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Le origini di Jesolo, l’Equilo tardoantica-altomedievale: riportata alla luce la vita dell’antica comunità dagli scavi dell’università di Venezia in località le Mure

Veduta aerea dell’area di scavo della missione di Ca’ Foscari diretta da Sauro Gelichi nell’antica Equilo in località Mure di Jesolo

Cosa mangiavano i primi jesolani? Come si muovevano? Che malattie li affliggevano? Sono queste le domande a cui gli archeologi del dipartimento di Studi umanistici dell’università Ca’ Foscari Venezia stanno cercando di dare risposta dopo aver riportato alla luce i resti dei primi abitanti della città. Gli studiosi, coordinati dal professor Sauro Gelichi, nella campagna 2021 – di cui ora viene presentato un primo bilancio – hanno concentrato la loro attività di ricerca e indagine sull’area del cosiddetto monastero di San Mauro, in prossimità del complesso monumentale delle “Antiche Mura”. I lavori sull’area, iniziati nel 2017, nel 2021 sono durati due mesi e hanno cercato di affrontare alcuni quesiti sorti in seguito ai ritrovamenti del recente passato (vedi Le origini di Jesolo, l’Equilo tardoantica-altomedievale: nuove scoperte dagli scavi dell’università di Venezia in località le Mure. Il punto in un servizio su Archeologia Viva di luglio/agosto 2020 | archeologiavocidalpassato). Se gli archeologi erano stati in grado di individuare strutture (chiese, abitazioni, banchine) e ricostruire, a grandi linee, la traiettoria storica di questo centro durante l’Alto Medioevo, era possibile – e come – accedere direttamente alla storia degli abitanti? Come intercettare le singole biografie di una comunità? L’opportunità è arrivata nell’ultima campagna con lo scavo del cimitero che si trovava all’interno e nei pressi della chiesa di San Mauro. Le precedenti indagini (2018-2020) avevano mostrato la ricchezza del patrimonio biologico e che, a ragione, si poteva considerare un promettente campione, sul piano qualitativo e quantitativo, in grado di accedere direttamente alla storia degli uomini e delle donne dell’Alto Medioevo di questo territorio.

Foto aerea delle due zone di scavo a Jesolo/Equilo: le Mure e San Mauro (foto unive)
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Il prof. Sauro Gelichi dell’università Ca’ Foscari di Venezia

La ricerca, in concessione ministeriale, è diretta dal professor Sauro Gelichi, del dipartimento di Studi umanistici, con la collaborazione sul campo della dottoressa Silvia Cadamuro, della dottoressa Anita Granzo e, per la parte di studio antropologico, dalle dottoresse Serena Viva e Francesca Bertoldi. Lo scavo è finanziato dal Comune di Jesolo e dal Fondo Scavi di Ateneo. La ricerca ha potuto contare sulla collaborazione di Poli-Medica S.r.l. per l’analisi delle lesioni traumatiche rinvenute sui resti scheletrici. Attivata una collaborazione con il Laboratorio di Antropologia Fisica dell’università del Salento (professor Pierfrancesco Fabbri) per lo scavo e lo studio dei reperti osteologici e con l’università di Harvard (professor David Reich) per l’analisi del DNA, l’équipe ha completato lo scavo (e lo studio preliminare) di circa 140 individui, databili tra VIII e XII secolo. Un campione già al momento consistente, che si spera di poter raddoppiare se non triplicare con la campagna del prossimo anno. Si verrebbe così ad avere il campione di popolazione più numeroso scavato (e studiato) della laguna veneziana, relativo all’Alto Medioevo, e uno dei più cospicui noti al momento in Italia.

I giovani archeologi di Ca’ Foscari riportano in luce una sepoltura con inumato (foto unive)

“Le indagini che gli archeologi dell’università di Venezia stanno conducendo nel sito archeologico di Jesolo portano alla luce ogni anno incredibili novità che raccontano un pezzo dell’antica storia della nostra città”, dichiarano il sindaco della Città di Jesolo, Valerio Zoggia, e l’assessore alla Cultura, Giovanni Battista Scaroni. “Il lavoro svolto nel 2021 è stato, una volta ancora, eccezionale, e ci consentirà di scoprire le storie dei nostri antenati, di chi viveva su questo territorio ai suoi albori e del modo in cui si relazionavano tra loro le persone. Attendiamo con grande curiosità gli esiti degli approfondimenti, per non parlare di ciò che gli scavi ci regaleranno nel prossimo futuro”. E il prof. Sauro Gelichi, direttore dello scavo: “Con lo scavo che abbiamo intrapreso quest’anno, 2021, il progetto archeologico sull’antica Equilo ha indiscutibilmente segnato un ulteriore salto di qualità, non solo per l’autorevolezza e l’internazionalità delle collaborazioni avviate, ma anche per le tematiche affrontate. Lo scavo di Jesolo si sta proponendo come il progetto archeologico più innovativo e promettente per quanto riguarda la storia della laguna nella post-antichità e, in relazione all’aspetto archeo-biologico, tra i principali in Italia”. 

Modello 3D di una sepoltura dell’antica Equilo realizzata dagli archeologi di Ca’ Foscari (foto unive)

Gli archeologi si attendono molto dalle ricerche in corso (a cui collaborano anche il professor Carlo Barbante, il professor Dario Battistel e la professoressa Clara Turetta del dipartimento di Scienze ambientali, Informatica e Statistica): oltre a saperne di più sulla dieta alimentare, si investigheranno aspetti legati alla mobilità, alle malattie (come la talassemia) e al grado di conflittualità sociale. Inoltre lo studio tafonomico, unito a quello antropologico e archeologico, consentiranno di comprendere più nel dettaglio i comportamenti dei gruppi familiari in uno spazio di uso collettivo (come il cimitero), riflesso attraverso le pratiche funerarie e la gestione della memoria.  

Così appariva la cattedrale di Santa Maria Assunta nella campagna alla periferia di Jesolo agli inizi del Novecento (la foto è anteriore al 1903). Come si può vedere si tratta di una costruzione grandiosa, paragonabile alla basilica di San Marco in Venezia (foto unive)

Il progetto di scavo, iniziato nel 2011 in prossimità dei resti dell’antica cattedrale – e che ha portato alla scoperta di ciò che rimaneva di una mansio di epoca tardo-antica -, si è spostato più a nord, nella zona dove, nel 1954, erano stati messi in luce – ma anche poi ri-sepolti – i ruderi di un complesso ecclesiastico. Il recupero dell’edificio – con il rinvenimento anche delle strutture di una chiesa precedente: VIII-IX secolo d. C. -, la scoperta delle fondazioni di un campanile, il ritrovamento di un molo con resti di imbarcazioni (monossili) di XI-XII secolo, erano stati in grado di rappresentare l’importanza del luogo e di descriverci con ricchezza di particolari, uno degli spazi insediati che avevano qualificato l’abitato dell’antica Equilo. Sede episcopale nell’alto medioevo, snodo commerciale e porto alle foci della Piave Vecchia, Equilo era stato uno di quegli insediamenti ‘nuovi’, sorti nell’area della laguna di Venezia (o suoi bordi), che fiorirono durante l’Alto Medioevo, per finire poi abbandonati per motivi politici (il predominio sempre più forte della Serenissima), ma anche paleoambientali (l’impaludamento dell’area a seguito delle deiezioni del fiume Piave). Di questa antica città, abbandonata verso il XIII secolo, solo l’archeologia è in grado di recuperare le tracce materiali, attraverso le quali farla rivivere.

