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Siracusa. Al museo Archeologico regionale “Paolo Orsi” apre la mostra “Castelluccio. Ambiente, commercio e simboli nella Sicilia Sud Orientale” con reperti provenienti dagli scavi dell’abitato di Castelluccio di Noto, il sito più importante in Sicilia nel Bronzo antico (scavato proprio da Paolo Orsi), esposti per la prima volta affiancati da reperti coevi da Eolie, Puglia e Malta

La necropoli di Castelluccio di Noto, sito archeologico dell’Età del Bronzo antico siciliano

Sabato 18 dicembre 2021, alle 17, al museo Archeologico regionale “Paolo Orsi” di Siracusa apre la mostra “Castelluccio. Ambiente, commercio e simboli nella Sicilia Sud Orientale” dove sono esposti per la prima volta reperti provenienti dagli scavi dell’abitato del sito più importante in Sicilia nel Bronzo antico. Parliamo di Castelluccio di Noto, sito archeologico localizzato in provincia di Siracusa, tra i comuni di Noto e Palazzolo Acreide e che ha dato il nome all’omonima cultura di Castelluccio. Il sito venne localizzato dall’archeologo Paolo Orsi che lo datò tra il XIX ed il XV secolo a.C. e, pertanto, alla prima età del Bronzo siciliana. Gli studiosi hanno individuato il piano dell’abitato, posto su uno sperone roccioso, una sorta di acropoli fortificata e, la necropoli. La necropoli consta di oltre 200 tombe a grotticella artificiale, scavate nelle pareti ripide della vicina cava della Signora. La più monumentale è la cosiddetta “Tomba del Principe” con un prospetto costituito da quattro finti pilastri. Dal sito vengono numerosissimi materiali ceramici, oggi esposti al museo archeologico “Paolo Orsi” di Siracusa, oltre a reperti in bronzo e due famosissimi portelli tombali con incisi simboli spiraliformi.

Locandina della mostra “Castelluccio. Ambiente, commercio e simboli nelle Sicilia Sud Orientale” al museo Archeologico regionale “Paolo Orsi” di Siracusa dal 18 dicembre 2021 al 28 febbraio 2022

La mostra “Castelluccio. Ambiente, commercio e simboli nelle Sicilia Sud Orientale”, dal 18 di­cem­bre 2021 al 28 feb­bra­io 2022, suddivisa in sette sezioni, è arricchita da reperti della cultura di capo Graziano concessi in prestito dal parco archeologico delle Isole Eolie. Uno spazio avrà la necropoli di contrada Travana a Buccheri e, infine, si potranno ammirare gli ossi a globuli ritrovati a Malta e in Puglia, grazie alla collaborazione con il parco archeologico di Leontinoi, il national museum of Archaeology di Malta e il museo Archeologico nazionale di Altamura. La mostra offre uno spac­ca­to del­le con­di­zio­ni di vita di più di 3500 anni fa gra­zie alle ri­ve­la­zio­ni for­ni­te dal­le mo­der­ne ana­li­si con­dot­te ne­gli ul­ti­mi anni sui re­per­ti fau­ni­sti­ci, gli stu­di sui car­bo­ni e sui re­si­dui or­ga­ni­ci so­prav­vis­su­ti al­l’in­ter­no dei vasi che han­no per­mes­so di ri­co­strui­re l’am­bien­te, la fau­na e la me­to­do­lo­gia di co­stru­zio­ne del­le ca­pan­ne. Nu­me­ro­si i re­per­ti che sa­ran­no espo­sti, an­che se il pez­zo più in­te­res­san­te è un gran­de pi­thos, ri­com­po­sto da cen­ti­na­ia di fram­men­ti dopo un ac­cu­ra­to la­vo­ro di re­stau­ro. Il vaso, pro­ve­nien­te pro­prio da ­Ca­stel­luc­cio, in ori­gi­ne, con­te­ne­va olio d’o­li­va, e rap­pre­sen­ta la te­sti­mo­nian­za più an­ti­ca in Si­ci­lia e in Ita­lia del­la col­ti­va­zio­ne del­l’u­li­vo. “Le sco­per­te ar­cheo­lo­gi­che ci con­se­gna­no ogni gior­no nuo­ve ri­ve­la­zio­ni sul­la sto­ria del­la no­stra “, sot­to­li­nea l’as­ses­so­re re­gio­na­le dei Beni cul­tu­ra­li del­l’I­den­ti­tà si­ci­lia­na Al­ber­to Sa­mo­nà, “so­prat­tut­to re­la­ti­va­men­te alle fasi più an­ti­che. Un im­pe­gno, quel­lo del po­ten­zia­men­to del­la ri­cer­ca ar­cheo­lo­gi­ca, sul qua­le sia­mo co­stan­te­men­te pro­iet­ta­ti nel­la con­sa­pe­vo­lez­za che le pa­gi­ne del­la no­stra sto­ria sono il pa­tri­mo­nio più si­gni­fi­ca­ti­vo che pos­se­dia­mo, sia in ter­mi­ni col­le­ga­men­ti con gli stu­dio­si di tut­to il mon­do che di at­trat­ti­vi­tà ver­so quan­ti ogni anno scel­go­no la Si­ci­lia come meta del­le loro va­can­ze”.

