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Cultura in lutto. Si è spento a 69 anni Michele Lanzinger, geologo e antropologo, protagonista della cultura scientifica italiana e visionario ideatore e direttore del MUSE, e presidente di ICOM Italia. Unanime il cordoglio non solo da enti e istituzioni trentine, ma anche da musei, istituzioni e colleghi da tutta Italia

Michele Lanzinger, ideatore e direttore del MUSE dal 2013 al 2024 (foto muse)

Cultura in lutto. Sabato 30 maggio 2026 si è spento a 69 anni, per una malattia incurabile, a Trento, dove era nato l’11 febbraio 1957, Michele Lanzinger, protagonista della cultura scientifica italiana e visionario ideatore del MUSE. Geologo e antropologo, è stato fondatore e direttore dal 2013 al 2024 del MUSE di Trento dopo essere stato dal 1992 direttore del museo tridentino di Scienze naturali. Dal 4 dicembre 2022 è stato presidente di ICOM Italia. Lascia la moglie Giuliana, e i figli Sofia e Leonardo. Unanime il cordoglio non solo da enti e istituzioni trentine, ma anche da musei, istituzioni e colleghi da tutta Italia.

Michele Lanzinger, ideatore e direttore del MUSE dal 2013 al 2024 (foto muse)

MUSE – MUSEO DELLE SCIENZE. Il MUSE piange la scomparsa di Michele Lanzinger: protagonista della cultura scientifica italiana e visionario ideatore del MUSE. Il Presidente e tutto il Consiglio di Amministrazione, la Direzione e la grande comunità del MUSE – Museo delle Scienze di Trento si stringono alla moglie Giuliana, ai figli Sofia e Leonardo e a tutta la famiglia nel dolore per la scomparsa di Michele Lanzinger, storico direttore del Museo, nonché figura di assoluto rilievo nel panorama culturale e museale italiano e internazionale. Michele Lanzinger non è stato semplicemente un direttore: è stato il motore di una profonda metamorfosi culturale della nostra istituzione museale. Sotto la sua guida lungimirante e visionaria, il Museo Tridentino di Scienze Naturali si è trasformato nel MUSE, un’eccellenza capace di coniugare rigore scientifico, partecipazione, architettura d’avanguardia e un dialogo costante con il territorio, le istituzioni e la società. Grazie alla sua visione, il MUSE è diventato un punto di riferimento internazionale, un successo testimoniato anche dai suoi prestigiosi ruoli pubblici tra cui la presidenza di ICOM Italia, ANMS – Associazione nazionale Musei scientifici, e la partecipazione ai comitati direttivi di Ecsite, European network science centres & museum e International Council Museum – ICOM. La sua inesauribile curiosità intellettuale e la sua profonda cultura hanno ispirato generazioni di museologi, studiosi, ricercatori e divulgatori. Oggi tutto lo staff del museo piange un leader autorevole, sempre disponibile all’ascolto e al dialogo, una guida e un’instancabile fucina di idee, con una passione contagiosa per la conoscenza. Grazie Michele da tutte e tutti noi.

Michele Lanzinger con l’attuale direttore del MUSE Massimo Bernardi (foto muse)

Massimo Bernardi, direttore del MUSE. “Sulle competenze di Michele, la sua fine arte oratoria, la logica ferrea e la capacità di visione, le mie parole non potranno aggiungere molto a quanto già in queste ore è stato scritto nel ricordarlo. Dal web alla carta stampata, alle centinaia di messaggi giunti al museo, emerge coralmente l’immagine di un pensatore che ha segnato la storia culturale in Trentino, in Italia e oltre i confini nazionali. Un pensatore e, al contempo, un uomo del fare, e i musei sono proprio questo: luoghi in cui le idee si concretizzano in spazi, oggetti, allestimenti, attività. Michele era un maestro di quest’arte che chiamiamo mediazione museale, arte che ha studiato e sviluppato, dai viaggi nei musei di mezzo mondo alle notti trascorse a leggere e scrivere. “Ieri sera ho buttato giù due pensieri”, ci diceva al mattino in museo, e solitamente di trattava di articolate formulazioni di visioni lontane, spesso stupefacenti, che si facevano prossime, traducendo temi complessi in allestimenti, proposte educative, eventi.

“Michele ha sempre visto oltre, ha sempre guardato nel futuro e non di rado ci siamo sentiti piccoli di fronte a un cervello che, con tutta evidenza, lavorava più rapidamente e con maggiore ampiezza del nostro. Michele aveva una conoscenza profonda dei suoi temi cari, paleoantropologia e museologia in primis, ma ancora più spiccatamente, nelle riunioni e nei confronti cui ci invitava, emergeva quella sua mirabile capacità di connettere elementi apparentemente distanti. E quando quegli elementi erano dinamici, in movimento, in fuga verso il futuro, ecco che Michele diventava impareggiabile. Quella straordinaria capacità di cogliere i mutamenti, di individuare i processi in corso, di cogliere dinamiche evolutive anche distanti – come un marinaio sulla prua di una nave – era un tratto distintivo della sua poliedrica mente. Una testa in grado di dissezionare, organizzare e ricomporre il sapere in movimento, una “testa ben fatta”, come avrebbe detto un altro grande pensatore del quale abbiamo spesso parlato, Edgar Morin, scomparso solo poche ore prima di Michele.

“Ma da qui, dalla sua scrivania, dal “suo” museo che anche oggi riecheggia di voci gioiose, di sguardi meravigliati e di menti curiose, più di tutto risuonano – un concerto per viola, come quella che suonava e sovente rendeva parte di metafore e paragoni – le sue esortazioni a sperimentare, quel suo costante invito a provare, lavorando con le briglie della creatività sciolte, pronto a cogliere i segnali – spesso malfermi, in movimento – di quelle idee che avrebbero potuto diventare progetti innovativi per il nostro museo. Nei formali consessi internazionali, nelle riunioni del lunedì mattina, tanto quanto nelle nostre sale espositive o nelle passeggiate in montagna, Michele ci ha insegnato a dare del tu alla cultura, promuovendo quella confidenza verso la conoscenza che, prima di essere formulata in strumenti di divulgazione scientifica, doveva essere nostra vicina, confidente, amica. E quel dare del “tu”, quel modo competente ma leggero di fare, è diventato modus operandi e tono di voce di un’intera istituzione, radicata nella ricerca e orientata alle persone alle quali, anche domani, daremo, con un sorriso, del tu, come ci hai insegnato. Grazie, Michele”.

Michele Lanzinger, direttore del MUSE dal 2013 al 2024 (foto vadalà/muse)

COMUNE DI TRENTO. Addio a Michele Lanzinger, il cordoglio del sindaco e di tutta la città. È un lutto grande quello che oggi è calato sulla città di Trento. Se ne è andato Michele Lanzinger, geologo, antropologo, soprattutto direttore e fondatore del Muse, l’istituzione che più di ogni altra ha democratizzato la scienza senza mai banalizzarla, incantando bambini, adulti, anziani con le meraviglie della natura e degli astri. Dai laboratori alle nanne al museo alle grandi mostre, Lanzinger ha fatto sì che il Muse non fosse una vetrina di oggetti più o meno rari, ma una macchina culturale potente, in grado di sensibilizzare la cittadinanza su temi importanti come la sostenibilità e il cambiamento climatico. Così lo ricorda il sindaco Franco Ianeselli: “Michele è stato non solo un direttore di museo, ma un punto di riferimento per la città, uno scienziato gentile e preparatissimo, un divulgatore affascinante, uno studioso rigoroso. Da sindaco c’è una sua esortazione che porto con me: ogni progetto, ogni azione per la città, pensateli in nome di chi deve ancora nascere. Cercheremo di tenere a mente le tue parole, Michele. E grazie di tutto”.