Associazione La Carta di Altino. Conversazione on line “Alle origini del Cristianesimo altinate: la gemma di Cristo Sotér” con il prof. Luigi Sperti, direttore scientifico progetto di Ca’ Foscari in località Ghiacciaia. Il link per seguirla

Locandina della conversazione on line “Alle origini del Cristianesimo altinate: la gemma di Cristo Sotér”

Il Buon anno dell’Associazione La Carta di Altino arriva con la terza delle ConvesazioniAltinati@1600 “Alle origini del Cristianesimo altinate: la gemma di Cristo Sotér” per parlare di un reperto speciale, rinvenuto proprio durante una delle campagne di scavo dell’università Ca’ Foscari di Venezia, che anima il dibattito sul primo Cristianesimo in laguna. Appuntamento on line mercoledì 12 gennaio 2022, alle 21, con il prof. Luigi Sperti, direttore scientifico di questo progetto, insieme alla dott.ssa Bruna Nardelli e al prof. Attilio Mastrocinque. Link per partecipare: https://unipd.zoom.us/j/89013420046. “L’intaglio”, spiega il prof. Sperti, “è stato rinvenuto nel corso dello scavo che l’università Ca’ Foscari di Venezia, in collaborazione con la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per il Comune di Venezia e Laguna, ha condotto nell’estate del 2017 ad Altino in località Ghiacciaia. È in luce all’interno di una cloaca rinvenuta l’anno precedente, ricoperta in origine da grossi blocchi di trachite, e posta sotto la strada che separava due domus databili tra la tarda età repubblicana e la prima età imperiale”.

Veduta aerea dell’edificio absidato di età romana scoperto in località Ghiacciaia di Altino (foto Ca’ Foscari)

“La campagna 2017 ha previsto l’apertura di un saggio di scavo (m 25 × 20) nell’area di Ghiacciaia, nella quale erano già stati effettuati dall’università Ca’ Foscari di Venezia tra il 2012 e il 2015 un survey intensivo e nel 2016 un primo saggio di scavo”, scrivono Silvia Cipriano  e Luigi Sperti di Ca’ Foscari nel resoconto pubblicato su Fasti online. “L’area è situata nella zona settentrionale dell’abitato antico di Altinum, poco più a est del centro monumentale della città romana, dove si trovavano il foro, la basilica, il teatro e l’odeon. Lo scavo ha permesso di indagare più estesamente le strutture e gli ambienti riferibili al quartiere abitativo urbano, già messi in luce nel corso della campagna del 2016. In particolare sono emersi diversi vani, che sembrano essere riferibili ad almeno due domus, separate tra loro da una stradina pavimentata con grossi blocchi in trachite, che dovevano costituire la copertura di una cloaca. Questa struttura è stata rinvenuta spogliata, tranne in un breve tratto in cui si conservano il fondo in mattoni e una spalletta laterale in blocchi lapidei. Della domus situata a Est della cloaca sono state identificate almeno due diverse fasi cronologiche, documentate dalla sovrapposizione di due pavimentazioni in uno degli ambienti messi in luce: a un lacerto di opus caementicium con disegno geometrico in tessere musive bianche e nere si sovrappone infatti un nuovo piano pavimentale, testimoniato da un livello di pietrisco a grana fine frammisto a malta cementizia, poggiante su una preparazione in pezzame litoide. Alla medesima domus sono pertinenti anche almeno altri due ambienti, uno dei quali conserva il sottofondo pavimentale in malta cementizia che doveva probabilmente essere rifinito con lastre marmoree, delle quali rimangono le impronte regolari. A ovest della cloaca sono stati identificati almeno 4 vani riferibili ad un’altra domus; in due ambienti si conserva, seppure in modo frammentario e lacunoso, il sottofondo pavimentale in malta cementizia. Tutte le fondazioni murarie rinvenute risultano essere state sottoposte ad attività di spoliazione in età tardoantica. In via preliminare le strutture rinvenute possono essere datate tra il I secolo a.C. e il I secolo d.C.” (vedi anche Scoperto un grande edificio absidato di età romana: è l’importante rinvenimento della quarta campagna di scavo del progetto “Alla ricerca di Altino” dell’università Ca’ Foscari di Venezia | archeologiavocidalpassato).

Udine. Webinar “Archeomafie e dintorni – mappe e organizzazioni del traffico illecito di materiali archeologici” organizzato dall’associazione A.C.CulturArti nell’ambito del 3° Festival dell’Archeologia Pubblica “senzaConfini”. Tra i relatori: Lucio Milano, Massimo Vidale, F. Mario Fales

La locandina del webinar “Archeomafie e dintorni” di A.C.CulturArti

La sottrazione di opere d’arte e reperti archeologici non solo procura un danno patrimoniale allo Stato di inestimabile valore, ma depaupera anche ogni singolo cittadino. Questa forma di arricchimento illecito molto spesso è gestita da organizzazioni malavitose. Se ne parla lunedì 20 dicembre 2021, dalle 15.30 alle 18, nel webinar “Archeomafie e dintorni – mappe e organizzazioni del traffico illecito di materiali archeologici” organizzato dall’associazione A.C.CulturArti di Udine in collaborazione con il museo Archeologico nazionale di Aquileia ed è inserito nel programma del 3° Festival dell’Archeologia Pubblica “senzaConfini”, finanziato dalla Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia. L’evento si tiene in diretta sulla piattaforma Zoom (iscrizione gratuita https://us02web.zoom.us/webinar/register/WN__f16BRo3QGyc67yw7AJ8bw) e sulla pagina Facebook di A.C.CulturArti (www.facebook.com/A.C.CulturArti/videos), in differita sul canale YouTube di A.C.CulturArti (https://www.youtube.com/channel/UCBErWhQdXqcP8w6UvCJvyew). Sono definite “archeomafie” le organizzazioni che operano nel campo degli scavi clandestini, del furto e del traffico illecito internazionale di reperti archeologici. Di questi argomenti di riconosciuto interesse, si occuperà il convegno “Archeomafie e dintorni”. L’evento, attraverso relazioni tenute da studiosi di fama internazionale, sarà in grado di concorrere all’aggiornamento degli operatori del settore, arricchendo le loro competenze e contribuendo a illustrare gli strumenti e metodi tuttora in atto per monitorare e contrastare la vasta gamma di atti e traffici criminosi connessi.

i bulldozer dei miliziani dell’Isis si accaniscono contro le mura di Ninive

PROGRAMMA. Alle 15.30, saluti e presentazioni d’apertura: Marta Novello, direttrice del museo Archeologico nazionale di Aquileia; Roswitha Del Fabbro, presidente di A.C.CulturArti; F. Mario Fales, direttore scientifico di A.C.CulturArti. Parte prima: Perché “Archeomafie e dintorni” nell’archeologia pubblica: punti di vista. Interventi: Lucio Milano, università Ca’ Foscari di Venezia: “Lo scenario italiano: incontri recenti e implicazioni future”; Carlo Pavolini, università della Tuscia: “Riorganizzazione del Ministero e tutela del territorio – visuali a confronto”. Parte seconda: scorci d’Oriente. Interventi: Stefano Campana, università di Siena: “Alcune considerazioni sui primi risultati delle valutazioni dei danni provocati dall’ISIS al patrimonio archeologico iracheno: Hatra”. Massimo Vidale, università di Padova: “Alcune considerazioni sui primi risultati delle valutazioni dei danni provocati dall’ISIS al patrimonio archeologico iracheno: Ninive”. Parte terza: “Archeomafie e dintorni”. Interventi: Tsao Cevoli, direttore rivista “Archeomafie”: “I risultati e l’impatto delle indagini pluriennali della rivista”; Lidia Vignola, direttore Osservatorio Internazionale “Archeomafie”: “Il database e i risultati accessibili presso l’Osservatorio”. F. Mario Fales: “Saxa nondum loquuntur? Conclusioni parziali e provvisorie”.

