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Verona. Bilancio, a metà strada, del restauro dell’anfiteatro Arena finanziato con l’Art Bonus: 14 milioni di Unicredit Banca e Fondazione Cariverona. In due anni lavori mai fatti prima. Ora si preparano il museo e le Olimpiadi 2026. Sindaco: “Un intervento che rimarrà nei secoli”

Le gradinate dell’Arena di Verona: si vede a occhio nudo il settore già ripulito e restaurato (foto comune-vr)

“Siamo a metà dell’opera. Due anni di lavoro già fatto e altrettanto da portare a termine, per un progetto che si riequilibra in corso d’opera anche alla luce di nuove prospettive, prima tra tutte le Olimpiadi invernali del 2026 di cui l’Arena sarà protagonista assoluta”. Così i protagonisti, Comune di Verona (sindaco Federico Sboarina insieme all’assessore ai Lavori pubblici Luca Zanotto), soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio di Verona Rovigo e Vicenza (soprintendente Vincenzo Tinè), fondazione Cariverona (direttore generale Filippo Manfredi insieme al responsabile territoriale di UniCredit Renzo Chervatin e al Regional Manager NordEst di Uncredit Luisella Altare), progettisti (ing. Claudio Modena progettista del restauro), alla presentazione del bilancio dei lavori di restauro dell’Anfiteatro Arena di Verona, progetto ambizioso di valorizzazione e fruizione dell’arena, avviato nel 2019 grazie al finanziamento di 14 milioni di euro messi a disposizione da Unicredit Banca e Fondazione Cariverona con l’Art Bonus.

Recupero conservativo e restauro, rifacimento totale degli impianti elettrici, percorso museale. Questi i cardini su cui si basa l’intervento in corso, la cui divisione in lotti e la concentrazione dei lavori da novembre ad aprile è funzionale all’ottimizzazione delle complesse attività di cantiere oltre che a garantire l’attività della Fondazione Arena durante la stagione estiva. “Un intervento che rimarrà nei secoli, per il contesto in cui viene realizzato, per gli obiettivi già raggiunti e quelli futuri, e per l’investimento che li rende possibili”, commentano soddisfatti. “Quella in corso all’anfiteatro Arena è un’opera di restauro senza precedenti, destinata a segnare la storia del monumento stesso e a farne non solo un luogo di spettacolo e musica, ma un vero e proprio museo”.

Presentazione del restauro dell’anfiteatro Arena di Verona: da sinistra, Luca Zanotto, Renzo Chervatin, Federico Sboarina, Vincenzo Tinè, Luisella Altare, Filippo Manfredi e Claudio Modena (foto comune vr)
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Gli interrati dell’Arena di Verona: l’obiettivo è di riaprirli al pubblico (foto comune-vr)

“Abbiamo sotto gli occhi qualcosa di storico e che resterà nei secoli”, ha detto il sindaco. “Questo progetto ci permette non solo di restituire l’anfiteatro alla sua originaria bellezza, ma anche di proiettarlo in una nuova dimensione, quella museale, che contribuirà a renderlo ancora più unico e straordinario. Le due anime dell’Arena si intrecceranno in un percorso unico, il monumento di valore architettonico e culturale insieme al tempio della musica lirica, pop e rock, per una fruizione unica che sarà valore aggiunto per la città intera. A ciò si aggiunge il sogno di rendere fruibile la parte interrata, quei cunicoli e spazi architettonici che nessuno ha mai potuto visitare, un obiettivo che raggiungeremo con i fondi del Pnrr e che, entro le Olimpiadi del 2026, ci permetteranno di eliminare tutte le barriere architettoniche dell’Arena. Non posso che essere estremamente orgoglioso  di quanto fatto finora, anche durante la pandemia, e degli obiettivi che ci siamo posti con questo progetto. Riscriviamo la storia del nostro anfiteatro, lo facciamo attraverso la sinergia di istituzioni del territorio, consapevoli di ciò che l’Arena rappresenta per la nostra città dal punto di vista storico, artistico, culturale oltre che economico”. E l’assessore Zanotto: “Si tratta di un cantiere davvero complesso e articolato, che richiede una cura e un’attenzione particolare. Siamo a metà dell’opera, i risultati di questi due anni di lavoro sono già evidenti,  l’anfiteatro è  visibilmente più bello grazie al restauro dei gradoni e degli arcovoli, ma anche più funzionale e sicuro, con un nuovo sistema tecnologico adeguato alle esigenze del teatro all’aperto più famoso al mondo. Ringrazio gli uffici e tutti i professionisti coinvolti che hanno saputo mediare con Fondazione Arena e la Soprintendenza e apportare modifiche progettuali  in corso d’opera”.

logo_artbonus“Ci piace pensare che questa esperienza, con l’accordo sottoscritto nel 2014 tra pubblico e privato, sia un progetto precursore di quanto oggi sta accadendo con il Pnrr”, ha affermato il direttore generale Manfredi. “Fondazione Cariverona c’è, come ente sostenitore presente e concreto che guarda al futuro della città. Il nostro compito è quello di creare un tessuto florido di sviluppo non solo culturale ma anche economico, l’intervento sull’anfiteatro va in questa direzione. Proseguiamo quanto avviato con uguale impegno e determinazione, e con l’auspicio che da questo progetto possano nascere nuove opportunità per valorizzare ancora l’intervento in corso”. E Chervatin: “Unicredit è fiera di aver finanziato questo intervento sull’Arena che è patrimonio culturale unico al mondo. È un progetto di importante sviluppo culturale ed economico, per questo si è deciso di finanziare anche un video che racconta le fasi del progetto e lo stato dell’arte dell’intervento, affinché i progressi fatti in questi due anni di lavoro siano visibili a tutti”.

Il restauro dei colonnati negli arcovoli dell’Arena di Verona (foto comune-vr)
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Il rendering dei nuovi bagni per i visitatori e gli spettatori dell’Arena di Verona (foto comune-vr)

Opere realizzate. I risultati del lavoro già effettuato  sono ben visibili ad occhio nudo. I gradoni di metà della cavea sono tornati al loro colore originario, sono stati ripuliti dalla patina logorante del tempo oltre che sigillati per evitare le infiltrazioni d’acqua. Idem per gli arcovoli, grazie a maestranze specializzate e all’utilizzo dei materiali più idonei alle caratteristiche del monumento,  per la quale sono state effettuate dettagliate indagini e rilievi sulle strutture e sugli interventi realizzati in passato. Nei mesi scorsi sono stati ultimati i primi tre dei dieci nuovi bagni che andranno a sostituire quelli attuali, datati fine anni Cinquanta e oramai in un grave stato di conservazione. Per i servizi igienici è stata adottata la tecnica di lavorazione in esterna, che prevede la realizzazione delle celle in cantiere e la messa in posa sul pavimento senza intaccare la parte muraria e architettonica. Poi ci sono gli interventi che  non si vedono, ma che sono fondamentali per una riqualificazione moderna e complessiva dell’Arena e indispensabile sotto il profilo delle certificazioni legate alla sicurezza. Si tratta dell’opera ingegneristica che si  è concentrata  in particolare a livello ipogeo, dove sono stati realizzati ex novo gli impianti idrico, fognario ed antincendio, ormai del tutto obsoleti, e propedeutici al proseguo dei cantieri.

