Pompei. Nell’Insula dei Casti Amanti, aperta al pubblico per visite dall’alto su passerelle sopraelevate, scoperti disegni di gladiatori realizzati da bambini prima dell’eruzione del Vesuvio. Zuchtriegel: “Ciò ci fa riflettere sull’esposizione a forme estreme di violenza, anche di bambini piccoli”

Casa del Cenacolo colonnato a Pompei: Alberto Angela mostra i disegni a carboncino realizzatid a bambini (foto parco archeologico pompei)

L’insula dei Casti Amanti a Pompei con le passerelle per una veduta dall’alto (foto parco archeologico pompei)
Il segno a carboncino è semplice, la resa delle persone è semplice, stilizzata, infantile, opera certamente di bambini, ma è il soggetto che apre a riflessioni: quei disegni rappresentano gladiatori e cacciatori: dipinti da bambini piccoli con il carboncino sui muri di un cortile di servizio, nella Casa del Cenacolo colonnato su via dell’Abbondanza a Pompei. La scoperta, illustrata in anteprima nello Speciale “Meraviglie” di Alberto Angela andato in onda su Rai1 (vedi https://archeologiavocidalpassato.com/2024/05/25/pompei-su-rai-1-speciale-di-meraviglie-su-pompei-le-nuove-scoperte-alberto-angela-accompagna-i-telespettatori-alla-scoperta-degli-ultimi-affascinanti-ritrovament/), è avvenuta nell’insula dei Casti Amanti nell’ambito di un progetto di restauro, scavo e accessibilità e che da oggi, 28 maggio 2024 è visitabile “dall’alto” grazie a un sistema di passerelle sospese (vedi https://archeologiavocidalpassato.com/2024/05/27/pompei-apre-al-pubblico-linsula-dei-casti-amanti-dal-28-maggio-un-percorso-sopraelevato-consentira-una-visione-inedita-dallalto-delle-strutture-e-del-cantiere-di-scavo-e-restauro/): qui il parco archeologico di Pompei è impegnato in un progetto di ricerca interdisciplinare per valorizzare i tanti dati nuovi.

Casa del Cenacolo colonnato a Pompei: disegni a carboncino realizzatid a bambini. Si vede una mano e un gladiatore (foto parco archeologico pompei)
Questi disegni aiutano a capire meglio l’infanzia ai tempi degli antichi romani: l’esposizione a forme estreme di violenza, anche di bambini piccoli (si stima tra 5 e 7 anni), non sembra essere un problema solo dei giorni nostri, tra videogiochi e social media – con la differenza che nell’antichità il sangue sparso nell’arena era vero e che pochi ci vedevano un “problema”, con tutte le possibili ricadute sullo sviluppo psico-mentale dei bambini pompeiani.

