Archivio tag | Parco archeologico di Sibari

Ecco i nuovi direttori di musei e parchi archeologici nominati dal ministro Dario Franceschini tra quelli di istituti di I e II fascia selezionati, dopo un bando internazionale, da una commissione scientifica. Per il parco archeologico di Pompei ci sarà un bando a parte

Il ministro ai Beni culturali Dario Franceschini con il direttore generale Massimo Osanna a Pompei (foto parco archeologico Pompei)

Tredici musei, parchi archeologici e biblioteche hanno un nuovo direttore. Per il parco archeologico di Pompei, il cui direttore Massimo Osanna dal 1° settembre 2020 è diventato direttore della Direzione generale dei Musei, ci sarà un apposito bando internazionale che porterà a una nomina appropriata per la prossima primavera: lo ha assicurato il ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo, Dario Franceschini, nell’annunciare i 13 nuovi direttori di musei, parchi archeologici e biblioteche selezionati da una commissione di altissimo livello scientifico presieduta dal direttore del museo Egizio di Torino e composta dai direttori della National Gallery di Londra, del Prado di Madrid e da esperti di chiara fama. “I musei italiani sono cambiati profondamente in questi anni – ha commentato – fino a diventare un’eccellenza, un modello positivo e riconosciuto nel mondo perché a guidarli sono andate le persone giuste attraverso rigorose selezioni internazionali”. La commissione ha valutato 425 candidati e selezionato i direttori dei tredici istituti culturali statali dotati di autonomia messi a bando con la procedura di selezione internazionale dello scorso gennaio. “Tredici importanti realtà del patrimonio culturale italiano – ha aggiunto Franceschini – hanno ora un direttore selezionato tra i massimi esperti internazionali, grazie all’accurato e scrupoloso lavoro di valutazione effettuato da una commissione di alto livello scientifico che ringrazio pubblicamente per il grande lavoro svolto in questi mesi. Un metodo innovativo che sta contribuendo con successo alla modernizzazione del sistema museale nazionale”. Secondo la procedura, il ministro Franceschini ha scelto i direttori dei 3 musei di I fascia (Galleria Borghese, Museo Nazionale Romano, Vittoriano e Palazzo Venezia) tra le terne di candidati individuati dalla Commissione per ogni singolo istituto; il Direttore Generale Musei, Massimo Osanna, ha scelto i direttori dei 9 musei di II fascia (Galleria nazionale delle Marche, Museo archeologico nazionale di Cagliari, Museo nazionale d’Abruzzo, Museo nazionale di Matera, Palazzo Dicale di Mantova, Palazzo Reale di Napoli, Parco Archeologico di Ostia antica, Parco archeologico di Sibari, Pinacoteca Nazionale di Bologna) tra le terne di candidati individuati dalla Commissione; la Direttrice Generale Biblioteche, Paola Passarelli, ha scelto il direttore della Biblioteca e Complesso monumentale dei Girolamini tra i nomi della terna indicata dalla Commissione. Vediamo da vicino i nuovi direttori di musei e parchi archeologici.

Stéphane Verger è il nuovo direttore del museo nazionale Romano (foto Graziano Tavan)

Stéphane Verger è il nuovo direttore del museo nazionale Romano. Directeur d’études I classe all’Ecole Pratique des Hautes Etudes (Paris), membro del Consiglio scientifico del musée du Louvre. Vanta una qualificata esperienza curatoriale e direttiva; una pluriennale e rilevante attività scientifica e formativa di elevata qualità, internazionalmente riconosciuta e svolta anche in Italia, nell’ambito dell’archeologia, delle culture antiche e della loro tradizione e presenza nelle culture post-antiche. Il museo nazionale Romano è articolato in quattro sedi: Palazzo Massimo, edificio ottocentesco in stile neorinascimentale che accoglie una delle più importanti collezioni di arte classica al mondo con sculture, affreschi, mosaici, monete e gioielli dall’età tardo-repubblicana a quella tardo-antica; le Terme di Diocleziano, il più grandioso impianto termale mai costruito a Roma; Palazzo Altemps, dimora rinascimentale che ospita capolavori assoluti di scultura antica appartenenti a famose collezioni nobiliari pervenute in proprietà statale; la Crypta Balbi, un isolato del centro storico di Roma, dove sorgeva un vasto portico annesso al teatro eretto da Lucio Cornelio Balbo nel 13 a.C., ora trasformato in un percorso di archeologia urbana dall’età classica al medioevo.

Francesco Muscolino è il nuovo direttore del museo Archeologico nazionale di Cagliari

Francesco Muscolino è il nuovo direttore del museo Archeologico nazionale di Cagliari. Archeologo del MiBACT con responsabilità direttive al parco archeologico di Pompei. Di elevato livello professionale e scientifico, presenta una rilevante attività di ricerca in ambito archeologico nonché una variegata esperienza nell’ambito della tutela e della gestione del patrimonio. Il museo Archeologico nazionale di Cagliari fa parte del complesso museale della Cittadella dei Musei Giovanni Lilliu, fino a metà Ottocento Regio Arsenale. Negli anni Sessanta del secolo scorso, con il progetto degli architetti Libero Cecchini e Pietro Gazzola, il complesso è diventato la Cittadella dei Musei e, nel suo ambito, il museo Archeologico svolge un ruolo di primo piano. È la più importante e prestigiosa sede espositiva di antichità della Sardegna, punto di riferimento del territorio, con i suoi oltre 4000 oggetti che raccontano una storia lunga quasi 7.000 anni dalla Preistoria all’Alto Medioevo.

