Ostia antica. In un pozzo davanti al tempio di Ercole nell’Area Sacra scoperti ceramiche, lucerne, vetri, marmi, ossa animali e noccioli di pesca: oggetti utilizzati nella vita imperiale e legati ai rituali del culto. I complimenti del ministro Sangiuliano, le osservazioni del direttore del parco D’Alessio

Veduta d’insieme degli oggetti scoperti nel pozzo davanti alla scalinata del tempio di Ercole nell’Area Sacra di Ostia antica (foto parco ostia antica)

La scalinata del tempio di Ercole nel l’Area Sacra di Ostia antica (foto parco ostia antica)
Ecco ceramiche di varia tipologia, anche miniaturistiche; e poi lucerne, frammenti di contenitori in vetro, lacerti di marmo, ossa animali combuste e noccioli di pesca, sicuramente utilizzati in specifici rituali sacri all’interno dell’area archeologica. Nuovi frammenti archeologici di oggetti utilizzati nella vita imperiale e legati ai rituali del culto emergono dagli scavi nell’Area Sacra del Parco archeologico di Ostia antica. La scoperta, dopo il recupero di due frammenti dei Fasti Ostienses venuti alla luce l’anno scorso, è avvenuta nel corso di un recente intervento, attuato con fondi CIPE, e finalizzato alla risistemazione generale dell’area per la sua prossima riapertura al pubblico con il restauro dei templi e il ripristino delle canalizzazioni che garantivano lo smaltimento delle acque meteoriche.

L’esplorazione del pozzo davanti alla scalinata del tempio di Ercole nell’Area Sacra di Ostia antica (foto parco ostia antica)

L’esplorazione del pozzo davanti alla scalinata del tempio di Ercole nell’Area Sacra di Ostia antica (foto parco ostia antica)
Durante lo svuotamento di un pozzo, posto davanti alla scalinata del tempio di Ercole, profondo circa 3 metri e ancora pieno d’acqua, è emersa una cospicua quantità di reperti databili in gran parte tra la fine del I e il II d.C., molto ben conservati in quanto immersi in un fango povero d’ossigeno. L’attività di ricerca nel sito è stata coordinata dal responsabile scientifico dell’intervento, Dario Daffara, mentre l’esplorazione del pozzo e lo scavo dei sedimenti sono stati condotti dall’archeologo Davide I. Pellandra e da Mario Mazzoli e Marco Vitelli dell’Associazione A.S.S.O. (Archeologia Subacquea Speleologia Organizzazione), ente del terzo settore specializzato in scavi e rilevamenti in zone e luoghi sotterranei a valenza storica e archeologica. Affidati alle cure dell’Ufficio Restauro del Parco, i legni sono ora in corso di studio e consentiranno di fare nuova luce sulla suppellettile in uso nei santuari romani d’età imperiale.
“Ostia antica è una meraviglia”, dichiara il ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano. “Rappresenta uno dei più importanti siti archeologici della nostra Nazione, all’interno del quale ci sono grandi valori e soprattutto c’è una grande storia, la storia dell’antica Roma. In questo momento in Italia sono attivi tantissimi scavi. In Legge di Bilancio, abbiamo voluto rifinanziare le attività di scavo perché, coerentemente con l’articolo 9 della Costituzione, c’è da tutelare ma anche da valorizzare. Faccio i complimenti a chi sta lavorando a questi scavi e a chi consente di riportare alla luce testimonianze molto importanti, che sono la geografia identitaria della nostra Nazione”.

La statua di Cartilio Poplicola nel riallestimento del museo Ostiense (foto parco ostia antica)
“L’intervento di restauro si è rivelato un’occasione unica di studio e di approfondimento della conoscenza sulle funzioni e sulle attività che si svolgevano nel santuario”, afferma il direttore generale Musei del MiC, Massimo Osanna: “un momento importante per fare ricerca in un’area che al momento della sua scoperta, negli anni 1938-40, restituì opere di scultura identitarie per Ostia antica e che saranno ospitate nel Museo Ostiense di prossima riapertura: la statua di Cartilio Poplicola, il busto di Asclepio e il rilievo dell’aruspice Fulvius Salvis con scena di pesca miracolosa di una statua di Ercole da parte di pescatori ostiensi. Ancora una volta la ricerca, nelle sue varie forme, si conferma elemento chiave per coniugare le diverse istanze legate, oltre che alla tutela, alla valorizzazione e fruizione del patrimonio culturale”.

