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Negrar di Valpolicella (Vr). Sopralluogo alla Villa dei Mosaici: a breve sarà aperta al pubblico in via provvisoria in attesa dell’attivazione del parco archeologico

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Il gruppo di lavoro per il parco archeologico in sopralluogo alla villa dei Mosaici di Negrar di Valpolicella: da sinistra, il sindaco Roberto Grison, il soprintendente Vincenzo Tinè, l’architetto Luca Dolmetta, l’archeologo Gianni De Zuccato, l’archeologo Alberto Manicardi, l’architetto Giovanna Battista, e i rappresentanti delle aziende agricole Benedetti e Franchini (foto sabap-vr)

In attesa che il progetto del parco archeologico si concretizzi, l’idea è di partire intanto con un’apertura al pubblico provvisoria della villa dei Mosaici di Negrar di Valpolicella (Vr). Sembra questa l’idea operativa alla fine del sopralluogo di lunedì 31 ottobre 2022 al sito archeologico da parte del gruppo di lavoro incaricato del progetto del nuovo parco archeologico, finanziato dal ministero della Cultura con un primo stralcio di 1 milione e mezzo di euro. Con il soprintendente ABAP di Verona Vicenza e Rovigo, Vincenzo Tiné, erano presenti il sindaco di Negrar di Valpolicella, Roberto Grison; l’archeologo della soprintendenza e responsabile degli scavi Gianni De Zuccato; gli architetti della soprintendenza Giovanna Battista e Federico Cetrangolo e il responsabile del cantiere Alberto Manicardi della Società Archeologica Padana. Per la prima volta era in visita al sito l’architetto Luca Dolmetta, dirigente del Comune di Genova e già progettista di diversi musei e aree archeologiche della Liguria, la cui collaborazione al progetto è stata generosamente concessa dal sindaco di Genova, Marco Bucci. Accompagnavano gli ospiti i proprietari dei fondi, Benedetti e Franchini, che hanno offerto un decisivo contributo alle ricerche. La valorizzazione di questo straordinario sito archeologico prosegue, quindi, prevedendo la sua fruizione pubblica in forma provvisoria a breve termine e la realizzazione di un vero e proprio parco archeologico a medio termine.

Villa dei Mosaici di Negrar (Vr). Presentati i risultati degli scavi: gli straordinari mosaici del peristilio, l’area termale, le tracce medievali. E la notizia più attesa: nel cuore della Valpolicella si produceva vino già 1700 anni fa. Trovate le tracce della coltivazione della vite e della spremitura dell’uva. Parlano i protagonisti

La dama ingioiellata, uno dei due tondi con figura umana del mosaico pavimentale del peristilio ovest della Villa dei Mosaici di Negrar (foto graziano tavan)

Una dama ingioiellata fa capolino tra uccelli, cervidi e cesti di frutta dai vividi colori. Quelli del peristilio ovest della Villa dei Mosaici di Negrar di Valpolicella. L’ultima eccezionale scoperta nell’area archeologica in località Cortesele, appena fuori il paese. Ma non l’unica. E forse neppure quella più attesa: tra i vigneti del Recioto e dell’Amarone anche 1700 anni fa, in questa villa romana del IV sec. d.C. abitata da una potente famiglia, un ricco proprietario terriero, si produceva il vino, un vino ricercato gradito alle corti. A scavo archeologico praticamente concluso mercoledì 25 maggio 2022, soprintendenza università accademia e comune hanno fatto il punto prima di iniziare a farla conoscere al grande pubblico. Con un obiettivo preciso: creare un parco archeologico che diventi un polo culturale di attrazione turistica e volano per la valorizzazione dei prodotti locali, a cominciare dai vini pregiati, il vero “oro” della Valpolicella, famosi e apprezzati in tutto il mondo. 