L’Arena di Verona racconta duemila anni di storia e di vita (foto comune-vr)

Percorso museale.  Le opere di riqualificazione museale sono uno degli obiettivi strategici dell’intervento Art bonus, per migliorare la fruibilità dell’Arena come monumento visitabile nei suoi spazi principali, compresa la galleria mediana che, durante la stagione invernale con lo stop agli spettacoli, potrà essere percorsa nella sua totalità. Per raccontare una storia lunga duemila anni, dall’epoca romana al Medioevo  passando dal Risorgimento ad oggi, con un  percorso che si concentrerà sulle due anime dell’Arena, quella del monumento vero e proprio e quella che lo rende il tempio della musica per eccellenza (vedi https://archeologiavocidalpassato.com/2022/03/05/verona-larena-diventa-museo-negli-arcovoli-i-2mila-anni-di-storia-del-monumento-creazione-di-un-percorso-espositivo-permanente-valorizzazione-degli-spazi-interni-apertura).

Milano_Cortina_2026_Olympics_logoOlimpiadi 2026. Forniscono l’assist per un’Arena completamente nuova anche come luogo di spettacolo e musica. Per le cerimonie di conclusione delle Olimpiadi e di apertura della Paralimpiadi, è impensabile non usufruire di adeguati investimenti per dotare il monumento di palco e platea nuovi, fondi che saranno garantiti dal Governo attraverso il Pnrr.

Verona. In presenza all’accademia di Agricoltura Scienze e Lettere e in streaming su YouTube giornata di studi “Cibo e vino nella Verona antica” per presentare i risultati del Progetto di Eccellenza scientifica In Veronensium mensa  dell’università di Verona con la soprintendenza

verona_cibo-e-vino-nella-verona-antica_giornata-di-studi_locandina“Cibo e vino nella Verona antica”: venerdì 29 aprile 2022, dalle 9.30 alle 13 e dalle 14.30 alle 18, a Palazzo Erbisti, sede dell’accademia di Agricoltura Scienze e Lettere di Verona, in via Leoncino 6, giornata di studio per presentare i risultati del Progetto di Eccellenza scientifica In Veronensium mensa. Food and Wine in ancient Verona, sostenuto dalla Fondazione Cariverona e condotto dal dipartimento Culture e Civiltà dell’università di Verona in partenariato con il dipartimento di Biotecnologie e la soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio di Verona Rovigo e Vicenza. I temi affrontati saranno quelli della produzione e del consumo di cibo e vino dalla preistoria al Medioevo in una città che ancor oggi costituisce un vivace mercato agroalimentare, celebre nel mondo per la qualità dei suoi vini. L’evento si svolgerà secondo le regole di sicurezza vigenti a seguito dell’emergenza Coronavirus. Si potrà accedere solo con l’uso di mascherina e con l’obbligo di sanificare le mani all’ingresso. Verrà richiesto il green pass ed è gradita la conferma di presenza fino a esaurimento posti. L’evento sarà trasmesso anche in diretta streaming. Cliccando i link sottostanti si accede alla diretta dal canale YouTube: 9.30-13, Sessione 1 > link https://youtu.be/rgn-6pvatFIP; 14.30-17.30, Sessione 2 > link https://youtu.be/KZA-Mqe5ZV0.

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Ciotole e vasi da ambienti palafitticoli dal museo di Storia naturale di Verona: contenevano tracce di cibo degli antenati preistorici (foto univr)

Il dipartimento Culture e Civiltà dell’università di Verona con un finanziamento della Fondazione Cariverona nel 2018 ha avviato un progetto di “Ricerca scientifica di eccellenza” dal titolo In Veronensium mensa. Food and Wine in ancient Verona, che vede coinvolti archeologi, storici antichi, medievisti e biotecnologi dell’Ateneo, in un approccio metodologico estremamente innovativo e interdisciplinare. In una città come questa, ancor oggi vivace mercato agroalimentare, particolarmente celebre nel mondo per la qualità dei suoi vini, sembra di grande interesse ricercare le radici storiche della produzione e del consumo di cibo e vino, per cogliere da un lato le continuità e quindi le tradizioni, dall’altro le innovazioni nelle diete degli abitanti nel corso dei secoli e in particolare nelle fasi pre e protostoriche, della romanizzazione, della fine dell’Impero e dell’affermarsi del Medioevo che segnarono decisivi passaggi economici, sociali e culturali nella vita del centro urbano e del suo territorio. Le attività di ricerca hanno subito una lunga battuta di arresto a causa delle restrizioni imposte dalla emergenza sanitaria, ma nell’autunno 2020 sono finalmente riprese, in una sinergica collaborazione sia con la soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio di Verona Rovigo e Vicenza, partner del progetto, sia col museo di Storia naturale di Verona e con il museo civico di Legnago, con cui il Dipartimento ha siglato appositi accordi di programma (vedi Verona. Produzione e consumo di cibo e vino dall’età del Ferro al Medioevo al centro del progetto di ricerca “In Veronensium mensa. Food and Wine in ancient Verona” dell’università di Verona con la soprintendenza di Verona e il museo di Storia Naturale, il supporto della Fondazione Fioroni e l’accademia di Agricoltura, Scienze e Lettere, e il finanziamento di Fondazione Cariverona | archeologiavocidalpassato). Venerdì 29 aprile 2022, dopo un anno e mezzo di attività, questi enti intendono presentare assieme al pubblico i primi dati raccolti, in una giornata di studio organizzata in collaborazione con l’Accademia di Agricoltura Scienze e Lettere di Verona, anch’essa partner del progetto.

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“In Veronensium mensa. Food and Wine in ancient Verona”, progetto di ricerca dell’università di Verona

L’incontro inizierà dando voce ai contesti di studio, dato che il punto di partenza del progetto sono stati i reperti archeologici, botanici, zoologici, antropologici (manufatti ceramici, vitrei, lapidei, ma anche vinaccioli, semi, carboni, ossa umane e animali ecc.), provenienti dai più significativi scavi archeologici condotti nel territorio veronese. In un primo intervento la soprintendenza presenterà dunque i principali contesti di analisi per lo più ancora inediti, che hanno affiancato i siti da anni oggetto delle indagini condotte sul campo dall’università di Verona. La prima sessione della giornata si focalizzerà, poi, sull’approccio estremamente interdisciplinare e innovativo adottato nel progetto, tramite la presentazione delle analisi applicate: archeobotaniche e archeozoologiche (per ricostruire quali erano i vegetali coltivati e gli animali allevati per un consumo alimentare), chimiche sui residui dei contenitori (per capire appunto cosa vi si conservava o cucinava), isotopiche sugli inumati (per individuare le diete delle varie epoche storiche), morfometriche e del DNA dei vinaccioli rinvenuti con gli scavi (per identificare l’eventuale coltivazione di una vite già domestica e ancora più in dettaglio i vitigni coltivati in antico).

