Archivio tag | soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per la provincia di Viterbo e l’Etruria Meridionale

Visite guidate straordinarie alla monumentale Tomba Latanzi nella necropoli rupestre di Norchia (Vt) grazie all’accordo del MIC con l’Esercito

La necropoli rupestre di Norchia (Vt) apre le porte al pubblico per iniziativa della soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per la provincia di Viterbo e l’Etruria meridionale. Il 1°, l’8 e il 29 agosto 2026 (dalle 9: alle 13) e il 5 settembre 2026 (dalle 9 alle 13) visite straordinarie al cantiere di scavo della monumentale Tomba Lattanzi nella necropoli rupestre, in via della Madonnella n. 25 a Monte Romano, sede dell’80° reggimento “ROMA”. Quattro appuntamenti eccezionali permetteranno al pubblico di accedere al cantiere di scavo della monumentale Tomba Lattanzi 1, nel settore occidentale della necropoli rupestre di Norchia, un’area normalmente non accessibile. E poter osservare da vicino le attività di scavo e di messa in sicurezza della grande tomba e di conoscere gli ultimi sviluppi delle ricerche in corso. L’iniziativa è resa possibile grazie all’Accordo di collaborazione tra il ministero della Cultura e lo Stato Maggiore dell’Esercito, finalizzato alla ricerca, alla conservazione, alla valorizzazione e alla fruizione del comprensorio archeologico, naturalistico e paesaggistico di Norchia. I visitatori potranno usufruire del parcheggio autovetture presso la sede del reggimento. Il trasporto dalla base alla tomba Lattanzi e ritorno sarà effettuato con un mezzo messo a disposizione dal reggimento. durata: circa 3 ore con partenza alle 9. ingresso gratuito con prenotazione obbligatoria almeno 10gg prima dell’evento a: sabap-vt-em.eventi@cultura.gov.it. Al momento della prenotazione verranno inviate le liberatorie da compilare e consegnare quattro giorni prima della visita.

Tarquinia (Vt). “Sotto i nostri piedi: Etruschi e Romani raccontano il territorio”: visite guidate alla scoperta delle Tombe Etrusche del Gallo, dei Pigmei, dei Festoni e Maggi e dell’area del nuovo ritrovamento archeologico di Gravisca. Ecco il programma

Domenica 19 luglio (alle 9.30: Tombe del Gallo e dei Pigmei), sabato 25 luglio (alle 18, nuovo settore di Gravisca), e sabato 8 agosto 2026 (alle 17.30, Tombe dei Festoni e Maggi), a Tarquinia (Vt), “Sotto i nostri piedi: Etruschi e Romani raccontano il territorio”: visite guidate alla scoperta delle Tombe Etrusche del Gallo, dei Pigmei, dei Festoni e Maggi e dell’area del nuovo ritrovamento archeologico di Gravisca. Nell’ambito delle aperture straordinarie promosse dal ministero della Cultura, la soprintendenza Abap per la provincia di Viterbo e l’Etruria meridionale promuove un calendario di appuntamenti che accompagnerà il pubblico alla scoperta di alcuni dei luoghi più significativi del patrimonio archeologico del territorio. È possibile così partecipare a visite guidate straordinarie dedicate alle Tombe Etrusche del Gallo, dei Pigmei, dei Festoni e Maggi, normalmente non accessibili al pubblico. Uno degli appuntamenti è dedicato all’area del nuovo ritrovamento di Gravisca, dove le recenti attività di ricerca archeologica stanno restituendo nuove e importanti testimonianze.  Informazioni: visite gratuite, prenotazione obbligatoria all’indirizzo mail: sabap-vt-em.tarquinia@cultura.gov.it, fino ad esaurimento posti; abbigliamento comodo e scarpe chiuse; al momento della prenotazione sarà inviata una liberatoria di responsabilità e le indicazioni relative al luogo dell’appuntamento.

Bolsena (Vt). Visite guidate in immersione, snorkeling e imbarcazione all’area archeologica subacquea del Gran Carro nel lago di Bolsena

La soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per la provincia di Viterbo e l’Etruria meridionale promuove visite guidate in immersione, snorkeling e imbarcazione per il piano di valorizzazione 2026 l’area archeologica subacquea del Gran Carro nel lago di Bolsena. Appuntamento in località Sant’Antonio, via Cassia, km. 107.200, Bolsena (Vt), domenica 12 luglio 2026, ore 9-13; domenica 19 luglio 2026 (in notturna), ore 19-22; domenica 26 luglio 206, ore 9-13. Prenotazione obbligatoria a sabap-vt-em.subacquea@cultura.gov.it

