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Pompei. Aperta nella palestra grande la mostra “Arte e sensualità nelle case di Pompei”. Gli interventi dei protagonisti. Come nasce e cosa si prefigge di raggiungere questa esposizione, che introduce al sito su un tema che è presente in tutta Pompei

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La locandina della mostra “Arte e sensualità nelle case di Pompei” alla Palestra grande di Pompei dal 21 aprile 2022 al 15 gennaio 2023

Per il direttore Zuchtriegel “la mostra introduce al sito su un tema che è presente in tutta Pompei”. Per la professoressa Canoni “è una mostra di incontri tra il linguaggio dell’arte e il tema della sensualità, tra la cultura romana e quella greca, tra il mondo della ricerca e quello della scuola”. Per il procuratore Fragliasso “è il risultato del primo caso di archeologia giudiziaria”. Per l’archeologa Toniolo “è il frutto della politica del Parco che ha voluto fare ricerca in prima persona con convenzioni e funzionari”. Per il direttore generale Osanna “ci insegna quanto sia importante lavorare insieme”. Con queste premesse il 21 aprile 2022 si è aperta nella palestra grande di Pompei la mostra “Arte e sensualità nelle case di Pompei”, organizzata dal parco archeologico di Pompei (la prima realizzata in house dall’ufficio mostre del Parco), visitabile fino al 15 gennaio 2023. A cura del direttore Gabriel Zuchtriegel e dell’archeologa Maria Luisa Catoni, professoressa all’IMT Alti Studi Lucca, la mostra si propone di essere una “chiave di lettura” che aiuti il pubblico a comprendere meglio la diffusione di immagini sensuali ed erotiche molto diffuse nel sito. Il progetto della mostra prevede, infatti, oltre all’esposizione alla Palestra grande un itinerario alla scoperta di vari edifici del sito caratterizzati da affreschi e riferimenti al tema, raggiungibili con il supporto dell’App My Pompeii, che include una sezione dedicata. La mostra è sponsorizzata da American Express e da Hotel Caruso A Belmond, Hotel Amalfi Coast di Ravello.

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L’Ermafrodito dormiente, marmo del I sec. d.C., dalla Casa di Loreio Tiburtino a Pompei (foto graziano tavan)

Stupore, curiosità, imbarazzo sono tra le emozioni che archeologi e visitatori hanno provato dinnanzi a pitture e sculture da Pompei e da altri siti vesuviani sin dalle prime scoperte nel ‘700. Con l’avanzamento degli scavi diventava sempre più evidente che immagini dal contenuto sensuale ed erotico, spesso distanti da una visione classicista del mondo antico, caratterizzavano praticamente tutti gli spazi della città, dalle case private alle terme, da osterie e bettole oscure, agli spazi pubblici della collettività. Tra le ultime scoperte, che hanno suscitato molto interesse, la casa di Leda e il cigno e il carro cerimoniale con decorazioni erotiche di Civita Giuliana. Con un pubblico molto eterogeneo, proveniente da tutto il mondo, che in questi mesi sta tornando a Pompei, la domanda di come spiegare l’onnipresenza della sensualità nell’immaginario di Pompei è più attuale che mai. 

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Gabriel Zuchtriegel, direttore del parco archeologico di Pompei (foto graziano tavan)

“In questi tempi di emergenza pandemica e di guerra, la mostra vuole essere un inno alla resilienza del bello”, dichiara il direttore Zuchtriegel, “ma lo vuole essere in una prospettiva storica, che ci aiuta a comprendere che anche in passato arte e immaginazione fossero intrecciate con relazioni e gerarchie sociali, culturali e politiche. Che oggi possiamo ammirare a Pompei una città antica con affreschi, statue e arredi trovati nella posizione in cui furono seppelliti durante l’eruzione del 79 d.C., è un dono meraviglioso della storia che dobbiamo preservare e trasmettere alle future generazioni. La mostra, che è quasi una specie di introduzione alla visita del sito, vuole contribuire a questo, valorizzando anche molte opere in deposito che in alcuni casi sono state restaurate e sottoposte a nuovi studi per essere esposte”.

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L’archeologa Maria Luisa Catoni, professoressa all’IMT Alti Studi Lucca (foto graziano tavan)

“Questa mostra appartiene alla tipologia delle mostre di ricerca, tesa valorizzare sì il bene e il sito ma anche le relazioni multiple, la collaborazione fra diverse metodologie di ricerca e le funzioni della tutela e della gestione”, aggiunge Maria Luisa Catoni. “Permette al visitatore di stabilire un rapporto fisico fra ciò che è in mostra e altri oggetti e luoghi nel sito, incluse alcune nuove scoperte venute alla luce. Il visitatore entra così in una mostra nella quale può non solo vedere oggetti di grande interesse e bellezza ma anche utilizzarli come  altrettanti “puntatori” a diversi contesti: il contesto di Pompei e del sito archeologico, il contesto delle Ville, per esempio di Stabiae e Oplontis, il contesto dello scambio fra cultura greca e cultura romana nel corso del I secolo dopo Cristo, il contesto della codificazione e tradizione di immagini erotiche e sensuali, il contesto delle funzioni e usi di quelle immagini negli spazi che decoravano e così via. In pochi altri luoghi al mondo è possibile proporre al visitatore una viaggio così ramificato e interattivo. E a Pompei questo è possibile anche per lo straordinario impegno che il sito persegue da alcuni anni nella ricerca e nella comunicazione della ricerca, come anche nell’apertura ai ricercatori di tutto il mondo”.

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Massimo Osanna, direttore generale Musei del ministero della Cultura (foto graziano tavan)

“L’obiettivo di una mostra è quello di raccontare, attraverso un filo conduttore, aspetti particolari di un’epoca, di un contesto storico, o individuare collegamenti tra più contesti. Ma devono nascere soprattutto da una ricerca scientifica e multidisciplinare in grado di condurre il visitatore alla conoscenza del passato”, dichiara Massimo Osanna, direttore generale dei Musei. “In questo caso, la mostra Arte e sensualità nelle case di Pompei consente di aggiungere al racconto, un pezzo inedito di storia del sito, frutto di recenti indagini e scoperte, che per la prima volta vengono mostrate al pubblico e in un ambito tematico dedicato. E in più recano in se la storia di un complesso lavoro che ha visto coinvolte molteplici professionalità del Parco, ma anche Istituzioni e forze dell’ordine in un’attività di comuni intenti, come nel caso del carro di Civita Giuliana, in un’area oggetto di depredamento ad opera dei tombaroli;  mentre in altre situazioni,  come per la ricostruzione del soffitto rinvenuto in crollo della casa di Leda e il cigno sono la testimonianza del delicatissimo e spesso poco noto lavoro di ricomposizione dei frammenti ad opera dei restauratori”.