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Vasi e boccali dal sito neolitico antico (5300-500 a.C.) di Lugo di Grezzana, conservati al museo Archeologico nazionale di Verona (foto graziano tavan)

Nella seconda sessione dell’incontro verrà dato spazio alle riflessioni sui dati emersi, presentati per i diversi periodi storici dai docenti, gli studiosi e i borsisti che hanno lavorato insieme al progetto. Come per tutte le ricerche, questo è solo un punto di partenza, perché tanto resta ancora da capire su questi temi, che crediamo di grande attualità e interesse, dato che pongono l’accento sulle radici storiche di un presente economico ancora estremamente vitale di questa città. E in effetti il progetto mira a organizzare altri incontri di studio più specifici sulle risorse e i prodotti alimentari che abbiamo individuato come i più caratterizzanti del veronese antico nei secoli (i cereali, le bevande fermentate e in particolare il vino, le carni e i pesci, la frutta e le verdure, il miele ecc.) e anche a progettare una mostra, che potrebbe aprirsi al racconto per un pubblico più allargato. Importante, crediamo, sia per ora aver avviato il lavoro, in una fattiva collaborazione fra vari enti e istituzioni che lavorano a Verona e nel suo territorio e nello spirito di un’archeologia storica che si avvale dei più innovativi approcci di analisi, al fine di cercare dietro alle cose (gli strumenti, gli spazi di coltivazione e lavorazione alimentare, i contenitori per la conservazione e il consumo di cibi e vini ecc.) gli uomini che queste cose progettavano, realizzavano e usavano per produrre e consumare cibo e vino in momenti solenni come i banchetti, nei riti anche funerari, ma soprattutto nella loro vita quotidiana.

Verona. Durante la posa di condotte del gas, scoperto nella frazione di Montorio un prezioso mosaico romano del 500 d.C. parte di un’enorme villa appartenuta forse allo stesso re Teodorico: l’area è nota per i mosaici già conservati al museo del Teatro romano e nei depositi della soprintendenza

Un tratto di pavimento a mosaico di età teodoriciana scoperto a Montorio Veronese (foto daily verona network)

Un prezioso mosaico romano del 500 d.C. parte di un’enorme villa appartenuta a famiglie di alto rango, forse allo stesso re Teodorico, è stato ritrovato durante alcuni scavi di Agsm-Aim nella frazione veronese di Montorio, sulle colline a Nord-Est della città. Lo scavo era programmato per la posa delle condotte del gas. Ma tutta la frazione di Montorio è nota agli archeologi perché ricca di manufatti e ritrovamenti di epoca romana e per questo la zona è vincolata: reperti da Montorio e, in particolare, da questa villa sono conservati al museo civico Archeologico al Teatro Romano di Verona e nei depositi della soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio di Verona Rovigo e Vicenza, come ha ricordato il soprintendente Vincenzo Tinè. Così i lavori effettuati da Agsm a Montorio, in via delle Logge, per la sostituzioni di tubature per sottoservizi, sono stati seguiti dagli archeologi. E le aspettative non sono rimaste deluse: individuati lembi di pavimenti appartenenti allo straordinario complesso residenziale fortificato tardo-antico noto sin dall’800. “Le strutture finora messe in luce”, spiegano in soprintendenza, “suggeriscono la presenza di un palazzetto fortificato esteso su circa 15mila mq, dotato di sale di rappresentanza e aule termali. Tra questi vi era anche un grande ambiente poliabsidato con una singolare pavimentazione musiva costituita da almeno 24 pannelli, oggi in gran parte perduti, decorati con motivi geometrici alternati talora a cesti e calici. Alcuni dei mosaici sono conservati al museo del Teatro romano di Verona”. In tempi più recenti, interventi della soprintendenza hanno riportato alla luce altri mosaici e pavimenti in opus sectile di marmi di importazione.

I mosaici scoperti a Montorio Veronese appartenevano a una villa romana di una famiglia di rango, forse dello stesso re Teodorico (foto daily verona network)

“Non si può ancora dettagliare l’assetto planimetrico complessivo, né fissare con sicurezza la cronologia delle diverse fasi costruttive, già databili nei primi secoli dell’età imperiale”, continuano. “I motivi dei lacerti musivi rinvenuti sono caratteristici della fine del IV-VI secolo e riferibili alla tradizione nord-italica, con confronti in ambito altoadriatico e ravennate. Il complesso è verosimilmente da attribuire ad una committenza di età teodoriciana e non è escluso che sia da riconoscervi una delle proprietà del re o di un personaggio del suo entourage”. In via delle Logge, nei giorni scorsi, sono stati aperti, a cura degli archeologi della Società Artech, otto sondaggi, di cui solo i sei hanno restituito resti di pavimentazioni di più ambienti. “Assai interessante è il vano decorato da un mosaico policromi a motivi figurati nei quali si riconosce una conchiglia bivalve, un calice e una composizione a foglie lanceolate. Tutte queste pavimentazioni, ormai in parte asportate, appaiono obliterate da un livello di natura idromorfa, verosimilmente da collegare ad un’alluvione del vicino Fibbio, che sancì il definitivo abbandono della struttura”.

Tra la soprintendenza e Agsm è in via di elaborazione un progetto di studio di valorizzazione delle evidenze archeologiche finalizzato alla restituzione grafica e alla divulgazione dell’importante complesso tardoantico. Intanto il mosaico verrà mappato e poi ricoperto, in attesa di decisioni successive. Sulla scoperta è interessante un servizio curato dalla TGR Veneto (vedi A Montorio, frazione di Verona, scoperto un mosaico di epoca romana – Arte & Cultura – TGR Veneto (rainews.it)).

Cavaion (Vr). Convegno “La Bastia di San Michele a Cavaion Veronese. Aggiornamenti e nuovi studi”: la soprintendenza ABAP di Verona presenta gli studi e i nuovi dati sulle indagini archeologiche effettuate sul sito dove dal 2014 c’è un Archeoparco

“La Bastia di San Michele a Cavaion Veronese. Aggiornamenti e nuovi studi”: la soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio di Verona Rovigo Vicenza, in collaborazione con il Comune di Cavaion Veronese e il CTG “El Preon”, sabato 9 aprile 2022 in sala civica “E. Turri”, Corte Torcolo, via Vittorio Veneto 1 a Cavaion Veronese, presenta gli studi e i nuovi dati sulle indagini archeologiche effettuate sul sito della Bastia di San Michele a Cavaion Veronese e il suo territorio. Il convegno si terrà secondo le vigenti norme anti COVID-19. Programma. Alle 10, i saluti di Sabrina Tramonte, sindaco di Cavaion Veronese, e Vincenzo Tinè, soprintendente; 10.20, Brunella Bruno, Giovanna Falezza su “La Bastia di Cavaion (2002-2022): scavi, restauri, valorizzazione. Un bilancio dopo vent’anni e prospettive future”; 10.40, Luciano Pugliese su “Prima della Bastia, Il contesto territoriale in età classica e tardoantica”; 11, Davide Brombo, Alberto Manicardi su “La rilettura dei dati archeologici alla luce dei nuovi studi”; 11.20, Pausa Caffè. Alle 11.40, Beatrice Zamuner su “I materiali ceramici”; 12, Giuliano Sala su “La chiesa e la bastia di San Michele attraverso le fonti letterarie e archivistiche”; 12.20, Simone Sestito su “Interpretare la Bastia di San Michele: idee per un lavoro in corso”; 12.40, Elisa Lerco, Fabio Saggioro su “Le indagini dell’Università di Verona”. Alle 15, visita guidata all’Archeoparco della Bastia. Sarà possibile accedere all’area archeologica fino alle 18.

