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Tempio di Ciro vicino a Persepoli: il giallo archeologico potrebbe essere a una svolta con la quarta campagna di scavo a Tol-e Ajori. Rinnovata per altri cinque anni all’università di Bologna la concessione di ricerche archeologiche in Iran: un successo per l’Alma Mater

L'edificio di epoca proto-achemenide portato alla luce nello scavo di Tol-e Ajori, vicino a Persepoli in Iran

L’edificio di epoca proto-achemenide portato alla luce nello scavo di Tol-e Ajori, vicino a Persepoli in Iran

Il giallo archeologico del “tempio di Ciro vicino Persepoli” potrebbe essere a una svolta. Con i risultati della quarta campagna di scavo a Tol-e Ajori. Vi ricordate? Archeologiavocidalpassato ne ha parlato diffusamente quasi un anno fa (https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2013/12/25/tempio-di-ciro-vicino-a-persepoli-un-giallo-archeologico-insoluto-unico-esempio-finora-di-architettura-proto-achemenide-con-pantheon-mesopotamico/) quando il professore dell’università di Bologna, Pierfrancesco Callieri, tornando dall’Iran, dove dirige col collega iraniano dell’università di Shiraz, professor Alireza Askari Chaverdi, la missione archeologica nella piana di Persepoli, aveva annunciato gli importanti quanto intriganti ritrovamenti a Tol-e Ajori: alla fine della campagna di scavo 2013 il prof. Callieri il monumentale edificio achemenide, quasi una copia della porta di Ishtar a Babilonia, individuato nel 2011 a Tol-e Ajori, nella piana di Persepoli nella regione di Fars in Iran meridionale, lo aveva definito un edificio monumentale destinato a funzione cerimoniale o rituale molto probabilmente dell’epoca dii Ciro, quindi – al momento- unico esempio di architettura proto-achemenide con pantheon mesopotamico.

Il prof. Pierfrancesco Callieri in azione a Tol-e Ajiori vcino a Persepoli, in Iran

Il prof. Pierfrancesco Callieri in azione a Tol-e Ajiori vcino a Persepoli, in Iran

2014: quarta campagna di scavo. È evidente, quindi, che sono alte le aspettative dalla quarta campagna di scavo a Tol-e Ajori della missione congiunta irano-italiana iniziata il 25 settembre e che si protrarrà fino al 5 novembre. E le indiscrezioni che rimbalzano dall’Iran giustificherebbero queste aspettative. Pierfrancesco Callieri avrebbe annunciato “bei risultati”. Quindi ancora un paio di settimane e sapremo se sarà stata dipanata l’intricata vicenda del “giallo archeologico del tempio vicino a Persepoli”. Archeologiavocidalpassato ne darà conto tempestivamente. Di certo intanto si sa che la missione è partita sotto i migliori auspici: continueranno per altri cinque anni (2014—2018) gli scavi archeologici dell’Università di Bologna in Iran. È stato infatti rinnovato l’accordo quinquennale di collaborazione che lega il Dipartimento di Beni culturali dell’Alma Mater con il Centro Iraniano di Ricerche Archeologiche. Il nuovo documento è stato siglato a Teheran da Seyyed Mohammad Beheshti, direttore dell’Istituto iraniano, e dal prof. Pierfrancesco Callieri, dell’università di Bologna, in rappresentanza del direttore del Dipartimento di Beni culturali Angelo Pompilio. L’Alma Mater si conferma quindi uno dei partner privilegiati dell’Iran nell’ambito della collaborazione culturale e accresce il peso della presenza italiana nel Paese mediorientale. La collaborazione si concretizza nella partecipazione congiunta a indagini archeologiche sul campo in Iran, dove – come detto – è attiva dal 2008 una missione archeologica congiunta irano-italiana diretta dai professori Alireza Askari Chaverdi (Università di Shiraz) e Pierfrancesco Callieri (Università di Bologna), e comprenderà attività multidisciplinari di laboratorio in Iran e in Italia. Oggetto di questa attività congiunta è l’area archeologica di Persepoli, il principale centro dell’impero persiano achemenide (VI-IV sec. a.C.), riconosciuto dall’Unesco tra i siti patrimonio dell’umanità. I risultati delle ricerche saranno oggetto di pubblicazioni e presentazioni congiunte in occasione di congressi internazionali che si terranno in Iran, in Italia e in altri paesi. Il prof. Callieri seguirà inoltre in Iran la formazione dottorale e post-dottorale di giovani ricercatori iraniani e presenterà all’Istituto di Ricerca iraniano le possibilità di formazione offerte dall’Università di Bologna e dagli altri atenei italiani.

La porta di Ishtar a Babilonia (oggi al Pergamon museum di Berlino)

La porta di Ishtar a Babilonia (oggi al Pergamon museum di Berlino)

Il "mushkhusshu", il drago-serpente raffigurato sulla porta di Ishtar a Babilonia

Il “mushkhusshu”, il drago-serpente raffigurato sulla porta di Ishtar a Babilonia

La firma del nuovo accordo ha permesso lo svolgimento della quarta campagna di scavi nel sito di Tol-e Ajori, dove è stato individuato e parzialmente portato alla luce un edificio monumentale che risale con ogni probabilità a un’epoca anteriore alla fondazione della Terrazza di Persepoli e che presenta una decorazione di mattoni invetriati a rilievo che si ispira sin nei minimi dettagli a quella della Porta di Ishtar della Babilonia di epoca neo-babilonese. Quelli che stanno emergendo – ricorda Callieri – sono i resti di un edificio assolutamente unico nella regione. Una possente costruzione a pianta rettangolare, di circa quaranta metri per trenta, alta in origine almeno una ventina di metri, che svettava su tutta l’area circostante. Con ogni probabilità si trattava di un monumento con funzione simbolico-cerimoniale”. Si tratta di un monumento dall’impronta fortemente babilonese – spiega ancora il professore dell’università di Bologna – costruito integralmente in mattoni crudi e mattoni cotti e con rivestimento esterno in mattoni invetriati e in parte decorati a rilievo. Questi ultimi compongono pannelli raffiguranti animali fantastici, principalmente il toro e il drago-serpente (mushkhusshu), che ripetono con incredibile precisione analoghi pannelli presenti sulla famosa Porta di Ishtar di Babilonia, costruita circa mezzo secolo prima della conquista persiana”. Molto probabilmente si tratta quindi di un edificio utilizzato per rituali in ambito dinastico”, sintetizza Callieri. “Lo conferma anche un frammento di iscrizione babilonese che abbiamo rinvenuto, sul quale si legge parte della parola ‘re’”. La successiva costruzione della Terrazza di Persepoli e l’espandersi nell’area di un quartiere residenziale aristocratico sembrerebbe indicare che la torre non sia sopravvissuta a lungo. E anche i dati che emergono dallo scavo puntano verso l’ipotesi di una fine “violenta” per l’edificio. “Abbiamo evidenziato estese spoliazioni dei mattoni, forse relativamente recenti, ma anche elementi che indicano precedenti azioni di distruzione dell’edificio”. Un epilogo repentino, quindi, che storicamente potrebbe essere ricondotto all’azione politica di Serse, sostenitore della tradizione zoroastriana e attivo nella distruzione dei luoghi di culto di quelli che lui chiama “demoni”.

Ciro il Grande

Ciro il Grande

Obiettivi della campagna 2014. Prima di partire per l’Iran Pierfrancesco Callieri era stato chiaro. “Inizieremo a scavare l’ambiente centrale. Vista la funzione cerimoniale dell’edificio è possibile che ci siano testimonianze di installazioni di culto e che si rinvengano altri frammenti dell’iscrizione babilonese auspicabilmente con il nome del re, che potrebbe confermare l’attribuzione a Ciro il Grande”. Ora non ci resta che attendere i risultati delle ricerche nella piana di Persepoli.

