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Scavi clandestini, saccheggio e traffico di reperti archeologici: da Pompei parte un modello pilota. Firmato un protocollo d’intesa con il Tribunale di Torre Annunziata. Il caso di Civita Giuliana

La firma del protocollo d’intesa tra il procuratore del Tribunale di Torre Annunziata, procuratore Pierpaolo Filippelli, e il Parco archeologico di Pompei, dg Massimo Osanna (foto parco archeologico di Pompei)

Il caso di Civita Giuliana era stato emblematico. Ricordate i titoli? “Straordinaria scoperta tra i cunicoli di scavi clandestini di Civita Giuliana” (vedi https://archeologiavocidalpassato.com/2018/05/08/straordinaria-scoperta-tra-i-cunicoli-di-scavi-clandestini-a-civita-giuliana-appena-fuori-le-mura-nord-di-pompei-trovata-una-villa-suburbana-in-ottimo-stato-di-conservazione-per-evitare-fake-news-e/). E ancora: “A Civita Giuliana, nel settore non danneggiato irrimediabilmente dai tombaroli, trovati una stalla con cavalli di razza e una mangiatoia, e una sepoltura di età imperiale” (vedi https://archeologiavocidalpassato.com/2018/05/11/pompei-osanna-contro-le-fake-news-ecco-la-descrizione-scientifica-delle-eccezionali-scoperte-nella-villa-suburbana-di-civita-giuliana-nel-settore-per-fortuna-non-danneggiato-irrimediabilme/). Scavi clandestini. Una piaga. Ma da Pompei arriva una risposta che potrebbe essere d’esempio per altre aree d’Italia con la firma, giovedì 1° agosto 2019, di un protocollo d’intesa tra il Parco archeologico di Pompei e il Tribunale di Torre Annunziata. Da Pompei parte dunque un modello pilota per contrastare il saccheggio e il traffico di reperti archeologici che è l’obbiettivo alla base dalla collaborazione istituzionale tra il Parco archeologico di Pompei e la Procura della Repubblica di Torre Annunziata, già avviata con successo da tempo e che si è formalizzato, appunto con la firma del protocollo d’intesa tra il procuratore F.F, Pierpaolo Filippelli, e il direttore generale, Massimo Osanna.

I carabinieri esplorano i cunicoli clandestini nel sito archeologico di Civita Giuliana

I cunicoli dei tombaroli individuai dal laser scanner dei carabinieri

Il territorio di competenza del Parco archeologico di Pompei, in particolare l’area suburbana dove sono presenti vari insediamenti (tra cui alcune ville e necropoli), la cui tutela è anche tra gli obbiettivi di natura giurisdizionale della Procura, è stato interessato negli anni da diversi episodi di danneggiamento e di furto. Scopo del protocollo è l’attivazione di un costante e rapido canale di scambio di informazioni e notizie e l’attuazione di procedure condivise, nel rispetto delle reciproche attribuzioni e competenze, volte ad interrompere l’azione criminale e arrestare la spoliazione di siti archeologici, spesso reiterata, scongiurandone la prosecuzione. L’ efficace operazione congiunta degli scorsi anni, che ha visti impegnati il Parco e la Procura, assieme agli investigatori del Comando Gruppo Carabinieri di Torre Annunziata e del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale di Napoli per salvare il patrimonio archeologico in pericolo presso l’area suburbana di Civita Giuliana (nella zona Nord fuori le mura del sito archeologico di Pompei), oggetto di cunicoli clandestini, ha sottolineato l’importanza di formalizzare le buone prassi operative avviate, allo scopo di creare uno strumento modello da riproporre in diverse situazioni. In quel caso la Procura che da tempo aveva rilevato l’esistenza di attività illecite di tombaroli aveva richiesto al Parco archeologico di avviare un vero e proprio scavo, per le acquisizioni probatorie, che ha consentito tra l’altro di portare in luce ambienti di una ricca villa suburbana oltre al rinvenimento di importanti reperti archeologici e scientifici.

