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Pompei. Nell’Insula dei Casti Amanti, aperta al pubblico per visite dall’alto su passerelle sopraelevate, scoperti disegni di gladiatori realizzati da bambini prima dell’eruzione del Vesuvio. Zuchtriegel: “Ciò ci fa riflettere sull’esposizione a forme estreme di violenza, anche di bambini piccoli”

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Casa del Cenacolo colonnato a Pompei: Alberto Angela mostra i disegni a carboncino realizzatid a bambini (foto parco archeologico pompei)

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L’insula dei Casti Amanti a Pompei con le passerelle per una veduta dall’alto (foto parco archeologico pompei)

Il segno a carboncino è semplice, la resa delle persone è semplice, stilizzata, infantile, opera certamente di bambini, ma è il soggetto che apre a riflessioni: quei disegni rappresentano gladiatori e cacciatori: dipinti da bambini piccoli con il carboncino sui muri di un cortile di servizio, nella Casa del Cenacolo colonnato su via dell’Abbondanza a Pompei. La scoperta, illustrata in anteprima nello Speciale “Meraviglie” di Alberto Angela andato in onda su Rai1 (vedi https://archeologiavocidalpassato.com/2024/05/25/pompei-su-rai-1-speciale-di-meraviglie-su-pompei-le-nuove-scoperte-alberto-angela-accompagna-i-telespettatori-alla-scoperta-degli-ultimi-affascinanti-ritrovament/), è avvenuta nell’insula dei Casti Amanti nell’ambito di un progetto di restauro, scavo e accessibilità e che da oggi, 28 maggio 2024 è visitabile “dall’alto” grazie a un sistema di passerelle sospese (vedi https://archeologiavocidalpassato.com/2024/05/27/pompei-apre-al-pubblico-linsula-dei-casti-amanti-dal-28-maggio-un-percorso-sopraelevato-consentira-una-visione-inedita-dallalto-delle-strutture-e-del-cantiere-di-scavo-e-restauro/): qui il parco archeologico di Pompei è impegnato in un progetto di ricerca interdisciplinare per valorizzare i tanti dati nuovi.

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Casa del Cenacolo colonnato a Pompei: disegni a carboncino realizzatid a bambini. Si vede una mano e un gladiatore (foto parco archeologico pompei)

Questi disegni aiutano a capire meglio l’infanzia ai tempi degli antichi romani: l’esposizione a forme estreme di violenza, anche di bambini piccoli (si stima tra 5 e 7 anni), non sembra essere un problema solo dei giorni nostri, tra videogiochi e social media – con la differenza che nell’antichità il sangue sparso nell’arena era vero e che pochi ci vedevano un “problema”, con tutte le possibili ricadute sullo sviluppo psico-mentale dei bambini pompeiani.

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Casa del Cenacolo colonnato a Pompei: disegni a carboncino realizzatid a bambini. Si vedono gladiatori, cinghiali e rapace (foto parco archeologico pompei)

Come scrivono gli autori di un testo pubblicato oggi sull’E-Journal degli Scavi di Pompei https://pompeiisites.org/e-journal-degli-scavi-di-pompei/, “Pompei ci offre la possibilità non solo di studiare le espressioni complesse di una civiltà antica, ma anche di entrare nei meccanismi di formazione e autoriproduzione che di generazione in generazione l’hanno tramandata e tramutata. È quasi come se potessimo gettare uno sguardo sull’inconscio dell’impero, sulla sua subcultura sommersa di cui parlano ancora le migliaia di graffiti e disegni a carboncino sui muri della città antica. A volte sono i più piccoli ad averci lasciato una traccia del loro percorso di formazione culturale e sentimentale. È questo il caso del cortile della Casa del Secondo Cenacolo Colonnato, dove nell’ambito di nuovi scavi finalizzati a una migliore fruizione e conservazione delle strutture emerse durante precedenti campagne di scavo (la facciata è stata scavata nel 1912, la parte retrostante tra il 1982 e il 2005), è stato possibile documentare una serie di disegni a carboncino sui muri di quello che doveva essere un cantiere in piena attività al momento dell’eruzione, con diversi ponteggi montati e pareti ancora da intonacare. Nonostante la sontuosa facciata dell’abitazione su Via dell’Abbondanza, il contesto sociale che si percepisce all’interno degli ambienti della casa è tutt’altro che agiato; anzi, si respira un’atmosfera di precarietà, in cui possiamo immaginare i bambini abbandonati a se stessi per intere giornate, mentre i genitori badavano ai loro affari. Non è certo il contesto in cui possiamo immaginare la presenza di schiavi pedagoghi o balie come nei palazzi dei ricchi, per esempio nell’antica domus di Giulio Polibio situata poco oltre”.

“Sembra lecito ipotizzare, sulla base della testimonianza letteraria”, scrive il direttore Gabriel Zuchtriegel, “che la presenza di bambini durante questi spettacoli fosse usuale. I disegni dalla Casa del Cenacolo Colonnato confermano questa ipotesi: quello che vediamo è una testimonianza diretta dell’incontro tra un’anima ancora infantile, molto ricettiva e piena di fantasia, e il crudele passatempo dell’epoca, che oltre a giochi gladiatori e cacce con gli animali, prevedeva anche la messa in scena di esecuzioni di criminali e schiavi, presumibilmente nell’intervallo (ludi meridiani) tra la venatio matutina e i ludi gladiatori del pomeriggio. Come accadeva ancora fino all’Ottocento anche in molti Paesi europei, a nessuno all’epoca sarebbe venuto in mente di impedire ai più piccoli l’accesso ai giochi e alle esecuzioni pubbliche, che dovevano servire anche da insegnamento di corretto comportamento sociale, in una società nella quale l’azione penale era cronicamente carente, a cominciare dalla mancanza di funzioni assimilabili a quelle del pubblico ministero e della polizia giudiziaria di oggi. L’impressione è, tuttavia, che in molti casi prevaleva il divertimento su ragionamenti di questo genere; tanto è vero che a partire dal II sec. d.C. pare che si sia sviluppato un vero e proprio ‘mercato’ di condannati a morte, i quali venivano comprati dai lanisti per essere inseriti negli spettacoli. Resta da chiedersi se, nel ricostruire la cultura classica nelle sue infinte sfaccettature, non bisognerebbe tenere maggiormente conto della precoce esposizione a forme estreme di violenza che emerge dal dossier archeologico, epigrafico e letterario. Diversi studi recenti hanno evidenziato un legame tra una precoce esposizione a immagini e film violenti e alti livelli di aggressività in età adolescenziale e adulta. Forse un giorno – conclude Zuchtriegel – saremo in grado di comprendere quanto questi fenomeni abbiano impattato sulla società romana di duemila anni fa. Anche per questo si auspica che il dialogo tra antichistica e psicologia riprenda con nuova linfa, sperando che il presente contributo possa essere un piccolo spunto di lavoro in tal senso”.

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Casa dei Pittori al lavoro a Pompei: quadretto singolare con la rappresentazione di un piccolo bambino incappucciato e mantello di viaggiatore (foto parco archeologico pompei)

Oltre ai disegni dei bambini, per il cui studio il Parco ha avviato una collaborazione con il dipartimento di Neuropsichiatria infantile dell’università “Federico II” a Napoli, sono stati documentati i resti di due vittime, una donna e un uomo, morti nei lapilli del Vesuvio davanti al portone chiuso della Casa dei Pittori al lavoro (chiamata così in virtù del fatto che si stava ridipingendo al momento dell’eruzione); all’interno della casa, è venuto alla luce un piccolo cubicolo (“camera da letto”), allestito come studiolo in prossimità del tablinum (sala di ricevimento) della casa. Tra le scene mitologiche un quadretto singolare, senza confronti del repertorio vesuviano, con la rappresentazione di un piccolo bambino incappucciato, forse un figlio deceduto dei proprietari.

