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A Reggio Emilia convegno internazionale nel 200° della nascita del concittadino don Gaetano Chierici, scienziato, sacerdote, patriota, insegnante, ma soprattutto il fondatore e il padre della paletnologia italiana

Don Gaetano Chierici, scienziato, sacerdote, patriota, insegnante, ma soprattutto il fondatore e il padre della paletnologia italiana

Fu sacerdote per scelta e vocazione e, pur subendo negli anni ostracismi e punizioni, non abbandonò mai la Chiesa né la fede. Fu patriota, monarchico, liberale e antitemporalista. Fu insegnante di vasta cultura, sia nelle discipline umanistiche sia in quelle matematiche. Fu impegnato nel sorgere delle prime istituzioni cattoliche a carattere sociale. Fu animatore dell’associazionismo culturale, come testimoniano gli incarichi ricoperti nella Deputazione di Storia Patria e nel Cai. Fu soprattutto un archeologo, in rapporto con gli ambienti più avanzati di questa disciplina, che partendo da studi classici approdò alla Paletnologia e contribuì a gettare le basi in Italia di questa “novissima scienza”. Don Gaetano Chierici fu tutto questo. Ma soprattutto con Luigi Pigorini e Pellegrino Strobel è stato il fondatore e il padre della paletnologia italiana. La sua città natale Reggio Emilia è pronta a ricordarlo alla grande l’anno prossimo, 2019, nel 200° anniversario della nascita. Gaetano Chierici nacque infatti a Reggio Emilia da Nicola e Laura Gallinari il 24 settembre 1819. E sempre a Reggio Emilia morì il 9 gennaio 1886.

Ricostruzione di una terramara realizzata da Gaetano Chierici (Archivi del musei civici di Reggio Emilia)

Il Bullettino di Paletnologia italiana di Chierici, Pigorini e Strobel

Il Comitato scientifico d’accordo con il Comitato promotore delle Celebrazioni per il bicentenario della nascita di don Gaetano Chierici ha deciso così di promuovere un Convegno sulla figura dello scienziato, del sacerdote, del patriota, dell’insegnante. Il convegno si terrà a Reggio Emilia nei giorni 19, 20, 21 settembre 2019. Sono previste escursioni in provincia di Reggio Emilia nei luoghi delle ricerche paletnologiche ed archeologiche di Gaetano Chierici. Fu proprio Chierici a introdurre nello studio della preistoria il metodo dello scavo stratigrafico. Scoprì i primi villaggi dell’Età della Pietra nell’Appennino Reggiano e contribuì notevolmente allo studio delle terramare e all’identificazione dell’Età del Rame come periodo compreso tra Neolitico ed Età del Bronzo. Inoltre fondò e diresse il Bullettino di paletnologia italiana ed istituì il museo di Storia patria di Reggio Emilia, di cui fu direttore.

L’allestimento ottocentesco della collezione di Gaetano Chierici ai musei civici di Reggio Emilia

Museo “Gaetano Chierici” di Paletnologia Diretta espressione del lavoro culturale del fondatore, il sacerdote Gaetano Chierici, il museo reggiano è preziosa testimonianza della scienza e della museologia del tardo Ottocento. Nel 1862 Chierici ordina il Gabinetto di Antichità Patrie, ampliato nel 1870 come museo di Storia Patria, il cui nucleo fondamentale è la Collezione di Paletnologia. Conservata negli arredi e con l’ordinamento originari, essa rappresenta la più diretta espressione del lavoro di un paletnologo nell’età in cui la ricerca preistorica si afferma anche in Italia. L’esposizione si articola in tre serie. La prima riunisce i materiali archeologici della provincia di Reggio Emilia. Rimangono ad essa subordinate le due serie con materiali extraprovinciali, che illustrano rispettivamente l’archeologia di altre regioni d’Italia, e con quelli pertinenti a culture archeologiche ed etnologiche di altri Paesi europei e di altri continenti. Una quarta sezione espone “sepolcri” trasportati intatti in museo. Nella serie locale i materiali, esposti integralmente, sono ordinati entro sequenze cronologiche e suddivisi per provenienza, per materia, per tecnologia, per tipologia. In questo metodo di lavoro, di impronta positivistica, si valorizzano gli apporti della Geologia, delle Scienze Naturali, dell’Antropologia. Alla morte del suo fondatore (1886) la Collezione fu ribattezzata museo “Gaetano Chierici” di Paletnologia.