Casa del Cenacolo colonnato a Pompei: disegni a carboncino realizzatid a bambini. Si vedono gladiatori, cinghiali e rapace (foto parco archeologico pompei)
Come scrivono gli autori di un testo pubblicato oggi sull’E-Journal degli Scavi di Pompei https://pompeiisites.org/e-journal-degli-scavi-di-pompei/, “Pompei ci offre la possibilità non solo di studiare le espressioni complesse di una civiltà antica, ma anche di entrare nei meccanismi di formazione e autoriproduzione che di generazione in generazione l’hanno tramandata e tramutata. È quasi come se potessimo gettare uno sguardo sull’inconscio dell’impero, sulla sua subcultura sommersa di cui parlano ancora le migliaia di graffiti e disegni a carboncino sui muri della città antica. A volte sono i più piccoli ad averci lasciato una traccia del loro percorso di formazione culturale e sentimentale. È questo il caso del cortile della Casa del Secondo Cenacolo Colonnato, dove nell’ambito di nuovi scavi finalizzati a una migliore fruizione e conservazione delle strutture emerse durante precedenti campagne di scavo (la facciata è stata scavata nel 1912, la parte retrostante tra il 1982 e il 2005), è stato possibile documentare una serie di disegni a carboncino sui muri di quello che doveva essere un cantiere in piena attività al momento dell’eruzione, con diversi ponteggi montati e pareti ancora da intonacare. Nonostante la sontuosa facciata dell’abitazione su Via dell’Abbondanza, il contesto sociale che si percepisce all’interno degli ambienti della casa è tutt’altro che agiato; anzi, si respira un’atmosfera di precarietà, in cui possiamo immaginare i bambini abbandonati a se stessi per intere giornate, mentre i genitori badavano ai loro affari. Non è certo il contesto in cui possiamo immaginare la presenza di schiavi pedagoghi o balie come nei palazzi dei ricchi, per esempio nell’antica domus di Giulio Polibio situata poco oltre”.
“Sembra lecito ipotizzare, sulla base della testimonianza letteraria”, scrive il direttore Gabriel Zuchtriegel, “che la presenza di bambini durante questi spettacoli fosse usuale. I disegni dalla Casa del Cenacolo Colonnato confermano questa ipotesi: quello che vediamo è una testimonianza diretta dell’incontro tra un’anima ancora infantile, molto ricettiva e piena di fantasia, e il crudele passatempo dell’epoca, che oltre a giochi gladiatori e cacce con gli animali, prevedeva anche la messa in scena di esecuzioni di criminali e schiavi, presumibilmente nell’intervallo (ludi meridiani) tra la venatio matutina e i ludi gladiatori del pomeriggio. Come accadeva ancora fino all’Ottocento anche in molti Paesi europei, a nessuno all’epoca sarebbe venuto in mente di impedire ai più piccoli l’accesso ai giochi e alle esecuzioni pubbliche, che dovevano servire anche da insegnamento di corretto comportamento sociale, in una società nella quale l’azione penale era cronicamente carente, a cominciare dalla mancanza di funzioni assimilabili a quelle del pubblico ministero e della polizia giudiziaria di oggi. L’impressione è, tuttavia, che in molti casi prevaleva il divertimento su ragionamenti di questo genere; tanto è vero che a partire dal II sec. d.C. pare che si sia sviluppato un vero e proprio ‘mercato’ di condannati a morte, i quali venivano comprati dai lanisti per essere inseriti negli spettacoli. Resta da chiedersi se, nel ricostruire la cultura classica nelle sue infinte sfaccettature, non bisognerebbe tenere maggiormente conto della precoce esposizione a forme estreme di violenza che emerge dal dossier archeologico, epigrafico e letterario. Diversi studi recenti hanno evidenziato un legame tra una precoce esposizione a immagini e film violenti e alti livelli di aggressività in età adolescenziale e adulta. Forse un giorno – conclude Zuchtriegel – saremo in grado di comprendere quanto questi fenomeni abbiano impattato sulla società romana di duemila anni fa. Anche per questo si auspica che il dialogo tra antichistica e psicologia riprenda con nuova linfa, sperando che il presente contributo possa essere un piccolo spunto di lavoro in tal senso”.

Casa dei Pittori al lavoro a Pompei: quadretto singolare con la rappresentazione di un piccolo bambino incappucciato e mantello di viaggiatore (foto parco archeologico pompei)
Oltre ai disegni dei bambini, per il cui studio il Parco ha avviato una collaborazione con il dipartimento di Neuropsichiatria infantile dell’università “Federico II” a Napoli, sono stati documentati i resti di due vittime, una donna e un uomo, morti nei lapilli del Vesuvio davanti al portone chiuso della Casa dei Pittori al lavoro (chiamata così in virtù del fatto che si stava ridipingendo al momento dell’eruzione); all’interno della casa, è venuto alla luce un piccolo cubicolo (“camera da letto”), allestito come studiolo in prossimità del tablinum (sala di ricevimento) della casa. Tra le scene mitologiche un quadretto singolare, senza confronti del repertorio vesuviano, con la rappresentazione di un piccolo bambino incappucciato, forse un figlio deceduto dei proprietari.
Da oggi 28 maggio 2024 – come si diceva – è possibile accedere al cantiere tutti i giorni dalle 10.30 alle 18, attraverso un percorso che, interamente “accessibile”, va ad implementare l’itinerario senza barriere architettoniche “Pompei per Tutti”, e include un elevatore per il raggiungimento delle passerelle sospese anche ai diversamente abili. Il percorso dall’alto consentirà una visione innovativa e globale dell’intera insula, nonché dell’architettura delle case romane con l’alternarsi di ambienti vari adibiti ad usi diversi, dal produttivo al commerciale all’abitativo, oltre che dell’attività di cantiere in atto, nell’ottica di una rinnovata e migliore fruizione al pubblico. L’ingresso, da via dell’Abbondanza, sarà contingentato allo scopo di garantire un’ottimale accessibilità e fruizione in sicurezza del percorso, anche in considerazione delle attività in essere al livello archeologico.
“Periodicamente e sempre di più, Pompei ci rivela nuove scoperte meravigliose e si conferma uno straordinario scrigno di tesori”, dichiara il ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano. “Ecco perché noi in legge di bilancio abbiamo espressamente rifinanziato gli scavi a Pompei, dove adesso sono attivi tantissimi cantieri, che giorno dopo giorno portano all’attenzione generale nuove meraviglie. Dopo la conclusione del Grande Progetto Pompei noi vogliamo dare un assetto organico, un assetto stabile a questo meraviglioso sito che ogni giorno fa registrare decine di migliaia di visitatori”.

