Cavallino-Treporti (Ve). Al Centro Espositivo Borgo di Lio Piccolo apre la mostra “Fare la laguna, fare in laguna: comunità e risorse fra Lio Piccolo e Altino” a cura di Diego Calaon e Daniela Cottica
Domenica 21 settembre 2025, alle 10.30, in occasione della Festa della Giuggiola, al Centro Espositivo Borgo di Lio Piccolo (Cavallino-Treporti), con accesso esclusivamente pedonale/ciclabile, apre la mostra “Fare la laguna. Fare in laguna: comunità e risorse fra Lio Piccolo e Altino” a cura di Diego Calaon e Daniela Cottica del dipartimento di Studi umanistici università Ca’ Foscari di Venezia, un percorso nel tempo per raccontare le comunità della laguna dall’età romana ad oggi. La mostra, promossa dal dipartimento di Studi umanistici (Daniela Cottica, Diego Calaon) in collaborazione con università di Bologna, SABAP per la città metropolitana di Venezia, musei Archeologici nazionali di Venezia e Laguna, università di Bologna, Comune di Cavallino Treporti, associazione Il Borgo Di Lio Piccolo; Progetto CHANGES; TerzaMissioneDSU, rimarrà aperta fino al 29 marzo 2026, sabato domenica e festivi 10-12 / 15-17.30. Ingresso libero.
Montegrotto Terme (Pd). L’area archeologica scelta come caso pilota per testare la app ArcheoAlert del progetto di ricerca MAGA – Manutenzione e Gestione per la tutela del patrimonio Archeologico: test pubblico nel DemoDay
“Segnala. Proteggi. Partecipa”. È la filosofia di MAGA – Manutenzione e Gestione per la tutela del patrimonio Archeologico, un progetto di ricerca e sviluppo a valere sui fondi del PNRR NextGeneration EU nell’ambito dell’Ecosistema dell’Innovazione iNEST (Spoke 6), che punta a innovare la manutenzione dei siti archeologici. A cominciare da Montegrotto Terme (Pd). Proprio l’area archeologica di Montegrotto Terme è stata scelta come caso pilota dove i cittadini e i turisti diventano protagonisti della manutenzione preventiva grazie all’app ArcheoAlert, elaborata da UNINA (DiARC), STRESS e ETT, ogni cittadino può segnalare in modo semplice e guidato i piccoli guasti rilevati sul sito, contribuendo così alla cura condivisa e preventiva del patrimonio. Per saperne di più sul progetto l’appuntamento è domenica 13 luglio 2025 per il DemoDay: ritrovo in piazza Primo Maggio a Montegrotto Terme. Alle 9.15 registrazione dei partecipanti (contributo 5 euro). È prevista la colazione all’interno del sito archeologico di Montegrotto Terme in via Scavi. Quindi visita accompagnata, un’occasione da non perdere per testate l’app, conoscere il progetto e partecipare in prima persona a una nuova visione di tutela digitale. Evento realizzato in collaborazione con la soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per l’area metropolitana di Venezia e le province di Belluno Padova e Treviso, con il Comune di Montegrotto Terme (Pd), dell’Associazione Lapis e di MOSHACA EVENTI & VINTAGE MARKET.
Trissino (Vi). In biblioteca per la rassegna “Incontri tra natura e storia”, la conferenza “Il restauro delle lamine figurate” con Federica Santinon, restauratrice della soprintendenza, a corollario della mostra “Con gli occhi della divinità” al museo “Zannato” di Montecchio Maggiore
Un appuntamento imperdibile dedicato all’affascinante mondo del restauro archeologico. Venerdì 27 giugno 2025, alle 18, nella biblioteca civica di Trissino (Vi), nell’ambito della rassegna “Incontri tra natura e storia”, la conferenza “Il restauro delle lamine figurate” con Federica Santinon, restauratrice della soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per l’area metropolitana di Venezia e le province di Padova Belluno e Treviso. Ingresso libero fino a esaurimento posti. Sarà Federica Santinon a condure i partecipanti in un viaggio tra le tecniche e gli strumenti utilizzati per riportare alla luce la bellezza nascosta di antichi manufatti, con un focus speciale sulle misteriose e preziose lamine figurate. Si potrà così capire meglio quali sono le difficoltà e le tecniche migliori da utilizzare per restaurare dei reperti archeologici, in particolare le lamine figurate. L’incontro si collega alla mostra “Con gli occhi della divinità”, attualmente visitabile al museo civico “Zannato” di Montecchio Maggiore (Vi), aperta fino alla fine di luglio 2025.
Adria (Ro). Al museo Archeologico nazionale presentata la collezione archeologica di 88 reperti greci, magno greci ed etruschi (fine VII – prima metà II sec. a.C.) recuperata dai carabinieri TPC di Venezia e consegnati al MAN-Adria

