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Le origini di Jesolo, l’Equilo tardoantica-altomedievale: riportata alla luce la vita dell’antica comunità dagli scavi dell’università di Venezia in località le Mure

Veduta aerea dell’area di scavo della missione di Ca’ Foscari diretta da Sauro Gelichi nell’antica Equilo in località Mure di Jesolo

Cosa mangiavano i primi jesolani? Come si muovevano? Che malattie li affliggevano? Sono queste le domande a cui gli archeologi del dipartimento di Studi umanistici dell’università Ca’ Foscari Venezia stanno cercando di dare risposta dopo aver riportato alla luce i resti dei primi abitanti della città. Gli studiosi, coordinati dal professor Sauro Gelichi, nella campagna 2021 – di cui ora viene presentato un primo bilancio – hanno concentrato la loro attività di ricerca e indagine sull’area del cosiddetto monastero di San Mauro, in prossimità del complesso monumentale delle “Antiche Mura”. I lavori sull’area, iniziati nel 2017, nel 2021 sono durati due mesi e hanno cercato di affrontare alcuni quesiti sorti in seguito ai ritrovamenti del recente passato (vedi Le origini di Jesolo, l’Equilo tardoantica-altomedievale: nuove scoperte dagli scavi dell’università di Venezia in località le Mure. Il punto in un servizio su Archeologia Viva di luglio/agosto 2020 | archeologiavocidalpassato). Se gli archeologi erano stati in grado di individuare strutture (chiese, abitazioni, banchine) e ricostruire, a grandi linee, la traiettoria storica di questo centro durante l’Alto Medioevo, era possibile – e come – accedere direttamente alla storia degli abitanti? Come intercettare le singole biografie di una comunità? L’opportunità è arrivata nell’ultima campagna con lo scavo del cimitero che si trovava all’interno e nei pressi della chiesa di San Mauro. Le precedenti indagini (2018-2020) avevano mostrato la ricchezza del patrimonio biologico e che, a ragione, si poteva considerare un promettente campione, sul piano qualitativo e quantitativo, in grado di accedere direttamente alla storia degli uomini e delle donne dell’Alto Medioevo di questo territorio.

Foto aerea delle due zone di scavo a Jesolo/Equilo: le Mure e San Mauro (foto unive)
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Il prof. Sauro Gelichi dell’università Ca’ Foscari di Venezia

La ricerca, in concessione ministeriale, è diretta dal professor Sauro Gelichi, del dipartimento di Studi umanistici, con la collaborazione sul campo della dottoressa Silvia Cadamuro, della dottoressa Anita Granzo e, per la parte di studio antropologico, dalle dottoresse Serena Viva e Francesca Bertoldi. Lo scavo è finanziato dal Comune di Jesolo e dal Fondo Scavi di Ateneo. La ricerca ha potuto contare sulla collaborazione di Poli-Medica S.r.l. per l’analisi delle lesioni traumatiche rinvenute sui resti scheletrici. Attivata una collaborazione con il Laboratorio di Antropologia Fisica dell’università del Salento (professor Pierfrancesco Fabbri) per lo scavo e lo studio dei reperti osteologici e con l’università di Harvard (professor David Reich) per l’analisi del DNA, l’équipe ha completato lo scavo (e lo studio preliminare) di circa 140 individui, databili tra VIII e XII secolo. Un campione già al momento consistente, che si spera di poter raddoppiare se non triplicare con la campagna del prossimo anno. Si verrebbe così ad avere il campione di popolazione più numeroso scavato (e studiato) della laguna veneziana, relativo all’Alto Medioevo, e uno dei più cospicui noti al momento in Italia.

