Archivio tag | Paestum

“Il Tuffatore” ritorna nel museo di Paestum dove trova una “nuova casa” con un “nuovo inquilino”: l’inedita Tomba delle Palmette che svela il capolavoro: né etrusco né greco, ma opera di una bottega pestana che rientra in una tradizione locale

La lastra superiore della Tomba del Tuffatore, capolavoro del 480 a.C.

La lastra superiore della Tomba del Tuffatore, capolavoro del 480 a.C.

Né greco né etrusco. Probabilmente un pestano. Il “Tuffatore” di Paestum è finalmente un po’ meno misterioso. L’identità dell’uomo raffigurato sulla lastra tombale del 480 a.C. resterà sempre un mistero, le ossa non sono state ritrovate e quindi sarà per sempre una questione aperta. Ma ora gli archeologi possono meglio definire tutto il contesto: la derivazione artistica di quell’affresco molto noto è stata finalmente svelata. A rivelare la straordinaria scoperta è lo stesso direttore del museo Archeologico, Gabriel Zuchtriegel, al momento del rientro a Paestum del capolavoro che mancava da “casa” dal luglio 2015. Il 4 ottobre la lastra di copertura della Tomba del Tuffatore ha infatti lasciato il museo Archeologico nazionale di Napoli, ultima tappa di un tour iniziato l’anno prima dall’Expo di Milano, ed è ritornata al museo Archeologico nazionale di Paestum dove ha trovato una “nuova casa”. Il “Tuffatore”, capolavoro della pittura antica, è stato sistemato all’interno della sala “Mario Napoli” del museo Archeologico, restaurata grazie alla donazione di 25mila euro da parte di Antonio Palmieri della Tenuta Vannulo.  “Questo restauro esprime la nostra filosofia che ci guiderà per i prossimi anni”, sottolinea emozionato il direttore. “Niente capovolgimenti o interventi megalomani ma riqualificazione del ricchissimo patrimonio archeologico, architettonico e artistico che abbiamo”.

La tomba del tuffatore nella rinnovata sala Mario Napoli nel museo Archeologico nazionale di Paestum

La tomba del tuffatore nella rinnovata sala Mario Napoli nel museo Archeologico nazionale di Paestum

Nella rinnovata sala “Mario Napoli” la Tomba del Tuffatore non è più sola. Oggi i visitatori dell’importante polo archeologico che si trova alle porte del Cilento possono anche ammirare l’inedita Tomba delle palmette (500 a.C.) che testimonia, come spiega  Zuchtriegel, “un modo di fare legato a credenze, ideologie e ritualità, radicato a Paestum per un certo periodo di tempo”. È dunque proprio la Tomba delle Palmette, più vecchia di venti anni di quella del Tuffatore, a fornire nuovi elementi per inquadrare la connotazione tradizionale e storica del Tuffatore. Datata in base al corredo alla fine del VI sec. a.C., la Tomba delle Palmette può essere definita una specie di proto tomba del Tuffatore, dal momento che presenta esattamente lo stesso schema decorativo del Tuffatore.

Le due tombe pestane a confronto: sopra la più famosa tomba del tuffatore, sotto l'inedita Tomba delle palmette (foto Paolo De Luca)

Le due tombe pestane a confronto: sopra la più famosa tomba del tuffatore, sotto l’inedita Tomba delle palmette (foto Paolo De Luca)

La Tomba delle palmette, che è ancora oggetto di studio benché sia stata ritrovata qualche anno fa in una necropoli dell’antica Paestum, con molta probabilità ha custodito il cadavere di una giovane donna. E in questa tomba, prosegue Zuchtriegel, “vediamo lo stesso tipo di decorazione, con quattro palmette sulla lastra di copertura. Sembra come se fosse la tela di quella del Tuffatore. Le ricerche continuano – aggiunge Zuchtriegel – oggi siamo a un punto in cui possiamo dire che il Tuffatore non è esempio etrusco o della pittura greca, ma è un’opera sicuramente singolare che rientra in una tradizione locale e questo è stato dimostrato dal ritrovamento di altre tombe, come quella delle Palmette, la ‘tela’ della futura tomba del Tuffatore”. È quindi possibile scartare l’ipotesi secondo la quale la Tomba del Tuffatore sarebbe il risultato di un intervento fuori sede di artigiani etruschi; la tomba è l’ultima innovazione di una tradizione locale pestana rappresentata da almeno 20 le tombe in zona. Quindi la Tomba delle palmette, che precede di poco il Tuffatore, indica la presenza di una tradizione locale, fatta da una bottega specializzata in pittura funeraria tra VI e V secolo a.C.  La tecnica di realizzazione delle due tombe si rifà all’attività che in quegli anni, dal 500 al 480 a.C., era in corso a Paestum con la costruzione del tempio di Atena, anch’esso in travertino, con le colonne ricoperte di stucco e dipinte. E il fatto che la tomba sia stata trovata a una certa distanza dalla città pestana potrebbe significare che vi era sepolto un iniziato ai culti  misterici. Il tuffo sarebbe perciò una rappresentazione mistica della morte quale momento chiave nel percorso dell’iniziato verso un’altra vita.

