“La Luna sul Colosseo”. Torna il percorso di visita notturno all’interno dell’Anfiteatro Flavio con un’edizione inedita e speciale: “Di maghi, negromanti pastori e altri mestieri: un percorso insolito in un insolito Colosseo”. Ogni sabato sera dal 25 luglio al 29 agosto
Il parco archeologico del Colosseo riattiva le visite guidate “La Luna sul Colosseo” dal 25 luglio al 29 agosto 2020, ogni sabato a partire dalle 20, con un’edizione inedita e speciale. L’edizione 2020 dell’itinerario si arricchisce con il nuovo percorso alla scoperta dei graffiti di età medievale lungo l’ambulacro esterno del primo ordine, appena dopo l’ingresso: “Di maghi, negromanti pastori e altri mestieri: un percorso insolito in un insolito Colosseo”. Prosegue sul piano dell’arena, dopo avere ripercorso le fasi di costruzione e l’articolazione del monumento. Il percorso prosegue salendo al secondo ordine, da dove si abbraccia con lo sguardo tutta l’ellisse degli spalti, per attraversare l’allestimento “Il Colosseo si racconta” e terminare alla Terrazza Valadier che, con la narrazione dei monumenti successivi, quali il Tempio di Venere e Roma e l’Arco di Costantino, conclude idealmente e temporalmente la storia dell’anfiteatro più visitato del mondo. L’iniziativa serale è rivolta a tutti coloro che vorranno approfittare dell’occasione per visitare il Colosseo dopo il tramonto e al di fuori dei consueti percorsi turistici, godendo della bellezza del monumento avvolto in un’atmosfera inusuale e in una luce speciale. Durata: 60′. Numero partecipanti: 20. Biglietto: intero, 24 euro; ridotto, 22 euro; Pacchetto Famiglia, 44 euro per due adulti e un massimo di tre ragazzi entro i 18 anni. Visita acquistabile esclusivamente online. Info: +39 06 399 67 700 – info@coopculture.it; http://www.coopculture.it
Una serie di video con gli archeologi del Parco archeologico del Colosseo ci fanno toccare con mano i tesori che si visitano tra Foro Romano e Palatino col biglietto “full experience”
Dal Foro Romano al Palatino con gli archeologi del Parco archeologico del Colosseo per “toccare con mano”, attraverso una specie di diretta video, le opportunità offerte dal biglietto “Full Experience”, che dà la possibilità di visitare i siti SUPER: il primo piano del Museo Palatino, dove colori dei marmi delle sculture e delle decorazioni completano la visita ai palazzi imperiali; dall’atrio della casa di Augusto si scorgeranno i dettagli ancora vividi degli affreschi del cubicolo e dello studiolo; di nuovo visibile lo straordinario ciclo di pitture medievali che decora Santa Maria Antiqua e percorribile la Rampa domizianea che si affaccia sul Foro (vedi https://archeologiavocidalpassato.com/2020/07/21/roma-ora-ce-il-biglietto-full-experience-che-vale-48-ore-per-chi-desidera-scoprire-il-foro-romano-il-palatino-museo-casa-di-augusto-s-maria-antiqua-rampa-domizianea/). Si inizia con l’attraversare tutto il Foro Romano per poi avventurarsi sul colle Palatino: dai magazzini di Agrippa (Horrea Agrippiana) alla casa di Augusto, poi su al Palatino con uno sguardo anche al meraviglioso museo Palatino.
Foro Romano ➡️ Palatino. Dal Foro Romano salendo al Palatino incontriamo gli Horrea Agrippiana, una grandissima costruzione di magazzini per derrate realizzati appunto da Agrippa. Da qui attraverso una scala si accede al Palatino attraverso un bel percorso verde fino alla cima del colle dove ci sono le case degli imperatori.