Michele Lanzinger, direttore del MUSE dal 2013 al 2024 (foto prov-aut-tn)

PROVINCIA AUTONOMA DI TRENTO. Il presidente della Provincia autonoma di Trento, Maurizio Fugatti, l’assessore provinciale alla cultura, Francesca Gerosa, esprimono a nome dell’intera Giunta, della dirigenza, della Provincia e dei musei provinciali il più profondo cordoglio per la scomparsa di Michele Lanzinger, geologo, paleoantropologo e figura di assoluto rilievo nel panorama culturale e scientifico nazionale e internazionale. “Con Michele Lanzinger il Trentino perde non solo uno scienziato di straordinario valore, ma un visionario capace di trasformare radicalmente il modo di fare divulgazione nel nostro Paese – dichiara il presidente Fugatti – il suo nome resterà indissolubilmente legato alla storia del MUSE, che ha guidato con lungimiranza dal 1992 al 2024. È stato lui il motore che ha traghettato l’istituzione verso la nuova, iconica sede progettata da Renzo Piano nel 2013, posizionando il museo ai vertici d’Europa per innovazione e visitatori”. “Con la sua competenza e la sua totale dedizione al bene pubblico, Lanzinger ha segnato in modo indelebile il nostro territorio, rendendo le istituzioni culturali luoghi aperti e capaci di dialogare con la società contemporanea – aggiunge l’assessore Gerosa – la sua autorevolezza professionale, unita a una rara capacità di costruire relazioni e progettualità condivise, lo hanno reso un interlocutore prezioso. Per queste ragioni, di recente, avevamo voluto affidargli con entusiasmo la presidenza del Conservatorio ‘F.A. Bonporti’ di Trento e Riva del Garda, certi che la sua sensibilità potesse accompagnare questa eccellenza in una nuova fase di sviluppo”.

FONDAZIONE MUSEO CIVICO DI ROVERETO. Ci ha lasciato Michele Lanzinger. Una persona rara, in cui convivevano la visione e il pragmatismo: capace di immaginare il futuro e, allo stesso tempo, di costruirlo. Ha contribuito a rendere il MUSE il museo scientifico più innovativo d’Italia, guardando sempre oltre, a ripensare il ruolo dei musei nella società contemporanea. Come presidente di ICOM Italia ha portato avanti un’idea di musei come luoghi di partecipazione, di domande, di responsabilità verso il presente e il futuro. La sua non era solo la visione di un direttore illuminato, ma una convinzione profonda sul mondo dei musei, che ci ha trasmesso, e che non tornerà indietro. Chi lo ascoltava capiva che la scienza e la natura per lui non erano un mestiere. Erano una necessità. Con lo sguardo sempre proiettato in avanti: a progettare, a insistere su idee nuove, a spingere verso ciò che ancora non c’era. Ci mancherà come guida, come riferimento, come voce autorevole e appassionata di un mondo museale che ha contribuito a trasformare. Un pensiero e le nostre più sentite condoglianze vanno alla famiglia. I colleghi e le colleghe del Museo Civico di Rovereto

SAT SOCIETÀ ALPINISTI TRIDENTINI. Grazie Michele Lanzinger, protagonista della cultura scientifica trentina e instancabile promotore della conoscenza, della sostenibilità e della tutela dell’ambiente. Nei valori che hai saputo trasmettere attraverso il MUSE ritroviamo molti dei principi che guidano da sempre il nostro impegno per la montagna. La tua eredità continuerà a indicare la strada a chi guarda al futuro con responsabilità e rispetto per il territorio.

Michele Lanzinger, direttore del MUSE dal 2013 al 2024 (foto trento film festival)

TRENTO FILM FESTIVAL. Il Trento Film Festival si unisce al cordoglio della famiglia, di colleghe e colleghi e di tutta la comunità del MUSE per la scomparsa di Michele Lanzinger. Per il nostro Festival Michele è stato molto più di un interlocutore autorevole: è stato un compagno di strada. Insieme abbiamo condiviso progetti, idee e riflessioni che hanno fatto dialogare scienza, ambiente, montagna e società, con uno sguardo sempre aperto al mondo e profondamente radicato nel nostro territorio. Ci mancheranno la sua curiosità, la sua capacità di creare connessioni e la generosità con cui ha sostenuto il confronto culturale. Grazie, Michele, per il cammino condiviso.

Alberto Pattini, Trento. Abbiamo giocato insieme da bambini. Abbiamo fatto l’università a Ferrara insieme. Sotto la tua regia abbiamo realizzato con grande successo la mia mostra fotografica e poetica “Fiume che cammina” al Muse nel 2017. Ci siamo incontrati insieme nella malattia. Buon viaggio caro Michele Lanzinger, per tanti sei stato un grande direttore del Muse. Condoglianze alla famiglia.

Marco Albino Ferrari, giornalista e scrittore. Una brutta notizia serpeggia in queste ore tra chi si occupa di scienza e cultura, di musei e di formazione. Ci ha lasciato Michele Lanzinger, geologo, paleoantropologo, fondatore e ideatore nel 2013 – insieme a Renzo Piano – del MUSE (Museo delle Scienze di Trento). Aveva 69 anni e da tempo lo funestava una malattia incurabile. Ci sono persone che pur rifuggendo con elegante discrezione dai riflettori riescono a lasciare un’impronta sulla vita culturale di un’intera comunità. Persone che ci sono, anche se non le vedi. Lanzinger era uno di questi. La sua vita è stata una continua ricerca del senso da dare a quell’oggetto un po’ austero e autoreferenziale che chiamiamo museo: non più scatola per conservare sottovuoto e in bell’ordine le collezioni, ma luogo vivo, pulsante di energia, dove fuori dalla porta si allungano code di ragazzi assetati di sapere. Lanzinger ha sviluppato, fino ai limiti, quella tendenza della museografia scientifica già in atto dagli anni Ottanta, che prevede il museo come macchina complessa, aperta a sedi esterne, promotrice di ricerca, di tutela, pungolo alla politica.

Vuoi saperne di più sulle ultime novità nel rapporto tra uomo e orso? Vai al MUSE. Vuoi capire il fenomeno delle stelle cadenti? Vai al distaccamento del MUSE alle Viote, dove si trova la Terrazza delle stelle. Un MUSEO scientifico, secondo Lanzinger, deve assumere il passo dei nostri nonni illuministi, che osservavano senza barriere disciplinari, senza costrizioni prospettiche. Sempre alla ricerca di uno sguardo onnivedente. Come quando, lui appassionato violista, ha sostenuto il progetto Anima, la realizzazione del quartetto d’archi con il legno dell’Avez del Prinzep, l’abete bianco più alto d’Europa schiantato durante una tempesta di vento. Sotto la sua guida, il MUSE di Trento è diventato il capofila di questa idea di divulgazione, in compagnia per esempio del Museo Nazionale della Scienza e Tecnologia Leonardo da Vinci di Milano, e il Museo Galileo di Firenze. Ciao caro Michele, grazie per quanto hai fatto.

Michele Lanzinger, direttore del MUSE dal 2013 al 2024 (foto ICOM)

ICOM. Ci ha lasciati Michele Lanzinger, presidente di ICOM Italia dal 2023 al 2025. Oltre che indimenticato direttore del Muse di Trento, Michele ha ricoperto molti ruoli di prestigio in Comitati nazionali e internazionali e i suoi ultimi interessi riguardavano i musei del futuro. Futuro che per lui è stato interrotto troppo presto, lasciando nella comunità di ICOM un grande vuoto. Abbiamo perso un amico e un punto di riferimento. Le nostre più sentite condoglianze alla moglie Giuliana e ai figli Sofia e Leonardo.

