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Roma. Per “Dialoghi in Curia”, presentazione del volume “Arte romana” di Massimiliano Papini (Sapienza Università di Roma). Incontro in presenza e on line

roma_dialoghi-in-curia_libro-arte-romana_massimiliano-papini_locandinaPer il ciclo “Dialoghi in Curia” promosso dal parco archeologico del Colosseo giovedì 16 giugno 2022 la Curia Iulia ospita a partire dalle 16.30 la presentazione del volume “Arte romana” di Massimiliano Papini, professore di Archeologia classica (Sapienza Università di Roma), edito da Mondadori Università. Il manuale, ideato da Papini e scritto con la collaborazione di esperti di archeologia e storia dell’arte, offre una sintesi delle diverse e grandiose produzioni figurative dell’arte romana, con attenzione a committenti, artefici e destinatari nelle differenti situazioni storiche, culturali e sociali. Presentano Tonio Hölscher, professore emerito di Archeologia classica (Ruprecht-Karls-Universität Heidelberg) e Ortwin Dally, professore di Archeologia classica (Freie Universität Berlin) e direttore dell’Istituto Archeologico Germanico. Introduce Alfonsina Russo, direttore del parco archeologico del Colosseo. Sarò presente l’autore. L’evento potrà essere seguito in presenza nella Curia Iulia fino ad esaurimento dei posti (max 100) con prenotazione obbligatoria su eventbrite.it. Ingresso da largo della Salara Vecchia, 5. Nel PArCo è fortemente consigliato indossare la mascherina. L’incontro sarà anche trasmesso in diretta streaming dalla Curia Iulia sulla pagina Facebook del PArCo: https://www.facebook.com/parcocolosseo.

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La copertina del libro “Arte romana” di Massimiliano Papini

Arte romana. “Foggeranno altri con maggiore eleganza spiranti bronzi, credo di certo, e trarranno dal marmo vivi volti, patrocineranno meglio le cause e seguiranno con il compasso i percorsi del cielo e prediranno il corso degli astri: tu, ricorda, o romano, di dominare le genti; queste saranno le tue arti, stabilire norme alla pace, risparmiare i sottomessi e debellare i superbi”. Queste le parole profetiche di Anchise al figlio Enea al termine della discesa agli inferi nel VI libro dell’Eneide. Quelle che chiamiamo oggi “opere d’arte” non furono dunque sentite come una consuetudine ancestrale dai Romani, tanto da fare dubitare che un’arte “romana” sia mai esistita. Eppure, le loro produzioni figurative sono state grandiose e immense, nei tempi e nei territori dell’Impero, e il manuale intende offrirne una sintesi. Dopo una panoramica sulle principali componenti degli spazi pubblici e privati dell’Urbe, i capitoli si articolano prima per periodi (dal X secolo a.C. al VI-VII secolo d.C.) e poi per approfondimenti su soggetti, materiali e contesti d’uso: rappresentazioni storiche, ritrattistica, ornamenti greci, copie e rielaborazioni di opere originali greche, arti “decorative” e “suntuarie”, ceramica, vetro, pittura, mosaico e manufatti legati all’ambito funerario.

Roma. In presenza all’anfiteatro flavio e in diretta streaming evento in ricordo di Fabrizio Bisconti e presentazione del libro “Gerusalemme al Colosseo. Il dipinto ritrovato” a cura di Alfonsina Russo e Federica Rinaldi (Electa Editore)

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L’arco di fondo della Porta Triumphalis verso il Foro Romano, dove si trova il dipinto murale raffigurante una veduta ideale della città di Gerusalemme (foto PArCo)

A un anno e mezzo dalla fine dei lavori di restauro a febbraio 2022 è uscito il libro “Gerusalemme al Colosseo. Il dipinto ritrovato” a cura di Alfonsina Russo e Federica Rinaldi (Electa Editore) (vedi A 18 mesi dalla conclusione del restauro del dipinto di fine XVI secolo della veduta di Gerusalemme sull’arco di fondo della Porta Trumphalis esce per Electa il volume “Gerusalemme al Colosseo. Il dipinto ritrovato” a cura di Alfonsina Russo e Federica Rinaldi | archeologiavocidalpassato).

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La copertina del libro “Gerusalemme al Colosseo. Il dipinto ritrovato” (Electa)

Un volume che documenta i risultati e le ricerche scaturite dal complesso lavoro di restauro (estate 2020) di uno straordinario dipinto murale del XVII secolo, pressoché illeggibile in precedenza, si trova a 7 m di altezza sulla Porta Triumphalis del Colosseo, in corrispondenza dell’accesso occidentale al monumento, e riassume tutta la storia di Gerusalemme: una storia che si dipana nei secoli attorno alle mura della città e, dunque, con i numerosi assedi e l’avvento di eserciti che si sono avvicendati fuori e dentro le sue mura (compresi gli accampamenti dei romani), raffigurati in parallelo alla crocifissione e alla resurrezione di Gesù.

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Dettaglio della veduta ideale di Gerusalemme: si vede bene il Golgota (foto PArCo)

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Il professor Fabrizio Bisconti del Pontificio Istituto di Archeologia Cristiana e dell’università Roma Tre (foto piac)

I saggi sono corredati da una selezione di scatti ravvicinati che rivelano i colori, i contorni delle figure, gli effetti di ombreggiature, l’articolazione del disegno, consentendo al lettore di ammirare dettagli dell’affresco impossibili da cogliere a occhio nudo. Di grande interesse è l’approfondimento introduttivo dedicato al tema della cristianizzazione del Colosseo e alle origini dell’iconografia di Gerusalemme come modello urbanistico della città ideale: Fabrizio Bisconti su “Alle origini dell’iconografia di Gerusalemme: la civitas e l’ecclesia” e Barbara Nazzaro su “Gerusalemme modello urbanistico di città ideale”. Purtroppo Fabrizio Bisconti, uno dei massimi esperti di Archeologia cristiana, si è spento improvvisamente martedì 22 marzo 2022, a 66 anni (vedi Archeologia in lutto. Si è spento improvvisamente, a 66 anni, il prof. Fabrizio Bisconti, uno dei massimi esperti di Archeologia cristiana. Il ricordo del Pontificio Istituto di Archeologia Cristiana e del Dipartimento di Studi umanistici dell’università Roma Tre | archeologiavocidalpassato).