Ricostruzione deal tomba di Cenisola nell’allestimento ottocentesco del museo Chierici (archivi dei musei civici di Reggio Emilia)

Il convegno scientifico internazionale “Don Gaetano Chierici a 200 anni dalla nascita” si articolerà in tre sessioni: 1 : il paletnologo e l’archeologo; 2 : il museologo, la tutela dei beni culturali nella seconda metà del XIX sec.; 3: il sacerdote, l’insegnante, il patriota, l’animatore dell’associazionismo culturale. Per ciascuna sessione sono previste relazioni, comunicazioni e posters. Le relazioni, a cura dei componenti il Comitato scientifico, avranno la durata di 20′. Si prevedono i seguenti titoli provvisori delle singole sessioni: 1: il paletnologo e l’archeologo: Gaetano Chierici nella Storia della Paletnologia, Gaetano Chierici e Luigi Pigorini, Gaetano Chierici e il metodo multidisciplinare, Gaetano Chierici e l’archeologia del territorio, Gaetano Chierici e il comparativismo etnografico, Gaetano Chierici e il Neolitico, Gaetano Chierici e l’Eneolitico, Gaetano Chierici e l’Età del bronzo, Gaetano Chierici archeologo classico, Gaetano Chierici e l’Età del ferro, Gaetano Chierici e l’Archeologia medievale. 2 : il museologo, la tutela dei beni culturali nella seconda metà del XIX sec.: Gaetano Chierici museologo, Gaetano Chierici e la politica degli scambi fra musei, Gaetano Chierici ispettore dei monumenti e scavi. 3: il sacerdote, l’insegnante, il patriota, l’animatore dell’associazionismo culturale: Gaetano Chierici sacerdote, Gaetano Chierici insegnante, Gaetano Chierici patriota, Il fondo “Don Gaetano Chierici” nella Biblioteca “Panizzi” di Reggio Emilia, Gaetano Chierici e la Deputazione di Storia Patria, Gaetano Chierici e il Club Alpino Italiano, Gaetano Chierici: l’uomo e la famiglia. Ogni comunicazione non potrà superare la durata di 15′. I riassunti delle comunicazioni e dei posters (non più di 1000 battute) dovranno essere inviati entro e non oltre il 30 settembre 2018 alla segreteria della Deputazione di Storia Patria Sezione di Reggio Emilia (deputazionereggioemilia@gmail.com), che le sottoporrà all’esame del Comitato Scientifico, cui è demandata la loro accettazione e la scelta se tradurle in comunicazioni orali o in posters.

A Pilastri di Bondeno, nella campagna ferrarese, si scava una terramara di 3500 anni fa. Ricerche in diretta su Internet e in contemporanea mostra al museo Archeologico di Ferrara. L’ambra e il mito di Fetonte, Eridano e le Eliadi

Il fondo Verri di Pilastri di Bondeno dove si sta scavando una terramara del Bronzo medio e recente

Il fondo Verri di Pilastri di Bondeno dove si sta scavando una terramara del Bronzo medio e recente

Tre anni per dare un volto e una forma alla vita dei nostri antenati che più di tremila anni fa popolavano il Basso Polesine a un passo dal grande fiume in quello che oggi è la campagna ferrarese. È l’impegno assunto dalla soprintendenza ai Beni archeologici dell’Emilia Romagna che ha firmato quest’estate una convenzione con Comune di Bondeno, associazioni locali e una équipe interdisciplinare di archeologi delle Università di Padova e di Ferrara, per l’indagine archeologica del fondo Verri di Pilastri di Bondeno, uno dei più antichi siti noti della provincia di Ferrara, e che nella prima campagna di scavo in corso ha già restituito – tra l’altro – frammenti di ambra che portano immediatamente ai miti di Fetonte, di Eridano e delle sorelle Eliadi, leggende legate indissolubilmente con la pianura Padana e il fiume Po.

Il logo del progetto di ricerca archeologica "Terramara di Pilastri" a Bondeno, nel Ferrarese

Il logo del progetto di ricerca archeologica “Terramara di Pilastri” a Bondeno, nel Ferrarese

A Pilastri ci sono infatti i resti di un insediamento dell’Età del Bronzo medio e recente (3600-3200 anni fa), con caratteristiche affini ai villaggi della “civiltà delle Terramare” documentati nella pianura Padana centro-occidentale. Non è un caso che il progetto scientifico lanciato da questa importante quanto poco percorsa collaborazione tra enti pubblici, università, soprintendenza, associazioni, sponsor privati, e il coinvolgimento diretto della cittadinanza-pubblico perché si “appropri” di un bene identitario della comunità, sia lo studio, la conservazione-salvaguardia e la valorizzazione della “Terramara di Pilastri”, già interessata lo scorso anno e nel 1989 da una serie di indagini che ne hanno messo in luce la natura e l’interesse archeologico.

