San Canzian d’Isonzo (Go). Al centro civico l’incontro “La piazza dal Medioevo al Rinascimento”, il secondo su “Piazza Santissimi Martiri. Gli scavi archeologici del sagrato della chiesa di San Canzian d’Isonzo Indagini e scoperte” promosso dalla Sabap FVG

Nella sala maggiore del Centro civico di San Canzian d’Isonzo (Go) in via Trieste 12 sono stati organizzati due incontri dal Comune di San Canzian d’Isonzo con la collaborazione della soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per il Friuli Venezia Giulia dal titolo “Piazza Santissimi Martiri. Gli scavi archeologici del sagrato della chiesa di San Canzian d’Isonzo Indagini e scoperte”, per rendere noto lo sviluppo degli studi riguardanti i vari ritrovamenti emersi dagli scavi nel comune di San Canzian d’Isonzo e le nuove ipotesi inerenti migrazioni e insediamenti medioevali nel territorio. A seguito delle attività di indagine preventiva dell’interesse archeologico, svoltesi sotto la direzione scientifica della soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per il FVG, affidate dal Comune all’archeologo Dario Innocenti, a seguito della progettazione realizzata da Federica Codromaz, propedeutica all’opera di riqualificazione della piazza dei Santissimi Martiri Canziani effettuate nel corso del 2023/24, nuove ipotesi stanno emergendo e saranno affrontate nell’ultimo dei due incontri agostani. Il primo incontro giovedì 6 agosto 2026, “La piazza dall’Età romana all’Alto Medioevo”, il secondo venerdì 21 agosto 2026, alle 20.30, “La piazza dal Medioevo al Rinascimento”. Intervengono Paola Ventura. soprintendente ABAP FVG; Giorgia Musina, Dario Innocenti; Federica Codromaz; Luca Ventura.
Nel corso degli anni ’60 del secolo scorso, negli immediati pressi dell’area oggetto dell’intervento fu intrapresa dall’università di Trieste, coordinati dall’archeologo Mario Mirabella Roberti, una serie di scavi che misero in luce un sito pluristratificato, costituito da resti delle mura perimetrali e dei mosaici di un edificio identificato come una basilica paleocristiana, per la quale sono state individuate almeno tre fasi e che si era ipotizzato fosse stata abbandonata nel corso del X secolo. Nell’area, inoltre, sono state messe in luce, sia in questi scavi che durante indagini successive realizzate nel 2012 dirette dalla soprintendenza alcune strutture abitative e produttive riferibili all’epoca romano-imperiale. Le evidenze rinvenute nelle due ultime campagne di scavo, coerenti con la frequentazione già nota dell’area, hanno permesso di ricostruire con maggiore accuratezza le fasi di occupazione dell’area della piazza. Oltre a riportare in luce la muratura meridionale della cosiddetta basilica paleocristiana, i relativi piani pavimentali e alcuni lacerti musivi, oggetto di un immediato intervento di conservazione, si è accertata la presenza di diverse strutture successive alla basilica, il cui uso non è ancora stata determinato. Inoltre, è stata rinvenuta un’area cimiteriale riferibile all’epoca medievale. L’indagine si è conclusa con la completa documentazione di tutte le evidenze rilevate ponendo particolare attenzione ai livelli riferibili all’epoca tardoantica, cronologicamente compatibili con la basilica paleocristiana che hanno permesso di riconoscere diverse fasi di utilizzo dell’edificio di culto.
Zuglio (Ud). Al via Estate 2026 con l’archeologia a Zuglio”: visite partecipate, conferenze e laboratori didattici permetteranno di conoscere, anche alla luce dei rinvenimenti più recenti, la storia di Iulium Carnicum, a cura del museo Archeologico con Sabap-FVG

Quest’estate il museo archeologico di Zuglio – Comune di Zuglio (Ud), in collaborazione con la soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per il Friuli Venezia Giulia, organizza “Estate 2026 con l’archeologia a Zuglio”, serie di appuntamenti che mettono in primo piano una delle realtà archeologiche più importanti della Regione. Visite partecipate, conferenze e laboratori didattici permetteranno di conoscere, anche alla luce dei rinvenimenti più recenti, la storia di Iulium Carnicum, città romana sorta ai confini settentrionali dell’Italia antica. Un programma pensato per tutte le età, che vuole rimarcare l’importanza della sede museale quale luogo di incontro e scambio, impegnata in questi ultimi anni in un importante progetto di riallestimento delle sue sale. Un museo, dunque, punto di riferimento non solo per il centro archeologico di Zuglio ma anche per l’intero territorio regionale. Informazioni: civico museo Archeologico “Ivlivm Carnicvm”, in via Giulio Cesare 19 a Zuglio. Telefono 0433 92562 – email: museo.zuglio@libero.it – www.comune.zuglio.ud.it.
SABATO 25 LUGLIO 2026, alle 21: “Di notte al Museo per viaggiare nello spazio e nel tempo”, apertura serale straordinaria con visita guidata alle sale del museo Archeologico.
SABATO 1° AGOSTO 2026, alle 16: “Una tessera tira l’altra!”, laboratorio creativo dedicato alla tecnica del mosaico. Al museo Archeologico con i più piccoli (per bambini tra 6 e 11 anni). Prenotazione tramite email all’indirizzo museo.zuglio@libero.it
SABATO 8 AGOSTO 2026, alle 18: “Un interessante corredo funebre da Misincinis di Paularo”, conferenza di Serena Vitri (già soprintendenza ABAP-FVG) e Susi Corazza (università di Udine) all’ex scuola primaria di Zuglio.
VENERDÌ 14 AGOSTO 2026, alle 21: “Di notte al Museo e all’area archeologica del Foro”, apertura straordinaria del Museo e visita guidata serale anche al Foro di Iulium Carnicum in collaborazione con la soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per il Friuli Venezia Giulia.
VENERDÌ 21 AGOSTO 2026, alle 18: “Prima di Iulium Carnicum. Le nuove ricerche nel villaggio di Cjanâs”, conferenza di Roberto Micheli (soprintendenza ABAP-FVG) e Nicola Degasperi (Cora Società Archeologica srl) all’ex scuola primaria di Zuglio.
