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Firenze. Al convegno archeoVINUM di tourismA 2026 il vigneto di Vigna Barberini sul Colle Palatino nel cuore antico di Roma: ne ha parlato Simone Quilici, direttore del parco archeologico del Colosseo, con l’architetto paesaggista del PArCo Gabriella Strano, e Giovanna Trisorio e Nazzareno Milita di Cincinnato Vini di Cori

Simone Quilici, direttore del parco archeologico del Colosseo, presenta a tourismA 2026 “Il vigneto di Vigna Barberini” (foto graziano tavan)

È forse il luogo più tranquillo del Palatino, una terrazza erbosa, dal suggestivo affaccio sul Colosseo, dominata dai conventi di San Bonaventura e San Sebastiano, i rumori del traffico cittadino arrivano attutiti: è la Vigna Barberini così denominata dall’omonima famiglia romana che nel XVII secolo ne deteneva la proprietà. Qui il parco archeologico del Colosseo, alcuni anni fa, nell’ambito del più ampio progetto #PArCoGreen, è stato piantato un piccolo vigneto, grazie alla sponsorizzazione tecnica dell’Azienda Vitivinicola Cincinnato, mettendo a dimora barbatelle della varietà Bellone, un antichissimo vitigno autoctono che lo storico Plinio il Vecchio chiamava “uva pantastica”, coltivato ancora oggi nei territori intorno a Roma. Dopo la Vigna delle Thermae Felices Constantinianae ad Aquileia (vedi https://archeologiavocidalpassato.com/2026/03/06/firenze-al-convegno-archeovinum-di-tourisma-2026-il-caso-aquileia-cristiano-tiussi-fondazione-aquileia-spiega-lo-stretto-rapporto-tra-archeologia-e-vino-che-oggi-si-concretizza-non-solo-con-la-vi/) il viaggio eno-archeologico attraverso l’Italia presentato a tourismA 2026, il salone di archeologia e turismo culturale promosso da Archeologia Viva, nel convegno ArcheoVinum promosso dall’università di Bari in una mattinata densa di interventi di cui archeologiavocidalpassato.com ne ha seguito alcuni, ci porta proprio nel cuore di Roma antica, il colle Palatino dove c’è il “vigneto di  Vigna Barberini”. Sabato 28 febbraio 2026 ne hanno parlato Simone Quilici, direttore del parco archeologico del Colosseo, e l’architetto paesaggista del PArCo Gabriella Strano, con Giovanna Trisorio e Nazzareno Milita di Cincinnato Vini di Cori. archeologiavocidalpassato.com ha incontrato il direttore Simone Quilici.

“Il parco del Colosseo, a dispetto del suo nome, così caratterizzato dal grande monumento, la sua imponenza, la sua monumentalità”, spiega il direttore Simone Quilici ad archeologiavocidalpassato.com, “è in realtà un luogo dove convivono armoniosamente natura e archeologia che trovano nel paesaggio la sua sintesi. Il paesaggio del parco è rappresentato in gran parte dalla presenza del colle del Palatino, uno dei grandi colli di Roma, luogo delle origini della città, luogo dei palazzi imperiali, luogo dell’origine dei giardini di epoca moderna, gli Horti farnesiani del Cinquecento, ma poi è anche un luogo dove nasce il concetto di parco pubblico a Roma con il napoleonico Jardin du Capitole. In questo luogo, tra Medioevo ed epoca moderna, si sviluppano vigne e orti che caratterizzavano tutta la fascia che era rimasta inabitata con la contrazione di Roma dopo la caduta dell’impero romano. E tra queste vigne c’è Vigna Barberini che sta proprio sul Palatino.

La Vigna Barberini sul colle Palatino a Roma (foto PArCo)

“Quindi – continua Quilici – è sorta l’idea da parte dell’architetto paesaggista Gabriella Strano che lavora al parco del Colosseo di ripristinare alcune di queste vigne in un luogo che era agricolo, cercando di dare una continuità a questo paesaggio storico. Ed è stata coinvolta la cooperativa agricola Cincinnato di Cori che ha reimpiantato a vigna Barberini alcuni vigneti di questo vitigno autoctono che è il Bellone, un vitigno laziale. E quindi grazie a questa attività noi progressivamente stiamo cominciando a produrre vino in piccole quantità perché nessuno vuole trasformare il Palatino in un’azienda agricola, però abbiamo l’occasione di produrre vino che si va ad aggiungere alla produzione di olio e di miele che già va avanti da qualche anno”.