Gabriel Zuchtriegel, direttore del museo Archeologico nazionale di Paestum (foto Paolo De Luca)

Gabriel Zuchtriegel, direttore del museo Archeologico nazionale di Paestum (foto Paolo De Luca)

Con il ritorno della Tomba del Tuffatore e la presentazione dell’inedita Tomba delle palmette il museo di Paestum arricchisce di un’ulteriore attrazione il polo museale di Paestum che in questi primi dieci mesi del 2016 registra numeri significativi. Dall’inizio dell’anno i visitatori, infatti, sono stati 320mila con un incremento del 27 per cento rispetto al 2015. E rispetto sempre al 2015 anche gli incassi sono cresciuti notevolmente, del 50 per cento. Dall’inizio dell’anno sono stati raccolti anche circa 80mila euro di donazioni. E grazie alla sponsorizzazione di un privato, Antonio Palmieri, della tenuta Vannulo, che ha donato 25mila euro, è stata restaurata la sala intitolata a Mario Napoli, soprintendente e primo studioso della Tomba del Tuffatore. Ma i lavori hanno riguardato anche la fontana di Carlo Alfano (inaugurata nel 1972), all’interno dello stesso museo di Paestum, rendendo sempre più attuale il confronto fra antico e moderno. “Non puntiamo su grandi opere ma su un’attenta riqualificazione e valorizzazione dell’immenso patrimonio archeologico, storico e paesaggistico che caratterizza Paestum”, conclude Zuchtriegel. “La stessa filosofia guiderà i lavori che faremo nell’ex stabilimento Cirio grazie al finanziamento Cipe”.

Quando un sito archeologico o un museo sa raccontare una storia: alla Borsa mediterranea del turismo archeologico di Paestum il gruppo di Archeostorie promuove la Paestum Digital Storytelling School

Alla XVIII borsa mediterranea del turismo archeologico il primo corso di Digital storytelling

Alla XVIII borsa mediterranea del turismo archeologico il primo corso di Digital storytelling con il gruppo di Archeostorie

L’hanno chiamato “Paestum Digital Storytelling School”: è il nuo vo progetto lanciato dallo scoppiettante gruppo di Archeostorie (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2015/04/08/archeostorie-manuale-non-convenzionale-di-archeologia-vissuta-cinzia-dal-maso-e-francesco-ripanti-con-le-esperienze-di-34-archeologi-italiani-spiegano-come-larche/). “Sarà una scuola a modo nostro”, anticipano i promotori, “e cioè una sorta di bottega artigiana dove s’impara facendo – anche “rubando” il mestiere con gli occhi – e soprattutto facendo tutti assieme. Sarà una bella esperienza, per chi vorrà stare con noi. Noi non vediamo l’ora!”. Appuntamento tra il 28 al 31 ottobre 2015 a Paestum nell’ambito della Borsa mediterranea del turismo archeologico tra i templi di Paestum, le mura di Velia e il santuario di Hera Argiva. La Paestum Digital Storytelling School è stata ideata dalla giornalista Cinzia Dal Maso e dall’archeologo Giuliano De Felice, e realizzata in collaborazione con la Borsa (http://www.borsaturismoarcheologico.it) e l’Associazione M(u)ovimenti (http://www.muovimenti.it) per stimolare gli archeologi – ma anche operatori culturali, insegnanti, ricercatori, artisti, curiosi – a porsi domande inedite e affilare le proprie armi creative, e produrre infine un “racconto storico digitale”. Paestum offrirà l’ispirazione, le lezioni frontali indagheranno le tecniche di narrazione del passato attraverso l’uso combinato di testi e immagini, e poi tutti i partecipanti saranno messi alla prova con penne, matite, pennelli (virtuali), e computer, foto e videocamera.