SABATO 22 AGOSTO 2026, alle 16: “Pomeriggio al Museo”, visita guidata alle sale del museo Archeologico.
VENERDÌ 28 AGOSTO 2026, alle 16: “Il cantiere aperto”, ritrovo al museo Archeologico di Zuglio per visitare gli scavi in corso nel cuore della città romana a cura della soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per il Friuli Venezia Giulia e della ditta Archeo Test srl.
Aquileia. Seconda edizione del Festival dei Cammini di Aquileia: tre giorni di incontri e racconti nei siti archeologici, nelle aziende vinicole, nei giardini, nelle pasticcerie, negli spazi più raccolti che diventano tappe di un percorso fatto di storie, dialoghi ed esperienze condivise
Dal 17 al 19 aprile 2026 Aquileia accoglie la seconda edizione del Festival dei Cammini di Aquileia, un evento diffuso che si intreccia con la vita quotidiana del territorio, uscendo dai luoghi convenzionali e portando incontri e racconti nei siti archeologici, nelle aziende vinicole, nei giardini, nelle pasticcerie negli spazi più raccolti che diventano tappe di un percorso fatto di storie, dialoghi ed esperienze condivise. Al centro del Festival c’è il cammino inteso non soltanto come movimento fisico, ma come esperienza profonda fatta di ascolto, scoperta e connessione con gli altri e con il paesaggio. L’evento è organizzato da Fondazione Aquileia; partner istituzionali il Comune di Aquileia, la soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per il FVG, la direzione regionale Musei del FVG-museo Archeologico nazionale di Aquileia, la Basilica di Aquileia, PromoTurismoFVG, media partner Cammini d’Italia, e si svolge con il patrocinio di Sport e Salute SpA in collaborazione con Pro Loco Aquileia, Associazione nazionale per Aquileia e Legio VI Ferrata. Tutti gli incontri e d esperienze sono gratuite con prenotazione obbligatoria su Eventbrite. I luoghi del festival: Palazzo Brunner- Segrè e il suo giardino, museo Archeologico nazionale, domus di Tito Macro, domus e palazzo episcopale, porto fluviale, fondi Cal, Cocambo, le cantine Barone Ritter de Zahony, Brojli, Ca’ Tullio, Donda, Puntin, Tarlao.
“Il Festival dei Cammini di Aquileia – sottolinea Roberto Corciulo, presidente della Fondazione Aquileia – rappresenta per noi molto più di un evento: è un progetto culturale che interpreta in chiave contemporanea l’identità profonda di questo territorio, da sempre luogo di incontro, di passaggio e di dialogo tra popoli, culture e tradizioni. Nato lo scorso anno grazie a un progetto finanziato dalla legge 77/2006 per i siti Unesco, il Festival nasce proprio dalla riflessione sul ruolo di crocevia che Aquileia ha avuto nella storia e sulla considerazione che qui si intrecciano otto tra cammini e itinerari culturali europei – il Cammino Celeste, che quest’anno celebra i vent’anni , la Romea Strata, l’Iter Goritiense, la via Flavia, la via Postumia, il Cammino di San Martino, l’Itinerario dei Santi Cirillo e Metodio, la Rotta dei Fenici – ai quali si affianca per la sua rilevanza nelle connessioni la ciclovia Alpe Adria. Questa seconda edizione mette al centro la persona, il benessere e il tema del welfare culturale. La Regione Friuli Venezia Giulia ha individuato la Fondazione Aquileia quale capofila di un progetto centrato sul riconoscimento del ruolo attivo della cultura nel benessere delle comunità. In questo contesto un evento come il Festival dei Cammini che favorisce l’incontro tra persone diverse e crea spazi di condivisione, può avere un impatto concreto. Il cammino intreccia movimento, relazione e scoperta e in un’epoca segnata da ritmi accelerati e da forme di isolamento diffuso, la possibilità di rallentare, di muoversi insieme diventa fondamentale”.
Il convegno di apertura. Lino Zani e Giulia Capocchi di Linea Verde Sentieri danno il via ufficiale alla seconda edizione del Festival dei Cammini di Aquileia venerdì 17 aprile 2026, nella sala conferenze di Palazzo Brunner-Segrè: il Festival vede protagonisti dal 17 al 19 aprile 34 relatori che si alterneranno in 21 incontri e animeranno 9 esperienze immersive, che spaziano dalle passeggiate archeologiche e naturalistiche, ai bagni di foresta e laboratori esperienziali, alle attività didattiche per bambini, ai workshop e alle proiezione di documentari. Dopo i saluti istituzionali e la presentazione del programma a cura di Davide Nanna di Cammini d’Italia ed Erica Zanon, responsabile promozione della Fondazione Aquileia, i lavori entranano nel vivo con Anna Del Bianco, direttore centrale Cultura e Sport della Regione Friuli Venezia Giulia e Francesca Velani, vicepresidente e direttrice Cultura e Sviluppo sostenibile di Fondazione PromoPA che introducono il tema del welfare culturale: una prospettiva sempre più centrale nelle politiche pubbliche, che riconosce alla cultura un ruolo attivo nella promozione del benessere individuale e collettivo. In questo contesto, il Festival dei Cammini si propone come un esempio concreto di come la partecipazione culturale possa generare valore sociale, favorendo l’incontro tra persone e creando spazi di condivisione autentica. A seguire Stefano Gobbi responsabile Progettazione Sociale sempre di Sport e Salute Spa, approfondisce il tema delle politiche pubbliche dedicate alla promozione dell’attività fisica e dei corretti stili di vita, evidenziando il ruolo del cammino come pratica accessibile e inclusiva. Il contributo del Club Alpino Italiano è invece al centro degli interventi di Giovanni Duratti, presidente del Comitato direttivo del CAI Friuli Venezia Giulia e Giovanni Cozzarini, presidente della Commissione Giulio Carnica della Sentieri, che raccontano l’impegno quotidiano nella cura, manutenzione e valorizzazione della rete sentieristica, fondamentale infrastruttura culturale e ambientale del Paese. Un’attenzione particolare è dedicata al tema dell’accessibilità, con l’intervento di Gabriele Favagrossa di FISH, che illustra l’importanza di progettare territori inclusivi secondo i principi dell’universal design, anche alla luce delle esperienze maturate in occasione delle Olimpiadi invernali.