 

Dalle guerre persiane a Persepoli, da Hatshepsut a Cleopatra, dai villanoviani agli etruschi fino ai romani nel Bolognese: torna “…Comunicare l’archeologia…”, gli incontri del Gruppo archeologico bolognese

Il Gruppo archeologico bolognese iscritto ai Gruppi archeologici d'Italia

Il Gruppo archeologico bolognese iscritto ai Gruppi archeologici d’Italia

“…Comunicare l’archeologia…”: si rinnova anche per il IV trimestre del 2014 l’impegno del Gruppo archeologico bolognese (Gabo) di offrire spunti e approfondimenti sul passato, sul mondo antico, sul patrimonio culturale del nostro territorio, su scoperte archeologiche attraverso un ciclo di incontri con protagonisti diretti o esperti. Gli incontri, a parte l’ultimo dell’11 dicembre, si tengono tutti al Centro sociale “G. Costa” in via Azzo Gardino 48 a Bologna, con inizio alle 21.

La regina Hatshepsut, faraone della XVIII dinastia, in un  rilievo conservato al Met di NY

La regina Hatshepsut, faraone della XVIII dinastia, in un rilievo conservato al Metropolitan Museum di New York

Dopo la serata inaugurale, dedicata come da tradizione alla presentazione del programma sociale, alle iniziative e ai viaggi previsti nel periodo, serata impreziosita dalla conferenza di Marco Mengoli su “La prima guerra persiana”, il ciclo entra nel vivo martedì 14 ottobre 2014 con l’intervento ci Caterina Cornelio che ci porta direttamente sull’attualità archeologica bolognese: “Appunti di scavo: alcuni risultati delle ricerche archeologiche negli ultimi anni a Bologna e dintorni”. Il martedì successivo, 21 ottobre, c’è la prima conferenza del ciclo “Donne di potere”. Barbara Faenza focalizzerà la figura di “Hatshepsut”, l’unica donna faraone (XVIII dinastia) nella storia dell’Antico Egitto. Il mese di ottobre, martedì 28, si chiude con un’altra famosa donna, eroina del mondo antico, seconda puntata del ciclo “Donne di potere”: Daniela Ferrari farà rivivere la figura di “Didone”, a noi ben presente grazie i versi immortali di Virgilio.

La contessa Matilde di Canossa, regina medievale

La contessa Matilde di Canossa, regina medievale

Ancora “Donne al potere” per gran parte del mese di novembre. Martedì 4, terza conferenza del ciclo “Donne di potere”, Francesca Cenerini si sofferma su “Agrippina Minore”, moglie e nipote dell’imperatore Claudio, la prima donna a governare l’impero nei periodi di assenza del marito. Martedì 11, con Isabella Baldini dal primo impero si passa al mondo bizantino. La quarta conferenza del ciclo tratteggia infatti la figura di “Teodora”, imperatrice bizantina, moglie dell’imperatore d’Oriente Giustiniano. E la settimana successiva, martedì 18, il ciclo “Donne di potere” si chiude con un’altra grande figura di donna che dal Medioevo è giunta fino a noi, “Matilde di Canossa”, fu contessa, duchessa, marchesa e regina medievale. A farci conoscere Matilde sarà Cristina Anghinetti. Con l’ultimo appuntamento di novembre, martedì 25, si torna alla più tradizionale archeologia del territorio con Claudio Calastri, Paola Desantis e Paola Poli che illustreranno “Lo scavo di via Cavamento: una finestra su Villanoviani, Etruschi e Romani nel territorio di S. Giovanni in Persiceto”.

La bellissima Cleopatra VII in un rilievo

La bellissima Cleopatra VII in un rilievo

Dopo la pausa per lasciare spazio alla dodicesima edizione di “Imagines: obiettivo sul passato” (28-29-30 novembre), rassegna del documentario archeologico, si riprende martedì 2 dicembre, con un alltro interessante focus di etruscologia. Con Silvia Romagnoli conosceremo meglio “Villa Cassarini: l’acropoli etrusca di Felsina”. La settimana successiva, martedì 9, tornano “Le interviste impossibili”, incontri con personaggi della storia, un fiore all’occhiello del Gabo: Luigi Santucci intervista “Cleopatra”; testi di Luigi Santucci con Silvia Romagnoli nei panni di Cleopatra e Davide Giovannini in quelli dell’intervistatore. Introdurrà la serata Daniela Ferrari.

Il prof. Pierfrancesco Callieri in azione a Tol-e Ajiori vcino a Persepoli, in Iran

Il prof. Pierfrancesco Callieri in azione a Tol-e Ajiori vcino a Persepoli, in Iran

Gran finale l’11 dicembre, con molte novità. Non solo è un giovedì, ma l’incontro si tiene di pomeriggio, alle 16.30, e – come si diceva all’inizio – in una sede diversa: l’aula Gnudi alla Pinacoteca Nazionale di Bologna. Per l’occasione si farà un viaggio nello spazio e nel tempo da Bologna agli altopiani iranici con Pierfrancesco Callieri su “Nuove scoperte archeologiche dell’Alma Mater in Iran: Ciro il Grande a Persepoli”, ricerche alle quali proprio il blog archelogiavocidalpassato ha dato nei mesi scorsi ampio spazio. Al termine Davide Giovannini leggerà il componimento “E archeologia, forse…” dell’archeologo iraniano Hasan Rezvani Nikabadi.

 

A Rovereto in mostra i 25 anni di Rassegna internazionale del Cinema archeologico attraverso i manifesti ufficiali

All’auditorium Melotti di Rovereto, dove si sta svolgendo la 25. Rassegna internazionale del Cinema archeologico, c’è una singolare mostra dei manifesti ufficiali con la quale gli organizzatori hanno voluto celebrare il prestigioso traguardo raggiunto: il quarto di secolo. E allora ripercorriamo anche noi questi 25 anni sfogliando idealmente i poster della Rassegna.

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1990, 1. Rassegna: ritratto dell’archeologo roveretano Paolo Orsi

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1991, 2. Rassegna: viene presentato per la prima volta il nuovo logo della Rassegna

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1992, 3. Rassegna: si ripropone il logo della Rassegna

1993, 4. Rassegna: ascia protostorica in bronzo dalla collezione Orsi del museo di Rovereto

1993, 4. Rassegna: ascia protostorica in bronzo dalla collezione Orsi del museo di Rovereto

1994, 5. Rassegna: testina magnogreca del V sec. a.C. dalla collezione Orsi del museo di Rovereto

1994, 5. Rassegna: testina magnogreca del V sec. a.C. dalla collezione Orsi del museo di Rovereto

1995, 6. Rassegna: bronzetto dalle collezioni del museo di Rovereto

1995, 6. Rassegna: bronzetto dalle collezioni del museo di Rovereto

1996, 7. Rassegna: lucerna romana del I-II sec. d.C. dalle collezioni del museo di Rovereto

1996, 7. Rassegna: lucerna romana del I-II sec. d.C. dalle collezioni del museo di Rovereto

1997, 8. Rassegna: testa recuperata dal mare, dalla collezione Orsi del museo di Rovereto

1997, 8. Rassegna: testa recuperata dal mare, dalla collezione Orsi del museo di Rovereto

1998, 9. Rassegna: set cinematografico con riproduzione di uno scavo archeologico

1998, 9. Rassegna: set cinematografico con riproduzione di uno scavo archeologico

1999, 10. Rassegna: monete dalla collezione Orsi delle zecche greche del museo di Rovereto

1999, 10. Rassegna: monete dalla collezione Orsi delle zecche greche del museo di Rovereto

2000, 11. Rassegna: su un vaso predinastico una protome del V sec. a.C. dalla collezione Orsi del museo di Rovereto

2000, 11. Rassegna: su un vaso predinastico una protome del V sec. a.C. dalla collezione Orsi del museo di Rovereto

2001, 12. Rassegna: vaso egizio dalla collezione Orsi del museo di Rovereto

2001, 12. Rassegna: vaso egizio dalla collezione Orsi del museo di Rovereto

2002, 13. Rassegna: statua-stele antropomorfa dal museo di Riva del Garda

2002, 13. Rassegna: statua-stele antropomorfa dal museo di Riva del Garda

2003, 14. Rassegna: testa di Eracle del II sec. d.C. dalla collezione Orsi del museo di Rovereto

2003, 14. Rassegna: testa di Eracle del II sec. d.C. dalla collezione Orsi del museo di Rovereto

