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Roma. Per “Dialoghi in Curia”, conferenza in presenza e on line di Renata Picone dell’università di Napoli “Federico II” su “Il Restauro come ‘cura’ da John Ruskin a Giacomo Boni”

Nuovo appuntamento del ciclo “Dialoghi in Curia” in presenza e on line: giovedì 7aprile 2022, alle 16.30, la Curia Iulia ospita la conferenza di Renata Picone (università di Napoli “Federico II”, dipartimento di Architettura) che terrà una lezione dal titolo “Il Restauro come ‘cura’ da John Ruskin a Giacomo Boni”. Il tema della “cura” dei monumenti attraversa le teorie del restauro nascenti in Europa nella seconda metà del XVIII, trovando i suoi esiti operativi nell’attività e nelle sperimentazioni di architetti e archeologi attivi nel panorama italiano di fine secolo. Introduce Alfonsina Russo, direttore del parco archeologico del Colosseo. Renata Picone, architetto, è professore ordinario di restauro e direttore della Scuola di Specializzazione in Beni architettonici e del Paesaggio all’università di Napoli “Federico II”. Prenotazione obbligatoria fino ad esaurimento posti (max 100) su www.eventbrite.it. Ingresso da largo della Salara Vecchia, 5. All’ingresso del PArCo sarà richiesto di esibire, oltre all’invito, il certificato verde e di indossare la mascherina. L’incontro sarà trasmesso in diretta streaming dalla Curia Iulia sulla pagina Facebook del PArCo: https://www.facebook.com/parcocolosseo.

Napoli. Presentato il libro “POMPEI. INSULA OCCIDENTALIS. Conoscenza Scavo Restauro e Valorizzazione” a cura di Giovanna Greco, Massimo Osanna e Renata Picone: 700 pagine e 54 contributi per raccontare una ricerca interdisciplinare nell’area extraurbana della città antica di Pompei

Panoramica dell’Insula Occidentalis a Pompei (foto parco archeologico pompei)

Presentato nel centro congressi Federico II di Napoli il libro “POMPEI. INSULA OCCIDENTALIS. Conoscenza Scavo Restauro e Valorizzazione” a cura di Giovanna Greco, Massimo Osanna e Renata Picone, edito dall’Erma di Bretschneider, Roma. Il libro, di oltre 700 pagine, raccoglie gli esiti di una ricerca interdisciplinare condotta sull’area extraurbana della città antica di Pompei da cinquantaquattro tra funzionari del Parco archeologico, docenti e giovani studiosi di cinque Dipartimenti dell’Ateneo fridericiano di Napoli; quelli di Architettura, di Strutture per l’ingegneria e l’architettura, di Scienze umanistiche, di Scienze della terra e di Agraria. Il volume raccoglie i saggi di Raffaele Amore, Consuelo Isabel Astrella, Aldo Aveta, Claudia Aveta, Serena Borea, Domenico Caputo, Luigi Cicala, Anna G. Cicchella, Chiara Comegna, Francesco Cona, Sabrina Coppola, Francesca Coppolino, Alessia D’Auria, Pantaleone De Vita, Bruna Di Palma, Gaetano Di Pasquale, Maurizio Fedi, Ersilia Fiore, Giovanni Florio, Rosa Anna Genovese, Paolo Giardiello, Giovanna Greco, Mauro La Manna, Gian Piero Lignola, Barbara Liguori, Bianca Gioia Marino, Giovanni Menna, Pasquale Miano, Vincenzo Morra, Iole Nocerino, Massimo Osanna, Andrea Pane, Valeria Paoletti, Annamaria Perrotta, Renata Picone, Ivano Pierri, Stefania Pollone, Andrea Prota, Giancarlo Ramaglia, Lia Romano, Valentina Russo, Giovanna Russo Krauss, Viviana Saitto, Claudio Scarpati, Domenico Sparice, Angela Spinelli, Teresa Tescione, Maria Pia Testa, Luana Toniolo, Damiana Treccozzi, Luigi Veronese, Mariarosaria Villani, Gian Paolo Vitelli. La ricerca è stata condotta all’interno della cornice istituzionale dell’Accordo quadro siglato tra l’università “Federico II” di Napoli e il parco archeologico di Pompei, per lo svolgimento di attività di ricerche e didattica finalizzata alla valorizzazione, fruizione e divulgazione del sito di Pompei, nel 2015, con la responsabilità scientifica di Giovanna Greco e Vincenzo Morra, e rinnovato nel 2019 con la responsabilità scientifica di Renata Picone e Vincenzo Morra. Un accordo che ha favorito, dopo un periodo di minore attenzione, il ritorno dell’Ateneo federiciano con le proprie competenze multidisciplinari sul sito di Pompei e che ha visto i curatori di questo volume coinvolti sin dal primo momento in un’attività di coordinamento delle plurime ricerche svolte.