 

Firenze. A tourismA 2026 consegnato il premio Francovich a Canosa di Puglia per il miglior museo e parco archeologico italiano a tematica medievale, conferito dalla Società degli Archeologi Medievisti Italiani (SAMI), che ha anche assegnato il premio al programma britannico “Time team”

Tutti sul palco: le varie “anime” della comunità canosina a tourismA 2026 con il premio Francovich a Canosa di Puglia (foto graziano tavan)

La vittoria non di un’istituzione ma di un’intera comunità, quella di Canosa di Puglia (BAT) alla quale è andato la XIII edizione del premio “Riccardo Francovich” per il miglior museo e parco archeologico italiano a tematica medievale, conferito dalla Società degli Archeologi Medievisti Italiani (SAMI), fondata nel 1994, e oggi presieduta da Marco Valenti, e professore di Archeologia medievale, università di Siena. Lo si è visto quando, venerdì 27 febbraio 2026, sul palco dell’auditorium del Palazzo dei Congressi di Firenze, nel corso di tourismA 2026, a ricevere il premio non è salito solo il presidente della Fondazione archeologica canosina Sergio Fontana, ma proprio l’intera comunità, dal parroco alla soprintendenza, dall’amministrazione comunale ai volontari.

A leggere la motivazione il prof. Giuliano Volpe, già presidente della SAMI, che ha consegnato la targa al presidente Sergio Fontana: “premio conferito a Canosa di Puglia per gli importanti siti e monumenti paleocristiani, opera in particolare del vescovo Sabino (VI sec.), parte di un ricco patrimonio storico e archeologico di età antica, tardoantica, medievale e moderna, indagato, tutelato e valorizzato grazie all’esemplare collaborazione fra la Fondazione Archeologica Canosina, il Comune di Canosa, il Ministero della Cultura, la Regione Puglia, le Università di Bari e di Foggia e alla partecipazione attiva dei cittadini”.

tourismA 2026: Sergio Fontana, presidente della Fondazione archeologica canosina, con il premio Francovich, tra il presidente SAMi Marco Valenti, e l’ex presidente Paul Arthur (foto graziano tavan)

Visibilmente emozionato e commosso il presidente Fontana che ha voluto ringraziare innanzitutto la comunità canosina: “Ritiro il premio – ha esordito – a nome della Fondazione archeologica canosina, e a nome dei 260 soci che hanno caratteristiche diverse, perché c’è un elettricista, un farmacista, un falegname, un medico: 260 persone volontarie che da 30 anni si sono dedicate alla Fondazione archeologica canosina: è una fondazione nata 30 anni fa. Noi abbiamo avuto l’unico caso di museo Archeologico nazionale che è una struttura privata pagata dai privati. È come se noi due ci mettessimo d’accordo pur di avere la caserma dei carabinieri: gli paghiamo tutto noi, gli paghiamo il fitto noi, pur di averli. Questo è quello che è stato fatto dalla Fondazione archeologica canosina da trent’anni, e che continua a fare ancora oggi per il nostro territorio.

tourismA 2026: premio Francovich a Canosa. Sul palco Fondazione archeologica canosina e SAMI (foto graziano tavan)