Nella stalla della lussuosa villa suburbana di Civita Giuliana scoperto un terzo cavallo di razza con bardature militari (foto parco archeologico di Pompei)

La stretat di mano tra Massimo Osanna e Pierpaolo Filippelli dopo la firma del protocollo d’intesa tra il Parco archeologico di Pompei e il Tribunale di Torre Annunziata (foto parco archeologico Pompei)

Ecco i principali punti dell’accordo che ha validità di due anni, con possibilità di rinnovo. La Procura si impegnerà a trasmettere tempestivamente e formalmente al Parco tutte le notizie in proprio possesso relative ad attività clandestine nelle aree di competenza ed eventualmente a richiedere la realizzazione di saggi archeologici o vere e proprie attività di scavo. Sul cantiere sarà autorizzata la presenza di ufficiali della Polizia Giudiziaria autorizzati a ispezionare tunnel e cunicoli, a sequestrare gli oggetti e strumenti di reato, oltre che a prendere visione dei reperti rinvenuti, che saranno affidati in custodia al Parco. Il Parco, per sua parte, si impegnerà ad attivare in caso di richiesta, procedure di somma urgenza per avviare i relativi scavi, nell’area di interesse investigativo. Le attività di scavo, oltre a garantire il rispetto di tutti gli standard di intervento scientifico, contribuiranno a fornire tutti gli elementi di prova di attività illecite, utili alle indagini. Dovrà fornire, inoltre, periodicamente una carta archeologica aggiornata del territorio di pertinenza, con indicazione delle aree d’interesse non esplorate e suddivise per tipologia (necropoli, ville suburbane, monumenti infrastrutturali ecc.), eventuali scavi legalmente condotti e re-interrati, o anche scavi clandestini precedenti, di cui si abbia avuto notizia. E ancora il Parco si impegnerà a fornire un dettagliato elenco dei beni trafugati, anche quelli che attraverso varie fonti risultino attualmente esportati in territorio estero, al fine di consentire una visione complessiva e aggiornata del fenomeno e poter meglio orientare le azioni investigative.

Pompei. Eccezionale scoperta nella lussuosa villa suburbana di Civita Giuliana, saccheggiata dai tombaroli: nella stalla trovato un terzo cavallo di razza da parata con bardature militari. Osanna: “Nel 2019 fondi per esproprio terreni, completare lo scavo e aprire il sito al pubblico”

Nella stalla della lussuosa villa suburbana di Civita Giuliana scoperto un terzo cavallo di razza con bardature militari (foto parco archeologico di Pompei)

I carabinieri esplorano i cunicoli clandestini nel sito archeologico di Civita Giuliana

I danni provocati dai tombaroli purtroppo non hanno permesso di realizzarne il calco, ma la scoperta annunciata nella villa suburbana di Civita Giuliana, nella zona Nord fuori le mura del sito archeologico di Pompei, è di quelle che solleticano l’immaginario collettivo: nella stalla di Civita Giuliana scoperto un terzo cavallo di razza con ricca bardatura militare appartenuto a qualche comandante. La scoperta conferma l’importanza del sito che sta venendo alla luce dopo anni di saccheggi ad opera dei tombaroli. Proprio lo scorso marzo un’operazione congiunta del parco archeologico di Pompei con la Procura della Repubblica di Torre Annunziata (con il procuratore capo Alessandro Pennasilico e il procuratore aggiunto Pierpaolo Filippelli), il Comando gruppo carabinieri di Torre Annunziata e il Nucleo tutela patrimonio culturale di Napoli aveva dato avvio a un importante intervento di scavo allo scopo di arrestare l’attività illecita di tombaroli a danno del patrimonio archeologico dell’area (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2018/05/11/pompei-osanna-contro-le-fake-news-ecco-la-descrizione-scientifica-delle-eccezionali-scoperte-nella-villa-suburbana-di-civita-giuliana-nel-settore-per-fortuna-non-danneggiato-irrimediabilme/).

Una veduta zenitale della stalla della villa suburbana di Civita Giuliana con i resti dei tre cavalli di razza (foto parco archeologico di Pompei)

La stalla della villa suburbana di Civita Giuliana dove sono stati trovati i resti di tre cavalli di razza (foto parco archeologico di Pompei)

