Aquileia (Ud). Al museo Archeologico nazionale la conferenza “In un angolo dello scavo si è trovata un’ara sepolcrale: Giovanni Brusin e lo scavo del sepolcreto” con Paola Ventura, soprintendente ABAP-FVG, e Cristiano Tiussi, direttore di Fondazione Aquileia, quarto appuntamento di “Suggestioni archeologiche” il ciclo di conferenze quest’anno dedicato all’eredità di Giovanni Brusin (1883-1976) e alle grandi scoperte dell’archeologia aquileiese

Con la conferenza “In un angolo dello scavo si è trovata un’ara sepolcrale: Giovanni Brusin e lo scavo del sepolcreto” con Paola Ventura, soprintendente Archeologia Belle arti e Paesaggio del Friuli Venezia Giuia, e Cristiano Tiussi, direttore di Fondazione Aquileia, giovedì 23 luglio 2026, alle 17.15, al museo Archeologico nazionale di Aquileia (Ud) quarto appuntamento con le “Suggestioni archeologiche”, il ciclo di conferenze organizzato ogni anno da museo Archeologico nazionale e Associazione nazionale per Aquileia per raccontare l’archeologia del territorio: scoperte, novità, approfondimenti e storie di persone che si sono spese per la cura, lo studio e la valorizzazione di Aquileia. L’edizione 2026 è dedicata a uno dei protagonisti dell’archeologia aquileiese e alle grandi scoperte della sua epoca: Giovanni Battista Brusin, direttore del museo Archeologico nazionale dal 1922 al 1952. Al termine brinderemo con il vino delle Grandi Terme, grazie a Fondazione Aquileia e Vini Brojli.

Dopo gli incontri delle scorse settimane, dedicati ai grandi complessi monumentali al cuore dell’antica Aquileia, Paola Ventura e Cristiano Tiussi condurranno idealmente i partecipanti nel settore occidentale della città: sarà il racconto della scoperta del cosiddetto Sepolcreto, una delle aree funerarie più note di Aquileia, indagata da Giovanni Brusin e dall’Associazione Nazionale per Aquileia tra 1939 e 1940, e oggetto di un recente restauro che ha valorizzato appieno uno degli scorci più suggestivi del sito Unesco.

“Il terreno in questione – scriveva Giovanni Brusin – si stende a una cinquantina di metri dalla cinta verso ovest ed è notevolmente sopraelevato rispetto alla strada e ai terreni a sud, la quale cosa mi aveva tratto a pensare che dipendesse almeno in parte da una maggiore quantità di materiale di distruzione o di scarico qui accumulatovi. Perciò, appunto, oltre che per la immediata vicinanza alla città stessa e anzi a una sua porta, era stato ognora vivo in me il desiderio di eseguire qui uno scavo. La cosa potè finalmente avere attuazione l’anno scorso, grazie alla squisita cortesia del proprietario del fondo…”. Un ragionevole sospetto, un’intuizione da archeologo, una curiosità vorace: qualsiasi cosa fu, venne ben ripagata e i risultati di quelle ricerche, a suo dire, risultarono “soddisfacenti appieno”.
Aquileia (Ud). “Un’epoca di scoperte straordinarie”: al via al museo Archeologico nazionale “Suggestioni archeologiche” il ciclo di conferenze quest’anno dedicato all’eredità di Giovanni Brusin (1883-1976) e alle grandi scoperte dell’archeologia aquileiese. Ecco il programma

Con la conferenza “Grandi Terme: i mosaici dell’Aula Nord. Dal ritrovamento alle più recenti letture” di Matteo Cadario e Marina Rubinich (università di Udine), giovedì 2 luglio 2026, alle 17.15, al museo Archeologico nazionale di Aquileia (Ud) torna il tradizionale appuntamento di luglio con le “Suggestioni archeologiche”, il ciclo di conferenze organizzato ogni anno da museo Archeologico nazionale e Associazione nazionale per Aquileia per raccontare l’archeologia del territorio: scoperte, novità, approfondimenti e storie di persone che si sono spese per la cura, lo studio e la valorizzazione di Aquileia. L’edizione 2026 è dedicata a uno dei protagonisti dell’archeologia aquileiese e alle grandi scoperte della sua epoca: Giovanni Battista Brusin, direttore del museo Archeologico nazionale dal 1922 al 1952.
A cinquant’anni dalla scomparsa, le sue scoperte sono ancora oggetto di studio e di ricerca grazie all’intervento dei molti enti impegnati nella valorizzazione del sito Unesco di Aquileia, che hanno raccolto e fatto propria la sua missione. Ascolteremo dalla loro voce quali sono le novità, le sfide e le questioni ancora aperte che riguardano alcuni dei contesti monumentali della città antica che proprio l’impegno di Brusin e dell’Associazione nazionale per Aquileia, consentì di portare alla luce. Nata nel 1928, l’Associazione nazionale per Aquileia fu sempre al fianco dell’archeologo aquileiese promuovendo e sostenendo, anche finanziariamente, studi, scavi e ricerche in quelle che ancora oggi sono fra le aree archeologiche più note e frequentate della città.

SUGGESTIONI ARCHEOLOGICHE 2026. L’appuntamento è al museo Archeologico nazionale tutti i giovedì di luglio 2026 alle 17.15. Al termine di ogni incontro è previsto un breve momento conviviale. La partecipazione è gratuita, prenotazione consigliata a museoaquileiaeventi@cultura.gov.it / 0431 91016.
2 luglio, ore 17.15, “Grandi Terme: i mosaici dell’Aula Nord. Dal ritrovamento alle più recenti letture” con Matteo Cadario e Marina Rubinich, università di Udine
9 luglio, ore 17.15, “Giovanni Brusin e la decorazione architettonica di Aquileia” con Alessandro Mortera, università di Udine
16 luglio, ore 17.15, “Giovanni Brusin e gli scavi della Basilica di Monastero” con Marta Novello, museo Archeologico nazionale di Aquileia
23 luglio, ore 17.15, “In un angolo dello scavo si è trovata un’ara sepolcrale. Giovanni Brusin e lo scavo del Sepolcreto” con Cristiano Tiussi, Fondazione Aquileia, e Paola Ventura, soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio FVG
30 luglio, ore 17.15, “Giovanni Brusin: gli scavi del porto fluviale e l’origine dell’Associazione Nazionale per Aquileia” con Luca Villa, Associazione nazionale per Aquileia
Napoli. Al museo Archeologico nazionale aperta la mostra “Parthenope. La Sirena e la città” che conduce il visitatore alla scoperta delle Sirene e della sirena cara ai napoletani, Parthenope: oltre 250 opere, dall’VIII sec. a.C. sino alla contemporaneità
Il 21 dicembre 2025 si sono celebrati i 2500 anni dalla fondazione di Neapolis, avvenuta nel 475 a.C. Ma sulla collina che oggi chiamiamo di Pizzofalcone dall’VIII secolo c’è già un insediamento, fondato dai Cumani, che prende il nome dalla sirena Parthenope sepolta sulla spiaggia sottostante, dove c’è Castel dell’Ovo. A Napoli Parthenope era venerata come protettrice. E ancora oggi i napoletani sono anche partenopei! Dal 3 aprile al 6 luglio 2026, al museo Archeologico nazionale di Napoli, la mostra “Parthenope. La Sirena e la città” intende costruire una sorta di summa per immagini sul mito della sirena. Il percorso, curato da Francesco Sirano, Massimo Osanna, Raffaella Bosso e Laura Forte, conduce il visitatore alla scoperta delle Sirene e della sirena cara ai napoletani, Parthenope: oltre 250 opere, dall’VIII sec. a.C. sino alla contemporaneità, tracciano un percorso suggestivo che ha attraversato secoli e luoghi, rigenerandosi continuamente sino ai film di animazione e ai giocattoli dedicati (come Barbie Sirena). Allo stesso tempo, i manufatti esposti permettono di ricostruire storie e tradizioni legate alle origini della città di Napoli: emblematica, in tal senso, la presenza in mostra di reperti, in alcuni casi inediti, provenienti dagli scavi delle linee 1 e 6 della metropolitana, così come l’eccezionale concessione in prestito del busto in argento di Santa Patrizia (significativamente, l’opera lascerà la mostra per la prima settimana di maggio in occasione della processione in onore di San Gennaro, per poi ritornare al Mann dopo i festeggiamenti).