La seconda parte della mattinata offre uno sguardo più ampio sull’impatto dei cammini: Miriam Giovanzana direttore editoriale di Terre di Mezzo presenta i dati del report 2026, mettendo in evidenza le ricadute economiche e sociali di questo fenomeno in costante crescita, mentre Viola Gaudiano, sviluppo progetti di Romea Strata presenterà un’indagine qualitativa realizzata in sinergia con Promoturismo FVG dedicata al Friuli Venezia Giulia. A chiudere il convegno è una riflessione sulla governance dei cammini, affidata a Gigi Bettin, segretario associazione Vie e Cammini di Francesco e Sara Zanni, archeologa e guida ambientale escursionistica, che portano l’esperienza delle Vie di San Francesco uno degli itinerari più amati d’Italia.
Talk, cammini, esperienze, film. Nel pomeriggio di venerdì il Festival entra nel vivo aprendo vari luoghi della città a momenti di incontro. Alle 15, nella domus di Tito Macro Andrea Bellavite, viandante e scrittore, modera una sessione con i referenti dei principali cammini che attraversano Aquileia, l’Iter Goritiense, il Cammino Celeste, la Romea Strata e la Via Flavia, offrendo al pubblico una visione concreta delle possibilità di viaggio lento tra storia, natura e confini. Parallelamente, altri incontri danno voce alle esperienze personali di cammino:
da Gioia in Cammino (ore 15.30 al Cocambo) che racconta i 2.200 chilometri percorsi lungo la Via Francigena, fino al viaggio intorno al mondo a piedi di Pieroad (ore 16.30 alla cantina Tarlao) durato cinque anni, passando per l’esperienza di Sara Zanni sul Cammino di Santiago (ore 16 alla Cantina Vini Puntin). La giornata si chiude alle 18 alla domus di Tito Macro con la presentazione da parte del team di Cammini d’Italia dell’Atlante dei Cammini d’Italia, tra itinerari, curiosità e territori.
La giornata di sabato 18 aprile si apre all’insegna dell’esperienza diretta e dell’immersione nel paesaggio. Dalle 9.30 alle 12.30 i bagni di foresta nell’area archeologica dell’antico porto fluviale propongono un’esperienza sensoriale e rigenerativa, mentre dalle 10 alle 12 il direttore della Fondazione Aquileia Cristiano Tiussi conduce una passeggiata archeologica tra vie d’acqua antiche e moderne di Aquileia. Parallelamente dalle 10 alle 12.30 l’archeologa Luciana Mandruzzato guida una passeggiata attraverso i primi grandi scavi archeologici di Aquileia. In parallelo, dalle 10.30 alle 12 alla domus di Tito Macro il seminario “Il cammino tra neuroscienze, psicologia e paesaggio” a cura di Sara Zanni, archeologa e guida ambientale e Lucia Botindari, psicologa e psicoterapeuta. Dalle 11.30 alle 13 alla cantina Vini Brojli il workshop L’attrezzatura in cammino dalla A alla Z! a cura di Tom Search.
Nel pomeriggio le attività laboratoriali invitano i partecipanti a vivere il cammino come spazio creativo: dalle 15 alle 17 ci si potrà mettere in gioco con il laboratorio “Semi in Movimento: l’eco della storia, il germoglio della vita”. Un laboratorio in cui il cammino diventa momento di ascolto profondo delle voci del passato e della natura con Sara Zanni e Lucia Botindari, dalle 15 alle 16.30 al Museo archeologico nazionale avrà luogo la proiezione del documentario “The Path of Light” e a seguire, la conferenza della prof. Slavia Barlieva (Accademia Bulgara delle Scienze, Sofia) e del prof. Krasimir Stanchev (Università Roma Tre) “La missione culturale dei santi Cirillo e Metodio e i luoghi della memoria a loro dedicati a Roma” . Sempre al Museo dalle 17 alle 19 il laboratorio per bambini dai 5 ai 10 anni “Tutte le strade portano ad Aquileia a cura di Educa. In parallelo alle 15.30 nel giardino di palazzo Brunner-Segrè Workshop Guida al primo cammino a cura di Cammini d’Italia, a seguire alle 17 la presentazione del progetto I Cammini delle Città del Vino: Gli Itinerari dell’Identità Agricola Collettiva ad Aquileia a cura del sindaco di Aquileia Emanuele Zorino, del presidente delle Città del Vino Fvg Tiziano Venturini e di Iole Piscolla, responsabile Progetti speciali. Alle 17.30 nella sala conferenze di Palazzo Brunner la presentazione e proiezione del documentario “Cammino Grande di Celestino” con Luciano di Martino, direttore Ente Parco Nazionale della Maiella e John Forcone, Ufficio Promozione presso Ente Parco Nazionale della Maiella La giornata si arricchisce di testimonianze che mettono in luce il valore sociale del cammino, come strumento educativo e di inclusione per i giovani in condizione di vulnerabilità con il panel Storie di riscatto per i giovani che si terrà nella Cantina Ca’ Tullio dalle 17.30 alle 19 con Fabrizio Preo dell’Associazione Lunghi Cammini Odv e Andrea Bellavite. La giornata si conclude con il racconto della storia dell’Hospitale di San Giovanni e il Cammino di San Martino in FVG con Marino Del Piccolo, associazione amici dell’Hospitale.
Domenica 19 aprile rappresenta il momento conclusivo, interamente dedicato al cammino condiviso. I partecipanti (max 100) sono invitati a prendere parte a un itinerario ad anello che attraversa la pianura friulana, collegando due importanti percorsi regionali, il Cammino Celeste e il Cammino Via Flavia. Il tracciato si snoda tra paesaggi di bonifica, corsi d’acqua e scorci lagunari, offrendo un’esperienza immersiva che unisce natura, storia e osservazione del territorio.Parallelamente alle attività principali, il Festival propone una rassegna di docufilm dedicati ai cammini italiani, ospitata nella Domus e Palazzo Episcopale, che accompagna il pubblico in un viaggio visivo attraverso paesaggi, storie e comunità. A completare il programma, le attività di rievocazione storica la domenica mattina nell’area archeologica del fondo Cal offrono uno sguardo immersivo sulla vita antica.