Da oggi 28 maggio 2024 – come si diceva – è possibile accedere al cantiere tutti i giorni dalle 10.30 alle 18, attraverso un percorso che, interamente “accessibile”, va ad implementare l’itinerario senza barriere architettoniche “Pompei per Tutti”, e include un elevatore per il raggiungimento delle passerelle sospese anche ai diversamente abili. Il percorso dall’alto consentirà una visione innovativa e globale dell’intera insula, nonché dell’architettura delle case romane con l’alternarsi di ambienti vari adibiti ad usi diversi, dal produttivo al commerciale all’abitativo, oltre che dell’attività di cantiere in atto, nell’ottica di una rinnovata e migliore fruizione al pubblico. L’ingresso, da via dell’Abbondanza, sarà contingentato allo scopo di garantire un’ottimale accessibilità e fruizione in sicurezza del percorso, anche in considerazione delle attività in essere al livello archeologico.

“Periodicamente e sempre di più, Pompei ci rivela nuove scoperte meravigliose e si conferma uno straordinario scrigno di tesori”, dichiara il ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano. “Ecco perché noi in legge di bilancio abbiamo espressamente rifinanziato gli scavi a Pompei, dove adesso sono attivi tantissimi cantieri, che giorno dopo giorno portano all’attenzione generale nuove meraviglie. Dopo la conclusione del Grande Progetto Pompei noi vogliamo dare un assetto organico, un assetto stabile a questo meraviglioso sito che ogni giorno fa registrare decine di migliaia di visitatori”.

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Il percorso sopraelevato nell’Insula dei Casti Amanti a Pompei è inserita nell’itinerario senza barriere architettoniche “Pompei per Tutti” (foto parco archeologico pompei)

“Con l’itinerario di visita facilitato Pompei per tutti, avviato nel 2016 e da allora oggetto di progressive implementazioni e sviluppi, nonché con le nuove campagne di scavo che negli ultimi anni hanno regalato al mondo incredibili sorprese, è stato inaugurato un nuovo approccio, inclusivo e coinvolgente, alla valorizzazione del sito”, aggiunge il direttore generale dei Musei, Massimo Osanna. “L’apertura di oggi, traguardo di un cantiere complesso e importante, avviato in seno al Grande Progetto Pompei, appare in questo senso assai significativa. Offre infatti il valore aggiunto dell’accessibilità e della piena inclusione di tutti i visitatori, anche rispetto a tutte quelle attività dietro le quinte, quali gli interventi di scavo e restauro propri di un cantiere, che sono rese visibili a tutti senza barriere”.

 

Ercolano. Nella Sede degli Augustali partito il cantiere spettacolo nella cd. Stanza del Custode: progetto complessivo (finanziato con l’Art Bonus) per lo studio, la conservazione, il restauro e la valorizzazione dell’intero contesto con l’obiettivo di approfondirne la conoscenza e di riallestire la stanza in modo tale da renderla fruibile da parte dei visitatori

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Stanza del custode nella sede egli Augustali a Ercolano: avviato il progetto di restauro (foto paerco)

Fu uno dei primi scheletri scoperti da Amedeo Maiuri nella cosiddetta Stanza del Custode della Sede degli Augustali a Ercolano. È lì che il parco archeologico di Ercolano ha fatto partire in questi giorni il cantiere spettacolo che contempla documentazione, scavo, manutenzione e restauro. Da qualche anno il team del Parco aveva ripreso, sempre in affiancamento con i professionisti dell’Herculaneum Conservation Project, gli studi e le ricerche su questo straordinario ritrovamento.

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I resti del corpo carbonizzato del custode degli Augustali a Ercolano con la posizione dei resti analizzati dal team di Petrone (foto Petrone / Plos One)

In tale contesto una prima ricognizione sui resti scheletrici condotta da un’équipe capitanata da Pier Paolo Petrone dell’università “Federico II” di Napoli identificò in corrispondenza della testa del custode resti cristallizzati che secondo gli studiosi del team federiciano si identificano come tessuto cerebrale (vedi Nuova straordinaria scoperta scientifica ad Ercolano del team di Petrone: individuati i neuroni nel cervello vetrificato dello scheletro carbonizzato del custode del Collegio degli Augustali trovato da Maiuri. La ricerca multidisciplinare utile anche per la valutazione del rischio vulcanico | archeologiavocidalpassato). Il Parco ha ora lanciato un progetto complessivo per lo studio, la conservazione, il restauro e la valorizzazione dell’intero contesto della stanza del Custode, con l’obiettivo di approfondirne la conoscenza e di riallestire la stanza in modo tale da renderla fruibile da parte dei visitatori.

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Sede degli Augustali a Ercolano: la cameretta del custode (foto graziano tavan)

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Il letto carbonizzato con il corpo del Custode scoperto da Maiuri ad Ercolano nel 1961 (foto Petrone)

Indagata già in epoca borbonica nella primavera del 1740, la Sede degli Augustali fu completamente liberata dal deposito piroclastico nella lunga stagione di scavo a cielo aperto intrapresa da Amedeo Maiuri a partire dal 1927.  Nel 1961 un uomo di circa 20 anni, probabilmente il custode dell’edificio, fu trovato disteso su un letto di legno, sepolto dal fango vulcanico. Lo scavo del letto rimase volontariamente incompiuto per consentire al pubblico una prospettiva di visita immersiva, in aderenza all’idea di Maiuri di Città Museo con la possibilità di tramandare ai posteri ulteriori scoperte, con la lungimirante visione del progresso in ambito archeologico. All’epoca erano davvero pochissimi i ritrovamenti di scheletri di vittime dell’eruzione (solo negli anni 80 del secolo scorso vennero in luce i 340 scheletri sull’antica spiaggia) e la scoperta fu messa in evidenza musealizzando il letto con il suo tragico carico di informazioni sugli ultimi istanti della città in una teca in corrispondenza dell’esatto luogo di rinvenimento. Nei decenni successivi le condizioni di esposizione, così come quelle di conservazione, si degradarono al punto da dovere chiudere al pubblico questo ambiente posto in uno degli edifici più visitati del sito.

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La sede degli Augustali a Ercolano (foto paerco)

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Il prof. Pier Paolo Petrone e il direttore Francesco Sirano nella stanza del custode delal sede degli Augustali a Ercolano (foto paerco)

“Questo progetto mi sta particolarmente a cuore”, dichiara il direttore Francesco Sirano, “per molti motivi: l’eccezionalità del ritrovamento e le prospettive scientifiche dischiuse dai resti cristallizzati presenti in corrispondenza della testa della vittima, il contesto archeologico dove avvenne il ritrovamento, che è uno dei più importanti edifici pubblici di Ercolano antica, la straordinaria convergenza di una progettualità internazionale, pubblica e privata. Vorrei ricordare qui Peter Smith, sfortunatamente da poco scomparso. Mi piace pensare che Peter, che era venuto più volte ad Ercolano e con il quale avevamo discusso e condiviso tanti punti dell’iniziativa, si fosse avvicinato al sito archeologico ispirandosi al grande e visionario esempio di David Packard che con il Packard Humanities Institute da 22 anni ha messo in campo ad Ercolano un’attività di rafforzamento, programmazione e potenziamento delle capacità di gestione su breve e lungo termine riconosciuta come best practice a livello mondiale. Ma questa occasione conferma anche la validità delle iniziative ministeriali, come l’Art Bonus, rivolte alle erogazioni liberali da parte di tutti i cittadini che possono diventare, secondo le disponibilità di ciascuno, mecenati dell’arte e della cultura”.

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Una fase dei restauri della stanza del custode nella sede degli Augustali a Ercolano (foto paerco)

Il team del Parco ha messo a punto, in collaborazione con gli archeologi dell’Herculaneum Conservation Project, un intervento multidisciplinare al quale hanno aderito anche le università di Bordeaux e Limonges con la partecipazione di Henry Duday, direttore emerito della Ricerca al CNRS. Lo scavo si baserà su standard di documentazione altissimi e tali da supportare l’ambizione di potere riprodurre con stampa 3D i resti scheletrici ricollocandoli, al termine della campagna di restauro e messa in sicurezza delle strutture e degli apparati decorativi, nella posizione originaria per la visione da parte del pubblico.