Alberta Campitelli, storica dell’arte. Il coordinamento Icom Lazio si unisce alla grande famiglia nella tristezza per la perdita di Michele Lanzinger, grande amico, non solo eccellente studioso, direttore del MUSE e già presidente di ICOM Italia…ciao Michele, abbiamo fatto tanta strada insieme e continueremo anche per te ovunque tu sia…un abbraccio alla famiglia…

Giuliana Ericani, archeologa. Una grande perdita per tutti noi di ICOM, per la sua visione e per la consuetudine di affetto che ci legava. Ciao Michele! Ci siamo conosciuti che stavi progettando il MUSE ed io ero appena arrivata a Bassano, a Firenze alla mia prima Assemblea di ICOM. Mi sentivo, allora, come per molti anni a venire, come una scolaretta che dalle tue parole, vedeva nei musei un mondo nuovo…La nostra lunga chiacchierata la scorsa estate, quando pensavi di prendere il posto di membro italiano in ICOM Europe è stata una lunga condivisione del ruolo di ICOM Europa nella cultura europea. Tanti anni di lavoro comune a distanza…finito per te troppo presto…ci mancheranno le tue lunghe relazioni che ci aprivano panorami e relazioni diverse… ma sono sicura che continuerai a seguirci…

Michele Rota, architetto. Ci ha lasciato Michele Lanzinger, e quanto abbia toccato la vita professionale e personale di moltissimi lo leggiamo in post, articoli e centinaia di messaggi, che attraversano l’Italia e l’Europa. Ho sempre pensato che appartenesse a quella categoria di persone che piegano la realtà per realizzare cose ben fatte, con la forza della visione, del credere e del fare. L’ho conosciuto durante il riallestimento del Lotto XIV al MRSN di Torino (grazie a Luca Dal Pozzolo), nel periodo in cui stava per aprire quella meraviglia straordinaria che è il MUSE e dopo qualche anno ha scritto una generosa prefazione a un mio libro, che valeva in contenuti più del libro stesso. Da lì sono partite tante idee e progetti con al centro la sostenibilità e l’ecologia. Mi ha coinvolto nel Gruppo di Lavoro di ICOM Int. per la sostenibilità, e su quella base ne ha voluto creare uno anche in ICOM Italia, che facesse da ponte per il dialogo e lo scambio delle iniziative. Attorno a questi progetti ci sono tantissime persone e istituzioni che si impegnano verso quegli obiettivi. Non ultimo il progetto in cui credeva tantissimo per ragionare sui musei dei futuri, sulla loro responsabilità verso il mondo, con Ecosistema Futuro, ASviS – Alleanza italiana per lo Sviluppo sostenibile e ICOM Italia, che voleva traghettare in Europa. Teneva insieme idee e persone e desiderava allargare la scala dei progetti in una cassa armonica di reti di collaborazione. Nel mio personale ricordo ci sono innumerevoli messaggi, anche solo di pochi giorni fa, risposte, idee che diventavano domande, che a sua volta diventavano progetti. Sempre con entusiasmo. Così funzionava, e così lo ricordo, in quel filo continuo di scambi in cui la conversazione era costruzione. Sapeva ascoltare davvero, credo una capacità dei musicisti, e prendeva le tue idee sul serio e le restitutive arricchite. Ti sono grata di tutto questo, per la fiducia, l’incoraggiamento e l’invito alla calma. Nelle riunioni, come sempre dopo qualche battuta iniziale, poi diceva… dai dai mettiamoci al lavoro. Ci lasci un compito non facile di tenere sempre lo sguardo alto e gentile, tu continua ad ispirarci. Ne abbiamo bisogno. Mancherà tantissimo. Riposa in pace caro Michele. Un caro pensiero alla moglie Giuliana e alla sua famiglia.

I-MUV VERONA. Con profondo cordoglio apprendiamo della scomparsa di Michele Lanzinger, con cui abbiamo avuto il privilegio di collaborare in diverse occasioni. Rimarranno comunque per sempre il valore della sua visione, il suo impegno e il ricordo umano e professionale che lascia alla comunità, dei musei e della cultura. Ci uniamo al dolore della famiglia e di chi gli ha voluto bene.

Matteo Rapanà (MAG museo dell’alto Garda). Il mondo museale italiano e la comunità trentina perdono un gigante, un grande visionario che ha avvicinato il Museo alla gente, senza mai banalizzare i contenuti scientifici e culturali. Ricordo Michele con grande stima nella mia prima esperienza nel mondo nella cultura nel 2006, quando ero operatore in quello che era il Museo Tridentino di Scienze Naturali, e soprattutto in questi anni al MAG in cui, come guida e collega, ha sempre dimostrato grande sensibilità e attenzione sulle problematiche dei piccoli musei (anche se questa definizione proprio non gli piaceva). Ci mancherai caro Michele.

MUSEO EGIZIO TORINO. Il Museo Egizio si stringe alla famiglia nel ricordo di Michele Lanzinger, grande studioso e direttore visionario, punto di riferimento per la cultura italiana e internazionale.

Michele Lanzinger, direttore del MUSE dal 2013 al 2024 (foto opd)

OPIFICIO DELLE PIETRE DURE. La soprintendente Emanuela Daffra e il personale dell’Opificio delle Pietre Dure si uniscono al cordoglio della famiglia e dei colleghi per la prematura scomparsa di Michele Lanzinger, storico ideatore e direttore del MUSE di Trento, nonché presidente di ICOM e figura di assoluto rilievo nel panorama culturale italiano e internazionale. Lo ricordiamo tutti con affetto e con profonda stima per il suo operato.

Diego Galizzi, direttore Imola Musei. Sentiremo molto la mancanza di Michele Lanzinger, persona di rara competenza, visione e umanità. Quasi vent’anni fa in una cena insieme mi fece innamorare del “suo” progetto del Muse di Trento, ma più in generale mi ha fatto capire che lavorare nei musei vuol dire passione. Grazie di tutto Michele.

Michele Lanzinger, direttore del MUSE dal 2013 al 2024 (foto lubec)

LUBEC LUCCA BENI CULTURALI. Ci uniamo al cordoglio per la scomparsa di Michele Lanzinger, figura di riferimento per la cultura scientifica, la museologia e l’innovazione dei musei in Italia. Nel corso degli anni ha portato il suo contributo anche a LUBEC Lucca Beni Culturali, in particolare nei confronti dedicati al futuro dei musei, all’esperienza culturale, al digitale e alle nuove responsabilità delle istituzioni culturali. Lanzinger ha sempre sostenuto l’idea che l’innovazione dovesse essere uno strumento per rafforzare la capacità dei musei di produrre conoscenza, consapevolezza e cittadinanza. La sua presenza è stata quella di un interlocutore autorevole, capace di tenere insieme visione scientifica, attenzione pubblica e consapevolezza del ruolo sociale delle istituzioni culturali. Lo ricordiamo con gratitudine per il valore del suo pensiero e per il contributo dato al dibattito nazionale sulla cultura come spazio di conoscenza, accessibilità e innovazione. Lo ricordiamo e lo ricorderemo sempre per la sua umanità, il suo sguardo sorridente e la sua sensibile intelligenza, un uomo che sapeva guardare avanti portandoti con sé.

Giulia Dionisio, museo Archeologico nazionale di Firenze. Una triste notizia…

Michele Lanzinger, direttore del MUSE dal 2013 al 2024 (foto m-n-umbri))

GALLERIA NAZIONALE DELL’UMBRIA. I Musei Nazionali di Perugia-Direzione regionale Musei nazionali Umbria si uniscono al cordoglio per la perdita di Michele Lanzinger, che ha contribuito in modo profondo al rinnovamento del sistema museale italiano con intelligenza e straordinaria capacità di visione.

MUSEO NAZIONALE ROMANO. Il Museo Nazionale Romano si unisce con profondo cordoglio al dolore per la prematura scomparsa di Michele Lanzinger. In questo momento di grande tristezza, la Direzione e tutto il personale del Museo esprimono la più sentita vicinanza e il proprio affetto alla moglie, ai figli e alla famiglia.