roma_colosseo_gerusalemme-al-colosseo_presentazione-libro_locandinaLunedì 6 giugno 2022, alle 18.30, il parco archeologico del Colosseo ha promosso un evento per presentare il libro “Gerusalemme al Colosseo. Il dipinto ritrovato” (Electa) e al contempo ricordare il prof. Fabrizio Bisconti. Appuntamento in presenza all’anfiteatro flavio con prenotazione obbligatoria (40 posti fino ad esaurimento disponibilità.Si ricorda che all’interno del PArCo è fortemente consigliato indossare la mascherina chirurgica) e in diretta streaming sulla pagina YouTube del PArCo: www.youtube.com/parcocolosseo. Introduce Alfonsina Russo, direttrice del parco archeologico del Colosseo. Presentano: Barbara Jatta, direttrice dei Musei Vaticani; Alessandro Zuccari, accademico dei Lincei e professore ordinario di Storia dell’Arte moderna (Sapienza Università di Roma); Marcello Fagiolo, accademico dei Lincei e già professore ordinario di Storia dell’Architettura.

Roma. Per “Dialoghi in Curia”, presentazione in presenza e on line del volume “Nerone Nero Caesar. Un ritratto inedito recuperato / A Newly Found Portrait” di Marina Mattei: ritratto dell’imperatore negli ultimi anni della sua vita

Il riconoscimento di un ritratto di Nerone in una collezione inglese ha dato l’avvio a una serie di indagini conoscitive e a interventi di restauro. I risultati saranno presentati nel nuovo appuntamento del ciclo “Dialoghi in Curia” del parco archeologico del Colosseo, ripercorrendo gli episodi salienti del regno di Nerone, quinto imperatore della dinastia Giulio Claudia, rivissuti attraverso le immagini. Il ritratto mostra un Nerone degli ultimi anni della sua vita e si confronta con l’iconografia su monete e sculture. Appuntamento, in presenza e on line, giovedì 28 aprile 2022, alle 16.30: la Curia Iulia ospita la presentazione del volume “Nerone Nero Caesar. Un ritratto inedito recuperato / A Newly Found Portrait” di Marina Mattei, edito da Gangemi Editore. Introduce Alfonsina Russo, direttore del parco archeologico del Colosseo. Presentano Thorsten Opper, senior curator, department of Greece and Rome, The British Museum; Claudio Strinati, segretario generale dell’Accademia di San Luca; Patrizio Pensabene, professore emerito Sapienza Università di Roma. Sarà presente la curatrice Marina Mattei, con gli autori Laura Maria Vigna, Alessandra Morelli, Matthias Bruno. Prenotazione obbligatoria fino ad esaurimento posti su eventbrite (https://www.eventbrite.com/e/311029095397). Ingresso da largo della Salara Vecchia, 5. All’ingresso del PArCo sarà richiesto di esibire, oltre all’invito, il certificato verde e di indossare la mascherina. L’incontro sarà trasmesso in diretta streaming dalla Curia Iulia sulla pagina Facebook del PArCo: https://www.facebook.com/parcocolosseo.

Roma. Per “Dialoghi in Curia”, in occasione del Natale di Roma, presentazione in presenza e on line presentazione del volume “Che fine ha fatto Romolo?” di Sergio Fontana, un meraviglioso viaggio nel tempo e nel sottosuolo della Città Eterna

In occasione del Natale di Roma, nuovo appuntamento del ciclo “Dialoghi in Curia” in presenza e on line: giovedì 21 aprile 2022, alle 16.30, la Curia Iulia ospita la presentazione del volume “Che fine ha fatto Romolo?” di Sergio Fontana, edito da Edipuglia, un meraviglioso viaggio nel tempo e nel sottosuolo della Città Eterna. Introduce Alfonsina Russo, direttore del parco archeologico del Colosseo. Paolo Carafa (Sapienza università di Roma), Valeria Di Cola (università di Roma Tre), Miguel Gotor, (assessore alla Cultura di Roma Capitale e storico) e Giuliano Volpe (università di Bari Aldo Moro) presentano il romanzo di Sergio Fontana che si svolge in scenari diversi dal punto di vista cronologico ma geograficamente uguali, che diventano il punto di partenza per un viaggio straordinario, stratigrafico e stupefacente, nella memoria stessa della città. Prenotazione obbligatoria fino ad esaurimento posti (max 100) su eventbrite.it/e/311025203757. Ingresso da largo della Salara Vecchia, 5. All’ingresso del PArCo sarà richiesto di esibire, oltre all’invito, il certificato verde e di indossare la mascherina. L’incontro sarà trasmesso in diretta streaming dalla Curia Iulia sulla pagina Facebook del PArCo: https://www.facebook.com/parcocolosseo.

Copertina del libro “Che fine ha fatto Romolo” di Sergio Fontana

Che fine ha fatto Romolo? Roma, aprile 2018. Nei pressi di Via del Corso avviene un fatto straordinario anche se nessuno, o quasi, sembra essersene accorto: Romolo è riemerso dalle viscere della terra e, per alcuni giorni, è tornato nel tempo presente. Tra le strade di Roma cerca di ritrovare i luoghi della sua giovinezza, dove si svolsero i fatti straordinari che portarono alla nascita della città. I romani di oggi non possono né vederlo né ascoltarlo, ma lo notano altri fantasmi di epoche diverse; tra questi uno strano personaggio, morto da circa 180 anni, che comincerà a seguirlo per scoprire la sua identità e risolvere un antico mistero su cui ha cominciato a interrogarsi da ragazzo: come mai il fondatore, all’età di 54 anni, scomparve improvvisamente da una riunione che lui stesso aveva convocato presso la palude della Capra? Che fine ha fatto Romolo? Il romanzo si svolge in scenari cronologicamente diversi: l’ottavo secolo avanti Cristo, la prima metà dell’Ottocento e la Roma contemporanea. I luoghi geografici restano gli stessi ma diventano il punto di partenza per un viaggio straordinario, stratigrafico e stupefacente, nella memoria stessa della città.