Uno dei portelli tombali dai rilievi enigmatici provenienti da Castelluccio di Noto

La mo­stra è un’oc­ca­sio­ne per pre­sen­ta­re al gran­de pub­bli­co re­per­ti, fi­no­ra ine­di­ti, pro­ve­nien­ti sia dal­lo sca­vo del­l’a­bi­ta­to ef­fet­tua­to da Giu­sep­pe Voza tra il 1989 e il 1993, che da al­tri siti con­tem­po­ra­nei del­la Si­ci­lia e del­le iso­le Eo­lie. Dopo gli sca­vi nel­la ne­cro­po­li ef­fet­tua­ti da Pao­lo Orsi alla fine del­l’Ot­to­cen­to, il sito è ri­sul­ta­to uno tra i più in­te­res­san­ti in Si­ci­lia, tan­to che Lui­gi Ber­na­bò Brea die­de il nome di “fase di Ca­stel­luc­cio” al pe­rio­do del Bron­zo An­ti­co si­ci­lia­no, che da­tia­mo tra la fine del III e l’i­ni­zio del II mil­len­nio a.C. È da Ca­stel­luc­cio che pro­ven­go­no i fa­mo­si por­tel­li tom­ba­li con mo­ti­vi de­co­ra­ti­vi a bas­so­ri­lie­vo in­ter­pre­ta­ti come la sti­liz­za­zio­ne del­l’at­to ses­sua­le e, an­co­ra, gli ossi a glo­bu­li, enig­ma­ti­ci og­get­ti dal­l’in­cer­ta fun­zio­ne pre­zio­sa­men­te de­co­ra­ti ad in­ci­sio­ne, ri­tro­va­ti an­che in Gre­cia, a Tro­ia, a Mal­ta e in Pu­glia (que­sti ul­ti­mi due giun­gono a Si­ra­cu­sa per la pri­ma vol­ta in pre­sti­to tem­po­ra­neo).

Paolo Orsi, Federico Halbherr e un “capitello cretese”: ultima visita guidata al museo della Città di Rovereto per il quarto episodio della mostra “Sette storie per un Museo” per i 170 anni del Museo civico: un capitello cretese dalla storia straordinaria, due grandi archeologi e un podcast

Barbara Maurina davanti al capitello cretese in una visita guidata al museo della Città di Rovereto (foto fmcr)

Lo si può vedere in una vetrina del Museo della Città di Rovereto: è un capitello decorativo cretese, finemente scolpito con foglie d’Acanto spinoso, in marmo proconnesio (una varietà proveniente dall’Isola di Proconneso nel Mar di Marmara). Ma cosa ci fa un capitello cretese al Museo della Città di Rovereto? Ne parlerà di sicuro Barbara Maurina della Fondazione Museo Civico di Rovereto domenica 24 ottobre 2021 alle 16.30, nell’ultima visita guidata a Paolo Orsi, Federico Halbherr e un “capitello cretese”, quarto appuntamento di “Sette storie per un Museo”, la mostra a tappe dedicata ai 170 anni del Museo cittadino, nel quale sono protagonisti due grandi archeologi roveretani, Federico Halbherr e Paolo Orsi, che, pur avendo svolto gran parte della loro attività al di fuori della regione, questi grandi uomini non dimenticarono mai la loro terra natale, che conserva e valorizza documenti e reperti straordinari da loro donati o a loro legati.

Il capitello cretese esposto in una vetrina del museo della Città di Rovereto (foto fmcr)

Il capitello cretese di una lesena è legato proprio ai due archeologi roveretani di fama mondiale, ma anche grandi amici, Paolo Orsi e Federico Halbherr, in onore del quale arriva in dono il capitello, dagli scavi della stele di Gortyna, l’eccezionale scoperta di Halbherr a Creta. Alla morte di Halbherr, come si evince dallo studio sull’inedito epistolario di Paolo Orsi, a cura di Barbara Maurina e Maurizio Battisti, fu proprio Orsi che si adoperò presso le autorità greche perché il monumento funebre di Halbherr fosse impreziosito con un reperto originale da Creta. In realtà Orsi avrebbe chiesto una statua, ma le autorità greche optarono per un capitello che, comunque, non finì mai a far parte del monumento funebre di Halbherr e approdò grazie a Orsi a Rovereto, dove ora fa parte delle collezioni della Fondazione Museo Civico di Rovereto. Di questo e molto altro parla il nuovo episodio del podcast “Paolo Orsi, Federico Halbherr e un “capitello cretese” narrato dall’attore Nicola Sordo, con le voci degli archeologi Barbara Maurina, responsabile della sezione Archeologia del Museo e Maurizio Battisti, che da tempo studia l’epistolario Orsi. Il podcast si potrà ascoltare sulle principali piattaforme come Spreaker, Spotify, Google Podcasts, Apple Podcasts, Podcast Addict, oppure dal sito web del museo.

“Paolo Orsi, archeologo e uomo: la corrispondenza, gli archivi, le idee”: a Rovereto una giornata di studi con i massimi esperti sulle orme del grande archeologo dal Trentino alla Magna Grecia, in Calabria e Sicilia. Convegno in presenza al museo civico (con Green Pass) e on line

L’archeologo roveretano Paolo Orsi “protagonista” della giornata di studi al museo civico di Rovereto
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Locandina de “I venerdì dell’archeologia” 2021 a Rovereto

Da Rovereto alla Magna Grecia, in Calabria e Sicilia, sulle orme di Paolo Orsi. Rovereto dedica una giornata di studi per scoprire il grande archeologo roveretano Paolo Orsi, un convegno aperto al pubblico insieme ai massimi esperti da tutta Italia. Appuntamento venerdì 22 ottobre 2021, dalle 9 alle 18.30, in sala convegni F. Zeni del museo di Scienze e Archeologia in Borgo Santa Caterina 41 a Rovereto, con “Paolo Orsi, archeologo e uomo: la corrispondenza, gli archivi, le idee”, giornata di studi per il ciclo di incontri “I venerdì dell’archeologia” a cura di Barbara Maurina della Fondazione Museo Civico di Rovereto. La partecipazione al convegno è libera e gratuita, senza prenotazione. Green Pass obbligatorio. L’attività è riconosciuta ai fini dell’aggiornamento degli insegnanti. La partecipazione vale inoltre come credito formativo per studenti della scuola secondaria di secondo grado. Sarà possibile anche seguire l’evento in diretta online sul canale YouTube della Fondazione MCR. 