“Ed è un premio – ha continuato – che io voglio dividere con tutti i canosini, perché è stato un voto plebiscitario (vedi Canosa di Puglia (BAT) vince il Premio Riccardo Francovich conferito dalla SAMI – Società degli Archeologi Medievisti Italiani al polo della Canosa Paleocristiana “come miglior sintesi tra rigore scientifico e capacità di raccontare la storia a tutti”. Il premio sarà assegnato a Firenze a tourismA | archeologiavocidalpassato). Abbiamo avuto quasi 10mila voti di persone che si sono interessate all’archeologia e che non solo hanno girato pagina, ma si sono fermati, hanno votato. Quindi c’è stato veramente il voto di tutta una comunità. Che va dalla comunità ecclesiastica, perché noi abbiamo una storia del Paleocristiano importantissima, abbiamo delle catacombe a Canosa di Puglia, una delle poche nel Sud Italia, abbiamo il vescovo Sabino che è il primo santo della Puglia, abbiamo una storia paleocristiana importantissima, abbiamo una storia danuna antecedente ancora più importante, abbiamo una storia romana, abbiamo una storia: Canosa è stata vissuta e abitata da sempre. La Fondazione archeologica canosina è il chiaro esempio che le cose si possono fare nonostante le possibilità che abbiamo, perché vorremmo avere più fondi, più disponibilità, ma se ci sono persone di buona volontà e dedico il premio a tutte le persone di buona volontà che hanno contribuito anche con ruoli e competenze diverse. Mi riferisco al ministero della Cultura, alla nostra Regione Puglia, al nostro Comune, alla nostra Provincia, a tutti quanti hanno collaborato; e soprattutto alla nostra soprintendenza, la nostra università. Oggi abbiamo due concessioni di scavo. Si sta scavando a Canosa di Puglia: la concessione è stata richiesta dalla Fondazione archeologica canosina tramite l’università, ma concessa dal nostro ministero che salvaguarda e sovrintende a tutte le attività. Lascio la parola agli altri non senza ringraziare Piero Pruneti, e tutto il premio Francovich: siamo onorati di ricevere questo premio perché conosciamo l’importanza di questo medievista e quanto si sia dedicato alla divulgazione, alla salvaguardia del nostro immenso patrimonio. Quindi sono veramente emozionato, sono molto contento di questo premio.

tourismA 2026, premio Francovich: il presidente Sergio Fontana con l’onorevole Francesco Ventola (foto graziano tavan)

“Lasciatemi ringraziare – ha concluso – una persona che non è qui sul palco, Francesco Ventola e don Felice Bacco, che sono qui con noi, che ci hanno seguito. Francesco Ventola è un europarlamentare, ma è stato sindaco di Canosa con cui abbiamo fatto tante battaglie, che continuiamo a fare. Per esempio, abbiamo a Canosa una scuola di specializzazione di due università che si sono messe d’accordo, caso raro per le università, ma in questo caso invece siamo riusciti ad avere una scuola di specializzazione unica a Canosa. Questo si deve grazie anche all’onorevole Francesco Ventola. E poi l’ultimo pensiero per don Felice Bacco che ha fatto, sta facendo e farà tantissimo per la nostra terra. Grazie”.

tourismA 2026: il produttore Tim Taylor riceve il premio Francovich conferito al programma “Time team”, tra Marco Valenti e Paul Arthur (foto graziano tavan)

Nel corso della stessa cerimonia a tourismA 2026 è stato conferito dalla SAMI anche il premio a “Time Team”, programma televisivo britannico, nel quale ogni episodio presenta un team di specialisti che conduce uno scavo archeologico nell’arco di tre giorni, prodotto da Tim Taylor, presente a tourismA, cui è stato consegnato il premio con questa motivazione letta dal prof. Paul Arthur, già presidente SIMI, professore di Archeologia medievale, università del Salento: “per il suo eccezionale contributo nel portare l’archeologia e il significato culturale del passato nella vita di milioni di persone, arricchendo profondamente il coinvolgimento del pubblico nei confronti del nostro patrimonio comune”.

 

Taranto. Al museo Archeologico nazionale tour virtuale immersivo “Il museo come non lo hai mai visto” con visori nell’ambito del progetto di ricerca con l’università di Bari

Giovedì 5 febbraio 2026, al museo Archeologico nazionale di Taranto, “Il museo come non lo hai mai visto”: tour virtuale immersivo dalle 14 alle 17. Un’occasione unica per esplorare il museo in modo immersivo e sorprendente. Grazie ai visori potrai attraversare spazi, dettagli e opere da una prospettiva nuova, impossibile nella visita tradizionale. L’iniziativa fa parte di un progetto di ricerca realizzato in collaborazione con l’università di Bari. Partecipazione gratuita, con posti limitati. L’esperienza con il visore dura fino a 10 minuti per persona. Prenotazione obbligatoria al numero 099 4532112 (fino a esaurimento posti), indicando nome, cognome, email, telefono e numero dei partecipanti. Attenzione: l’esperienza con gli Oculus non si svolge all’interno delle sale museali. Chi desidera visitare il museo prima o dopo l’esperienza virtuale potrà farlo acquistando regolarmente il biglietto d’ingresso.