Il tempioi dell’Ara rotonda nell’Area Sacra di Ostia antica (foto parco ostia antica)
“Il progetto di restauro dell’Area Sacra, redatto dallo Studio Strati e diretto dall’architetto del Parco Valeria Casella”, sottolinea il direttore del parco archeologico di Ostia antica, Alessandro D’Alessio, “consentirà a breve di riaprire al pubblico uno dei complessi più antichi e suggestivi di Ostia, permettendo ai visitatori di accedere alla cella del Tempio di Ercole, finora interdetta. Verranno inoltre ricollocati i pavimenti del vicino Tempio dell’Ara Rotonda, del quale si sta anche ricostruendo la copertura”.

Le cassettine con i materiali rinvenuti nel pozzo disposte sui gradini della scalinata del tempio di Ercole nell’Area Sacra di Ostia antica (foto parco ostia antica)
I nuovi reperti sono stati rinvenuti nell’Area Sacra, importante santuario ostiense sorto a partire dal III secolo a.C. nei pressi della sorgente chiamata Aqua Salvia, lungo l’antico tracciato della cosiddetta Via della Foce. All’interno del complesso, dominato dalla mole del tempio di Ercole e occupato da due altri edifici di culto minori come il tempio Tetrastilo (o di Esculapio) e quello dell’Ara Rotonda, i sacerdoti predicevano l’esito delle spedizioni militari ai generali in procinto di partire per le campagne militari. Si trattava dunque di un culto oracolare.

Ossa combuste rinvenute nel pozzo disposte sui gradini della scalinata del tempio di Ercole nell’Area Sacra di Ostia antica (foto parco ostia antica)
Il ritrovamento di ossa combuste conferma in primo luogo lo svolgimento nel santuario di sacrifici animali (maiali e bovini, certamente), mentre le ceramiche comuni, anch’esse recanti tracce di fuoco, indicano che la carne veniva cotta e consumata durante i banchetti in onore della divinità. I resti di uno o più pasti rituali furono gettati nel pozzo, gli ultimi verosimilmente quando se ne era ormai dismessa la funzione.

Imbuto/calice in legno rinvenuto nel pozzo disposte sui gradini della scalinata del tempio di Ercole nell’Area Sacra di Ostia antica (foto parco ostia antica)

Imbuto/calice in legno rinvenuto nel pozzo disposte sui gradini della scalinata del tempio di Ercole nell’Area Sacra di Ostia antica (foto parco ostia antica)
Fra i reperti più significativi rinvenuti c’è un oggetto in legno lavorato, a forma di imbuto o di calice, non comune e incredibilmente moderno, la cui funzione è ancora da chiarire. Oltre al calice-imbuto, decorato con una serie di leggere incisioni e cerchi concentrici all’interno (in prossimità del foro che lo attraversa), sono stati recuperati altri reperti dotati di modanature “a incastro” e costolature esterne, che fanno pensare a innesti reciproci e che sono complessivamente riferibili a un elemento cilindrico vagamente simile a un tubolo.
Parco archeologico di Ostia antica. Al tempio rotondo anteprima del festival Danze di Terra progetto pilota di danza e valorizzazione dei luoghi di interesse storico, artistico e culturale del parco: Borgo, Castello Giulio II e Salone Riario della Cattedrale di S. Aurea

