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Cagliari. Al via i “Pomeriggi della Fondazione” con il Mediterraneo al centro degli incroci di civiltà. Si inizia con la direttrice del museo del Bardo di Tunisi su “La Provincia romana d’Africa e il bacino del Mediterraneo: tempo libero e intrattenimenti nel segno dell’omologazione”

Il grande cortile interno del museo del Bardo di Tunisi, protagonista della prima conferenza sugli incroci di civiltà nel Mediterraneo

Locandina de “I Pomeriggi alla Fondazione” a Cagliari sugli “Incroci di civiltà”

Quattro incontri promossi a Cagliari per approfondire gli “incontri di civiltà” nel Mediterraneo a corollario della mostra “Le Civiltà e il Mediterraneo”, in corso fino al 16 giugno nella doppia sede di Palazzo di Città e del museo Archeologico nazionale di Cagliari. Spunti di riflessione sulle connessioni, i contatti, le analogie e le differenze nello sviluppo delle culture e delle civiltà che gravitavano sul Mediterraneo e sui collegamenti con l’Oriente e il Caucaso dal Neolitico all’Età del Bronzo – cuore dell’esposizione – fino all’affermazione romana. Il tutto con un occhio di riguardo alla Sardegna (per la quale si sta definendo un incontro specifico) che ha sviluppato la peculiare cultura nuragica, ma che pure mostra relazioni significative con le altre civiltà e comunque al centro di importanti scambi e contatti. Tra i mesi di aprile e giugno 2019, nella sede della Fondazione di Sardegna, in via San Salvatore da Horta 2 a Cagliari, protagonisti per “I Pomeriggi della Fondazione” (a ingresso è libero fino ad esaurimento posti disponibili), protagonisti importanti personalità del panorama archeologico, culturale ed accademico italiano ed internazionale. L’iniziativa si svolge in stretta collaborazione con gli altri promotori della grande mostra inter-nazionale recentemente inaugurata – la Regione Sardegna, il Mibac-Polo museale della Sardegna, i musei civici di Cagliari e il museo statale Ermitage, con il supporto di Ermitage Italia. Si inizia martedì 9 aprile alle 17.30 con Fatma Naït Yghil, direttrice del museo nazionale del Bardo di Tunisi, su “La Provincia romana d’Africa e il bacino del Mediterraneo: tempo libero e intrattenimenti nel segno dell’omologazione”. Segue, martedì 7 maggio 2019, Giorgio Ieranò, professore ordinario di Letteratura greca all’università di Trento, su “In viaggio con Medea: sulle rotte del mito tra il Mediterraneo e il Caucaso”. Terzo appuntamento mercoledì 22 maggio 2019, con Paolo Giulierini, direttore del museo Archeologico nazionale di Napoli, su “Il Mann e il Mediterraneo”. Chiude “I Pomeriggi della Fondazione”, mercoledì 5 giugno 2019, Frederik Mario Fales, professore ordinario di Storia del Vicino Oriente antico e di Filologia semitica all’università di Udine, su “Gli Shardana e i Popoli del Mare”.