La presentazione dello scavo della Villa dei Mosaici a Negrar: da sinistra, il prof. Massimiliano Valdinoci (accademia Belle arti Verona), prof. Patrizia Basso (università Verona); Vincenzo Tinè (soprintendente ABAP Verona), Roberto Grison (sindaco Negrar), Marco Andreoli (consigliere regionale), Gianni De Zuccato (archeologo SABAP-Vr), Alberto Mainardi (archeologo SAP) (foto graziano tavan)

A fare gli onori di casa il sindaco Roberto Grison che ha ricordato quanti – enti e istituzioni – hanno contribuito alle ricerche e allo scavo archeologico della Villa romana dei Mosaici di Negrar, facendo rete. Un caso esemplare, col coinvolgimento degli studenti dell’ateneo veronese e dell’accademia di Belle arti che hanno testato sul campo le loro conoscenze, portando anche alla stesura di tesi di laurea specifiche su diversi aspetti del sito archeologico. Ma tutto questo comunque non avrebbe potuto neppure iniziare se non ci fosse stata la piena e convinta collaborazione dei privati. Il terreno su cui insiste la villa romana dei Mosaici non è di proprietà dello Stato, ma di due aziende vitivinicole, l’azienda agricola Benedetti La Villa di Matteo e Simone Benedetti, e l’azienda agricola vitivinicola Franchini. Le due cantine non solo hanno permesso lo scavo senza dover procedere all’esproprio, ma hanno anche sostenuto solidalmente alcune fasi/interventi nello scavo archeologico.

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Panoramica del sito archeologico della Villa dei Mosaici a Negrar (foto graziano tavan)

Verso il parco archeologico della Villa dei Mosaici. È Vincenzo Tinè, soprintendente Archeologia Belle arti e Paesaggio di Verona, a fare il punto alla conclusione dello scavo archeologico alla Villa dei Mosaici. Ora inizia il lungo lavoro di consolidamento e restauro, con un obiettivo: “Aprire nel cuore della Valpolicella il parco archeologico della villa dei Mosaici di Negrar. Il ministero ha già annunciato un finanziamento di 1 milione e mezzo di euro, somma importante per portare avanti bene il progetto”. E c’è già chi sogna allestimenti di musealizzazione come quelli della Villa del Casale a Piazza Armerina, in Sicilia, o della Villa dei Mosaici di Spoleto (Pg). Non sappiamo ancora come sarà il progetto finale, ma è certo che nel cuore della Valpolicella sta nascendo un polo culturale unico.

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Veduta d’insieme dei mosaici policromi del peristilio ovest della Villa dei Mosaici di Negrar (foto graziano tavan)

 

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Dettaglio del peristilio ovest della Villa dei Mosaici di Negrar con i mosaici policromi e una base di colonna del porticato (foto graziano tavan)

Mosaici di rara bellezza. È la scoperta del giorno. Sono passati due anni dalle prime trincee tra i vigneti che portarono alla luce lacerti di quei ricchi pavimenti della zona residenziale della villa, immagini che hanno fatto il giro del mondo: quella scoperta permise di collegare finalmente il sito alla villa romana individuata da Tina Campanile, la prima donna a entrare alla scuola archeologica italiana di Atene, cento anni prima, nel 1922. Il tutto grazie alla tenacia e alla determinazione di Gianni De Zuccato, archeologo della soprintendenza ABAP di Verona, il cui entusiasmo ricorda molto gli archeologi pionieri dell’Ottocento. È proprio De Zuccato a descrivere lo svelamento completo dei mosaici del peristilio ovest della Villa dei Mosaici, liberato dal crollo degli intonaci del soffitto: operazione delicata e che si spera porti gli stessi grandiosi risultati del peristilio Est, studiati dall’equipe della prof. Monica Salvadori di Padova, che ha rivelato l’esistenza di un soffitto dipinto con un motivo a cassettoni prospettici colorato con fiori. “Quest’anno abbiamo trovato per la prima volta motivi figurati, motivi animali, e anche due ritratti umani: uno di una dama, molto bello, ingioiellata; l’altro, un uomo barbuto, di cui purtroppo il volto è parzialmente danneggiato”.