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L’archeologo roveretano Paolo Orsi (foto fmcr)

L’archeologo Paolo Orsi è uno dei personaggi della cultura roveretana più grandi e forse meno celebrati in terra trentina. Dopo gli studi a Vienna, Padova e Roma e gli anni giovanili in cui ha scavato siti preistorici nella terra d’origine, la Busa dell’Adamo sopra a Lizzana o il Colombo di Mori, ha svolto praticamente tutta la sua entusiasmante carriera fatta di studi e di scoperte eccezionali nelle regioni della Magna Grecia, in Calabria e in Sicilia dove è stato Soprintendente ai beni archeologici, regioni che ha battuto palmo a palmo con un metodo innovativo che gli derivava anche dalla sua antica passione per le passeggiate e le esplorazioni sul territorio (era socio della SAT), e che è diventato un’ispirazione per i futuri archeologi di tutto il mondo.  

L’archeologo Paolo Orsi raccoglie appunti seduto su un capitello del tempio di Apollo Aleo, appena scoperto a Punta Alice nel Crotonese (foto fmcr)
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La sede del museo civico di Rovereto – museo di Scienze e Archeologia (foto fmcr)

Organizzata dalla Fondazione Museo Civico di Rovereto a cura di Barbara Maurina, conservatrice della sezione di archeologia del Museo, la giornata di studi pone il focus su alcuni aspetti inediti o poco esplorati del suo lavoro sul campo, dei suoi metodi di ricerca, delle sue idee e dell’eredità che il suo lavoro rappresenta per noi oggi. Durante il convegno Barbara Maurina e Maurizio Battisti, archeologi del Museo, illustreranno le scoperte e le novità emerse dallo studio delle lettere di Paolo Orsi, ben 7843 documenti, acquisiti dalla Fondazione Museo Civico di Rovereto nel 2013 e ora inventariati, schedati e liberamente consultabili online, lavoro condotto con il sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Trento e Rovereto. Saranno presenti a Rovereto per esplorare queste tematiche i principali studiosi italiani di Paolo Orsi in rappresentanza delle Istituzioni che hanno conosciuto maggiormente da vicino il lavoro dell’archeologo roveretano. Tra questi Franco Nicolis e Franco Marzatico della soprintendenza per i Beni culturali – Provincia Autonoma di Trento. Per la Sicilia, Anita Crispino e Giuseppina Monterosso del parco archeologico e paesaggistico di Siracusa, Eloro, Villa del Tellaro e Akrai, e Maria Concetta Parello del parco Archeologico e Paesaggistico della Valle dei Templi. Concludono la giornata gli interventi di Carmelo Malacrino del museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria e Maurizio Paoletti dell’università della Calabria.

Locandina della giornata di studi “Paolo Orsi, archeologo e uomo: la corrispondenza, gli archivi, le idee” a Rovereto

Il programma. Alle 9, saluti istituzionali e apertura dei lavori; 10, Franco Marzatico (soprintendenza per i Beni Culturali Provincia autonoma di Trento), su “Paolo Orsi e le radici identitarie”; 10.30, Franco Nicolis (soprintendenza Provincia di Trento) su “Nato per scavare: Paolo Orsi e le ricerche giovanili in Trentino”; 11.15, Barbara Maurina e Maurizio Battisti (Fondazione Museo Civico di Rovereto) su “Pagine inedite di storia. l’epistolario orsi della Fondazione Museo Civico Di Rovereto”; 12, discussione; 12.30, pausa pranzo; 14.30, Annaluisa Pedrotti (università di Trento) su “Il “neolitico” di Paolo Orsi”; 15, Anita Crispino (parco archeologico e paesaggistico di Siracusa, Eloro, Villa del Tellaro e Akrai) su “Dal naufragio della mia corrispondenza”: l’epistolario di Paolo Orsi conservato al museo di Siracusa e il suo riordino”; 15.30, Giuseppina Monterosso (parco archeologico di Siracusa) su “Paolo Orsi e la “Repubblica Di Catania”; 16, Maria Concetta Parello (parco archeologico e paesaggistico della Valle dei Templi di Agrigento) su “L’archeologia a Girgenti negli anni di Paolo Orsi”; 17, Maurizio Paoletti (università della Calabria) su “Paolo Orsi e la Calabria: tra ricerca e tutela”; 17.30, Carmelo Malacrino (museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria) su “Scavi e scoperte a Reggio Calabria nei taccuini di Paolo Orsi”; 18, discussione e chiusura dei lavori. Al termine del convegno, per chi lo desidera, è prevista una breve visita alla Sala Paolo Orsi con l’artista Osvaldo Maffei.