Il percorso sopraelevato nell’Insula dei Casti Amanti a Pompei è inserita nell’itinerario senza barriere architettoniche “Pompei per Tutti” (foto parco archeologico pompei)
“Con l’itinerario di visita facilitato Pompei per tutti, avviato nel 2016 e da allora oggetto di progressive implementazioni e sviluppi, nonché con le nuove campagne di scavo che negli ultimi anni hanno regalato al mondo incredibili sorprese, è stato inaugurato un nuovo approccio, inclusivo e coinvolgente, alla valorizzazione del sito”, aggiunge il direttore generale dei Musei, Massimo Osanna. “L’apertura di oggi, traguardo di un cantiere complesso e importante, avviato in seno al Grande Progetto Pompei, appare in questo senso assai significativa. Offre infatti il valore aggiunto dell’accessibilità e della piena inclusione di tutti i visitatori, anche rispetto a tutte quelle attività dietro le quinte, quali gli interventi di scavo e restauro propri di un cantiere, che sono rese visibili a tutti senza barriere”.
Ercolano. Nella Sede degli Augustali partito il cantiere spettacolo nella cd. Stanza del Custode: progetto complessivo (finanziato con l’Art Bonus) per lo studio, la conservazione, il restauro e la valorizzazione dell’intero contesto con l’obiettivo di approfondirne la conoscenza e di riallestire la stanza in modo tale da renderla fruibile da parte dei visitatori

Stanza del custode nella sede egli Augustali a Ercolano: avviato il progetto di restauro (foto paerco)
Fu uno dei primi scheletri scoperti da Amedeo Maiuri nella cosiddetta Stanza del Custode della Sede degli Augustali a Ercolano. È lì che il parco archeologico di Ercolano ha fatto partire in questi giorni il cantiere spettacolo che contempla documentazione, scavo, manutenzione e restauro. Da qualche anno il team del Parco aveva ripreso, sempre in affiancamento con i professionisti dell’Herculaneum Conservation Project, gli studi e le ricerche su questo straordinario ritrovamento.

I resti del corpo carbonizzato del custode degli Augustali a Ercolano con la posizione dei resti analizzati dal team di Petrone (foto Petrone / Plos One)
In tale contesto una prima ricognizione sui resti scheletrici condotta da un’équipe capitanata da Pier Paolo Petrone dell’università “Federico II” di Napoli identificò in corrispondenza della testa del custode resti cristallizzati che secondo gli studiosi del team federiciano si identificano come tessuto cerebrale (vedi Nuova straordinaria scoperta scientifica ad Ercolano del team di Petrone: individuati i neuroni nel cervello vetrificato dello scheletro carbonizzato del custode del Collegio degli Augustali trovato da Maiuri. La ricerca multidisciplinare utile anche per la valutazione del rischio vulcanico | archeologiavocidalpassato). Il Parco ha ora lanciato un progetto complessivo per lo studio, la conservazione, il restauro e la valorizzazione dell’intero contesto della stanza del Custode, con l’obiettivo di approfondirne la conoscenza e di riallestire la stanza in modo tale da renderla fruibile da parte dei visitatori.

Sede degli Augustali a Ercolano: la cameretta del custode (foto graziano tavan)

Il letto carbonizzato con il corpo del Custode scoperto da Maiuri ad Ercolano nel 1961 (foto Petrone)
Indagata già in epoca borbonica nella primavera del 1740, la Sede degli Augustali fu completamente liberata dal deposito piroclastico nella lunga stagione di scavo a cielo aperto intrapresa da Amedeo Maiuri a partire dal 1927. Nel 1961 un uomo di circa 20 anni, probabilmente il custode dell’edificio, fu trovato disteso su un letto di legno, sepolto dal fango vulcanico. Lo scavo del letto rimase volontariamente incompiuto per consentire al pubblico una prospettiva di visita immersiva, in aderenza all’idea di Maiuri di Città Museo con la possibilità di tramandare ai posteri ulteriori scoperte, con la lungimirante visione del progresso in ambito archeologico. All’epoca erano davvero pochissimi i ritrovamenti di scheletri di vittime dell’eruzione (solo negli anni 80 del secolo scorso vennero in luce i 340 scheletri sull’antica spiaggia) e la scoperta fu messa in evidenza musealizzando il letto con il suo tragico carico di informazioni sugli ultimi istanti della città in una teca in corrispondenza dell’esatto luogo di rinvenimento. Nei decenni successivi le condizioni di esposizione, così come quelle di conservazione, si degradarono al punto da dovere chiudere al pubblico questo ambiente posto in uno degli edifici più visitati del sito.

