Bacoli (Na). Riaprirà a marzo la Piscina Mirabilis, chiusa al pubblico per restauri a cura del parco archeologico dei Campi Flegrei dal luglio scorso. Lo annuncia il sindaco Josi Gerardo Della Ragione

La Piscina Mirabilis a Bacoli (foto pa-fleg)
Entro marzo 2025 la Piscina Mirabilis di Bacoli, nell’area dei Campi Glegrei (Na), parola di sindaco Josi Gerardo Della Ragione. La seconda più grande cisterna nota mai costruita dagli antichi romani dopo la Cisterna Basiloca di Istanbul, realizzata per approvvigionare di acqua le numerose navi appartenenti alla Classis Misenensis della marina militare romana, poi divenuta Classis Praetoria Misenensis Pia Vindex, che trovava ormeggio e ricovero nel porto di Miseno, oggi parte del parco archeologico dei Campi Flegeri, era stata chiusa al pubblico il 15 luglio 2024 per consentire al parco archeologico dei Campi Flegrei di avviare dei lavori di restauro, senza fissarne al momento la durata. Ma ora sembra proprio che ci siamo.

Josi Gerardo Della Ragione, sindaco di Bacoli (Na) (foto FB)
Ecco l’annuncio del sindaco di fine gennaio 2025. “È quasi pronta! La Piscina Mirabilis riaprirà presto ai turisti”, scrive sul suo profilo FB il sindaco Josi Gerardo Della Ragione. “Ed è una notizia che ci riempie di gioia. La Cattedrale dell’Acqua. Simbolo tra i più iconici di Bacoli nel mondo. La più grande cisterna d’acqua potabile dell’Impero Romano d’Occidente. Più antica anche di quella rinvenuta ad Instabul. Un’immersione nella storia, nell’antichità, nella monumentale capacità ingegneristica romana. Di età Augustea. Alta 15 metri. Larga 24. Lunga 75 metri. Poteva ospitare 12.600 metri cubi d’acqua. Maestosa. Fu scavata nel tufo. La Piscina Mirabilis costituiva il serbatoio terminale di uno dei principali acquedotti romani, l’acquedotto augusteo, che portava l’acqua dalle sorgenti di Serino, a 100 chilometri di distanza, fino a Napoli e ai Campi Flegrei. Manca poco alla fine dei lavori che consentiranno a tutti di poterla scoprire. A partire dai diversamente abili. Sono stati realizzati nuovi accessi per garantire la sicurezza di tutti. Ringrazio il direttore del Parco Archeologico dei Campi Flegrei, Fabio Pagano. Ci ha assicurato che entro marzo vedremo riaperto il nostro gioiello. Patrimonio di tutti. Tesoro dell’umanità. Insieme, per rendere i siti archeologici sempre più accessibili. Un passo alla volta”.
Baia (Na). Al museo Archeologico dei Campi Flegrei “Anche le statue parlano”: con De Angelis e Speranza viaggio alla scoperta delle affascinanti storie che il Castello Aragonese conserva
Dal Friuli ai Campi Flegrei. Venerdì 20 dicembre 2024 il cantautore Edoardo De Angelis e l’attore Arduino Speranza con “Anche le statue parlano” portano alla scoperta delle affascinanti storie che il Castello Aragonese di Baia nel parco archeologico dei Campi Flegrei conserva. Il progetto è finanziato dalla Regione autonoma Friuli Venezia Giulia e organizzato dall’A.C. CulturArti in partenariato con il parco archeologico dei Campi Flegrei. Tre i turni di visita: alle 14 (1° gruppo), alle 16.15 (2° gruppo) e alle 17.30 (3° gruppo). I posti per le visite guidate teatralizzate sono limitati. L’evento è incluso nel biglietto di ingresso al Museo. “Anche le statue parlano” nasce con l’intento di collegare passato e presente, archeologia e storia contemporanea. Si tratta di un vero e proprio viaggio all’indietro nel tempo, di tipo espressivo e artistico, un progetto innovativo di valorizzazione culturale accessibile a tutti, ideato per far conoscere e apprezzare le storie e le leggende relative alle opere conservate presso le realtà museali coinvolte nell’iniziativa. Nel caso del museo flegreo, gli artisti – grazie alle suggestioni della musica e dei testi scritti per l’occasione – creeranno un dialogo tra i dati scientifici e le memorie dei personaggi storici e mitologici: racconteranno storie di divinità e di semidèi, miti e leggende, storie di uomini comuni vissuti circa 2000 anni fa… Un viaggio nell’Antichità, ma anche un filo diretto con la Storia dei nostri giorni e un appello alla necessità di tutelare, conservare e valorizzare il patrimonio culturale.
Roma. Al Complesso monumentale di San Michele a Ripa, in presenza e on line, presentazione del libro di Elisabetta Montenegro “Vulnerabilità sismica e patrimonio archeologico. Una proposta di valutazione speditiva per la conservazione e la gestione dell’architettura allo stato ruderale” promossa dalla soprintendenza speciale per le aree colpite dal sisma del 24 agosto 2016
Giovedì 28 novembre 2024, a Roma, alle 11, al Complesso monumentale di San Michele a Ripa, per iniziativa della soprintendenza speciale per le aree colpite dal sisma del 24 agosto 2016, viene presentato il libro di Elisabetta Montenegro “Vulnerabilità sismica e patrimonio archeologico. Una proposta di valutazione speditiva per la conservazione e la gestione dell’architettura allo stato ruderale”. L’incontro può essere seguito anche in streaming attraverso la piattaforma Teams utilizzando il link indicato sul sito della Soprintendenza speciale. Il libro mira a definire un metodo di indagine per la valutazione del rischio sismico del patrimonio archeologico, frutto di serrato dialogo tra meccanismi di collasso e considerazioni storico-morfologiche delle preesistenze archeologiche allo stato di rudere, finalizzate a stimarne la vulnerabilità sismica a scala territoriale. Il programma prevede il saluto di Luigi La Rocca, capo dipartimento per la Tutela del patrimonio culturale, e gli interventi di Fabio Pagano, direttore del parco archeologico dei Campi Flegrei e di Cesare Tocci, professore in Restauro dell’architettura al Politecnico di Torino. A moderare gli interventi sarà Claudia Cenci, a capo della Soprintendenza speciale per le aree colpite dal sisma del 24 agosto 2016.