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Il sito della Bastia di San Michele a Cavaion Veronese dove dal 2014 è stato realizzato un Archeoparco (foto Ctg El Preon)

“Dopo alcuni saggi del professor Brogiolo”, ricorda l’arch. Sabrina Franzoni, animatrice culturale del CTG El Preon e vicepresidente dell’Associazione Archeologica Cavaionese, “gli scavi archeologici sulla Bastia hanno preso l’avvio nel 2003 e sono proseguiti in modo continuativo fino al 2009 per poi avanzare a fasi alterne fino al 2011. Il sito è suddiviso in tre livelli: terrazza inferiore, terrazza mediana e terrazza superiore. La terrazza mediana è uno spazio aperto di rispetto fra le due aree e permetteva l’accesso alla zona superiore attraverso il passaggio tra porte controllate da torri di guardia. La terrazza superiore appartiene a quella fase di incastellamento detta “seconda” di controllo del territorio, databile fra X e XIV secolo. Gli ambienti portati alla luce dagli archeologi sono molto ampi, realizzati in periodi storici differenti. All’interno di essi sono stati trovati suppellettili di ceramica grezza di uso quotidiano. Secondo gli studiosi, nel sito era presente una guarnigione militare di cavalleria, visto il ritrovamento di una gran quantità di ferri e finimenti da parata. Il sito – continua – è stato oggetto di una importante iniziativa della Provincia nel 2013, I Tesori Veronesi, ed è stato inaugurato come Archeoparco nel maggio del 2014. La fortificazione di S. Michele è emersa in tutta la sua grandiosità e potenza, ma sembra che la vastità del complesso sia ancora da scoprire, in quanto l’area militare, al culmine dell’altura probabilmente nasconde altre strutture. Data la sua collocazione geografica e la sua posizione di preminenza, è chiara l’importanza che rivestiva questa fortificazione nel controllo del territorio della Valdadige e del lago di Garda. L’archeologo Luciano Pugliese sostiene infatti che la Bastia di S. Michele abbia le stesse caratteristiche e la stessa importanza della Rocca di Garda, vero e proprio presidio di altura, simbolo del potere”.

Vicenza. Al museo Naturalistico Archeologico la mostra “Palafitte e Piroghe del Lago di Fimon. Legno, territorio, archeologia”: nuova luce sulla vita degli uomini e delle donne che abitavano attorno al lago di Fimon da 7000 a 3000 anni fa

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Locandina della mostra “Palafitte e Piroghe del Lago di Fimon. Legno Territorio Archeologia” al museo Naturalistico Archeologico di Vicenza fino al 31 maggio 2023

Al museo Naturalistico Archeologico di Vicenza nella mostra “Palafitte e Piroghe del Lago di Fimon. Legno, territorio, archeologia” protagonista assoluto è il legno, quello utilizzato nelle imbarcazioni, il nelle case su palafitta, nelle strutture che servivano per bonificare le sponde del lago. Aperta il 19 marzo 2022, fino al 31 maggio 2023 i visitatori potranno scoprire i villaggi preistorici del Lago di Fimon sulle tracce degli appassionati e degli studiosi che nel corso degli anni hanno recuperato ed esaminato centinaia di reperti. Realizzata in onore di Gastone Trevisiol, ricercatore la cui attività si è svolta principalmente nelle Valli di Fimon e a cui si deve il ritrovamento di molti dei reperti esposti in mostra, l’esposizione è organizzata dall’assessorato alla Cultura del Comune di Vicenza, dai Musei Civici di Vicenza e dalla soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio di Verona Rovigo e Vicenza.

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Il taglio del nastro all’inaugurazione della mostra “Palafitte e piroghe del lago di Fimon” (foto sabap-vi)

La mostra è stata realizzata grazie a un comitato scientifico composto dai maggiori esperti italiani di preistoria e di antiche abitazioni e imbarcazioni, oltre che dai protagonisti delle ricerche archeologiche sul Lago di Fimon, provenienti dal ministero della Cultura e da numerose università e da laboratori all’avanguardia. La cooperativa sociale Scatola Cultura, si è occupata dell’allestimento e della didattica. La mostra gode del patrocinio e del contributo della Regione del Veneto (per gli studi dendrocronologici dei legni di Fimon tramite la legge regionale 50/84), del contributo di Fondazione Roi per le attività didattiche per scuole e famiglie, di Zordan s.r.l. per allestimento curato da Scatola Cultura. Ha il patrocinio di Provincia di Vicenza, Comune di Arcugnano, Accademia Olimpica e dei Siti preistorici palafitticoli dell’arco alpino UNESCO.

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L’allestimento della mostra “Palafitte e Piroghe del Lago di Fimon. Legno Territorio Archeologia” è stato curato da Scatola Cultura (foto sabap-vi)

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La presentazione della mostra al museo Naturalistico Archeologico di Vicenza: al centro, Carpanese, Tinè, Siotto, Pellizzari (foto sabap-vi)

Alla presentazione sono intervenuti l’assessore alla Cultura Simona Siotto, il soprintendente Archeologia Belle arti e Paesaggio di Verona, Rovigo e Vicenza Vincenzo Tinè, il sindaco di Arcugnano Paolo Pellizzari, il conservatore del museo Naturalistico-Archeologico Viviana Frisone, e Valentina Carpanese per Scatola Cultura. Erano presenti Romano Trevisiol, figlio di Gastone Trevisiol a cui la mostra è dedicata, e il comitato scientifico della mostra. “La mostra, frutto della collaborazione fra istituzioni e studiosi di provenienze diverse, è un ottimo esempio di come si possa lavorare insieme per obiettivi comuni: la ricerca, la conservazione e la valorizzazione di beni culturali”, dichiarato Simona Siotto. “Quello che possiamo vedere oggi nelle sale del museo è frutto di ricerche all’avanguardia tradotte in linguaggio accessibile a tutti. L’allestimento gradevole e coinvolgente rende la mostra particolarmente adatta all’attività didattica rivolta alle scuole e ad iniziative educative che potranno essere progettate in relazione a specifiche esigenze di approfondimento. L’approfondimento dedicato all’uso del legno in epoca preistorica sarà sicuramente di interesse poiché tra l’altro interessa un territorio vasto coinvolgendo in particolare il Lago di Fimon nel Comune di Arcugnano, luogo di ritrovamento di molti reperti di grande interesse per gli studiosi”.

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La vetrina dedicata ai primi protagonisti delle ricerche nelle valli di Fimon (Vi) (foto sabap-vi)

La mostra si sviluppa da nuovi studi sui frammenti di legno recuperati nel Novecento e da recenti indagini archeologiche condotte con le più moderne metodologie che hanno consentito di gettare nuova luce sulla vita degli uomini e delle donne che abitavano attorno al lago di Fimon da 7000 a 3000 anni fa. Racconta come gli importanti reperti di Fimon sono stati recuperati, conservati e, oggi, studiati. La preistoria del Lago di Fimon è anche la preistoria della carpenteria del legno e racconta di come le radici di questo sapere artigianale affondino nel passato che l’archeologia moderna può rivelare e raccontare. Tra gli oggetti più significativi esposti ci sono i resti di una piroga monossile risalente a circa 5000 anni fa identificata nei reperti lignei raccolti nell’Ottocento. Si tratta di uno dei reperti eccezionalmente conservati che permetteranno al visitatore di comprendere quante cose accomunano il lontano mondo della preistoria e l’epoca attuale: piroghe monossili del tutto simili a quelle di Fimon venivano costruite fino a poche centinaia d’anni fa e negli ultimi anni vi è una forte spinta alla bioedilizia e all’uso di materiali naturali ed ecosostenibili nelle costruzioni. La mostra, attraverso l’archeologica, consente di approfondire la conoscenza della carpenteria del legno che è sempre stata poco nota, attraverso la conservazione dei legni del lago di Fimon che è qualcosa di eccezionale e unico: questo è stato possibile grazie all’ambiente umido e quindi anaerobico, condizione ideale che si è creata nella torbiera di Fimon. Solitamente, infatti, il legno, materiale organico e quindi deperibile, non si conserva quasi mai nei depositi archeologici ma viene consumato dal passare del tempo.

