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“Lapilli di Ercolano”: con l’ottava clip si va alla scoperta della Casa del Colonnato Tuscanico, in una visita virtuale 3D grazie al progetto “Herculaneum 3D SCAN”

L’ottavo appuntamento con i Lapilli del Parco Archeologico di Ercolano, dopo la visita virtuale del Parco (https://bit.ly/3cfiPsv) e della Casa del Bel Cortile (https://bit.ly/2K5YVEv), ci fa esplorare, osservare anche misurare i dettagli della Casa del Colonnato Tuscanico (https://bit.ly/2xxWRCp) grazie al progetto “Herculaneum 3D SCAN” che ricostruisce gli ambienti attraverso nuvole di punti 3D ad altissima densità, acquisite per mezzo di laserscanner 3D e riprese fotogrammetriche da drone. Per una esperienza di uso migliore ti consigliamo di utilizzare un pc invece di uno smartphone. Il progetto è realizzato grazie alla collaborazione dell’Herculaneum Conservation Project sostenuto dal Packard Humanities Institute.

La Casa del Colonnato Tuscanico a Ercolano (foto Paerco)

La Casa del Colonnato Tuscanico: il nucleo dell’abitazione, incentrato sull’atrio pavimentato in cocciopesto (un tritume di terracotta, calce e sabbia, resistente all’umidità), fu ristrutturato in età augustea (27 a.C. – 14 d.C.); l’impluvium (il bacino in cui confluiva l’acqua al centro delle case) fu rivestito di marmi e trasformato in fontana; le pareti furono decorate in “terzo stile”, una particolare decorazione pittorica risalente agli anni tra il 20 a.C. e il 50 d.C. Il peristilio, ossia il colonnato tuscanico, fu aggiunto inglobando una casa attigua e gli ambienti che si sviluppavano intorno ad esso furono decorati con affreschi e mosaici risalenti agli anni immediatamente precedenti all’eruzione del 79 d.C. Dal piano superiore, invece, provengono un tesoretto di monete del valore di 1400 sesterzi e un sigillo di bronzo.

#iorestoacasa. Per la prima volta online , il progetto “La genesi del #MANN. Un viaggio con ilCartastorie | Museo dell’Archivio Storico del Banco di Napoli| Museo dell’Archivio Storico del Banco di Napoli in quattro video”- Ecco i primi due docufilm: “Alcubierre. Scavando tra le carte” e “Il Passeggero artista”

Frame del video “Alcubierre. Scavando tra le carte” del progetto “La genesi del #MANN. Un viaggio con ilCartastorie | Museo dell’Archivio Storico del Banco di Napoli in quattro video” (foto video Mann)

Per la prima volta online, il progetto “La genesi del #MANN. Un viaggio con ilCartastorie | Museo dell’Archivio Storico del Banco di Napoli| Museo dell’Archivio Storico del Banco di Napoli in quattro video”. Ecco i primi due video. Cominciamo con “Alcubierre. Scavando tra le carte”. Regia e montaggio: Damiano Falanga – Testi di Andrea Zappulli – Supervisione: Sergio Riolo– Voce narrante: Andrea Cioffi – Ricerche: Luigi Abetti, Sabrina Iorio, Raffaele Di Costanzo, Andrea Zappulli –Supporto alla ricerca bibliografica e iconografica: Carla Glorioso e Benedetta Moricola – Produzione ilCartastorie– Anno di produzione: 2018 – Nazione: Italia – Si ringrazia il Parco Archeologico di Ercolano. Il lavoro è stato realizzato nell’ambito del progetto #Obvia e della rete #Extramann.

Il docufilm presenta, con una narrazione in prima persona, la figura dell’ingegnere militare che fu artefice dell’inizio della grande stagione archeologica napoletana, definendo il principio della passione di Carlo di Borbone per i reperti classici. All’interno del cortometraggio sono presenti, alternate alle immagini nel Parco Archeologico di Ercolano, le scritture dell’Archivio Storico del Banco di Napoli relative ai pagamenti assegnati ad Alcubierre e a coloro che si occuparono degli scavi e della loro divulgazione presso le corti europee. I pagamenti agli incisori, incaricati di ricopiare fedelmente le meraviglie sepolte dall’eruzione del Vesuvio, il funzionamento della Real Stamperia, i viaggi effettuati da Alcubierre per ispezionare gli scavi, che si andavano incessantemente allargando da Ercolano alle località di Pompei e Stabia, sono solo alcune delle notizie riscontrabili nei documenti che restituiscono particolari inediti sulla vita dell’ingegnere e sulla nascita dell’archeologia a Napoli. Il progetto è stato realizzato anche grazie al tirocinio, finanziato dalla Fondazione Banco di Napoli, di due studentesse dell’università Federico II di Napoli.

