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Roma. A Villa Caffarelli (musei Capitolini) ultima settimana per visitare la mostra “Nuova Luce da Pompei a Roma”, un viaggio nelle atmosfere e nelle luci che illuminavano le notti dei Romani, per scoprire ciò che non è più visibile: la luce del passato, attraverso 150 reperti originali in bronzo dalle città vesuviane: lucerne ad olio, candelabri, porta-lucerne 

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Locandina della mostra “Nuova luce da Pompei a Roma” ai musei Capitolini-Villa Caffarelli dal 5 luglio all’8 agosto 2023

Ultima settimana per regalarsi un viaggio nelle atmosfere e nelle luci che illuminavano le notti dei Romani, per scoprire ciò che non è più visibile: la luce del passato. Termina infatti l’8 ottobre 2023, salvo proroghe, la mostra “Nuova Luce da Pompei a Roma”, nella sede espositiva dei Musei Capitolini – Villa Caffarelli, promossa da Roma Capitale, assessorato alla Cultura, sovrintendenza capitolina ai Beni Culturali in collaborazione con l’università Ludwig-Maximilian di Monaco di Baviera, e curata da Ruth Bielfeldt e Johannes Eber, con l’organizzazione di Zètema Progetto Cultura. Per la prima volta una mostra affronta in maniera organica la tecnologia, la dimensione estetica e le atmosfere della luce artificiale nel mondo romano. Nessun’altra città dell’antichità ha restituito così tanti sistemi di illuminazione come Pompei.

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Dettaglio della statuetta in bronzo di un Sileno da un portalucerna dalla Casa della Fontana Piccoli a Pompei, conservata al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto mann)

La mostra porta a Roma 150 reperti originali in bronzo dalle città vesuviane: lucerne ad olio, candelabri, porta-lucerne nonché supporti per lucerne figurative e torce, opere custodite nel museo Archeologico nazionale di Napoli e al parco archeologico di Pompei. Oltre a celebri statue e sculture di lucerne, l’allestimento presenta anche reperti appartenenti al Mann non esposti in pubblico, molti dei quali restaurati appositamente per l’occasione e, in questa sede romana, anche da circa 30 opere pertinenti alle collezioni dei Musei Capitolini, Antiquarium. L’esposizione è ideata dalla prof. Ruth Bielfeldt, docente di Archeologia classica dell’università Ludwig-Maximilian di Monaco, nell’ambito di un progetto di ricerca che ha affrontato questi materiali e tematiche in maniera sistematica, entro una cornice scientifica interdisciplinare.

La luce artificiale romana, che la mostra invita a riscoprire, è arte della luce. Con le loro forme plastiche e le superfici elaborate, lucerne e candelabri di bronzo creano una spettacolare scenografia di luce e ombra.  L’esposizione è arricchita da riproduzioni fedeli prodotte in cooperazione con la Fonderia d’Arte San Gallo AG, nonché da simulazioni digitali su modelli tridimensionali. Il tema dell’illuminazione offre una nuova prospettiva per la comprensione delle diverse sfere di vita nell’antica Roma: festa e religione, magia ed erotismo, sogno e notte. L’illuminazione è un prodotto tecnico-culturale che permette, in primo luogo, di creare uno spazio umano di condivisione. Questa prospettiva antropologica sulla luce, intesa come mediatrice sociale fondamentale, serve come linea guida del percorso narrativo. Per mettere in relazione passato e presente sono state inserite all’interno del progetto espositivo le lampade realizzate dal light designer Ingo Maurer (1932–2019). Le sue creazioni poetiche, ludiche, bizzarre, sovversive, testimoniano la vitalità di un rapporto creativo con la luce che prosegue da duemila anni.

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La lucerna col sileno e , sopra l’ingresso. la scultura blu “Remember Yves” di Ingo Maurer (foto roma capitale)

Il percorso espositivo, articolato in 9 sale, ripercorre il ruolo della luce nella vita quotidiana e sociale, in un dialogo degli stessi oggetti archeologici con fonti letterarie. Ad accogliere i visitatori un’installazione che contrappone il Sileno, una lucerna antica, all’opera moderna “Remember Yves” di Maurer, una scultura blu di forte impatto estetico che rimanda al salto nel vuoto di Yves Klein (1960) interpretato come incarnazione di luce in movimento.

Nella prima sala un video introduttivo didattico spiega il progetto scientifico “Nuova Luce da Pompei” e segue il percorso della lucerna sontuosa con pipistrello dalla Villa di Arianna di Stabia dalla scoperta nel 1761 alla riproduzione e all’uso sperimentale nel 2022.

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Il modello della Casa del Poeta Tragico a Pompei (foto roma capitale)

Il modello della Casa del Poeta Tragico, presentato nella terza sala, offre un’idea delle condizioni di luce della domus romana, luogo caratterizzato dalla semioscurità. A tal proposito, ricerche condotte da Danilo Marco Campanaro (università di Lund) rivelano la scarsa quantità di luce disponibile, così come la ritmizzazione della giornata attraverso la luce solare.

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Riflettore di una lucerna a due becchi a forma di pipistrello stagnato, riproduzione di una lucerna da Stabiae, realizzata da Ludwig-Maximilians-Universität München (foto Johannes Eber, Nuova Luce da Pompei)

La “fonderia” della quarta sala mette a fuoco gli aspetti tecnici e estetici del bronzo – materia che modula la luce con i suoi variegati colori e superfici. Un candelabro tardo ellenistico, realizzato in bronzo policromo (aes corinthium) testimonia il particolare apprezzamento per questo materiale nel periodo tardo repubblicano. Qui i visitatori sono invitati a toccare una replica della grande lampada con pipistrello, oggetto iconico della mostra.

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La Sala della Notte nella mostra “Nuova luce da Pompei a Roma” ai musei Capitolini-Villa Caffarelli (foto roma capitale)

Nella Sala della Notte è presentato l’originale della lucerna con pipistrello dall’antica Stabia accanto ad altre lampade nonché un prezioso porta-lucerne a forma di quercia che faceva parte di un’installazione di paesaggio sacro notturno.

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Esperimento con una lucerna ardente, riproduzione di una lucerna da Pompei, realizzata da Ludwig-Maximilians-Universität München (foto Johannes Eber, Nuova Luce da Pompei)

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Lucerna a tre becchi con statuetta di un danzatore da Pompei conservata al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto Johannes Eber, Nuova Luce da Pompei)

Nelle due sale successive, la quinta e la sesta, viene poi proposto un approfondimento della luce legata al riposo e al consumo di cibo che, attraverso lucerne teatrali e giocose, stufe e scaldavivande, offre una ricostruzione della complessa coreografia della luce legata alla convivialità e la sua funzione di “regolatore sociale”. Diverse opere antropomorfe – come la complessa trilichne con figurina di danzatore – mostrano quanto la luce scenica del convivium si concentrasse proprio sui gruppi sociali marginalizzati, responsabili dell’intrattenimento.

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Dettaglio della la statua lampadoforo, il cosiddetto “Apollo della Casa di Giulio Polibio”, conservata al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto roma capitale)

Il rapporto tra luce artificiale e servitù è espresso attraverso la statua lampadoforo, il cosiddetto “Apollo della Casa di Giulio Polibio”, una scultura di alta qualità della prima età imperiale in stile arcaico, che assume la funzione di porta-vassoio. L’estetica, la funzione e la storia del ritrovamento di questa figura e degli altri reperti trovati a Pompei sono spiegati in una postazione multimediale con contenuti digitali interattivi.

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Visore 3D per apprezzare il Triclino Virtuale (foto roma capitale)

Il Triclinio Virtuale riemerge, tramite occhiali 3D, nella luce notturna del 79 d.C. La simulazione virtuale della luce è basata su un’esatta ricostruzione degli affreschi murali e su calcoli dell’intensità luminosa delle fiamme e delle proprietà riflessive dei materiali. I visitatori con una “torcia virtuale” possono accendere delle lucerne esercitando il controllo sulla luce e quindi sulla propria percezione.

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Lucerna a forma di piede dal larario della Casa della Fortuna a Pompei, conservata al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto Johannes Eber, Nuova Luce da Pompei)

Nella sala delle atmosfere (la settima) si apre un ampio spettro di atmosfere diverse. L’aura religiosa viene evocata attraverso gli arredi del larario della Casa della Fortuna di Pompei: il corredo di statuette bronzee e un’elegante lampada a forma di piede umano, esposto per la prima volta nella sua integrità. Le lucerne falliche, appartenenti a tintinnabula provenienti da tabernae e botteghe, ne testimoniano gli aspetti magici. Lucerne dionisiache ed erotiche evocano la sensualità della luce antica. Oltre al noto Efebo della Casa dell’Efebo da Pompei, viene presentata una statuina porta-fiaccola di un fanciullo orientale nudo, un’opera inedita e sconosciuta, scoperta nel 1818 nella clinica del chirurgo Pumponius Magonianus non lontana dal Foro di Pompei. La sezione sull’estetica della luce presenta la complessa scenografia multiombre delle lucerne romane che si comprende meglio se messa in relazione con le antiche teorie dell’ombra in Platone o Plinio.

L’ottava sala è dedicata alla riscoperta di utensili in bronzo pompeiani nel XVIII e XIX secolo. In quell’epoca le suppellettili romane esercitavano il fascino dell’immediatezza della vita quotidiana antica. La sala offre sorprendenti risultati e spunti di riflessione sulla pratica del restauro creativo da parte della Fonderia Borbonica prima della musealizzazione dei reperti archeologici fra 1750 e 1820. È presentato qui un insieme di elementi ricomposto arbitrariamente descritto da Winckelmann nel 1761 e restaurato nel 2021.

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Candelabri romani nella mostra “Nuova luce da Pompei a Roma” ai Musei Capitolini – Villa Caffarelli (foto roma capitale)

La mostra sulle città vesuviane si chiude con l’eruzione del Vesuvio. Non sono i calchi umani, ma gli oggetti in bronzo a raccontare il momento della paura e della fuga dall’antichità ai giorni nostri. Una piccola lucerna a forma di testa di africano (dal Mann) accompagnava due pompeiani durante la fuga. Ma a sopravvivere è stata solo la lucerna. Infine, nell’ultima sala, dedicata ai reperti di Roma viene proposta l’altra faccia del rapporto tra uomo e luce nell’antichità romana. Luce, calore e fuoco possono generare eventi drammatici, che travalicano la sfera privata e investono la vita della città tutta. Sono così ripercorse le vicende della città in relazione con gli incendi e con le modalità di organizzazione messe in atto per fronteggiare questo fenomeno. Particolare rilievo viene dato alla Caserma (Excubitorium) dei Vigili della VII Coorte in Trastevere, da cui proviene una fiaccola, raro reperto legato verosimilmente all’illuminazione pubblica. Alcuni oggetti in bronzo, lucerne, candelabri, una statuetta, suggeriscono poi quali potevano essere le suppellettili che adornavano le case patrizie della Roma imperiale.

