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Aquileia (Ud). Dopo più di 60 anni è di nuovo alla luce il mosaico del “tappeto fiorito”, riapparso durante i lavori per il futuro campus-foresteria nell’ex caserma dei carabinieri. “Il binomio mosaico-campus sarà il nuovo valore aggiunto per Aquileia”

Veduta zenitale del mosaico “tappeto fiorito” ri-scoperto dopo sessant’anni nel giardino dell’ex caserma dei carabinieri futuro campus ad Aquileia (foto calosi / fondazione aquileia)

Quel mosaico con tessere di molteplici colori a creare una originalissima composizione di fiori, tanto da guadagnarsi subito l’appellativo di “tappeto fiorito”, era stato scoperto tra il 1962 e il 1963 dalle indagini svolte dalla Soprintendenza e dirette da Luisa Bertacchi, in occasione della costruzione della caserma dei carabinieri all’incrocio tra via Leicht e via Gemina: ritrovamento eccezionale che costrinse ad arretrare l’edificio rispetto al progetto originario. Sei decenni dopo, proprio nel corso dei lavori di ristrutturazione di quella che oggi è l’ex caserma, acquista da Fondazione Aquileia, la “riscoperta” di eccezionale importanza per Aquileia, a due passi dal foro.

Nel giardino dell’ex caserma dei carabinieri in via Leicht è riapparso infatti il mosaico del “tappeto fiorito”, una delle espressioni più raffinate dell’arte musiva di Aquileia, nel corso dei lavori preliminari per la ristrutturazione dell’edificio, che diventerà un campus-foresteria con 24 posti letto destinati a studenti, docenti e studiosi impegnati negli scavi e nelle ricerche nel sito di Aquileia. Il grande mosaico, di ben 76 metri quadrati di estensione (m 10,10 x 7,60) è caratterizzato da un riquadro centrale con una pregevole e originalissima composizione di fiori con tessere di molteplici colori (da cui il nome di “tappeto fiorito” assegnatole da Luisa Bertacchi, che a una prima analisi lo aveva datato all’inizio del II secolo d.C.).  Dopo le indagini il pavimento fu ricoperto per preservarlo da possibili danni. La riscoperta di questi ultimi giorni ha mostrato come, in effetti, esso si sia perfettamente conservato. Parallelamente al progetto di recupero dell’ex caserma, i cui lavori inizieranno a breve, la Fondazione sta quindi predisponendo anche il progetto di copertura del mosaico, in stretta collaborazione con la soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per il FVG. I visitatori potranno quindi ammirare molto presto la splendida superficie musiva.

Veduta da drone del mosaico “tappeto fiorito” nel giardino davanti all’ex caserma dei carabinieri ad Aquileia (foto bergomas / fondazione aquileia)

È stata una straordinaria emozione vedere tornare alla luce questo spettacolare mosaico”, afferma Il presidente della Fondazione Aquileia, Roberto Corciulo. “Il sottosuolo di Aquileia non smette davvero mai di sorprendere, restituendoci continuamente preziosi frammenti della grande città romana. Abbiamo perciò deciso di intraprendere immediatamente la progettazione della copertura, secondo un sistema modulare, flessibile e sostenibile, già concordato con la Soprintendenza, che ringraziamo per la sempre proficua collaborazione, nell’ambito del Piano Strategico approvato dal CdA della Fondazione lo scorso anno. Il cantiere procederà di pari passo con la ristrutturazione dell’ex caserma e la sua trasformazione in campus, un progetto a cui teniamo molto perché ci permetterà di ospitare gli studenti e i docenti delle Università che collaborano con noi sugli scavi nelle aree archeologiche in nostra gestione e svolgono un lavoro di altissimo profilo culturale. Gli spazi dell’ex caserma saranno a disposizione naturalmente anche di studiosi che si occupano di valorizzare la storia, l’arte, l’architettura della nostra città. Il mosaico del tappeto fiorito costituirà senza dubbio un punto di interesse immancabile per i visitatori lungo il percorso che dal foro conduce al porto fluviale”.

Il direttore Cristiano Tiussi e la funzionaria archeologa Serena Di Tonto sullo scavo del mosaico “tappeto fiorito” nel giardino dell’ex caserma dei carabinieri ad Aquileia (foto calosi / fondazione aquileia)

Il direttore della Fondazione Aquileia, Cristiano Tiussi, dichiara: “Il binomio campus-mosaico del tappeto fiorito rappresenterà un valore aggiunto per Aquileia, sia nell’ottica dell’infrastrutturazione del sito archeologico con il recupero di un edificio ormai in disuso sia per la valorizzazione di uno dei mosaici più originali e raffinati dell’antico centro. La rimozione dell’interro, eseguito dagli archeologi Massimo Calosi e Massimo Fumolo sotto la direzione della Soprintendenza, ci ha restituito una superficie musiva in ottime condizioni, sebbene siano passati 62 anni dalla sua scoperta. A noi può sembrare incredibile, ma questo mosaico fu ad un certo punto coperto, e quindi protetto, da un nuovo piano pavimentale, forse un semplice assito ligneo, sorretto dai pilastrini che ancora oggi si vedono poggiare sulle tessere. Ora sarà importante ricongiungere questo straordinario manufatto all’adiacente area archeologica dei fondi Cassis e alla domus “dei putti danzanti” e, per questo motivo, sarà demolito il muretto di recinzione oggi esistente tra l’ex caserma e l’area in corso di scavo da parte dell’università di Trieste. Ciò permetterà di verificare se siamo di fronte ad un’unica, grande residenza, appartenente ad un ricco aquileiese del IV secolo. Nelle indagini fatte in questi giorni per la prima volta abbiamo potuto accertare la quota molto elevata del mosaico del tappeto fiorito, che pare maggiormente compatibile con una sua datazione al IV secolo, come aveva intuito la prof.ssa Federica Fontana, compianta direttrice dello scavo sui fondi Cassis (vedi Archeologia in lutto. È morta a 61 anni, dopo una lunga malattia, l’archeologa Federica Fontana, professoressa associata di Archeologia greca e romana all’università di Trieste: per anni ha curato il celebre scavo della domus dei Putti danzanti ad Aquileia | archeologiavocidalpassato)”.

Dettaglio del mosaico “tappeto fiorito” nel giardino davanti all’ex caserma dei carabinieri ad Aquileia (foto bergomas / fondazione aquileia)

La funzionaria della soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per il FVG, Serena Di Tonto, aggiunge: “La Soprintendenza condivide la straordinaria emozione di vedere tornare alla luce questo spettacolare mosaico, testimonianza di eccezionale valore storico e artistico. Nonostante il lungo tempo trascorso, il mosaico è riemerso in buone condizioni di conservazione e sarà sottoposto a interventi di restauro e consolidamento da parte della ditta AreCON, sotto la supervisione di Micol Siboni, restauratrice della Soprintendenza. Al momento si è reso necessario ricoprire nuovamente il mosaico per garantirne la migliore salvaguardia durante la stagione invernale, ma non appena le condizioni climatiche più miti lo consentiranno, verranno eseguiti gli interventi programmati e il manufatto sarà valorizzato direttamente nel luogo in cui è stato rinvenuto”.

Veduta zenitale del mosaico “tappeto fiorito” ri-scoperto dopo sessant’anni nel giardino dell’ex caserma dei carabinieri futuro campus ad Aquileia (foto bergomas / fondazione aquileia)

“È doveroso ricordare l’opera di Luisa Bertacchi, allora direttrice del museo Archeologico nazionale, che con le sue indagini condotte negli anni ‘60 portò alla luce il mosaico del “tappeto fiorito” e impose l’arretramento della caserma dei Carabinieri per garantirne la conservazione”, afferma Il funzionario incaricato della SABAP per il FVG, Roberto Micheli. “Fu lei ad avere la lungimirante intuizione di realizzare trincee esplorative nell’adiacente fondo Cassis, dimostrando la presenza di importanti resti archeologici. Questa azione permise di fatto di bloccare una lottizzazione residenziale già pianificata, anche grazie all’intervento di Franco Marinotti, presidente della Snia Viscosa e dell’Associazione Nazionale per Aquileia, che anticipò i fondi necessari all’acquisto dei terreni da parte dello Stato. Se oggi possiamo ammirare questi splendidi manufatti e possiamo restituirli alla comunità di Aquileia, lo dobbiamo alla sua fondamentale azione di tutela”.

Trieste. Al museo civico di Storia naturale al via il VII “PalæoMovies Film Fest”, cinema documentario sulla preistoria dell’umanità: quattro giorni di film e incontri sulle ricerche recenti e le scoperte più interessanti sulla preistoria

Da giovedì 11 a domenica 14 dicembre 2025, al museo civico di Storia naturale di Trieste, via dei Tominz 4, torna PalæoMovies Film Fest – Cinema documentario sulla preistoria dell’umanità, giunto alla VII edizione. la rassegna fa conoscere al pubblico, attraverso il cinema documentario e gli incontri con gli esperti, le ricerche recenti e le scoperte più interessanti sulla preistoria dell’umanità. Il PalæoMovies Film Fest è a cura di Roberto Micheli e Deborah Arbulla. La rassegna è promossa dal Comune di Trieste, Servizio Musei e Biblioteche, civico museo di Storia Naturale, assieme alla soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per il Friuli Venezia Giulia, con la collaborazione de La Cappella Underground per l’organizzazione, la ricerca filmografica e i servizi tecnici. L’evento è realizzato anche grazie al contributo della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia. L’ingresso a tutti gli appuntamenti è gratuito fino ad esaurimento dei posti disponibili. Per le persone con disabilità motoria l’accesso al museo è possibile tramite una rampa. Quest’anno la rassegna offre alcuni approfondimenti sullo sciamanesimo preistorico e contemporaneo, sull’origine della musica e dell’arte, sulla violenza nel Neolitico e su una enigmatica scoperta in alta montagna. Vengono presentate anche due recenti produzioni italiane nel campo della divulgazione archeologica. Nelle giornate del Festival faremo un viaggio a ritroso nel tempo per conoscere comportamenti, tradizioni e costumi dei nostri antenati vicini e lontani.

Giovedì 11 dicembre 2025, alle 17, introduce la sessione Deborah Arbulla, conservatrice paleontologa del museo civico di Storia Naturale, quindi il film “La valle degli sciamani Kallawaya” di Antonio Paolillo (Italia, 1996, 29′). Documentario girato negli anni ’90 nella regione andina gravitante intorno al lago Titicaca. In questa regione sono ancora vivi i fondamenti e le tradizioni della cultura Aymara e della precedente cultura Puquina che vide il sorgere dell’impero Tiwanacu. Sciamani e Yatiri, medici erboristi di alto rango, praticano ancora cerimonie rituali e cure mediche millenarie come se il tempo si fosse cristallizzato. Presentazione a cura di Antonio Paolillo, direttore del museo civico “La Terra e l’Uomo” di Crocetta del Montello (Tv), in conversazione con Deborah Arbulla.

Venerdì 12 dicembre 2025, alle 17, Introducono la sessione Deborah Arbulla, conservatrice paleontologa del museo civico di Storia Naturale, e Roberto Micheli, soprintendenza ABAP-FVG, quindi il film “Sapiens, e fu la musica | Sapiens, et la musique fut” di Pascal Goblot (Francia 2021, 53’). La musica è ovunque: nei bar, nelle chiese, nei negozi, nelle cuffie dei nostri smartphone… Come spiegare questa universalità e diversità? Sarebbe possibile risalire a un’origine? Alla ricerca di tracce archeologiche, cercando di ricostruire quella che poteva essere la musica dei nostri antenati, inizieremo con il più antico strumento conosciuto: un flauto d’osso, la cui età è oggi stimata in oltre 40.000 anni! Presentazione a cura di Stefano Bianchi, conservatore del civico museo Teatrale “C. Schmidl” di Trieste.

Sabato 13 dicembre 2025, alle 16, introduce la sessione Roberto Micheli, soprintendenza ABAP-FVG, quindi il film “Arte paleolitica: la nostra storia” di Elisabetta Flor, Luca Scoz (Italia 2022, 18′). L’arte accompagna l’umanità fin dagli albori della sua esistenza. È un tentativo primordiale di interpretazione dell’ambiente naturale? Forse qualcosa di più. Dall’Uomo di Neanderthal ai cacciatori Sapiens dell’epoca glaciale, questo documentario traccia una linea che, dalle principali testimonianze di arte paleolitica dell’Italia nord-orientale, come le pietre dipinte del Riparo Dalmeri, sfocia nella più attuale e drammatica riflessione sul rapporto fra l’umanità e l’ambiente naturale. Segue il film Sciamani – Comunicare con l’invisibile. “Dialoghi con l’antropologo Sergio Poggianella” di Nicolò Bongiorno (Italia 2023, 22’). Chi è lo sciamano e come nasce una collezione di oggetti sciamanici? Sono solo alcuni dei quesiti posti dal regista Nicolò Bongiorno a Sergio Poggianella, antropologo e ideatore della mostra “Sciamani. Comunicare con l’invisibile” tenutasi a Trento nel corso del 2024. Ripercorrendo in un’intervista le tappe principali della sua ricerca, il collezionista tesse una narrazione intima del suo rapporto con questa imperscrutabile figura, mostrandone sia la poetica sociale sia il valore artistico alla base dell’esposizione. Chiude il film “La tomba della Sciamana – Un mistero dell’età della pietra | Das Grab der Schamanin – Ein Geheimnis aus der Steinzeit” di Christian Stiefenhofer (Germania 2024, 52’). Un team di ricercatori riapre un caso archeologico irrisolto unico nel suo genere: il caso della sciamana di Bad Dürrenberg. Una tomba databile a quasi 9000 anni fa, apparentemente di una donna e un bambino piccolo, ma le circostanze della loro morte rimangono poco chiare. La donna nasconde un segreto straordinario: forse era una sciamana. Il film presenta le ultime scoperte scientifiche e segue una ricerca forense, condotta con le più moderne tecniche investigative, che ricostruisce poco a poco il puzzle della sciamana di Bad Dürrenberg. Presentazione a cura di Fabio Martini, università di Firenze, in conversazione con Roberto Micheli.