Frame del docufilm “Il passeggero artista” del progetto “La genesi del #MANN. Un viaggio con ilCartastorie | Museo dell’Archivio Storico del Banco di Napoli in quattro video” (foto video Mann)

Il secondo appuntamento con il ciclo “La genesi del #MANN. Un viaggio con ilCartastorie | Museo dell’Archivio Storico del Banco di Napoli in quattro video” è con il video “Il Passeggero artista”. Regia: Damiano Falanga per Fondazione IlCartastorie– Produzione: Museo Archeologico Nazionale di Napoli – Consulenza scientifica: Andrea Milanese, Sergio Riolo, Daniela Savy – Anno di produzione: 2018 – Nazione: Italia. Il docufilm è stato realizzato nell’ambito del progetto #Obvia e nella rete #Extramann.

Un documento dell’Archivio Storico del Banco di Napoli sulle spese di viaggio di Giovanni Antonio Aloja, incisore di alcuni tra i più bei rami delle Antichità di Ercolano, è lo spunto per un’immersione nel clima di entusiasmo che i primi scavi archeologici suscitarono a Napoli durante il regno di Carlo III. Il cocchiere dell’ufficio del Regio Corriere racconta la sua esperienza di viaggio insieme al talentuoso incisore e le sue reazioni innanzi ai reperti che da Ercolano si copiano e si trasportano al Real Museo di Portici.

“Lapilli di Ercolano”: con la settima clip si va alla scoperta della Casa del Bel Cortile, in una visita virtuale 3D grazie al progetto “Herculaneum 3D SCAN”

Torna l’appuntamento settimanale con i Lapilli del Parco Archeologico di Ercolano. Dopo la visita virtuale del Parco della settimana scorsa (https://bit.ly/3cfiPsv) oggi si va alla scoperta di una delle domus caratteristiche di Herculaneum: la Casa del Bel Cortile! Cliccando qui: https://bit.ly/2K5YVEv si può esplorarla in ogni suo dettaglio attraverso le nuvole di punti 3D ad altissima densità, acquisite per mezzo di laserscanner 3D e riprese fotogrammetriche da drone grazie al progetto “Herculaneum 3D SCAN”. Per una esperienza di uso migliore vi consigliamo di utilizzare un pc invece di uno smartphone. Il progetto è realizzato grazie alla collaborazione dell’Herculaneum Conservation Project sostenuto dal Packard Humanities Institute.

La scala nel cortile della Casa del Bel Cortile a Ercolano (foto Graziano Tavan)

Partivcolare di una parete affrescata della Casa del Bel Cortile a Ercolano (foto Paerco)

La Casa del Bel Cortile è caratterizzata da diverse pitture parietali ed un ampio cortile da cui il nome. Presenta un impianto totalmente diverso dal classico schema delle case romane. Superato l’ingresso, si accede direttamente a un ambiente che funge sia da vestibolo che da atrio, dal basso soffitto e le pareti decorate in quarto stile, con zona centrale in rosso e fregio in bianco e disegni geometrici. Sul lato nord una porta conduce alla cucina, mentre su quello sud si trovano una serie di cubicoli, tutti affrescati. Sul lato orientale dell’atrio si apre il cortile con decorazioni in quarto stile dove predomina il colore rosso, e una scala in muratura con parapetto in pietra conduce al piano superiore, oggi non accessibile al pubblico.

“Lapilli di Ercolano”, la sesta clip introduce una novità: l’anteprima di una visita virtuale in 3D grazie al progetto “Herculaneum 3D SCAN” in collaborazione con l’Herculaneum Conservation Project sostenuto dal Packard Humanities Institute. Ogni settimana i visitatori potranno entrare virtualmente in una nuova residenza degli antichi ercolanesi

“Alla vista il Parco archeologico di Ercolano sembra addormentato”, afferma il direttore Francesco Sirano, “ma nessuna notte è infinita e tutte le attività che stiamo mettendo in campo rappresentano le nuove albe che vivrà il Parco, ulteriori spunti per i visitatori che aspettano che i cancelli si riaprano”. Il sesto appuntamento con i “Lapilli del Parco Archeologico di Ercolano” presenta una novità. Le visite virtuali dei Lapilli si arricchiscono di nuove emozionanti esperienze con nuvole di punti 3D ad altissima densità acquisite per mezzo di laserscanner 3D e riprese fotogrammetriche da drone. Grazie al progetto “Herculaneum 3D SCAN”, in collaborazione con l’Herculaneum Conservation Project sostenuto dal Packard Humanities Institute (PHI), visitatori ed esperti potranno esplorare virtualmente le domus della città antica ma anche, misurare distanze, superfici, volumi ed esportare i dati nei formati più comuni. Un esperimento condiviso per scoprire con gli appassionati con gli studiosi le nuove modalità di fruizione virtuale e le potenzialità in termini di strumento di lavoro per il settore. Clicca qui per la tua prima visita virtuale del Parco: https://bit.ly/3cfiPsv. Per tutte le informazioni e le specifiche tecniche: https://bit.ly/3b88deX. Ogni settimana, nell’ambito della programmazione social del mercoledì dei Lapilli, i visitatori potranno entrare virtualmente in una nuova residenza degli antichi ercolanesi, ammirarne i dettagli costruttivi ed interagire con strumenti specifici con l’ambiente virtuale. Studiosi e appassionati potranno godere di queste ricchezze culturali patrimonio dell’umanità, esplorandoli direttamente dalle proprie case, attraverso i propri dispositivi (Facebook: https://it-it.facebook.com/parcoarcheologicodiercolano).