Roma. A Palazzo Patrizi Clementi presentazione di due libri su “casi freddi” (la scure letterata) e “casi risolti” (la Bicherna): due casi di recupero di beni culturali mobili, uno archeologico, l’altro storico artistico

“Casi freddi. La scure letterata e le sue peregrinazioni: dalla Calabria al British Museum” di Gino Famiglietti e “La Biccherna. Peripezie di una tavola dipinta” di Gino Famiglietti e Micaela Procaccia, sono i due libri che verranno presentati mercoledì 22 aprile 2026, alle 16, a Palazzo Patrizi Clementi, in via Cavalletti 2 a Roma, sede della soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per la provincia di Viterbo e l’Etruria meridionale. Si parlerà di CASI FREDDI (cold cases) e CASI RISOLTI. Un confronto tra esperti di beni culturali su due casi diversi ma con un tratto in comune, il grande lavoro tecnico e giudiziario fatto per contrastare la dispersione del nostro patrimonio. La “scure letterata” è un pezzo straordinario, scoperto nel 1846 a San Sosti, vicino Cosenza, probabilmente proveniente da un santuario. Riporta un’iscrizione di dedica alla dea Hera, da parte di Kyniscos, vittimario, come decima del compenso per il suo lavoro. Il reperto è finito nella Collezione di Alessandro Castellani e dopo varie “peregrinazioni” tra Napoli, Roma e Parigi, è oggi al British Museum. La Biccherna è una copertina dipinta di un registro contabile dell’Antica Repubblica di Siena. Risalente al Quattrocento, è stata acquistata in Italia da un suddito dell’impero Germanico, ma poi riconosciuta nel 2016 in occasione di un’asta, è oggi una preziosa opera d’arte recuperata al patrimonio italiano. Dopo la presentazione della soprintendente, Margherita Eichberg, i due casi di recupero di beni culturali mobili, uno archeologico, l’altro storico artistico, saranno al centro di un dialogo tra le funzionarie Anna Corsi e Giulia Pollini, con il prof. Andrea Piacentini Vernata e gli autori, Gino Famiglietti e Micaela Procaccia, esperti di vicende giuridiche e tecnico-amministrative che hanno riguardato la dispersione e la riacquisizione del nostro patrimonio culturale. Ingresso libero fino ad esaurimento posti.

Copertina del libro “Casi freddi. La “scure letterata” e le sue peregrinazioni: dalla Calabria al British Museum” di Gino Famiglietti

Casi freddi. La “scure letterata” e le sue peregrinazioni: dalla Calabria al British Museum (Scienze e Lettere). Intorno alla metà dell’800 una “scure di bronzo, con greca iscrizione” viene rinvenuta in Calabria. L’importanza del reperto è notevole: addirittura, la sua restituzione grafica, pubblicata, insieme ad una dettagliata scheda di catalogo, su una nota rivista scientifica, è realizzata dal Primo disegnatore dei Reali Scavi di Pompei. In ragione del suo “merito”, la scure è quindi uno di quegli oggetti di cui, secondo le leggi dell’epoca, è proibita l’esportazione “fuori del Regno”. E tuttavia, nel 1884, la scure viene venduta in asta a Parigi e viene acquistata da un emissario del British Museum. Ma come è arrivata la scure a Parigi? Fra i documenti ufficiali che la riguardano non c’è traccia di un eventuale permesso che ne abbia potuto consentire la legittima uscita dal territorio italiano. Eppure, l’indifferenza degli apparati amministrativi rispetto alla strana vicenda perdura nel tempo, nonostante le ripetute richieste di chiarimenti che, in merito all’accaduto, vengono rivolte, da parlamentari di ogni estrazione politica, appartenenti tanto alle forze di maggioranza quanto a quelle di opposizione, ai governi di volta in volta in carica. Un frastornante silenzio, che dura da troppo tempo. Ci sarà un modo per trarre la vicenda dall’oblio in cui è stata confinata?

Copertina del libro “La “Biccherna”. Peripezie di una tavola dipinta” di Gino Famiglietti e Micaela Procaccia

La “Biccherna”. Peripezie di una tavola dipinta (Scienze e Lettere). Negli anni che precedono e seguono l’esordio del Regno d’Italia, un suddito dell’Impero germanico, appassionato d’arte, compie ripetuti viaggi in Italia. Non si tratta solo dell’abituale Grand tour, assai in voga in quegli anni, ma di un preciso interesse collezionistico. Nel corso dei suoi viaggi, in una data sconosciuta, il suddito germanico compra una tavoletta dipinta quattrocentesca che altro non è che la copertina di un registro contabile dell’antica Repubblica di Siena, come le tante conservate all’archivio di Stato di quella città. Per decenni la tavoletta resta nella collezione della famiglia, fino a quando gli eredi non la mettono all’asta. È il 2016 e, per la prima volta, gli organi di tutela si rendono conto che – forse – l’uscita della tavoletta dal territorio italiano non è avvenuta, a suo tempo, con modalità proprio ineccepibili, per così dire. Le ricerche, condotte pure sui documenti d’archivio, sveleranno, infatti, anche “distrazioni” amministrative e pressioni indebite per favorire l’attività del collezionista a scapito del patrimonio culturale italiano. Inizia così una lunga battaglia legale che, fra alterne vicende, imprevisti, momenti alti e bassi, condurrà al rientro in Italia del prezioso oggetto.

