Bologna. Al museo civico Archeologico presentazione della nuova “Guida Museo Civico Archeologico di Bologna”, curata da Paola Giovetti e Marinella Marchesi, che apre “Visto, si stampi!”, un ciclo di quattro incontri sulle ultime pubblicazioni del museo

Copertina della nuova “Guida Museo Civico Archeologico di Bologna”, curata da Paola Giovetti e Marinella Marchesi
Il museo civico Archeologico di Bologna inaugura “Visto, si stampi!”, un ciclo di quattro incontri a ingresso libero che presenta al pubblico le ultime pubblicazioni del museo, con “Dalle pagine alle sale”, l’appuntamento dedicato alla nuova “Guida Museo Civico Archeologico di Bologna”, curata da Paola Giovetti e Marinella Marchesi ed edita da Franco Cosimo Panini Editore, in programma sabato 21 marzo 2026, alle 17, nella sala conferenze del museo (via dell’Archiginnasio 2). A introdurre l’incontro sarà Daniele Del Pozzo, assessore alla Cultura del Comune di Bologna, a presentare il volume Tiziano Trocchi, direttore del museo Archeologico nazionale di Ferrara. A seguire, le curatrici delle diverse sezioni del museo saranno a disposizione del pubblico per una passeggiata nelle sale. “Visto, si stampi!”, il ciclo di quattro appuntamenti dedicato alle presentazioni delle ultime novità editoriali relative al museo civico Archeologico, caratterizzate da linguaggi e approcci differenti verso pubblici in continua evoluzione, rientra nel programma della XXII edizione della Festa internazionale della Storia, manifestazione organizzata dal Centro internazionale di Didattica della Storia e del Patrimonio (DiPaSt) del Dipartimento di Scienze dell’Educazione “Giovanni Maria Bertin”, dal Laboratorio Multidisciplinare di Ricerca Storica (LMRS), in collaborazione con l’università di Bologna, associazioni, scuole e istituzioni.

Copertina dell’edizione inglese della nuova “Guida Museo Civico Archeologico di Bologna”, curata da Paola Giovetti e Marinella Marchesi
Sono passati diciassette anni dalla pubblicazione della precedente “Guida al Museo Civico Archeologico” (Editrice Compositori, 2009) e i tempi erano ormai maturi per la realizzazione di un nuovo volume che raccontasse i cambiamenti intercorsi in questo lasso temporale: alcuni allestimenti sono stati rinnovati, oggetti un tempo conservati nei depositi sono ora in esposizione, nuove conoscenze hanno dato linfa vitale agli studi, permettendo di narrare al pubblico con differenti chiavi di lettura il patrimonio custodito nel museo. Tra i diversi mutamenti da annoverare, vi è quello che riguarda i pubblici che ogni giorno frequentano il museo: bambine e bambini, ragazze e ragazzi delle scuole del territorio, e non solo, continuano incessantemente a popolare gli spazi museali portando nuove visioni e nuovi linguaggi, mentre il turismo, attore sempre più centrale nella vita culturale cittadina, sta producendo un incremento di pubblico in tutti i Musei Civici bolognesi e in particolare al museo civico Archeologico che, tra questi, risulta il più visitato, con 173.100 presenze rilevate nel 2025. La nuova guida si fa, dunque, portavoce dei mutamenti intercorsi negli ultimi anni, incluso quello di aver adottato un approccio divulgativo che coniuga il linguaggio tecnico con quello maggiormente accessibile a un pubblico non strettamente specialistico, proponendo un’edizione italiana e una inglese con testi agili da consultare, schede che accompagnano il lettore in una narrazione arricchita da immagini e un nuovo formato che possa agevolare la consultazione anche durante la visita in loco.
Venezia. Con la conferenza “Stranieri e lupi nel santuario del dio Altino” con Chiara Squarcina e Margherita Tirelli a Palazzo Grimani inizia il ciclo di conferenze diffuso in dialogo con la mostra “Etruschi e Veneti. Acque, culti e santuari” a Palazzo Ducale. Margherita Tirelli presenta il progetto espositivo
Con la conferenza “Stranieri e lupi nel santuario del dio Altino” con Chiara Squarcina e Margherita Tirelli, in programma martedì 17 marzo 2026, alle 17, a Palazzo Grimani (musei Archeologici nazionali di Venezia e della Laguna) a Venezia inizia il ciclo di conferenze diffuso che da marzo a settembre 2026, in dialogo con la mostra “Etruschi e Veneti. Acque, culti e santuari” a Palazzo Ducale di Venezia fino al 29 settembre 2026, si terrà nei luoghi coinvolti dal progetto espositivo. Gli incontri accompagneranno il pubblico lungo una geografia ampia e connessa, toccando Venezia e Adria, fino a Marzabotto, Milano, Ferrara e San Casciano dei Bagni: un’occasione per approfondire temi e contesti della mostra direttamente nei territori, tra musei e siti che ne condividono la trama di ricerche, prestiti e relazioni.

Margherita Tirelli in mostra “Etruschi e Veneti. Acque, culti e santuari” a Palazzo Ducale a Venezia (foto graziano tavan)
Con Margherita Tirelli, curatrice della mostra “Etruschi e Veneti. Acque, culti e santuari” insieme a Chiara Squarcina, direttrice scientifica della Fondazione Musei Civici di Venezia, approfondiamo alcuni aspetti della mostra. Ecco l’intervento di Margherita Tirelli alla presentazione ufficiale dell’esposizione il 5 marzo 2026 a Palazzo Ducale alla presenza del ministro della Cultura Alessandro Giuli.
“Quando, insieme alla direttrice scientifica della Fondazione dei Musei civici di Venezia, Chiara Squarcina, abbiamo iniziato a progettare questa mostra”, spiega Tirelli, “fin da subito il nostro obiettivo è stato quello di porre sotto una lente di ingrandimento il rapporto tra l’uomo, le acque e il sacro all’interno di due delle principali civiltà dell’Italia protostorica, mettendo a confronto le molteplici declinazioni di una sacralità sicuramente condivisa da Etruschi e Veneti, anche se con rispettive specifiche peculiarità.

Allestimento della mostra “Etruschi e Veneti. Acque, culti e santuari” nell’appartamento del Doge a Palazzo Ducale (foto graziano tavan)
“Il culto delle acque è stato oggetto di grande interesse da parte della comunità scientifica negli ultimi decenni, anche se generalmente rivolto a singoli orizzonti culturali e geografici, mentre nel contempo Etruschi e Veneti hanno recentemente goduto di una particolare visibilità mediatica a seguito di alcune grandi mostre che hanno avuto il merito non solo di focalizzare e approfondire, anche da inediti punti di vista, molteplici tematiche scientifiche, ma soprattutto di attrarre un pubblico sempre più vasto e interessato.

La locandina della mostra “Etruschi. Viaggio nella terra dei Rasna” al museo Archeologico di Bologna dal 7 dicembre 2019 al 24 maggio 2020
“Per la civiltà etrusca basti citare Etruschi. Viaggio nella terra dei Rasna (Bologna, 2019-2020), Spina etrusca. Un grande porto nel Mediterraneo (Ferrara, 2022-2023) e Gli dei ritornano. I Bronzi di San Casciano, esposizione che partita da Roma nel 2023 sta presentando non solo in Italia ma anche all’estero le straordinarie recentissime scoperte. Da ultima in ordine di tempo la mostra Etruschi del Novecento (Rovereto-Milano, 2024-2025), volta a mettere in luce quel fenomeno culturale che fu la riscoperta della civiltà etrusca nel corso del XX secolo.
“Per la civiltà veneta la mostra Venetkens. Viaggio nella terra dei Veneti antichi, allestita a Padova nel 2013, ne ha offerto per la prima volta un panorama esaustivo, articolato e aggiornato, recuperandone la dovuta visibilità nel quadro delle popolazioni dell’Italia preromana.
“Per quanto concerne però nello specifico l’attività culturale ed espositiva dell’universo museale veneziano, va osservato che mentre gli Etruschi vi facevano l’ultima comparsa ormai venticinque anni fa con la bellissima mostra Gli Etruschi, curata da Mario Torelli a Palazzo Grassi, tra il 2000 e il 2001, ai Veneti era stata dedicata unicamente la mostra Arte e civiltà dei Veneti antichi alla Bevilacqua La Masa nel lontano 1967, oltre a un modestissimo spazio a loro riservato nel 1970 nell’ambito della mostra storica della laguna veneta tenutasi anch’essa a Palazzo Grassi nel cui catalogo un capitolo, curato da Bianca Maria Scarfì e Attilia Dorigato, veniva dedicato all’archeologia altinate e agli allora primi, inaspettati rinvenimenti di materiali protostorici.