Copertina del libro “Vulnerabilità sismica e patrimonio archeologico. Una proposta di valutazione speditiva per la conservazione e la gestione dell’architettura allo stato ruderale” di Elisabetta Montenegro
Vulnerabilità sismica e patrimonio archeologico. Una proposta di valutazione speditiva per la conservazione e la gestione dell’architettura allo stato ruderale (Quasar). Il libro – che raccoglie gli esiti di una ricerca di dottorato – mira a definire un metodo speditivo di indagine per la valutazione del rischio sismico del patrimonio archeologico, argomento di indubbio interesse e (per certi versi) ancora trascurato. In un percorso a metà tra metodo empirico e analisi quantitativa, dopo un’approfondita disamina della evoluzione normativa in materia, l’autrice tenta di stabilire un indispensabile e affidabile indice di vulnerabilità, che – opportunamente combinato con la pericolosità e l’esposizione dei beni – concorre alla definizione di una scala delle priorità del rischio, fondamentale in una programmazione (necessaria) degli interventi. Il risultato quantitativo è frutto di un continuo e argomentato dialogo tra meccanismi di collasso e considerazioni storico-morfologiche, a cui il calcolo deve sempre riferirsi per una sua validazione, in un rigoroso approccio analitico che inserisce la ricerca all’interno di un panorama consolidato per le costruzioni storiche, allargandone l’orizzonte ad un tema ancora poco esplorato, come le ‘rovine’.

Elisabetta Montenegro, architetto Sabap Le-Br
Elisabetta Montenegro, funzionario presso la soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per le province di Brindisi e Lecce, partendo dagli esiti di una ricerca di dottorato, ha condotto uno studio che delinea un percorso a metà tra metodo empirico e analisi quantitativa: dopo una disamina della evoluzione normativa in materia, tenta di indicare un indice di vulnerabilità affidabile che, combinato con la pericolosità e l’esposizione dei beni, concorra alla definizione di una scala delle priorità del rischio e a una corretta programmazione degli interventi.
Giardini Naxos (Me). Al teatro della Nike la cerimonia di consegna del 7. Premio Comunicare l’Antico 2024 promosso dal parco archeologico di Naxos Taormina. Ecco i premiati. E presentazione della “Guida all’archeologia di Leontinoi. Protagonisti, monumenti, itinerari” di Massimo Frasca (Gangemi editore)

Il mondo del teatro in Italia e in Grecia e quello universitario, con gli archeologi impegnati nella ricerca e nella divulgazione scientifica, saranno i protagonisti del Premio Comunicare l’Antico 2024, in programma domenica 1° settembre 2024, alle 19, al Teatro della Nike nel parco archeologico di Naxos a Giardini Naxos (Me). La manifestazione, giunta alla sua settima edizione, è organizzata dal parco archeologico Naxos Taormina della Regione Siciliana, diretto dall’archeologa Gabriella Tigano, in collaborazione con il festival Naxoslegge (la cui direzione artistica è affidata a Fulvia Toscano) e con l’Archeoclub Naxos-Taormina-Valle Alcantara. Il Premio Comunicare l’antico, assegnato dal parco archeologico Naxos Taormina, nasce nel 2017 da un’idea di Fulvia Toscano, direttore artistico del festival letterario, ed è assegnato a studiosi e personalità italiane e straniere impegnate nella divulgazione della ricerca archeologica, storica e filologica, ma anche a enti e musei che hanno attuato strategie importanti di valorizzazione e comunicazione al grande pubblico.