Al parco archeologico di Ostia antica il festival Danze di terra – Dancing Histor(y)ies Ostia antica (foto parco ostia antica)
Nell’area archeologica di Ostia antica, al Tempio Rotondo, l’anteprima del festival Danze di terra – Dancing Histor(y)ies Ostia antica, che è in calendario il 25, 26 e 27 luglio 2024 al Borgo di Ostia Antica, al Castello Giulio II e al Salone Riario della Cattedrale di S. Aurea quando saranno presentate in prima assoluta le produzioni di tre compagnie internazionali, UDA Academy – Italia, con le coreografie di Ilenia Rossi, Mvula Sungani Physical Dance – Italia con la regia di Mvula Sungani e le coreografie dello stesso regista e di Emanuela Bianchini, Derida Dance – Bulgaria con le coreografie di Jivko Jeliazkov. Durante il festival saranno programmate diverse attività collaterali: workshop, approfondimenti culturali ed installazioni artistiche. Per l’anteprima appuntamento sabato 25 maggio 2024, alle 16.30 e alle 17.30, affidata al Polish Dance Theatre in coproduzione con il Centro di Produzione MSPD Studios che debutterà con un lavoro in prima assoluta di Polina Jaksim “Sculpted Echoes: Dance of the Ancient Estuary”. DANZE DI TERRA – Dancing Histor(y)ies Ostia Antica nasce dal protocollo siglato dal Centro regionale Danza Lazio (CRDL), ente nazionale di Promozione della Danza riconosciuto dal ministero della Cultura, dal ministero del Lavoro e delle Politiche sociali e dalla Regione Lazio con I Borghi srl, che gestisce il prestigiosissimo Auditorium della Conciliazione. La direzione artistica del progetto europeo per il Lazio è affidata al M° Mvula Sungani, mentre la direzione Artistica e didattica del Festival è affidata all’étoile Emanuela Bianchini. Il Festival di produzione nasce in collaborazione con il parco archeologico di Ostia Antica e vede il sostegno di ASI Nazionale, il patrocinio della Regione Lazio, gli auspici della Presidenza della VII^ Commissione Cultura della Camera dei Deputati, e la collaborazione dell’assessorato alla Cultura del X° Municipio di Roma Capitale, della Pro Loco di Ostia Antica, di ASCOM – Confcommercio Roma Litorale Sud, del Comitato di Quartiere Ostia Antica le Saline, del Circolo Quattro Mori, dell’associazione Ostia Antica Viva, dell’AZI associazione Zambiani in Italia e dell’associazione Sostegno.

Al parco archeologico di Ostia antica il festival Danze di terra – Dancing Histor(y)ies Ostia antica (foto parco ostia antica)
Danze di terra è il nuovo progetto pilota che si articola in attività di produzione della danza unite alla valorizzazione dei luoghi di interesse storico, artistico e culturale del territorio ospitante e si ispira all’Agenda dell’Onu 2030. L’iniziativa mira a creare un laboratorio permanente sul territorio di Ostia Antica, per diventare nel tempo un volano promozionale di respiro internazionale, sia per la nuova drammaturgia coreografica, che per la comunità ed i luoghi di interesse che la caratterizzano. Una commistione di stili di danza che parte dalla contemporanea per arrivare alle danze fisiche ed alla cultura urbana, per stimolare un nuovo linguaggio di danza popolare. Sicuramente la contaminazione dei generi favorisce la riscoperta del passato con un linguaggio comprensibile anche per le nuove generazioni. Lo sforzo degli ideatori è duplice, cioè promuovere la danza ed il territorio ospitante in un processo di osmosi dove progressivamente le attività professionali si inseriscono nella quotidianità delle persone, promuovendo un processo di crescita collettiva anche in ambito extra regionale, per contestualmente, essere di servizio alle attività produttive del territorio. Nuove produzioni, laboratori, incontri, workshop e performance pensate per essere realizzate con professionisti, ma anche e soprattutto con la comunità del territorio. Tutte le attività sono rivolte a favorire la conoscenza e la fruizione diretta della memoria dei luoghi tramite la danza. Ostia Antica possiede un immenso patrimonio culturale e può dare vita ad un processo di valorizzazione dei suoi tesori con il supporto della danza, e viceversa. Ciò può essere reso possibile soprattutto se i cittadini riescono ad avere la possibilità di conoscere l’arte di Tersicore da vicino, senza essere aggrediti con iniziative estemporanee, che fugacemente, vengono proposte andando ad alterare gli equilibri preesistenti sul territorio. Per questa ragione, Danze di Terra – Dancing Histor(i)yes, è un progetto pilota che mira ad inserirsi discretamente nella vita della comunità, nei diversi luoghi di frequentazione quotidiana come il Parco Archeologico, il Borgo e la Cattedrale di S. Aurea. Gli attori del progetto sono coreografi e compagnie di fama internazionale, ma anche maestri e allievi delle scuole istituzionali, di danza e popolari di Ostia Antica e di Roma.
Ostia antica. Al via il ciclo di incontri “A proposito di Ostia…”: sei appuntamenti per presentare le principali novità editoriali su Ostia e il suo territorio. Apre il libro di Daniele Bigi “Il Caseggiato del Serapide” (L’Erma di Bretschneider)
Per presentare al pubblico le principali novità editoriali su Ostia e il suo territorio, il direttore del parco Alessandro D’Alessio e l’Ufficio studi e ricerche propongono ai visitatori al primo ciclo di incontri “A proposito di Ostia…”. Nei sei appuntamenti di questo primo ciclo, introdotti da archeologi e architetti di chiara fama, gli autori esporranno le loro ultime ricerche e sveleranno curiosità e segreti del loro lavoro. Maggiori informazioni verranno fornite a ridosso di ciascun appuntamento. Ingresso libero, senza prenotazione e fino a esaurimento dei posti, con possibilità di acquisto dei volumi di volta in volta presentati.