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Interventi di restauro nella sede degli Augustali a Ercolano (foto paerco)

Ercolano conferma la sua vocazione ad essere un vero e proprio laboratorio a cielo aperto e tutti i visitatori del Parco potranno assistere alle attività di cantiere e vedere il lavoro degli archeologi e restauratori in diretta su uno schermo visibile dall’esterno della stanza del Custode. Il progetto presentato sul portale Art bonus del MiC è stato sostenuto da una cospicua donazione di un membro della Friends of Herculaneum Society di Cambridge e cofinanziato dal ministero della Cultura.

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Rilievi tecnici nella sede degli Augustali a Ercolano (foto paerco)

Il progetto prevede anche la manutenzione straordinaria degli elementi strutturali e degli apparati decorativi della stanza. Per facilitare le operazioni è previsto l’allestimento di un laboratorio da campo all’interno della Sede degli Augustali in modo da permettere all’equipe interdisciplinare di poter lavorare in sinergia e ai visitatori di essere coinvolti nel processo di recupero senza escludere l’esperienza immersiva nel caratteristico ambiente finemente affrescato.

Roma. In Curia Iulia in presenza, e on line su FB, la conferenza “Onori a Tiberio e alla famiglia del Principe” a cura di Carmela Capaldi, professore di Archeologia classica all’università di Napoli “Federico II”

roma_curia-iulia_conferenza-onori-a-tiberio-e-alla-famiglia-del-principe_locandinaNel corso degli scavi condotti nel foro di Cuma dal dipartimento di Studi umanistici dell’università di Napoli “Federico II” è stata recuperata, di recente, un’iscrizione lunga m. 4.37, originariamente collocata sulla facciata d’ingresso di un edificio pubblico prospettante sulla piazza. Per “Dialoghi in Curia”, promossi dal parco archeologico del Colosseo, se ne parla giovedì 21 marzo 2024, alle 16.30, in Curia Iulia nella conferenza “Onori a Tiberio e alla famiglia del Principe” a cura di Carmela Capaldi, professore di Archeologia classica all’università di Napoli “Federico II”. L’immagine dell’iscrizione utilizzata per gentile concessione del parco archeologico dei Campi Flegrei. Introduce Alfonsina Russo, direttore del parco archeologico del Colosseo. Interviene Carmela Capaldi, professore di Archeologia classica all’università di Napoli “Federico II”. Prenotazione obbligatoria fino ad esaurimento posti via eventbrite al link https://21marzo_tiberio.eventbrite.it. Ingresso da largo della Salara Vecchia. L’incontro sarà trasmesso in streaming sulla pagina Facebook del Parco archeologico del Colosseo. Il testo elenca gli onori offerti a Tiberio, ai suoi genitori ed ai discendenti, registrati secondo una formula inedita che legittima l’istituzione della monarchia anche se travestita da parvenze repubblicane. La dedica costituisce, inoltre, l’occasione per una riflessione sulla figura di Tiberio e sui suoi controversi rapporti con i componenti della famiglia giulio-claudia.

Civitavecchia. Per “I Giovedì dell’Archeologia” del museo Archeologico nazionale conferenza di Alessandro Naso (università di Napoli “Federico II”) su “Scavi sui Monti della Tolfa nel secolo XIX: protagonisti, vicende e reperti”

civitavecchia_archeologico_i-giovedì-dell-archeologia_scavi-sui-monti-della-tolfa-nel-XIX-secolo_naso_locandina“Scavi sui Monti della Tolfa nel secolo XIX: protagonisti vicende e reperti” è il titolo del nuovo incontro del ciclo “I giovedì dell’Archeologia”, giunto alla III edizione, promosso dal museo Archeologico nazionale di Civitavecchia. Appuntamento giovedì 1° febbraio 2024, alle 17, nella sala convegni “Giusi Corrado” della Fondazione Cassa di Risparmio di Civitavecchia con Alessandro Naso (università di Napoli “Federico II”) che parlerà degli scavi e delle ricerche archeologiche nell’area dei Monti della Tolfa nel XIX secolo: una proficua stagione di ricerche che ha portato alla dispersione di un enorme patrimonio, confluito nelle principali collezioni museali europee. Per informazioni e prenotazioni: museo Archeologico nazionale di Civitavecchia, tel. +39 076623604, e-mail: drm-laz.mucivitavecchia@cultura.gov.it.

Ercolano. La mostra “Materia. Il legno che non bruciò a Ercolano” alla Reggia di Portici ha chiuso con un doppio successo: la risposta dei visitatori e la delocalizzazione dei reperti che conferma l’importanza della rete per lo sviluppo territoriale. Presto nuovi progetti in sinergia. Intanto i preziosi reperti lignei saranno esposti a rotazione nell’Antiquarium del Parco archeologico

portici_reggia_mostra-materia_locandinaVinta la sfida della delocalizzazione dell’esposizione dei reperti, conferma dell’importanza della rete per lo sviluppo territoriale. All’indomani della chiusura della mostra “Materia. Il legno che non bruciò a Ercolano”, prodotta dal parco archeologico di Ercolano con il consueto affiancamento del Packard Humanities Institute, nella settecentesca Reggia di Portici, residenza estiva della famiglia reale borbonica e sede del Herculanense Museum, tra i primi musei archeologici al mondo e meta dei viaggiatori del Grand Tour, si esulta per il successo del progetto culturale che non è solo la risposta del pubblico, più di 50mila visitatori, ma anche l’efficacia della partnership che ha soddisfatto tutti. La mostra è nata infatti da una straordinaria collaborazione interistituzionale con la Città metropolitana di Napoli, il dipartimento di Agraria e del Musa (Centro museale Reggia di Portici) dell’università di Napoli “Federico II” e con un finanziamento della Regione Campania. 

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Visitatori sullo scalone della Reggia di Portici che porta alla mostra “Materia. Il legno che non bruciò a Ercolano” (foto musa)


Materia - Il legno che non bruciò Ercolano

Francesco Sirano, direttore del parco archeologico di Ercolano, all’ingresso della mostra “Materia. Il legno che non bruciò a Ercolano” alla Reggia di Portici (foto giorgia bisanti)

Il legno e la sua materia, primi attori indiscussi per 12 mesi nelle lussuose sale della Reggia, reperti intrisi di umanità, hanno raccontato ai visitatori storie di ritrovamenti, utilizzi, impieghi nella quotidianità degli antichi e non solo. Tutti questi elementi sono stati protagonisti anche dei social con le “Schegge del Parco”, il nuovo format lanciato di recente dove Francesco Sirano, direttore del parco archeologico di Ercolano, narra la storia del reperto, e con una trasposizione all’interno del Parco, ne mostra poi il luogo del ritrovamento. Ma non finisce qui. Ai visitatori del Parco verrà offerta l’opportunità di poter fruire ancora dei reperti in legno, grazie a una programmazione cadenzata che permetterà di rivedere i pezzi nella cornice dell’Antiquarium del Parco.

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Francesco Sirano, direttore del parco archeologico di Ercolano, accompagna i giovani visitatori del territorio alla mostra “Materia” nella Reggia di Portici (foto paerco)

“Gli straordinari reperti in legno, particolarità unica al mondo del nostro patrimonio”, dichiara Sirano, “sono diventati, nello spirito UNESCO, occasione per proseguire la tessitura di rete territoriale valorizzando anche altri meravigliosi luoghi ricadenti nella buffer zone, quali la splendida Reggia di Portici. Non ci è parso sostenibile continuare a tenere i reperti in legno all’interno dei depositi e abbiamo scelto di condividerli sul territorio e con la comunità, non nell’Antiquarium del Parco, ma nel sito che fu la sede del primo museo borbonico dedicato ai siti vesuviani. Oggi i reperti tornano al Parco e, dato il successo della Mostra, questo non sarà un addio ma un arrivederci perché il Parco lavorerà ad esporre i reperti in Antiquarium, così come continueranno la collaborazione con i partner istituzionali e le ricerche con il dipartimento di Agraria”.