Paestum digital storytelling school: come scrivere un racconto guardando un monumento

Paestum digital storytelling school: come scrivere un racconto guardando un monumento

“Quante storie sono nascoste fra i silenziosi resti di un sito archeologico o fra le vetrine mute di un museo?”, si chiede provocatoriamente Cinzia Dal Maso. “Gli strumenti di comunicazione tradizionali – pannelli, didascalie e prodotti multimediali – ci aiutano a ricostruire il passato e a capirlo, ma questo spesso non basta: il passato bisogna imparare a raccontarlo. Bisogna ricreare vicende passate che sappiano presentare ambienti, situazioni, oggetti antichi e il loro uso. E se queste storie non sono fatte di sole parole, ma mescolano parole, immagini e video, diventano ancora più coinvolgenti. Fanno divertire e imparare di più”. Il risultato sarà presentato ufficialmente alla Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico durante l’incontro “Rocking the way for revolution: Archeostorie e l’archeologia pubblica italiana” (Museo archeologico di Paestum, sabato 31 ottobre, alle 17). Un nuovo grande show di Archeostorie ma non solo: stay tuned e… “Let’s rock archaeology!”.

Dal 20 al 22 febbraio Firenze capitale della divulgazione archeologica e del turismo culturale con TourismA, primo salone dell’archeologia

L'auditorium del Palacongressi di Firenze gremito per l'Incontro nazionale di Archeologia Viva

L’auditorium del Palacongressi di Firenze gremito per l’Incontro nazionale di Archeologia Viva (foto Valerio Ricciardi, Roma)

Pompei, i Bronzi di Riace, la Valle dei Templi, la Domus Aurea, il Satiro danzante, Paestum, le Navi di San Rossore. Dici Italia e tocchi con mano le più importanti realtà archeologiche mondiali. Un patrimonio d’inestimabile valore, capace di attrarre ogni anno nel nostro Paese milioni di appassionati di antichità. Parte da questo presupposto TourismA, il primo Salone Internazionale dell’Archeologia ideato dalla trentennale rivista Archeologia Viva (Giunti Editore) che si terrà a Firenze dal 20 al 22 febbraio 2015 nelle strutture del Palazzo dei Congressi. Una solenne inaugurazione la sera precedente (19 febbraio) nel Salone dei Cinquecento dedicata ai “padroni di casa”, gli Etruschi, e poi tre intense giornate di incontri, dibattiti, rassegne di cinema e mostre, dedicati alla divulgazione delle scoperte archeologiche e valorizzazione del nostro immenso patrimonio. Un grande appuntamento per tutti, con interventi dei massimi esperti del settore, laboratori di archeologia sperimentale, esercitazioni con i droni, spazi per i “piccoli archeologi” e un’ampia area espositiva dedicata a parchi, musei, università, operatori turistici, categorie professionali e associazionismo.

Effetti della guerra in Siria: la distruzione della moschea umayyade di Aleppo

Effetti della guerra in Siria: la distruzione della moschea umayyade di Aleppo

GRANDI TEMI L’occasione è giusta anche per guardare oltre i nostri confini attraverso le missioni archeologiche italiane all’estero, soprattutto quelle impegnate nelle zone di guerra come Siria, Iraq, Afghanistan nell’incessante lotta contro il tempo per salvare le realtà monumentali più a rischio. Ma dal momento che a minacciare il patrimonio culturale dell’umanità non sono solo le bombe, a TourismA si parlerà anche dei rischi derivanti dall’incuria e dalla problematica gestione dei nostri tesori nazionali, primo su tutti Pompei: tra cronache di quotidiani disastri e nuove politiche di valorizzazione lo straordinario sito ai piedi del Vesuvio sarà al centro di un importante convegno a cura del presidente del Consiglio Superiore dei Beni Culturali Giuliano Volpe e dove è atteso il ministro Dario Franceschini.

Uno dei passaggi aperti per accedere al teatro romano del II secolo d.C. sotto Palazzo Vecchio

Uno dei passaggi aperti per accedere al teatro romano del II secolo d.C. sotto Palazzo Vecchio

NOVITÀ ARCHEOLOGICHE Fitto anche il programma di eventi dedicati alle novità archeologiche in Toscana (dai mosaici romani sotto la Fortezza medicea di Arezzo alle mura di Roselle alle scoperte sui fondali dell’Elba) grazie all’attiva partecipazione della soprintendenza per i per Beni archeologici, ma anche del Comune di Firenze che nelle giornate di TourismA spalancherà le porte dei sotterranei di Palazzo Vecchio per mostrare la Florentia di duemila anni fa.

