolo.

Civitavecchia. In biblioteca per “I Giovedì dell’Archeologia” promossi dal museo Archeologico nazionale la conferenza “Materiali per la forma urbis di Centumcellae” con Simone Gargiulli (Sapienza università di Roma)

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Il nuovo appuntamento con “I Giovedì dell’Archeologia”, promossi dal museo Archeologico nazionale di Civitavecchia in programma il 13 febbraio 2025, alle 17.30, alla biblioteca comunale “A. Cialdi”, in piazza Calamatta 18 a Civitavecchia, è dedicato ai “Materiali per la forma urbis di Centumcellae”. Simone Gargiulli (Sapienza università di Roma) presenta uno studio che si propone di ricostruire l’assetto urbanistico di Centumcellae attraverso l’analisi dei resti archeologici e delle planimetrie storiche. Informazioni e prenotazioni: museo Archeologico nazionale di Civitavecchia, tel. +39 076623604, e-mail: drm-laz.mucivitavecchia@cultura.gov.it. Nonostante alcune difficoltà nell’accesso ai documenti e ai materiali, è stata elaborata una carta archeologica basata su una mappa catastale, con particolare attenzione alla localizzazione dei rinvenimenti. Lo studio esamina l’abitato di Centumcellae utilizzando evidenze archeologiche, letterarie ed epigrafiche, proponendo una nuova interpretazione dell’urbanistica del Portus Traiani. Si concentra sulla formazione di un centro abitato intorno allo scalo portuale, un aspetto non trattato negli studi precedenti. Sostenendo l’ipotesi che l’abitato lungo la via Aurelia sia sorto dopo la fondazione del porto traianeo, si considera la testimonianza di Plinio il Giovane sulla costruzione del porto.

Rovigo. A Palazzo Roncale, l’incontro “Archeologia in Polesine. Progetti in corso, novità, prospettive”: novità sul progetto di ricerca e valorizzazione di alcune aree archeologiche in provincia di Rovigo sostenuto dalla Fondazione Cariparo. Ecco il programma

rovigo_palazzo-roncale_convegno-archeologia-in-polesine-progetti-in-corso-novità-prospettive_locandinaSabato 1° febbraio 2025, alle 9, a Palazzo Roncale a Rovigo, la Fondazione Cariparo ospita l’incontro “Archeologia in Polesine. Progetti in corso, novità, prospettive” che presenterà risultati e prospettive del progetto di ricerca e valorizzazione di alcune aree archeologiche di grande rilievo situate in provincia di Rovigo. Un progetto ambizioso, sostenuto dalla Fondazione Cariparo, che vede coinvolti la soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio di Verona Rovigo e Vicenza, l’università di Padova, l’università Sapienza di Roma, l’università Ca’ Foscari di Venezia, la direzione regionale Musei nazionali Veneto, il CPSSAE di Rovigo e il Comune di Ariano nel Polesine. Un intervento che ha un forte valore scientifico e può contribuire alla valorizzazione culturale e turistica di tutta l’area polesana. L’ingresso è gratuito, fino ad esaurimento posti, previa registrazione al seguente link: https://fondazionecariparo.it/…/archeologia-in…/