Nella Villa dei Mosaici si coltivava la vite e si produceva il vino. Era la scoperta più attesa: l’ultima campagna di scavo della villa dei Mosaici di Negrar di Valpolicella, terra da sempre vocata alla vitivinicoltura, ha restituito vinaccioli, legno di vite e una struttura per la spremitura dell’uva. “Nello scarico della latrina, che stava a fianco della zona termale, sono stati trovati molti vinaccioli, affidati allo studio del prof. Marco Marchesini, che appartenevano sia alla vite coltivata sia alla vite selvatica”. Ciò significa che di sicuro l’uva in villa veniva consumata. “Ma nel praefurnium, la caldaia delle terme utilizzata per scaldare l’aria che passava sotto i pavimenti – continua De Zuccato -, tra il legno bruciato recuperato c’era del legno di vite e di olmo, usato in antichità per maritare la vite”. Quindi qui la vite nel IV sec. d.C. veniva anche coltivata. “Ultima, ma non meno importante, conferma – conclude l’archeologo della Sabap – è quella derivata dallo studio di uno spazio nell’area produttiva della villa che stabilisce si tratti di un ambiente destinato alla spremitura dell’uva e alla raccolta del mosto. Quindi non ci sono più dubbi sulla produzione di vino in questa villa romana”.

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Il quartiere termale della Villa dei Mosaici di Negrar (foto graziano tavan)


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Tracce di una fontana al centro del cortile della Villa dei Mosaici a Negrar (foto graziano tavan)

Villa dei Mosaici: qui viveva una famiglia molto ricca. La professoressa Patrizia Basso, docente di Archeologia classica all’università di Verona, ci dà un quadro complessivo della villa romana alla luce degli elementi raccolti dallo scavo archeologico e dagli esami effettuati dai vari esperti di settore. “La villa di Negrar”, spiega, “è una grande villa del IV sec. d.C., datazione confermata non solo dalla tipologia dei mosaici, ma anche dalle analisi del C14 fatte sui vinaccioli trovati nello scarico delle latrine. È la villa di un grande proprietario terriero, che probabilmente coltivava la vite per il vino, ma aveva anche pascoli, coltivava cereali, leguminose, come hanno dimostrato le analisi dei pollini fatte dal prof. Marco Marchesini. La villa presenta una tipologia molto classica, attorno a un grande peristilio di quasi 400 metri quadri che probabilmente al centro aveva una grande fontana, e con quattro braccia di portico colonnato, caratterizzato da questi mosaici meravigliosi, che si sono conservati straordinariamente bene. Poi c’è una zona residenziale che era già stata trovata negli anni ’20 del secolo scorso (anche se poi se ne erano perse le tracce, ndr). C’è un ampio quartiere termale, una delle grandi novità di questi scavi, che ha restituito una vasca, il frigidarium, ma probabilmente anche il calidarium. E poi c’è tutta un’area che è ancora in fase di studio, perché non è ben chiaro cosa sia, forse un’area dedicata alla produzione, alla vendita. Ma è presto per dirlo”.

La Villa dei Mosaici nel Medioevo. La villa romana non muore con l’impero romano, ma presenta tracce di frequentazione e riutilizzo fino al Medioevo. Lo spiega Alberto Manicardi, archeologo della Sap che ha curato gli scavi, medievista: “Un dato importante che abbiamo recuperati dalle indagini della villa è tutto ciò che riguarda quello che è avvenuto dopo l’abbandono della villa. Una grande parte della superficie interessata dalla villa è stata abitata anche in età medievale. Tanto è vero che all’interno della villa troviamo parecchie tracce di fori, e sono le tracce di edifici lignei medievali. E poi abbiamo trovato un’area dove probabilmente c’era un focolare sempre di una capanna medievale. Sostanzialmente questa situazione attesta come anche dopo la fine della villa, probabilmente intorno al VII secolo, l’attività umana continua sia dal punto di vista abitativo, sia dal punto di vista produttivo, e anche ad uso funerario: sono state infatti trovate alcune sepolture di inumati databili tra il VII e il IX secolo d.C.”.