I giovani archeologi di Ca’ Foscari riportano in luce una sepoltura con inumato (foto unive)

“Le indagini che gli archeologi dell’università di Venezia stanno conducendo nel sito archeologico di Jesolo portano alla luce ogni anno incredibili novità che raccontano un pezzo dell’antica storia della nostra città”, dichiarano il sindaco della Città di Jesolo, Valerio Zoggia, e l’assessore alla Cultura, Giovanni Battista Scaroni. “Il lavoro svolto nel 2021 è stato, una volta ancora, eccezionale, e ci consentirà di scoprire le storie dei nostri antenati, di chi viveva su questo territorio ai suoi albori e del modo in cui si relazionavano tra loro le persone. Attendiamo con grande curiosità gli esiti degli approfondimenti, per non parlare di ciò che gli scavi ci regaleranno nel prossimo futuro”. E il prof. Sauro Gelichi, direttore dello scavo: “Con lo scavo che abbiamo intrapreso quest’anno, 2021, il progetto archeologico sull’antica Equilo ha indiscutibilmente segnato un ulteriore salto di qualità, non solo per l’autorevolezza e l’internazionalità delle collaborazioni avviate, ma anche per le tematiche affrontate. Lo scavo di Jesolo si sta proponendo come il progetto archeologico più innovativo e promettente per quanto riguarda la storia della laguna nella post-antichità e, in relazione all’aspetto archeo-biologico, tra i principali in Italia”. 

Modello 3D di una sepoltura dell’antica Equilo realizzata dagli archeologi di Ca’ Foscari (foto unive)

Gli archeologi si attendono molto dalle ricerche in corso (a cui collaborano anche il professor Carlo Barbante, il professor Dario Battistel e la professoressa Clara Turetta del dipartimento di Scienze ambientali, Informatica e Statistica): oltre a saperne di più sulla dieta alimentare, si investigheranno aspetti legati alla mobilità, alle malattie (come la talassemia) e al grado di conflittualità sociale. Inoltre lo studio tafonomico, unito a quello antropologico e archeologico, consentiranno di comprendere più nel dettaglio i comportamenti dei gruppi familiari in uno spazio di uso collettivo (come il cimitero), riflesso attraverso le pratiche funerarie e la gestione della memoria.  

Così appariva la cattedrale di Santa Maria Assunta nella campagna alla periferia di Jesolo agli inizi del Novecento (la foto è anteriore al 1903). Come si può vedere si tratta di una costruzione grandiosa, paragonabile alla basilica di San Marco in Venezia (foto unive)

Il progetto di scavo, iniziato nel 2011 in prossimità dei resti dell’antica cattedrale – e che ha portato alla scoperta di ciò che rimaneva di una mansio di epoca tardo-antica -, si è spostato più a nord, nella zona dove, nel 1954, erano stati messi in luce – ma anche poi ri-sepolti – i ruderi di un complesso ecclesiastico. Il recupero dell’edificio – con il rinvenimento anche delle strutture di una chiesa precedente: VIII-IX secolo d. C. -, la scoperta delle fondazioni di un campanile, il ritrovamento di un molo con resti di imbarcazioni (monossili) di XI-XII secolo, erano stati in grado di rappresentare l’importanza del luogo e di descriverci con ricchezza di particolari, uno degli spazi insediati che avevano qualificato l’abitato dell’antica Equilo. Sede episcopale nell’alto medioevo, snodo commerciale e porto alle foci della Piave Vecchia, Equilo era stato uno di quegli insediamenti ‘nuovi’, sorti nell’area della laguna di Venezia (o suoi bordi), che fiorirono durante l’Alto Medioevo, per finire poi abbandonati per motivi politici (il predominio sempre più forte della Serenissima), ma anche paleoambientali (l’impaludamento dell’area a seguito delle deiezioni del fiume Piave). Di questa antica città, abbandonata verso il XIII secolo, solo l’archeologia è in grado di recuperare le tracce materiali, attraverso le quali farla rivivere.