Egitto. Webinar promosso dall’istituto italiano di Cultura al Cairo su “Imaging e spettroscopia per statue egizie in bronzo policromo dal I millennio a.C.” a cura di Eid Mertah del ministero del Turismo e delle Antichità egiziano. Ecco come seguirlo

L’appuntamento è martedì 30 novembre 2021, alle 17 ora italiana (18 ora egiziana) per il webinar “Imaging e spettroscopia per statue egizie in bronzo policromo dal I millennio a.C.” a cura di Eid Mertah del ministero del Turismo e delle Antichità egiziano, promosso dal Centro archeologico italiano dell’Istituto italiano di Cultura al Cairo in collaborazione con l’ambasciata italiana al Cairo. La conferenza potrà essere seguita attraverso Microsoft Teams al link https://teams.microsoft.com/l/meetup-join/19%3ameeting_ZmRiMTlkMTktMDU3MS00NGNiLWE2MmMtNWY1YWQ2NGQwMTE2%40thread.v2/0?context=%7b%22Tid%22%3a%2234c64e9f-d27f-4edd-a1f0-1397f0c84f94%22%2c%22Oid%22%3a%22babdcf46-9524-4ae8-ae30-59e751a8a656%22%7d (istruzioni: 1- clicca sul link; 2- scegli “continua su questo browser”, non sarà necessario scaricare alcuna applicazione; 3 – fai clic su partecipa e sarai nella sala riunioni; 4- Se ti iscrivi da cellulare, dovrai installare l’app).

EID MERTAH

Eid Mertah (ministero del Turismo e delle Antichità)

Eid Mertah porta avanti dal 2019 al Cairo (museo Egizio e università del Cairo) e a Venezia (università Ca’ Foscari) uno studio sulle statue in bronzo policromo, dorato e intarsiato del dio Osiride. Questa categoria di manufatti è costituita da un’importante produzione del repertorio scultoreo del I millennio a.C. Osiride è la divinità più rappresentata in questo lungo periodo. Migliaia di statue in bronzo di questo dio sono state scoperte in tutto l’Egitto, sia sepolte sotto il pavimento di spazi sacri (Serapeo di Saqqara, i templi di Medinet Habu o Karnak, …) o ancora nella loro posizione originale, come ad Ayn Manawir. Questo immenso corpus è stato finora poco studiato, e sempre nell’ambito di studi basati su un solo o pochissimi pezzi. “Uno studio su larga scala di pezzi provenienti da varie collezioni”, spiega, “mi permette di raggruppare queste statue secondo criteri stilistici, iconografici e tecnologici e di associare così alcuni pezzi di provenienza sconosciuta a sculture rinvenute negli scavi. Dà anche la possibilità di collocare nella cronologia statue non iscritte, a confronto con pezzi con dedica che spesso fornisce indicazioni per una datazione. Questa parte del lavoro, realizzata in collaborazione con egittologi, è accompagnata da analisi che eseguo presso il museo Egizio. Grazie a vari accorgimenti analizzo un gran numero di statue per identificare la composizione delle loro leghe e dei loro ornamenti (policromie, dorature, intarsi) e per caratterizzare il loro processo di fabbricazione (fusione cava, colata piena, in più pezzi fissata insieme o da un unico stampo, ecc.)”. Gli abbellimenti di queste statue sono generalmente sbiaditi o quasi scomparsi a causa di una lunga permanenza nel suolo archeologico o nei depositi museali, ma alcuni resti consentono di ricostruire il loro aspetto originario. “Il mio obiettivo è prima di tutto di ricercare metodi non invasivi di analisi, pulitura e conservazione della policromia, delle dorature e degli intarsi. Ho proceduto con analisi ed esame per identificare la natura delle leghe e degli intarsi. Era infatti pratica comune, da più di mille anni, inserire o applicare altri materiali sulle statue di bronzo. Nell’ambito delle analisi fatte su una serie di statue selezionate per lo studio, ho selezionato vari tipi su intarsi: vetro, lapislazzuli, oro, rame, elettro, bronzo arsenicale, rame nero, carbonato di calcio, blu egiziano ed ematite”.

“Un capolavoro chiamato Italia. Viaggio tra i tesori nascosti del nostro Paese”: al via su Radio MCA il programma radiofonico realizzato dalla Fondazione Enzo Hruby con l’università Ca’ Foscari che racconta l’incredibile bellezza del patrimonio culturale italiano: si inizia con otto tesori del Veneto

La Fondazione Enzo Hruby – da anni impegnata per sostenere la protezione del patrimonio culturale italiano e per diffondere la cultura della sicurezza –  ha ideato il programma radiofonico “Un capolavoro chiamato Italia – Viaggio tra i tesori nascosti del nostro Paese”, che debutta giovedì 25 novembre 2021 su Radio MCA Musica con le Ali, innovativa web radio dedicata alla musica classica, ai giovani e alla cultura ascoltabile tramite App per iOS e Android scaricabile gratuitamente, e tramite podcast sul sito www.radiomca.it e su tutte le principali piattaforme di streaming on demand. Un capolavoro chiamato Italia è condotto dallo scrittore Salvatore Vitellino e si configura come un programma di ampio respiro nel quale parole e note si intersecano per offrire un’avvincente narrazione dei beni del patrimonio culturale italiano cosiddetto minore e favorire così la conoscenza di tesori la cui valorizzazione può apportare un significativo beneficio per i territori di riferimento, soprattutto in chiave turistica. La narrazione è accompagnata da brani musicali accuratamente selezionati, per fare in modo che arte e musica si possano valorizzare a vicenda, in un dialogo che favorisce l’interesse del pubblico verso la conoscenza e la fruizione del patrimonio culturale italiano e della musica classica. Radio MCA è ascoltabile tramite app disponibile gratuitamente per iOS e Android e tramite podcast disponibili sul sito http://www.radiomca.it e sulle principali piattaforme di streaming on demand. Link al podcast di UN CAPOLAVORO CHIAMATO ITALIA: https://www.radiomca.it/index.php/podcast/un-capolavoro-chiamato-italia. Per maggiori informazioni: info@fondazionehruby.org; tel. 02 38036625 www.fondazionehruby.org

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Salvatore Vitellino conduce il programma radiofonico “Un capolavoro chiamato Italia – Viaggio tra i tesori nascosti del nostro Paese”

Le puntate del programma, che verranno rese disponibili tramite podcast, sono state realizzate grazie alla collaborazione attivata dalla Fondazione Enzo Hruby nell’ambito della propria attività educational con l’università Ca’ Foscari di Venezia, e vedono il coinvolgimento attivo di alcuni studenti del corso di laurea triennale in “Conservazione e gestione dei beni e delle attività culturali” dell’importante Ateneo. Gli studenti hanno segnalato alla Fondazione Enzo Hruby alcuni luoghi e opere di interesse del nostro patrimonio che ancora necessitano di tutela e valorizzazione adeguate, proponendo dei progetti concreti per realizzarle. In ciascuna puntata Salvatore Vitellino intervista gli studenti che hanno presentato i vari beni, ed inoltre sindaci, assessori, restauratori, rappresentanti delle istituzioni e delle realtà del territorio, docenti universitari e personaggi di spicco del mondo dei beni culturali – come Andrea Erri, docente dell’università Ca’ Foscari e direttore generale del Teatro La Fenice di Venezia, e Luca Nannipieri, critico d’arte e scrittore – e dello spettacolo, come l’attrice teatrale Paola Gassman.