 

Grotte di Castro (Vt). Alla Casa di Comunità il IV convegno “L’Acqua e gli Etruschi” sul tema “Archeologia e territorio: percorsi, luoghi della cultura, accessibilità”. Ecco il programma

Venerdì 10 e sabato 11 aprile 2026, appuntamento nella Casa di Comunità, inaugurata nei giorni scorsi, in vicolo del Fede a Grotte di Castro (Vt) con il IV convegno “L’Acqua e gli Etruschi” sul tema “Archeologia e territorio: percorsi, luoghi della cultura, accessibilità”, momento di riferimento per lo studio e la valorizzazione del patrimonio etrusco del territorio del lago di Bolsena, organizzato dal Comune di Grotte di Castro in collaborazione con l’Istituto di Scienze del Patrimonio Culturale (ISPC) del CNR, con il contributo di studiosi, archeologi ed esperti provenienti da istituzioni e università italiane.

PROGRAMMA DI VENERDÌ 10 APRILE 2026, alle 10: saluti, ANTONIO DOMENICO RIZZELLO, sindaco di Grotte di Castro; MARGHERITA EICHBERG, soprintendente Archeologia Belle arti e Paesaggio per la provincia di Viterbo e per l’Etruria meridionale; COSTANZA MILIANI, direttrice ISPC-CNR Roma: introduzione e presentazione del libro “Atti del III Convegno 2025”: MARIAFLAVIA MARABOTTINI, coordinatrice scientifica del convegno, direttrice del museo Civita di Grotte di Castro; MARCO ARIZZA, coordinatore scientifico del convegno, ISPC-CNR Roma. SESSIONE – ARCHEOLOGIA: NOVITÀ DAL TERRITORIO: BARBARA BARBARO, soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per la provincia di Viterbo e per l’Etruria meridionale, “L’insediamento protostorico del Lago di Mezzano: primi risultati delle recenti indagini”; RACHELE PAVAN, archeologa, “Archeologia Preventiva: indagini preliminari condotte presso le località Colle del Giardino e Piana del Giardino a Capodimonte (VT)”; coffee break; RODOLFO BRANCATO, università di Napoli “Federico II”; ANTONINO BOTTONE, università di Bari “Aldo Moro”; GIUSEPPE SCARDOZZI, ISPC-CNR Lecce, “Nuovi dati dalle ricognizioni archeologiche tra le valli del Fiora e del Marta”; ALESSANDRA SILEONI, ALFREDO MORACI, WALTER PANTANO, MICHELE VALENTINI, archeologi, “Bagnoregio (VT), loc. Poggio Fabbrica. Sepolcreti e infrastrutture del territorio tra sistemi di bonifica agraria, gestione idrica e viabilità antica”; SIMONE FALQUI, archeologo, “La produzione della canapa a San Lorenzo Nuovo: le vasche sommerse nel lago di Bolsena”; dibattito; light lunch. Alle 15, SESSIONE – ARCHEOLOGIA: PERCORSI E ACCESSIBILITÀ: GIULIANA GALLI, museo della Navigazione nelle Acque Interne di Capodimonte, “Il Museo della Navigazione nelle Acque Interne come raccolta indiziaria per una possibile interpretazione della vasta rete di comunicazione e di scambio nell’antichità”; LAURA AMBROSINI, ISPC-CNR Roma, “Le cavernette falische e la loro accessibilità: luoghi di frequentazione e luoghi dedicati al culto delle acque”; DEBORA ROSSI, museo civico Archeologico della Civiltà etrusca “Enrico Pellegrini” di Pitigliano; SIMONA RAFANELLI, museo civico Archeologico “Isidoro Falqui” di Vetulonia (MuVet), “Tagli di luci e ombre nel tufo. Le vie cave come segni del paesaggio etrusco”; LAURA SAGRIPANTI (già assegnista Post Doc CNR ISPC), “Geografie del sacro: l’accessibilità ai depositi tra rito e spazio nel Lazio arcaico”; GIUSEPPE SCARDOZZI, ISPC-CNR Lecce, “L’acqua e i Messapi”; dibattito; aperitivo di saluto.