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Sergio Fontana, archeologo e scrittore

Sergio Fontana, archeologo, scrittore e autore multimediale. Ha pubblicato numerosi studi scientifici sulla ceramica di età romana, sulle antichità dell’Africa del Nord e la stratificazione archeologica della città di Roma. Dopo aver lavorato per molti anni nell’ambito della ricerca sul campo si occupa di prodotti multimediali per la divulgazione del mondo antico e del patrimonio culturale. Ha realizzato le applicazioni Colonna Traiana (Mondadori Electa 2013), Imperial Fora (2015), Mostri Mitologici (2017). È autore dell’iBook Colonna Traiana (Mondadori Electa 2013) e del libro per ragazzi Mostri Mitologici (Scienze e Lettere 2017). Ha scritto i romanzi H. Memorie di Eracle (Edipuglia 2019), Fibula. Confidenze di un oggetto parlante (Edipuglia 2020), Che fine ha fatto Romolo? (Edipuglia 2022).

Archeologia in lutto. È morto a 60 anni Marcello barbanera, professore di Archeologia e storia dell’arte greca e romana alla Sapienza di Roma. Si è interessato di storia dell’archeologia, scultura greca, metodologia della storia dell’arte, storia del collezionismo, archeologia della Magna Grecia, museografia. Il ricordo di colleghi, allievi e appassionati

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Il prof. Marcello Barbanera. Era professore di Archeologia e Storia dell’arte greca e romana all’università La Sapienza di Roma

Archeologia in lutto. L’università La Sapienza di Roma è in lutto. È morto il 10 aprile 2022, a Roma, a sessant’anni, Marcello Barbanera, professore di Archeologia e Storia dell’arte greca e romana presso il Dipartimento di Scienze dell’Antichità di Sapienza Università di Roma e presidente del Polo museale dell’ateneo. Molto noto anche tra gli appassionati per il suo “Storia dell’archeologia classica in Italia” (Laterza, 2015), un libro fondamentale per inquadrare lo sviluppo della disciplina in Italia.

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Il prof. Marcello barbanera dal 2016 era direttore del museo dell’Arte classica di Roma La Sapienza

Il Dipartimento di Scienze dell’Antichità esprime la commozione e il cordoglio di tutti i suoi membri per la prematura e tragica scomparsa di Marcello Barbanera, professore di Archeologia classica e Direttore del Museo di Arte Classica. Marcello Barbanera ha insegnato dal 2005 Archeologia e Storia dell’arte greca e romana presso il Dipartimento, dove, nel 1991, era diventato conservatore della Gipsoteca’ archeologica, curandone il progetto di restauro e divenendo poi Direttore del Museo dellArte Classica dal 2016 che oggi, 11 aprile 2022, interrompe le sue attività in segno di lutto. Dal 2019 ha diretto lo scavo archeologico di Elaioussa Sebaste (Turchia) e ha assunto le funzioni di Presidente del Polo Museale. In plurime occasioni ha ricoperto il ruolo di coordinatore scientifico di rilevanti progetti nazionali e internazionali, tra gli altri le celebrazioni del bimillenario per la morte di Cesare Germanico e la trasformazione in museo della villa dei mosaici di Spello. “Con la sua scomparsa viene meno non solo un collega, ma anche una figura di riferimento primaria – non solo in Sapienza – per la storia dell’arte e dell’archeologia, per lo studio dell’antico e della sua ricezione, un dotto studioso distintosi per la vasta e raffinata cultura, la cui eredità scientifica non mancherà di suscitare nuove indagini e approfondimenti nei settori esplorati durante la sua lunga e poliedrica carriera.

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La copertina del libro “Storia dell’archeologia classica in Italia” di Marcello Barbanera

Marcello Barbanera si era specializzato a Roma in Storia dell’arte antica. Ha trascorso soggiorni di studio a Parigi con Alain Schnapp (La Sorbonne 1997), è stato borsista a Berlino con Adolf H. Borbein (Alexander von Humboldt Stiftung, Freie Universität 1998 e 2005) e a New York (The Italian Academy, Columbia University 1999). Visiting professor a Parigi (Ecole des Hautes Etudes 1997 e Institut d’Histoire de l’Art 2006), è stato nel 2008 Kress Lecturer per l’Archaeological Institute of America, di cui era membro. Era socio corrispondente dell’Istituto Archeologico Germanico. Fellow del Morphomata Kolleg di Colonia (2012-13). La sua attività di ricerca è stata orientata verso la storia dell’archeologia, la scultura greca, la metodologia della storia dell’arte, la storia del collezionismo, l’archeologia della Magna Grecia, la museografia, la ricezione dell’antico e la definizione di arte nella società greca. Tra le sue pubblicazioni: “Il Guerriero di Agrigento” (1995), “Il Museo dell’Arte classica” (1995); “L’Archeologia degli Italiani” (1998); “Ranuccio Bianchi Bandinelli. Biografia ed epistolario di un grande archeologo” (2003); “Original und Kopie” (2006); “Collezione di antichità di Palazzo Lancellotti ai Coronari. Archeologia, Architettura, Restauro” (2008); “Relitti riletti. Trasformazione delle rovine e identità culturale” (2009); “Memoria. Cultura e Costruzione del ricordo nelle società del Mediterraneo e del Vicino oriente antico” (2010); “Originale e copia nell’arte antica” (2011); “Il Museo impossibile. Storie archeologiche: istituzioni, uomini, idee”, Roma 2012; “The Envy of Daedalus. Essay on the artist as murderer”, Köln (2013); “La forza delle rovine” (2015); “L’archeologia come strumento di coscienza civica. Paolo Orsi e Armando Lucifero pionieri della ricerca archeologica in Calabria” (2015); “Figure del corpo nell’arte antica” (2016); “Figure del corpo nel mondo antico” (2018); “Il classico si fa pop di scavi, copie e altri pasticci. Catalogo della mostra (Roma, 13 dicembre 2018-7 aprile 2019)” (2019); “Germanico Cesare a un passo dall’Impero” (2021). E naturalmente, come si diceva, “Storia dell’archeologia classica in Italia” (2015).