Ragusa. Al via “Il XIII secolo in Europa. Sguardi sulla rivoluzione delle lingue e le eversioni concettuali che incubarono le visioni del mondo della modernità” a cura del professor Carlo Ruta, l’8° convegno internazionale organizzato dal Laboratorio degli Annali di storia

Sabato 24 e domenica 25 gennaio 2026, alle 14.30, nella sede del Laboratorio degli Annali di storia, in via Pezza 108 a Ragusa, l’8° convegno internazionale “Il XIII secolo in Europa. Sguardi sulla rivoluzione delle lingue e le eversioni concettuali che incubarono le visioni del mondo della modernità”, sotto la direzione scientifica del professor Carlo Ruta, organizzato dal Laboratorio degli Annali di storia, in collaborazione con l’università di Bari, l’università di Genova, l’università di Siena, Unitelma Sapienza università di Roma e il Laboratorio di studi marittimi e navali “Ferdinand Braudel” dell’ateneo genovese. Al centro della discussione sono il XIII secolo, la rivoluzione delle lingue europee e la nascita della Modernità.

Programma. Il convegno apre, alle 14.30, con l’intervento di Carlo Ruta su “Il XIII secolo in Europa: sguardo sulla rivoluzione delle lingue, dal sedimento popolare all’esperimento dotto, alle confluenze nazionali. Indagine sulle eversioni concettuali che incubarono le visioni del mondo della modernità”. Seguono i contributi tematici. La storica Sandra Origone su “Il notaio, professionista della penna, e l’incontro con realtà diverse”; la studiosa delle letterature Giuseppa Tamburello su “Un XIII secolo cinese con le sue implicazioni linguistiche e letterarie”; l’epistemologo Giuseppe Varnier su “Dante: un poeta-filosofo e la rinascita della filosofia alla fine del XIII secolo”; il ricercatore medievista Marco Leonardi su “Il primo confronto con i Novissima tempora della storia. Come le cronache domenicane del tardo XIII secolo hanno presentato un nuovo laboratorio di studio e di analisi della realtà circostante”; la storica dell’arte Maristella Trombetta su “La lirica d’arte e le culture materiali del Mezzogiorno nel Regnum di Federico II”; lo storico Emiliano Beri su “Le lingue e le forme lessicali delle marinerie liguri nei commerci con i paesi d’Oltremare e nella cantieristica navale agli albori dell’età moderna”; il paletnologo Alberto Cazzella su “Rapporto tra linguistica e archeologia in relazione al problema dell’Indoeuropeo”; lo storico Antonello Folco Biagini su “Lingue dominanti e lingue minori nei processi multiculturali tra età moderna e contemporanea”; il geografo Nunzio Famoso su “Evoluzione e letteratura gaelica alla svolta del XIII secolo, L’impatto del colonialismo inglese”; la sinologa Pamela Kyle Crossley su “Le diramazioni linguistiche dei mondi euroasiatici lungo l’età premoderna”. In margine al convegno, domenica 25 gennaio 2026, dalle 10.30 alle 13, tavola rotonda “Riflessioni sui lavori e contributi aggiuntivi per un ampliamento del dibattito” con Nunzio Famoso, Sandra Origone, Carlo Ruta, Maristella Trombetta, Giuseppe Varnier. Infine il direttore scientifico annuncerà l’argomento e la data del 9° Convegno internazionale.

 

 

Prima campagna di indagini archeologiche sull’isola di San Nicola (arcipelago delle Tremiti, Fg) condotta da UniFg con Asso, UniBa e Sabap-Fg: video di Massimo D’Alessandro sintetizza i risultati raggiunti

Progetto M.A.R.E.A.: équipe di progetto per la campagna sull’isola di San Nicola alle Tremiti (foto unifg)

Tra il 18 e il 31 maggio 2025 si è svolta la prima campagna di indagini archeologiche sull’isola di San Nicola (arcipelago delle Tremiti, Fg), condotta dall’università di Foggia (Danilo Leone e Maria Turchiano) in collaborazione con ASSO Ets, l’università di Bari (Giuliano Volpe) e la soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per le province di Foggia e BAT (Anita Guarnieri, Donatella Pian). Alla missione hanno partecipato allievi della Scuola di specializzazione in Beni archeologici UniBa-UniFg, studenti, dottorandi e assegnisti delle due Università. A chiusura dell’anno 2025, il regista Massimo D’Alessandro ha prodotto un breve video che sintetizza la prima campagna di indagine e scavo sull’isola di San Nicola, nell’arcipelago delle Tremiti, svolta nel maggio 2025.