PROGRAMMA DI SABATO 11 APRILE 2026, alle 10: saluti, ANTONIO DOMENICO RIZZELLO, sindaco di Grotte di Castro; introduzione, MARIAFLAVIA MARABOTTINI, coordinatrice scientifica del convegno, direttrice del museo Civita di Grotte di Castro; MARCO ARIZZA, coordinatore scientifico del convegno, ISPC-CNR Roma. SESSIONE – LUOGHI DELLA CULTURA: VALORIZZAZIONE E ACCESSIBILITÀ: DINO ANGELACCIO, Gruppo accessibilità universale, osservatorio nazionale sulla Condizione delle persone con disabilità – Presidenza del Consiglio dei Ministri, “Diritto alla bellezza”; MARIA GRAZIA FILETICI, già direttrice del MiC, “Il patrimonio culturale e ambientale per tutti. Progetti e realizzazioni”; VINCENZO BELLELLI, VALERIA DORSA, MELANIA BISEGNA, parco archeologico di Cerveteri e Tarquinia, “Il PACT accessibile: come il PNRR ha trasformato il museo e la necropoli di Tarquinia”; coffee break; VINCENZO BELLELLI, JOLE TROPEANO, CATERINA AGOSTINO, parco archeologico di Cerveteri e Tarquinia, “Il PACT accessibile: come il PNRR ha trasformato il museo e la necropoli di Cerveteri”; BARBARA BARBARO, soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per la provincia di Viterbo e per l’Etruria meridionale, “Sotto le acque del Lago di Bolsena: il percorso archeologico del Gran Carro”; RITA AURIEMMA, università del Salento, “Rendere visibile l’invisibile: il patrimonio sommerso di Puglia alla sfida della valorizzazione e dell’accessibilità”; CLAUDIO CAROCCI, architetto (progetto PNRR); EMANUELA TODINI, architetto del Paesaggio (progetto PNRR), “L’Acqua e gli Etruschi, il percorso di visita dal borgo di Grotte di Castro al lago di Bolsena”; dibattito; light lunch. “FUORI CONVEGNO”, visite guidate alle necropoli lungo il percorso “L’Acqua e gli Etruschi”: 15 – 15.30, necropoli etrusca di Vigna la Piazza; 15.45 – 17.30, necropoli etrusca di Pianezze, incontro con Riccardo Mancinelli sul tema del restauro dei corridoi d’ingresso delle tombe.

Bolsena (Vt). Completato l’intervento di restauro e valorizzazione dell’insediamento sommerso della prima età del Ferro del Gran Carro di Bolsena: ora è un parco archeologico attrezzato, concepito per accogliere sia il pubblico subacqueo sia i visitatori da terra

Rilievi dell’insediamento sommerso della prima età del Ferro del Gran Carro di Bolsena (foto sabap-etr-mer)

Si è concluso l’intervento di restauro e valorizzazione dell’insediamento sommerso della prima età del Ferro del Gran Carro di Bolsena, realizzato grazie ai finanziamenti del ministero della Cultura e del Ministero del Turismo nell’ambito del PNRR – Caput Mundi. L’obiettivo raggiunto è la creazione di un vero e proprio parco archeologico attrezzato, concepito per accogliere sia il pubblico subacqueo sia i visitatori da terra, grazie anche a un nuovo polo ricettivo dotato di postazioni per la visione 3D del fondale in corrispondenza della palafitta e del tumulo sacro dell’Aiola.

Lo specchio d’acqua del lago di Bolsena dove si trova l’insediamento sommerso della prima età del Ferro del Gran Carro di Bolsena (foto sabap-etr-mer)

Il sito, in ottimo stato di conservazione e accessibilità, si trova a una profondità compresa tra i 2 e i 4 metri e a brevissima distanza dalla riva, condizione questa che consente un’esperienza di visita unica anche a chi non pratica attività subacquee. Si tratta di un unicum archeologico e un modello di valorizzazione sostenibile del patrimonio sommerso.

I sub visitano l’insediamento sommerso della prima età del Ferro del Gran Carro di Bolsena (foto sabap-etr-mer)

I lavori hanno interessato due ambiti: l’area di cantiere continuo dedicata alle attività di scavo subacqueo della Soprintendenza e l’area destinata alla fruizione del pubblico. Tra gli interventi realizzati figurano la messa in sicurezza e il restauro dei reperti lignei e ceramici visibili nel sito; un percorso subacqueo accessibile anche ai non vedenti; un percorso in snorkeling osservabile anche da imbarcazioni a fondo trasparente; l’illuminazione del complesso per le aperture notturne; un plastico in resina dell’intero sito; un rilievo fotogrammetrico completo per la restituzione 3D e un tour virtuale, accessibile da qualsiasi dispositivo digitale, che connette il pubblico con l’esposizione a terra e con il museo Territoriale del Lago di Bolsena.