Tra le 70 opere in mostra, tutte provenienti dai depositi del parco archeologico di Pompei, anche i due medaglioni in bronzo con scene erotiche del carro cerimoniale da Civita Giuliana e il raffinato soffitto del cubiculum (stanza da letto) rinvenuto in crollo sul pavimento, poi ricomposto e restaurato, della Casa di Leda ed il cigno, e le 3 pareti del cubicolo della Villa di Gragnano in località Carmiano, ricostruito dopo il recente restauro. La mostra valorizza così anche le recenti scoperte nell’ambito del Grande Progetto Pompei e delle nuove indagini condotte sotto la direzione di Massimo Osanna. Il nucleo centrale della mostra ospita opere da Oplontis – Ermafrodito e Satiro e due coppie di Centauri – in un allestimento-installazione che cerca di ricostruire la dimensione esperienziale, quasi cinematografica, che evoca il contesto e l’immaginario antico. Inoltre, una guida per bambini, I Centauri di Pompei a firma del direttore con disegni di Daniela Pergreffi, si prefigge di spiegare un tema “difficile” ai più piccoli, seguendo le tracce del centauro Mares alla ricerca di una centauressa. Oltre a godersi il percorso di mostra, lungo il racconto, piccoli e grandi lettori incontreranno una serie di figure centrali del mito antico, da Narciso a Dioniso e Arianna. 

Pompei. Si sperimentano nuove soluzioni tecnologiche al servizio dell’archeologia: SPOT, un robot quadrupede per ispezionare in condizioni di sicurezza. Zuchtriegel: “Lo testeremo anche nei cunicoli sotterranei degli scavatori clandestini”

Uno strano quadrupede meccanico, dai vistosi colori giallo nero, procede tra i basoli dei decumani e dei cardi dell’antica Pompei. È lo SPOT di Boston Dynamics, il robot quadrupede che con agilità e autonomia si muove su diversi tipi di terreni, consentendo di automatizzare le attività di ispezione di routine e l’acquisizione dei dati in modo sicuro. SPOT è stato equipaggiato in due modalità rispettivamente con Leica BLKARC e con il sensore Spot CAM+. Con SPOT sono state eseguite le ultime prove di monitoraggio delle strutture archeologiche perché è in grado di ispezionare luoghi anche di piccole dimensioni in tutta sicurezza, acquisendo e registrando dati utili allo studio e alla progettazione di interventi.

La sperimentazione in notturna di SPOT, robot quadrupede, a Pompei (foto parco archeologico di pompei)

“I progressi tecnologici nel mondo della robotica, dell’intelligenza artificiale e dei sistemi cosiddetti autonomi, hanno prodotto soluzioni e innovazioni più facilmente associate al mondo industriale e manifatturiero, che finora non avevano trovato applicazione all’interno dei siti archeologici a causa dell’eterogeneità delle condizioni ambientali, dell’estensione del sito”, dichiara il direttore generale, Gabriel Zuchtriegel. “Oggi, grazie alla collaborazione con aziende di alta tecnologia e  a seguito di queste riuscite sperimentazioni,  vogliamo testare l’impiego di questi robot nei cunicoli sotterranei degli scavatori clandestini che stiamo rilevando nel territorio intorno a Pompei, nell’ambito di un protocollo d’intesa con la Procura di Torre Annunziata guidata da Nunzio Fragliasso. Spesso le condizioni di sicurezza nelle gallerie scavate dai tombaroli sono molto critiche, per cui l’uso di un robot potrebbe rappresentare una svolta che ci consentirebbe di procedere con maggiore rapidità e in totale sicurezza”.

SPOT, un robot quadrupede al servizio dell’archeologia per ispezionare in condizioni di sicurezza (foto parco archeologico di pompei)

L’obiettivo dell’utilizzo di soluzioni tecnologiche innovative è proprio quello di migliorare il monitoraggio dell’esistente e la conoscenza dello stato di avanzamento dei lavori delle aree oggetto di recupero o restauro e dunque gestire la sicurezza del sito, oltre che dei lavoratori. Tali sperimentazioni si inseriscono nel più ampio progetto del parco archeologico di Pompei  Smart@POMPEI, finalizzato a una gestione intelligente, sostenibile e inclusiva del Parco, attraverso una soluzione tecnologica integrata, e che fa di Pompei uno Smart Archaeological Park.

Il Leica BLK2FLY, il primo laser scanner volante in grado di effettuare scansioni 3D in autonomia (foto parco archeologico di pompei)

Per queste attività il Parco si sta avvalendo della collaborazione di aziende di Information Technology in continua ricerca e innovazione, come Leica Geosystems (part of Hexagon) e Sprint Reply, società del Gruppo Reply specializzata in robotica e process automation. In questa prima fase di sperimentazione è stato utilizzato anche il Leica BLK2FLY, il primo laser scanner volante in grado di effettuare scansioni 3D in autonomia. Queste piattaforme intelligenti per l’analisi dei dati, come quella realizzata da Sprint Reply, sono la necessaria base per rendere i dati, acquisiti durante le ispezioni dei robot, fruibili e utili per le applicazioni del parco archeologico di Pompei.

Pompei. Trovata la “stanza degli schiavi” nella lussuosa villa suburbana di Civita Giuliana, saccheggiata dai tombaroli. L’eccezionale nuova scoperta segue quella della stalla con tre cavalli e del carro cerimoniale. L’ambiente, che ospitava una famigliola, è perfettamente conservata e permetterà di acquisire nuovi interessanti dati sulle condizioni abitative e di vita degli schiavi a Pompei e nel mondo romano

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Veduta zenitale della “Stanza degli schiavi” scoperta nella villa suburbana di Civita Giuliana a Pompei (foto m. gravili / parco archeologico pompei)

La stanza è piccola, senza affreschi alle pareti e mosaici al pavimento, ma decorosa, sufficiente a contenere due letti grani e uno più piccolo, qualche oggetto personale, qualche anfora poggiata negli angoli-ripostiglio, brocche in ceramica, il “vaso da notte”, e poi un timone di carro e una cassa con oggetti in metallo e tessuti forse finimenti di cavalli: è la stanza degli schiavi, di una famigliola chiamata a governare i cavalli, in uno straordinario stato di conservazione, l’ultima eccezionale scoperta nella grande villa suburbana di Civita Giuliana, a un tiro di schioppo da Pompei, indagata dal 2017 e dalla quale sono già emersi – nel quartiere servile – un carro cerimoniale e una stalla con i resti di 3 equini, di uno dei quali è stato possibile realizzare il calco (vedi Pompei. Eccezionale scoperta nella lussuosa villa suburbana di Civita Giuliana, saccheggiata dai tombaroli: nella stalla trovato un terzo cavallo di razza da parata con bardature militari. Osanna: “Nel 2019 fondi per esproprio terreni, completare lo scavo e aprire il sito al pubblico” | archeologiavocidalpassato). Lo scavo offre uno sguardo straordinario su una parte del mondo antico che normalmente rimane all’oscuro, dalla quale affiora uno spaccato rarissimo della realtà quotidiana degli schiavi. Grazie all’affinamento della tecnica dei calchi inventata da Giuseppe Fiorelli nell’Ottocento, sono stati portati alla luce letti e altri oggetti in materiali deperibili, che permettono di acquisire nuovi interessanti dati sulle condizioni abitative e di vita degli schiavi a Pompei e nel mondo romano.