Egitto. Webinar promosso dall’istituto italiano di Cultura al Cairo su “Università del Salento a Soknopaiou Nesos (El-Fayyum): scavi dei templi” a cura di Paola Davoli dell’università del Salento (Lecce). Ecco come seguirlo

L’appuntamento è martedì 14 dicembre 2021, alle 17 ora italiana (18 ora egiziana) per il webinar “Università del Salento a Soknopaiou Nesos (El-Fayyum): scavi dei templi” a cura di Paola Davoli dell’università del Salento (Lecce), promosso dal Centro archeologico italiano dell’Istituto italiano di Cultura al Cairo in collaborazione con l’ambasciata italiana al Cairo. La conferenza potrà essere seguita attraverso Microsoft Teams al link https://teams.microsoft.com/l/meetup-join/19%3ameeting_MTI5Mzg2MzktMGE5MC00MWYxLWE2ZWYtY2Y1OWI0ZGM3ZTE0%40thread.v2/0?context=%7b%22Tid%22%3a%2234c64e9f-d27f-4edd-a1f0-1397f0c84f94%22%2c%22Oid%22%3a%22babdcf46-9524-4ae8-ae30-59e751a8a656%22%7d  (istruzioni: 1- clicca sul link; 2- scegli “continua su questo browser”, non sarà necessario scaricare alcuna applicazione; 3 – fai clic su partecipa e sarai nella sala riunioni; 4- Se ti iscrivi da cellulare, dovrai installare l’app).

Il dromos di Soknopaiou Nesos a El Fayyum (foto unisalento)
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Paola Davoli (università del Salento)

Il progetto “Soknopaiou Nesos” del Centro di Studi Papirologici dell’università del Salento (Lecce), di cui Paola Davoli condivide la direzione, è nato nel 2001, con lo scopo di documentare il sito tramite moderne tecniche di indagine topografica ed archeologica, e si è ampliato grazie ai numerosi ritrovamenti coinvolgendo così specialisti in uno studio ampio ed interdisciplinare. Gli scavi, infatti, hanno portato alla luce significativi papiri ed edifici che rappresentano una delle più importanti fonti di informazione sull’Egitto Greco-Romano anche grazie al loro eccellente stato di conservazione.

Taranto. Al museo Archeologico nazionale si celebrano la Giornata mondiale dell’Alimentazione e la prima Giornata del Mediterraneo con un convegno in presenza e on line in streaming

Il 40% della popolazione mondiale non è in grado di garantirsi una dieta sana. Nel contempo, sono circa 2 miliardi gli individui obesi o sovrappeso. Il 14% degli alimenti viene buttato via a causa di difetti di produzione e il 17% è sprecato dal consumatore finale. È quanto ha ricordato la FAO in occasione della Giornata mondiale dell’Alimentazione 2021, lo scorso 16 ottobre. Quest’anno il CIHEAM (Mediterranean Agronomic Institute) di Bari e il museo Archeologico nazionale di Taranto – MArTA organizzano l’evento dedicato alle celebrazioni della Giornata mondiale dell’Alimentazione e alla prima Giornata del Mediterraneo nella sede del museo, lunedì 29 novembre 2021, alle 10, in presenza e on line. Per partecipare in diretta Zoom all’evento è necessario registrarsi al link: https://events.iamb.it/p/event/gmed. Al convegno, organizzato in stretta collaborazione con Regione Puglia, fondazione “L’Isola che non c’è” e con la partecipazione del ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale – Direzione Generale Cooperazione allo Sviluppo, si parlerà di agricoltura, alimentazione e benessere, di patrimonio storico e archeologico. A dare il benvenuto agli ospiti saranno Michele Emiliano, presidente della Regione Puglia; Maurizio Raeli, direttore del CIHEAM Bari; Mauro Massoni, capo ufficio II – Direzione Generale Cooperazione allo Sviluppo del MAECI; Eva Degl’Innocenti, direttrice del MArTa; Barbara Davidde, soprintendente nazionale per il Patrimonio culturale subacqueo; Franco Giuliano, presidente della fondazione “L’Isola che non c’è”. Interverranno, tra gli altri, Felice Ungaro, direttore della struttura di coordinamento Health Marketplace della Regione Puglia; Gianluigi Cardone e Roberta Callieris del CIHEAM Bari. L’iniziativa del Museo virtuale del Mediterraneo, un viaggio alla scoperta delle antiche civiltà agricole del Mediterraneo, sarà illustrata da Girolamo Fiorentino, archeobotanico del dipartimento di Beni Culturali dell’università del Salento. All’evento parteciperanno anche le delegazioni di Albania, Egitto, Libano, Montenegro e Tunisia. Le conclusioni saranno affidate a Teodoro Miano, delegato italiano e vicepresidente del consiglio di amministrazione del CIHEAM, e a Luigi De Luca, responsabile dei Poli Biblio-Museali di Puglia. Modererà Lino Patruno, giornalista e scrittore. Durante il meeting, inoltre, sarà presentato il Progetto Ci.Bu.S.- Cibo buono per tutti: uno “start” per l’Human Pole Puglia.