Maria Grazia Filetici è la nuova direttrice del museo nazionale d’Abruzzo dell’Aquila

Maria Grazia Filetici è la nuova direttrice del museo nazionale d’Abruzzo dell’Aquila. Architetto del MiBACT con responsabilità direttive al parco archeologico del Colosseo. Ha grande esperienza nel campo della gestione di progetti complessi, della tutela, della conservazione e restauro architettonico e valorizzazione del patrimonio culturale in ambito statale. La nuova sede nel complesso dell’ex mattatoio comunale dell’Aquila inaugurata il 15 dicembre 2015 ospita parte della ricca collezione del museo nazionale d’Abruzzo, fino al 6 aprile 2009 custodita nella Fortezza Spagnola e poi messa in sicurezza in seguito alle gravi lesioni provocate allo storico edificio dal sisma. Protetti da avanzati presidi antisismici, sono esposti una sessantina di reperti archeologici e 112 tra dipinti, sculture e gioielli dal Medioevo all’Età Moderna. Si tratta di capolavori che testimoniano l’identità, la storia e la vitalità della cultura dell’intera regione, alcuni dei quali recuperati tra le macerie del sisma e restituiti a nuova vita grazie a complessi interventi di restauro.

Annamaria Mauro è la nuova direttrice del museo nazionale di Matera (foto parco archeologico di Pompei)

Annamaria Mauro è la nuova direttrice del museo nazionale di Matera. Architetto del MiBACT con responsabilità direttive al parco archeologico di Pompei. Esperta nel campo della gestione di progetti complessi, della tutela, conservazione, restauro architettonico e valorizzazione del patrimonio culturale in ambito statale. Articolato nelle due sedi del museo Archeologico nazionale “Domenico Ridola” e del museo nazionale d’Arte medievale e moderna della Basilicata in Palazzo Lanfranchi, comprende importanti reperti archeologici dall’era neolitica al VI – IV secolo a.C., una collezione di arte sacra proveniente dalle chiese del territorio, opere di scuola pittorica napoletana di XVII e XVIII secolo e una sezione contemporanea, con dipinti di Carlo Levi e Luigi Guerricchio.

Alessandro D’Alessio è il nuovo direttore del parco archeologico di Ostia antica

Alessandro D’Alessio è il nuovo direttore del parco archeologico di Ostia antica. Direttore della Domus Aurea, archeologo. Di elevato livello professionale e scientifico, vanta una rilevante attività di ricerca di alta qualità in ambito archeologico nonché una variegata esperienza nell’ambito della tutela, gestione e restauro dei monumenti con particolare riferimento ai siti archeologici. Articolato nelle diverse sedi degli Scavi di Ostia Antica, della villa romana di Procoio di Pianabella, della basilica paleocristiana di Pianabella, del Museo delle navi di Fiumicino, dell’area archeologica dei porti imperiali di Claudio e Traiano, della necropoli di Porto e della basilica paleocristiana di Sant’Ippolito a Isola Sacra, del Castello di Giulio II a Ostia Antica della necropoli Laurentina, è uno dei parchi archeologici più vasti del mondo con un’estensione di 150 ettari. Autentica porta di accesso a Roma dal VI sec. a.C. fino al VI sec. d.C., crocevia di genti provenienti da ogni parte del Mediterraneo, Ostia è stata il luogo attraverso il quale le più diverse culture e religioni sono penetrate nell’Impero romano, lasciando tracce ancora oggi evidenti nei diversi mitrei presenti e nella più antica sinagoga ebraica del Mediterraneo Occidentale mai rinvenuta al di fuori dall’antica Palestina.

Filippo Demma è il nuovo direttore del parco archeologico di Sibari (foto da http://www.lanuovacalabria.it)

Filippo Demma è il nuovo direttore del parco archeologico di Sibari. Archeologo del MiBACT con responsabilità direttive presso il parco archeologico dei Campi Flegrei. Di elevato livello professionale e scientifico, vanta una rilevante attività di ricerca di ricerca di alta qualità in ambito archeologico nonché una variegata esperienza nell’ambito della tutela, gestione e restauro dei monumenti con particolare riferimento ai siti archeologici anche subacquei. Uno dei siti più estesi ed importanti del Mediterraneo di età arcaica e classica, Sibari testimonia la stratificazione di tre diverse civiltà: dapprima colonia achea fondata nel 720 a.C. fino alla distruzione nel 510 a.C. per mano dei crotonesi, poi centro ellenistico e successivamente insediamento romano fino al definitivo abbandono nel VII sec. d.C. in seguito all’impaludamento dell’area.

Al museo nazionale Archeologico della Sibaritide conferenza su “Le terme di Copia Thurii nella storia edilizia della città” con la presentazione dei risultati degli scavi alle terme pubbliche romane

La locandina dell’incontro su Copia Thurii al museo nazionale Archeologico della Sibaritide

Il museo nazionale Archeologico della Sibaritide

“Le terme di Copia Thurii nella storia edilizia della città” è il tema della conferenza curata dalla prof.ssa Ghislaine Noyé (École Nationale des Chartes, Paris), in programma giovedì 20 febbraio 2020, alle 17, a Cassano all’Ionio (Cosenza), al museo nazionale Archeologico della Sibaritide, diretto da Adele Bonofiglio. I lavori saranno introdotti dal prof. Pier Giovanni Guzzo. Per l’occasione saranno presentati i risultati delle campagne di scavo svolte nelle terme pubbliche della colonia romana di Copia Thurii dalla Scuola francese di Roma, in collaborazione con la Soprintendenza archeologica della Calabria, dal 2000 al 2006. I dati archeologici permettono di ricostruire la storia dell’edificio fino all’abbandono avvenuto tra fine VI e inizi VII sec. d. C., tracciando la trasformazione del cuore monumentale della città, collocato a SO del Parco del Cavallo, intorno al foro.