Lo scavo archeologico nella Stanza degli Schiavi della villa suburbana di Civita Giuliana a Pompei (foto parco archeologico pompei)
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Gabriel Zuchtriegel, direttore del parco archeologico di Pompei, e Nunzio Fragliasso, procuratore FF di Torre Annunziata, al rinnovo del protocollo di intesa per il contrasto al saccheggio e al traffico di reperti archeologici (foto parco archeologico di pompei)

Lo scavo dell’ambiente rientra in un’attività che il parco archeologico di Pompei sta portando avanti insieme alla Procura di Torre Annunziata, guidata dal procuratore capo Nunzio Fragliasso. Risale a pochi mesi fa il rinnovo di un protocollo d’intesa tra Procura e Parco archeologico per il contrasto alle attività di scavo clandestino nel territorio pompeiano, che vede impegnati anche il Nucleo Tutela Patrimonio Culturale Campania e il Nucleo investigativo Torre Annunziata dell’Arma dei Carabinieri (vedi Contrasto al saccheggio e al traffico di reperti archeologici: rinnovato per altri due anni il protocollo di intesa tra il Parco archeologico di Pompei e la Procura della Repubblica di Torre Annunziata | archeologiavocidalpassato).

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I cunicoli dei tombaroli individuai dal laser scanner dei carabinieri (foto parco archeologico di Pompei)

Oggetto di un saccheggio sistematico per anni, dopo un’indagine della procura, la villa di Civita Giuliana è dal 2017 oggetto di scavi stratigrafici che hanno restituito una serie di nuovi dati e scoperte a cui si aggiunge ora la stanza degli schiavi. Purtroppo, anche in questo ambiente, una parte del patrimonio archeologico è andato perduto a causa dei cunicoli scavati dai tombaroli che, in tutta la villa, hanno creato un danno complessivo che è stato stimato in quasi 2 milioni di euro (vedi Scavi clandestini, saccheggio e traffico di reperti archeologici: da Pompei parte un modello pilota. Firmato un protocollo d’intesa con il Tribunale di Torre Annunziata. Il caso di Civita Giuliana | archeologiavocidalpassato).  

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Uno scorcio della Stanza degli Schiavi scoperta nella villa suburbana di Civita Giuliana a Pompei (foto parco archeologico pompei)

“Si tratta di una finestra nella realtà precaria di persone che appaiono raramente nelle fonti storiche, scritte quasi esclusivamente da uomini appartenenti all’élite, e che per questo rischiano di rimanere invisibili nei grandi racconti storici”, dichiara il direttore generale del parco archeologico di Pompei, Gabriel Zuchtriegel. “È un caso in cui l’archeologia ci aiuta a scoprire una parte del mondo antico che conosciamo poco, ma che è estremamente importante. Quello che colpisce è l’angustia e la precarietà di cui parla questo ambiente, una via di mezzo tra dormitorio e ripostiglio di appena 16 mq, che possiamo ora ricostruire grazie alle condizioni eccezionali di conservazione create dall’eruzione del 79 d.C. È sicuramente una delle scoperte più emozionanti nella mia vita da archeologo, anche senza la presenza di grandi ‘tesori’: il tesoro vero è l’esperienza umana, in questo caso dei più deboli della società antica, di cui questo ambiente fornisce una testimonianza unica”.

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Uno scorcio della Stanza degli Schiavi scoperta nella villa suburbana di Civita Giuliana a Pompei (foto parco archeologico pompei)

“Pompei è la prova che quando l’Italia crede in sé stessa e lavora come una squadra raggiunge traguardi straordinari ammirati in tutto il mondo”, interviene il ministro della Cultura, Dario Franceschini. “Questa nuova incredibile scoperta a Pompei dimostra che oggi il sito archeologico è diventato non soltanto una meta tra le più ambite al mondo, ma anche un luogo dove si fa ricerca e si sperimentano nuove tecnologie. Grazie a questo nuovo importante ritrovamento si arricchisce la conoscenza sulla vita quotidiana degli antichi pompeiani, in particolare di quella fascia della società ancora oggi poco conosciuta. Pompei è un modello di studio unico al mondo”.

La planimetria dell’ala della villa suburbana di Civita Giuliana con, in basso a destra, la stalla; sul lato sinistro il grande portico col carro cerimoniale; e, al centro del lato destro, la stanza degli schiavi (foto parco archeologico pompei)
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Il carro da parata, un unicum in Italia, scoperto nella villa suburbana di Civita Giuliana a Pompei (foto parco archeologico di Pompei)

Il rinvenimento è avvenuto non lontano dal portico dove, nel mese di gennaio 2021, fu scoperto un carro cerimoniale che attualmente è oggetto di interventi di consolidamento e restauro (vedi Nuova eccezionale scoperta nella lussuosa villa di Civita Giuliana (Pompei): scoperto un carro da parata (pilentum) integro, con decorazioni erotiche, forse per una cerimonia nuziale. Osanna: “Un unicum in Italia. Grazie all’intesa Parco archeologico di Pompei e Procura di Torre Annunziata per contrastare le attività dei tombaroli” | archeologiavocidalpassato). A pochi passi dal luogo in cui il prezioso veicolo fu parcheggiato e non lontano dalla vicina stalla scavata nel 2018, ora emerge uno degli alloggi modesti degli addetti che si occupavano del lavoro quotidiano in una villa romana, inclusa la manutenzione e la preparazione del carro.

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Il calco del prezioso e ben conservato timone da carro rinvenuto della Stanza degli Schiavi nella villa suburbana di Civita Giuliana a Pompei (foto parco archeologico pompei)

Nell’ambiente, dove sono state trovate tre brandine in legno, infatti, è stata rinvenuta una cassa lignea con oggetti in metallo e in tessuto che sembrano far parte dei finimenti dei cavalli. Inoltre, appoggiato su uno dei letti, è stato trovato un timone di un carro, di cui è stato effettuato un calco.

Uno dei letti della Stanza degli Schiavi, nella villa suburbana di Civita Giuliana a Pompei, composto da poche assi lignee sommariamente lavorate (foto parco archeologico pompei)

I letti sono composti da poche assi lignee sommariamente lavorate che potevano essere assemblate a seconda dell’altezza di chi li usava. Mentre due hanno una lunghezza pari a 1,70 m circa, un letto misura appena 1,40 m per cui potrebbe essere di un ragazzo o di un bambino. La rete dei letti è formata da corde, le cui impronte sono parzialmente leggibili nella cinerite, e al di sopra delle quali furono messe coperte in tessuto, anch’esse conservate come cavità nel terreno e restituite attraverso il metodo dei calchi. Al di sotto delle brandine si trovavano pochi oggetti personali, tra cui anfore poggiate per conservare oggetti, brocche in ceramica e il “vaso da notte.”

La modesta Stanza degli Schiavi nella villa suburbana di Civita Giuliana a Pompei, illuminata, in alto, da una piccola finestra (foto parco archeologico pompei)

L’ambiente era illuminato da una piccola finestra in alto e non presentava decorazioni parietali. Oltre a fungere da dormitorio per un gruppo di schiavi, forse una piccola famiglia come lascerebbe intuire la brandina a misura di bambino, l’ambiente serviva come ripostiglio, come dimostrano otto anfore stipate negli angoli lascati appositamente liberi per tal scopo.