Allestimento della mostra “Parthenope. La Sirena e la città” al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto mann)
Dall’VIII secolo a.C. un legame indissolubile ha connesso Napoli a questa creatura, prima uccello con testa femminile, poi donna con coda di pesce; se, inizialmente, le Sirene erano pericolose ammaliatrici, ben presto divennero protettrici benevole. Parthenope, in particolare, è entrata a far parte della vita quotidiana napoletana: dalle monete dell’antica Neapolis ai rilievi, dalla fontana di Spinacorona detta “delle zizze” (dove si recavano ancora nell’800 le donne del popolo per chiedere protezione per il parto) alle decorazioni su edifici pubblici come il Teatro San Carlo o la Galleria Vittorio Emanuele, per giungere, infine, ai murales disseminati nella città.
La mostra “Parthenope. La Sirena e la città” è dedicata allo straordinario e lunghissimo rapporto della Sirena Parthenope con la città di Napoli, il cui nome greco più antico, Parthenope appunto, rimanda a quello della mitica creatura che morì nel golfo di Napoli. Tra miti, archeologia, e antropologia culturale, l’esposizione ripercorre le origini e le trasformazioni di questo essere dalla profonda potenza simbolica. L’idea della mostra nasce da una riflessione sul radicamento plurisecolare della figura della Sirena nell’immaginario collettivo napoletano: tutti sanno che Parthenope è la mitica fondatrice della città e si riconoscono nel legame con questo essere ibrido, connesso al mare e alla navigazione, alla musica e alla seduzione. A fare da introduzione alla mostra, il visitatore trova nell’Atrio monumentale del Museo, davanti allo scalone, un grande telo bianco, della superficie di 45 metri quadri, con la rappresentazione del tuffo suicida della Sirena: l’opera è concepita e realizzata dall’artista argentino Francisco Bosoletti proprio per questa occasione e offerta in dono al Mann.

Francesco Sirano, direttore del museo Archeologico nazionale di Napoli, co-curatore della mostra “Parthenope. La Sirena e la città” al Mann (foto mann)
“Grazie a un prestigioso Comitato scientifico”, commenta il direttore del Mann, Francesco Sirano, “le Sirene e Parthenope emergono oltre gli stereotipi, cogliendo le mille sfumature del mito e presentandone le rielaborazioni, anche grottesche e surreali. Napoli è lo scenario indispensabile per questo: e alla città dedichiamo un settore dell’esposizione dove molti materiali sono esposti per la prima volta, provenienti dagli scavi della metropolitana o da collezioni private, frutto dell’eccellente collaborazione con la soprintendenza di Napoli e della generosità dei proprietari (gli eredi Caputi). Mi piace pensare a Parthenope come a una mostra in divenire che esce necessariamente dalle sale del Mann per invitare tutti ad un affascinante viaggio nella nostra città alla scoperta dei tanti luoghi consacrati alla Sirena (come la fontana di Spinacorona o la cosiddetta tomba di Parthenope nella bellissima chiesa di San Giovanni Maggiore a Mezzocannone) o dove la Sirena è rappresentata. Questo progetto nasce anche grazie ad una rete virtuosa di collaborazioni con tante istituzioni del ministero (soprintendenza di Napoli, direzione regionale Musei della Campania, Biblioteca dei Girolamini e tanti altri Musei autonomi in tutta Italia) e la Regione Campania. L’apertura al presente e al futuro è inoltre simboleggiata, nell’Atrio del Museo, da un’opera concepita proprio per questo evento dall’artista Francisco Bosoletti che ha lavorato in un cantiere aperto al pubblico”.

Inaugurazione della mostra “Parthenope. La Sirena e la città”: da snistra, Francesco Sirano, Gaetano Manfredi, Alfonsina Russo, Luigi La Rocca, Massimo Osanna (foto livia pacera / mann)
“Sono lieto di inaugurare questa mostra”, dichiara il direttore generale Musei, Massimo Osanna, “esito di un progetto a cui ho lavorato durante il periodo della mia direzione del Mann e sviluppato attorno a uno dei temi più affascinanti e profondi dell’identità culturale di Napoli: il legame tra la città e la figura della Sirena, che attraversa i secoli e continua a vivere nella memoria e nell’immaginario collettivo. Il percorso mette in relazione archeologia, storia e linguaggi contemporanei, mostrando come il mito non sia un elemento statico, ma una narrazione in continua evoluzione, capace di rigenerarsi e di mantenere intatta la propria forza simbolica. È un progetto che coniuga ricerca e capacità narrativa, restituendo al pubblico la complessità di un racconto che attraversa il tempo”.

Urna con Odisseo e le Sirene, rilievo in alabastro da Volterra (metà II sec. a.C.) conservata al museo Archeologico nazionale di Firenze (foto mann)
“La mostra Parthenope. La Sirena e la città”, sottolinea Alfonsina Russo, capo dipartimento per la Valorizzazione del MiC, “rappresenta un’importante occasione di valorizzazione del patrimonio culturale, capace di mettere in luce il profondo legame tra mito, storia e identità territoriale. L’esposizione offre l’opportunità di rileggere un simbolo identitario in chiave contemporanea, mettendo in dialogo reperti, contesti e strumenti multimediali, valorizzando al contempo il ruolo delle istituzioni coinvolte nella tutela e nella ricerca. Ritengo particolarmente rilevante la capacità del progetto di attivare reti, anche internazionali, e di restituire al pubblico materiali inediti, ampliando le possibilità di conoscenza e accesso. Iniziative come questa confermano l’importanza di una strategia culturale che investa sulla qualità dei contenuti e sulla capacità di coinvolgere pubblici diversi, contribuendo allo sviluppo culturale e sociale dei territori. In questa prospettiva, il Dipartimento sostiene con convinzione progetti che rendono accessibili contenuti di alto valore e che rafforzano il legame tra patrimonio e comunità, promuovendo una fruizione consapevole e partecipata”.