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Il prof. Marcello Barbanera è morto a 60 anni

Unanime il cordoglio espresso dal mondo accademico, da molti allievi e da quanti hanno avuto modo di conoscere il prof. Marcello Barbanera in frequenti conferenze e incontri pubblici. “Oggi per me è un giorno triste – scrive un suo ex allievo Igor Baglioni – per tanti motivi, non da ultimo per la scomparsa di una persona speciale che è stata tra quelli che in passato mi hanno indicato la strada che, da spaesata matricola che si aggirava smarrita per i corridoi del Museo dei Gessi, in Sapienza, mi ha portato ad essere lo studioso che sono oggi. Le brutte notizie non giungono mai sole. Addio Marcello Barbanera. Che la terra ti sia lieve”. Gli fanno eco la professoressa Tiziana Pascucci: “Oggi è un giorno triste per Sapienza Università di Roma e per chi ha avuto la fortuna di conoscere Marcello Barbanera. Riposa in pace”. L’archeologo Andrea Camilli: “Un pensiero a Marcello Barbanera e ai pomeriggi di oltre trenta anni fa, passati in biblioteca di archeologia alla Sapienza a parlare (di archeologia, ma soprattutto di cani)… sit tibi terra levis”. Il professor Giuliano Volpe: “Che notizia tragica! una tristezza infinita, un dolore enorme, un caro amico da tantissimi anni, un collega coltissimo e sensibile”. Il professor Massimiliano Valenti: “Un signore, conosciuto quando facevamo l’università (ha un paio d’anni più me), in contatto nel corso degli anni per alcune notizie reciproche e, più recentemente, per il prestito di alcuni reperti per la mostra di Brescia sulla Vittoria. E quest’estate per una sua conferenza a Otricoli. Una triste tragedia”. Anche il direttore del museo Archeologico nazionale di Napoli, Paolo Giulierini e lo staff del Mann esprimono cordoglio per la scomparsa di Marcello Barbanera, insigne studioso e sapiente divulgatore, che lascerà un grande vuoto nel mondo dell’archeologia e non solo. E il direttore del parco archeologico di Ostia antica, Alessandro D’Alessio, nell’apprendere con infinita tristezza e sgomento della scomparsa di Marcello Barbanera, scrive: “Ciao Marcello, vola altissimo il tuo pensiero cristallino sopra le nostre misere vicende”. Mentre la direzione del parco archeologico del Colosseo ricorda il professore della sapienza ripubblicando un suo intervento nell’ambito dei Dialoghi in Curia (vedi Facebook). Infine noi lo vogliamo ricordare riproponendo una bella intervista che Piero Pruneti, direttore di Archeologia Viva, ha fatto al prof. Marcello Barbanera nell’estate 2019 ad Aquileia, nell’ambito dell’Aquileia Film Festival 2019, organizzato dalla Fondazione Aquileia con Archeologia Viva e Firenze ArcheoFilm.

Archeologia in lutto. Si è spento improvvisamente, a 66 anni, il prof. Fabrizio Bisconti, uno dei massimi esperti di Archeologia cristiana. Il ricordo del Pontificio Istituto di Archeologia Cristiana e del Dipartimento di Studi umanistici dell’università Roma Tre

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Il professor Fabrizio Bisconti del Pontificio Istituto di Archeologia Cristiana e dell’università Roma Tre (foto piac)

Martedì 22 marzo 2022 si è spento improvvisamente, a 66 anni, il prof. Fabrizio Bisconti, uno dei massimi esperti di Archeologia cristiana. A darne notizia sono stati il Pontificio Istituto di Archeologia Cristiana (PIAC) e la Pontificia Accademia Cultorum Martyrum. Le esequie del professore si sono tenute giovedì 24 marzo 2022, a Roma, nella Basilica di S. Sebastiano fuori le mura. Bisconti era nato a Orbetello (GR) il 23 ottobre 1955. Si era laureato in Materie Letterarie all’università di Roma “La Sapienza”, nel 1978, con una tesi in Letteratura Cristiana Antica dal titolo “Il De ave Phoenice dello Pseudo Lattanzio” con 110/110 e lode. E nel 1993 si era laureato  in  Archeologia  Cristiana  al  Pontificio  Istituto  di  Archeologia  Cristiana con una tesi in Iconografia paleocristiana “Artigianato, mestieri ed altre piccole professioni nella Roma cristiana. La testimonianza iconografica delle catacombe”. Con “summa cum laude”. Ha perfezionato la conoscenza delle antichità cristiane, sostenendo altri esami alla Facoltà di Lettere all’università di Roma “La Sapienza”.

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Catacombe di santa Sofia: la consegna delle chiavi di accesso da parte del sindaco di Canosa di Puglia, Ernesto La Salvia, al soprintendente archeologico delle Catacombe, Fabrizio Bisconti

Una vita professionale densa, come ricorda Maria Milva Morciano su Vatican News. Gli incarichi ricoperti da Fabrizio Bisconti sono stati molti e prestigiosi:  professore ordinario di iconografia cristiana presso il Pontificio istituto di Archeologia Cristiana e di Archeologia Tardoantica e Iconografia Cristiana e Medievale all’università Roma Tre; dal 2001, ordinato da San Giovanni Paolo II magister della Pontificia Accademia Cultorum Martyrum; sovrintendente delle catacombe d’Italia presso la Pontificia Commissione di Archeologia Sacra;  socio effettivo della Pontificia Accademia Romana di Archeologia, socio Corrispondente dell’Istituto Archeologico Germanico (Deutsches Archäologisches Institut Rom); membro del Comitato Promotore Permanente del Congresso Internazionale di Archeologia Cristiana; membro dal 2018 del Comitato tecnico-scientifico per l’Archeologia del ministero dei Beni Culturali.  “Una voce inconfondibile dall’accento toscano, quella del professor Fabrizio Bisconti, che è viva in chiunque lo abbia conosciuto o abbia ascoltato una delle sue indimenticabili e sempre appassionanti lezioni o conferenze”, scrive Morciano. “L’accademico è stato una delle massime autorità nel campo della ricerca archeologica dei primi cristiani e del periodo tardo antico, in Italia e all’estero, una vita dedicata alla ricerca, uomo di fede, ma capace di coniugarla perfettamente al rigore dello studioso. Non è un caso che si occupasse di iconografia, la materia che più di ogni altra dà vita alle immagini, che rende chiari i gesti, gli intenti e i simboli della storia e degli uomini. La sua era una profonda e contagiosa  umanità,  ravvisabile in ogni parola e in ogni suo sguardo, con il sorriso e gli occhi sempre luminosi, che trasmettevano  passione sconfinata e  grande amore per il suo lavoro,  caratteristiche che non sfuggivano ai suoi allievi e a tutte le persone che lo incontravano”.