La 32.ma Rassegna internazionale del cinema archeologico di Rovereto diventa sezione del 1° RAM (Rovereto Archeologia Memorie) Film Festival. La città diventa protagonista. Dai temi archeologici alla tutela e valorizzazione del patrimonio culturale e a nuovi stili comunicativi come l’animazione

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Gli elementi estratti dai reperti di antiche civiltà per dare forma al logo del RAM film festival di Rovereto (foto f

Prendi l’’occhio di Horus (che rappresenta anche lo sguardo del cinema), aggiungici il profilo delle maschere azteche e combinalo con quello dei Moai dell’Isola di Pasqua. Risultato? Il logo del “nuovo” festival della Fondazione Museo Civico di Rovereto: RAM film festival, cioè Rovereto – Archeologia – Memorie film festival. Il nuovo logo è stato studiato, interpretando gli input dello staff del Festival, dall’agenzia di comunicazione Archimede di Trento, un logo modernissimo ma ispirato a grandi civiltà antiche. Nuovo nel nome e in parte nei contenuti perché la “storica” Rassegna internazionale del cinema archeologico di Rovereto, dopo aver rappresentato per più di trent’anni il punto di riferimento nazionale della miglior produzione documentaristica sulla ricerca e la divulgazione archeologica, non va in “pensione” ma viene inglobata nel rinnovato festival roveretano – diventandone una sezione – previsto su 5 giornate, da mercoledì 13 ottobre a domenica 17 ottobre 2021, al teatro Riccardo Zandonai di Rovereto, con eventi al museo della Città della Fondazione Museo Civico di Rovereto, e in altri spazi di rilievo culturale sul territorio. È comunque prevista la diffusione dei contenuti anche attraverso piattaforma digitale, sulla quale potrebbero essere inseriti anche webinar e workshop. Partner editoriali nazionali in grado di amplificare l’attività della kermesse sono National Geographic e la rivista Archeo.

rovereto_ram-film-festival_logo-colori_foto-fmcr.jpg.pngNel 2021, dopo 31 fortunate edizioni, la formula del tradizionale festival documentaristico roveretano autunnale “Rassegna Internazionale del Cinema Archeologico” della Fondazione Museo Civico si rinnova dunque allargando i temi archeologici alla più ampia tematica della tutela e valorizzazione del patrimonio culturale sia materiale che immateriale e su nuovi stili comunicativi come l’animazione. Il focus si amplia sulla città ospitante, che diventa protagonista della manifestazione. La memoria RAM è universalmente conosciuta in informatica ed elettronica come la memoria operativa del computer. Analogamente anche il RAM film festival si pone come una memoria fattiva, uno strumento per la conservazione e valorizzazione attiva, attraverso il cinema documentario e la voce di esperti e testimonial, di ciò che non deve essere dimenticato, il patrimonio dell’umanità.

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Isabella Bossi Fedrigotti, presidente comitato scientifico RAM film festival

Il 1° RAM film festival (con la 32.ma rassegna internazionale del cinema archeologico) è organizzato dalla Fondazione Museo Civico di Rovereto, con il sostegno del Comune di Rovereto, della Provincia Autonoma di Trento e della Fondazione Caritro, con il patrocinio del Ministero per i Beni e  le Attività Culturali e del Ministero degli Esteri. Novità di questa edizione, con l’ampliamento degli ambiti di narrazione del patrimonio, è anche la nascita di un prestigioso comitato scientifico, presieduto da Isabella Bossi Fedrigotti, giornalista e scrittrice, roveretana di nascita, che vive a Milano dove scrive per il Corriere della Sera. Gli altri componenti sono: Barbara Maurina, archeologa classica, dal 1999 conservatrice della Sezione Archeologia della Fondazione Museo Civico di Rovereto; Andrea Artusi, disegnatore e sceneggiatore, veneziano classe 1964; Duccio Canestrini, antropologo, roveretano, insegna Sociologia e antropologia del turismo al Campus di Lucca (Università di Pisa).

Il teatro Zandonai di Rovereto dove si tengono le proiezioni dei film della Rassegna internazionale del Cinema archeologico (foto fmcr)

“La Fondazione Museo Civico ha intrapreso in questi anni un percorso di rinnovamento su tutti i fronti, tenendo saldi i principi e le competenze che da sempre la contraddistinguono”, dichiara Giovanni Laezza, presidente della Fondazione. “Anche la Rassegna del Cinema Archeologico, dopo più di trent’anni di successi, cambia pelle e rivede identità, nome e contenuti, intraprendendo un coraggioso percorso di autoanalisi e di innovazione, interpretando gli input che ci arrivano dal contesto attuale, dagli autori e anche dal pubblico. Innovazione anche sul format, che si apre ancora di più alla città, con nuove sinergie e collaborazioni, che si aggiungono a quelle consolidate, nazionali e internazionali. Nuovissimo anche il Comitato scientifico, di cui vado particolarmente fiero, presieduto da Isabella Bossi Fedrigotti, con l’archeologa del Museo Barbara Maurina, l’antropologo Duccio Canestrini e  lo sceneggiatore, fumettista e animatore Andrea Artusi. Il programma sarà una sorpresa, che a breve sveleremo. Lo staff è al lavoro”.

rovereto_ram-film-festival_logo-BN_foto-fmcr.jpg“La Rassegna del Cinema Archeologico di Rovereto ha tracciato un percorso lungo oltre trent’anni, ispirato dal desiderio di valorizzare il contributo dato dalla città alla storia dell’archeologia, grazie ad alcuni suoi concittadini illustri come Paolo Orsi e Federico Halbherr, ricercatori e viaggiatori riconosciuti a livello internazionale”, sottolinea l’assessore Micol Cossali, che con il Comune di Rovereto sostiene da vicino l’iniziativa RAM Film Festival, “raccoglie questa eredità e la rilancia ampliando i suoi interessi per la storia dei popoli, del loro modo di vivere e di pensare, e scommettendo sul coinvolgimento di un nuovo pubblico con particolare attenzione alle generazioni più giovani. Il nuovo nome racconta in modo efficace questo importante progetto, radicato nel tempo e rivolto al futuro, alla scoperta delle molteplici tracce lasciate da un’umanità in continua trasformazione”.