I resti dell’antica Thurii nel parco archeologico di Sibari

La città romana di Copia-Thurii sorse nel 193 a. C. nella Piana del Crati, più o meno sul sito che aveva precedentemente ospitato la colonia panellenica di Thurii (fondata nel 444 a.C.) e, ancora prima, la mitica Sybaris arcaica, fondata dagli Achei nel 720 a.C. e distrutta dai Crotoniati nel 510 a.C. Questo spiega la complessa storia urbanistica relativa alle tre città che si sono succedute, nell’antichità, nella Piana del Crati: l’arcaica Sybaris achea, la greca Thurii e la romana Copia. Proprio quest’ultima, negli ultimi anni, è stata oggetto specifico di particolare interesse per molti studiosi , che ne stanno svelando la rilevante importanza storica e archeologica, finora trascurata, a vantaggio di Sybaris e di Thurii.

Ferragosto 2019 in Calabria. Aperti i musei e i parchi archeologici del Polo museale. Un’occasione per ammirare l’inestimabile patrimonio della regione

Giovedì 15 agosto 2019, in occasione della festività dell’Assunta (Ferragosto), i musei e i parchi archeologici ricadenti nel Polo museale della Calabria, guidato da Antonella Cucciniello, rimarranno aperti al pubblico secondo i consueti orari. Sarà, pertanto, occasione propizia per ammirare i tanti Beni culturali patrimonio inestimabile della Calabria.

La sede del museo Archeologico nazionale di Vibo Valentia “Vito Capialbi”

Museo Archeologico nazionale “Vito Capialbi” di Vibo Valentia – (Vibo Valentia): dal 1995 il museo ha sede nel Castello Normanno-Svevo della città che, nella sua struttura originaria e più antica, risale all’epoca di Federico II. I materiali esposti provengono dagli scavi effettuati nella città e nel suo territorio a partire dalle prime ricerche effettuate da Paolo Orsi nel 1921. Accanto ai reperti rinvenuti nelle indagini archeologiche, sono presenti quelli provenienti dalle prestigiose raccolte Capialbi, Cordopatri e Albanese. Le collezioni del Museo illustrano la storia e l’archeologia del territorio, dalla preistoria (primo piano) all’età greca (piano terra e primo piano) e a quella romana e medioevale (piano terra). Orario: 9-20. Mail: pm-cal.capialbi@beniculturali.it

Il museo Archeologico nazionale di Crotone

Museo Archeologico nazionale di Crotone (Crotone): aperto al pubblico nel 1968, è tra i più importanti della Calabria. Nel suo più recente allestimento, inaugurato nel 2000, il Museo propone un percorso espositivo articolato su due piani. Al piano terreno il visitatore è guidato, secondo un criterio cronologico, alla scoperta delle principali tappe storiche dell’antica città greca di Kroton, attraverso la storia dei suoi atleti, medici e filosofi, fino alla tarda antichità. Vi è poi un approfondimento sull’archeologia urbana e una sezione dedicata ai corredi della necropoli in località Carrara. Il secondo piano offre una panoramica sugli insediamenti del territorio, Krimissa, Petelia, Makalla, e prosegue con una sezione dedicata ai principali santuari della città. Particolare riguardo gode il santuario della dea Hera Lacinia presso Capo Colonna con il suo tesoro: spiccano per bellezza il diadema aureo e un’affascinante quanto misteriosa barchetta nuragica realizzata in bronzo. Orario: 9-20. mail: pm-cal.crotone@beniculturali.it

Il museo nazionale Archeologico della Sibaritide

Museo e parco Archeologico nazionale di Sibari – Cassano all’Ionio (Cosenza): il museo della Sibaritide accoglie ed espone i documenti archeologici della Sibaritide, il territorio che dall’antichità gravitava attorno alla città di Sibari. Dalla protostoria alla civiltà romana, fino alla tarda antichità e al Medioevo la ricerca ha restituito importanti testimonianze di questa area. Emblema della città di Sibari è il toro; figura scelta nella monetazione antica il toro stante, con la testa volta all’indietro, identifica ancora oggi il museo. Il “toro cozzante” è senza dubbio il reperto più suggestivo. Orario: 9-19.30. Il parco archeologico di Sibari è ubicato sulla costa Ionica della Calabria a breve distanza dalla foce del Fiume Crati. Questa parte del territorio calabro, nota topograficamente come Sibaritide vide il sorgere, lo sviluppo e l’espansione e poi il declino della grande polis di Sibari; qui furono impiantati, in epoche successive alla distruzione della città greca, sovrapponendosi in parte alle sue rovine, prima il centro ellenistico di Thurii e poi quello romano di Copia. Questa eccezionale stratificazione fa di Sibari uno dei siti più estesi ed importanti del Mediterraneo di età arcaica e classica. Orario: 9-19.30. Mail: pm-cal.sibaritide@beniculturali.it

Dettaglio del grande mosaico dei draghi e dei delfini del complesso termale al parco archeologico dell’Antica Kaulon

Museo Archeologico e parco archeologico dell’Antica Kaulon – Monasterace (Reggio Calabria): il parco archeologico di Monasterace Marina, presso il promontorio di Punta Stilo, insiste sul sito del centro coloniale di Kaulon, fondato dagli achei crotoniati. Le ricerche del secolo scorso hanno reso possibile la conoscenza delle prime fasi di vita della colonia (seconda metà VII secolo a. C.) e l’organizzazione urbanistica, definita da un impianto regolare con strade ortogonali e isolati stretti e lunghi, tutti di uguale dimensione, di età ellenistica. Tra le abitazioni si distingue la cosiddetta “Casa del Drago” dall’immagine raffigurata sul mosaico pavimentale, oggi esposto nel museo, originariamente posto sulla soglia di una stanza per banchetto. Monumentali i resti del tempio dorico periptero (470-460 a.C.) in blocchi di arenaria, scoperto agli inizi del secolo scorso e parte di un’ampia area santuariale frequentata dagli inizi del VII secolo a.C. e successivamente adibita ad area produttiva per attività metallurgiche. Di grande interesse, nel settore centrale del parco, l’edificio con funzione originariamente abitativa, trasformato nel IV secolo a.C. in complesso termale, cui è riconducibile il mosaico pavimentale policromo con draghi e delfini. Nella seconda metà del III sec. a.C. la costruzione fu adibita a luogo di culto, forse a carattere pubblico. Il museo, situato a monte della SS 106, alle spalle del parco, racconta la città secondo un percorso che illustra l’abitato, le aree sacre e le necropoli. Tra i manufatti, si segnalano gli splendidi elementi di armature, ex voto provenienti dal tempio dorico. Un reperto di grande valenza scientifica è la tabula bronzea iscritta, “Tabula Cauloniensis”, con dedica a Zeus in alfabeto acheo (470-460 a.C.). Orario: 9-20. Mail: pm-cal.kaulon@beniculturali.it