Copertina del del libro di Daniele Bigi “Il Caseggiato del Serapide” (L’Erma di Bretschneider)
Si inizia domenica 7 aprile 2024, alle 17, con la presentazione del libro di Daniele Bigi “Il Caseggiato del Serapide” (L’Erma di Bretschneider) con gli interventi di Alessandro D’Alessio e Giorgio Ortolani. Il libro offre uno studio dettagliato dell’architettura del Caseggiato del Serapide di Ostia antica e dell’insula III, X, 1-2-3, partendo dall’analisi dell’assetto urbano della colonia ostiense dalla prima metà del II secolo d.C. all’età severiana, quando la città era formata perlopiù da caseggiati in laterizio e presentava un’immagine molto simile a quella di Roma. La descrizione del Caseggiato del Serapide, realizzato durante il regno di Adriano, mette in luce le varie fasi costruttive e delinea il lato compositivo di un intervento che andò progressivamente a riempire l’isolato, partendo da una preesistenza d’età traianea posta al centro del lotto. Sono state esaminate dal punto di vista tecnico varie porzioni dell’edificio, solai e murature, al fine di elaborare ipotesi sulla consistenza dei piani superiori in base alle sollecitazioni cui erano soggetti gli elementi strutturali. Insieme al Caseggiato del Serapide, edificio alquanto singolare per la forma dei pilastri che ne caratterizzano la corte, viene inoltre descritta l’insolita facciata curvilinea che nella fase adrianea avrebbe caratterizzato il prospetto laterale del Caseggiato, di certo l’elemento più interessante del complesso edilizio nel momento iniziale della sua storia.
Il programma. Domenica 5 maggio 2024, alle 17: Alessandro Melega, “I mitrei di Ostia antica”, presenta Massimiliano David; venerdì 24 maggio 2024, alle 17: Paolo Baronio, “Lo spazio monumentale nella città tardoantica”, presenta Monica Livadiotti; venerdì 14 giugno 2024, alle 17: Stefano De Togni, “Archeologia di un suburbio ostiense, il quartiere fuori Porta Marina”, presenta Angelo Pellegrino; venerdì 20 settembre 2024, alle 17: Riccardo Frontoni, “Portus, studio sul cosiddetto Portico di Claudio”, presentano Stefano Borghini e Patrizia Verduchi. Chiude domenica 6 ottobre 2024, alle 16: Marcello Turci, “Lo sviluppo termale del settore costiero della città di Ostia”, presentano Alessandro D’Alessio e Alessandra Ten.
Ostia antica (Rm). Con la copertura del mosaico degli animali selvatici dal Piazzale delle Corporazioni completata l’attività di copertura invernale di alcuni dei più delicati mosaici per preservarli dagli agenti atmosferici. Saranno nuovamente scoperti a primavera

Il mosaico degli animali selvatici nel Piazzale delle Corporazioni nell’area archeologica di Ostia (parco archeologico ostia antica)
Con la copertura del mosaico degli animali selvatici dal Piazzale delle Corporazioni nell’area archeologica di Ostia qualche giorno prima di Natale il parco archeologico di Ostia antica ha completato l’attività di copertura invernale di alcuni dei più delicati mosaici con lo scopo di preservarli dall’esposizione alle intemperie, agli sbalzi termici e all’umidità. I mosaici sono protetti con teli in delta-lite, materiale che fa sì che sulle superfici su cui è posto non si formi umidità, muschio, brina. deleteri per la conservazione dei mosaici. Con la primavera i mosaici saranno nuovamente scoperti e restituiti alla pubblica fruizione. Il mosaico degli animali selvatici mostra un cinghiale, forse un facocero, che corre libero nella Savana. Alle sue spalle un’antilope fa altrettanto, mentre un elefante, in fondo, è fermo, con la proboscide sollevata. Non sanno che verranno catturati per essere portati a Roma, dove diventeranno protagonisti loro malgrado delle venationes, gli spettacoli di caccia ad animali selvaggi e bestie feroci ed esotiche che tanto piacevano al popolo romano. Questo mosaico decora il pavimento di una statio del Piazzale delle Corporazioni, che probabilmente apparteneva alla corporazione dei mercanti di animali selvatici che dalle coste dell’Africa mediterranea li trasportavano per mare fino a Portus e da qui all’Urbe.
Parco archeologico di Ostia antica (Rm): riapre al pubblico il 21 dicembre 2023 il Serapeum, santuario e tempio di Serapide, dopo un lungo intervento di restauro e di messa in sicurezza eseguito dal personale

