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Parco sommerso di Baia: i tecnici del parco archeologico dei Campi Flegrei hanno scoperto un trapezoforo: un sostegno per tavolo in marmo decorato con testa felina. Sarà esposto al museo Archeologico del Castello di Baia

I tecnici subacquei del parco archeologico dei Campi Flegrei in operazioni di ricerca nel Parco sommerso di Baia (foto Pa-Fleg)

Lo specchio d’acqua sotto la cui superficie si apre il Parco sommerso di Baia (foto Pa-Fleg)

Lo specchio di mare di Baia, che conserva uno dei più famosi parchi sommersi archeologici del mondo, ha riservato una nuova sorpresa: scoperto un sostegno per tavolo (gli archeologi lo chiamano “trapezoforo”) in marmo decorato con testa felina. L’eccezionale scoperta martedì 23 giugno 2020 Durante le attività di ricerca che il Parco archeologico dei Campi Flegrei sta svolgendo in vista dell’apertura di nuovi percorsi di visita. Infatti proprio una decina di giorni fa, ricorda la direzione del Parco, “abbiamo ricevuto il decreto, firmato di concerto dai ministri Sergio Costa (Ambiente e Tutela del territorio e del mare) e Dario Franceschini (Beni culturali), sulla gestione del Parco Sommerso di Baia. Una grande soddisfazione per il Parco archeologico dei Campi Flegrei che ci proietta verso una programmazione di lungo periodo. I primi passi li muoveremo da subito, con nuovi percorsi subacquei e una rinnovata pagina web, ma stiamo progettando molte altre iniziative, di cui daremo tempestiva informazione”.

L’imbragatura del trapezoforo sul fondo del mare nel Parco sommerso di Baia (foto Pa-Fleg)

L’arrivo in superficie del trapezoforo scoperto nel Parco sommerso di Baia (foto Pa-Fleg)

Il trapezoforo sulla banchina del molo circondato dai tecnici (foto Pa-Fleg)

L’operazione è avvenuta grazie ai tecnici del Parco archeologico dei Campi Flegrei supportati dalla Capitaneria di Porto – Locamare di Baia e dalla Naumacos Underwater Archaeology. Subito dopo le operazioni di recupero il reperto è stato trasportato nei laboratori del Castello di Baia per i primi interventi conservativi. Si tratta di un elegante elemento di arredo in marmo, realizzato in età imperiale per sostenere una mensa, probabilmente anch’essa in marmo, inserita in uno degli ambienti che scandiscono gli spazi del Parco Sommerso di Baia e che costituiscono uno dei più affascinanti percorsi archeologici al mondo.

Una suggestiva immagine tra cielo e mare del Parco sommerso di Baia (foto Pasquale Vassallo)

Primi rilievi in laboratorio del trapezoforo scoperto nel Parco sommerso di Baia (foto Pa-Fleg)

“Il Parco sommerso di Baia continua a regalare sorprese”, commenta soddisfatto Fabio Pagano, direttore del Parco archeologico dei Campi Flegrei che custodisce e gestisce il Parco sommerso. “Interpretiamo il rinvenimento di oggi come il segnale di una nuova stagione del Parco che, dopo la riapertura, deve proseguire nella strada intrapresa per favorirne lo sviluppo. Per un archeologo il rinvenimento di un reperto è sempre motivo di gioia ed emozione, il recupero dal mare aggiunge inevitabilmente una suggestione particolare. Dopo i primi interventi conservativi necessari il reperto sarà mostrato, in anteprima, al pubblico all’interno del Museo archeologico del Castello di Baia per trovare poi una sua collocazione definitiva all’interno nel percorso espositivo”.

Archeologia subacquea alla Bmta di Paestum: l’ultima frontiera arriva con la realtà aumentata. Tablet con sensori subacquei per ammirare la città sommersa di Baia

Il parco archeologico della città sommersa di Baia

Tablet con sensori subacquei per ammirare, nel corso della visita-immersione, come era la Villa con ingresso a Protiro al Parco Archeologico della Città Sommersa di Baia in età romana: è l’ultima frontiera della sfida per la fruibilità del patrimonio in fondo al mare presentata alla Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico dal direttore del nucleo per gli interventi di Archeologia subacquea (NIAS), Barbara Davidde, nel corso della conferenza “Ricerca, tutela e valorizzazione del patrimonio culturale sommerso mediterraneo” organizzata in collaborazione con la soprintendenza del Mare della Regione Siciliana. Uno strumento interattivo che valorizzerà e renderà ancora più suggestiva ed emozionale la visita nel sito, sviluppato dall’istituto superiore per la conservazione e il restauro MiBACT grazie al progetto internazionale Mareculture finanziato con fondi europei.

I tablet con sensori subacquei sono l’ultima frontiera dell’archeologia subacquea

La realtà aumentata sott’acqua è solo l’ultima di una lunga serie di tecniche innovative che negli ultimi anni hanno permesso non solo di tutelare, ma anche di rendere accessibili ai turisti i tesori sul fondo del Mediterraneo. “Il turismo subacqueo è diventata una realtà effettiva soprattutto nelle piccole aree”, ha evidenziato Sebastiano Tusa, archeologo e soprintendente del Mare Regione Siciliana, “l’interesse sempre più vasto, unito allo sviluppo di tecniche e metodiche, hanno fatto sì che oggi tutti possono fare immersioni e ammirare i reperti sotto il mare. In Sicilia, per assicurarci che tutto ciò avvenga in sicurezza, abbiamo stretto accordi con i diving club che ci aiutano anche nella custodia e nell’ottimizzazione della visita installando, ad esempio, i pannelli informativi accanto ai reperti”. Ben 27 i Parchi realizzati in 12 anni dalla speciale soprintendenza che dirige, vere e proprie aree archeologiche subacquee visitabili e godibili anche grazie a palmari che si possono mettere al polso e che, con un sensore puntato sui pannelli informativi, offrono al turista sub tutte le descrizioni e informazioni utili.

La villa romana sommersa ad Epidauro in Grecia

Sistemi elettroacustici, osservazione diretta con i sommergibili e immersione tradizionale il circuito integrato utilizzato dai più autorevoli specialisti a livello internazionale dell’archeologia subacquea intervenuti alla conferenza, mostrando le meraviglie ammirabili nei fondali del Mediterraneo, dalla Villa sottomarina a Epidauro e la Britannic, la sorella del Titanic, affondata nelle vicinanze di Kea presentati dalla studiosa greca  Angeliki Simosi (Director of The Ephorate of Underwater Antiquities Hellenic Ministry of Culture and Sports), agli oltre 150 siti tra sarcofagi, pietre da macina, relitti navali, colonne e capitelli sotto le coste della Turchia mostrati da Harun Ozdas (Institute of Marine Sciences and Technology Università di Izmir “Dokuz Eylül”). “Buone pratiche che l’Unesco riunirà in un unico registro per renderle accessibili a tutti gli studiosi” ha assicurato Arturo Rey de Silva, Associate Specialist for the Underwater Cultural Heritage Programme dell’Unesco. “La sistematizzazione delle conoscenze, la ricognizione e standardizzazione delle buone pratiche sarà la nostra futura missione”, ha concluso Elena Calandra direttore dell’istituto centrale per l’Archeologia, direzione generale ABAP Archeologia, Belle Arti e Paesaggio MiBACT, mentre il neo segretario generale del MiBACT Carla di Francesco ha ipotizzato un potenziamento del nucleo per gli Interventi di Archeologia subacquea  dell’ICA per sviluppare strutture, mezzi, intelligenze e formazione utili alla valorizzazione del patrimonio sommerso italiano.