Il museo Archeologico nazionale di Capo Colonna

Museo e parco Archeologico nazionale di Capo Colonna (Crotone): il parco, a 10 Km da Crotone, si estende per circa 50 ettari, occupando la punta più orientale del promontorio di Capo Colonna, noto nell’antichità come “Lakinion akron”. Comprende l’area archeologica, circoscritta dalle mura di età romana, una zona boschiva e a macchia mediterranea, simbolo del bosco sacro a Hera, e l’area del Museo. Nell’area archeologica sono i resti dell’Heraion Lakinion, santuario extraurbano della colonia greca di Crotone, ancora attivo in età romana. Luogo di culto molto venerato, noto anche per essere stato frequentato da Pitagora, il santuario rappresentava un riferimento essenziale per la navigazione e un rifugio sicuro, di cui la dea si faceva garante. Hera proteggeva anche la natura e in particolare i bovini, che pascolavano liberamente all’interno del bosco a lei sacro. A Capo Colonna è legata anche la figura di Annibale, che da qui ripartì per fare ritorno a Cartagine. Il più importante edificio del santuario è il grande tempio dorico di Hera Lacinia (tempio A), presso il ciglio della falesia. Orario: 9-19.30. Il museo Archeologico, inaugurato nel 2006, propone un percorso espositivo in tre sezioni, all’interno di ampie sale open space. La prima sezione è dedicata all’abitato romano e propone una selezione delle principali classi ceramiche e alcuni oggetti di uso comune. La seconda sezione accoglie i rinvenimenti effettuati nell’area del santuario e la ricostruzione di uno spaccato della copertura marmorea del tetto del tempio A. Nella terza sezione sono esposti reperti provenienti dai fondali della costa crotonese; di particolare interesse il carico di marmi di età romana del relitto di Punta Scifo. Orario: 9-13 e 15-20. Mail: pm-cal.capocolonna@beniculturali.it

Il teatro greco nel parco archeologico nazionale di Locri (Rc)

Musei e parco Archeologico nazionale di Locri – Locri (Reggio Calabria): il parco archeologico di Locri, tra i più estesi della Calabria, è situato lungo la SS 106 “Jonica” a circa 5 km dall’odierna città di Locri, nel sito della colonia magno-greca di Lokroi Epizephyroi. Nell’area del Parco sono presenti due realtà espositive: il museo Archeologico nazionale, dedicato alla narrazione della vita di Locri nel periodo greco, e il Complesso museale Casino Macrì, che conserva le testimonianze riconducibili all’età romana e tardo-antica. L’età protostorica della Locride è documentata nel “Museo del territorio” di Palazzo Teotino Nieddu del Rio, nel centro di Locri, inaugurato nel 2018. Orario: 9-un’ora prima del tramonto. Mail: pm-cal.locri@beniculturali.it

Il teatro romano di Scolacium all’interno del parco archeologico

Museo e parco Archeologico nazionale di Scolacium – Roccelletta di Borgia (Catanzaro): il parco racconta la storia di Skylletion, città della Magna Grecia, che divenne una prospera colonia romana, Scolacium. I ritrovamenti nell’area del Parco testimoniano una frequentazione fin dal paleolitico inferiore e superiore. Poco noto è l’insediamento greco. La colonia romana di Scolacium, con i suoi imponenti resti, è la protagonista del percorso di visita e rappresenta un unicum nel panorama archeologico calabrese. Dedotta nel 123-122 a.C., fu interessata da interventi di sistemazione della parte urbana e dell’intero territorio attraverso la divisione delle parcelle coltivabili (centuriazione).Essa prosperò fino alla rifondazione da parte dell’imperatore Nerva, quando assunse il nome di Colonia Minervia Nervia Augusta Scolacium e venne ulteriormente monumentalizzata. Oggi è possibile visitare il Foro, con la sua singolare pavimentazione in laterizio che non ha eguali in tutto il mondo romano e i resti di alcuni edifici, tra cui la Curia, il Cesareum e il Capitolium. Poco distante dalla piazza è il teatro da 3.500 posti, adagiato, alla maniera greca, su una collina naturale e i resti dell’unico anfiteatro romano in Calabria. All’interno del parco c’è il museo dove sono esposti i risultati delle campagne di scavo con un allestimento che ripercorre la storia della città attraverso reperti che documentano la vita antica sotto ogni aspetto. Il museo conserva un importante ciclo statuario e di ritrattistica romana. Si segnala, infine, uno straordinario manufatto: l’avambraccio colossale in bronzo. Orario: 9-20. Mail: pm-cal.scolacium@beniculturali.it

Per le Giornate europee dell’archeologia 2019 mostre, visite guidate e attività didattiche proposte dal Polo museale della Calabria a Vibo Valentia, Capo Colonna, Crotone, Sibari, Locri Epizefiri, Mileto, Scolacium, Archeoderi

Il manifesto delle Giornate europee dell’Archeologia 2019

Tre giorni pieni di iniziative quelli promossi dal Polo museale della Calabria, diretto da Antonella Cucciniello, in occasione delle Giornate dell’archeologia 2019, dal 14 al 16 giugno 2019, con mostre, visite guidate e attività didattiche. Vediamo il programma nei singoli musei o aree archeologiche.