Acroterio frontale destro a figura femminile (metà II sec. a.C.) in terracotta dal santuario di Fucoli a Chianciano Terme (foto graziano tavan)
“Ora la mostra Etruschi e Veneti. Acque, culti e santuari trae origine dalla volontà di affrontare un tema finora inedito, non tanto relativo al confronto tra la civiltà etrusca e quella veneta, già oggetto di riflessione scientifica e di aggiornamento delle conoscenze, bensì volto a indagare il rapporto con la sacralità delle acque nel mondo etrusco e nel mondo veneto. Il panorama che ne deriva risulta popolato da molteplici divinità, preposte chi alle acque salutifere, chi al guado di un grande fiume, chi ancora agli approdi marittimi, insediate ciascuna all’interno di scenari particolari, siano essi sorgenti sananti o porti ospitali, di cui l’elemento acqua costituiva il fulcro oltre che talora anche il potenziale oggetto di culto.

Parte inferiore di corpo femminile in bronzo (età cesariana, I sec. a.C.) dal santuario del Bagno Grande di San Casciano dei Bagni, con dedica di Acilia Romana alle Nymphae (foto graziano tavan)
“Ma il filo conduttore della mostra è anche la trascendenza, insita tanto negli strumenti di culto, siano essi coppe, tazzine, e vasetti di diverse classi dimensionali, quanto nei doni votivi, siano essi modelli anatomici o autorappresentazioni dei devoti. Trascendenza che connota universalmente attraverso l’elemento acqua il rapporto tra l’uomo e il soprannaturale.

Antefissa di dea e di etiope in terracotta (510 a.C.) dal santiuario monumentale, Tempio B, di Pyrgi (foto graziano tavan)

Statuetta di giovane nudo (kouros) in bronzo (470 a.C.) dal santuario per il culto delle acque di Kainua (Marzabotto) (foto graziano tavan)
“Il viaggio che il visitatore è invitato a compiere nel I millennio a.C. ha come premessa il duplice aspetto del rapporto tra acque e sacro, acque del mare ricche di incognite e pericoli cui si legano le divinità preposte ai santuari dei porti, e acque minerali e termali, essenze divine dalle proprietà sananti. Il percorso espositivo, allestito nella splendida cornice dell’appartamento del Doge in Palazzo Ducale, prende avvio dai sacri approdi della costa tirrenica, Vulci e Pyrgi, si inoltra nell’Etruria interna tra le acque termali di Chiusi, Chianciano e San Casciano, raggiunge Marzabotto, Spina e Adria nell’Etruria padana, per entrare quindi nel territorio dei Veneti, dove incontra altre acque salutifere a Montegrotto e Lagole di Calalzo, ma anche la divinità fluviale di Este, per concludersi quindi ad Altino, sacro approdo veneto sulla costa nord-adriatica.

Disco in bronzo con scena di sortilegio (I sec. a.C. – I sec. d.C.) da monte Calvario di Auronzo (foto graziano tavan)

Testa di Minerva in terracotta (III-II sec. a.C.) dal santuario di Reitia a Este (foto graziano tavan)
“Oltre settecento reperti provenienti da numerosi musei del territorio nazionale consentiranno al pubblico dei visitatori di Palazzo Ducale, agli appassionati e agli addetti ai lavori di affrontare, approfondire e apprezzare questo particolare aspetto della sfera religiosa etrusca e veneta. Ciò è stato reso possibile in quanto queste sono entrambe due realtà archeologiche di cui ora possiamo dire di conoscere molto grazie alla capillarità delle ricerche sul campo e al proliferare deli studi. È stato quindi solo con il concorso appassionato dei protagonisti di tali ricerche e degli autori delle più recenti pubblicazioni, funzionari di soprintendenze e docenti di università, che è stato possibile realizzare, e a tempo di record, il progetto della mostra.

Paride che incorda l’arco (V sec. a.C.): dono votivo in bronzo con uno dei protagonisti del mito omerico, dal santuario di Altino (foto graziano tavan)
“Di questa sinergia di istituzioni e persone, coordinata dalla Fondazione Musei Civici di Venezia, in collaborazione con la Fondazione Luigi Rovati, sono parte fondamentale i numerosi direttori dei musei coinvolti, nazionali e civici che non hanno esitato a privare i propri spazi museali dei reperti in certi casi più prestigiosi per consentirne l’esposizione nl percorso veneziano. Desidero quindi concludere con un grande sincero e affettuoso grazie a tutti i colleghi di soprintendenza e università, e direttori dei musei, che hanno condiviso con noi questa avventura con estrema competenza, generosità e spirito di corpo. Grazie”.
Molti questi “colleghi di soprintendenza e università, e direttori dei musei, che hanno condiviso con noi questa avventura” li ritroviamo nel ciclo di conferenze diffuso. Dopo Venezia il ciclo di conferenze continua a TREVISO, giovedì 26 marzo 2026, alle 17, al museo di Santa Caterina (Musei Civici di Treviso) con Anna Marinetti e Carla Pirazzini su “Culti, immagini e nomi di divinità nel Veneto preromano”; PADOVA, martedì 31 marzo 2026, alle 17, al museo degli Eremitani con Giovanna Gambacurta e Angela Ruta Serafini su “Il culto delle acque termali dall’Etruria ai Colli Euganei”; ESTE, giovedì 9 aprile 2026, alle 17, al museo nazionale Atestino di Este con Anna Marinetti, Benedetta Prosdocimi e Angela Ruta Serafini su “Culti e scrittura nel santuario di Reitia”.
Quindi si prosegue ad ADRIA, giovedì 23 aprile 2026, alle 17, al museo Archeologico nazionale di Adria con Alberta Facchi e Tiziano Trocchi su “Adria e Spina. Testimonianze del sacro”; PIEVE DI CADORE, mercoledì 29 aprile 2026, alle 17.30, nella Sede comunale, Sala Consiliare, con Matteo Da Deppo e Alessandro Asta su “Il santuario di Lagole di Calalzo – Culti antichi in Cadore fra terre e acque”; CHIUSI CHIANCIANO TERME, giovedì 14 maggio 2026, alle 17, al museo nazionale Etrusco di Chiusi con Fabrizio Vallelonga e Giulio Paolucci su “Santuari del territorio di Chiusi: culti, decorazioni e doni”.
Infine si va a MARZABOTTO, sabato 23 maggio 2026, alle 17, al museo nazionale di Marzabotto con Elisabetta Govi, Denise Tamborrino e Federica Timossi su “Acque sacre a Marzabotto (Kainua). Il santuario fontile”; MILANO (TBC) alla Fondazione Luigi Rovati con Giovanna Forlanelli Rovati; FERRARA, giovedì 18 giugno 2026, alle 17, al museo Archeologico nazionale di Ferrara con Alberta Facchi e Tiziano Trocchi su “Adria e Spina. Testimonianze del sacro”; SAN CASCIANO DEI BAGNI, venerdì 11 settembre 2026, alle 21, in piazza della Repubblica con Agnese Carletti, Jacopo Tabolli e Ada Salvi su “Dal Bagno Grande a Venezia: il viaggio dei bronzi”.
Al museo della Civiltà villanoviana di Villanova di Castenaso (Bo) presentazione del libro “Racconti dalla Città. Trasformazioni urbane e mutamenti sociali nella Bologna preromana I. L’abitato villanoviano e orientalizzante di Felsina” a cura di Jacopo Ortalli, Renata Curina, Tiziano Trocchi, primo appuntamento della nuova rassegna “Racconti dalla città e dal territorio”
Al via al MUV – museo della Civiltà villanoviana di Villanova di Castenaso (Bo) “Racconti dalla città e dal territorio”, la nuova rassega di incontri, dedicati all’archeologia emiliano-romagnola: un appuntamento al mese da gennaio a marzo 2026, con ingresso gratuito fino a esaurimento dei posti disponibili, per ripercorrere la storia e l’archeologia del territorio attraverso la presentazione di libri e di contesti di scavo. Il primo appuntamento in calendario mercoledì 28 gennaio 2026, alle 18, al MUV Museo della Civiltà Villanoviana, in via Tosarelli 191 a Villanova di Castenaso (Bo), per la presentazione del libro “Racconti dalla Città. Trasformazioni urbane e mutamenti sociali nella Bologna preromana I. L’abitato villanoviano e orientalizzante di Felsina”, QAER NS. 8, a cura di Jacopo Ortalli, Renata Curina, Tiziano Trocchi (Bologna University Press, 2024). La rassegna continua martedì 24 febbraio 2026, alle 18, presentazione del libro “La Romagna tra VII e II secolo a.C.” di Claudio Negrini; e martedì 31 marzo 2026, alle 18, presentazione dello “Scavo della vasca romana di Villanova di Castenaso” di Annalisa Capurso, Cristian Tassinari.
Mercoledì 28 gennaio 2026, intervengono Renata Curina, Jacopo Ortalli, Silvana Sani, Tiziano Trocchi. Il volume -n. 8 per la collana Quaderni di Archeologia dell’Emilia-Romagna, Nuova Serie edita dalle Soprintendenze ABAP di Bologna, Parma e Ravenna – presenta i risultati più aggiornati delle indagini archeologiche condotte negli ultimi quarant’anni dalla Soprintendenza ABAP di Bologna sull’insediamento etrusco di Felsina. L’opera raccoglie dati inediti provenienti da scavi recenti in contesti abitativi, con particolare attenzione alle fasi più antiche della città. Accanto all’analisi archeologica tradizionale, il volume propone una lettura più ampia dell’evoluzione storica, sociale e ambientale di Felsina, illustrando le trasformazioni urbane e il rapporto con il territorio tra VIII e VI secolo a.C.