La campagna di scavo fa parte del progetto M.A.R.E.A. (Mediterraneo Archeologia Etnografia Ambiente), finanziato dall’Unione Europea attraverso i fondi NextGenerationEU, nell’ambito del progetto CHANGES (Spoke 1 – università di Bari). Il progetto intende promuovere lo studio interdisciplinare e la valorizzazione del patrimonio archeologico costiero e subacqueo della Puglia, attraverso la collaborazione tra università di Foggia, università del Salento e la Società di Topografia s.r.l. I siti oggetto di indagine includono contesti di rilevanza storica e ambientale lungo l’intero sviluppo costiero pugliese: dalle Isole Tremiti a Vieste, dal Gargano a Siponto, da Salapia a Taranto, fino a Porto Cesareo, le Cesine (Vernole) e Santa Maria di Leuca–Canale d’Otranto.

Progetto M.A.R.E.A.: prima campagna di indagini archeologiche sull’isola di San Nicola alle Tremiti (foto unifg)

Le attività si sono concentrate sull’indagine di edifici riconducibili alla frequentazione dell’isola di San Nicola in età romana e medievale. Équipe di progetto: Vittoriano Ameruoso, Massimo D’Alessandro, Martina Delle Noci, Giacomo Disantarosa, Gianna Ferrara, Giovanni Lillo, Mario Mazzoli, Luisa Pedico, Maria Teresa Pilloni, Maria Potenza, Bernardino Rocchi, Vincenzo Valenzano, Marco Vitelli.

Progetto M.A.R.E.A.: indagine di una cisterna durante la campagna di scavo sull’isola di San Nicola alle Tremiti (foto unifg)

Grazie al supporto dei tecnici speleosubacquei dell’associazione ASSO, particolare attenzione è stata riservata all’analisi di un articolato sistema di pozzi e cisterne che costituisce una testimonianza significativa delle strategie di captazione, conservazione e gestione delle risorse idriche in ambiente insulare. La distribuzione topografica, le tecniche costruttive e le fasi di riutilizzo di queste strutture evidenziano una continuità d’uso pluristratificata, attestata tra l’età romana e moderna, e documentano processi di adattamento tecnologico e funzionale dell’insediamento alle condizioni ambientali e climatiche. Tali evidenze confermano l’importanza dell’acqua come elemento infrastrutturale e simbolico all’interno di un paesaggio marittimo complesso e dinamico. 

Canne della Battaglia (BAT). Al parco archeologico “Scavi Canne: riflessioni su guerre e pace. Passeggiando sul sito archeologico”, visita archeo-naturalistica tra i resti dell’antico insediamento daunio, le rovine di epoca romana e medievale, con letture di passi di Polibio e Tito Livio

Scavi archeologici nel sito di Canne della Battaglia (foto uniba/unifg)

Il parco archeologico di Canne della Battaglia (BAT) diventa il palcoscenico per riflettere su tematiche quanto mai attuali. Appuntamento giovedì 3 luglio 2025, alle 19, con “Scavi Canne: riflessioni su guerre e pace. Passeggiando sul sito archeologico”, visita archeo-naturalistica tra i resti dell’antico insediamento daunio, le rovine di epoca romana e medievale, lungo un itinerario affascinante, panoramico e ricco di testimonianze del passato. Evento incluso nel biglietto di ingresso al Parco. Il percorso avrà inizio nella pinetina davanti alla porta di accesso alla città con il saluto di Ezia Torelli, direttrice del Parco, e proseguirà con l’introduzione a cura di Pasquale Favia e Roberta Giuliani, direttori degli scavi archeologici rispettivamente per le università di Bari e Foggia. A seguire, il pubblico sarà accompagnato verso il settore sud delle mura, per ascoltare letture dei passi degli autori antichi Polibio e di Tito Livio. Francesco Mongelli, docente UNIBA, approfondirà il ruolo di Canne della Battaglia nel comprensorio ofantino in età romana, e l’equipe di scavo presenterà gli esiti delle indagini archeologiche. Nell’area del fossato del Castello si terrà la lettura dei passi delle cronache sulle battaglie tra Longobardi, Arabi, Bizantini e Normanni di cui il sito è stato scenario, per poi scoprire con Victor Rivera Magos, docente UniPegaso, il ruolo di Canne nel Medioevo. La serata si concluderà nei pressi dei resti della Cattedrale e poi nell’area prospiciente la valle dell’Ofanto, con le letture sulla battaglia annibalica di Tito Livio, gli interventi di Elisabetta Todisco e Lorenzo Mattei, docenti Uniba, e Rosa Siciliano, redattrice della rivista “Mosaico di Pace”, con il coordinamento di Paolo Fioretti.