Taranto. Per i “Mercoledì del MArTA” appuntamento on line con l’archeologa Grazia Semeraro (università del Salento) su “Tra medicina ed archeologia. Nuove ricerche a Hierapolis di Frigia”, introdotto da Eva Degl’Innocenti direttrice del museo Archeologico nazionale

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Locandina dell’incontro on line “Tra medicina e archeologia. Nuove ricerche a Hierapolis di Frigia”

“Tra medicina ed archeologia. Nuove ricerche a Hierapolis di Frigia” è il titolo dell’appuntamento on-line di mercoledì 3 novembre 2021, alle 18, nell’ambito della rassegna dei “Mercoledì del MArTA”. A relazionare in diretta on line sui canali YouTube e Facebook del Museo, sarà Grazia Semeraro, ordinario di Archeologia classica dell’università del Salento e direttrice della Missione Archeologica Italiana a Hierapolis di Frigia in Turchia, introdotta dalla direttrice del MArTA, Eva Degl’Innocenti.  

Il teatro romano di Hierapolis di Frigia in Turchia (foto marta)
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Grazia Semeraro (università del Salento)

“Cosa sappiamo sui modi in cui nell’antichità si affrontavano le malattie? Cosa ci può dire l’archeologia sui sistemi di cura ed in particolare sui farmaci?”, dice la prof.ssa Grazia Semeraro. “L’intervento si focalizzerà su questi temi attraverso un aggiornamento relativo alle ricerche interdisciplinari condotte in una delle grandi città romane dell’Asia Minore, Hierapolis di Frigia, dove la Missione Archeologica Italiana guidata dall’Università del Salento ha appena terminato i lavori della campagna di scavo 2021. Il tema della cura della salute è presente in molti aspetti della documentazione archeologica di Hierapolis, dall’epigrafia alle pratiche rituali messe in evidenza dalla ricerca nei luoghi di culto della città romana e bizantina. Di notevole interesse sono le innovative ricerche su una classe di oggetti che, grazie al contributo delle analisi chimiche, risultano essere impiegati per il commercio di balsami ed unguenti per uso farmacologico, prodotti in Asia Minore ed ampiamente distribuiti su scala mediterranea.

Taranto. Per i “Mercoledì del MArTA” appuntamento on line con l’archeologo Paolo Gull (Università del Salento) su “Convenzione di Faro: una sfida fra locale e globale”, introdotto da Eva Degl’Innocenti direttrice del museo Archeologico nazionale

La locandina dell’incontro on line “Convenzione di Faro: una sfida tra locale e globale”

A quasi un anno dalla ratifica italiana della “Convenzione quadro del Consiglio d’Europa sul valore del patrimonio culturale per la società”, stipulata nella città portoghese di Faro il 27 ottobre del 2005, se ne torna a discutere in un luogo come il museo Archeologico nazionale di Taranto che dei processi partecipati ha fatto una sua mission. Appuntamento il 27 ottobre 2021, alle 18, nell’ambito dei “Mercoledì del MArTA”, con la relazione del prof. Paolo Gull, professore associato di Metodologia e tecnica della ricerca archeologica dell’università del Salento, su “Convenzione di Faro: una sfida fra locale e globale” che si terrà on-line, in diretta sui canali YouTube e Facebook del MArTA. “La Convenzione di Faro”, chiarisce la direttrice del museo Archeologico nazionale di Taranto, Eva Degl’Innocenti, che curerà l’introduzione dell’appuntamento, “stabilisce un concetto chiave per il patrimonio culturale di un paese perché incoraggia a riconoscere che gli oggetti e i luoghi sono importanti per i significati e gli usi che le persone attribuiscono loro e per i valori che rappresentano. Essa offre una struttura per coinvolgere la società civile nei processi decisionali e di gestione relativi al contesto del patrimonio culturale”.