Palatino ⬆️ Casa di Augusto. Il percorso verde sul Palatino si snoda accompagnato da pannelli che illustrano la flora e la fauna del colle. Il parco infatti non è soltanto uno scrigno di tesori e monumenti, ma vive anche come parco in sé. Dalle Scalae Caci, un accesso molto antico che collegava il Palatino con il Foro Boario, si raggiunge la Casa di Augusto. Augusto fu il primo a decidere di edificare la sua grande casa sul Palatino, di fatto orientando per i secoli a venire la destinazione a residenza imperiale del colle fino alla fine dell’impero. Una parte della casa aveva un aspetto più residenziale, con stanze vere e proprie per l’abitazione, e l’altra parte era di rappresentanza, quindi connessa con l’azione pubblica. All’interno è presente un bel percorso di ricostruzione con le luci che raccontano l’aspetto degli ambienti all’epoca di Augusto.
Domus Flavia ➡️ Museo Palatino. Finalmente si giunge sul colle Palatino, sede dei palazzi imperiali. Ricordiamo la Domus Tiberiana, la Domus Transitoria, la Domus Flavia che è suddivisa in un settore pubblico e in uno privato, la Domus Augustana. Le planimetrie molto complesse di questi palazzi imperiali ci hanno fatto capire come queste residenze fossero tutte collegate tra loro, anche attraverso dei corridoi sotterranei. Uno di questi è il criptoportico neroniano. La presenza dei palazzi imperiali sul Palatino ha dato vita a un processo di identificazione, tanto è vero che il toponimo di palatium è diventato nelle lingue moderne sinonimo di residenze reali, di fatto noi parliamo di palazzi.
Roma: ora c’è il biglietto “Full Experience” (che vale 48 ore) per chi desidera scoprire il Foro Romano, il Palatino (museo, casa di Augusto, S. Maria Antiqua, rampa domizianea) e il Colosseo (compreso il II ordine e la mostra “Il Colosseo si racconta”) senza perdere nessuna delle possibilità di visita offerte dal Parco archeologico del Colosseo
Si chiama “Full Experience”: è il biglietto per chi desidera scoprire il Foro Romano, il Palatino e il Colosseo senza perdere nessuna delle possibilità di visita offerte dal Parco archeologico del Colosseo. E ciò è possibile da sabato 18 luglio 2020. “Full experience” consente l’accesso e la visita al piano dell’arena tra le 10.30 e le 14.30, oltre che al II ordine del Colosseo con la mostra permanente “Il Colosseo si racconta” e all’interno del Foro Romano-Palatino a quattro siti SUPER. Il biglietto è valido 48 ore a partire dal primo ingresso nel Parco, che può avvenire indifferentemente al Colosseo o all’area del Foro Romano-Palatino. Tra le 12 e le 18 sarà possibile visitare i siti SUPER: il primo piano del Museo Palatino, dove colori dei marmi delle sculture e delle decorazioni completano la visita ai palazzi imperiali; dall’atrio della casa di Augusto si scorgeranno i dettagli ancora vividi degli affreschi del cubicolo e dello studiolo; di nuovo visibile lo straordinario ciclo di pitture medievali che decora Santa Maria Antiqua e percorribile la Rampa domizianea che si affaccia sul Foro. Per organizzare al meglio la visita, sarà necessario prenotare l’orario di ingresso al Colosseo e decidere se visitare il Foro Romano e il Palatino, con i quattro siti SUPER, prima o dopo: il Colosseo e l’arena al mattino, i siti speciali di Foro e Palatino al pomeriggio. Il biglietto è acquistabile esclusivamente online: permette un solo ingresso a orario al Colosseo, e un solo ingresso all’area del Foro Romano-Palatino, senza orario prestabilito, purché nell’arco di validità delle 48 ore a partire dalla prima timbratura di accesso.