Domenica 14 dicembre 2025, alle 10.30, introduce la sessione del mattino Roberto Micheli, soprintendenza ABAP-FVG, segue il film “Scena del crimine nell’età della pietra: Germania 7.000 anni fa | Tatort Steinzeit. Deutschland vor 7000 Jahren” di Gabriele Wengler (Germania 2019, 51’). Partendo dagli spettacolari ritrovamenti di fosse comuni preistoriche nel Baden-Württemberg, nella Renania-Palatinato e nella Bassa Austria, il film traccia un panorama della vita nell’Europa centrale durante il Neolitico. Le tracce sulle ossa testimoniano una morte violenta; gli archeologi ipotizzano che i resti provino l’uccisione mirata di prigionieri. Ciò dimostra che i conflitti tra i primi agricoltori erano condotti con grande brutalità. Qual era il motivo? Gli archeologi hanno trovato tracce di crimini violenti o addirittura di sacrifici rituali? Sembra che tutte queste persone siano state brutalmente assassinate nello stesso periodo. Cosa è successo a Haberstadt circa 7000 anni fa? È stato allora che l’uomo ha inventato la guerra? Presentazione a cura di Marco Milella, università di Pisa, in conversazione con Roberto Micheli. Segue il film “Schnidi. Il fantasma del Neolitico | Schnidi, le fantôme du Néolithique” di Thibaud Marchand (Francia, 2020, 52’). Estate 2003, l’Europa soffoca. Il continente sta attraversando una delle peggiori ondate di caldo della sua storia. In Svizzera, i ghiacciai si stanno ritirando a una velocità preoccupante. È allora che uno di questi ghiacciai, ai piedi del passo dello Schnidejoch, libera un oggetto misterioso: un pezzo di faretra neolitica. Ma il suo corpo rimane ancora introvabile. Chi era quest’uomo? Cosa gli è successo? Perché sono stati ritrovati solo i suoi effetti personali? Per ritrovare quest’uomo fantasma che hanno battezzato Schnidi, gli archeologi si sono lanciati in una ricerca fuori dal comune. Vogliono risolvere a tutti i costi questo caso irrisolto risalente a circa 5000 anni fa…

Domenica 14 dicembre 2025, alle 16, introduce la sessione del pomeriggio Roberto Micheli, soprintendenza ABAP-FVG, quindi il film “I misteri dei giganti di Mont’e Prama – Italia. Viaggio nella bellezza” di Marzia Marzolla, Massimiliano Griner (Italia 2023, 50’). Il film esplora gli aspetti non ancora chiariti delle statue dei Giganti dell’omonimo sito archeologico del Sinis, in Sardegna. Mentre s’interroga sulla natura del luogo del ritrovamento, forse un santuario, e sui veri destinatari del tributo, narra il periodo finale della iconica civiltà sarda dei nuraghi, quando la nostalgia di un popolo antico trasfigura il suo stesso passato in mito e leggenda. Segue il film “Le colline moreniche del Garda. Ambiente, paesaggio ed insediamenti umani” di Mario Piavoli (Italia 2025, 34’). Le colline moreniche del lago di Garda, dalla formazione geologica ai paesaggi della contemporaneità, con un particolare approfondimento sui siti Unesco di Tosina di Monzambano e di Castellaro Lagusello. Flora, fauna, reperti neolitici e romani, testimonianze dei principali protagonisti delle ricerche e scavi archeologici. Presentazione a cura di Emilio Crosato, Alberto Crosato (associazione culturale Amici di Castellaro, consulenti scientifici del progetto) in conversazione con Roberto Micheli.

Udine. A Palazzo Clabassi, sede Sabap Fvg, il pomeriggio di studio “La riduzione della vulnerabilità sismica del patrimonio storico-architettonico: dagli studi al progetto”. Ecco il programma

La soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per il Friuli Venezia Giulia organizza un pomeriggio di studi nella sede di Udine, in via Zanon 22, dalle 15.30 alle 18.30, di venerdì 28 novembre 2025. Tema dell’incontro “La riduzione della vulnerabilità sismica del patrimonio storico-architettonico: dagli studi al progetto”, che rappresenta uno degli obiettivi prioritari degli interventi finanziati negli ultimi anni dal Ministero della cultura, attuato sul territorio grazie all’operato degli istituti periferici. Il convegno intende illustrare l’attività di coordinamento e di gestione diretta svolta dalla Soprintendenza ABAP FVG in alcuni casi studio in corso di progettazione al fine di stimolare una riflessione sull’impostazione metodologica da adottare a partire dalle attività propedeutiche, necessarie per raggiungere un’adeguata conoscenza della fabbrica, delle sue trasformazioni e del suo comportamento, e successivamente definire consolidamenti mirati che garantiscano il massimo dell’efficienza con il minimo grado di invasività. Nel pomeriggio di studi saranno inoltre mostrati i risultati delle verifiche sulle strutture e delineati gli interventi per la riduzione delle vulnerabilità effettuati al duomo di Santa Maria Assunta e la chiesa di San Martino a Cividale del Friuli.

PROGRAMMA. Alle 15.30, dopo i saluti istituzionali gli interventi: Roberta Cuttini, funzionario architetto della soprintendenza ABAP FVG, “Le campagne di ricerche, rilievi e indagini propedeutiche al progetto di riduzione della vulnerabilità sismica del patrimonio architettonico. Nota metodologica e casi studio: Duomo di Santa Maria Assunta e Chiesa di San Martino a Cividale del Friuli”; Giorgia Musina, funzionario archeologo della soprintendenza ABAP FVG, e Dario Gaddi, Archeotest s.r.l., “La lettura archeologica dei dati: Duomo di Santa Maria Assunta e Chiesa di San Martino a Cividale del Friuli”; Alberto Moretti, ingegnere, e Laura Cagni, MemoTesting s.r.l., “Duomo di Santa Maria Assunta in Cividale del Friuli: approfondimento sul percorso di conoscenza dell’edificio e sulla vulnerabilità sismica delle strutture”; Andrea Giannantoni, Giannantoni Ingegneria, “La sicurezza sismica per gli organismi strutturali complessi in muratura storica: nuovi metodi diagnostici e prassi operativa per interventi minimi ed efficaci. Il caso studio della Chiesa di San Martino a Cividale”. Conclusioni. Al termine delle conferenze si terrà un brindisi Ingresso fino ad esaurimento posti. Capienza massima: 70 persone.

Trieste. Per l’80mo anniversario del Club Alpinistico Triestino al Magazzino 26 “Nuove indagini nelle grotte preistoriche del Carso. Dati recenti e prospettive di ricerca”. Ecco alcune anticipazioni dei relatori alla luce delle ricerche archeologiche dopo alcuni decenni di inattività

In occasione del suo ottantesimo anniversario il Club Alpinistico Triestino propone “Nuove indagini nelle grotte preistoriche del Carso. Dati recenti e prospettive di ricerca”, un appuntamento dedicato alle nuove indagini nelle grotte preistoriche del Carso, che segnano la ripresa delle ricerche archeologiche dopo alcuni decenni di inattività. Questo incontro, mercoledì 15 ottobre 2025, alle 17.30, inserito nella rassegna “Una luce sempre accesa”, promossa e organizzata dal Comune di Trieste – assessorato alle Politiche della Cultura e del Turismo, si tiene nella sala Luttazzi del Magazzino 26 del Porto Vecchio di Trieste. Saranno presentati i risultati di recenti ricerche in ambiente speleologico del Carso triestino: gli scavi condotti su concessione del ministero della Cultura dal dipartimento di Studi umanistici dell’università Ca’ Foscari Venezia, in collaborazione con l’Institute of Archaeology ZRC SAZU, dal Centro Internazionale di Fisica Teorica Abdus Salam e dall’Unità di Ricerca di Preistoria e Antropologia dell’università di Siena, e le indagini direttamente eseguite dalla soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per il Friuli Venezia Giulia nell’ambito della propria programmazione lavori. Le presentazioni illustreranno grotte e ripari sotto roccia in corso di studio, importanti archivi paleo-ambientali che permettono di ricostruire la preistoria del territorio, dal tempo degli ultimi cacciatori-raccoglitori fino al periodo dei castellieri. L’incontro porrà inoltre l’accento sull’importanza delle grotte come patrimonio da studiare, conservare e rispettare, con un occhio di riguardo alla comunità speleologica che le frequenta. Un’occasione unica per conoscere i progressi della ricerca e riflettere sul valore delle grotte come archivi naturali e culturali da preservare per le future generazioni.

Introducono Franco Gherlizza (presidente del Club Alpinistico Triestino); Franco Riosa (direttore della Scuola di Speleologia “Ennio Gherlizza” del CAT). Relatori: Roberto Micheli (soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per il Friuli Venezia Giulia); Manuela Montagnari Kokelj (già dipartimento di Studi umanistici, università di Trieste); Federico Bernardini (dipartimento di Studi umanistici, università Ca’ Foscari Venezia, Multidisciplinary Laboratory, “The Abdus Salam” International Centre for Theoretical Physics); Elena Leghissa (ZRC SAZU, Institute of Archaeology – Ljubljana); Francesco Boschin (dipartimento di Scienze fisiche, della Terra e dell’Ambiente, unità di ricerca di Preistoria e Antropologia, università di Siena); Andrea Pessina (soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per le province di Ancona e di Pesaro e Urbino).

Scavi archeologici nella grotta di Jama Blok a Gobrovizza sul Carso (foto cora società archeologica)

ROBERTO MICHELI, funzionario archeologo della soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per il Friuli Venezia Giulia: “Documentare l’oscurità: le grotte del Carso tra conoscenza e tutela archeologica”. “Le grotte sono uno dei fenomeni più caratteristici del paesaggio carsico che ha origine dalla dissoluzione chimica delle rocce carbonatiche da parte dell’acqua”, spiega Micheli. “Questi spazi vuoti che si estendono alle volte in estesi reticoli nelle profondità delle masse calcaree sono stati colmati nel tempo dal deposito di materiali diversi, quali blocchi di frana, ciottoli e concrezioni, e da sedimenti vari. A questo processo naturale va aggiunto l’apporto e le trasformazioni prodotte dall’azione della presenza umana: le cavità naturali sono state utilizzate sin da un momento molto antico della storia dell’uomo come abitazione, ricovero per gli animali e luogo di sepoltura o di culto. Nell’area del Carso, dove la concentrazione delle grotte è, come è noto, molto alta – continua Micheli -, le ricerche archeologiche hanno preso avvio già nella seconda metà dell’Ottocento al tempo delle prime esplorazioni nelle cavità ipogee, quando iniziò a svilupparsi la moderna speleologia. Da quel tempo molte grotte carsiche sono state indagate con il proposito di trovare le tracce dell’uomo preistorico e ciò ha determinato un susseguirsi di rinvenimenti e scavi dei depositi antropici delle cavità che ha consentito di raccogliere una considerevole massa di materiali archeologici di varie epoche, spesso però non sono associati a dati affidabili del contesto di provenienza.

Scavi archeologici nella grotta di Tina Jama sul Carso (foto gigliola antonazzi)

“Queste attività hanno determinato in molti casi il danneggiamento o addirittura la distruzione di importanti stratigrafie archeologiche sepolte. Dopo più di un secolo e mezzo di ricerche archeologiche nelle grotte del Carso – sottolinea Micheli – abbiamo acquisito molte informazioni sulla storia profonda di questo territorio, ma ancora numerose questioni rimangono aperte e senza apparente soluzione. Le grotte e i loro depositi di riempimento sono, infatti, degli eccezionali archivi paleo-ambientali e geologici, ma, allo stesso tempo, sono importanti testimonianze sulla storia antica dell’uomo e delle relazioni con l’ambiente e le sue risorse. Dopo molti anni di sospensione delle ricerche archeologiche nelle grotte del Carso, l’avvio di nuove indagini con un approccio multidisciplinare e l’applicazione di metodi accurati di scavo stratigrafico ci stanno svelando la ricchezza dei depositi archeologici sepolti nelle cavità e tutta la complessità del mondo ipogeo frequentato dall’uomo nel corso della preistoria”.