Il ricostruito ponte vecchio di Mostar in Bosnia-Erzegovina (foto MArTa)
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Paolo Gull (università del Salento)

La “convenzione” venne approvata nel 2005 nella città portoghese di Faro con l’intenzione di fare della cultura uno strumento di pace in linea di pensiero con le Convenzioni UNESCO del 2003 sulla protezione del patrimonio culturale immateriale e la promozione della diversità delle espressioni culturali. Il retroterra storico è rappresentato dalla guerra combattuta tra i paesi dell’ex Jugoslavia dal 1991 al 2001, durante la quale ricchezze del patrimonio culturale, come il ponte di Mostar o la Biblioteca di Sarajevo, vennero distrutte, in quanto simbolo della storia e dell’identità dell’etnia da debellare. E il prof. Gull: “La Convenzione quadro sul valore del patrimonio culturale per la società (Faro 2005) contiene numerosi concetti innovativi che hanno avuto però, nel nostro Paese, un’accoglienza contrastata. Tali principi sono in realtà profondamente radicati nei presupposti teorici e metodologici delle nostre discipline e pongono una serie di problemi rispetto alla gestione tradizionale dei beni culturali italiani (e non solo) che vanno affrontati, pena la perdita di contatto tra il patrimonio culturale e la società civile. Tuttavia, fare propri i principi della convenzione non può ridursi ad una loro accettazione acritica perché questi vanno a definire una nuova frontiera di sollecitazioni ponendo questioni inedite in cui la dimensione locale e territoriale del patrimonio culturale si confronta con lo scenario globale disegnato dal mondo del XXI secolo”.

Premio Francovich 2021. La commissione ha scelto i sei musei-siti da votare. Ecco l’elenco e le modalità di voto

A Tourisma 2020 la delegazione di Sant’Eulalia e la commissione Sami del premio Francovich (foto Graziano Tavan)
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Riccardo Francovich, l’iniziatore dell’archeologia medievale in Italia: a lui è dedicato il premio Sami

Sono aperte le votazioni per il Premio Francovich 2021. La Società degli Archeologi Medievisti Italiani (SAMI) ha bandito la IX edizione del premio intitolato alla memoria dell’archeologo medievista Riccardo Francovich (1946 – 2007), conferito al museo o parco archeologico italiano che, a giudizio dei partecipanti alla votazione, rappresenta la migliore sintesi fra rigore dei contenuti ed efficacia nella comunicazione. La Commissione Giudicatrice, presieduta da Paul Arthur (presidente SAMI, professore di Archeologia medievale, università del Salento), composta da Eva Degl’Innocenti (direttrice museo Archeologico nazionale di Taranto – MArTA), Francesca Morandini (musei Civici d’Arte e Storia di Brescia – Fondazione Brescia Musei), Fabio Pagano (direttore parco archeologico dei Campi Flegrei – MIC), Piero Pruneti (direttore Archeologia Viva), Giuliano Volpe (professore di Metodologia della ricerca archeologica, università di Bari), Anna Maria Visser (professore di Museologia, università di Ferrara). La Commissione ha selezionato i seguenti sei musei-siti: chiesa inferiore di San Sepolcro a Milano; Castel Lagopesole, Potenza; museo di Classe a Ravenna; parco rupestre “Lama D’Antico” – Fasano (Br); museo dell’Opera del Duomo di Pisa; museo medievale di Montalbano Elicona, Messina. È possibile votare una sola volta (fornendo un massimo di 2 preferenze). Votazioni aperte sino al 12 settembre 2021. La premiazione avverrà durante il prossimo “tourismA” (17-19 dicembre 2021): la foto del post si riferisce alla passata edizione. Leggi e vota: http://archeologiamedievale.unisi.it/…/premio-riccardo… 