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Copertina del libro “Pompei. Insula Occidentalis. Conoscenza scavo restauro e valorizzazione”

Lo studio multidisciplinare i cui esiti sono esposti all’interno del volume, ha affrontato gli aspetti legati alla conoscenza, messa in sicurezza, paleobotanica, archeologia e geofisica, nonché al restauro, alla conservazione e al miglioramento della fruizione dell’Insula Occidentalis di Pompei, alla scala urbana e architettonica. Lo sguardo intrecciato dei diversi saperi ha consentito di guardare al sito archeologico sotto diverse angolazioni, concorrendo ad un significativo avanzamento del quadro conoscitivo sull’area del Suburbio occidentale pompeiano e ad una strategia per la sua trasmissione al futuro e per una sua piena e consapevole valorizzazione. L’Insula Occidentalis di Pompei rappresenta oggi un’area strategica per il miglioramento dell’accessibilità e della fruizione al sito archeologico: essa include alcuni dei principali ingressi attuali alla città antica e costituisce la principale interfaccia tra l’area archeologica e la città contemporanea, contenuta nella Buffer zone perimetrata dall’UNESCO. A partire dall’analisi di queste specificità, gli studiosi coinvolti nella ricerca hanno previsto una fruizione diversificata del sito, alleggerendo anche la pressione antropica sui percorsi più frequentati, avviando una riflessione globale su questo comparto della città antica, che dalle Terme Suburbane arriva fino alla Villa dei Misteri. Il risultato, che possiamo vedere nelle pagine di questo volume, è un progetto organico e coerente che sulla base di analisi diagnostiche avanzate e ricerche archeologiche, propone un piano strategico per il restauro, la valorizzazione e l’accessibilità di una zona di Pompei a lungo dimenticata, potenziandone le possibilità di comprensione anche per il pubblico, nel rispetto dei suoi significati storici.

A Pompei applicate nuove tecnologie per il monitoraggio dello stato di conservazione dei manufatti archeologici: iniziati alla Casa di Arianna i rilievi con laser scanner per la modellazione tridimensionale in BIM

Alla Casa di Arianna a Pompei iniziati i rilievi con laser scanner per la modellazione tridimensionale in BIM (foto parco archeologico di pompei)

La Casa di Arianna a Pompei interessata dalle nuove tecnologie per il monitoraggio dello stato di conservazione dei manufatti archeologici. Sono iniziate da alcuni giorni le prime attività di rilievo con laser scanner della domus di Arianna, i cui dati confluiranno in una piattaforma HBIM, che per la prima volta sarà applicata al contesto archeologico pompeiano. HBIM è acronimo di Heritage Building Information Modeling, una tecnologia  che consente di acquisire informazioni per la gestione digitale integrata dei processi di conservazione, programmazione e manutenzione del sito, nell’ottica di una sempre maggiore sostenibilità economica e ambientale nella gestione del patrimonio archeologico. Il parco archeologico di Pompei, ancora una volta, si dimostra dunque campo privilegiato di applicazione delle nuove tecnologie di rappresentazione e monitoraggio delle strutture archeologiche. Avere a disposizione un modello digitale BIM implementabile di una domus o edificio archeologico permette di disporre di un database interoperabile  da interrogare (con l’ausilio di strumenti informatici dedicati al facility management) per pianificare in modo strategico le operazioni di manutenzione e gestire in maniera ottimale: il monitoraggio del degrado, anche strutturale, dell’edificio, attraverso un confronto informatizzato tra un dato inserito nel modello digitale e lo stesso dato rilevato in tempo reale tramite sensori; la pianificazione degli interventi di restauro; la catalogazione delle informazioni legate all’opera, che vengono in questo modo preservate tramite un archivio digitale in cloud; la simulazione degli effetti di eventi catastrofici (ad es. i terremoti).