Copertina del libro “Racconti dalla Città. Trasformazioni urbane e mutamenti sociali nella Bologna preromana I. L’abitato villanoviano e orientalizzante di Felsina”, QAER NS. 8, a cura di Jacopo Ortalli, Renata Curina, Tiziano Trocchi
“Per conservare il patrimonio archeologico presente nel sottosuolo, salvaguardandolo in accordo con le esigenze di sviluppo della città contemporanea e del suo territorio”, scrive nella Presentazione l’architetto Francesca Tomba, soprintendente Archeologia Belle arti e Paesaggio per la Città Metropolitana di Bologna e le province di Modena Reggio Emilia e Ferrara, “negli ultimi decenni sono stati messi in atto strumenti e modelli di gestione che hanno permesso di conoscere e tutelare le stratificazioni del passato e nel contempo, di attuare le necessarie trasformazioni del territorio, in un quadro di generale sostenibilità. […] Molto significativi sono risultati in particolare gli elementi topografici e storici relativi alla prima e seconda età del Ferro emersi da queste indagini che si sono succedute nell’ultimo quarantennio; il quadro delle conoscenze acquisite per lo più nel corso di scavi ottocenteschi o dei primi anni del Novecento è stato quindi notevolmente approfondito e ampliato per quanto concerne soprattutto l’organizzazione dell’abitato di Felsina tra VIII e V secolo a.C. e delle necropoli ad esso collegate.
“Tra i principali compiti delle Soprintendenze – continua Francesca Tomba -, accanto alla tutela del patrimonio archeologico e culturale, ha un ruolo fondamentale quello della divulgazione dei dati raccolti nel corso delle indagini per renderli fruibili alla comunità. Per tale ragione è stato ritenuto fondamentale affrontare lo studio scientifico di una serie di contesti chiave comprendenti sia significativi resti strutturali dell’abitato preromano, sia le sepolture di quattro necropoli poste immediatamente al di fuori dei limiti della città, approfondendo temi specifici, per giungere infine alla pubblicazione.
“[…] Con questa edizione scientifica si presenta il primo di tre volumi Racconti dalla città, relativo alle trasformazioni urbane e spaziali che si attuano all’interno di Felsina tra VIII e VI secolo a.C., con specifici approfondimenti sul rapporto tra città e territorio e sullo studio dei materiali, corredato da una proposta tipologica dei reperti ceramici e fittili. L’esito dello studio che oggi vede la luce – conclude la soprintendente -, grazie alla messa a sistema dei risultati delle indagini archeologiche, permette quindi di aggiungere importanti informazioni sullo sviluppo urbano di Bologna etrusca ampliando il quadro conoscitivo e mettendo a disposizione una solida base di dati sulla quale impostare con maggiore consapevolezza la ricerca futura”.
Bologna. A Palazzo Marescalchi, sede Sabap, presentazione del libro “Racconti dalla città. Trasformazioni urbane e mutamenti sociali nella Bologna preromana. I. L’abitato villanoviano e orientalizzante di Felsina” a cura di Jacopo Ortalli, Renata Curina, Tiziano Trocchi, ottavo volume dei Quaderni di Archeologia dell’Emilia-Romagna
Venerdì 20 giugno 2025, alle 16, nella sede SABAP-BO di Palazzo Marescalchi, in via IV Novembre 5 a Bologna, presentazione del libro “Racconti dalla città. Trasformazioni urbane e mutamenti sociali nella Bologna preromana. I. L’abitato villanoviano e orientalizzante di Felsina” a cura di Jacopo Ortalli, Renata Curina, Tiziano Trocchi (BUP, Bologna, 2024), volume n. 8 della collana monografica ‘Quaderni di Archeologia dell’Emilia-Romagna, Nuova Serie’. Ingresso libero fino ad esaurimento dei posti disponibili. Dopo i saluti di Francesca Tomba, soprintendente ABAP di Bologna, introduce Sara Campagnari, responsabile area funzionale Patrimonio archeologico soprintendenza ABAP di Bologna. Intervengono Giovanna Gambacurta, professoressa associata dipartimento di Studi umanistici, università Ca’ Foscari Venezia; Luigi Malnati, già direttore generale MiBAC. Saranno presenti i curatori Jacopo Ortalli, già professore associato dipartimento di Studi umanistici, sez. di Storia e Scienze dell’Antichità, università di Ferrara; Renata Curina, già funzionaria archeologa soprintendenza ABAP di Bologna; Tiziano Trocchi, Musei nazionali di Bologna, direzione regionale Musei nazionali Emilia Romagna – Musei nazionali di Ferrara. direttore del museo Archeologico nazionale di Ferrara.