Chiara Valdambrini con Michele Lanzinger (foto da profilo FB valdambrini)

Chiara Valdambrini, archeologa. Apprendo con grande dispiacere della scomparsa di Michele Lanzinger. L’ho conosciuto tramite Maurizio Vanni, attraverso “Museologia del presente”, un libro che ci ha uniti nel dibattito e nella riflessione. Qui siamo a Bari, durante una delle tappe del tour di presentazione, dove ho poi avuto l’opportunità di apprezzare la persona, la grande persona che era: generosa, disponibile e profondamente appassionata. Il suo ricordo e il suo contributo umano e culturale resteranno vivi in quanti hanno avuto il privilegio di incontrarlo. Con sincera partecipazione al dolore dei suoi cari. Ciao Michele.

Gianfranco Calandra, Muciv. È stato un onore lavorare con lui.

PARCHI ARCHEOLOGICI DI CROTONE E SIBARI. Esprimiamo il nostro cordoglio per la scomparsa di Michele Lanzinger. Già direttore del MUSE, presidente di ICOM Italia e dell’Associazione Nazionale Musei Scientifici, Lanzinger ha contribuito a rinnovare profondamente il mondo dei musei, promuovendo una visione aperta, partecipata e contemporanea delle istituzioni culturali. Alla sua famiglia va il nostro pensiero e le nostre più sentite condoglianze.

FONDAZIONE IDIS – CITTÀ DELLA SCIENZA. Con profondo dolore apprendiamo della scomparsa di Michele Lanzinger, figura di straordinario rilievo nel panorama museale e scientifico italiano. La Fondazione IDIS – Città della Scienza e tutta la sua comunità esprimono le più sentite condoglianze alla famiglia, ai colleghi, agli amici e a quanti hanno condiviso con lui percorsi di ricerca, innovazione culturale e impegno civile. Michele Lanzinger ha contribuito in modo decisivo a ridefinire il ruolo dei musei scientifici contemporanei, interpretandoli non soltanto come luoghi di conservazione e divulgazione del sapere, ma come spazi di partecipazione, educazione e costruzione di una più ampia consapevolezza collettiva. Geologo e paleoantropologo di formazione, ha guidato per oltre trent’anni il Museo Tridentino di Scienze Naturali e ha ideato e accompagnato la nascita del MUSE – Museo delle Scienze, uno dei più significativi progetti museali europei dedicati al dialogo tra scienza, ambiente e società. Nel corso della sua attività professionale ha promosso una visione del museo come attore attivo dello sviluppo culturale e sociale, impegnandosi per l’accessibilità, la sostenibilità e la valorizzazione della conoscenza scientifica come strumento di cittadinanza. Alla guida di ICOM Italia ha sostenuto con autorevolezza e lungimiranza il ruolo dei musei nelle trasformazioni del nostro tempo, favorendo il confronto tra professionisti, istituzioni e comunità. La sua eredità culturale continuerà a vivere nelle istituzioni che ha contribuito a costruire, nelle reti professionali che ha rafforzato e nelle generazioni di operatori museali che hanno trovato nella sua esperienza, nella sua competenza e nella sua visione un riferimento prezioso. Città della Scienza lo ricorda con gratitudine e rispetto, consapevole che il suo contributo ha lasciato un segno profondo e duraturo nel mondo della cultura, della scienza e dei musei, e che il suo esempio continuerà a ispirare quanti credono nel valore della conoscenza come bene comune e strumento di crescita della società.

Antonella Carlo, comunicazione, Mann. Ricordo una bellissima lezione di Michele Lanzinger a Città della Scienza, poco più di un anno fa: parole illuminanti, chiare, piene di intelligenza e passione. Con il profilo di Bagnoli sullo sfondo, ho vissuto una mattinata indimenticabile: ancora una volta, in quell’occasione, ho pensato che nel mondo dei beni culturali è fondamentale la sintonia tra ciò che si è come persone e ciò che si fa come professionisti.

Michele Lanzinger, direttore del MUSE dal 2013 al 2024 (foto dbc-unipd)

DIPARTIMENTO BENI CULTURALI UNIPD. L’uomo che ha fatto nascere il MUSE, uno dei musei scientifici più audaci e amati del nostro paese, è morto il 30 maggio 2026i. Il nostro ricordo e la nostra personale visita tra gli spazi museali a Trento raccontata nel libro La scienza nascosta nei luoghi d’Italia.

“Come sentirete anche dal mio linguaggio, sono una specie piuttosto alpina, e quindi meno consueto agli ambienti acquatici, se non per quelle poche specie conosciute che solitamente vediamo sotto plastica nei supermercati, alludo alla trota o al salmerino. Ma poi noi abbiamo anche pesci abbastanza scorbutici, con nomi poco proponibili come lo scazzone. Ecco, io non saprei esattamente, in quest’ambito faunistico e acquatico alpino, come collocarmi tra queste due specie. Mi piacerebbe però rimanere, come sono, indisciplinato, e per questo segnalo da sempre il mio otto in condotta”. Così Michele Lanzinger, antropologo e geologo, morto ieri nella sua Trento, nel corso di un’intervista di Elisabetta Tola per il podcast “Ambiente, partecipazione e futuri del museo” (BoLive, https://ilbolive.unipd.it/…/michele-lanzinger…, organizzato dal dipartimento dei Beni culturali dell’università di Padova e realizzato con la collaborazione del gruppo di lavoro Musei, legalità e territorio di ICOM Italia, il principale network italiano di musei e professionisti museali, di cui lo stesso Lanzinger è stato presidente negli ultimi anni. 

Giacomo Montanari, università di Genova. È SCOMPARSO UN GIGANTE. Un onore aver conosciuto visione e competenza di un grande della museologia contemporanea come Michele Lanziger. Mancherà a tutti noi e a tutti I nostri Musei.

Patrizia Dragoni, università di Macerata. Che dispiacere, solo pochi mesi fa ci aveva inviato un bellissimo messaggio in apertura di un convegno sui musei universitari.

Michele Lanzinger con Ludovico Solima (foto da profilo FB solima)

Ludovico Solima, università della Campania. L’ultima volta ci siamo visti a fine aprile a Trento, nel “suo” MUSE, in occasione della presentazione del Piano Strategico del museo. Per oltre vent’anni ho avuto il privilegio di conoscerlo e di apprezzarne non solo le straordinarie qualità professionali, ma anche l’umanità, l’intelligenza, il garbo e la sua inarrestabile capacità di guardare sempre avanti. Michele è stato uno dei protagonisti più autorevoli e innovativi della museologia italiana, ma per chi lo ha conosciuto da vicino resterà soprattutto una persona generosa, curiosa e profondamente appassionata. Ciao Michele. Ci mancherai.

Sibari (Cs). Il 1° maggio al parco archeologico la “passeggiata archeologica”

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Il 1° maggio 2026 il parco archeologico di Sibari è aperto dalle 9 alle 19. E alle 11 sarà possibile partecipare ad una passeggiata archeologica, a cura del personale dei Parchi, per scoprire la storia di Sibari, Thurii e Copia. Visita compresa nel costo del biglietto.