La sede degli Augustali a Ercolano (foto paerco)

Il prof. Pier Paolo Petrone e il direttore Francesco Sirano nella stanza del custode delal sede degli Augustali a Ercolano (foto paerco)
“Questo progetto mi sta particolarmente a cuore”, dichiara il direttore Francesco Sirano, “per molti motivi: l’eccezionalità del ritrovamento e le prospettive scientifiche dischiuse dai resti cristallizzati presenti in corrispondenza della testa della vittima, il contesto archeologico dove avvenne il ritrovamento, che è uno dei più importanti edifici pubblici di Ercolano antica, la straordinaria convergenza di una progettualità internazionale, pubblica e privata. Vorrei ricordare qui Peter Smith, sfortunatamente da poco scomparso. Mi piace pensare che Peter, che era venuto più volte ad Ercolano e con il quale avevamo discusso e condiviso tanti punti dell’iniziativa, si fosse avvicinato al sito archeologico ispirandosi al grande e visionario esempio di David Packard che con il Packard Humanities Institute da 22 anni ha messo in campo ad Ercolano un’attività di rafforzamento, programmazione e potenziamento delle capacità di gestione su breve e lungo termine riconosciuta come best practice a livello mondiale. Ma questa occasione conferma anche la validità delle iniziative ministeriali, come l’Art Bonus, rivolte alle erogazioni liberali da parte di tutti i cittadini che possono diventare, secondo le disponibilità di ciascuno, mecenati dell’arte e della cultura”.

Una fase dei restauri della stanza del custode nella sede degli Augustali a Ercolano (foto paerco)
Il team del Parco ha messo a punto, in collaborazione con gli archeologi dell’Herculaneum Conservation Project, un intervento multidisciplinare al quale hanno aderito anche le università di Bordeaux e Limonges con la partecipazione di Henry Duday, direttore emerito della Ricerca al CNRS. Lo scavo si baserà su standard di documentazione altissimi e tali da supportare l’ambizione di potere riprodurre con stampa 3D i resti scheletrici ricollocandoli, al termine della campagna di restauro e messa in sicurezza delle strutture e degli apparati decorativi, nella posizione originaria per la visione da parte del pubblico.

Interventi di restauro nella sede degli Augustali a Ercolano (foto paerco)
Ercolano conferma la sua vocazione ad essere un vero e proprio laboratorio a cielo aperto e tutti i visitatori del Parco potranno assistere alle attività di cantiere e vedere il lavoro degli archeologi e restauratori in diretta su uno schermo visibile dall’esterno della stanza del Custode. Il progetto presentato sul portale Art bonus del MiC è stato sostenuto da una cospicua donazione di un membro della Friends of Herculaneum Society di Cambridge e cofinanziato dal ministero della Cultura.