Pompei. Nuove scoperte dagli scavi della IX Regio: trovate iscrizioni elettorali all’interno di una casa che invitano a votare un tale Aulus Rustius Verus, candidato per la carica di edile: il “voto di scambio” si promuoveva anche durante le cene. Notizie “in diretta” con l’E-Journal degli Scavi di Pompei. Zuchtriegel: “Esempio di trasparenza scientifica: siamo convinti che in questo Pompei sarà un modello a livello internazionale”

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Pompei: scavi Regio IX, insula 10, civico 1. L’iscrizione sulla parete ovest del larario: A.R.V. AED. / D.R.P. OVF (foto parco archeologico pompei)

A.R.V. AED. / D.R.P. OVF –– i.e. A(ulum) R(ustium) V(erum) aed(ilem), d(ignum) r(ei) p(ublicae), o(ro) v(os) f(aciatis): “Vi esorto vivamente a votare per Aulo Rustio Vero, candidato edile, uomo degno della carica dello Stato”. L’appello elettorale non lo si legge su una parete di un edificio che si affaccia su una delle strade più frequentate della Pompei romana, ma all’interno della domus in corso di scavo al numero 1 dell’insula 10 della Regio IX, dove si intravede un “voto di scambio” promosso durante le cene: è la nuova scoperta giunta dagli scavi nella Regio IX finalizzati a migliorare le condizioni di conservazione delle case e botteghe lungo via di Nola. A riportare la scoperta nell’area centrale di Pompei è l’E-Journal degli Scavi di Pompei (http://pompeiisites.org/e-journal-degli-scavi-di-pompei/il-larario-della-casa-ix-10-1/  e  http://pompeiisites.org/e-journal-degli-scavi-di-pompei/passione-elettorale-nelle-mura-domestiche-un-larario-una-macina-un-candidato/). Le iscrizioni invitano a votare un tale Aulus Rustius Verus, candidato per la carica di edile, un personaggio dell’ultima fase di vita di Pompei conosciuto già grazie a altre iscrizioni e che, insieme a Giulio Polibio, proprietario di una splendida casa su via dell’Abbondanza, negli anni Settanta del I sec. d.C. raggiunse la carica più alta della città, quella di duumvir.

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L’affresco con Natura morta, del tipo xenia (doni ospitali) scoperto in una domus dell’insula 10 della Regio IX di Pompei (foto parco archeologico pompei)

Dopo la scoperta di una natura morta con focaccia e calice di vino (vedi Pompei. Nella Regio IX scoperto un affresco con un vassoio di benvenuto, del tipo xenia (doni ospitali), tra cui una “pizza”, una focaccia lontano antenato del piatto napoletano per eccellenza. L’intervento del direttore Zuchtriegel | archeologiavocidalpassato), ora è una serie di iscrizioni elettorali, l’equivalente antico dei manifesti e post elettorali di oggi, scoperte nell’ambiente che ospitava il larario, l’altare domestico della casa, a destare stupore.

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L’iscrizione elettorale di Helvium Sabinum ritrovata nella Regio V a Pompei (foto parco archeologico pompei)

Normalmente, infatti, come ricorda Chaterine Chiavia, “i manifesti elettorali riempivano le mura delle abitazioni dei candidati e di influenti cittadini che decidevano di supportarli, ma anche le mura di taverne, botteghe, officine, circoli associativi, terme, teatri e locali di tutti, in piena sintonia con la dinamicità dei dintorni del Foro, delle piazzette, dei crocicchi e delle porte urbiche”. Ma c’era, però, “tutta una parte della campagna elettorale”, sottolineano Maria Chiara Scappaticcio e Gabriel Zuchtriegel nel saggio su E-Journal degli Scavi di Pompei, “che doveva articolarsi nelle mura domestiche, penetrandone le parti più intime. La presenza all’interno dell’abitazione potrebbe trovare una sua spiegazione nella prassi di organizzare, all’interno delle case dei candidati e dei loro amici, eventi e cene allo scopo di promuovere la campagna elettorale”.

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Pompei: scavi Regio IX, insula 10, civico 1. L’iscrizione sulla parete sud del larario (foto parco archeologico pompei)

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Pompei: Regio IX. insula 10, civico 1. Il larario: particolare del Genius patrisfamilias con cornucopia e patera che compie libagioni presso un altare circolare (foto parco archeologico pompei)

Messaggi elettorali si incontrano su tre delle pareti della stanza 12 della casa IX, 10, 1, in forma più o meno frammentaria. Insieme a messaggi giunti incompleti, la scrittura piuttosto rozza, decisamente meno calligrafica dei programmata (manifesti) elettorali che si incontrano lungo le strade di Pompei, potrebbe indurre a credere che sia propria di un’esercitazione (di uno scriptor?) e che ci si trovi, pertanto, davanti a prove di pennello di qualcuno che avrebbe dovuto, poi e altrove, dipingere questi messaggi; comparare il nostro caso con l’evidenza di quella che è stata reputata una sorta di officina scriptoria negli spazi di I, 7, 6 non può, però, guidare nella stessa prospettiva. L’ambiente è apparentemente tappezzato di propaganda elettorale ma l’elemento che ne caratterizza lo spazio funzionale è un larario particolarmente elaborato e ritrovato in ottimo stato di conservazione, con ancora i resti dell’ultima offerta deposti sul piano dell’altare in muratura.

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Pompei: Regio IX, insula 10, civico 1. Il larario (foto parco archeologico pompei)

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Pompei: Regio IX. insula 10, civico 1. Il deposito combusto sull’altare del larario (foto parco archeologico pompei)

Sull’altare in muratura del grande Larario (edicola sacra) dipinto, caratterizzato da due serpenti in stucco, noti in rarissimi confronti, sono stati, inoltre, rinvenuti resti di un’ultima offerta votiva, probabilmente avvenuta poco prima dell’eruzione. Le analisi archeobotaniche e archeozoologiche hanno permesso di identificare gli elementi che costituivano tale offerta e di riconoscere diverse azioni del rito effettuato. L’offerta era costituita principalmente da fichi e datteri che erano stati bruciati davanti all’altare. Il combustibile utilizzato è rappresentato dai numerosi resti frammentati di noccioli di oliva a cui era aggiunta la pigna con i pinoli, immancabile nei riti che caratterizzano soprattutto i larari. A chiusura del rito è stato posto un uovo intero direttamente sull’altare in muratura del larario. L’altare è stato poi coperto con una tegola. Sono state inoltre individuate le tracce di precedenti offerte che, oltre a quelle già identificate, includono i frutti della vite, pesce e carne di mammiferi.

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Pompei: Regio IX. insula 10, civico 1. Il deposito combusto sull’altare del larario: frammenti di guscio d’uovo dal livello superficiale (A) e da quello più profondo (B) (foto parco archeologico pompei)

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Pianta dell’insula 10 della Regio IX in corso di scavo (foto parco archeologico pompei)

“Lo studio di questo contesto molto interessante è un’operazione esemplare per due motivi”, dichiara il direttore del parco archeologico di Pompei, Gabriel Zuchtriegel: “uno, è stata una collaborazione interdisciplinare tra Parco e Università che ha visto coinvolti archeologi, archeo-botanici, archeo-zoologi, archeo-epigrafisti, restauratori e architetti. Due, grazie all’E-journal degli scavi di Pompei, oggi possiamo condividere le nuove scoperte già durante lo scavo, quasi in diretta, secondo format e standard scientifici. Per quanto mi risulta, siamo il primo sito archeologico al mondo che pratica questa forma di trasparenza scientifica: siamo convinti che in questo Pompei sarà un modello a livello internazionale per una nuova forma di accessibilità dei dati grazie alle opportunità che ci offrono le tecnologie digitali. Il futuro dell’archeologia è qui”.

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Pompei: Regio IX, insula 10: prospettiva della casa al civico 1 dall’ingresso (foto parco archeologico pompei)

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Pompei: Regio IX, insula 10, civico 1. Iscrizione su una macina (foto parco archeologico pompei)

La casa, attualmente oggetto di scavo, apparentemente a un sostenitore di Aulo Rustio, forse un suo liberto o un amico, ospita anche un panificio caratterizzato da un grande forno, nei pressi del quale, alcuni mesi fa, furono trovate tre vittime dell’eruzione, due donne e un bambino, morti a causa del crollo del solaio durante la prima fase eruttiva. (http://pompeiisites.org/e-journal-degli-scavi-di-pompei/ri-scavare-pompeinuovi-dati-interdisciplinari-dagli-ambienti-indagati-a-fine-800-di-regio-ix-10-1-4/). La presenza del panificio è un fattore tutt’altro che secondario, anche nell’ottica della campagna elettorale nell’antica Pompei, dove quello che oggi si definisce “voto di scambio” era all’ordine del giorno, come spiega Maria Chiara Scappaticcio, professoressa di latino all’università Federico II a Napoli e co-autrice dello studio appena pubblicato: “Edili e fornai collaboravano ai limiti della legittimità e, plausibilmente come Giulio Polibio, Aulo Rustio Vero potrebbe aver capito fin da subito, quando ancora brigava per diventare edile e nel pieno della sua campagna elettorale, che (soprattutto) di pane vive l’elettore”. Ciò potrebbe spiegare anche perché le iniziali del candidato, A.R.V., appaiono su una macina di pietra vulcanica, appoggiata nell’atrio della casa, dove nel momento dell’eruzione si stavano facendo lavori di ristrutturazione. Aulo Rustio Vero verosimilmente finanziava, direttamente, l’attività del panificio con scopi sia economici che politici.

Pompei. All’ex Real Polverificio Borbonico al via B.I.TU.S., la Borsa Internazionale del Turismo Scolastico e della Didattica Fuori dalla Classe, dal 27 al 30 settembre: una quattro giorni di incontri, seminari, workshop, spettacoli, focus sui beni culturali e mete di viaggi d’istruzione, innovazione e opportunità dedicate ai ragazzi

pompei_ex-real-polverificio-borbonico_bitus_locandinaAl via nell’ex Real Polverificio Borbonico a Pompei B.I.TU.S., Borsa Internazionale del Turismo Scolastico e della Didattica Fuori dalla Classe, dal 27 al 30 settembre 2023, con ingresso gratuito: una quattro giorni di incontri, seminari, workshop, spettacoli, focus sui beni culturali e mete di viaggi d’istruzione, innovazione e opportunità dedicate ai ragazzi. B.I.TU.S., Borsa Internazionale del Turismo Scolastico e della Didattica Fuori dalla Classe, è promossa e sostenuta dalla direzione generale per le Politiche culturali e il Turismo assieme all’assessorato allo Sviluppo e Promozione del Turismo di Regione Campania, dall’agenzia regionale Campania Turismo e dal parco archeologico di Pompei. L’inaugurazione mercoledì 27 settembre 2023, alle 10.20, nell’Arena Teatro dell’ex Real Polverificio Borbonico, con Felice Casucci, assessore al Turismo della Regione Campania; Gabriel Zuchtriegel, direttore del parco archeologico di Pompei; Domenico Maria Corrado, ideatore, creatore e direttore generale di BITUS; Letizia Casuccio, direttore generale CoopCulture; Ciro Castaldo, segretario generale Fondazione Banco di Napoli; Giovanni Acanfora e Giuseppina Lodovico, rispettivamente presidente e amministratore unico GIVOVA; Vezia Piemontino, assistente di direzione La Cartiera, e il testimonial Massimiliano Gallo.