2004, 15. Rassegna: frammento di tessuto preincaico dal Perù

2004, 15. Rassegna: frammento di tessuto preincaico dal Perù

2005, 16. Rassegna: bassorilievo dalla Tomba di Ramose in Egitto

2005, 16. Rassegna: bassorilievo dalla Tomba di Ramose in Egitto

2006, 17. Rassegna: porta monumentale dal complesso di Angkor in Cambogia

2006, 17. Rassegna: porta monumentale dal complesso di Angkor in Cambogia

2007, 18. Rassegna: geoglifi Nazca (300-500 d.C.) dal Perù

2007, 18. Rassegna: geoglifi Nazca (300-500 d.C.) dal Perù

2008, 19. Rassegna: una vetrata di una chiesa gotica europea

2008, 19. Rassegna: una vetrata di una chiesa gotica europea

2009, 20. Rassegna: il tempio di Giunone nella Valle dei Templi di Agrigento

2009, 20. Rassegna: il tempio di Giunone nella Valle dei Templi di Agrigento

2010, 21. Rassegna: scultura retica dal museo Anauno

2010, 21. Rassegna: scultura anauna dal museo Retico di san Zeno della Val di Non in Trentino

2011, 22. Rassegna: rilievo dal Persepoli in Iran

2011, 22. Rassegna: rilievo dal Persepoli in Iran

2012, 23. Rassegna: schiaccianoci in bronzo dal Marta, il museo archeologico di Taranto

2012, 23. Rassegna: schiaccianoci in bronzo dal Marta, il museo archeologico di Taranto

2013, 24. Rassegna: figura mostruosa da un vaso in clorite di Jiroft in Iran

2013, 24. Rassegna: figura mostruosa da un vaso in clorite di Jiroft in Iran

2014, 25. Rassegna: emblema in argento dorato trovato a Morgantina con la raffigurazione di Scilla dal museo di Aidone in Sicilia

2014, 25. Rassegna: emblema in argento dorato trovato a Morgantina con la raffigurazione di Scilla dal museo di Aidone in Sicilia

 

Refusi nelle iscrizioni achemenidi di Persepoli: li ha scoperti il filologo Rossi dell’Orientale di Napoli che sta pubblicando il nuovo corpus delle iscrizioni reali persiane di 2500 anni fa

Rilievi achemenidi a Persepoli in Iran

Rilievi achemenidi a Persepoli in Iran: ora si studiano le iscrizioni trilingui

Sono passati 2500 anni da quando gli scalpellini persiani hanno inciso sulla pietra grigia le iscrizioni che il Re dei Re aveva loro ordinato di scrivere sulle pareti dei palazzi di Persepoli, capitale dell’impero persiano: nella maggior parte erano manifesti propagandistici della dinastia achemenide che dovevano raggiungere il più ampio numero di sudditi possibile. Di qui la necessità di redigere i testi nelle tre lingue all’epoca più diffuse: l’antico persiano, l’elamico e il babilonese. Tre lingue diverse, ma gli stessi caratteri di scrittura: i cuneiformi. Non stupisce quindi che in questi testi,  redatti dagli scribi di corte che dovevano avere un altissimo livello culturale, e incisi da più modesti artigiani, ci possa essere scappato qualche errore di ortografia, o come si dice oggi qualche refuso. Solo che a scovare questi errori non è stato un “correttore di bozze” al soldo di re Ciro o Dario, ma un professore dell’università L’Orientale di Napoli, il filologo  Adriano Rossi, che 25 secoli dopo la loro realizzazione si è messo a studiare quei testi e, come i maestri di un tempo, a segnare gli errori di ortografia.

Iscrizione achemenide trilingue del periodo di re Serse trovata a Persepoli

Iscrizione achemenide trilingue del periodo di re Serse trovata a Persepoli

Il prof. Rossi è direttore della missione epigrafica dell’Orientale e dell’ISMEO chiamata DARIOSH, che ricorda il nome in persiano di Dario, ma che in realtà è un acronimo per il progetto Digital Achaemenid Royal Inscription Open Schema Hypertext, curato in collaborazione con l’università della Tuscia. All’interno di questo progetto è stato inserito un programma pilota, della durata di un biennio, rivolto al corpus delle iscrizioni di Persepoli (complessivamente formato da circa 220 unità testuali, di cui 83 in anticopersiano, 66 in elamico e 69 in babilonese, corrispondenti a varie centinaia di esemplari epigrafici più o meno completi o frammentari).  Il filologo ha lavorato a lungo in Iran, dove ha illustrato ai suoi colleghi iraniani il metodo di studio che gli italiani applicheranno alle iscrizioni dei palazzi imperiali di Persepoli-Pasargade (corrispondenti ai re Ciro il grande, Dario, Serse e successori, 560-330 a.C.). “Possiamo avere diversi tipi di errori nelle iscrizioni achemenidi trilingui (antico-persiano, elamico, babilonese). A volte si tratta dell’omissione di un segno cuneiforme, in altri casi si tratta di segni scritti in modo che noi riteniamo ‘sbagliato’ dal punto di vista dell’ortografia”, spiega Rossi. In quest’ultimo caso, per esempio, in un testo antico-persiano, il nome del grande dio della dinastia achemenide, Auramazda, è scritto come se Aura e Mazda fossero due parole separate, anziché una sola. “L’obiettivo del programma Dariosh”, continua, “è la produzione di un prototipo attendibile in vista della catalogazione digitale dell’intero Corpus delle iscrizioni reali achemenidi, da pubblicare come riedizione aggiornata (in ottica interlinguistica) del sotto-corpus iscrizionale di Persepoli, con l’uso dell’inglese come lingua progettuale per spiegare i testi achemenidi”.

Il filologo Adriano Rossi dell'Orientale di Napoli

Il filologo Adriano Rossi dell’università L’Orientale di Napoli

Rossi è da poco tornato dall’Iran, dove ha effettuato ulteriori riscontri sul campo coordinando un gruppo di specialisti italiani, unico in grado di curare una nuova edizione critica delle iscrizioni trilingui achemenidi perché interamente basato sull’Orientale, l’unico ateneo al mondo in cui tutte e tre le lingue sono attualmente insegnate. La prima e ultima edizione del genere fu pubblicata nel 1911 dallo studioso tedesco Franz Weissbach, ma a quell’epoca era nota poco più della metà delle iscrizioni che conosciamo ora. Nel progetto Dariosh è inclusa anche la verifica e l’aggiornamento del repertorio fotografico delle iscrizioni di Persepoli e dei loro supporti, nonché di mappe, ricostruzioni ed altre elaborazioni grafiche da realizzare durante brevi periodi di soggiorno in Iran e in altre sedi museali (l’Iranian Cultural Heritage Organization – ICHO e il National Museum of Iran di Tehran contribuiranno alle spese di soggiorno in Iran). “Le foto delle iscrizioni achemenidi disponibili in Europa sono datate, di inadeguata qualità e coprono a malapena un terzo dell’intero corpus; con il nostro progetto si renderanno disponibili per il corpus persepolitano foto di elevato livello qualitativo curate dall’ICHO e digitalizzate per l’accesso a distanza tramite Internet”.

Suggestiva visione dell'apadana di Persepoli

Suggestiva visione dell’apadana di Persepoli

Gli archeologi italiani sono sempre stati in prima linea negli scavi della città imperiale di Persepoli, un riconoscimento per la ricerca italiana se si considera che l’impero achemenide, quello di Ciro il Grande, è considerato una gloria intoccabile per tutti gli iraniani e lo è sempre stato anche dopo l’avvento della Repubblica islamica. Con il nuovo corso del presidente Hassan Rohani, gli scambi si sono intensificati e il clima è diventato ancora più amichevole, in parte anche grazie alle ricerche degli archeologi dell’Orientale. «I legami tra gli archeologi italiani, in special modo dell’Orientale, e l’Iran, sono sempre stati forti, ma solo ora se ne inizia a parlare”, conclude Rossi. “Dopo anni di lavoro in Iran ora ci confrontiamo con una nuova generazione di dirigenti iraniani nei posti giusti. È verosimile che questa collaborazione possa crescere ancora. Ormai non sono pochi i giovani iraniani che vengono a studiare in Italia e i legami si rinsaldano sempre”.