L’Ipogeo di Santa Maria in Stelle (Vr) valorizzato dalla nuova illuminazione (foto Sabap-Vr)

Per quanto riguarda i “tesori” oggetto delle varie puntate e veri protagonisti del programma, essi sono il Centro Pavanello di Meolo – con il quale il programma radiofonico debutta il prossimo 25 novembre 2021 – e, a seguire, l’Ipogeo di Santa Maria in Stelle di Verona, la chiesa di Santa Maria degli Angeli di Murano, il museo Luigi Bailo di Treviso, Villa Godi-Malinverni di Lugo di Vicenza. Ancora, il dipinto di San Paolo Stigmatizzato di Vittore Carpaccio conservato nella chiesa di San Domenico a Chioggia, Villa Da Porto a Montorso Vicentino, e il Giardino Jacquard di Schio. Beni accomunati dal fatto che si trovano tutti in Veneto – la meravigliosa regione dove ha sede l’università Ca’ Foscari che ha contribuito con i suoi studenti a questo progetto – e che nella loro straordinaria varietà rappresentano al meglio la ricchezza del nostro tesoro-Italia. Un tesoro unico al mondo: da conoscere, proteggere e valorizzare.

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Carlo Hruby, vice presidente della Fondazione Enzo Hruby

“In Italia”, dichiara Carlo Hruby, vice presidente della fondazione Enzo Hruby, “accanto ai più celebri beni e monumenti esiste uno straordinario patrimonio minore, ingiustamente definito così solo perché nel nostro Paese abbiamo una tale quantità e densità di bellezze artistiche da rendere giustificabile una definizione un po’ sminuente di beni di eccezionale valore culturale, economico e sociale, che costituiscono le fondamenta del nostro patrimonio e che come tali vanno protetti, tutelati, valorizzati, e ancor prima fatti conoscere. Proprio questo è l’obiettivo primario del programma radiofonico Un capolavoro chiamato Italia. Viaggio tra i tesori nascosti del nostro Paese, che trova in Radio MCA, innovativa web radio dedicata ai giovani, alla musica classica e alla cultura, il contenitore ideale per promuovere questi luoghi e valorizzarli al meglio, affinché possano apportare un significativo beneficio ai territori di riferimento. Ascolteremo le voci di chi questi beni li vive quotidianamente, di importanti esponenti del mondo dei beni culturali, dell’istruzione, delle realtà del territorio e soprattutto degli studenti dell’università Ca’ Foscari di Venezia, coinvolti in questo progetto grazie alla proficua collaborazione che esiste tra la nostra Fondazione e il prestigioso Ateneo. Una collaborazione che è nata nell’ambito della nostra attività Educational ed è alimentata dalla costante attenzione e sensibilità di Andrea Erri – docente di Ca’ Foscari e direttore generale del Teatro La Fenice – verso la nostra realtà e verso le nostre iniziative”.

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Andrea Erri, università Ca’ Foscari

“In un periodo in cui, a causa della pandemia in atto, tutte le lezioni si sono svolte giocoforza in modalità remota, la risposta dei nostri studenti è stata – come sempre – straordinaria”, dichiara Andrea Erri,  docente dell’università Ca’ Foscari e direttore generale del Teatro La Fenice di Venezia. Sono davvero colpito dalla fantasia e dalle concrete capacità progettuali espresse nei loro lavori, frutto sicuramente di un impegno personale ma anche della qualità che caratterizza i corsi di laurea di Ca’ Foscari. Vorrei inoltre sottolineare il valore sistemico del partenariato tra l’università e le istituzioni quali la Fondazione Hruby: queste sinergie fungono infatti da catalizzatore per i nostri studenti, che attraverso queste progettualità vedono possibili applicazioni del loro percorso di studi. A Carlo Hruby va pertanto il mio più sincero ringraziamento per aver ideato questo importante percorso”.

Trieste. “Oltre Aquileia. La conquista romana del Carso (II-I sec. a.C.)”: una mostra e un congresso sulla conquista e sulla romanizzazione dei territori a Est di Aquileia tra II e I secolo a.C., con un’attenzione particolare per l’altopiano del Carso, posto tra Italia e Slovenia

La locandina della mostra “Oltre Aquileia. La conquista romana del Carso (II-I sec. a.C.)” dal 16 ottobre 2021 al 28 febbraio 2022

“Oltre Aquileia. La conquista romana del Carso (II-I sec. a.C.)”: una mostra da poco inaugurata al museo Scientifico Speleologico della Grotta Gigante e al Centro Visite della Riserva Naturale Regionale della Val Rosandra, con Federico Bernardini archeologo e ricercatore di Ca’ Foscari tra i curatori, e un congresso internazionale di due giorni (10-11 novembre 2021) al France Prešeren theatre a Bagnoli della Rosandra di San Dorligo della Valle (Ts), durante il quale sarà assegnata la borsa di studio finanziata dalla Fondazione Pietro Pittini e dedicata a studenti dell’università Ca’ Foscari Venezia e della Scuola Interateneo di Specializzazione in Beni Archeologici (SISBA), per le nuove tecnologie applicate alla ricerca storica e archeologica. La mostra (16 ottobre 2021 – 28 febbraio 2022) racconta una fase fino a poco tempo fa quasi sconosciuta dal punto di vista archeologico: la conquista e la romanizzazione dei territori a est di Aquileia tra II e I secolo a.C., con un’attenzione particolare per l’altopiano del Carso, posto tra Italia e Slovenia. 

Modelli tridimensionali di una dedica al Timavo posta ad Aquileia dal console del 129 a.C. Gaio Sempronio Tuditano in occasione del trionfo sui Giapidi, celebrato a Roma a seguito delle campagne vittoriose contro diverse popolazioni dell’arco alpino orientale, tra cui i Taurisci. Acquisizione fotogrammetrica di V. Macovaz (foto unive)
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Cartina dei territori romani e degli Istri lungo le coste dell’Alto Adriatico, elaborata da M. Belak (foto unive)

Come ben illustrato nella cartina elaborata da M. Belak, si possono apprezzare le regioni adriatiche nord-orientali subito dopo la fondazione di Aquileia: il territorio romano e quello occupato dagli Istri e da altre popolazioni indigene. Mentre nel riquadro in alto a destra è rappresentata l’estensione schematica del territorio romano all’inizio del II secolo a.C. In mostra una selezione di reperti archeologici provenienti da due dei più antichi accampamenti militari romani noti, identificati nei pressi di Trieste e le cui origini risalgono alla fase immediatamente successiva alla fondazione di Aquileia nel 181 a.C. Oltre ai reperti dai siti triestini, il percorso espositivo include armi e manufatti da accampamenti e campi di battaglia oggi posti in territorio sloveno, materiali di confronto, modelli del terreno, epigrafi e manufatti stampati in 3D. Tra questi si possono vedere i modelli tridimensionali di una dedica al Timavo posta ad Aquileia dal console del 129 a.C. Gaio Sempronio Tuditano in occasione del trionfo sui Giapidi, celebrato a Roma a seguito delle campagne vittoriose contro diverse popolazioni dell’arco alpino orientale, tra cui i Taurisci.