Il Serapeum al parco archeologico di Ostia antica: iscrizione “Iovi Serapi” (a Giove Serapide) (foto parco ostia antIca)
Parco archeologico di Ostia antica: riapre al pubblico il 21 dicembre 2023 il Serapeum, dopo un lungo intervento di restauro e di messa in sicurezza eseguito dal personale Ales in forza al Parco. Il Serapeum, santuario e tempio di Serapide, fa parte di un intero complesso che comprende anche il caseggiato di Bacco e Arianna a nord e un secondo edificio a sud (trasformato in età tarda in una domus), che avevano sia funzioni legate al culto esercitato dai sacerdoti di Serapide che funzione residenziale e di ospitalità. L’intero complesso risulta nella sua prima fase infatti unitario e strettamente interconnesso. Il culto di Serapide, divinità egiziana ellenistica, si diffuse nel mondo romano in associazione al culto di Giove. A Ostia trova la sua sede di culto in un’area periferica della città, nella Regio III, in una traversa di via della Foce che prende il nome di via del Serapide. Il tempio fu inaugurato il 24 gennaio del 127 d.C., giorno del compleanno dell’imperatore Adriano: così è riportato infatti su uno dei frammenti dei Fasti Ostiensi, sorta di cronaca incisa su marmo dei principali fatti relativi a Ostia e a Roma. Sulla sua interpretazione come tempio di Serapide non sussiste dubbio alcuno, anche grazie al rinvenimento in situ dell’iscrizione dedicatoria Iovi Serapi (a Giove Serapide), posta in origine probabilmente sul frontone che coronava la facciata del tempio. Attraverso l’ingresso sulla strada, in un secondo tempo monumentalizzato da un protiro, si accedeva a un cortile inquadrato da un portico, il cui pavimento era decorato con un mosaico a soggetto nilotico, preciso riferimento all’Egitto da cui il dio proveniva. Il tempio vero e proprio sorgeva in fondo al cortile, a fronte tetrastila, cioè con 4 colonne in facciata.

La pianta e la posizione del Serapeum a Ostia antica (foto parco ostia antica)
È Giusy Castelli di Ales Spa a raccontare sul sito web del Parco le varie fasi degli interventi di restauro che hanno interessato il monumento. Gli interventi, svolti dalla squadra Ales in forza al Parco, hanno inizialmente riguardato la ricomposizione e il consolidamento delle cortine dei lati N, W e S del tempio, il consolidamento e la realizzazione delle creste murarie dei muri e dei contrafforti del lato S, la ricomposizione del basamento del portico S e parte di quello N, la stuccatura del fronte E del podio del tempio, la risarcitura delle lacune nel pavimento in lastre di marmo del portico S. La parete N del tempio necessitava di interventi minimi di consolidamento delle cortine e solo in un caso di ricomposizione del nucleo; lungo tutta la facciata sono state realizzate stuccature interstiziali tra i laterizi e i blocchetti di tufo per ripristinare i giunti di malta erosi e parzialmente mancanti. Anche lungo la parete W si è intervenuti con puntuali stuccature di consolidamento. A S del tempio vi sono contrafforti in opera mista che si addossano sia alla sua parete S che al muro di recinzione del santuario. Questi, già restaurati in passato, presentavano lacune nella cortina muraria. In assenza di coperture, tra i contrafforti e i muri sono cresciute nel tempo piante con apparati radicali talvolta molto spessi, tanto da causare notevoli distacchi tra le due strutture. Si è pertanto proceduto col rimuovere la vegetazione infestante nei primi giorni dell’area, individuando la radice responsabile del distacco, dopodiché si è provveduto a rimuovere la radice e a consolidare le due murature, realizzando dei cordoli di malta in sottosquadro per evitare future infiltrazioni di apparati radicali. Nella porzione E del portico S, priva di rivestimento pavimentale, è stata rimossa buona parte della terra di riporto per livellare la sua quota con quella dei piani adiacenti, in modo da limitare futuri dilavamenti di terra e facilitare la manutenzione dell’area. La fondazione del colonnato è stata consolidata per ripristinarne la visibilità e limitare i dilavamenti di terra nell’aula centrale: non si conservano porzioni originali visibili, pertanto si è scelto di consolidare la sua versione restaurata. Sul podio del tempio, già interessato da interventi di messa in sicurezza conclusi a luglio 2023, è stata ripristinata con pozzolana la copertura del mosaico.

