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Roma. A Palazzo Braschi per il ciclo #RomaRacconta conferenza dedicata alla mostra “La Grecia a Roma”, in corso a Villa Caffarelli (musei Capitolini) con Claudio Parisi Presicce e Alessandra Avagliano (sovrintendenza Capitolina ai Beni culturali) che ripercorreranno il rapporto complesso tra due civiltà fondamentali

La mostra “La Grecia a Roma” esce dalle sale di Villa Caffarelli (musei Capitolini) e arriva a Palazzo Braschi (museo di Roma) per una conferenza che racconta, in modo semplice e dialogico, come Roma abbia accolto e rielaborato la cultura greca: tra scambi, modelli, copie e originali, fino a diventare un pezzo della nostra idea di identità. Appuntamento giovedì 29 gennaio 2026, alle 16.30, nella Sala Tenerani del museo di Roma si tiene la conferenza nell’ambito di #RomaRacconta dedicata alla mostra “La Grecia a Roma”, in corso ai musei Capitolini fino al 12 aprile 2026: Claudio Parisi Presicce e Alessandra Avagliano, sovrintendenza Capitolina ai Beni culturali, ripercorreranno il rapporto complesso tra due civiltà fondamentali, con un taglio accessibile e dialogico che invita a guardare l’antico come uno spazio di confronto ancora attuale. Roma ha conquistato il Mediterraneo con la forza, ma ha scelto la Grecia come modello culturale, imparando, trasformando, rielaborando. La partecipazione alla conferenza in presenza è libera fino a esaurimento dei posti disponibili. È consigliata comunque la prenotazione allo 060608. Non è garantito l’accesso alla conferenza a coloro che arriveranno dopo le 16.30. L’ingresso è gratuito solo nell’area prevista per la conferenza. Il museo e le mostre potranno essere visitati previa esibizione del biglietto di ingresso secondo tariffazione vigente.

La mostra “La Grecia a Roma” a Villa Caffarelli (Musei capitolini) a Roma (foto roma capitale)

Attraverso una selezione di opere e temi, l’intervento propone una lettura narrativa del processo con cui Roma, pur affermandosi come potenza politica e militare, fece della cultura greca un modello di riferimento, rielaborandone linguaggi e forme. La mostra diventa così occasione per riflettere su concetti quali scambio culturale, copia e originalità, costruzione dell’identità. La conferenza privilegia un approccio accessibile e dialogico, invitando a considerare l’antico come uno spazio di confronto ancora attuale.

Claudio Parisi Presicce è sovrintendente capitolino ai Beni Culturali dal 2022 (incarico già ricoperto dal 2013 al 2019). Ha diretto scavi archeologici e restauri a Selinunte, a Cirene (Libia) e a Roma in particolare sul Campidoglio, nei Fori Imperiali e al Mausoleo di Augusto. È direttore scientifico degli interventi di restauro di Palazzo Senatorio e dell’Ospedale Germanico sul Campidoglio; dei lavori di anastilosi delle colonne del portico occidentale del Templum Pacis; dei lavori di scavo per l’eliminazione di via Alessandrina; dell’intervento di ampliamento dell’area archeologica del Foro di Cesare; dello scavo archeologico del Templum Pacis a Largo Corrado Ricci. Ha pubblicato numerosi studi sull’architettura e topografia antica e sulla scultura greca e romana. Membro e organizzatore di comitati scientifici nazionali e internazionali, ha curato numerose mostre e manifestazioni culturali in Italia e all’estero

Alessandra Avagliano è archeologa specialista in archeologia classica. Funzionaria della sovrintendenza Capitolina ai Beni culturali, opera nei Musei Capitolini nell’ambito della valorizzazione e della catalogazione delle collezioni. Dottore di ricerca, è autrice di studi sulla scultura romana e sull’Italia antica.

 

Roma. Il 1° gennaio Capodarte anima la città con una maratona culturale diffusa con oltre 100 eventi, per la quasi totalità a ingresso gratuito, in tutti i quartieri. La quinta edizione omaggia gli 80 anni dell’Assemblea Costituente (1946-2026). Un ponte culturale, artistico e civile sui valori del ’46.

Il 1° gennaio 2026 torna Roma Capodarte con un ampio programma di iniziative gratuite e rivolte a tutti. La quinta edizione omaggia gli 80 anni dell’Assemblea Costituente (1946-2026). Un ponte culturale, artistico e civile sui valori del ’46. Una grande festa diffusa dedicata ai valori e ai principi fondamentali che hanno ispirato la nostra Costituzione e alle Madri e ai Padri Costituenti. L’iniziativa, promossa da Roma Capitale, assessorato alla Cultura e al Coordinamento delle iniziative riconducibili alla Giornata della Memoria e con la collaborazione dell’assessorato alle Attività produttive, alle Pari opportunità e all’Attrazione investimenti, il 1° gennaio 2026 anima la città con una maratona culturale diffusa con oltre 100 eventi, per la quasi totalità a ingresso gratuito, in tutti i quartieri. Questa quinta edizione intende onorare il percorso di libertà che, scaturito dalla lotta di liberazione dal nazi-fascismo, ha posto le basi per la fondazione della nostra democrazia. Un’intensa riflessione civile e artistica che ripercorrerà le tappe di questo cammino partendo dal 1946, data cruciale che inaugurò i lavori dell’Assemblea e sancì l’accesso delle donne alle urne per la prima volta nella storia nazionale. Proprio per sottolineare il valore di questa eredità, nel corso della giornata sono distribuite gratuitamente 10.000 copie della Costituzione Italiana durante gli eventi diffusi in tutti i 15 Municipi della città. La pubblicazione è arricchita da un’introduzione a cura del sindaco Roberto Gualtieri e dell’Assessore Massimiliano Smeriglio, e da un’ulteriore prefazione scritta dal costituzionalista Cesare Pinelli. Un momento di profonda e rinnovata consapevolezza sui principi fondamentali che sorreggono la nostra democrazia e altresì un inizio d’anno gioioso e di grande spettacolo. Roma Capodarte 2026, infatti, si prepara, anche in questa edizione, a trasformare la città in un gigantesco palcoscenico: una festa capillarmente diffusa, che vede la partecipazione dei Municipi, delle principali istituzioni culturali capitolineassociazioni del territoriooperatrici e operatori culturaliartiste e artisti.