Trieste. Al museo civico di Storia naturale al via il VII “PalæoMovies Film Fest”, cinema documentario sulla preistoria dell’umanità: quattro giorni di film e incontri sulle ricerche recenti e le scoperte più interessanti sulla preistoria
Da giovedì 11 a domenica 14 dicembre 2025, al museo civico di Storia naturale di Trieste, via dei Tominz 4, torna PalæoMovies Film Fest – Cinema documentario sulla preistoria dell’umanità, giunto alla VII edizione. la rassegna fa conoscere al pubblico, attraverso il cinema documentario e gli incontri con gli esperti, le ricerche recenti e le scoperte più interessanti sulla preistoria dell’umanità. Il PalæoMovies Film Fest è a cura di Roberto Micheli e Deborah Arbulla. La rassegna è promossa dal Comune di Trieste, Servizio Musei e Biblioteche, civico museo di Storia Naturale, assieme alla soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per il Friuli Venezia Giulia, con la collaborazione de La Cappella Underground per l’organizzazione, la ricerca filmografica e i servizi tecnici. L’evento è realizzato anche grazie al contributo della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia. L’ingresso a tutti gli appuntamenti è gratuito fino ad esaurimento dei posti disponibili. Per le persone con disabilità motoria l’accesso al museo è possibile tramite una rampa. Quest’anno la rassegna offre alcuni approfondimenti sullo sciamanesimo preistorico e contemporaneo, sull’origine della musica e dell’arte, sulla violenza nel Neolitico e su una enigmatica scoperta in alta montagna. Vengono presentate anche due recenti produzioni italiane nel campo della divulgazione archeologica. Nelle giornate del Festival faremo un viaggio a ritroso nel tempo per conoscere comportamenti, tradizioni e costumi dei nostri antenati vicini e lontani.
Giovedì 11 dicembre 2025, alle 17, introduce la sessione Deborah Arbulla, conservatrice paleontologa del museo civico di Storia Naturale, quindi il film “La valle degli sciamani Kallawaya” di Antonio Paolillo (Italia, 1996, 29′). Documentario girato negli anni ’90 nella regione andina gravitante intorno al lago Titicaca. In questa regione sono ancora vivi i fondamenti e le tradizioni della cultura Aymara e della precedente cultura Puquina che vide il sorgere dell’impero Tiwanacu. Sciamani e Yatiri, medici erboristi di alto rango, praticano ancora cerimonie rituali e cure mediche millenarie come se il tempo si fosse cristallizzato. Presentazione a cura di Antonio Paolillo, direttore del museo civico “La Terra e l’Uomo” di Crocetta del Montello (Tv), in conversazione con Deborah Arbulla.
Venerdì 12 dicembre 2025, alle 17, Introducono la sessione Deborah Arbulla, conservatrice paleontologa del museo civico di Storia Naturale, e Roberto Micheli, soprintendenza ABAP-FVG, quindi il film “Sapiens, e fu la musica | Sapiens, et la musique fut” di Pascal Goblot (Francia 2021, 53’). La musica è ovunque: nei bar, nelle chiese, nei negozi, nelle cuffie dei nostri smartphone… Come spiegare questa universalità e diversità? Sarebbe possibile risalire a un’origine? Alla ricerca di tracce archeologiche, cercando di ricostruire quella che poteva essere la musica dei nostri antenati, inizieremo con il più antico strumento conosciuto: un flauto d’osso, la cui età è oggi stimata in oltre 40.000 anni! Presentazione a cura di Stefano Bianchi, conservatore del civico museo Teatrale “C. Schmidl” di Trieste.
Sabato 13 dicembre 2025, alle 16, introduce la sessione Roberto Micheli, soprintendenza ABAP-FVG, quindi il film “Arte paleolitica: la nostra storia” di Elisabetta Flor, Luca Scoz (Italia 2022, 18′). L’arte accompagna l’umanità fin dagli albori della sua esistenza. È un tentativo primordiale di interpretazione dell’ambiente naturale? Forse qualcosa di più. Dall’Uomo di Neanderthal ai cacciatori Sapiens dell’epoca glaciale, questo documentario traccia una linea che, dalle principali testimonianze di arte paleolitica dell’Italia nord-orientale, come le pietre dipinte del Riparo Dalmeri, sfocia nella più attuale e drammatica riflessione sul rapporto fra l’umanità e l’ambiente naturale. Segue il film Sciamani – Comunicare con l’invisibile. “Dialoghi con l’antropologo Sergio Poggianella” di Nicolò Bongiorno (Italia 2023, 22’). Chi è lo sciamano e come nasce una collezione di oggetti sciamanici? Sono solo alcuni dei quesiti posti dal regista Nicolò Bongiorno a Sergio Poggianella, antropologo e ideatore della mostra “Sciamani. Comunicare con l’invisibile” tenutasi a Trento nel corso del 2024. Ripercorrendo in un’intervista le tappe principali della sua ricerca, il collezionista tesse una narrazione intima del suo rapporto con questa imperscrutabile figura, mostrandone sia la poetica sociale sia il valore artistico alla base dell’esposizione. Chiude il film “La tomba della Sciamana – Un mistero dell’età della pietra | Das Grab der Schamanin – Ein Geheimnis aus der Steinzeit” di Christian Stiefenhofer (Germania 2024, 52’). Un team di ricercatori riapre un caso archeologico irrisolto unico nel suo genere: il caso della sciamana di Bad Dürrenberg. Una tomba databile a quasi 9000 anni fa, apparentemente di una donna e un bambino piccolo, ma le circostanze della loro morte rimangono poco chiare. La donna nasconde un segreto straordinario: forse era una sciamana. Il film presenta le ultime scoperte scientifiche e segue una ricerca forense, condotta con le più moderne tecniche investigative, che ricostruisce poco a poco il puzzle della sciamana di Bad Dürrenberg. Presentazione a cura di Fabio Martini, università di Firenze, in conversazione con Roberto Micheli.