Lucerna con Sirena su manico (fine VII-inizi VI sec. a.C.) dalla Collezione Borgia, conservata al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto livia pacera / mann)
“Era finora mancata a Napoli una mostra che indagasse il mito e l’iconografia di Parthenope, una figura ancora vivissima nell’immaginario collettivo della città”, dichiara Luigi La Rocca, capo dipartimento Tutela del patrimonio Culturale del MiC, “e mi pare significativo che essa sia potuta nutrire delle testimonianze materiali e delle nuove conoscenze sulla città antica derivate dalle intense indagini archeologiche condotte dalla soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per il comune di Napoli. Tra tutte direi, la scoperta del santuario dei Giochi Isolimpici nell’area di piazza Nicola Amore, in cui, in epoca romana, la pratica della corsa con fiaccole, la lampadoforia, teneva viva la memoria del culto delle Sirena, una chiara forma di persistenza rituale della corsa istituita nel 425 a.C. dal navarca ateniese Diotimo. Ciò testimonia, ancora una volta, quanto siano fondamentali la tutela e la ricerca ai fini della valorizzazione del nostro patrimonio culturale e quanto sia necessaria la continua interazione tra i diversi uffici del nostro Ministero”.

Allestimento della mostra “Parthenope. La Sirena e la città” al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto mann)
La mostra è realizzata in cofinanziamento con fondi del ministero della Cultura e della Regione Campania (fondi di coesione 21/27) e di Scabec/Campania Artecard; Intesa Sanpaolo ha sostenuto il catalogo in pubblicazione per i tipi della casa editrice Allemandi; l’Azienda Napoletana Mobilità- ANM – e la compagnia di navigazione Snav hanno siglato appositi accordi di partenariato con il Mann per veicolare la conoscenza dell’allestimento, rispettivamente nella metropolitana e con i ticket integrati e a bordo degli aliscafi e delle navi. “Con la mostra su Parthenope”, sostiene Onofrio Cutaia, assessore alla Cultura e agli eventi della Regione Campania, “la Regione Campania non solo rinnova il proprio impegno nella valorizzazione del patrimonio culturale, ma afferma con chiarezza una visione: fare della cultura un’infrastruttura stabile di sviluppo, capace di generare identità, conoscenza e nuove forme di attrattività. Attraverso i Fondi di Coesione 2021–2027 e il Sistema Mostre, stiamo costruendo una programmazione organica e pluriennale che supera la logica dell’evento singolo e restituisce centralità ai luoghi della cultura come presìdi permanenti di crescita civile ed economica. In questo percorso, il Museo Archeologico Nazionale di Napoli si conferma protagonista, capace di attivare narrazioni che mettono in relazione il patrimonio con la contemporaneità e con il territorio. Parthenope è, in questo senso, più di una mostra: è un racconto che si estende dalla dimensione museale alla città e ai suoi paesaggi culturali, contribuendo a definire un modello di fruizione integrata e diffusa. È su questa direzione che la Regione Campania intende continuare a investire, consolidando un sistema culturale solido, connesso e sostenibile, all’altezza delle sfide e delle opportunità dei prossimi anni”.

Dettaglio dell’oinochoe con Odisseo e le Sirene, in ceramica attica a figure nere (525-500 a.C.) conservata allo Staatlische Museen di Berlino (foto mann)
“Il nome Parthenope evoca un’immediata connessione tra la città e i suoi abitanti”, afferma Gaetano Manfredi, sindaco di Napoli. “Un legame inscindibile, da raccontare alle nuove generazioni. La mostra del Mann, una delle istituzioni culturali più rappresentative della città, mette in relazione elementi mitici e reali, rappresentazioni archetipiche e testimonianze materiali inedite, come i frammenti derivanti dagli scavi recenti della Metropolitana. La varietà dell’esposizione riflette la particolarità e la ricchezza simbolica della Sirena Parthenope. Ad arricchire il progetto, un gran numero di prestiti nazionali e internazionali che ritrovano, nelle sale del Mann, una location unica. La collaborazione tra musei nazionali, internazionali e collezioni private contribuisce a rendere la mostra un’eccezionale occasione di confronto, nonché un ulteriore tassello dell’offerta culturale della città sempre più articolata per i napoletani e per i turisti che avranno l’opportunità di visitarla”.

Allestimento della mostra “Parthenope. La Sirena e la città” al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto mann)
Il percorso è diviso in tre macrosezioni – ciascuna individuata da un colore (celeste, giallo e rosso porpora) – a loro volta articolate in sette sale, il cui allestimento è curato dallo studio di architettura di Gregorio Pecorelli. La mostra parte dalla forma delle Sirene e indaga la progressiva e straordinaria metamorfosi che questi esseri vivono nel corso dei secoli: da uccelli con testa umana a donne con zampe di uccello per diventare, nel Medioevo, donne con coda di pesce. Prendendo le mosse dall’episodio archetipico dell’incontro con Odisseo narrato da Omero, si illustrano le vicende mitiche di cui le Sirene sono protagoniste, e la loro trasformazione funzionale da pericolose ammaliatrici a benevole accompagnatrici, génies des passes. Un articolato apparato multimediale accompagna l’esposizione dei materiali, per comunicare in modo più immediato ed efficace i racconti mitici e le caratteristiche dei riti. La mostra accompagna il visitatore alla scoperta della funzione rituale e politica della Sirena a Neapolis, la “Città Nuova”, fondata a poca distanza da Parthenope alla fine del VI secolo a.C., e del permanere di questo personaggio nella storia, nella produzione artistica, musicale e audiovisiva, nella religione della città moderna e contemporanea.

Anforetta con sirene, galli e motivi floreali, in ceramica calcidese a figure nere, dalla necropoli del Vadabillo di Massa Lubrense (550-500 a.C.) conservata al museo Archeologico della Penisola Sorrentina “George Vallet” di Piano di Sorrento (foto mann)
Tanti i prestiti importanti provenienti dalle istituzioni coinvolte, come il celebre cratere del naufragio dal museo di Villa Arbusto, che apre il percorso di visita, con un rimando alle difficoltà della navigazione verso l’ignoto; dal museo Archeologico della penisola sorrentina “Georges Vallet” proviene l’anfora calcidese con sirene, galli e motivi floreali, scelta come immagine guida della mostra; dai Musei di Berlino è giunta l’oinochoe attica a figure nere che raffigura Odisseo con un doppio paio di braccia, quasi a rendere il movimento frenetico provocato dal canto ammaliatore delle sirene; dal British Museum arrivano lo stamnos a figure rosse con il tuffo in picchiata della Sirena dopo il passaggio di Odisseo e l’affresco pompeiano in cui sono rappresentate le ossa dei naviganti caduti nel tranello delle Sirene; significativa, infine, la presenza in allestimento di sarcofagi di età imperiale e paleocristiana, in cui il re di Itaca è rappresentato mentre resiste alla tentazione (non a caso nel sarcofago del museo nazionale Romano, presente in mostra, la scena è affiancata a una conversazione filosofica, come prova di equilibrio e saggezza). Tra le curiosità dell’allestimento, una matrice apparentemente informe, riferibile alle officine bronzistiche operanti a Santa Maria Capua Vetere (l’antica Capua romana), tra I sec. a.C. e I sec. d.C.: qui le indagini tomografiche hanno permesso di rilevare la forma di un oggetto, una piccola sirena, che poteva decorare lucerne, arredi o grandi vasi.