Il gruppo di lavoro impegnato nei rilievi con laser scanner della domus di Arianna a Pompei (foto parco archeologico di pompei)

Il progetto è realizzato dal parco archeologico di Pompei assieme all’università Federico II di Napoli, che dal 2010 ha seguito per il sito di Pompei i progetti di miglioramento dell’accessibilità “Pompei accessibile”, “Accordo Deloitte” e “Enhancing Pompeii”, dal Politecnico di Milano che conduce da anni ricerche sul superamento dei modelli tradizionali di archiviazione dei dati e sulla costruzione di piattaforme interoperabili per i beni culturali e dall’Istituto di Scienze del Patrimonio Culturale del CNR, con una consolidata esperienza di ricerca sull’impiego delle tecnologie ICT per la conoscenza, conservazione e fruizione del patrimonio culturale. Il gruppo di ricerca  è composto per l’università di Napoli Federico II: Renata Picone (Coordinamento), Mario R. Losasso, Luigi Veronese, Enza Tersigni, Eduardo Bassolino, Mariarosaria Villani; il Politecnico di Milano: Stefano Della Torre, Luisa Ferro, Daniela Oreni; per il Cnr: Costanza Miliani, Elena Gigliarelli, Filippo Calcerano, Cristiano Riminesi; per il Parco archeologico di Pompei: Gabriel Zuchtriegel direttore generale, Alberto Bruni, Arianna Spinosa, Vincenzo Calvanese, Raffaele Martinelli; per Acca software: Antonio Cianciulli, Enrico Ciampi.

Alla Casa di Arianna a Pompei iniziati i rilievi con laser scanner per la modellazione tridimensionale in BIM (foto parco archeologico di pompei)

L’obiettivo del gruppo di ricerca, che vanta un approfondito know-how sui temi del restauro, miglioramento della fruizione del Parco archeologico pompeiano e delle tecnologie abilitanti per i patrimoni culturali, è di portare a compimento l’idea progettuale di un prototipo di piattaforma digitale HBIM calata su un’insula del Parco archeologico pompeiano in 6 mesi, per definire in una seconda fase la sperimentazione del risultato prototipale e la relativa dimostrazione di funzionalità. L’attività prevede il coinvolgimento di docenti e giovani ricercatori da impiegare nell’attività sul campo e si avvarrà della consulenza del Distretto tecnologico Stress, per la realizzazione di rilievi e indagini diagnostiche non invasive, e per l’elaborazione della piattaforma digitale, della società Acca Software, sviluppatrice dei programmi Edificius e usBIM, grazie ai quali i componenti della ricerca hanno già sperimentato soluzioni per l’implementazione dei programmi finalizzati alla lettura, all’archiviazione dati e all’interpretazione del patrimonio culturale.

Mibact. Gabriel Zuchtriegel è il nuovo direttore del parco archeologico di Pompei, subentra a Massimo Osanna: scelto tra 44 candidati. L’annuncio del ministro Franceschini. Il bilancio dei 7 anni di Osanna a Pompei e dei 6 anni di Zuchtriegel a Paestum

Gabriel Zuchtriegel è il nuovo direttore del parco archeologico di Pompei (foto Mibact)

Da Paestum a Pompei, dalla Magna Grecia alla piena romanità: è un viaggio non solo nella topografia e nell’archeologia dell’Italia antica ma anche nella gestione del patrimonio culturale nazionale quello che si accinge a intraprendere Gabriel Zuchtriegel, 40 anni, archeologo classico, che il 20 febbraio 2021 è stato nominato dal ministro per i Beni e le Attività culturali, Dario Franceschini, nuovo direttore del parco archeologico di Pompei. Nato nel 1981 a Weingarten, città della Repubblica Federale Tedesca, è stato il più giovane dei direttori nominati con la prima procedura pubblica internazionale per la selezione dei musei autonomi nel 2015, quando fu selezionato per guidare il parco archeologico di Paestum e Velia. Zuchtriegel ha studiato archeologia classica, preistoria e filologia greca a Berlino, Roma e Bonn, dove nel 2010 ha concluso un dottorato di ricerca sul sito laziale di Gabii nei pressi di Roma. È stato borsista dell’Istituto Archeologico Germanico e della Fondazione Alexander von Humboldt, che nel 2012 l’ha portato all’università della Basilicata (Matera) per un progetto di ricerca triennale sulla colonizzazione greca lungo la costa Ionica.

paestum_Conferimento cittadinanza italiana al direttore Zuchtriegel

Cittadino italiano: Gabriel Zuchtriegel, direttore del parco archeologico di Paestum e Velia, giura davanti al sindaco di Matera Raffaello De Ruggeri

Ha insegnato presso gli atenei di Bonn, Matera, Napoli “Federico II” e Salerno ed è autore di numerosi articoli e monografie, tra cui “Colonization and Subalternity in Classical Greece”, Cambridge University Press 2018.  Nel 2019, gli è stato riconosciuto il premio di Ravenna Festival. Nel 2015, ha collaborato nel “Grande Progetto Pompei” quale membro della Segreteria tecnica di progettazione. Da novembre 2015 dirige il parco archeologico di Paestum, al quale nel 2020 si è aggiunto il sito di Velia, ambedue iscritti nella lista del patrimonio Unesco. Zuchtriegel, che è sposato e ha due figli, è di origine tedesca; dal 2020 è anche cittadino italiano.