Per questa nuova edizione, B.I.TU.S. rafforza la sua multiforme natura. Da una parte l’educational, con conferenze, dibattiti, interviste ai protagonisti, presentazioni, migliori pratiche, analisi e ricerche su temi come linguaggio, mediazione culturale, rinnovate regole d’ingaggio, design thinking, innovazioni e tecnologie abilitanti per la fruizione dei patrimoni culturali. Dall’altra le experience, particolarmente raccomandate per famiglie con bambini e ragazzi e per gli studenti di ogni classe ed età: laboratori all’aria aperta e parco giochi al coperto, sport, masterclass, rievocazioni storiche, spettacoli e teatro e un workshop internazionale con il contributo di ENIT Agenzia Nazionale Turismo, fissato per giovedì 28 settembre 2023, con buyers provenienti da tutto il mondo. Nella prima giornata, B.I.TU.S. presenterà tanti incontri, tra cui focus sull’importanza del cinema nello sviluppo turistico dei territori, con il suo testimonial, su proposte didattiche inclusive per e con persone con autismo e\o disabilità cognitiva, con la Tulipano Art Friendly, il direttore e alcuni rappresentanti del Parco Archeologico di Pompei, su natura e legalità, la storia delle zone umide di Soglitelle e il turismo didattico nelle Oasi Lipu, e sulle attività educative del Museo Nazionale dell’Ebraismo Italiano e della Shoah di Ferrara, per ciò che concerne la parte dedicata all’educational. Per il settore experience, dal 27 al 30 settembre, ogni giorno sono previsti laboratori didattici a cura di CoopCulture, esperienze di disegno a fumetti con la Scuola Italiana Comix di Napoli, tiro con l’arco, ippoterapia, momenti creativi per bambini e ragazzi a La Cartiera e il Givova Sport Village, per tutta la famiglia. Ancora, allieteranno le giornate di BITUS le esibizioni delle orchestre giovanili scolastiche per la seconda edizione dello Student Music Festival.

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La presentazione di Bitus, la Borsa Internazionale del Turismo Scolastico e della Didattica Fuori dalla Classe, all’ex Real Polverificio Borbonico a Pompei (foto bitus)

“La Borsa internazionale del turismo scolastico è un’iniziativa unica nel suo genere in Italia che la Regione Campania sostiene in una prospettiva didattica e pedagogica inscritta nell’ambito del turismo culturale regionale, che costituisce la principale tematicità della programmazione pubblica in materia turistica”, dichiara l’assessore Felice Casucci. “Non a caso la Borsa si tiene in una delle aree culturalmente più rilevanti dal punto di vista archeologico esistenti al mondo. Con DGR n. 455/2022 si è attribuito un criterio di priorità ai progetti di mobilità turistica scolastica che tutelino le professionalità turistiche. Anche questo è un modo per integrare l’offerta e valorizzare le destinazioni territoriali come esperienza del viaggio”.

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Gabriel Zuchtriegel, direttore del parco archeologico di Pompei, con i ragazzi del progetto Sogno di Volare (foto parco archeologico pompei)

“Come Parco archeologico di Pompei”, sostiene il direttore Gabriel Zuchtriegel, “siamo contenti di partecipare alla seconda edizione di B.I.TU.S, che si svolge in un luogo storico dalle grandi potenzialità per tutto il territorio. Un evento che viene incontro ad un nostro duplice obiettivo: da un lato creare sempre più sinergie con gli attori sociali, in particolare le scuole, che operano nell’area di riferimento della nostra istituzione; dall’altro la necessità di aprire ai cittadini un luogo come il Real Polverificio su cui si sta concentrando negli ultimi anni la nostra azione di tutela e riqualificazione. Incentivare il turismo scolastico e stimolare l’interesse e dunque la presenza dei ragazzi nei siti culturali è tra le priorità del Parco. Stiamo lavorando ormai alla III edizione di “Sogno di Volare”, progetto di teatro per le scuole del territorio, che ha visto nelle prime edizioni un appassionato coinvolgimento degli studenti; a breve saranno attivi alcuni servizi dedicati a bambini e adolescenti , come il “Children Museum”, un programma di attività ludico-educative, in alternativa o in aggiunta alla visita dei siti di Pompei e Oplontis; mentre è già partito il progetto “Horti Plinii – l’Orto didattico di Plinio”, incentrato sulla coltivazione dell’orto e del giardino utilitaristico, nel pieno recupero del rapporto uomo-natura nel mondo antico, creando micro orti sinergici a Pompei, nelle Ville di Stabiae a Castellammare di Stabia, a Villa Regina di Boscoreale, a Longola di Poggiomarino e allo stesso Real Polverificio Borbonico di Scafati”.

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Turismo scolastico: se ne parla a B.I.TU.S., la Borsa Internazionale del Turismo Scolastico e della Didattica Fuori dalla Classe all’ex Real Polverificio Borbonico di Pompei (foto bitus)

“La B.I.T.U.S. è nata nel 2022, con l’obiettivo di mettere in connessione la domanda e l’offerta per ciò che concerne i viaggi studio, il turismo culturale giovanile e le nuove forme di didattica non formale in Italia”, spiegato l’ideatore Domenico Maria Corrado. “Dopo una prima edizione ZERO, che ha già dato grandi soddisfazioni, ci prepariamo ad accogliere anche quest’anno ragazzi provenienti da tutta Italia, forti anche della rafforzata collaborazione con le istituzioni, la Regione Campania e il Parco Archeologico di Pompei, e gli sponsor principali, la Cartiera e Givova”. “CoopCulture ha creduto da subito nell’importanza di una borsa dedicata al turismo scolastico, un settore che, dopo la crisi legata alla pandemia, ha registrato già nel 2022 segnali di netta ripresa”, conclude Giuseppe Codispoti. “B.I.TU.S. sarà anche occasione di confronto su questi temi: numeri in aumento e nuovi trend per uscite didattiche e viaggi di istruzione. Da un’idea nata in piena pandemia, oggi B.I.TU.S è un luogo di incontro tra offerta e domanda nazionale e internazionale, un momento di promozione e valorizzazione del territorio, ma anche uno spazio per bambini e ragazzi che avranno occasione di partecipare a esperienze didattiche ed educative, laboratori e spettacoli”.

Metti “Una sera d’autunno” nei siti del parco archeologico di Pompei: visite serali a Oplontis (settembre-ottobre), Boscoreale (ottobre), Stabia (novembre), e Pompei (dicembre)

pompei_parco_una-serata-d-autunno-nei-siti-del-pap_locandina-generaleMetti “Una sera d’autunno” nei siti del parco archeologico di Pompei. Dal 16 settembre 2023 a Villa Arianna e Villa San Marco a Stabia, Villa di Poppea a Oplontis e Villa Regina a Boscoreale, prendono il via gli appuntamenti serali della stagione autunnale. Ogni mese un sito diverso, con aperture serali al costo di 6 euro (5 euro + 1 euro a sostegno del patrimonio culturale dell’Emilia Romagna danneggiato dall’alluvione).

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Gruppo del Satiro ed Ermafrodito (I sec. d.C.) dalla Villa A di Oplontis rientrata alla villa di Poppea dalla mostra “Arte e sensualità” di Pompei per arricchire il museo diffuso (foto parco archeologico pompei)

Villa di Poppea – Oplontis. Si parte il 16 settembre 2023 da Oplontis, dove sarà possibile visitare ogni sabato fino al 21 ottobre la celebre villa di Poppea. Il calendario include le sere del 16 settembre, 30 settembre, 7, 14 e 21 ottobre 2023. Gli orari delle visite saranno dalle 19 alle 23 (ultimo ingresso 22). Costo 6 euro (5 euro + 1 euro a sostegno del patrimonio culturale dell’Emilia Romagna danneggiato dall’alluvione). Il percorso serale darà anche la possibilità di ammirare l’esposizione di statue e opere che arricchiscono la visita agli ambienti della dimora, nell’ambito di un progetto di Museo diffuso permanente, recentemente implementato con altre 5 opere provenienti dalla mostra “Arte e sensualità nelle case di Pompei” appena conclusasi alla Palestra Grande di Pompei. Il marmo delle statue, le linee eleganti dei bassorilievi e dei busti, e gli affreschi delle stanze che risaltano dei loro vivaci colori, regalano una passeggiata, ancor più suggestiva al tramonto, in una delle più maestose e lussuose ville romane del territorio.

pompei_parco_una-serata-d-autunno-a-boscoreale_locandinaVilla Regina – Boscoreale. A metà ottobre 2023 è il turno della Villa Regina di Boscoreale, l’antica fattoria romana, con visite serali nelle seguenti date: 14, 21, 28 ottobre, 4 e 11 novembre 2023. Gli orari delle visite saranno per le visite di ottobre dalle 19 alle 23 (ultimo ingresso 22). Per le visite di novembre dalle 18 alle 22 (ultimo ingresso alle 21). Ingresso gratuito.

pompei_parco_una-serata-d-autunno-a-stabia_locandinaVille di Stabia. Seguono a novembre 2023 le ville di Stabia, Villa Arianna e Villa San Marco. I giorni delle visite saranno i seguenti: 4, 11, 18, 25 novembre, 2 dicembre 2023. Gli orari delle visite saranno dalle 18 alle 22 (ultimo ingresso 21). Ingresso gratuito.

pompei_parco_una-serata-d-autunno-a-pompei_locandinaPompei. Infine a dicembre 2023 segue l’area archeologica di Pompei, con passeggiate al tramonto nei giorni di venerdì e sabato: 8, 9, 15, 16, 22 dicembre 2023. Gli orari delle visite saranno dalle 18 alle 22 (ultimo ingresso 21) al costo di 6 euro (5 euro + 1 euro a sostegno del patrimonio culturale dell’Emilia Romagna danneggiato dall’alluvione). Il percorso di visita si sposta nell’area orientale della città antica, con accesso alla Palestra grande che ospiterà la nuova mostra dedicata ai ceti più umili, che sarà inaugurata ad inizio dicembre.