Copertina del libro “Racconti dalla città. Trasformazioni urbane e mutamenti sociali nella Bologna preromana. I. L’abitato villanoviano e orientalizzante di Felsina” a cura di Jacopo Ortalli, Renata Curina, Tiziano Trocchi
Racconti dalla città. Frutto di un progetto scientifico finalizzato allo studio dei dati scaturiti dalle indagini archeologiche eseguite nell’ultimo quarantennio dalla soprintendenza ABAP di Bologna e realizzato grazie a un finanziamento del MiC, il libro a cura di Jacopo Ortalli, Renata Curina e Tiziano Trocchi intende offrire un aggiornamento sui principali risultati di alcune delle più recenti e significative attività di scavo su contesti abitativi dell’insediamento etrusco di Felsina, con particolare riferimento alle fasi più antiche. In particolare vengono riportati i dati emersi dagli interventi archeologici effettuati soprattutto nel comparto settentrionale del moderno centro urbano, cui si aggiunge un’analisi di alcuni contesti distribuiti in un settore cittadino più centrale e nell’immediato suburbio. Gli ambiti di interesse non si limitano alla più tradizionale documentazione archeologica con l’analisi di siti o classi di materiali, ma comprendono anche sintesi di più ampio orizzonte storico, sociale e ambientale per rappresentare l’evoluzione della città felsinea, le trasformazioni in essa verificatesi e il rapporto con il territorio circostante tra VIII e VI sec. a.C.
Convegno internazionale “Ecosistemi musicali dell’antica Europa. Popoli, confini, patrimonio”: tre giorni di incontri tra Padova, Adria, Ravenna, Ferrara e Voghiera, in presenza e on line, per esplorare il mondo sonoro dell’antichità
Dal 12 al 14 giugno 2025, il convegno internazionale “Ecosistemi musicali dell’antica Europa. Popoli, confini, patrimonio”: tre giorni di incontri tra Padova, Adria, Ravenna, Ferrara e Voghiera per esplorare il mondo sonoro dell’antichità: strumenti musicali, pratiche acustiche, oggetti sonori e il loro significato nei contesti archeologici e culturali dell’Europa antica. Il convegno, parte del progetto PRIN MUSE – MUSical Ecosystems of Ancient Northern Italy, riunisce esperti da tutta Europa per discutere il valore del patrimonio musicale antico, tra ricerca, conservazione e valorizzazione museale. Convegno in presenza e in diretta streaming sui canali YouTube dei Dipartimenti.
PADOVA, ANTEPRIMA GIOVEDÌ 12 GIUGNO 2025. Dipartimento dei Beni culturali. Nell’aula Sartori, dopo i saluti istituzionali, relazione introduttiva di Paola Dessì (università di Padova) e Donatella Restani (università di Bologna) “Il PRIN MUSE: saperi, metodi e prospettive di valorizzazione delle conoscenze per le comunità”: 12, Keynote Speaker Daniela Castaldo (università del Salento) “Dall’archeologia musicale all’antropologia sonora: un nuovo sguardo”.
ADRIA, PROGRAMMA DEL 12 GIUGNO 2025. Museo Archeologico nazionale, alle 15, saluti della direttrice Alberta Facchi “Il Museo di Adria e il progetto MUSE”. PRIMA SESSIONE – Musealizzare gli strumenti musicali del mondo antico: il sonaglio di Adria Chair Paola Dessì. Alle 15.20, Paola Dessì (università di Padova) “Storie, esperienze sensoriali e accessibilità: un processo dialettico per la restituzione della multidisciplinarità della ricerca”; 15.40, Stefano Betto, Nicola Betto e Riccardo Soldati (TMB) “La ricerca pubblica e il mondo industriale: le indagini diagnostiche sui reperti di interesse sonoro e musicale”; 16, Anna Paola Fabbrocino, Andrea Franceschini, Niccolò Merendino, Giulio Pitteri e Antonio Rodà (università di Padova) “Un’istallazione interattiva per l’esplorazione multimodale del sonaglio di Adria”; 16.20, Alberta Facchi e Stefano Buson (museo Archeologico nazionale di Adria) “La rilettura di alcuni reperti in bronzo dalla tomba 39: possibili sonagli?”; discussione; 17, visita al museo Archeologico nazionale di Adria.
RAVENNA, PROGRAMMA DI VENERDÌ 13 GIUGNO 2025. Dipartimento di Beni Culturali Sala Conferenze, alle 9.45, saluti istituzionali; 10, Keynote speaker Raquel Jiménez Pasalodos (Universidad de Valladolid) “Digging in Museums: The Valorization of Archaeo-Musicological Heritage from Early 20th Century Excavations through Case Studies from the Iberian Peninsula”; pausa. SECONDA SESSIONE – MUSical Ecosystems in Veneto e Emilia-Romagna Chair Daniela Castaldo. Alle 11, Franco Marzatico (dirigente generale Unità di missione strategica soprintendenza per i Beni e le Attività culturali Provincia autonoma di Trento) “La syrinx in Triveneto tra realia e rappresentazione: alcune considerazioni sui contesti di rinvenimento”; 11.20, Mario La Rosa e Laura Noviello (università di Padova) “MUSE in Veneto: aggiornamenti su censimento e catalogazione dei reperti sonori e nuovi dati emersi”; 11.40, Chiara Pizzirani (università di Bologna) “Oggetti sonori nelle sepolture etrusche: qualche riflessione sui contesti di Bologna e di Spina”; 12, Giovanna Casali (università di Bologna) “L’operazione di censimento come base di conoscenza: i reperti archeologici di interesse musicale nei Musei dell’Emilia-Romagna”; discussione. TERZA SESSIONE – MUSE in dialogo con istituzioni museali e progetti internazionali Alle 15, Eleonora Rocconi (università di Pavia) e Sonia Martone (museo nazionale degli Strumenti Musicali di Roma) “Gli strumenti musicali romani della collezione Gorga al Museo Nazionale degli Strumenti Musicali di Roma: indagine, studio, catalogazione e valorizzazione”; 15.20, Giuseppe Lepore, Paola Budano (università di Bologna) e Nicoletta Frapiccini (Antiquarium statale di Numana) “Testimonianze musicali nei Musei marchigiani: prospettive di studio”.
FERRARA, PROGRAMMA DI SABATO 14 GIUGNO 2025. Museo Archeologico nazionale, sala delle Carte Geografiche: alle 10, saluti del direttore Tiziano Trocchi “Il Museo di Ferrara e il progetto MUSE”; alle 10.20, Keynote Speaker Alexandre Vincent (Université Lumière Lyon 2) “Cornua pompeiani: dal I al XXI secolo d.C.”. QUARTA SESSIONE – Nuove indagini sull’aerofono di Voghenza Chair Donatella Restani. Alle 11.15, Peter Holmes (London) “The Roman Brass Instrument Mouthpiece: Tuba, Cornu or Bucina? – Can we tell which?”; 12, visita al museo Archeologico nazionale di Ferrara.
VOGHIERA (Fe), PROGRAMMA DI SABATO 14 GIUGNO 2025. Museo civico di Belriguardo, sala delle Bifore: alle 14.30, saluti dell’arch. Moreno Po “Il Museo di Belriguardo e il progetto MUSE”; 14.50, Fede Berti (Ferrara) e Cristina Servadei (Rimini) “Natura e funzioni dell’edificio di Vicus Habentia: i dati planimetrici, strutturali e i ritrovamenti”; 15.10, Marco Bonino (Bologna) “Auletes e keleustes, hortator e pausarius, riflessioni sulla voga delle navi a remi antiche”; 15.30, Daniela Castaldo (università del Salento) “Aerofoni di bronzo e segnali sonori nella flotta romana”; 15.50, Gabriele Bitelli e Anna Forte (università di Bologna) “Scansione e modellazione 3D ad alta risoluzione con tecniche geomatiche”; 16.10, Antonio Rodà, Andrea Franceschini e Giulio Pitteri (università di Padova) “Proposte per un’esposizione sonora dell’aerofono di Voghenza”; 17, visita al museo civico di Belriguardo; conclusioni.
Ferrara. Al museo Archeologico nazionale “A spasso con il direttore…”: visita guidata alle collezioni di Spina con il direttore Trocchi
Domenica 13 aprile 2025, alle 15, si va “A spasso con il direttore…”. Tiziano Trocchi, direttore del museo Archeologico nazionale di Ferrara condurrà i visitatori alla scoperta di una delle più importanti collezioni al mondo di ceramica attica a figure rosse, quella dell’antica città di Spina. Alla stessa ora è previsto un laboratorio per bambini a cura del Gruppo archeologico ferrarese “Archeol’oca”, divertente gioco all’aperto per imparare miti, leggende e curiosità sull’antica città etrusca. Iniziative gratuite, ingresso con il biglietto del museo.
Novità editoriali. “SP87: una nuova strada per l’archeologia della pianura bolognese 1. L’età del Ferro” a cura di Tiziano Trocchi e Melissa Della Casa (All’Insegna del Giglio)

Copertina del libro “SP87: una nuova strada per l’archeologia della pianura bolognese 1. L’età del Ferro” a cura di Tiziano Trocchi e Melissa Della Casa (All’Insegna del Giglio)
Tiziano Trocchi, direttore del museo Archeologico nazionale di Ferrara, che ne ha curato l’edizione con Melissa Della Casa, archeologa alla Phoenix Archeologia Srl, lo ha definito “Il compimento di un percorso ricco di soddisfazioni dallo scavo alla pubblicazione, grazie al lavoro di molti”. Il libro, edizioni All’Insegna del Giglio, è “SP87: una nuova strada per l’archeologia della pianura bolognese 1. L’età del Ferro”. Questo primo volume, parte della collana “Quaderni di Archeologia dell’Emilia-Romagna”, dedicato alle ricerche archeologiche attuate in collegamento alle opere previste dal progetto per la “Variante alla Strada Provinciale n. 4 – Galliera” (ora SP87 “Nuova Galliera”) si concentra sui ritrovamenti – e sugli scavi archeologici – relativi all’età etrusca, compresa tra i secoli VIII e VI a.C. I ritrovamenti preromani hanno riguardato sostanzialmente l’area del nuovo sottopasso di Funo (tra la via di Funo e la SP3), dove in effetti il progetto edile prevedeva di raggiungere profondità considerevoli, che hanno permesso di toccare i piani e i paesaggi sepolti di età antica, coperti da alcuni metri di sedimenti alluvionali. Si tratta di un insediamento rurale contraddistinto dalla presenza di opere di chiusura, palizzate, che dovevano circondare settori coltivati e compound abitativi al tempo stesso, il tutto collegato a un’ingente e ricca necropoli in grado di far luce sul popolamento dell’età del Ferro a nord di Bologna.
Roma. Al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia presentazione del catalogo della mostra “Spina etrusca a Villa Giulia. Un grande porto nel Mediterraneo” a cura di Paola Desantis, Elisabetta Govi, Valentino Nizzo, Giuseppe Sassatelli, Tiziano Trocchi
Ci siamo. A meno di 20 giorni dalla chiusura della mostra “Spina etrusca a Villa Giulia. Un grande porto nel Mediterraneo” arriva il catalogo a cura di Paola Desantis, Elisabetta Govi, Valentino Nizzo, Giuseppe Sassatelli, Tiziano Trocchi (ARA, edizioni 2023). La mostra a Villa Giulia è la terza e ultima tappa delle celebrazioni per il centenario della scoperta di Spina e si concluderà il 7 aprile 2024. La presentazione del catalogo sarà un evento partecipato di coinvolgimento del pubblico e di ringraziamento per tutti coloro che a vario titolo hanno preso parte alla realizzazione di questo grande progetto. Appuntamento mercoledì 20 marzo 2024, alle 17.30, in sala della Fortuna del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia. Dopo i saluti istituzionali di Vincenzo Bellelli, museo nazionale Etrusco di Villa Giulia, introduce Giuseppe Sassatelli, istituto nazionale di Studi Etruschi ed Italici. Presenta Luca Cerchiai, università di Salerno Saranno presenti i curatori. Ingresso libero fino ad esaurimento posti.

Giuseppe Sassatelli, archeologo
Giuseppe Sassatelli è presidente dell’Istituto nazionale di Studi Etruschi ed Italici e professore emerito di Etruscologia e Antichità Italiche all’università di Bologna. La sua ricerca è stata dedicata principalmente all’Etruria padana in tutte le sue manifestazioni, dall’urbanistica alla scrittura, toccando la produzione artigianale e artistica e i rapporti culturali e commerciali con i popoli confinanti. Gran parte della sua attività scientifica è stata dedicata inoltre al tema della diffusione della scrittura in area padana e in Italia settentrionale, specie nelle sue fasi iniziali, ai risvolti di questo fenomeno sul piano storico, sociale e culturale, alla sua diffusione, per il tramite degli Etruschi, verso le altre popolazioni dell’Italia settentrionale. È membro di diversi comitati scientifici di riviste nazionali e internazionali. È autore di oltre 250 pubblicazioni scientifiche su Riviste e Volumi molto qualificati del settore.