Una visita approfondita del Parco, da godere nel corso di due giorni, perfetta per chi preferisce scoprire con calma ogni angolo del PArCo, aggiungendo a quanto offerto dai biglietti ordinari, i “siti SUPER“, monumenti in eccezionale stato di conservazione, ad accesso contingentato, legati tutti dalla presenza di affreschi e decorazioni parietali che restituiscono, con straordinaria efficacia, la vivacità della vita quotidiana nel cuore di Roma antica. Chi vuole vivere a pieno l’esperienza di visita del Parco, grazie alla durata di due giorni, potrà godere di lunghe soste per il riposo, lo studio o la contemplazione, rispettando i propri tempi per la visita o l’esigenza di spezzarla in due tempi, per tornare a casa o fare una sosta nei vicini quartieri di Monti e del Celio.
Come è nato il termine “grottesche”? ne parlano gli archeologi del PArCo in attesa della grande mostra “Raffaello e la Domus Aurea. L’invenzione delle grottesche” alla Domus Aurea di Roma
Non c’è ancora la data. Ma è vicina. Almeno questo sembra far trasparire l’annuncio da parte del parco archeologico del Colosseo sull’attesa mostra “Raffaello e la Domus Aurea. L’invenzione delle grottesche”: “Il Parco Archeologico del Colosseo si unirà alle celebrazioni per i 500 anni dalla morte di Raffaello con una mostra interattiva unica nel suo genere, che permetterà di rivivere in prima persona la storia della scoperta della Domus Aurea e delle grottesche, a partire dalla loro fortuna nel Rinascimento”. E con l’occasione gli archeologi del PArCo tornano sul tema centrale della mostra: le grottesche. “La definizione di “grottesche” non è semanticamente riconducibile ai temi decorativi che questi dipinti rappresentavano”, spiegano gli archeologi, “bensì al modo in cui gli artisti tra la fine Quattrocento e i primi anni del Cinquecento le avevano riscoperte, “immergendosi” nelle “grotte oscure” all’interno della Domus Aurea di Nerone, all’epoca completamente sotterrata. Fu proprio Raffaello il principale artefice dell’esplosiva diffusione di questo genere decorativo”. Lo ricorda Benvenuto Cellini, scultore, orafo, scrittore, argentiere e artista italiano, considerato uno dei più importanti artisti del Manierismo, nella sua autobiografia (“Vita” – cap. XXXI, p. 154): “Queste grottesche hanno acquistato questo nome dai moderni, per essersi trovate in certe caverne della terra in Roma dagli studiosi, le quali caverne anticamente erano camere, stufe, studii, sale e altre cotai cose. Questi studiosi trovandole in questi luoghi cavernosi, per essere alzato dagli antichi in qua il terreno e restate quelle in basso, e perché il vocabulo chiama quei luoghi bassi in Roma, grotte; da queste si acquistarono il nome di grottesche”.
Domus Aurea, in attesa della grande mostra “Raffaello e la Domus Aurea. L’invenzione delle grottesche”, gli archeologi del PArCo presentano la splendida decorazione della reggia di Nerone realizzata dal leggendario pittore Fabullus
La grande mostra “Raffaello e la Domus Aurea. L’invenzione delle grottesche”, prevista da marzo 2020, quindi in pieno lockdown, dovrebbe aprire presto. Lo annunciano gli organizzatori del parco archeologico del Colosseo, che per prepararci meglio alla mostra, ci stanno offrendo un viaggio alla (ri)scoperta della Domus Aurea. Oggi parliamo della decorazione pittorica della Domus Aurea di Nerone che fu realizzata, secondo quanto ci racconta Plinio, dal pittore Fabullus. Secondo lo storico, il pittore passò talmente tanto tempo lavorando alla Domus Aurea di Nerone che si trasformò “nel suo carcere”. Ecco le sue parole nella “Naturalis Historia”, XXXV, 120: “Anche Fabullus visse poco: grave e severo e al tempo stesso pittore florido e rigoglioso per i colori vivi. Di lui c’era una Minerva che guardava sempre lo spettatore da qualsiasi direzione costui la osservasse. Dipingeva poche ore al giorno e con grande solennità sempre vestito in toga, anche sulle impalcature. La Domus Aurea fu come la prigione dell’arte sua: fuor di là non esiste gran che di lui”.