Canosa di Puglia (BAT). ArcheoCanusium Open Day: visita guidata degli scavi a San Pietro con gli archeologi delle università di Bari (Giovanni De Venuto, Giuliano Volpe) e di Foggia (Maria Turchiano) e presentazione dei risultati della seconda campagna di scavo

ArcheoCanusium Open Day: venerdì 27 giugno 2025, al tramonto, a partire dalle 19, la fondazione Archeologica Canosina, al termine della seconda campagna di scavo, organizza una visita guidata degli scavi a San Pietro a Canosa di Puglia (BAT), dove è stato rinvenuto un nucleo dell’abitato preromano con strutture residenziali e produttive, parte del grande quartiere artigianale di Canusium. Un’occasione imperdibile per conoscere da vicino il lavoro degli archeologi e scoprire la storia millenaria custodita nel sottosuolo. Il team di archeologi delle università di Bari (Giovanni De Venuto, Giuliano Volpe) e di Foggia (Maria Turchiano), che conducono gli scavi a San Pietro, presenteranno i risultati della seconda campagna, ricca di sorprese. In particolare, si sono rintracciati i resti di un quartiere artigianale per produzioni di vario tipo, tra cui anfore: il “ceramico” di Canusium. Il sito è raggiungibile a piedi da via Intra, traversa di via Goldoni.

Isole Tremiti (Fg). Iniziata sull’isola di San Nicola la campagna di scavi archeologici “Sulle tracce di Giulia Minore” nell’ambito del progetto M.A.R.E.A. (Mediterraneo Archeologia Etnografia Ambiente) condotta dall’università di Foggia con il Comune di Isole Tremiti, università di Bari, soprintendenza ABAP FG-BAT e con il supporto di ASSO – Archeologia Subacquea Speleologia Organizzazione

È iniziata il 18 maggio e si protrarrà fino al 31 maggio 2025 la campagna di scavi archeologici sull’Isola di San Nicola (Isole Tremiti, Fg) finanziata dall’Unione Europea e condotta dall’università di Foggia in collaborazione con il Comune di Isole Tremiti, università di Bari, soprintendenza ABAP FG-BAT e con il supporto di ASSO – Archeologia Subacquea Speleologia Organizzazione. Il principale obiettivo è la domus romana, probabile residenza di esilio di Giulia Minore, nipote dell’imperatore Augusto. Ma verranno condotte anche indagini sulle numerose cisterne medioevali presenti nell’isola.

Il team del Progetto MAREA impegnato nelle indagini archeologiche sull’isola di San Nicola nelle tremiti (foto asso)

L’ingresso dell’università di Foggia (foto unifg)

Le indagini archeologiche sull’Isola di San Nicola “Sulle tracce di Giulia Minore” rientrano nel progetto M.A.R.E.A. (Mediterraneo, Archeologia, Etnografia, Ambiente), finanziato dall’Unione Europea (NEXTGENERATIONEU”, progetto “CHANGES“, Spoke 1 Università di Bari), che si occupa dello studio e della valorizzazione dei siti costieri e subacquei. Isole Tremiti, Vieste, Gargano, Siponto, Salapia, Taranto, Porto Cesareo, le Cesine (Vernole), Santa Maria di Leuca-Canale d’Otranto, sono solo alcuni dei siti campione oggetto di ricerche con l’università di Foggia, università del Salento, la Società di Topografia s.r.l.