Nuovo lutto per l’archeologia campana. È morta improvvisamente a 72 anni Caterina Cicirelli, funzionaria archeologa del parco archeologico di Pompei, studiosa specialista del territorio vesuviano e in particolare del villaggio di Longola sul Sarno e delle ville romane di Terzigno. Il cordoglio dei colleghi

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L’archeologa Caterina Cicirelli, già funzionaria del parco archeologico di Pompei, morta a 72 anni (foto parco archeologico pompei)

Neppure il tempo di dare l’ultimo saluto all’archeologa Valeria Sampaolo, già direttrice del museo Archeologico nazionale di Napoli, che un nuovo lutto ha colpito l’archeologia napoletana: il 10 settembre 2023 è venuta a mancare Caterina Cicirelli, funzionaria archeologa del parco archeologico di Pompei, studiosa specialista del territorio vesuviano e in particolare del villaggio di Longola sul Sarno e delle ville romane di Terzigno. Aveva 72 anni. “Se n’è andata in silenzio”, scrive Giuseppe di Leva, “la protagonista di importanti ricerche del nostro antico territorio, a chiusura di una delle giornate più lugubri per l’archeologia vesuviana”. E l’archeologo Mario Grimaldi: “Sono andate via altre due colonne della nostra formazione ed esperienza umana e professionale … Valeria Sampaolo e Caterina Cicirelli hanno rappresentato tantissimo per chi si occupa di pittura romana con i loro studi e le loro scoperte. Due donne diverse ma complementari. Perdiamo altre due colonne della nostra memoria. Mancheranno tanto”. Immediato il cordoglio di istituzioni e di chi ha avuto modo di conoscerla.

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Il prof. Massimo Osanna con l’archeologa Caterina Cicirelli (foto direzione generale musei)

Il parco archeologico di Pompei esprime cordoglio per la scomparsa dell’archeologa Caterina Cicirelli, per molti anni funzionaria del Parco. “Pompei e tutta l’area vesuviana perdono una grande studiosa e un’amica splendida di grande umanità e passione”, la ricorda Gabriel Zuchtriegel, il direttore generale del Parco. “I suoi lavori, tra cui i suoi importanti studi sulle ville di Terzigno, rimarranno un punto di riferimento”. La direzione e tutto il personale esprimono la più sentita vicinanza alla famiglia. Al cordoglio si associa la direzione generale Musei per l’improvvisa scomparsa della dott.ssa Caterina Cicirelli, funzionaria archeologa del parco archeologico di Pompei, studiosa specialista del territorio vesuviano, in particolare del villaggio di Longola sul Sarno e delle ville romane di Terzigno. Appassionata del suo lavoro, si ricorda la sua importante collaborazione nella realizzazione del Grande Progetto Pompei, di cui è stata responsabile di svariati interventi. “Caterina per decenni”, ricorda commosso Massimo Osanna, “si è occupata del territorio di Terzigno assicurandone non solo la tutela, ma promuovendo anche la conoscenza grazie a campagne di scavo e alla divulgazione dei risultati in pubblicazioni scientifiche e mostre, portando così un ulteriore, fondamentale tassello alla ricostruzione storica di quest’area”.

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L’archeologa Caterina Cicirelli al museo Archeologico territoriale di Terzigno (foto matt)

Francesco Ranieri: “Ci lascia Caterina Cicirelli, se ne va in silenzio dopo aver trascorso una vita da vera vulcanica. Grande professionista ma soprattutto una studiosa sopraffina dell’immensa storia di Terzigno. Buon viaggio dottoressa. Sapremo custodire nel museo Archeologico territoriale di Terzigno (MATT) e nel parco archeologico il lavoro che in tantissimi anni ha profuso per la nostra comunità. Per sempre grato. A Dio”. Gennaro Barbato: “È venuta a mancare la dott. Caterina Cicirelli funzionario della soprintendenza di Pompei, ne ricordo il coraggio di affrontare anche situazioni particolari in una terra bella ma anche difficile. Ha chiuso gli occhi e ha messo importanti vincoli archeologici ad Ottaviano, ne godranno le future generazioni. Se viene fuori da sotto il lapillo la Villa degli Ottavi è grazie anche al suo contributo. Grazie per tutto quello che hai fatto all’ombra del Somma-Vesuvio dott. Caterina Cicirelli”.

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L’archeologa Vincenzina Castiglione Morelli stroncata da un male incurabile (foto mann)

Chiudiamo prendendo a prestito le belle parole scritte per l’edizione dell’11 settembre 2023 del giornale on line “Gente e Territorio” da Federico L.I. Federico, architetto, scrittore e giornalista, fino ai primi anni Novanta del secolo scorso direttore del Settore Tecnico della soprintendenza Archeologica di Napoli e Caserta e poi della soprintendenza Archeologica di Pompei ricoprendo ad interim anche la direzione degli Scavi di Pompei. “Un giornale – scrive – non è certo luogo di necrologi, ma questa estate lunga e breve, tormentata da notizie sul clima impazzito e sulla invasione delle specie aliene nell’intera area del Mediterraneo, compreso l’ormai noto Granchio blu nei mari e nei fiumi del nostro Belpaese, è stata caratterizzata da tre grosse perdite di protagoniste al femminile del mondo campano dell’Archeologia. Prima ci ha lasciati improvvisamente ‘Nella’ Castiglione Morelli, che definimmo la Signora lieve dell’Archeologia, avendola conosciuta di persona (vedi Archeologia in lutto. Si è spenta in pochi giorni per un male incurabile Vincenzina Castiglione Morelli “Nella”, l’archeologa innamorata di Ercolano. Il ricordo della grande pompeianista | archeologiavocidalpassato). Adesso, in quest’ultimo fine settimana – davvero doloroso per chi scrive – ci hanno lasciati altre due Archeologhe, la napoletana Valeria Sampaolo (vedi Archeologia in lutto. È morta a 70 anni l’archeologa Valeria Sampaolo, a lungo direttrice del museo Archeologico nazionale di Napoli, funzionaria di lungo corso per il ministero dei Beni culturali, grande esperta di affreschi antichi, ha guidato negli anni Novanta i principali siti di Santa Maria Capua Vetere. Il cordoglio del mondo accademico e istituzionale | archeologiavocidalpassato) e la sorrentina Caterina Cicirelli, protagoniste un po’ più giovani di ‘Nella’. Entrambe hanno affiancato e intersecato l’attività professionale di chi scrive, sia quale architetto “ab imis” prestato all’archeologia, sia come funzionario che come libero professionista, sempre con esiti felici e condivisi da loro due, anche se faticosamente in qualche caso. Ma soprattutto sempre amicalmente. Mi è sembrato doveroso ricordarle entrambe, strappate insieme, prematuramente, a una senescenza appena iniziata. Entrambe, Valeria e Caterina, erano arrivate in Soprintendenza tra le prime nuove leve dell’Archeologia della gestione di Fausto Zevi, grande protagonista a Napoli e in Campania di anni fecondi per l’Archeologia – tra la fine dei Settanta e gli inizi degli Ottanta del Novecento – trovando in me come architetto, un interlocutore “altro” ma sempre disponibile alla collaborazione. Entrambe hanno esercitato la propria lunga e lodevole attività di funzionarie della allora soprintendenza Archeologica di Napoli e Caserta, seguendone le sorti delle varie trasformazioni a Napoli, a Pompei e a Caserta, innescate da gemmazioni successive di un Ministero che moltiplicava i suoi Uffici periferici per i disegni egemonici romani. Appare chiaro sempre più, infatti, che risultano del tutto avulsi dalle reali necessità del governo di un territorio ad altissima “densità” archeologica. Di Valeria Sampaolo e Caterina Cicirelli chi scrive ha ricordi vividi e cordiali di giovani archeologhe prima e di esperte funzionarie dopo, sostanziatisi poi in confronti costruttivi che si rinnovarono nonostante la mia veste di professionista “esterno”. Eccoli, li sottopongo al lettore a braccio, così come mi emergono…

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L’anfiteatro romano a Santa Maria Capua Vetere (foto drm-campania)

“Pacata, lucida ed equilibrata Valeria – continua -. Capace di districarsi con grande autonomia di pensiero anche in situazioni complesse quali furono la sua lunga direzione del museo Archeologico nazionale, allora non ancora noto come Mann, ma sempre al primo posto nel cuore dei Napoletani. Con grande equilibrio e sorprendente capacita Valeria poi diresse ad interim da supplente la stessa soprintendenza Archeologica di Napoli, subentrando a Stefano De Caro, il soprintendente “vesuviano” per eccellenza, chiamato ad alti incarichi romani per le sue indiscutibili e grandi doti dirigenziali. A Valeria Sampaolo – tornata nei ranghi di funzionario, in un Ministero che mostrò nell’occasione di essere sordo e ingrato – toccò di governare l’area casertana, con epicentro a S. Maria Capua Vetere, da dove diede lezioni di stile ed efficienza, ammodernandone gli Uffici e dando vita e lustro all’area urbana della piazza antistante l’Anfiteatro Campano, occasione in cui collaborammo pienamente e felicemente.

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Il parco Archeologico Naturalistico di Longola a Poggiomarino (foto parco archeologico di pompei)

“Caterina Cicirelli era diversa. Molto diversa da Valeria Sampaolo, sebbene infiammata dalla stessa dedizione alla Archeologia, vista come missione, oltre che professione. Raramente serena e rilassata (lo era, però, quando si scioglieva in amichevoli report familiari di figlia sola con una madre anziana e amatissima), freneticamente attiva, coinvolgeva i suoi collaboratori nelle sue “campagne” di contrasto alle pubbliche amministrazioni locali. Soprattutto quelle che avevano la ventura di incontrarla sul proprio cammino, spesso obliquo, quando non ambiguo, perché teso a risultati contrastanti con gli interessi dell’Archeologia, che Caterina Cicirelli anteponeva a tutto. Fu quindi una sorta di archeologa “Jolly” operante efficacemente a salvaguardia del territorio su diverse aree archeologiche di grande interesse, tra cui la sua prediletta area sorrentina, dove innescò i primissimi contatti per l’acquisizione a Piano di Sorrento della Villa Fondi de Sangro, l’attuale notissimo museo Archeologico territoriale della Penisola Sorrentina Georges Vallet. Verso la fine della carriera di funzionario della soprintendenza Archeologica di Pompei, intanto divenuto parco archeologico, “la Cicirelli” ebbe l’occasione della sua “vita da mediano” dell’Archeologia quando – affiancata dalla archeologa preistorica “esterna” Claude Livadie e da chi scrive come architetto “esterno” – si rese autrice dello scavo archeologico preistorico più importante del Meridione d’Italia, forse d’Italia, tout court: quello di Lòngola a Poggiomarino. Quello scavo – indotto da un fortuito ritrovamento e difficile perché effettuato in piena falda freatica – sfuggendo all’abbandono ricorrente dei siti scavati, fortunatamente è stato seguito dalla sistemazione a parco archeo-fluviale naturalistico. Ed è visitabile, ubicato sulle rive di un fiume Sarno ancora… trasparente in quel tratto. Incredibilmente… L’articolo si chiude qui, con il ricordo di queste due archeologhe “napoletane”. Ma è stato un atto doveroso e gradito da chi lo ha scritto”.