L’Italia torna protagonista in Iran: restaureremo la cittadella di Bam e la tomba di Ciro a Pasargade

Il ministro Massimo Bray fotografa le rovine della cittadella di Bam in Iran

Il ministro Massimo Bray fotografa le rovine della cittadella di Bam in Iran

L’Italia delle eccellenze culturali torna protagonista in Iran: a Bam, la cittadella di mattoni crudi e fango sulla Via della Seta, e a Pasargade la capitale achemenide sotto Ciro il Grande. È il risultato più eclatante della quattro giorni nella Repubblica Islamica dell’Iran del ministro dei Beni culturali Massimo Bray, durante i quali sono state affrontate strategie comuni anche nel settore turistico. Il ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo (MiBACT), attraverso l’Istituto Superiore per la Conservazione e il restauro, torna così alla cooperazione archeologica in due siti dove mancava ormai da alcuni anni. L’intesa riguarda il “contributo” italiano alle missioni di archeologia, ha detto il ministro a Teheran. In Iran ci sono già “sei missioni che lavorano bene” ma è stato “deciso di provare a definire quelli che saranno gli accordi per far ripartire il nostro contributo su Bam”, ha aggiunto il ministro. Il riferimento, implicito, è alla cittadella sulla Via della Seta che prima del terremoto da oltre 26mila morti del dicembre 2003 era la più grande costruzione in mattoni al mondo. “Da una parte”, ha detto Bray, “attueremo iniziative per poter valutare quello che è il rischio sismico in alcune zone che sono state molto danneggiate” e in altre in cui, pur essendo state “oggetto di restauro, è bene controllare continuamente” la situazione.

Gli effetti devastanti del terremoto del 2003 a Bam in Iran

Gli effetti devastanti del terremoto del 2003 a Bam in Iran

Arg-e Bam, ai limiti meridionali del grande deserto del Kavir-e Lut. Nella cittadella di Bam la cooperazione italiana arrivò praticamente già all’indomani del terribile terremoto del 26 dicembre 2003, di grado 6,5 (Scala Richter) che devastò una grande area della provincia di Kerman con gravissime perdite di vite umane. L’epicentro fu localizzato a circa 10 km a S-O di Bam, lungo la faglia omonima che taglia in direzione E-O tutta la Regione. Metà della popolazione di Bam scomparve, la città nuova fu completamente distrutta e Arg-e Bam (la città antica) ridotta in macerie. “La comunità internazionale”, ricordano al nostro ministero, “rispose prontamente in soccorso di questa pesante tragedia umana e per il recupero e la salvaguardia dell’eccezionale patrimonio culturale di Arg-e Bam. Infatti la cittadella oltre a essere sempre stata un’importante metà turistica, risorsa vitale per la Regione, costituiva testimonianza storica e vanto dell’identità culturale dell’intero Paese come simbolo di un glorioso passato”.  Il fascino della cittadella merlata non era sfuggito neppure al grande schermo: Bam ha fatto da sfondo per il film “Il deserto dei Tartari” tratto dall’omonimo romanzo di Dino Buzzati e ad alcune scene del “Fiore delle Mille e una notte” di Pier Paolo Pasolini. Organizzazioni come Unesco, Icomos e Iccrom pianificarono, insieme con l’Ichto (Organizzazione iraniana del patrimonio culturale) il programma di recupero del patrimonio culturale duramente colpito dal sisma. Nel 2004 Bam e la sua Regione sono entrati a far parte del Patrimonio dell’Umanità (Unesco). “Il Governo Italiano è stato coinvolto nel Progetto di Recupero sin dall’inizio”, continuano al Mibac. “In seguito a numerose ricognizioni il ministero per i Beni e le Attività Culturali aveva optato per il restauro e messa in sicurezza della torre n°1 sulla cinta muraria sud-occidentale”.

La cittadella merlata di Arg-e Bam in Iran prima del terremoto del 2003

La cittadella merlata di Arg-e Bam in Iran prima del terremoto del 2003

La città carovaniera di Arg-e Bam – ricordiamolo – nasce e si sviluppa lungo l’antichissima via che collega l’Iran centrale con le province orientali e con l’Afghanistan e il Pakistan. La fortuna di questa splendida cittadella fortificata si deve proprio alla sua posizione strategica e alle sue preziose risorse idriche, sapientemente governate con ingegnosi sistemi di canali sotterranei (qanat) che danno vita alla straordinaria oasi. Gli inizi dell’insediamento risalgono molto indietro nel tempo (proprio gli scavi archeologici post terremoto hanno riportato alla luce tracce del primo insediamento achemenide), ma la città visse il suo periodo d’oro nel medioevo (fino al XIII secolo). Allora ospitava una numerosa e ricca comunità che doveva la sua fortuna proprio al commercio carovaniero e alla importante produzione e lavorazione della seta, del cotone e della lana. La manifattura tessile di Bam era famosa in tutto il mondo islamico. La crisi politica, economica e sociale, conseguente le invasioni di nuove etnie, i turchi oghuz, mongoli e timuridi, segnarono la crisi e una lenta, irreversibile, decadenza economica e sociale dell’intera Regione. La cittadella di Bam, grazie alla sua posizione strategica, divenne però la fortificazione più poderosa dell’Iran orientale e continuò ad avere un rilevante interesse militare di confine specialmente durante le persistenti guerre tra le popolazioni iraniane, afgane e beluche. Nel XVIII secolo la cittadella antica (Arg-e Bam) fu abbandonata per la realizzazione della nuova Bam nelle immediate vicinanze.

Il gruppo della missione irano-italiana al bastione di Bam

Il gruppo della missione irano-italiana al bastione di Bam

“Le strutture e le fortificazioni di Arg-e Bam”, spiegano Michael Jung, Vincenzo Torrieri, Narges Ahmadi che hanno seguito il primo progetto italiano di consolidamento e restauro del torrione n° 1 delle mura di Bam, “sono costruite con la tradizionale tecnica della terra cruda e in genere con mattoni quadrati, di grandezza variabile, essiccati al sole (adobe), con strati di terra pestata (chineh) e coperture protettive realizzate con un impasto di paglia e terra (khagel). Il Patrimonio Culturale di Bam rappresenta uno degli esempi più importanti di città islamica antica con un ensemble pressoché completo di tutti quegli elementi urbani generatori e caratteristici come palazzi, case, moschee, caravanserragli, hammam, bazar, officine e fortificazioni. Inoltre costituisce un magnifico esempio di città interamente costruita in terra cruda con una stratificazione, ancora perfettamente leggibile, che documenta la sua storia millenaria”.

Il torrione nelle mura di Bam affidato all'Italia

Il torrione nelle mura di Bam affidato all’Italia

La torre n°1 della cinta muraria più esterna, nel corso della ricerca – spiegano i nostri archeologi -, si è rivelata come un organismo pluri-stratificato con corpi murari aggiunti in appoggio dall’esterno (la cosiddetta “crescita a cipolla”). La configurazione attuale risulta infatti come la sommatoria di diverse fasi costruttive e ricostruttive (cinque le maggiori) nonché di rifacimenti, restauri ed interventi di manutenzione ordinaria che progressivamente hanno accresciuto il nucleo della linea difensiva originaria.

La croce nestoriana trovata incisa sulle mura di Bam: prova la presenza dei cristiani

La croce nestoriana trovata incisa sulle mura di Bam: prova la presenza dei cristiani

La croce nestoiana. Gli accertamenti archeologici hanno riportato alla luce, tra l’altro, un silos a pianta oblunga realizzato contro terra con rivestimento in mattoni crudi. Potrebbe trattarsi di un ripostiglio, scavato nel pavimento, per la conservazione di derrate alimentari. I reperti rivenuti nel all’interno (per lo più frammenti ceramici) vengono studiati nel centro operativo di Bam. Ma tra i ritrovamenti più sorprendenti e importanti va sicuramente annoverato il motivo della croce impressa sull’intonaco esterno della Mura occidentali, non lontano dalla torre. “Si tratta di una croce greca, probabilmente nestoriana, con quattro bracci di eguale lunghezza (24 cm), realizzata attraverso impressione di una matrice in legno (meno probabile di metallo) sull’intonaco ancora fresco”, continuano Michael Jung, Vincenzo Torrieri, Narges Ahmadi. “La porzione dell’intonaco interessato è stata distaccata per ragioni di salvaguardia e collocata nei laboratori di restauro del centro operativo in attesa di essere esposta nel futuro museo di Bam. Il simbolo della croce nestoriana è stato identificato anche su due frammenti ceramici rinvenuti nelle prossimità della cittadella e rappresenta, allo stato attuale delle conoscenze, la prima testimonianza archeologica della presenza cristiana a Bam, come nell’intera Regione”.