Stipe votiva di Sant’Aniello a Caponapoli, in terracotta, conservata al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto livia pacera / mann)
Ricca la sezione dedicata all’insediamento di Parthenope, su cui hanno gettato luce anche i recenti scavi delle linee 1 e 6 della metropolitana: in un viaggio diacronico, che parte dall’VIII sec. a.C., è possibile non solo ricostruire, anche tramite il supporto video, l’antica configurazione del paesaggio, ma soprattutto raccontare quanto il culto della sirena diventi un filo conduttore che unisce le diverse aree della città, tra acropoli (Sant’Aniello a Caponapoli) e fascia costiera (piazza Nicola Amore), dove sarebbe sorto in età augustea il Santuario dei Giochi Isolimpici.

Il busto seicentesco di Santa Patrizia, in argento dal tesoro di San Gennaro, attribuito a Leonardo Carpentiero (foto mann)
L’esposizione traccia anche un viaggio significativo tra opere che vanno dal Basso Medioevo alla contemporaneità: due rilievi, l’uno rinvenuto presso la cattedrale di Bari (fine XI sec.), il secondo ritrovato presso la chiesa di san Pietro di Alba Fucens (XII secolo), testimoniano il passaggio dall’iconografia della Sirena uccello a quella della Sirena pesce; tra i pezzi più interessanti di fine Cinquecento figura una sirena in bronzo della collezione Del Monte e Barberini; nel passaggio fra Ottocento e Novecento, la Sirena acquista un aspetto seducente e ammaliatore, come testimoniano il nudo della figlia Giuseppina come Sirena (1911) di Vincenzo Gemito, la Sirena in legno dorato (1915) di Guido Balsamo Stella e la Sirenetta in gesso policromo (1917) di Hendrik Christian Andersen. Chiude il percorso una sala dedicata alla Sirena in città, con il busto seicentesco di Santa Patrizia (in argento dal tesoro di San Gennaro, attribuito a Leonardo Carpentiero), che assorbe alcuni attributi della Sirena, e una carrellata di fotografie, scattate da Sabrina De Gaudio, che fissa alcune trasposizioni contemporanee del mito (tra queste, la celebre Sirena murales di Trallalà e la Sirena Lilith negli stencil LSD Alisei).

Sirene: dettaglio del libro “Fondazione di Partenope” (1769) di Antonio Silla, conservato nella Biblioteca del Mann (foto livia pacera / mann)
In mostra sono esposti anche alcuni pregevoli volumi provenienti dal fondo antico della biblioteca del museo Archeologico nazionale di Napoli: la “Fondazione di Partenope” (1769) di Antonio Silla, che ritrova, nella tradizione mitologica, il fondamento della costruzione identitaria della città; le “Historiae neapolitanae…” di Giulio Cesare Capaccio (edizione del 1771), che consolida il nesso tra mito, topografia e memoria civica; i “Monumenti antichi inediti spiegati…” (edizione del 1821) – di Johann Joachim Winckelmann, in cui figura una splendida incisione sulla sirena in forma d’uccello; la guida “Un mese a Napoli “ – di Achille de Lauzieres, edita da Gaetano Nobile (1850), volume che restituisce l’immagine di una città in trasformazione, documentandone il fermento ottocentesco.