Presentata al Mic la testa in marmo greco di una fanciulla (Kore), attribuibile ad un atelier attico di inizi V sec. a.C., scoperta nel sito della città etrusca di Vulci (Montalto di Castro. Vt), raro esempio di statuaria greca rinvenuta in Etruria. Gli interventi di Giuli, Russo, La Rocca, Oliva

Veduta frontale della testa di Kore (atelier attico di inizi V sec. a.C.) scoperta a Vulci e presentata al Mic (foto mic)

La scultura raffigura una giovane donna, con elegante ed elaborata acconciatura, attribuibile ad un atelier attico di inizi V sec. a.C.: raro esempio di statuaria greca rinvenuta in Etruria, che offre nuovi significativi spunti di riflessione sugli intensi scambi culturali tra Grecia e Italia preromana. Parliamo dell’eccezionale testa in marmo greco di una fanciulla (Kore), rinvenuta nel 2024, nel sito della città etrusca di Vulci (Montalto di Castro. Vt), nell’area di un nuovo tempio monumentale individuato nel 2021, La testa di Kore, attualmente in fase di restauro e analisi all’Istituto Centrale per il Restauro (ICR) di Roma, è oggetto di approfondite indagini scientifiche sui colori originari, i materiali e le tecniche di lavorazione impiegate.

Mariachiara Franceschini dell’università di Friburgo e Paul P. Pasieka dell’università di Magonza (progetto Vulci Cutyscape) con la Kore di Vulci al Mic (foto vulci cityscape)

Questo nuovo e straordinario rinvenimento archeologico a Vulci è stato presentato il 5 dicembre 2025 a Roma, nella Sala della Crociera del ministero della Cultura. La scoperta è avvenuta nel corso degli scavi in concessione ministeriale legati al progetto “Vulci Cityscape”, promosso dalle università di Friburgo e Magonza. Alla presentazione sono intervenuti, tra gli altri, il ministro della Cultura Alessandro Giuli; il capo dipartimento per la Tutela del Patrimonio culturale Luigi La Rocca e il capo dipartimento per la Valorizzazione culturale Alfonsina Russo. Tra i relatori: Margherita Eichberg, soprintendente ABAP per la provincia di Viterbo e per l’Etruria meridionale; Simona Carosi, funzionario archeologo e responsabile del territorio di Vulci; Carlo Casi, direttore scientifico del Parco, Fondazione Vulci; Mariachiara Franceschini dell’università di Friburgo e Paul P. Pasieka dell’università di Magonza; Luigi Oliva, Direttore dell’Istituto Centrale per il Restauro e Federica Giacomini, funzionaria restauratrice e coordinatrice del gruppo di lavoro ICR.

L’area di scavo a Vulci del progetto Vulci Cityscape (foto vulci cityscape)

“Il ritrovamento della testa di Kore di marmo tardo-arcaica a Vulci è un evento di straordinario rilievo sia per il valore artistico sia per le implicazioni che reca con sé”, ha detto il ministro Alessandro Giuli. “Non è stato rinvenuto semplicemente un dono votivo di prestigio, ma una testimonianza concreta dei legami spirituali e dunque politico-civili che univano l’Etruria e il mondo greco. Si tratta di una scoperta archeologica che può modificare la nostra percezione del mondo come accadrebbe con una nuova legge scientifica. Rimodella la nostra rappresentazione della realtà dal punto di vista conoscitivo, simbolico e anche politico”. Non a caso, ha proseguito il ministro, “questo avviene a Vulci, una città aperta ai contatti attraverso il suo porto, recentemente acquisito dal ministero della Cultura, e attraverso l’entroterra dove già dal periodo orientalizzante, dalla fine dell’VIII secolo a.C., tutti gli oggetti, ma soprattutto i rituali, ora ricostruibili grazie a nuovi strumenti diagnostici per l’archeologia, ci confermano un dinamismo, una permeabilità culturale che ancora oggi devono rappresentare e rappresentano i nostri modelli. Già in altre occasioni, ho sottolineato quanto, come governo e come ministero, ci sentiamo parte di una unità mediterranea in grado di gettare ponti e di costruire un dialogo autentico, fondato su una coappartenenza di identità e radici”.