Reperti sequestrati e consegnati al museo Archeologico nazionale di Adria. Da sx a dx: lekytos attica (460-450 a.C.); skyphos attico a figure nere (500-480 a.C.); punta di lancia con codolo in bronzo di età protostorica; pelike attica a figure rosse (380-360 a.C.); pisside siceliota con coperchio, 324-300 a.C. (foto sabap-pd)
Sul tavolo dei carabinieri del nucleo Tutela Patrimonio Culturale di Venezia, pronti per la repertazione, ecco una lekytos attica decorata con figura femminile alata in volo con fiaccole, 460-450 a.C.; uno skyphos attico a figure nere, decorato con scene dionisiache, 500-480 a.C.; una punta di lancia con codolo in bronzo di età protostorica; una pelike attica a figure rosse, decorata sul lato A con una grifomachia, sul lato B con tre figure maschili, 380-360 a.C.; una pisside siceliota con coperchio, 324-300 a.C. questi straordinari reperti sono solo alcuni della ricca collezione archeologica, formata da 88 pezzi, recentemente acquisita dallo Stato e consegnata ai museo Archeologico nazionale di Adria (Ro) in seguito all’attività svolta dai Carabinieri TPC di Venezia. La presentazione ufficiale, come annunciato (vedi Adria (Ro). Al museo Archeologico nazionale presentazione degli 88 reperti recuperati dal nucleo TPC dei carabinieri e acquisiti dal museo | archeologiavocidalpassato), il 19 giugno 2025 da parte di Maria Cristina Vallicelli della soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per l’area metropolitana di Venezia e le Province di Belluno Padova e Treviso, in un incontro al museo Archeologico nazionale di Adria (Ro) promossa dalla direzione regionale Musei nazionali Veneto, dalla soprintendenza A.B.A.P. per l’area metropolitana di Venezia e le province di Belluno, Padova e Treviso, e dai Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale di Venezia.

Le autorità presenti alla presentazione dei reperti greci, magno greci ed etruschi, sequestrati dai carabinieri TPC e consegnati al museo Archeologico nazionale di Adria (foto sabap-pd)
La raccolta è composta principalmente da reperti vascolari in ceramica di notevole interesse culturale, provenienti da rinvenimenti sul territorio italiano, appartenenti a produzioni antiche attestate in Grecia, Magna Grecia ed Etruria, da inquadrarsi cronologicamente tra la fine del VII e la prima metà del II sec. a.C. La tipologia dei reperti e il loro ottimo stato conservativo suggeriscono una provenienza da ambiti funerari. I beni sono stati verificati e, successivamente sequestrati, nel luglio 2024 dal Nucleo Carabinieri T.P.C. di Venezia, nell’ambito di un’attività ispettiva della soprintendenza per l’area metropolitana di Venezia e le province di Belluno Padova e Treviso, con cui i Carabinieri TPC collaborano strutturalmente. In particolare, a seguito dell’avvio del procedimento per la dichiarazione dell’eccezionale interesse culturale della raccolta dei beni, già nel maggio 2024 la Commissione regionale per il patrimonio culturale del Veneto aveva interessato il Nucleo TPC di Venezia per verificare i titoli di proprietà della collezione.

Kylix attica a figure rosse, bottega del pittore di Pentesilea, 460-450 a.C consegnata al museo Archeologico nazionale di Adria (foto sabap-pd)
La normativa vigente prevede sui beni archeologici provenienti certamente o presumibilmente dal territorio italiano una presunzione di appartenenza allo Stato. Il privato che intenda rivendicare la proprietà di reperti archeologici è tenuto a fornire la prova che gli stessi gli siano stati assegnati dallo Stato in premio per ritrovamento fortuito; o che gli siano stati ceduti sempre dallo Stato a titolo d’indennizzo, per l’occupazione d’immobili; o che siano stati in proprio, o altrui possesso, in data anteriore all’entrata in vigore della Legge n. 364 del 20 giugno 1909. Inoltre, per quanto previsto dal Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio, le alienazioni, le convenzioni e gli atti giuridici in genere, compiuti in violazione delle previsioni in materia di tutela, proprietà e circolazione dei beni archeologici indicati nello stesso codice, sono nulli. Le indagini effettuate, coordinate dalla Procura della Repubblica di Padova, hanno permesso di accertare come mancassero tali titoli legittimanti la proprietà privata. Parte della raccolta è costituita da beni frutto di scavi clandestini e rinvenimenti fortuiti non denunciati, poi compravenduti da case d’asta; per un’altra parte dei reperti sono state raccolte informazioni, relativamente alla loro materiale detenzione, che arrivano sino agli anni ’70 del secolo scorso. Dirimente è stata la completa collaborazione alle indagini da parte dell’ultima detentrice in buona fede, una volta comprese lacune e criticità relativamente all’originaria provenienza clandestina dei reperti, in seguito confluiti nella raccolta. L’azione di polizia giudiziaria si è avvalsa necessariamente di esami tecnici sui beni, effettuati da funzionari archeologi della Soprintendenza suddetta, che hanno lavorato insieme ai Carabinieri TPC anche nella ricostruzione della storia della collezione.