L’intervento a Civita Giuliana aveva portato alla luce una serie di ambienti di servizio di una grande villa suburbana conservata in maniera eccezionale, con diversi reperti (anfore, utensili da cucina, parte di un letto in legno di cui è stato possibile realizzare il calco). Tra gli ambienti era stata individuata la stalla della tenuta dove si era potuto realizzare il calco di un cavallo di razza. Nella prima fase di scavo era stata identificata una mangiatoia lignea di cui è stato possibile realizzare un calco, la sagoma integra di un cavallo e le zampe di un secondo animale. Le attuali operazioni di scavo, avviate nel mese di luglio, hanno messo in luce integralmente tale ambiente e hanno individuato la parte restante del secondo cavallo e un terzo equide con i resti di una ricca bardatura di tipo militare. Dei due, l’uno giace riverso sul fianco destro, con il cranio ripiegato sulla zampa anteriore sinistra. Presumibilmente legato alla mangiatoia, non era riuscito a divincolarsi. L’altro giace riverso sul fianco sinistro, e sotto la mandibola conserva il morso in ferro. La realizzazione dei tunnel da parte dei tombaroli e la conseguente cementificazione delle cavità, non hanno permesso di realizzare il calco del terzo cavallo.

Il direttore generale Massimo Osanna tra i resti dei cavalli riemersi a Civita Giuliana (foto di Cesare Abbate, Ansa)

Uno dei finimenti di pregio, parte di una bardatura militare, da un cavallo di Civita Giuliana

“I tre cavalli, come forse il primo rinvenuto ed analizzato, dovevano far parte della razza più nobile, animali di rappresentanza, per la loro imponenza dimensionale, probabilmente frutto di accurate selezioni, e per i finimenti di pregio, in ferro e bronzo”, sottolinea il direttore generale Massimo Osanna. “Lo studio della sella è a cura dell’archeologo Domenico Camardo, mentre le ricerche sul campo sono seguite dall’archeologa Paola Serenella Scala. Questi eccezionali ritrovamenti confermano che si trattava di una tenuta prestigiosa, con ambienti riccamente affrescati e arredati, sontuose terrazze digradanti che affacciavano sul golfo di Napoli e Capri, oltre a un efficiente quartiere di servizio, con l’aia, i magazzini per l’olio e per il vino, e ampi terreni fittamente coltivati, anche stando a le prime indagini di inizio Novecento”. I tre cavalli probabilmente erano pronti per essere montati. Ma sono stati sorpresi dagli effetti nefasti dell’eruzione del Vesuvio. Non si può quindi escludere – un’ipotesi, ma anche una speranza degli archeologi impegnati nelle ricerche – che all’esterno della stalla si possano trovare i resti del carro, forse una biga, per la fuga e, magari, i resti di quanti abitavano quella lussuosa villa e che si apprestavano a scappare per salvarsi. Lo scavo non resterà “ristretto” agli esperti. Lo assicura Osanna: “Nel 2019 saranno stanziati due milioni di euro, dai fondi ordinari del Parco archeologico, per procedere all’esproprio dei terreni che appartengono alla famiglia Russo e per proseguire le indagini di scavo, al termine delle quali sarà possibile l’apertura al pubblico”. E per quel giorno, il sogno del direttore generale è poter ristrutturare il casolare Russo, dove realizzare un centro accoglienza per i visitatori, con un polo didattico per raccontare Pompei dopo l’eruzione, alla luce del rinvenimento della tomba di un pompeiano morto tra fine I e II secolo d.C.”.

Ricostruzione dei finimenti e della sella cosiddetta “a quattro corni” in base ai ritrovamenti nella stalla della villa suburbana di Civita Giuliana (foto parco archeologico di Pompei)

Reperti in legno di conifera rivestiti di lamina bronzea di forma semilunata: appartenevano a una sella a quattro corni (foto parco archeologico di Pompei)

Ricostruzione delle giunzioni ad anello che collegavano le cinghie di cuoio della sella (foto parco archeologico di Pompei)

Durante la fasi di scavo del corpo sono venuti alla luce anche cinque reperti bronzei. Sulle coste della gabbia toracica, fortemente rimaneggiate, si sono individuati quattro reperti in legno di conifera rivestiti di lamina bronzea di forma semilunata ; un quinto oggetto, sempre in bronzo, è stato recuperato sotto il ventre, in prossimità degli arti anteriori, formato da tre ganci con rivetti collegati da un anello a un disco. La forma di questi elementi e i confronti in letteratura fanno ipotizzare che appartengano a un tipo particolare di sella definita a quattro corni, formata da una struttura di legno rivestita con quattro corni, due anteriori e due posteriori, ricoperta da placche di bronzo che servivano per dare stabilità al cavaliere, in un periodo in cui non erano state inventate le staffe. Selle di questo tipo sono state utilizzate nel mondo romano a partire dal I secolo d.C. ed in particolare in ambito militare. Le giunzioni ad anello erano quattro per ogni bardatura e servivano a collegare diverse cinghie di cuoio per bloccare la sella sul dorso del cavallo . Si tratta sicuramente di bardature militari da parata. Ulteriori elementi riferibili agli “ornamenta” del cavallo sono documentati dietro la schiena, dove tracce di fibre vegetali lasciano ipotizzare la presenza di un drappo/mantello e nello spazio tra le zampe posteriori ed anteriori, in cui un ulteriore calco suggerisce la presenza di una sacca. “È probabile che parte dei mancanti finimenti siano stati trafugati dai tombaroli”.