Nel corso della giornata è possibile visitare gratuitamente i Musei Civici e le mostre temporanee in corso ospitate al loro interno e altri prestigiosi spazi espositivi cittadini quali Palazzo Esposizioni Roma, il Mattatoio e il MACRO. Per i Musei Civici fanno eccezione alla gratuità la mostra Cartier e il Mito ai Musei Capitolini nelle sale di Palazzo Nuovo e poi ancora l’esposizione IMPRESSIONISMO e oltre. Capolavori dal Detroit Institute of Arts , negli spazi espositivi del Museo dell’Ara Pacis, che prevedono il biglietto a tariffazione ridotta. Biglietti gratuiti, ma con prenotazione obbligatoria e preacquisto online, sono previsti per la visita in realtà aumentata e virtuale Circo Maximo Experience, per le visite al Bunker di Villa Torlonia (alle ore 15 e alle 16), e per gli spettacoli a tema astronomico al Planetario di Roma (alle ore 16, alle 17 e alle 18). Aperti con ingresso gratuito anche alcune aree archeologiche e siti monumentali della città, quali l’area archeologica del Circo Massimo, il Museo della Forma Urbis presso il parco archeologico del Celio, l’Area Sacra di Largo Argentina e l’area archeologica della Villa di Massenzio.
A tariffazione ordinaria, invece, l’ingresso all’area archeologica dei Fori Imperiali.

Da non perdere le visite guidate a cura della sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, un’opportunità unica per conoscere da vicino opere d’arte ed esposizioni e approfondire alcune tematiche grazie al supporto di curatrici e curatori delle mostre stesse. Tra queste, si segnalano: ai Musei Capitolini le visite alla mostra La Grecia a Roma con Alessandra Avagliano (ore 12) e con Claudio Parisi Presicce (ore 17); al Museo dell’Ara Pacis le visite a IMPRESSIONISMO e oltre. Capolavori dal Detroit Institute of Arts con Ilaria Miarelli Mariani (ore 16.30) e con Claudio Zambianchi (ore 18.15). Ilaria Miarelli Mariani guiderà, inoltre, alle ore 18 alla Galleria d’Arte Moderna di via Crispi, anche la visita all’esposizione Gam 100. Un secolo di galleria comunale 1925-2025. Al Museo di Roma a Palazzo Braschi alle ore 15.30 e alle 17.30 sarà Alberta Campitelli a condurre le visite a Ville e giardini di Roma: una corona di delizie. Alle ore 15, presso la Dipendenza della Casina delle Civette in Villa Torlonia, è inoltre prevista una visita guidata alla mostra Pysanka – La bellezza fragile dell’arte ucraina con l’artista Ala ZarvanytskaIn alcuni Musei Civici (Museo di Scultura Antica Giovanni Barracco, Galleria d’Arte Moderna di via Crispi, Museo della Scuola Roma a Villa Torlonia, Museo di Roma in Trastevere, Museo Carlo Bilotti, Museo della Repubblica Romana e della memoria garibaldina, Museo delle Mura, Museo di Casal de Pazzi) i visitatori verranno accolti da guide esperte che forniranno, in italiano, brevi approfondimenti con pillole di storia dedicate allo specifico museo e alla sua collezione.

Il programma completo, suscettibile di variazioni, tutte le informazioni per il pubblico e le modalità di accesso sono disponibili su www.culture.roma.it/romacapodarte, allo 060608 (tutti i giorni dalle ore 9 alle 19) oppure sui profili social con #Romacapodarte2026

Roma. Al museo dell’Ara Pacis per Speciale Giubileo 2025 la vista guidata Occhi sull’Ara Pacis” che invita a scoprire come l’atto di osservare possa aprire alla comprensione e alla condivisione

Dettaglio dell’Ara Pacis Augustae a Roma (foto roma capitale)

Lunedì 8 dicembre 2025, alle 16, al museo dell’Ara Pacis per Speciale Giubileo 2025 la sovrintendenza Capitolina ai Beni culturali in collaborazione con Zetema Progetto Cultura propone “Occhi sull’Ara Pacis”, una visita che invita a scoprire come l’atto di osservare possa aprire alla comprensione e alla condivisione. La visita diventa un’occasione per sperimentare le potenzialità dello sguardo. Perché osservare è comprendere, scoprire, interpretare. La visita in Museo, della durata di 90 minuti, si svolge in due principali momenti: in una prima fase i partecipanti sono guidati dall’operatore nell’osservazione autonoma e nell’analisi visiva di alcune parti del monumento, con l’obiettivo di favorire lo sviluppo delle loro capacità di osservazione e, al tempo stesso, un confronto partecipato su ciò che hanno osservato. La seconda fase prevede che, a partire dalle considerazioni fatte, l’operatore accompagni il gruppo alla scoperta delle storie che il monumento racconta, concentrandosi sull’importanza politica dell’Ara Pacis Augustae e sul racconto delle vicende legate alla sua costruzione, dalla scomparsa alla sua ‘riscoperta’ e ricomposizione. attività gratuita con pagamento del biglietto d’ingresso al museo secondo tariffazione vigente. Prenotazione obbligatoria allo 060608 attivo tutti i giorni dalle 9 alle 19.

Roma. Apre a Villa Caffarelli (Musei Capitolini) la mostra “La Grecia a Roma”, secondo appuntamento del ciclo “I Grandi Maestri della Grecia Antica”: 150 capolavori originali greci, alcuni mai esposti prima, svelano l’incontro artistico che ridefinì identità, potere e bellezza nella Roma antica

150 capolavori originali greci, alcuni mai esposti prima, svelano l’incontro artistico che ridefinì identità, potere e bellezza nella Roma antica: quando l’arte greca fece splendere Roma. È un viaggio immersivo che ripercorre l’incontro tra due civiltà straordinarie, protagoniste di un dialogo che ha plasmato il gusto e l’estetica dell’Occidente, quello che propone la nuova mostra “La Grecia a Roma” aperta a Villa Caffarelli – Musei Capitolini dal 29 novembre 2025 al 12 aprile 2026, secondo appuntamento del ciclo “I Grandi Maestri della Grecia Antica” dopo il successo della mostra “Fidia”. La mostra, curata da Eugenio La Rocca e Claudio Parisi Presicce, e promossa da Roma Capitale, assessorato alla Cultura – sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, con l’organizzazione di Zètema Progetto Cultura, e catalogo edito da Gangemi Editore, narra la fortuna delle opere greche giunte nella Città Eterna nel periodo tra la fondazione di Roma e l’età imperiale grazie a contatti commerciali, conquiste militari e passione collezionistica.