Università Roma Tre. Il direttore del Dipartimento di Studi umanistici, le colleghe e i colleghi, il personale tecnico e amministrativo comunicano con grande dolore e profonda partecipazione che questa notte è venuto a mancare prematuramente Fabrizio Bisconti, professore ordinario di Archeologia Cristiana dell’Università Roma Tre, soprintendente delle Catacombe d’Italia presso la Pontificia Commissione di Archeologia Sacra, Magister della Pontificia Accademia Cultorum Martyrum, socio effettivo della Pontificia Accademia Romana di Archeologia, socio corrispondente dell’Istituto Archeologico Germanico e membro del Comitato Promotore Permanente del Congresso Internazionale di Archeologia Cristiana. Il dipartimento tutto si stringe alla famiglia di Fabrizio, illustre studioso, appassionato insegnante, affettuoso amico.

La copertina del libro “Primi cristiani. Le storie, i monumenti, le figure” di Fabrizio Bisconti

Un ricercatore senza confini. “Sono oltre duecento le sue pubblicazioni, tra monografie e articoli”, scrive ancora Morciano. “Direttore della Collana Ricerche di Archeologia e Antichità Cristiane per la Tau Editrice, aveva anche la capacità di saper tradurre il linguaggio scientifico e tecnico in una divulgazione al contempo rigorosa e chiara. Ha collaborato per molti anni con “L’Osservatore Romano” e una parte degli articoli sono stati raccolti e pubblicati nel volume Primi Cristiani. Le storie, i monumenti, le figure dalla Libreria Editrice Vaticana (2013).  L’ambito di ricerca è stato soprattutto quello delle pitture delle catacombe romane. Il chiuso degli ipogei era disvelato e ci parlava di cieli stellati e di ambienti paradisiaci, di colori e di speranza. L’arte dei primi cristiani è “arte della gioia e della luce” raccontava.  Ha promosso, diretto e coordinato campagne di scavo e di restauro di numerose unità pittoriche conservate nelle catacombe romane, ricorrendo a tecniche innovative, prima fra tutte l’ablazione laser, sperimentata fin dal 2008 nella catacomba di Santa Tecla.  Proprio in questo periodo partecipava alle grandi celebrazioni dedicate al bicentenario dalla nascita di Giovanni Battista de Rossi”. 

Roma. All’Accademia nazionale dei Lincei incontro, in presenza e on line, con Barbara Davidde, soprintendente nazionale per il Patrimonio culturale subacqueo, su “Il relitto alto-arcaico del Canale di Otranto nel quadro dei traffici mediterranei”

Un vaso recuperato dal carico del relitto di Otranto a 780 metri di profondità, e ora in restauro nel Laboratorio della soprintendenza nazionale del Patrimonio naturale subacqueo (foto MIC)

roma_accademia-nazionale-dei-lincei_logoLa soprintendenza nazionale per il Patrimonio culturale subacqueo ha avviato nel 2021 l’analisi, lo studio e il restauro di parte del carico di un relitto individuato nel 2018-2019 alla profondità di 780 metri, e a 22 miglia dalla costa nel Canale di Otranto, durante le operazioni di archeologia preventiva, preliminari alla realizzazione del gasdotto del TAP (Trans Adriatic Pipeline) (vedi Relitto del Canale di Otranto a 780 metri di profondità: i primi reperti studiati confermano che è un ritrovamento unico, che racconta le fasi più antiche del commercio mediterraneo agli albori della Magna Grecia. Franceschini: più fondi all’archeologia subacquea e si recuperi tutto il carico naufragato | archeologiavocidalpassato). Giovedì 10 marzo 2022, alle 15, l’Accademia nazionale dei Lincei, nella sede di via Longara a Roma, dedica un approfondimento a “Il relitto alto-arcaico del Canale di Otranto nel quadro dei traffici mediterranei”, in presenza (prenotazione obbligatoria, è necessario inscriversi: MODULO ISCRIZIONE) e in streaming (sul canale dei Lincei: https://www.lincei.it/it/live-streaming). Dopo i saluti del linceo Roberto Antonelli, presidente dell’Accademia nazionale dei Lincei, Barbara Davidde soprintendente nazionale per il Patrimonio culturale subacqueo parlerà della scoperta del relitto e del patrimonio archeologico subacqueo. A seguire, introdotti e coordinati dal linceo Eugenio La Rocca dell’università La Sapienza di Roma, interverranno i lincei Francesco D’Andria (università del Salento) su “Documenti del commercio arcaico sulle due sponde del Canale di Otranto”, e Michel Gras (Centre National de la Recherche Scientifique – CNRS) su “I relitti di età arcaica tra archeologia e storia”.