Alcune ceramiche trovate durante lo scavo delle mura a Bam

Alcune ceramiche trovate durante lo scavo delle mura a Bam

Tra i reperti rinvenuti durante le ricerche si segnalano punte di freccia di ferro, frammenti di ceramica acroma, invetriata e non, collocabili in un ampio contesto cronologico a partire (molto probabilmente) dal tardo periodo achemenide fino ai giorni nostri. Tra i materiali antropici si segnalano ossa animali (avanzi di pasto e non), lacerti di tessuti e frammenti di vetro colorato. Sono stati rinvenuti vinaccioli di “vitis vinifera” domestica, tralci di vite, melograno, palma, cocco. “I risultati della ricerca e delle analisi dei materiali”, concludono gli archeologi, “saranno essenziali per la definizione di una cronologia assoluta di riferimento sul diagramma della successione stratigrafica accertata. I risultati potranno fornire un primo inquadramento cronologico, delle diverse fasi costruttive documentate, di ausilio alla storia di questa straordinaria e monumentale fortificazione, ai limiti del grande deserto del Kavir-e Lut”.

Il ministro Massimo Bray durante la visita ufficiale a Bam in Iran

Il ministro Bray durante la visita ufficiale a Bam in Iran

Un rendering del complesso del caravanserraglio d Bam

Un rendering del complesso del caravanserraglio d Bam

Con queste premesse si torna a Bam. Come si diceva Italia e Iran hanno firmato a Teheran un accordo per la collaborazione alla conservazione e al restauro dei siti di Bam e di Pasargade. A firmare il “memorandum of understanding” tra il ministero italiano dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo e l’Iranian Cultural Heritage, Handcrafts and Tourism Organization sono stati il ministro Massimo Bray e il delegato del governo per questo patrimonio, Mehdi Hojjat. Nello specifico i due governi si sono impegnati a cooperare nella conservazione e restauro della tomba di Ciro a Pasargade e nel Bastione ovest delle mura di Bam. I risultati delle ricerche saranno pubblicati sia in Italia che in Iran. Ma non è tutto. C’è anche una novità, proprio su Bam. In particolare, ha annunciato il ministro riferendosi evidentemente ad attività di restauro, “faremo un progetto di fattibilità sul Caravanserraglio, che è una delle architetture molto danneggiate della cittadella ma di grandissimo valore, e proveremo quindi a definire quelli che sono gli accordi puntuali per la definizione di queste attività”. Fornendo indicazioni su un organismo annunciato durante la quattro giorni iraniana, Bray ha riferito che “si è deciso di dar vita a un gruppo di lavoro misto” per “monitorare” sia “l’avanzamento di questi lavori” sia “altre iniziative che non rientrano negli accordi” che sono stati “definiti finora dai due governi o che si vogliono rinnovare”.

La monumentale tomba di Ciro domina il paesaggio di Pasargade

La monumentale tomba di Ciro domina il paesaggio di Pasargade in Iran

La tomba di Ciro. Nel 2010, dopo la conclusione della prima parte dei progetti di restauro e conservazione nella Cittadella di Bam, nei colloqui Iran-Italia si era cominciato a discutere dei nuovi cantieri da affidare ai tecnici italiani. “L’opera dei restauratori italiani – ricordano le cronache dell’epoca – che ha portato al recupero della torre n. 1 Sud Ovest, la prima che si incontra provenendo dalla città nuova, e di parte della cinta muraria, è stata particolarmente apprezzata”. Così le autorità iraniane avevano approvato un secondo progetto che avrebbe coinvolto i tecnici italiani: il restauro del Caravanserraglio, edificio all’interno dell’antica cittadella anch’esso gravemente danneggiato. Progetto che è tornato in discussione durante la visita ufficiale di Bray. E sempre nel 2010 prese il via il restauro da parte italiana della Tomba di Ciro il Grande a Pasargade, il più importante monumento dell’Iran e simbolo stesso dell’identità nazionale. E ora l’Italia torna a Pasargade, sito archeologico inserito nel 2004 nell’elenco dei Patrimoni dell’umanità dell’Unesco.

La tomba di Ciro a Pasargade con le impalcature per i restauri

La tomba di Ciro a Pasargade con le impalcature per i restauri

Le sue rovine si trovano a quasi 90 chilometri a nordest di Persepoli, nell’Iran meridionale, e il suo monumento più famoso è la tomba attribuita all’imperatore persiano Ciro il Grande, costruita su sei alti gradini che conducono alla sepoltura vera e propria, che ha un’entrata bassa e stretta. “Benché non ci siano prove certe per l’identificazione della tomba con quella di Ciro”, spiegano gli archeologi, “gli antichi storici greci riportarono che questa era la convinzione di Alessandro Magno, il quale rese omaggio al mausoleo dopo il saccheggio e la distruzione di Persepoli”. Durante la conquista araba della Persia, quando l’esercito arabo si trovò di fronte alla tomba decise di distruggerla, poiché essa era considerata in contrasto con i principi dell’Islam. L’edificio si salvò grazie a uno stratagemma usato spesso dai persiani in molte aree del Paese: i guardiani del monumento riuscirono a convincere il comandante dell’esercito che la tomba non era stata costruita in onore di Ciro il Grande, bensì della madre del re Salomone. E infatti ancora oggi è molto diffuso l’uso di chiamare la tomba di Ciro come Qabr-e Madar-e Sulaiman”, cioè la tomba della madre di Salomone.

Tempio di Ciro vicino a Persepoli: un giallo archeologico insoluto. Unico esempio finora di architettura proto-achemenide con pantheon mesopotamico

L'edificio di epoca achemenide portato alla luce nello scavo di Tol-e Ajori, vicino a Persepoli in Iran

L’edificio di epoca achemenide portato alla luce a Tol-e Ajori, vicino a Persepoli in Iran

Cos’era dunque questo monumentale edificio achemenide quasi una copia della porta di Ishtar a Babilonia, individuato nel 2011 a Tol-e Ajori, nella piana di Persepoli  nella regione di Fars in Iran meridionale, dalla missione archeologica congiunta irano-italiana diretta da Alireza Askari Chaverdi dell’università di Shiraz e da Pierfrancesco Callieri dell’università di Bologna, nel quadro dell’accordo tra il dipartimento  di Beni culturali dell’università di Bologna, il Centro iraniano per la ricerca archeologica (Icar) e la fondazione di ricerca Parsa-Pasargadae col contributo economico dell’Università di Bologna, del Miur (Progetto PRIN 2009) e del Mae? Alireza Askari Chaverdi sembra non avere dubbi: si tratta di un tempio. Ma il giallo archeologico non pare destinato ad essere risolto in tempi brevissimi vista la maggiore prudenza espressa da Callieri che qui conclude la nostra lunga intervista. “Io parlerei di funzione cerimoniale o rituale”, spiega. “Anche se non abbiamo ancora la pianta completa, è chiaro comunque che ci troviamo di fronte a una struttura con un massiccio e spesso muro perimetrale e un ridotto spazio interno (cortile?): non può quindi essere un edificio residenziale. Meglio quindi un edificio utilizzato per rituali in ambito dinastico, come confermerebbe anche un frammento di mattone invetriato con un’iscrizione babilonese incompleta che ci riporta alla parola RE”.

La porta di Ishtar a Babilonia (oggi al Pergamon museum di Berlino)

La porta di Ishtar a Babilonia (oggi al Pergamon museum di Berlino)

Ciro, pochi anni dopo aver realizzato la capitale Pasargade (545-542 a.C.) conquistò Babilonia nel 539 a.C. quando la porta di Ishtar era stata costruita da circa mezzo secolo. “Quindi il monumento da noi scoperto”, continua Callieri, “fu realizzato dopo la conquista di Babilonia e il confronto iconografico puntuale con quello della Porta di Ishtar a Babilonia suggerisce una datazione all’epoca proto-achemenide. Il monumento rappresenta perciò la prima testimonianza monumentale nell’area del Fars centrale dove successivamente Dario I costruirà la terrazza monumentale di Persepoli”. Il monumento propaganda la cultura di Ciro profondamente legata al mondo elamita e babilonese. Ciro introduce nel Fars oltre al toro il “mushkhusshu” che a Babilonia è direttamente legato al dio Marduk, il dio della regalità. E lo fa “importando” nella piana di Persepoli la Porta di Ishtar, creando una tipica architettura rituale achemenide dove divinità e regalità sono collegate.