Allestimento della mostra “La Grecia a Roma” a Villa Caffarelli dei Musei Capitolini (foto wps / roma capitale))

In mostra una raffinata e preziosa selezione di oltre 150 capolavori – sculture, rilievi, ceramiche, bronzi – tutti originali greci, alcuni dei quali esposti per la prima volta e altri ritornati a Roma dopo secoli di dispersione. Così l’esposizione offre l’eccezionale opportunità di ammirare, in un unico e prestigioso spazio museale come Villa Caffarelli, un insieme così ricco e autorevole di originali, riuniti per restituire la magnificenza dell’arte greca ed esaltarne la bellezza e la purezza materiale. Vedere queste opere accostate significa anche poter ricostruire la storia dei significati che hanno assunto nel tempo: oggetti nati come votivi o funerari diventano simboli politici, entrano nelle domus aristocratiche per rappresentare cultura, prestigio e potere. Il progetto espositivo restituisce anche questa trasformazione, mettendo in evidenza come ogni opera abbia avuto più vite, più usi e più letture; non sono dunque solo testimonianze estetiche ma sono oggetti che, nel loro passaggio dalla Grecia a Roma, hanno cambiato funzione e hanno contribuito a plasmare il linguaggio artistico romano.

Allestimento della mostra “La Grecia a Roma” a Villa Caffarelli dei Musei Capitolini (foto wps / roma capitale))

La mostra “La Grecia a Roma” ripercorre l’arrivo dell’arte greca nell’Urbe secondo tre tappe fondamentali – le prime importazioni, il periodo delle conquiste mediterranee, l’età del collezionismo. Parallelamente alle tre diversi fasi dell’arco narrativo, racconta i contesti d’uso delle opere, ossia gli spazi pubblici, quelli sacri e le residenze private. È quest’ultima l’età della diffusione del collezionismo privato, quando si sviluppa l’arte detta neoattica con la produzione di oggetti d’arredo su commissione dell’élite cittadina: i manufatti diventano strumenti di autorappresentazione e simboli di status.

Testa di ariete in marmo pario (fine V-IV sec. a.C.) conservata al Museum of Fine Arts di Boston (foto wps / roma capitale)

Oltre ad opere provenienti dal Sistema Musei di Roma Capitale – Musei Capitolini, Antiquarium, Centrale Montemartini, museo di Scultura antica “Giovanni Barracco”, museo della Civiltà Romana, museo dell’Ara Pacis, Teatro di Marcello, Area Sacra di Largo Argentina, museo dei Fori Imperiali – e da importanti istituzioni italiane, come il museo nazionale Romano, le Gallerie degli Uffizi di Firenze e il museo Archeologico di Napoli, la mostra vanta prestiti provenienti dai più famosi musei del mondo, tra cui la Ny Carlsberg Glyptotek di Copenaghen, il Museum of Fine Arts di Boston, i Musei Vaticani, il Metropolitan Museum of Art di New York, il British Museum di Londra, il Museum of Fine Arts di Budapest. Completano l’esposizione anche opere provenienti da collezioni private, in particolare la Fondazione Sorgente Group di Roma e la Collezione Al Thani di Parigi.

Tra i numerosi capolavori esposti spiccano i grandi bronzi capitolini, eccezionalmente riuniti, affiancati da monumenti chiave come la magnifica

Stele funeraria greca in marmo dall’Abbazia di S. Nilo a Grottaferrata (Rm) (410-390 a.C.) (foto roma capitale) (Per gentile concessione del ministero della Cultura – direzione regionale Musei nazionali Lazio)

e le sculture di Niobidi dagli Horti Sallustiani, che furono disperse tra Roma e Copenaghen. Un ritorno dal forte valore simbolico è rappresentato da una scultura acroteriale femminile della collezione Al Thani di Parigi, che nel Seicento era a Roma. Presenti anche dei reperti inediti, come le ceramiche attiche rinvenute in recenti scavi archeologici presso il Colosseo.

Cratere di Mitridate VI Eupatore con dedica iscritta in greco. Bronzo, da Anbzio (fine II – prima metà I sec. a.C.), conservato ai Musei Capitolini (foto roma capitale)

L’allestimento della mostra “La Grecia a Roma” colpisce non solo per la magnificenza dei numerosi capolavori originali esposti, ma anche per l’efficacia della sua narrazione. Il percorso è arricchito da contenuti multimediali che guidano il visitatore in un viaggio immersivo tra ricostruzioni architettoniche, contesti cerimoniali e apparati decorativi. Questo approccio integrato, che unisce archeologia e tecnologie digitali, offre da un lato un’esperienza di visita coinvolgente e, dall’altro, la possibilità di contestualizzare le opere nel loro spazio originario, avvicinando il pubblico alle più recenti interpretazioni e alle moderne tecniche di studio e restauro dei manufatti antichi.

Roma. Palazzo Nuovo dei Musei Capitolini, ospita per la prima volta una mostra: “Cartier e il Mito ai Musei Capitolini”, alcune delle creazioni più prestigiose della Maison Cartier in un dialogo evocativo con le sculture antiche della collezione del card. Albani

Dal 14 novembre 2025 al 15 marzo 2026, il Palazzo Nuovo dei musei Capitolini a Roma ospiterà la mostra “Cartier e il Mito ai Musei Capitolini”. Questa è la prima volta che il Palazzo Nuovo ospita una mostra temporanea. Le creazioni della Maison Cartier, per lo più provenienti dall’heritage Cartier Collection, saranno in dialogo con le sculture in marmo della collezione del cardinale Alessandro Albani – nucleo originario della collezione museale di Palazzo Nuovo – e con una selezione di preziosi reperti antichi provenienti dalla sovrintendenza Capitolina, da prestigiose istituzioni italiane e internazionali e da collezioni private. La mostra, curata dalla storica del gioiello Bianca Cappello, dall’archeologo Stéphane Verger, dal sovrintendente capitolino Claudio Parisi Presicce e promossa da Roma Capitale, assessorato alla Cultura, sovrintendenza Capitolina ai Beni culturali, in collaborazione con la Maison Cartier e con il supporto di Zètema Progetto Cultura. Il progetto di allestimento è a cura di Sylvain Roca, con uno straordinario contributo creativo del Maestro Dante Ferretti.

Diadema, Cartier Paris, in platino, diamanti, perle naturali, eseguito su ordinazione (1907) per il matrimonio di Marie Bonaparte con il Principe Giorgio di Grecia e Danimarca (foto Nils Herrmann, Collection Cartier / Cartier)

Dalla metà del XIX secolo ad oggi, Cartier ha studiato, tratto ispirazione e reinterpretato il repertorio estetico e simbolico dell’antica Grecia e di Roma, trasformando motivi millenari in gioielli dal carattere unico e moderno. “Cartier e il mito ai Musei Capitolini” è un viaggio affascinante alla scoperta dell’universo estetico e formale della Maison Cartier, in continuo dialogo con l’eccezionale collezione di sculture antiche dei Musei Capitolini. La mostra esplora il modo in cui l’antichità classica ha mutevolmente ispirato le sue creazioni più iconiche ricostruendo atmosfere intellettuali e culturali, ed evocando l’evoluzione dell’immaginario legato alla Grecia e a Roma nel corso dell’Ottocento e del Novecento. Particolare attenzione è posta sul profondo legame tra Cartier e l’Italia, specialmente Roma.