IL PROGRAMMA. INTRODUZIONE. Alle 9, saluti istituzionali e introduzione alla giornata: Giuseppe Toffoli, vice presidente, Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo; Andrea Rosignoli, soprintendente, soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per le province di Verona Rovigo e Vicenza; Daniele Ferrara, direttore, direzione regionale Musei nazionali Veneto. PROGETTI IN CORSO PER L’ARCHEOLOGIA IN POLESINE: 9.30, Paolo Bellintani, Andrea Cardarelli, Wieke De Neef, Paola Salzani, “Progetto Prima Europa – Frattesina e Grignano Polesine”; 9.50, Michele Cupitò, David Vicenzutto, Wieke De Neef, Paola Salzani, “Progetto Prima Europa – Villamarzana”; 10.10, Giovanna Gambacurta, Silvia Paltineri, Giovanna Falezza, “Progetto San Basilio: l’abitato etrusco”; 10.30, Jacopo Bonetto, Caterina Previato, Jacopo Turchetto, Wieke De Neef, Giovanna Falezza, “Progetto San Basilio: il vicus romano”; 10.50, pausa caffè. ARCHEOLOGIA PUBBLICA IN POLESINE: RICERCA E DIVULGAZIONE: 11.20, Raffaele Peretto, “Monitorare il territorio: gruppi archeologici attivi nella ricerca e il ruolo del CPSSAE”; 11.40, Enrico Maragno, “Quarant’anni di ricerche e divulgazione del Gruppo Archeologico di Villadose”; 12.10, Alberta Facchi, Marco Bruni, Maria Letizia Pulcini, “I Musei nazionali e locali: Adria, Fratta Polesine, San Basilio”; 12.30, Chiara Vallini, “Il Museo dei Grandi Fiumi oggi: eredità ed evoluzione”. PRESENTE E FUTURO DELL’ARCHEOLOGIA IN POLESINE: 12.50, Giovanna Falezza, Paola Salzani, “Archeologia in Polesine: dal presente al futuro”. Conclusione lavori.

Esclusivo. Il co-direttore dello scavo del villaggio protostorico di Frattesina (Ro), Paolo Bellintani (Cpssae), traccia un primo bilancio della campagna 2024, nel progetto “Prima Europa”, soffermandosi sulle evidenze archeologiche più interessanti (dai crogioli per la produzione del vetro allo scheletro di neonati di cavallo, dalle fornaci alla capanna), e annunciando quelli che potrebbero essere i più importanti interventi futuri. Se ne parla il 1° febbraio a Rovigo

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Campagna 2024: l’area di scavo del villaggio protostorico di Frattesina a Fratta Polesine (Ro) (foto graziano tavan)

È stato definito “sito di produzione scambio” con collegamenti tra il Nord Europa e il Mediterraneo orientale, un unicum nell’Europa dei tempi di Ulisse: è il villaggio protostorico di Frattesina a Fratta Polesine (Ro), dove scava l’università Sapienza di Roma, diretto da Andrea Cardarelli e co-diretto da Paolo Bellintani, presidente del Cpssae di Rovigo, nell’ambito del progetto “Prima Europa. La protostoria del Medio Polesine”, coordinato dalla soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio di Verona Rovigo e Vicenza, e finanziato dalla fondazione Cariparo. Proprio Paolo Bellintani, per archeologiavocidalpassato.com, traccia un primo bilancio della campagna 2024, si sofferma su alcune evidenze archeologiche particolarmente significative, come la fornace (già individuata nel 2023), una nuova fornace, i frammenti di crogiolo per la produzione del vetro (e questa di Frattesina – sottolinea Bellintani – “è la prima produzione vetraria sistematica d’Europa”), una capanna, e l’eccezionale ritrovamento dello scheletro intero di un neonato di cavallo. E poi annuncia quelli che potrebbero essere i più importanti interventi futuri (a cominciare dall’asportazione della fornace per la sua musealizzazione), se il progetto verrà nuovamente finanziato. Di tutto questo si parlerà sabato 1° febbraio 2025, a Palazzo Roncade a Rovigo, dalle 9, nell’incontro “Archeologia in Polesine. Progetti in corso novità prospettive”.

“Quest’anno (2024, ndr)”, spiega Bellintani, “avevamo in programma un approfondimento di quello che avevamo già visto l’anno scorso: abbiamo visto strutture abitative e strutture produttive del centro di produzione e scambio di Frattesina di Fratta Polesine.