Mostra “Parthenope. La sirena e la città”: video che ricostruisce l’aspetto del paesaggio del Golfo di Napoli negli ultimi decenni dell’VIII sec. a.C. (foto mann)
Tra i supporti multimediali presenti in mostra si segnala un video che ricostruisce l’aspetto del paesaggio del Golfo di Napoli negli ultimi decenni dell’VIII sec. a.C., agli albori della colonizzazione greca in Occidente. Il video, basato su un rigoroso studio scientifico e su un’approfondita ricerca bibliografica, è stato realizzato in collaborazione con la Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio per il comune di Napoli. Il “volo” dello sguardo parte dalla penisola sorrentina, corre parallelo alla foce del Sarno, incontra un Vesuvio molto diverso da come lo conosciamo oggi. Dopo aver attraversato la piana del Sebeto, si raggiungono il promontorio del Pendino, su cui sorgerà Neapolis, quello di Pizzofalcone e, sormontata la collina di Posillipo, i Campi Flegrei, Ischia, dove si trovano la necropoli e il quartiere artigianale di Mazzola, fino a raggiungere l’acropoli di Cuma, sede della prima colonia della Magna Grecia.
Giornate europee dell’Archeologia 2025. Alcune proposte da Trieste a Firenze, da Este a Comacchio, da Tarquinia a Ostia antica a Reggio Calabria
TRIESTE E PROVINCIA. La soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per il Friuli Venezia Giulia aderisce alle Giornate europee dell’Archeologia, con diversi eventi sul territorio nelle giornate di sabato 14 e domenica 15 giugno 2025, anche in collaborazione con enti statali, locali e di ricerca. Sabato 14 giugno, ore 9.30, 11.30, 15.30, 17.30, visita itinerante in città: “La costa nascosta”. Archeologi della Soprintendenza accompagneranno il pubblico in un percorso itinerante alla ricerca delle tracce della linea di costa della colonia di Tergeste in età romana. Dal Teatro romano che si ergeva sulla riva dell’Adriatico alla Basilica paleocristiana in via Madonna del Mare, la visita toccherà anche aree archeologiche meno note come la strada romana di piazzetta Santa Lucia o i ritrovamenti di banchine portuali nella zona di Cavana. Ritrovo davanti al Teatro romano. Durata della visita: circa un’ora e mezza. Ingresso libero, max 30 persone. Prenotazione obbligatoria al link https://sabapfvg.cultura.gov.it/giornate-europee-dellarcheologia-13-14-e-15-giugno-2025/. Antiquarium di via del Seminario (Trieste, via del Seminario, 2): apertura dell’area archeologica ore 10-12. All’interno dell’Antiquarium è visibile il tratto delle mura tardorepubblicane volute da Ottaviano nel 33-32 a.C. per difendere la colonia di Tergeste, arroccata sulla sommità del colle di S. Giusto. All’inizio del II sec. d.C. le mura, ormai defunzionalizzate, servirono da struttura di contenimento e di terrazzamento per gli edifici costruiti a monte: qui si vede una vasca pavimentata in cotto, probabilmente impiegata nella lavorazione dell’olio. Ingresso libero (fino al limite di capienza massima). Grotta del Mitreo (Duino Aurisina – TS): apertura dell’area archeologica ore 10-12. La Grotta del dio Mitra, divinità di origine iranica connessa con il ciclo del sole e delle stagioni, fu frequentata fin dall’età neolitica e adattata in epoca romana (dal II al IV secolo d.C.) a luogo di culto del Mitraismo, religione salvifica giunta a Roma dall’Oriente e largamente diffusasi in età imperiale. Nella suggestiva ambientazione della Grotta è possibile osservare i calchi dei rilievi in calcare rinvenuti all’interno del sito, assieme ad alcune iscrizioni con i nomi di offerenti. Si consiglia di provvedersi di calzature sportive adeguate e di portare una bottiglietta d’acqua. Per info e prenotazioni: flondar@libero.it; tel. +39 3396908950. Domenica 15 giugno. Basilica Paleocristiana (Trieste, via della Madonna del Mare, 11): apertura dell’area archeologica ore10-12. È aperto ancora per questa domenica, prima dell’inizio dei lavori di ristrutturazione dell’area archeologica, l’ingresso all’edificio a croce latina, con abside esternamente poligonale, che fu costruito tra la fine del IV e l’inizio del V secolo d.C. È notevole la pavimentazione a mosaico realizzata in due fasi distinte: la prima mostra decorazioni geometriche bianche e nere, la seconda (posta a un livello di soli 6 cm più alto e databile al VI secolo d.C.) si arricchisce di motivi policromi. Nel tappeto musivo più recente è interessante la presenza di iscrizioni che riportano i nomi e le professioni dei benefattori della chiesa. Ingresso libero (fino al limite di capienza massima) Ultime visite prima della chiusura temporanea per lavori.
PORDENONE E PROVINCIA. Lo studio associato Eupolis e il museo Archeologico del Friuli Occidentale, in collaborazione con la Soprintendenza, propongono una serie di attività per visitare e valorizzare il sito archeologico della Villa romana di Torre di Pordenone e il vicino museo Archeologico. Sabato 14 giugno, 9-12 / 15-19, apertura museo Archeologico del Friuli Occidentale (Pordenone, loc. Torre – via Vittorio Veneto, n. 19). Domenica 15 giugno, 10-12, apertura romana (Pordenone, loc. Torre – Via Vittorio Veneto, dentro il parco comunale del Noncello) con visita guidata dalle 10 alle 11; 9-12, apertura Museo, con visita guidata dalle 11 alle 12; 14.30-16.30, apertura Villa con visita guidata dalle 14.30 alle 15.30); 15-19, apertura Museo con visita guidata dalle 15.30 alle 16.30; 16.30-18.30, laboratorio in Museo “Missione archeologo: scavo di famiglia”, per bambini accompagnati, al museo Archeologico del Friuli Occidentale. Laboratorio gratuito su prenotazione scrivendo a: prenotazionimusei@comune.pordenone.it o chiamando il 3804614951. A cura di: Eupolis Studio associato, museo Archeologico del Friuli Occidentale, soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio FVG. Ingresso e visite guidate gratuiti e senza prenotazione. Per informazioni: prenotazionimusei@comune.pordenone.it, didattica@eupolis.info
PORTOGRUARO (Ve). Sabato 14 giugno 2025, alle 21, al museo nazionale Concordiese, in via Seminario 26, in occasione delle Giornate europee dell’Archeologia, “Antiquae Voces. Racconti femminili dalla colonia romana di Iulia Concordia”: presentazione al pubblico della nuova audioguida tematica a cura dell’autrice Stella Nosella e del direttore del museo Federico Bonfanti. Al termine è previsto un brindisi, offerto dall’Azienda Vitivinicola Piovan – Lison di Portogruaro. Ingresso gratuito su invito. Apertura straordinaria serale del Museo dalle 19 alle 23, con ingresso secondo ordinaria tariffazione (ultimo accesso ore 22.30). Info: drm-ven.museoportogruaro@cultura.gov.it, 0421 72674.
ESTE (Pd). Sabato 14 giugno 2025, in occasione delle Giornate europee dell’Archeologia, il museo nazionale Atestino sarà aperto straordinariamente fino alle 23. Sarà anche un’occasione da non perdere per chi vuole qualche anteprima su come sarà il Museo al termine dei lavori attualmente in corso: alle 21 infatti c’è l’incontro “Palazzo Mocenigo: da dimora rinascimentale a custode dei Veneti antichi. Un hub culturale aperto al territorio” a cura di Benedetta Prosdocimi, direttrice del Museo, e dell’architetto Chiara Matteazzi, responsabile dei lavori.
ADRIA (Ro). Sabato 14 giugno 2025, alle 10, al museo Archeologico nazionale in occasione delle Giornate europee dell’Archeologia, e In collaborazione con CoSeDelPo, presentazione di “Passione Archeologia: ricerche, scoperte e nuove dotazioni del MAN di Adria”, percorso di valorizzazione, multimediale e tattile, sulle nuove ricerche e studi legati ai reperti del Museo. Ingresso al Museo soggetto a regolare bigliettazione. Attività compresa nel costo del biglietto, gratuito per gli abbonati. Prenotazione obbligatoria. Info e prenotazione: 042621612