Fatma Naït Yghil, direttrice del museo nazionale del Bardo di Tunisi

Ospite d’eccezione del primo appuntamento di martedì 9 aprile 2019 sarà Fatma Naït Yghil, direttrice del museo nazionale del Bardo di Tunisi, che parlerà de “La Provincia romana d’Africa e il bacino del Mediterraneo: tempo libero e intrattenimento nel segno dell’omologazione”. Già responsabile ricerche Storia e archeologia romana all’istituto nazionale del Patrimonio di Tunisi, Fatma Naït Yghil è responsabile scientifica della Collezione dei mosaici e sculture del museo nazionale del Bardo di Tunisi. Laureata presso la Facoltà di Lettere e Filosofi a di Tunisi con un master in Storia e una tesi sugli spettacoli in Africa in epoca romana, vanta anche un Diplome d’Etudes Approfondisse (DEA) in Storia e archeologia antica con uno studio sulle “Pratiche sportive e spettacoli dei giochi atletici e di pugilato in Africa nell’epoca romana” e un dottorato in Storia antica e Archeologia antica dedicato alla “Ricerca sugli svaghi e spettacoli nell’Africa in epoca romana”. È autrice di numerosi articoli sullo sport, sui giochi e sulle attività legate al tempo libero nell’Africa romana e sul museo nazionale del Bardo. Ha partecipato, con altri autori tunisini e stranieri, alla realizzazione del libro sul Bardo in omaggio alle vittime del 18 marzo 2015 sotto la guida di Samir Aounallah: “Un monumento, un museo, io sono il Bardo”. Docente alla facoltà di Scienze umane e sociali di Tunisi ha diretto diverse tesi e progetti di laurea per i corsi di diverse facoltà di Tunisi. Ha ricoperto importanti ruoli istituzionali come Segretario generale dell’ufficio ICOM Tunisia ed è membro dell’ufficio ICOMOS Tunisia. Ha più volte curato o coordinato mostre temporanee come: commissario tunisino per la mostra “Il Bardo ad Aquileia”, coordinatrice franco-tunisina per la mostra “Lieux Saints Partages”, in partenariato con il MUCEM, museo delle Civiltà europee e il Mediterraneo e l’istituto nazionale del Patrimonio, museo nazionale del Bardo, commissario della mostra sul sito archeologico di Dougga presso la sede dell’UNESCO a Parigi, in occasione del 20° anniversario dell’iscrizione del sito nella Lista del Patrimonio Mondiale.

Mosaico romano con “Lottatori nudi in presa” provenienti dalla terme di Ghigti, oggi al Bardo

L’altro mosaico romano con “Lottatori nudi in presa” provenienti dalla terme di Ghigti, oggi al Bardo

Salito alla ribalta delle cronache internazionali per il sanguinoso attentato perpetrato dall’Isis il 18 marzo 2015, con 22 vittime e oltre 40 feriti, il museo nazionale del Bardo è il più antico museo del nord Africa e ospita una delle più straordinarie raccolte archeologiche al mondo, vantando soprattutto una ineguagliabile collezione di mosaici di epoca romana, di cui alcuni esemplari sono stati eccezionalmente prestati per la mostra “Le civiltà e il Mediterraneo”. In particolare, tra le opere giunte da Tunisi ed esposte al museo Archeologico nazionale di Cagliari in dialogo con la collezione permanente – oltre a sculture e importanti manufatti – anche due mosaici del II-III sec. d.C., entrambi raffiguranti due “Lottatori nudi in presa” provenienti dalla terme di Ghigti. Grazie all’intervento della direttrice del Bardo, moderato da Manuela Puddu, funzionaria archeologa del museo Archeologico nazionale di Cagliari, il pubblico avrà l’occasione di conoscere meglio un aspetto affascinante della cultura romana, quello del tempo libero e dell’intrattenimento: non una semplice occasione di svago, quanto una modalità attraverso cui affermare superiorità e potere da parte dei romani.

L’imponente anfiteatro romano di El Jem in Tunisia (foto Graziano Tavan)

Intorno la metà del III secolo d.C. vi erano oltre 100 anfiteatri in tutto l’impero, 32 nella sola provincia d’Africa: è semplice capire quanto i giochi rappresentassero un forte elemento di romanizzazione, un mezzo attraverso il quale inglobare le società locali ed assoggettarle al potere imperiale. Una presenza tanto significativa di arene nei territori nordafricani può essere spiegata tenendo conto di un fattore importante nell’industria dei giochi, specialmente in quelli venatori: nelle venationes, spettacoli che ricreavano scene di caccia, ottenere animali esotici dagli angoli più remoti dell’impero rappresentava un’ostentazione di ricchezza e potere da parte dell’imperatore, che cosi aveva l’occasione di mostrare al popolo animali che altrimenti non avrebbe mai visto. Le terre della provincia d’Africa abbondavano tanto di rinoceronti, orsi, pantere e leoni tali da rendere l’approvvigionamento di animali per la vendita a circhi ed anfiteatri un’attività alquanto redditizia, al punto che vi furono personaggi che giunsero a farsi una buona reputazione in questo campo: è il caso di Olimpo, cantato dai poeti africani come uomo dal viso amato da coloro che “apprezzano l’ebano e l’ombra violetta che orna i prati verdeggianti”…