Paolo Matthiae, scopritore di Ebla, in Siria

Paolo Matthiae, scopritore di Ebla, in Siria

BIG DELLA RICERCA Tra i big della ricerca e della divulgazione storico-archeologica presenti alla manifestazione, l’archeologo e  scrittore Valerio Massimo Manfredi testimonial di TourismA 2015, lo storico dell’arte Philippe Daverio, il consigliere culturale del Presidente della Repubblica Louis Godart, il medievista di fama internazionale Franco Cardini, il noto divulgatore televisivo Alberto Angela. Ospite speciale sarà Paolo Matthiae, lo scopritore di Ebla che parteciperà a TourismA nel cinquantesimo anniversario degli scavi che portarono al rinvenimento degli Archivi reali della celebre città siriana ora danneggiata dalla guerra in corso. Infine, TourismA affronterà il caso archeologico che sta dividendo l’Europa: la restituzione dei Marmi del Partenone richiesta dalla Grecia all’Inghilterra su cui farà il punto il professor Dusan Sidjanski del Dipartimento di Scienze politiche di Ginevra.  Ma vediamo meglio nel dettaglio.

Il ministro per i Beni culturali Dario Franceschini affiderà a una commissione la risposta definitiva

Il ministro per i Beni culturali Dario Franceschini

SALVARE POMPEI Il ministro Dario Franceschini interverrà a TourismA 2015 sabato 21 febbraio mattina nell’ambito del convegno “Pompei Il Grande Progetto”. Il convegno farà il punto sulla situazione di fatto nell’area archeologica più famosa del mondo, indicando le strategie per una tutela concreta e valida nel tempo. Da cui l’impegno diretto del ministro Franceschini a essere presente. Sempre su Pompei, sabato 21 febbraio pomeriggio, nell’ambito dell’XI Incontro Nazionale di Archeologia Viva, porterà la sua testimonianza di grande divulgatore scientifico Alberto Angela, ripercorrendo gli ultimi momenti della città vesuviana.

L'archeologo Valerio Massimo Manfredi

L’archeologo Valerio Massimo Manfredi

DIFENDERE L’ARTE Il critico d’arte e conduttore televisivo Philippe Daverio aprirà il programma congressuale di TourismA, venerdì 20 febbraio mattina, intervenendo al convegno “Save Art” organizzato da Giunti TVP. Il convegno si concluderà con una relazione di Paolo Matthiae, a cui sarà consegnato il Premio Archeologia Viva per la Salvaguardia dell’Eredità Culturale.  LE SETTE MERAVIGLIE TourismA 2015 si concluderà domenica 22 febbraio sera con un intervento di Valerio Massimo Manfredi. Protagoniste le Meraviglie del Mondo Antico.

A fine ottobre a Paestum per la XVII Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico: ecco tutte le novità per appassionati e addetti ai lavori

Appuntamento nell'area archeologica di Paestum per la XVII Borsa Mediterranea del Turismo archeologico

Appuntamento nell’area archeologica di Paestum per la XVII Borsa Mediterranea del Turismo archeologico

Siete pronti a un viaggio nel tempo e nello spazio per scoprire nuovi aspetti delle Civiltà del Passato e incontrare i protagonisti del mondo antico e della moderna ricerca, informarsi su quanto le nuove tecnologie, i media e i social network offrono in tema di archeologia e di viaggi a tema? Se sì, allora non potete perdervi l’evento dell’autunno: la Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico (Bmta). La kermesse, che richiama a Paestum appassionati e addetti ai lavori, è giunta alla 17ma edizione e avrà come location nuovamente il parco archeologico della città antica di Paestum: dall’area adiacente al tempio di Cerere, al museo Archeologico nazionale, alla Basilica Paleocristiana. Ma attenzione, se state già programmando il viaggio nel Cilento, è cambiato il week-end: la Borsa, infatti, di solito collocata a metà novembre, quest’anno si terrà nei giorni 30-31 ottobre e 1-2 novembre in un fine settimana con due giorni festivi. L’obiettivo è quello di incrementare i visitatori e dare agli albergatori l’opportunità di offrire pacchetti ad hoc.