Veduta di profilo della testa di Kore (atelier attico di inizi V sec. a.C.) scoperta a Vulci e presentata al Mic (foto mic)

“Oggi abbiamo presentato un nuovo importante rinvenimento archeologico all’interno del parco archeologico naturalistico di Vulci, un’area straordinaria dove la bellezza del paesaggio e la profondità della storia si intrecciano in un dialogo continuo, capace ancora oggi di restituirci la voce di una civiltà importantissima nel Mediterraneo, quale quella etrusca”, è intervenuta Alfonsina Russo, “e attraverso questo oggetto, questa testa di Kore, sarà possibile promuovere non solo Vulci ma anche il territorio a livello nazionale e internazionale.  Un nuovo modo di valorizzare che va in un’unica direzione, che è quella di continuare a fondarsi su una strategia integrata che unisca ricerca archeologica, tutela del paesaggio, innovazione dei linguaggi espositivi, reti internazionali e partecipazione delle comunità locali”. Per Luigi La Rocca: “Siamo in presenza di uno dei rarissimi esemplari di scultura greca in Italia, non solo in Etruria, ma anche in Magna Grecia e in Sicilia. Questo tipo di oggetti sono molto rari, e apre il campo a una serie di considerazioni e di riflessioni storico-archeologiche importanti, in particolare l’intensità e la tipologia dei rapporti fra la Grecia e l’Etruria in età tardo arcaica, ma anche quello sulla presenza di artisti greci in Etruria, come ci ricordano anche le fonti, in relazione anche soprattutto alle sculture e alle decorazioni templari”.

L’elaborata acconciatura della testa di Kore (atelier attico di inizi V sec. a.C.) scoperta a Vulci e presentata al Mic (foto mic)

“L’Istituto Centrale per il Restauro”, ha spiegato Luigi Oliva, “ha accolto con entusiasmo la richiesta della Sabap Viterbo Etruria Meridionale, nel momento in cui, dopo il ritrovamento l’estate del 2024, si è cercato di fare un primo intervento sulla Kore rinvenuta e una campagna di indagini finalizzata poi alla stesura di un progetto di restauro vero e proprio. Questa attività si colloca nell’ambito di una collaborazione che abbiamo da diversi anni con la Sabap. Una collaborazione che vede da un lato le attività di conservazione e di indagine portate al massimo livello e dall’altra un rapporto con gli enti che poi gestiscono la tutela nell’ambito del territorio”.

 

Civitavecchia. In Comune presentazione del progetto “Centumcellae – Litoralis. Conoscenza, formazione e valorizzazione del patrimonio storico-archeologico della costiera civitavecchiese” che punta a connettere in un unico circuito di conoscenza, formazione e turismo culturale i luoghi simbolo della storia antica del territorio. Fulcro del sistema il museo Archeologico nazionale al quale viene restituita dall’Etru una rara sors plumbea

Giovedì 4 dicembre 2025, alle 15, l’Aula Pucci del Comune di Civitavecchia diventa la porta d’ingresso a una nuova narrazione del litorale: il mare, i santuari etruschi, le ville romane e i paesaggi storici della costiera civitavecchiese vengono riuniti in un unico racconto grazie al progetto “Centumcellae – Litoralis. Conoscenza, formazione e valorizzazione del patrimonio storico-archeologico della costiera civitavecchiese”. In questa occasione farà ritorno in città anche un reperto raro e prezioso: la sors plumbea del santuario etrusco di Punta della Vipera. Promosso in partenariato da Comune di Civitavecchia, direzione regionale Musei nazionali Lazio – museo Archeologico nazionale di Civitavecchia, soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per la provincia di Viterbo e per l’Etruria meridionale, DiSCo Lazio, Sapienza università di Roma, università della Tuscia, Consorzio Polo Universitario di Civitavecchia e Associazione Archeologica Centumcellae 1911, il progetto Centumcellae – Litoralis nasce per connettere in un unico circuito di conoscenza, formazione e turismo culturale i luoghi simbolo della storia antica del territorio. L’iniziativa è stata finanziata nell’ambito del Bando DiSCo Lazio 2025 e dal Comune di Civitavecchia, con l’obiettivo di costruire una nuova offerta culturale e turistica fondata sulla conoscenza del contesto storico e ambientale della costiera: un’azione integrata che unisce ricerca scientifica, didattica universitaria, iniziative divulgative e itinerari di visita. L’appuntamento del 4 dicembre 2025, a Ingresso libero, senza prenotazione, rappresenta così il primo passo di un progetto più ampio, che mira a fare della costa civitavecchiese un laboratorio di buone pratiche per la tutela, la ricerca, la formazione e la valorizzazione condivisa del patrimonio culturale, in stretto dialogo tra istituzioni, università, enti locali e comunità.