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Il direttore generale Massimo Osanna tra i resti dei cavalli riemersi a Civita Giuliana (foto di Cesare Abbate, Ansa)

“Ancora una volta uno scavo nato dall’esigenza di tutela e salvaguardia del patrimonio archeologico, in questo caso grazie ad una proficua collaborazione con la procura di Torre Annunziata”, dichiara Massimo Osanna, direttore generale dei Musei, sotto la cui direzione al parco archeologico di Pompei sono stati avviate nel 2017 le attività di scavo a Civita Giuliana, “ci permette di aggiungere un ulteriore tassello alla conoscenza del mondo antico  Lo studio di questo ambiente, che sarà arricchito dai risultati  delle analisi in corso, ci permetterà di acquisire nuovi interessanti  dati sulle condizioni abitative e di vita dagli schiavi a  Pompei e nel mondo romano”.

La Stanza degli Schiavi nella villa suburbana di Civita Giuliana a Pompei (foto parco archeologico pompei)
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I carabinieri esplorano i cunicoli clandestini nel sito archeologico di Civita Giuliana (foto parco archeologico di Pompei)

“L’ulteriore significativo ritrovamento negli scavi di Civita Giuliana”, conclude il procuratore capo, Nunzio Fragliasso, “è l’ennesima conferma della sinergia tra la direzione del parco archeologico di Pompei e la Procura della Repubblica di Torre Annunziata e della efficacia del protocollo d’intesa stipulato tra le suddette Istituzioni che, con il prezioso apporto dell’Arma dei Carabinieri, ha portato, da un lato, alla condanna in primo grado degli autori degli scavi abusivi di Civita Giuliana e, dall’altro, al rinvenimento di beni archeologici di eccezionale rilevanza. In attuazione del suddetto protocollo continueranno le attività investigative e di ricerca sia presso gli scavi di Civita Giuliana che presso altri siti di scavi archeologici abusivi ricadenti nel territorio di Pompei”.

Contrasto al saccheggio e al traffico di reperti archeologici: rinnovato per altri due anni il protocollo di intesa tra il Parco archeologico di Pompei e la Procura della Repubblica di Torre Annunziata

Gabriel Zuchtriegel, direttore del parco archeologico di Pompei, e Nunzio Fragliasso, procuratore FF di Torre Annunziata, al rinnovo del protocollo di intesa per il contrasto al saccheggio e al traffico di reperti archeologici (foto parco archeologico di pompei)

Non si ferma il contrasto al saccheggio e al traffico di reperti archeologici a Pompei e nell’area vesuviana. A distanza di due anni dalla prima sottoscrizione, è stato rinnovato il protocollo di intesa tra il Parco archeologico di Pompei e la Procura della Repubblica di Torre Annunziata, finalizzato al contrasto del fenomeno criminale di saccheggio dei siti archeologici e di traffico dei reperti e opere d’arte, a riprova della riuscita sinergia tra i due enti. Mercoledì 28 luglio 2021 presso la Procura della Repubblica del Tribunale di Torre Annunziata, il procuratore F.F. Nunzio Fragliasso e il direttore generale Gabriel Zuchtriegel hanno firmato la proroga dell’accordo per altri 2 anni. “Questo protocollo conferma che, laddove le Istituzioni collaborano ad obiettivi comuni, si possono raggiungere risultati incredibili, in termini di legalità e di tutela, come nel caso dell’esperienza di Civita Giuliana”, dichiara Zuchtriegel. “In questo si deve dar merito alla lungimiranza del Direttore Osanna che ha saputo cogliere l’opportunità, assieme alla Procura, di trasformare un mirato intervento in uno strumento modello da riproporre in diverse situazioni, formalizzando le buone prassi operative messe in campo”. E il procuratore Fragliasso sottolinea: “La tutela dell’immenso patrimonio storico, artistico, archeologico e culturale presente nel circondario di propria competenza costituisce una delle priorità dell’azione della Procura della Repubblica di Torre Annunziata. L’impegno di questo Ufficio in tal senso sarà costante anche nei prossimi anni, nel segno della continuità con l’azione avviata unitamente al professore Osanna. In questo contesto si colloca il rinnovo odierno del protocollo sottoscritto nel 2019 da questa Procura con il Parco Archeologico di Pompei, che rappresenta un vero e proprio accordo “pilota” nel campo della sinergia tra le Istituzioni per la salvaguardia del patrimonio archeologico nazionale e che si è rivelato uno strumento formidabile per restituire alla collettività reperti e testimonianze di eccezionale valore storico e culturale”.

La firma del protocollo d’intesa tra il procuratore del Tribunale di Torre Annunziata, procuratore Pierpaolo Filippelli, e il Parco archeologico di Pompei, dg Massimo Osanna (foto parco archeologico di Pompei)

L’accordo iniziale fu firmato nel 2019 e nel corso di questi due anni ha visto un’intensa collaborazione tra le due Istituzioni impegnate – tra i vari interventi- in particolare nell’area di Civita Giuliana, dove un’operazione congiunta ha portato all’arresto dell’attività clandestina di tombaroli che operavano nell’area di una antica villa suburbana (fuori le mura della città antica), determinando al contempo straordinarie scoperte scientifiche. Rinnovandosi, il protocollo si conferma quale modello pilota nel contrasto alle attività illecite che investono il patrimonio archeologico e artistico. La validità del protocollo è di altri due anni, con ulteriore possibilità di rinnovo.

I cunicoli dei tombaroli individuai dal laser scanner dei carabinieri (foto parco archeologico di Pompei)

Il rinnovato protocollo conserva i vari punti e gli impegni reciproci, del Parco e della Procura, alla base del primo accordo. Il territorio di competenza del Parco Archeologico di Pompei, in particolare l’area suburbana dove sono presenti vari insediamenti (tra cui alcune ville e necropoli), la cui tutela è anche tra gli obiettivi di natura giurisdizionale della Procura, è stato interessato negli anni da diversi episodi di danneggiamento e di furto. Scopo del protocollo è di continuare a mantenere un costante e rapido canale di scambio di informazioni e notizie oltre all’attuazione di procedure condivise – ormai avviate – nel rispetto delle reciproche attribuzioni e competenze, al fine di interrompere l’azione criminale e arrestare la spoliazione di siti archeologici, spesso reiterata, scongiurandone la prosecuzione.