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In mostra a Vicenza uno dei pali delle palafitte di Fimon recuperati da Paolo Lioy nella seconda metà dell’Ottocento, recentemente restaurato (foto sabap-vi)

Nella mostra “Palafitte e piroghe del Lago di Fimon” è esposto di un reperto eccezionale: uno dei pali delle palafitte di Fimon recuperati da Paolo Lioy nella seconda metà dell’Ottocento, recentemente restaurato. Segue poi la presentazione degli altri frammenti lignei recuperati durante le ricerche archeologiche più recenti. La mostra parla di come questi reperti siano arrivati fino ad oggi, raccontando dell’estrazione della torba e dei principali protagonisti della ricerca nelle Valli di Fimon: tra questi vi è Gastone Trevisiol, al quale la mostra è dedicata. Un pannello didattico racconta in maniera approfondita le numerose analisi archeologiche e scientifiche che vengono realizzate sul legno archeologico per scoprirne ogni aspetto. Infine, quattro vetrine presentano i principali siti archeologici del Lago di Fimon grazie ai reperti rinvenuti.

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In mostra postazioni interattive e approfondimenti video per conoscere meglio il territorio, le ricerche e i reperti (foto sabap-vi)

Un’installazione inedita audio interattiva di Andrea Santini e Marianna Anoardi introduce i visitatori alle tematiche grazie ad un’esperienza sensoriale. Altre postazioni interattive permetteranno ai visitatori di toccare con mano il legno, mentre approfondimenti video permetteranno di conoscere meglio il territorio, le ricerche e i reperti. Con la collaborazione di Veneto Agricoltura, in alcuni vasi collocati nel portico del chiostro del museo, si possono vedere sei alberi appartenenti alle specie che vivevano attorno al Lago di Fimon tra il Neolitico e l’Età del Bronzo. Sono previste delle attività educative rivolte a bambini e famiglie ogni prima domenica del mese. Le proposte sono gratuite grazie al contributo della fondazione Giuseppe Roi. Info e prenotazioni: 3483832395 didattica.museivicenza@scatolacultura.it. Le attività didattiche per bambini e ragazzi verranno inserite anche nel Poft – Piano dell’offerta formativa territoriale per l’anno 2022-23, con particolare attenzione alle diverse abilità cognitive e disabilità. La mostra si può visitare dal martedì alla domenica, dalle 9 alle 17 da settembre a giugno, dalle 10 alle 14 in luglio e agosto. L’ingresso è compreso nel biglietto per il museo: intero 3 euro, ridotto e scuole 2 euro. Info biglietti https://www.comune.vicenza.it/cit…/scheda.php/42724,217959. Informazioni: 0444222815, museonatarcheo@comune.vicenza.it.

Verona. “Il Cinema Astra a Verona: scavi e progetti”: incontro a numero chiuso alla multisala Rivoli, promosso da soprintendenza, ordine architetti e collegio ingegneri. Ecco il link per seguirlo in diretta streaming

“Il Cinema Astra a Verona: scavi e progetti”: la soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio di Verona Rovigo Vicenza, l’Ordine degli Architetti pianificatori paesaggisti conservatori della provincia di Verona e il Collegio degli Ingegneri di Verona giovedì 7 aprile 2022, alle 10, alla multisala Rivoli in piazza Bra a Verona organizza un incontro a numero chiuso per illustrare il contesto dell’ex Cinema Astra di Verona, un interessante case study che vede coinvolte professionalità tecniche diverse. Sarà presentato il contesto operativo, le attività finora svolte e i futuri progetti rivolti al restauro, la fruizione e la valorizzazione dell’area archeologica. L’evento sarà trasmesso in streaming (a questo link è possibile seguire l’evento del Cinema Astra di Verona in diretta: youtu.be/QPjJN1IzOyY). Programma: 9.30, i saluti di Vincenzo Tinè (soprintendente ABAP VR, RO, VI), Stefano Zuliani (Collegio Ingegneri Verona), Matteo Faustini (Ordine degli Architetti Verona). Gli interventi: 9.45, Brunella Bruno (SABAP VR, RO, VI) su “Le indagini archeologiche: le norme di tutela e il ruolo della Soprintendenza”; 10, Samantha Castelli (Cooperativa Archeologia – FI) su “Le attività sul campo e i servizi archeologici”; 10.15, Paolo Richelli (architetto) su “Il Cinema Astra. Storia, vicende e inquadramento urbanistico dell’edificio”; 10.30, Brunella Bruno (SABAP VR, RO, VI), Mattia Berton (Cooperativa Archeologia- FI) su “Indagini archeologiche e restauri: primi risultati e attività future”; 10.50, pausa. Alle 11.10, Franco De Grandis (ingegnere) su “Il progetto strutturale”; 11.30, Paolo Richelli (architetto), Luciano Pugliese (archeologo) su “Idee per il progetto di fruizione e valorizzazione”; 11.50, Luigi Marino (università di Firenze) considerazioni e conclusioni. Alle 12.30, visita guidata al cantiere archeologico (via Oberdan, 13).

Brescia. Convegno “Il futuro del teatro romano di Brescia”: grandi esperti si confrontano sul tema dell’utilizzo di questi edifici antichi e degli interventi necessari a migliorarne la fruizione. Tra i partecipanti il direttore generale dei musei Massimo Osanna, l’archeologo e storico dell’arte Salvatore Settis, e il soprintendente di Brescia Luca Rinaldi

Veduta aerea del teatro romano di Brescia (foto fondazione brescia musei)

Perché avviare un percorso di rinnovata fruizione del teatro romano di Brescia e con quale modalità? Quali premesse culturali e progettuali? Quale il ruolo di questo edificio nei luoghi della cultura della città? Sulla scorta di questi interrogativi, il Comune di Brescia e la Fondazione Brescia Musei propongono un confronto aperto alla cittadinanza, affidando le considerazioni di partenza, per attivare il dibattito, a rappresentati di istituzioni, tra i quali Massimo Osanna, direttore generale dei Musei al Mic, Salvatore Settis, archeologo e storico dell’arte e il soprintendente di Brescia, Luca Rinaldi, che a diverso titolo hanno già avuto modo di confrontarsi sul tema dell’utilizzo di questi edifici antichi e degli approntamenti allestitivi necessari alla fruizione. Appuntamento lunedì 4 aprile 2022 dalle 10 all’auditorium di Santa Giulia a Brescia con il convegno “Il futuro del teatro romano di Brescia”. Il convegno è in presenza, consigliata l’iscrizione all’indirizzo segreteria@bresciamusei.com. Per accedere all’iniziativa verrà richiesto di esibire la Certificazione verde Covid-19 green pass come previsto dalla normativa vigente. Ingresso gratuito fino a esaurimento dei posti disponibili. Accrediti dalle 9.30. Tutti coloro che hanno scritto a segreteria@bresciamusei.com si considerano accreditati.