“Pompei è una storia di rinascita e riscatto”, ha dichiarato il ministro Franceschini, “un modello per tutta Europa nella gestione dei fondi comunitari. Un luogo in cui si è tornati a fare ricerca e nuovi scavi archeologici grazie al lavoro lungo e silenzioso delle tante professionalità dei beni culturali che hanno contribuito ai risultati straordinari e che sono motivo di orgoglio per l’Italia. Nel ringraziare il professor Osanna per il grande lavoro svolto in questi anni a Pompei faccio i più profondi auguri di buon lavoro a Gabriel Zuchtriegel che lascia un’esperienza estremamente positiva a Paestum per un lavoro entusiasmante: il più bel lavoro al mondo per un archeologo”.

L’uscente Massimo Osanna, l’entrante Gabriel Zuchtriegel e il ministro Dario Franceschini alla presentazione del nuovo direttore del parco archeologico di Pompei (foto Mibact)

Massimo Osanna, direttore uscente e attualmente direttore generale dei Musei Statali, che ha guidato con successo l’investimento dei fondi europei del Grande Progetto Pompei e riaperto la stagione degli scavi nel sito con numerosi e straordinari rinvenimenti: “Con emozione saluto oggi il mio successore, augurandogli un lavoro proficuo e appassionante. Lascio un luogo straordinario che è stato il mio mondo degli ultimi sette anni, a cui ho dedicato energie passione e impegno: sono felice di poterlo affidare nelle mani del nuovo direttore, nella consapevolezza che lascio Pompei in uno stato ben diverso da quello in cui l’ho trovata. Molto orgoglio, ma anche gratitudine per quanti hanno operato per la salvezza di uno dei siti archeologici più importanti del mondo, dal ministro Franceschini ai direttori generali del Grande Progetto Pompei a tutti i funzionari e il personale che mi ha accompagnato in questa grande sfida”.

Il neodirettore Gabriel Zuchtriegel, che lascia un’eredità positiva nella gestione del parco archeologico di Paestum e Velia, al momento della nomina commenta: “Pompei è speciale non solo per il suo patrimonio archeologico inestimabile, ma anche per la squadra di professionisti e operatori che lavorano nel sito con grande impegno e competenza e che sono felice di poter guidare per garantire la tutela e la fruizione di un luogo unico al mondo”.

Il Vesuvio domina l’orizzonte dal foro di Pompei (foto Cesare Abbate / Ansa)

La procedura di selezione. Il nuovo direttore è stato scelto tra i 44 candidati, di cui 10 di origine straniera, che si sono sottoposti al vaglio della commissione presieduta da Marta Cartabia, presidente emerita della Corte costituzionale e attualmente ministro della Giustizia, e composta da: Luigi Curatoli, già generale dell’Arma dei Carabinieri e direttore del Grande Progetto Pompei; Carlo Rescigno, accademico dei Lincei e professore ordinario di Archeologia classica all’università della Campania “L. Vanvitelli”; Andreina Ricci, già professoressa ordinaria di Metodologia e tecnica della ricerca archeologica all’università di Roma “Tor Vergata”; Catherine Virlouvet, già direttrice della École française di Roma e professoressa emerita all’università d’Aix-Marseille. Al termine della selezione, conclusa con i colloqui dei dieci candidati della short list, tenutisi il 10 e 11 febbraio 2021, la commissione ha individuato la terna dei candidati da sottoporre al Ministro, tra i quali è stato nominato il nuovo direttore che prenderà prossimamente servizio. Oltre a Gabriel Zuchtriegel la terna era composta da Renata Picone, professoressa ordinaria di restauro nell’Università degli studi Federico II di Napoli, e Francesco Sirano direttore del parco archeologico di Ercolano dal 2017.