Cuspide di freccia dalla grotta 7 di Capodanno (foto cora società archeologica)

Cuspide di freccia dalla grotta Tina Jama (foto gigliola antonazzi)

MANUELA MONTAGNARI KOKELJ, già dipartimento di Studi umanistici, università di Trieste: “C.R.I.G.A. – Catasto Ragionato Informatico delle Grotte Archeologiche, banca dati delle scoperte e degli studi precedenti le nuove indagini nel Carso triestino”. “I dati sulla frequentazione delle cavità del Carso triestino (e del resto della Regione) da parte di uomini e animali in antico, dalla Preistoria al Medioevo”, spiega Montagnari Kokeli, “sono attualmente riuniti nel C.R.I.G.A. – Catasto Ragionato Informatico delle Grotte Archeologiche, accessibile online sul sito del Catasto Speleologico Regionale: https://catastogrotte.regione.fvg.it/pagina/100/criga. C.R.I.G.A. nacque alla fine degli anni 1990 inizialmente come Progetto Grotte, progetto scientifico a carattere interdisciplinare dell’università di Trieste, per rispondere a una domanda di interesse archeologico: è possibile risalire alle motivazioni delle scelte insediative, apparentemente piuttosto selettive, fatte da gruppi umani diversi che nel corso della Preistoria avevano lasciato tracce della loro presenza nel Carso triestino? Questa domanda portò a una revisione sistematica delle pubblicazioni scientifiche e divulgative e dei dati d’archivio, sia storico-archeologici che geologico-naturalistici, e alla contestuale verifica sul terreno delle caratteristiche geologiche, geomorfologiche e idrogeologiche delle cavità naturali antropizzate. Nel 2020 – conclude – un Accordo attuativo Regione Autonoma FVG-Università di Trieste permise di sviluppare la banca dati a scala regionale, con il coinvolgimento di altri enti di ricerca, musei e gruppi speleologici, e di inserire i risultati nel Catasto Speleologico Regionale. Questa versione aggiornata di C.R.I.G.A. costituisce, dunque, una premessa importante per gli sviluppi futuri della ricerca”.

Indagini archeologiche nelal grotta di Tina Jama sul Carso (foto gigliola antonazzi)

Grande lama di selce dalla grotta di Tina Jama sul Carso (foto di gigliola antonazzi)

Cuspide di freccia dalla grotta Tina Jama (foto gigliola antonazzi)

Scavi archeologici in una nicchia nella grotta di Tina Jama sul Carso (foto gigliola antonazzi)

FEDERICO BERNARDINI, dipartimento di Studi umanistici, università Ca’ Foscari Venezia, Multidisciplinary Laboratory, The “Abdus Salam” International Centre for Theoretical Physics; ELENA LEGHISSA, ZRC SAZU, Institute of Archaeology – Ljubljana; FRANCESCO BOSCHIN, dipartimento di Scienze fisiche, della Terra e dell’Ambiente, unità di ricerca di Preistoria e Antropologia, università di Siena, “Tre anni di scavi alla Grotta Tina Jama”. Nel corso dell’incontro saranno presentati i risultati delle ricerche archeologiche presso la grotta Tina Jama, sul Monte Lanaro nel Carso triestino, dove è in corso la terza campagna di scavi in concessione ministeriale. “Le indagini hanno restituito resti che coprono un arco cronologico molto ampio, dal Mesolitico fino all’età dei Castellieri, contribuendo a chiarire aspetti fondamentali della preistoria recente nell’area adriatica nord-orientale”, spiega il direttore dello scavo, Federico Bernardini. In particolare, gli studi si sono concentrati sui livelli dell’età del Bronzo e del Rame finale (III millennio a.C.), un periodo chiave per l’evoluzione tecnologica, culturale e sociale in Europa. “I dati preliminari suggeriscono che il Carso fosse in stretto rapporto con la Cultura di Cetina in Dalmazia e al contempo con le culture coeve dell’Italia nord-orientale e dell’Europa centrale, tra cui Polada e Gata-Wieselburg”, aggiunge Elena Leghissa. Lo studio dei resti ossei (umani e non) viene condotto dall’unità di ricerca di Preistoria e Antropologia del DSFTA dell’università di Siena. “Per quanto riguarda le ossa umane, sarà interessante analizzare alcune possibili tracce di macellazione, presenti su un frammento di cranio, tramite l’utilizzo di un microscopio digitale portatile che restituisce immagini 3D della superficie degli oggetti osservati. Questo studio potrà gettare nuova luce sulle antiche pratiche funerarie. Lo studio dei resti faunistici fornirà invece informazioni sulle modalità di sfruttamento delle risorse animali da parte delle popolazioni pre- e protostoriche. In particolare possono essere ricostruiti aspetti che riguardano da un lato l’uso della grotta, a dall’altro le pratiche di allevamento e venatorie sul Carso Triestino”.

Frammento di vaso neolitico stile “Danilo” dalla grotta di Tina Jama sul Carso (foto gigliola antonazzi)

ANDREA PESSINA, soprintendente Archeologia Belle arti e Paesaggio per le province di Ancona e di Pesaro e Urbino, “Nuovi dati da alcune cavità di interesse preistorico del Carso triestino”. “Nella primavera 2025 la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e paesaggio per il Friuli Venezia Giulia – ricorda Pessina – ha condotto una serie di sondaggi in alcune cavità di possibile interesse archeologico ubicate nel territorio del Comune di Sgonico (Trieste). Le ricerche – della durata di 6 settimane – sono state finanziate interamente dal ministero per la Cultura e sono state effettuate dagli specialisti della ditta CORA di Trento, con la preziosa collaborazione di volontari dei Gruppi speleologici locali.

Scavi archeologici nelal grotta 7 di Capodanno sul Carso (foto cora società archeologica)

“La prima cavità interessata dalle indagini – spiega Pessina – è la Grotta 7 di Capodanno, censita con il n. 4796 del Catasto Speleologico regionale, una cavità posta ad una quota di 305 m slm, costituita da un basso vano discendente (in nessun punto della grotta è ora possibile stare eretti) la cui volta segue l’andamento degli strati. La cavità era stata individuata intorno al 1990 e segnalata per la prima volta da Franco Gherlizza su Spelaeus 2, 2019, Club Alpinistico Triestino. La grotta è risultata fin da subito di indubbio interesse per il deposito preistorico che conserva; già nel corso delle operazioni di rilevamento speleologico erano stati trovati frammenti ceramici di impasto e fattura diversi, misti però a materiale di chiara origine più recente. La masiera, che delimita in parte il fondo della dolina sulla quale si apre la grotta, si presentava parzialmente ricoperta da terreno di riporto proveniente dall’interno della cavità, terreno che negli anni ha restituito frammenti ceramici, industrie litiche e resti di faune. L’esame di questo materiale aveva portato al riconoscimento di una frequentazione databile al Mesolitico recente (industrie litiche caratterizzate dalla presenza di trapezi e tecnica del microbulino) e di una occupazione riferibile al Neolitico antico (ceramiche peculiari dell’aspetto di Vlaska).

Scavo della dolina della grotta 7 di Capodanno sul Carso (foto cora società archeologica)

“Nel corso della campagna di scavo 2025 – continua Pessina – sono state effettuate, una serie di indagini stratigrafiche mirate a verificare la presenza, la natura e la potenza di stratificazioni di interesse archeologico, nonché recuperare campionature utili ad un primo inquadramento cronologico, geo-archeologico e paleo-ambientale. Gli scavi 2025 hanno portato al recupero di altri materiali riferibili a queste fasi di occupazione, contenuti però in un deposito rimaneggiato dalle attività di animali fossatori e dalla costruzione della masiera. Di particolare interesse la segnalazione di ossidiana, la cui provenienza è in corso di determinazione. È questa una delle cavità che risulta nel Carso aver restituito il maggior numero di attestazioni di ossidiana (ad oggi sono 3 le segnalazioni da qui note). La presenza di un potente strato di crollo della volta con massi di grandi dimensioni, nonostante l’impegno dei gruppi speleologici, non ha consentito l’esplorazione dei depositi interni. Le ricerche sono pertanto proseguite nel centro della dolina con l’apertura del Sondaggio 1 che ha restituito evidenze di frequentazioni antropiche, tra cui una cuspide di freccia in selce, frammenti ceramici e resti faunistici ed è stata registrata la presenza di blocchi allineati che potrebbero indicare l’esistenza di una struttura. Sui campioni prelevati sono in corso datazioni al carbonio 14.

Scavi archeoloici nelal grotta Jama Blok di Gabrovizza sul Carso (foto cora società archeologica)

Frammenti ceramici dalla grotta Jama Blok di Gabrovizza sul Carso (foto cora società archeologica)

“Nella Grotta Jama Blok di Gabrovizza, ora accatastata dalla Commissione Grotte Eugenio Boegan con il numero PRCS 28909 – fa sapere Pessina -, le indagini hanno invece interessato sia l’interno della cavità, ove risulta di particolare interesse il riconoscimento di peculiari depositi che indicano un suo utilizzo durante la preistoria per la stabulazione di caprovini, sia il fronte esterno, ove è stato aperto un sondaggio (Sondaggio 3) della profondità di oltre 3 metri, che non ha però ancora raggiunto i più antichi livelli di frequentazione antropica. La stratigrafia messa in luce si presenta di particolare interesse: numerosi i livelli che documentano le fasi di frequentazione dell’area esterna della grotta per attività di caccia (cuspidi di freccia e faune selvatiche), fenomeni di crollo parziale della grotta per eventi sismici o fenomeni di degrado climatico, seguiti da nuovi episodi di frequentazione per usi sepolcrali e di stabulazione degli animali. In attesa di poter studiare i materiali culturali rinvenuti, sono stati raccolti campioni per analisi polliniche, geo-archeologiche e datazioni al Carbonio 14, di cui a breve si conosceranno gli esiti. Si potrà così disporre di una stratigrafia documentata accuratamente sotto ogni aspetto e ricostruire le diverse fasi della preistoria regionale, spesso ad oggi note solo genericamente. A conclusione degli scavi, in entrambe le grotte è stata organizzata una visita aperta al pubblico per presentare i primi risultati delle ricerche alla quale hanno partecipato gli amministratori di Sgonico e decine di membri dei gruppi speleologici locali”.

Aquileia (Ud). Con la vista al tramonto dall’alto del campanile della Basilica si aprono le iniziative per le Giornate europee dell’Archeologia: tre giorni con gli Open-day dei cantieri di scavo (solo sabato 14), aperture straordinarie, passeggiate, visite guidate, archeologia sperimentale e arte

Con la visita del campanile della Basilica di Aquileia per godersi il tramonto dall’alto, tra area archeologica e laguna, si aprono ufficialmente le iniziative per le Giornate europee dell’Archeologia: dal 13 al 15 giugno 2025 Aquileia si anima con gli Open-day dei cantieri di scavo (solo sabato 14), aperture straordinarie, passeggiate, visite guidate, archeologia sperimentale e arte. Il programma è realizzato grazie alla collaborazione tra Fondazione Aquileia, Comune di Aquileia, soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per il Friuli Venezia Giulia, direzione regionale Musei del Friuli Venezia Giulia – museo Archeologico nazionale di Aquileia, Basilica di Aquileia, PromoTurismoFVG, università di Padova, di Trieste, di Udine, di Venezia, di Verona, Pro Loco Aquileia, associazione nazionale per Aquileia; al sostegno di Cassa Rurale FVG.

Venerdì 13 giugno 2025: 𝗧𝗥𝗔𝗠𝗢𝗡𝗧𝗢 𝗗𝗔𝗟 𝗖𝗔𝗠𝗣𝗔𝗡𝗜𝗟𝗘 𝗗𝗘𝗟𝗟𝗔 𝗕𝗔𝗦𝗜𝗟𝗜𝗖𝗔. Alle 20.30, ritrovo in piazza Capitolo, all’esterno della Basilica di Aquileia. I direttori di Fondazione SoCoBa, Andrea Bellavite, e di Fondazione Aquileia, Cristiano Tiussi, guideranno i partecipanti alla scoperta della storia del Campanile della Basilica. Il percorso prevede, oltre alla visita della Basilica, anche la salita sul Campanile: si consiglia quindi abbigliamento adeguato. Biglietto d’ingresso straordinario (15 euro) con prenotazione obbligatoria sulla piattaforma MidaTicket a questo link. A cura di Fondazione SoCoBa e Fondazione Aquileia,

Venerdì 13 giugno 2025: 𝗔𝗖𝗖𝗘𝗡𝗦𝗜𝗢𝗡𝗘 𝗘 𝗣𝗥𝗘𝗣𝗔𝗥𝗔𝗭𝗜𝗢𝗡𝗘 𝗗𝗘𝗟 𝗙𝗢𝗥𝗡𝗢 𝗩𝗘𝗧𝗥𝗔𝗥𝗜𝗢. Alle 21, nell’area archeologica degli antichi mercati-Fondo Pasqualis. Caricamento, accensione e preparazione del forno vetrario a legna ispirato a strutture romane antiche con i tecnici che l’hanno realizzato. Ingresso gratuito senza prenotazione. A cura di: Fondazione Aquileia in collaborazione con Associazione Nazionale per Aquileia APS e Pro Loco Aquileia Per maggiori informazioni: assaquileia@libero.it, prolocoaquileia@libero.it.

Giornate europee dell’archeologia 2025: archeo open day (foto fondazione aquileia)

Sabato 14 giugno 2025: 𝗔𝗥𝗖𝗛𝗘𝗢 𝗢𝗣𝗘𝗡 𝗗𝗔𝗬 – 𝗩𝗜𝗦𝗜𝗧𝗘 𝗖𝗢𝗡 𝗟’𝗔𝗥𝗖𝗛𝗘𝗢𝗟𝗢𝗚𝗢 𝗔𝗜 𝗖𝗔𝗡𝗧𝗜𝗘𝗥𝗜 𝗗𝗜 𝗦𝗖𝗔𝗩𝗢. Alle 10.30 e alle 16.30. Gli archeologi e i restauratori della Fondazione Aquileia e delle Università accolgono i visitatori per raccontare le nuove scoperte, i reperti emersi nelle ultime campagne di scavo, le storie e i costumi dell’Aquileia antica. Aree: Foro – Decumano e Mura a zig-zag – Grandi Terme – Teatro romano – Antico Porto Fluviale – Sponda orientale del Porto Fluviale – Antichi Mercati (Fondo Pasqualis) – Domus romane (Fondo CAL) – Domus dei Putti Danzanti. Ingresso libero senza prenotazione. A cura di Fondazione Aquileia, Università di Padova, Università di Verona, Università Ca’ Foscari di Venezia, Università di Trieste, Università di Udine, Soprintendenza Archeologia belle arti e paesaggio per il FVG.