Domenica 14 dicembre 2025, alle 10.30, introduce la sessione del mattino Roberto Micheli, soprintendenza ABAP-FVG, segue il film “Scena del crimine nell’età della pietra: Germania 7.000 anni fa | Tatort Steinzeit. Deutschland vor 7000 Jahren” di Gabriele Wengler (Germania 2019, 51’). Partendo dagli spettacolari ritrovamenti di fosse comuni preistoriche nel Baden-Württemberg, nella Renania-Palatinato e nella Bassa Austria, il film traccia un panorama della vita nell’Europa centrale durante il Neolitico. Le tracce sulle ossa testimoniano una morte violenta; gli archeologi ipotizzano che i resti provino l’uccisione mirata di prigionieri. Ciò dimostra che i conflitti tra i primi agricoltori erano condotti con grande brutalità. Qual era il motivo? Gli archeologi hanno trovato tracce di crimini violenti o addirittura di sacrifici rituali? Sembra che tutte queste persone siano state brutalmente assassinate nello stesso periodo. Cosa è successo a Haberstadt circa 7000 anni fa? È stato allora che l’uomo ha inventato la guerra? Presentazione a cura di Marco Milella, università di Pisa, in conversazione con Roberto Micheli. Segue il film “Schnidi. Il fantasma del Neolitico | Schnidi, le fantôme du Néolithique” di Thibaud Marchand (Francia, 2020, 52’). Estate 2003, l’Europa soffoca. Il continente sta attraversando una delle peggiori ondate di caldo della sua storia. In Svizzera, i ghiacciai si stanno ritirando a una velocità preoccupante. È allora che uno di questi ghiacciai, ai piedi del passo dello Schnidejoch, libera un oggetto misterioso: un pezzo di faretra neolitica. Ma il suo corpo rimane ancora introvabile. Chi era quest’uomo? Cosa gli è successo? Perché sono stati ritrovati solo i suoi effetti personali? Per ritrovare quest’uomo fantasma che hanno battezzato Schnidi, gli archeologi si sono lanciati in una ricerca fuori dal comune. Vogliono risolvere a tutti i costi questo caso irrisolto risalente a circa 5000 anni fa…
Domenica 14 dicembre 2025, alle 16, introduce la sessione del pomeriggio Roberto Micheli, soprintendenza ABAP-FVG, quindi il film “I misteri dei giganti di Mont’e Prama – Italia. Viaggio nella bellezza” di Marzia Marzolla, Massimiliano Griner (Italia 2023, 50’). Il film esplora gli aspetti non ancora chiariti delle statue dei Giganti dell’omonimo sito archeologico del Sinis, in Sardegna. Mentre s’interroga sulla natura del luogo del ritrovamento, forse un santuario, e sui veri destinatari del tributo, narra il periodo finale della iconica civiltà sarda dei nuraghi, quando la nostalgia di un popolo antico trasfigura il suo stesso passato in mito e leggenda. Segue il film “Le colline moreniche del Garda. Ambiente, paesaggio ed insediamenti umani” di Mario Piavoli (Italia 2025, 34’). Le colline moreniche del lago di Garda, dalla formazione geologica ai paesaggi della contemporaneità, con un particolare approfondimento sui siti Unesco di Tosina di Monzambano e di Castellaro Lagusello. Flora, fauna, reperti neolitici e romani, testimonianze dei principali protagonisti delle ricerche e scavi archeologici. Presentazione a cura di Emilio Crosato, Alberto Crosato (associazione culturale Amici di Castellaro, consulenti scientifici del progetto) in conversazione con Roberto Micheli.
Udine. A Palazzo Clabassi, sede Sabap Fvg, il pomeriggio di studio “La riduzione della vulnerabilità sismica del patrimonio storico-architettonico: dagli studi al progetto”. Ecco il programma
La soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per il Friuli Venezia Giulia organizza un pomeriggio di studi nella sede di Udine, in via Zanon 22, dalle 15.30 alle 18.30, di venerdì 28 novembre 2025. Tema dell’incontro “La riduzione della vulnerabilità sismica del patrimonio storico-architettonico: dagli studi al progetto”, che rappresenta uno degli obiettivi prioritari degli interventi finanziati negli ultimi anni dal Ministero della cultura, attuato sul territorio grazie all’operato degli istituti periferici. Il convegno intende illustrare l’attività di coordinamento e di gestione diretta svolta dalla Soprintendenza ABAP FVG in alcuni casi studio in corso di progettazione al fine di stimolare una riflessione sull’impostazione metodologica da adottare a partire dalle attività propedeutiche, necessarie per raggiungere un’adeguata conoscenza della fabbrica, delle sue trasformazioni e del suo comportamento, e successivamente definire consolidamenti mirati che garantiscano il massimo dell’efficienza con il minimo grado di invasività. Nel pomeriggio di studi saranno inoltre mostrati i risultati delle verifiche sulle strutture e delineati gli interventi per la riduzione delle vulnerabilità effettuati al duomo di Santa Maria Assunta e la chiesa di San Martino a Cividale del Friuli.
PROGRAMMA. Alle 15.30, dopo i saluti istituzionali gli interventi: Roberta Cuttini, funzionario architetto della soprintendenza ABAP FVG, “Le campagne di ricerche, rilievi e indagini propedeutiche al progetto di riduzione della vulnerabilità sismica del patrimonio architettonico. Nota metodologica e casi studio: Duomo di Santa Maria Assunta e Chiesa di San Martino a Cividale del Friuli”; Giorgia Musina, funzionario archeologo della soprintendenza ABAP FVG, e Dario Gaddi, Archeotest s.r.l., “La lettura archeologica dei dati: Duomo di Santa Maria Assunta e Chiesa di San Martino a Cividale del Friuli”; Alberto Moretti, ingegnere, e Laura Cagni, MemoTesting s.r.l., “Duomo di Santa Maria Assunta in Cividale del Friuli: approfondimento sul percorso di conoscenza dell’edificio e sulla vulnerabilità sismica delle strutture”; Andrea Giannantoni, Giannantoni Ingegneria, “La sicurezza sismica per gli organismi strutturali complessi in muratura storica: nuovi metodi diagnostici e prassi operativa per interventi minimi ed efficaci. Il caso studio della Chiesa di San Martino a Cividale”. Conclusioni. Al termine delle conferenze si terrà un brindisi Ingresso fino ad esaurimento posti. Capienza massima: 70 persone.