Pompei. Osanna contro le fake news: “Ecco la descrizione scientifica delle eccezionali scoperte nella villa suburbana di Civita Giuliana, nel settore per fortuna non danneggiato irrimediabilmente dai tombaroli: trovate una stalla con cavalli di razza e una mangiatoia, e una sepoltura di età imperiale posteriore all’eruzione del Vesuvio del 79 d.C.”

Massimo Osanna, direttore generale del Parco archeologico di Pompei, mostra la planimetria degli ambienti scavati a Civita Giuliana

La stalla con mangiatoia scoperta nella villa suburbana di Civita Giuliana

Una stalla con cavalli di razza e ancora una mangiatoia “sigillata” dall’eruzione del Vesuvio e al di sopra dello strato di lapilli una tomba di età imperiale, quindi posteriore al 79 d.C., probabilmente di qualcuno, forse il proprietario, che ha continuato a coltivare l’agro pompeiano dopo la tragedia provocata dal vulcano: siamo a Civita Giuliana, a circa 700 m a nord-ovest delle mura dell’antica Pompei. Qui sono state fatte queste straordinarie scoperte, presentate ufficialmente dal direttore generale del Parco archeologico di Pompei, Massimo Osanna, al termine di una campagna di scavo di emergenza in una villa suburbana violentata dagli scavi clandestini.  “Lo scavo di tipo stratigrafico”, spiega Osanna, “ha rilevato la presenza di una struttura a pianta rettangolare, realizzata con muri in opus reticulatum di ottima fattura che si conservano per un’altezza pari a 5 metri, con  alcuni ambienti disposti su due piani. Questa struttura comprende almeno 5 ambienti di forma quadrangolare (4 x 3,50 m), tutti interessati dal crollo delle tegole del tetto e del pavimento del piano superiore, di cui è rimasta la traccia solo delle orditure delle travi. La parte superiore del muro terminale occidentale dell’edificio è crollato durante le fasi eruttive del 79 d.C.  e questa porzione è ricoperta dai depositi di lapilli. Il crollo è stato certamente determinato da scosse di terremoto avvenute durante l’eruzione”.

Reperti riportati alla luce dagli scavi archeologici della soprintendenza nella villa suburbana di Civita Giuliana

La planimetria con ortofoto degli ambienti della villa suburbana di Civita Giuliana interessati dallo scavo della soprintendenza

Il larario trovato nell’ambiente “d”

Al momento, sono stati esplorati due ambienti, denominati “d” e “e”. L’ambiente “d” è caratterizzato sul lato ovest dalla presenza di una porta e di una piccola finestra strombata di cui si conserva ancora la piattabanda in legno; sul  lato Est è una sola finestra quadrangolare, apertura attraverso la quale sono entrati i depositi di flusso piroclastico (surge, cioè cenere consolidata, il cd. “tuono”) riferibile alle fasi conclusive dell’eruzione pliniana. Le pareti, ad eccezioni di quella occidentale, erano decorate da un sottile strato di intonaco bianco, con tracce di fasce rosse. Il muro meridionale ospita un’edicola quadrangolare, un piccolo lararium, delimitato da una cornice d’intonaco,  all’interno del quale si è rinvenuta una basetta quadrangolare in marmo e sotto cui erano posti una coppa-incensiere, due pentole e una lucerna, poggiati su una mensola lignea di cui è stato possibile eseguire il calco in gesso. “La particolarità delle modalità di seppellimento dell’ambiente, occupato per quasi la totalità dal  flusso piroclastico (surge)”, continua Osanna, “ha permesso di realizzare i calchi in gesso anche di due arredi, uno sicuramente un letto e l’altro forse un altro esemplare simile, e di recuperare le tracce di una stuoia o tessuto posta la di sopra della rete in corda del letto. Sul pavimento costituito da un semplice piano in terra compattata si sono recuperati: tre anfore (una danneggiata dagli scavatori clandestini) destinate a contenere vino ed olio; una pentola; una lunga sega in ferro; frammenti ossei di animali”.