La scalinata del tempio di Giove Serapide a Ostia, prima del restauro (foto parco ostia antica)
A Ottobre 2023 si sono conclusi gli interventi nel Serapeum: essi sono stati mirati principalmente al consolidamento della scala del tempio, delle murature e strutture esterne al perimetro del complesso fino a comprendere il lato SE dell’attuale pertinenza del Caseggiato di Bacco e Arianna; inoltre sono state risarcite le lacune della pavimentazione in graniglia moderna e sono state consolidate le porzioni di pavimento di restauro in opus sectile di reimpiego, al fine di evitare la perdita dei frammenti. Infine sono stati realizzati interventi puntuali di consolidamento nei punti in cui si è riscontrata la mancanza di malta nei giunti o il parziale distacco di piccole porzioni di paramento, a conclusione dell’intervento generale. L’intervento più impegnativo ha riguardato la scalinata di accesso al tempio, di cui non si conserva rivestimento ma solo il nucleo in muratura, poiché si presentava completamente ricoperta di vegetazione e terra con la malta fortemente impoverita e disgregata. Dalle foto conservate nell’Archivio Fotografico del Parco e relative al primo scavo del complesso e da quelle pubblicate dall’archeologo Ricardo Mar a seguito delle sue campagne di scavo, si desume che non sono state fatte operazioni conservative sostanziali sulla scala, pertanto si è rivelato necessario intervenire per preservarne la struttura, poiché questi anni di esposizione alle intemperie ne hanno già fortemente ridotto il volume. Secondo le ricostruzioni di R. Mar, nella sua prima fase costruttiva il tempio era corredato da una scala centrale, alla quale si sono aggiunti due corpi laterali per formare una scalinata ampia quanto la cella. Sono visibili le trincee di scavo realizzate per mettere in luce la scala centrale, che conserva ancora parte del rivestimento in intonaco, grazie alle quali si apprezza la sequenza stratigrafica delle costruzioni. Non si conservano elementi di rivestimento, sebbene il basso gradino inferiore che era ampio quanto tutta la larghezza del tempio sembra fosse rivestito in marmo, a giudicare dalle lastre conservate ma evidentemente riposizionate. La struttura delle scalinate è fortemente compromessa e non si intuiscono con precisione le altezze delle alzate, sebbene sia deducibile l’andamento generale dei gradini. Al fine di preservare al meglio le strutture, evitando di operare scelte eccessivamente ricostruttive, si è scelto di proteggere il nucleo a vista realizzando una superficie di sacrificio a imitazione del nucleo su tutte le estensioni che ne imitasse l’andamento e la composizione, senza definire arbitrariamente alcun profilo che non fosse visibile o intuibile nella struttura originale.

La scalinata del tempio di Giove Serapide a Ostia, dopo il restauro (foto parco ostia antica)
Le vasche di raccolta delle acque poste nella porzione NE del complesso e relative a una sistemazione successiva rispetto all’impianto originale del complesso sono state consolidate e sono state ricomposte le creste sommitali a protezione dei muri perimetrali; in precedenza il fondo delle vasche era stato riempito con argilla espansa ma, con il tempo, questa si è parzialmente dispersa consentendo la crescita della vegetazione: si è, quindi, deciso di rimuovere argilla e vegetazione mettendo in luce il fondo delle vasche con parziale rivestimento originale in cocciopesto, il cui stato di conservazione sembra buono nelle parti conservate. Dopo aver rimosso i depositi e aver documentato fotograficamente le vasche, sul fondo si è steso uno strato di telo DeltaLite sul quale è stata stesa della graniglia di piccole dimensioni, con la finalità di ridurre al minimo la possibilità di crescita di vegetazione con una modalità che ne consente facilmente il monitoraggio e la manutenzione.