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Campagna 2024: veduta d’insieme della capanna nel villaggio protostorico di Frattesina di Fratta Polesine (Ro) (foto graziano tavan)

“In particolare abbiamo allargato lo scavo verso Est per ricomprendere all’interno dell’area di ricerca una struttura, un’abitazione, una capanna che l’anno scorso vedevamo solo a metà. Quest’anno siamo riusciti a scoprirla completamente. E quindi abbiamo in buona parte terminato le operazioni di ripulitura della superficie pavimentale. Abbiamo individuato delle buche di palo che contornavano la capanna che sono le uniche testimonianze degli alzati che ci rimangono. Abbiamo anche completato lo scavo di una struttura in legno carbonizzato che si trova nella parte Nord, antistante la capanna che probabilmente o è la parete nord crollata o una piattaforma già in piano al momento dell’incendio di questa capanna che è rimasta lì, e si sono conservati i carboni abbastanza bene.

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Campagna 2024: la fornace (la “fornacetta” negli scavi 2023, ndr) e dell’area antistante nel sito protostorico di Frattesina di Fratta Polesine (Ro) (foto graziano tavan)

“Altra cosa importante, emersa l’anno scorso – continua Bellintani -, è la fornace per la produzione del vetro. Volevamo quest’anno tentare di strappare la fornace, di portarla intera in museo a Fratta per la sua musealizzazione. Ma il clima non è stato clemente in maniera sufficiente. Ci ha rallentato un po’ nei lavori. Abbiamo però aperto tutta la parte antistante, siamo arrivati sul piano d’uso in cui si facevano le lavorazioni relative a questa fornace. Qui si vedono ancora in scavo i frammenti di alcuni crogioli per la lavorazione del vetro. Sulla superficie interna di uno di questi crogioli si vede che conserva ancora le tracce del vetro che è rimasto aderente, incollato alla superficie interna. E di questi frammenti ce ne sono parecchi. L’idea – da verificare ancora – è che tutta l’area circostante la fornace fosse un’area di produzione, probabilmente già produzione di vetro primario, vetro grezzo, e poi successivamente di lavorazione che veniva effettuata in crogiolo”.

Prima di entrare nel merito della campagna 2024 a Frattesina di Fratta Polesine (Ro), Paolo Bellintani ragguaglia su enti e istituzioni coinvolte nel progetto “Prima Europa” di cui fa parte lo scavo di Frattesina. “Gli scavi di Fratta Polesine – ricorda Bellintani – rientrano nel progetto “Prima Europa. La protostoria del Medio Polesine”, progetto avviato nel 2022 grazie a un accordo di collaborazione tra la soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per le province di Verona Rovigo e Vicenza che coordina un gruppo di lavoro costituito dall’università la Sapienza di Roma che ha la direzione dello scavo nella persona di Andrea Cardarelli, e la co-direzione di Paolo Bellintani come presidente del Cpssae – Centro polesano di studi storici archeologici ed etnografici di Rovigo. Del progetto in generale fanno parte anche ovviamente l’università di Padova che ha lo scavo diretto da Michele Cupitò a Villamarzana. E abbiamo anche varie collaborazioni in questo progetto a partire in particolare dal museo Archeologico nazionale di Fratta Polesine che coordina un po’ tutto l’aspetto della comunicazione. Collaboriamo anche con diverse università. Sempre con l’università di Padova: per la parte archeometrica Ivana Angelini ci dà una mano moltissimo per quello che riguarda le ambre, i vetri e in parte anche i metalli. E il progetto Geodap (GEOarchaeology of DAily Practices: extracting bronze age lifeways from the domestic stratigraphic record) diretto dal professor Cristiano Nicosia di Geoscienze, sempre di Padova, per le analisi micro-morfologiche e sedimentologiche. E poi collaborazioni con l’università di Bamberg, in particolare con Wieke De Neef, per il rilievo magnetometrico effettuato su tutta l’area dello scavo di Frattesina, ma anche di Villamarzana, e tra poco riprenderemo anche la magnetometria sul terzo sito di questo progetto che è quello di Campestrin di Grignano Polesine, il sito della lavorazione dell’ambra, contemporaneo alle prima fasi di Frattesina. E ricordo anche, sempre per quanto riguarda lo scavo di Frattesina il Comune di Fratta Polesine che ci sta dando una grandissima mano fin dall’inizio delle campagne di scavo; l’associazione il Manegium che ci offre i suoi spazi nel museo Etnografico per fare attività di laboratorio, lo stoccaggio dei materiali e il primo il primo trattamento dei materiali stessi, materiali che poi finiscono – almeno temporaneamente – come immagazzinamento nel museo dei Grandi Fiumi di Rovigo, altro ente che collabora con noi sia per quanto riguarda lo scavo di Frattesina che per i materiali di Campestrin di Grignano Polesine. Il progetto – conclude Bellintani – è stato finanziato per il 2022-2024 dalla Fondazione Cariparo – cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, che ha anche annunciato la possibilità concreta di poter rifinanziare anche per gli anni successivi la continuazione tanto del progetto “Prima Europa. Protostoria del Medio Polesine” quanto l’altro progetto, sempre finanziato da Cariparo, e che vede le università di Padova e di Venezia sul campo, e riguarda gli scavi di San Basilio di Ariano Polesine”.