“Si è conclusa il 31 dicembre 2023 la straordinaria mostra Materia: il legno che non bruciò ad Ercolano”, interviene il direttore del Centro MUSA – Musei delle Scienze Agrarie, Stefano Mazzoleni. “Inaugurata a dicembre 2022, nella maestosa Reggia di Portici, la mostra ha rappresentato un’esperienza culturale senza precedenti, conducendo i visitatori in un viaggio attraverso la storia e l’archeologia, sottolineando il forte legame tra l’antica Ercolano e la settecentesca Reggia borbonica. La Reggia fu realizzata nel Settecento come residenza estiva per la famiglia reale borbonica e divenne sede dell’Herculanense Museum, uno dei primi musei archeologici al mondo, meta del Grand Tour da tutta Europa. Successivamente, dal 1872, diventò invece sede della Real Scuola di Agricoltura di Portici, oggi dipartimento di Agraria dell’università di Napoli “Federico II”. La mostra ha inoltre contribuito a rafforzare il legame di collaborazione tra l’ateneo federiciano e il parco archeologico di Ercolano, custode dei millenari reperti archeologici. Nonostante la fine di questa mostra unica, il legato culturale e storico continuerà a vivere, promuovendo la consapevolezza e l’apprezzamento della ricca eredità dell’area. Guardiamo avanti a nuove iniziative che continueranno a celebrare e preservare la storia di questo luogo straordinario. Un grazie a tutti i visitatori che hanno condiviso con noi l’entusiasmo e la meraviglia di fronte a delle opere assolutamente uniche ed affascinanti. La grande partecipazione e l’entusiastico interesse dei visitatori ha anche rinsaldato il legame tra il territorio e le istituzioni culturali”.

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Visitatori alla mostra “Materia. Il legno che non bruciò a Ercolano” nella Reggia di Portici (foto musa)

Soddisfazione anche da parte di Matteo Lorito, rettore dell’università di Napoli “Federico II”: “Si chiude una mostra di rara bellezza, frutto di una collaborazione virtuosa tra istituzioni, che ha consentito di riportare nella reggia voluta da Carlo di Borbone reperti archeologici unici al mondo esposti in un contesto straordinario e con modalità che hanno consentito a migliaia di persone di immergersi nella quotidianità dell’epoca romana. Si ringrazia il parco archeologico di Ercolano e la Città metropolitana per aver voluto prestare al dipartimento di Agraria legni fossilizzati. Un dipartimento nel quale da molti anni, tra le tante discipline scientifiche, si studiano legni fossili anche del Neolitico”. E Danilo Ercolini, direttore del dipartimento di Agraria: “Ospitare la mostra Materia a Portici è stato, oltre che un piacere, un chiaro esempio di proficua collaborazione tra istituzioni. Abbiamo a cuore la valorizzazione della reggia di Portici, e ogni collaborazione con altri enti territoriali che aiuta questa valorizzazione sarà benvenuta. I numerosi visitatori della mostra, unica e favolosa nel suo genere, hanno avuto anche occasione, non soltanto di visitare la reggia di portici e apprezzarne il valore, ma pure di entrare in contatto con la nostra realtà universitaria, maturando consapevolezza delle numerose attività di didattica, ricerca e terza missione svolte dal dipartimento di Agraria, dipartimento di eccellenza per il quinquennio 2023-’27”.

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Veduta dall’alto della Reggia di Portici che ospita la mostra “Materia” promossa dal parco archeologico di Ercolano (foto paerco)

Entusiasta della collaborazione anche Gaetano Manfredi, sindaco della Città Metropolitana, nel cui patrimonio immobiliare rientra la Reggia: “Si è trattato di un’esperienza molto positiva. Innanzitutto per la grande e proficua sinergia, che ha consentito di mettere insieme realtà istituzionali diverse che hanno lavorato tutte per un unico obiettivo. Ma soprattutto perché, grazie a questa mostra – che ha consentito a migliaia di visitatori non solo di ammirare reperti unici al mondo, ma anche di scoprire lo straordinario palazzo reale borbonico, di passeggiare nelle sue splendide stanze, nei suoi giardini, nel ricchissimo orto botanico – possiamo affermare che è iniziata una nuova era per la Reggia di Portici: quella in cui si è finalmente aperta al mondo, ritrovando la sua funzione originaria di polo museale e di attrattore culturale e turistico per tutto il territorio. Il grande impegno messo in campo dalla Città Metropolitana, con la realizzazione di importanti lavori di restauro per la valorizzazione del patrimonio architettonico e storico-artistico del complesso monumentale, che è oggi tra i più splendidi esempi in Europa di residenza estiva della famiglia reale borbonica, sta portando ora i suoi frutti. Il successo di questa mostra ci dimostra che dobbiamo andare avanti su questa strada”.

Napoli. All’Accademia di Belle arti e alla Reggia di Portici il convegno nazionale “Mosaico. Conservazione restauro e valorizzazione” sul mosaico (inteso nella sua accezione più ampia) dall’antico al contemporaneo

napoli_accademia-belle-arti_convegno-mosaico-conservazione-restauro-valorizzazione_locandinaLa Scuola di Restauro dell’Accademia di Belle Arti di Napoli, organizza il convegno nazionale “Mosaico. Conservazione restauro e valorizzazione” sulla conservazione e restauro del mosaico antico e contemporaneo a cura Giovanna Cassese e Manlio Titomanlio. Appuntamento il 14 dicembre 2023 all’Accademia di Belle Arti di Napoli e il 15 dicembre 2023 alla Reggia di Portici, sede della facoltà di Agraria dell’università di Napoli “Federico II” e del Centro MUSA – Musei delle Scienze Agrarie. L’evento si rivolge a studenti, ricercatori e studiosi che operano nel settore della conservazione, della tutela e della valorizzazione del mosaico (inteso nella sua accezione più ampia) dall’antico al contemporaneo. L’evento si svolgerà nell’aula magna dell’Accademia, con sopralluogo al cantiere scuola dell’Accademia di Belle Arti di Napoli che attualmente si sta svolgendo sul mosaico dell’Ex Salottino di Porcellana della Reggia di Portici. Lo scopo è quello di rappresentare “Lo Stato dell’Arte” delle conoscenze su questa ampia categoria di manufatti, mettendo in risalto l’eccellenza e le competenze presenti nel settore ed anche il grande contributo che le Scuole di Restauro, che con un insegnamento specifico danno alla salvaguardia dei mosaici in Italia. A conclusione ci sarà una Tavola Rotonda sul tema, coinvolgendo anche artisti contemporanei che si esprimono attraverso il mosaico e artigiani esperti in questa tecnica.