La XVII Borsa Mediterranea del Turismo archeologico sarà a Paestum dal 30 ottobre al 2 novembre

La XVII Borsa Mediterranea del Turismo archeologico sarà a Paestum dal 30 ottobre al 2 novembre

La XVII edizione della Borsa, che quest’anno vedrà l’Azerbaijan come Paese ospite, è ricca di novità e di contenuti. Si parte dal “Social Media & Archaeological Heritage Forum”, in programma giovedì 30 ottobre, che ospiterà “Archeoblog. Raccontare l’archeologia nel web”, il secondo incontro nazionale dei blogger culturali: l’obiettivo è promuovere lo sviluppo dei beni culturali sempre più attraverso i social network. Tra gli appuntamenti da non perdere spicca “ArcheOpenData Forum. Trasparenza dell’informazione in archeologia”, venerdì 31 ottobre, momento di discussione dedicato agli open data. “ArcheoStartUp”, sabato 1° novembre, presenterà nuove imprese culturali e progetti innovativi. Tra le novità del 2014, da segnalare anche il concorso fotografico ‘La Bmta ti porta a Paestum!’ sulla pagina Facebook: in palio una notte per due persone in hotel a Paestum durante la Borsa per l’autore della foto che otterrà più «mi piace». Per partecipare, è necessario inviare entro il 31 agosto a info@bmta.it le foto dei propri viaggi nel mondo alla scoperta del patrimonio archeologico: l’iniziativa intende così promuovere anche i siti e le destinazioni meno note. Inoltre, per chi ama scrivere, è possibile pubblicare la proprio foto con il racconto della visita sul blog del sito http://www.bmta.it

L'area adiacente al tempio di Cerere a Paestum ospita parte degli eventi della XVII Bmta

L’area adiacente al tempio di Cerere a Paestum ospita parte degli eventi della XVII Bmta

La mostra “ArcheoVirtual”, realizzata in collaborazione con la più importante Rete di ricerca Europea sui Musei Virtuali (V-Must), coordinata da Itabc (Istituto per le Tecnologie Applicate ai Beni Culturali del Cnr), ospiterà “Digital Museum Expo”, esposizione delle tecnologie più recenti create per i musei del futuro, che si terrà oltre che a Paestum in altre quattro sedi: Mercati Traianei del museo dei Fori Imperiali (Roma), Biblioteca Alessandrina (Alessandria D’Egitto), museo Allard Pierwson (Amsterdam), City Hall (Sarajevo). La Borsa si conferma, così, un evento originale nel suo genere: sede dell’unico Salone Internazionale di Archeologia e luogo di approfondimento e divulgazione di temi dedicati al turismo culturale ed al patrimonio. La Borsa è anche un’occasione di incontro per gli addetti ai lavori, per gli operatori turistici e culturali, per i viaggiatori, per gli appassionati. Ed è anche un’opportunità di business nella location del Museo Archeologico con il Workshop tra la domanda estera e l’offerta del turismo culturale ed archeologico, che si terrà sabato 1° novembre. Non solo: ogni anno la Borsa promuove la cooperazione tra i popoli attraverso la partecipazione e lo scambio di esperienze: il Paese ospite ufficiale nel 2014 sarà l’Azerbaijan.

Agli Incontri con i Protagonisti, molto attesa la blogger Galatea (Il nuovo mondo di Galatea)

Agli Incontri con i Protagonisti, molto attesa la blogger Galatea (Il nuovo mondo di Galatea)

Negli “Incontri con i Protagonisti”, sabato 1° novembre, si succederanno Alberto Angela, Roberto Giacobbo, Mario Tozzi, Syusy Blady e Patrizio Roversi, Sveva Sagramola, Eva Cantarella e la blogger Galatea. Infine altra novità è data dall’attenzione dei media internazionali, che quest’anno si traduce nella presenza quali media partner di Antike Welt, AS, Clio, Current Archaeology, Dossiers d’archéologie, Rutas del Mundo. E la Borsa da questa edizione diventa evento ufficiale del mensile di archeologia Archeo.

Dalle tombe dipinte di Tarquinia alla musica perduta degli etruschi: a Firenze “live” coinvolgente con l’etruscologa Simona Rafanelli e il jazzista Stefano Cocco Contini

Le tombe dipinte di Tarquinia testimoniano l'importanza della musica per gli etruschi

Le tombe dipinte di Tarquinia testimoniano l’importanza della musica per gli etruschi

Quando l’archeologia ti coinvolge in un’emozione collettiva: domenica a Firenze più di duemila appassionati del mondo antico, accorsi al centro congressi per il X Incontro nazionale di Archeologia Viva, hanno vissuto momenti intensi “calati” nell’atmosfera magica dei Principes di Tarquinia. Perché l’intervento dell’etruscologa Simona Rafanelli, direttore del museo archeologico “Isidoro Falchi” di Vetulonia, e del sassofonista Stefano Cocco Cantini, musicista jazz, dal titolo “Suoni dal passato: la musica perduta degli etruschi”, più che un momento didattico di archeologia sperimentale è stato un vero e proprio show che ha regalato ai presenti – in anteprima assoluta – un concerto di musica etrusca con gli strumenti ricostruiti sul modello dei reperti archeologici trovati in Etruria e a Paestum.