XVII Festival del cinema archeologico di Agrigento: al film “La meravigliosa avventura” il premio del pubblico, al film “Reopening Colosseum” il premio della giuria

Il Festival del cinema archeologico di Agrigento nella suggestiva del Tempio di Giunone nella Valle dei Templi (foto parco valle dei templi)

La “meravigliosa avventura” dell’archeologo trentino Paolo Orsi ha vinto il premio del pubblico ad Agrigento, nella XVII edizione del Festival del cinema archeologico,  svoltasi dal 15 al 17 luglio 2021 nella suggestiva cornice del Tempio di Giunone. Il film “Paolo Orsi. La meravigliosa avventura” è stato prodotto nel 2019/2020 in occasione dei 30 anni della Rassegna Internazionale del Cinema Archeologico dedicata a Orsi dalla Fondazione Museo Civico di Rovereto con Filmwork di Trento, in collaborazione con SAT e Museo Storico del Trentino, e con il sostegno di Fondazione Caritro, Itas Mutua e Gruppo Cassa Centrale.

Il premio della giuria del Festival agrigentino, organizzato in collaborazione con la Fondazione Museo Civico di Rovereto, è andato al film “Reopening Colosseum”, di Luca Lancise e Davide Morabito, prodotto dal parco archeologico del Colosseo (vedi “Reopening Colosseum. Il Colosseo in quarantena”: evento clou della Rassegna internazionale del Cinema archeologico di Rovereto. I protagonisti hanno spiegato quei tre mesi vissuti nel silenzio a curare il gigante fragile, e come è nato il progetto di narrare questa avventura unica. Poi le immagini hanno rapito il pubblico | archeologiavocidalpassato).

La 30.ma rassegna internazionale del Cinema archeologico di Rovereto è stata dedicata all’archeologo roveretano nel 160.mo dalla nascita. Premiere del film “Paolo Orsi. La meravigliosa avventura” (foto fmcr)

La figura del celebre archeologo originario della Città della Quercia, il cui lavoro si concentrò in Calabria e Sicilia, con le straordinarie scoperte conquistate in anni di lavoro puntuale, rigoroso, instancabile, è ripercorsa nel film dal regista Andrea Andreotti attraverso molte voci, mostrando anche il lato umano di Orsi, magistralmente interpretato dall’archeologo lagarino Carlo Andrea Postinger (vedi Rovereto celebra il suo archeologo più illustre, Paolo Orsi nel 160.mo della nascita. Alla XXX rassegna internazionale del cinema archeologico premiere del docufilm “Paolo Orsi. La Meravigliosa Avventura” di Andrea Andreotti con l’archeologo Carlo Andrea Postinger nei panni del grande studioso roveretano | archeologiavocidalpassato).

La sceneggiatura del film su Orsi è stata in parte realizzata attingendo ai documenti dell’Epistolario Paolo Orsi – Archivio Fondazione Museo Civico di Rovereto, e il documentario diventa occasione per valorizzare il ricco patrimonio di lettere e scritti personali recentemente acquisito dalla Fondazione Museo Civico di Rovereto dagli eredi Orsi, archivio che gli archeologi del Museo stanno studiando e che è tuttora in parte inedito, e che sarà pubblicato nella sua interezza grazie a un progetto sostenuto dalla Fondazione Caritro.

Il paesaggio protagonista al museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria: nel terzo e ultimo incontro l’archeologa Daniela Costanzo su “Sacro, paesaggio, frontiera. Il santuario di Apollo Aleo” nell’antica città achea di Krimisa (oggi Cirò Marina), in un paesaggio naturale e culturale riconosciuto già in passato

Testa maschile con capelli scalpellati e buchi per fissare il diadema, dal santuario di Apollo Aleo, conservata al museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria (foto MArRC)
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Carmelo Malacrino, direttore del museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria (foto MArRC)

Terzo e ultimo appuntamento sul tema “Paesaggi della storia. La Calabria e il suo territorio attraverso le collezioni del MArRC” per i canali social del museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria. La conferenza, introdotta dal direttore Carmelo Malacrino, è stata tenuta da Daniela Costanzo, funzionario archeologo al MArRC, dedicata a “Sacro, paesaggio, frontiera. Il santuario di Apollo Aleo”. Una nuova occasione per conoscere meglio le straordinarie collezioni esposte al museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria, ricordando l’importanza di tutelare il paesaggio quale patrimonio non solo naturalistico, ma anche culturale. “L’iniziativa si inserisce nell’ambito delle attività programmate per celebrare la Giornata nazionale del Paesaggio, istituita dal ministro Dario Franceschini”, dichiara il direttore Malacrino. “In questi mesi abbiamo registrato il grande successo ottenuto da questi appuntamenti, che hanno consentito di mostrare al grande pubblico le straordinarie collezioni del Museo. Per questo motivo ci siamo impegnati a lavorare sul tema del paesaggio anche ben oltre i tempi delle cerimonie istituzionali. Da qualche settimana abbiamo finalmente riaperto il museo al pubblico, ma vogliamo continuare a promuovere il fascino della Calabria antica anche attraverso queste occasioni. Siamo convinti – conclude Malacrino – che anche attraverso il digitale sia possibile far crescere cultura e tutela del nostro patrimonio culturale”.