Mosaico nilotico nel Serapeum di Ostia (foto parco ostia antica)
Le porzioni del rivestimento pavimentale si presentano già restaurate nel secolo scorso, quando il mosaico è stato staccato e riposizionato su massetto di cemento armato; il rivestimento in opus sectile è stato ricomposto e le lacune sono state risarcite con graniglia e cemento. Gli attuali interventi si sono limitati alla fermatura di alcune lastre di marmo distaccate, alla realizzazione di piccole porzioni di graniglia a risarcitura delle lacune e alle stuccature di finitura laddove necessario. Al termine del consolidamento generale, le superfici sono state pulite con acqua, spazzole a setole morbide e spugna, per rimuovere i residui dei frequenti dilavamenti di terra dovuti alle forti piogge autunnali.
Roma. A Palazzo Massimo “Con sobria chiarezza”, due giornate di studio in onore di Giovanni Becatti a cinquant’anni dalla scomparsa: in presenza e on line. Il programma
“Con sobria chiarezza” giornate di studio in onore di Giovanni Becatti. A cinquant’anni dalla scomparsa, il parco archeologico di Ostia antica celebra la figura di Giovanni Becatti con due giornate di convegno a Roma, a Palazzo Massimo alle Terme, il 4 e 5 dicembre 2023: in presenza e on line sul canale YouTube del Parco: https://www.youtube.com/@parcoarcheologicodiostiaan4711. Grazie al contributo di allievi, colleghi e continuatori della sua opera nell’ufficio degli Scavi di Ostia, verrà ripercorsa la carriera di uno studioso che ha lasciato un’impronta profonda nella storia dell’arte antica e nell’archeologia del XX secolo. Di multiformi interessi, Becatti seppe spaziare dall’arte minoica alla paletnologia e dall’arte greca arcaica alla tarda antichità, affrontando con uguale competenza e passione l’arte, la storia e la filologia classica. I vari contributi consentiranno di delineare il profilo di un vero umanista, capace di coniugare l’attività di ricerca sul campo con una conoscenza enciclopedica delle fonti antiche e dell’iconografia, unite a una grande versatilità scrittoria e divulgativa.