Francesco La Torre: premio Comunicare l’Antico alla memoria (foto regione siciliana)

Il regista e attore Daniele Salvo (foto centaro)

L’associazione culturale di Viterbo “Ludi Scaenici” (foto regione siciliana)

La grecista di Ca’ Foscari Monica Centanni (foto regione siciliana)

Fabio Pagano, direttore del parco archeologico dei Campi Flegrei (foto regione siciliana)
Ecco i premiati 2024: il regista e attore Daniele Salvo, autore, fra l’altro, di apprezzatissime regie di testi di Eschilo, Sofocle e Euripide; il greco Teodoro Angelopoulos, per il festival internazionale dei Giovani Dramma antico di Corinto che propone una rassegna di teatro classico realizzata da studenti; l’associazione culturale di Viterbo “Ludi Scaenici”, che da 25 anni promuove e diffonde al conoscenza di musica e danza dell’antichità; Monica Centanni (università di Venezia), grecista, studiosa di tragedia greca e fondatrice della rivista “Engramma” dedicata alla tradizione classica nella memoria occidentale; infine gli archeologi Fabio Pagano, dal 2019 direttore del parco archeologico dei Campi Flegrei e docente dell’università di Udine; Massimo Frasca (università di Catania) ed ex direttore della Scuola di Specializzazione in Archeologia e in Beni archeologici dell’università di Catania (di recente autore di una Guida al parco archeologico di Leontinoi che sarà presentata sabato 31 agosto 2024, alle 19, al museo di Naxos). Premio alla memoria all’archeologo Francesco La Torre (università di Messina), scomparso prematuramente due anni fa e apprezzato dalla comunità scientifica internazionale per lo studio delle interazioni culturali tra i Greci e le popolazioni indigene della Magna Grecia e della Sicilia. A consegnare i premi, tra gli altri, saranno: Giovanna Spatari (rettrice UniMe), Massimo Cultraro (archeologo), Massimo Raffa (musicologo), Gigi Spedale (Rete Latitudini). Fra gli interventi: il sindaco di Giardini Naxos, Giorgio Stracuzzi, la storica dell’arte Silvia Mazza e l’archeologo Alessio Toscano Raffa. Ai premiati verrà donata una scultura opera del maestro Turi Azzolina ispirata alla maschera del satiro, figura ricorrente fra i reperti della collezione del Museo di Naxos. Nel corso della serata, presentata dalla conduttrice televisiva Francesca Russo, sono previsti degli interventi musicali del gruppo Klostès, formazione al femminile che propone musica tradizionale con strumenti popolari. L’ingresso alla cerimonia è libero.

Copertina del libro “Guida all’archeologia di Leontinoi. Protagonisti, monumenti, itinerari” di Massimo Frasca (Gangemi editore).
“Guida all’archeologia di Leontinoi. Protagonisti, monumenti, itinerari” di Massimo Frasca (Gangemi editore international). Leontinoi rappresenta una realtà unica e per molti aspetti anomala in confronto alle altre città fondate dai Greci in Occidente. La particolare conformazione geomorfologica e topografica della polis, ubicata sulle due aspre colline di San Mauro e Metapiccola e nella valle intermedia, ha attirato l’attenzione dello storico greco Polibio che ne ha dato una vivida descrizione e, in seguito, di studiosi moderni, anche stranieri, che hanno fornito descrizioni, fotografie e schizzi dei luoghi e dei manufatti lentinesi. Nonostante i numerosi rinvenimenti di oggetti di pregio, molti dei quali confluiti in musei italiani e stranieri, bisognerà attendere l’arrivo di Paolo Orsi in Sicilia per l’inizio degli scavi sistematici a Leontinoi, ripresi con continuità e profitto dopo il Secondo Dopoguerra dalla Soprintendenza alle Antichità di Siracusa e dall’Università di Catania. Con quest’opera l’A. ha inteso realizzare un libro-guida che accompagni, anche fisicamente, il lettore interessato a conoscere la storia e i monumenti archeologici della città fondata dai Calcidesi nel 728 a.C. e, al contempo, ricordare le figure di coloro che, con la loro passione e le loro competenze anche in campi diversi dall’archeologia, hanno contribuito a far progredire gli studi e le ricerche su Leontinoi. Da ciò deriva l’articolazione del libro in quattro capitoli, il primo dedicato ai protagonisti dell’archeologica lentinese, il secondo ai principali monumenti archeologici illustrati e inquadrati storicamente, il terzo ai percorsi di visita dei monumenti e il quarto al museo archeologico di Lentini, fortemente voluto dalla comunità civile locale.