Villa dei Mosaici di Negrar di Valpolicella. Ultimato lo scavo dei livelli pavimentali mosaicati. Al museo Archeologico nazionale di Verona anteprima dei nuovi eccezionali ritrovamenti, e poi due giorni di visite guidate sullo scavo tra i vigneti

verona_archeologico_presentazione-risultati-scavi-villa-dei-mosaici-a-negrar_locandinaLa villa dei Mosaici di Negrar protagonista di questa settimana. Prima al museo Archeologico nazionale di Verona e poi sullo scavo. Il motivo è presto detto: è stato completato lo scavo dei livelli pavimentali mosaicati. E quindi mercoledì 25 maggio 2022, alle 16, al museo Archeologico nazionale di Verona, in stradone San Tomaso 3, saranno presentati in anteprima i nuovi, eccezionali ritrovamenti. E verrà svelata la pianta della villa romana. Saranno presenti: Giovanna Falezza, direttrice museo Archeologico nazionale di Verona; Vincenzo Tiné, soprintendente Abap Verona; Roberto Grison, sindaco del Comune di Negrar di Valpolicella; Gianni de Zuccato, funzionario soprintendenza Abap Verona; Patrizia Basso, professoressa del Dipartimento di Culture e Civiltà – Università di Verona; Massimiliano Valdinoci, ABAVerona – Accademia di Belle Arti di Verona. Non è richiesta la prenotazione e l’entrata è gratuita. Segue una degustazione di vini delle cantine “La Villa” e “Franchini”, sui cui terreni si sta scavando la villa dei Mosaici.

negrar_villa-dei-mosaici_scavi-aperti_visite-guidate_locandinaGiovedì 26 e venerdì 27 maggio 2022, ci si sposta nell’area archeologica in località Cortesele dove sono organizzate le visite guidate in collaborazione con la soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio di Verona per la presentazione dei nuovi eccezionali ritrovamenti alla Villa dei Mosaici di Negrar di Valpolicella. Fasce orarie: 9, 10, 15, 16. Visite guidate a cura di Gianni de Zuccato, funzionario archeologo soprintendenza ABAP, e Alberto Manicardi, SAP Società Archeologica srl. La villa sarà visitabile su prenotazione fino a esaurimento posti. Prenotazioni al seguente link Villa dei Mosaici: visite guidate Biglietti, Date multiple | Eventbrite. L’accesso sarà gratuito previa prenotazione nelle fasce orarie indicate. In caso di maltempo l’evento sarà annullato.

San Martino dall’Argine (Mn). Durante i lavori del consorzio di bonifica Navarolo Agro Cremonese Mantovano scoperte undici tombe, con scheletri, risalenti all’Alto Medioevo

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Una tomba a cappuccina altomedievale scoperta a San Martino dall’Argine nel Mantovano (foto sabap-cr-lo-mn)

Undici tombe, disposte in quattro gruppi, con scheletri, risalenti all’Alto Medioevo, sono riemerse dalle campagne di San Martino dall’Argine, nel Mantovano, durante i lavori del consorzio di bonifica Navarolo Agro Cremonese Mantovano. È questa la scoperta fatta dagli archeologi del SAP, sotto la direzione scientifica di Chiara Marastoni, funzionario della soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le province di Cremona, Lodi e Mantova. Un ritrovamento che potrebbe gettare nuova luce sulla storia di San Martino dall’Argine e l’antica valle dell’Oglio. “Il Consorzio di bonifica Navarolo”, commenta il presidente del Consorzio, Guglielmo Belletti, “lavora nel e per il territorio dell’Oglio Po e non può essere che soddisfatto nell’aver recuperato questi importanti frammenti della nostra storia”.

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Le sepolture ad inumazione scoperte a San Martino dall’Argine (Mn) hanno restituito individui adulti, ma anche alcuni bambini (foto sabap-cr-lo-mn)

L’area oggetto dei ritrovamenti coincide con un lembo di terrazzo del fiume Oglio, un luogo in antico naturalmente favorevole all’insediamento. Lungo una fascia di circa 350 metri sono emerse 11 tombe, delle quali tre con copertura cosiddetta “alla cappuccina”, formate da mattoni sesquipedali disposti a doppio spiovente a copertura del defunto, in quattro nuclei apparentemente separati, distanti fra loro alcune decine di metri. Le sepolture ad inumazione hanno restituito individui adulti, ma anche alcuni bambini.