Il progetto "Musica perduta degli etruschi" è diventato un libro

Il progetto “Musica perduta degli etruschi” è diventato un libro

La ricerca rientra nel progetto “Musica perduta degli etruschi” promossa dalla Rete dei musei della Provincia di Grosseto. “Nell’antichità la musica permeava quasi ogni momento della vita, sia pubblica che privata”, spiega la coordinatrice del progetto Roberta Pieraccioli. “Con il canto e la danza, la musica era infatti presente nelle cerimonie religiose, negli agoni sportivi, nel simposio, nelle feste solenni, perfino nelle contese politiche e aveva un ruolo preponderante anche nei momenti privati come i matrimoni e le cerimonie funebri, l’intrattenimento domestico, il corteggiamento”.  Le informazioni che abbiamo sulla musica nell’antichità classica provengono sia dalle fonti letterarie (molto lacunose) sia dall’archeologia (ma l’archeomuseologia è disciplina molto recente e ancora poco praticata). Paradossalmente è stato proprio l’incontro quasi casuale tra Rafanelli e Cocco Cantini a far emergere sulla musica etrusca osservazioni interessanti e inedite che valeva la pena di approfondire. Di qui il progetto “Musica perduta degli etruschi” presentato domenica a Firenze in un “live” coinvolgente.

Simona Rafanelli, direttore del museo archeologico "Isidoro Falchi" di Vetulonia

Simona Rafanelli, direttore del museo archeologico “Isidoro Falchi” di Vetulonia

I due esperti hanno lavorato a stretto contatto. Simona Rafanelli ha sviluppato una ricerca mirata sulle fonti storiche e iconografiche, raccogliendo testi tratti dagli storici antichi che hanno parlato degli etruschi e della loro musica, immagini dell’arte etrusca (pitture parietali delle tombe, pitture vascolari, bassorilievi, incisioni), e una bibliografia alla quale fare riferimento anche per il lavoro del musicista. Stefano Cantini, servendosi dell’archeologia e mettendo in campo le sue competenze musicali, ha studiato le immagini e le informazioni delle fonti antiche interpretandole sulla scorta della sua esperienza per cercare di capire come e che cosa suonavano gli etruschi, quali suoni potevano trarre dai loro strumenti e in che modo questi strumenti potevano essere suonati. Da queste due prospettive, diverse e complementari, è nato un lavoro di alta divulgazione scientifica destinato al pubblico più vasto.

Gli "auloi" di Paestum messi a disposizione di Rafanelli e Cantini

Gli “auloi” di Paestum messi a disposizione di Rafanelli e Cantini

“Di questo popolo musicale sappiamo ben poco e per ogni informazione dobbiamo fare riferimento allo straordinario repertorio iconografico delle tombe dipinte di Tarquinia”, ammette Rafanelli. “Per esempio, del suonatore con lo strumento a fiato a due canne – presente e ricordato ovunque – conosciamo il nome etrusco, suplu, corrispondente al latino subulo (pl. subulones), ma non conosciamo il nome dello strumento a fiato usato dal suonatore per il quale siamo costretti a rifarci ai nomi usati per modelli simili dai greci (aulòi) e dai romani (tibiae)”.  Ma perché due strumenti suonati contemporaneamente? Contini ha cercato di dare una risposta: “Una delle mani del musicista tiene quasi sempre il mignolo sotto una delle due canne. Non solo per sorreggerla”, spiega il jazzista. “Dopo varie osservazioni e riflessioni, posso affermare con certezza che questa impostazione delle dita spiega il ruolo differente delle due parti dello strumento. La canna con il mignolo a sostegno (e con un foro nella parte inferiore) era la parte solista, cioè quella cui era affidato probabilmente il compito di sviluppare le melodie più complesse. L’altra canna, priva del foro sulla parte inferiore, aveva la funzione di “bordone”: poteva emettere meno note, nonostante avesse nella parte superiore un foro in più, perché non avendo il foro al di sotto non poteva innescare armonici complessi”.