Il progetto “Herculaneum 3D SCAN” è curato dal parco archeologico di Ercolano in collaborazione con l’Herculaneum Conservation Project sostenuto dal Packard Humanities Institute (PHI) (foto Paerco)

“Herculaneum 3D SCAN” nasce dalla volontà di condividere in anteprima con la comunità, sia essa quella propriamente scientifica, degli addetti ai lavori che del pubblico più ampio, una parte della ricchissima banca dati raccolta nell’ambito della pluriennale attività di documentazione e monitoraggio del sito archeologico di Ercolano. Un esperimento condiviso che vuole esplorare non solo le nuove modalità di fruizione virtuale del Bene Culturale, realtà ben nota al grande pubblico, ma anche le potenzialità in termini di strumento di lavoro per il settore. Il progetto “Herculaneum 3D SCAN” rappresenta il primo passo all’interno di un percorso più ampio che il Parco Archeologico di Ercolano insieme con il Packard Humanities Institute porterà a compimento nel prossimo futuro. Si tratta della pubblicazione online, attraverso un portale open-data corredato di funzionalità web-GIS, dei dati raccolti all’interno degli archivi e delle risorse elaborate durante l’incessante azione promossa per la conservazione e la valorizzazione del sito archeologico, e del suo rapporto con il territorio: Herculaneum Open Data, un’iniziativa promossa nell’ambito dell’Herculaneum Conservation Project, l’ambizioso partenariato pubblico-privato che sta completando il suo secondo decennio di attività attraverso un’azione sinergica e congiunta che non trova confronti all’interno della gestione del patrimonio archeologico italiano. Alla fase di pubblicazione dei nuovi contenuti attraverso i canali digitali del Parco, seguirà poi la seconda fase quando, a cancelli aperti, continuerà l’azione di ampliamento della fruizione, affiancando alla visita fisica al sito anche la visita virtuale alle realtà non accessibili dal pubblico per restauri in corso, messe in sicurezza e lavori di manutenzione.

Il direttore del parco archeologico di Ercolano, Francesco Sirano (a destra) dialoga con, da sinistra, il sindaco Ciro Bonajuto, il responsabile dell’Herculaneum Conservation Project, Jane Thompson, e il ministro Dario Franceschini (foto Paerco)

“Il progetto Herculaneum 3D SCAN è solo la punta dell’iceberg di una serie di iniziative che abbiamo intenzione di portare avanti”, interviene Jane Thompson, manager dell’HCP per le fondazioni Packard. “La collaborazione con un partner pubblico sempre più attivo ed efficiente nella gestione del sito archeologico ci consente di canalizzare gli sforzi, e in particolare la nostra azione come Fondazione Packard, per una valorizzazione responsabile e doverosa degli ultimi 20 anni di attività di ricerca, studi, documentazione, risorse, strumenti e linee guida portati avanti nel sito di Ercolano. Mi auguro che l’iniziativa possa avere il più ampio respiro possibile sia in termini di divulgazione che di feedback da parte del grande pubblico e degli addetti ai lavori; prepariamoci nel prossimo futuro ad altre iniziative come questa!”.

Esempi di utilizzo dell’Herculaneum 3D SCAN (foto Paerco)

“Mentre stiamo avviando le procedure per la realizzazione del Museo Digitale dell’Antica Herculaneum, finanziato solo poche settimane fa dal MIBACT con fondi PON Cultura e Sviluppo (FESR 2014-2020) per quasi 5 milioni di Euro, grazie all’incredibile rafforzamento ed all’entusiasmante collaborazione pubblico- privato con il Packard Humanities Institute (PHI)”, dichiara il Direttore Sirano, “avanziamo il portale open- data e siamo in grado di offrire un’esperienza interattiva e di partecipazione per la conoscenza di Ercolano antica. Abbiamo deciso di condividere una significativa scelta di rilievi da scansioni 3D di alcune delle domus più belle di Ercolano. Belle ma chiuse al pubblico perché bisognose di interventi di restauro. La gara per l’appalto dei lavori, affidata ad INVITALIA, è oramai pronta e partirà nei prossimi giorni, ma nel frattempo tutto il nostro pubblico avrà il privilegio unico di accedere alla casa a Graticcio, la casa dell’Atrio a mosaico, la Casa del Colonnato tuscanico solo per citarne alcune. Sono veramente fiero di tutte le forze messe in campo dallo staff del Parco e da tutta la rete di collaborazioni con cui interagiamo e, in primis, con il PHI e i colleghi dell’Herculaneum Conservation Project. Tutto il nostro personale con lena si sta dedicando in smart working dalle proprie abitazioni a garantire la continuità amministrativa e nuove opportunità di visita alternative per i nostri visitatori. Noi eravamo pronti a partire con la completa digitalizzazione del flusso di tutti i nostri documenti, che sperimentavamo da qualche mese già prima della crisi COVID19: con l’inizio dello smart working abbiamo dematerializzato tutti i processi e posso con orgoglio dire che non abbiamo mai smesso di seguire la nostra attività compresa quella dei pagamenti dovuti agli operatori economici che svolgono lavori e servizi per il Parco. Compiendo il nostro dovere siamo consapevoli di contribuire ad assicurare liquidità agli operatori economici e, di conseguenza, contribuiamo ad assicurare le necessarie entrate ai loro dipendenti e alle loro famiglie”.