Scavo di un tratto della fortificazione esterna di San Rocco, vista da Nord-Est, con il suo articolato sistema di difesa (foto di S. Furlani / unive)
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Anfora vinaria dal relitto “Grado 2” (forma greco-italica tarda; seconda metà III-inizio II secolo a.C.) (foto di M. Raccar)

I siti triestini oggetto di studio e scavo includono un grande accampamento militare di oltre 13 ettari, identificato sul colle di San Rocco, posto nei pressi della linea di costa tra Muggia e Trieste, e un altro sito fortificato di dimensioni minori a Grociana piccola sull’altopiano carsico, in collegamento visivo con il grande accampamento costiero. Grazie al telerilevamento laser da aeromobile, una tecnologia rivoluzionaria per lo studio del paesaggio antico, è stato possibile rimuovere virtualmente la vegetazione di un vasto settore della provincia di Trieste permettendo l’identificazione di queste due antichissime basi militari romane. Agli occhi degli studiosi sono apparse vaste strutture di fortificazione rettangolari o di forma regolare ma anche divisioni del terreno, percorsi stradali e altro ancora. Questi elementi, investigati tramite ricognizioni e scavi e integrati dallo studio delle fonti antiche, consentono di rileggere sotto una nuova luce la storia del Carso e delle regioni limitrofe tra II e I secolo a.C. Lo studio degli accampamenti triestini è di grande importanza per ricostruire una fase di svolta nella storia del territorio e l’origine dell’architettura militare romana. Negli accampamenti sono state trovate armi, anfore, ceramiche, monete, picchetti da tenda e numerosissimi chiodi pertinenti ai sandali militari (le cosiddette calighe). Degno di nota, a testimonianza dell’antichità del sito, il ritrovamento di un numero relativamente elevato di anfore importate dalla zona tirrenica, da Lazio e Campania, che giungevano colme di vino per rifocillare i guerrieri impegnati nei territori altoadriatici.

Armi romane da Grad presso Šmihel in Slovenia (prima metà del II secolo a.C.), conservate nel museo nazionale Sloveno (foto di T. Lauko / museo nazionale Sloveno)
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Ipotesi ricostruttiva di un tratto della fortificazione esterna di San Rocco (disegno di G. Zanettini)

I siti fortificati triestini, in uso dal II fino a circa la metà del I secolo a.C., testimoniano i primi scontri su uno dei confini strategici della Repubblica Romana. Secondo le fonti antiche, all’inizio del II secolo a.C. gli Istri occupavano la fascia costiera triestina oltre che la penisola istriana. I primi scontri tra Romani e Istri avvennero già prima della fondazione di Aquileia, ma l’Istria venne sottomessa solo grazie a una guerra combattuta tra il 178 e 177 a.C. Lo storico romano Tito Livio ci ha lasciato una cronaca di quegli avvenimenti, raccontando che gli Istri nel primo anno di guerra sarebbero riusciti a occupare un accampamento romano costruito nell’area di Trieste, forse identificabile con i resti scoperti proprio sul colle di San Rocco. Tuttavia, i Romani lo avrebbero riconquistato con pochissime perdite perché gli Istri invece di difenderlo si sarebbero ubriacati con il vino trovato al suo interno. Tutta l’area carsica continuò tuttavia a essere territorio di confine politicamente instabile e terreno di battaglie fino alla metà del I secolo a.C. Oltre al percorso espositivo, gli studiosi hanno creato anche un sito internet oltreaquileia.it, dove è possibile reperire informazioni sull’evento, interagire con modelli 3D di manufatti archeologici e, soprattutto, accedere liberamente al catalogo trilingue dell’esposizione che sarà anche scaricabile.

Modello del terreno derivato da dati laser dell’altura di San Rocco con una ricostruzione della planimetria del sito basata sulle strutture visibili nei dati laser e in fotografie aeree. Elaborazione di F. Bernardini (foto unive)

Il 10 novembre 2021, al teatro France Prešeren, Bagnoli della Rosandra – Boljunec, si terrà il congresso internazionale “The Roman conquest beyond Aquileia (II-I century BC)”. L’incontro è dedicato allo studio dell’espansione militare romana nei territori a Est di Aquileia nel II e I secolo a.C. Studiosi italiani, sloveni, croati e austrici presenteranno e discuteranno i risultati dei loro recenti studi. I nuovi dati archeologici derivanti da ricerche condotte negli accampamenti triestini, sul colle di San Giusto (Trieste) e in siti prevalentemente militari posti in territorio sloveno e croato saranno confrontati con le informazioni fornite dalle fonti letterarie ed epigrafiche nel tentativo di approfondire la conoscenza di questa fase storica e dell’archeologia militare tardo-repubblicana. L’11 novembre 2021 si terrà invece un’escursione ai siti militari triestini e una visita guidata alla mostra “Oltre Aquileia. La conquista romana del Carso (II-I secolo a.C.)”.

Aquileia. Ecco il ricco programma per le GEP 2021: open day delle aree archeologiche, visite guidate e teatralizzate, aperture straordinarie, laboratori didattici, itinerari alla scoperta di un’Aquileia inedita, musica, archeologia sperimentale

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“Open days” nelle aree archeologiche di Aquileia (foto fondazione aquileia)

Sabato 25 e domenica 26 settembre, in occasione delle Giornate Europee del Patrimonio , Aquileia si anima con un ricco programma di eventi: open day delle aree archeologiche, visite guidate e teatralizzate, aperture straordinarie, laboratori didattici, itinerari alla scoperta di un’Aquileia inedita, musica, archeologia sperimentale. “Il fine settimana”, sottolinea il sindaco di Aquileia Emanuele Zorino, “si chiude, inoltre, con un momento solenne dedicato al centenario del Milite Ignoto: domenica, alle 17 è in programma l’arrivo della bandiera  italiana che nel 1921 avvolse il feretro del Milite Ignoto nel suo viaggio da Aquileia a Roma. L’arrivo sarà preceduto dal sorvolo di aerei storici. La bandiera, che verrà accolta dalla fanfara militare e dal picchetto d’onore, rimarrà esposta in Basilica fino al 29 ottobre”.  aquileia_cerimonia-arrivo-bandiera-centenario-milite-ignoto_locandina“Un palinsesto di eventi così ricco di proposte – continua il sindaco – è frutto di una straordinaria collaborazione tra enti e associazioni del territorio a cui va riconosciuta la capacità di fare rete: Fondazione Aquileia, Comune di Aquileia, Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio del Friuli Venezia Giulia, Direzione regionale musei del Friuli Venezia Giulia – Museo archeologico nazionale di Aquileia, Basilica di Aquileia, PromoTurismoFVG, università di Padova, di Trieste, di Udine, di Venezia, di Verona, Pro Loco Aquileia, associazione nazionale per Aquileia, associazione Il Pozzo d’Oro, associazione culturale musicale San Paolino e Fondazione Radio Magica”. Le Giornate del Patrimonio coincidono anche con l’ultimo fine settimana di apertura della mostra “Da Aquileia a Betlemme” (6 euro incluso ingresso in Basilica) visitabile a Palazzo Meizlik dalle 10 alle 19.