Rilievi tecnici nella sede degli Augustali a Ercolano (foto paerco)
Il progetto prevede anche la manutenzione straordinaria degli elementi strutturali e degli apparati decorativi della stanza. Per facilitare le operazioni è previsto l’allestimento di un laboratorio da campo all’interno della Sede degli Augustali in modo da permettere all’equipe interdisciplinare di poter lavorare in sinergia e ai visitatori di essere coinvolti nel processo di recupero senza escludere l’esperienza immersiva nel caratteristico ambiente finemente affrescato.
Roma. In Curia Iulia in presenza, e on line su FB, la conferenza “Onori a Tiberio e alla famiglia del Principe” a cura di Carmela Capaldi, professore di Archeologia classica all’università di Napoli “Federico II”
Nel corso degli scavi condotti nel foro di Cuma dal dipartimento di Studi umanistici dell’università di Napoli “Federico II” è stata recuperata, di recente, un’iscrizione lunga m. 4.37, originariamente collocata sulla facciata d’ingresso di un edificio pubblico prospettante sulla piazza. Per “Dialoghi in Curia”, promossi dal parco archeologico del Colosseo, se ne parla giovedì 21 marzo 2024, alle 16.30, in Curia Iulia nella conferenza “Onori a Tiberio e alla famiglia del Principe” a cura di Carmela Capaldi, professore di Archeologia classica all’università di Napoli “Federico II”. L’immagine dell’iscrizione utilizzata per gentile concessione del parco archeologico dei Campi Flegrei. Introduce Alfonsina Russo, direttore del parco archeologico del Colosseo. Interviene Carmela Capaldi, professore di Archeologia classica all’università di Napoli “Federico II”. Prenotazione obbligatoria fino ad esaurimento posti via eventbrite al link https://21marzo_tiberio.eventbrite.it. Ingresso da largo della Salara Vecchia. L’incontro sarà trasmesso in streaming sulla pagina Facebook del Parco archeologico del Colosseo. Il testo elenca gli onori offerti a Tiberio, ai suoi genitori ed ai discendenti, registrati secondo una formula inedita che legittima l’istituzione della monarchia anche se travestita da parvenze repubblicane. La dedica costituisce, inoltre, l’occasione per una riflessione sulla figura di Tiberio e sui suoi controversi rapporti con i componenti della famiglia giulio-claudia.
Civitavecchia. Per “I Giovedì dell’Archeologia” del museo Archeologico nazionale conferenza di Alessandro Naso (università di Napoli “Federico II”) su “Scavi sui Monti della Tolfa nel secolo XIX: protagonisti, vicende e reperti”
“Scavi sui Monti della Tolfa nel secolo XIX: protagonisti vicende e reperti” è il titolo del nuovo incontro del ciclo “I giovedì dell’Archeologia”, giunto alla III edizione, promosso dal museo Archeologico nazionale di Civitavecchia. Appuntamento giovedì 1° febbraio 2024, alle 17, nella sala convegni “Giusi Corrado” della Fondazione Cassa di Risparmio di Civitavecchia con Alessandro Naso (università di Napoli “Federico II”) che parlerà degli scavi e delle ricerche archeologiche nell’area dei Monti della Tolfa nel XIX secolo: una proficua stagione di ricerche che ha portato alla dispersione di un enorme patrimonio, confluito nelle principali collezioni museali europee. Per informazioni e prenotazioni: museo Archeologico nazionale di Civitavecchia, tel. +39 076623604, e-mail: drm-laz.mucivitavecchia@cultura.gov.it.
Baia (Na). Al Castello aragonese, sede del museo Archeologico nazionale dei Campi Flegrei, l’incontro “Osservatorio sulla bellezza. La rete di monitoraggio del parco archeologico dei Campi Flegrei”
Martedì 12 dicembre 2023, alle 16, nella sala conferenze del Castello aragonese di Baia, sede del museo Archeologico nazionale dei Campi Flegrei, l’incontro “Osservatorio sulla bellezza. La rete di monitoraggio del parco archeologico dei Campi Flegrei”. Saranno raccontate le attività che il Parco ha messo in campo e sta portando avanti per il monitoraggio dello stato conservativo dei propri siti e monumenti. Si parlerà di tecnologie avanzate e di metodologie articolate, lo faranno direttamente i tecnici che supportano il parco in questo ambizioso piano, lo faremo declinando la complessità del tema in un’occasione di divulgazione scientifica per condividere con tutti gli interessati tematiche spesso “confinate” nella discussione degli “addetti ai lavori”.