Taranto. Per i “Mercoledì del MArTA”, nuovo appuntamento con il progetto FISH. & C.H.I.P.S. Conferenza on line su “Le vie del commercio marittimo” con Rita Auriemma (università del Salento) e Giacomo Disantarosa (università di Bari)

Quali erano le rotte commerciali, cosa si trasportava e quali erano i collegamenti con le aree del mar Mediterraneo? Sarà ancora il mare il protagonista dell’appuntamento con “I mercoledì del MArTA” previsto nell’ambito del progetto FISH. & C.H.I.P.S. il 14 luglio 2021. La prof.ssa Rita Auriemma dell’università del Salento e il professore Giacomo Disantarosa dell’università “Aldo Moro” di Bari parleranno de “Le vie del commercio marittimo”. La conferenza on line sarà introdotta dalla direttrice del museo Archeologico nazionale di Taranto, Eva Degl’Innocenti. L’appuntamento è alle 18 di mercoledì 14 luglio 2021 in diretta sui canali Facebook e YouTube del MArTA.

Un’anfora conservata al museo Archeologico nazionale di Taranto (foto MArTa)
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La professoressa Rita Auriemma dell’università del Salento

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Giacomo Disantarosa dell’università “Aldo Moro” di Bari

“Tra le principali funzioni che il porto di Taranto dovette svolgere nel mondo antico vi erano quelle della sosta, del riparo e dello svolgimento del carico/scarico delle merci trasportate all’interno delle imbarcazioni”, dice il prof. Giacomo Disantarosa. “Le anfore erano i contenitori da trasporto per eccellenza e spesso costituivano il carico delle navi che approdavano a Taranto. Rappresentano per questo una delle tracce meglio interrogabili per poter ricostruire la rete delle mobilità e delle connessioni marittime, dei circuiti commerciali e delle esigenze delle comunità locali legate al consumo di derrate alimentari. Da una prima ricostruzione delle attestazioni delle anfore nei contesti di scavo urbano, oltre che dai siti subacquei, è possibile ottenere dettagli della storia economica dell’insediamento urbano di Taranto relativi ad un lungo periodo di ca. 19 secoli, che va dall’età arcaica fino a quella medievale, e che consente di tracciare il mercato del consumo delle derrate alimentari importate e insieme accertare l’attività ricettiva del porto”.

Taranto. Per i “Mercoledì del MArTA”, appuntamento on line con Katia Mannino e Maria Margherita (università del Salento) su “Il Teatro Romano di Lecce tra vecchi scavi e nuove ricerche” introdotto da Eva Degl’Innocenti direttrice del museo Archeologico nazionale con l’intervento della soprintendente Barbara Davidde Petriaggi

Locandina dell’incontro dei “Mercoledì del MArTA” con Katia Mannino e Maria Margherita (università del Salento) su “Il Teatro Romano di Lecce tra vecchi scavi e nuove ricerche”

Incastonato nel cuore del centro storico di Lecce, il teatro romano costituisce – insieme con l’anfiteatro – la testimonianza più rappresentativa dell’antica Lupiae. Dell’edificio, messo in luce tra la fine degli anni Venti e il 1940, si conservano le parti ricavate nel banco roccioso (settore inferiore della cavea, orchestra, aditus orientale, palcoscenico) e il ricchissimo complesso di statue e rilievi di marmo che decoravano l’edificio scenico. Sarà “Il Teatro Romano di Lecce tra vecchi scavi e nuove ricerche” il primo appuntamento di maggio con i “Mercoledì del MArTA”. La conferenza con la prof.ssa Katia Mannino (università del Salento) e la dott.ssa Maria Margherita Manco (università del Salento), introdotte dalla direttrice del museo Archeologico nazionale di Taranto, Eva degl’Innocenti, e con l’ intervento di Barbara Davidde Petriaggi, soprintendente nazionale per il Patrimonio culturale subacqueo, si svolgerà il 5 maggio 2021, alle 18, in diretta live sui canali Facebook e YouTube del MArTA.