Veduta panoramica dell’antico porto fluviale di Aquileia (foto nicola oleotto)

Sabato 14 giugno 2025: 𝗩𝗜𝗦𝗜𝗧𝗔 𝗚𝗨𝗜𝗗𝗔𝗧𝗔 – 𝗩𝗜𝗔𝗚𝗚𝗜𝗔 𝗖𝗢𝗡 𝗡𝗢𝗜 𝗡𝗘𝗟𝗟𝗔 𝗦𝗧𝗢𝗥𝗜𝗔 𝗗𝗜 𝗔𝗤𝗨𝗜𝗟𝗘𝗜𝗔. Alle 10.30, ritrovo all’Infopoint PromoTurismoFVG, via Giulia Augusta 11. Un viaggio alla scoperta dei segreti e degli splendori di Aquileia ai tempi dell’Impero Romano: allora punto strategico per gli scambi con i paesi danubiani e con l’Oriente, oggi Patrimonio dell’Umanità tutelato dall’UNESCO. A cura di PromoTurismoFVG. Biglietto 15,00 euro visita guidata + 5 euro ingresso alla Basilica – Gratis con FVGCard e FVGCardAquileia. Per info su riduzioni, gratuità e per la prenotazione (obbligatoria): Infopoint Aquileia PromoTurismoFVG +39 0431 919491, info.aquileia@promoturismo.fvg.it.

Dimostrazioni di lavorazione del vetro secondo tecniche antiche con il forno ‘romano’ (foto fondazione aquileia)

Sabato 14 giugno 2025: 𝗟𝗔𝗩𝗢𝗥𝗔𝗭𝗜𝗢𝗡𝗘 𝗦𝗣𝗘𝗥𝗜𝗠𝗘𝗡𝗧𝗔𝗟𝗘 𝗗𝗜 𝗩𝗘𝗧𝗥𝗢 𝗖𝗢𝗡 𝗨𝗡 𝗙𝗢𝗥𝗡𝗢 “𝗥𝗢𝗠𝗔𝗡𝗢”. Alle 10.30 e alle 15, nell’area archeologica degli antichi mercati-Fondo Pasqualis. Dimostrazioni di lavorazione del vetro secondo tecniche antiche con il forno ‘romano’ con la partecipazione di maestri vetrai di scuola muranese e introduzione della speciale ‘murrina’ che d’ora in poi caratterizzerà i prodotti del forno sperimentale. Ingresso gratuito senza prenotazione. A cura d: Fondazione Aquileia in collaborazione con Associazione Nazionale per Aquileia APS e Pro Loco Aquileia. Per maggiori informazioni: assaquileia@libero.it, prolocoaquileia@libero.it

Sabato 14 giugno 2025: 𝗠𝗢𝗦𝗧𝗥𝗔 𝗗𝗜 𝗔𝗥𝗧𝗘 𝗖𝗢𝗡𝗧𝗘𝗠𝗣𝗢𝗥𝗔𝗡𝗘𝗔 “𝗙𝗨𝗢𝗥𝗜 𝗣𝗢𝗦𝗧𝗢”, 𝗗𝗜 𝗕𝗔𝗥𝗕𝗔𝗥𝗔 𝗣𝗘𝗟𝗜𝗭𝗭𝗢𝗡. Dalle 12 al museo Archeologico nazionale di Aquileia, via Roma 1. La mostra “Fuori Posto” di Barbara Pelizzon, a cura di Daniele Capra, presenta quindici opere tra sculture e installazioni nei rinnovati depositi del museo. Il progetto raccoglie lavori recenti dell’artista realizzati impiegando materiali poveri e di risulta, messi in dialogo con le silenziose testimonianze che il passato ci ha restituito. La mostra sarà aperta dal 14 giugno al 7 settembre 2025 e sarà visitabile nei consueti orari di apertura al pubblico del museo Archeologico nazionale. La mostra è compresa nel costo del biglietto di ingresso. A cura di museo Archeologico nazionale di Aquileia. Per maggiori informazioni: museoarcheoaquileia@cultura.gov.it

Visite guidate a Casa Bertoli di Aquileia (foto fondazione aquileia)

Sabato 14 giugno 2025: 𝗔𝗟𝗟𝗔 𝗦𝗖𝗢𝗣𝗘𝗥𝗧𝗔 𝗗𝗜 𝗖𝗔𝗦𝗔 𝗕𝗘𝗥𝗧𝗢𝗟𝗜 𝗘 𝗗𝗘𝗟𝗟𝗔 𝗦𝗨𝗔 “𝗖𝗢𝗡𝗦𝗘𝗥𝗩𝗔 𝗗𝗜 𝗟𝗔𝗣𝗜𝗗𝗘 𝗜𝗡 𝗔𝗤𝗨𝗜𝗟𝗘𝗝𝗔”. Alle 15.30 a Casa Bertoli, via Popone 6. Visita guidata alla casa di Giandomenico Bertoli, padre della ricerca archeologica di Aquileia, con illustrazione della sua raccolta epigrafica e degli affreschi medievali. Ingresso libero senza prenotazione. A cura di Associazione Nazionale per Aquileia APS e Soprintendenza ABAP FVG. Per maggiori informazioni: assaquileia@libero.it

Installazioni luminose “Innumera” ad Aquileia (foto fondazione aquileia)

Sabato 14 giugno 2025: 𝗣𝗔𝗦𝗦𝗘𝗚𝗚𝗜𝗔𝗧𝗔 𝗖𝗢𝗡 𝗟𝗘 𝗟𝗨𝗖𝗜 𝗗’𝗔𝗥𝗧𝗜𝗦𝗧𝗔 𝗜𝗡𝗡𝗨𝗠𝗘𝗥𝗔. Alle 21, in via dei Patriarchi. Guidati dalle installazioni luminose “Innumera”, attraverso via Roma in una passeggiata con Daniele Pasini, profondo conoscitore dei luoghi e della storia di Aquileia, vi potrete immergere nelle memorie, nelle storie e nelle visioni del passato, del presente e del futuro della città seguendo le linee della luce. Il tour partirà da via dei Patriarchi, per fare un percorso nel tempo, fino alla tappa in piazza Garibaldi dedicata al riconoscimento di Patrimonio dell’Umanità della città. Partecipazione gratuita senza prenotazione. A cura di Comune di Aquileia e Pro Loco Aquileia.

Archeologia sperimentale ad Aquileia: lavorazione del vetro secondo tecniche antiche (foto fondazione aquileia)

Domenica 15 giugno 2025: 𝗟𝗔𝗩𝗢𝗥𝗔𝗭𝗜𝗢𝗡𝗘 𝗦𝗣𝗘𝗥𝗜𝗠𝗘𝗡𝗧𝗔𝗟𝗘 𝗗𝗜 𝗩𝗘𝗧𝗥𝗢 𝗖𝗢𝗡 𝗨𝗡 𝗙𝗢𝗥𝗡𝗢 “𝗥𝗢𝗠𝗔𝗡𝗢”. Alle 10.30 e alle 15, nell’area archeologica degli antichi mercati-Fondo Pasqualis. Dimostrazioni di lavorazione del vetro secondo tecniche antiche con il forno ‘romano’ con la partecipazione di maestri vetrai di scuola muranese e introduzione della speciale ‘murrina’ che d’ora in poi caratterizzerà i prodotti del forno sperimentale. Ingresso gratuito senza prenotazione. A cura di Fondazione Aquileia in collaborazione con
Associazione Nazionale per Aquileia APS e Pro Loco Aquileia. Per maggiori informazioni:
assaquileia@libero.it, prolocoaquileia@libero.it

Palazzo Brunner a fine restauri ad Aquileia (foto fondazione aquileia)

Domenica 15 giugno 2025: 𝗜𝗡𝗔𝗨𝗚𝗨𝗥𝗔𝗭𝗜𝗢𝗡𝗘 𝗗𝗜 𝗣𝗔𝗟𝗔𝗭𝗭𝗢 𝗕𝗥𝗨𝗡𝗡𝗘𝗥. Alle 11, con ingresso da via Roma, 20. Inaugurazione a conclusione del restauro conservativo di Palazzo Brunner, storico edificio che insiste sulla porzione sud-occidentale della città antica, occupata in età romana dall’anfiteatro. Nella corte interna si trova anche il fabbricato dell’”ex folador”, un edificio rurale con ampi spazi originariamente adibiti al deposito delle botti e alla conservazione dei prodotti agricoli. Ingresso libero senza prenotazione. A cura di Fondazione Aquileia.

 

Udine. A Palazzo Clabassi, in presenza e on line, “AMNESIA. Riflessioni sul destino dell’architettura contemporanea”, un incontro a più voci promosso dalla soprintendenza sulle pratiche di tutela e conservazione del patrimonio del contemporaneo

“AMNESIA. Riflessioni sul destino dell’architettura contemporanea”, un incontro a più voci promosso dalla soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per il Friuli Venezia Giulia nella sede di Palazzo Clabassi, in via Zanon 22 a Udine, giovedì 12 giugno 2025, dalle 10.30 alle 18. Un’occasione per interrogarsi in merito alle pratiche di tutela e conservazione del patrimonio del contemporaneo, caratterizzata da una duplice fragilità: quella intrinseca delle componenti materiche costituenti la costruzione, come il cemento armato, le pellicole polimeriche e i “nuovi” materiali sperimentati durante tutto il corso Novecento, e quella legata alla componente culturale, che spesso sembra dimenticarsi dell’apporto dell’architettura contemporanea alla definizione di quell’apparato socio-culturale al quale apparteniamo, negandone spesso quella riconoscimento alle opere di un passato più remoto. Alla giornata parteciperanno studiosi e funzionari del ministero della Cultura, provenienti da varie sedi degli uffici periferici, che illustreranno esperienze diversificate, riguardanti la tutela e la conservazione dell’architettura contemporanea su scala nazionale. Considerato l’esiguo numero di posti a sedere disponibili, sarà possibile seguire la giornata di studio anche da remoto collegandosi al seguente link: https://teams.microsoft.com/l/meetup-join/19%3aifmIQk0owXLPWEStfsrYZTz3zFvcjMV52WqfOJPMnhA1%40thread.tacv2/1748009076989?context=%7b%22Tid%22%3a%222ce1fa22-bde8-436d-b238-a0540d4f21d6%22%2c%22Oid%22%3a%22db81648f-5218-479c-9032-e6f9ac9c301b%22%7d.

PROGRAMMA. Alle 10.30, saluti: Valentina Minosi, soprintendente Archeologia Belle arti e Paesaggio del Friuli Venezia Giulia; introduzione: Vincenzo Giampaolo, soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio del Friuli Venezia Giulia. Interventi: Elena Frugoni, soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per la città metropolitana di Torino, “La conservazione del patrimonio culturale del Novecento a Torino: questioni di tutela e restauro”; Sara Di Resta, università IUAV di Venezia, “Pratiche e strumenti della conservazione programmata per l’architettura del Secondo Novecento”; pausa pranzo; 14.30, Andrea Pessina, direttore del segretariato regionale del MiC per il Friuli Venezia Giulia, “Lo stadio Artemio Franchi di Firenze. L’Architettura come sfida di Pier Luigi Nervi”; Verdiana Peron, museo nazionale dell’Arte digitale, “L’esercizio del dubbio. Riflessioni e strategie per la tutela degli autogrill a ponte in Italia”; Tommaso Fornasiero, soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per l’area metropolitana di Venezia e le province di Belluno Padova e Treviso, “Architettura contemporanea e il decreto di tutela sistemico: il caso di Longarone”; 17.30, considerazioni finali e conclusioni.

Aquileia. Al via il primo Festival dei Cammini: tre giorni con momenti di divulgazione scientifica, passeggiate, dialoghi ed esperienze tra suggestivi luoghi d’arte e archeologia, cantine, caffè e spazi verdi. Ecco il programma

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Dal 4 al 6 aprile 2025 Aquileia si trasformerà in un punto d’incontro per chi ama camminare, ascoltare e lasciarsi ispirare: a momenti di divulgazione scientifica, verranno affiancate passeggiate lungo i principali cammini che si intrecciano proprio ad Aquileia, da sempre punto di incontro di itinerari e antiche vie di pellegrinaggio, dialoghi ed esperienze tra suggestivi luoghi d’arte e archeologia, cantine, caffè e spazi verdi. Il Festival dei Cammini di Aquileia è un invito a rallentare, osservare e riscoprire il piacere del programma, in corrispondenza dei singoli eventi. L’evento è organizzato da Fondazione Aquileia, con partner istituzionali Comune di Aquileia, soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per il FVG, direzione regionale Musei del FVG-museo Archeologico nazionale di Aquileia, Basilica di Aquileia, PromoTurismoFVG, media partner Cammini d’Italia e sponsor tecnico Goccia di Carnia. Ospiteranno gli incontri Pasticceria Mosaico, le cantine Barone Ritter de Záhony, Ca’ Tullio, Tarlao Vignis in Aquileia, Vini Brojli, viaggio a piedi. Un’esperienza aperta a tutti: appassionati, esperti e curiosi esploratori occasionali. Tutte le attività sono ad ingresso gratuito su prenotazione obbligatoria tramite Eventbrite o i contatti indicati nel Vini Donda, Vini Puntin. Collaborano all’evento: Asd Calcio Aquileia, Asd Nautisette, Associazione Nazionale per Aquileia, Associazione Riserva di Caccia di Aquileia, Fondazione Radio Magica, Legio VI Ferrata, Pro Loco Aquileia.