Archeologia in lutto. È morta a 70 anni l’archeologa Valeria Sampaolo, a lungo direttrice del museo Archeologico nazionale di Napoli, funzionaria di lungo corso per il ministero dei Beni culturali, grande esperta di affreschi antichi, ha guidato negli anni Novanta i principali siti di Santa Maria Capua Vetere. Il cordoglio del mondo accademico e istituzionale

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L’ex direttrice del Mann Valeria Sampaolo in occasione della festa per il suo pensionamento il 1° febbraio 2018 (foto mann)

Il nome di Valeria Sampaolo compare sulla locandina delle “Sere del Mann” tra gli autori dei contributi del libro di Luigi Spina “Mosaico di Alessandro”, la cui presentazione è in calendario il 21 settembre 2023, alle 20, nel giardino delle Fontane. Ma l’archeologa, a lungo direttrice del museo Archeologico nazionale di Napoli fino all’arrivo del decreto sulle autonomie di Franceschini, è morta nella notte tra venerdì 8 e sabato 9 settembre 2023. I funerali si terranno il 10 settembre 2023 alle 9.30 nella chiesa della Madonna del Buon Consiglio in Napoli alla via Girolamo Santacroce. Nata a Roma nel 1953, aveva 70 anni. Funzionaria di lungo corso per il ministero dei Beni culturali, grande esperta di affreschi antichi, ha guidato negli anni Novanta i principali siti di Santa Maria Capua Vetere, curandone il prezioso riallestimento: dal museo Archeologico dell’antica Capua, a quello dei Gladiatori. Nel 2018 era stata festeggiata al Mann quando era andata in pensione. Ma le collaborazioni scientifiche nel “suo” museo non sono mai venute meno. Ricordiamo, ad esempio, la curatele per la mostra “Gladiatori”.

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L’archeologa Valeria Sampaolo, già direttrice del museo Archeologico nazionale di Napoli, è morta a 70 anni il 9 settembre 2023 (foto paolo soriani)

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Francesco Sirano, direttore del parco archeologico di Ercolano, con l’archeologa Valeria Sampaolo (foto paerco)

Tantissimi i messaggi di cordoglio arrivati dal mondo accademico e istituzionale a cominciare dal Mann. “La Direzione e tutto lo staff del museo Archeologico nazionale di Napoli si stringono attorno ai familiari di Valeria Sampaolo, già direttrice del Mann. Con Valeria – scrive il direttore Paolo Giulierini – ho condiviso molti anni di lavoro, ma lei c’era da molto prima di me e non posso non riconoscerle straordinaria dedizione al lavoro, senso dello Stato e grandi competenze scientifiche. Grazie Valeria per tutto quello che ci hai insegnato”. Anche il parco archeologico di Ercolano ricorda Valeria Sampaolo: “Il personale del parco archeologico di Ercolano con il Direttore Francesco Sirano, assieme al team di HCP, si uniscono a tutto il mondo dell’archeologia campana nel ricordo di Valeria Sampaolo, funzionario infaticabile, studiosa, animatrice di tanti convegni, mostre, allestimenti museali e pubblicazioni sui temi della tutela, della conservazione e della valorizzazione del patrimonio della Campania e della pittura vesuviana della quale era profonda ed esperta conoscitrice. Al Parco di Ercolano Valeria Sampaolo ha dato importanti contributi, si ricorda con la partecipazione ad un simposio internazionale sulle Pratiche di gestione, di cui è recente la pubblicazione degli atti”.

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Valeria Sampaolo al lavoro a Santa Maria Capua Vetere (foto antica capua circuito archeologico)

“Per noi oggi è un giorno molto triste”, si legge sul sito Antica Capua circuito archeologico, “ci ha lasciati una persona a noi molto cara, una studiosa appassionata che ha diretto l’ufficio per i beni archeologici di Santa Maria Capua Vetere a lungo, lasciando un segno indelebile della sua presenza e del suo lavoro in ogni angolo del nostro sito. Ci lascia oggi la dottoressa Valeria Sampaolo. Vogliamo ricordarla così, con alcune foto che la ritraggono attenta, curiosa, felice ed entusiasta nella sua ultima visita al museo, quando le illustrammo l’idea di restituire al pubblico la fruizione della tomba di stallia, rinvenuta anni prima sotto la sua sapiente direzione. Ciao Valeria, un grande abbraccio alla famiglia”. Anche a soprintendenza APAB dell’area metropolitana di Napoli si stringe intorno ai familiari di Valeria Sampaolo, a lungo direttrice del museo Archeologico nazionale di Napoli e funzionaria di lungo corso dell’attuale ministero della Cultura. “Valeria ha rappresentato per molti un punto di riferimento per la sua competenza e la passione profusa nel suo ufficio. Per il mondo della cultura napoletana rappresenta una grande perdita”, dichiara il soprintendente Mariano Nuzzo. La direzione del parco archeologico di Pompei esprime cordoglio per la scomparsa di Valeria Sampaolo. Nata a Roma nel 1953, è stata per anni direttrice del museo Archeologico nazionale di Napoli e poi conservatore capo del museo. Archeologa e studiosa di grande esperienza, era molto legata a Pompei, a cui aveva dedicato numerose pubblicazioni. La direzione generale del Parco, a nome di tutto il personale, esprime le più sentite condoglianze alla famiglia. Grande tristezza per tutto il personale del museo Archeologico nazionale dell’antica “Allifae” che ha avuto la fortuna di condividere il lavoro e la passione della dottoressa Valeria Sampaolo. Il direttore Antonio Salerno e tutto il personale del Museo si stringono attorno alla famiglia della dott.ssa Valeria Sampaolo, già direttrice dell’Ufficio dei beni archeologici di Santa Maria Capua Vetere: “Il suo costante impegno e il suo incessante lavoro ha segnato una svolta per la tutela del territorio e ha costituito un esempio per tutti, come lo sarà ancora per le future generazioni di archeologi”.

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L’archeologa Valeria Sampaolo mentre spiega la pittura pompeiana ai ragazzi (foto mann)

Giuseppe Di Leva: “Io me la immagino ancora così, a narrare la pittura pompeiana ai ragazzi”. Marco Minoja: “Il giorno in cui sono diventato un soprintendente archeologo la prima persona che ho voluto chiamare è stata Valeria Sampaolo. Per dirle grazie. Per dirle che quel che era successo era successo grazie a lei, al suo insegnamento, al suo appoggio, al suo esempio militante e determinato. E adesso che ci ha lasciato sento ancora più forte la gratitudine per averla incontrata. Valeria Sampaolo è una di quelle persone che nella vita ti cambiano in meglio, che ti regalano un punto di appoggio costante per il cuore e la coscienza. Che fortuna che ho avuto a conoscerti, Valeria”. Federico Marazzi: “Ho appreso con grande dispiacere la notizia della scomparsa di Valeria Sampaolo. Ho collaborato con lei al tempo della mostra sui Longobardi e ho avuto modo di imparare a conoscere la sua profonda cultura e la conoscenza del museo Archeologico di Napoli e delle sue collezioni e il suo sincero amore per quel luogo. È stata protagonista di una stagione importante dell’archeologia in Campania, lasciando segni rilevanti del suo operato anche sul territorio regionale, soprattutto a Santa Maria Capua Vetere. Le rivolgo un pensiero deferente e di profonda stima, anche in quanto direttore della Scuola di Specializzazione di UniSob e UniCampania, che con il Mann e con il territorio dell’antica Capua interagisce profondamente”. Tsao Cevoli: “Mi unisco al cordoglio di tanti colleghi archeologi per la scomparsa della dott.ssa Valeria Sampaolo, già soprintendente e direttrice del museo Archeologico nazionale di Napoli, una rappresentante dello Stato che ha speso la sua vita per la tutela del patrimonio archeologico. Sit tibi terra levis”. Ilaria Donati: “Un giorno arrivò sullo scavo a Brezza, io ero archeologa in erba, lei ispettrice di quell’area. Era giovane, aveva i capelli con un bel carrè vaporoso, vestiva casual, ma elegante. Mi ha fatto un gran sorriso di incoraggiamento e dopo una breve occhiata è andata via. Rispettosa, dolce, professionalissima. Quando ho consegnato la documentazione di quel saggio, attraverso la società per cui lavoravo, lei ha dato parere positivo, aggiungendo che lo scavo era stato condotto in maniera puntuale e che la documentazione era accurata e corretta. Lei mi ha fornito il primo riscontro diretto della correttezza del primo lavoro che non ho svolto da apprendista. Da allora i contatti con lei, anche quando era Direttrice del Mann, sono stati sempre positivi e proficui. Una bellissima studiosa, una donna generosa del suo sapere. Grazie Direttrice!”.

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Teatri di Pietra: Aurelio Gatti con Valeria Sampaolo (foto aurelio gatti)

Il soprintendente arch. Gennaro Leva e tutto il personale della soprintendenza Archeologia Belle arti e paesaggio per le province di Caserta e Benevento si stringono attorno alla famiglia di Valeria Sampaolo, già direttrice dell’Ufficio dei Beni archeologici di Santa Maria Capua Vetere: “Il suo costante impegno e il suo incessante lavoro ha segnato una svolta per la tutela del territorio e ha costituito un esempio per tutti, come lo sarà ancora per le future generazioni di archeologi”. Aurelio Gatti: “È scomparsa Valeria Sampaolo, ricercatrice, archeologa, funzionario di molti siti e musei archeologici in cui ho lavorato, donna straordinaria e attenta partecipe del mio e nostro lavoro. Con Valeria Sampaolo, responsabile per l’Anfiteatro Campano di S. Maria Capua Vetere e il Prof. De Caro, al tempo Soprintendente di Napoli e Caserta, sono nati i Teatri di Pietra …. era il 1999 e tanto e buon lavoro si è fatto insieme …”. Rotary Club Torre del Greco Comuni Vesuviani: “Con dolore, comunichiamo che la nostra socia e Past President Valeria Sampaolo, già direttrice del Museo Archeologico Nazionale, si è serenamente addormentata. Il nostro Club perde una grande rotariana, prima donna ad entrare nel nostro sodalizio, la comunità degli studiosi è privata di un archivio vivente di conoscenze, noi tutti piangiamo un’amica buona, generosa e leale. Addio Valeria, non ti dimenticheremo mai!”.