Visite guidate alle aree archeologiche di Aquileia negli “open days” promosse da Fondazione e Università (foto fondazione aquileia)

Sabato 25 settembre 2021, in occasione dell’open day delle aree archeologiche, saranno gli archeologi della Fondazione Aquileia e delle Università a ad accogliere i cittadini e gli appassionati nelle aree archeologiche e nei cantieri di scavo: nel foro, nell’area del decumano di Aratria Galla e delle mura a zig-zag, al teatro e alle grandi terme, alla domus delle Bestie Ferite, negli antichi mercati, al fondo Cal, alla domus dei Putti danzanti e sulla sua sponda orientale dalle 10 alle 13 e dalle 15.30 alle 18 senza prenotazione e con ingresso gratuito. Sarà visitabile invece solo su prenotazione  (domus.titomacro@gmail.com) alle 10, 11 e 12 la Domus di Tito Macro, la dimora di 1700 mq che si estendeva tra due cardini dell’antica città.

Aquileia: al Fondo Pasqualis archeologia sperimentale con accensione di un forno vetraio (foto fondazione aquileia)

Al fondo Pasqualis, nell’area degli antichi mercati durante l’intera giornata di sabato e domenica mattina ci sarà spazio per l’archeologia sperimentale con l’accensione di un forno vetrario, unico del suo genere in Italia e costruito come una struttura romana, realizzato grazie a un finanziamento della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia nell’ambito del progetto V.E.R.I. del Comitato Nazionale Italiano dell’AIHV (Association Internationale pour l’Histoire du Verre). Durante la giornata si potrà anche assistere alle prove di soffiatura del maestro vetrario muranese Nicola Moretti.

Percorsi tattili su reperti originali al museo Archeologico nazionale di Aquileia (foto man-aquileia)

Il museo Archeologico nazionale sarà straordinariamente aperto sabato 25 settembre 2021 fino alle 22 (ultimo ingresso alle 21.30); dalle 19, il biglietto d’ingresso avrà il costo simbolico di 1 euro. Nel corso della serata, a partire dalle 19, saranno proposte visite tattili “al buio” che, attraverso l’esplorazione diretta di reperti della collezione, consentiranno un’inusuale esperienza di scoperta della nuova sezione del museo dedicata a lusso e ricchezza nella città antica. Le visite si svolgeranno a gruppi di massimo 8 persone per volta. Domenica 26 settembre 2021, alle 10 e alle 11.30, nel museo Archeologico nazionale sarà possibile seguire la visita guidata alla nuova sezione espositiva del museo “lusso e ricchezza”, che dal mese di maggio scorso completa il percorso di visita con l’esposizione delle eccellenze della produzione artigianale aquileiese: ambre, gemme e gioielli (prenotazione a bookshopmanaquileia@gmail.com / al numero 0431 91016 dal martedì alla domenica con orario 10-18). In occasione della commemorazione dei 100 anni dalla cerimonia del milite ignoto, il museo propone inoltre, in collaborazione con la basilica di Aquileia, un percorso di approfondimento che, attraverso documenti d’archivio, racconterà personaggi ed eventi di Aquileia tra la prima guerra mondiale e gli anni Venti: il tour di approfondimento dedicato alla vicenda del milite ignoto parte in Basilica alle 19.45 e continua in museo alle 21.15. (costo 5 euro visita Basilica, 1 euro visita MAN prenotazione obbligatoria: comunicazione@basilicadiaquileia.it).

Il museo Paleocristiano di Aquileia (foto fondazione aquileia)

In occasione delle GEP si ampliano anche gli orari di apertura del museo Paleocristiano che sarà accessibile, sempre ad ingresso libero, sabato 25 settembre dalle 8.30 alle 13.30 e domenica 26 settembre dalle 14.30 alle 18.30. Alle 15.30 sarà dedicata ai più piccoli una caccia al tesoro incentrata sui simboli del primo cristianesimo aquileiese. Per tutte le attività, comprese nel costo del biglietto d’ingresso, è richiesta la prenotazione a bookshopmanaquileia@gmail.com / al numero 0431 91016 dal martedì alla domenica con orario 10-18. Sabato 25, dalle 10 alle 13 e dalle 15.30 alle 18, sarà possibile esplorare “Casa Bertoli”, lungo il viale che conduce a piazza Capitolo e alla Basilica, e scoprire i suoi meravigliosi affreschi grazie alla visita curata dalla associazione nazionale per Aquileia e alla Soprintendenza.

Visite guidate alla Domus di Tito Macro ad Aquileia (foto fondazione aquileia)

PromoTurismoFvg propone invece una visita guidata gratuita alle aree archeologiche alle ore 10 e 11 e la visita alla domus di Tito Macro alle 15 e alle 16 (prenotazione tel. 0431-919491 o info.aquileia@promoturismo.fvg.it). Alle 17.30 l’associazione Il Pozzo d’Oro accompagnerà i visitatori in un itinerario inedito “L’ombra di Aquileia” alla scoperta  delle bellezze nascoste della città. Il ritrovo è  in piazza Capitolo. Prenotazioni al 3347070063 o 3480866752. La giornata di sabato si chiuderà alle 20.45 in piazza Pirano con il concerto  “Cor l’aga ad Aquilea” a cura dell’associazione culturale musicale San Paolino con il patrocinio del Fogolar Furlan. Nel corso della giornata di domenica 26 in programma, a cura di PromoTurismoFvg, la visita guidata alla Domus di Tito Macro alle 10 e alle 11 (costo 3 euro) e la visita teatralizzata di radio Magica alle 15 (costo 15 euro). Per entrambe le iniziative prenotazione obbligatoria al 0431919491 o scrivendo a info.aquileia@promoturismo.fvg.it).

Soprintendenza di Bologna per GEP 2021: a San Pietro in Casale (Bo) inaugurazione della sezione archeologica del Museo Casa Frabboni dopo gli interventi di riqualificazione”. A Comacchio (Fe) presentazione del libro “Un Emporio e la sua Cattedrale. Gli scavi in piazza XX Settembre e Villaggio San Francesco a Comacchio” e visite guidate agli scavi in corso al sito archeologico di S. Maria in Padovetere 

“Ritorno al Museo Casa Frabbroni – Riapertura dopo gli interventi di riqualificazione”: sabato 25 settembre 2021, alle 15, a San Pietro in Casale (BO), in occasione delle Giornate Europee del Patrimonio, inaugurazione della sezione archeologica del Museo Casa Frabboni che accoglie reperti provenienti dalla pianura settentrionale di Bologna e in particolare dal vicus romano di Maccaretolo. La riqualificazione del museo e l’allestimento permanente della sezione dedicata all’archeologia sono il frutto di una proficua collaborazione tra il Comune di San Pietro in Casale, l’Unione Reno Galliera e la soprintendenza Archeologia, Belle arti e Paesaggio per la città metropolitana di Bologna e le province di Modena, Reggio Emilia e Ferrara e sono stati realizzati grazie al sostegno finanziario di ministero della Cultura e con il contributo della Regione Emilia-Romagna nell’ambito del piano museale 2020 L.R. 18/2000.