Statua seduta di Elena della collezione del card. Alessandro Albani conservata a Palazzo Nuovo dei musei Capitolini (foto sovrintendenza capitolina)

Le collezioni permanenti del Palazzo Nuovo in Campidoglio – l’originario Museo Capitolino istituito nel dicembre del 1733 da Clemente XII Corsini – si compongono in modo quasi esclusivo di sculture in marmo, in gran parte acquisite dalla collezione del cardinale Alessandro Albani. Molte di queste sculture antiche hanno costituito modelli imprescindibili per la formazione del linguaggio artistico europeo. La mostra offre una prospettiva originale su un aspetto particolare e importante di questo tema: dell’uso del repertorio antico in gioielleria, dai “pastiches” dei grandi collezionisti e orafi del XIX secolo, come i Castellani a Roma, stile Neoclassico Garland, fino alle opere successive ispirate a Jean Cocteau nel secondo dopoguerra, arrivando infine alle creazioni odierne e a un nuovo approccio all’Antichità.

Statua di Afrodite, Venere Capitolina, della collezione del card. Alessandro Albani conservata a Palazzo Nuovo dei musei Capitolini (foto sovrintendenza capitolina)

L’esposizione mette in luce l’uso del repertorio classico greco-romano nelle creazioni Cartier e le trasformazioni della prima metà del Novecento, quando maturò una nuova concezione dell’antichità classica. Una sezione è dedicata alle tecniche e ai processi di lavorazione dei gioielli, con riferimenti all’età romana. La mostra esplora inoltre le ispirazioni mitologiche che hanno nutrito l’immaginario Cartier dall’inizio del XX secolo, confrontando le creazioni della Maison con le antiche divinità di Palazzo Nuovo – Afrodite e Dioniso, Apollo ed Eracle, Zeus e Demetra – e invitando i visitatori a riscoprire all’interno della collezione permanente i modelli antichi che le hanno ispirate.

Pendente, Cartier Londra, 1920, in platino, diamanti, zaffiri, cristallo di rocca, pietra di luna, onice (foto Vincent Wulveryck, Collection Cartier / Cartier)

Cartier ha tratto ispirazione dall’Arte Classica in vari modi, sia in modo diretto che attraverso il filtro di periodi storici evocativi profondamente influenzati dall’antichità, come il Rinascimento, la corte di Versailles e il Neoclassicismo.  La storia di Cartier si sviluppa attraverso epoche in cui l’estetica classica funge da grammatica stilistica: dai revival storicisti della metà del XIX secolo allo stile a ghirlanda svolazzante della Belle Époque; dalla reinterpretazione delle forme antiche nello stile moderno dei primi del XX secolo, al ritorno dell’oro giallo negli anni Quaranta insieme alla libertà d’espressione femminile; dalla giocosa rivisitazione dei miti negli anni Settanta fino a un approccio contemporaneo all’antichità. I canoni classici rimangono una pietra angolare dell’eccellenza estetica grazie al loro vocabolario formale universalmente riconosciuto.

Mosaico delle Colombe che si abbeverano a un vaso (fine I sec. a.C.) da villa Adriana a Tivoli, consevato a Palazzo Nuovo dei musei Capitolini (foto sovrintendenza capitolina)

Ad introdurre la mostra “Cartier e il Mito ai Musei Capitolini”, una spettacolare scalinata cinematografica opera del Maestro Dante Ferretti, scenografo premio Oscar. Dal labirinto verticale de Il nome della Rosa (1986) alle rovine nostalgiche del Grand Tour nella scenografia di Cenerentola (2015), il suo lavoro ci eleva verso un mondo di Antichi, eroi e dei, che permea il nostro modo di vedere e di vivere l’universo. Riferimenti malinconici all’antichità classica costellano l’atmosfera onirica e burlesca di Le avventure del barone di Munchausen di Terry Gilliam (1988). Con Pasolini, Ferretti fa rivivere la maga Medea sotto le sembianze di Maria Callas (1968), una delle donne più moderne della mitologia antica, che ci appare con un’imponente parure d’oro e ambra, degna della sua discendenza dal Sole. Una mitologia costantemente rivisitata, gioiosa e piena di sorprese, che parla al mondo di oggi: questo è ciò che Dante Ferretti riesce a creare nelle sue opere. È anche ciò che la Maison Cartier è riuscita a fare fin dalle sue origini attraverso il mito, reinterpretando costantemente un’antichità classica vivente, sempre rinnovata e pronta a fondersi con la modernità.

Spilla Stomacher, Cartier Parigi, in platino, diamanti, zaffiri, , eseguita su ordinazione, 1907 (foto Vincent Wulveryck, Collection Cartier / Cartier)

La mostra, concepita come un’esperienza immersiva arricchita da elementi audiovisivi, si caratterizza per le installazioni olfattive create dalla profumiera della Maison Cartier, Mathilde Laurent, e per l’esposizione di pietre dure provenienti dall’atelier di glittica di Cartier che incarnano le divinità e i miti esposti. Fin dall’inizio del XX secolo, i disegnatori di Cartier si sono progressivamente allontanati dai riferimenti diretti all’antichità classica, che seguivano i fondamenti della geometria e della matematica dei filosofi greci, basandosi sul principio della sezione aurea. I miti greci compaiono in modo più indiretto e, al tempo stesso, più fedele allo spirito dell’ornamento antico, così come presentato dagli studiosi della religione greca. I gioielli fanno parte di ciò che i Greci chiamano kosmos, una parola che indica sia la disposizione corretta degli abiti e dei gioielli, sia l’ordine imperscrutabile dell’universo. Nelle creazioni di Cartier, come nei miti antichi, i gioielli si presentano come riproduzioni in miniatura dell’universo e delle sue forze primordiali: la terra e i suoi minerali, l’oceano e le sue creature marine, il cielo stellato e il fuoco del sole. Efesto, il dio artigiano, riunisce questi elementi attraverso l’arte, proprio come fanno gli artigiani della Maison Cartier nei loro atelier, ispirati dal potere evocativo delle gemme. Il gioiello diventa così un discorso metafisico, oltre che un ornamento di prestigio.