Sacro, paesaggio, frontiera. Il santuario di Apollo Aleo. “La scelta di trattare il santuario di Apollo Aleo, situato nel territorio dell’attuale Cirò Marina (KR), deriva sia dalle peculiarità del paesaggio antico sia dalle straordinarie testimonianze materiali che esso ha restituito, intimamente legate alla storia delle collezioni del Museo reggino”, commenta Costanzo. “Proprio nel nostro Museo sono, infatti, conservati i reperti provenienti dal tempio di Apollo Aleo, scoperto e indagato da Paolo Orsi quasi un secolo fa. Se l’acrolito in marmo è la testimonianza artistica sicuramente più pregevole, tutte le offerte del santuario e la sua stessa architettura narrano l’eccezionalità di un paesaggio naturale e culturale riconosciuta già in passato. La zona, nota in antico con il nome di Krimisa, rappresentava uno dei capisaldi territoriali e religiosi della potente colonia di Crotone: a nord l’Apollo Aleo di Krimisa, a sud l’Hera di Capo Lacinio definivano i limiti della città achea, ponendosi al tempo stesso come frontiera, luogo di scambio e interazione fra popolazioni diverse. Le popolazioni indigene attive nel territorio già dall’VIII secolo a.C., infatti, continuarono a mostrare una notevole strutturazione sociale anche dopo la fondazione di Crotone, frequentando inoltre questo luogo sacro. Non è un caso che nel complesso sistema mitico locale “la sacra Krimisa” fosse legata al culto dell’eroe tessalo Filottete: guarito da un’incurabile ferita grazie all’intervento di Apollo, dopo la guerra di Troia egli avrebbe proseguito le sue peregrinazioni fondando nell’odierna Calabria i centri indigeni di Petelia, Macalla e Chone. Prima di morire Filottete avrebbe fondato il tempio di Apollo a Krimisa, consacrando qui il suo invincibile arco e le frecce ricevuti da Eracle. Un personaggio emblematico dunque: greco, ma fondatore di vari centri indigeni, egli stesso eroe del margine, Filottete si poneva come figura di raccordo tra componenti etniche differenti e come tale particolarmente adatta a presidiare una realtà di “frontiera” come quella del santuario di Apollo Aleo”.

Dantedì al museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria sotto l’insegna del “Buono Appollo”: l’omaggio al Sommo Poeta con le testimonianze del culto del Dio in Calabria

Il grande acrolito di Apollo Aleo, uno dei capolavori della scultura del V secolo a.C., scoperto da Paolo Orsi a Cirò Marina (foto MArRC)

O buono Appollo, a l’ultimo lavoro / fammi del tuo valor sì fatto vaso, / come dimandi a dar l’amato alloro… Con questi celebri versi del Canto I del Paradiso anche il museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria celebra il Dantedì, la giornata nazionale dedicata a Dante Alighieri nell’anno in cui ricorre il settecentesimo anniversario della morte del Sommo Poeta, avvenuta nel 1321. L’iniziativa, promossa dal ministero della Cultura e voluta dal ministro Dario Franceschini, ricorda l’inizio del viaggio di Dante nell’aldilà. Secondo gli studiosi, infatti, il percorso verso la salvezza cantato nella Divina Commedia iniziò proprio nel giorno del 25 marzo della Settimana Santa del 1300. Il MArRC ha ripreso i celeberrimi versi del proemio del I canto del Paradiso, con la nota invocazione al dio Apollo, legandola alle testimonianze del culto di questa divinità nelle grandi città greche della Calabria. A partire proprio da Rhegion, di cui il figlio di Zeus e di Leto fu divinità poliade. Proprio uno dei reperti più celebri del Museo, il magnifico Kouros in marmo pario esposto al Livello D, è stato identificato da alcuni studiosi come l’Apollo reggino. Un’opera realizzata tra la fine del VI e gli inizi del V secolo a.C., che solo di recente ha riacquistato l’antica bellezza grazie a un accurato intervento di restauro realizzato dall’équipe del restauratore Sante Guido ed effettuato nell’ambito del progetto Restituzioni di Intesa Sanpaolo. Senza dimenticare che al livello B del Museo, dedicato alle città e ai santuari della Calabria greca, è esposto il grande acrolito di Apollo Aleo, uno dei capolavori della scultura del V secolo a.C., scoperto da Paolo Orsi durante gli scavi nel tempio di località Punta Alice a Cirò Marina, in provincia di Crotone. O ancora la statuetta in oro del dio, realizzata nel IV secolo a.C. e anch’essa proveniente dal santuario dell’antica Crimisa. Immagini di divinità antiche che oggi ci affascinano maggiormente, avvicinandoci ai celebri versi creati dal Sommo Poeta per l’inizio del suo viaggio nel Paradiso.

Rovereto preistorica: la Fondazione Museo Civico Rovereto propone “Paolo Orsi e l’inizio dell’archeologia lagarina” per scoprire la Busa dell’Adamo, piccola grotta scoperta e scavata da Paolo Orsi, abitata fra la fine del Mesolitico e l’inizio del Neolitico (VI millennio a.C.)

L’archeologo roveretano Paolo Orsi (foto Fmcr)

Tornano le uscite alla scoperta della Rovereto preistorica, per conoscere storia e storie di Rovereto insieme agli archeologi della Fondazione Museo Civico di Rovereto. Sabato 5 settembre 2020, alle 10, con “Paolo Orsi e l’inizio dell’archeologia lagarina” per scoprire la Busa dell’Adamo. L’iniziativa è organizzata in collaborazione con il Comune di Rovereto ed è gratuita, ma con posti limitati per rispettare le normative legate all’emergenza Covid-19. Prenotazione consigliata. Punto di ritrovo al parcheggio in via Al Bersaglio a Lizzana di Rovereto. Gli archeologi del museo civico di Rovereto accompagnano i visitatori al sito, per riscoprire le origini dell’archeologia lagarina e il ruolo fondamentale di Orsi. In caso di pioggia l’iniziativa è annullata.