La ricostruzione di una terramara dell'età del Bronzo in pianura Padana

La ricostruzione di una terramara dell’età del Bronzo in pianura Padana

Le Terramare (il termine deriva da terra marna che in dialetto emiliano significa “terra grassa” con riferimento alla terra, generalmente di colore scuro, tipica dei depositi archeologici pluristratificati) erano antichi villaggi dell’età del bronzo media e recente (1650-1150 a.C.) dell’Emilia e delle zone di bassa pianura Padana. Espressione dell’attività commerciale dell’età del Bronzo, sono insediamenti lungo una via che attraversava le Alpi nella Val Camonica e giungeva alle sponde del Po, dove venivano costruite le terramare che fungevano da depositi e punti di partenza delle merci costituite da ambra del mar Baltico e stagno dai monti Metalliferi, con direzione lungo il Po fino alla foce e all’Adriatico, verso il mar Mediterraneo orientale, l’Egeo, Creta, l’Asia Minore, la Siria, l’Egitto.

Bambini della scuola primaria di Pilastri in visita al cantiere di scavo

Bambini della scuola primaria di Pilastri in visita allo scavo

“L’indagine”, spiegano i promotori, “inserita nel più ampio progetto denominato “Memoria & Terremoto” perché nato direttamente dall’esperienza post-sisma, ha tuttavia un importante obiettivo sociale oltre che scientifico, già messo in pratica nelle indagini preliminari del 2013, quello di condividere il più possibile l’esperienza di scavo col pubblico, in modo da far sì che il passato rimesso in luce dall’archeologia sia percepito come una realtà attuale e condivisa; come parte integrante di una identità sempre di più collettiva e, al tempo stesso, come nuova potenziale risorsa e prospettiva di sviluppo attraverso la riscoperta delle radici e delle peculiarità del territorio”.

Allo scavo archeologico partecipano ricercatori e studenti delle università di Padova e di Ferrara, e membri dei Gruppi Archeologici di Bondeno e di Ferrara

Allo scavo archeologico partecipano ricercatori e studenti delle università di Padova e di Ferrara, e membri dei Gruppi Archeologici di Bondeno e di Ferrara

Dal 15 settembre e fino al 31 ottobre la Terramara di Pilastri è oggetto della prima campagna di scavo, diretta dalla soprintendenza in collaborazione con la ditta Petra di Padova, cui partecipa un nutrito gruppo di ricercatori e studenti provenienti dalle università di Padova e di Ferrara, con il supporto di alcuni membri dei Gruppi Archeologici di Bondeno e di Ferrara. “L’indagine”, sottolineano in soprintendenza, “si avvale di tecniche d’avanguardia volte non soltanto a raccogliere ulteriori informazioni sulla struttura e l’organizzazione dell’insediamento ma, soprattutto, a indagare e ricostruire le modalità di vita della popolazione e l’ambiente che caratterizzava l’epoca della terramara, riservando particolare attenzione agli aspetti bio-archeologici, al fine di ricomporre nel dettaglio l’alimentazione e le forme di sussistenza dei nostri antenati”. Il progetto, ricorda il sindaco di Bondeno, Alan Fabbri, presente all’avvio delle ricerche, è stato possibile “grazie alla disponibilità dei proprietari e conduttori del terreno – in primis Giuseppe Papi – e al cospicuo contributo messo a disposizione dal comune di Bondeno e da ulteriori sponsor individuati sul territorio cui, si spera, altri se ne vorranno aggiungere nel prosieguo dell’iniziativa”.

Lo scavo archeologico è attento a ogni dettaglio che il terreno restituisce per capire meglio i nostri antenati

Lo scavo archeologico è attento a ogni dettaglio che il terreno restituisce per capire meglio i nostri antenati

Una ricostruzione della vita quotidiana in una terramara di 3500 anni fa

Una ricostruzione della vita quotidiana in una terramara di 3500 anni fa

“Tra gli obiettivi principali dell’indagine”, interviene il direttore dello scavo, Valentino Nizzo della soprintendenza ai Beni archeologici dell’’Emilia Romagna (SBAER), “non vi è solo quello di raccogliere ulteriori informazioni sulla struttura e l’organizzazione dell’insediamento ma, soprattutto, di indagare e ricostruire le modalità di vita della popolazione e l’ambiente che caratterizzava l’epoca della terramara, vale a dire fra i 3600 e i 3200 anni fa”. Non è un caso che l’équipe scientifica mette in campo le più aggiornate tecniche d’indagine bioarcheologica al fine di ricomporre nel dettaglio l’alimentazione e le forme di sussistenza dei nostri antenati. E poi, come già accennato, c’è l’idea, già sperimentata nelle prospezioni del 2013, di condividere il più possibile l’esperienza di scavo col pubblico, in modo da far sì che il passato rimesso in luce dall’archeologia sia percepito come una realtà condivisa, come parte integrante di una identità sempre di più collettiva e, al tempo stesso, come nuova potenziale risorsa e prospettiva di sviluppo attraverso la riscoperta delle radici e delle peculiarità del territorio. “Abbiamo creato un apposito network”, spiegano gli archeologi, “una finestra sul progetto accessibile da tutti gli interessati attraverso il portale terramarapilastri.com, un modo per coinvolgere virtualmente il pubblico non solo locale e invogliare chi vorrà a visitare gratuitamente lo scavo e a partecipare a tutte le iniziative che, fino al 31 ottobre, impegneranno sul sito archeologi e volontari”.