Roma. Al museo Pietro Canonica a Villa Borghese la mostra “I Giganti gentili: architettura e antropologia delle torri colombaie della provincia di Esfahan” che esplora l’architettura e il significato storico delle torri colombaie di Esfahan (Iran), affascinante aspetto poco noto della cultura locale

Una torre colombaia della provincia di Esfahan in Iran (foto progetto ismeo borj-e kabotar)

Dal 22 ottobre 2025 all’11 gennaio 2026 il museo Pietro Canonica a Villa Borghese a Roma ospita la mostra “I Giganti gentili: architettura e antropologia delle torri colombaie della provincia di Esfahan” a cura di Danilo Rosati, co-direttore della Missione di ricerca ISMEO nella regione di Esfahan (Iran), Ilaria Elisea Scerrato, responsabile della documentazione antropologica nel quadro della Missione, e Livio Pittui, coordinatore del progetto espositivo. La mostra, promossa da Roma Capitale, assessorato alla Cultura – sovrintendenza Capitolina ai Beni culturali, è organizzata da ISMEO – Associazione Internazionale di Studi sul Mediterraneo e l’Oriente, con il patrocinio del ministero degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale. ISMEO è un’associazione culturale fondata a Roma nel novembre 2012, erede scientifica dell’Istituto Italiano per il Medio ed Estremo Oriente (IsMEO) e dell’Istituto Italiano per l’Africa e l’Oriente (IsIAO), di cui prosegue le finalità ideali e accademiche, nonché le missioni e i programmi di ricerca archeologica, filologica e culturale in numerosi Paesi dell’Asia, dell’Africa e del bacino del Mediterraneo.

L’interno di una torre colombaia della provincia di Esfahan in Iran (foto progetto ismeo borj-e kabotar)

L’esposizione, che rientra nelle attività di divulgazione del progetto di ricerca ISMEO “Borj-e Kabotar” dedicate allo studio e alla documentazione delle torri colombaie della regione di Esfahan, intende valorizzare questo patrimonio culturale e architettonico, costruendo un percorso visivo che racconti la storia, la funzione e l’importanza di queste strutture nel contesto socio-culturale della regione. Attraverso immagini dettagliate, mira a sensibilizzare il pubblico sulla rilevanza di questi edifici e sull’importanza del lavoro di ricerca e di documentazione svolto sul campo. Il catalogo della mostra, prodotto da ISMEO ed edito dalla casa editrice Scienze e Lettere (Roma), contiene testi di Danilo Rosati, Ilaria Elisea Scerrato, Tania De Nile e Carla Scicchitano e foto di Gaetano Pezzella e Danilo Rosati.

Una torre colombaia della provincia di Esfahan in Iran (foto progetto ismeo borj-e kabotar)

Le imponenti torri colombaie di Esfahan, esempi di una particolare architettura vernacolare in terra cruda, furono realizzate allo scopo di ospitare migliaia di colombi e raccoglierne il guano, utilizzato come fertilizzante naturale in agricoltura. Sovente cilindriche, esse potevano raggiungere i 25 metri di diametro e i 20 metri di altezza. Le pareti interne erano caratterizzate da nicchie per la nidificazione, mentre le superfici esterne erano rivestite da intonaci lisci, pensati per impedire l’accesso ai predatori. Molte delle circa tremila torri che un tempo circondavano Esfahan risalgono al regno di Shah Abbas il Grande (1557-1628), sovrano della dinastia safavide che lasciò un’impronta duratura sull’assetto urbanistico e monumentale della città. La mostra ruota attorno alla presentazione di vedute panoramiche e fotografie di dettaglio di queste imponenti strutture, con l’obiettivo di restituirne la complessità spaziale e architettonica. Ad accompagnare le immagini due modelli tridimensionali in polvere di gesso e resina che riproducono differenti tipologie di torri, insieme a materiali audio-video.

“Colombai per raccogliere il guano nelle pianure di kunickak e cavalcata persiana” di Aberto Pasini (foto roma capitale)

Un interessante legame tra il museo Pietro Canonica e il tema della mostra è offerto da due dipinti ad olio di Alberto Pasini (1826-1899), facenti parte della collezione di quadri raccolta dallo scultore. Le opere, realizzate durante il viaggio in Iran compiuto da Pasini tra il 1855 e il 1856 al seguito del diplomatico Prosper Bourée, includono una rara raffigurazione delle torri colombaie di Kunickak, preziosa testimonianza dell’immaginario orientalista dell’arte italiana dell’Ottocento.

Una torre colombaia della provincia di Esfahan in Iran (foto progetto ismeo borj-e kabotar)

Il percorso espositivo si articola in tre sezioni, accompagnate da pannelli informativi in lingua italiana e inglese. L’ingresso è dedicato a introdurre il visitatore al contesto geografico e storico-culturale delle torri colombaie, evidenziandone l’origine, l’evoluzione nel tempo, l’utilizzo e l’importanza socio-economica che hanno assunto nell’ambito della vita rurale iraniana. La seconda sezione espone i dipinti di Pasini e presenta al pubblico il progetto di ricerca “Borj-e Kabotar”, che affronta lo studio delle torri attraverso una prospettiva multidisciplinare che combina archeologia, architettura e antropologia. L’approccio etnografico della Missione ha permesso di approfondire la relazione tra queste architetture e le comunità rurali, documentando conoscenze tramandate oralmente e analizzando le trasformazioni legate ai mutamenti d’uso. Le attività di ricognizione e rilievo architettonico, condotte con l’ausilio di tecnologie avanzate come sistemi GIS e WebGIS, hanno consentito la raccolta e l’analisi di dati dettagliati sulla morfologia e sulla distribuzione delle torri nella regione.

L’interno di una torre colombaia della provincia di Esfahan in Iran (foto progetto ismeo borj-e kabotar)

L’ultima sala, cuore dell’allestimento, è dedicata all’analisi tipologica delle torri e presenta una ricca selezione di fotografie realizzate nell’ambito del progetto ISMEO. Le immagini illustrano da un lato il dialogo armonico tra le torri e il paesaggio, dall’altro le peculiarità costruttive, materiche e decorative che ne caratterizzano le diverse tipologie. Si indagano anche i temi dell’abbandono, del restauro e del riuso contemporaneo, documentando esperienze di recupero che hanno trasformato alcune torri in spazi funzionali, come sale da tè, a conferma della loro integrazione nella vita quotidiana dei villaggi moderni. Un’occasione preziosa, dunque, per scoprire un aspetto poco noto ma estremamente affascinante del patrimonio culturale iraniano. Attraverso il percorso di immagini e racconti, i visitatori saranno guidati alla scoperta della varietà architettonica e della funzione storica delle torri colombaie di Esfahan e del costante dialogo che le lega al presente.