Il teatro romano di Lecce (foto MArTa)
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L’archeologa Katia Mannino (università del Salento)

A Katia Mannino e Maria Margherita dell’università del Salento saranno affidati i resoconti dei recenti studi condotti proprio dall’università salentina che a partire dagli anni Novanta hanno chiarito quale fosse l’immagine dell’edificio in età imperiale quando gli spettatori, affollando le gradinate per assistere agli spettacoli, ammiravano i capolavori della scultura antica che trasformavano la fronte scena in uno straordinario museo all’aperto. I risultati prodotti dall’analisi sia dei vecchi scavi e dei dati d’archivio sia delle indagini archeologiche sviluppate dalla soprintendenza nel periodo 1998-2002 consentono oggi di cogliere appieno il significato e l’importanza che il teatro di Lupiae rivestiva nella città romana come luogo, per eccellenza, del consenso imperiale.

Taranto. Per i “Mercoledì del MArTA”, appuntamento on line con Rita Auriemma (Università del Salento) su “Trasporti pesanti. Le vie liquide del marmo e della pietra” introdotta da Eva Degl’Innocenti e Barbara Davidde. Con Italo Spada (Cetma) presentazione dell’app interattiva “Nave delle colonne di Porto Cesareo: il viaggio incompiuto”

Locandina dell’incontro dei “Mercoledì al MArTa” con Rita Auriemma sulle vie liquide del marmo e della pietra

Numerosi relitti sulle coste pugliesi, calabre e siciliane attestano l’esistenza di una “via del marmo” diretta principalmente a Roma, ma anche l’Adriatico restituisce carichi analoghi, destinati ai programmi monumentali, e non solo, delle città prossime alle sue rive. Il 14 aprile 2021 nell’ambito dei “Mercoledì del MArTA”, incontro on line dal museo Archeologico nazionale di Taranto con la professoressa Rita Auriemma (università del Salento) che darà vita a un racconto avvincente “Trasporti pesanti. Le vie liquide del marmo e della pietra”. Introdurranno i lavori la direttrice del museo di Taranto, Eva Degl’Innocenti, e Barbara Davidde Petriaggi, soprintendente nazionale per il Patrimonio culturale subacqueo. Vi sarà anche la presentazione dell’app immersiva e interattiva sulla “Nave delle colonne di Porto Cesareo: il viaggio incompiuto” a cura di Rita Auriemma e Italo Spada. L’appuntamento è mercoledì 14 aprile 2021, alle 18, in diretta sui canali Facebook e YouTube del MArTA.

La Nave delle Colonne di Porto Cesareo (Lecce) (foto MArTa)
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La professoressa Rita Auriemma dell’università del Salento

Il mare di Puglia conserva evidenze archeologiche sia lungo le sue coste, che sott’acqua. Ne sono validi esempi gli antichi luoghi di culto e le ville che sorgono sui litorali, ma anche i reperti che per secoli sono stati accolti dalle acque cristalline dello Ionio. È il segno di quel ponte, istmo tra Oriente e Occidente, che la regione del tacco d’Italia da sempre rappresenta. “Il relitto di Porto Cesareo racconta la storia di un tragico naufragio a largo delle coste del Salento ionico di una nave proveniente dall’Egeo tra il II e III sec. d.C. e quella di un prosperoso e prezioso commercio di marmi”, spiega Rita Auriemma. “Il mare è la via più adatta ai “trasporti pesanti”, come pietre e marmi per l’edilizia, l’arredo, la statuaria, le sepolture. Sebbene fosse praticato anche in età più antica, il commercio dei marmi, sia grezzi (semplici blocchi di cava), sia semilavorati o ultimati (colonne, capitelli, sarcofagi, lastre di rivestimento, statue, vasche, bacini, ecc.), assume in età romana, soprattutto imperiale, dimensioni considerevoli: fin dal I sec. d.C. si riscontra un’organizzazione statale per la raccolta e l’uso del marmo, che faceva capo all’imperatore. Le imbarcazioni impiegate per questi trasporti speciali (naves lapidariae) raggiungevano portate eccezionali; la nave che aveva trasportato dall’Egitto l’obelisco per il circo Vaticano (alto 26 metri, attualmente a piazza S. Pietro) fu affondata e riempita di calcestruzzo per creare le fondazioni del Faro del porto ostiense di Claudio. Da Assuan, sempre in Egitto, l’imperatore dalmata Diocleziano aveva fatto venire le colonne di granito rosso che decoravano il suo palazzo a Spalato, vanto dell’Adriatico”.