La sede del museo Archeologico nazionale di Vibo Valentia “Vito Capialbi”

Il museo Archeologico nazionale “Vito Capialbi” di Vibo Valentia (Vibo Valentia) celebrerà le Giornate dell’archeologia 2019 con iniziative di forte connotazione educativa. Nell’edificio medievale sono esposti i reperti provenienti dalla storica collezione Capialbi, con vasi attici e monete, i numerosi rinvenimenti effettuati nella città. Spiccano, al piano superiore, le armi da parata donate dall’aristocrazia ipponiate ad Hades, uniche in Magna Grecia; le numerose statuette dedicate a Persefone e Demetra nel santuario di località Cofino. Al piano inferiore, sono esposti i reperti delle necropoli, con il più antico testo orfico rinvenuto, inciso in sedici versi su una laminetta aurea. Poi la statuaria romana con il busto di Agrippa, generale di Ottaviano, che aveva posto il suo quartier generale nella città. Si inizia giovedì 13 giugno, dalle 10 alle 11, con i bambini impegnati nella “Caccia al tesoro”: prima devono cercare all’interno del museo gli indizi nascosti e poi ricomporre il puzzle di Persefone. Giovedì 13 e venerdì 14, sempre dalle 11 alle 12, spettacolo per tutti: “A teatro con gli antichi greci”. Sappiamo che il dramma è un’eredità importante del passato; qui si assiste alla rappresentazione teatrale del mito di Persefone. Negli stessi giorni, dalle 10 alle 12, visita guidata “Conosci la tua storia accompagnato dagli antichi dei”. Delle guide speciali accompagneranno il pubblico nelle sale del museo. Infine, venerdì 14 giugno, dalle 9.30 alle 12, “Disegna il mito”: i bambini, impugnati matite e pennelli, sono chiamati a disegnare con il personale didattico del museo il mito di Persefone. I migliori disegni saranno premiati nel contest di Vibo Comics che si terrà il 15 e 16 giugno 2019 a Palazzo Gagliardi. Ultimo, ma non ultimo, il workshop #archeovv photo contest “Fotografa i reperti del museo e usa l’hashtag #archeovv”: chi otterrà più like?

Locandina dell’incontro per la presentazione del libro “L’olio d’oliva tra storia, archeologia e scienza”

Il museo e parco Archeologico nazionale di Capo Colonna e il museo Archeologico nazionale di Crotone aderiscono all’iniziativa dell’istituto nazionale francese di Ricerca archeologica preventiva (Inrap) con molteplici attività gratuite, adatte a ogni età. Al museo di Capo Colonna venerdì 14 giugno, alle 18, presentazione del libro “L’olio d’oliva tra storia, archeologia e scienza”. E sabato 15 giugno, alle 10.30, al museo e parco di Capo Colonna staffetta archeologica e passeggiata didattica per bambini. Sempre sabato 15, ma al museo di Crotone, alle 17.30, laboratorio di stratigrafia e classificazione dei reperti ceramici, per ragazzi e adulti. Infine domenica 16 giugno, alle 18, ancora al museo di Crotone, conferenza di presentazione e apertura del contest fotografico: “Le storie del Lacinio”.

Locandina del convegno e mostra “In cammino con la storia. Dall’archeologia agli archivi cartacei” a Mileto

Al parco Archeologico di Sibari (Parco del Cavallo) a Cassano all’Ionio (Cosenza), venerdì 14 giugno 2019 dalle 9 alle 13 e dalle 15.30 alle 18.30, “Archeologo per un giorno”: proiezione di un video animato sul significato di archeologia e sul lavoro dell’archeologo; simulazione di scavo; laboratorio di ceramica; laboratorio “leggiamo gli ostraka”; gioco: “riconosci i paramenti murari”; visita guidata dell’area archeologica; contest ArcheoSelfie (scatta un selfie della giornata e pubblicalo!). A Locri Epizefiri (Reggio Calabria) sono previste manifestazioni per la valorizzazione e la promozione del parco Archeologico e dei musei (museo del Periodo Greco; museo del Periodo Romano e museo del Territorio) ricadenti in questo straordinario lembo di Calabria. Si segnala un’accattivante visita guidata (“Tra Miti, Immagini e Archeologia”) e una particolarissima passeggiata dove saranno esposte sagome di vasi greci; interessante spunto per racconti di “miti e leggende”. Entrambe le iniziative si terranno nel parco Archeologico. Al museo statale di Mileto (Vibo Valentia), venerdì 14 giugno 2019, alle 18.15, convegno e mostra “In cammino con la storia. Dall’archeologia agli archivi cartacei”. L’esposizione sarà visitabile dal 14 al 30 giugno 2019 da martedì a domenica dalle 9.30 alle 19.

La locandina del photocontest al museo e parco Archeologico nazionale di Scolacium

Il museo e parco Archeologico nazionale di Scolacium a Roccelletta di Borgia (Catanzaro), dal 14 al 16 giugno 2019, celebra le Giornate dell’archeologia 2019 con iniziative di forte connotazione educativa ma non solo. Teatro, musica, arte contemporanea arricchiranno l’offerta che il museo propone gratuitamente. Questo in dettaglio il programma previsto: “Archeology for Kids”, puzzle, attività ludiche e didattiche, laboratori di archeologia sperimentale, caccia al tesoro, queste e tante altre attività per divertirsi e imparare. Workshop di arte contemporanea, disegno delle statue dal vivo, photocontest, conferenze. Visite guidate nel parco, nel museo e nei depositi per scoprire le ricchezze di Scolacium. Spettacoli dal vivo: coro polifonico e rappresentazione teatrale. Attività didattiche ed educative: laboratorio di ceramica e tessitura, educazione ambientale, laboratorio di antropologia.