L’archeologo Massimo Frasca dell’università di Catania (foto regione siciliana)
Massimo Frasca è direttore della rivista scientifica Cronache di Archeologia dell’università di Catania. È stato allievo della Scuola Archeologica Italiana di Atene, professore associato di Archeologia Classica e direttore della Scuola di specializzazione in Beni archeologici dell’università di Catania. Ha insegnato Archeologia della Magna Grecia all’università della Calabria e Metodologia della ricerca archeologica all’università di Palermo (sede di Agrigento). Ha diretto numerosi scavi archeologici in Sicilia e in Italia meridionale e ha fatto parte delle missioni archeologiche italiane di Prinias (Grecia), Iasos e Kyme Eolica (Turchia). Tra i principali temi di ricerca sono lo studio della topografia e delle produzioni artigianali delle città greche della Sicilia e dell’Asia Minore e le relazioni tra i Greci e le popolazioni indigene della Sicilia. È autore di numerosi articoli a stampa e di pubblicazioni monografiche, tra cui: La necropoli di Monte Finocchito (Palermo 1981), Scavi nelle necropoli di Leontini (Palermo 1991), Leontinoi. Archeologia di una colonia greca (Roma 2009), Archeologia degli Iblei (Ragusa 2015), Città dei Greci in Sicilia (Ragusa 2017), Civiltà egee alla scoperta dell’Occidente (Ragusa 2019), Monte San Mauro di Caltagirone e la Calcidese Euboia (Roma 2020).
Baia. Durante i lavori di manutenzione al Tempio di Venere nel parco archeologico delle Terme scoperto il sistema ingegneristico romano per lo scolo delle acque piovane, proteggendo le strutture in tufo da infiltrazioni

Veduta aerea panoramica del Tempio di Venere nel parco archeologico delle Terme di Baia (foto pa-fleg)

Lavori di manutenzione al Tempio di Venere nel parco archeologico delle Terme di Baia (foto pa-fleg)
L’obiettivo era un intervento programmato di taglio della vegetazione nella cura dei monumenti del parco archeologico delle Terme di Baia che fa parte del parco archeologico dei Campi Flegrei (Na). E invece il risultato al Tempio di Venere è andato oltre le aspettative, portando a maggiori conoscenze sulla architettura romana. “A più di 25 metri d’altezza – spiegano i tecnici del parco – abbiamo infatti eseguito un vero e proprio scavo archeologico che ci ha portato a meglio comprendere l’ingegno romano di fronte ad un monumento così imponente: sono dati importanti – e rari – non solo per la storia dell’ingegneria romana, ma anche per i progettisti che si stanno occupando del restauro di questo monumento: ogni ordinaria manutenzione al parco archeologico dei Campi Flegrei è ricerca”.

Tempio di Venere nel parco delle Terme di Baia: scoperta una lunga canaletta formata da oltre sette tegole originali per il deflusso delle acque piovane (foto pa-fleg)

Disegnocon la ricostruzione del sistema di deflusso delle acque piovane nel tempio di Venere del parco delel Terme di Baia (foto pa-fleg)
“Abbiamo individuato – spiegano – le ultime tracce disponibili sulla cupola per ricostruire il sistema di deflusso delle acque piovane e l’attento progetto che vi era alla base: una lunga canaletta formata da oltre sette tegole originali, convogliava, in leggera pendenza, la pioggia proveniente dall’esterno della calotta e la immetteva nei discendenti in terracotta, presenti in ogni vertice dell’ottagono”.

I tubuli in terracotta per far scendere l’acqua piovana dalla cupola del tempio di Venere nel parco delle Terme di Baia (foto pa-fleg)
“Il cocciopesto sulle superfici, i mattoni appositamente tagliati per creare i condotti, i tubuli in terracotta per i discendenti, dimostrano l’attenzione dei costruttori per tenere l’acqua lontana dal tufo, ossia il materiale su cui si basa l’intera costruzione che però andava protetto dalle infiltrazioni”.
Ferragosto alla Certosa di San Giacomo a Capri con il nuovo museo Archeologico e l’allestimento “L’Isola dei Cesari. Capri da Augusto a Tiberio”: 120 oggetti e opere d’arte – alcune delle quali veri capolavori – in un affascinante percorso di 8 sale, tra pregiate sculture in marmo, affreschi, ricco vasellame da mensa in ceramica e argento, elementi architettonici
Ferragosto 2024 alla Certosa di San Giacomo a Capri. Con una novità: il nuovo museo Archeologico con il nuovo allestimento “L’Isola dei Cesari. Capri da Augusto a Tiberio” inaugurato il 26 luglio 2024. Il museo racconta la storia dell’isola nel momento del suo massimo splendore, all’epoca degli imperatori Augusto e Tiberio, attraverso 120 oggetti e opere d’arte – alcune delle quali veri capolavori – in un affascinante percorso di 8 sale, tra pregiate sculture in marmo, affreschi, ricco vasellame da mensa in ceramica e argento, elementi architettonici. L’intero allestimento è stato pensato per mettere in evidenza il rapporto continuo e simbiotico con il mare, l’elemento per eccellenza che definisce Capri, e che è visibile da ogni sala del museo fino addirittura a diventare un elemento che con la linea dell’orizzonte definisce l’esposizione dei reperti.