Il musicista jazz Stefano Cocco Cantini

Il musicista jazz Stefano Cocco Cantini

Fin qui la teoria. Ma per tentare di riprodurre il suono come all’epoca degli etruschi, che non conoscevano il sistema temperato ma eseguivano scale modali producendo una nota fissa con uno strumento e la melodia con l’altro, il solista, bisognava riprodurre fedelmente uno strumento musicale a fiato etrusco. Pochi gli originali che si conoscono: quelli del relitto dell’isola del Giglio e quelli di Paestum. Grazie alla collaborazione e alla disponibilità delle competenti autorità, il musicista ha avuto modo di studiarli da vicino. “I doppi strumenti, usati anche dai greci e dagli assiri, erano costruiti prevalentemente in bosso – ricorda Cantini – un legno durissimo, stabile e sonoro, principale materiale per la costruzione dei clarinetti e degli oboi del 1700/1800, prima dell’avvento dell’ebano”. Le proprietà del bosso erano state comprese anche dagli etruschi, che avevano costruito strumenti bellissimi e smontabili in più parti. Per questo il sassofonista si è procurato il bosso in Ucraina e ha realizzato una coppia di strumenti a fiato, quelli suonati domenica a Firenze, coinvolgendo nel progetto anche un fisico matematico e un artigiano. “La particolarità di questi strumenti era l’imboccatura speciale”, spiega Cantini. “Se non si capiva questo dettaglio non si sarebbe potuto riprodurre i loro suoni”. Oggi il clarinetto e il sassofono hanno un bocchino. Nell’antichità esisteva ed era comunissima la doppia ancia, esattamente come oggi hanno l’oboe e il fagotto, ben rappresentata in immagini dalla Grecia e dall’Antico Egitto. “Osservando un dipinto della tomba Francesca Giustiniani di Tarquinia”, puntualizza Contini, “si può notare che il pittore ha dipinto l’ancia fuori dalle labbra del musicista, quasi a lasciare una traccia per noi: e non si tratta né di un’ancia doppia, ma di un’ancia semplice battente, come quella ancora oggi impiegata nelle launeddas sarde”. Tenendo presente tutti questi elementi e i calcoli matematici sulle frequenze e sui rapporti proporzionali di ottave e quinte, Stefano Cocco Contini, visibilmente emozionato, ha provato quei preziosi strumenti a fiato “all’etrusca” davanti al pubblico di Firenze, che il fiato lo tratteneva nel pathos di quel momento. Il risultato? Cantini, che quegli strumenti e il modo di suonarli ha immaginato e ricostruito, lo ha definito “strabiliante”. La risposta entusiasta del pubblico, che – come a teatro – ha richiesto il bis, lo ha confermato.

A Paestum full-immersion nell’archeologia

Il manifesto della Borsa mediterranea del turismo archeologico

Il manifesto della Borsa mediterranea del turismo archeologico a Paestum

Dal 14 al 17 novembre XVI Borsa mediterranea del turismo archeologico

Tutti a Paestum per un week end all’insegna dell’archeologia intesa come ricerca, scoperte, conoscenza, ma anche viaggi, avventure, mistero: l’occasione da non perdere per gli addetti ai lavori e gli operatori di settore, ma anche per i viaggiatori e gli appassionati, si chiama Borsa mediterranea del turismo archeologico che quest’anno è in programma dal 14 al 17 novembre. Saranno quattro giorni intensi tra incontri, approfondimenti, scambi culturali. E i numeri sono lì a dimostrare e a fare della Bmta un evento internazionale unico: 8mila visitatori, 150 espositori con 30 Paesi esteri, 50 tra conferenze e incontri, 300 relatori, 350 operatori dell’offerta, 150 giornalisti, senza sottovalutare le prestigiose collaborazioni di organismi internazionali quali UNESCO, UNWTO e ICCROM. La kermesse di Paestum vuol dire il più grande Salone espositivo al mondo del patrimonio archeologico e la prima mostra internazionale di tecnologie interattive e virtuali; luogo di approfondimento e divulgazione di temi dedicati al turismo e ai beni culturali.

Paestum, patrimonio Unesco

Paestum, patrimonio Unesco dell’umanità

A impreziosire il week end sarà la sede scelta per la XVI edizione: non più il centro di Capaccio ma direttamente l’area archeologica di Paestum, patrimonio dell’Umanità: accanto al tempio di Cerere ci saranno il Salone espositivo, i laboratori di Archeologia sperimentale e due sale convegni; al Museo Archeologico Nazionale l’ArcheoVirtual, le conferenze, i workshop con i buyers esteri; la Basilica Paleocristiana ospiterà la conferenza di apertura, l’ArcheoLavoro e gli incontri con i protagonisti.