napoli_accademia-belle-arti_convegno-mosaico-conservazione-restauro-valorizzazione_restauro-mosaici_foto-abanIL PROGRAMMA 14 DICEMBRE 2023 all’Accademia di Belle Arti di Napoli. Alle 9, saluti istituzionali: Rosita Marchese, presidente dell’Accademia di Belle Arti di Napoli; Giuseppe Gaeta, direttore dell’Accademia di Belle Arti di Napoli; Lorenzo Appolonia, presidente IGIIC, Gruppo Italiano IIC; Paolo Sciascia, ministero dell’Università e della Ricerca; 9.30, “Introduzione: Le ragioni del Convegno/ Napoli città di mosaici”, Giovanna Cassese, coordinatrice della Scuola di Restauro dell’Accademia di Belle Arti di Napoli; “Materiali costitutivi e metodi di intervento. Tra tradizione e innovazione”, introduce e modera Manlio Titomanlio, Accademia di Belle Arti di Napoli; 10, Michele Macchiarola, CNR- Istituto di Scienza, Tecnologia e Sostenibilità per lo Sviluppo dei Materiali Ceramici, Faenza (RA), “Malte a calce per il restauro musivo: una intesa ritrovata”; 10.20, Francesca Toso, Anna Patera, OPD, Opificio delle Pietre Dure Firenze, “L’insegnamento del restauro musivo presso la Scuola di Alta formazione e di studio dell’opificio delle Pietre Dure tra tradizione e innovazione”; 10.40, Rolando Giovannini, SSBAP – Scuola di Specializzazione in Beni Architettura e del Paesaggio, Politecnico Milano, già docente a contratto ABA a Brera ambito materiali e tecniche per il restauro – Arcore, “Il mosaico ceramico e le relazioni con quello vetroso e il klinker. Uso nella architettura del Novecento in Italia”; introduce e modera Giorgio Bonsanti, già presidente commissione interministeriale MIBACT-MIUR per l’insegnamento del Restauro, “Il mosaico e l’arte pubblica: valorizzazione manutenzione e fruizione”; 11, Fabio De Chirico – MIC direttore Servizio II – Arte Contemporanea della direzione generale Creatività contemporanea Mosaici  contemporanei tra collezioni e arte pubblica”; 11.20, Paolo Bensi, università di Genova, “Una delle pagine più ingloriose nella storia della tutela del nostro patrimonio artistico”: il restauro dei mosaici parietali nel XIX secolo”; 11.40, pausa caffè; 12-13.30, tavola rotonda “Il mosaico tra formazione, produzione, conservazione, ricerca e valorizzazione”, introduce e modera Giovanna Cassese, coordinatrice della Scuola di Restauro dell’Accademia di Belle Arti di Napoli; intervengono Giuliano Babini, mosaicista Ravenna; Paola Babini, direttrice Accademia Belle Arti di Ravenna; Maria Corbi, responsabile Patrimonio Artistico ANM; Paolo Racagni, mosaicista, Ravenna; Antonio Rava, restauratore Torino; Costantino Buccolieri, mosaicista; Roberto Cantagalli, direttore MAR; 13.30-14.30, pausa pranzo; “Il mosaico e l’arte pubblica: conservazione e restauro, manutenzione e fruizione”, introduce e modera Alfonso Panzetta ABA Bologna; 14.30, Mila Oliva, Accademia di Belle Arti di Bologna e Accademia di Belle Arti di Milano, “La conservazione di due statue di Athos Ongaro: interventi di manutenzione e conservazione”; 15, Elisabetta Concina, docente di Restauro dei mosaici e dei rivestimenti lapidei, Scuola di Restauro, Accademia di Belle Arti di Bologna, “La scuola di restauro dell’Accademia di Belle Arti di Bologna alla mostra “Montezuma, Fontana, Mirko: la scultura in mosaico dalle origini a oggi”. Manutenzione e restauro di alcune opere contemporanee”; 15.20, Francesca Fabbri, artista mosaicista di Ravenna, “Monumento funebre di Nurejiev a Parigi. Genesi dell’opera e manutenzione ricorrente programmata”; 15.40, Giovanni Giannelli, Eva Schicchi, restauratori Bologna, e Federica Restiani, architetto e conservatore, Venezia e Bologna, “Mosaico e memoria: il monumento ai caduti dell’eccidio di Monte Sole a Pioppe di Salvaro (Bo)”; “Musealizzazione e/o conservazione in situ, introduce e modera, Federica De Rosa, Accademia di Belle Arti di Napoli; 15.50, Giorgio Mori, Accademia di Belle Arti di Napoli, Gabriella Arena, Sport e salute S.p.A, direzione Spazio Sport, Roma; Paolo Saturno, Delta APS Service s.r.l. Roma, “I mosaici del 1934-1936 di Giulio Rosso e Gino Severini nel palazzo delle Terme del Foro Italico, tra conservazione e fruizione”; 16.10, Meslay Camille, restauratrice e mosaicista, Horth Elisabeth e Michel Allisson, conservatrice, Musée Horta, Bruxelles, “La conservazione dei pavimenti in mosaico a Bruxelles: restauro e valorizzazione”; 16.30, Serena Vella, università di Urbino, “La cura del Giardino dei Tarocchi di Niki de Saint Phalle”; 16.50, domande e dibattito; 17, visita alla Stazione dell’arte della linea 1 della metropolitana di Napoli, a cura di Luisa Lepre e Maria Corbi  – ANM.

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Veduta d’insieme dei mosaici policromi del peristilio ovest della Villa dei Mosaici di Negrar (foto graziano tavan)

IL PROGRAMMA 15 DICEMBRE 2023 alla Reggia di Portici – università “Federico II” dipartimento Agraria. Alle 9.30, saluti istituzionali: Vincenzo Cuomo, sindaco di Portici; Danilo Ercolini, direttore del dipartimento di Agraria; Stefano Mazzoleni, direttore MUSA università “Federico II” di Napoli; Giuseppe Gaeta, direttore dell’Accademia di Belle Arti di Napoli; Mariano Nuzzo, soprintendente Archeologia Belle arti e Paesaggio per l’area metropolitana di Napoli; “Il mosaico storico. Conservazione e restauro”, introduce e modera Serena Barbagallo, Accademia di Belle Arti di Napoli; 10, Manlio Titomanlio, Accademia di Belle Arti di Napoli, presentazione del restauro in loco del pavimento romano già del Salottino in porcellana di Maria Amalia di Sassonia condotto dalla Scuola di Restauro dell’Accademia di Belle Arti di Napoli e visita; 11, Rovedatti Anna, Rubino Ylenia, Porro Massimiliano, Accademia di Belle Arti “Aldo Galli” – Como, progettazione e realizzazione di supporti non vincolati per lo stoccaggio e la fruizione di tre frammenti musivi provenienti dallo scavo archeologico di Santa Maria alla fonte – “Chiesa Rossa”, Milano; 11.20, Marianna Musella, Donatella Barca, dipartimento di Biologia Ecologia e Scienze della Terra – università della Calabria Arcavacata (Cs); Alfredo Ruga, SABAP per la città metropolitana di Reggio Calabria e la Provincia di Vibo Valentia, “Trionfo indiano di Dioniso. Il mosaico della villa romana di Palazzi di Casignana (RC). Diagnostica e restauro di un manufatto archeologico in situ”; 11.40, Tessa Pirillo, restauratrice de l’Atelier de Restauration de Mosaïques et d’Enduits Peints, Musée et sites gallo-romains, e Giulia Ciucci, archeologa responsabile scientifica del sito del Musée et sites gallo-romain de Saint-Romain-en-Ga, “Dallo scavo archeologico alla valorizzazione: restauro, conservazione e fruizione dei mosaici a Saint-Romain-en-Gal (Francia); pausa caffè. Introduce e modera Augusto Giuffredi, già docente Accademia di Belle Arti di Bologna; 12.20, Francesca Castiello, restauratrice, impresa individuale, Villa Literno, e Daniela Gennari, funzionaria restauratrice docente SAF, Istituto Centrale per il Restauro, “Il restauro del ciclo musivo dei Gladiatori di Galleria Borghese, esempio di pavimento musivo di età romana staccato e reimpiegato in nuovo contesto museale: conservazione, valorizzazione e fruizione”; 12.40, Carlo Ebanista, università del Molise, Campobasso, e Paola Fiore, Accademia di Belle Arti di Napoli, “I lacerti di mosaico parietale tardoantico rinvenuti negli scavi del 2015-17 nella Basilica Nova a Cimitile: nuovi dati dai recenti restauri”; 13, Dora Catalano, soprintendente Archeologia Belle arti e Paesaggio del Molise, “Restauro del frammento di mosaico dell’oratorio di Giovanni VII in San Pietro in Vaticano”; 13.20, domande; pausa pranzo a buffet. Introduce e modera Diego Esposito, Accademia di Belle Arti di Napoli; 14.30, Cristina Dal Ri, Sofia Castegnaro, restauratrici Provincia autonoma di Trento, “Riapre la villa romana di Orfeo a Trento: storia del restauro dei mosaici dal 1958 ad oggi”; 14.50, Francesca Cassina, restauratrice, “Conservazione e restauro di un frammento di mosaico pavimentale con sinopia da Villa Arianna a Castellammare di Stabia: un approccio reversibile per la revisione di un intervento ventennale”; 15.10, Annalisa Marcucci, Adele Trazzi, Francesca Piccolino Boniforti, Accademia di Belle Arti di Verona, “Villa dei mosaici di Negrar di Valpolicella: interventi di restauro sui pavimenti musivi”; 15.30, Paola Perpignani, Fondazione RavennAntica, responsabile laboratorio di restauro Museo Classis, e Letizia Predieri, restauratrice dei Beni culturali Reggio Emilia, “Restauro del mosaico pavimentale del Buon Pastore dallo scavo di via M. D’Azeglio a Ravenna. Prove di applicazione dei principi di astrazione cromatica nell’integrazione delle lacune musive”; 15.50, Irene Rovatti, Ylenia Rubino, Massimiliano Porro, Accademia di Belle Arti “Aldo Galli” – Como, “Il restauro di un frammento musivo pavimentale delle Terme Erculee (Mi): dallo studio dei materiali costitutivi originari alla creazione di un supporto non vincolato”; 16.10, domande e dibattito finale.