COMACCHIO (Fe). In occasione delle Giornate Europee dell’Archeologia, il 14 giugno 2025 visita guidata al sito archeologico di Santa Maria in Padovetere, a cura della soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio, mentre il 15 giugno 2025 è prevista una seconda tappa alla ricostruzione delle abitazioni etrusche della Sezione Open Air del museo Delta Antico presso Stazione Foce. Entrambe le visite partiranno in bicicletta dal museo Delta Antico, con possibilità di noleggio bici, per un itinerario che unisce natura, paesaggio e archeologia. Sabato 14 giugno, alle 9, incontro al museo Delta Antico; 9.30, partenza in bicicletta, accompagnati da una guida escursionistica ambientale, per raggiungere il sito archeologico di Santa Maria in Padovetere; 10, visita guidata al sito archeologico di Santa Maria in Padovetere a cura della Soprintendenza; rientro in centro storico previsto per le 12. Domenica 15 giugno, alle 9, incontro al museo Delta Antico; 9.30, partenza in bicicletta, accompagnati da una guida escursionistica ambientale, per raggiungere la Sezione Open air di Stazione Foce; 10, visita guidata a cura di una guida turistica alla ricostruzione delle abitazioni etrusche della Sezione Open air del museo Delta Antico di Stazione Foce; rientro in centro storico previsto per le 12. Possibilità di noleggio bici in loco: 10 euro. Prenotazione obbligatoria – 0533/311316.
FIRENZE. Sabato 14 giugno 2025, in occasione delle Giornate Europee dell’Archeologia, il museo Archeologico nazionale di Firenze propone una serie di appuntamenti che porteranno i visitatori a scoprire strumenti, metodi e risultati delle ricerche che si svolgono in Museo. Sabato mattina: orario di apertura dalle 8.30 alle 14. Alle 11, verrà presentato il libro “Objects from Carlo Anti’s excavations in the Museo Egizio in Florence. Tebtunis in Italian museums”, che analizza i reperti rinvenuti durante gli scavi di Carlo Anti negli anni Trenta del Novecento nel sito di Tebtynis, importante città situata nel Fayyum, oggi conservati presso i depositi del museo Archeologico nazionale di Firenze. Insieme alla curatrice del libro, Giorgia Cafici, assegnista di ricerca al dipartimento di Culture e Civiltà dell’università di Verona, saranno presenti alcuni degli autori: Maria Cristina Guidotti, già direttore del “Museo Egizio” di Firenze; Ilaria Cariddi, assegnista di ricerca all’Istituto Papirologico “G. Vitelli” dell’università di Firenze; e Marco Stroppa, papirologo presso lo stesso Istituto. L’ingresso gratuito alla sola presentazione, e sarà consentito su prenotazione, obbligatoria, esclusivamente all’indirizzo man-fi@cultura.gov.it. Dopo il consueto orario di apertura del sabato il Museo riaprirà di nuovo i battenti per un’apertura straordinaria al pubblico dalle 15 alle 19, con visite guidate, comprese nel biglietto d’ingresso, a cura delle curatrici del Museo. Alle 15.15 e alle 17 Anna Consonni accompagnerà i partecipanti in un percorso dal titolo “Papiri e altri oggetti dagli scavi di Tebtynis nei depositi del Museo Egizio“. Saranno visibili per l’occasione alcuni dei reperti del sito conservati nei depositi del Museo. Appuntamento all’ingresso del Museo. Alle 16 e alle 18 Barbara Arbeid guiderà i visitatori alla scoperta delle molte informazioni che si ricavano dallo studio dei vasi antichi con un percorso dal titolo “Voci d’argilla: forme, funzioni e figure dei vasi antichi”. Appuntamento al secondo piano del Museo.
TARQUINIA (Vt). Sabato 14 giugno 2025, al museo Archeologico nazionale di Tarquinia, in occasione delle Giornate europee dell’Archeologia, apertura straordinaria serale dalle 20 alle 23, al costo di 2 euro. Alle 20.30, reading teatrale multimediale “Mare… Poeti e Naviganti”, organizzato dall’associazione culturale Archèotheatron, gratuito previa prenotazione obbligatoria (3494055382 / archeotheatron.ass@gmail.com)
OSTIA ANTICA (Roma). In occasione delle Giornate europee dell’Archeologia al parco archeologico sabato 14 giugno 2025, alle 10, si svolge il primo degli appuntamenti 2025 di “Muri per tutti a Portus”, dal format di archeologia pubblica creato dall’archeologa Valeria Di Cola che vuole avvicinare le persone alle tecniche murarie antiche. Non si tratta di una mera visita guidata, ma di un vero e proprio laboratorio nel corso del quale ai partecipanti sarà chiesto di orientarsi nell’area archeologica e di disegnare le strutture murarie. Attività destinata a un pubblico giovane e adulto. Attività compresa nel biglietto di ingresso all’area archeologica dei porti di Claudio e di Traiano, prenotazione obbligatoria via email all’indirizzo pa-oant.portus@cultura.gov.it. Domenica 15 giugno 2025, alle 11, dalla Necropoli di Porto all’Isola Sacra ha il via la passeggiata archeologica “Isola Sacra, Archeologia e/è territorio”: visita guidata alla Necropoli di Porto e al Complesso di Sant’Ippolito (Fiumicino) a cura di Cristina Genovese. Attività compresa nel biglietto di accesso all’Area archeologica della Necropoli di Porto all’Isola Sacra, prenotazione obbligatoria via email all’indirizzo pa-oant.comunicazione@cultura.gov.it. Infine, domenica 15 giugno 2025, dalle 9 alle 18, il Portico di Pio IX e il Foro, all’interno degli Scavi di Ostia, ospitano una giornata di rievocazioni storiche dal titolo “Un giorno nell’antica Ostia”. Attività compresa nel biglietto di ingresso agli Scavi di Ostia, non è necessaria alcuna prenotazione. Consulta il programma della rievocazione storica.
MILETO (VV). Il museo nazionale di Mileto, sabato 14 e domenica 15 giugno 2025, partecipa alle Giornate europee dell’Archeologia proponendo l’evento “Archeologia a Mileto: dal Parco al Museo”, incentrato sulla recente campagna di scavo che nell’antico abitato ha fatto emergere interessanti reperti. Sabato 14 giugno, alle 17, dopo i saluti del direttore regionale Musei nazionali della Calabria Fabrizio Sudano, della direttrice del museo Maria Maddalena Sica, e del sindaco Salvatore Fortunato Giordano, seguirà una panoramica sulle indagini a cura della soprintendenza Abap per la città metropolitana di Reggio Calabria e la provincia di Vibo Valentia: gli archeologi Michele Mazza, oggi direttore del museo di Vibo Valentia, e il nuovo funzionario del territorio Francesco Parrotta introdurranno i lavori di Cristiana La Serra e Fabio Lico, funzionari archeologi della DrMn che hanno seguito le attività di scavo insieme all’equipe dell’università di Siena, diretta dal professore Carlo Citter. “L’obiettivo delle giornate – spiega Maria Maddalena Sica – è di presentare le novità in campo archeologico e sensibilizzare i cittadini sull’importanza della ricerca. Si presenterà una selezione dei materiali emersi durante la campagna di scavi offerta come anticipazione di quelli che saranno altri appuntamenti con la ricerca, lo studio e le scoperte del territorio”. Seguiranno la visita guidata alla mostra, allestita per l’occasione nel museo con alcuni reperti emersi di recente, e alle 18.30 il trasferimento in navetta al parco archeologico medievale di Mileto antica, nel luogo in cui si è svolta l’ultima attività di ricerca. “Archeologia a Mileto: dal Parco al Museo” proseguirà domenica 15 giugno con le visite guidate, programmate alle 9 e alle 11 nell’area che ospita i ruderi dell’abbazia normanna, a cura delle associazioni Pro Loco e Accademia Milesia. Nella stessa giornata il Museo osserverà un’apertura straordinaria dalle 17 alle 20. Anche in questo caso, dopo l’introduzione della direttrice Sica e della studiosa dell’università di Siena Sara Pistolesi, previsti la visita guidata alla mostra e il successivo trasferimento nei luoghi della campagna di scavo. La partecipazione alle Giornate europee dell’Archeologia è gratuita.
REGGIO CALABRIA. In occasione delle Giornate europee dell’Archeologia, sabato 14 giugno 2025 al museo Archeologico nazionale il laboratorio didattico “Storie sotto la terra”. Un pomeriggio dedicato ai bambini dai 6 agli 11 anni, per vivere un’avventura unica: simulare uno scavo archeologico guidato da archeologhe esperte. I bambini scopriranno le antiche sepolture della Calabria e impareranno il mestiere dell’archeologo, osservando e documentando reperti con metodo scientifico. Un’esperienza educativa e inclusiva per accendere la curiosità e avvicinare i più giovani al patrimonio culturale. Due turni disponibili: 15.30 e 17.15. Max 10 bambini per turno (accompagnatori benvenuti). Prenotazione obbligatoria: man-rc.didattica@cultura.gov.it. Evento sold out.
Udine. A San Francesco la presentazione del libro “Terra di incontro, dialogo e conoscenza. Esperienze di educazione al patrimonio culturale in Friuli Venezia Giulia” a cura di Morena Maresia, apre due giornate di studio a Palazzo Clabassi, in presenza e on line