Verona. A Vinitaly 2026 presentata la terza edizione di Vinitaly and The City al parco archeologico di Sibari e la novità sul lungomare di Reggio Calabria: archeologia, paesaggio e cultura enogastronomica si incontrano e diventano racconto. Gli interventi di Filippo Demma, Gianpaolo Giacobini e Gianluca Gallo

Vinitaly 2026: Filippo Demma, direttore dei parchi archeologici di Crotone e Sibari, davanti al padiglione della Regione Calabria (foto drm-cal)

“Calabria. Dove tutto è cominciato” è il claim che campeggia nell’area espositiva della regione calabra a Vinitaly 2026, a Verona dal 12 al 15 aprile 2025. Ed è proprio dal padiglione della Regione Calabria che viene annunciata, dal sindaco di Cassano all’Ionio (Cs) Gianpaolo Giacobini e dal direttore dei parchi archeologici di Crotone e Sibari Filippo Demma, la terza edizione di Vinitaly and The City in Calabria, al parco archeologico di Sibari (Cs) dal 17 al 19 luglio 2026, ricca di straordinarie iniziative, dove archeologia, paesaggio e cultura enogastronomica si incontrano e diventano racconto. Ma quest’anno, come spiega ad archeologiavocidalpassato.com l’assessore regionale all’Agricoltura Gianluca Gallo, la Regione Calabria raddoppia gli appuntamenti di Vinitaly and The City, dando appuntamento in agosto 2026, il 1° e il 2, sul lungomare di Reggio Calabria.

“Oggi abbiamo un annuncio da dare perché adesso è anche ufficiale”, esordisce Gianpaolo Giacobini, sindaco di Cassano all’Ionio: “dal 17 al 19 luglio 2026 saremo di nuovo a Sibari, al parco archeologico, per la terza edizione del Vinitaly, un’edizione che tornerà naturalmente una volta ancora all’interno di quella che è la casa della grande Sibari magno-greca. E da qui i ringraziamenti a chi ci permette di vivere questa esperienza, Filippo Demma”.

Vinitaly 2026: “Dove tutto è cominciato”, claim della Regione Calabria (foto drm-cal)

“No, io non permetto assolutamente niente”, precisa Filippo Demma, direttore dei parchi archeologici di Crotone e Sibari. “Torna a casa lo dici tu, sindaco. Perché quella è casa, perché quella è esattamente la casa dei sibariti, la casa dei cassanesi, la casa dei calabresi del Nord-Est, e quindi Sibari Vinitaly and the City torna a casa. Del resto è lì dove tutto è cominciato, come dice il claim di questa bella iniziativa, di questa bella edizione di Vinitaly and the City. Come mi diceva: Direttore, sarà l’edizione più bella di sempre. E io rispondevo: Sarà l’edizione più bella finora”. Riprende Giacobini: “Ci ritroveremo una volta ancora a luglio. Quest’anno dal 17 al 19 per un evento che sta diventando anche un motivo di orgoglio. Un grazie alla Regione Calabria che ha scelto di investire, a tuti quanti stanno già lavorando perché questa iniziativa possa riuscire nel modo migliore. Per Sibari è un motivo in più per mostrarsi al mondo, farsi conoscere e apprezzare, ma soprattutto anche un motivo d’orgoglio dopo tempi difficili per i quali questo appuntamento rappresenta adesso sicuramente un motivo di riscatto simbolico”. E Demma: “Orgoglio. Sicuramente orgoglio identitario; ed è sicuramente la nostra parte migliore, quella di cui siamo più contenti. Certo siamo stati in ginocchio, certo la comunità ha sofferto, continua a soffrire, ma ci si è mossi in tempo, ci si è mossi bene, e noi non vogliamo che questo sia un punto di riflessione, vogliano che sia semplicemente un punto da tenere presente, ma alla fine siamo in piedi e vi aspettiamo di nuovo a Vinitaly”. Chiude Giacobini: “Bene, tanto abbiamo detto. Null’altro resta da aggiungere, se non ricordare che dal 17 al 19 luglio ci si rivede a Sibari per il Vinitaly and the City”.

Vinitaly 2026: ingresso padiglione Calabria (foto graziano tavan)

“Fu un’idea apparentemente pazzesca quella di portare una manifestazione come il Vinitaly, un brand come quello di Verona Fiere, in un parco archeologico, al parco archeologico di Sibari”, ricorda ad archeologiavocidalpassato.com Gianluca Gallo, assessore regionale all’Agricoltura: “ne parlai col direttore Demma. Il direttore Demma fu immediatamente d’accordo perché è da lì che tutto è cominciato: la leggenda narra che tremila anni fa gli antichi sibariti consumassero il vino che veniva prodotto nelle colline circostanti da quella straordinaria civiltà. Però oggi quell’idea è stata attualizzata. L’abbiamo preparata in pochi mesi. Abbiamo svolto la prima edizione nel luglio 2024. E nel luglio 2026 saremo alla terza edizione che terremo sempre nel parco archeologico ma con tante evoluzioni. Lo scorso anno c’è stata la presenza del ministro Lollobrigida. Sono convinto che quest’anno avremo la presenza di altri ministri che potranno accompagnarci in questo percorso di attenzione verso una regione che attraverso il sistema vitivinicolo, quello agroalimentare, quello gastronomico, può riuscire anche a promuovere il prodotto territorio, e il rapporto forte tra vino, tra prodotti enogastronomici e la cultura e l’archeologia, credo sia un’idea forte”.

Copie di coppe da vino da Broglio di Trebisacce (1200 a.C.) conservate al museo Archeologico nazionale della Sibaritide (foto graziano tavan)

La vinificazione e il consumo di vino nel Mediterraneo occidentale, provenendo da Oriente, nella tarda età del Bronzo (3400 anni fa). Sono probabilmente i Greci e i Fenici a portare sulle proprie navi il nettare degli dei, come testimoniano un serie di reperti tra cui le anfore di tipo miceneo rinvenute in buon numero nell’alto Jonio cosentino. Importate dalla Grecia o prodotte localmente da artigiani emigrati, sono associate al vino e costituiscono le più antiche testimonianze del suo consumo nella penisola italica. L’esemplare esposto in copia negli stand della Calabria a Vinitaly 2026 proviene proprio dalla regione di Sibari, dove furono rinvenute in antiche capanne anche diverse serie di vasi per contenere, versare e bere vino, come le coppe in argilla grigiastra sempre esposte a Vinitaly che si datano a oltre 3200 anni fa.

Copia di anfora da trasporto di tipo miceneo (1350 a.C.) da Broglio di Trebisacce (foto graziano tavan)

Ma il fortissimo legame tra il vino e la terra che oggi chiamiamo Calabria, è testimoniato dal nome stesso che gli antichi Greci avevano attribuito a gran parte di questa regione: Enotria dal greco oinos, che significa appunto vino, e da oinotron, che è il palo di sostegno della vite e dei tralci. Dopo la fase pionieristica dell’età del Bronzo, furono ancora i Greci a diffondere capillarmente la produzione, il consumo e la cultura del vino in Italia. Nelle colonie greche come Sibari e Crotone, fondate nell’ultimo quarto dell’VIII sec. a.C., o Thurii, che visse a partire al 444 a.C., il vino era prodotto, consumato ma anche importato, come testimoniano migliaia di anfore da trasporto provenienti dal Mediterraneo orientale, come quella corinzia esposta a Vinitaly 2026 in copia. Particolarmente famoso il vino di Sibari, dove la produzione era così abbondante che, pare, a un certo punto il vino prodotto in vigna venisse trasportato in città e al porto direttamente tramite condutture in terracotta. Dei veri e propri “enodotti”.

“Non ci bastava una sola manifestazione”, spiega ad archeologiavocidalpassato.com Gianluca Gallo, assessore regionale all’Agricoltura: “la terza edizione non ci bastava, la terza edizione di Vinitaly and the City presso il parco archeologico di Sibari per avere questo connubio tra storia, archeologia e prodotti agroalimentari.

Vinitaly 2026, padiglione Calabria: vetrina con copie di reperti dall’area magno-greca della Sibaritide (foto graziano tavan)

Abbiamo voluto rilanciare, e il 1° e 2 agosto saremo sul chilometro più bello d’Italia, quello che così veniva descritto dal grande Gabriele D’Annunzio, il lungomare di Reggio Calabria, il nostro ordinario affaccio sulla Sicilia e sullo stretto di Messina dove valorizzeremo i vitigni di quell’area, i vini di quel territorio, ma dove valorizzeremo ancora una volta il connubio tra una civiltà, quella magno-greca, e l’archeologia – Reggio è la città dei Bronzi di Riace – e tutto si svolgerà a pochi passi dal museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria. E valorizzeremo insieme a tutto questo vino e prodotti identitari”.