Il nuovo percorso “L’Isola dei Cesari. Capri da Augusto a Tiberio” nel museo Archeologico a Capri (foto emanuele a. minerva / mic)
Cuore dell’esposizione sono i reperti rinvenuti sull’isola, finora conservati nei depositi della stessa Certosa e del museo Archeologico nazionale di Napoli, adesso finalmente riuniti e fruibili da parte del pubblico. Il racconto museale è arricchito, inoltre, da numerosi oggetti della stessa epoca, provenienti principalmente dall’area campana e finora custoditi nei depositi del parco archeologico dei Campi Flegrei, dei parchi archeologici di Paestum e Velia, del parco archeologico di Ostia Antica, nonché recuperati da recenti sequestri condotti dal Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale. Fra questi ultimi spiccano tre bellissime coppe in argento rientrate dagli Stati Uniti e un suggestivo affresco proveniente dall’area vesuviana che riproduce un tempio.

Il mare è sempre visibile nel percorso “L’Isola dei Cesari. Capri da Augusto a Tiberio” nel museo Archeologico a Capri (foto emanuele a. minerva / mic)
Nel segno dell’accessibilità sono stati progettati dei supporti multimediali, fra cui uno schermo touchscreen che, partendo da un modello tridimensionale dell’isola, permette di esplorare le dodici ville imperiali ricordate dalle fonti antiche e di ripercorrerne la storia, lo scavo e in alcuni casi la fortuna nelle arti. L’intero allestimento è stato pensato per mettere in evidenza il rapporto continuo e simbiotico con il mare, l’elemento per eccellenza che definisce Capri, e che è visibile da ogni sala del museo fino addirittura a diventare un elemento che con la linea dell’orizzonte definisce l’esposizione dei reperti. La palette cromatica dell’allestimento è ripresa dal quadro di K.W. Diefenbach esposto nella prima sala, che ritrae lo scoglio delle Sirene e che ripropone anche all’interno il mare, in un continuo dialogo fra la natura esterna e l’interno del museo. Anche gli spazi dedicati all’otium dell’imperatore si aprono sui giardini del Quarto del Priore, facendo entrare nel museo un altro elemento fondamentale delle residenze imperiali, quello della natura di horti e viridaria.

Il nuovo percorso “L’Isola dei Cesari. Capri da Augusto a Tiberio” nel museo Archeologico a Capri: quadretto con paesaggio marittimo da Pompei (foto emanuele a. minerva / mic)

Il ministro Gennaro Sangiuliano inaugura il nuovo museo Archeologico di Capri (foto mic)
“Il nuovo allestimento museale ‘L’Isola dei Cesari. Capri da Augusto a Tiberio’ apre idealmente una nuova stagione per gli istituti culturali della perla del Mediterraneo”, ha affermato il ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano. “Il nuovo museo archeologico alla Certosa di San Giacomo, che racconta la storia dell’isola nel momento del suo apogeo con 120 reperti rinvenuti in diversi scavi e finora conservati in numerosi depositi nel territorio campano, andrà infatti a impreziosire insieme a Villa Jovis il nuovo istituto ‘Musei e parchi archeologici di Capri’, da me fortemente voluto tra i nuovi 17 musei autonomi. Una spinta decisiva a proporre ai visitatori un’offerta culturale degna dell’eccellenza di quella turistica di Capri, riconosciuta a livello globale”.