I carabinieri esplorano i cunicoli clandestini nel sito archeologico di Civita Giuliana (foto parco archeologico di Pompei)

Tra i principali punti dell’accordo: la Procura si impegna a trasmettere tempestivamente e formalmente al Parco tutte le notizie in proprio possesso relative ad attività clandestine nelle aree di competenza ed eventualmente a richiedere la realizzazione di saggi archeologici o vere e proprie attività di scavo. Sul cantiere sarà autorizzata la presenza di ufficiali della Polizia Giudiziaria autorizzati a ispezionare tunnel e cunicoli, a sequestrare gli oggetti e strumenti di reato, oltre che a prendere visione dei reperti rinvenuti, che saranno affidati in custodia al Parco. Il Parco, per sua parte, si impegna ad attivare in caso di richiesta, procedure urgenti per avviare i relativi scavi, nell’area di interesse investigativo. Le attività di scavo, oltre a garantire il rispetto di tutti gli standard di intervento scientifico, contribuiranno a fornire tutti gli elementi di prova di attività illecite, utili alle indagini. Dovrà fornire, inoltre, periodicamente una carta archeologica aggiornata del territorio di pertinenza, con indicazione delle aree d’interesse non esplorate e suddivise per tipologia (necropoli, ville suburbane, monumenti infrastrutturali, ecc.), eventuali scavi legalmente condotti e re-interrati, o anche scavi clandestini precedenti, di cui si abbia avuto notizia. E ancora il Parco si impegna a fornire un dettagliato elenco dei beni trafugati, anche quelli che attraverso varie fonti risultino attualmente esportati in territorio estero, al fine di consentire una visione complessiva e aggiornata del fenomeno e poter meglio orientare le azioni investigative.

Tre frammenti di affreschi parietali trafugati dalle ville di Stabia e altrettanti dalla villa suburbana di Civita Giuliana, recuperati dai Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale, saranno restituiti al parco archeologico di Pompei: cerimonia di consegna al museo Archeologico “Libero d’Orsi” di Castellammare

Un frammento di affresco parietale trafugato dalle ville di Stabia e recuperato dal comando Carabinieri Tutela del Patrimonio culturale (foto parco archeologico di Pompei)

Tre frammenti di affreschi parietali del I sec. d.C. provenienti dalle Ville di Stabia, recuperati grazie all’azione del comando Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale, saranno restituiti al parco archeologico di Pompei, martedì 18 maggio 2021 alle 14, con consegna al museo Archeologico “Libero D’Orsi” di Castellammare di Stabia (Na). Alla cerimonia ufficiale interverranno Massimo Osanna, direttore generale dei Musei – Ministero della Cultura; Gabriel Zuchtriegel, direttore generale del parco archeologico di Pompei; Gaetano Cimmino, sindaco della Città di Castellammare di Stabia; Laura Pedio, procuratore aggiunto della Repubblica presso il Tribunale di Milano; Roberto Riccardi, generale di Brigata, comandante dei Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale. Saranno presenti le responsabili della Reggia di Quisisana, Maria Rispoli, e delle Ville di Stabia, Silvia Bertesago. Nella stessa circostanza, inoltre, alla presenza di Nunzio Fragliasso, procuratore della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Torre Annunziata (Na); Pierpaolo Filippelli, procuratore aggiunto della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Torre Annunziata (Na), saranno restituiti altri tre frammenti di affresco (I secolo d.C.) asportati dalla villa suburbana di Civita Giuliana, fuori le mura di Pompei.

Nuova eccezionale scoperta nella lussuosa villa di Civita Giuliana (Pompei): scoperto un carro da parata (pilentum) integro, con decorazioni erotiche, forse per una cerimonia nuziale. Osanna: “Un unicum in Italia. Grazie all’intesa Parco archeologico di Pompei e Procura di Torre Annunziata per contrastare le attività dei tombaroli”

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Il carro da parata, un unicum in Italia, scoperto nella villa suburbana di Civita Giuliana a Pompei (foto parco archeologico di Pompei)


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Particolare della decorazione a tema erotico sul carro da parata di Civita Giuliana (foto Luigi Spina)

Elegante, raffinato, prezioso: è lo straordinario carro da parata, con elementi in legno e ferro, dipinto di rosso, e decorazioni a tema erotico in stagno e bronzo, l’ultima eccezionale scoperta dagli scavi della villa suburbana di Civita Giuliana a un passo da Pompei. Sotto il portico della villa, a ridosso della stalla dove meno di tre anni fa erano stati trovati tre cavalli, uno ancora con le ricche bardature in bronzo, il carro era pronto forse per un rito legato a culti propiziatori come potevano essere quelli di Cerere o di Venere, forse – più probabilmente – per una cerimonia nuziale promossa dal ricco proprietario della villa. Nozze ed eros: riportano a scene di vita quotidiana e di festa delle élite. Lo scavo di Civita Giuliana continua dunque a stupire: solo due mesi fa ha restituito i corpi integri di due fuggiaschi, una scena – in quel caso – di morte e disperazione (vedi Eccezionale scoperta a Pompei. Nella villa suburbana di Civita Giuliana ritrovati i corpi integri di due fuggiaschi, il padrone col suo schiavo, vittime dell’eruzione: la tecnica ottocentesca della colatura di gesso restituisce “l’impronta del dolore”, una scena di morte e disperazione | archeologiavocidalpassato). La scoperta è stata annunciata oggi, 27 febbraio 2021, dal Parco Archeologico di Pompei e dalla Procura della Repubblica di Torre Annunziata: “Rinvenuto un reperto straordinario, emerso integro dallo scavo della villa suburbana in località Civita Giuliana, a nord di Pompei, oltre le mura della città antica, nell’ambito dell’attività congiunta, avviata nel 2017 e alla luce del Protocollo d’Intesa sottoscritto nel 2019, finalizzati al contrasto delle attività illecite ad opera di clandestini nell’area (vedi Scavi clandestini, saccheggio e traffico di reperti archeologici: da Pompei parte un modello pilota. Firmato un protocollo d’intesa con il Tribunale di Torre Annunziata. Il caso di Civita Giuliana | archeologiavocidalpassato)”.

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La posizione della villa suburbana di Civita Giuliana (pallino giallo) rispetto al sito di Pompei (reticolato giallo) (foto aerea parco archeologico di Pompei)

Un grande carro cerimoniale a quattro ruote, con i suoi elementi in ferro, le bellissime decorazioni in bronzo e stagno, i resti lignei mineralizzati, le impronte degli elementi organici (dalle corde a resti di decorazioni vegetali), è stato rinvenuto quasi integro nel porticato antistante alla stalla dove già nel 2018 erano emersi i resti di 3 equidi, tra cui un cavallo bardato. Un ritrovamento eccezionale, non solo perché aggiunge un elemento in più alla storia di questa dimora, al racconto degli ultimi istanti di vita di chi abitava la villa, e più in generale alla conoscenza del mondo antico, ma soprattutto perché restituisce un reperto unico – mai finora rinvenuto in Italia – in ottimo stato di conservazione. Il progetto di scavo in corso ha una duplice finalità: da un lato cooperare nelle indagini con la Procura di Torre Annunziata, per arrestare il depredamento del patrimonio culturale ad opera di clandestini che nella zona avevano praticato diversi cunicoli per intercettare tesori archeologici; dall’altro portare alla luce e salvare dall’azione di saccheggio una delle ville più significative del territorio vesuviano. Gli scavi, che hanno permesso di verificare anche l’estensione dei cunicoli dei clandestini e i danni perpetrati al patrimonio, sono stati accompagnati costantemente da attività di messa in sicurezza e restauro di quanto emerso via via. Lo scavo, infatti, ha mostrato fin dall’inizio una notevole complessità tecnica-operativa in quanto gli ambienti da indagare sono in parte al di sotto e a ridosso delle abitazioni moderne, con conseguenti difficoltà sia di tipo strutturale che logistico.