Nella prima fase del progetto, il sistema mette in rete alcuni dei siti più significativi – e in parte ancora poco noti al grande pubblico – del litorale civitavecchiese: l’insediamento di Aquae Tauri, le Terme Taurine e la cosiddetta Villa Pulcherrima; la necropoli etrusca de La Scaglia; l’insediamento costiero de La Frasca, la villa costiera di Torre Valdaliga e il complesso costiero de La Mattonara; il santuario etrusco di Punta della Vipera e la Rocca di Civitavecchia. Fulcro del sistema è il museo Archeologico nazionale di Civitavecchia, vero e proprio “faro culturale” della città, che conserva il patrimonio materiale dei siti coinvolti e che, entro il 2026, sarà protagonista di un percorso di rinnovamento del proprio allestimento per restituire in maniera ancora più efficace le molteplici valenze storico-archeologiche espresse dal territorio.

La giornata del 4 dicembre 2025 si apre con i saluti istituzionali del sindaco di Civitavecchia, dei rappresentanti di DiSCo Lazio, della Direzione regionale Musei nazionali Lazio, della soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per la provincia di Viterbo e per l’Etruria meridionale, dei vertici dei Dipartimenti e degli Atenei coinvolti e del Consorzio Polo Universitario di Civitavecchia. Segue la presentazione del progetto “Centumcellae – Litoralis”, del nuovo logo e delle attività previste, a cura del Comune, del Museo archeologico nazionale di Civitavecchia e dei docenti universitari partner dell’iniziativa. Un momento centrale dell’incontro sarà dedicato al santuario etrusco di Punta della Vipera, complesso sacro costiero dedicato alla dea Minerva con funzioni oracolari, in connessione con l’insediamento della Castellina del Marangone. Qui, alla metà degli anni Sessanta del Novecento, fu rinvenuta una rara sors plumbea (pedina oracolare), oggetto oggi di un significativo gesto di restituzione: grazie alla disponibilità del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia, la sors tornerà infatti al museo Archeologico nazionale di Civitavecchia, rientrando nel suo contesto territoriale e museale originario. Nel corso del pomeriggio verranno presentate le vecchie e nuove ricerche sul santuario di Punta della Vipera, condotte in collaborazione con la Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio per la provincia di Viterbo e per l’Etruria meridionale, e il nuovo riallestimento della sala museale dedicata al complesso sacro, che offrirà al pubblico un percorso aggiornato e immersivo sulla storia del santuario e sui materiali rinvenuti.

Roma. A Palazzo Patrizi Clementi presentazione dei lavori di restauro della Tomba Maggi, significativa testimonianza della pittura etrusca del V secolo a.C., nella necropoli dei Monterozzi di Tarquinia, patrimonio Unesco

Giovedì 6 novembre 2025, alle 16.30, nella Sala delle Colonne doriche di Palazzo Patrizi Clementi, in via Cavalletti 2 a Roma, presentazione dei lavori di restauro – appena conclusi – della Tomba Maggi, significativa testimonianza della pittura etrusca del V secolo a.C., nella necropoli dei Monterozzi di Tarquinia, riconosciuta Patrimonio Mondiale UNESCO. L’iniziativa illustra l’esito di un progetto che ha restituito stabilità e leggibilità all’ambiente ipogeo, migliorando la comprensione e la lettura delle pitture che decorano la camera sepolcrale. Il progetto ha coinvolto l’Associazione Amici delle Tombe dipinte di Tarquinia che ha curato la protezione esterna dell’ipogeo, e gli archeologi Gloria Adinolfi e Rodolfo Carmagnola, impegnati nella pulitura del pavimento e nelle analisi multispettrali per l’identificazione del blu egizio. All’incontro intervengono Margherita Eichberg, soprintendente Archeologia Belle arti e Paesaggio per la provincia di Viterbo e l’Etruria Meridionale; Paola Potenza, restauratrice responsabile dei progetti della Fondazione Isabel e Balz Baechi; Adele Cecchini, restauratrice; Mariangela Santella, restauratrice; Gloria Adinolfi, archeologa; Rodolfo Carmagnola, archeologo. Ingresso libero, fino ad esaurimento posti.