A tu per tu con i protagonisti dell’archeologia

L'archeologo Valerio Massimo Manfredi

L’archeologo Valerio Massimo Manfredi

Sono proprio gli incontri con i protagonisti in Basilica Paleocristiana il momento clou della Borsa perché il pubblico ha modo di confrontarsi e dialogare con i protagonisti della divulgazione culturale e scientifica, spesso divenuti anche volti noti della Tv. Si comincia giovedì 14 novembre alle 18 con l’archeologo, scrittore e divulgatore Valerio Massimo Manfredi che presenterà “Il mio nome è nessuno. Il ritorno”, secondo volume della saga dedicata alla figura e al mito di Ulisse, in cui l’autore riscrive come un cronista dell’epoca la grande poesia epica greca (quindi non solo Omero, ma anche Esiodo, Eschilo, Sofocle, Euripide, Apollonio Rodio)  permettendo al grande pubblico di capire i più famosi miti greci e immedesimarsi nella mentalità e nella cultura greca delle origini. Venerdì 15, sempre alle 18, l’incontro è con Roberto Giacobbo, il popolare autore-conduttore di Voyager che anche a Paestum non mancherà di incuriosire e solleticare l’attenzione del pubblico con una domanda provocante “Conosciamo davvero Gesù?”. Sabato giornata intensa: si inizia alle 9.30, con Andreas Steiner, direttore di Archeo, che intervista Syusy Blady divenuta famosa con “Turisti per caso” su “La Bell’Italia con il suo patrimonio interessa ancora? La sfida dell’Expo”. Alle 10.30, tocca a Piero Pruneti, direttore di Archeologia Viva, intervistare Viviano Domenici, giornalista – per decenni responsabile delle pagine scientifiche del Corriere della Sera – e scrittore (ricordiamo la sua ultima fatica scritta a quattro mani con l’indimenticabile Margherita Hack “Notte di stelle”, in cui ci accompagna tra i miti delle costellazioni con lo sguardo degli osservatori preistorici, babilonesi, greci, americani): a Domenici sarà consegnato il premio “Paestum archeologia”. Alle 15, incontro con Mario Tozzi, geologo, e popolare autore e conduttore Tv. Un’ora dopo, alle 16.30, tocca a Eva Cantarella, giurista e scrittrice, e Luciana Jacobelli, archeologa e scrittrice, sviluppare un tema sempre affascinante “Pompei è viva”. Chiude l’intensa giornata alle 18 Alberto Angela, divulgatore scientifico, autore e conduttore di trasmissioni di grande successo da “Ulisse. Il piacere della scoperta” a “Passaggio a nordovest”.

Curiosità: dal Paese ospite alle sezioni speciali

Il Venezuela è il Paese ospite 2013

Il Venezuela è il Paese ospite 2013

Beni culturali come fattore di dialogo interculturale, d’integrazione sociale e di sviluppo economico: ogni anno la Borsa promuove la cooperazione tra i popoli attraverso la partecipazione e lo scambio di esperienze. Dopo Egitto, Marocco, Tunisia, Siria, Francia, Algeria, Grecia, Libia, Perù, Portogallo, Cambogia, Turchia, Armenia, ospite ufficiale nel 2013 è il Venezuela che non è molto noto sotto il profilo archeologico: le testimonianze più antiche rivelano comunque frequentazioni già 15mila anni fa. Ma per esempio, nel 2011 l’IPC, Istituto del Patrimonio Culturale del Venezuela, ha annunciato l’individuazione di sei nuovi siti archeologici sottomarini nelle acque della Isla de Aves, minuscola superficie di terra emersa nel cuore delle acque caraibiche, 110 km ad Ovest di Guadalupa.

E poi ci sono le sezioni speciali: la mostra ArcheoVirtual con i più innovativi e coinvolgenti progetti multimediali e di realtà virtuale applicati all’archeologia; gli Incontri con i Protagonisti delle scoperte archeologiche dell’anno; i Laboratori di Archeologia Sperimentale per la divulgazione delle tecniche utilizzate nell’antichità per costruire i manufatti di uso quotidiano; ArcheoIncontri per la presentazione di conferenze stampa e progetti di sviluppo territoriale; ArcheoLavoro orientamento ai Corsi di Laurea e Master in Archeologia e presentazione delle figure professionali e delle competenze emergenti; il Premio “A. Fiammenghi” per la migliore tesi di laurea sul turismo archeologico; il programma di Visite Guidate ed educational per giornalisti e visitatori.