Il teatro romano di Brescia è inserito nei percorsi di visita del Parco Archeologico di Brescia Romana, parte integrante della componente di Brescia del sito UNESCO I Longobardi in Italia (foto parco archeologico brescia romana)

Il teatro romano di Brescia nel corso degli anni è stato oggetto di dibattito in merito alle possibili modalità di valorizzazione, in relazione al contesto archeologico e storico al quale appartiene. Attualmente l’edificio è inserito nei percorsi di visita del parco archeologico di Brescia Romana, parte integrante della componente di Brescia del sito UNESCO I Longobardi in Italia. I luoghi del potere e, tra tutti i monumenti del sito, presenta ancora uno stato incompiuto in quanto le indagini archeologiche non sono completate, così come ogni intervento di restauro. A 10 anni dall’iscrizione nella World Heritage List e alle soglie del ruolo di Brescia Capitale italiana della Cultura nel 2023 con Bergamo, il Comune di Brescia, il ministero della Cultura e la Fondazione Brescia Musei ritengono doveroso riflettere sul futuro di questo antico edificio in relazione ai programmi di recupero delle architetture monumentali storiche e ai progetti culturali della città.

Assonometria del teatro romano di Brescia (foto comune di brescia)

Il programma. L’introduzione al convegno, alle 10, è affidata a Francesca Bazoli, presidente Fondazione Brescia Musei; Laura Castelletti, vice sindaco e assessore alla Cultura, Creatività e Innovazione del Comune di Brescia; Pierre-Alain Croset, chair del convegno, professore ordinario di Composizione architettonica urbana al Politecnico di Milano. Aprono i lavori Francesca Morandini, conservatore delle Collezioni e delle aree archeologiche della Fondazione Brescia Musei; Serena Solano, funzionario archeologo della soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per le Provincie di Bergamo e Brescia. Seguono gli interventi di Luca Rinaldi, soprintendente Archeologia Belle arti e Paesaggio per le Provincie di Bergamo e Brescia; Vincenzo Tinè, soprintendente Archeologia Belle arti e Paesaggio per le Provincie di Verona Rovigo e Vicenza; Salvatore Settis, archeologo e storico dell’arte, professore emerito Scuola Normale Superiore di Pisa. Dopo il coffee break, dibattito conclusivo con Massimo Osanna, direttore generale Musei al ministero della Cultura; Alberto Ferlenga, professore ordinario di Progettazione architettonica all’università IUAV di Venezia; Stefano Molgora, presidente Ordine degli Architetti pianificatori paesaggisti e conservatori della Provincia di Brescia; Francesca Bazoli, presidente Fondazione Brescia Musei. Chiude i lavori il sindaco di Brescia Emilio Del Bono.

Negrar. La nuova campagna di scavo ha interessato il settore Ovest della Villa dei Mosaici: emersi mosaici con raffigurazioni di animali che hanno riscontri in Oriente. Ma ora servono nuovi finanziamenti per proseguire le ricerche e indagare sull’area produttiva della villa: olio e, forse, vino

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I mosaici con raffigurazioni di animali emersi dallo scavo archeologico nel peristilio Ovest della Villa dei Mosaici a Negrar di Valpolicella (foto sabap-vr)

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Gianni De Zuccato, archeologo della Soprintendenza di Verona, sullo scavo della Villa dei Mosaici di Negrar (foto Comune di Negrar)

Di trovare nuove porzioni di mosaici in soprintendenza ne erano sicuri. Ma certo non di trovare dei mosaici con raffigurazioni così belle da richiamare “altre iconografie molto più famose come la Villa degli Uccelli di Alessandria d’Egitto”. Parola dell’archeologo Gianni De Zuccato, direttore dello scavo alla Villa dei Mosaici di Negrar di Valpolicella (Vr). E questo è solo un dettaglio dei risultati raggiunti in questa nuova fase di ricerca su cui è stato fatto il punto nei giorni scorsi da parte del soprintendente Vincenzo Tinè. Lo scavo è infatti ripreso a gennaio 2022. Questa volta è stata interessata la nuova area di proprietà della Società Agricola Franchini che, come già l’Azienda Benedetti, ha generosamente messo a disposizione i mezzi e sostenuto le spese per le operazioni preliminari allo scavo nel quadro di uno specifico accordo di valorizzazione pubblico-privato tra la soprintendenza e i proprietari. Ma ora per la prosecuzione degli scavi necessita urgentemente di ulteriori contributi finanziari per consentirne il completamento.

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Una fase degli scavi del marzo 2022 nel peristilio Ovest della Villa dei Mosaici a Negrar di Valpolicella (foto sabap-vr)

Anche questo nuovo intervento è realizzato dalla SAP – Società Archeologica, sotto la direzione scientifica di Gianni De Zuccato della Soprintendenza. Il finanziamento è stato concesso dal Bacino Imbrifero Montano dell’Adige, grazie all’intervento del Comune di Negrar di Valpolicella, che fin dall’inizio ha affiancato la soprintendenza nelle nuove ricerche nel sito. L’università di Verona – Dipartimento Culture e Civiltà collabora agli scavi e agli studi, mentre l’Accademia di Belle Arti di Verona al restauro conservativo dei mosaici e dei materiali rinvenuti, con cui il Comune di Negrar di Valpolicella ha già attivato un protocollo d’intesa per la valorizzazione culturale del territorio.

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L’ampia area di scavo della Villa dei Mosaici a Negrar di Valpolicella (foto Comune di Negrar)

Lo scavo archeologico della Villa romana dei Mosaici di Negrar di Valpolicella, intrapreso negli anni ’20 del secolo scorso è stato riavviato dalla soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio nel 2019, mettendo in luce su un’ampia area di proprietà dell’Azienda Agricola Benedetti le strutture residenziali della villa. Particolare rilievo mediatico hanno avuto l’anno scorso i pavimenti mosaicati, ancora straordinariamente conservati di questa villa, che sono ora in corso di restauro e valorizzazione. L’Azienda Agricola Benedetti è fatta carico delle prime coperture provvisorie della parte residenziale scavata lo scorso anno che, oltre alla protezione, renderanno possibile il restauro e la visione pubblica dei mosaici in attesa del completamento dello scavo e della musealizzazione di tutta l’ampia area archeologica messa in luce, la cui progettazione è affidata al Politecnico di Milano – Polo Territoriale di Mantova (vedi Negrar di Valpolicella (Verona). A meno di un anno dalla ri-scoperta della Villa dei Mosaici, una villa rustica a carattere residenziale e produttivo di media età imperiale (III sec. d.C.), Comune Soprintendenza e Aziende vitivinicole siglano un patto per lo scavo, la musealizzazione e la valorizzazione del sito immerso tra i vigneti: archeologia e vino, due eccellenze in sinergia. Il ministro Franceschini: “Modello di rapporto pubblico-privato da esportare” | archeologiavocidalpassato).