Roma. Ai Mercati di Traiano – Museo dei Fori Imperiali la mostra “1350. Il Giubileo senza papa”: viaggio nella Roma del Medioevo tra storia, arte e devozione, a cura di Claudio Parisi Presicce, Nicoletta Bernacchio, Massimiliano Munzi e Simone Pastor. In mostra sessanta opere, tra statue, dipinti, epigrafi, monete, sigilli, manoscritti, bassorilievi, oggetti devozionali

La mostra “1350. Il Giubileo senza papa” ai Mercati di Traiano – Museo dei Fori Imperiali a Roma (foto roma capitale)

Il primo Giubileo della storia è quello indetto da papa Bonifacio VIII nel 1300. Ma cinquant’anni dopo, nel 1350, la situazione della Città eterna è ben diversa. Il Papa è ad Avignone. Ma Clemente VI concesse comunque “il perdono generale”. In chiusura del Giubileo 2025, dal 9 ottobre 2025 al 1° febbraio 2026 i Mercati di Traiano – Museo dei Fori Imperiali a Roma ospitano la mostra “1350. Il Giubileo senza papa”: un viaggio all’origine della tradizione giubilare attraverso gli eventi legati al secondo Anno Santo della storia, segnato dall’assenza del papa da Roma. La mostra è curata da Claudio Parisi Presicce, Nicoletta Bernacchio, Massimiliano Munzi e Simone Pastor, promossa da Roma Capitale, assessorato alla Cultura, sovrintendenza Capitolina ai Beni culturali con l’organizzazione di Zètema Progetto Cultura. In esposizione circa sessanta opere, tra statue, dipinti, epigrafi, monete, sigilli, manoscritti, bassorilievi, oggetti devozionali e rare testimonianze di valore storico e documentario. Alcune di queste opere, inedite, saranno presentate al pubblico per la prima volta. Il progetto espositivo si avvale di prestiti d’eccezione da istituzioni nazionali e internazionali e di opere delle collezioni capitoline.

La mostra “1350. Il Giubileo senza papa” ai Mercati di Traiano – Museo dei Fori Imperiali a Roma (foto roma capitale)

Allestito negli ambienti della Grande Aula al piano terra, il percorso si articola in otto sezioni tematiche che offrono uno sguardo a tutto campo sulla storia del Giubileo del 1350: dal primo Anno Santo del 1300 al ritorno del papa nell’Urbe nel 1377, passando per la Peste Nera e il terremoto del 1349, con un focus su Cola di Rienzo e Francesco Petrarca, appassionati cultori dell’antica magnificenza di Roma e sostenitori del ritorno del papa in città. La mostra racconta uno spaccato di Roma nel Trecento, intrecciando storia, arte, politica e fede.

Dettaglio dell’affresco di Giotto in San Giovanni in Laterano a Roma con papa Bonifacio VIII che indice il Giubileo del 1300 (foto graziano tavan)

Introduce il percorso la sezione dedicata alla figura di Bonifacio VIII Caetani, il papa che indisse il primo Giubileo nel 1300. Alla sua famiglia apparteneva il Castello delle Milizie con l’altissima Torre costruito nel XII-XIII secolo inglobando i Mercati di Traiano. Lo stemma di Bonifacio VIII figura sulle misure per l’olio e il vino, che il Comune di Roma, già istituito nel 1143, utilizzava per garantire il regolare funzionamento degli scambi e dei commerci. Tra le rare testimonianze dei simboli di Roma nel Medioevo, la pianta di Roma a forma di leone contenuta nel Liber Ystoriarum Romanorum, codice di fine Duecento-inizi Trecento di cui in mostra è presente una riproduzione. La notizia che a Roma si sarebbe svolto il “perdono generale” ebbe un’eco tale da richiamare un grande afflusso di pellegrini da ogni parte del mondo cristiano, come attestato dall’epigrafe commemorativa da Roccalanzona, nel parmense, rara testimonianza diretta del primo Giubileo.

Il modellino del Palais des Papes di Avignone in mostra ai Mercati di Traiano (foto roma capitale)

Il periodo successivo alla morte di Bonifacio VIII apre la cosiddetta “Cattività Avignonese” (1309-1377), durante la quale sette pontefici, tutti francesi, risiedettero presso lo splendido Palais des Papes di Avignone, di cui è in esposizione un modellino in legno. Quello intercorso tra i due Giubilei non fu solo un periodo di tensioni e depressione economica ma fu anche una fase di fiorente produzione artistica. Ne è un esempio il grande affresco con la Santissima Trinità, della metà del Trecento, proveniente dalla chiesa di San Salvatore delle Tre Immagini nel rione Monti e ora conservato al Museo di Roma, una rara antichissima testimonianza di questa iconografia, nata a seguito dell’istituzione della festività della SS. Trinità, promossa da papa Giovanni XXII nel 1334.

Mostra “1350. Il giubileo senza papa”: calco frontale della Lastra dell’Aracoeli raffigurante la “Visione di Augusto” (foto roma capitale)

Il nucleo tematico della mostra affronta gli anni che seguono all’elezione di Clemente VI, presso il quale, nello stesso anno, il Comune inviò un’ambasceria per chiedergli di tornare a Roma e anticipare il secondo Giubileo al 1350. Il papa non avrebbe riportato la Curia a Roma ma concesse il Giubileo, stabilendo che avrebbe avuto luogo ogni cinquant’anni anziché cento. In mostra è esposto un frammento dell’epigrafe della statua dedicata a Clemente VI per l’occasione, dal complesso ospedaliero di Santo Spirito in Sassia, unica parte che resta della scultura oggi perduta. Nella preparazione e gestione di questo evento di straordinaria portata religiosa e sociale emerge il ruolo svolto da tutta la città di Roma, dalla piccola e grande nobiltà al popolo, dalle istituzioni ecclesiastiche all’autorità comunale: insieme riuscirono a organizzare un’accoglienza molto efficiente per i pellegrini, come documenta la presenza, all’epoca, di quasi trenta ospedali. In mostra è possibile osservare un calco dell’epigrafe di fondazione dell’ospedale di San Giacomo in Augusta, costruito per volontà del cardinal Pietro Colonna nel 1339, dal museo Storico dell’Arte Sanitaria di Roma.