Pompei. Al Quadriportico dei Teatri due serate con l’evento “Pompei, dell’antichità della Vitae e del Vino”: convegno, degustazioni, incontri

pompei_quadriportico_dell-antichità-della.vitae-e-del-vino_locandina“Pompei: dell’antichità della Vitae e del Vino”: evento organizzato al Quadriportico dei Teatri di Pompei nelle ore serali dalle 18.00 alle 23.30 di sabato 2 e domenica 3 settembre 2023. “Il vino nei millenni, dalla Georgia alla Campania 8000 mila anni di storia della vite e del vino, tra cultura arte e scienza. Pompei la prima grande città che ha globalizzato il mercato del vino dal Medio Oriente al mediterraneo e in Europa”. Un viaggio degustando vini della Georgia, Cipro, Libano, Grecia, Italia, condiviso con le Ambasciate di Georgia, Grecia e Cipro, con il contributo dell’Ambasciata italiana a Tbilisi, per arrivare in Campania con una significativa selezione di aziende della Campania Felix. Oltre alla presenza di circa 40 aziende di vino, ci saranno anche 5 Consorzi di Tutela del Vino della Campania: Vitica Caserta, Sannio Dop, Vesuvio Dop, Vini d’Irpinia e Salernum Vitae, un’area Culinaria e un’area dedicata alle masterclass. Un momento significativo sarà la riproduzione dell’antica focaccia di Pompei a cura del cuoco storico della cucina napoletana Antonio Tubelli in collaborazione con l’Istituto Alberghiero di Vairano Scalo “G. Marconi”. Per celebrare l’unicità dell’evento sono state coinvolte nel “Convivium”, sempre all’interno del Quadriportico dei Teatri, personalità e studiosi per ripercorre le antiche rotte del vino e comprendere l’evoluzione della coltivazione della vite.

PROGRAMMA SABATO 2 SETTEMBRE 2023. Alle 18, apertura; 18.15, presentazione; 18.30, convegno “Le antiche rotte del vino dalle origini della Georgia a Pompei”, con Attilio Scienza, ordinario della facoltà di Agraria dell’università di Milano, che illustrerà le similitudini antiche tra la prime vinificazioni in Georgia con quella casertana e campana, con Eugenio Sartori, direttore di Vivai Cooperativi Rauscedo; per il progetto di ricerca sulla vite in Georgia: David Lordkipanidze, archeologo e antropologo, direttore del Georgian National Museum, autore dello studio scientifico che ci riporta nella terra culla del vino e il responsabile della National Agency Wine di Georgia, del ministero dell’Agricoltura, David Maghradze, per approfondire le nuove frontiere dei vitigni in Georgia; 20.30, partner dell’evento Ais Campania, con Tommaso Luongo, il progetto Esperienze di Vitae che celebra la premiazione delle quattro Viti campane della Guida Vitae 2023 e il “Concorso Miglior Sommelier della Campania”.

PROGRAMMA DOMENICA 3 SETTEMBRE 2023. Alle 18, apertura evento; 18.30, saluti del direttore del parco archeologico di Pompei, Gabriel Zuchtriegel: “Una azienda agricola a Pompei e le nuove vigne”; 19.30, “Per una evoluzione antropologica dell’alimentazione: saperi sapori scienze e tecnologia”, con lo chef Alfonso Iaccarino, il docente di Marketing e Trasformazione digitale all’università “Federico II” di Napoli Alex Giordano e con Franco Pepe, miglior pizzaiolo al Mondo di The Best Chef Awards 2021. Un dialogo a partire dal libro FOODSYSTEM 5.0 Agritech | Dieta Mediterranea | Comunità di Alex Giordano per Edizioni Ambiente e Dante Stefano Del Vecchio curatore dell’evento; 21, Lectio Magistralis “Un viaggio nel passato per capire il vino”, tenuta dal presidente dell’OIV (Organizzazione Internazionale della Vigna e del Vino) ordinario di Enologia università “Federico II” di Napoli, prof. Luigi Moio. Segue dibattito. Alle 22.30, narrazione dedicata a “Dioniso all’ombra del Vesuvio”, a cura dell’archeologo Mario Cesarano, soprintendenza Archeologica di Napoli, video operatore Giulio Testa, organizzazione e direzione artistica MisteryApple Communication Dante Stefano Del Vecchio.

Pompei. Nella lussuosa villa suburbana di Civita Giuliana scoperto l’arredo di una seconda stanza assegnata agli schiavi che permette di ricostruire la vita quotidiana degli ultimi. Zuchtriegel: “In autunno, alla riapertura dell’antiquarium di Boscoreale, racconteremo in diretta il prosieguo dello scavo”

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Veduta d’insieme dall’alto dell’ambiente A, la seconda stanza abitata da schiavi, nella villa suburbana di Civita Giuliana, scoperta dagli scavi del parco archeologico di Pompei (foto parco archeologico pompei)

L’immagine restituita dagli scavi della lussuosa villa romana suburbana di Civita Giuliana, a circa 600 metri dalle mura dell’antica Pompei, potrebbe essere quella di una “rivista di arredo interno” di quasi duemila anni fa: ecco due letti, con le spalliere colorate di rosso, ecco due piccoli armadi, anfore e vasi in ceramica. Ma a guardar bene si nota che quei mobili non sono di legno, ma di gesso. In realtà sono dei calchi realizzati con la tecnica inventata proprio a Pompei da quel Giuseppe Fiorelli, prima ispettore ordinario negli Scavi di Pompei dal 1847 e poi direttore degli scavi dal 1860 al 1875, che per primo ridiede “vita” alle vittime dell’eruzione appunto col metodo dei calchi. Parliamo dell’ultima, sempre sorprendente, scoperta effettuata dal parco archeologico di Pompei. Siamo nella villa romana di Civita Giuliana. Qui è stato ritrovato l’arredo di una seconda stanza assegnata agli schiavi. Sembra una fotografia, che denuncia una situazione di precarietà e subalternità. Tuttavia, si tratta di un’immagine di quasi 2000 anni fa, realizzata con la tecnica dei calchi, esistente solo a Pompei e dintorni. Materiali quali mobili e tessuti, nonché corpi di vittime dell’eruzione del 79 d.C., sono stati coperti dalla nube piroclastica, divenuta poi terreno solido mentre la materia organica decomposta ha lasciato un vuoto nel terreno: un’impronta che, riempita di gesso, ha rivelato la sua forma originaria.

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La planimetria con ortofoto (anno 2018) degli ambienti della villa suburbana di Civita Giuliana interessati dallo scavo del parco archeologico di Pompei (foto mibact)

L’esplorazione archeologica della villa di Civita Giuliana, già oggetto di scavi nel 1907-‘08, ebbe inizio nel 2017 in base a una collaborazione tra il parco archeologico di Pompei, quale ente competente per la tutela dell’area circostante la città antica, e la Procura della Repubblica di Torre Annunziata, che insieme ai Carabinieri aveva scoperto un’annosa attività di scavi clandestini nell’area della Villa, poi sgominata e perseguita sia penalmente che civilmente (vedi Pompei. Osanna contro le fake news: “Ecco la descrizione scientifica delle eccezionali scoperte nella villa suburbana di Civita Giuliana, nel settore per fortuna non danneggiato irrimediabilmente dai tombaroli: trovate una stalla con cavalli di razza e una mangiatoia, e una sepoltura di età imperiale posteriore all’eruzione del Vesuvio del 79 d.C.” | archeologiavocidalpassato).

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I cunicoli dei tombaroli individuai dal laser scanner dei carabinieri (foto parco archeologico di Pompei)

“Quanto ricostruito conferma la necessità di proseguire la ricerca scientifica in un luogo che, grazie all’opera della magistratura e dei Carabinieri, è stato strappato al saccheggio e al traffico illecito di beni archeologici per raccontare momenti notevoli della vita quotidiana dell’antichità”, dichiara il ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano. “Quel che si sta apprendendo sulle condizioni materiali e sull’organizzazione sociale dell’epoca apre nuovi orizzonti agli studi storici e archeologici. Pompei rappresenta un unicum che tutto il mondo ci invidia. Conclusa l’operazione Grande Pompei, progettiamo nuove iniziative e nuovi finanziamenti per proseguire nella ricerca e nella tutela”.

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Il letto senza materasso e con una rete mobile scoperto nell’ambiente A (stanza degli schiavi) dallo scavo nella villa suburbana di Civita Giuliana dal parco archeologico di Pompei (foto mic)

La nuova stanza, denominata “ambiente “A”, si presenta diversa da quella già nota come ambiente “C”, ricostruita a novembre 2021 in cui erano posizionate tre brande e che fungeva al tempo stesso da ripostiglio (vedi Pompei. Trovata la “stanza degli schiavi” nella lussuosa villa suburbana di Civita Giuliana, saccheggiata dai tombaroli. L’eccezionale nuova scoperta segue quella della stalla con tre cavalli e del carro cerimoniale. L’ambiente, che ospitava una famigliola, è perfettamente conservata e permetterà di acquisire nuovi interessanti dati sulle condizioni abitative e di vita degli schiavi a Pompei e nel mondo romano | archeologiavocidalpassato). Quello che è emerso adesso fa pensare a una precisa gerarchia all’interno della servitù. Mentre uno dei due letti trovati in queste settimane è della stessa fattura, estremamente semplice e senza materasso, di quelli del 2021, l’altro è di un tipo più confortevole e costoso, noto in bibliografia come “letto a spalliera”. Nella cinerite sono ancora visibili le tracce di decorazioni color rosso su due delle spalliere. Oltre ai due letti, nell’ambiente recentemente scavato ci sono due piccoli armadi, anch’essi conservati parzialmente come calchi, una serie di anfore e vasi di ceramica e diversi attrezzi, tra cui una zappa di ferro.

È lo stesso Gabriel Zuchtriegel, direttore del parco archeologico di Pompei, a portarci letteralmente dentro la nuova stanza degli schiavi scoperta nella villa romana di Civita Giuliana. “Siamo in un ambiente della villa di Civita Giuliana fuori Pompei”, illustra Zuchtriegel, “e la possibilità di realizzare dei calchi, cioè di riempire con gesso i vuoti lasciati nella cinerite, nello strato di cenere dell’eruzione del Vesuvio, ha consentito qua di ottenere quasi una specie di fotografia di un ambiente abitato molto probabilmente da servi, da schiavi. Abbiamo qui un letto di una fattura moto semplice, senza materasso, con una specie di rete smontabile. Qui un altro letto di una fattura un po’ più elevata, cosiddetto a spalliera. Si conservano i resti di colore di questi pannelli che isolavano il letto. Il materasso era qui, distrutto in gran parte dai cunicoli degli scavi dei clandestini.