Il "mushkhusshu", il drago-serpente raffigurato sulla porta di Ishtar a Babilonia

Il “mushkhusshu”, il drago-serpente raffigurato sulla porta di Ishtar a Babilonia

“La presenza del toro e soprattutto del “mushkhusshu”, che nella successiva arte achemenide di Persepoli non è più presente”, fa il punto Callieri, “corrisponde a quel complesso pantheon persiano di origine mesopotamica ed elamita attestato sulle tavolette elamite delle Fortificazioni di Persepoli, che sotto la dinastia di Dario e Serse viene gradualmente ridimensionato in relazione al rapporto preferenziale del re con la divinità iranica Ahura Mazda (zoroastrismo)”. A indirizzare gli archeologi verso una realizzazione proto-achemenide c’è anche un altro elemento: il monumento non ha rapporto di orientamento con Persepoli, orientamento che invece rispetta con il sistema di canali circostante.

Il prof. Pierfrancesco Callieri in azione a Tol-e Ajiori vcino a Persepoli, in Iran

Il prof. Pierfrancesco Callieri in azione a Tol-e Ajiori vcino a Persepoli, in Iran

Per la missione irano-italiana la scoperta di questo monumento è importante perché restituisce finalmente nell’area di Persepoli un’architettura precedente Dario. Ma allora a questo punto viene da chiedersi cosa ci fosse prima della terrazza di Dario in quella regione dominata da questo monumento alto 20 metri, che brillava al sole, ed era ben visibile a distanza. È uno dei problemi aperti, non l’unico. “Oltre a capire quale fosse la funzione dell’edificio di Tol-e Ajori e quando fu costruito”, continua il professore, “le prossime campagne di scavo dovranno risolvere anche il problema della sua distruzione”. Già lo scavo attuale ha rivelato danneggiamenti da spoliazioni recenti e distruzioni antiche: ma quando? “Per ora non siamo in grado di dirlo. Serse dice di avere distrutto il tempio dei demoni. Che intendesse l’edificio di Tol-e Ajori? Se la distruzione risalisse all’epoca achemenide, sarebbe la prova archeologica del cambiamento religioso avvenuto nell’impero persiano. Ma la demolizione dell’edificio potrebbe rientrare nelle distruzioni operate da Alessandro Magno. O addirittura ancora più tardi”.

Il prof. Piefrancesco Callieri mostra la planimetria dello scavo

Il prof. Piefrancesco Callieri mostra la planimetria dello scavo a Tol-e Ajori

Il futuro. “Prima della campagna del 2014”, anticipa Callieri, “dobbiamo acquisire le foto aeree realizzate negli anni ‘40 del secolo scorso. Stiamo già provvedendo perché siamo sicuri che potrebbero darci informazioni preziose”. Negli anni ’70, come abbiamo più volte ricordato, fu realizzata la grande diga sul fiume Kner per poter irrigare la pianura. All’epoca fu adottato il sistema di irrigazione a caduta che comportò il livellamento dei terreni con la distruzione di migliaia di dati archeologici. “Altro impegno per il 2014 o per le campagne successive”, conclude Callieri, “sarà lo scavo dell’ambito centrale (cortile?), cioè quello spazio ridotto che si apre tra le spesse mura. Per ora ne abbiamo solo ricostruito la pianta che ci ha permesso di avere un’idea del monumento. Lì in mezzo, almeno lo speriamo, potrebbero esserci delle ceramiche con le quali essere in grado di datare con precisione il monumento”.  Per ora il giallo archeologico resta insoluto. Non ci resta che attendere le prossime campagne.

(5 – fine. Precedenti post il 2, 7, 15, 19 dicembre)

Tempio di Ciro vicino a Persepoli, un giallo dell’archeologia. Sembra un “duplicato” della porta di Ishtar a Babilonia

L'edificio di epoca achemenide portato alla luce nello scavo di Tol-e Ajori, vicino a Persepoli in Iran

L’edificio di epoca achemenide portato alla luce nello scavo di Tol-e Ajori, vicino a Persepoli in Iran

Non era una fornace e né una apadana achemenide, e neppure una torre. Si ingarbugliano le ipotesi nel giallo archeologico dell’edificio achemenide individuato nel 2011 a Tol-e Ajori, nella piana di Persepoli  nella regione di Fars in Iran meridionale, dalla missione archeologica congiunta irano-italiana diretta da Alireza Askari Chaverdi dell’università di Shiraz e da Pierfrancesco Callieri dell’università di Bologna, nel quadro dell’accordo tra il dipartimento  di Beni culturali dell’università di Bologna, il Centro iraniano per la ricerca archeologica (Icar) e la fondazione di ricerca Parsa-Pasargadae col contributo economico dell’Università di Bologna, del Miur (Progetto PRIN 2009) e del Mae. Ma allora cos’era questo singolare edificio dai muri perimetrali spessi 10 metri, a delimitare un piccolo ambiente centrale di modeste dimensioni, e in grado di sostenere un alzato impressionante di 20-30 metri che doveva dominare la piana? “Doveva essere sicuramente un edificio importante”, ci viene in soccorso il prof. Callieri che continua così, con la nostra intervista, a ripercorrere idealmente il diario di scavo a Tol-e Ajori. “Era a soli 3 chilometri e mezzo da Persepoli, ma diversamente da quest’ultima l’edificio di Tol-e Ajori non era stato costruito in pietra bensì in mattoni, cotti e crudi, secondo una tradizione elamita ben nota, e con il rivestimento esterno invetriato splendente al sole il quale, insieme all’altezza, lo rendeva visibile da lunghe distanze”.

Il frammento da Tol-e Ajori di un mattone invetriato con rilievo figurato

Il frammento da Tol-e Ajori di un mattone invetriato con rilievo figurato ben riconoscibile

Nuove sorprese. E qui è il momento di parlare di un’altra sorpresa venuta proprio dall’ultima campagna di scavo, quella del 2013, che sembra foriera di sviluppi sicuramente importanti e intriganti nel prosieguo delle ricerche dei prossimi anni. “Mentre i mattoni invetriati trovati nei corsi ancora in situ”, spiega Callieri, “e corrispondenti alla fascia più bassa dell’edificio, pur presentando colori diversi sono sempre a tinta unita –monocromi, dicono i tecnici-, i frammenti di mattoni invetriati collassati nel crollo delle strutture sono decorati a rilievo”. Purtroppo questo edificio fu distrutto più volte, già in antico ma anche in epoche più recenti. “Lungo il muro, nei detriti di crollo, è stata trovata una serie copiosa di frammenti di mattoni invetriati con rilievi provenienti da un apparato decorativo, rilievi che si possono comparare con quelli rinvenuti nel Palazzo di Dario a Susa”.

La porta di Ishtar a Babilonia (oggi al Pergamon museum di Berlino)

La porta di Ishtar a Babilonia (oggi al Pergamon museum di Berlino)

Un rilievo babilonese: il “mushkhusshu”. È interessante notare che, diversamente dalla fascia bassa del muro a decorazione uniforme, qui i rilievi decorati sono ben riconoscibili con raffigurazioni di animali fantastici: oltre al toro troviamo – ed è l’aspetto più interessante e intrigante-, il “mushkhusshu”, cioè il drago-serpente babilonese: un quadrupede con zampe posteriori di grifone munite di artigli, e le zampe anteriori di leone; il corpo, invece, è un ibrido con squame e la testa di serpente. Una bella raffigurazione di questo drago-serpente si trova sulla porta di Ishtar di Babilonia (ora tra le principali opere esposte al Pergamon Museum di Berlino). “Ma non si tratterebbe di una semplice somiglianza di soggetto”, interviene Callieri. “Qui si nota anche una stretta relazione con i pannelli decorativi della porta di Ishtar realizzati, come a Tol-e Ajori, in mattoni: la composizione delle immagini è identica. Addirittura sembra siano state usate le stesse matrici: stesse misure, stesse parti. Possiamo dire che a Toll-e Ajori siamo di fronte a una specie di duplicato della porta di Ishtar di Babilonia”.