PROGRAMMA VENERDÌ 4 APRILE 2025. APERTURA DEL FESTIVAL

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Statue in prospettiva nel museo Archeologico nazionale di Aquileia (foto fondazione aquileia)

Museo Archeologico nazionale di Aquileia, ingresso libero su prenotazione obbligatoria per l’intera mattinata a QUESTO LINK Eventbrite. Introduce e modera: Elena Commessatti, scrittrice e giornalista: 10-10.30, saluti istituzionali; 10.30-10.50, presentazione del programma del “Festival dei Cammini di Aquileia”. La prima edizione del Festival sarà un vero e proprio “invito a rallentare”: momenti di divulgazione scientifica, passeggiate lungo i principali cammini che si intrecciano proprio ad Aquileia, da sempre punto di incontro di itinerari e antiche vie di pellegrinaggio, dialoghi ed esperienze si susseguiranno tra suggestivi luoghi d’arte e archeologia, cantine, caffè e spazi verdi. Interviene: Davide Nanna, CEO & co-founder di Cammini d’Italia; 10.50-11.10, presentazione “Aquileia a impatto 0: i risultati delle analisi del progetto”. Il progetto è volto a promuovere e valorizzare le vie antiche e le vie spirituali presenti ad Aquileia, antica città romana e importante centro commerciale. La sua ricchezza e status all’interno dell’Impero Romano si riflette ancora oggi nei suoi magnifici edifici, ma anche nella sua rete di percorsi e strade che la collegava al Mediterraneo e all’Europa centrale. Il progetto individua il “cammino” come strumento alternativo e sostenibile per la diffusione della conoscenza del sito UNESCO. Interviene: Roberta de Bonis Patrignani, Ricercatore senior di Fondazione Links; 11.10-11.30, presentazione “Giovani e cammini: un turismo sostenibile tra natura e futuro” dal report Italia Paese dei cammini edizione 2025. Nel 2024, i camminatori italiani “certificati” sono aumentati del 29% rispetto all’anno precedente, nonostante un meteo avverso che aveva inizialmente scoraggiato le partenze: il trend di crescita del turismo dei Cammini si consolida. I giorni di cammino si sono accorciati a una media di 7,5 giorni ma i pernottamenti sono in aumento dimostrando l’importanza economica di questo tipo di vacanza per i territori. L’indagine e l’analisi di Terre di Mezzo si basano sulle risposte a 4.600 questionari compilati dai camminatori in Italia, con 122 gestori di Cammini che hanno fornito i loro dati. Interviene: Miriam Giovenzana, Direttore editoriale di Terre di Mezzo editore; 11.30-11.50, presentazione “Cammini Aperti: uno strumento per la promozione dei cammini italiani”. Il più importante evento nazionale dedicato ai sentieri/itinerari, che promuove i valori dell’accessibilità e incentiva la pratica responsabile dell’outdoor con il coinvolgimento delle associazioni dei Cammini, il CAI Club Alpino Italiano, Fish – Federazioni Italiana per i diritti delle persone con disabilità e le guide escursionistiche. Una strategia di promozione comune delle Regioni italiane, frutto di un accordo di programma tra il Ministero del Turismo e la Commissione Politiche per il Turismo della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, in collaborazione con ENIT. Interviene: Gianluigi Bettin, area turismo e promozione integrata di Sviluppumbria; 11.50-12.10, presentazione “L’accessibilità in cammino”. L’Italia è un paese unico, un mosaico di paesaggi straordinari, borghi pittoreschi e percorsi che raccontano secoli di storia. Tuttavia, non tutti i camminatori possono fruire di questa bellezza nello stesso modo. Rendere i cammini accessibili a persone con disabilità o esigenze specifiche è una sfida fondamentale, non solo per abbattere barriere fisiche, ma anche per costruire una cultura inclusiva che renda il turismo lento un’esperienza aperta a tutti. Intervengono: Gianluigi Bettin, area turismo e promozione integrata di Sviluppumbria; Gabriele Favagrossa, Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap; 12.10-12.30, presentazione “Il cammino culturale europeo dei Santi Cirillo e Metodio, via di cultura e via di fede”. Questa sessione mette in evidenza il legame profondo tra la città di Aquileia, fulcro di spiritualità e ponte tra Oriente e Occidente, e l’itinerario culturale europeo che promuove il dialogo tra diverse tradizioni culturali e i luoghi toccati dai Santi, co-patroni d’Europa, durante la loro opera di evangelizzazione. Intervengono: Vicegovernatore della regione di Olomouc nella Repubblica Ceca e direttore dell’Associazione turistica di Bratislava, membri dell’itinerario culturale europeo dei Santi Cirillo e Metodio.

EVENTI DIFFUSI & ESPERIENZE

15.00-16.30, Pasticceria Mosaico, piazza Capitolo 17. Ingresso libero su prenotazione obbligatoria (massimo 30 persone) su Eventbrite a QUESTO LINK. “Lo spirito dei piedi”, dialogo con Andrea Bellavite, viandante e scrittore e con il team di Cammini d’Italia. Perché si cammina? Ci sono diverse tipologie di camminatori. I pellegrini assoluti, coloro che fanno del camminare la loro stessa forma di esistenza. I moderni viandanti che, sui percorsi classici del Medioevo identificano una nuova modalità di turismo. Gli alpinisti, che cercano il rischio e sfidano la montagna, ma che in realtà cercano di conoscere il proprio limite e di rendere più significativa e felice la vita. C’è inoltre chi cammina per sopravvivere. Ognuno trova nel cammino la sua Verità. A seguire: “Si fa presto a dire Cammini…”, dialogo con Andrea Mattei, giornalista della Gazzetta dello Sport e con il team di Cammini d’Italia. Cresce la voglia di camminare, aumenta il numero dei turisti che viaggiano a piedi, è boom del turismo open air: ma cosa cerca questo popolo di viandanti? Cosa devono fare i Cammini per andare incontro a questa nuova crescente domanda? Qual è la differenza tra “Cammini” e percorsi escursionistici o long trail di cui tanto si parla nel settore? Proviamo a rispondere.

16.30-17.30, Cantina Tarlao Vignis in Aquileia, Località S. Zili 50. Ingresso libero su prenotazione obbligatoria (massimo 30 persone) su Eventbrite a QUESTO LINK. “Camminare per mesi: sogno, sfida o follia? – La storia di Nazario Nesta e i segreti di chi sceglie la strada e il cammino come casa”, dialogo con Nazario Nesta, viaggiatore e con il team di Cammini d’Italia. C’è chi cammina per qualche giorno, chi per settimane… e poi c’è chi sceglie di farlo per mesi, trasformando il cammino in uno stile di vita. Ma cosa significa davvero vivere sulla strada, giorno dopo giorno? È un sogno di libertà, una sfida personale o un po’ di sana follia? Conosciamo Nazario Nesta che ci racconterà la sua esperienza di camminatore di lunga distanza, svelando i segreti, le difficoltà e le emozioni di chi fa del viaggio a piedi la propria casa.

18-19, Wine Bar Giardini Ritter de Záhony, piazza Pirano 12 (a fianco della chiesa di Monastero). Ingresso libero su prenotazione obbligatoria (massimo 30 persone) su Eventbrite A QUESTO LINK. “La via Romea Strata. 1.000 chilometri a piedi dal nord-est a Roma”, presentazione della nuova guida della via Romea Strata con Viola Gaudiano, strategist e project developer di Romea Strata, Beatrice Vencato, responsabile Comunicazione Romea Strata, con il team di Cammini d’Italia e Miriam Giovenzana, direttore editoriale di Terre di Mezzo editore. Racconteremo oltre 1.000 km di storia, cultura e spiritualità, dalle montagne del Nord-Est fino a Roma, lungo un cammino che unisce strade antiche, tradizioni e incontri, e che oggi è sempre più accessibile a chi vuole viverlo.

20.30, Basilica di Aquileia. La partecipazione è gratuita previa registrazione su Eventbrite A QUESTO LINK. “I luoghi sacri che uniscono: i cammini di pellegrinaggio”, conferenza con padre dr. Robert Bahčič e lo scrittore Davide Gandini: guideranno una riflessione sulla spiritualità del cammino, sul suo valore universale e sulla capacità di unire popoli e culture. Un’occasione per riscoprire il senso profondo del viaggio interiore e condiviso. È prevista la traduzione simultanea ITA/SLO. La conferenza è organizzata nell’ambito del progetto Walk2Spirit finanziato dall’Unione europea nell’ambito del Fondo per piccoli progetti (Small Project Fund) GO! 2025 del Programma Interreg VI-A Italia-Slovenia 2021-2027, gestito dal GECT GO.

PROGRAMMA SABATO 5 APRILE 2025

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L’area archeologica e la basilica patriarcale di Aquileia in una veduta aerea (foto nicola oleotto)

9-12.30, Il Cammino dei Cammini. Ritrovo in piazza Capitolo alle 8.30. Un’esperienza unica di cammino, organizzata in collaborazione con i gestori dei numerosi cammini che attraversano Aquileia, invita i partecipanti a percorrere un percorso affascinante e ricco di storia. Il percorso inizia nel cuore pulsante della spiritualità aquileiese, dalla millenaria Basilica di Aquileia, patrimonio UNESCO e simbolo della cristianità europea. Da qui i pellegrini si metteranno in cammino attraverso l’agro aquileiese, costeggiando le località di Monastero e San Zili, per poi dirigersi verso San Lorenzo di Fiumicello. Il tracciato si sviluppa lungo una rete di strade bianche e campestri che conserva l’impronta dell’antica centuriazione romana, con assi viari regolari che ricalcano gli antichi cardini e decumani. L’arrivo a San Canzian d’Isonzo, luogo del martirio e della sepoltura dei Santi Martiri Canziani, chiude il cammino con un forte richiamo alle radici cristiane del territorio e alla sua vocazione al pellegrinaggio. Durata, pause e soste incluse: 3.5 ore circa. Si consigliano calzature adatte a terreno sterrato. È previsto il servizio navetta per il rientro ad Aquileia, dove verrà offerto un ristoro a tutti i partecipanti. Partecipazione gratuita su prenotazione obbligatoria (massimo 100 persone) scrivendo a comunicazione@basilicadiaquileia.it

10.30-11.30, Domus e Palazzo Episcopale. Partecipazione gratuita su prenotazione obbligatoria (massimo 25 persone) su Eventbrite A QUESTO LINK. Lancio e proiezione del docu-film “Cammini d’Italia sul cammino dei borghi silenti”. Un itinerario ad anello che attraversa l’Umbria più autentica e nascosta, partendo da Tenaglie e concludendo nello stesso borgo. Un viaggio lento tra antichi borghi arroccati, boschi silenziosi e vallate sospese nel tempo, dove la natura e la memoria si intrecciano. Attraverso immagini e voli suggestivi e racconti di chi abita questi luoghi, il docu-film restituisce l’anima di un’Umbria intima e poco conosciuta; è stato realizzato nel novembre 2024 da Vincenzo Caruso, Francesco Boggi, Davide Nanna e Gianluca Chiapperino, insieme al videomaker Fabrizio Billi, parte del team di Cammini d’Italia.

11-12, Passeggiata archeologica tre le vigne dell’area delle Grandi Terme di Aquileia con Cristiano Tiussi, direttore di Fondazione Aquileia. Ritrovo: Area archeologica delle Grandi Terme (ingresso da via XXIV Maggio). Partecipazione gratuita su prenotazione obbligatoria (massimo 35 persone) su Eventbrite A QUESTO LINK. Camminando tra i filari, si potrà esplorare un paesaggio che unisce natura e storia, dove ogni passo svela un pezzo del patrimonio culturale di questa straordinaria città. A conclusione dell’evento è prevista una degustazione del vino dell’area delle Grandi Terme, presso Cantina Vini Brojli (via Beligna 30/D) -lo spostamento dei partecipanti avverrà in autonomia.

14.15-16.15, Cantina Vini Puntin, Località San Zili 14. Ingresso libero su prenotazione obbligatoria (massimo 20 persone) su Eventbrite A QUESTO LINK. “Guida al Cammino: dall’idea alla partenza” con Cammini d’Italia. Preparare uno zaino è solo l’ultima tappa di un viaggio che inizia molto prima di partire. In questa chiacchierata finale, Cammini d’Italia racconta passo dopo passo come organizzare un cammino: dalla scelta dell’itinerario alla logistica pre-partenza, dall’abbigliamento all’attrezzatura, senza dimenticare l’alimentazione e come affrontare i vari pericoli. Consigli concreti, aneddoti e qualche trucco per rendere il cammino più semplice e goderselo fino in fondo. A seguire: “Parliamo del nostro compagno di viaggio preferito: lo zaino!”, laboratorio sull’attrezzatura in cammino con Tom Search, content creator e il team di Cammini d’Italia. Lo zaino è il nostro più fidato compagno di cammino: ci sostiene, ci accompagna e, se scelto bene, ci alleggerisce anche la fatica! Ma come si trova quello giusto? In questo talk scopriamo insieme come scegliere lo zaino adatto per un cammino, dal litraggio alla capacità di scaricare il peso sulle anche, fino ai materiali più traspiranti (sì, anche se sudi tanto!). Analizzeremo una lista completa di cosa portare e come sistemare lo zaino per bilanciare pesi e ingombri. E poi… i bastoncini: servono davvero? Scopriamolo insieme!