Testa di Giulia Minore da Velia, conservata a Paestum (foto pa-paeve)

“È la prima volta che un Ateneo conduce ricerche in via ufficiale a San Nicola”, scrive Antonio D’Amico sulla rivista Riserva Marina Isole Tremiti, “e si scaverà nella zona in cui insiste la 𝑑𝑜𝑚𝑢𝑠 𝑟𝑜𝑚𝑎𝑛𝑎 che la tradizione vuole sia stata la dimora di Giulia Minore (Roma 19 a.C. – Isole Tremiti 28 o 29 d.C.), nobildonna romana e nipote dell’imperatore Augusto che ne decise l’esilio e dove pare sia stata anche sepolta. Prima di lasciare Roma, Giulia ebbe una relazione adulterina con Decimo Giunio Silano. Pare che, da quel rapporto, a Tremiti sia poi nato anche un bambino dichiarato “illegittimo” e per volere dell’imperatore, condannato all’𝑒𝑥𝑝𝑜𝑠𝑖𝑡𝑖𝑜, cioè all’abbandono del neonato in un luogo pubblico. Solo l’università di Bologna ha condotto attività di ricerche sull’isola ma in superficie individuando anche i resti della domus“.

Verona. Al Vinitaly l’incontro “Vino & Archeologia”: Un’alleanza per il territorio: le “cantine archeologiche” nell’ambito delle azioni di valorizzazione della villa romana dei Mosaici di Negrar

“Vino & Archeologia”: Un’alleanza per il territorio: le “cantine archeologiche”. Appuntamento martedì 8 aprile 2025, al Vinitaly di Verona: alle 14.30, allo Stand della Regione del Veneto, Pad. 4, Stand D4-E4. Nel quadro delle attività di valorizzazione della Villa romana dei Mosaici di Negrar di Valpolicella (Vr) è nata l’idea di collegare in un’associazione nazionale le diverse aziende agricole e cantine che hanno sviluppato connessioni tra le loro produzione vinicola e importanti siti archeologici del territorio. L’occasione della più grande manifestazione italiana dedicata al vino appare propizia per un kick-off meeting tra i soggetti promotori e per la più efficace comunicazione dell’iniziativa al mondo enologico e archeologico. Interventi puntuali illustreranno alcuni casi-studio di collaborazione pubblico/privato per la promozione dei siti archeologici e dei vini ad essi collegati. Dopo i saluti del Presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, intervengono: Giuliano Volpe (università di Bari), “Cantine e archeologia”; Roberto Corciulo, Cristiano Tiussi (Fondazione Aquileia), “Il caso di Aquileia”; Andrea Rosignoli, Vincenzo Tiné (Soprintendenza ABAP VR-RO-VI e VEMET-BL-PD-TV), “Il caso di Negrar”; Giuliano Franchini, “Verso un’associazione tra le cantine archeologiche

Bari. All’università seminario “La villa di Negrar: dallo scavo alla valorizzazione”, in presenza e on line, con Rosignoli, Tinè, Bruno, De Zuccato, Basso e Saggioro, nell’ambito del ciclo di seminari “Dialoghi sul patrimonio”

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Veduta generale dell’area archeologica della Villa dei Mosaici di Negrar di Valpolicella (foto graziano tavan)

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La villa dei Mosaici di Negrar di Valpolicella (Vr) protagonista al ciclo di seminari “Dialoghi sul patrimonio” promosso per la terza volta dall’università di Bari dal 3 all’8 febbraio 2025, su temi del patrimonio culturale e del paesaggio, con alcuni focus specifici sull’archeologia e sui temi delle tecnologie applicate ai beni culturali, per provare a definire nuovi significati del patrimonio culturale nella società contemporanea. Appuntamento in presenza all’auditorium ʻA. Quacquarelliʼ, plesso di Santa Teresa dei Maschi, strada Torretta-Città Vecchia a Bari, dalle 9 alle 13, col seminario “La villa di Negrar: dallo scavo alla valorizzazione” a cura di Tommaso Ismaelli (Cnr-Ispc), Maria Turchiano (UniFg) e Giuliano Volpe (UniBa). Sarà possibile seguirli anche in streaming su piattaforma Microsoft Teams al link https://bitly.ws/3a2PR (codice 38qan02). Il programma. Alle 9, introduzione; 9.15, “Una ricerca interdisciplinare: il caso della villa di Negrar di Verona (Verona) e delle sue trasformazioni”: intervengono Andrea Rosignoli, soprintendente ABAP Verona Rovigo Vicenza; Vincenzo Tinè, soprintendente ABAP Venezia Belluno Padova Treviso; Brunella Bruno, SABAP Verona Rovigo Vicenza; Patrizia Basso, università di Verona; Gianni de Zuccato, già SABAP Verona; Fabio Saggioro, università di Verona. Alle 11, pausa; 11.30, discussione.