La mangiatoia trovata nell’ambiente “e”

L’ambiente “e”, in corso di scavo, è risultato essere una stalla. Anche in questo ambiente la presenza del flusso piroclastico ha permesso di effettuare dei calchi in gesso. Si tratta di una lunga mangiatoia in legno, posta lungo la parete meridionale e di due equidi, rinvenuti davanti la mangiatoia, stramazzati al suolo durante l’eruzione. Uno degli animali, non toccato dalle attività degli scavatori clandestini, è stato ritrovato integro, con l’apparato scheletrico completo in connessione, bardato con morso e briglie in ferro e sull’osso occipitale, tra le orecchie, elementi decorativi in bronzo applicati probabilmente su elementi di cuoio non rinvenuti. Il secondo animale, di taglia inferiore, è lacunoso per la presenza di una frana, e sono state  individuate solo parte delle zampe. La scoperta nella porzione orientale dell’area di un setto murario costeggiato da una stradina in terra battuta ha definito, su questo lato, il confine della proprietà della villa. L’attuale indagine ha posto agli archeologi nuovi quesiti sulle peculiarità di tale complesso e ha aperto, o meglio riaperto, la questione sul suo sviluppo planimetrico suggerendo l’ipotesi di un complesso molto più ampio rispetto a quanto finora noto e che si estende verso sud-ovest.

I cunicoli dei tombaroli individuai dal laser scanner dei carabinieri

Che nella villa di Civita Giuliana ci potessero essere dei tesori i tombaroli lo sapevano benissimo: lì, infatti, tra il 1907 e il 1908, erano stati condotti scavi dal marchese Giovanni Imperiali, su concessione dell’allora ministero della Pubblica Istruzione, portando alla luce 15 ambienti riferibili a due settori di una villa, uno residenziale e l’altro produttivo, i cui resoconti sono stati pubblicati nel 1994 con una monografia della soprintendenza. Dunque a Civita Giuliana era stata intercettata una delle ville che popolavano il suburbio dell’antica città di Pompei, complessi insediativi sparsi sul territorio che rispondevano a esigenze sia di carattere produttivo (fattorie destinate alla produzione di vino ed olio) che residenziale o stagionale per il soggiorno temporaneo del proprietario. Di fronte alla prospettiva di trovare tesori i tombaroli hanno aperto per decenni cunicoli lungo i muri perimetrali, provocando danni irreparabili al patrimonio: brecce nei muri antichi,  hanno danneggiato gli intonaci, distrutto parte dei muri, trafugato e rovinato oggetti. Solo per fare un esempio, gli archeologi intervenuti in emergenza hanno trovato un vuoto con dei resti che inequivocabilmente confermano che lì doveva esserci stato un letto, cioè uno degli arredi più rari da trovare. Perduto per sempre.

I carabinieri esplorano i cunicoli clandestini nel sito archeologico di Civita Giuliana

Ma i tombaroli stavolta non erano soli. Quegli stessi cunicoli sotterranei che hanno permesso gli scavi clandestini, sono stati esplorati dai carabinieri con il supporto logistico dei vigili del fuoco. “Per interrompere in modo definitivo tali azioni delittuose di depauperamento del patrimonio archeologico nazionale si è deciso di realizzare una nuova campagna di scavo attraverso un’operazione sinergica tra Parco archeologico di Pompei e Procura della Repubblica di Torre Annunziata”. Ne è valsa la pena. Non solo si è fermata l’attività clandestina, ma sono state fatte delle scoperte straordinarie. E, come promesso, il direttore generale del Parco archeologico di Pompei ha presentato ufficialmente i risultati, ribadendo che l’archeologia non ha bisogno di sensazionalismi né tanto meno di fake news, ma di una divulgazione scientifica corretta che raggiunga il grande pubblico.  “Chiarisco subito, per evitare equivoci e notizie false”, esordisce: “non è stato trovato un cavallo con il suo padrone. Ma una stalla con i resti di due cavalli, morti durante l’eruzione del Vesuvio, e la sepoltura di un uomo successiva al 79 d.C. Entrambe sono scoperte estremamente importanti, anche se slegate tra loro”.