Il busto di Augusto divinizzato quarto del I sec. d.C.) da Fondi, nel nuvo percorso del mueo Archeologico di Capri (foto emanuele a. minerva / mic)
Per il direttore generale Musei Massimo Osanna: “Capri è protagonista di un ampio programma di valorizzazione del patrimonio culturale, che il Ministero ha intrapreso con l’istituzione del museo autonomo, con il riallestimento, in corso, della collezione Diefenbach e con l’apertura, oggi, di un museo archeologico interamente dedicato all’isola in epoca giulio-claudia, momento fondamentale in cui Augusto acquisì Capri come proprietà imperiale e il suo successore Tiberio vi si stabilì, portandovi l’Amministrazione e la corte. Per questo suo ruolo centrale nell’ambito della romanità, l’isola aspettava e meritava questo museo che, a buon diritto, si inserisce nel Sistema museale nazionale, e che è stato reso possibile dalla fattiva collaborazione, oltre che di tutte le istituzioni ministeriali coinvolte, anche delle amministrazioni di Capri e Anacapri. Oltre ai reperti rinvenuti nel territorio isolano, si restituiscono alla pubblica fruizione anche altri oggetti, utili a completare il racconto museale, fino ad oggi conservati nei depositi di altri musei o provenienti da recuperi condotti dai Carabinieri: sono testimonianze storico-archeologiche di quei decenni che portarono Capri al centro dell’Impero romano”.

La ricostruzione dell’arredo scultoreo della Grotta Azzurra conclude il percorso di visita del nuovo museo Archeologico di Capri (foto emanuele a. minerva / mic)

Nuovo museo Archeologico di Capri: statua acefala tipo Narciso (I sec. d.C.) da Anacapri (foto emanuele a. minerva / mic)

Il nuovo percorso “L’Isola dei Cesari. Capri da Augusto a Tiberio” nel museo Archeologico a Capri: quadretto con le Tre Grazie da Pompei (foto emanuele a. minerva / mic)

Nuovo museo Archeologico di Capri: statuetta di Ercole seduto su roccia (I sec. a.C.) in bronzo e calcare da Pompei (foto emanuele a. minerva / mic)
Il percorso museale. Il percorso inizia con una prima sala dedicata alla natura selvaggia di Capri, evocata da un maestoso e solenne quadro di K.W. Diefenbach, mentre una proiezione sulla volta richiama la natura odierna. Raccontare la vita dei Cesari a Capri, infatti, non significa solo evocare l’atmosfera raffinata delle ville imperiali ma è anche un modo per cogliere lo spirito di un luogo sospeso tra mare e cielo, che nel passato recente è stato ritrovo di intellettuali, fuggiaschi ed utopisti. La seconda sala racconta la battaglia di Azio, a seguito della quale Augusto nel 31 a.C. fondò un nuovo sistema politico. La testimonianza di Strabone dell’avvio con Augusto di un’intensa attività edilizia fa pensare che l’isola ospitasse a quel tempo più di una residenza imperiale, che il principe ornò di oggetti rari e antichità. È possibile, quindi, che già ad Augusto appartenessero le dodici ville di Tiberio menzionate da Tacito (Annali IV, 67). Sicuramente all’età augustea risalgono la villa in località Palazzo a Mare-Bagni di Tiberio, e quella di Damecuta. La sala 3 mostra lo sfarzo e la raffinatezza delle residenze imperiali, come dimostrano gli oggetti di uso quotidiano e gli arredi delle residenze di Capri. La sala 4 racconta un banchetto che, secondo le fonti, Augusto offrì a Capri, l’isola che amò per la bellezza del paesaggio, la dolcezza del clima e per l’atmosfera serena che favoriva la meditazione. L’isola lo attrasse per la sua aura di sacralità e per la tradizione greca ancora fortemente radicata nella popolazione. Fu qui, che ormai vecchio e malato, trascorse quattro giorni beneficiando di un miracoloso miglioramento prima che la morte lo cogliesse a Nola il 19 agosto del 14 d.C. (Svetonio, Vita di Augusto, 98, 1-3). Assistette agli esercizi degli efebi, ai quali offri un banchetto nel corso del quale distribuì doni ai convitati esigendo da loro la massima libertà di comportamento. La sala 5 racconta la domus Augusta: nel sistema politico creato da Augusto i legami familiari e la gestione del patrimonio personale del principe si saldano indissolubilmente al funzionamento della macchina istituzionale e alla gestione del patrimonio dello Stato. Una galleria di ritratti ci permette di conoscere i membri della famiglia giulio-claudia e un grande albero genealogico di cogliere i complessi legami famigliari tra loro. La sala 6 racconta il vivere in villa, in uno spazio aperto tra il mare e i giardini: qui il padrone di casa poteva circondarsi di opere d’arte e riproporre nelle architetture e negli arredi il lusso delle residenze principesche orientali. La sala 7 racconta l’isola di Tiberio, che ospitò filosofi, matematici ed astrologi. La tradizione ostile tramandata dagli storici, Tacito, Svetonio e Cassio Dione, si basa in buona parte sull’aneddotica della “Capri di Tiberio” fiorita probabilmente nello stesso entourage del principe. Tiberio fu uomo colto e raffinato, collezionista quasi patologico di opere d’arte, fine intellettuale che amò circondarsi di scienziati ed eruditi. Il racconto si conclude con la Grotta Azzurra, lo straordinario scrigno naturale trasformato in età tiberiana tramite la regolarizzazione delle sponde rocciose in un suggestivo ninfeo, dove a pelo dell’acqua emergeva il gruppo marmoreo di Nettuno e Tritoni, qui riproposto nella sua completezza anche con una statua di fanciulla vestita di peplo. Una suggestiva ambientazione tramite giochi di luce e un raffinato commento sonoro portano il visitatore dentro la grotta, quasi a bagnarsi i piedi.