“Lapilli di Ercolano”: nella quinta clip un prezioso cameo di Sky Arte dedicato alla mostra permanente “SplendOri. Il lusso negli ornamenti ad Ercolano”

La quinta puntata dei “Lapilli di Ercolano” propone un prezioso cameo dedicato alla mostra permanente all’Antiquarium di Ercolano “SplendOri. Il lusso negli ornamenti ad Ercolano” realizzato da 3Dproduzioni per Sky Arte. Sottotitoli a cura dell’Herculaneum Conservation Project. “SplendOri. Il lusso negli ornamenti ad Ercolano” è l’esposizione che ha portato fuori dai depositi, per la prima volta in quantità tanto massiccia, monili d’oro, oggetti preziosi, manufatti di uso personale e quotidiano. “L’operazione è stata il frutto di un grande sforzo per adattare all’accoglienza dei visitatori l’Antiquarium adeguandolo con ogni misura di sicurezza che ne permettesse l’apertura”, dichiara il direttore Francesco Sirano.

La locandina della mostra permanente “SplendOri. Il lusso negli ornamenti ad Ercolano”

Un centinaio di monili e preziosi, una collezione unica per quantità e valore dei pezzi, presentati al pubblico sul luogo stesso del ritrovamento. Nelle vetrine oggetti appartenuti agli antichi ercolanesi, alcuni ritrovati con gli abitanti nel tentativo di porli in salvo dalla imminente catastrofe dell’eruzione, altri ritrovati nelle dimore dell’antica città. Ogni materiale esposto è messaggero di una storia di antico artigianato e manifattura, di rango e di simbolo, di protezione e bellezza, oltre che dell’ulteriore valore acquisito per essere appartenuto ad un abitante e essere stato coinvolto nella tragedia della città distrutta dalla furia del Vesuvio. I temi della ricchezza, del valore economico sociale e della bellezza, rappresentano i contenuti del percorso espositivo. La mostra si propone dunque di presentare al visitatore non semplicemente monili d’oro e oggetti preziosi, ma manufatti di uso personale e quotidiano che ci appaiono non comuni, per fattura e materiale, e provengono da contesti trasversali ai quali saranno riferiti. Questi contesti di provenienza sono illustrati sotto una luce particolare, quella della declinazione del lusso, concetto che assomma in sé molto più del mero valore intrinseco e venale, ma si carica di significati ideologici, politici, sociali, culturali, religiosi. Ambientazioni ideali domestiche e botteghe, oggetti dall’Antica Spiaggia carichi di valori simbolici e (non solo) di tipo economico, significativamente portati con sé dai rifugiati che attesero invano salvezza dal mare, restituiscono uno spaccato di vita con un taglio ben preciso che predilige ed esalta quest’aspetto della società ercolanese in tutte le sue sfaccettature.

Ercolano. Eccezionale scoperta: per la prima volta al mondo trovati i resti vetrificati di cervello umano. Erano in una vittima dell’eruzione del 79 d.C.. Lo studio, frutto della collaborazione dell’università Federico II di Napoli e del parco, pubblicato sul New England Journal of Medicine. Il prof. Petrone, autore della scoperta, racconta la ricerca nei “Lapilli di Ercolano”

I resti vetrificati di cervello umano studiati dall’università Federico II di Napoli (foto Petrone)

A guardarlo sembra uno scarto di lavorazione, un grumo di vetro caduto durante la produzione. E invece rappresenta una delle più grandi scoperte dell’archeologia degli ultimi anni: rinvenuti i resti di cervello di una vittima dell’eruzione del 79 d.C. nella città di Ercolano. La conservazione di tessuto cerebrale è un evento estremamente raro in archeologia, ma è la prima volta in assoluto che vengono scoperti resti umani di cervello vetrificati per effetto del calore prodotto da un’eruzione. Ancora una volta, l’antica Ercolano si impone al centro dell’attenzione internazionale grazie ad una nuova sensazionale scoperta ad opera di un team di antropologi e ricercatori guidato da Pier Paolo Petrone dell’università Federico II di Napoli, che da anni studia gli effetti delle eruzioni del Vesuvio sul territorio campano e le popolazioni che lo hanno abitato nel passato. Ed è lo stesso prof. Petrone a raccontare questa eccezionale scoperta nella quarta clip dei “Lapilli del parco archeologico di Ercolano”.