Luca Cerchiai, archeologo
Luca Cerchiai è stato Ispettore archeologo nella soprintendenza di Salerno Avellino e Benevento, e direttore del museo Archeologico nazionale di Pontecagnano. Dal 1992 è professore di Etruscologia e Archeologia Italica all’università di Salerno, quindi preside della facoltà di Lettere e Filosofia, direttore della Scuola di specializzazione in Beni archeologici di Salerno e infine direttore del dipartimento di Scienze del Patrimonio culturale. Dal 1990 è membro dell’Istituto di Studi Etruschi e Italici, in cui dal 2018 fa parte del Consiglio Direttivo. È autore di oltre 180 pubblicazioni: i principali campi di ricerca riguardano l’archeologia della Campania preromana e delle popolazioni indigene della Magna Grecia, la fenomenologia della città etrusca, l’iconografia etrusca, con particolare riguardo alla pittura tombale.
Roma. Il museo nazionale Etrusco pubblica on line “Rasna. Una serie etrusca”, un video-racconto in 19 puntate, di e con Valentino Nizzo, per capire attraverso gli Etruschi e gli altri popoli con i quali hanno dialogato, in primis i Greci e poi i Romani, a corollario della mostra “Spina etrusca a Villa Giulia. Un grande porto nel Mediterraneo”. Ecco i primi tre episodi: la Grande Etruria, Ulisse ed Eracle, Caere/Pyrgi e Delfi

Locandina della mostra “Spina etrusca a Villa Giulia. Un grande porto nel Mediterraneo” al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia dal 10 novembre 2023 al 7 aprile 2024
Il progetto era di pubblicare la serie video contestualmente al periodo di apertura della mostra “Spina etrusca a Villa Giulia. Un grande porto nel Mediterraneo” al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia a Roma fino al 7 aprile 2024. Poi una serie di imprevisti ha prolungato l’attesa. Ma da qualche settimana è iniziata la pubblicazione on line di “Rasna. Una serie etrusca”, 19 video, lanciati con trailer sulle pagine Facebook e Instagram del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia, e in forma integrale sul canale YouTube ufficiale MuseoEtruTv. I video, a cura e con Valentino Nizzo, fino a dicembre 2023 direttore del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia, sono lunghi mediamente intorno ai 10 minuti ciascuno. In occasione del Centenario della scoperta di Spina, questo video-racconto per capitoli che parte dalla celebre città portuale nel delta del Po allargando poi lo sguardo dalla pianura padana e dall’Adriatico fino al Tirreno e all’intero Mediterraneo, è un modo per capire attraverso gli Etruschi e gli altri popoli con i quali hanno dialogato, in primis i Greci e poi i Romani, anche una parte fondamentale della nostra attuale storia.

Valentino Nizzo, già direttore del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia, docente all’università L’Orientale di Napoli (foto etru)
“I video sono stati girati in un pugno di giorni (potrei dire ore) dello scorso mese di ottobre”, ricorda Nizzo, “tra Roma, Pyrgi, Ferrara e Comacchio, nel pieno dell’allestimento della mostra e quando ancora non sapevo che presto l’esperienza di Villa Giulia sarebbe finita. L’intento è stato quello di produrre una serie di contenuti didattici che andassero oltre l’effimera durata dell’esposizione”. Tutti i video sono integralmente sottotitolati in Italiano e in inglese in modo da garantirne la massima accessibilità. “Molte istituzioni e persone hanno contribuito con grande disponibilità alla realizzazione del progetto e sono ricordate alla fine di ciascun video. Mi piace menzionare la mia prima casa, il museo Archeologico nazionale di Ferrara, il museo del Delta antico di Comacchio e lo splendido Parco del Delta, il Comune di Comacchio, il Castello di Santa Severa e il museo del Mare e della Navigazione antica. Oltre al personale tutto del Museo di Villa Giulia (in particolare Anna Tanzarella che ha mantenuto le redini del progetto) e delle altre istituzioni coinvolte, devo ringraziare Tiziano Trocchi, Marco Bruni e Flavio Enei per la loro squisita ospitalità. I video sono stati prodotti dalla Michbold di MIchele Boldi e realizzati con grande competenza e sensibilità artistica da Nicola Nottoli che ha sapientemente valorizzato le riprese effettuate da Maurizio Cinti e una parte dei contenuti elaborati per la mostra. Prezioso e instancabile – conclude Nizzo – è stato il supporto di Alessandra Felletti e Flavia Amato”. E allora iniziamo a guardare “Rasna. Una serie etrusca” con i primi tre episodi.
“1. LA GRANDE ETRURIA”. L’Italia fu un tempo etrusca. Parte da qui il racconto di “Rasna. Una serie etrusca”, la narrazione pensata per incorniciare i grandi temi entro cui si muove la mostra “Spina etrusca a Villa Giulia. Un grande porto nel Mediterraneo”, ultima tappa delle celebrazioni per il Centenario della scoperta di Spina. Quanto era estesa la Grande Etruria? Quale eredità ci resta della cultura etrusca? Dalla Villa di papa Giulio III, Valentino Nizzo, curatore della mostra e già direttore del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia, inaugura la serie di 19 approfondimenti tematici che raccontano la storia pre-romana della nostra Penisola, quella in cui si è formata la nostra identità culturale e sociale.

Mappa dei territori etruschi in Italia (foto etru)
“Prima della dominazione romana, la potenza etrusca si estendeva ampiamente per terra e per mare. I nomi dei due mari, superiore e inferiore, da cui l’Italia è cinta a guisa di un’isola, offrono una testimonianza della loro potenza, perché l’uno le popolazioni italiche chiamarono mare Tosco, nome comune all’intera gente, e l’altro Adriatico dalla colonia etrusca di Adria. I Greci li chiamano pure Tirreno e Adriatico. Si stabilirono tra le terre che si estendono tra entrambi i mari, fondando dapprima dodici città nella regione, tra l’Appennino e il mar Tirreno, e poi mandando al di là dell’Appennino altrettante colonie quante erano le città di origine. Occuparono così tuta la regione al di là del Po, fino alle Alpi, eccettuato l’angolo abitato dai Veneti all’estremità del mare Adriatico. Così Tito Livio nel I sec. a.C. all’epoca di Augusto, testimonia quella che era la Grande Etruria. Quasi tutta l’Italia fu un tempo sotto il dominio degli Etruschi, ricordava Catone nelle Origini, nel II secolo a.C., e Polibio nello stesso periodo ricordava che per conoscere la potenza che un tempo ebbero gli Etruschi, bisogna guardare alle due grandi pianure che essi dominarono; la padana e la campana. Queste testimonianze ci servono a ricordare quello che l’archeologia ha dimostrato da tempo essere una realtà, cioè quanto la presenza degli Etruschi, o come li chiamavano i Greci Tirreni, sia stata pervasiva in tutta la nostra penisola, lasciando un’eredità inestimabile sia dal punto di vista materiale, come attestano gli straordinari capolavori esposti qui nel museo nazionale Etrusco di Villa Giulia, sia dal punto di vista immateriale, poiché attraverso i romani molto della cultura degli Etruschi è arrivato fino ai nostri giorni. E poi c’è un altro tema immateriale importante: il fascino che gli Etruschi hanno esercitato dal Rinascimento fino all’epoca contemporanea, inducendo in più fasi della nostra storia molti artisti a ispirarsi alla loro arte.

Villa Giulia a Roma vista da drone (foto etru)
“Negli anni in cui veniva realizzata Villa Giulia, tra il 1550 e il 1555 da papa Giulio III Ciocchi del Monte, originario di Arezzo, venivano alla luce capolavori dell’arte etrusca come la Chimera e la Minerva di Arezzo e l’Arringatore di Perugia, che stupirono per la loro qualità artistica, estetica, e per la presenza di iscrizioni etrusche. Lo stesso vale per Cosimo I de’ Medici che istituì il Granducato di Etruria, nominando se stesso Magnus dux Etruriae. Probabilmente anche Giulio III era orgoglioso del passato etrusco da cui proveniva e di cui era idealmente erede, essendo aretino. Alle mie spalle, nel celebre Ninfeo di Villa Giulia, realizzato dall’Ammannati sotto la supervisione di Vasari e Michelangelo, due fontane descrivono altrettanti fiumi. A sinistra il Tevere, caratterizzato dalla lupa capitolina, indicava la sede dove il pontefice aveva assunto il soglio di San Pietro, e l’altra, l’Arno, caratterizzato da un leone, indicava la sua terra di origine in prossimità del fiume che segna quelli che sono i due confini ideali dell’Etruria propria, l’Arno e il Tevere. Etruria che però, come testimonia Livio, nel passo che ho citato, andava ben oltre. Andava fino alla pianura Padana e, come sappiamo, fino anche a quella campana, fino agli estremi limiti meridionali della Campania, ai confini con l’attuale Calabria, dove poi sarebbe stata fondata Poseidonia e ancor prima era sorta Pontecagnano nell’agro picentino. L’Italia dunque fu un tempo etrusca e la mostra “Spina etrusca a Villa Giulia. Un grande porto del Mediterraneo” ci consente di approfondire la storia attraverso quello che è il racconto del porto più importante fondato dagli Etruschi sull’Adriatico intorno al 520 a.C.
“Spina, una città che ha vissuto tre, quattro secoli, collocandosi in una posizione strategica alla foce del Po, su quel mare Adriatico che Tito Livio riteneva avesse preso il nome di una colonia etrusca, Adria, che però i Greci come Spina ritenevano una città greca, al punto che veniva ammessa, Spina, come poche altre città quali Cerveteri, in quel santuario delfico che agli occhi dei Greci indicava il luogo dove soltanto la grecità poteva trovare ospitalità.