La sala di Achille a Sciro nella Domus Aurea decorata dal pittore Fabullus: al centro il riquadro con Achille rifugiatosi a Sciro tra le figlie del re Licomede (foto PArCo)
Ma torniamo a seguire le parole di Svetonio che nella “Vita di Nerone”, XXXI, scrive: “Nel resto della costruzione [Domus Aurea], ogni cosa era ricoperta d’oro e abbellita con gemme e madreperla. Il soffitto dei saloni per banchetti era a tasselli di avorio mobili”. Nella stupenda decorazione superstite della volta della sala di Achille a Sciro, il leggendario pittore Fabullus (citato da Plinio) realizzò una decorazione ispirata al ciclo troiano: nel riquadro centrale è infatti immortalato il momento in cui Achille, rifugiatosi a Siro tra le figlie del Re Licomede, svelò la sua vera identità, cadendo nel tranello di Ulisse. “Questi capolavori pittorici”, spiegano gli archeologi del PArCo, “che hanno influenzato gli artisti di ogni epoca storica, saranno parte integrante del percorso espositivo della mostra “Raffaello e la Domus Aurea”, che aprirà le sue porte al pubblico molto presto!”.
“Sulle tracce di Nerone”: sesta e ultima tappa dell’itinerario proposto dagli archeologi del parco archeologico del Colosseo tra Palatino, valle del Colosseo e Colle Oppio alla ricerca dei resti della “nuova Roma” voluta da Nerone. La destinazione finale non poteva essere che una: la Domus Aurea, la reggia di Nerone
Siamo arrivati alla sesta e ultima tappa del percorso “Sulle tracce di Nerone”, proposto dal parco archeologico del Colosseo tra Palatino, valle del Colosseo e Colle Oppio alla ricerca dei resti della “nuova Roma” voluta da Nerone. Non poteva che essere una la destinazione finale: la Domus Aurea, la reggia di Nerone. “Per concludere la nostra passeggiata dal Palatino al colle Oppio”, intervengono gli archeologi del PArCo, “non possiamo non ricordare la celebre frase pronunciata dall’Imperatore all’indomani del completamento del cantiere della Domus Aurea, “finalmente comincio ad abitare in un casa degna di un uomo”!”.
Volendo dare un po’ di numeri, di quanti metri quadrati stiamo parlando? E di quanti padiglioni sparsi tra i colli di Roma? “La Domus Aurea si estendeva complessivamente su una superficie di circa 80 ettari, non del tutto edificata ovviamente, ma che inglobava per intero il Palatino e la Velia, il Celio, la valle del (successivo) Colosseo e il Colle Oppio. Proprio qui sono i maggiori e più spettacolari resti della reggia neroniana, il gigantesco padiglione estivo che tutti oggi identifichiamo con la Domus Aurea. Sepolto dalle gallerie di sostruzione delle Terme di Traiano, esso si sviluppa su una superficie di circa 16mila mq (più o meno 3 campi di calcio!) e comprende oltre 150 sale alte più di 10 metri e ancora diffusamente rivestite da meravigliosi affreschi in tardo III e IV Stile pompeiano, per un totale della decorazione pittorica e in stucco pari a circa 30mila mq. Per avere un’idea generale dell’impatto della Domus Aurea nello scenario urbano di Roma, dovremmo immaginare un edificio grande quanto Villa Adriana al centro della città!”.
“Fiori e profumi erano sparsi sui convitati”: l’effetto descritto nella sala da pranzo di Nerone sarà ricreato nella sala Ottagona con la mostra “Raffaello e la Domus Aurea. L’invenzione delle grottesche” prossimamente aperta al pubblico

Mostra “Raffaello e la Domus Aurea. L’invenzione delle grottesche”: render Sala Ottagona. Allestimento e interaction design a cura di Dotdotdot
Scrive Svetonio nella “Vita di Nerone” (XXXI): “Il soffitto dei saloni […] perforati, in modo da poter spargere fiori e profumi sui convitati. La sala principale era circolare e ruotava su se stessa tutto il giorno e la notte, senza mai fermarsi, come la terra”. Anche se Svetonio non si riferisce in questo passo proprio alla Sala Ottagona, spiegano gli archeologi del parco archeologico del Colosseo, “possiamo immaginare l’ambiente descritto come molto simile a quello che oggi vediamo, seppur spoglio di fasti decorativi originali. Questa sala sarà il cuore della mostra “Raffaello e la Domus Aurea. L’invenzione delle grottesche” che sarà aperta prossimamente al pubblico, dopo il rinvio per il lockdown: attraverso gli allestimenti immersivi di dotdotdot.it vedremo alternarsi immagini astrologiche e cadute di petali di rosa, per ricreare l’affascinante immagine descritta da Svetonio.