Cagliari si prepara ad ospitare la grande mostra “Le civiltà e il Mediterraneo”, oltre 550 opere da importanti musei internazionali e dalle collezioni sarde per connettere la cultura nuragica ai grandi processi di civilizzazione della protostoria

Maurizio Cecconi introduce la mostra “Le civiltà e il Mediterraneo” al museo Archeologico nazionale di Cagliari (foto Graziano Tavan)

Il manifesto della mostra “Le civiltà e il Mediterraneo” dal 31 gennaio 2019 a Cagliari

Tutto è cominciato con una ricerca puntuale dei pezzi più significativi sulla civiltà nuragica in particolare e le testimonianze dal Neolitico al primo millennio a.C. in generale presenti non solo nel museo Archeologico nazionale di Cagliari ma in tutta la rete di istituzioni che fa capo al Polo museale della Sardegna, diretto da Giovanna Damiani. “Ne è uscito un elenco particolarmente interessante e stimolante che abbiamo deciso di far conoscere ad alcuni grandi musei internazionali”, esordisce Maurizio Cecconi, segretario generale di Ermitage Italia e ad di Villaggio Globale International, “per capire se nelle loro rispettive collezioni si potessero cogliere assonanze o dissonanze”. Il risultato lo potremo apprezzare dal 31 gennaio 2019 quando nelle sedi del museo Archeologico nazionale di Cagliari e di Palazzo di Città, aprirà la mostra “Le Civiltà e il Mediterraneo” (fino alla fine di maggio), un grande evento per guardare dalla Sardegna alle Civiltà del Mediterraneo all’alba della Storia. Intrecci, confronti, dialoghi dal bacino del Mare Nostrum alle montagne del Caucaso. Oltre 550 opere da importanti musei internazionali e dalle collezioni sarde per connettere la cultura nuragica ai grandi processi di civilizzazione della protostoria.

“Eurasia, , fino alle soglie della Storia. Capolavori dal Museo Ermitage e dai Musei della Sardegna”: la mostra tenutasi a Cagliari nel 2015

La locandina del convegno internazionale “Le civiltà e il Mediterraneo” a Cagliari il 1° dicembre 2017

Un progetto nato nel 2015. Due eventi in questo ultimo triennio hanno avvolto la Sardegna di una luce propria, in un contesto culturale e di interesse turistico di grande rilievo. Con la mostra del 2015 “Eurasia – fino alle soglie della storia”, Cagliari ha avviato un’importante relazione con il museo statale Ermitage – i cui capolavori si sono incrociati con quelli sardi e di altre regioni italiane – aprendo il cammino ad un ragionamento sullo sviluppo delle civiltà in epoca preistorica nel contesto Euroasiatico, intravedendo legami e connessioni intraculturali e restituendo alla Sardegna un ruolo assolutamente centrale negli incroci di civiltà (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2015/12/15/dai-popoli-del-caucaso-alla-civilta-nuragica-leurasia-protagonista-nella-mostra-di-cagliari-con-eccezionali-reperti-dal-museo-dellermitage-di-san-pietroburgo-in-dialogo-con-i-manufa/). Quindi, con il convegno del 2017 “Le Civiltà e il Mediterraneo – grandi musei a confronto” promosso dall’assessorato del Turismo della Regione Autonoma Sardegna, si sono gettate le basi di una riflessione internazionale di più vasta portata sul tema, che ha coinvolto studiosi ed esponenti di prestigiosi musei, strategici nella ricognizione delle civiltà del Mediterraneo in età preistorica e nella ridefinizione del ruolo dell’Isola e delle sue culture in questo contesto (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2017/11/30/le-civilta-e-il-mediterraneo-in-un-eccezionale-convegno-internazionale-i-grandi-musei-si-confrontano-a-cagliari-sul-mediterraneo-per-secoli-crocevia-di-culture-culla-delle-piu-sign/). Una tematica sostanziale dal punto di vista culturale e turistico, che ha reso desiderabile lo sviluppo di nuove prospettive e che ha spinto l’assessorato del Turismo Artigianato e Commercio a sottoscrivere insieme a Mibac, Polo Museale della Sardegna, Comune di Cagliari e Fondazione di Sardegna, un protocollo di collaborazione culturale pluriennale con il grande museo di San Pietroburgo, con il coinvolgimento di Ermitage Italia, per ampliare i fronti di ricerca e di studio, dando conto del ruolo e della storia sarda, quale occasione di promozione internazionale e di affermazione identitaria. Si riconosce in tal modo una centralità della Sardegna come punto di osservazione verso l’esterno, per confermare non solo le sue radici profondamente mediterranee, ma quale avamposto delle connessioni tra le varie civiltà sviluppatesi nel Mediterraneo.