14.30-16.30, Circondata dall’acqua. Percorso in bicicletta a cura di Associazione Nazionale per Aquileia, adatto a chi vuole vivere un’avventura all’insegna della natura, della storia e del movimento. L’itinerario ad anello (su ciclabile e sterrato) toccherà via Monastero, località Morona, Canale Anfora, l’area delle Grandi Terme, l’area archeologica del Fondo CAL. Ritrovo: Casa Bertoli, via Patriarca Popone 6. Partecipazione gratuita su prenotazione obbligatoria (massimo 30 persone) a assaquileia@libero.it. Possibilità di noleggio bici a 10€ (da richiedere entro venerdì 4 aprile, indicando anche altezza del fruitore e se uomo o donna)

15-16, passeggiata teatralizzata per bambini con la matrona romana “Aratria Galla” a cura di Fondazione Radio Magica. Partecipazione gratuita su prenotazione obbligatoria su Eventbrite A QUESTO LINK. Ritrovo: Piazza Capitolo, sotto la statua della Lupa Capitolina 15 minuti prima della partenza. Età: 5-9 anni. Il gruppo sarà accompagnato anche da una guida turistica. Durante la passeggiata è obbligatoria la presenza di un genitore (o delegato) a cui è affidata la sorveglianza del/i minore/i.

16.30-17.30, Domus di Tito Macro, area archeologica del Fondo Cossar. Partecipazione gratuita su prenotazione obbligatoria (massimo 40 persone) su Eventbrite A QUESTO LINK. “Storia dei cammini: dalle antiche vie al turismo lento. Leggende, aneddoti e quiz, dal cammino di Santiago ai principali cammini italiani” dialogo con Alessandro Beloli, divulgatore scientifico e il team di Cammini d’Italia. Partendo dalla nascita dei primi cammini come vie commerciali e di pellegrinaggio, seguiremo la loro evoluzione in percorsi che tanti di noi oggi scelgono per i motivi più diversi: dal turismo lento allo sport, dalla spiritualità alla scoperta del territorio. Ci focalizzeremo in particolare sulla storia del cammino di Santiago, anzi dei cammini di Santiago, e di alcuni dei principali cammini italiani, il tutto condito da curiosità, aneddoti e quiz per testare la nostra conoscenza.

16.30-17.30, passeggiata d’autore nel cuore di Aquileia con Elena Commessatti, scrittrice e giornalista, e con Raffaella Grasselli, guida turistica. Ritrovo in piazza Capitolo. Partecipazione gratuita su prenotazione obbligatoria (massimo 25 persone) su Eventbrite A QUESTO LINK. Seguendo gli aneddoti e i percorsi narrati nel manuale di viaggio “Aquileia una guida”, di cui Elena è autrice, sarete condotti tra le meraviglie di questo sito UNESCO attraverso il suo sguardo da insider, contemporaneo e ricco di suggestioni.

17-19, museo Archeologico nazionale di Aquileia. “Tutte le strade portano ad Aquileia”, laboratorio per bambini a cura di EducA – servizio educativo del sito UNESCO di Aquileia. Aquileia fu, in età antica, al centro di un complesso sistema di vie d’acqua e di terra che la resero uno scalo portuale strategico. Fascia d’età: 5-10 anni. Durante l’attività è obbligatoria la presenza di un genitore. Prenotazione obbligatoria (massimo 15 bambini) a: museoaquileiaeventi@cultura.gov.it – 043191016.

17.30-19, Cantina Vini Donda, via Manlio Lucio Acidino 4. Ingresso libero su prenotazione obbligatoria (massimo 25 persone) su Eventbrite A QUESTO LINK. “Le antiche vie di pellegrinaggio”, dialogo con Sara Zanni, archeologa e guida escursionistica, Cristiano Tiussi, direttore di Fondazione Aquileia e Andrea Bellavite, viandante e scrittore. Vie di mare e vie di terra si incrociano da sempre ad Aquileia, città riconosciuta sito UNESCO nel 1998 per essere stata una delle più grandi e ricche città dell’Impero Romano; questo centro rappresentava da un lato il terminale dei traffici marittimi lungo l’Adriatico, dall’altro il luogo di interscambio e di smistamento verso l’entroterra illirico-danubiano, corrispondente all’attuale Mitteleuropa.

PROGRAMMA DOMENICA 6 APRILE 2025

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L’idrovora di Ca’ Viola ad Aquileia (foto fondazione aquileia)

9-13, una tappa insieme lungo i Cammini di Aquileia. Ritrovo in piazza Capitolo alle 8.30. Questo suggestivo percorso si snoda nel cuore della pianura friulana, incrociando due importanti cammini della regione Friuli Venezia Giulia: il Cammino Celeste e il Cammino Via Flavia. La partenza è prevista in piazza Capitolo, attraversando inizialmente la zona di recente edificazione, per poi dirigersi verso sud lungo la strada che conduce alla foce del Natissa. Il tracciato si sviluppa attraverso paesaggi di bonifica, accanto all’idrovora di Cà Padovano, testimonianza della trasformazione del territorio ad opera dell’uomo. L’ambiente è movimentato da boschetti di recente impianto e dall’alternarsi di zone aperte e argini erbosi. Seguendo la strada bianca e il corso del Natissa, si raggiunge la sua foce, dove si apre un panorama spettacolare sulla laguna di Grado. Qui si può osservare un tradizionale casone lagunare, mentre a seconda della marea non è raro avvistare numerose specie di uccelli che popolano le velme, l’acqua e le briccole. Una possibile deviazione consente di raggiungere il Bosco di San Marco, ideale per una pausa immersi nella natura, prima di rientrare ad Aquileia. Lungo il percorso, merita una sosta la Chiesa di San Marco, dedicata al Santo che, secondo la tradizione, sarebbe sbarcato proprio ad Aquileia per avviare la sua predicazione in Italia, ben prima di giungere a Venezia. Un aspetto curioso e affascinante dell’escursione è la perfetta squadratura delle strade bianche che si percorrono, retaggio del razionale impianto viario romano, con assi viari paralleli e perpendicolari, in pieno stile della centuriazione agraria di Aquileia e della storica Via Flavia. Durata, pause e soste incluse: 4 ore circa. A conclusione del percorso verrà offerto un ristoro a tutti i partecipanti. Partecipazione gratuita su prenotazione obbligatoria (massimo 100 persone) su www.camminiditalia.org.

Venerdì 4 aprile, sabato 5 aprile e domenica 6 aprile 2025, Domus e Palazzo Episcopale. SEZIONE “I DOCUFILM DI CAMMINI D’ITALIA”: 1° sequenza di proiezioni: dalle 15.30 alle 17; 2° sequenza di proiezioni dalle 17 alle 18.30. “Romea Vicetia” (durata: 37.10”); “I suoni delle Dolomiti: il festival di musica tra le montagne più belle del mondo” (durata: 16.08”); “Via Francigena: da Pontremoli a Montignoso” (durata: 36.14”). Ingresso senza prenotazione

Aquileia. Bilancio campagna 2024: nuove scoperte alle Grandi Terme, dalla grande abside del frigidarium alle statue, alle colonne colossali. Gli archeologi dell’università di Udine hanno anche anticipato all’inizio del IV secolo d.C. la costruzione del maestoso complesso termale

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Grandi terme di Aquileia, scavi archeologici dell’università di Udine: la grande abside del frigidarium, vista dal drone (foto uniud)

Un’abside (ambiente semicircolare) monumentale di circa 30 metri di ampiezza, una decina di parti di statue di divinità e di imperatori, o alti dignitari, e frammenti di colonne, tra cui una colossale del cosiddetto marmo africano (l’odierna Turchia). Sono le principali scoperte fatte nell’area delle Grandi Terme di Aquileia dagli archeologi dell’università di Udine nell’ultima campagna di scavi. Gli studiosi dell’ateneo friulano hanno inoltre scoperto che la costruzione del complesso è iniziata intorno al 300 d.C., cioè almeno un decennio prima di quanto finora ipotizzato. E questo grazie all’analisi radiocarbonica di un palo di ontano utilizzato dai romani per la bonifica dell’area al momento della costruzione dell’edificio e portato alla luce durante gli scavi. La missione è condotta su concessione ministeriale, in accordo con la soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per il Friuli Venezia Giulia, con la collaborazione scientifica e il supporto finanziario della Fondazione Aquileia. Le ricerche sono condotte da un team di archeologi del dipartimento di Studi umanistici e del patrimonio culturale dell’università di Udine guidato da Matteo Cadario, insieme a Marina Rubinich e Antonio Dell’Acqua, e con la collaborazione scientifica della Fondazione Aquileia e del suo direttore, Cristiano Tiussi. Agli scavi hanno partecipato anche 35 studenti dei corsi di laurea triennale e magistrale dell’Ateneo e della Scuola di specializzazione in beni archeologici. La presenza dell’Ateneo friulano alle Grandi Terme è ormai consolidata da oltre due decenni. Le prime ricerche infatti risalgono al 2002. Nelle campagne di scavo annuali, in concessione ministeriale, si sono formati oltre 700 studenti di archeologia che hanno potuto acquisire i crediti di tirocinio previsti dal loro percorso di studio. Dal 2016, anno della prima concessione di scavo dal Ministero, allora dei beni e delle attività culturali, fu avviata una nuova e proficua collaborazione con la Soprintendenza e con la Fondazione Aquileia, che aveva appena acquisito l’area in gestione, e che partecipa attivamente alla progettazione dei nuovi interventi di scavo e alla loro valorizzazione.

“Le novità portate alla luce nella campagna 2024 sono di valore straordinario sia per lo stato di conservazione delle strutture che per il significato dei reperti rinvenuti per la ricostruzione della funzione dell’edificio”, sottolinea il direttore degli scavi Matteo Cadario. Nel corso dei 23 anni di scavo dell’area, iniziato nel 2002, l’Ateneo friulano sta progressivamente mettendo in luce la grandiosità e lo sfarzo delle Grandi Terme, confermando anche l’importanza strategica di Aquileia durante l’impero romano. “Le evidenze emerse e i nuovi dati acquisiti grazie agli scavi dell’università di Udine”, dichiara la soprintendente, Valentina Minosi, “dimostrano l’importanza della collaborazione proficua che si è da anni instaurata fra Università e Soprintendenza e che si esplicita attraverso l’affidamento in concessione delle attività di scavo da parte del Ministero della cultura e attraverso il costante confronto fra le Istituzioni sulle indagini conoscitive svolte e per assicurare le attività di tutela”.

LA GRANDE ABSIDE DEL FRIGIDARIUM. La scoperta dell’abside di 30 metri, muri compresi, è avvenuta nell’area del percorso balneare delle terme. Era infatti aperta sulla grande aula del frigidarium (la zona destinata ai bagni in acqua fredda). Pavimentata in lastre di marmo e di calcare, l’abside chiude a est l’asse centrale delle terme. Trova una perfetta corrispondenza nella più piccola abside del calidarium (la zona destinata ai bagni in acqua calda), larga 15 metri, situata sul lato opposto e messa in luce tra il 2021 e il 2023. Le fondazioni dei muri dell’abside, larghe più di 5 metri, dovevano sostenere un imponente alzato a più piani che doveva contenere nicchie per statue e serviva anche da facciata monumentale delle terme verso la città di Aquileia. “È una novità eccezionale”, spiega il professor Cadario, “che conferma ulteriormente lo splendore e la maestosità dell’edificio e consente di comprenderne meglio la pianta. Come si comprende dai confronti con le terme Erculee di Milano e con le Kaiserthermen di Trier, il modello è caratteristico delle terme imperiali di età tetrarchica, ossia costruite tra il 293 e il 305 d.C., quando l’impero fu governato da quattro imperatori”.

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Frammento di statua togata proveniente dalle Grandi Terme di Aquileia, scoperta nella campagna 2024 (foto uniud)

LE STATUE E LA COLONNA. Nel corso dello scavo è stata scoperta anche una decina di frammenti di statue di epoche diverse. Le statue furono riunite all’inizio del IV secolo d.C. per ornare adeguatamente il frigidarium, che si presentava quindi come la sala più splendida dell’edificio. Spiccano due parti di statue maschili in toga, una in origine colossale, e una statua con indosso la corazza di dimensioni pari al vero, probabilmente raffiguranti in origine imperatori o alti dignitari. Ma sono stati trovati anche alcuni frammenti di statue di divinità, tra cui la parte inferiore di un Esculapio, dio della medicina, e una probabile statuetta di Giove con egida (la pelle della capra Amaltea che il dio usava come mantello). Sono stati portati alla luce anche diversi elementi dell’architettura dell’edificio, che spesso dovevano essere stati recuperati da edifici più antichi per essere riusati. “Il frigidarium doveva ospitare colonne colossali di marmo africano”, commenta Antonio Dell’Acqua, “e basi riccamente decorate, simili a quelle impiegate nelle terme inaugurate da Caracalla a Roma nel 216 d.C.”. Dalla stessa zona proviene anche la statua di Diomede scoperta dagli archeologi dell’Ateneo friulano nel 2003 a conferma della ricchezza dell’arredo scultoreo che contribuiva a trasformare le terme imperiali tardoantiche in “musei”. Le indagini proseguiranno anche nel settore dove sorgeva il caldarium e nel settore corrispondente a una serie di ambienti di più fasi adiacenti il corpo centrale nella zona Nord-Est dell’edificio.