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Lo scavo archeologico alla Villa dei Mosaici a Negrar di Valpolicella è realizzato dalla SAP – Società Archeologica, sotto la direzione scientifica di Gianni De Zuccato della Soprintendenza di Verona (foto sabap-vr)

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Alberto Manicardi, archeologo della Sap (foto sap)

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Il soprintendente di Verona Vincenzo Tinè (foto mic)

L’intervento di questi primi mesi del 2022 si è concentrato sul peristilio Ovest della villa. “Diversamente dagli altri lati del peristilio che hanno restituito bei mosaici geometrici”, spiega De Zuccato, “qui abbiamo trovato raffigurazioni di animali, e di altri soggetti, di una certa qualità, con l’uso di tessere dai colori vistosi. A prima vista queste raffigurazioni guardano a Oriente. La qualità sembra superiore a quella delle altre parti del peristilio: le tessere sono più piccole. Il disegno sembra molto più curato. Anche la parte geometrica sembra più complessa e più curata. Con il settore Ovest della villa abbiamo individuato quello che potrebbe essere il muro limite Ovest, ma vediamo che ci sono dei muri che continuano ancora. Quindi non abbiamo al certezza assoluta”. E Alberto Manicardi, archeologo Sap, ricorda che è stato tolto tutto lo strato che seppelliva la stratigrafia archeologica e anche il livello agricolo che copriva direttamente le strutture residuali. “Dalla strada romana – spiega – si scendeva a gradoni e ci si immetteva direttamente all’interno di un lungo cortile tutto lastricato, con una sorta di canaletta che lo perimetra e costituiva l’impluvium. Il lastricato è integro. Un lungo corridoio sicuramente scoperto, e poi due grandi ambienti molto lunghi, uno a destra e uno a sinistra, a Ovest e a Est, che costituivano questi lunghi ambienti a fianco di questo grande cortile”. Riprende De Zuccato: “Di questo settore non sappiamo nulla, sappiamo solo che è molto più ampio rispetto al settore Est della villa, dove c’erano solo una fila di stanze larghe circa un 5 metri. Qui invece lo spazio è molto più ampio. Potrebbero essere stanze ad uso agricolo come magazzini o forse anche alla lavorazione dei prodotti agricoli. Speriamo che si trovi qualche prova della lavorazione del vino”. Il soprintendente Vincenzo Tinè è prudente: “Siamo in fase di scavo, e quindi è presto per un’interpretazione finalmente complessiva della villa nelle sue due parti residenziale e produttiva. Dobbiamo capire bene anche queste strutture che stanno emergendo di tipo chiaramente produttivo funzionale alla produzione dell’olio e forse del vino: che cosa sono? Lo vedremo nelle prossime settimane”.

Verona. L’Arena diventa museo. Negli arcovoli i 2mila anni di storia del monumento: creazione di un percorso espositivo permanente, valorizzazione degli spazi interni, apertura di un bar e di bookshop. Il sindaco: “Svolta epocale, lavoriamo per aprire ai visitatori anche gli spazi interrati”

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Presentato il progetto del museo dell’Arena di Verona (foto comune-vr)

L’Arena di Verona diventa museo di se stessa. Per raccontare una storia lunga duemila anni, dall’epoca romana al Medioevo, passando dal Risorgimento ad oggi. Un percorso che si concentrerà sulle due anime dell’Arena, quella del monumento vero e proprio e quella che lo rende il tempio della musica per eccellenza. Da contenitore a sito che ospita contenuti. Un’idea che si concretizza attraverso il concept messo a punto dalla soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio di Verona Vicenza e Rovigo e dal Comune di Verona, un progetto tanto ambizioso quanto epocale, che darà una svolta alla fruizione dell’Arena e alla sua valorizzazione durante tutto l’anno. Gli arcavoli diventeranno piccole sale museali, ci saranno un bookshop e una caffetteria permanenti in linea con l’obiettivo di dotare tutto il sistema museale civico di spazi e servi adeguati e moderni.

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Gli interrati dell’Arena di Verona: l’obiettivo è di riaprirli al pubblico (foto comune-vr)

“Diamo vita a qualcosa di storico e che resterà nei secoli”, interviene il sindaco di Verona, Federico Sboarina. “Questo progetto ci permette non solo di restituire l’anfiteatro alla sua originaria bellezza, ma anche di proiettarlo in una nuova dimensione, quella museale, che contribuirà a renderlo ancora più unico e straordinario. Le due anime dell’Arena si intrecceranno in un percorso unico, il monumento di valore architettonico e culturale insieme al tempio della musica lirica, pop e rock, per una fruizione unica che sarà valore aggiunto per la città intera. A ciò si aggiunge il sogno di rendere fruibile la parte interrata, quei cunicoli e spazi architettonici che nessuno ha mai potuto visitare, un obiettivo che raggiungeremo con i fondi del Pnrr e che, entro le Olimpiadi del 2026, ci permetteranno di eliminare tutte le barriere architettoniche dell’Arena”. E l’assessore all’Edilizia monumentale Luca Zanotto: “L’idea del percorso museale ha preso forma con l’avvio del cantiere dell’Art Bonus, quando si è deciso di valorizzare al massimo le straordinarie potenzialità di questo sito. L’Arena diventerà insieme contenitore e sito di contenuti, una doppia veste che la renderà fruibile sia in estate che in inverno. Come Edilizia monumentale seguiremo i diversi step sul fronte degli interventi edilizi, di restauro e di adeguamento”.

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Nel museo Arena di Verona ci sarà spazio per esporre i recenti ritrovamenti dalle indagini archeologiche (foto comune-vr)

Cosa troveranno i visitatori? Tutta la storia dell’Arena attraverso i reperti che il monumento stesso ha restituito nel corso delle campagne archeologiche degli ultimi decenni, dalle monete agli utensili fino alle eccezionali sepolture emerse nei mesi scorsi, che saranno esposte e potranno essere ammirare da tutti. E poi cartografie, documenti, immagini e fotografie, che testimonieranno lo straordinario vissuto dell’Arena e coinvolgeranno i visitatori in un viaggio emozionale che nella stagione estiva li porterà direttamente nei camerini degli artisti della stagione lirica.

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Arena di Verona: la grande cavea dell’anfiteatro come si presenta oggi (foto comune-vr)

Al progetto, che si inserisce nell’importante intervento di valorizzazione e fruizione dell’Arena avviato nel 2019 grazie al finanziamento di 14 milioni di euro messi a disposizione da Unicredit Banca e Fondazione Cariverona con l’Art Bonus, collabora anche Fondazione Arena, che si è resa disponibile a razionalizzare gli spazi in virtù della realizzazione del museo. Una novità epocale che tuttavia è solo il primo passo di un progetto più ampio, quello cioè per rendere fruibili e visitabili anche gli spazi interrati del monumento, ad oggi mai visti da nessuno ad eccezione di tecnici e addetti ai lavori. Una prospettiva che Comune e Soprintendenza sono intenzionati a realizzare sfruttando i fondi del Pnrr per la totale accessibilità dell’Arena.

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Planimetria dell’Arena di Verona con la destinazione funzionale degli spazi interni (foto comune-vr)

“Una svolta epocale per quanto riguarda la fruizione del nostro più importante monumento”, sottolinea l’assessore alla Cultura Francesca Briani, “che rappresenta sia uno dei luoghi più visitati dai turisti sia il teatro all’aperto più grande del mondo e luogo di spettacolo dal 1913.  L’allestimento che prospettiamo di realizzare all’interno dell’Anfiteatro, in accordo e collaborazione con la Soprintendenza, punta, oltre alla creazione di un percorso espositivo permanente, alla valorizzazione degli spazi interni, con l’apertura di un bar e di bookshop. Un’offerta di servizi ormai presente in tutti i principali musei italiani ed esteri e che è nostra volontà sviluppare, oltre che in Arena, in tutti i siti museali veronesi”.