Trieste. Per l’80mo anniversario del Club Alpinistico Triestino al Magazzino 26 “Nuove indagini nelle grotte preistoriche del Carso. Dati recenti e prospettive di ricerca”. Ecco alcune anticipazioni dei relatori alla luce delle ricerche archeologiche dopo alcuni decenni di inattività
In occasione del suo ottantesimo anniversario il Club Alpinistico Triestino propone “Nuove indagini nelle grotte preistoriche del Carso. Dati recenti e prospettive di ricerca”, un appuntamento dedicato alle nuove indagini nelle grotte preistoriche del Carso, che segnano la ripresa delle ricerche archeologiche dopo alcuni decenni di inattività. Questo incontro, mercoledì 15 ottobre 2025, alle 17.30, inserito nella rassegna “Una luce sempre accesa”, promossa e organizzata dal Comune di Trieste – assessorato alle Politiche della Cultura e del Turismo, si tiene nella sala Luttazzi del Magazzino 26 del Porto Vecchio di Trieste. Saranno presentati i risultati di recenti ricerche in ambiente speleologico del Carso triestino: gli scavi condotti su concessione del ministero della Cultura dal dipartimento di Studi umanistici dell’università Ca’ Foscari Venezia, in collaborazione con l’Institute of Archaeology ZRC SAZU, dal Centro Internazionale di Fisica Teorica Abdus Salam e dall’Unità di Ricerca di Preistoria e Antropologia dell’università di Siena, e le indagini direttamente eseguite dalla soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per il Friuli Venezia Giulia nell’ambito della propria programmazione lavori. Le presentazioni illustreranno grotte e ripari sotto roccia in corso di studio, importanti archivi paleo-ambientali che permettono di ricostruire la preistoria del territorio, dal tempo degli ultimi cacciatori-raccoglitori fino al periodo dei castellieri. L’incontro porrà inoltre l’accento sull’importanza delle grotte come patrimonio da studiare, conservare e rispettare, con un occhio di riguardo alla comunità speleologica che le frequenta. Un’occasione unica per conoscere i progressi della ricerca e riflettere sul valore delle grotte come archivi naturali e culturali da preservare per le future generazioni.
Introducono Franco Gherlizza (presidente del Club Alpinistico Triestino); Franco Riosa (direttore della Scuola di Speleologia “Ennio Gherlizza” del CAT). Relatori: Roberto Micheli (soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per il Friuli Venezia Giulia); Manuela Montagnari Kokelj (già dipartimento di Studi umanistici, università di Trieste); Federico Bernardini (dipartimento di Studi umanistici, università Ca’ Foscari Venezia, Multidisciplinary Laboratory, “The Abdus Salam” International Centre for Theoretical Physics); Elena Leghissa (ZRC SAZU, Institute of Archaeology – Ljubljana); Francesco Boschin (dipartimento di Scienze fisiche, della Terra e dell’Ambiente, unità di ricerca di Preistoria e Antropologia, università di Siena); Andrea Pessina (soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per le province di Ancona e di Pesaro e Urbino).

Scavi archeologici nella grotta di Jama Blok a Gobrovizza sul Carso (foto cora società archeologica)
ROBERTO MICHELI, funzionario archeologo della soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per il Friuli Venezia Giulia: “Documentare l’oscurità: le grotte del Carso tra conoscenza e tutela archeologica”. “Le grotte sono uno dei fenomeni più caratteristici del paesaggio carsico che ha origine dalla dissoluzione chimica delle rocce carbonatiche da parte dell’acqua”, spiega Micheli. “Questi spazi vuoti che si estendono alle volte in estesi reticoli nelle profondità delle masse calcaree sono stati colmati nel tempo dal deposito di materiali diversi, quali blocchi di frana, ciottoli e concrezioni, e da sedimenti vari. A questo processo naturale va aggiunto l’apporto e le trasformazioni prodotte dall’azione della presenza umana: le cavità naturali sono state utilizzate sin da un momento molto antico della storia dell’uomo come abitazione, ricovero per gli animali e luogo di sepoltura o di culto. Nell’area del Carso, dove la concentrazione delle grotte è, come è noto, molto alta – continua Micheli -, le ricerche archeologiche hanno preso avvio già nella seconda metà dell’Ottocento al tempo delle prime esplorazioni nelle cavità ipogee, quando iniziò a svilupparsi la moderna speleologia. Da quel tempo molte grotte carsiche sono state indagate con il proposito di trovare le tracce dell’uomo preistorico e ciò ha determinato un susseguirsi di rinvenimenti e scavi dei depositi antropici delle cavità che ha consentito di raccogliere una considerevole massa di materiali archeologici di varie epoche, spesso però non sono associati a dati affidabili del contesto di provenienza.
“Queste attività hanno determinato in molti casi il danneggiamento o addirittura la distruzione di importanti stratigrafie archeologiche sepolte. Dopo più di un secolo e mezzo di ricerche archeologiche nelle grotte del Carso – sottolinea Micheli – abbiamo acquisito molte informazioni sulla storia profonda di questo territorio, ma ancora numerose questioni rimangono aperte e senza apparente soluzione. Le grotte e i loro depositi di riempimento sono, infatti, degli eccezionali archivi paleo-ambientali e geologici, ma, allo stesso tempo, sono importanti testimonianze sulla storia antica dell’uomo e delle relazioni con l’ambiente e le sue risorse. Dopo molti anni di sospensione delle ricerche archeologiche nelle grotte del Carso, l’avvio di nuove indagini con un approccio multidisciplinare e l’applicazione di metodi accurati di scavo stratigrafico ci stanno svelando la ricchezza dei depositi archeologici sepolti nelle cavità e tutta la complessità del mondo ipogeo frequentato dall’uomo nel corso della preistoria”.