La grotta Busa dell’Adamo (Rovereto) scoperta e scavata da Paolo Orsi, frequentata tra Mesolitico e Neolitico (foto Fmcr)

Il sito archeologico “Busa dell’Adamo” è situato ai Lavini di Marco. Si tratta di una piccola grotta frequentata fra la fine del Mesolitico e l’inizio del Neolitico (VI millennio a.C.). Scoperta e scavata dall’archeologo roveretano Paolo Orsi nel 1882, ha restituito numerose schegge e strumenti in selce, alcuni strumenti in osso, alcuni frammenti ceramici e vari resti faunistici riferibili a maiale, capra, bue e cervo. Purtroppo la maggior parte di questo materiale è andata dispersa a causa degli stravolgimenti causati dalle due guerre mondiali. La “Busa dell’Adamo” è, in ogni caso, un sito archeologico di notevole rilevanza perché copre un arco cronologico molto importante: quello del passaggio da una società predatrice ad una società produttrice, ossia da bande semi-nomadi di cacciatori-raccoglitori a gruppi insediativi stabili ad economia agro-pastorale.

Rovereto Cinema Estate 2020: ecco “Paolo Orsi. La straordinaria avventura”, docufiction dedicata all’archeologo roveretano più illustre, ideatore nelle ricerche in Magna Grecia del “metodo Orsi”

La 30.ma rassegna internazionale del Cinema archeologico di Rovereto è stata dedicata all’archeologo roveretano nel 160.mo dalla nascita. Premiere del film “Paolo Orsi. La meravigliosa avventura”

Nel programma di Rovereto Cinema Estate 2020, per la prima volta nella città della quercia dopo la premiere dello scorso ottobre, la Fondazione Museo Civico in collaborazione con il Comune di Rovereto e il Cordinamento Teatrale Trentino presenta “Paolo Orsi. La straordinaria avventura”, docufiction dedicata all’archeologo roveretano più illustre, uno dei grandi studiosi che hanno contribuito alla crescita del Museo cittadino. Appuntamento martedì 18 agosto, alle 21, a Cinema Estate 2020 nel Parco delle sculture del Mart, in corso Bettini 43 a Rovereto. Il documentario, prodotto dalla Filmwork di Trento, è della Fondazione Museo Civico di Rovereto, in collaborazione con SAT (Società Alpinisti Tridentini) e Fondazione Museo Storico del Trentino e con la Soprintendenza ai Beni Archeologici della Provincia di Trento. Con il contributo di Fondazione Caritro, ITAS Mutua, Cassa Centrale Banca, Comunità della Vallagarina, Comune di Rovereto.

L’archeologo Carlo Andrea Postinger interpreta l’illustre collega Paolo Orsi: straordinaria somiglianza

“Paolo Orsi. La meravigliosa avventura” non è un tradizionale documentario biografico, ma un film fatto di molte voci che ne perfezionano i dettagli, mostrando anche il lato umano del grande archeologo. L’escamotage narrativo è quello di far dialogare il presente con il passato, attraverso un’intervista impossibile con Paolo Orsi in persona, interpretato per l’occasione dall’archeologo Carlo Andrea Postinger, che stupisce per somiglianza e capacità interpretativa, e che consente di rendere il personaggio particolarmente attuale. La docufiction si concentra sugli anni giovanili di Paolo Orsi, la sua formazione, il suo rapporto con la città natale, con il Regno d’Italia e asburgico. E poi il lavoro in Calabria e Sicilia, con le straordinarie scoperte conquistate in anni di lavoro puntuale, rigoroso, instancabile, grazie a quel “metodo Orsi” che trova le sue premesse proprio nel territorio montano trentino.

Dal docufilm “Paolo Orsi. La meravigliosa avventura”: straordinarie le scoperte in Magna Grecia di Paolo Orsi

Diverse le altre voci che si intrecciano nella narrazione con interviste a Barbara Maurina, conservatrice per l’archeologia della Fondazione Museo Civico di Rovereto e Maurizio Battisti, archeologo del Museo, Armando Tomasi, presidente della Commissione Cultura della SAT e di MIrko Saltori, storico della Fondazione Museo Storico del Trentino, che firmano anche la consulenza scientifica del documentario, e allo storico Fabrizio Rasera, a Franco Marzatico Soprintendente per i Beni Culturali della Provincia autonoma di Trento e  a Franco Nicolis, direttore Ufficio Beni archeologici della Soprintendenza per i Beni Culturali della Provincia Autonoma di Trento. La sceneggiatura del film è stata in parte realizzata attingendo ai documenti dell’Epistolario Paolo Orsi – Archivio Fondazione Museo Civico di Rovereto, e il documentario diventa occasione per valorizzare il ricco patrimonio di lettere e scritti personali recentemente acquisito dalla Fondazione Museo Civico di Rovereto dagli eredi Orsi, archivio che gli archeologi del Museo stanno studiando e che è tuttora in parte inedito, e che sarà pubblicato nella sua interezza grazie a un progetto sostenuto dalla Fondazione Caritro.