Copia di cratere a campana a figure rosse con decorazione sovradipinta (350-300 a.C.) (foto graziano tavan)

Copia di coppa da vino (kylix) del gruppo del Cigno rosso (350-300 a.C.) (foto graziano tavan)

Una delle occasioni più tipiche che prevedeva il consumo di vino è il simposio (dal greco syn – pinein: bere insieme). Un momento conviviale e un’occasione di aggregazione per i membri dell’aristocrazia cittadina; qui il vino, cui erano riservati ricchi servizi da tavola – con alcuni pezzi di grande valore importati dalla Grecia – accompagnava le discussioni politiche, etiche e sociali, lo svolgimento di conversazioni colte, esibizioni sonore e poetiche che, talvolta, si trasformavano in situazioni di eccesso e sregolatezza. I commensali, indossando corone di edera e mirto, si distendevano sui letti disposti lungo le pareti della stanza e davano inizio al rituale conviviale: si purificavano le mani con acqua intiepidita e profumata, per poi cospargersi di unguenti. Si eleggeva quindi il simposiarca, colui che stabiliva le percentuali dell’acqua per la diluizione del vino e fissava le regole del convito, quali il numero dei brindisi, le modalità e le quantità delle bevute e il loro alternarsi ai canti e ai giochi. Al centro della sala veniva posizionato un grande contenitore, il cratere o lo stamnos, in cui Dioniso idealmente miscela il vino puro con l’acqua e altre sostanze (miele, spezie, essenze) e lo rende bevibile agli uomini. La copia di un cratere decorato a figure rosse e di una raffinata coppa di vino (kylix) sono esposte a Vinitaly 2026.

Capo Colonna (Kr). Riapre il museo Archeologico nazionale con un allestimento inedito

Il nuovo allestimento del museo Archeologico nazionale di Capo Colonna (Kr) (foto drm-cal)

L’attesa è finita. L’11 marzo 2026 riapre al pubblico il museo Archeologico nazionale di Capo Colonna, con un allestimento inedito che segna l’inizio di una nuova fase per la fruizione del patrimonio culturale del territorio. Non una semplice riapertura, ma un progetto di rinnovamento che integra ricerca scientifica, accessibilità e dialogo con il paesaggio, restituendo alla comunità un luogo simbolo della memoria storica della costa ionica. Il museo si presenta oggi con spazi ripensati, nuovi apparati informativi e didattici, sistemi potenziati di comunicazione e mediazione culturale, maggiore attenzione all’accessibilità fisica e cognitiva, alla sicurezza e alla qualità della visita. L’intervento rientra nel più ampio percorso di valorizzazione dei parchi archeologici di Crotone e Sibari, realizzato secondo le più recenti linee di indirizzo del ministero della Cultura in tema di inclusione e sostenibilità, grazie a significativi investimenti pubblici, tra cui le risorse del PNRR. L’11 marzo 2026 il museo apre straordinariamente al pubblico dalle 16.30 alle 22, offrendo ai visitatori l’opportunità di scoprire il nuovo percorso espositivo in una fascia oraria serale dedicata. La mattina, alle 12, è prevista invece la presentazione del nuovo allestimento riservata alla stampa. Con la riapertura viene così restituito al territorio un museo più accessibile e pienamente integrato con il paesaggio e con il Parco archeologico, rafforzando il dialogo tra ricerca, tutela e comunità e consolidando il ruolo del museo come spazio vivo di conoscenza e partecipazione.

 

Bologna. Al DiSCi il convegno, in presenza e on line, “Demetriaka. Gli scavi dell’università di Bologna del Thesmophorion di Locri Epizefiri” sui risultati raggiunti in due anni di ricerche nel santuario di Demetra dell’università di Bologna con la direzione di Filippo Demma

Campagna di scavo dell’università di Bologna al Thesmophorion di Locri Epizefiri (RC) (foto locri archaeological project)

Dal 2024 sono riprese le ricerche archeologiche per indagare i segreti del Thesmophorion, lo straordinario Santuario di Demetra a Locri Epizefiri. Il progetto è nato grazie alla collaborazione con la direzione regionale Musei Calabria e con la direzione scientifica di Filippo Demma, professore a contratto di Archeologia della Magna Grecia nella Scuola di Specializzazione. I finanziamenti del ministero della Cultura hanno consentito di bandire borse di studio per gli specializzandi e le specializzande e di sviluppare un progetto di indagini archeologiche della durata di due mesi nel settore sacro del tempio ionico di Marasà e area attigua di Parapezza. Con la Scuola di Specializzazione in Beni archeologici dell’università di Bologna e la direzione scientifica di Filippo Demma diversi sono stati i risultati raggiunti: mercoledì 18 febbraio 2026 viene presentato un aggiornamento sugli studi in corso. Appuntamento, alle 9.30, nell’aula Prodi del dipartimento di Storia Culture Civiltà dell’università di Bologna, nel complesso di San Giovanni in Monte, il convegno “Demetriaka. Gli scavi dell’università di Bologna del Thesmophorion di Locri Epizefiri”, in presenza e on line al link https://teams.microsoft.com/meet/33406538291888….

Campagna di scavo dell’università di Bologna al Thesmophorion di Locri Epizefiri (RC) (foto locri archaeological project)

Campagna di scavo dell’università di Bologna al Thesmophorion di Locri Epizefiri (RC) (foto locri archaeological project)

Programma. Alle 9.30, saluti istituzionali: Roberto Balzani, direttore del dipartimento di Storia Culture Civiltà dell’università di Bologna; Isabella Baldini, direttrice Scuola specializzazione in Beni archeologici UniBo; Gilberta Spreafico, soprintendente Abap per la città metropolitana di RC e VV; Elisabetta Govi, UniBo. Presentazione del numero 33 (2025) di “Ocnus. Quaderni della Scuola di Specializzazione in Beni Archeologici”. SESSIONE MATTUTINA. Introducono Fabrizio Sudano, direttore delegato della direzione regionale Musei Calabria; Filippo Demma, UniBo. Modera Fabrizio Sudano. Interventi: Valeria Parisi, “Il Thesmophorion di Locri: dal deposito delle cose povere alle domande dell’archeologia contemporanea”; Marco Pallonetti (parchi archeologici di Crotone e Sibari), “Novità del 2024: l’edificio B e l’area circostanze”; Helena Catania (parchi archeologici di Crotone e Sibari), “L’aggiornamento del 2025: inquadramento generale e il muro del temenos”; Giuliana Fichera (Scuola superiore Meridionale), “Area Sud: lo scavo dell’acciottolato”; Sara Balcon (drm-Calabria), Davide Giubileo (UniSa), “Aggiornamenti sul cosiddetto altare B tra indagini di archivio e nuove ricerche”; Ruben Latella (parchi archeologici di Crotone e Sibari), “L’edificio C: il contesto e i materiali”; Vincenzo Baldoni (UniBo), Davide Giubileo (UniSa), “Le prime fasi di frequentazione del Thesmophorion alla luce delle più recenti acquisizioni”. Lunch break. SESSIONE POMERIDIANA. Modera Isabella Baldini. Interventi, alle 15, Lavinio Lo Monaco (UniUrbino), “Prolegomena locresi: novità epigrafiche dal Thesmophorion”; Giuliana Fichera (Scuola superiore Meridionale), “I reperti metallici: nuovi dati e osservazioni”; Marco Pallonetti (parchi archeologici di Crotone e Sibari), “Le terrecotte architettoniche arcaiche del Thesmophorion: nuovi rinvenimenti e riletture”; Sara Balcon (drm-Calabria), “Note sulla coroplastica”; Davide Giubileo (UniSa), “Importazioni e produzioni locali. Alcune riflessioni”; Vincenzo Baldoni (UniBo), “Nuovi dati dai materiali del Thesmophorion: un primo bilancio”; Filippo Demma (UniBo), “Il Thesmophorion di Locri Epizefiri: spazio e tempo”; Isabella Baldini (Scuola specializzazione in Beni archeologici UniBo), Elena Trunfio (museo e parco archeologico nazionale di Locri Epizefiti), “Gli scavi dell’università di Bologna nella strategia di valorizzazione di Locri Epizefiri”; Luigi Callò (UniCt), Andrea Gennaro (Sabap-RC-VV), “Le fortificazioni di Locri. Un nuovo progetto di ricerca”.