Una suggestiva panoramica del Castello di Baia al tramonto (foto pa-fleg)
Il programma. Alle 16, Fabio Pagano, Annalisa Manna, Marida Salvatori (parco archeologico dei Campi Flegrei, “Introduzione ai lavori”; 16.15, Daniele Spizzichino, Gabriele Leoni, Francesco Menniti, Federico Ferrigno, Paola Maria Guarino (dipartimento per il servizio geologico di ISPRA – istituto superiore per la Protezione e la Ricerca ambientale), “ISPRA e Pafleg per la prevenzione dei geo-rischi: dal monitoraggio satellitare a quello in situ”; 16.45, Domenico Calcaterra, Diego Di Martire, Leopoldo Repola (università di Napoli “Federico II”), “Procedure per l’analisi e la tutela delle cavità maggiori del sito archeologico di Cuma”; 17.15, Nuccio Sangiuliano (Sparacio e Partners srl), “Il rischio bradisismico per siti archeologici. Vulnerabilità e proposte di mitigazione”; 18, conclusioni.
Graffignano (Vt). Al Castello Baglioni apre la mostra “LUNGO IL TEVERE. Testimonianze archeologiche dai territori di Graffignano e di Sipicciano al Castello Baglioni” con i più recenti rinvenimenti archeologici del territorio, nucleo di un Antiquarium articolato tra le sedi di Graffignano e di Sipicciano (di prossimo allestimento)
Al Castello Baglioni di Graffignano (Vt) sabato 2 dicembre 2023, alle 16.30, apre la mostra “LUNGO IL TEVERE. Testimonianze archeologiche dai territori di Graffignano e di Sipicciano al Castello Baglioni”. La soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per la provincia di Viterbo e per l’Etruria meridionale e l’amministrazione comunale di Graffignano, con il sostegno della Provincia di Viterbo e il contributo di sponsor locali, hanno organizzato all’interno del Castello Baglioni un’esposizione dedicata ai più recenti rinvenimenti archeologici del territorio, nucleo di un Antiquarium articolato tra le sedi di Graffignano e di Sipicciano (di prossimo allestimento). La mostra si articola in tre sezioni dedicate: alla Preistoria, con l’abitato del Casone; all’Età Romana, con la villa di campo la Noce e il complesso produttivo di Pian delle Frasche; alla fine dell’Evo Antico, con alcune novità sulla presenza ostrogota nel comprensorio; e infine al Medioevo e al Rinascimento, illustrato dalle testimonianze restituite dallo stesso Castello Baglioni, dove proprio in questa occasione i reperti faranno ritorno.
Marco Pacciarelli (università di Napoli “Federico II”), responsabile scientifico per la sezione dedicata al Casone, coadiuvato da Pasquale Miranda e Valentina Musella, presenterà i risultati dell’abitato dell’Età del Bronzo, indagato nel 2012 e oggetto di una recente pubblicazione (P. Miranda, V. Musella, L’abitato dell’età del bronzo del Casone di Graffignano e la facies di Belverde-Mezzano, Universitätsforschungen zur prähistorischen Archäologie, Bonn 2021): tra i materiali esposti figurano anche alcuni oggetti restaurati grazie alla liberalità di Archeomatica. Per l’Età Romana, i risultati delle indagini in concessione nel complesso residenziale in località Campo la Noce saranno curate da Francesca Letizia Rizzo (CNR ISPC), coadiuvata da Francesco Borsari e Simone Caglio. La stessa studiosa, che ha curato nel 2017 l’esposizione del complesso residenziale di Poggio la Guardia, inserita nell’attuale percorso di visita, presenterà nuovi dati sulla presenza ostrogota nel territorio partendo dalla nota fistula di Teodato. Cinzia Zegretti, con il supporto di Sergio Pregagnoli e Damiano Paoletti, illustreranno invece le testimonianze del complesso produttivo di Pian delle Frasche, indagato nel 2012 nell’ambito di un intervento di archeologia preventiva. Al prof. Giuseppe Romagnoli e alla sua équipe (Francesca Alhaique, Luca Brancazi, Flavia Marani, Lavinia Piermartini) è affidata la responsabilità scientifica della sezione più recente, in cui saranno illustrati gli aspetti della vita quotidiana nel Castello Baglioni, attraverso l’esposizione dei contesti rinvenuti all’interno della struttura nel corso dei lavori di restauro eseguiti a partire dal 2009.
Una parte dei reperti ceramici era già stata restaurata grazie al contributo del comune di Graffignano ed esposta nel 2020 a Viterbo a cura dello stesso Giuseppe Romagnoli (“Graffignano. Frammenti di vita quotidiana dai butti del Castello Baglioni”, museo della Ceramica della Tuscia, Viterbo 2020). Questa mostra è l’occasione per presentare al pubblico un nuovo nucleo di reperti restaurati grazie al contributo della soprintendenza per la provincia di Viterbo e per l’Etruria meridionale, nell’ambito di un finanziamento destinato ai depositi dell’Istituto e al patrimonio culturale in essi conservato. Parte del percorso espositivo sarà invece costituito da pannelli didattici (storia del territorio in epoca antica e tardo antica, notizie sui complessi di Campo la Noce e di Pian delle Frasche) confidando, con il reperimento di ulteriori fondi, di poter al più presto ampliare l’offerta culturale alla cittadinanza e al mondo scientifico attraverso l’esposizione dei materiali restituiti da questi contesti.
Vinta la sfida della delocalizzazione dell’esposizione dei reperti, conferma dell’importanza della rete per lo sviluppo territoriale. All’indomani della chiusura della mostra “Materia. Il legno che non bruciò a Ercolano”, prodotta dal parco archeologico di Ercolano con il consueto affiancamento del Packard Humanities Institute, nella settecentesca Reggia di Portici, residenza estiva della famiglia reale borbonica e sede del Herculanense Museum, tra i primi musei archeologici al mondo e meta dei viaggiatori del Grand Tour, si esulta per il successo del progetto culturale che non è solo la risposta del pubblico, più di 50mila visitatori, ma anche l’efficacia della partnership che ha soddisfatto tutti. La mostra è nata infatti da una straordinaria collaborazione interistituzionale con la Città metropolitana di Napoli, il dipartimento di Agraria e del Musa (Centro museale Reggia di Portici) dell’università di Napoli “Federico II” e con un finanziamento della Regione Campania. 