MANUELA MONTAGNARI KOKELJ, già dipartimento di Studi umanistici, università di Trieste: “C.R.I.G.A. – Catasto Ragionato Informatico delle Grotte Archeologiche, banca dati delle scoperte e degli studi precedenti le nuove indagini nel Carso triestino”. “I dati sulla frequentazione delle cavità del Carso triestino (e del resto della Regione) da parte di uomini e animali in antico, dalla Preistoria al Medioevo”, spiega Montagnari Kokeli, “sono attualmente riuniti nel C.R.I.G.A. – Catasto Ragionato Informatico delle Grotte Archeologiche, accessibile online sul sito del Catasto Speleologico Regionale: https://catastogrotte.regione.fvg.it/pagina/100/criga. C.R.I.G.A. nacque alla fine degli anni 1990 inizialmente come Progetto Grotte, progetto scientifico a carattere interdisciplinare dell’università di Trieste, per rispondere a una domanda di interesse archeologico: è possibile risalire alle motivazioni delle scelte insediative, apparentemente piuttosto selettive, fatte da gruppi umani diversi che nel corso della Preistoria avevano lasciato tracce della loro presenza nel Carso triestino? Questa domanda portò a una revisione sistematica delle pubblicazioni scientifiche e divulgative e dei dati d’archivio, sia storico-archeologici che geologico-naturalistici, e alla contestuale verifica sul terreno delle caratteristiche geologiche, geomorfologiche e idrogeologiche delle cavità naturali antropizzate. Nel 2020 – conclude – un Accordo attuativo Regione Autonoma FVG-Università di Trieste permise di sviluppare la banca dati a scala regionale, con il coinvolgimento di altri enti di ricerca, musei e gruppi speleologici, e di inserire i risultati nel Catasto Speleologico Regionale. Questa versione aggiornata di C.R.I.G.A. costituisce, dunque, una premessa importante per gli sviluppi futuri della ricerca”.
FEDERICO BERNARDINI, dipartimento di Studi umanistici, università Ca’ Foscari Venezia, Multidisciplinary Laboratory, The “Abdus Salam” International Centre for Theoretical Physics; ELENA LEGHISSA, ZRC SAZU, Institute of Archaeology – Ljubljana; FRANCESCO BOSCHIN, dipartimento di Scienze fisiche, della Terra e dell’Ambiente, unità di ricerca di Preistoria e Antropologia, università di Siena, “Tre anni di scavi alla Grotta Tina Jama”. Nel corso dell’incontro saranno presentati i risultati delle ricerche archeologiche presso la grotta Tina Jama, sul Monte Lanaro nel Carso triestino, dove è in corso la terza campagna di scavi in concessione ministeriale. “Le indagini hanno restituito resti che coprono un arco cronologico molto ampio, dal Mesolitico fino all’età dei Castellieri, contribuendo a chiarire aspetti fondamentali della preistoria recente nell’area adriatica nord-orientale”, spiega il direttore dello scavo, Federico Bernardini. In particolare, gli studi si sono concentrati sui livelli dell’età del Bronzo e del Rame finale (III millennio a.C.), un periodo chiave per l’evoluzione tecnologica, culturale e sociale in Europa. “I dati preliminari suggeriscono che il Carso fosse in stretto rapporto con la Cultura di Cetina in Dalmazia e al contempo con le culture coeve dell’Italia nord-orientale e dell’Europa centrale, tra cui Polada e Gata-Wieselburg”, aggiunge Elena Leghissa. Lo studio dei resti ossei (umani e non) viene condotto dall’unità di ricerca di Preistoria e Antropologia del DSFTA dell’università di Siena. “Per quanto riguarda le ossa umane, sarà interessante analizzare alcune possibili tracce di macellazione, presenti su un frammento di cranio, tramite l’utilizzo di un microscopio digitale portatile che restituisce immagini 3D della superficie degli oggetti osservati. Questo studio potrà gettare nuova luce sulle antiche pratiche funerarie. Lo studio dei resti faunistici fornirà invece informazioni sulle modalità di sfruttamento delle risorse animali da parte delle popolazioni pre- e protostoriche. In particolare possono essere ricostruiti aspetti che riguardano da un lato l’uso della grotta, a dall’altro le pratiche di allevamento e venatorie sul Carso Triestino”.

Frammento di vaso neolitico stile “Danilo” dalla grotta di Tina Jama sul Carso (foto gigliola antonazzi)
ANDREA PESSINA, soprintendente Archeologia Belle arti e Paesaggio per le province di Ancona e di Pesaro e Urbino, “Nuovi dati da alcune cavità di interesse preistorico del Carso triestino”. “Nella primavera 2025 la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e paesaggio per il Friuli Venezia Giulia – ricorda Pessina – ha condotto una serie di sondaggi in alcune cavità di possibile interesse archeologico ubicate nel territorio del Comune di Sgonico (Trieste). Le ricerche – della durata di 6 settimane – sono state finanziate interamente dal ministero per la Cultura e sono state effettuate dagli specialisti della ditta CORA di Trento, con la preziosa collaborazione di volontari dei Gruppi speleologici locali.
“La prima cavità interessata dalle indagini – spiega Pessina – è la Grotta 7 di Capodanno, censita con il n. 4796 del Catasto Speleologico regionale, una cavità posta ad una quota di 305 m slm, costituita da un basso vano discendente (in nessun punto della grotta è ora possibile stare eretti) la cui volta segue l’andamento degli strati. La cavità era stata individuata intorno al 1990 e segnalata per la prima volta da Franco Gherlizza su Spelaeus 2, 2019, Club Alpinistico Triestino. La grotta è risultata fin da subito di indubbio interesse per il deposito preistorico che conserva; già nel corso delle operazioni di rilevamento speleologico erano stati trovati frammenti ceramici di impasto e fattura diversi, misti però a materiale di chiara origine più recente. La masiera, che delimita in parte il fondo della dolina sulla quale si apre la grotta, si presentava parzialmente ricoperta da terreno di riporto proveniente dall’interno della cavità, terreno che negli anni ha restituito frammenti ceramici, industrie litiche e resti di faune. L’esame di questo materiale aveva portato al riconoscimento di una frequentazione databile al Mesolitico recente (industrie litiche caratterizzate dalla presenza di trapezi e tecnica del microbulino) e di una occupazione riferibile al Neolitico antico (ceramiche peculiari dell’aspetto di Vlaska).