Veduta panoramica della Certosa di San Giacomo a Capri (foto mic)
La Certosa. La Certosa di San Giacomo fu edificata tra il 1371 e il 1374 dal conte Giacomo Arcucci, segretario di Giovanna I d’Angiò. Nel XVI secolo subì gravi danni durante le incursioni dei pirati turchi, che la incendiarono e saccheggiarono. Ristrutturata e ampliata, nel 1808, espulsi i certosini, divenne ospizio e poi carcere. Nel 1921, l’allora sindaco Edwin Cerio promosse la realizzazione di un orto botanico nelle aree verdi, per preservare la flora locale. Quando ai primi del ‘900 Capri divenne metà preferita di intellettuali ed artisti, particolarmente amata dai futuristi, la Certosa di San Giacomo fu scelta come sede di incontri, mostre ed esposizioni d’arte.
Pozzuoli (Na). Il cantiere si avvia alla conclusione, riapre parzialmente al pubblico l’Anfiteatro Flavio la parte centrale dei sotterranei: biglietto gratuito

I sotterranei dell’Anfiteatro Flavio di Pozzuoli (foto pafleg)
Si avvia verso la conclusione il cantiere dell’Anfiteatro Flavio di Pozzuoli e dal 24 luglio 2024 viene parzialmente aperto al pubblico. “Continuano senza sosta le attività del cantiere di restauro e le attività di manutenzione ordinaria nel sito”, spiegano al parco archeologico dei Campi Flegrei. “Tra un cantiere e l’altro abbiamo voluto però iniziare a restituire qualche porzione di Anfiteatro. In attesa della prossima conclusione dei lavori che ci consegnerà nuovi percorsi di visita al monumento, è possibile tornare a visitare la zona centrale dei sotterranei. Un percorso limitato ma pur sempre suggestivo che sarà possibile visitare gratuitamente fino all’apertura dei nuovi spazi”. Le visite sono contingentate per gruppi di max 25 persone ogni 30 minuti. Per acquistare il biglietto gratuito si ricorda che dal 1° luglio 2024 sono in vigore le nuove modalità di acquisto biglietti tramite il portale MUSEI ITALIANI del ministero della Cultura. I biglietti potranno essere acquistati: direttamente online sul sito Musei Italiani; da smartphone scaricando, gratuitamente, l’app Musei Italiani disponibile su Google Play e su App Store; dai totem presenti all’ingresso di ogni sito tramite sistema POS.
Castello di Baia (Na). Al museo Archeologico dei Campi Flegrei aperta la mostra “La pittura della voce. L’alfabeto prima e dopo Cuma” che utilizza i reperti per disegnare il racconto di una delle più rivoluzionarie e incisive invenzioni culturali della storia dell’umanità. A giugno in un convegno una riflessione sull’alfabeto e i suoi aspetti antropologici


Fabio Pagano, direttore del parco archeologico dei Campi Fkegrei, all’inaugurazione della mostra “La pittura della voce. L’alfabeto prima e dopo Cuma” (foto pa-fleg)
Se “la scrittura è la pittura della voce”, come ci spronava a immaginare Voltaire, la mostra “La pittura della voce. L’alfabeto prima e dopo Cuma” (6 maggio – 30 giugno 2024), inaugurata nel suggestivo scenario della terrazza del Castello di Baia che sovrasta il museo Archeologico dei Campi Flegrei, trae ispirazione da questa affermazione. Se le lettere di un alfabeto possono essere immaginate come i colori nella tavolozza di un pittore, capaci di comporsi e armonizzarsi in una figurazione prima di tutto mentale e poi fonetica, l’esposizione utilizza i reperti per disegnare il racconto di una delle più rivoluzionarie e incisive invenzioni culturali della storia dell’umanità. “La mostra”, dichiara Fabio Pagano, direttore del Parco, “nasce da un progetto condiviso con Carlo Rescigno e Matilde Civitillo dell’università della Campania “Luigi Vanvitelli”. L’intento è quello di ribadire il ruolo centrale dei Campi Flegrei come centro propulsore di importanti innovazioni culturali nel mondo antico, di riflettere sui cambiamenti innescati nel momento in cui la scrittura ha iniziato a essere lo strumento essenziale per tramandare la memoria, ma anche di porsi domande sul ruolo della scrittura nel mondo di oggi e in quello di domani”.