La Scuola di Restauro dell’Accademia di Belle Arti di Napoli, organizza il convegno nazionale “Mosaico. Conservazione restauro e valorizzazione” sulla conservazione e restauro del mosaico antico e contemporaneo a cura Giovanna Cassese e Manlio Titomanlio. Appuntamento il 14 dicembre 2023 all’Accademia di Belle Arti di Napoli e il 15 dicembre 2023 alla Reggia di Portici, sede della facoltà di Agraria dell’università di Napoli “Federico II” e del Centro MUSA – Musei delle Scienze Agrarie. L’evento si rivolge a studenti, ricercatori e studiosi che operano nel settore della conservazione, della tutela e della valorizzazione del mosaico (inteso nella sua accezione più ampia) dall’antico al contemporaneo. L’evento si svolgerà nell’aula magna dell’Accademia, con sopralluogo al cantiere scuola dell’Accademia di Belle Arti di Napoli che attualmente si sta svolgendo sul mosaico dell’Ex Salottino di Porcellana della Reggia di Portici. Lo scopo è quello di rappresentare “Lo Stato dell’Arte” delle conoscenze su questa ampia categoria di manufatti, mettendo in risalto l’eccellenza e le competenze presenti nel settore ed anche il grande contributo che le Scuole di Restauro, che con un insegnamento specifico danno alla salvaguardia dei mosaici in Italia. A conclusione ci sarà una Tavola Rotonda sul tema, coinvolgendo anche artisti contemporanei che si esprimono attraverso il mosaico e artigiani esperti in questa tecnica.
IL PROGRAMMA 14 DICEMBRE 2023 all’Accademia di Belle Arti di Napoli. Alle 9, saluti istituzionali: Rosita Marchese, presidente dell’Accademia di Belle Arti di Napoli; Giuseppe Gaeta, direttore dell’Accademia di Belle Arti di Napoli; Lorenzo Appolonia, presidente IGIIC, Gruppo Italiano IIC; Paolo Sciascia, ministero dell’Università e della Ricerca; 9.30, “Introduzione: Le ragioni del Convegno/ Napoli città di mosaici”, Giovanna Cassese, coordinatrice della Scuola di Restauro dell’Accademia di Belle Arti di Napoli; “Materiali costitutivi e metodi di intervento. Tra tradizione e innovazione”, introduce e modera Manlio Titomanlio, Accademia di Belle Arti di Napoli; 10, Michele Macchiarola, CNR- Istituto di Scienza, Tecnologia e Sostenibilità per lo Sviluppo dei Materiali Ceramici, Faenza (RA), “Malte a calce per il restauro musivo: una intesa ritrovata”; 10.20, Francesca Toso, Anna Patera, OPD, Opificio delle Pietre Dure Firenze, “L’insegnamento del restauro musivo presso la Scuola di Alta formazione e di studio dell’opificio delle Pietre Dure tra tradizione e innovazione”; 10.40, Rolando Giovannini, SSBAP – Scuola di Specializzazione in Beni Architettura e del Paesaggio, Politecnico Milano, già docente a contratto ABA a Brera ambito materiali e tecniche per il restauro – Arcore, “Il mosaico ceramico e le relazioni con quello vetroso e il klinker. Uso nella architettura del Novecento in Italia”; introduce e modera Giorgio Bonsanti, già presidente commissione interministeriale MIBACT-MIUR per l’insegnamento del Restauro, “Il mosaico e l’arte pubblica: valorizzazione manutenzione e fruizione”; 11, Fabio De Chirico – MIC direttore Servizio II – Arte Contemporanea della direzione generale Creatività contemporanea Mosaici contemporanei tra collezioni e arte pubblica”; 11.20, Paolo Bensi, università di Genova, “Una delle pagine più ingloriose nella storia della tutela del nostro patrimonio artistico”: il restauro dei mosaici parietali nel XIX secolo”; 11.40, pausa caffè; 12-13.30, tavola rotonda “Il mosaico tra formazione, produzione, conservazione, ricerca e valorizzazione”, introduce e modera Giovanna Cassese, coordinatrice della Scuola di