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Nuovi scavi 2018 a Pompei: Massimo Osanna scopre un affresco con il ritratto di donna in tondo dalla Casa del Giardino (foto Mibact)

Il parco archeologico di Pompei dal 2014 al 2021. Negli ultimi sette anni, sotto la guida del professor Massimo Osanna, il parco archeologico di Pompei è tornato a nuova vita: archeologi, architetti, restauratori, ingegneri e uno staff di professionisti specializzati (geologo, vulcanologo, antropologo, archeobotanico, archeozoologo) e comunicatori hanno lavorato quotidianamente ottenendo straordinari risultati e hanno speso in modo efficiente le risorse europee rendendo il Parco un modello di spesa virtuoso a livello internazionale. Una forte attenzione è stata anche posta alle misure per migliorare l’accessibilità e la fruizione di quello che, con circa 4 milioni di visitatori all’anno, è il secondo sito più visitato d’Italia: 4 km di itinerario facilitato per persone con difficoltà motoria, un’offerta diversificata di visita con domus riaperte dopo il restauro e/o aperte per la prima volta, itinerari del verde con giardini storici ricostruiti, progetto di museo diffuso, uso delle tecnologie digitali e riallestimento di nuovi spazi espositivi. Dopo decenni si è tornati inoltre e a scavare in quella parte della città mai indagata finora.. Le indagini hanno restituito dati significativi per la conoscenza della città antica, oltre a eccezionali scoperte. Numerose sono state, in questi anni, le collaborazioni con le Università e i principali istituti di ricerca internazionali per indagini e ricerche archeologiche.

Il grande complesso dei Praedia di Giulia Felice a Pompei (foto parco archeologico di Pompei)
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Il Grande Progetto Pompei, quinquennale, è stato avviato nel 2014

Il Grande Progetto Pompei. Il Progetto per la tutela e la valorizzazione dell’area archeologica di Pompei (Grande Progetto Pompei) è stato finanziato dalla Commissione Europea quale Grande Progetto Comunitario. Importo complessivo: 105 milioni di euro. Cofinanziamento UE: 75%, quota nazionale: 25%. Interventi finanziati: 76. In 5 anni sono stati eseguiti 76 interventi relativi ai 5 piani di intervento, di cui: 51 per il piano delle opere (interventi su strutture archeologiche); 8 per il piano della conoscenza; 2 per il piano della sicurezza; 7 per il piano della capacity building; 8 per la fruizione e comunicazione. Sono 74 gli interventi conclusi, di cui su 2 cantieri sono in corso le fasi di collaudo. Dall’inizio del GPP, grazie agli interventi di messa in sicurezza e restauro, sono stati consegnati alla fruizione pubblica 46 edifici, tra i quali i Praedia di Giulia Felice, la Casa del Criptoportico, la Casa di Leda e il Cigno, quella del Frutteto, la Casa degli Amanti e l’emblematica Villa dei Misteri. I nuovi scavi hanno restituito al mondo affreschi meravigliosi, mosaici unici e una nuova possibile ipotesi sulla datazione dell’eruzione del Vesuvio. Inoltre, grazie alle ultime tecnologie applicate alla ricerca (come per esempio i calchi di Fiorelli), è stato possibile acquisire nuovi e importanti dati di conoscenza sulla vita quotidiana e i costumi della città di Pompei.

L’installazione dei sensori sul tempio di Nettuno a Paestum (foto pa-paeve)
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Gabriel Zuchtriegel, direttore del parco e del museo di Paestum e Velia

Parco Archeologico di Paestum e Velia dal 2015 al 2021. Negli ultimi sei anni, sotto la guida dell’archeologo tedesco Gabriel Zuchtriegel, il parco archeologico di Paestum ha raggiunto numerosi e importanti risultati soprattutto in termini di tutela e ricerca, fruizione, valorizzazione e comunicazione, anche grazie all’autonomia gestionale e finanziaria di cui lo ha dotato la riforma Franceschini del 2014. Al centro della direzione Zuchtriegel sono stati gli interventi di messa in sicurezza, manutenzione straordinaria e ordinaria e restauro, per i quali sono stati investiti oltre 9 milioni di euro. Tra questi: un sistema di monitoraggio sismico sul Tempio di Nettuno con tecnologie avanzate, sviluppato insieme all’università di Salerno e finanziato con il mecenatismo privato attraverso ArtBonus; il Sistema Hera, il catalogo online fruibile anche dagli utenti esterni, che connette dati geografici (GIS), collezioni e archivi e raccoglie 2.653 schede di monumenti e 17914 reperti; gli scavi archeologici promossi nell’ambito di progetti di tutela e valorizzazione, che hanno portato alla luce nuovi dati, tra cui un tempio dorico del V sec. a.C. precedentemente sconosciuto e che ha dato nuova luce alla storia dell’architettura pestana e magno-greca; le collaborazioni con università, CNR e società private che hanno portato a nuove scoperte anche grazie all’uso di tecnologie innovative come la geofisica e la fotografia multispettrale.