Baia (Na). Al Castello aragonese, sede del museo Archeologico nazionale dei Campi Flegrei, l’incontro “Osservatorio sulla bellezza. La rete di monitoraggio del parco archeologico dei Campi Flegrei”

baia_castello_museo-archeologico_osservatorio-sulla-bellezza_locandinaMartedì 12 dicembre 2023, alle 16, nella sala conferenze del Castello aragonese di Baia, sede del museo Archeologico nazionale dei Campi Flegrei, l’incontro “Osservatorio sulla bellezza. La rete di monitoraggio del parco archeologico dei Campi Flegrei”. Saranno raccontate le attività che il Parco ha messo in campo e sta portando avanti per il monitoraggio dello stato conservativo dei propri siti e monumenti. Si parlerà di tecnologie avanzate e di metodologie articolate, lo faranno direttamente i tecnici che supportano il parco in questo ambizioso piano, lo faremo declinando la complessità del tema in un’occasione di divulgazione scientifica per condividere con tutti gli interessati tematiche spesso “confinate” nella discussione degli “addetti ai lavori”.

Castello di Baia

Una suggestiva panoramica del Castello di Baia al tramonto (foto pa-fleg)

Il programma. Alle 16, Fabio Pagano, Annalisa Manna, Marida Salvatori (parco archeologico dei Campi Flegrei, “Introduzione ai lavori”; 16.15, Daniele Spizzichino, Gabriele Leoni, Francesco Menniti, Federico Ferrigno, Paola Maria Guarino  (dipartimento per il servizio geologico di ISPRA – istituto superiore per la Protezione e la Ricerca ambientale), “ISPRA e Pafleg per la prevenzione dei geo-rischi: dal monitoraggio satellitare a quello in situ”; 16.45, Domenico Calcaterra, Diego Di Martire, Leopoldo Repola (università di Napoli “Federico II”), “Procedure per l’analisi e la tutela delle cavità maggiori del sito archeologico di Cuma”; 17.15, Nuccio Sangiuliano (Sparacio e Partners srl), “Il rischio bradisismico per siti archeologici. Vulnerabilità e proposte di mitigazione”; 18, conclusioni.

Roma. Al complesso di San Michele per i “Percorsi di lettura dell’ICA” presentazione, anche on line, del libro a cura di Barbara Davidde Petriaggi “Recuperati dagli Abissi. Il relitto alto-arcaico del Canale d’Otranto”, catalogo della mostra sull’importante scoperta di archeologia subacquea

roma_complesso-san-michele_libro-recuperati-dagli-abissi_presentazione_locandinaNuovo appuntamento con i “Percorsi di lettura dell’Istituto centrale per l’archeologia”. Martedì 5 dicembre 2023, alle 16, a Roma, nella sala conferenze della Biblioteca delle Arti del Complesso monumentale del San Michele, presentazione del libro a cura di Barbara Davidde Petriaggi “Recuperati dagli Abissi. Il relitto alto-arcaico del Canale d’Otranto”. Si ripercorrerà un’importante scoperta di archeologia subacquea che ha consentito di gettare nuova luce sulla storia della Magna Grecia. Si tratta del rinvenimento di un relitto, riferibile ai primi decenni del VII secolo a.C., il cui carico è costituito da ceramiche di manifattura corinzia, in particolare contenitori per il trasporto di derrate alimentari e ceramica fine da mensa. Il ritrovamento è avvenuto a circa 780 metri di profondità, nell’ambito delle attività di archeologia preventiva finalizzate all’installazione del gasdotto TAP, Trans Adriatic Pipeline, tra le coste albanesi e quelle italiane. Il ritrovamento ha restituito il carico di un relitto riferibile ai primi decenni del VII secolo a.C., il cui carico è costituito da ceramiche di manifattura corinzia, in particolare contenitori per il trasporto di derrate alimentari e ceramica fine da mensa (vedi Relitto del Canale di Otranto a 780 metri di profondità: i primi reperti studiati confermano che è un ritrovamento unico, che racconta le fasi più antiche del commercio mediterraneo agli albori della Magna Grecia. Franceschini: più fondi all’archeologia subacquea e si recuperi tutto il carico naufragato | archeologiavocidalpassato). Il programma prevede il saluto di Luigi La Rocca, a capo della direzione generale Archeologia Belle arti e paesaggio, e di Luca Schieppati, Managing Director di TAP. A seguire la presentazione, a cura di Elena Calandra, direttore dell’Istituto Centrale per l’Archeologia (ICA), e di Alessandro Naso, professore ordinario di Etruscologia e Antichità italiche all’università di Napoli “Federico II”. In chiusura la soprintendente Barbara Davidde Petriaggi illustrerà il ritrovamento commentandone le tappe significative attraverso le suggestive immagini scattate durante i lavori. La presentazione del volume “Recuperati dagli Abissi. Il relitto alto-arcaico del Canale d’Otranto” sarà fruibile anche online al seguente link: stream.lifesizecloud.com/extension/3227537/1d50744f-8696-492c-929e-41da98f56a55 e, in differita, sui canali social dell’ICA.

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Una fase della pulizia di un vaso recuperato dal Relitto alto-arcaico del Canale di Otranto (foto patrimonio subacqueo)

La proficua collaborazione tra la soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per le province di Brindisi Lecce e Taranto e TAP, che ha fornito il necessario supporto tecnico, logistico e operativo, ha permesso il recupero dei reperti tra il 2018 e il 2019. Nel 2021 la soprintendenza nazionale per il Patrimonio culturale subacqueo con il sostegno di TAP ha avviato lo studio del sito archeologico sommerso e dei manufatti e ha progettato e realizzato il restauro e la valorizzazione del carico, con una mostra e con la pubblicazione del catalogo. 

La mostra in corso a Taranto nell’ex Convento Sant’Antonio fino al 31 dicembre 2023, grazie a un allestimento immersivo ed emozionale porta il visitatore negli abissi del Mar Mediterraneo e si avvale di moderne tecnologie digitali di stampa 3D, installazioni tattili e di realtà virtuale, ma anche di narrazioni che completano la suggestiva esposizione dei reperti ceramici. Tra questi figura, oltre a quelli di produzione corinzia recuperati dall’abisso, anche una selezione di reperti, anch’essi corinzi, provenienti da siti archeologici di Taranto e del Salento.