Una fase della pulizia di un vaso recuperato dal Relitto alto-arcaico del Canale di Otranto (foto patrimonio subacqueo)

Il relitto di Otranto. L’area del naufragio è caratterizzata dalla presenza di circa 240 manufatti ceramici di provenienza corinzia, cronologicamente riferibili all’età alto-arcaica. Lo studio di una parte di questi materiali (tre anfore corinzie di tipo A, 4 hydriai, tre oinochoai trilobate, una brocca di impasto grossolano, forma comune a Corinto e un pithos frammentario che conservava al suo interno circa 36 skyphoi perfettamente impilati) e dei resti organici (numerosi noccioli di olive sono stati individuati nelle anfore corinzie di tipo A) sta offrendo interessanti dati che contribuiranno a migliorare, e probabilmente a ridisegnare, le conoscenze sui traffici marittimi in Adriatico nei primi decenni del VII sec. a.C. L’intervento, che ha richiesto l’impiego di tecnologie solitamente utilizzate nell’ambito dei lavori della pratica subacquea industriale del comparto “oil & gas”, illustrerà le tecnologie utilizzate per la documentazione del sito archeologico e per il recupero di una piccola porzione del carico, e presenterà i risultati preliminari dello studio e delle analisi dei reperti recuperati, ora in corso di restauro nel Laboratorio della soprintendenza nazionale. Vista l’importanza del rinvenimento, la stessa soprintendenza ha progettato il recupero dell’intero carico e sta valutando le possibilità di finanziamento.

Archeologia in lutto. Febbraio si porta via due grandi archeologi: Marcello Piperno, innovatore degli studi preistorici, e Dario Palermo, esperto di archeologia siciliana ed egeo-cretese. Il ricordo di colleghi e amici

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L’archeologo Dario Palermo

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L’archeologo Marcello Piperno

Doppio lutto nel mondo dell’archeologia, non solo italiana, che perde, nel giro di due settimane di febbraio, Marcello Piperno e Dario Palermo. Il primo, grande studioso del Paleolitico, è scomparso il 14 febbraio 2022. Piperno, prima funzionario archeologo, poi docente a Napoli alla “Federico II” e infine a Roma alla “Sapienza”, è stato un grande innovatore degli studi preistorici, ha operando in varie località in Italia e all’estero, preoccupandosi sempre di coniugare la ricerca alla musealizzazione e alla valorizzazione dei resti archeologici. Il secondo ci ha lasciato il 26 febbraio 2022. Dario Palermo, docente di archeologia classica prima all’università di Torino e poi a Catania, ha condotto numerose ricerche in varie località della Sicilia e a Creta, a Priniàs, nella città arcaica della Patela. Corale e unanime il profondo cordoglio espresso “alle famiglie, agli allievi e agli amici e all’intera comunità archeologica” dalla Federazione delle Consulte Universitarie di Archeologia, come ricorda sul suo sito l’archeologo Giuliano Volpe dell’università di Bari.

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L’archeologo Marcello Piperno impegnato negli scavi nell’area di Melka Kunture, in Etiopia, ricca di siti preistorici

Lunedì 14 febbraio 2022, dopo una lunga malattia, è morto, all’età di 76 anni, Marcello Piperno. Lo ha annunciato sul proprio sito l’Istituto italiano di Preistoria e protostoria, ripercorrendo i suoi importanti risultati raggiunti in anni di ricerche. “Studioso del Paleolitico di fama internazionale – scrive l’Iipp -, “Piperno è ben noto soprattutto per gli scavi effettuati in Etiopia, nell’area di Melka Kunture, ricca di siti olduvaiani e acheuleani in collaborazione con Jean Chavaillon dal 1999 al 2010; in questa località, inoltre, ha creato anche un Museo. Un altro importante scavo diretto da Piperno è quello del giacimento del Paleolitico inferiore di Notarchirico (Venosa), altro sito in seguito musealizzato; nel Lazio va ricordata la ricerca negli anni Ottanta del Novecento alla Grotta Guattari (San Felice Circeo, LT), in cui effettuando un calco della paleosuperficie e analizzando la tafonomia del deposito si poté capire per la prima volta l’influenza delle iene come agenti della formazione dello stesso. Va anche ricordata la sua partecipazione all’équipe che lavorò sull’importante scoperta dell’Uomo di Altamura e gli scavi della grotta di San Sebastiano (Mondragone, CE), sito ascrivibile a un orizzonte (l’aurignaziano) fino ad allora poco conosciuto in Campania. A Piperno si devono anche le ricerche effettuate negli anni Novanta del secolo scorso nel Vallo di Diano per poterne ricostruire il popolamento in età pre e protostorica. Nel Medio Oriente – continua lo scritto dell’IIpp – va ricordata la sua lunga collaborazione con Maurizio Tosi che lo portò a scavare e in seguito a pubblicare, assieme a Sandro Salvatori, la necropoli di Shahr-i-Shokta, del III millennio a.C. Dopo lunghi anni in cui lavorò come Ispettore all’allora soprintendenza speciale per la Preistoria e l’Etnografia, nel 1992 divenne professore associato di Paletnologia all’università “Federico II” di Napoli; in seguito fu professore ordinario della stessa materia all’università “La Sapienza” di Roma. Autore di numerose pubblicazioni e organizzatore di importanti convegni internazionali – conclude l’Iipp -, va anche ricordato il costante impegno nella divulgazione di alto profilo; come esempio può essere citata l’edizione italiana del Dizionario di Preistoria di A. Leroi Gourhan da lui curata agli inizi degli anni
Novanta. Esponente della generazione che innovò l’archeologia italiana, soprattutto nei metodi di lavoro sul campo, Marcello Piperno lascia un vuoto che sarà difficile colmare”.