Statuetta in alabastro dal Caucaso (fine 3000 a.C.) conservata al museo statale Ermitage di San Pietroburgo

Giovanna Damiani, direttrice del Polo museale della Sardegna (foto Graziano Tavan)

Barbara Argiolas, assessore regionale a Turismo, Artigianato e Commercio (foto Graziano Tavan)

La grande mostra “Le civiltà e il Mediterraneo” è stata presentata in anteprima al museo Archeologico nazionale di Cagliari, presenti tutti gli attori protagonisti del progetto culturale. “Ci sono molti motivi per cui questa iniziativa è così importante”, dice il presidente della Regione Francesco Pigliaru in apertura del suo intervento, ringraziando quanti hanno lavorato “per raggiungere l’obiettivo ambizioso di questa mostra, che partita anni fa da un’idea lungimirante del Comune di Cagliari ha intrecciato collaborazioni preziose diventando una chiave per aprire nuove prospettive. La Sardegna possiede un’eredità storica e archeologica tanto straordinaria quanto ancora poco conosciuta nel mondo – sottolinea -, e crediamo sia giusto impegnarci al massimo perché questo patrimonio così peculiare abbia una visibilità internazionale crescente, tale da intercettare ampie fasce di quel turismo che negli anni sta diventando sempre più colto, sempre più curioso, sempre più alla ricerca di qualità nel paesaggio, nel cibo, nella storia, nell’archeologia. D’altro canto la lezione del passato è un messaggio chiarissimo per il presente e per il futuro. La Sardegna nel Mediterraneo antico non era isolata ma, al contrario, avamposto centralissimo, luogo e intreccio di connessioni. Un ruolo importante che abbiamo avuto e che oggi, in questo particolare momento storico, siamo più che mai chiamati a continuare a svolgere – conclude il presidente Pigliaru -, per favorire il dialogo tra la sponda nord e la sponda sud”. E Giovanna Damiani, direttrice del Polo Museale della Sardegna: “La partecipazione a un progetto che mette in primo piano la centralità culturale dell’isola ci inorgoglisce come Istituzione che ha da sempre posto questo aspetto tra i suoi compiti principali. Il Polo museale della Sardegna, infatti, racchiude al suo interno tutte le anime che, da un capo all’altro dell’isola, nella straordinaria varietà delle sue collezioni, raccontano una storia cultuale lunga oltre 6-7mila anni”. Particolarmente soddisfatto anche l’assessore alla Cultura, Paolo Frau, intervenuto per il sindaco Massimo Zedda impossibilitato a intervenire: “Siamo orgogliosi di proseguire la collaborazione avviata nel 2015, in occasione di Cagliari Capitale Italiana della Cultura, con il museo Ermitage di San Pietroburgo. La mostra “Le Civiltà e il Mediterraneo” costituisce una nuova e straordinaria occasione di confronto internazionale e di crescita per i nostri musei, un’altra testimonianza di quanto Cagliari e la Sardegna intera possano offrire con la nostra civiltà nuragica. Una rete di relazioni e rapporti che diventa nuovamente attuale a distanza di millenni e che l’evento espositivo racconterà ai visitatori. Un appuntamento ancora più importante in questo periodo storico, ulteriore prova di quanta importanza abbia avuto e abbia il Mediterraneo nello scambio di cultura, esperienze, arte e commercio”. Infine Barbara Argiolas, assessore regionale a Turismo, Artigianato e Commercio: “Con questa mostra vogliamo posizionare la Sardegna sulle rotte del grande turismo culturale. Abbiamo necessità di valorizzare, raccontare e promuovere il nostro straordinario patrimonio archeologico e storico, e con questa esposizione lo facciamo in rapporto alle civiltà che nei millenni sono sorte sulle sponde del mar Mediterraneo e con il coordinamento scientifico delle più importanti istituzioni internazionali. La cultura, materiale e immateriale, insieme al paesaggio e alla qualità della vita, costituisce uno gli elementi strategici più importanti per accrescere il valore della nostra destinazione non solo nei mesi estivi, ma anche nei cosiddetti mesi di spalla. In questo senso, la sfida di “Le Civiltà e il Mediterraneo”, interamente finanziata con fondi europei, è proprio il suo arco temporale: da gennaio a maggio, mesi meno movimentati dal punto di vista turistico, per rendere Cagliari e la Sardegna ancora più attraenti per quei viaggiatori curiosi di conoscere la vera identità e cultura di chi li ospita e di vivere un’esperienza in luoghi accoglienti, ricchi di eventi e appuntamenti”.