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Alcune sepolture altomedievali scoperte a San Martino dall’Argine nel Mantovano (foto sabap-cr-lo-mn)

L’assenza completa di elementi di corredo rende al momento arduo esprimersi circa la loro collocazione cronologica, tuttavia il ricorso ad elementi laterizi di reimpiego nelle tombe più strutturate, forse provenienti da un vicino insediamento di età romana, potrebbe portare ad ipotizzare un inquadramento in età alto medievale. Tale ipotesi sarebbe avvalorata anche dal ritrovamento di alcune buche pertinenti ad edifici lignei, nonché a tracce di canali antichi, che stanno restituendo frammenti ceramici e di pietra ollare. Dagli scavi sono emerse anche sporadiche tracce di frequentazione preistorica dell’area, attestata dalla presenza di un pozzetto di scarico con minuti frammenti ceramici ad impasto, che confermano il recupero di selce nel corso delle indagini preliminari del 2020.

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Una sepoltura altomedievale scoperta a San Martino dall’Argine nel Mantovano (foto sabap-cr-lo-mn)

“È stata una sorpresa e anche un’emozione vedere quelle tombe sepolte da circa 1500 anni nei terreni di San Martino”, interviene Alessio Renoldi sindaco del Comune di San Martino dall’Argine. “Sono preziosissimi pezzi di storia che confermano insediamenti molto antichi dei nostri territori e non possono far altro che suscitare ulteriore curiosità sulle origini del nostro paese. Ovviamente cercheremo di valorizzare al meglio questo scoperte e quando sarà possibile metteremo a disposizione dei cittadini quante più informazioni possibili. Spero anche che ulteriori indagini possano far emergere nuovi frammenti di storia e di conoscenza del comune”.

Negrar di Valpolicella (Verona). A meno di un anno dalla ri-scoperta della Villa dei Mosaici, una villa rustica a carattere residenziale e produttivo di media età imperiale (III sec. d.C.), Comune Soprintendenza e Aziende vitivinicole siglano un patto per lo scavo, la musealizzazione e la valorizzazione del sito immerso tra i vigneti: archeologia e vino, due eccellenze in sinergia. Il ministro Franceschini: “Modello di rapporto pubblico-privato da esportare”

Maggio 2020: tra i filari di vigne dell’Azienda Agricola La Villa di Benedetti Matteo e Simone a Negrar di Valpolicella riemergono i mosaici della villa romana (foto Comune di Negrar)
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La notizia della ri-scoperta della Villa dei Mosaici di Negrar rilanciata dal New York Times nel maggio 2020

Non sono passati neppure dieci mesi da quando, era il 26 maggio 2020, e l’Italia stava faticosamente uscendo dal primo durissimo lockdown, un gruppo di archeologi della soprintendenza Archeologica, Belle arti e Paesaggio di Verona, sotto la direzione dell’archeologo Gianni De Zuccato, con l’archeologo Alberto Manicardi della SAP (Società archeologica Padana srl), scoprì – o meglio riscoprì – tra i vigneti di Negrar di Valpolicella tracce degli straordinari mosaici appartenuti a una villa romana, una villa rustica, a carattere residenziale e produttivo di media età imperiale (III sec. d.C.), che già si parla di un patto pubblico-privato, unico nel suo genere, per la ricerca, conservazione, musealizzazione e valorizzazione della Villa dei Mosaici, che potrebbe diventare un esempio pilota su tutto il territorio nazionale. Non è un caso che i media di tutto il mondo, non ultimo il New York Times, colsero l’importanza della scoperta rimbalzata dalla Valpolicella dando ampio spazio e rilievo alla notizia. Ma già un anno fa appariva, però, evidente che solo la realizzazione di veri e propri scavi stratigrafici in estensione avrebbe consentito di estendere le conoscenze all’articolazione dell’insediamento, alle sue fasi costruttive e alle vicende che ne hanno caratterizzato la frequentazione, l’abbandono e la distruzione oltre a riportare alla luce le diverse evidenze monumentali e le splendide pavimentazioni musive. Fino al patto di questa primavera.