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L’archeologo Marcello Piperno durante la direzione degli scavi nella Grotta di Roccia San Sebastiano a Mondragone (Ce)

La città di Mondragone (Ce) piange il professore Marcello Piperno, 76 anni, uno dei più importanti archeologi preistorici italiani. A Mondragone è stato componente del Comitato Scientifico del museo civico “Biagio Greco”, responsabile della sala preistorica, ed era, da più di vent’anni, direttore della campagna di scavo archeologico relativa appunto alla preistoria, che ha messo in luce la Grotta di Roccia San Sebastiano ed ha attestato la presenza dell’uomo di Neanderthal sul territorio mondragonese. “Salutiamo l’impegno garbato di Marcello Piperno sul nostro territorio”, scrive l’ex sindaco di Mondragone, Giovanni Schiappa, “e lo ringraziamo per aver onorato la nostra terra con i suoi appassionati studi, le sue indagini scrupolose, le meticolose ricerche e le brillanti campagne di scavo. Mancherà a Mondragone ed alla nostra voglia di riprendere il filo della storia. Ciao Prof”. E il centro culturale ‘Palazzo Tarcagnota’ di Mondragone: “Nessuno di noi poteva mai immaginare, che lungo la via per la Grotta di Roccia San Sebastiano, mentre eravamo alla ricerca dell’uomo della Preistoria, avremmo incontrato la Morte. Nessuno di noi avrebbe mai immaginato che questo giorno sarebbe arrivato così all’improvviso e che saremmo stati qui a ricordare insieme Marcello Piperno, il suo coraggio, la sua determinazione. Il Comune di Mondragone, il museo civico Archeologico “B. Greco” hanno perso un grande archeologo, il prof. Marcello Piperno, ma di più hanno perso un amico, un magnifico punto di riferimento di umanità ancor prima che di professionalità e rappresentatività. Marcello Piperno era un uomo straordinario, disponibile, accorto, semplice e per queste sue grandissime qualità umane era possibile apprezzarne e sentire il prezioso valore della sua vicinanza e della sua presenza. Ci mancherà il suo sorriso, la sua profonda umanità, la sua ironia. Sul piano professionale, nel campo della ricerca archeologica, ci mancherà invece, la sua azione, le sue parole, i suoi scritti, il suo insegnamento. Mondragone perde una figura monumentale, un cultore sincero della nostra Storia, che ha voluto generosamente donare la sua opera di studioso al nostro Museo, allestendo e sistemando una delle collezioni di reperti preistorici più importante in Europa. L’amministrazione comunale, il sindaco Virgilio Pacifico, il direttore del museo Archeologico Luigi Crimaco e Marianna Musella, responsabile del Laboratorio di Restauro, unitamente a Carmine Collina, Gustavo Riccio, Francesca Sogliani e a tutto il personale scientifico del Museo, con grande e sincero dispiacere, e nella speranza che dall’esperienza del dolore possa generarsi un insegnamento positivo vogliono ricordare e ringraziare il professor Marcello Piperno per la sua opera e per la sua amicizia”.

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L’archeologo Dario Palermo durante il suo intervento al convegno internazionale di studi “Percorsi di archeologia nella Sicilia occidentale. Sebastiano Tusa in memoriam (1952-2019)” tenutosi a Palermo ai primi di novembre 2021

Sabato 26 febbraio 2022, all’età di 71 anni, si è spento il professore Dario Palermo, ordinario di Archeologia Classica (già di Antichità Egee) dell’ateneo catanese. Durante la sua brillante carriera accademica ha ricoperto molti incarichi di prestigio, tra tutti direttore di Dipartimento, senatore accademico e direttore della Scuola di Specializzazione in Beni Archeologici dal 2017 al 2020. Profondo conoscitore delle antichità egee e della civiltà cretese, era stato allievo del noto archeologo prof. Vincenzo La Rosa, di cui ha seguito le tracce nell’isola di Creta, dove ha scavato nel sito di Priniàs a partire dal 1974 e condotto la missione Archeologica Italiana sin dal 2006. In Sicilia le sue maggiori scoperte sono legate al mondo egeo e pre-greco in Occidente, nella montagna di Polizzello (CL), a Sant’Angelo Muxaro (AG), a Torricella di Ramacca (CT). Ha effettuato scavi inoltre nelle colonie greche di Leontinoi (SR) e Casmene (SR), e a Caltabellotta in Sicilia (AG). Nato a Meina (No) il 15 ottobre 1950. Laureato in Lettere classiche all’università di Catania, ha conseguito il diploma della Scuola di Perfezionamento in Archeologia classica della stessa università.

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L’archeologo Dario Palermo, esperto di archeologia siciliana ed egeo-cretese

Sit tibi terra levis” scrive la Scuola archeologica italiana di Atene in memoria di Dario Palermo, di cui è stato direttore della Missione Archeologica Italiana a Priniàs (Creta) dal 2006 al 2020. E l’archeologo Massimo Cultraro, dirigente di ricerca al Consiglio nazionale delle Ricerche e docente di Preistoria e Archeologia egea all’università di Palermo, formatosi alla Scuola archeologica italiana di Atene: “L’archeologia siciliana ed egeo-cretese perde Dario Palermo, un vero galantuomo di altri tempi, un docente di eccezionali doti comunicative, raffinato esploratore del passato, uomo mite che si è sempre distinto tra i rumorosi clamori di una disciplina spesso troppo urlata. Io perdo più semplicemente un amico, kalo taxidi file mou”. Un ricordo infine anche dalla Scuola di specializzazione in beni archeologici dell’università di Catania, di cui il prof. Palermo diresse la Scuola dal 2017 al 2020: “Il Direttore e il Consiglio scientifico della Scuola di Specializzazione in beni archeologici si stringono attorno alla famiglia per la scomparsa prematura del prof. Dario Palermo, archeologo raffinato e serio, profondo conoscitore della storia e dell’archeologia delle due isole in cui lavorò tanto, Sicilia e Creta”.

Pyrgi. Al via vasto progetto della soprintendenza dell’Etruria meridionale per la valorizzazione, la fruizione e la conservazione del patrimonio culturale, paesaggistico e naturalistico della zona del Santuario integrata con la Riserva Naturale di Macchiatonda e il Castello di Santa Severa

L’area archeologica di Pyrgi è al centro di un articolato progetto di valorizzazione della soprintendenza (foto sabap vt)

“Nell’area di Pyrgi è in atto un vasto programma di progettualità di tutela e valorizzazione, sia attraverso lo strumento vincolistico, sia con il recupero della zona del Santuario”, spiega l’archeologa Rossella Zaccagnini della soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio della provincia di Viterbo e per l’Etruria meridionale, annunciando un progetto, basato su una azione studiata ad hoc sulle sue specificità.