Locandina della mostra “Spina 100. Dal mito alla scoperta” al museo del Delta antico dal 1° giugno al 16 ottobre 2022
“Questo racconto espositivo, iniziato a Comacchio, per il centenario della scoperta di Spina nel 1922, e proseguito poi presso il museo Archeologico nazionale di Ferrara, si conclude qui al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia, allargando lo sguardo dalla pianura Padana e da Spina e dall’Adriatico anche al Tirreno e all’intero Mediterraneo. Un modo per raccontare la storia dell’Italia preromana, quella nella quale le identità etniche che ancora oggi caratterizzano le nostre peculiarità regionali hanno cominciato a formarsi. Un modo quindi per capire attraverso gli Etruschi e gli altri popoli con i quali hanno dialogato, in primis i Greci e poi i Romani, un pezzo della nostra attuale storia”.
“Con l’entrata in scena dei Greci il gioco si fa serio e la storia si tinge dei colori del mito”, spiega Valentino Nizzo. “O, almeno, la storia come la intendevano i Greci che si attribuivano attraverso le imprese di Eracle e Ulisse il merito di aver civilizzato un Occidente selvaggio di nome e di fatto, come attesta il mitico fratello di Latino, Agrio il Selvaggio, nato dall’amore fugace di Ulisse con Circe. Ma questo è solo l’inizio…”.
“2. LA SCOPERTA DELL’OCCIDENTE: ULISSE ED ERACLE”. Il secondo episodio di “Rasna. Una serie etrusca” ci descrive il mondo occidentale con gli occhi dei Greci. Un mondo ancora nebuloso, barbaro, che possiamo leggere attraverso la lente di ingrandimento del racconto mitologico. Sono gli episodi delle peregrinazioni di Ulisse e quelli dei viaggi di Eracle per il compimento delle sue celebri fatiche, narrati dalle fonti e cristallizzati nelle raffigurazioni dei vasi, ad offrire lo spunto per raccontare la visione, all’epoca condivisa, del mondo occidentale.

L’itinerario di Ulisse da Troia a Itaca (foto etru)
“Circe, figlia di Helios, figlio di Hyperion, partorì in unione a Odisseo, paziente, Agrios e Latino perfetto e forte. Telegono generò grazie ad Afrodite d’oro. Essi molto lontani nel recesso delle isole sacre su tutti i Tirreni illustrissimi regnavano”. Esiodo nella Teogonia, alcuni versi finali, descrive quello che è il mondo occidentale. Siamo probabilmente prima della colonizzazione che Omero farà nell’Odissea delle peregrinazioni di Ulisse in Occidente. O almeno siamo in un momento in cui cominciano a definirsi quegli orizzonti occidentali che diventeranno celebri in letteratura grazie all’Odissea di Omero. Il mondo che descrive Esiodo, se appunto può essere riferito alla sua epoca, cioè la fine dell’VIII secolo a.C., quel brano è il primo momento dei contatti tra il mondo greco e quello occidentale. È un mondo ancora nebuloso, in cui si può dire che Latino e Agrios, il selvaggio, figli di Circe e Ulisse, regnano sui Tirreni nelle isole sacre dell’estremo Occidente. C’era quindi una fusione tra il mondo latino, quello tirrenico. Almeno questo è il modo in cui i Greci interpretavano popoli che vivevano molto lontani. Alcuni ritengono questo brano un po’ più recente e lo spostano al 600 a.C., ma questi sono dettagli di un mondo nel quale si comincia a ragionare su la discendenza, le parentele, quelle relazioni genetiche che agli occhi dei Greci erano fondamentali per intessere rapporti politici, commerciali ed economici.

Vaso per attingere l’acqua con Ulisse che acceca Polifemo, proveniente dalla necropoli della Banditaccia di Cerveteri, e conservato al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia (foto etru)
“Un altro aspetto che era fondamentale agli occhi dei Greci era la civilizzazione di un Occidente che era di loro grande interesse economico, ma che appariva barbaro, barbaro come un ciclope poteva apparire: un essere mostruoso da un occhio solo in quell’isola, sacra volendo, come l’Eea di Circe, che la Sicilia, dove viveva in una grotta, non aveva mai conosciuto Polifemo il piacere del vino, e Ulisse, imprigionato nella grotta, glielo farà conoscere, e questo è l’espediente che lo renderà celebre per la sua intelligenza, offrendogli del vino e inducendolo a bere, farà sì che Polifemo rimarrà ebbro, ubriaco, perché non sapeva che il vino dovesse essere bevuto, come facevano i greci, allungato con l’acqua. Il gigante, ebbro, addormentato, fa in tempo poco prima a dire a Ulisse che lo mangerà per ultimo come premio. Ma Ulisse aveva già previsto tutto: con un palo arroventato acceca il suo unico occhio, ma lo lascia vivo in modo che nei giorni seguenti, facendo uscire le pecore dalla grotta, possa dare a Ulisse e ai suoi compagni superstiti l’espediente per scappare. Aggrappati, nascosti sotto le pecore, come si vede nella pisside dalla Tomba della Pania (Chiusi). Questo vaso, quindi, rappresenta quell’idea di civiltà attraverso il vino che è un elemento che ricorre in tutti i miti dei Greci in rapporto con questo mondo occidentale da civilizzare.

Collezione Castellani: vaso con le fatiche di Ercole conservato al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia (foto etru)
“Ma non è solo Ulisse l’esploratore dell’Occidente, i cui figli diventano addirittura i fondatori di città importanti. Telegono si dice avesse fondato Cerveteri, e altri eroi discendenti più o meno diretti di Ulisse furono fondatori di città in Italia. Un altro eroe civilizzatore, il semidio per eccellenza, è Eracle. In alcune sue imprese aveva attraversato l’Occidente e l’aveva civilizzato. Nella più famosa, quella contro Gerione, il mostro tricorpore e tricefalo, lo aveva portato verso quelle colonne d’Eracle che segnavano il limite estremo d’Occidente: in Spagna, dove oggi è Gibilterra e non lontano Cadice. Lì viene mandato per rapire le mandrie di Gerione e sconfiggere questo essere, sì mostruoso, ma eroico quanto lui. Qui lo si vede in due vasi databili tra il 560 a.C. e il 520. C’è una generazione che li distanzia. C’è un’evoluzione stilistica. Qui Eracle combatte con l’arco, qui combatte con la tradizionale clava. In entrambi i casi si vede l’inizio del soccombere di Gerione, colpito in un occhio da una freccia qui, colpito dalla clava in quest’altro vaso. Eracle poi porterà con sé le mandrie attraverso la nostra penisola. Il primo a descrivere in modo completo questi miti è Stesicoro, un poeta di Imera, un poeta lirico di cui si conservano molti frammenti ma la cui importanza era maggiore di quanto oggi noi immaginiamo, soprattutto in un Occidente indigeno che conosceva molto bene i miti dei greci e li utilizzava anche per i propri scopi. Stesicoro descriveva la Gerioneide e descriveva evidentemente il passaggio di Eracle in Italia lungo la nostra penisola, prima tra i Liguri e poi nell’Etruria. Probabilmente già nella Gerioneide si descrive anche il passaggio di Eracle nel territorio di Cerveteri, dove avrebbe fatto scaturire delle sorgenti d’acqua, perché questa è una delle caratteristiche ricorrenti nel mito di Eracle in Occidente. Proprio dalle parti di Pyrgi, tra Pyrgi e Cerveteri. E poi a Roma, altri miti collocavano appunto l’impresa di Eracle, che portò alla fondazione del suo culto presso l’ara massima. Descritto da Virgilio nell’Eneide il suo incontro appunto con l’essere mostruoso Caco, che viveva in una grotta ai piedi dell’Aventino. Eracle, in un’altra fatica, l’undicesima rispetto alla decima di Gerione, doveva di nuovo tornare in Occidente per recuperare i pomi delle Esperidi. Il mito è controverso. Ricordiamo che un altro autore greco, Pisandro, è quello che ha codificato le dodici fatiche di Eracle facendocele conoscere come oggi sono celebri. Ma ci fu un lungo lavorio per codificarle. L’undicesima fatica infatti ha delle varianti. Una di queste dice che prima di arrivare presso le Esperidi, collocate nell’Africa settentrionale dove Atlante reggeva sul proprio capo la volta celeste, si sarebbe fermato in un luogo emblematico per l’Occidente greco: le foci del Po, dove avrebbe dovuto affrontare un essere mostruoso che, come tutte le divinità connesse all’acqua, aveva la caratteristica di modificarsi, di avere delle repentine metamorfosi. Qui in questa anforetta è raffigurato Triton, ma potrebbe trattarsi di Nereo, e quel Nereo che diciamo costituisce una tappa mostruosa lungo il percorso di civilizzazione di Eracle verso i pomi delle Esperidi. Eracle però era venerato, ammirato agli occhi soprattutto del mondo aristocratico di VI secolo, perché era il dio, l’uomo che era riuscito a diventare dio, superando le dodici fatiche e aiutando gli dei dell’Olimpo contro i giganti nello scontro avvenuto nella piana di Flegra, i Campi Flegrei. Così come venne localizzato in una seconda fase dello sviluppo del suo mito.