“Pompei continua a stupire con le sue scoperte, e sarà così ancora per molti anni con venti ettari ancora da scavare”, commenta il ministro della Cultura, Dario Franceschini. “Ma soprattutto dimostra che si può fare valorizzazione, si possono attrarre turisti da tutto il mondo e contemporaneamente si può fare ricerca, formazione e studi, e ora un giovane  direttore come Zuchtriegel valorizzerà questo impegno. Quella che viene annunciata oggi è una scoperta di grande valore scientifico. Un plauso e un ringraziamento al Parco Archeologico di Pompei, alla Procura di Torre Annunziata e ai Carabinieri del nucleo Tutela Patrimonio Culturale per la collaborazione che ha scongiurato che reperti così straordinari fossero trafugati e illecitamente immessi sul mercato”.

Il carato da parata, un pilentum, scoperto nella villa suburbana di Civita Giuliana a Pompei (foto Luigi Spina)
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Il direttore generale Massimo Osanna tra i resti dei cavalli riemersi a Civita Giuliana (foto di Cesare Abbate, Ansa)

“Una scoperta straordinaria per l’avanzamento della conoscenza del mondo antico”, dichiara Massimo Osanna, direttore uscente del Parco archeologico. “A Pompei sono stati ritrovati in passato veicoli per il trasporto, come quello della casa del Menandro, o i due carri rinvenuti a Villa Arianna (uno dei quali si può ammirare nel nuovo Antiquarium stabiano), ma niente di simile al carro di Civita Giuliana. Si tratta infatti di un carro cerimoniale, probabilmente il Pilentum noto dalle fonti, utilizzato non per gli usi quotidiani o i trasporti agricoli, ma per accompagnare momenti festivi della comunità, parate e processioni. Mai emerso dal suolo italiano, il tipo di carro trova confronti con reperti rinvenuti una quindicina di anni fa all’interno di un tumulo funerario della Tracia (nella Grecia settentrionale, al confine con la Bulgaria). Uno dei carri traci è particolarmente vicino al nostro anche se privo delle straordinarie decorazioni figurate che accompagnano il reperto pompeiano. Le scene dei medaglioni che impreziosiscono il retro del carro rimandano  all’eros (Satiri e ninfe), mentre le numerose borchie presentano eroti. Considerato che le fonti antiche alludono all’uso del Pilentum da parte di sacerdotesse e signore, non si esclude che potesse trattarsi di un carro usato per rituali legati al matrimonio, per condurre la sposa nel nuovo focolare domestico. Se l’intera operazione non fosse stata avviata grazie alla sinergia con la Procura di Torre Annunziata, con la quale è stato sottoscritto un protocollo di intesa per il contrasto al fenomeno criminale di saccheggio dei siti archeologici e di traffico dei reperti e opere d’arte, avremmo perso documenti straordinari per la conoscenza del mondo antico”.

I carabinieri esplorano i cunicoli clandestini nel sito archeologico di Civita Giuliana (foto parco archeologico di Pompei)
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La firma del protocollo d’intesa tra il procuratore del Tribunale di Torre Annunziata, procuratore Pierpaolo Filippelli, e il Parco archeologico di Pompei, dg Massimo Osanna (foto parco archeologico di Pompei)

“Costante è stata in questi anni l’attenzione della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Torre Annunziata alla tutela dell’immenso patrimonio archeologico presente nel territorio di competenza”, spiega il Procuratore Capo di Torre Annunziata, Nunzio Fragliasso. “Il contrasto alla spoliazione dei siti archeologici, all’interno e fuori l’area urbana dell’antica Pompei, è sicuramente uno degli obiettivi prioritari dell’azione dell’Ufficio. In questo contesto si colloca il protocollo sottoscritto nel 2019 da questa Procura con il Parco Archeologico di Pompei, che rappresenta a pieno titolo un “accordo pilota” nel campo della sinergia tra le Istituzioni per la salvaguardia del patrimonio artistico nazionale. La collaborazione tra la Procura della Repubblica di Torre Annunziata e il Parco Archeologico di Pompei si è rivelata uno strumento formidabile non solo per riportare alla luce reperti e testimonianze di eccezionale valore storico ed artistico, ma anche per interrompere l’azione criminale di soggetti che per anni si sono resi protagonisti di un sistematico saccheggio dell’inestimabile patrimonio archeologico custodito nella vasta area, ancora in gran parte sepolta, della villa di Civita Giuliana, del quale sono una testimonianza i recenti eccezionali ritrovamenti”.

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I cunicoli dei tombaroli individuai dal laser scanner dei carabinieri (foto parco archeologico di Pompei)

“Le attività criminali di cui aveva notizia la Procura di Torre Annunziata”, continua Fragliasso, “e che dovevano essere pienamente accertate – vale a dire la realizzazione di una ramificata rete di tunnel e cunicoli ad oltre 5 metri di profondità, con saccheggio e distruzione parziale degli ambienti clandestinamente esplorati – richiedevano una attività investigativa che non poteva essere realizzata se non attraverso una vera e propria campagna di scavi archeologici, che andava condotta quindi unitamente al Parco Archeologico di Pompei. Le operazioni di scavo svolte sul sito dal Parco Archeologico di Pompei con l’ausilio, ai fini investigativi, dei Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale e dei Carabinieri del Gruppo di Torre Annunziata, sotto il costante coordinamento del Procuratore aggiunto Pierpaolo Filippelli, hanno consentito di acquisire prove decisive ed inconfutabili della commissione di gravi e reiterate condotte illecite di trafugamento di preziosi reperti archeologici poste in essere dai “tombaroli”. È stato accertato, tra l’altro, che proprio il carro portato ora alla luce è miracolosamente scampato all’azione di saccheggio dei tombaroli, essendo stato letteralmente sfiorato da due cunicoli scavati da questi ultimi ad oltre 5 metri di profondità. Proprio in questi giorni è in corso di svolgimento, davanti al Tribunale di Torre Annunziata, il processo penale a carico di due imputati ritenuti gli artefici materiali di tale attività criminale, la cui abitazione tuttora insiste sul sito della antica villa romana depredata. Le indagini hanno consentito di accertare che proprio dalla proprietà dei due imputati si diramava una rete di cunicoli di oltre 80 metri utilizzata per il sistematico saccheggio dell’area archeologica. Anche nei prossimi anni l’impegno di questo Ufficio nella tutela del patrimonio artistico, archeologico e culturale del territorio sarà costante e prioritario, riservando una particolare attenzione all’attività finalizzata al recupero dei preziosi reperti archeologici trafugati, esportati all’estero, e alla loro restituzione al patrimonio nazionale”.