La locandina della mostra fotografica “Come eravamo: in immagini e versi” al parco Archeoderi

Al museo e parco Archeologico “Archeoderi” di Bova Marina (Reggio Calabria), venerdì 14 giugno 2019, alle 16, saranno presentati al pubblico i nuovi sistemi tecnologici installati al museo. All’evento parteciperanno: Rossella Agostino, direttore musei e parco Archeologico nazionale di Locri, museo Archeologico e parco Archeologico dell’antica Kaulon a Monasterace e museo Archeologico di Metauros di Gioia Tauro; Laura Delfino, direttore museo e parco Archeologico “Archeoderi” di Bova Marina; rappresentanti dell’amministrazione comunale di Bova Marina; Giuseppe Musicò, coordinatore operativo della digi.Art servizi digitali per l’Arte e Francesco Barilla, presidente della FAND (Federazione tra le associazioni nazionali delle persone con disabilità). Sarà, inoltre, allestita la mostra “Come eravamo: in immagini e versi”. L’esposizione presenta una selezione dei ritratti fotografici di Nicola Delfino, veterinario per mestiere ma appassionato fotografo della realtà che lo circondava e pittore originale. La macchina fotografica appesa alla spalla era la sua compagna inseparabile. Così ha raccolto centinaia di fotografie, che non solo sono documenti di un’Italia che è cambiata enormemente negli ultimi 70 anni, ma raccontano anche la sua vita: dalla seconda guerra mondiale, che ha combattuto in Russia, alla sua breve permanenza ad Africo Vecchio, nel cuore dell’Aspromonte, nel 1951, al periodo in cui è stato veterinario a San Luca, negli anni dal 1953 al 1957, poi nel 1961 il suo soggiorno in Tanzania, e infine Gerace che è diventata la sua vera e definitiva casa. Alle fotografie sono stati affiancati dei versi classici che sembrano gettare una luce particolare sui soggetti rappresentati.

Magna Grecia. Già migliaia di visitatori a soli tre mesi dalla riapertura del parco archeologico di Sibari danneggiato nel gennaio 2013 dall’esondazione del fiume Crati. Spesi 18 milioni per pulire, riqualificare e valorizzare l’intera area. I reperti al museo Archeologico nazionale della Sibaritide

Il parco archeologico di Sibari riaperto dopo 1500 giorni di lavori per i danni causati dall’esondazione del fiume Crati

Gli sforzi sono stati premiati. A tre mesi dalla riapertura, sono oltre 3mila i visitatori del museo Archeologico nazionale della Sibaritide e dell’area archeologica del Parco del Cavallo. Un successo di attenzione e interesse dopo più di 1500 giorni di chiusura, dall’ormai lontano 18 gennaio 2013, a causa dell’esondazione del fiume Crati. L’area è stata rimessa a nuovo e ha potuto riguadagnare l’antico splendore con in più nuovi tesori riemersi durante l’esecuzione di lavori per 18 milioni di euro. “Tanti visitatori anche al momento si tratta di numeri in gran parte legati al turismo scolastico calabrese e delle regioni limitrofe e non al turismo culturale proveniente da fuori regione o dall’estero”, spiega la direttrice Adele Bonofiglio. “Ma già i ponti di aprile e maggio hanno segnato un ulteriore forte incremento di visitatori, con presenze di croceristi e di numerose associazioni”.

Sommerso da acqua stagnante e fango: così appariva il parco archeologico di Sibari dopo l’esondazione del Crati nel gennaio 2013

Chiara Braga sul sito archeologico di Sibari

Mosaico del Parco archeologico di Sibari, ripulito dal fango dell’esondazione del 2013

Era – come detto – il gennaio 2013 quando il sito di Sibari, nel Cosentino, fu danneggiato dell’esondazione del fiume Crati. Le campagne di scavi che si sono succedute nel corso degli anni hanno portato alla luce reperti riferibili alle tre città sorte in quei luoghi. Sybaris, antica polis magno greca, realizzata nel 720 a.C. e distrutta nel 510 a.C. dai crotoniani; Thurii, fondata nel 443 a.C. dai sibariti che, dopo la distruzione di Sybaris, non si erano dispersi, e infine, nel 194 a.C., sullo stesso sito dove erano state edificate Sybaris e Thurii, la città romana di Copia. Nei mesi successivi l’esondazione del Crati erano stati compiuti notevoli sforzi per fare defluire l’acqua che si era accumulata. Ma un anno dopo la Procura della Repubblica di Castrovillari emise 40 avvisi di proroga delle indagini. I reati ipotizzati a carico degli indagati sono stati omissione di atti d’ufficio, danneggiamento colposo, invasione di terreni, danneggiamento di beni culturali e realizzazione di opere in assenza di autorizzazione. Intanto nel febbraio 2014, visitando l’area archeologica ancora coperta dal fango, Chiara Braga, responsabile Ambiente del Pd, rinnovò l’impegno in un accorato appello: “I beni culturali e archeologici rappresentano una delle maggiori ricchezze del nostro Paese e perciò devono essere tutelati e salvaguardati. Lavoreremo insieme a chi oggi ha la responsabilità dei ministeri competenti per dare delle risposte immediate a quest’area che ha bisogno di recuperare una delle sue bellezze più importanti che è un pezzo della propria storia, ma anche del proprio futuro perché investendo sulla cultura e su questa ricchezza archeologica e storica si può creare davvero un’occasione di sviluppo e di attrazione turistica per questo territorio”. Ma Braga sottolineava anche che “non è necessario solo rimettere in funzione e rendere agibile di nuovo quest’area archeologica, ma anche evitare che nuovi eventi meteorologici o intense piogge facciano finire sott’acqua un’altra volta queste realtà. Perciò la prevenzione, la manutenzione, la pulizia degli argini dei fiumi, la sicurezza del nostro territorio rappresentano un impegno prioritario che come partito sosteremo e che crediamo debba stare nel Patto di Governo 2014”. Ma in quel mese cadde il governo Letta e nacque il governo Renzi con Franceschini al dicastero dei Beni culturali.  Così in aprile i parlamentari del Pd Andrea Marcucci, Rosa Maria Di Giorgi e Vincenzo Cuomo, rispettivamente presidente e componenti della commissione Cultura a Palazzo Madama, spronano nuovamente il Governo perché “mantenga gli impegni presi sul parco archeologico di Sibari”: “Nei mesi scorsi la commissione Istruzione pubblica, Beni culturali del Senato ha approvato una risoluzione che impegna il governo a garantire che il Parco archeologico di Sibari possa tornare al più presto alle condizioni precedenti all’alluvione del gennaio 2013 che ha colpito l’intera area causando ingenti danni e disagi. A seguito dell’esondazione del fiume Crati sono stati stanziati 5 milioni di euro (4 milioni di euro dal Commissario straordinario per il rischio idrogeologico e 1 milione di euro dalla Provincia di Cosenza) per la sistemazione idraulica, che, tuttavia, interesserà solo un tratto molto limitato del corso del fiume. Inoltre, il Mibact ha stanziato 300mila euro per superare l’emergenza, aspirando lo strato superficiale di fango e ristabilendo la fruibilità del sito. Secondo il soprintendente regionale sono tuttavia necessari ulteriori interventi e stanziamenti per circa 5 milioni di euro (aggiuntivi rispetto ai 2 milioni stanziati per gli interventi post alluvione) per di rimuovere il fango essiccato che ha coperto l’intero sito, ripristinando almeno lo stato precedente all’alluvione”.