Il programma. Alle 15, saluti istituzionali e inaugurazione della sezione archeologica “Pianura romana. Villa Vicus Via” e del nuovo percorso espositivo allestito con la mostra fotografica “Giulietta ritrovata”, nel centenario della nascita di Giulietta Masina. Alle 16, visite guidate contingentate  a cura del Gruppo Archeologico Il Saltopiano. Prenotazione obbligatoria, per info: musei@renogalliera.it, tel 051 890482. Alle 21, “Risponde Giulietta”, omaggio a Giulietta Masina nel parco del  Museo. Reading con Donatella Allegro, informazioni biglietteria.teatri@renogalliera.it 333 8839450. Per informazioni più dettagliate: www.renogalliera.com. Obbligo di Green Pass.

Sabato 25 Settembre 2021, alle 16, a ​Comacchio, nella sala polivalente San Pietro, in via Agatopisto 5, presentazione del libro “Un Emporio e la sua Cattedrale”, che racconta i risultati delle ricerche archeologiche condotte dall’università Ca’ Foscari di Venezia, in collaborazione con l’amministrazione comunale di Comacchio e la soprintendenza di Bologna tra il 2006 e il 2008 in piazza XX Settembre e in loc. Villaggio San Francesco. Gli scavi in piazza XX Settembre e Villaggio San Francesco a Comacchio” a cura di Sauro Gelichi, Claudio Negrelli, Elena Grandi. Interverranno: Pierluigi Negri (sindaco di Comacchio), Sara Campagnari (soprintendenza Archeologia, Belle arti e Paesaggio per la città metropolitana di Bologna e le province di Modena, Reggio Emilia e Ferrara), Maria Del Valle Ojeda Calvo (prorettrice alla Ricerca università Ca’ Foscari Venezia), Luigi Malnati (già soprintendente e direttore generale alle Antichità MIBACT), Sauro Gelichi (professore ordinario; dipartimento di Studi Umanistici – Università Ca’ Foscari Venezia). Conclusioni: Emanuele Mari (assessore alla Cultura del Comune di Comacchio). Coordina: Caterina Cornelio (direttrice museo Delta Antico). L’accesso alla sala sarà soggetto al controllo del Green Pass.

cavi archeologici in piazza XX Settembre a Comacchio (foto unive)

Queste ricerche hanno rivelato un volto del tutto nuovo del passato di Comacchio. Tradizionalmente legata al periodo d’oro della fase etrusca, l’archeologia di Comacchio aveva lasciato in ombra un momento fondamentale per la storia di questo territorio, quando un insediamento, sorto sostanzialmente dal nulla, era diventato l’emporio più importante del nord Italia e tra i più vivaci e floridi dell’Adriatico. Diversi secoli dopo il collasso di Spina, la storia si riproponeva in queste terre con le medesime caratteristiche e dinamiche: come in epoca etrusca, nei secoli VIII e IX dopo Cristo i marinai comacchiesi tornavano ad essere gli indiscussi protagonisti del commercio del sale, del vino, dell’olio, del garum, delle spezie tra il Mediterraneo e l’entroterra padano. Gli scavi archeologici ci hanno rivelato questo e molto di più, facendoci toccare con mano le merci che venivano dall’Oriente, i preziosi cammei di vetro di una bottega artigiana (il primo caso noto in Italia) qui attiva nel VII secolo, le infrastrutture (magazzini, pontili) di uno spazio portuale (segno tangibile della precoce vocazione mercantile dei Comacchiesi), le sepolture della comunità. Uno spaccato di storia che rivive nella pagine di questo libro, ma anche nelle sale del Museo Delta Antico che espone i materiali di quello scavo.

Area archeologica di Pieve di Santa Maria in Padovetere (foto sabap-bo)

In occasione delle “Giornate Europee del Patrimonio 2021” il Comune di Comacchio, grazie al Progetto VALUE interreg Italia-Croazia, per venerdì 24 e sabato 25 settembre 2021, alle 9, 10, 11, 12, ha previsto visite guidate agli scavi diretti da Sauro Gelichi in corso al sito archeologico di S. Maria in Padovetere (Strada Fiume, Valle Pega) a cura degli archeologi dell’università Ca’ Foscari di Venezia saranno indagati parte dei resti dell’edificio e la zona immediatamente circostante, ricchissima di evidenze databili tra la Tarda Antichità e l’Alto Medioevo. Gli scavi intendono fare luce su una piccola comunità del primo entroterra comacchiese studiandone la vita – dunque l’abitare, le abitudini culturali, il commercio e il rapporto con il territorio – e la morte, attraverso lo studio della ritualità funeraria. Una comunità la cui comprensione si ritiene necessaria per cogliere pienamente le origini del nucleo più antico di Comacchio. Le visite guidate permetteranno di visitare lo scavo archeologico presso la pieve e di riflettere sui temi della ricerca attraverso l’osservazione delle tracce materiali del passato.

Parco archeologico di Pompei. Al via il progetto RePAIR (con l’università Ca’ Foscari partner coordinatore): grazie a una infrastruttura robotica d’avanguardia, saranno ricomposti le migliaia di frammenti degli affreschi della Casa dei Pittori al lavoro e della Schola Armatorarum

Esempio di ricomposizione dei frammenti di un affresco dalla Casa dei Pittori al lavoro di Pompei con il progetto RePAIR (foto parco archeologico di pompei)
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La scansione dei frammenti di affresco da Pompei con il progetto RePAIR (foto parco archeologico di pompei)

 

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L’elaborazione al computer dei dati raccolti con il progetto RePAIR (foto parco archeologico di pompei)

A Pompei per la prima volta una tecnologia d’avanguardia sarà utilizzata per la ricostruzione fisica di manufatti archeologici, in gran parte frammentati e di difficile ricomposizione. È partito il 1° settembre 2021 il progetto “RePAIR”, acronimo di Reconstruction the past: Artificial Intelligence and Robotics meet Cultural Heritage. Migliaia di frammenti, come piccole tessere di un puzzle, saranno risistemati con l’ausilio di una infrastruttura robotica, dotata di braccia meccaniche in grado di scansionare i frammenti, riconoscerli tramite un sistema di digitalizzazione 3D e restituirgli la giusta collocazione. Mentre i frammenti vengono riconosciuti e scansionati, le braccia e le mani di precisione meccaniche li manipolano e movimentano con l’ausilio di sensori avanzatissimi in grado di evitarne il minimo danneggiamento. Partner del progetto “RePAIR”, assieme al parco archeologico di Pompei sono: l’università Ca’ Foscari di Venezia (ente coordinatore), la Ben-Gurion University of the Negev di Israele, la IIT – Istituto Italiano di Tecnologia, l’Associacao do Instituto Superior Tecnico Para a Investigacao e Desenvolvimento del Portogallo, la Rheinische Friedrich Wilhelms Universitat di Bonn in Germania e il ministero della Cultura. Il progetto ha ricevuto finanziamenti dal programma di ricerca e innovazione Horizon 2020 dell’Unione Europea, nell’ambito della Grant agreement n. 964854.