Il calco integro dell’equino dalla stalla della villa suburbana di Civita Giuliana

Il calco integro di un equino.  “Un ritrovamento eccezionale per Pompei”, Osanna ne è convinto. “Per la prima volta è possibile restituire, attraverso la tecnica dei calchi, la sagoma integra di un cavallo rinvenuto in uno degli ambienti dello scavo di Civita Giuliana. Tra gli ambienti individuati è emersa una stalla con resti equini. La tecnica dei calchi ha permesso di identificare una mangiatoia la cui struttura, probabilmente costruita in materiale deperibile, è ancora visibile unicamente grazie al calco in gesso”. Allo stesso modo l’individuazione, nella zona centrale della stalla, di un vuoto causato dal deperimento di materiale organico all’interno dello strato denominato “tuono”, ha consentito la realizzazione di un calco in gesso di un equide. “L’animale poggia sul suolo con il fianco sinistro”, raccontano gli archeologi, “e mostra allo sguardo quello destro. Gli arti posteriori sembrano sconvolti dalle attività dei tombaroli che hanno interessato l’area in tempi recenti. I resti scheletrici visibili dell’animale mostrano una buona ossificazione riconducibile ad un individuo adulto. L’esame radiologico dello scheletro potrà restituire dati più precisi al riguardo ed anche fornire informazioni sullo stato di salute osteologica dell’animale (es. patologie scheletriche)”. E precisano: “L’attribuzione alla specie non é al momento del tutto certa. Da un’analisi preliminare basata su morfologia della sagoma, proporzioni e altezza al garrese (la misura dalla spalla -scapola- a terra) sembra probabile che l’equide ritrovato sia un cavallo (Equus caballus). L’esame autoptico dell’impronta dell’orecchio sinistro, perfettamente visibile nel tuono, ha evidenziato caratteristiche dimensionali e morfologiche riconducibili al cavallo piuttosto che a mulo o bardotto. L’animale mostra un’altezza al garrese di ca. 150 cm. Sebbene, bisogna tener presente che i cavalli antichi erano probabilmente di taglia ridotta rispetto a quelli attuali, il cavallo di Civita Giuliana ha dimensioni considerevoli, per l’epoca, che potrebbero suggerire l’esistenza di individui altamente selezionati nell’area di Pompei nel 79 d.C. Il cavallo mostra, inoltre, nella zona del cranio finimenti in ferro con piccole borchie in bronzo. Tale presenza potrebbe essere ricondotta al valore e ruolo di questo animale”.

Resti di zampe do cavallo

Altri resti di equidi sono stati individuati nella zona del crollo del “tuono”, il cui crollo stesso potrebbe essere stato causato dalla presenza di un numero consistente di vuoti nel sedimento, corrispondenti a carcasse di animali. Columella (De Re Rustica, VI, 27) riporta che il bestiame equino si divideva in tre categorie. Vi era una razza più nobile, che offriva cavalli per i giochi del circo e per le gare; poi vi erano i muli, che per i guadagni dati dalla loro prole potevano essere paragonati alla razza nobile; ed infine, come meno pregiata di tutte, viene menzionata la razza volgare, che produceva mediocri maschi e femmine. “Il cavallo di Civita Giuliana”, ipotizza Osanna, “doveva far parte della razza più nobile. Esso era un indicatore della ricchezza del padrone per la sua imponenza dimensionale, probabilmente frutto di accurate selezioni, e i sui finimenti di pregio, in ferro e bronzo. Questo cavallo deve essere stato un animale di rappresentanza che, purtroppo, nonostante l’alto valore simbolico, ha subito lo stesso destino di molti altri equidi presenti nelle numerose stalle (es: equidi dei Casti Amanti) diffuse a Pompei e nelle ville extraurbane al tempo dell’eruzione del 79 d.C.”.

La sepoltura di età imperiale, post 79 d.C., a cassa di tegole con tumulo e tubo fittile per le libagioni