“Novità di quest’anno (2024, ndr) – spiega Bellintani – è una struttura piro-tecnologica, una struttura cioè dedicata ad attività a fuoco – che non sappiamo se sia un semplice focolare o un’altra fornace. Lo stiamo aprendo, lo stiamo scavando, e ha delle caratteristiche che un po’ assomigliano alla fornace precedente, ma altre che invece se ne differenziano”.

“La fornace in sè non è una novità – ricorda Bellintani – perché l’avevamo già scavata l’anno scorso (era stata definita fornacetta, ndr) quando avevamo tolto tutti gli elementi della volta crollati all’interno che adesso sono conservati al museo di Rovigo per un sotto-progetto che prevede la ricostruzione virtuale – o fisica se ci riusciamo – di tutta quanta la struttura che verrà speriamo musealizzata nel museo Archeologico nazionale di Fratta Polesine. La novità è che abbiamo aperto tutta l’area antistante l’imboccatura della fornace, e pian piano abbiamo trovato sulla superficie di uso della fornace tutta una serie di piccoli di elementi di scarti di lavorazione di vetro e, venendo più verso Sud, abbiamo continuato a trovare frammenti di crogioli per la lavorazione del vetro”.

Giulia di Giambernardino (Sapienza università di Roma) illustra i crogioli: lei che è stata un po’ la protagonista dello scavo di quest’area dove ha individuato questi reperti in particolare: “Dopo aver asportato l’us 1009 – ricorda di Giamberdino – che era caratterizzata da questi legnetti mineralizzati, abbiamo notato subito una colorazione bluastra-verdognola che ci ha fatto capire di doverci fermare ed essere un po’ più delicati. Quindi ci siamo resi conto subito di esserci trovati di fronte a quelli che sembravano essere frammenti di crogiolo adatti alla lavorazione del vetro”.

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Campagna 2024: dettaglio di frammento di crogiolo con tracce di vetro dallo scavo di Frattesina di fratta Polesine (Ro) (foto graziano tavan)

Se ne vede uno che conserva ancora la ceramica e la spalmatura di vetro che aderisce alla superficie interna. Vicino c’è una zona che non è ancora stata asportata in cui si può notare anche in questo caso un frammento di crogiolo che mostra sempre tracce della spalmatura di vetro. Interviene Bellintani: “Sul terreno ce ne sono parecchi di frammenti di crogiolo. Molti sono ancora in corso di scavo. L’idea è che un po’ tutta l’area probabilmente fosse in parte dedicata a diversi gradi di lavorazione, dalla produzione del vetro primario alla lavorazione del vetro, la sua colorazione, e poi la produzione di perle che sono il maggior prodotto. Le perle sono il prodotto principale di questa industria che, ricordo, come già detto nel 2023, è la prima produzione vetraria sistematica d’Europa”.