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Copertina del libro “Recuperati dagli Abissi. Il relitto alto-arcaico del Canale d’Otranto”

“Recuperati dagli Abissi. Il relitto alto-arcaico del Canale d’Otranto”. Il volume, pubblicato in occasione della mostra “Recuperati dagli abissi. Il relitto alto-arcaico del Canale d’Otranto” aperta al pubblico il 20 giugno 2023 a Taranto, nella sede della soprintendenza nazionale per il Patrimonio culturale subacqueo, ex Convento di Sant’Antonio, inaugura l’edizione scientifica degli studi relativi a questo importante ritrovamento. Il sito archeologico subacqueo consiste nei resti del naufragio di un’antica imbarcazione datata ai primi decenni del VII sec. a.C., naufragata con il suo carico nel Canale d’Otranto a 22 miglia dalla costa, a 780 metri di profondità. Esso è stato individuato nel corso delle attività di archeologia preventiva messe in campo negli anni 2018-2019 dall’allora Soprintendenza ABAP per le province di Brindisi Lecce e Taranto, preliminari alla posa in opera della condotta sottomarina del gasdotto TAP e ha visto l’utilizzo di tecnologie innovative utilizzate in ambito industriale. Il volume, curato dalla soprintendente Barbara Davidde Petriaggi, accoglie saggi dedicati alla storia e all’archeologia della Magna Grecia, con particolare riferimento alle rotte e ai commerci transmarini in età alto-arcaica. Vi sono ospitati, inoltre, i risultati delle analisi scientifiche condotte sul vasellame di manifattura corinzia e sul loro contenuto (vino e olive, attestate dai noccioli rinvenuti all’interno delle anfore) e i dati relativi al restauro e allo studio dei reperti archeologici recuperati, costituiti da contenitori da trasporto, quali pithoi, anfore, brocche e ceramica fine da mensa (skyphoi). Una parte del volume è dedicata all’analisi dei metodi e degli strumenti utilizzati per l’esplorazione dei siti archeologici sommersi, al recupero dei manufatti archeologici in alto fondale e all’uso delle nuove tecnologie per lo studio e la valorizzazione del patrimonio culturale subacqueo. Questo ritrovamento colma un vuoto nella documentazione dei relitti greci di età altoarcaica attestati fino ad oggi nel Mediterraneo e getta nuova luce sui contatti che si irradiavano dalla Grecia, Corinto in particolare, verso le coste della Puglia.

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L’archeologa subacquea Barbara Davidde, soprintendente nazionale del patrimonio subacqueo

Barbara Davidde Petriaggi dirige dal 2020 la soprintendenza nazionale per il Patrimonio culturale subacqueo, e nel 2021 ha diretto anche, ad interim, la soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per le province di Brindisi e Lecce. È progettista, coordinatore scientifico e responsabile unico del procedimento di progetti nazionali finanziati dal ministero della Cultura e internazionali finanziati dalla Comunità Europea (PON CULTURA E SVILUPPO-FESR 2014-2020; Interreg MED 2014-2023; CREA-CULTURE _2021-COOP; HORIZON) per lo sviluppo di tecnologie per la ricerca archeologica subacquea e per la conservazione e la valorizzazione del patrimonio culturale subacqueo e per il patrimonio culturale della città di Taranto e della sua provincia. Dal 2018 a oggi è responsabile scientifico della missione archeologica subacquea di scavo e restauro della villa sommersa dell’antica Epidauro e del progetto “Ricerche di archeologia subacquea nell’Isola di Lemnos”, entrambi in collaborazione tra la Scuola Archeologica Italiana di Atene (SAIA), l’Istituto Centrale per il Restauro (ICR), le Autorità elleniche e (dal 2021) la soprintendenza nazionale per il Patrimonio culturale subacqueo. Per l’ICR ha diretto dal 2010 al 2020 il Nucleo per gli Interventi di Archeologia Subacquea e a oggi è responsabile unico del procedimento, progettista e direttore dei lavori di restauro delle navi romane di Napoli e del progetto MUSAS-Musei di archeologia Subacquea. Dal 2010 è professore a contratto di Archeologia subacquea all’università Roma Tre. È membro dello Scientific and technical Advisory Body (STAB) della Convenzione Unesco 2001 per la protezione del Patrimonio Culturale Subacqueo, eletta in rappresentanza dell’Italia per un secondo mandato.

3 dicembre: Giornata internazionale dei diritti delle persone con disabilità. Così il parco archeologico di Pompei nei siti della Grande Pompei propone percorsi e iniziative per l’accessibilità: Pompei per tutti, Enjoy Lis Art, Musei per tutti, Pompei in blu, I Ragazzi di Plinio

Il 3 dicembre 2023 è la “Giornata internazionale dei diritti delle persone con disabilità” promossa dal ministero della Cultura per sottolineare l’importanza dell’accesso al patrimonio culturale, nel rispetto della massima inclusione di ciascun cittadino, senza limitazioni o distinzioni, in linea anche con i principi dettati dalla Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità. Il parco archeologico di Pompei è da tempo impegnato a garantire la più ampia fruizione dei siti archeologici di competenza, da parte di tutto il suo pubblico attraverso percorsi culturali e iniziative che vengono ogni anno implementate e arricchite dalla presenza sempre più attiva delle istituzioni e comunità locali.

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Pompei per tutti: Danilo Ragona e Luca Paiardi sulla loro carrozzina attraversano una strada di Pompei sui passaggi pedonali sopraelevati (foto parco archeologico pompei)

Già dal 2016 è attivo nel sito di Pompei il percorso “Pompei per tutti”, un itinerario di visita facilitato di oltre 3,5 km – con abbattimento delle barriere architettoniche ove possibile – che dall’ingresso di Piazza Anfiteatro consente di attraversare tutta la città antica fino al Foro, con accesso agli edifici e domus più significativi.

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Modello del cavallino di Maiuri con supporto tattile in braille (foto parco archeologico pompei)

Al percorso facilitato sono collegate una serie di iniziative volte a rendere l’esperienza di visita completa e fruibile a tutti. In alcuni ambienti del sito sono stati sperimentati esempi di fruizione multilivello degli spazi, con particolare attenzione agli ipovedenti. Modellini tattili in 3D e supporti esplicativi in braille sono presenti nell’ambiente di una stalla, di fronte alla casa di Cerere e presso il complesso della conceria, accessibile da via Stabiana. Nel primo caso si tratta di un modellino dello scheletro di un cavallo rinvenuto nel 1938 da Amedeo Maiuri, mentre nell’altro i supporti tattili aiutano a comprendere come si svolgeva in antico il processo di lavorazione delle pelli.

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Accessibilità nelle ville romane di Stabia (foto parco archeologico pompei)

Da ottobre anche le ville suburbane della Grande Pompei, Villa Arianna e Villa San Marco a Castellammare di Stabia sono state adeguate con percorsi agevolati senza barriere architettoniche e con sistemi per il superamento dei dislivelli, che oggi consentono a tutti una visita confortevole alle ville e alle aree verdi che le abbracciano e che sono state oggetto di interventi dedicati di valorizzazione.

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App per visita guidata nelle ville vesuviane per persone con disabilità uditiva (foto parco archeologico pompei)

Sempre nelle ville di Stabia, ma anche alla Villa di Poppea ad Oplontis e a Villa Regina a Boscoreale, è possibile usufruire – tramite l’App My Pompeii o attraverso monitor installati nei principali ambienti – di itinerari multimediali accessibili e universali in lingua dei segni, per la rimozione delle barriere alla comprensione e alla comunicazione. Il progetto “Enjoy LIS Art – Percorsi multimediali inclusivi sul patrimonio artistico e culturale della Campania accessibili per le persone sorde” è promosso dalla Regione Campania assessorato alla Scuola, alle Politiche sociali e alle Politiche giovanili in collaborazione con ENS – Ente Nazionale per la protezione e assistenza dei sordi.