La tomba  di  Civita Giuliana. La zona della villa fu rioccupata dopo l’eruzione del 79 d.C. come testimonia la scoperta di una sepoltura a cassa di tegole con tumulo e tubo fittile per le libagioni, posta sulla cresta del muro meridionale dell’edificio. La cronologia della tomba non è ben precisabile. Si tratta senz’altro di una sepoltura post 79 d.C., probabilmente di epoca imperiale. L’individuo, deposto supino aveva come corredo un chiodo in ferro, individuato sulla spalla destra. “Da una prima analisi”, spiegano gli esperti del Parco archeologico di Pompei, “sembrerebbe che l’area del cranio sia stata fortemente danneggiato dalle offerte di libagioni che venivano scaricate dall’imponente tubulo proprio in corrispondenza del cranio facciale dell’individuo, mentre il cinto pelvico risulta quasi assente in quanto frammentato quasi fino alla polverizzazione. L’età dell’ individuo, di sesso maschile (ben delineabile dai caratteri morfologici presenti relativi a cranio e bacino) è provvisoriamente stimata intorno ai 40-55 anni (adulto maturo). È chiaramente percepibile come la statura in vita dovesse essere superiore alla media (circa 175 cm, calcolata in modalità provvisoria sulla base dell’omero da restaurare), e come l’individuo dovesse avere un aspetto vigoroso. Le prime analisi hanno, tra l’altro messo, in evidenza un’anomala usura dentaria con utilizzo extramasticatorio degli incisivi anteriori; probabile presenza di patologie e anomalie genetiche che andranno indagate con analisi specialistiche”.

Straordinaria scoperta tra i cunicoli di scavi clandestini a Civita Giuliana, appena fuori le mura nord di Pompei: trovata una villa suburbana in ottimo stato di conservazione. Per evitare fake news e notizie sensazionalistiche prive di fondamento il direttore generale Osanna svelerà giovedì 10 maggio tutti i dettagli della scoperta

Massimo Osanna, direttore generale del parco archeologico di Pompei, presenterà la scoperta archeologica a Civita Giuliana

Il logo del parco archeologico di Pompei

Nucleo tutela patrimonio culturale dei Carabinieri

Scoperta straordinaria tra i cunicoli di scavi clandestini intercettati nella zona Nord fuori le mura del sito archeologico di Pompei: trovata una grande villa suburbana conservata in maniera eccezionale. Tutto è cominciato con l’indagine dei carabinieri del nucleo Tutela Patrimonio Culturale di Napoli promossa dalla Procura partenopea sulle tracce di attività illecite nella zona di Civita Giuliana a Pompei. Grazie a un’operazione congiunta tra Procura, carabinieri e parco archeologico di Pompei dallo scorso agosto è stato avviato un intervento di scavo per proseguire nelle indagini e salvare il patrimonio archeologico in pericolo. Dalle prime indiscrezioni i ritrovamenti sono eccezionali. “L’intervento”, anticipano gli archeologi del parco di Pompei, “ha portato alla luce una serie di ambienti di servizio di una grande villa suburbana in ottimo stato di conservazione, dalla quale sono emersi anche diversi reperti (anfore, utensili da cucina, parte di un letto in legno di cui è stato possibile realizzare il calco) e una tomba del periodo post 79 d.C. che custodiva lo scheletro del defunto”. Purtroppo negli ultimi tempi, denuncia la direzione del parco archeologico di Pompei, “c’è stato un utilizzo sommario di notizie non verificate allo scopo di fare servizi sensazionalistici. L’informazione scientifica deve sottostare a fonti ufficiali e non può affidarsi a una raccolta frammentaria di dati al solo scopo di fare anticipazioni”. E continua: “Non è la prima volta che notizie non verificate contribuiscono a creare clamore e casi mediatici creando disinformazione. È già capitato con i calchi di due uomini etichettati come coppia di amanti,  relazione affettiva ovviamente impossibile da constatare scientificamente, oggi succede ancora con riferimenti a recenti scoperte divulgate dalla stampa,  ma con una serie di dati non pertinenti. Informazioni scorrette sul ritrovamento di un uomo con il suo cavallo e un calesse, accenni a decorazioni e reperti mai rinvenuti, e soprattutto utilizzo improprio dell’immagine dello ossa del bambino di recente apparso sulle prime pagine dei quotidiani, al posto di quelle equine”. E conclude: “Una falsa e strumentale divulgazione di notizie a danno della scientificità. Le notizie archeologiche oltre a regalare informazioni gradite al pubblico per la futura fruizione, devono essere precise ed aiutare a ricostruire la storia”. Attenti dunque alle fake news. Per questo il Parco archeologico di Pompei fornirà i dettagli delle recenti scoperte giovedì 10 maggio 2018, alle 11, presso lo scavo di Civita Giuliana: sarà proprio il direttore generale Massimo Osanna a presentare l’eccezionale ritrovamento e l’operazione messa in campo con l’attività di scavo in corso.