Hydria Ricci (530 a.C.), scoperta nella necropoli della Banditaccia a Cerveteri, e conservata al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia: dettaglio con il rito di sacrificio nei confronti di una divinità, probabilmente Dioniso (foto etru)
“E qui vediamo invece nell’Hydria Ricci, uno dei vasi più belli tra quelli prodotti da maestranze della Grecia ionica in Etruria, il premio ricevuto da Eracle: l’eterna giovinezza e l’eterna vita tra gli dei dell’Olimpo. Qui lo si vede mentre sale sul carro trionfale guidato dalla sua sposa per l’eternità. Ebe, l’incarnazione della giovinezza, lo sta letteralmente portando tra gli dei dell’Olimpo come premio per le sue fatiche, lui che in terra non aveva avuto una fine gloriosa. E in questo stesso vaso, si chiude il cerchio con quello che abbiamo visto rappresentato nel mito di Polifemo, una straordinaria scena che mostra come i Greci ritenevano dovessero essere compiuti i rituali di offerta delle carni e del vino. Vi è un Dioniso, o un sacerdote, che indica un poderoso grappolo d’uva e tutta una serie di adepti al culto che stanno preparando le carni per il sacrificio. Saper bere vino, saper sacrificare, erano agli occhi dei Greci degli elementi fondamentali di civiltà. Gli Etruschi li avevano recepiti, erano idealmente ancor più greci dei Greci nella loro vita quotidiana. E lo affermano in un vaso prodotto da greci, ma per le loro esigenze, nel quale probabilmente una delle possibili interpretazioni in questa scena di sacrificio è coinvolto anche Icario o Malleus, uno dei pirati Tirreni che avevano rapito Dioniso. Ma è anche quello che lo aveva riconosciuto nel famoso mito della trasformazione dei pirati Tirreni in delfini. E colui il quale Dioniso decide di salvare e colui al quale probabilmente Dioniso insegna tutta quella sapienza che renderà gli Etruschi meritevoli di avere thesauroi a Delfi e di dialogare alla pari con i Greci”.
“L’etnocentrismo, anzi, potremmo forse dire impropriamente attualizzando, lo “snobismo” dei Greci è un dato ben noto che non si preoccuparono mai di nascondere più di tanto”, spiega Valentino Nizzo. “Eppure, nonostante questo e l’inevitabile conflittualità che spesso caratterizzò i loro rapporti, fecero alcune rare eccezioni, proprio con gli Etruschi di Cerveteri e con quelli di Spina. Tanto straordinarie quanto significative se si riflette con attenzione sulla documentazione disponibile, seppure tormentata dallo stato lacunoso e frammentario che la caratterizza. Perché Pyrgi venne definita da Servio metropolis degli Etruschi? Quale ruolo ebbero i thesauroi etruschi a Delfi? In che modo questi temi si intrecciano col più ampio dibattito sull’origine degli Etruschi? Questo ed altro potete trovarlo nel terzo episodio”.
“3. CAERE/PYRGI. LA METROPOLIS DEGLI ETRUSCHI E DELFI”. Siamo giunti alla terza puntata di “Rasna. Una serie etrusca” ed entriamo nel vivo dei rapporti fra Greci ed Etruschi. Al centro troviamo la dibattuta questione sull’origine degli Etruschi con tesi diversificate e complesse sulle quali si è andata costruendo la tradizione di questo popolo, a metà tra narrazione del mito e trasmissione della storia condivisa. I Greci hanno certamente contribuito alla costruzione dell’immagine degli Etruschi: da barbari pirati a popolo degno di essere ammesso al santuario di Delfi. Di queste e altre storie ci racconta Valentino Nizzo direttamente dal museo Archeologico nazionale di Ferrara. Il viaggio verso la conoscenza del mondo etrusco è cominciato e ci porterà nel cuore del Mediterraneo dove le relazioni commerciali e culturali ne hanno decretato fama e grandezza.

Ipotesi di ricostruzione dell’area santuariale di Pyrgi con i templi A e B (foto sabap vt)
“Il più importante commentatore antico dell’Eneide, Servio, nello spiegare un passaggio di Virgilio “Pyrgi Veteres”, aggiunge una frase molto interessante sulla quale si è soffermata la critica. “Questa fortezza fu nobilissima al tempo in cui gli Etruschi esercitavano la pirateria. Infatti fu la loro metropoli. L’uso della parola metropoli non è mai fatto a caso nel mondo antico: indica la città madre, il punto di origine di un intero popolo. Quindi questa affermazione collega direttamente Pyrgi, il santuario portuale di Cerveteri, con le tradizioni sulle origini degli Etruschi che sappiamo sono molto diversificate. Giovanni Colonna ha spiegato l’uso del termine collegandolo a due possibili versioni di questa tradizione. La prima è quella di ascendenza erodotea che ricollegava l’origine degli Etruschi alla Lidia e alla loro emigrazione forzata in seguito a una carestia, verso Occidente. Tuttavia Erodoto li faceva approdare nel paese degli Umbri, quindi sull’Adriatico, dove sorgeva già al suo tempo la città di Spina. Alla fine del V secolo e nel corso del IV, però, questa tradizione viene spostata dall’Adriatico al Tirreno: il punto di approdo dei profughi Tirreni dalla Lidia diventa appunto la spiaggia di Cerveteri. Questa è una sorta di occidentalizzazione del mito originario, della provenienza orientale degli Etruschi, che pone l’accento su una città particolarmente rilevante, non solo a quel tempo o anche prima, ma agli occhi dei Siracusani che potrebbero aver elaborato questa versione, Pyrgi e Cerveteri risultavano senza dubbio importanti. E questa tradizione continuava dicendo che questo Tirreni, approdati nelle spiagge di Cerveteri, avrebbero poi conquistato Cerveteri, che si chiamava Agilla ed era stata precedentemente fondata dai Pelasgi. In questo modo la tradizione si collegava con la versione di Ellanico, quella delle migrazioni, questa volta dei Pelasgi: dalla Grecia, prima a Spina, poi nel centro Italia a Cortona, chiamata Croton erroneamente, e poi la loro irradiazione nell’Etruria propria.

Il santuario di Apollo a Delfi in Grecia (foto graziano tavan)
“C’è un’altra però versione del mito un po’ più complessa, che dà agli Etruschi un’origine autoctona, dice che sono originari della nostra penisola e il luogo di origine sarebbe proprio l’area di Cerveteri. Anche se forse, questa è la tesi di Colonna, sarebbero arrivati lì dalla Sardegna, ma il discorso è lungo e complesso. A noi interessa evidenziare un aspetto importante della costruzione delle tradizioni, legato all’importanza che agli occhi dei Greci gli Etruschi assumono all’indomani della battaglia di Aleria, nel mare sardo, quando compiono un atto indegno di un popolo civile, quello della lapidazione dei prigionieri focei superstiti alla sconfitta che gli Etruschi avrebbero subito di fronte ad Aleria, in Corsica. Nel luogo dove vennero lapidati, Erodoto infatti dice che più tardi tutti gli esseri che passavano per quel luogo in cui giacevano i Focei divenivano storpi monchi e invalidi. Ugualmente le greggi, gli animali da tiro e gli uomini. Gli Agilei allora mandarono a interrogare l’oracolo di Delfi volendo riparare il fallo, e la Pizia ordinò loro di far compiere quelle cerimonie che gli Agilei compiono ancora oggi. Essi infatti offrono sacrifici funebri grandiosi e celebrano in onore dei morti un agone ginnico ed equestre. Nascono quindi in seguito a questo atto indegno dei giochi, dei sacrifici, evidentemente in onore di divinità che sono probabilmente le stesse collegate a quell’Apollo che aveva espresso il suo parere. Infatti noi sappiamo che anche in un settore del santuario di Pyrgi era venerato un Apollo con funzione oracolare, anche se era un Apollo etrusco, Suri, un Apollo infero, legato anche all’idea che il sole tramonta proprio in quel mare, sul quale Pyrgi si affaccia. Il santuario di Delfi era certamente il santuario più importante della Grecia. Era il luogo dove si andava a consultare la divinità per tramite della Pizia, prima di imprese come la fondazione di una colonia. Lo sappiamo fin dalla fine dell’VIII secolo e questo faceva sì che i sacerdoti di Delfi esercitassero un’influenza molto importante, alla quale corrispondevano anche doni e decime rilevanti. Tuttavia non si andava soltanto a consultare Apollo per la fondazione di città, ma anche in seguito ad atti negativi come la lapidazione dei Focei o, la tradizione ci ricorda e lo mostra uno splendido vaso di Spina da Valle Pega, anche Oreste, dopo l’uccisione di Clitennestra, sua madre, andò a consultare l’oracolo di Delfi per conoscere il modo in cui poteva espiare quel terribile peccato.