“Nel corso della campagna di scavo 2025 – continua Pessina – sono state effettuate, una serie di indagini stratigrafiche mirate a verificare la presenza, la natura e la potenza di stratificazioni di interesse archeologico, nonché recuperare campionature utili ad un primo inquadramento cronologico, geo-archeologico e paleo-ambientale. Gli scavi 2025 hanno portato al recupero di altri materiali riferibili a queste fasi di occupazione, contenuti però in un deposito rimaneggiato dalle attività di animali fossatori e dalla costruzione della masiera. Di particolare interesse la segnalazione di ossidiana, la cui provenienza è in corso di determinazione. È questa una delle cavità che risulta nel Carso aver restituito il maggior numero di attestazioni di ossidiana (ad oggi sono 3 le segnalazioni da qui note). La presenza di un potente strato di crollo della volta con massi di grandi dimensioni, nonostante l’impegno dei gruppi speleologici, non ha consentito l’esplorazione dei depositi interni. Le ricerche sono pertanto proseguite nel centro della dolina con l’apertura del Sondaggio 1 che ha restituito evidenze di frequentazioni antropiche, tra cui una cuspide di freccia in selce, frammenti ceramici e resti faunistici ed è stata registrata la presenza di blocchi allineati che potrebbero indicare l’esistenza di una struttura. Sui campioni prelevati sono in corso datazioni al carbonio 14.
“Nella Grotta Jama Blok di Gabrovizza, ora accatastata dalla Commissione Grotte Eugenio Boegan con il numero PRCS 28909 – fa sapere Pessina -, le indagini hanno invece interessato sia l’interno della cavità, ove risulta di particolare interesse il riconoscimento di peculiari depositi che indicano un suo utilizzo durante la preistoria per la stabulazione di caprovini, sia il fronte esterno, ove è stato aperto un sondaggio (Sondaggio 3) della profondità di oltre 3 metri, che non ha però ancora raggiunto i più antichi livelli di frequentazione antropica. La stratigrafia messa in luce si presenta di particolare interesse: numerosi i livelli che documentano le fasi di frequentazione dell’area esterna della grotta per attività di caccia (cuspidi di freccia e faune selvatiche), fenomeni di crollo parziale della grotta per eventi sismici o fenomeni di degrado climatico, seguiti da nuovi episodi di frequentazione per usi sepolcrali e di stabulazione degli animali. In attesa di poter studiare i materiali culturali rinvenuti, sono stati raccolti campioni per analisi polliniche, geo-archeologiche e datazioni al Carbonio 14, di cui a breve si conosceranno gli esiti. Si potrà così disporre di una stratigrafia documentata accuratamente sotto ogni aspetto e ricostruire le diverse fasi della preistoria regionale, spesso ad oggi note solo genericamente. A conclusione degli scavi, in entrambe le grotte è stata organizzata una visita aperta al pubblico per presentare i primi risultati delle ricerche alla quale hanno partecipato gli amministratori di Sgonico e decine di membri dei gruppi speleologici locali”.
Udine. A Palazzo Clabassi, in presenza e on line, “AMNESIA. Riflessioni sul destino dell’architettura contemporanea”, un incontro a più voci promosso dalla soprintendenza sulle pratiche di tutela e conservazione del patrimonio del contemporaneo
“AMNESIA. Riflessioni sul destino dell’architettura contemporanea”, un incontro a più voci promosso dalla soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per il Friuli Venezia Giulia nella sede di Palazzo Clabassi, in via Zanon 22 a Udine, giovedì 12 giugno 2025, dalle 10.30 alle 18. Un’occasione per interrogarsi in merito alle pratiche di tutela e conservazione del patrimonio del contemporaneo, caratterizzata da una duplice fragilità: quella intrinseca delle componenti materiche costituenti la costruzione, come il cemento armato, le pellicole polimeriche e i “nuovi” materiali sperimentati durante tutto il corso Novecento, e quella legata alla componente culturale, che spesso sembra dimenticarsi dell’apporto dell’architettura contemporanea alla definizione di quell’apparato socio-culturale al quale apparteniamo, negandone spesso quella riconoscimento alle opere di un passato più remoto. Alla giornata parteciperanno studiosi e funzionari del ministero della Cultura, provenienti da varie sedi degli uffici periferici, che illustreranno esperienze diversificate, riguardanti la tutela e la conservazione dell’architettura contemporanea su scala nazionale. Considerato l’esiguo numero di posti a sedere disponibili, sarà possibile seguire la giornata di studio anche da remoto collegandosi al seguente link: https://teams.microsoft.com/l/meetup-join/19%3aifmIQk0owXLPWEStfsrYZTz3zFvcjMV52WqfOJPMnhA1%40thread.tacv2/1748009076989?context=%7b%22Tid%22%3a%222ce1fa22-bde8-436d-b238-a0540d4f21d6%22%2c%22Oid%22%3a%22db81648f-5218-479c-9032-e6f9ac9c301b%22%7d.
PROGRAMMA. Alle 10.30, saluti: Valentina Minosi, soprintendente Archeologia Belle arti e Paesaggio del Friuli Venezia Giulia; introduzione: Vincenzo Giampaolo, soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio del Friuli Venezia Giulia. Interventi: Elena Frugoni, soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per la città metropolitana di Torino, “La conservazione del patrimonio culturale del Novecento a Torino: questioni di tutela e restauro”; Sara Di Resta, università IUAV di Venezia, “Pratiche e strumenti della conservazione programmata per l’architettura del Secondo Novecento”; pausa pranzo; 14.30, Andrea Pessina, direttore del segretariato regionale del MiC per il Friuli Venezia Giulia, “Lo stadio Artemio Franchi di Firenze. L’Architettura come sfida di Pier Luigi Nervi”; Verdiana Peron, museo nazionale dell’Arte digitale, “L’esercizio del dubbio. Riflessioni e strategie per la tutela degli autogrill a ponte in Italia”; Tommaso Fornasiero, soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per l’area metropolitana di Venezia e le province di Belluno Padova e Treviso, “Architettura contemporanea e il decreto di tutela sistemico: il caso di Longarone”; 17.30, considerazioni finali e conclusioni.









































Commenti recenti