Il leone: dettaglio della sala di rappresentanza in opus sectile di una villa (domus) monumentale fuori Porta Marina a Ostia, conservato al museo dell’Alto Medioevo (foto Muciv)
Del periodo ostiense verranno esaminati i molteplici filoni di ricerca che Becatti seppe dipanare nella sua lunga attività al servizio della Soprintendenza archeologica. Giunto ventiseienne a Ostia, ma già con l’esperienza formativa degli scavi a Lemno con la Scuola Archeologica Italiana di Atene, divenne il principale collaboratore del direttore degli Scavi Guido Calza, che gli affidò la pubblicazione delle sculture trovate negli sterri per l’Esposizione Universale del 1942 e lo studio tipologico di tappeti musivi e mitrei. Nel frattempo coltivava la sua vocazione per l’insegnamento, iniziando a Pisa quella feconda attività didattica che l’avrebbe portato a Milano, Firenze e Roma, coltivando in ogni cattedra una prolifica scuola di allievi ed epigoni. La carriera accademica non gli impedì di continuare la collaborazione con la Soprintendenza archeologica di Ostia, portando a termine il volume della Topografia Generale – primo della serie di Scavi di Ostia – e pubblicando nella stessa collana l’Edificio con Opus Sectile fuori Porta Marina, esempio eccezionale dell’arte dell’intarsio marmoreo fiorita nella tarda antichità. Le testimonianze dei colleghi e di chi lo conobbe sono concordi nel delineare una figura modesta, laboriosa, collaborativa e disponibile, che fino all’ultimo portò il suo contributo sia in ambito editoriale, con la grandiosa impresa dell’Enciclopedia dell’Arte Antica, sia continuando a stimolare la ricerca sul campo, con l’avvio dello scavo universitario delle Terme del Nuotatore. In occasione del convegno verrà affissa una targa in ricordo dello studioso sulla facciata del Museo Ostiense, dove sono ugualmente onorati i colleghi e i collaboratori dei suoi esordi, quasi a voler ricostituire quell’affiatato gruppo di lavoro e di ricerca che “con sobria chiarezza” seppe avviare gli studi moderni su Ostia.
Programma 4 dicembre 2023: “Giovanni Becatti e Ostia”, modera Alessandro D’Alessio. Alle 9, saluti istituzionali: Stéphane Verger (direttore del museo nazionale Romano), Massimo Osanna (direttore generale Musei); 9.15, introduzione al convegno con Alessandro D’Alessio (direttore del parco archeologico di Ostia antica); 9.30, Fausto Zevi (già Sapienza Università di Roma) “Giovanni Becatti, un ricordo ostiense”; 10, Dario Daffara (parco archeologico di Ostia antica) “Il silenzioso ardore per la ricerca: Giovanni Becatti a Ostia (1938-1954) e a Milano (1954-1957)”; 10.30, Claudia Valeri (Musei Vaticani) “Giovanni Becatti e la scultura ostiense”; pausa caffè; 11.30, Cristina Genovese (parco archeologico di Ostia antica) “Mosaici e pavimenti marmorei di Ostia: attualità dello studio di Giovanni Becatti”; 12, Carlo Pavolini (già università della Tuscia – Viterbo) “Considerazioni sulle Case ostiensi del tardo impero 75 anni dopo”; 12.30, discussione. Pausa pranzo. Alle 14.30, Claudia Tempesta (parco archeologico di Ostia antica), Stella Falzone (università Roma Tre) “Rileggere Becatti alla luce di Gismondi: il contributo della documentazione d’archivio alla ricostruzione del contesto della Domus sotto il Vicolo del Dioniso”; 15, Filippo Marini Recchia (archeologo indipendente), Paola Olivanti (archeologa indipendente) “La basilica forense di Ostia: una revisione dei dati d’archivio a ottant’anni dalla pubblicazione di Giovanni Becatti”; 15.30, Clementina Panella (già Sapienza Università di Roma), Maura Medri (università Roma Tre) “Le Terme del Nuotatore in Ostia Antica. Lo scavo, i contesti, l’architettura”; 16, discussione.
Programma 5 dicembre 2023: “Giovanni Becatti, gli studi e l’insegnamento”, modera Patrizio Pensabene. Alle 9.30, Graziella Becatti (storica dell’arte indipendente) “Chi era Giovanni Becatti”; 10, Carlo De Domenico (università Statale di Milano) “Giovanni Becatti in Grecia (1936-1937)”; 10.30, Gabriella Capecchi (già università di Firenze) “Giovanni Becatti professore di Archeologia Classica nella “tradizione giovane” dell’Ateneo fiorentino”; pausa; 11.30, Maria Grazia Picozzi (già Sapienza Università di Roma) “Giovanni Becatti storico dell’arte antica”; 12, Stefano Tortorella (già Sapienza Università di Roma) “Gli studi di iconografia di Giovanni Becatti”; 12.30, discussione. Pausa pranzo. Alle 14.30, Marco Ruffini (Sapienza Università di Roma) “Giovanni Becatti e la critica d’arte”; 15, Patrizio Pensabene (già Sapienza Università di Roma) “Lo stile è una fiction? Sono da considerare superati i cataloghi tipologici?”; 15.30, Andrea Carandini (già Sapienza Università di Roma) “Giovanni Becatti, un uomo bravo e buono”; 16, discussione e tavola rotonda.
Il 31 maggio 2024 nella sala Cébeillac-Gervasoni all’interno degli Scavi di Ostia antica la giornata di studi “Il paesaggio archeologico del delta del Tevere” organizzata dal parco archeologico di Ostia antica, dal Comune di Fiumicino e dal dipartimento di Architettura Costruzione e Design del Politecnico di Bari. Il convegno si pone come una discussione aperta sul tema della coesione territoriale intorno ai temi del patrimonio. L’evento sarà trasmesso in diretta streaming sul canale YouTube del Parco:
All’antiquarium del parco archeologico di Ostia antica terzo appuntamento col ciclo di incontri “A proposito di Ostia…” dedicato alla presentazione di libri su tematiche ostiensi (e non solo). Venerdì 24 maggio 2024, alle 17, in sala Mireille Cébeillac, presentazione del libro “Lo spazio monumentale nella città tardoantica” (edizioni Quasar) di Paolo Baronio. L’ingresso è libero, per assistere alla conferenza è necessario recarsi in biglietteria e ritirare il titolo di accesso gratuito, a partire dalle 16.45 e fino alle 18. Introduce Alessandro D’Alessio, direttore del parco archeologico di Ostia antica. Presenta Monica Livadiotti, docente di Storia dell’architettura antica al Politecnico di Bari. Interviene l’autore.
Il 7 marzo 2024 nella sala conferenze dei Musei Vaticani, alle 15, si terrà la tavola rotonda con discussione conclusiva del convegno “Χάσμα. Il trattamento della lacuna: principi, metodologie del restauro e attualità della teoria di Cesare Brandi”. Il direttore dei Musei Vaticani Barbara Jatta, insieme ai componenti del Comitato organizzativo Alessandro D’Alessio, Carolina Gaetani, Alessandro Lugari e Tiziana Sòrgoni, introdurranno e animeranno l’incontro. La discussione sarà trasmessa in diretta streaming sul 



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