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Grandi Terme di Aquileia: campagna di scavo 2024, veduta da drone dell’abside del calidarium (foto uniud)

Retrodatato l’inizio della costruzione. Gli archeologi dell’università di Udine hanno anche scoperto che i lavori di costruzione delle Grandi Terme sono iniziati probabilmente all’inizio del IV secolo d.C. anziché diversi decenni più tardi. “Abbiamo fatto analizzare al carbonio 14”, racconta Marina Rubinich, “un palo di ontano che abbiamo scoperto effettuando un carotaggio nell’area dell’abside del frigidarium, e che era stato utilizzato dai romani per bonificare la zona prima di costruire il muro”. La costruzione dell’edificio iniziò quindi al tempo di Massimiano e Diocleziano, i due Augusti che abdicarono nel 305 d.C. Costantino, che conquistò Aquileia nel 312 d.C., potrebbe quindi aver solo completato l’opera, prima del 325, appropriandosi però del merito e intestandosi le terme.

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Grandi Terme di Aquileia, campagna di scavo 2024: fotopiano dell’abside del frigidarium (foto uniud)

La collaborazione con Fondazione Aquileia. “L’area delle Grandi Terme non smette di rivelare nuovi e importanti tasselli della sua affascinante storia grazie all’impegno congiunto dell’università di Udine e della Fondazione Aquileia sancito da un accordo di collaborazione scientifica ed economica”, affermano il presidente Roberto Corciulo e il direttore Cristiano Tiussi. “La prosecuzione e l’ampliamento delle ricerche archeologiche nelle aree conferite dal ministero della Cultura rappresentano una fonte inesauribile di conoscenza e costituiscono perciò una delle linee strategiche fondamentali della Fondazione Aquileia verso la costituzione del parco archeologico”, spiegano Corciuolo e Tiussi. “Il Piano strategico degli interventi, approvato ad aprile 2024, definisce anche per il prossimo quinquennio un sostanzioso impegno economico per le indagini in collaborazione con le Università – evidenziano i vertici della Fondazione –. Nel caso specifico, abbiamo inteso intraprendere programmaticamente nel Piano i passaggi preliminari per l’apertura al pubblico dell’area delle Grandi Terme, la più vasta tra quelle conferite dal ministero della Cultura alla Fondazione Aquileia con i suoi 8 ettari di estensione. Essa include – spiegano Corciulo e Tiussi – due complessi monumentali di primaria importanza nell’urbanistica aquileiese, le terme e il teatro, e inoltre si collega a due aree già aperte al pubblico, il decumano di Aratria Galla con le mura altomedievali e il Sepolcreto. Due distinti itinerari attraverseranno questa zona: uno più prettamente archeologico, l’altro di carattere naturalistico collegato alla storica Roggia del Mulino, della quale stiamo trattando con il Demanio il conferimento e la gestione. Così come per lo scavo del vicino teatro, la collaborazione con l’università di Udine – sottolineano infine Corciulo e Tiussi – pone anche le basi per pensare concretamente alla futura valorizzazione del complesso termale, di cui nel progetto scientifico allegato all’accordo di programma si è inteso prima di tutto determinare le considerevoli dimensioni. L’emozionante scoperta dei numerosi frammenti di statue avvenuta quest’anno, oltre a quella già nota dei bellissimi mosaici, rendono la sfida ancor più affascinante”. 

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Grandi Terme di Aquileia, campagna di scavo 2024: colonna colossale in marmo africano (foto uniud)

Il contesto storico. Le Grandi Terme di Aquileia, o Thermae felices Constantinianae, come sono chiamate nell’iscrizione di una base di statua di Costantino rinvenuta nell’area, erano state realizzate in una città che era uno dei porti principali del Mediterraneo e una delle nuove residenze imperiali. In età tetrarchica l’impero era stato infatti suddiviso tra quattro imperatori, due Augusti e due Cesari. Gli imperatori cessarono di abitare a Roma, scegliendo altre città, tra cui Aquileia, come loro sedi e dotandole degli edifici adeguati al prestigio di una “capitale”. “La collocazione delle terme nello spazio dell’ampliamento della città protetto dalle nuove mura tardoantiche”, sottolinea Cadario, “prova inoltre la volontà imperiale di beneficare l’otium della popolazione aquileiese, dotandola di una magnifica struttura termale, come avvenne anche a Milano, Trier, Arles, Antiochia e poi Costantinopoli”.

Gli scavi dell’università di Udine, ricollegandosi a quelli condotti dalla locale Soprintendenza archeologica nel corso del ‘900, hanno permesso di ricostruire un edificio “fuori scala” anche per una città importante come Aquileia. Un complesso con elevati superiori a 10 metri e un corpo centrale di circa 10000 metri quadrati di estensione e un fronte di ben 138 metri, paragonabile quindi solo alle grandi terme imperiali costruite a Roma e nelle altre nuove “capitali”. Come di norma nelle terme imperiali, l’edificio era organizzato intorno a un asse centrale di più di 90 metri di lunghezza, formato dalle sale che offrivano bagni in acque di temperature diverse (caldariumtepidarium e frigidarium) secondo il modello di pratica balneare tipico del mondo romano.

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Grandi Terme di Aquileia, campagna di scavo 2024: pavimento dell’abside in lastre di pavonazzetto (foto uniud)

Il fulcro dell’edificio era l’enorme frigidarium pavimentato in lastre di marmi colorati, affiancato da due grandi spogliatoi (apodyteria), a nord e a sud, con raffinati pavimenti musivi. In particolare, dall’aula nord provengono gli splendidi mosaici opera di maestranze greco-orientali, oggi conservati nel Museo Archeologico Nazionale di Aquileia, e raffiguranti soggetti marini e atletici. Questi ultimi ricordano che le terme imperiali ospitavano anche spazi per allenamento e agonismo sportivo, attività che proprio i tetrarchi stessi spesso sponsorizzarono, confermando così la coerenza dell’impianto aquileiese con l’ideologia tetrarchica. Al corpo centrale si ricollegano gli ambienti del settore nord-orientale dove è ancora visibile la sovrapposizione di tre fasi successive, con ambienti musivi nelle ultime due. Questa sequenza dimostra che la frequentazione dell’edificio continuò fino alla fine del V secolo d.C. In seguito, tra il VI e il VII secolo i resti dell’edificio, parzialmente crollati, furono riutilizzati a fini abitativi, mentre, dopo il definitivo abbandono e il crollo finale di volte ed elevati, l’edificio diventò una cava di marmi e mattoni da riutilizzare come materiale da costruzione o da cuocere per ottenere calce.

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Grandi terme di Aquileia, campagna di scavo 2024: frammenti di tre statue (foto uniud)

La spoliazione dei resti delle terme continuò tra XIII-XIV secolo eliminando tutti i resti delle strutture fino alle fondazioni dei muri e trasformando completamente l’aspetto del sito. Prima dell’inizio degli scavi moderni l’area si presentava infatti come un campo coltivato (Braida Murada), reso tale proprio grazie a grandi riporti di terra disposti sulle macerie. Oggi delle terme si conservano quindi solo i pavimenti circondati dalle trincee di spoliazione dei muri depredati fino all’età moderna. Varie zone dell’edificio sono state indagate più volte nel corso del XX secolo dalla locale Soprintendenza e da alcuni dei nomi più noti dell’archeologia aquileiese: Giovanni Battista Brusin (1922-1923); Luisa Bertacchi (1961); Paola Lopreato (1981-1987).

Venezia. A Ca’ Foscari presentazione della nuova guida accessibile in simboli CAA “Alla scoperta del Porto fluviale di Aquileia” a cura di Daniela Cottica (Ca’ Foscari), Giovanna De Appolonia (fondazione Radio Magica ETS) e Elena Rocco (Ca’ Foscari)

venezia_ca-foscari_guida-alla-scoperta-del-porto-fluviale-di-aquileia_presentazione_locandinaLunedì 2 dicembre 2024, alle 16.30, nell’aula Baratto a Ca’ Foscari, Dorsoduro 3246 a Venezia, alla vigilia della Giornata Mondiale dei Diritti delle persone con disabilità, verrà presentata la nuova guida accessibile in simboli CAA (comunicazione aumentativa alternativa) dedicata “Alla scoperta del porto fluviale di Aquileia”. Le autrici sono Daniela Cottica (dipartimento di Studi umanistici, università Ca’ Foscari), Giovanna De Appolonia (fondazione Radio Magica ETS) e Elena Rocco (Venice School of Management, università Ca’ Foscari). Il progetto è un’iniziativa sostenuta nell’ambito dei progetti di Public Engagement 2024 dell’università Ca’ Foscari Venezia, con il co-finanziamento di Fondazione Aquileia, Fondazione Radio Magica ETS, Regione Friuli Venezia Giulia (Avviso Divulgazione Umanistica 2024) e di Progetto PNRR CHANGES (Cultural Heritage Active Innovation for Sustainable Society, cod. progetto PE00000020 – CUP H53C22000850006 nell’ambito del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, Missione 4 “Istruzione e ricerca” – Componente 2 “Dalla ricerca all’impresa” – Investimento 1.3, finanziato dall’Unione europea – NextGenerationEU”) ed il supporto della soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per il Friuli Venezia Giulia. Il progetto è stato selezionato da Ca’ Foscari per il suo valore educativo, culturale e sociale.

Programma. Alle 16.30, i saluti istituzionali di Alessio Cotugno, prorettore alla Comunicazione e alla Valorizzazione delle Conoscenze; di Maria Del Valle Ojeda Calvo, prorettrice alla Ricerca; di Daniele Baglioni, direttore del dipartimento di Studi umanistici; e di Marco Tolotti, vicedirettore Venice School of Management università Ca’ Foscari Venezia. Seguono gli interventi dei partner. Alle 16.50, Roberto Corciulo, presidente Fondazione Aquileia (via Zoom): “Aquileia: il porto più settentrionale del Mediterraneo durante l’Impero romano”; 17.10, Cristiano Tiussi, direttore Fondazione Aquileia: “Il porto f luviale di Aquileia: i progetti di valorizzazione e accessibilità”; 17.30, Daniela Cottica, DSU università Ca’ Foscari Venezia: “La guida accessibile in CAA del porto fluviale di Aquileia: un progetto sinergico fra ricerca, didattica e public engagement”; 17.50, Elena Rocco, VSM, università Ca’ Foscari Venezia e Fondazione Radio Magica: “Linguaggi accessibili come strategia per ampliare la fruizione di un sito Unesco. La nuova guida in CAA per scoprire il Porto Fluviale di Aquileia”; 18.10, discussione e conclusioni. La presentazione sarà moderata da Cinzia Dal Maso, giornalista e fondatrice di Archeostorie Magazine.

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Veduta panoramica dell’antico porto fluviale di Aquileia (foto nicola oleotto)

Questa guida è stata progettata per spiegare il porto fluviale in modo accessibile grazie all’impiego di tre “codici” diversi ma complementari per supportare la trasmissione del messaggio: foto e illustrazioni, testo facile da leggere e simboli della CAA (comunicazione aumentativa alternativa) utili a bambini in età prescolare e, in generale, a persone con difficoltà linguistiche e/o cognitive. Il punto di forza dell’iniziativa è la sinergia tra i membri di un team multidisciplinare: archeologi, esperti di comunicazione, di didattica e di comunicazione aumentativa alternativa, uniti dalla sfida comune di rendere accessibile al pubblico più vasto le conoscenze generate da anni di ricerca e indagini archeologiche presso il porto fluviale di Aquileia. La trasposizione in simboli è a cura della dott.sse Barbara Porcella e Valentina Baraghini, esperte di comunicazione aumentativa alternativa (CAA) e fondatrici di Liberoaccesso. La guida accessibile sarà disponibile in formato cartaceo e in formato video dal sito www.radiomagica.org mentre copie in cartaceo saranno disponibili per la distribuzione durante l’evento.

“Come docente di comunicazione”, commenta Elena Rocco (università Ca’ Foscari), coautrice del libro, “ritengo strategico che ogni prodotto, sia esso tangibile o intangibile, trovi nuovi linguaggi capaci di parlare al pubblico più vasto, soprattutto al pubblico più fragile che è a rischio di esclusione”. “L’archeologia scava nel passato”, aggiunge Daniela Cottica (archeologa dell’università Ca’ Foscari), “ma i suoi “occhi” devono guardare al futuro, sposando progetti multidisciplinari sperimentali, come quello che ha permesso la realizzazione della guida accessibile al porto fluviale di Aquileia”. Il presidente e il direttore di Fondazione Aquileia nel salutare con piacere la realizzazione di questa guida, sottolineano che è un dovere imprescindibile per ogni istituzione culturale applicare i principi sanciti dalla Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità per promuovere, proteggere e garantire a tutti il pieno godimento dei diritti umani e delle libertà fondamentali. Questo impegno include l’adozione di accomodamenti ragionevoli che assicurino il diritto alla partecipazione culturale e all’istruzione, rispettando appieno la dignità di ciascun individuo”.

Trieste. Al via la VI edizione di “Palæomovies Film Fest”, cinema documentario sulla preistoria dell’umanità: film e incontri con gli esperti sulle ricerche recenti e le scoperte più importanti. Ecco il programma

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Torna a Trieste, al museo civico di Storia Naturale, dal 27 novembre al 1° dicembre 2024, Palæomovies Film Fest, cinema documentario sulla preistoria dell’umanità. È giunta alla VI edizione la rassegna che fa conoscere al pubblico, attraverso il cinema documentario e gli incontri con gli esperti, le ricerche recenti e le scoperte più interessanti sulla preistoria dell’umanità. Il PalæoMovies Film Fest è promosso dal Comune di Trieste, Servizio Musei e Biblioteche, Civico Museo di Storia Naturale, assieme alla soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per il Friuli Venezia Giulia, in collaborazione con la collaborazione de La Cappella Underground e con il supporto della Società per la Preistoria e la Protostoria del FVG – Onlus, ed è curato dall’archeologo della Soprintendenza Roberto Micheli e dalla conservatrice del Museo Deborah Arbulla. L’ingresso è gratuito sino ad esaurimento dei posti disponibili.