Il "mushkhusshu", il drago-serpente raffigurato sulla porta di Ishtar a Babilonia

Il “mushkhusshu”, il drago-serpente raffigurato sulla porta di Ishtar a Babilonia

Edificio protoachemenide. La prima considerazione conseguente, secondo il co-direttore della missione irano-italiana, è lo spostamento della datazione del monumento a un periodo più antico rispetto alla costruzione di Persepoli, quindi a un periodo proto-achemenide. “Perciò ipotizziamo che l’edificio monumentale di Tol-e Ajori si possa far risalire all’epoca di Ciro o, al massimo, di Cambise. A supportare questa tesi ci sono alcuni dati specifici emersi dallo scavo cui abbiamo già accennato ma che è bene qui ricordare. Innanzitutto le diverse tecniche costruttive rispetto alla terrazza di Persepoli e poi, soprattutto, la presenza del “mushkhusshu” il drago-serpente babilonese che scompare nell’arte achemenide ufficiale -possiamo dire “classica” -, quella cioè che si manifesta da Dario in poi”. Nella nuova visione iranica del mondo il drago-serpente non ha infatti più motivo di essere, non va più bene perché per lo zoroastrismo –su cui poggia tutta l’organizzazione e la filosofia dell’impero persiano- quell’animale mostruoso non può essere che un demone.

L'uomo-pesce, rilievo sull'accesso al Palazzo S di Pasargade

L’uomo-pesce, rilievo sull’accesso al Palazzo S di Pasargade nel Fars (Iran)

“Per Ciro è diverso”, continua Callieri, “ancora intriso di cultura elamita e fortemente attratto da Babilonia. Non a caso nel suo palazzo a Pasargade, la città – sempre nella piana del Fars/Pars (la regione dell’altopiano iranico meridionale che ha dato poi il nome, Persia, a tutto il Paese) – che lui scelse come capitale, e città dove si è fatto seppellire, a Pasargade dunque sono presenti queste credenze babilonesi”. Ancora oggi, a Pasargade nel cosiddetto Palazzo S (che i turisti viene indicato come Palazzo delle Udienze di Ciro) possiamo vedere sulle lastre decorate a rilievo interne degli accessi alla sala principale del palazzo la raffigurazione dell’uomo-toro e dell’uomo-pesce. Solo il toro androcefalo alato, tipico dell’iconografia assiro-babilonese, rimarrà nell’arte classica achemenide: pensiamo alla monumentale Porta di Tutte le Nazioni o Porta di Serse che, alla sommità della scalinata monumentale all’ingresso della terrazza di Persepoli, oggi accoglie i turisti e 2500 anni fa le delegazioni dell’immenso impero persiano che venivano ad omaggiare il Re dei Re.

A questo punto Callieri ci invita a fare un’altra deduzione che conferma indirettamente la “retrodatazione” dell’edificio al periodo proto-achemenide di Ciro. “Se Dario era impegnato nella costruzione di Persepoli sopra la terrazza monumentale, un progetto impressionante, può sembrare perlomeno strano che a soli 3 chilometri e mezzo di distanza si sia impegnato nella realizzazione di un altro monumento altrettanto impegnativo”.

(4 continua. Nuovo post nei prossimi giorni. Precedenti post il 2, 7, 15 dicembre)

Tempio di Ciro vicino a Persepoli, un giallo archeologico: altro che apadana, è una torre. Invece…

L'edificio di epoca achemenide portato alla luce nello scavo di Tol-e Ajori, vicino a Persepoli in Iran

L’edificio di epoca achemenide portato alla luce nello scavo di Tol-e Ajori, vicino a Persepoli

A Tol-e Ajori non c’era una fornace. Forse c’era un palazzo achemenide e quella individuata nel 2011 nella campagna di scavo archeologico nel Fars (Iran meridionale) a un tiro di schioppo da Persepoli poteva essere una apadana, la caratteristica sala delle udienze. Ma erano più i dubbi che le certezze per la missione irano-italiana diretta da Alireza Askari Chaverdi dell’università di Shiraz e da Pierfrancesco Callieri dell’università di Bologna, impegnata proprio a Tol-e Ajori, in una ricerca che stava diventando giorno dopo giorno un vero e proprio giallo archeologico. Lo rivelano le parole del prof. Callieri che qui continua la nostra intervista.

Il prof. Pierfrancesco Callieri in azione a Tol-e Ajiori vcino a Persepoli, in Iran

Il prof. Pierfrancesco Callieri in azione a Tol-e Ajori

“Nella campagna del 2012 abbiamo avuto la seconda sorpresa che ha portato a modificare l’ipotesi che ci eravamo fatti l’anno prima”, esordisce l’iranista. “Quella struttura in mattoni si andava rivelando sempre più come un qualcosa che ricordava un muro con un proprio perimetro, piuttosto che la base di una terrazza: una struttura, ma all’epoca cominciammo a chiamarla muro, spessa ben 10 metri di cui due sezioni esterne di 2 metri e mezzo in mattoni cotti, a racchiudere al centro una sezione di 5 metri in mattoni crudi”. Cadeva quindi l’ipotesi che si trattasse di una piattaforma achemenide.

La Kabe-e Zartosht a Naqsh-e Rostam con dietro le tombe reali achemenidi

La Ka’be-ye Zardosht a Naqsh-e Rostam con dietro le tombe reali achemenidi

“Grazie ai dati emersi dalle prospettive geofisiche condotte da una missione irano-francese si è pensato si trattasse di una torre”, spiega Callieri, tipo quelle dei templi urartei a base quadrata o la più famosa Ka’be-ye Zardosht (Cubo di Zoroastro), monumento achemenide del V sec. che sorge a Naqsh-e Rostam, vicino a Persepoli, davanti alle monumentali tombe reali di Dario I, Serse I, Artaserse I e Dario II scavate sulla parete di roccia levigata come una lavagna, torre anch’essa a base quadrata il cui utilizzo pone ancora dei dubbi e fa discutere gli studiosi: torre-tempio del fuoco? Torre custodia dei libri dell’Avesta, con i testi sacri zoroastriani?  Torre tomba achemenide precedente Dario I? Ma la campagna del 2012 si chiuse senza portare certezze, anzi –come abbiamo visto- sollevando nuove ipotesi.

“La campagna di quest’anno – riprende Callieri – si era posta come obiettivo primario quello di scoprire l’ingresso alla presunta torre per avere più informazioni sull’utilizzo della struttura e quindi sulla veridicità della nostra ipotesi. Ma ancora una volta lo scavo di Tol-e Ajori ha finito per stupirci riservandoci sorprese che ci hanno costretto a modificare le nostre ipotesi, aprendo nuovi importanti interrogativi storici, artistici e culturali”.

Kabeh-e Zartosht, la torre achemenide più famosa, ma il cui utilizzo solleva ancora dubbi

Kabeh-e Zartosht, la torre achemenide più famosa, ma il cui utilizzo solleva ancora dubbi

“Se si trattava veramente di una torre – spiega Callieri – allora doveva esserci un ingresso. Per analogia con altre strutture achemenidi, abbiamo ipotizzato che l’ingresso di questa ipotetica torre potesse trovarsi nel lato sud-est. Perciò i primi sondaggi hanno puntato a confermare questa ipotesi, che sembrava corroborata in qualche modo dai risultati delle prospezioni geofisiche effettuate nel 2012 le quali, proprio nell’ipotetico lato sud-est dell’ipotetica torre, segnalavano nel terreno delle anomalie. Inoltre anche la forma quadrata sembrava sostenere la nostra ipotesi”. Lo scavo ha confermato che l’ingresso si trovava proprio a sud-est e questo, nell’animo degli archeologi, sembrava annunciare che poco a poco avrebbero avuto contezza anche della torre. Ma la conferma delle ipotesi di lavoro si è fermata alla presenza dell’ingresso monumentale proprio sul lato sud-est perché la pianta di quell’edificio enigmatico si andava rivelando giorno dopo giorno sempre meno quadrata e sempre più rettangolare. “Così decidemmo di allargare lo scavo e di tentare di seguire l’andamento del muro e capire fino a dove arrivasse”. A un certo punto la sua corsa è stata sventrata dallo scavo di un canale di irrigazione realizzato in occasione del livellamento agrario degli anni ’70. Ma il muro non finisce lì e continua in direzione Nordovest. Ma non si sa per quanto. Al momento ne abbiamo messo in luce 35,70 metri per 30 sul lato corto. Continueremo l’anno prossimo e cercheremo di capirci qualcosa di più. Un fatto comunque è certo: con la campagna di scavo 2013 è caduta anche l’ipotesi che l’edificio di Tol-e Ajori sia una torre”.