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I Ragazzi di Plinio con la coop Il Tulipani nell’orto produttivo del Real Polverificio Borbonico di Scafati nel progetto “Coltiviamo agricoltura sociale” del parco archeologico di Pompei (foto parco archeologico pompei)

Le disabilità cognitivo-sensoriali sono, invece, al centro di protocolli di intesa come la rete “Campania tra le Mani. Itinerari inclusivi nei luoghi d’arte”, coordinata dal Servizio di Ateneo per le Attività degli studenti con Disabilità e DSA – università Suor Orsola Benincasa, e costituita da musei pubblici e privati e associazioni di categoria; “Museo per tutti. Accessibile alle persone con disabilità intellettiva”, un progetto in collaborazione con l’associazione L’Abilità onlus e finanziato dalla Fondazione De Agostini, finalizzato alla realizzazione di una guida in linguaggio facilitato Easytoread; e l’accordo con la cooperativa sociale Tulipano e l’università Federico II, dipartimento di Scienze mediche traslazionali per la realizzazione di percorsi sperimentali di fruizione delle domus del Parco e per la realizzazione di tirocini formativi e inserimento lavorativo per persone e ragazzi con autismo e\o disabilità cognitiva “I Ragazzi di Plinio”, del Centro riabilitativo di Pompei, attraverso progetti di agricoltura sociale.

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L’agenda visiva interattiva “Pompei in blu – Viaggio nella casa del Menandro” (foto parco archeologico pompei

Nell’ambito di quest’ultima collaborazione a Pompei è già stata messa a punto una prima agenda visiva interattiva “Pompei in blu – Viaggio nella casa del Menandro”, che si propone come strumento per favorire l’interazione emotiva e la fruizione dell’opera d’arte attraverso attività interagenti. L’agenda fa parte della collana “Percorsi museali inclusivi” che ad oggi propone cinque percorsi museali presso la rete dei musei aderente a “Tulipano Art Friendly”.

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Agricoltura sociale: raccolta di mele e melograni a Pompei con la coop sociale Il Tulipano (foto parco archeologico pompei)

Inoltre, il 5 dicembre 2023 alla Palestra Grande  di Pompei, dalle 10 alle 12.30, è organizzato un laboratorio di co–progettazione e cooperazione inclusiva partecipata  aperto ai visitatori del Parco, ai giovani liceali (parteciperanno gli studenti della classe 2.E liceo TRED del liceo “E. Pascal” di Pompei) e ai giovani della “Tulipano Art Friendly” per la definizione di proposte sperimentali di fruizione universale di due aree verdi di Pompei situate nella Regio II (un giardino lungo la Via di Nocera e un’area verde lungo il Vicolo dei Fuggiaschi). Le proposte progettuali e le idee nate dal workshop saranno parte integrante della futura sistemazione delle aree per una loro fruizione inclusiva. Il Workshop sarà guidato e coordinato da Paolo Mighetto e Maurizio Bartolini dell’Area “Cura del Verde” del Parco di Pompei e da Giovanni Minucci della Cooperativa Il Tulipano. Nell’ambito dell’iniziativa, “I Ragazzi di Plinio” realizzeranno ghirlande ornamentali natalizie e sacchetti di lavanda con elementi naturali raccolti nelle aree verdi delle domus di Pompei. L’obiettivo di tutte queste iniziative è sottolineare l’essenza dei luoghi della cultura come espressione di bellezza, fonte di benessere individuale e sociale, sviluppo personale e comunitario e luoghi in cui la fragilità dell’Arte e dell’Archeologia venga sperimentata da persone anch’esse fragili, innescando un circolo virtuoso dove sostenibilità, inclusione e benessere possano trovano fonte nella storia e cultura e favorire la valorizzazione dell’identità personale e territoriale.

Graffignano (Vt). Al Castello Baglioni apre la mostra “LUNGO IL TEVERE. Testimonianze archeologiche dai territori di Graffignano e di Sipicciano al Castello Baglioni” con i più recenti rinvenimenti archeologici del territorio, nucleo di un Antiquarium articolato tra le sedi di Graffignano e di Sipicciano (di prossimo allestimento)

graffignano_castello-baglioni_mostra-lungo-il-tevere_locandinaAl Castello Baglioni di Graffignano (Vt) sabato 2 dicembre 2023, alle 16.30, apre la mostra “LUNGO IL TEVERE. Testimonianze archeologiche dai territori di Graffignano e di Sipicciano al Castello Baglioni”. La soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per la provincia di Viterbo e per l’Etruria meridionale e l’amministrazione comunale di Graffignano, con il sostegno della Provincia di Viterbo e il contributo di sponsor locali, hanno organizzato all’interno del Castello Baglioni un’esposizione dedicata ai più recenti rinvenimenti archeologici del territorio, nucleo di un Antiquarium articolato tra le sedi di Graffignano e di Sipicciano (di prossimo allestimento). La mostra si articola in tre sezioni dedicate: alla Preistoria, con l’abitato del Casone; all’Età Romana, con la villa di campo la Noce e il complesso produttivo di Pian delle Frasche; alla fine dell’Evo Antico, con alcune novità sulla presenza ostrogota nel comprensorio; e infine al Medioevo e al Rinascimento, illustrato dalle testimonianze restituite dallo stesso Castello Baglioni, dove proprio in questa occasione i reperti faranno ritorno.

Marco Pacciarelli (università di Napoli “Federico II”), responsabile scientifico per la sezione dedicata al Casone, coadiuvato da Pasquale Miranda e Valentina Musella, presenterà i risultati dell’abitato dell’Età del Bronzo, indagato nel 2012 e oggetto di una recente pubblicazione (P. Miranda, V. Musella, L’abitato dell’età del bronzo del Casone di Graffignano e la facies di Belverde-Mezzano, Universitätsforschungen zur prähistorischen Archäologie, Bonn 2021): tra i materiali esposti figurano anche alcuni oggetti restaurati grazie alla liberalità di Archeomatica. Per l’Età Romana, i risultati delle indagini in concessione nel complesso residenziale in località Campo la Noce saranno curate da Francesca Letizia Rizzo (CNR ISPC), coadiuvata da Francesco Borsari e Simone Caglio. La stessa studiosa, che ha curato nel 2017 l’esposizione del complesso residenziale di Poggio la Guardia, inserita nell’attuale percorso di visita, presenterà nuovi dati sulla presenza ostrogota nel territorio partendo dalla nota fistula di Teodato. Cinzia Zegretti, con il supporto di Sergio Pregagnoli e Damiano Paoletti, illustreranno invece le testimonianze del complesso produttivo di Pian delle Frasche, indagato nel 2012 nell’ambito di un intervento di archeologia preventiva. Al prof. Giuseppe Romagnoli e alla sua équipe (Francesca Alhaique, Luca Brancazi, Flavia Marani, Lavinia Piermartini) è affidata la responsabilità scientifica della sezione più recente, in cui saranno illustrati gli aspetti della vita quotidiana nel Castello Baglioni, attraverso l’esposizione dei contesti rinvenuti all’interno della struttura nel corso dei lavori di restauro eseguiti a partire dal 2009.

Una parte dei reperti ceramici era già stata restaurata grazie al contributo del comune di Graffignano ed esposta nel 2020 a Viterbo a cura dello stesso Giuseppe Romagnoli (“Graffignano. Frammenti di vita quotidiana dai butti del Castello Baglioni”, museo della Ceramica della Tuscia, Viterbo 2020). Questa mostra è l’occasione per presentare al pubblico un nuovo nucleo di reperti restaurati grazie al contributo della soprintendenza per la provincia di Viterbo e per l’Etruria meridionale, nell’ambito di un finanziamento destinato ai depositi dell’Istituto e al patrimonio culturale in essi conservato. Parte del percorso espositivo sarà invece costituito da pannelli didattici (storia del territorio in epoca antica e tardo antica, notizie sui complessi di Campo la Noce e di Pian delle Frasche) confidando, con il reperimento di ulteriori fondi, di poter al più presto ampliare l’offerta culturale alla cittadinanza e al mondo scientifico attraverso l’esposizione dei materiali restituiti da questi contesti.