 

Sibari (Cs). Al museo Archeologico nazionale della Sibaritide apre la mostra “70 anni con Italia Nostra. Città, cultura, natura e paesaggio” che racconta, con immagini e documenti, le battaglie che hanno cambiato il modo di pensare la tutela del nostro patrimonio

“Prima che Sibari fosse un grande parco archeologico, fu un’intuizione. Negli anni Trenta Umberto Zanotti Bianco scelse di scavare qui, dando voce a una città antica e a un’idea di tutela che univa cultura, paesaggio e comunità. Da quella stessa visione nasce Italia Nostra, e oggi – a settant’anni da quell’impegno – la sua storia torna a casa!”. Dopo l’esordio a Roma, arriva ai parchi archeologici di Crotone e Sibari la mostra “70 anni con Italia Nostra. Città, cultura, natura e paesaggio” per raccontare, attraverso una mostra di immagini e documenti, le battaglie che hanno cambiato il modo di pensare la tutela del nostro patrimonio. La mostra sarà inaugurata sabato 31 gennaio 2026, alle 18, al museo Archeologico nazionale della Sibaritide, e sarà visitabile fino al 28 febbraio 2026. Intervengono Filippo Demma, direttore dei parchi archeologici di Crotone e Sibari; Edoardo Croci, presidente nazionale di Italia Nostra; Maurizio Di Stefano, presidente di Icomos Italia; Paola Aurino, soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per la provincia di Cosenza; Angelo Malatacca, consigliere nazionale di Italia Nostra. Modera Maria Olivito, ufficio stampa dei parchi archeologici di Crotone e Sibari. Successivamente sarà ospitata al museo Archeologico nazionale di Crotone, rafforzando il dialogo culturale tra i due poli che costituiscono il sistema integrato dei parchi archeologici di Crotone e Sibari. . Il percorso espositivo presenta materiali visivi e documentari che raccontano alcune delle principali sfide affrontate nel tempo per la salvaguardia di città, paesaggi, beni culturali e ambienti naturali, offrendo al pubblico una lettura accessibile e articolata di temi ancora oggi di grande attualità. Testi e curatela scientifica sono di Michele Campisi, con la collaborazione di Maria Rosaria Iacono, consigliera nazionale di Italia Nostra, e Luca Carra, presidente di Italia Nostra Milano Nord. La grafica è a cura di Dafne Cola. L’esposizione si è avvalsa del patrocinio di Aeroporti di Roma, BrianzAcque, parco regionale Appia Antica, Municipio Roma VIII e Roma I, Rai Cultura (Media Partner). L’esposizione al museo Archeologico nazionale della Sibaritide è realizzata con il patrocinio di parchi archeologici di Crotone e Sibari; Ordine degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti, Conservatori di Cosenza; ICOMOS Italia.

Filippo Demma, direttore dei parchi archeologici di Sibari e Crotone (foto drm-calabria)

“L’arrivo della mostra di Italia Nostra nei parchi archeologici di Crotone e Sibari”, afferma Filippo Demma, direttore dei parchi archeologici di Crotone e Sibari, “si inserisce pienamente nella visione del ministero della Cultura di una tutela attiva e partecipata del patrimonio. Si tratta di molto più di un passaggio espositivo: è un momento di incontro tra una lunga tradizione di impegno civile e un patrimonio archeologico e paesaggistico che racconta secoli di storia mediterranea. La scelta di Sibari e Crotone come prime tappe dopo Roma non è casuale: questi territori incarnano in modo esemplare il rapporto tra memoria, paesaggio e comunità e invitano a riflettere sul senso pubblico della conservazione. Per non parlare della circostanza storica che Italia Nostra ed il Parco di Sibari sono uniti dalla figura di Umberto Zanotti Bianco, lo scopritore della città antica, la cui attività culturale ha illuminato la piana a partire dagli anni ’30 e per tutto il secondo dopo guerra. Ospitare questa iniziativa significa ribadire che la tutela non è solo protezione del passato, ma produzione di conoscenza, identità e responsabilità condivisa verso le generazioni future, in un dialogo virtuoso tra istituzioni e cittadinanza attiva”.

Sibari (Cs). Per “I Giovedì del Direttore”, in presenza e on line, l’incontro “(Noi e) Gli altri: Un dialogo (ancora) aperto. Dopo quasi 3.000 anni”: Filippo Demma dialoga con il prof. Fabrizio Mollo e il gruppo di ricerca dei Parchi

Chi erano gli uomini che abitavano le terre calabre nel momento in cui i coloni greci raggiunsero le rive della Sibaritide? E in che modo l’interazione tra culture diverse ha plasmato il panorama storico della Calabria antica? Se ne parla nell’incontro “(Noi e) Gli altri: Un dialogo (ancora) aperto. Dopo quasi 3.000 anni”, giovedì 8 gennaio 2026, alle 18, al Punto Ristoro (Catasta) del parco archeologico di Sibari (Cs), nuovo appuntamento de “I Giovedì del Direttore” in cui si propone un dialogo corale, aperto a tutti, una sorta di Simposio sibarita, al quale si potrà sedere portando tutta la propria curiosità. Il prof. Fabrizio Mollo dialoga con il gruppo di ricerca dei parchi archeologici di Crotone e Sibari. Introduce e modera il direttore Filippo Demma. Diretta sul canale YouTube dei Parchi al seguente link: https://youtube.com/live/Oofh6bll320?feature=share. Al centro dell’incontro ci sarà il saggio del professor Fabrizio Mollo “Gli Altri. Le popolazioni non greche della Calabria antica (IX-III sec. a.C.)”. Un testo fondamentale per analizzare la società Enotria ed il suo ruolo nel complesso mosaico del Mediterraneo pre-romano.

Filippo Demma, direttore dei parchi archeologici di Sibari e Crotone (foto drm-calabria)

“Il ruolo del simposiarca”, spiegano al Parco, “se l’è preso il direttore Filippo Demma – del resto, lo sappiamo, i Giovedì sono i suoi – e a tavola con lui ci saremo tutti Noi, gli archeologi del gruppo di ricerca dei Parchi, per animare il confronto con l’Autore, e superare le narrazioni lineari che hanno fino a poco fa dominato la ricerca scientifica, approfondire le modalità di scambio tra realtà diverse, leggere e interpretare i segni materiali/immateriali di una convivenza articolata. Ospite graditissimo il pubblico, che potrà partecipare alla discussione aperta, ponendo domande, ma anche proponendo idee e argomenti. Special guests: Damiano Pisarra, soprintendenza Archeologica Belle arti e Paesaggio di Cosenza; Carmelo Colelli, direttore del parco e museo archeologico nazionale della Siritide di Policoro; Vincenzo Cracolici, direttore del parco e museo archeologico nazionale di Metaponto. Perché in fondo questi “Altri” siamo un po’ anche Noi, noi tutti. Quel che siamo oggi, come Italiani e Calabresi, inizia a prendere forma nel momento in cui quel contatto avviene; perché la nostra identità, come tutte le identità, nasce da numerose ibridazioni, è frutto degli incontri con tutti gli Altri con i quali, nel corso di una storia millenaria, ci siamo trovati a condividere spazio e tempo, con cui ci siamo scontrati e incontrati, che nell’incontro ci hanno cambiati e che incontrando, abbiamo cambiato. Esattamente come avvenne quasi tremila anni fa tra Enotri e Greci (e poi, tra Greci e Romani, e poi tra Romani e “Barbari” e poi…). Parleremo quindi di Enotri, di Greci, di fondazioni e conquiste. Ma, soprattutto parleremo di Noi. Trattandosi di un simposio, non potranno mancare il cibo e il vino, quelli del nostro partner gastronomico, Catasta Pollino”.