Kylix tra gli 88 reperti recuperati dai carabinieri del nucloe TC ed acquisiti dal museo Archeologico nazionale di Adria (foto drmn-veneto)
A termine degli accertamenti, nel febbraio 2025 il Tribunale di Padova ha decretato il dissequestro della collezione e la sua consegna alla soprintendenza A.B.A.P. per l’area metropolitana di Venezia e le province di Belluno Padova e Treviso. Come previsto dalla disciplina ministeriale, la direzione generale Archeologia Belle arti e Paesaggio del MiC, interessata in merito, in marzo 2025 ha disposto l’assegnazione definitiva della collezione al museo Archeologico nazionale di Adria. Il recupero di reperti archeologici facenti parte del patrimonio culturale dello Stato rappresenta una delle direttrici investigative che il Nucleo CC TPC di Venezia persegue, attraverso verifiche costanti presso gli esercizi commerciali di settore, mediante l’attenta raccolta di segnalazioni da parte di studiosi e appassionati, grazie alla collaborazione degli uffici centrali e periferici del MiC. La restituzione al patrimonio pubblico di questi beni, testimonianze materiali aventi valore di civiltà, riporta alla fruizione collettiva oggetti che narrano la storia di territori e di comunità.
Adria (Ro). Al museo Archeologico nazionale presentazione degli 88 reperti recuperati dal nucleo TPC dei carabinieri e acquisiti dal museo

Kylix tra gli 88 reperti recuperati dai carabinieri del nucloe TC ed acquisiti dal museo Archeologico nazionale di Adria (foto drmn-veneto)
Giovedì 19 giugno 2025, alle 11, al museo Archeologico nazionale di Adria presentazione della ricca collezione archeologica recentemente acquisita in seguito all’attività svolta dai Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale del nucleo di Venezia. L’evento sarà moderato dalla direttrice del Museo, Alberta Facchi, e si svolgerà alla presenza di dirigenti degli uffici del ministero della Cultura, di Autorità civili e militari. La collezione di 88 reperti verrà illustrata da Maria Cristina Vallicelli della soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per l’area metropolitana di Venezia e le Province di Belluno Padova e Treviso. Info e prenotazioni: 0426 21612; drm-ven.museoadria@cultura.gov.it
Padova. Scoperte dieci tombe protostoriche (Veneti antichi) durante i lavori di ristrutturazione nel complesso didattico della Campagnola, dell’università di Padova. Già nel 2022-2023 il cantiere aveva intercettato una prima necropoli di età romana costituita da 220 tombe
Scoperta una necropoli dei veneti antichi alla Campagnola di Padova. Durante i lavori di ristrutturazione nel complesso didattico della Campagnola, dell’università di Padova, sono state scoperte dieci tombe risalenti all’età protostorica la cui datazione va dal VI-V secolo a.C. fino all’inizio della romanizzazione. Una delle scoperte più interessanti è una sepoltura di cavallo, che riveste un forte significato simbolico e rituale mentre un’altra tomba è stata trovata in una grande cassa di legno quadrata con due vasi ossuari, vari manufatti in ceramica e alcuni oggetti in bronzo e ferro.
Una prima necropoli di età romana costituita da 220 tombe, sepolture databili tra l’età augustea e gli inizi del II secolo d.C. ovvero nel periodo di massima fioritura della città romana, era stata rinvenuta nel corso degli scavi eseguiti tra il 2022 e il 2023 per la realizzazione del nuovo studentato dell’università di Padova nel complesso ex Seef in via Campagnola a Padova (vedi Padova. A Palazzo Folco, sede della soprintendenza, conferenza “Padova, scavi urbani 2022: un’anteprima”: presentazione degli scavi archeologici alla Nuova Pediatria (contesti artigianali-produttivi) e in via Campagnola (necropoli con oltre 170 tombe, I-II sec. d.C.) | archeologiavocidalpassato). Le tombe, disposte in gruppi ravvicinati, suggeriscono un carattere familiare e i corredi funerari, di buona qualità, indicano che i defunti appartenevano a una classe sociale media. Nel 2024, dopo l’inaugurazione delle nuove aule, sono iniziati i lavori di ristrutturazione, tuttora in corso, delle palazzine su via Campagnola. Durante questi lavori sono state scoperte tombe più antiche rispetto a quelle romane, risalenti all’età protostorica. Sebbene la datazione precisa debba essere confermata dallo studio dei materiali, si pensa che possano coprire un periodo che va dal VI-V secolo a.C. fino all’inizio della romanizzazione. Fino ad ora sono state trovate circa dieci tombe, tra cui diverse “a dolio” (grandi vasi contenenti ossa e corredi), oltre a sepolture in casse di legno e pietra.