Mostra “1350. Il giubileo senza papa”: statua di San Michele arcangelo (foto azienda ospedaliera san giovanni – addolorata)

Gli anni che precedettero il secondo Giubileo furono funestati da eventi tragici. Nell’estate del 1348 dilagò a Roma la Peste Nera. In mostra è esposta la statua in marmo dell’Arcangelo Michele, invocato contro la peste, raffigurato con le ali spiegate nell’atto di uccidere il drago, prestito eccezionale dall’antico Ospedale di San Giovanni in Laterano. L’anno successivo, nella notte tra il 9 e il 10 settembre 1349, la città fu colpita da un violento terremoto che causò crolli e danni a numerosi edifici, comprese la Torre delle Milizie e la Torre dei Conti, che persero le loro sommità.

Mostra “1350. Il giubileo senza papa”: Cola di Rienzo che spiega le antiche epigrafi ai Romani in un disegno di Palagio Pelagi (foto Galleria Carlo Virgilio di Roma)

Contemporaneamente alla delegazione del Comune ad Avignone ne partì un’altra, promossa dal Governo popolare della città e capeggiata dal carismatico e controverso portavoce della fazione popolare, Cola di Rienzo, destinato a diventare presto il protagonista della scena politica romana. La sua figura è rappresentata in mostra da opere del XIX secolo, che raccontano episodi, tratti principalmente da quello straordinario testo che è la Cronica dell’Anonimo Romano: Cola di Rienzo che arringa il popolo romano nel grande dipinto di Carlo Felice Biscarra dai Musei Reali di Torino e Frate Acuto che annuncia a Cola di Rienzo la resa di Francesco dei Prefetti di Vico, un bassorilievo in gesso di Ettore Ferrari dalla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma, o ancora Cola di Rienzo che spiega le antiche epigrafi ai Romani in un disegno di Palagio Pelagi dalla Galleria Carlo Virgilio di Roma. In mostra sono inoltre esposte due monete dagli scavi del Mausoleo di Augusto battute dal Senato nella prima metà del Trecento e due denari emessi nei mesi del suo Tribunato, dalla Biblioteca Apostolica Vaticana.

Mostra “1350. Il giubileo senza papa”: busto di Petrarca e Globo in bronzo dorato che coronava l’obelisco Vaticano (foto roma capitale)

Roma vista e sognata, con il suo glorioso passato imperiale, è al centro della sezione dedicata ai Mirabilia, che presenta alcune leggende riportate negli scritti di Petrarca e nelle colte descrizioni elaborate a partire dal XII secolo: quella legata al Globo in bronzo dorato che coronava l’obelisco Vaticano, ritenuto essere l’urna delle ceneri di Giulio Cesare, e quella connessa alla Lastra dell’Aracoeli, di cui in mostra è presente il calco frontale, raffigurante la “Visione di Augusto”, davanti alla quale Cola di Rienzo si inchinò per deporre le insegne tribunizie dopo la vittoria sui Colonna del 1347.

Mostra “1350. Il giubileo senza papa”: statua raffigurante il ritorno del pellegrino accolto dall’abbraccio della moglie, dal Musée Lorrain di Nancy (foto roma capitale)

Veri protagonisti del Giubileo, i pellegrini sostenevano lunghi viaggi per visitare Roma. Con il loro tipico abbigliamento – un corto mantello, il bordone e la bisaccia, come rappresentato su una placchetta in bronzo dorato dal museo nazionale del Bargello, o nella statua raffigurante il ritorno del pellegrino accolto dall’abbraccio della moglie, dal Musée Lorrain di Nancy –, portavano con sé le insegne di pellegrinaggio, acquisite presso i santuari e i luoghi sacri per attestare il pellegrinaggio: avevano questa funzione le due insegne in piombo da Chioggia, raffiguranti i santi Pietro e Paolo, e quelle dai Fori Imperiali, con san Nicola e san Michele.

Mostra “1350. Il giubileo senza papa”: statua di Santa Veronica dal Musée des Beaux-Arts di Digione (foto roma capitale)

Un eccezionale tesoro di reliquie è custodito nelle chiese di Roma. La più preziosa, autentico simbolo del Giubileo del 1350 e il cui culto era già esploso nel Duecento, è la Veronica, “vera icona” di Cristo conservata in San Pietro in Vaticano. La Veronica è rievocata su un ducato in oro emesso dal Senatus romano a metà del Trecento, in prestito dalla Biblioteca Apostolica Vaticana e tra gli oggetti di più alto valore documentario presenti in mostra, oltre che nella statua di Santa Veronica, databile allo stesso periodo, dal Musée des Beaux-Arts di Digione. A questi anni risalgono anche i primi dibattiti sulla Sacra Sindone: la più antica menzione è contenuta nei Problemata di Nicola d’Oresme, vescovo di Lisieux tra il 1377 e il 1382, di cui in mostra è presente un raro codice quattrocentesco dalla Biblioteca nazionale di Napoli.

Mostra “1350. Il giubileo senza papa”: bozzetto raffiguranti la decorazione pittorica del catino absidale. Santa Caterina da Siena accoglie il papa Gregorio XI di Laurent Pecheux (1769) (foto venerabile arciconfraternita di santa caterina da siena a roma)

Protagonisti dell’ultima sezione, dedicata al ritorno del Papa e della Curia a Roma nel 1377, sono papa Gregorio XI e santa Caterina da Siena. La santa accompagna il pontefice nel rientro in città in una stampa di metà Ottocento dal Museo di Roma e nei modellini settecenteschi per la decorazione dell’abside della chiesa di Santa Caterina da Siena a via Giulia, conservati presso la Venerabile Arciconfraternita di Santa Caterina da Siena. Alla santa senese è dedicata anche la chiesa di Santa Caterina a Magnanapoli, costruita nel XVI secolo nell’area dei Mercati di Traiano, che dopo il castello delle Milizie accolsero un convento di suore domenicane. A testimonianza di questa ultima fase del monumento che ospita oggi la mostra, è un acquerello di Ettore Roesler Franz dal Museo di Roma in Trastevere. Si riferisce a eventi disastrosi che interessarono Roma in quegli anni, ma anche alla sua capacità di reazione, un’epigrafe in tre frammenti, recante il nome del cittadino che offrì una donazione in denaro per la ricostruzione di due colonne dopo il disastroso incendio che colpì la basilica di San Giovanni in Laterano nel 1361: una testimonianza di grande valore scientifico, ritenuta dispersa fino a oggi, identificata nei depositi capitolini in occasione della mostra e per la prima volta presentata al pubblico contemporaneo.