Il Collegio degli Augustali di Ercolano dove è conservato lo scheletro del Custode (foto Petrone)

Il prof. Pier Paolo Petrone, antropologo forense dell’università Federico II di Napoli

La notizia della scoperta era stata data alla fine di gennaio 2020, poco prima dell’esplosione dell’emergenza da coronavirus, che ha cambiato l’approccio al patrimonio culturale italiano, chiuso al pubblico per decreto. Infatti proprio al 23 gennaio 2020 il New England Journal of Medicine, prestigiosa rivista medica leader a livello mondiale, aveva pubblicato i risultati di uno studio sui resti di materiale cerebrale rinvenuti in una delle vittime dell’eruzione, il cui scheletro si trova ancora oggi in uno degli ambienti di servizio del Collegio degli Augustali. Allo studio hanno preso parte il direttore del Parco Francesco Sirano, insieme al prof. Piero Pucci del CEINGE – Biotecnologie Avanzate e il prof. Massimo Niola dell’università di Napoli Federico II, insieme a ricercatori dell’università di Cambridge. L’eruzione, che nel 79 d.C. colpì con valanghe di cenere bollente Ercolano e Pompei uccidendo all’istante tutti gli abitanti, in poche ore seppellì l’intera area vesuviana fino a 20 km di distanza dal vulcano. Negli anni ’60, durante gli scavi condotti dall’allora soprintendente Amedeo Maiuri, nella cenere vulcanica furono rinvenuti un letto ligneo e i resti carbonizzati di un uomo, che gli archeologi ritengono fosse il custode del Collegio consacrato al culto di Augusto. Nell’ambito di una decennale collaborazione scientifica con Francesco Sirano, recenti indagini sul campo, condotte da Pier Paolo Petrone, hanno portato alla scoperta nel cranio della vittima di materiale vetroso, nel quale sono state identificate diverse proteine ed acidi grassi presenti nei tessuti cerebrali e nei capelli umani. L’ipotesi degli studiosi è che l’elevato calore sia stato letteralmente in grado di bruciare il grasso e i tessuti corporei della vittima, causando la vetrificazione del cervello.

Il letto carbonizzato con il corpo del Custode scoperto da Maiuri ad Ercolano nel 1961 (foto Petrone)

Il racconto del prof. Pier Paolo Petrone, antropologo forense e direttore del Laboratorio di Osteobiologia Umana e Antropologia Forense, Dipartimento di Scienze Biomediche Avanzate presso l’università di Napoli Federico II. “Ancora una volta – sottolinea – le ricerche condotte in collaborazione con il parco archeologico di Ercolano ci hanno permesso come università di Napoli, in particolate come laboratorio di Antropologia forense presso il dipartimento di Scienze biomediche avanzate della Federico II, di giungere a una scoperta eccezionale, quella dei resti vetrificati di un cervello dallo scheletro del cosiddetto Custode, una vittima dell’eruzione, un giovane uomo, rinvenuto nel 1961 dal direttore dell’epoca, Amedeo Maiuri, all’interno di un letto ligneo completamente carbonizzato e sepolto dalle ceneri. Per fortuna il direttore dell’epoca ha pensato di musealizzare questo reperto e noi, dopo 60 anni, abbiamo scoperto che all’interno del cranio di questa vittima si sono preservati dei resti vitrei, vetrificati, del cervello di questo individuo. Questa è stata una scoperta eccezionale pubblicata il 23 gennaio scorso dal New England Journal of Medicine, la massima rivista di medicina al mondo, che appunto riporta i risultati di questo studio che ci ha permesso, attraverso una serie di analisi, biomolecolari e di proteomica, di rinvenire e di scoprire all’interno di questi resti una serie di acidi grassi, tipici dei trigliceridi del cervello umano, e anche dei capelli umani, ma soprattutto una serie di sette proteine degli enzimi altamente rappresentati in tutti i tessuti cerebrali umani: parliamo di amigdala, cerebrocertex, ipotalamo, e così via”.