Giù in questa prima campagna di scavo ufficiale sono molti i reperti restituiti dalla terramara di Pilastri

Giù in questa prima campagna di scavo ufficiale sono molti i reperti restituiti dalla terramara di Pilastri

Il manifesto della mostra "Archeologia a Pilastri: ieri e oggi" aperta a Ferrara

Il manifesto della mostra “Archeologia a Pilastri: ieri e oggi” aperta a Ferrara

Ma col 31 ottobre sulla terramara di Pilastri non cala il silenzio, anzi. Un paio di settimane dopo l’avvio della campagna di cavo 2014, e precisamente il 4 ottobre, nella Sala delle Carte Geografiche del museo Archeologico nazionale di Ferrara, alla presenza del sindaco Alan Fabbri e dell’archeologo Valentino Nizzo, responsabile degli scavi, è stata inaugurata la mostra fotografica e archeologica “Archeologia a Pilastri Ieri e Oggi. Con le mani nella terra”, un racconto attraverso foto e reperti archeologici inediti che illustra i vari momenti dello scavo della terramara di Pilastri, dagli esordi nel 1989 fino alla recente ripresa delle indagini del 2013, culminata con la sottoscrizione della convenzione triennale tra Comune e soprintendenza. La mostra, promossa dal Comune di Bondeno e dalla soprintendenza per i Beni archeologici dell’Emilia Romagna, con la collaborazione dei Gruppi Archeologici di Bondeno e di Ferrara e dell’associazione Bondeno Cultura, è stata organizzata e allestita sotto la direzione scientifica di Valentino Nizzo (SBAER), con il contributo e la collaborazione di Giulio Pola, Stefano Tassi (foto e allestimento), Giulia Osti, Margherita Pirani e Lara Dal Fiume (curatela, comunicazione e allestimento). Restauri: Valentina Guerzoni.

La terramara di Pilastri ha restituito frammenti di ambra che rimanda al mito padano di Fetonte, Eridano e le Eliadi

La terramara di Pilastri ha restituito ambra che rimanda al mito padano di Fetonte, Eridano e le Eliadi

Fino al 30 novembre reperti e fotografie racconteranno, in un percorso organico, in cosa consiste il lavoro dell’archeologo e non solo, descrivendo visivamente tutte le attività che a esso sono e devono essere correlate: dalla ricognizione allo scavo passando per la comunicazione e la didattica. Le fotografie sono state realizzate nel corso della campagna del 2013 da Stefano Tassi e Giulio Pola, tra i protagonisti dell’iniziativa sin dal suo avvio, insieme ai volontari dei Gruppi Archeologici di Bondeno e di Ferrara che hanno contribuito alla realizzazione delle ricerche e, soprattutto, alle iniziative didattiche ad esse correlate, nelle quali sono stati finora coinvolti giovani alunni delle scuole elementari e medie del territorio di Bondeno e di quelli limitrofi. Il tutto – come si diceva – mentre a Pilastri, dal 15 settembre, sono riprese le attività didattiche e quelle di scavo. Con tempismo privo quasi di confronti, una parte dei rinvenimenti più significativi effettuati nel villaggio terramaricolo è stata esposta in mostra, pochi giorni dopo essere riemerso da quasi 3500 anni di oblio. Tra di essi spiccano alcuni frammenti di ambra, di probabile provenienza baltica, che riportano d’attualità le antiche leggende relative a Fetonte, all’Eridano (antico nome del Po) e alle lacrime delle Eliadi, sue sorelle. Gli antichi localizzavano proprio lungo il Po le leggende sull’origine dell’ambra, che non sarebbe altro che le lacrime pietrificate delle sorelle di Fetonte, le Eliadi (che a loro volta erano state trasformate in pioppi), che piangevano lo sfortunato figlio del Sole, folgorato da Zeus per impedirne la corsa omicida col carro solare del padre. “L’obiettivo – conclude il sindaco di Bondeno – è di estendere a un pubblico il più ampio possibile la conoscenza di uno dei siti storici e archeologici più importanti della provincia, incoraggiando quanti non lo hanno già fatto a visitarlo mentre gli scavi e le attività che lo accompagnano sono ancora in corso”.