Fango tra le vestigia del parco archeologico di Sibari

Mario Caligiuri, assessore regionale

Nel novembre 2014 una nuova alluvione, ma per fortuna, come poté constatare in un immediato sopralluogo agli scavi del parco archeologico di Sibari e al museo della Sibaritide l’assessore regionale alla Cultura della Calabria, Mario Caligiuri, il maltempo non ha causato particolari disagi. Intanto si torna a parlare di finanziamenti: “Cosi fondi disponibili si è avviata una ulteriore rimozione del fango nelle parti ancora interessate, che si prevede possa essere conclusa entro l’autunno del 2015”, spiegò Caligiuri. “Inoltre, stanno per partire altri interventi, tra i quali la ristrutturazione dei locali dell’accoglienza e la messa in sicurezza dell’argine del fiume, quest’ultimo da parte della provincia di Cosenza. Anche per il museo nazionale di Sibari i lavori sono iniziati, sia per quanto riguarda un consistente ampliamento che l’installazione dei pannelli solari con il rifacimento del tetto. Sono anche stati consegnati i lavori per i nuovi depositi dei reperto archeologici. L’importo complessivo delle opere finanziate è di 18 milioni di euro, tutte appaltate. Di queste già consegnate oltre 7 milioni di euro e da consegnare circa 10 milioni di euro lordi. Inoltre a queste cifre va aggiunto anche l’intervento sull’efficientamento energetico di 1 milione e seicentomila euro, i cui lavori, come detto, sono già in corso”.

Veduta d’insieme del parco archeologico di Sibari

Autorità all’inaugurazione del parco archeologico di Sibari

E si arriva al febbraio 2017: a 4 anni dall’alluvione che sommerse l’area, il Parco archeologico di Sibari torna fruibile dopo una serie di lavori – costati 18 milioni  – per pulire, riqualificare e valorizzare l’intera area – con reperti di età romana e magnogreca – e il museo Archeologico nazionale della Sibaritide. “Sono molto orgogliosa della restituzione di questo importantissimo sito”, il commento del sottosegretario al Mibact, Dorina Bianchi. “È un sito unico di cui usufruiranno turisti non solo calabresi ma provenienti dall’Italia e dal mondo. La cultura, insieme al turismo, può creare un solido sviluppo non solo culturale ma soprattutto economico. Ed è questo quello su cui il Mibac sta puntando”. E il presidente della Regione Mario Oliverio: “Qui c’è un patrimonio culturale che merita di essere valorizzato perché la nostra terra, attraverso realtà che hanno una proiezione internazionale, può diventare più attrattiva”. Conosciamo allora un po’ meglio il parco archeologico di Sibari, in provincia di Cosenza, il sito di una delle più ricche e importanti città greche della Magna Grecia, i cui reperti sono conservati nel museo Archeologico nazionale della Sibaritide. Nella zona del “Parco del Cavallo” restano alcuni tra i resti più significativi, risalenti all’età romana. Si tratta di un quartiere organizzato in due grandi plateiai e un teatro. Nelle zone “Prolungamento Strada” e “Casa Bianca” si trovano altre sezioni. “Casa Bianca” in particolare ha una zona edificata del IV secolo a.C., con una torre circolare. Stombi infine mostra una zona urbana a insediamento misto, solo in parte riedificata dopo il 510 a.C., con alcune fondazioni di età arcaica, tra le quali un edificio, pozzi e fornaci.