Una tavoletta in legno carbonizzato con iscrizione da Ercolano (foto da “Ercolano tre secoli di scoperte”, a cura di M. Borriello, M. P. Guidobaldi, P. G. Guzzo, Napoli 2008)

“Quindi – continua – una scoperta oggettivamente unica al mondo in quanto mai prima d’ora né in campo archeologico né tanto meno in ambito medico-legale o forense è stato mai prima scoperto un residuo del genere. La vetrificazione è nota in archeologia ma riguarda essenzialmente reperti vegetali. Infatti anche noi abbiamo scoperto, sempre nel sito di Ercolano, dei frammenti di legno carbonizzato in parte vetrificati. Quindi questo ancora una volta ci fa sottolineare l’importanza della collaborazione tra l’università di Napoli e il parco archeologico di Ercolano, in particolare nella persona del direttore Francesco Sirano, che da anni ci dà la possibilità di studiare questi reperti fondamentali sia per quanto riguarda lo studio della storia, dell’archeologia, della cultura romana e della popolazione di Ercolano, ma anche soprattutto se vogliamo dal punto di vista del rischio vulcanico cui qui sono esposti oltre 3 milioni di persone oggi a Napoli. Il Vesuvio dista solo sei chilometri da Ercolano e poco più del doppio da Napoli. Questo tipi di studi – conclude – sono fondamentali da vari punti di vista, e così si aggiungono ad altri ancora in corso molto importanti che spero presto potranno portare ulteriori grandi risultati”.

Ercolanesi sorpresi dall’eruzione sull’antica spiaggia di Ercolano (foto Graziano Tavan)

Le fogne dell’Insula Orientalis II di Ercolano oggetto di scavo archeologico (foto archivio Hcp)

“Sin dalle eccezionali scoperte avvenute all’inizio degli anni ‘80 del 900 presso l’antica spiaggia, il campione antropologico offerto dal sito di Ercolano si è rivelato di estremo interesse”, dichiara il direttore Sirano. “Gli studi di antropologia fisica sono ora supportati da analisi di laboratorio sempre più sofisticate. Stiamo inoltre associando ad esse innovative ricerche sul DNA degenerato che, come sembrano dimostrare lavori di prossima edizione da parte del prof. Petrone, ha ancora racchiuse in sé alcune parti della sequenza del codice in grado di chiarire origine e grado di parentela delle vittime ritrovate nelle rimesse delle barche presso l’antica spiaggia. Questi straordinari dati possono peraltro confrontarsi con quelli derivanti dalle analisi sui materiali organici e sui coproliti rinvenuti nel corso degli scavi nelle fogne sotto il cardo V (scavi condotti in collaborazione con la Fondazione Packard) che hanno chiarito tanti aspetti del regime alimentare e contribuito ad arricchire il quadro delle più frequenti patologie che affliggevano gli abitanti di Herculaneum. Se pensiamo a tutto quanto conosciamo attraverso la variegata documentazione scrittoria antica formata da documenti pubblici e privati (epigrafi su marmo, tavolette cerate, papiri, graffiti) – conclude il direttore – davvero si comprendono l’inestimabile valore e le potenzialità ancora inespresse da questo prezioso sito UNESCO che il Parco Archeologico conserva e valorizza in un’ottica di ricerca aperta e multidisciplinare”.

#iorestoacasa. Il direttore del parco archeologico di Ercolano parla delle tavolette cerate, che rappresentano una delle scoperte più uniche dall’antica Herculaneum. Ritrovato negli archivi di Rai Teche il documentario radiofonico “Lettere dal passato” del 1953

#iorestoacasa. Il direttore del parco archeologico di Ercolano, Francesco Sirano, dedica un video approfondimento alle tavolette cerate ritrovate negli anni ’30 del secolo scorso nella città di Herculaneum: se ne contano circa 700 di cui almeno la metà ancora con tracce di scrittura. Le tavolette cerate costituiscono il materiale più economico su cui scrivevano i romani: piccole tavolette che messe insieme costituivano dei libretti detti dittici, trittici o polittici a seconda del numero di tavolette. Spalmate di cera, ci si incidevano le parole con uno stilo acuminato; un sistema riciclabile perché grattando via il testo, lo strato di cera poteva essere cancellato per poterci riscrivere. Il testo era inciso solo nella parte interna delle tavolette che poi erano sovrapposte l’una all’altra in maniera speculare e chiuse attraverso un filo di ferro attorcigliato intorno su cui potevano essere apposti dei sigilli di sicurezza. La conservazione di questi piccoli reperti carbonizzati fa di Ercolano un caso unico in tutto il mondo romano, un osservatorio privilegiato sul mondo antico, che aiuta a comprendere aspetti più disparati dalla diffusione della scrittura a tutte le classi sociali, agli aspetti legati al diritto privato romano, ma anche a conoscere da vicino tantissimi nomi e mestieri degli abitanti della città antica.