Fondazione museo civico di Rovereto: in #apertipercultura dedicati a Paolo Orsi un documentario di Osvaldo Maffei (“Paolo Orsi e Margherita Sarfatti tra classicismo e modernità”) e una pillola di scienza di Barbara Maurina (“Paolo Orsi, le lettere”)

La Fondazione Museo Civico di Rovereto, in questo lungo periodo di lockdown, si è aperta virtualmente, ponendosi al servizio della comunità, anche a distanza, per continuare a offrire appuntamenti scientifici e culturali. Sul sito del museo è stato attivato un piccolo portale #apertipercultura, simboleggiato proprio da una porta di casa che si apre sul mondo della scienza, sulle sezioni, sui reperti, sui siti, sulla storia, sul territorio, su temi interessanti, che si approfondiscono anche a distanza attraverso la voce di esperti, scienziati, ricercatori “amici” del Museo, con pillole di scienza, conferenze, video, articoli, a portata di clic e adatti davvero a tutti. Cinque le sezioni previste: “Succede al Civico – Talk”, “Pillole di scienza”, “Conferenze”, “Documentari”, “Approfondimenti”. Sul grande archeologo roveretano Paolo Orsi la Fondazione Museo Civico di Rovereto in #apertipercultura ha dedicato un documentario (“Paolo Orsi e Margherita Sarfatti tra classicismo e modernità”) e una pillola di scienza (“Paolo Orsi, le lettere”).

Nel documentario “Paolo Orsi e Margherita Sarfatti tra classicismo e modernità” l’artista Osvaldo Maffei racconta la genesi della sua installazione di arte contemporanea realizzata nell’ottobre 2018 in occasione della XXIX Rassegna Internazionale del Cinema Archeologico di Rovereto al teatro Zandonai di Rovereto e della mostra “Margherita Sarfatti. Il Novecento italiano nel mondo” al Mart di Rovereto. L’installazione di Maffei raccorda i due personaggi, l’archeologo roveretano Paolo Orsi (1859-1935) e la scrittrice e critica d’arte veneziana Margherita Sarfatti (1880-1961), e i due eventi culturali roveretani, la Rassegna internazionale del cinema archeologico e la mostra sulla Sarfatti al Mart. Il documentario è realizzato con il contributo di Franco Nicolis, direttore ufficio Beni archeologici della Provincia autonoma di Trento; Barbara Maurina, responsabile della sezione Archeologia della Fondazione Museo Civico di Rovereto; Patrizia Regorda, Archivi Storici del Mart. “Paolo Orsi – racconta Maffei – nel 1930 dona a questa gentildonna di grande potere un piccolo omaggio che ha una grandissima valenza culturale e rimanda a un vissuto di tipo arcaico”. Si tratta di una serie di 70 calchi in gesso di monete antiche siracusane, oggi in un cofanetto conservato nel fondo archivistico “Margherita Sarfatti” al Mart-Archivio del Novecento, dove è arrivato nel 2009. Come rappresentare in forma artistica il dono? “È la domanda che mi sono fatto”, continua Maffei. “E ho pensato subito a che cosa significa, per esempio, portare delle rose a una signora o magari dei dolcetti, dei cioccolatini. La prima cosa che si fa, si cerca di infiocchettarli, di renderli più attraenti, più piacevoli, con delle carte, delle veline, dei fiocchi. L’idea di scambiare, di giocare sull’equivoco, di scambiare questi piccoli calchi in gesso con delle mentine, con dei piccoli dolcetti di pan di zucchero mi è sembrata un’idea molto divertente, ed è stato l’unico approccio che mi permettesse di lavorare senza entrare in concorrenza, senza diventare un piccolo scienziato inadeguato, ma lavorare per solleticare l’intelligenza e la curiosità degli spettatori del festival e della mostra della Sarfatti che si teneva al Mart in quel periodo”.

“Paolo Orsi. Le lettere”. In questa “pillola di scienza” Barbara Maurina, conservatrice e responsabile della Sezione Archeologia della Fondazione Museo Civico, racconta dell’archeologo Paolo Orsi e delle straordinarie lettere arrivate fino a noi da una soffitta di un palazzo di Ala. “Da alcuni anni – spiega Maurina – stiamo conducendo uno studio sistematico su una serie di documenti di archivio di grande importanza conservati dalla Fondazione del museo civico di Rovereto. Ma il museo civico di Rovereto fin dalla sua nascita alla metà dell’Ottocento si è sempre occupato di raccogliere e studiare non soltanto reperti ma anche dati archeologici e naturalistici”. Tra i padri fondatori del museo c’è anche Paolo Orsi, che entrò nell’istituzione a 16 anni nel 1875. E alla sua morte nel 1935 lasciò al museo la sua preziosa collezione, un importantissimo patrimonio archeologico e archivistico. “Dal 2010 – continua – è partito un progetto per riordinare, studiare e poi pubblicare sull’archivio on line del museo gli archivi sui grandi protagonisti dell’archeologia a cavallo del Novecento, tra cui i due roveretani Federico Halbherr e Paolo Orsi. Seguo questo lavoro con il collega Maurizio Battisti. I dati raccolti vengono inseriti su un sito on line che viene continuamente implementato”. Dal 2013 nel progetto si è inserito un tassello molto importante: un archivio di 8mila lettere scoperto in una soffitta di un palazzo di Ala in provincia di Trento di proprietà degli eredi di Paolo Orsi. L’archivio era stato suddiviso in 57 faldoni dallo stesso Orsi che definiva questo documenti, come ha scritto lui stesso, “dal naufragio della mia corrispondenza”: lettere sopravvissute alla dispersione. “In realtà questo enorme patrimonio epistolare lo credevamo ormai perduto. Grande è stata quindi la sorpresa al suo ritrovamento. La Fondazione Museo Civico di Rovereto già nel 2013 ha acquisito questo archivio e ha deciso di renderlo subito pubblico con un lavoro di studio, analisi, acquisizione digitale, catalogazione, schedatura e inventariazione. Questo lavoro viene progressivamente pubblicato on line e divulgato attraverso conferenze, convegni, articoli scientifici. Contiamo di portarlo a termine per la primavera del 2021”.