La terrazza del Castello di Baia sede del museo Archeologico dei Campi Flegrei (foto pa-fleg)
La mostra invita il pubblico a immergersi nell’epoca in cui l’alfabeto giunse sulle rive cumane, circa 2700 anni fa, portato in dote dalle genti provenienti dalla Grecia. Il “compito” di narrare attraverso questo racconto è stato affidato a 35 reperti, provenienti dai maggiori musei archeologici italiani, la rivoluzione dell’introduzione dell’alfabeto greco a Cuma e le conseguenze sulle culture dell’Italia antica.

Uno dei reperti esposti nella mostra “La pittura della voce. L’alfabeto prima e dopo Cuma” (foto pa-fleg)
A corollario della mostra, il 13 e 14 giugno 2024, il convegno “La voce, il segno e il mezzo. Percorsi e trasformazioni della comunicazione tra oralità, scrittura e media differenti”, con la partecipazione di studiosi italiani e stranieri, approfondirà quanto proposto a livello divulgativo attraverso una riflessione sull’alfabeto, i suoi aspetti antropologici e le testimonianze delle trasformazioni imposte dal mutamento dei media e della comunicazione sia scritta che verbale.
Castello di Baia (Na). Al museo Archeologico dei Campi Flegrei apre la mostra “La pittura della voce. L’alfabeto prima e dopo Cuma”: 35 reperti da tutta Italia esplorano il mondo dell’alfabeto e del suo impatto sui processi culturali nel mondo antico
Da dove arrivava quell’alfabeto giunto circa 2700 anni fa sulle rive cumane e portato in dote dalle genti provenienti dalla Grecia? Quali conseguenze culturali, sociali e politiche ebbe questo approdo sulle comunità locali? Cosa successe dopo? Verso quali strade e forme si diressero i caratteri portati dall’Eubea? Queste domande, affascinanti e cruciali per comprendere l’evoluzione della cultura e della società dell’Italia antica trovano risposta in una serie di oggetti, provenienti dai più importanti musei archeologici italiani, recanti iscrizioni di varia natura, redatte con alfabeti diversi ma strettamente interconnessi, esposti nella mostra “La pittura della voce. L’alfabeto prima e dopo Cuma” che apre lunedì 6 maggio 2024, alle 16, al Castello di Baia, sede del museo Archeologico dei Campi Flegrei, e resterà aperta al pubblico fino al 30 giugno 2024. Interverranno Massimo Osanna (direttore generale Musei) e Rosanna Romano (direttore generale per le politiche culturali e il turismo, Regione Campania). La mostra nasce da un progetto condiviso tra il parco archeologico dei Campi Flegrei e l’università della Campania “Luigi Vanvitelli” di un progetto coordinato dal direttore del Parco, Fabio Pagano, e da Matilde Civitillo e Carlo Rescigno, docenti dell’Università “Vanvitelli”. L’intento è quello di ribadire il ruolo centrale dei Campi Flegrei come centro propulsore di importanti innovazioni culturali nel mondo antico, di riflettere sui cambiamenti innescati nel momento in cui la scrittura ha iniziato a essere lo strumento essenziale per tramandare la memoria, ma anche di porsi domande sul ruolo della scrittura nel mondo di oggi e in quello di domani.

L’acropoli di Cuma nell’area archeologica del parco (foto parco campi flegrei)
Il museo Archeologico dei Campi Flegrei nel Castello di Baia sarà il palcoscenico di un’affascinante esplorazione nel mondo dell’alfabeto e del suo impatto sui processi culturali nel mondo antico. “Abbiamo voluto raccontare l’introduzione dell’alfabeto greco a Cuma e ricordare la centralità dei Campi Flegrei come ponte di contatto tra mondi e vettore di innovazione culturale”, spiegano al Parco. “Per farlo ci siamo affidati a 35 splendidi reperti, provenienti da importanti musei Archeologici italiani, per la prima volta in mostra insieme nel museo Archeologico dei Campi Flegrei nel Castello di Baia. Un viaggio tra le righe nelle culture dell’Italia antica”.
Sabato 13 luglio 2024, alle 19, nella Sala Recital Hall dei Giardini la Mortella a Ischia (Na), terzo appuntamento del Progetto Kepos, in cui interverranno il direttore del parco archeologico di Sibari Filippo Demma e il direttore del parco archeologico dei Campi Flegrei, Fabio Pagano, su “La gestione e la valorizzazione dei parchi archeologici”. Dopo i saluti di Alessandra Vinciguerra, presidente della Fondazione W. Walton e Giardini La Mortella, la conferenza di Filippo Demma e Fabio Pagano. L’appuntamento sarà moderato da Mariangela Catuogno, direttore scientifico del Progetto Kepos. Ingresso libero dalle 18.30.

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