Villa suburbana di Civita Giuliana (Pompei): il solaio in legno di quercia decidua sotto il quale c’era, ancora integro, il carro da parata (foto parco archeologico di Pompei)

Lo scavo. Gli interventi portati avanti nel corso degli ultimi mesi hanno richiesto un’attenta pianificazione da parte di un team interdisciplinare che ha coinvolto archeologi, architetti, ingegneri, restauratori, vulcanologi, operai specializzati ma anche, man mano che lo scavo procedeva, archeobotanici ed antropologi. Si è quindi proceduto a uno scavo che ha raggiunto i 6 metri di profondità rispetto al piano stradale, mettendo in sicurezza sia i fronti di scavo che le possenti strutture murarie – conservate fino a 4 metri – che emergevano nel corso delle indagini. Lo scavo dell’ambiente, dove si è rinvenuto il carro, ha mostrato fin dall’inizio la sua eccezionalità: si tratta infatti di un portico a due piani, aperto su una corte scoperta, che conservava in tutta la sua interezza il solaio ligneo carbonizzato con il suo ordito di travi. Nell’ottica interdisciplinare adottata costantemente negli scavi del Parco Archeologico di Pompei si sono condotte analisi archeobotaniche del legno che hanno mostrato come il solaio fosse stato realizzato in legno di quercia decidua (Quercus sp. – cfr. roburfarnia), un legno frequentemente utilizzato in età romana per realizzare elementi strutturali. Anche la porta sul lato sud della stanza, che metteva in comunicazione il portico  con la stalla dove negli scorsi anni si sono rinvenuti 3 equidi, conservava la sua struttura in legno carbonizzato che è stato analizzato e identificato come faggio. Il solaio ligneo è stato accuratamente consolidato, pulito e rimosso dall’area di scavo per permettere il proseguimento delle indagini.

Il carro da parata affiora dalla cenere nel portico della villa di Civita Giuliana (foto parco archeologico di Pompei)

Il 7 gennaio 2021 è emerso dalla coltre di materiale vulcanico che aveva invaso il portico, proprio al di sotto del solaio ligneo rimosso, un elemento in ferro che dalla forma lasciava ipotizzare  la presenza di un manufatto di rilievo sepolto. Lo scavo proseguito lentamente nelle settimane successive – per la fragilità degli elementi che si progressivamente emergevano, ha portato alla luce un carro cerimoniale, risparmiato miracolosamente sia dai crolli delle murature e delle coperture dell’ambiente sia dalle attività clandestine, che con lo scavo di due cunicoli lo hanno sfiorano su due lati, senza averne compromessa la struttura.

La decorazione in bronzo del carro da parata di Civita Giuliana (foto Luigi Spina)

Sin dal momento della sua individuazione lo scavo del carro si è rivelato particolarmente complesso per la fragilità dei materiali e le difficili condizioni di lavoro; si è quindi dovuto procedere con un vero e proprio microscavo condotto dalle restauratrici del Parco specializzate nel trattamento del legno e dei metalli. Parallelamente, ogni volta che si rinveniva un vuoto, è stato colato del gesso per tentare di preservare l’impronta del materiale organico non più presente. Così si è potuto conservare il timone e il panchetto del carro, ma anche impronte di funi e cordami, restituendo così il carro nella sua complessità.

Restauratrici all’opera durante lo scavo del carro da parata di Civita Giuliana (foto parco archeologico di Pompei)

Considerata l’estrema fragilità del carro e il rischio di possibili interventi e danneggiamenti di clandestini per la fuga di notizie, il team ha lavorato anche tutti i fine settimana a partire dalla metà di gennaio, sia per garantirne la conservazione che per dare un segno forte dell’azione di tutela sul Patrimonio esercitata dal Parco in sinergia con la Procura di Torre Annunziata ed i Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale di Napoli, coadiuvati da investigatori del Comando Gruppo Carabinieri di Torre Annunziata. Questa collaborazione ha portato anche alla partecipazione di tecnici del Parco al processo in corso contro i presunti scavatori clandestini che negli ultimi anni hanno così pesantemente colpito questa villa.

Rilievo con il laser scanner degli ambienti della villa di Civita Giuliana (foto parco archeologico di Pompei)

Terminato il microscavo in situ, attualmente i vari elementi del carro sono stati trasportati in laboratorio all’interno del Parco archeologico di Pompei, dove le restauratrici stanno procedendo a completare la rimozione del materiale vulcanico che ancora ingloba alcuni elementi metallici e a iniziare i lunghi lavori di restauro e ricostruzione del carro. Quanto emerso è stato sistematicamente documentato mediante accurata documentazione fotografica e tramite rilievo con laser scanner.

Una fase dello scavo del carro da parata di Civita Giuliana: emergono le ruote (foto Luigi Spina)

Il carro è stato ritrovato all’interno di un portico a due livelli che affacciava probabilmente su una corte scoperta, nei pressi della stalla già indagata, con la quale comunicava attraverso una porta. La coltre di cinerite che ha sigillato il carro ha permesso la conservazione delle dimensioni originarie e delle singole parti che ne scandiscono la struttura in connessione. Si tratta di un carro a quattro ruote, probabilmente identificabile sulla base delle notizie tramandate dalle fonti e dei pochi riscontri archeologici ad oggi noti con un pilentum, un veicolo da trasporto usato nel mondo romano dalle élites in contesti cerimoniali.

Una delle ruote del carro da parata di Civita Giuliana (foto Luigi Spina)
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Uno dei medaglioni con scene a sfondo erotico nella decorazione del carro da parata di Civita Giuliana (foto Luigi Spina)

Su alte ruote in ferro, connesse tra loro da un sistema meccanico di avanzata tecnologia, si erge il leggero cassone (0.90 x 1.40 m), parte principale del carro, su cui era prevista la seduta, contornata da braccioli e schienale metallici, per uno o due individui.  Il cassone è riccamente decorato sui due lati lunghi con l’alternanza di lamine bronzee intagliate e pannelli lignei dipinti in rosso e nero, mentre sul retro termina con un complesso e articolato sistema decorativo che prevede tre distinti registri con una successione di medaglioni in bronzo e stagno con scene figurate. Questi, incastonati nelle lamine bronzee e contornati da motivi decorativi in esse ricavati, rappresentano figure maschili e femminili a rilievo ritratte in scene a sfondo erotico. La lamina bronzea è inoltre decorata nella parte superiore con piccoli medaglioni, sempre in stagno, che riproducono amorini impegnati in varie attività. Nella parte inferiore del carro si conserva una piccola erma femminile in bronzo con corona. Anche in questo caso si sono svolte analisi archeobotaniche che hanno mostrato come il legno impiegato per realizzare le strutture laterali e il retro del carro a cui sono fissati mediante piccoli chiodi e grappe gli elementi decorativi in bronzo sia faggio, particolarmente adatto a questo tipo di lavorazione.