La Tomba Maggi nella necropoli dei Monterozzi di Tarquinia (foto sabap etru-mer)

Il restauro, interamente sostenuto dalla Fondazione Isabel e Balz Baechi di Zurigo, è stato condotto dalle restauratrici Mariangela Santella e Adele Cecchini, con la collaborazione di Paola Potenza, restauratrice e referente della Fondazione per l’intervento, sotto la sorveglianza della Soprintendenza: soprintendente Margherita Eichberg e funzionaria responsabile Rossella Zaccagnini. Scavata nel banco di macco (calcarenite gialla), la Tomba Maggi conserva scene di banchetto, danza, musica e caccia, che richiamano la dimensione rituale e simbolica del mondo etrusco. Prima del restauro, le superfici pittoriche erano quasi illeggibili per la presenza di depositi carbonatici, efflorescenze saline e numerose lacune del supporto roccioso. Le operazioni hanno previsto consolidamento, pulitura selettiva e risarcimento delle lacune, restituendo unità visiva all’insieme decorativo. Un intervento specifico ha riguardato la chiusura reversibile dell’apertura nella parete centrale, mediante un pannello in alluminio a nido d’ape rifinito a finta roccia. La Tomba Maggi rappresenta una significativa testimonianza della pittura etrusca, in cui si intrecciano arte, ritualità e memoria, e costituisce un modello virtuoso di collaborazione tra istituzioni pubbliche e soggetti privati, esempio concreto di tutela integrata che unisce ricerca, restauro e conoscenza scientifica.

Torgiano (Pg). Al museo del Vino apre la mostra “Vino, dono degli dei”: per la prima volta esposto il corredo dalla Tomba 58 (inviolata) della Necropoli dell’Osteria a Vulci, scoperta nel 2023. Carosi (SABAP): “Su un’anfora un’iscrizione a indicare la proprietà della cantina: un brand di 2600 anni fa”

Un nuovo contributo alla conoscenza del rituale del banchetto funebre etrusco e soprattutto del simposio come uno status symbol di elevazione sociale e di riconoscimento del proprio rango da parte dell’aristocrazia etrusca, con la mostra “Vino, dono degli dei”, che sarà inaugurata venerdì 24 ottobre 2025, alle 18, e resterà aperta sino al 5 luglio del 2026, al museo del Vino – MUVIT di Torgiano (in provincia di Perugia in Umbria), nell’ambito del progetto “TraMusei” della Fondazione Lungarotti, su impulso della soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per la provincia di Viterbo e l’Etruria meridionale e Fondazione Vulci, che vede anche la collaborazione della direzione generale Biblioteche.

Museo del Vino di Torgiano (Pg): da sinistra, Lorenzo Lepri, Teresa Severini, Simona Carosi e Carlo Casi (foto muvit)

La mostra sarà inaugurata nella Sala Sant’Antonio, alla presenza di Simona Carosi della soprintendenza ABAP Viterbo ed Etruria Meridionale, Carlo Casi della Fondazione Vulci, Lorenzo Lepri e Teresa Severini della Fondazione Lungarotti. A seguire, visita alla mostra e brindisi finale. La mostra presenta in anteprima assoluta un vasto patrimonio culturale d’eccellenza, inviolato da oltre 2600 anni. Si tratta di circa una sessantina di reperti archeologici esposti, tutti provenienti dalla Tomba 58 della Necropoli dell’Osteria a Vulci, scoperta nel 2023 durante la campagna di scavo della Fondazione Vulci, a cura della Soprintendenza, datata alla fine del VII sec. a.C. Troviamo anfore, olle e pithoi di impasto, vasellame in bucchero e in ceramica etrusco-corinzia, coppe, oggetti in ferro e in bronzo. Un corredo che attesta che si trattava di un sepolcro appartenente a due uomini di alto rango, uno per ciascuna delle due camere che lo costituivano.

La mostra “Vino, dono degli Dei” a Torgiano (Pg) (foto muvit)

Il rinvenimento della tomba ha fatto seguito per rilevanza, ricorda Simona Carosi, archeologa funzionaria responsabile di zona a Vulci, a quello della Tomba delle Mani d’argento. “È un caso più unico che raro”, evidenzia la referente della Soprintendenza. Al suo interno è stato trovato persino un calderone con i resti di un grappolo d’uva. E, tra le anfore etrusche (nella seconda camera le anfore sono di provenienza orientale), una addirittura riportava l’iscrizione “io (sono) di Velχa Felusna” (una sorta di prototipo delle moderne etichette e marchi di fabbrica, quello che oggi definiremmo “brand”), a indicare la proprietà della “cantina”. Questo fatto è quanto mai importante, fa notare Carosi, perché disegna idealmente un legame tra passato e presente, fra antico e moderno. Mostrando “l’eterna modernità” del racconto storico tramandato dalle necropoli etrusche al Parco archeologico e naturalistico di Vulci. L’approfondimento sul contesto, anche grazie al contributo delle discipline scientifiche applicate all’archeologia, oltre che spingere ad una revisione della topografia del sepolcreto, ha fornito nuovi dati interessanti sul rituale funerario etrusco e in particolare sugli usi a Vulci, soprattutto in quella fase cruciale di sviluppo che fu l’Orientalizzante recente.