L’area di scavo della Villa dei Mosaici a Negrar di Valpolicella (foto Comune di Negrar)

L’intervento di scavo è ripreso infatti in marzo 2021, nonostante l’emergenza Covid, grazie a un accordo di partenariato pubblico-privato tra la Soprintendenza e i proprietari dei terreni, l’Azienda Agricola La Villa di Benedetti Matteo e Simone e la Società Agricola Franchini srl, che si sono dimostrati particolarmente sensibili e collaborativi, mettendo a disposizione le aree da poco acquisite dai precedenti proprietari, rinunciando a indennità di occupazione e premi di rinvenimento e sostenendo parte delle spese per lo scavo dei livelli romani. Un ulteriore finanziamento del ministero della Cultura e del Bacino Imbrifero Montano dell’Adige hanno consentito di riprendere lo scavo archeologico in estensione, che è in corso anche grazie al protocollo d’intesa per lo studio e la valorizzazione del sito stipulato con l’università di Verona – Dipartimento di Culture e Civiltà (prof. Patrizia Basso). Ulteriori finanziamenti saranno necessari per il completamento dello scavo in estensione e per la valorizzazione del sito come area archeologica attrezzata per la pubblica fruizione.

Archeologi e operatori riportano alla luce di mosaici pavimentali della villa rustica romana di Negrar di Valpolicella (foto Comune di Negrar)
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Il soprintendente Vincenzo Tinè e il sindaco Roberto Grison alla presentazione della campagna di scavo alla Villa dei Mosaici (foto Comune di Negrar)

A fare il punto sulla situazione un incontro on line in municipio a Negrar di Valpolicella con il sindaco del Comune di Negrar, Roberto Grison; il soprintendente ABAP di Verona, Vincenzo Tinè; il funzionario archeologo Gianni De Zuccato, e il collegamento da Roma con il ministro della Cultura Dario Franceschini. Presentati gli scavi dell’anno 2020 e quelli attualmente in corso e gli accordi di partenariato pubblico/privato con i proprietari dei terreni in cui insiste la Villa, con il Comune e con l’Università di Verona per un progetto condiviso di ricerca e valorizzazione. E a riassumere vicende storiche, ricerche e progetti futuri per la Villa dei Mosaici è stato lo stesso responsabile delle ricerche Gianni De Zuccato (Sabap-Vr) con un breve video.

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Gianni De Zuccato, archeologo della Soprintendenza di Verona, sullo scavo della Villa dei Mosaici di Negrar (foto Comune di Negrar)

“Della villa romana di Negrar di Valpolicella – racconta De Zuccato – si erano perse le tracce ormai da quasi un secolo. Si pensava che i suoi splendidi mosaici, se ancora esistevano, fossero sepolti per sempre da metri di terra sotto qualche vigneto. Ritrovarla, riscoprirla era considerata un’impresa assurda, impossibile. I tre mosaici strappati a fine Ottocento, venduti al Comune di Verona e ora esposti al museo Archeologico al Teatro romano erano l’unica testimonianza rimasta di questo sito. Quando come archeologo della Soprintendenza mi fu affidato l’incarico della tutela di questo territorio decisi che avrei ritrovato la villa e i suoi mosaici se ancora esistevano. Le difficoltà da affrontare sono state e sono ancora molte, ma gli splendidi mosaici della parte residenziali, la pars urbana, dove il proprietario tratteneva i suoi ospiti, sono tornati alla luce. Queste stanze sono state testimoni, tanti secoli fa, di incontri di affari, di accordi politici, di sontuosi banchetti, di splendide feste, di concerti di musica, forse anche di storie d’amore, ma anche della fatica quotidiana di tante serve e servi che qui vivevano e lavoravano. Ora stiamo scoprendo nuovi mosaici e nuovi ambienti che testimoniano quanto fosse estesa questa residenza. Attorno alla villa c’era il suo fundus, il podere, dove si producevano – come oggi in Valpolicella – soprattutto olio e vino. E di queste produzioni speriamo di poter trovare presto testimonianze archeologiche. Questo sito è un bene comune che va recuperato, conservato, protetto e valorizzato con un’adeguata musealizzazione. Sono le radici che la comunità di Negrar di Valpolicella oggi può ritrovare, facendone una parte fondamentale del proprio patrimonio culturale. Io sogno un’area archeologica musealizzata capace di parlare ed emozionare tutti, come questi resti parlano ed emozionano me”.