Mostra “1350. Il giubileo senza papa”: la lastra della tomba di papa Clemente VI (foto roma capitale)

Sullo sfondo dello scisma tra il papato romano e i filoavignonesi, crisi che si sarebbe ricomposta solo nel 1417, la mostra si conclude con la figura di una giovane nobildonna romana, Jacopa dei Prefetti di Vico, prelevata dal convento e data in sposa al fratello di papa Bonifacio IX, Andrea Tomacelli, molto più grande di lei. In mostra è possibile ammirare da vicino il sarcofago usato per la sepoltura della giovane, oggi conservato ai Musei Capitolini. Salito al soglio pontificio nel 1389, Bonifacio IX restaurò l’autorità papale finendo con il sopprimere l’autonomia comunale conquistata nel corso del XIV secolo, sia nei confronti delle ingerenze baronali sia di quelle della Chiesa: finisce così, a Roma, l’epoca del Comune medievale.

Roma. All’area archeologica del Circo Massimo torna “Il cosmo al Circo Massimo”: in un affascinante viaggio virtuale tra stelle, storia e mito

Sabato 12 e domenica 13 luglio 2025, “Il cosmo al Circo Massimo”: l’area archeologica del Circo Massimo torna a fare da cornice a due serate speciali curate dagli astronomi del Planetario di Roma, che accompagnano il pubblico in un affascinante viaggio virtuale tra stelle, storia e mito. La partecipazione alle due serate, con biglietto d’ingresso all’area archeologica, avviene da viale Aventino. Si assiste agli spettacoli seduti sul prato. Ingresso a partire dalle 21.30. Inizio spettacoli alle 21.45; durata circa 1 ora e 30 minuti. Biglietto: intero 7 euro, ridotto 4 euro. Per i residenti in Roma Capitale e nell’area metropolitana (mediante esibizione di valido documento che attesti la residenza): intero 4 euro, ridotto 3 euro. L’ingresso è gratuito per i possessori della MIC card, con prenotazione consigliata al contact center 060608 (attivo tutti i giorni 9-19). L’iniziativa, promossa da Roma Capitale, assessorato alla Cultura – sovrintendenza Capitolina ai Beni culturali, è a cura degli astronomi del Planetario di Roma, con
l’organizzazione di Zètema Progetto Cultura.

Nella serata di sabato 12 luglio 2025 il pubblico è coinvolto in un viaggio virtuale di osservazione del cielo stellato, accompagnato dal racconto a più voci degli astronomi del Planetario di Roma, Gabriele Catanzaro, Gianluca Masi, Stefano Giovanardi e Luca Nardi. L’esperienza è arricchita e resa più vivida dalle stupende immagini catturate dal Virtual Telescope e da un telescopio allestito in loco, proiettate su due megaschermi.Durante la serata, si ha modo di comprendere quanto l’inquinamento luminoso delle città limiti il nostro sguardo verso l’universo, ma anche di apprezzare quanto è ancora possibile ammirare. Guardando infine al passato e alla storia di Roma e dei suoi monumenti, si scopre come, fin dai tempi antichi, l’essere umano abbia sempre rivolto lo sguardo al cielo per sognare, studiare e comprendere i meccanismi di ciò che lo circonda.

Nella serata di domenica 13 luglio 2025, dedicata alle famiglie e ai più piccoli, è previsto uno spettacolo di marionette astronomiche e l’utilizzo di un telescopio digitale, che permette di ripercorrere l’affascinante storia della vita delle stelle attraverso l’osservazione del cielo profondo di una notte d’estate. Gli spettatori possono godersi lo spettacolo condotto dal vivo da Gabriele Catanzaro, proiettato in contemporanea su un maxischermo e sull’esterno della Torre della Moletta.

 

Roma. “Viaggi nel passato”: apertura serale della Villa di Massenzio sulla via Appia antica con tre postazioni didattiche

La Villa di Massenzio sulla via Appia illuminata per le visite serali (foto roma capitale)

Sabato 28 giugno 2025 apertura serale della Villa di Massenzio, nel parco archeologico dell’Appia antica, dalle 19 alle 21.30 (ultimo ingresso alle 21.30 con chiusura alle 22]. “Viaggi nel passato”: a partire dal tramonto, quando la Villa di Massenzio è catturata dall’illuminazione artistica, tre postazioni didattiche, dislocate nei punti chiave del complesso monumentale, raccontano in Italiano e in inglese, la vita della grande villa Imperiale. Tra il secondo e il terzo miglio della via Appia antica si estende una delle aree archeologiche più belle della campagna romana, la villa dell’imperatore Massenzio, lo sfortunato avversario di Costantino il Grande nella battaglia di Ponte Milvio del 312 d.C. Il complesso archeologico, è costituito da tre edifici principali: il palazzo, un circo e un mausoleo dinastico. Il monumento più noto del complesso è il circo per le corse dei carri, molto bel conservato. Il mausoleo dinastico, allineato lungo la via Appia, era un edificio a pianta circolare, chiuso all’interno di un quadriportico. Si può visitare la camera sepolcrale, nella quale fu sepolto il figlio di Massenzio, Romolo Augusto, morto prematuramente.

Roma piange la morte di Papa Francesco. Annullata per rispetto LA FESTA DI ROMA e tutti gli eventi di Roma Capitale

Papa Francesco, morto il 21 aprile 2025 (foto roma capitale)

Roma Capitale piange la scomparsa di Sua Santità Papa Francesco e si unisce al lutto della Chiesa universale e del mondo intero. “Roma, l’Italia e il mondo piangono un uomo straordinario, un pastore umile e coraggioso che ha saputo parlare al cuore di tutti. Papa Francesco ha segnato un’epoca con il suo esempio di semplicità, il suo infaticabile impegno per la pace, la vicinanza e l’amore per gli ultimi, la cura per il creato. Il suo magistero e il suo esempio resteranno vivi per sempre”, ha scritto il sindaco, Roberto Gualtieri. “Ci stringiamo con affetto alla Chiesa e a tutti coloro che hanno trovato in lui una guida e un punto di riferimento. Roma, la città che ha amato profondamente e in cui è stato “Vescovo tra la gente”, lo ricorderà sempre con immensa gratitudine e con un affetto sincero. Nel nostro cuore resterà la sua voce, il sorriso paziente, la forza quieta delle sue parole. A chi resta, il compito di custodirne l’eredità più preziosa: uno sguardo sul mondo fatto di misericordia, ascolto e tenerezza”. In segno di rispetto e di lutto per la scomparsa del Santo Padre tutti gli eventi pubblici di Roma Capitale previsti per oggi e domani sono annullati. E quindi anche LA FESTA DI ROMA (vedi LA FESTA DI ROMA 2025: nel giorno del suo 2778° compleanno Roma Capitale celebra l’anniversario della fondazione dell’Urbe con spettacoli, concerti, lezioni, performance, attività per bambine e i bambini, apertura musei, visite guidate. Ecco il ricco programma | archeologiavocidalpassato)