Copertina del libro “Gli Altri. Le popolazioni non greche della Calabria antica (IX-III sec. a.C.)” di Fabrizio Mollo

Gli Altri. Le popolazioni non greche della Calabria antica (IX-III sec. a.C.) (Rubettino editore). Il libro esamina il complesso rapporto e le interazioni tra Greci e popolazioni indigene e italiche, gli Altri, nella Calabria antica tra IX e III sec. a.C. attraverso fonti letterarie, origini mitiche e documentazione archeologica. Dalla colonizzazione greca, passando per la crisi delle poleis e la fine di Sibari, sino all’arrivo di Lucani e Brettii, alla guerra annibalica e all’affermazione di Roma il Bruzio dimostrerà la sua centralità culturale, economica e politica nel Mediterraneo. L’identità culturale della Calabria antica sarà ricostruita attraverso l’etnografia e gli aspetti socio-antropologici, le cui conoscenze approfondite potranno contribuire a superare la percezione di debolezza e minorità dei Calabresi, spesso frutto di retaggi culturali e condizionamenti ambientali.

Epifania a Le Castella (Kr): percorso di visita alla scoperta di uno dei luoghi simbolo della costa ionica calabrese

Alla scoperta di Le Castella (Kr). Il 6 gennaio 2026, alle 11, alla fortezza di Le Castella percorso di visita alla scoperta di uno dei luoghi simbolo della costa ionica calabrese. Un percorso accompagnato tra storia e paesaggio, per conoscere da vicino il passato del sito e il suo ruolo strategico nel corso dei secoli, immersi in uno scenario di grande fascino.

Sibari (Cs). Al parco archeologico, per il ciclo “I Giovedì del Direttore”, l’incontro “Scusi, da che parte per Sibari e Thurii?” con Filippo Demma in dialogo con gli archeologi Raffaele Palma, Marco Pallonetti e Damiano Pisarra. E brindisi finale

Si sono appena conclusi gli scavi all’emiciclo-teatro di Parco del Cavallo, nel parco archeologico di Sibari (Cs) e i primi esiti delle ricerche vengono condivise fin da subito con un racconto delle novità emerse e del loro significato per la storia di Sybaris e Thurii. Giovedì 18 dicembre 2025, alle 18, 18 all’area di ristoro di Catasta al parco archeologico di Sibari, per la rassegna “I Giovedì del Direttore”, l’incontro “Scusi da che parte per Sibari e Thurii?” verrà dedicato alla presentazione preliminare dei risultati: si parlerà delle interessantissime novità, verranno mostrati dal vivo i materiali più importanti e si capirà come si inseriscono, modificandolo, nel quadro più ampio della storia degli insediamenti di Sybaris e Thrurii e della loro localizzazione. Il direttore Filippo Demma dialogherà con gli archeologi Raffaele Palma e Marco Pallonetti, responsabili delle indagini sul campo; special guest dell’incontro Damiano Pisarra, funzionario della soprintendenza ABAP di Cosenza, che offrirà un aggiornamento sulle ricerche in corso e ritrovamenti nel territorio di Turi. Concluderà il direttore con “Seriamente, dov’erano Sibari e Thurii?”, affrontando il tema della localizzazione delle due antiche città, che i nuovi scavi chiariscono definitivamente. La serata sarà accompagnata dalle specialità di Campana – pizza in teglia e Catasta, e si concluderà con un brindisi e gli auguri di buone feste.

“Archeologia del femminicidio”: tre incontri promossi dai parchi archeologici di Crotone e Sibari e ai musei nazionali di Matera per preparare e celebrare, tra Sibari (Cs) e Matera, la Giornata contro la violenza sulle donne. Ecco il programma

“Archeologia del femminicidio”: tre incontri promossi dai parchi archeologici di Crotone e Sibari e ai musei nazionali di Matera, tre tappe di avvicinamento per arrivare preparati al 25 novembre Giornata internazionale contro la violenza sulle donne. “Celebriamo la Giornata contro la violenza sulle donne – spiega Filippo Demma, direttore dei parchi archeologici di Crotone e Sibari – con una serie di appuntamenti tra Calabria e Basilicata, uniti da un unico filo conduttore: riflettere, attraverso l’archeologia e la storia dell’arte, sul ruolo e sulla rappresentazione della donna nel passato per comprendere meglio il presente. Tre luoghi, un dialogo comune fatto di cultura, memoria e consapevolezza.

Il 20 novembre 2025, per i Giovedì del Direttore, al punto ristoro del parco archeologico di Sibari, alle 17, il direttore Filippo Demma ed Elisa Mancini, archeologa responsabile del museo Archeologico nazionale “D. Ridola” di Matera, terranno un talk sul tema: “Archeologia del femminicidio: l’Antica Roma”. Il talk “L’archeologia del femminicidio: l’antica Roma” verrà ripreso il 21 novembre 2025 dai musei nazionali di Matera in Sala conferenze di Palazzo Lanfranchi, alle 20:30. A seguire, tra le sale di Palazzo Lanfranchi, ci saranno visite guidate a cura del personale dei Musei sul tema “Soggetti al femminile”, sorprendenti biografie di sante martiri, per scoprire quanto il tema sia presente nella storia dell’arte e come sia stato trattato nei secoli scorsi dagli artisti, quasi sempre uomini”.

Il 25 novembre 2025, dalle 17alle 19, gli archeologi dei parchi di Crotone e Sibari, insieme agli archeologi dei musei nazionali di Matera, accompagneranno il pubblico in un percorso corale tra archeologia e memoria: dalle collezioni della Magna Grecia, che raccontano il ruolo e la rappresentazione della donna nel mondo antico, fino ai reperti archeologici ed etnografici esposti nella sede temporanea del Museo Ridola di Matera, dove il racconto si estende alla condizione femminile nella prima metà del Novecento.

Si comincia dunque il 20 novembre 2025 al punto ristoro Catasta del parco archeologico di Sibari (Cs), alle 17, con l’appuntamento “il Giovedì del Direttore”, un momento di incontro e riflessione che questa volta – e non a caso – sarà dedicato a un tema forte: “Il femminicidio nella Roma antica”. Partendo dai racconti degli antichi storici, dalle iscrizioni e dalle testimonianze archeologiche, si getterà uno sguardo sulle radici lontane della violenza di genere, raccontando storie e situazioni che, pur appartenendo al passato, parlano ancora al presente. Apronia, Ponzia, Annia Regilla, Messalina, ma anche le altre, meno in vista, delle quali ignoriamo i nomi, ma conosciamo le condizioni di vita, spesso esposte al rischio di violenza e di silenzio. A guidare i partecipanti in questo viaggio nel tempo saranno Filippo Demma, direttore dei parchi archeologici di Crotone e Sibari, ed Elisa Mancini, funzionaria archeologa dei musei nazionali di Matera, insieme ad Antonio Gioiello, presidente dell’associazione Mondiversi ETS. Un incontro per capire come conoscere il passato possa aiutarci a capire il presente e a costruire un futuro davvero libero dalla violenza. Ad accogliere gli ospiti sarà Catasta, cuore pulsante dell’ospitalità del Parco, con un aperitivo speciale che celebra i sapori del territorio per un momento di condivisione autentica.