Palæomovies nasce dall’interesse di comunicare temi e problematiche che riguardano l’evoluzione e la paleoantropologia, la diversità culturale, la formazione della socialità, lo sviluppo delle prime società complesse. Quest’anno la rassegna offre alcuni approfondimenti sull’antichità dell’uomo moderno, sull’origine della musica, sul ruolo della donna nelle società paleolitiche, sulle sepolture come fonti di conoscenza delle identità delle genti preistoriche e sulla vita nelle palafitte dell’arco alpino. L’edizione del 2024 presenta le anteprime italiane dei film: “Sapiens, et la musique fut” di Pascal Goblot e “They Called Her Jamila – The secrets of Stone Age Ba’ja” di Barbara Fally-Puskás. Vengono presentate anche due recenti e innovative produzioni italiane nel campo della divulgazione della preistoria. Oltre a ciò si aggiunge un appuntamento speciale dedicato ai castellieri, gli abitati protostorici su altura che hanno lasciato i loro imponenti bastioni in numerosi siti del Carso e nei dintorni di Trieste. Nelle giornate della rassegna si farà un viaggio a ritroso nel tempo per conoscere comportamenti, tradizioni e costumi dei nostri antenati vicini e lontani. Per l’occasione, il museo civico di Storia Naturale propone anche laboratori, visite guidate e film di animazione dedicati ai bambini e alle famiglie. Attività gratuite con prenotazione obbligatoria scrivendo a newsmuseiscientifici@comune.trieste.it entro le 12 del 29 novembre 2024.

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Frame del film “Hema. Una storia di castellieri” di Francesca Mucignato

PROGRAMMA DI MERCOLEDÌ 27 NOVEMBRE 2024. Alle 17, il film “Hema. Una storia di castellieri” di Francesca Mucignato (Italia, 2022, 69’). Docu-Fiction ispirata alla vita nei castellieri nel periodo dell’età del Ferro, girato tra mare e Carso. Prima della nascita di Trieste, le terre del Caput Adriae erano già abitate dalle genti che vivevano nei villaggi fortificati sulle alture che dominano il territorio. Hema è una bambina che vive nell’età del Ferro nel castelliere di Elleri, il padre, un commerciante di sale, diviene il protagonista di un triste rito che Hema, in una sorta di gioco, imiterà. Ma un parallelismo ai giorni nostri vede un’altra bambina simile ad Hema, che trovandosi in gita didattica presso lo stesso castelliere, riporta alla luce per caso un reperto che evocherà un legame emozionale con il passato. Saranno presenti alla proiezione la regista Francesca Mucignato, il direttore della fotografia Paolo Forti, l’autrice dei testi Lidia Rupel, l’autore dei disegni originali Guido Zanettini. Seguirà un confronto sul tema dei castellieri e la promozione della loro conoscenza. Interverranno gli autori del docu-film, Roberto Micheli (soprintendenza ABAP-FVG), Deborah Arbulla e Nicola Bressi (museo civico di Storia Naturale), Paolo Paronuzzi (Società per la Preistoria e Protostoria FVG).

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Frame del film “Lady Sapiens à la recherche de la préhistoire / Lady Sapiens alla ricerca della preistoria” di Thomas Cirotteau

PROGRAMMA DI VENERDÌ 29 NOVEMBRE 2024. Alle 17, il film “Lady Sapiens: à la recherche des femmes de la Préhistoire / Lady Sapiens: alla ricerca delle donne nella preistoria” di Thomas Cirotteau (Francia, Canada 2021, 90’). Cosa sappiamo delle donne preistoriche? Per 150 anni, i ricercatori hanno sottovalutato il loro ruolo interpretando le scoperte sulla base dei preconcetti del loro tempo. Le donne del Paleolitico sono diventate prigioniere di luoghi comuni. Oggi una nuova generazione di ricercatori, molti dei quali sono donne, sta ribaltando questo modello. Andando a incontrare gli scienziati sui siti di scavo o nei loro laboratori, emerge un nuovo ritratto di queste donne: le scopriamo cacciatrici, artiste, capi clan… E se questa era glaciale fosse stata anche l’era delle donne? Per la prima volta, “Lady Sapiens” racconta la loro storia. Presentazione a cura di Paola Visentini (museo Friulano di Storia Naturale).

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Frame del film “Memorie di un mondo sommerso / Mémoires d’outre-lacs” di Philippe Nicolet

PROGRAMMA DI VENERDÌ 29 NOVEMBRE 2024. Alle 20, il film “Antiche tracce. La vita in palafitta” di Federico Basso (Italia 2024, 6’). Un corto in Realtà Virtuale ambientato nel parco Archeo Natura di Fiavé in provincia di Trento, patrimonio mondiale UNESCO, e suddiviso in sei scene, nato per raccontare attraverso uno storytelling immersivo in VR la vita di una delle comunità agricole più antiche d’Europa che, tra il 3.800 a.C. e il 1.500 a.C., ha costruito e abitato villaggi alpini preistorici su palafitte. Una finestra sulla vita quotidiana in un villaggio preistorico, in cui la location diventa la tela su cui illustrare la quotidianità degli abitanti, e ripercorre le attività quotidiane della società preistorica che ha abitato le zone di Fiavè. A seguire il film “Memorie di un mondo sommerso / Mémoires d’outre-lacs” di Philippe Nicolet (Svizzera 2021, 58’). Grazie alle particolari condizioni ambientali e alle perfette condizioni di conservazione dei resti organici, le aree umide europee preservano importanti monumenti preistorici di un lontano passato. I siti palafitticoli preistorici dell’arco alpino, iscritti dal 2011 nella lista del Patrimonio Mondiale dell’UNESCO, rappresentano degli importanti archivi archeologici e paleoambientali che ci fanno conoscere la vita e le forme di adattamento delle prime comunità agricole europee alle aree umide avvenute durante la preistoria. Il film presenta uno straordinario spaccato del mondo dei nostri antenati palafitticoli del Neolitico e dell’età del Bronzo. Presentazione a cura di Pierre Corboud (università di Ginevra, Svizzera).

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Frame del film “Il misterioso villaggio dell’età della pietra: cosa ci raccontano le tombe di Ba’ja” di

PROGRAMMA DI SABATO 30 NOVEMBRE. Alle 10, il film “Sapiens, et la musique fut And There Was Music / Sapiens, e fu la musica” di Pascal Goblot (Francia, 2021, 53’). La musica è ovunque: nei bar, nelle chiese, nei negozi, nelle cuffie dei nostri smartphone… Come spiegare questa universalità e diversità? Sarebbe possibile risalire a un’origine? Alla ricerca di tracce archeologiche, cercando di ricostruire quella che poteva essere la musica dei nostri antenati, inizieremo con il più antico strumento conosciuto: un flauto d’osso, la cui età è oggi stimata in oltre 40.000 anni! Esploreremo poi altre tracce di musica nella preistoria: resti archeologici che oggi interpretiamo come strumenti, incisioni e dipinti, e tutto ciò che possiamo dedurre dal rapporto dei Cro-Magnon con la musica. A seguire il film “Das geheimnisvole Steinzeit-Dorf: Was die Gräber von Ba’ja erzählen They Called Her Jamila – The secrets of Stone Age Ba’ja / Il misterioso villaggio dell’età della pietra: cosa ci raccontano le tombe di Ba’ja” di Barbara Puskas (Austria, 2022, 52’). Nel 2018 sull’altopiano di Ba’ja in Giordania, durante gli scavi in un insediamento dell’età della pietra, gli archeologi hanno fatto una scoperta affascinante: i resti di una bambina di otto anni, sepolta sotto il pavimento di una casa, con un corredo funerario e un’antica collana. Ispirati dal gioiello, gli scienziati hanno dato alla defunta il nome di Jamila – “la bella”. La loro scoperta offre una visione innovativa delle società umane del Neolitico: Ba’ja è stata insediata circa 9.000 anni fa, quando gli esseri umani avevano abbandonato la loro precedente esistenza di cacciatori-raccoglitori per diventare sedentari. Presentazione a cura di Andrea Pessina (segretariato regionale del MiC per il Friuli Venezia Giulia).

film-Pescatori-Cacciatori-Raccoglitori. Abitanti del Nilo bianco nella preistoria recente_di-marco-tomaselli

Frame del film “Pescatori-Cacciatori-Raccoglitori. Abitanti del Nilo bianco nella preistoria recente” di Marco Tomaselli

PROGRAMMA Di SABATO 30 NOVEMBRE 2024. Alle 17, il film “Os enigmas do Cabeço da Mina The Mysteries of Cabeço da Mina / Gli enigmi di Cabeço da Mina” di Rui Pedro Lamy (Portogallo, 2019, 27’). Come in una rotazione cosmica con epicentro nella valle di Vilariça, il documentario presenta i principali resti archeologici conosciuti della regione di Trás os-Montes in Portogallo, dall’arte dei cacciatori-raccoglitori del Paleolitico (Mazouco, Côa) agli habitat, alle architetture funerarie megalitiche e altri luoghi sacri dei primi agricoltori e pastori. Al cuore della storia, Cabeço da Mina, una piccola collina situata in una valle che si distingue come terra delle prime comunità agricole: qui, a partire dagli anni ’80, sarebbe stata scoperta la più grande concentrazione di stele risalenti al III millennio a.C. in un unico sito dell’Europa occidentale. A seguire il film “Pescatori-Cacciatori-Raccoglitori. Abitanti del Nilo bianco nella preistoria recente / Fisher-Hunter-Gatherers: Inhabitants of the White Nile in Recent Prehistory” di Marco Tomaselli, Donatella Usai (Italia, Sudan, 2023, 43’). Il documentario illustra gli aspetti della vita dei cacciatori-raccoglitori-pescatori che abitavano sulla sponda del Nilo Bianco nel Tardo Pleistocene-inizio Olocene Antico. Una narrazione resa possibile dai risultati del lavoro interdisciplinare effettuato nel sito di al-Khiday dal Centro Studi Sudanesi e Sub-Sahariani (ETS) di Treviso, in collaborazione con l’università di Padova, Parma e Milano. Un film di Marco Tomaselli con la supervisione scientifica di Donatella Usai e le musiche originali di Adriano Orrù e Silvia Corda. Presentazione a cura di Donatella Usai (Centro Studi Sudanesi e Sub-Sahariani).

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Frame del film “Dames et princes de la Préhistoire / Dame e Principi della Preistoria” di Pauline Coste

PROGRAMMA DI SABATO 30 NOVEMBRE 2024. Alle 20, il film “Dames et princes de la Préhistoire Ladies and Princes of Prehistory / Dame e Principi della Preistoria” di Pauline Coste (Francia, Repubblica Ceca, 2022, 52’). 28 marzo 1872, al confine tra Francia e Italia, l’archeologo Émile Rivière porta alla luce uno scheletro umano che ritiene molto antico, oggi datato a meno di 24.000 anni. Questa importante scoperta ha cambiato la nostra percezione dell’uomo preistorico e, soprattutto, della donna preistorica. La donna che oggi chiamiamo la “Dama del Caviglione”, dal nome della grotta in cui fu ritrovata, fu inizialmente scambiata per un uomo a causa della sua robustezza e della ricchezza dei suoi corredi funerari. Il suo studio nel corso del ventesimo secolo racconta anche come è cambiata la nostra visione di queste società preistoriche. Presentazione a cura di Fabio Negrino (università di Genova).

film-Homo-Sapiens-les-nouvelles-origines_di-Olivier-Julien

Frame del film “Homo Sapiens, les nouvelles origines Homo Sapiens: New Origins / Homo sapiens: le nuove origini” di Olivier Julien

PROGRAMMA DI DOMENICA 1° DICEMBRE 2024. Alle 10, il film “Homo Sapiens, les nouvelles origines Homo Sapiens: New Origins / Homo sapiens: le nuove origini” di Olivier Julien (Francia, Marocco, 2020, 90’). Un teschio dal volto allungato e arcate sopracciliari prominenti viene scoperto nel 1960 da un operaio in una miniera di Djebel Irhoud, in Marocco. Potrebbe trattarsi di un Neanderthal? Il Carbonio 14 fa risalire il ritrovamento a più di 40.000 anni fa, ma negli anni ‘80 il ricercatore francese Jean-Jacques Hublin e il professore marocchino Abdelouahed Ben-Ncer avanzano l’ipotesi che il teschio sia molto più antico e appartenga a un Homo sapiens. Il settimo strato di sedimenti rivela un tesoro sbalorditivo: i resti di cinque individui distinti. La datazione a termoluminescenza ne fa risalire l’origine a 300.000 anni fa… Presentazione a cura di Marco Peresani (università di Ferrara). A seguire il film “L’uomo di Val Rosna” di Stefano Zampini (Italia, 2024, 20’). Docu-drama che mostra alcuni momenti della vita dell’Uomo di Val Rosna, un cacciatore vissuto 14.000 anni fa nell’attuale territorio del Comune di Sovramonte (Belluno). La sepoltura di questo cacciatore è stata scoperta negli anni ’80 da Aldo Villabruna e studiata dal professor Alberto Broglio dell’Università degli Studi di Ferrara. Caccia, vita di comunità, cure dentali e un rito funebre sono i momenti di vita messi in scena. Un film di Stefano Zampini con la fotografia di Daniele Simoncelli, la supervisione scientifica di Marco Peresani e le musiche originali di Duck Chagall (Francesco Ambrosini).