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L’Arena di Verona racconta duemila anni di storia e di vita (foto comune-vr)

“L’Art bonus ha innescato un meccanismo di tutela e conoscenza dell’anfiteatro che si completa con la realizzazione del percorso museale”, ha aggiunto il soprintendente Vincenzo Tinè. “Ringrazio il sindaco che lo ha fortemente voluto, un notevole cambio di marcia rispetto alla staticità del passato verso questa esigenza. L’Arena racconterà se stessa e i suoi duemila anni di vita. Quanto alla fruizione degli interrati, si apre una finestra sul futuro che porterà a risultati senza precedenti”.

Verona. L’attesa è finita. Domani si inaugura, e venerdì apre al pubblico, il nuovo museo Archeologico nazionale nell’ex caserma asburgica San Tomaso. Si inizia con la sezione di Preistoria e Protostoria: un percorso da 200mila anni fa al I sec. a.C. Ecco le prime immagini

L’ingresso del nuovo museo Archeologico nazionale di Verona (foto drm-veneto)

L’attesa è finita. Il museo Archeologico nazionale di Verona è una realtà. Domani, giovedì 17 febbraio 2022, alle 11.30, si inaugura la sezione “Preistoria  e protostoria: agli albori della creatività umana” del nuovo museo Archeologico nazionale di Verona nell’ex caserma asburgica San Tomaso, in stradone San Tomaso, 3. E venerdì 18 febbraio 2022 il museo sarà aperto al pubblico che nei giorni di venerdì, sabato e domenica, dalle 10 alle 18, potrà percorrere 200mila anni di storia. Là dove erano imprigionati i carbonari che lottavano contro l’Impero Asburgico hanno trovato posto infatti le testimonianze più antiche degli insediamenti umani nel territorio veronese, portate alla luce dopo un secolo e più di campagne archeologiche.  Si tratta di reperti considerati i primi, eccezionali esempi delle espressioni della civiltà e della creatività umane, che si possono ora finalmente ammirare accompagnati da un chiaro corredo introduttivo. Ricostruzioni fisiche e virtuali, video e altri mezzi di comunicazione multimediale valorizzano questo straordinario patrimonio in bianche teche sovrastate dalle colossali capriate lignee del grande edificio costruito nel 1856 per farne sede carceraria.

Uno degli ampi spazi espositivi del nuovo museo Archeologico nazionale di Verona (foto drm-veneto)

I muri perimetrali delle celle sostengono possenti arcate in mattoni, conferendo all’ambiente la sembianza di una chiesa romanica. La Direzione regionale Musei Veneto, cui questo museo statale afferisce, ha investito fondi del ministero alla Cultura per restaurare e mettere a norma l’edificio che si sviluppa su tre piani, compresa la elegante facciata sul lungadige veronese. L’allestimento del nuovo museo Archeologico, affidato all’architetto Chiara Matteazzi su progetto scientifico dell’ex direttrice Federica Gonzato, è iniziato dall’ampio sottotetto dove hanno trovato collocazione le sezioni dedicate alla Preistoria e alla Protostoria, a documentare un lasso di tempo che prende avvio circa 200mila anni fa e si dipana sino al primo secolo a.C. Il piano intermedio accoglierà invece i reperti dell’età celtica e romana, oltre ad uffici, biblioteca e spazi per incontri, mentre il piano terra è destinato a documentare l’età altomedievale.

La facciata dell’ex caserma asburgica, sede del museo Archeologico nazionale di Verona (foto drm-veneto)

Domani, all’inaugurazione, con Daniele Ferrara direttore della  Direzione regionale Musei Veneto e Giovanna Falezza neo direttrice dell’Archeologico, interverrà il prof. Massimo Osanna direttore generale Musei ministero alla Cultura. “Complessivamente l’investimento supererà i 3 milioni di euro, integralmente  finanziati dal ministero alla Cultura”, afferma Daniele Ferrara. “Aperta al pubblico la sezione riservata alla preistoria e alla protostoria, contiamo di avviare molto presto il cantiere per la sezione romana, mentre con fondi assegnati tramite il PNNR metteremo a cantiere anche il piano terra per completare quello che si prefigura come uno dei più importanti musei archeologici italiani”.

Una sala della sezione “Preistoria e protostoria” del museo Archeologico nazionale di Verona (foto drm-veneto)

Il percorso espositivo della sezione Preistoria e Protostoria, anche grazie a ricostruzioni fisiche e virtuali, video e altri mezzi di comunicazione multimediale, narra le principali componenti storiche del veronese in un arco cronologico compreso tra oltre 100mila anni fa e il 100 a.C. Predisposto con la collaborazione dell’università di Ferrara, dell’università di Trento e della soprintendenza ABAP di Verona, il percorso si articola in una serie di sottosezioni dedicate ai principali siti preistorici e protostorici, dal Paleolitico (rappresentato dalla famosa pietra dipinta, nota come lo “Sciamano”, considerato tra le più antiche rappresentazioni umane sino ad oggi note al mondo, proveniente dalla Grotta di Fumane), passando attraverso il Neolitico e l’età del Rame, fino all’età del Bronzo, con l’esposizione dei materiali provenienti dai siti palafitticoli inseriti nella lista UNESCO del veronese, e all’età del Ferro. L’allestimento si sviluppa in modo lineare, attraverso le diverse sale dei due bracci del terzo piano (dal Paleolitico all’età del Bronzo) fino a confluire nel terzo braccio (dedicato all’età del Ferro).

Lo “sciamano” dalla Grotta di Fumane (foto drm-veneto)

Tra i molti tesori del nuovo Museo, la neo direttrice dell’istituzione veronese, Giovanna Falezza, segnala la pietra dipinta nota come “lo Sciamano”, assunto a simbolo del nuovo museo. Tra le opere d’arte in ocra rossa rinvenute nella Grotta di Fumane e riferibili all’attività artistica dei primi Sapiens (40mila BP, Paleolitico superiore), la più famosa è questa pietra calcarea sulla quale, in ocra rossa, è raffigurato un personaggio che indossa un copricapo. Questa pietra è, ad oggi,  una delle più antiche figure teriomorfe (figure di uomo-animale) del pianeta.

Il vaso a bocche multiple (età del Bronzo) proveniente dalla palafitta del lago del Frassino (Vr) e conservato al museo Archeologico nazionale di Verona (foto drm-veneto)

Risale invece all’Età del Bronzo antico, lo straordinario esemplare di vaso a bocche multiple recuperato durante lo scavo archeologico della Palafitta del Laghetto del Frassino presso Peschiera del Garda.  Dal medesimo sito provengono anche ceramiche con decorazioni incise, conchiglie, metalli e utensili in osso, pietra e legno. Sempre dal Garda, rinvenuti ad una profondità di circa tre metri, provengono una tazza dell’Età del Bronzo antico e alcuni resti paleobotanici, tra i quali una spiga carbonizzata di farro.

Spade ripiegate, cuspidi di lancia, pugnali ed altri elementi laminari contorti (Bronzo finale) provenienti dal sito di Pila del Brancon di Nogara (Vr) e conservate al museo Archeologico nazionale di Verona (foto drm – veneto)

Dal sito di Pila del Brancon, a Nogara, provengono spade ripiegate, cuspidi di lancia, pugnali ed altri elementi laminari contorti, materiali che possono essere riferiti ad una fase iniziale dell’età del Bronzo finale. Notevoli e numerosi gli oggetti da ornamento esposti nel nuovo Museo e tra essi spicca il magnifico spillone scoperto presso la palafitta de La Quercia a Lazise, lungo più di mezzo metro, con larga testa a disco e gambo ritorto.