Una sepoltura di cavallo scoperta nella necropoli protostorica di via Campagnola a Padova (foto unipd)
Una delle scoperte più interessanti è una sepoltura di cavallo, che riveste un forte significato simbolico e rituale. In questa sepoltura, un cavallo è stato sepolto insieme a un grande dolio. Questo e altri dolii sono stati estratti, portati in laboratorio per un’analisi approfondita e poi restaurati.

Necropoli protostorica di via Campagnola a Padova: la tomba più ricca, trovata in una grande cassa di legno quadrata, contiene almeno 36 oggetti (foto unipd)
La tomba più ricca, trovata in una grande cassa di legno quadrata, contiene almeno 36 oggetti, tra cui due vasi ossuari, vari manufatti in ceramica e alcuni oggetti in bronzo e ferro, che suggeriscono un ceto sociale elevato. “Si tratta di un’acquisizione della ricerca straordinariamente importante”, chiarisce il soprintendente Vincenzo Tiné, “perché questa nuova necropoli Nord ci consente di accertare che i limiti della città veneta coincidono sostanzialmente con quelli della città romana, chiarendo definitivamente la straordinaria dimensione urbana della Prima Padova”. “I lavori avviati dall’università di Padova per la realizzazione di nuovi spazi dedicati alla didattica e alla vita studentesca hanno portato alla luce un patrimonio archeologico di grande valore”, afferma Daniela Mapelli, rettrice dell’università di Padova. “È una scoperta che arricchisce la conoscenza della storia di Padova e dimostra, ancora una volta, quanto sia preziosa la sinergia tra sviluppo urbano, ricerca scientifica e tutela del territorio. L’Ateneo, attraverso i suoi interventi, contribuisce non solo alla formazione e all’innovazione, ma anche alla valorizzazione della memoria storica della città”.
Sedico (Bl). In occasione delle manifestazioni “Sedico in festa” e “Latterie aperte”, per tre domeniche, senza prenotazione, sarà possibile visitare il parco archeologico del Castelliere di Noal piccola perla incastonata alle porte dell’area dolomitica
Piccola perla incastonata alle porte dell’area dolomitica, il parco archeologico del Castelliere di Noal a Sedico (Bl) è da 3300 anni testimone dell’epoca dei grandi siti archeologici europei. In occasione delle manifestazioni “Sedico in festa” e “Latterie aperte”, sarà possibile visitare il parco archeologico domenica 18 e 25 maggio, domenica 1° giugno senza prenotazione, con visite accompagnate su più turni, con inizio alle 14.30, 15, 15.30, 16, 16.30, 17, 17.30. Per visite di gruppo (da 10 persone), invece, è necessaria la prenotazione scrivendo a giannidv42@gmail.com. Si consiglia di portare una giacca a vento per via dell’aria fresca in cima alla torre. In caso di maltempo le visite saranno annullate.

Veduta d’insieme del parco archeologico del Castelliere di Noal a Sedico (Bl) (foto comune di sedico)
Le ricerche attestano che i primi insediamenti a Noàl risalgono all’età del Bronzo (tra XIII e XII secolo avanti Cristo), poi dal nucleo originario prese vita un vero e proprio abitato fortificato, o castelliere. Dopo una lunga fase di abbandono del sito, si assiste nel Medioevo al sorgere di un castello con funzione strategica di controllo militare, con i resti murari dell’antica torre ancora oggi visibili. Attraverso una sinergia tra associazioni locali, Comune di Sedico e Soprintendenza sono state effettuate, nel corso degli anni, numerose ricerche archeologiche e si sono progressivamente realizzate strutture e dotazioni finalizzate alla visita. Per rivivere la storia di Noàl, all’interno del Parco si snoda infatti un percorso didattico attrezzato con pannelli che illustrano la storia del luogo, le ricerche, i ritrovamenti e che presentano la stratigrafia relativa alle diverse fasi del castelliere/castello. In cima alla torre, realizzata con altezza analoga a quella antica e per proteggerne i resti, con una vista panoramica a 360° sulla valle e le cime del Parco delle Dolomiti Bellunesi, si trova invece l’aula didattica, attrezzata con teche che custodiscono copie perfette di alcuni dei più significativi reperti rinvenuti, pannelli illustrativi e pannelli panoramici per traguardare e individuare l’antica rete di insediamenti databili dalla protostoria al Medioevo e le principali cime delle montagne intorno, i paesi, il Piave ed il Cordevole.























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