Oggetto di questa sperimentazione saranno gli affreschi del soffitto della Casa dei Pittori al lavoro nell’Insula dei Casti Amanti, danneggiati nel corso della eruzione del 79 d.C. e poi ridotti in frantumi in seguito ai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale. Su tale straordinario contesto lavora già a partire dal 2018 il gruppo di esperti di pitture murali dell’università di Losanna, guidato dal professor Michel E. Fuchs, con un programma di studio e di ricomposizione manuale che si fonda sull’analisi dei diversi aspetti morfologici, stilistici e tecnici dei frammenti. L’attivazione del nuovo progetto, che procederà parallelamente e in modo coordinato con quello in corso da parte dell’équipe svizzera, consentirà di confrontare dunque due metodologie di lavoro e i rispettivi risultati. 

Progetto RePAIR a Pompei: i frammenti vengono riconosciuti e scansionati, le braccia e le mani di precisione meccaniche li manipolano e movimentano con l’ausilio di sensori avanzatissimi (foto parco archeologico di pompei)

Il secondo caso di studio sarà inoltre costituito dai frammenti degli affreschi della Schola Armaturarum, determinati dal crollo dell’edificio nel 2010 e in parte ancora non ricollocati. Due esempi iconici di grandi affreschi del patrimonio culturale mondiale che si trovano in stato frammentario e sono conservati nei depositi del parco archeologico di Pompei. L’attività si avvale dell’apporto interdisciplinare di istituti scientifici e di ricerca che operano nel campo della computer vision, della robotica, dell’Intelligenza Artificiale, con il contributo fondamentale dell’Archeologia e della Conservazione di Beni culturali.

Esempio di ricomposizione dei frammenti di un affresco dalla Casa dei Pittori al lavoro di Pompei con il progetto RePAIR (foto parco archeologico di pompei)

“Le anfore, gli affreschi, i mosaici, vengono spesso portati alla luce frammentati, solo parzialmente integri o con molte parti mancanti”, dichiara il direttore del parco archeologico di Pompei, Gabriel Zuchtriegel. “Quando il numero dei frammenti è molto ampio, con migliaia di pezzi, la ricostruzione manuale e il riconoscimento delle connessioni tra i frammenti è quasi sempre impossibile o comunque molto laborioso e lento. Questo fa sì che diversi reperti giacciano per lungo tempo nei depositi archeologici, senza poter essere ricostruiti e restaurati, e tantomeno restituiti all’attenzione del pubblico. Il progetto RePAIR, frutto di ricerca e competenza tecnologica, grazie all’ausilio della robotica, della digitalizzazione e dell’intelligenza artificiale, si pone l’obiettivo di risolvere un problema atavico”. Aggiunge il prof. Marcello Pelillo, coordinatore del progetto e professore di Intelligenza artificiale all’università Ca’ Foscari Venezia: “Dal punto di vista scientifico e tecnologico, il progetto pone sfide importanti per affrontare le quali utilizzeremo le più avanzate tecniche nel campo dell’Intelligenza Artificiale, della Visione Artificiale e della Robotica”.

Cividale. Al museo Archeologico nazionale fa tappa il Festival Internazionale di Musica Cortese: concerto “Ghirlande d’erba” con l’Ensemble La Manticora e prolusione di Riccardo Drusi (Ca’ Foscari) su “Uomo e natura nella polifonia del Codex Rossi”

Il Festival Internazionale di Musica Cortese realizzato da Dramsam – Centro Giuliano di musica Antica torna a far tappa al museo Archeologico nazionale di Cividale del Friuli. Il programma, dal titolo “Cantando come donna innamorata: la musica al tempo di Dante”, quasi interamente dedicato al settimo centenario dantesco, prevede per giovedì 5 agosto 2021, alle 21, il concerto “Ghirlande d’erba” con l’Ensemble La Manticora, introdotto dalla prolusione del prof. Riccardo Drusi dell’università Ca’ Foscari di Venezia su “Uomo e natura nella polifonia del Codex Rossi”.  Per l’occasione il Museo rimarrà aperto, senza soluzione di continuità, fino alle 22.30 (ultimo ingresso alle 22.30). Posti limitati, prenotazione obbligatoria scrivendo a dramsamcgma@gmail.com.

Locandina dell’evento “Cantando come donna innamorata: la musica al tempo di Dante” al museo Archeologico nazionale di Cividale

Cantando come donna innamorata. Concerto “Ghirlande d’erba” con l’Ensemble La Manticora: Carla Babelegoto voce; Enea Sorini voce, percussioni; Peppe Frana liuto, chitarrino; Alessandro De Carolis flauti; Raffaele Tiseo viella, ribeca. Ecco il programma di sala: “Quando l’aire comenza a farsi bruno” (Maestro Piero: Rossi, Biblioteca Vaticana Possiniano 215); “Cavalcando con un giovane accorto” (Maestro Piero: Firenze, Biblioteca Laurenziana Panciatichiano 26; “Lucente stella, che l’mio cor desfai” (Anon.: Rossi, Biblioteca Vaticana Rossiniano 215; “Tre fontane” (Anon.: London, British Musem, add. 29987); “Du’ occhi ladri, sot’una ghirlanda” (Rossi, Biblioteca Vaticana Rossiniano 215); “Su la rivera dove ‘l sol agiaza” (Rossi, Biblioteca Vaticana Rossiniano 215); “Per tropo fede talor se perigola” (Rossi, Biblioteca Vaticana Rossiniano 215); “Chominciamento di gioia” (London, British Musem, add. 29987); “De soto ‘l verde vidi gli occhi vaghi” (Rossi, Biblioteca Vaticana Rossiniano 215); “Isabella” (London, British Musem, add. 29987); “Quando i oselli canta” (Rossi, Biblioteca Vaticana Rossiniano 215); “Amor mi fa cantare alla francesca” (Rossi, Biblioteca Vaticana Rossiniano 215).

Grafica dal Codex Rossi, conservato alla Biblioteca Apostolica Vaticana (foto man-cividale)

Uomo e natura nella polifonia del Codex Rossi. Il Codice Rossi (Biblioteca Apostolica Vaticana, Rossi 215) rappresenta la più antica fonte musicale dell’Ars Nova italiana. Compilato intorno agli anni Cinquanta del Trecento, ci consegna una retrospettiva su repertori e stilemi musicali dell’Italia settentrionale nella prima metà del quattordicesimo secolo. La forma musicale in esso più ricorrente è il Madrigale, un peculiare tipo di composizione polifonica costruita su una semplice ed evocativa melodia di Tenor, spesso di chiara ispirazione liturgica o trovadorica, a cui si sovrappone una voce superiore fiorita e melismatica, caratteristica che anticipa le successive sperimentazioni polifoniche dei più tardi compositori fiorentini e che inaugura di fatto lo stile musicale dell’Ars Nova italiana. Il contenuto poetico dei madrigali trecenteschi è sempre contraddistinto da metafore naturalistiche in cui le descrizioni di scene bucoliche si alternano al canto d’amore e all’esplorazione di temi esistenziali, in cui il bel paesaggio del luogo naturale e il paesaggio interiore del poeta sfumano l’uno nell’altro.