“Da un archivio di tavolette contenute in una cassa di legno conservata in una camera al primo piano della Casa del Bicentenario”, spiegano gli archeologi del parco archeologico di Ercolano, “ricostruiamo lo spaccato di vita della famiglia dei Petronii-Calatorii, molto in vista nella comunità locale e forse proprietaria della dimora all’epoca dell’eruzione. La vicenda più intrigante riguarda il processo che vide contrapposta una donna di questa famiglia, Calatoria Themis ad un’altra cittadina, Petronia Justa, per stabilire se quest’ultima fosse passata a lei per eredità, perché nata prima che la madre la schiava Petronia Vitalis fosse affrancata, o dopo. La storia ricostruita attraverso alcune tavolette, come questa che vi mostriamo oggi, è avvincente: testimonianze da ambo i lati, inviti a comparire nel Foro di Augusto o davanti al Tempio di Marte Ultore sembrano delineare una sentenza favorevole per Petronia Justa”. Le tavolette cerate di Ercolano sono state oggetto di un documentario radiofonico “Lettere dal passato” realizzato nel 1953 da Antonio Federici. Le “Lettere dal passato” sono dunque quelle tavolette che dopo duemila anni sono giunte fino a noi attraverso le mani esperte degli archeologi che le hanno analizzate e interpretate. Il documentario esplora la genesi di questi straordinari reperti con le testimonianze dirette dei professori: Vincenzo Arangio Ruiz (Giurista, esperto di Diritto Romano); Giovanni Pugliese Caratelli (Storico dell’antichità) e Amedeo Maiuri (Archeologo) che insieme hanno impiegato le loro conoscenze in un’appassionata ricerca, spesso difficile per le lacune dei ritrovamenti e per la frammentarietà dei resti. Grazie agli archivi di Rai Teche è possibile riascoltare il documentario su https://bit.ly/399YZNy.

“Lapilli di Ercolano”: nella terza clip il direttore del parco archeologico, Francesco Sirano, ci fa scoprire la Casa dei Cervi con affaccio direttamente sul golfo di Napoli

Torna l’appuntamento con le meraviglie della città antica. Oggi il viaggio virtuale continua con la terza clip dei “Lapilli del Parco Archeologico di Ercolano”: il direttore Francesco Sirano ci accompagna nell’eccezionale scenario degli ambienti di una delle domus simbolo di Herculaneum, la Casa dei Cervi! #iorestoacasa. La casa dei Cervi, un lussuosa domus con terrazza vista mare, è così chiamata per via del ritrovamento, nel giardino di due statue di cervi assaliti da cani. Il piano terra era riservato al proprietario, la sua famiglia ed eventuali ospiti mentre il piano superiore, di cui è visibile il ballatoio, era riservato alla servitù. Di notevole interesse è il criptoportico (porticato coperto che riceve luce da finestroni in alto), affrescato e arricchito da sessanta quadretti (alcuni conservati al museo Archeologico nazionale di Napoli), con rappresentazioni di nature morte. L’ampia terrazza doveva essere il pezzo forte della casa, costruita a ridosso delle mura cittadine ormai inutilizzate (vista l’assenza di nemici in grado di attaccare l’impero nei primi secoli), si affacciava direttamente sul mare (e sul golfo di Napoli) che nel 79 d.C. era a pochi metri di distanza.

“Lapilli di Ercolano”: l’archeologa Stefania Siano si porta a scoprire il teatro antico, il primo monumento scoperto nel 1738. Intanto il Tricolore illumina la facciata di ingresso del Parco Archeologico di Ercolano

Seconda puntata di “Lapilli di Ercolano”: il viaggio virtuale nella città antica continua! Nel rispetto dell’impegno #iorestoacasa. Questa volta è Stefania Siano, funzionaria archeologa del parco archeologico di Ercolano, accompagna gli appassionati lì dove ha avuto inizio la storia degli scavi archeologici di Herculaneum: il Teatro! Sepolto dall’eruzione del 79 d.C. e restituito ai visitatori dopo circa 20 anni dalla sua chiusura, il teatro fu il primo monumento ad essere scoperto (1738) nei siti vesuviani colpiti da quel famoso cataclisma. Fin dalla sua scoperta, suscitò grande interesse, nel corso del Settecento e dell’Ottocento, da parte dei colti viaggiatori che giungevano a Napoli da ogni parte d’Europa e diventò una tappa del Grand Tour. Il teatro è legato a filo doppio alla storia della moderna Resina, oggi Ercolano. Durante la Seconda Guerra Mondiale fu utilizzato come rifugio ed entrò nelle storia e nei racconti dei cittadini.