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Dettaglio dell’ambiente A, stanza abitata da schiavi, della villa suburbana di Civita Giuliana: si vedono le anfore negli angoli, i due armadi e, davanti, la panca (foto mic)

Poi abbiamo qua due armadi, due piccoli armadi. In uno c’è ancora qualche contenuto, tra cui oggetti in metallo, un coltello, altri oggetti. Davanti c’è una panchina che sembra quasi un oggetto di un museo della civiltà contadina e invece è di duemila anni fa. Quindi qui ci si poteva sedere. Negli angoli ci sono delle anfore, quindi un luogo che serviva anche come ripostiglio. E questo è attestato anche dalle mensole che giravano intorno. Su alcune si sono conservate tre ceste abbastanza grandi. Sulle altre c’erano dei vasi. Dunque – conclude il direttore – un luogo, un ambiente pieno di oggetti che serviva anche per almeno due persone che qui dormivano”.

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La Stanza degli Schiavi (ambiente C) nella villa suburbana di Civita Giuliana a Pompei (foto parco archeologico pompei)

La curiosità. Il microscavo di vasi e anfore provenienti dall’ambiente “C” ha nel frattempo rilevato la presenza di almeno tre roditori: due topolini in un’anfora e un ratto in una brocca, posizionata sotto uno dei letti e dalla quale sembra che l’animale cercasse di scappare quando morì nel flusso piroclastico dell’eruzione. Dettagli che sottolineano ancora una volta le condizioni di precarietà e disagio igienico in cui vivevano gli ultimi della società dell’epoca.

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Veduta d’insieme dell’ambiente A, la seconda stanza abitata da schiavi, nella villa suburbana di Civita Giuliana, scoperta dagli scavi del parco archeologico di Pompei (foto mic)

“Sappiamo che i proprietari usavano diversi privilegi, tra cui anche la possibilità di formare una famiglia, seppure senza alcuna tutela legale, per legare alcuni schiavi più strettamente alla villa, anche con la finalità di averli come alleati nel sorvegliare gli altri”, spiega il direttore del parco archeologico di Pompei, Gabriel Zuchtriegel. “Quello che emerge qui è la struttura sociale della servitù che doveva impedire fughe e forme di resistenza, anche perché mancano tracce di grate, lucchetti e ceppi. Pare che il controllo avvenisse principalmente tramite l’organizzazione interna della servitù, e non tramite barriere e vincoli fisici”. E annuncia: “Siamo impegnati a continuare le ricerche e progettare la fruizione di un luogo che, come nessun altro del mondo antico racconta la quotidianità degli ultimi. In occasione della riapertura dell’Antiquarium di Boscoreale il prossimo autunno, prevediamo una sala per informare il pubblico sugli scavi in corso, gli stessi che, sotto la direzione del mio predecessore, Massimo Osanna, hanno portato alla scoperta del carro cerimoniale recentemente in mostra a Roma, alle Terme di Diocleziano (vedi Pompei. Ricostruito nelle sue parti mancanti il carro da parata di Civita Giuliana, a due anni dall’eccezionale scoperta. Sarà un pezzo forte della mostra “L’istante e l’eternità. Tra noi e gli Antichi” alle Terme di Diocleziano a Roma. Zuchtriegel: “Dalla scoperta al restauro, alla fruizione: un percorso di recupero, legalità e valorizzazione di un reperto unico” | archeologiavocidalpassato). Vorrei ringraziare, oltre alla squadra impegnata nello scavo archeologico, la Procura guidata da Nunzio Fragliasso per l’eccellente lavoro svolto”.

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Il letto senza materasso e con una rete mobile scoperto nell’ambiente A (stanza degli schiavi) dallo scavo nella villa suburbana di Civita Giuliana dal parco archeologico di Pompei (foto mic)

Per il direttore generale Musei, Massimo Osanna: “Le ricerche a Civita Giuliana sono un esempio virtuoso di tutela e valorizzazione del nostro patrimonio. Una salda collaborazione tra il ministero della Cultura, la Procura di Torre Annunziata e le Forze dell’ordine ha già permesso di riportare alla luce un complesso imponente e i suoi straordinari arredi, tra cui il Carro della sposa. Le nuove acquisizioni confermano la rilevanza del progetto. Tali attività porteranno, spero presto, a restituire alla comunità pompeiana e ai pubblici tutti, un’area archeologica di grande importanza che racconta un altro tassello della biografia di persone, di diverse classi sociali, che hanno vissuto 2000 anni fa”.

Ferragosto 2023 al museo: con oltre 24mila ingressi il Colosseo, seguito da Pompei, è stato il sito più visitato d’Italia. Il grazie del ministro Sangiuliano “a chi, in questi giorni di vacanza, ha lavorato per garantire la fruibilità dei siti”

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Record di visitatori, oltre 24mila, per Ferragosto 2023 al Colosseo (foto PArCo)

Il Colosseo, seguito da Pompei, è stato il sito più visitato d’Italia nella giornata di Ferragosto 2023 e anche nel Ponte di Ferragosto 2023. “I nostri musei sono una ricchezza della Nazione, rafforzano l’identità e la consapevolezza della nostra storia. Sono parte essenziale della bellezza che l’Italia offre ai propri cittadini e al mondo. Ogni museo è un’esperienza culturale che merita di essere vissuta. Questi numeri così rilevanti confermano che stiamo facendo un buon lavoro. Ringrazio in primo luogo chi, in questi giorni di vacanza, ha lavorato per garantire la fruibilità dei siti. Ieri mi sono personalmente recato al Colosseo e al Museo Nazionale Romano per incontrare alcune lavoratrici e lavoratori che, nella giornata di Ferragosto, erano presenti. Grazie per il loro impegno”, dichiara il ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano, commentando i numeri relativi agli ingressi nei musei e parchi archeologici statali durante il lungo ponte di Ferragosto.

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Il ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano, in visita al Colosseo accompagnato da Alfonsina Russo, direttrice del parco archeologico del Colosseo (foto PArCo)

Totale ingressi 12-13-14-15 agosto 2023 nei musei e parchi archeologici. Colosseo. Anfiteatro Flavio 95.853; area archeologica di Pompei 62.269; Foro Romano e Palatino 53.257; parco archeologico di Ercolano 7.015; museo e area archeologica di Paestum 6.887; museo Archeologico nazionale di Napoli 5.830; museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria 5.730; Villa Adriana 4.196; Terme di Caracalla 2.711; necropoli dei Monterozzi e museo Archeologico nazionale di Tarquinia 1.517; Palazzo Massimo 1.101.

Totale ingressi 15 agosto 2023 nei musei e parchi archeologici. Colosseo. Anfiteatro Flavio 24.191; Foro Romano e Palatino 13.707; area archeologica di Pompei 13.305; parco archeologico di Ercolano 1.740; museo e area archeologica di Paestum 1.468; Villa Adriana 1.264; museo Archeologico nazionale di Napoli 1.141.

Archeologia in lutto. È morto a 65 anni, dopo malattia, Fabrizio Pesando, uno dei pompeianisti più noti, studioso appassionato dell’archeologia romana e vesuviana, professore ordinario di Archeologia e Storia dell’Arte Romana all’università Orientale di Napoli. Il cordoglio di colleghi, amici ed ex-studenti

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Il prof. Fabrizio Pesando (foto paerco)

Archeologia in lutto. La mattina dell’11 agosto 2023, è morto, a 65 anni, a San Benedetto del Tronto, dopo una lunga malattia, Fabrizio Pesando, uno dei pompeianisti più noti, studioso appassionato dell’archeologia romana e vesuviana, professore ordinario di Archeologia e Storia dell’Arte Romana e Archeologia delle Province Romane, all’università Orientale di Napoli. Per decenni Pesando è stato uno degli animatori e promotore anche presso le nuove generazioni di studiosi di ricerche e pubblicazioni. La notizia è giunta improvvisa e ha lasciato attonito il mondo dell’archeologia. A esprimere cordoglio per la scomparsa del professore Fabrizio Pesando sono intervenuti a livello istituzionale la direzione del parco archeologico di Pompei e del parco archeologico di Ercolano, e la direzione del museo Archeologico nazionale di Napoli. Anche la Fondazione Paestum ha appreso con sgomento la notizia della scomparsa di un grande studioso ed indimenticabile amico come il prof. Fabrizio Pesando: “Con immensa tristezza partecipa al lutto della famiglia e della comunità scientifica tutta”.

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Il prof. Fabrizio Pesando (foto parco archeologico pompei)

“La direzione generale del Parco di Pompei, a nome di tutto il personale, saluta un importante studioso ed una figura di grande spessore culturale, profondo conoscitore della storia archeologica di Pompei, esprimendo le più sentite condoglianze alla famiglia”. E il direttore di Ercolano, Francesco Sirano: “La notizia della morte di Fabrizio Pesando lascia una grande tristezza e crea un vuoto difficile da colmare sul piano delle ricerche scientifiche. Con Fabrizio avevamo un rapporto di lunga data che è diventato di leale collaborazione professionale e vicinanza di pensiero negli anni della sua presenza nel Comitato scientifico del parco al quale ha dato un contributo fondamentale. Archeologo tra i più apprezzati da colleghi e studenti, di spiccato acume e dai molti interessi ha lavorato lungamente sul sito di Ercolano. Perdiamo un prezioso collega nell’azione di tutela, valorizzazione e comunicazione del patrimonio culturale, ancora nel pieno della sua attività professionale”. Anche il team HCP ricorda il trentennale impegno che Fabrizio Pesando ha messo in campo per la conoscenza e la valorizzazione dei siti vesuviani. Lo staff intero del Parco di Ercolano insieme ai colleghi dell’Herculaneum Conservation Project si stringe nel dolore della grave perdita. Il direttore e lo staff del Mann “esprimono il loro cordoglio per la morte di Fabrizio Pesando, professore ordinario all’università di Napoli l’Orientale, punto di riferimento per l’archeologia dell’Italia romana”.