Copertina del libro “Terra di incontro dialogo e conoscenza. Esperienze di educazione al patrimonio culturale in Friuli Venezia Giulia”
Giovedì 8 maggio 202, alle 10, nella chiesa di San Francesco, in via Beato Odorico da Pordenone 1 a Udine, presentazione del libro “Terra di incontro, dialogo e conoscenza. Esperienze di educazione al patrimonio culturale in Friuli Venezia Giulia” a cura di Morena Maresia promossa dal Segretariato regionale del ministero della cultura per il Friuli Venezia Giulia in collaborazione con la soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio del Friuli Venezia Giulia. L’evento rientra all’interno delle iniziative del Festival vicino/lontano Premio Terzani 2025. Intervengono Tomaso Montanari, storico dell’arte, rettore dell’università per Stranieri di Siena; Andrea Pessina, direttore Segretariato regionale del ministero della Cultura per il Friuli Venezia Giulia; Valentina Minosi, soprintendente Archeologia Belle arti e Paesaggio per il Friuli Venezia Giulia.
Terra di incontro, dialogo e conoscenza. Il libro presenta il patrimonio culturale regionale quale punto di partenza per sviluppare una riflessione in ambito sociale, un’esperienza di inclusione e partecipazione fondante della “Comunità di eredità”, come delineata dalla Convenzione di Faro. I lavori realizzati, e qui raccontati, riportano l’eterogeneità, la ricchezza, la storia di un territorio di passaggi e di confini, di emigrazione e immigrazione. I vari progetti sono incontri in cui comprendere l’altro e l’alterità e riconoscere come i valori storici, culturali e artistici di palazzi, piazze e paesaggi si possono trasformare in metafore e simboli per comprendere la complessità del nostro presente. Le iniziative culturali presentate sono analizzate in questo volume nel loro svolgimento, nella metodologia sperimentata e nelle loro potenzialità, al fine di poterle far diventare momento di riflessione condivisa e strumento di replicabilità e ricerca in ambito educativo. Il libro, ricco di contributi e approfondimenti, è edito da Nardini Editore di Firenze.
GIORNATE DI STUDIO: Terra di incontro, dialogo e conoscenza. La presentazione del libro apre due giornate di studio, l’8 maggio (ore 14-17) e il 9 maggio (ore 10-13 e 14-17), a Palazzo Clabassi in via Zanon 22 a Udine, dedicate all’educazione al patrimonio culturale, conversazioni a docenti, educatori socio-pedagogici, professionisti del patrimonio e studenti, con l’obiettivo di far diventare i percorsi progettuali presentati riflessioni condivise, metodologie replicabili e strumenti di ricerca. Interventi di Andrea Pessina, Valentina Minosi, Morena Maresia, Elisabetta Borgia, Marina Di Berardo, Susanna Occorsio, Camilla Casonato, Anna Frangipane, Enrico Sbriglia, Davide Zoletto, Marco Ius, Carmine Marinucci, Fabio Spitaleri, Valentina Masotto, Monica Bernacchia, Elena Rocco, Giovanna De Appolonia, Farnaz Farahi, Elisabetta Iob. Ingresso libero sino ad esaurimento posti – capienza massima: 70 persone. INFO E PRENOTAZIONI: https://forms.gle/GkhyVcU3Be83fwDe6. Sarà possibile seguire gli incontri in webinar diretto collegandosi ai seguenti link per le diverse sessioni: GIORNATA DI STUDIO Giovedì 8 maggio 14.00-17.00 pomeriggio; GIORNATA DI STUDIO Venerdì 9 maggio 10.00-13.00 mattina; GIORNATA DI STUDIO Venerdì 9 maggio 14.00-17.00 pomeriggio. Saranno inoltre disponibili anche in diretta YouTube collegandosi ai seguenti link: 1- GIOVEDÌ 8 MAGGIO 14.00-17.00 pomeriggio https://youtube.com/live/1n6ezSeXhbA?feature=share; 2- VENERDÌ 9 MAGGIO 10.00-13.00 mattina https://youtube.com/live/4oBLkZUOsq4?feature=share; 3- VENERDÌ 9 MAGGIO 14.00-17.00 pomeriggio https://youtube.com/live/3ONOjv1Cmlk?feature=share.
Bassa Friulana. Un pozzo di età imperiale con evidenze di bonifica e una struttura post-medievale sono state scoperte dalle indagini archeologiche svolte dalla Soprintendenza a Rivignano e Ronchis
Un pozzo di età imperiale con evidenze di bonifica e una struttura post-medievale sono state scoperte dalle indagini archeologiche svolte dalla Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per il Friuli Venezia Giulia, e conclusesi prima di Natale 2024, presso due siti nella Bassa Friulana, a Rivignano, in località Ariis, e Ronchis, in località Fraforeano, che hanno messo in luce contesti di epoca storica di particolare interesse. Le indagini sono realizzate a seguito di una richiesta di finanziamento specifico per verificare la consistenza di due siti archeologici fino a oggi di incerta identificazione e permetterne la tutela. Gli scavi sono stati condotti sul campo dalla CORA Società Archeologica S.r.l., in coordinamento con l’ispettore onorario Sergio Salvador, e sotto la direzione scientifica del funzionario archeologo Giorgia Musina per la soprintendenza ABAP FVG. I materiali e i dati emersi dai due scavi sono ora in corso di studio per permettere di relazionarli ai contesti archeologici già noti nei due territori, in modo da poter accrescere la comprensione dei contesti di rinvenimento.