Cratere a volute attico a figure rosse della Tomba 57C di Valle Pega, conservato nel museo Archeologico nazionale di Ferrara, attribuito al Pittore di Kleophon, 430 a.C.. Nel registro superiore: sacrificio in onore di Apollo. Nel registro inferiore: danza orgiastica di satiri e menadi forniti di tirso e fiaccole e alcune con nebrls (foto drm-er)
“Qui vediamo in un altro monumentale cratere da Valle Pega, la scena di una processione, la consacrazione di un toro offerto ad Apollo che attende, seduto idealmente all’interno del tempio, cinto da due grandi tripodi. Il tripode era l’oggetto più caratteristico del santuario di Delfi, e ai piedi di uno di questi tripodi scorgiamo una pietra rotonda che potrebbe essere il celebre omphalos, l’ombelico che “apriva” una porta verso la terra dalla quale uscivano i vapori che consentivano alla Pizia di entrare in contatto con la divinità. Questi due vasi quindi ci mostrano uno scenario fatto di rituali, fatto di dialoghi con la divinità. Ci consentono di entrare nei luoghi più sacri della grecità. E il fatto che un popolo che per una parte della loro storia i Greci considerarono barbaro, fatto di pirati senza scrupoli, sia ammesso a consultare la Pizia e per suo tramite Apollo, indica l’assoluta rilevanza che agli occhi dei Greci avevano almeno a partire dalla seconda metà del VI secolo a.C. gli Etruschi, grazie al pagamento di cospicue decime dovute anche alle ricchezze che accumulavano con il commercio e forse anche con la pirateria. Gli Etruschi, infatti, si erano potuti comprare uno spazio sacro, un thesauròs a Delfi, nel quale offrire le proprie le proprie decime alla divinità e avere una sorta di precedenza nella consultazione di Apollo. Un onore unico tra i cosiddetti barbari che ebbero città come Cerveteri, e poi anche Spina. E questo la dice lunga quindi dei rapporti tra i Greci e i Tirreni, della loro evoluzione e del significato che questi popoli e queste città dovettero avere agli occhi dei Greci, al punto da indurli a riflettere sulle loro origini e sul perché, in epoche evidentemente anche molto lontane e precoci, tutto ciò era stato possibile. E questi vasi ci offrono uno squarcio di quel mondo greco. Sono vasi prodotti ad Atene che raccontano di una Grecia che per gli Etruschi evidentemente era molto vicina, al punto da volerli con sé nelle loro tombe e ancor prima nelle loro case”.









SINTONIE: dopo tre anni giunge a conclusione il progetto di valorizzazione del patrimonio culturale nato dalla collaborazione pubblico-privato tra direzione regionale Musei nazionali dell’Emilia-Romagna, Assicoop Modena&Ferrara e Legacoop Estense. Due le iniziative in programma: una tavola rotonda al museo Archeologico nazionale di Ferrara il 7 novembre 2024; il finissage della mostra, con visita guidata, al museo di Casa Romei l’8 novembre 2024. Il progetto Sintonie giunge a termine, con la stessa volontà di sperimentare azioni di public engagement che hanno animato l’intero percorso, condiviso con la cittadinanza e volto a instaurare relazioni stabili di ascolto, dialogo e collaborazione tra il mondo dei musei, le imprese cooperative e gli altri interlocutori territoriali. Nato nel 2021 da un accordo di collaborazione pubblico-privato tra direzione regionale Muse nazionali dell’Emilia-Romagna, Assicoop Modena&Ferrara e Legacoop Estense, Sintonie è un progetto di valorizzazione del patrimonio culturale ferrarese, che ha messo in dialogo opere della Collezione Assicoop Modena&Ferrara con gli ambienti e le testimonianze di due musei statali, il museo Archeologico nazionale di Ferrara e il museo di Casa Romei. Nel corso di un triennio, Sintonie ha permesso di realizzare una serie di momenti espositivi, permanenti e temporanei, e di attività di mediazione del patrimonio, attraverso cui fornire ai cittadini nuove opportunità di conoscenza e valorizzazione della realtà artistica, collezionistica e museale ferrarese.
Giovedì 7 novembre 2024, alle 17, al museo Archeologico nazionale di Ferrara, la tavola rotonda “Sintonie. Racconto di un progetto di valorizzazione del patrimonio culturale tra pubblico e privato (2021-2024)”, sarà l’occasione per rendicontare gli impatti sul territorio e confrontarsi sulle buone pratiche di collaborazione tra pubblico privato. Dopo i saluti di apertura di Milo Pacchioni (presidente Assicoop Modena&Ferrara) e Paolo Barbieri (presidente di Legacoop Estense), la tavola rotonda metterà a confronto due ospiti esterni, la responsabile Cultural Heritage e Corporate Collection La Galleria di BPER Banca Sabrina Bianchi e Paolo Giulierini, già direttore del museo Archeologico nazionale di Napoli, con rappresentanti del gruppo di lavoro di Sintonie: Tiziano Trocchi (già direttore del museo Archeologico nazionale di Ferrara), Andrea Sardo (direttore dei musei nazionali di Ravenna), Emanuela Fiori (presidente Istituto Superiore Industrie Artistiche di Faenza), Patrizia Cirino (responsabile Area educazione e ricerca e dei servizi educativi della direzione regionale Musei nazionali dell’Emilia-Romagna) e Luciano Rivi (curatore della Collezione Assicoop Modena&Ferrara). Concluderà la giornata un brindisi di saluto. A tutti i partecipanti, verrà consegnata una copia del volume, edito da Bacchilega, che racconta e approfondisce il progetto Sintonie.
Venerdì 8 novembre 2024, alle 17.30, al museo di Casa Romei, si svolgerà il finissage della mostra “Sintonie. Tra visioni e racconti”, percorso espositivo triennale che è stato filo conduttore del progetto: 37 opere della Collezione Assicoop Modena&Ferrara hanno arricchito, da dicembre 2021, la proposta espositiva del museo di Casa Romei e del museo Archeologico nazionale di Ferrara. Mentre l’allestimento all’Archeologico sarà visitabile fino a dicembre, il percorso di Casa Romei si conclude in anticipo, per via della chiusura temporanea del museo, prevista dal 18 novembre per lavori di ristrutturazione. Il finissage di venerdì 8 offrirà, pertanto, l’ultima occasione per visitare la mostra assieme al direttore del museo Marcello Toffanello e al curatore della collezione Assicoop Modena&Ferrara Luciano Rivi, che illustreranno le opere, tra gli altri, di Gaetano Previati, Adeodato Malatesta, Alberto Pisa, Gianfranco Goberti, Arrigo Minerbi e Giuseppe Graziosi, poste in dialogo con gli ambienti decorati dell’edificio quattrocentesco e con le opere antiche in esso conservate. Dopo i saluti di Alessandra Necci (direttrice delegata dei musei nazionali di Ferrara) e Milo Pacchioni (presidente di Assicoop Modena&Ferrara), verrà inoltre presentata la visita virtuale, realizzata da TryeCo 2.0, delle cinque sale del museo che hanno accolto la maggior parte delle 22 opere esposte, che permetterà al pubblico di continuare a fruire il percorso di visita sul sito web della Collezione Assicoop. La serata si concluderà con un brindisi offerto da Casa Romei, che sarà un momento di ritrovo e saluto del personale del museo con i suoi frequentatori e i volontari delle associazioni culturali cittadine che con esso hanno collaborato in questi anni, prima della chiusura temporanea della Casa dei Romei dal 18 novembre 2024 per permettere i lavori di riorganizzazione degli spazi destinati alla 𝑏𝑖𝑔𝑙𝑖𝑒𝑡𝑡𝑒𝑟𝑖𝑎, ai 𝑠𝑒𝑟𝑣𝑖𝑧𝑖 𝑝𝑒𝑟 𝑖 𝑣𝑖𝑠𝑖𝑡𝑎𝑡𝑜𝑟𝑖, agli 𝑢𝑓𝑓𝑖𝑐𝑖 e alla 𝑏𝑖𝑏𝑙𝑖𝑜𝑡𝑒𝑐𝑎.
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