Il Tricolore illumina l’ingresso del parco archeologico di Ercolano in corso Resina (foto Paerco)

Dalla sera di giovedì 19 marzo 2020 la facciata di ingresso in corso Resina del Parco Archeologico di Ercolano prende luce, è la luce del tricolore che brillerà in questi giorni difficili che l’intero pianeta sta affrontando. Il Comune di Ercolano, grazie alla collaborazione con Engie, che si occupa della pubblica illuminazione in città, proietterà il tricolore sull’ingresso del Parco. “È l’ulteriore segnale di solidarietà e vicinanza che il Parco desidera esprimere agli Ercolanesi abbracciando con entusiasmo l’iniziativa dell’Amministrazione comunale di Ercolano”, – dichiara il direttore del Parco, Francesco Sirano. “Siamo tutti uniti sotto il tricolore che rappresenta in questo momento più che mai la condivisione della causa che accomuna tutti noi. La luce del tricolore è il segnale che il Parco di Ercolano continua a vivere in questi giorni, è la dimostrazione che dietro quei cancelli c’è un grande fermento di attività per rendere fruibile il Parco in una modalità virtuale e on line che ci permette di raggiungere i nostri visitatori direttamente nelle loro case. Le tantissime primavere che nei secoli hanno visto rifiorire questi luoghi dopo tante calamità di origine umana e naturale ci danno la certezza che la comunità locale e quella più allargata che nel mondo guarda ai siti UNESCO come a un faro di civiltà e razionalità supereranno questa prova. Uniti usciremo da questo periodo fieri di essere italiani e rinnovati per avere combattuto verso uno stesso obiettivo”. E il sindaco di Ercolano, Ciro Bonajuto: “In un momento delicato come questo, la Città di Ercolano ha voluto realizzare questo simbolo di unità come viatico per venire fuori il prima possibile da questa crisi che ha sconvolto la vita di un’intera nazione. L’ingresso alla Città Antica segna il confine tra la Ercolano moderna e quella di duemila anni fa: l’augurio di tutti è che il Parco Archeologico torni presto ad essere il punto d’incontro per centinaia di migliaia di visitatori che qui giungono da tutto il mondo incantati dalla bellezza e dalla incomparabile storia di questa terra. Ringrazio la società Engie per la sensibilità dimostrata e per aver realizzato gratuitamente questa particolare illuminazione”. “Un gesto simbolico in un momento difficile e doloroso per la nostra città, – aggiunge Ivana Di Stasio, assessore al Turismo del Comune di Ercolano – affinché vengano celebrati i luoghi sacri della cultura che spero possano tornare presto ad ospitare quel turismo sano e consapevole che ha dato il primato ad Ercolano in questi anni”.

Ercolano. Il parco archeologico sostiene l’iniziativa #iorestoacasa e lancia la rubrica settimanale “I Lapilli del parco archeologico di Ercolano” che porta l’antica città romana nelle case degli appassionati

Il parco archeologico di Ercolano sostiene l’iniziativa #iorestoacasa

Il parco archeologico di Ercolano chiuso per decreto, come tutti i luoghi di cultura in Italia, entra nelle case degli appassionati con una rubrica settimanale sulla pagina Facebook “I Lapilli del Parco archeologico di Ercolano” sostenendo l’iniziativa #iorestoacasa. Gli italiani devono infatti stare a casa e così tutto lo staff del Parco archeologico di Ercolano si sta mobilitando, anche a distanza, anche in smartworking, per aiutare ognuno a rimanere connessi con la cultura, con la bellezza dei luoghi d’arte del nostro Paese, attraverso i Lapilli del Parco Archeologico di Ercolano #iorestoacasa, interventi social sui principali contenuti del Parco per aderire a #iorestoacasa. Gli utenti della pagina Fb del parco potranno fruire digitalmente quello che per il momento non possono vedere fisicamente, portando il parco a casa loro in attesa di rivederli presto a Ercolano. “Mi rivolgo a tutti gli amici del Parco archeologico di Ercolano e a tutti gli amici della cultura”, interviene il direttore Francesco Sirano, “dicendovi che anche il Parco di Ercolano aderisce a #iorestoacasa. E noi, dalla nostra casa di lavoro, in attesa di potervi riaccogliere al più presto vi assicuriamo che Ercolano è un luogo straordinario che nel tempo ci ha insegnato la resilienza, la capacità di riemergere da ogni catastrofe e da ogni tragedia. Usciremo da questo momento complicato ma nel frattempo porteremo il Parco nelle vostre case. Seguiteci sulla nostra pagina Facebook dove troverete I Lapilli del Parco pensati per non interrompere quel filo che ci lega nell’amore per questi luoghi e nel dovere di condividere la conoscenza”.

I Lapilli del Parco di Ercolano vengono pubblicati sulla pagina Facebook del Parco (https://www.facebook.com/parcoarcheologicodiercolano) il mercoledì di ogni settimana; i contributi sono a cura dello staff del Parco, del direttore ma si allargheranno alla partecipazione dei tanti amici e collaboratori di questo luogo patrimonio dell’umanità. “Andremo alla scoperta dell’antica Ercolano e metteremo in evidenza i suoi eccezionali valori culturali e tutti gli aspetti che ne fanno un sito archeologico unico al mondo”. I Lapilli del Parco Archeologico di Ercolano andranno anche a popolare l’iniziativa del MIBACT L’Italia Chiamò, la Campagna nata spontaneamente sulla rete che vede molti artisti e giornalisti impegnati in un grande evento finalizzato alla raccolta fondi per la Protezione civile.