Il calco integro dell’equino dalla stalla della villa suburbana di Civita Giuliana (foto parco archeologico di Pompei)

Questo tipo di carro è un vero e proprio unicum in Italia non solo per il livello di conservazione, in quanto non abbiamo solo le singole decorazioni ma l’intero veicolo, ed anche perché non è un carro da trasporto per i prodotti agricoli o per le attività della vita quotidiana, già attestati sia a Pompei che a Stabia. Nella stalla adiacente già indagata, ricordiamo che era stato possibile realizzare oltre al calco della mangiatoia, il calco di un cavallo di grande taglia, che presentava ricche bardature in bronzo (vedi Pompei. Eccezionale scoperta nella lussuosa villa suburbana di Civita Giuliana, saccheggiata dai tombaroli: nella stalla trovato un terzo cavallo di razza da parata con bardature militari. Osanna: “Nel 2019 fondi per esproprio terreni, completare lo scavo e aprire il sito al pubblico” | archeologiavocidalpassato).

La stalla della villa suburbana di Civita Giuliana dove sono stati trovati i resti di tre cavalli di razza (foto parco archeologico di Pompei)

Nello stesso ambiente si rinvennero altri due cavalli, uno riverso sul fianco destro e uno sul fianco sinistro, di cui non è stato possibile realizzare il calco, a causa dei danni causati dai tunnel dei tombaroli e alla conseguente cementificazione delle cavità, che ne avevano distrutto il contesto di ritrovamento. Sono state tuttavia rinvenute altre bardature in bronzo, pertinenti ad una sella e altri elementi da parata, di sicura correlazione con il carro rinvenuto (vedi Pompei. Osanna contro le fake news: “Ecco la descrizione scientifica delle eccezionali scoperte nella villa suburbana di Civita Giuliana, nel settore per fortuna non danneggiato irrimediabilmente dai tombaroli: trovate una stalla con cavalli di razza e una mangiatoia, e una sepoltura di età imperiale posteriore all’eruzione del Vesuvio del 79 d.C.” | archeologiavocidalpassato).

“Zeus in trono” torna a casa, al Mann di Napoli. La statuetta in marmo era stata trafugata negli anni Ottanta e comprata dal Paul Getty Museum nel 1992, che ora l’ha restituita spontaneamente, una volta dimostrata la provenienza illegale dalla Campania

La statuetta in marmo di “Zeus in trono” restituita all’Italia dal Paul Getty Museum e ora al museo Archeologico nazionale di Napoli

Zeus torna a casa. A Napoli. Trafugata illecitamente dall’Italia intorno agli anni Ottanta del secolo scorso, la preziosa statua di “Zeus in trono”, databile intorno al 100 a.C., e acquistata nel 1992 dal Getty Museum di Los Angeles tramite un mercante d’arte londinese, è stata accolta con tutti gli onori al museo Archeologico nazionale di Napoli, che – famoso per sue preziose raccolte greco–romane  – è stato scelto come sede ideale per il ritorno in Italia e in Campania, da dove sicuramente proviene, dell’importante scultura in marmo raffigurante Zeus in trono, almeno fintanto che non sarà determinata la sua esatta provenienza. La statuetta di “Zeus in trono”, che sarebbe stata utilizzata in origine come oggetto di culto nel tempietto casalingo di una facoltosa famiglia greca o romana. è stata restituita spontaneamente dal museo californiano. “La decisione di restituire questo oggetto rientra nella nostra politica di collaborazione con il ministero dei Beni Culturali per la risoluzione di controversie e questioni relative alla provenienza e proprietà di oggetti facenti parte della nostra collezione”, spiega Timothy Potts, direttore del J.P. Getty Museum. E il ministro per i Beni culturali, Dario Franceschini: “È  il risultato della collaborazione tra Italia e Usa, e di una strategia fatta di azioni di Polizia e di azioni di diplomazia per riportare qui il patrimonio culturale sparso nel mondo”. La statua di “Zeus in trono” resterà a Napoli, ha annunciato il titolare del Mibact, favorevole alla linea secondo cui le opere d’arte trafugate debbono ritornare al territorio di appartenenza dopo il loro recupero. “La scelta del Mann”, sottolinea il direttore del museo Archeologico nazionale di Napoli, Paolo Giulierini, “è un riconoscimento della rappresentatività di Napoli e della Campania e conferma i rapporti di collaborazione tra il Mann ed il Paul Getty Museum che risalgono a 25 anni fa”. D’altra parte il Getty Museum di Los Angeles ha di recente rinnovato proprio con il direttore del Mann, Paolo Giulierini, anche una importante collaborazione per l’esposizione temporanea di opere del museo napoletano presso l’Istituzione californiana, connessa al restauro delle stesse. Il caso più recente è quello del celeberrimo Cratere di Altamura o dell’Inferno che verrà restaurato ed esposto al Getty Villa di Malibù.

Il ministro Franceschini, il generale della Guardia di Finanza Carrarini e il direttore Giulierini applaudono il ritorno in Italia dello “Zeus in trono”

A festeggiare la nuova collocazione di Zeus al Mann, oltre al ministro Dario Franceschini anche il procuratore della Repubblica facente funzioni presso il Tribunale di Napoli Nunzio Fragliasso e il procuratore aggiunto con delega alla tutela dei beni culturali Vincenzo Piscitelli; il comandante della Regione Campania della Guardia di Finanza gen. D. Fabrizio Carrarini, il comandante del nucleo di polizia tributaria di Roma da dove erano partite le indagini col. t. st. Paolo Compagnone e il comandante del gruppo Tutela mercato beni e servizi dello stesso nucleo di polizia tributaria di Roma ten. col. Luigi Smurra. “La presenza del ministro Franceschini oggi a Napoli ci onora”, commenta Giulierini. “Il ritorno delle statua di Zeus è una conferma del successo dell’azione dell’Italia, fortemente impegnata con tutte le sue Istituzioni nel recupero e nella conservazione del nostro patrimonio”.

Lo scoprimento dello “Zeus in trino” dall’imballaggio per preservarlo durante il viaggio da Los Angeles a Napoli

La statuetta di “Zeus in trono” è alta 74 cm potrebbe essere stata oggetto di culto – come si diceva – nella cappella privata di una ricca dimora patrizia, in ogni caso le numerose incrostazioni marine fanno supporre un prolungato periodo di immersione in mare, con un lato intatto probabilmente perché coperto dalla sabbia, che l’avrebbe protetto. E proprio queste incrostazioni hanno contribuito a dimostrare la provenienza campana della statua esposta a Los Angeles. Tutto comincia con il ritrovamento in uno scavo clandestino di un frammento marmoreo che poi si sarebbe scoperto essere uno spigolo del bracciolo del trono di Zeus. Quel frammento è stato recuperato a Bacoli, nel Napoletano, dalla Guardia di Finanza il 12 dicembre 2012. Ben presto fu ipotizzato che quel frammento poteva appartenere allo “Zeus in trono” di Los Angeles. Grazie a un’immagine disponibile sul web è stato possibile sovrapporre virtualmente il frammento alla statua, e si p visto che era perfettamente compatibile. Così si è proceduto a una verifica diretta nel museo californiano, eseguita il 6 marzo 2014. Infine le analisi delle concrezioni calcaree presenti sul frammento (conseguenza della lunga permanenza in mare), uguali a quelle presenti sulla statua, hanno costituito la prova definitiva.