Dal terreno riemergono i pavimenti a mosaico della villa rustica di Negrar (foto Comune di Negrar)
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Maggio 2020: tra i filari di vigne dell’Azienda Agricola La Villa di Benedetti Matteo e Simone a Negrar di Valpolicella riemergono i mosaici della villa romana (foto Comune di Negrar)

Ripercorriamo in breve le tappe principali della scoperta. Nel 1886 nella frazione di Villa in comune di Negrar di Valpolicella (Verona), nel podere Cortesele, furono scoperte le tracce di una grande villa di epoca romana. Venne in luce anche un mosaico, che fu acquistato dal Comune di Verona ed è attualmente esposto al museo Archeologico del Teatro Romano. Nel 1922 l’archeologa Tina Campanile (prima donna ammessa alla Scuola Archeologica di Atene), per incarico della soprintendenza ai Musei e agli Scavi del Veneto, indagò un’area di circa 270 mq pertinente alla parte residenziale (pars urbana) di una villa rustica databile alla media/tarda età imperiale (II-III d.C.) Nuovi mosaici pavimentali policromi, di straordinario pregio ed eccezionale stato di conservazione, vennero in luce anche in questa fase, insieme a frammenti di intonaci parietali dipinti a vivaci colori. Nel 1975 in una proprietà adiacente fu rinvenuto un altro ambiente con pavimento a mosaico, oggi interpretabile come pertinente all’ingresso della villa, il vestibulum. Dal 2016 la Soprintendenza è tornata ad operare nell’area al fine di rintracciare il sito e documentarne lo stato di conservazione. Un progetto di indagine sistematica, curato dal funzionario incaricato delle ricerche Gianni De Zuccato, è stato presentato nel 2017 all’amministrazione comunale di Negrar di Valpolicella, che ha immediatamente affiancato la Soprintendenza nella sua realizzazione. Le indagini sono quindi proseguite nel 2018 con una campagna di prospezione geofisica e con sondaggi stratigrafici nel 2019 e nel 2020, resi possibili da un finanziamento del ministero della Cultura. La scoperta di nuove strutture murarie e pavimentali della villa, attigue alle precedenti e probabilmente pertinenti alle parti rustica e fructuaria della villa, ha rivelato la sua notevole ampiezza e complessità planimetrica. Sulla scorta di queste nuove acquisizioni della ricerca il ministero della Cultura ha dichiarato l’interesse culturale particolarmente importante del sito con provvedimento di vincolo ai sensi dell’art. 10, comma 3, lettera a) del Codice dei Beni Culturali.

“È una bella storia di rapporto pubblico privato”, ha dichiarato il ministro Dario Franceschini, intervenendo in teleconferenza all’incontro di Negrar, “con privati molto disponibili a farsi carico anche generosamente di una parte di fruibilità pubblica di un bene così importante e li ringrazio; e contemporaneamente una positiva corresponsione da parte del pubblico che a volte entra in un braccio di ferro che complica anche cose che potevano essere gestite più semplicemente. In questo caso mi sembra che ci sia stato un livello di collaborazione ottima, un modello che potremmo suggerire in altri casi di rapporto pubblico-privato senza ricorrere a quegli strumenti che la legge assegna naturalmente allo Stato per poter recuperare un patrimonio culturale e archeologico. Ma se ci si arriva in un modo diverso ottenendo gli stessi obiettivi di salvaguardia del patrimonio e di fruibilità del patrimonio, è meglio: attraverso un percorso condiviso, come è avvenuto in questo caso. E sono convinto che il discorso proseguirà anche nella parte che ancora manca su questa strada. Da parte nostra c’è la disponibilità. C’è stato anche – è sottinteso – il finanziamento di parte dei lavori, ci sono stati in parte in passato dei progetti complessivi di recupero e di valorizzazione del sito. Vediamo. Ci lavoriamo. L’importante è che è una storia positiva tra le parti. Farò il possibile per valorizzarla ancora”.