Veduta aerea del Santuario Meridionale a Paestum con il tempio di Nettuno e la Basilica (foto pa-paeve)

Fruizione, accessibilità, comunicazione. Esemplare, in termini di accessibilità così come di fruttuosa cooperazione tra pubblico e privato, è l’intervento sul tempio arcaico noto come “Basilica” che, dal 2016, è accessibile senza più barriere architettoniche grazie al finanziamento costituito dai proventi di una mostra in collaborazione con il concessionario. Attualmente, è l’unico tempio greco ancora in piedi pienamente agibile/praticabile in tutto il Mediterraneo. Nuovi percorsi, tra cui un parco giochi a tema archeologico, hanno aumentato allargato il pubblico e ampliato l’offerta, con particolare attenzione ai più piccoli. La comunicazione digitale, con strategie social diverse e coinvolgenti, hanno portato il Parco a raggiungere i 150 mila follower, aumentando così visibilità e interazione con gli utenti diffondendo la conoscenza del patrimonio in rete. Dal 2015 al 2019, durante la gestione Zuchtriegel, il pubblico del parco archeologico è cresciuto del 48% (2015: 279.078; 2019: 443.743) e nel 2020, a causa della pandemia, ha subito un forte calo pari a oltre il 70% in media con quanto accaduto a tutti i luoghi del Sistema Museale Nazionale. Con l’introduzione di un abbonamento annuale a partire dal 2016, è aumentato in modo significativo il coinvolgimento del territorio, con anche la nascita dell’associazione “Amici di Paestum” nel 2017. È proprio in collaborazione con le associazioni del territorio che si svolgono lavoratori inclusivi per scuole e famiglie, con una particolare attenzione allo spettro autistico.

“Monitoraggio e manutenzione delle aree archeologiche. Cambiamenti climatici, dissesto idrogeologico, degrado chimico-ambientale”: dalla Curia Iulia del Foro Romano presentazione on line del volume che raccoglie gli atti del convegno. Il “metodo Colosseo” diventa modello per altri siti archeologici

Una spettacolare immagine dall’alto del Colosso, icona di Roma

Con l’istituzione del Parco archeologico del Colosseo, nel 2018 è stato avviato un articolato progetto di monitoraggio e manutenzione, che nasce dalla volontà di costruire un sistema sostenibile di tutela al servizio della fruizione e della valorizzazione. Il monitoraggio difatti è uno strumento propedeutico ad una efficace attività di manutenzione programmata e quindi di conservazione preventiva. Con questa logica dunque si sta sviluppando il progetto che ha, tra i suoi scopi, quello di mettere a sistema quanto già avviato, sperimentando nuovi metodi di management mediante un approccio tecnologico innovativo, che possa costituire un modello anche per altri siti archeologici. Esperienze e risultati affrontati nel convegno internazionale di studi Roma tenutosi alla Curia Iulia il 20-21 marzo 2019. Ora gli atti sono stati raccolti nel volume “Monitoraggio e manutenzione delle aree archeologiche. Cambiamenti climatici, dissesto idrogeologico, degrado chimico-ambientale”, a cura di Alfonsina Russo e Irma della Giovampaola, edito da L’Erma di Bretschneider, che raccoglie le testimonianze e le buone pratiche nazionali e internazionali sul monitoraggio e sulla manutenzione delle aree archeologiche. 

La copertina del volume “Monitoraggio e manutenzione delle aree archeologiche. Cambiamenti climatici, dissesto idrogeologico, degrado chimico-ambientale” (L’Erma di Bretschneider)

Giovedì 26 novembre 2020, alle 17, il volume “Monitoraggio e manutenzione delle aree archeologiche. Cambiamenti climatici, dissesto idrogeologico, degrado chimico-ambientale”, con gli atti del convegno, sarà presentato online dalla Curia Iulia nel Foro Romano sulla pagina Facebook del PArCo. Interverranno Massimo Osanna, direttore generale dei Musei; Alfonsina Russo, direttore del parco archeologico del Colosseo; Renata Picone, professore ordinario di Restauro architettonico al dipartimento di Architettura dell’università “Federico II” di Napoli;  e Mario Tozzi, geologo, divulgatore scientifico, saggista. Seguirà un dibattito sul tema del monitoraggio e della manutenzione nelle aree archeologiche.