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Italo Spada del consorzio Cetma

Nel corso della conferenza di mercoledì 14 aprile 2021, Rita Auriemma con l’ausilio di Italo Spada (Area Manager per il gruppo di ricerca di Produzioni Virtuali e Design della Comunicazione della Divisione di Disegno Industriale del Consorzio CETMA) presenterà anche l’app interattiva, realizzata per raccontare in maniera immersiva e coinvolgente l’ultimo viaggio delle colonne di Porto Cesareo.

Taranto. Per i “Mercoledì del MArTA”, appuntamento on line con Flavia Frisone, dell’università del Salento, sulla storia del colosso di Eracle: “Un eroe per la Magna Grecia. Eracle, Taranto e la politica dell’immagine”

Locandina dell’incontro dei “Mercoledì al MArTa” con Flavia Frisone sulla storia del colosso di Eracle

Storia del colosso di Eracle e di una identità da ritrovare: è il tema affrontato il 31 marzo 2021 per l’ultimo appuntamento di marzo dei “Mercoledì del MArTa”. Alle 18, sul canale YouTube e sulla pagina Facebook del museo Archeologico nazionale di Taranto la prof.ssa Flavia Frisone, dell’università del Salento, introdotta dalla direttrice del museo Archeologico nazionale di Taranto, Eva Degl’Innocenti, parlerà di “Un eroe per la Magna Grecia. Eracle, Taranto e la politica dell’immagine”. “La conferenza”, anticipa la direttrice Eva Degl’Innocenti, “permetterà di mettere in luce i processi socio-culturali e geo-politici della costruzione identitaria della città di Taranto in diverse fasi della sua storia”.

Testa di Eracle conservata al museo Archeologico nazionale di Taranto (foto MArTa)
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La prof.ssa Flavia Frisone dell’università del Salento

I leoni di San Marco a Venezia, il Colosseo a Roma, o l’Arena a Verona, ma anche la statua della libertà a New York e l’Opera House di Sidney. Da sempre le città vengono riconosciute soprattutto grazie ai simboli iconici espressi attraverso la statuaria o l’architettura. Accadde anche a Taranto, che – va ricordato – tra IV e III sec. a.C. è stata la capitale culturale del Mediterraneo occidentale: ebbene, nel IV a.C. i tarantini commissionarono proprio ad uno dei più grandi maestri di arte statuaria, Lisippo, la grande statua in bronzo di Eracle, alta circa 5 metri e posizionata sull’acropoli. L’Eracle bronzeo fu per tanto tempo il simbolo di una città che seppe raggiungere splendore e potenza, fino alla definitiva conquista da parte dei Romani con il generale Quinto Fabio Massimo: con la caduta sotto i Romani, Taranto fu spogliata anche di numerosi monumenti e ricchezze. Fu proprio in quegli anni che la statua dell’eroe, simbolo e immagine della potenza tarantina, finì per adornare l’area del Campidoglio, prima di arrivare con le crociate a Costantinopoli ed essere rifusa. “Seguiremo le testimonianze di quella che costituisce una vera e propria costruzione identitaria della città in diverse fasi della sua storia”, spiega Flavia Frisone, “per divenire, attraverso culti, nomi, immagini, una precisa strategia comunicativa e diplomatica che accompagnò l’affermazione di Taranto come città egemone dell’Italia meridionale greca e non greca. Il tema è solo apparentemente erudito e “antiquario” – conclude –. Esso pur parlandoci della specificità di linguaggio delle relazioni politiche e diplomatiche antiche, rivela la modernità di alcuni percorsi storici o, forse, il cuore antico di quelli che oggi chiamiamo processi di globalizzazione”.