In località Ariis di Rivignano, dopo una preliminare ricognizione sul campo, sono stati svolti alcuni sondaggi di scavo, seguiti da un ampliamento, con esito positivo. Anche grazie all’esecuzione di riprese tramite drone, è stato così possibile individuare e circoscrivere la presenza di un pozzo, di strutture in fondazione e di alcune possibili sistemazioni di bonifica, appartenenti a un contesto di epoca romana databile tra II e III sec. d.C. Gli scavi hanno restituito abbondante materiale ceramico, vetro, metallo oltre a tegole e coppi di produzione locale, come attesta un bollo laterizio che rinvia ad una fornace del territorio di Rivarotta. È stato recuperato anche materiale organico: noci, nocciole, vinaccioli e un frammento di intreccio vegetale, reperti che si sono conservati sul fondo del pozzo grazie alla presenza costante dell’acqua.

In località Fraforeano di Ronchis è stata invece realizzata, in accordo con il Comune, che ha prestato la sua collaborazione anche tramite l’invio di proprio personale, la pulizia di un contesto lapideo posto lateralmente alla SP7, che era stato di recente individuato dall’ispettore onorario Sergio Salvador e che appariva a rischio spoliazione. Il contesto verosimilmente dovrebbe risalire a epoca post-medievale e appare composto da due strutture murarie, un voltino in laterizi e alcune epigrafi sepolcrali iscritte di reimpiego poggiate sul fondo, il tutto a comporre un insieme di incerta destinazione, forse a carattere infrastrutturale. Si è quindi proceduto al rilievo di quanto individuato.
Udine-Trieste. La soprintendenza del Friuli-Venezia Giulia compie cento anni. Le celebrazioni del centenario si aprono con due concerti: una serata dedicata a Mozart, l’altra alla musica spagnola

L’orchestra Camerata Strumentale Italiana, diretta dal suo fondatore Fabrizio Ficiur (foto sabap-fvg)
La soprintendenza (oggi) Archeologia Belle arti e Paesaggio del Friuli Venezia Giulia compie cento anni. Sabato 17 e domenica 18 agosto 2024, in occasione delle celebrazioni del centenario della Soprintendenza, nelle due sedi di Trieste e di Udine, è in programma “Note del centenario”: due eventi all’insegna della musica organizzati dalla Camerata Strumentale Italiana. Appuntamento sabato 17 agosto 2024, alle 21, nel cortile storico di Palazzo Clabassi in via Zanon 22 a Udine, sede della soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio del Friuli Venezia Giulia, con il concerto interamente dedicato a Mozart dal titolo “Una serata con Amadè”. Protagonista della serata sarà l’orchestra Camerata Strumentale Italiana, diretta dal suo fondatore, Fabrizio Ficiur, con ospiti eccezionali tre solisti spagnoli di fama internazionale: Pedro Vicente Alamà al clarinetto, Aitor Llimerà all’oboe e Miguel Puchol al fagotto. In programma i Divertimenti per archi, il concerto per oboe e orchestra, il concerto per fagotto e orchestra e le variazioni di Danzi per clarinetto su un tema del Don Giovanni di Mozart.
L’evento è organizzato dal ministero della Cultura e dalla Camerata Strumentale Italiana con il contributo della Regione Friuli Venezia Giulia e col patrocinio dell’Istituto Internazionale di Studi sui Diritti dell’Uomo e della Pro Loco Risorgive Medio Friuli di Bertiolo A.P.S. In caso di mal tempo il concerto si terrà nella vicina chiesa di San Pietro Martire. L’ingresso è libero. Il concerto costituisce l’avvio delle iniziative per celebrare il centenario dell’istituzione della Soprintendenza regionale. I festeggiamenti per il centenario proseguono domenica 18 agosto 2024, nella Sala Piemontese di Palazzo Economo in piazza della Libertà 7, sede della Soprintendenza a Trieste, con una serata dedicata alla musica spagnola dal titolo “El sabor de España” con il Trio Social Musik di Valencia, con inizio alle 20.30. Anche in questo caso l’ingresso è libero, ma la prenotazione è obbligatoria su Eventbrite.
Duino Aurisina (Ts). Alla Grotta del Mitreo passeggiata naturalistica, visita all’area archeologica col mitreo di epoca romana, e concerto “Acqua chiara”, per il progetto “Quattro passi SOTTOeSOPRA”

Il mitreo frequentato dal II al V secolo d.C. nella grotta omonima nel Carso in comune di Duino Aurisina (foto sabap-fvg)
La Grotta del Mitreo, nel Carso, in Comune di Duino Aurisina (Ts), col concerto “Acqua Chiara”, è protagonista del terzo appuntamento del progetto “Quattro passi SOTTOeSOPRA”, realizzato dall’associazione culturale Opera Viva in collaborazione con la soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio del Friuli Venezia Giulia. L’evento, dedicato alla conoscenza del Carso epigeo e ipogeo, prevede una passeggiata naturalistica insieme al Gruppo Speleologico Flondar per raggiungere le pendici del monte Ermada, dove si trova la Grotta del Mitreo, frequentata già dal Neolitico e adattata in età romana (dal II al V secolo d.C.) a luogo di culto del dio. Una visita guidata dell’area archeologica a cura della Soprintendenza precederà quindi il concerto dal titolo “Acqua chiara”, organizzato in collaborazione con il Conservatorio di musica “Giuseppe Tartini” di Trieste. Nella suggestiva grotta si potranno ascoltare duetti di J. S. Bach per tromba (da Balay: metodo per tromba, ed. Leduc) con due talentuosi musicisti Massimo Fabbro e Anna Poropat allievi del Maestro Massimiliano Morosini. L’evento è gratuito, con obbligo di prenotazione all’e-mail: assoc.operaviva@libero.it (posti limitati).
Programma. Alle 17, passeggiata naturalistica a cura del Gruppo Speleologico Flondar (il ritrovo è previsto alle 17 davanti all’edificio della Guardia Forestale); 17.30, visita guidata all’area archeologica della Grotta del Mitreo a cura della soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio FVG. A seguire il concerto “Acqua chiara” a cura del Conservatorio di musica “Giuseppe Tartini” di Trieste. Duetti di J. S. Bach per tromba (da Balay: metodo per tromba, ed. Leduc) con Massimo Fabbro e Anna Poropat.
Cividale del Friuli (Ud). In Santa Maria dei Battuti presentazione del libro libro “Capire la terra. Un incontro per e con Luciano Bosio”, a cura di Manuela Castagnara Codeluppi, Guido Rosada, Jacopo Turchetto, Maria Visintini
A distanza di quattro anni dal convegno “Capire la terra. Un incontro con Luciano Bosio”, tenutosi al museo Archeologico nazionale di Cividale nelle giornate del 24 e 25 gennaio 2020, giovedì 25 gennaio 2024, alle 18, nella chiesa di Santa Maria dei Battuti a Cividale del Friuli (Ud) ci sarà la presentazione del libro “Capire la terra. Un incontro per e con Luciano Bosio”, a cura di Manuela Castagnara Codeluppi, Guido Rosada, Jacopo Turchetto, Maria Visintini, edito da Padova University Press, 2021. L’incontro, organizzato dall’associazione del liceo “Paolo Diacono” di Cividale del Friuli, si apre con i saluti di Manuela Castagnara Codeluppi, presidente dell’associazione del liceo “Paolo Diacono” e del Comune di Cividale del Friuli che lo ha patrocinato. È moderato da Maria Visintini. Intervengono: Andrea Pessina, dirigente della soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per il Friuli Venezia Giulia; Angela Borzacconi, direttrice del museo Archeologico nazionale di Cividale; Monica Napoli, dirigente del convitto nazionale “Paolo Diacono”; Ludovico Rebaudo, docente di Archeologia classica all’università di Udine. Luciano Bosio, cividalese di adozione e di scelta, per molti anni è stato titolare della cattedra di Topografia Antica presso l’università di Padova. Bosio fu il fondatore nell’Ateneo patavino di quella che si può definire a buona ragione la Scuola di Topografia antica dell’Italia settentrionale. Luciano Bosio, cividalese di adozione e di scelta, per molti anni è stato titolare della cattedra di Topografia Antica all’università di Padova. Bosio fu il fondatore nell’Ateneo patavino di quella che si può definire a buona ragione la Scuola di Topografia antica dell’Italia settentrionale. I contributi contenuti nel volume sono di specialisti (colleghi e allievi) che hanno conosciuto e stimato Luciano Bosio e hanno voluto, ciascuno con la propria competenza, “incontrare” nuovamente il maestro con i loro contributi afferenti ad ambiti tematici diversi, dalla numismatica all’archeologia.















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