“Sulle tracce di Nerone”: quinta delle sei tappe dell’itinerario proposto dagli archeologi del parco archeologico del Colosseo tra Palatino, valle del Colosseo e Colle Oppio alla ricerca dei resti della “nuova Roma” voluta da Nerone: oggi scopriamo il Colosso e lo stagnum Neronis, che oggi non ci sono più. Al loro posto c’è il Colosseo

La piazza del Colosseo, un tempo occupata dallo stagnum Neronis e dal Colosso (Foto Simona Murrone / PArCo)
La quinta tappa del percorso in sei tappe “Sulle tracce di Nerone”, proposto dal parco archeologico del Colosseo, ci porta a soffermarci su due elementi neroniani, il Colosso e lo stagnum Neronis, che ora non ci sono più: i Flavi modificarono la statua ed eliminarono il lago per sostituirlo proprio con un anfiteatro, il Colosseo appunto. Dalle propaggini settentrionali di Vigna Barberini si percepisce una vista impareggiabile sulla Valle del Colosseo: “Ma se da questa cartolina cancellassimo l’Anfiteatro”, spiega Alessandro d’Alessio, archeologo del PArCo, “troveremo al suo posto il Colosso e lo stagnum Neronis”.
Quali erano le funzioni del Colosso e dello stagnum Neronis e come si inserivano nell’organizzazione della Domus Aurea? “Questi due elementi”, interviene Federica Rinaldi, archeologa del PArCo, “si inseriscono nella ricerca di Nerone di emulare i modelli dei palazzi dei sovrani ellenistici: due passi per la divinizzazione del sovrano in vita e per la creazione di un microcosmo che doveva travalicare i confini del Palatino, facendo di Roma la sua casa. Al centro lo stagno, il lago artificiale su cui Nerone progetta di far convergere i padiglioni del “palazzo”, fulcro della nuova Roma di cui doveva essere ripensato tutto l’impianto urbanistico e architettonico. Ma questo modello di potere centrato su un solo uomo viene stravolto, di lì a pochissimo, dalla morte dello stesso Nerone e dall’avvento al potere della nuova dinastia dei Flavi: ciò che era di uno solo, viene restituito a tutti. Il Palazzo si ritira di nuovo sul Palatino; al posto dello stagno viene costruito, a beneficio di tutta la città e poi di tutto l’impero, il più grande luogo per spettacoli che Roma avesse mai avuto: l’Anfiteatro Flavio”.
Parco archeologico del Colosseo: ora c’è la App gratuita “ParcoColosseo” per prenotare la visita in sicurezza o conoscere i monumenti che si incontrano nel percorso scelto
Vuoi prenotare la tua visita al Parco archeologico del Colosseo in sicurezza? Vuoi conoscere la storia del Colosseo, del Foro Romano e del Palatino seguendo il tuo percorso di visita preferito? Tutto questo e molto altro lo si può trovare nella nuova App gratuita “ParcoColosseo”, disponibile per dispositivi IOS e Android che si può scaricare da casa o anche direttamente agli ingressi del PArCo grazie alla rete wifi gratuita “Colosseum Park”. Si può già fare adesso: basta cliccare il link https://play.google.com/store/apps/details?id=it.coopcultureitalia.app.colosseo e raggiungere il PArCo.













Commenti recenti