“Quest’anno – come detto, spiega Bellintani – abbiamo aperto un ulteriore settore verso Est per vedere i imiti orientali di una delle strutture che erano già emerse nello scavo del 2023. Si vedono bene le travi in orizzontale che possono essere interpretate o come la parete Nord della capanna crollata e rimasta molto ben conservata anche se combusta, carbonizzata, oppure come una struttura a terra, una piattaforma antistante la capanna. Dietro la piattaforma, quello che si vede più chiaro è il battuto pavimentale che adesso abbiamo scoperto integralmente e che delimita, individua un’area abbastanza vasta di 7-8 metri per 5-6 di una struttura probabilmente di tipo abitativo”.

Tra le evidenze della campagna 2024 c’è lo scheletro di un cavallo scavato da Matteo Cianfoni, archeo-zoologo dell’università La Sapienza di Roma che spiega: “Si tratta di un equide neonato, lo sappiamo perché ha le saldature delle epifisi confuse, la dentatura da latte, e apparentemente non era in un taglio ma sembra comunque sia stato avvolto in un tessuto, un qualche materiale deperibile che lo conteneva.

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Campagna 2024: l’eccezionale ritrovamento dello scheletro integro di un neonato di cavallo nello scavo di Frattesina di Fratta Polesine (Ro) (foto graziano tavan)

“Un ritrovamento abbastanza particolare – continua Cianfoni – perché i cavalli sono pochissimi in abitato, non utilizzati per l’alimentazione ma utilizzati per la cavalcatura, alcuni per il traino, ma sono comunque uno status symbol, e quindi una deposizione di un individuo neonato in abitato è una scoperta abbastanza eccezionale. Il cavallo è rannicchiato sul lato sinistro, si vede la mandibola con i denti. Il cranio purtroppo è un po’ imploso a causa della pressione della terra. Si vedono gli arti inferiori, il bacino, la zampa posteriore, la scapola, radio, omero, l’altra scapola e le vertebre. La testa guarda verso Nord come se fosse appoggiato sul suo lato posteriore. La percentuale di cavalli nelle faune rinvenute in questo tipo di abitati è. Stanno sotto l’1%”. Bellintani: “Questo per dare l’idea dell’eccezionalità del rinvenimento, soprattutto nel fatto che è un individuo intero. Il cavallo – come si diceva prima – era un elemento particolare nella fauna locale e uno status symbol destinato forse eccezionalmente anche all’alimentazione, ma soprattutto per la cavalcatura o per il tiro di carri”.

“Prospettive per quanto riguarda il sito di Frattesina? Se ci sarà il finanziamento con la possibilità di proseguire lo scavo – spiega Bellintani – ovviamente quello che dovremo fare innanzitutto – che ci promettevamo di fare quest’anno e non è stato possibile – sarà l’asportazione della fornace per poterla musealizzare. È un reperto unico cui stiamo dedicando particolare attenzione. Ma non meno importante è la prosecuzione almeno in quest’area di scavo per arrivare all’impianto delle strutture che stiano scavando che vede almeno un metro ancora di stratigrafia da esplorare. Quindi tante altre cose che stanno dando molte soddisfazioni perché grazie alla teleosservazione prima, e poi alla magnetometria, abbiamo individuato un’area di scavo che è sia un quartiere abitativo che anche una zona di produzione artigianale che è la caratteristica principale di questo sito che chiamiamo “sito di produzione scambio” perché legato a una rete di scambi veramente vastissima che va dal Nord Europa al Mediterraneo orientale e che fa di Frattesina un unicum, un sito eccezionale nell’Europa dei tempi di Ulisse”.