Restauro dell’Accademia di Belle Arti di Napoli; intervengono Giuliano Babini, mosaicista Ravenna; Paola Babini, direttrice Accademia Belle Arti di Ravenna; Maria Corbi, responsabile Patrimonio Artistico ANM; Paolo Racagni, mosaicista, Ravenna; Antonio Rava, restauratore Torino; Costantino Buccolieri, mosaicista; Roberto Cantagalli, direttore MAR; 13.30-14.30, pausa pranzo; “Il mosaico e l’arte pubblica: conservazione e restauro, manutenzione e fruizione”, introduce e modera Alfonso Panzetta ABA Bologna; 14.30, Mila Oliva, Accademia di Belle Arti di Bologna e Accademia di Belle Arti di Milano, “La conservazione di due statue di Athos Ongaro: interventi di manutenzione e conservazione”; 15, Elisabetta Concina, docente di Restauro dei mosaici e dei rivestimenti lapidei, Scuola di Restauro, Accademia di Belle Arti di Bologna, “La scuola di restauro dell’Accademia di Belle Arti di Bologna alla mostra “Montezuma, Fontana, Mirko: la scultura in mosaico dalle origini a oggi”. Manutenzione e restauro di alcune opere contemporanee”; 15.20, Francesca Fabbri, artista mosaicista di Ravenna, “Monumento funebre di Nurejiev a Parigi. Genesi dell’opera e manutenzione ricorrente programmata”; 15.40, Giovanni Giannelli, Eva Schicchi, restauratori Bologna, e Federica Restiani, architetto e conservatore, Venezia e Bologna, “Mosaico e memoria: il monumento ai caduti dell’eccidio di Monte Sole a Pioppe di Salvaro (Bo)”; “Musealizzazione e/o conservazione in situ”, introduce e modera, Federica De Rosa, Accademia di Belle Arti di Napoli; 15.50, Giorgio Mori, Accademia di Belle Arti di Napoli, Gabriella Arena, Sport e salute S.p.A, direzione Spazio Sport, Roma; Paolo Saturno, Delta APS Service s.r.l. Roma, “I mosaici del 1934-1936 di Giulio Rosso e Gino Severini nel palazzo delle Terme del Foro Italico, tra conservazione e fruizione”; 16.10, Meslay Camille, restauratrice e mosaicista, Horth Elisabeth e Michel Allisson, conservatrice, Musée Horta, Bruxelles, “La conservazione dei pavimenti in mosaico a Bruxelles: restauro e valorizzazione”; 16.30, Serena Vella, università di Urbino, “La cura del Giardino dei Tarocchi di Niki de Saint Phalle”; 16.50, domande e dibattito; 17, visita alla Stazione dell’arte della linea 1 della metropolitana di Napoli, a cura di Luisa Lepre e Maria Corbi – ANM.
Nuovo appuntamento con i “Percorsi di lettura dell’Istituto centrale per l’archeologia”. Martedì 5 dicembre 2023, alle 16, a Roma, nella sala conferenze della Biblioteca delle Arti del Complesso monumentale del San Michele, presentazione del libro a cura di Barbara Davidde Petriaggi “Recuperati dagli Abissi. Il relitto alto-arcaico del Canale d’Otranto”. Si ripercorrerà un’importante scoperta di archeologia subacquea che ha consentito di gettare nuova luce sulla storia della Magna Grecia. Si tratta del rinvenimento di un relitto, riferibile ai primi decenni del VII secolo a.C., il cui carico è costituito da ceramiche di manifattura corinzia, in particolare contenitori per il trasporto di derrate alimentari e ceramica fine da mensa. Il ritrovamento è avvenuto a circa 780 metri di profondità, nell’ambito delle attività di archeologia preventiva finalizzate all’installazione del gasdotto TAP, Trans Adriatic Pipeline, tra le coste albanesi e quelle italiane. Il ritrovamento ha restituito il carico di un relitto riferibile ai primi decenni del VII secolo a.C., il cui carico è costituito da ceramiche di manifattura corinzia, in particolare contenitori per il trasporto di derrate alimentari e ceramica fine da mensa (vedi 









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