(3 . continua. Nuovo post nei prossimi giorni. Precedenti il 2 e 7 dicembre)

Il giallo archeologico del tempio di Ciro vicino a Persepoli: prima una fornace, poi un’apadana…

La grande terrazza della città-palazzo di Persepoli  3,5 km da Tol-e Ajori

La grande terrazza della città-palazzo di Persepoli 3,5 km da Tol-e Ajori

La terza campagna di scavo archeologico a Tol-e Ajori a un tiro di schioppo da Persepoli sotto la direzione di Pierfrancesco Callieri (Università di Bologna) e di Alireza Askari Chaverdi (università di Shiraz) si è conclusa da poche settimane. “E l’edificio achemenide individuato nel 2011 si è rivelato molto particolare e decisamente, anzi totalmente diverso da quello ipotizzato in un primo momento”: Pierfrancesco Callieri inizia così il racconto dell’incredibile scoperta della missione irano-italiana nella zona di Bagh-e Firdouzi a 3 chilometri e mezzo da Persepoli verso ovest nella regione di Fars in Iran meridionale. La missione – ricordiamolo – ha come obiettivo di rintracciare la città che necessariamente doveva gravitare sulla capitale, la città-palazzo di Persepoli: un’area residenziale abitata dall’aristocrazia achemenide collegata alla corte del Re dei Re. “Tutta l’area pianeggiante attorno alla grande terrazza”, ricorda Callieri, “è costellata di piccoli tepè, le colline artificiali che in altre aree del Vicino Oriente vengono chiamate tell”. Sono tutti abbastanza ben conservati, nonostante gli sventramenti subiti negli anni Settanta del secolo scorso quando con la riforma agraria si procedette al livellamento dei campi. “In quei tepè abbiamo trovato edifici di epoca achemenide con qualche base di colonna. Niente di eccezionale”, ricorda Callieri. “Ma c’era una collina che attirava le nostre attenzioni per la gran quantità di mattoni presenti in superficie ma anche nelle sezioni”. Non a caso i locali da sempre chiamano quella collinetta artificiale Tol-e Ajori, che in farsi –la loro lingua- significa appunto “collina dei mattoni”. E non si trattava tra l’altro di frammenti di mattoni qualsiasi, ma di mattoni invetriati.

I corsi di mattoni di edificio achemenide ritrovati a Tol-e Ajori

I corsi di mattoni di edificio achemenide ritrovati a Tol-e Ajori

“L’ipotesi iniziale – ricorda Callieri – è che ci trovassimo di fronte a una fornace di mattoni o a un vero e proprio edificio di mattoni, vista proprio la preponderanza di frammenti di mattoni. Ma già all’apertura dei sondaggi iniziali sono cominciati a sorgere i primi dubbi”. Nel 2011, infatti, nel corso della prima campagna di scavo a Tol-e Ajori, la missione ha aperto due trincee che hanno individuato una struttura composta da mattoni crudi all’interno e da mattoni cotti nella parte esterna. “Era ancor presto per dire che si trattava di un muro, ma è certo che siamo rimasti subito stupiti dalle dimensioni della struttura: provate a immaginarvi cosa stava prendendo forma davanti ai nostri occhi! Partendo dall’esterno era emersa una sezione in mattoni cotti di ben 2 metri con la faccia a vista invetriata a creare un paramento di rivestimento”. In quella circostanza sono stati rinvenuti almeno 7-8 corsi di mattoni invetriati ancora in situ.

Il complesso sistema di segni guida per la messa in opera, usato Mesopotamia ed Elam, trovato a Tol-e Ajori

Il complesso sistema di segni guida per la messa in opera trovato sui mattoni a Tol-e Ajori

“Ma abbiamo trovato anche un altro dettaglio sorprendente e significativo: al di sopra dei mattoni erano dipinti i segni di istruzioni per il loro montaggio, un complesso sistema di segni guida per la messa in opera analogo a quelli utilizzati in Mesopotamia ed Elam. Questa tecnica già la conosciamo perché trovata nel palazzo di Dario a Susa”. E l’uso del bitume come malta per fissare i mattoni conferma che a Tol-e Ajori siamo di fronte a una tecnica di costruzione tipicamente elamita. L’Elam – ricordiamolo – era quella regione ultima propaggine della Mesopotamia, ai piedi dei monti Zagros, dove si era sviluppata una delle prime culture iraniche in contrapposizione alle culture dell’altopiano e in continuo conflitto-simbiosi con le civiltà mesopotamiche. È in Elam che venne fondata la prima capitale, Susa. Ma Tol-e Ajori l’uso del bitume come malta fissante non solo consentiva di impermeabilizzare la sezione esterna in cotto della struttura ma anche una migliore conservazione dei mattoni crudi interni.

Suggestiva visione dell'apadana di Persepoli

Suggestiva visione dell’apadana di Persepoli

“Alla fine della campagna del 2011 – continua Callieri – avevamo individuato una struttura muraria con una sezione di 2,5 metri di mattoni cotti e di ben 5 metri di mattoni crudi dei quali, al momento, non si vedeva la fine. Così se era difficile pensare che quello fosse un muro, l’ipotesi che si fece per prima –perché sembrava la più probabile- era che avessimo individuato una piattaforma achemenide, forse una apadana (la caratteristica sala delle udienze: la più famosa è quella di Persepoli). E intanto tramontava l’ipotesi iniziale che sotto Tol-e Ajori ci fosse una fornace”.

(2 – continua. Nuovo post nei prossimi giorni. Precedente: 2 dicembre)

La scoperta del tempio di Ciro vicino a Persepoli: un giallo dell’archeologia

Il prof. Pierfrancesco Callieri in azione a Tol-e Ajiori vcino a Persepoli, in Iran

Il prof. Pierfrancesco Callieri in azione a Tol-e Ajiori vcino a Persepoli, in Iran

Che si tratti proprio di un monumento achemenide (tempio?), innalzato da Ciro il Grande ispirandosi alla porta di Ishtar di Babilonia prima che Dario realizzasse la grande terrazza di Persepoli, monumentale palazzo-capitale, quello portato alla luce a un tiro di schioppo proprio da Persepoli? È molto probabile. Ma sono ancora molti i dubbi da chiarire su quell’imponente edificio achemenide scoperto nel 2011 a Tol-e Ajori, nel Fars, regione nel meridione dell’Iran, e che da allora costringe gli archeologi a modificare le ipotesi avanzate fino a quel momento, stupiti ogni volta da nuove rivelazioni dello scavo.

Rilievi achemenidi a Persepoli in Iran

Rilievi achemenidi a Persepoli in Iran

“Non ci resta che attendere le nuove, prossime campagne di scavo”. Ne è convinto Pierfrancesco Callieri, ordinario all’università di Bologna, co-direttore con Alireza Askari Chaverdi dell’università di Shiraz della missione archeologica a Persepoli, appena tornato in Italia dall’ultima campagna di scavo. Dopo il primo eclatante annuncio fatto dal collega co-direttore iraniano (vedi post del 3 novembre) Callieri svela in questa nostra intervista tutti i dettagli di una scoperta entusiasmante. Il diario di scavo della missionr diventa così un vero e proprio racconto giallo dell’archeologia con suspence, colpi di scena e finale ancora tutto da scrivere.

Qui cercheremo di raccontare la storia e lo sviluppo di questa avventurosa scoperta archeologica seguendo in qualche modo proprio il diario di scavo attraverso le parole di Callieri, che della ricerca restituiscono non solo i dati oggettivi ma anche emozioni, delusioni, certezze, dubbi.

(1 – continua. Nuovo post nei prossimi giorni)