Placca a nastro dell’11-8 a.C. da Koban (Russia) conservata nel museo di Pre e Protostoria di Berlino

“Che cos’è il Mediterraneo?” si chiede lo storico Fernand Braudel, e risponde: “Mille cose insieme. Non un paesaggio, ma innumerevoli paesaggi. Non un mare, ma un susseguirsi di mari. Non una cultura ma una serie di culture accatastate le une sulle altre. Viaggiare nel Mediterraneo significa sprofondare nell’abisso dei secoli, perché è un crocevia antichissimo”. Comincia così il video che anticipa temi e immagini della grande mostra “Le civiltà e il Mediterraneo”, curata da Yuri Piotrovsky del museo statale Ermitage, Manfred Nawroth del Pre and Early History-National museum di Berlino, in collaborazione con Carlo Lugliè, docente all’università di Cagliari e Roberto Concas, direttore del museo Archeologico nazionale di Cagliari. Un complesso di oltre 550 reperti, dove il nucleo centrale è dedicato all’archeologia preistorica sarda – circa 120 opere rappresentative dell’evoluzione delle culture dal Neolitico alla metà del primo millennio a.C. – mentre gli altri reperti, sono chiamati a rappresentare diverse culture e aree del Mediterraneo e del Caucaso, nel medesimo arco temporale e provengono da grandi musei archeologici pertinenti per geografia o collezioni: il museo Archeologico nazionale di Napoli, il museo del Bardo di Tunisi, il museo Archeologico di Salonicco, il museo di Berlino e ovviamente il museo statale Ermitage di San Pietroburgo, a documentare come il bacino del Mediterraneo non sia stato un luogo chiuso ma contaminante e in continua evoluzione. Un corpus espositivo di grande significato e fascino; un evento culturale internazionale unico e fondamentale per la valorizzazione della storia, della cultura e dell’arte della Sardegna, organizzato da Villaggio Globale International con un allestimento contemporaneo, scenografico e visionario firmato da Angelo Figus. Un viaggio nel tempo, nello spazio, nella storia delle civiltà che si sono intessute in quel Mare Nostrum che appare matrice primigenia, luogo permeabile di culture, arti e saperi.