Alfonsina Russo, direttore del parco archeologico del Colosseo

“Il convegno internazionale di studi, insignito della medaglia del Presidente della Repubblica, si pone come una pietra miliare nel mondo della tutela del patrimonio culturale”, spiega Alfonsina Russo: “Per la prima volta infatti, ponendo come risorsa fondamentale la multidisciplinarietà, il parco archeologico del Colosseo ha riunito i rappresentanti di istituzioni attive nella sperimentazione di nuove metodologie di conservazione per un confronto sulle sfide del nuovo millennio: la riduzione della vulnerabilità e l’ aumento della resilienza attraverso l’utilizzo di tecnologie a basso impatto. In particolare gli atti illustrano i temi del monitoraggio e della manutenzione programmata nelle aree archeologiche, con il proposito di definire un protocollo che permetta di affrontare e risolvere le conseguenze derivanti dall’ evoluzione e dall’ incremento degli effetti prodotti dai cambiamenti climatici che interessano il nostro pianeta come conseguenza del riscaldamento globale. Attraverso il confronto tra ambiti di ricerca tradizionalmente distanti, i contributi del presente volume delineano quindi nuove metodologie di monitoraggio applicate al patrimonio culturale, senza trascurare l’ ordinaria ma complessa gestione delle aree archeologiche. L’impegno posto dal parco archeologico del Colosseo su questi temi sta dando i primi tangibili risultati: nelle more della pubblicazione di questi atti, infatti, il laboratorio e il sistema web-GIS per il monitoraggio del patrimonio culturale del Parco, curati da Irma Della Giovampaola, sono stati finalmente avviati e prossimi ad una prima effettiva sperimentazione sui monumenti del Foro Romano”.

A Pompei nella mostra “Tesori sotto i lapilli” gli arredi, gli affreschi e i gioielli dall’Insula Occidentalis, grandioso complesso di ville urbane, tra cui la casa del Bracciale d’Oro, attualmente chiusa per un articolato progetto di restauro

Lucerna in bronzo con sigillo di Fabio Rufo: uno dei “tesori” esposti all’Antiquarium di Pompei

Disegni del progetto per il nuovo percorso all’interno dell’Insula occidentalis, planimetria generale e alzati

Il direttore generale di Pompei, Massimo Osanna

L’Insula Occidentalis è un grandioso complesso di ville urbane (casa della Biblioteca, casa del Bracciale d’oro, casa di Fabio Rufo, casa di Castricio) è situato all’estremità occidentale della città antica di Pompei, disposta su quattro terrazze panoramiche digradanti scenograficamente verso il mare, offrendo al visitatore una testimonianza del gusto romano di vivere in fastose ed eleganti dimore. Affreschi, mosaici, arredi costruiscono uno spazio dove si poteva sperimentare il piacere del vivere, immersi in una raffinata bellezza fatta di pitture con colti richiami letterari o che ritraggono lussureggianti giardini che si aprono su spazi verdi in un’ideale continuità, di mosaici pavimentali con marmi colorati da tutte le regioni dell’impero e spettacolari giochi d’acqua. L’Insula Occidentalis è attualmente oggetto di un articolato intervento nell’ambito del progetto GPP 27 che mira non solo a mettere in sicurezza e a restaurare queste ricche ville urbane ma anche a valorizzarle attraverso percorsi di visita che restituiscano al pubblico questi edifici chiusi da tempo. L’intervento di restauro prevede la demolizione delle strutture in cemento armato danneggiate e la costruzione di nuove coperture secondo le più aggiornate metodologie di intervento. È di grande rilevanza, inoltre, la sistemazione della scarpata sottostante la casa della Biblioteca, oggi a rischio di frana, che verrà adeguatamente consolidata. Queste case torneranno quindi ad essere parte integrante della visita della città antica con apprestamenti che faciliteranno i percorsi interni. Inoltre, nell’area a sud-ovest della casa di Fabio Rufo verrà realizzato un giardino progettato in modo tale da riproporre l’organizzazione degli spazi verdi antichi. Quest’area permetterà di migliorare la fruizione del complesso mettendo a disposizione dei visitatori delle zone di aggregazione e di sosta in uno dei punti più suggestivi del sito in quanto spazio di mezzo, indefinito, tra il dentro e il fuori della città antica.