I parchi archeologici e i musei del Polo della Calabria, da Sibari a Capo Colonna, da Scolacium a Kaulonia, da Locri a Vibo Valentia, protagonisti con uno stand e un incontro a Tourisma 2017

Lo stand del Polo museale della Calabria a Tourisma 2017

Lo stand del Polo museale della Calabria a Tourisma 2017

Il parco archeologico di Scolacium

Il parco archeologico di Scolacium

Portale della chiesa di san Francesco a Gerace

Portale della chiesa di san Francesco a Gerace

I parchi archeologici raccontano la vita di centri coloniali quali Sibari, Capo Colonna di Crotone, Scolacium, Kaulonìa, Locri, i cui resti conservati dall’azione del tempo o portati alla luce con le indagini di scavo sono da sempre protagonisti nei  manuali di archeologia dalla protostoria ad età greca e poi romana. O ancora, il parco Archeoderi di Bova Marina che documenta significativamente anche la presenza ebraica nel versante ionico meridionale calabrese.  Senza dimenticare il museo “Vito Capialbi” di Vibo Valentia, il museo della Sibaritide, il museo di Crotone, il museo di Scolacium, il museo di Locri e quello dell’antica Kaulonìa che completano la narrazione dei parchi attraverso i percorsi espositivi allestiti nelle sale che illustrano la quotidianità della vita di colonie magno-greche e municipia romani. Questa è la Calabria archeologica che è stata una star a TourismA 2017 con il Polo museale della Calabria presente con uno stand e promotore dell’incontro “Parliamo di Calabria” curato da Angela Acordon, direttore del Polo museale, con gli interventi di Rossella Agostino, direttore dei musei Archeologici nazionali di Locri e di Kaulon; Gregorio Aversa, direttore dei musei Archeologici nazionali di Crotone, Capo Colonna, e Scolacium; e Adele Bonofiglio, direttore dei musei Archeologici nazionali della Sibaritide e di Vibo Valentia: i quali hanno evidenziato il rilevante patrimonio storico, artistico, monumentale e archeologico con un’attenta disamina delle peculiarità delle strutture ricadenti nel Polo. Attenzione anche per i musei Archeologici più piccoli, ma altrettanto ricchi di manufatti e di storia: Amendolara, Lamezia, Gioia Tauro. E se il museo di Mileto presenta al visitatore testimonianze di età medievale-normanna, edifici di culto quale, la Cattolica di Stilo e la chiesa di San Francesco di Gerace sono architettonicamente e storicamente significative testimonianze per l’età bizantina e tardo-medievale. La fortezza di Le Castella a Isola Capo Rizzuto documenta la presenza del controllo costiero dall’antichità all’età moderna. “Infine – conclude Acordon – la Galleria Nazionale di Cosenza, sede centrale del Polo, che ospita testimonianze pittoriche di vari periodi tra i quali, dipinti sei-settecenteschi di scuola napoletana e pittori, anche calabresi, che frequentavano la corte borbonica mantenendo rapporti con ambienti culturali di respiro europeo”.

Il Toro cozzante di Sibari tra i capolavori esposti al museo Egizio di Torino nella mostra “Pompei e l’Egitto” che apre il 1° marzo

la statuetta in bronzo del Toro Cozzante scoperta nel 2004 negli scavi al Parco archeologico di Sibari

la statuetta in bronzo del Toro Cozzante scoperta nel 2004 negli scavi al Parco archeologico di Sibari

Il Toro cozzante del museo Archeologico nazionale della Sibaritide è giunto a Torino per essere esposto al museo Egizio nella mostra “Pompei e l’Egitto”, che si terrà dal 1° marzo al 4 settembre 2016. La statuetta in bronzo, ritenuta, insieme ai Bronzi di Riace, una delle scoperte più importanti per la bronzistica magnogreca, raffigura un toro in atto di caricare, appunto “cozzante”, ed è il simbolo della colonia di Thurii, riprodotto come emblema sulle monete della città. Realizzato con tecniche a fusione e databile tra la fine del V e gli inizi del IV secolo a.C., presenta integrazioni di restauro che ne attestano l’utilizzo anche in età romana. I restauri effettuati sul manufatto in epoca romana documentano una persistenza nella Sibaritide della koiné culturale greca, che sarà, per un lungo arco di tempo, tratto distintivo e caratterizzante dell’intero territorio.

Il Toro cozzante nell'allestimento espositivo al museo archeologico della Sibaritide

Il Toro cozzante nell’allestimento espositivo al museo archeologico della Sibaritide

Distatere di Thurii con il Toro cozzante

Distatere di Thurii con il Toro cozzante

Il bronzetto è stato rinvenuto nel Parco Archeologico di Sibari (Cosenza), nel corso della campagna di scavi del 2004, diretta da Emanuele Greco, direttore della Scuola Archeologica Italiana di Atene. Il Toro Cozzante, simbolo della leggendaria Sybaris distrutta dai crotoniati sotto 4 metri di fango fluviale, e sul quale sono state rinvenute tracce di un restauro effettuato in epoca romana, è stato ritrovato in un grande edificio pubblico del I secolo a.C. della colonia romana di Copia. Dunque il Toro Cozzante è la rappresentazione simbolica della continuità spirituale e culturale tra le antiche colonie greche di Sybaris e Thourioi, edificata, quest’ultima, nel V secolo a.C. dagli ateniesi di Pericle sopra i resti del primo impianto distrutto dai crotoniati. Il fatto poi che anche in epoca romana, la statuetta fosse conservata in un grande edificio pubblico, lascia credere che ci fosse una continuità non solo urbanistica, ma anche storica e amministrativa con la città latina. L’immagine di un toro cozzante, che all’epoca della colonia ateniese di Thourioi era simbolo della prosperità e dell’opulenza raggiunta dal primo insediamento acheo, venne infatti rappresentato sui coni monetali del IV secolo a.C. Rispetto alle altre ben più famose statue di bronzo rinvenute in Calabria, Bronzi di Riace e Filosofo di Porticello, del Toro Cozzante di Thourioi si conosce appieno il contesto storico di riferimento, che però non lascia individuare la scuola artigiana che ha prodotto lo splendido manufatto. Si tratta di un’opera di elevata qualità artistica che possiamo porre a confronto solo con originali greci in marmo o con raffigurazioni monetali o in terracotta, ma non con gli altri originali bronzei, che purtroppo sono andati perduti, o forse non ancora rinvenuti.