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Conferenza del prof. Fabrizio pesando all’Orientale di Napoli (foto Freie Universität Berlin)

Nato a Ivrea (Torino) il 23 gennaio 1958, dottore di Ricerca in Archeologia (Archeologia Greca e Romana, 1996), è stato professore ordinario all’università “L’Orientale” di Napoli per il settore L-ANT/07 (Archeologia Classica). Ha insegnato Archeologia e Storia dell’Arte Romana e Archeologia delle Province Romane. Se ne va uno dei più grandi studiosi di Pompei, direttore della rivista Vesuviana. An International Journal on Pompeii and Herculaneum. Ha diretto scavi e ricerche a Pompei (2001-2011) e scritto alcuni dei volumi più importanti per conoscere e scoprire la città antica, tra cui: «Domus». Edilizia privata e società pompeiana tra III e I secolo a.C., monografie della soprintendenza Archeologica di Pompei 12, L’ ‘Erma’ di Bretschneider, Roma 1997; F. Pesando (a cura di), L’Italia Antica. Culture e forme del popolamento nel I millennio a.C., Carocci Editore, Roma 2005; F. Coarelli, F. Pesando (a cura di), Rileggere Pompei I. L’insula 10 della Regio VI, Roma, L’ ‘Erma’ di Bretschneider, 2006; F. Pesando (a cura di), Rileggere Pompei III. Ricerche sulla Pompei sannitica. Campagne di scavo 2006-2008, Pompei 2010; Pompei. L’arte di abitare, Milano, Il Sole24 Cultura, 2013; F. Pesando, M. Giglio, Rileggere Pompei V. L’insula 7 della Regio IX, Roma 2017.

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Il prof. Fabrizio Pesando (foto università orientale napoli)

È l’università “L’Orientale” di Napoli a ripercorrere la sua lunga attività di docente e archeologo. Professore ordinario di Archeologia classica, ha ricoperto il ruolo di direttore del dipartimento di Studi classici e del Mediterraneo antico, di presidente del centro interdipartimentale di Servizi di Archeologia dell’Orientale (CISA) e di vice-direttore del dipartimento Asia Africa Mediterraneo. Ha insegnato Antichità pompeiane ed ercolanesi, Topografia dell’Italia antica, Archeologia della Magna Grecia, Archeologia e storia dell’arte romana e Archeologia e storia dell’arte romana e delle province, nei corsi di studio triennale e magistrale. Numerose sono state le attività archeologiche sul campo, che ha diretto per conto dell’Orientale, organizzate come momenti di ricerca e formazione per gli studenti: Pompei (regio VI, regio IX e regio I), Alba Fucens (via del miliario e assi viari secondari), Sperlonga (villa di Tiberio), Aveja (abitato antico e fortificazioni), San Demetrio de’ Vestini (fortificazioni), Paestum (isolato 4-6) ed infine Cupra Maritima (edifici monumentali del foro). Con lui scompare uno dei più autorevoli studiosi dell’edilizia domestica greca e romana, dell’urbanistica antica, del fenomeno dell’ellenismo e della sua ricezione a Roma, della romanizzazione, in particolare della Spagna, e in generale della storia dell’arte e dell’iconografia romana.

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Copertina della guida “Pompei Oplontis Ercolano Stabiae” di Fabrizio Pesando e Maria Paola Guidobaldi

È autore di numerosissime pubblicazioni; limitandosi solo ad alcune delle monografie, si segnalano: La casa dei Greci (1989, 2. ed. 2006); Libri e biblioteche, Vita e costumi dei Romani antichi (1994); Edilizia privata e società pompeiana tra III e I secolo a.C. (1997); con M. Giglio, Rileggere Pompei V. L’insula 7 della Regio IX (2017); con F. Pompei, Archeomarche 1. Le valli e i porti del Piceno antico (2019); Cinque pezzi facili sulla casa romana. Studi e conferenze – 1999-2018 (2020); Cupra Marittima, Guida al Parco Archeologico (2022). È autore, con M. P. Guidobaldi, della guida archeologica di Pompei, Ercolano, Oplontis, Stabiae (ultima ristampa 2022). Docente molto amato dagli studenti per la capacità di trasmettere metodo critico e capacità di analisi accompagnati dall’entusiasmo che lo contraddistingueva, sia durante le lezioni e i seminari in aula sia nella lunga e intensa attività didattica sul campo, momenti in cui, con il suo costante sorriso e leggerezza, riusciva a coinvolgere tutti i partecipanti. Il suo magistero e il suo spessore di studioso e ricercatore, che hanno così profondamente segnato gli studi dell’archeologia classica all’Orientale, mancheranno molto a studenti e colleghi.

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Il prof. Fabrizio Pesando con l’archeologo Michele Stefanile (foto dal profilo FB di Stefanile)

E poi ci sono i ricordi “privati”. Michele Stefanile, archeologo: “Io e Fabrizio Pesando ci siamo conosciuti esattamente vent’anni fa, alla fine dell’estate del 2003, e per buona parte di questi vent’anni siamo stati praticamente inseparabili: insieme abbiamo accumulato migliaia di km, migliaia di bottiglie, migliaia di risate; a lui devo la mia prima tesi, il mio Erasmus, Sperlonga, Gaeta, l’idea di base della mia seconda tesi (che poi è diventata dottorato e monografia), ma anche il mio divano, il pelouche di un pupazzo strano che secondo lui mi assomigliava, e soprattutto vent’anni di insegnamenti e di archeologia. Di lui ho sempre ammirato la genialità delle interpretazioni unita alla capacità di vivere ogni progetto, ogni scavo, ogni studio con entusiasmo e leggerezza; a vederlo all’opera sembrava tutto facile e divertente, e invece era il frutto di una cultura vastissima, di una solidissima formazione classica e della dote sempre più rara di muoversi con disinvoltura tra le fonti letterarie antiche come fra gli strati archeologici. Oggi con lui si spegne prematuramente una luce. Mancherà a tanti”. Giuliano Volpe (università di Bari): “Una notizia tristissima e dolorosissima. È scomparso Fabrizio Pesando, un caro amico e un ottimo collega archeologo, docente all’Orientale di Napoli. Ha lottato a lungo contro la malattia e ha lavorato fino all’ultimo. Grande studioso di Pompei, dell’edilizia residenziale, delle città antiche. Una perdita gravissima”. Francesco Sirano, direttore dl parco archeologico di Ercolano: “Ecco così voglio ricordare Fabrizio Pesando. Un grande studioso, una persona seria ma dotata di una grande ironia e capacità di trovare ovunque il positivo. Ha affrontato la malattia con forza e determinazione impressionanti e la raccontava con una disarmante semplicità dietro la quale c’è un grande uomo. Grazie Fabrizio per tutto quello che ci hai dato e insegnato. È stato un onore e un privilegio poterti conoscere e apprezzare”.

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Il prof. Fabrizio Pesando in gruppo con l’archeologo Filippo Demma (foto dal profilo FB di Demma)

Filippo Demma, direttore parco di Sibari: “Quando decise di cambiare vita e trasferirsi stabilmente nelle Marche, mi chiamò e scesi a San Benedetto a salutarlo. Ci conoscevamo da sempre. All’epoca lavoravo alla Soprintendenza delle Marche ed ero responsabile della tutela archeologica nell’Ascolano. Chiacchierammo tutto il giorno e – tra tutto l’altro, che non era poco- impostammo il lavoro di ricognizione a Grottammare e nell’ager di Cupra, che avrebbe portato lui ed i ragazzi dell’Orientale a indagare il tempio del foro. In questa foto siamo a tavola con Enrico, Francesco, Francesco, che pure in quel periodo stavano iniziando a Monterinaldo, e Tiziana che lavorava con me da tempo. Fabrizio Pesando è stato un grande archeologo, un perfetto gentiluomo ed un Amico leale. Sempre. Il che, in questo ambiente, non è per niente poco. Che la terra, dopo tante sofferenze, gli sia lieve”. Valeria Perseca Cerasa, ex studentessa: “C’ho impiegato una giornata intera per trovare le parole ma in realtà sono rimasta proprio senza. Mio caro professore solo una parola: Grazie. Grazie per avermi portato la prima volta a visitare gli scavi di Pompei (ricordo tutto dalla prima all’ultima virgola). Grazie per avermi fatto fare il mio primo scavo archeologico (o forse no visto che sono ancora qui!!) credo di non essermi mai divertita così tanto imparando! Grazie per aver pranzato con noi alunni seduto sotto ad un albero, abbiamo condiviso panini e storie meravigliose che porterò nel mio cuore. Grazie per aver stemperato la mia tensione ad ogni singolo esame! Porterò il suo sorriso contagioso sempre nel mio cuore! Grazie di tutto Prof!”. Mario Grimaldi, archeologo: “… oggi è un giorno triste … Fabrizio era per noi la generazione di riferimento … quello sui cui manuali abbiamo studiato tutti noi pompeianisti come ci definiscono … un vero studioso di Pompei e non solo … ci mancherà tanto … “. Nicoletta, guida turistica: “Oggi salgono al cielo persone importanti, anche il caro Prof. Fabrizio Pesando. Ho seguito 3 corsi con lui, di cui ne ricordo uno specifico su Pompei ed Ercolano. Ha decisamente contribuito alla mia formazione ed alla mia passione nel lavoro”. Anna Grossi, Rione Terra a Pozzuoli: “Ho dei ricordi bellissimi delle lezioni del prof. Pesando soprattutto riguardo le antichità pompeiane e l’archeologia della Magna Grecia. Ricordo la sua chiarezza e il suo entusiasmo, un’immensa preparazione delle fonti letterarie legate ai risultati degli scavi archeologici. Ricordo le escursioni a Paestum e a Pompei dove, essendo la più bassina del gruppo, mi indicò come quella più adatta ad alcuni scavi perché avrei potuto intrufolarmi dappertutto senza fare danni. Ma io di scavi non ne ho mai fatti né mi sono mai sentita in grado di farli nonostante la laurea in archeologia… ero più affascinata, e lo sono ancora, a scoprire cosa di reale si cela dietro il mito, come quello che il prof Pesando sapeva raccontare con eleganza e passione. Sono stata fortunata ad averlo come professore”.

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Il prof. Fabrizio Pesando in gruppo con il prof. Francesco Casagrande (foto dal profilo FB di Casagrande)

Francesco Casagrande, università “Gabriele d’Annunzio” e museo del Mare di San Benedetto: “La mestizia ci raggiunge e ci addolora profondamente ma la sua diligenza intellettuale ed umanità benevola condivisa con molti rimarrà un caposaldo da mantenere desto nei giorni a venire. Personalmente non so come ringraziarla per l’enorme arricchimento che mi ha apportato nel frequentarla e la stima rivoltale rimarrà imperitura. Onoreremo sempre la sua memoria ed il suo lascito di competenze non verrà mai meno e correntemente incrementato. Riposo in pace professor Fabrizio Pesando la accolga il Signore fra le sue braccia”. Fai Giovani – San Benedetto del Tronto: “Esprimiamo il nostro cordoglio per la scomparsa del prof. Fabrizio Pesando, grande archeologo e studioso della storia di Pompei, professore di archeologia classica all’Università degli Studi “L’Orientale” di Napoli, che tanto si è speso per i beni archeologici del nostro territorio, a partire dal parco archeologico naturalistico “Civita” di Cupra Marittima di cui era direttore, fino agli scavi della Villa Marittima del Paese Alto di San Benedetto del Tronto”.