L’archeologa Luana Toniolo, curatrice della mostra “Tesori sotto i lapilli”

Il manifesto della mostra all’Antiquarium di Pompei

L’affresco delle “Nozze di Alessandro e Rossane” dalla Casa del Bracciale d’Oro

In attesa dell’ultimazione dei lavori, il piacere di vivere, la raffinata bellezza delle pitture pompeiane, fatta di colti richiami letterari, immagini trompe-l’oeil di lussureggianti giardini, mosaici colorati, arredi e oggetti preziosi provenienti dall’Insula Occidentalis di Pompei, ma anche l’immagine devastante della morte, congelata nella forma dei calchi, che ne interrompe l’incanto, si possono rivivere nella mostra “Tesori sotto i lapilli. Arredi, affreschi e gioielli dall’Insula Occidentalis” aperta fino al 31 maggio all’Antiquarium degli scavi di Pompei. La mostra, presentata dal soprintendente Massimo Osanna e dalla curatrice, l’archeologa Luana Toniolo, offre al pubblico la possibilità di ammirare alcuni dei ricchi arredi e delle pitture parietali di una delle case più note del grandioso complesso delle ville urbane dell’Insula Occidentalis, la Casa del Bracciale d’Oro, chiusa da decenni al pubblico e oggi non visitabile per gli interventi di restauro e valorizzazione in atto che, come detto, restituiranno l’intero complesso alla fruizione.

Il bracciale d’oro, il prezioso reperto che ha dato il nome alla domus nell’Insula Occidentalis di Pompei

I calchi delle vittime trovate nella Casa de Bracciale d’Oro a Pompei

La Casa del Bracciale d’Oro deve il suo nome a un grande bracciale in oro dal peso di 610 gr. indossato da una delle vittime che tentava di fuggire. Il bracciale, in esposizione, è caratterizzato nella parte terminale da due teste di serpente affrontate che reggono tra le fauci un disco con il busto della dea Selene (Luna). La dea è una fanciulla con il capo coronato da una mezzaluna circondata da sette stelle e solleva le braccia per trattenere un velo rigonfio. Un altro fuggiasco portava invece con sé una cassettina in legno e bronzo con 40 monete d’oro e 175 in argento, anch’essa esposta. Al momento dell’eruzione nel 79 d.C. due adulti e un bambino cercarono riparo nel sottoscala di uno degli ambienti di servizio della lussuosa Casa del Bracciale d’oro. Quelli esposti sono i calchi degli abitanti che in questo ambiente trovarono la morte. La casa presentava un grande triclinio con raffinati affreschi come quello delle Nozze di Alessandro e Rossane e di Arianna e Dioniso a Nasso (esposti in mostra), che alludono al tema delle unioni matrimoniali felici. Durante la stagione estiva i banchetti si svolgevano al piano inferiore in un lussuoso triclinio aperto su un grande spazio verde rinfrescato dalle acque di un monumentale ninfeo, visibile in mostra, rivestito da mosaici policromi in pasta vitrea, conchiglie e schiuma di lava per suggerire l’idea di una grotta secondo la moda dell’epoca.

Progetto dei nuovi percorsi di accesso alle Terme e alle ville suburbane

L’Insula Occidentalis è anche oggetto di un’altra ricerca in corso, “Per una fruizione ampliata dell’area suburbana di Pompei”, condotta nell’ambito dell’Accordo-quadro tra l’università di Napoli Federico II e il Parco Archeologico di Pompei. Lo studio ha consentito di progettare nuove opportunità di visita, alternative a quelle al momento maggiormente frequentate che, attraverso percorsi accessibili a tutti, permetteranno la fruizione in comfort e sicurezza di manufatti antichi oggi non valorizzati nelle loro potenzialità o addirittura non visitabili. Il percorso di visita dell’Insula Occidentalis, articolato per tratti all’interno di un percorso di circa due ore, si sviluppa attraverso punti che risolvono le criticità attualmente presenti e favoriscono l’accessibilità a strutture quali la Villa di Diomede, gli edifici lungo Via dei Sepolcri e le Terme Suburbane. Per queste ultime è previsto un nuovo accesso dall’attuale parcheggio che consentirà a tutti, anche alle persone con disabilità motorie o percettive, di fruire del manufatto termale per il quale si prevede, nel rispetto del percorso di visita interno originario, un nuovo sistema di attraversamento accessibile a tutti. L’approccio multidisciplinare, che vede il coinvolgimento di cinque dipartimenti dell’ateneo fridericiano con il coordinamento del dipartimento di Architettura e della prof.ssa Renata Picone, costituisce un virtuoso esempio di collaborazione istituzionale che ha visto l’università mettere le proprie competenze al servizio del territorio e di un luogo simbolo della memoria collettiva.