Percorsi tra terra e mare nell’area di Pyrgi (foto sabap vt)
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Una veduta aerea dell’area sacra di Pyrgi a un passo dal mare

“Quello di Pyrgi, ricordano gli archeologi della Sabap Viterbo, fu uno dei santuari più importanti del Mediterraneo, frequentato anche da Fenici e Greci; con due aree sacre di circa 12mila mq, che accoglievano riti diversi. Fu il grande porto della metropoli etrusca di Caere-Cerveteri con la quale era collegata da un’arteria lunga ben 13 chilometri, da cui partiva il controllo delle rotte del mar Tirreno. Proprio in quanto porto, Pyrgi è stato crocevia di popolazioni, dal carattere multietnico, frequentato da Etruschi, Greci e Fenici. Noto anche grazie a preziose attestazioni letterarie, il sito era ricordato per la sua vocazione “marinara”, il suo santuario, la ricchezza dei suoi tesori e per le pratiche religiose che vi si svolgevano”.

Le lamine auree di Pyrgi con un testo bilingue: etrusco e fenicio (foto sabap vt)
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Ipotesi di ricostruzione dell’area santuariale di Pyrgi con i templi A e B (foto sabap vt)

Le tre lamine d’oro con iscrizione bilingue in etrusco e fenicio sono ad oggi probabilmente il più famoso ritrovamento effettuato a Pyrgi: “Documento eccezionale – sottolinea Zaccagnini – sui rapporti tra Etruschi e Cartaginesi, sull’egemonia di Caere nel Mediterraneo e su Pyrgi quale avamposto strategico”. Trovate nel 1964 durante una delle prime campagne di scavo della “Sapienza” Università di Roma, il loro rinvenimento ha portato lo scavo di Pyrgi ad essere annoverato tra i “Grandi Scavi” del prestigioso ateneo romano, consentendo di riconsegnare alla storia l’area santuariale con i due templi monumentali (noti come A e B, dedicati a Leucothea e ad Uni), il santuario meridionale, con i suoi altari e sacelli dedicati a culti misterici di tipo greco, ed il quartiere pubblico-cerimoniale, che con i suoi edifici ci offre uno spaccato di vita quotidiana. Gli scavi si susseguono ininterrottamente dal 1957, con intere generazioni di archeologi che hanno qui operato negli anni, ma il sito è talmente ricco che la sua conoscenza non è stata ancora esaurita.

Il castello di Santa Severa che insiste sull’antico castrum romano di Pyrgi

L’obiettivo della Soprintendenza per il futuro è non solo quello di preservare un bene archeologico di indubbio valore, ma anche quello di integrare tale conoscenza con il contesto ambientale, paesaggistico e monumentale circostante, mantenutosi miracolosamente quasi intatto con la Riserva Naturale di Macchiatonda e il Castello di Santa Severa, tanto da essere stato dichiarato nel 2017 Monumento Naturale dalla Regione Lazio. Vasto 60 ettari, è ancora conservato: un ecosistema ricco di biodiversità da salvaguardare, habitat ideale per molte specie. “Un mix di naturalità, antropizzazione, monumentalità, paesaggio. Con scelte condivise occorre non solo studiarne meglio la morfologia, ma preservare, con il drenaggio delle acque in eccesso, l’assetto sia archeologico delle evidenze, che naturale, animale e vegetale”.

Rendering dei percorsi di visita dell’area di Pyrgi (foto sabap vt)

La grande azione di tutela e valorizzazione avviata a Pyrgi dalla soprintendenza prevede l’imposizione di vincoli, per evitarne la cementificazione, e un moderno progetto di fruizione della zona del Santuario, che vede in campo professionisti esperti di ingegneria naturalistica che progettino modalità concrete di conservazione, fruizione e accessibilità. “Sono in studio percorsi di visita”, continua l’archeologa Rossella Zaccagnini, “che si integrino in un ambiente tanto delicato a partire da un centro visite dotato delle più moderne tecnologie, una nuova esposizione dei reperti all’interno della Manica Lunga del Castello di Santa Severa e la rifunzionalizzazione dei depositi del materiale archeologico, che comprendono una attrezzata sala studio e il laboratorio di restauro. L’intento – conclude Zaccagnini – è rendere Pyrgi un luogo simbolo di rinascita e fulcro e architrave di civiltà, incentivandone la valorizzazione, la fruizione e la conservazione del patrimonio culturale, paesaggistico e naturalistico”.

Roma. Per il ciclo “Dialoghi in Curia” del parco archeologico del Colosseo incontro in presenza e on line con Maria Teresa D’Alessio su “I nuovi scavi di Sapienza Università di Roma alla pendice nord-orientale del Palatino: primi risultati e prospettive future”, un’occasione per fare il punto sullo stato della ricerca

Nuovo appuntamento promosso dal parco archeologico del Colosseo per il ciclo “Dialoghi in Curia”. Giovedì 17 febbraio 2022, alle 16.30, in presenza e on line, incontro su “I nuovi scavi di Sapienza Università di Roma alla pendice nord-orientale del Palatino: primi risultati e prospettive future” con la prof.ssa Maria Teresa D’Alessio dell’università La Sapienza di Roma per fare il punto sullo stato della ricerca e per comunicare nuove e importanti acquisizioni derivanti dalle indagini più recenti. Introduce Alfonsina Russo, direttore del parco archeologico del Colosseo. Prenotazione obbligatoria fino ad esaurimento posti via eventbrite https://www.eventbrite.it/e/242892918257. Ingresso da largo della Salara Vecchia, 5. All’ingresso del PArCo sarà richiesto di esibire, oltre all’invito, il Super Green Pass e di indossare la mascherina. L’incontro sarà trasmesso in diretta streaming dalla Curia Iulia sulla pagina Facebook del PArCo: https://www.facebook.com/parcocolosseo. L’area, in concessione al Dipartimento di Scienze delle Antichità di Sapienza Università di Roma dal 2001, sotto la direzione della prof.ssa Clementina Panella e dal 2017 della prof.ssa Maria Teresa D’Alessio, è stata identificata con il santuario delle Curiae Veteres, luogo di culto di origini romulee che manterrà per tutta la storia della città un ruolo importante.