Particolare dei bellissimi pavimenti musivi della Villa dei Mosaici di Negrar di Valpolicella

“L’obiettivo è quello di raccogliere disponibilità e risorse da parte di tutti gli attori in campo”, ha spiegato il soprintendente Vincenzo Tinè. “In questo momento siamo nella fase della ricerca e dello scavo che, trattandosi di attività notoriamente riservate al ministero siamo autonomi, possiamo intervenire, possiamo godere di contributi, disponibilità di privati e di enti pubblici. Un po’ più complicata sarà l’organizzazione della fase valorizzazione con queste stesse modalità che ci auguriamo di sinergia pubblico-privato. Dopo lo scavo estensivo che contiamo di completare nella primavera del 2022, dovrà essere scattata – col contributo che ci aspettiamo dal ministero – la fase di parco e di allestimento delle strutture. Con qualche difficoltà rappresentata dal fatto che lo Stato dovrà investire importanti fondi su un’area privata. Ma l’interesse è proprio quello di riuscirci senza snaturare questa modalità sinergica e di collaborazione che non tende a espropriare, non tende a mettere nella mano pubblica per forza tutto, ma lasciare ai privati non solo la proprietà ma anche qualche forma di gestione del sito perché l’interesse qui è mettere insieme archeologia – come dice il sindaco – e il prodotto caratteristico della Valpolicella, cioè il vino. Che è un elemento culturale: vorrei ricordare che anche su questo filone la soprintendenza lavora con il settore demo-etno-antropologico (tra l’altro in Valpolicella abbiamo un luminare in questione che è il prof. Vincenzo Padiglione ordinario a Roma). E quindi sono filoni interconnessi anche solo dal punto di vista culturale. Il vino vale quanto l’archeologia, e viceversa”.

Un bellissimo pavimento musivo della Villa dei Mosaici di Negrar di Valpolicella (foto Comune di Negrar)
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L’ampia area di scavo della Villa dei Mosaici a Negrar di Valpolicella (foto Comune di Negrar)

“Vino e archeologia, due eccellenze che rispondono a normative e figure giuridiche diverse”, ha sottolineato il sindaco Roberto Grison. “La fatica è stata proprio trovare una collaborazione su questi aspetti. Penso che qualcuno prima o dopo deve fungere anche da apripista. Noi siamo diventati apripista proprio su questa situazione che è unica: una ricchezza che è nel sottosuolo era coperta da un’altra ricchezza che è in superficie. Cioè ci sono dei vigneti che hanno una qualità in termini di produzione dell’uva di valore anche economico che sono di altissima importanza. Quindi il lavoro che c’è stato negli anni scorsi è stato quello di far comprendere a qualcuno che sotto quei vigneti c’era una ricchezza importante che potrebbe proprio a contribuire a valorizzare il prodotto stesso attraverso questa sinergia tra le due cose. È chiaro che era anche difficile pensare un esproprio, difficile addivenire a una situazione diversa che non fosse quella della valorizzazione tra pubblico e privato di questo luogo. E grazie alle due cantine che si sono messe a disposizione, che vanno fortemente ringraziate, siamo arrivati ai risultati di questi tempi. Quindi un ringraziamento particolare va a loro che ci hanno creduto e ci stanno credendo. Già mezza villa è stata scavata e portata alla luce. Che è quella che insiste sulla proprietà dei fratelli Benedetti, che sono stati i primi a credere in questo intervento. La cantina Franchini è arrivata un po’ dopo. Ha concluso questo percorso con la soprintendenza di convenzioni e di accordo, e quindi procederemo anche nell’altra metà. Ma sicuramente siamo decisi ad arrivare in fondo su questa fase”.

Il sito archeologico della Villa dei Mosaici è immerso tra i vigneti della Valpolicella (foto Comune di Negrar)
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Un bellissimo pavimento musivo della Villa dei Mosaici di Negrar di Valpolicella (foto Comune di Negrar)

L’ubicazione della Villa dei Mosaici in una splendida posizione sopraelevata, a breve distanza dall’abitato di Negrar di Valpolicella, immersa tra i filari dei vigneti di uve Valpolicella destinate alla produzione dei celebri vini, costituisce un valore aggiunto alla potenzialità attrattiva del sito. Adeguatamente valorizzato con strutture e percorsi attrezzati per la visita, l’area archeologica, oltre che un nuovo luogo della cultura straordinariamente evocativo del paesaggio antico, potrà diventare un ulteriore volano per lo sviluppo culturale, turistico ed economico della valle, rafforzando a livello nazionale e internazionale l’appeal di un territorio già celebre per i suoi vini.