Roma. A Palazzo Massimo – museo nazionale Romano incontro di studio “Forme e Aspetti del Paesaggio. Percorrendo le strade dell’Italia antica”: due giornate sul paesaggio come era percepito da chi percorreva le strade dell’Italia antica
A Palazzo Massimo – museo nazionale Romano, venerdì 22 e sabato 23 marzo 2024, incontro di studio “Forme e Aspetti del Paesaggio. Percorrendo le strade dell’Italia antica”: due giornate che intendono proporre alla discussione il paesaggio quale percepito da chi percorreva le strade dell’Italia antica. Nello spirito di apertura dell’Atlante tematico di Topografia antica a cura di Stefania Quilici Gigli e Lorenzo Quilici (L’Erma di Bretschneider), l’incontro mira a suscitare molteplici e nuove declinazioni del tema, sulla base di esperienze, linee di ricerca, studi quanto mai vari, che rispecchino nuovi interessi o un diverso approccio ad argomenti con una lunga tradizione di studio. Il tema verrà quindi affrontato sotto aspetti diversi e varie declinazioni, liberamente scelte dai relatori. Venerdì 22 marzo 2024, alle 9.30, dopo i saluti istituzionali di Stéphan Verger e Roberto Marcucci, apre la prima sezione, presieduta da Eugenio La Rocca, la relazione introduttiva “Archeologia del paesaggio, archeologia della memoria” sarà tenuta da S. Verger. Quindi, sui paesaggi del mito interventi di F. D’Andria, S. Solano, A. Buonopane, G.L. Gregori, E. Giorgi. Dopo la discussione e la pausa caffè, alle 11.45, la nuova sezione, presieduta da Simone Quilici, sui paesaggi sacri e religiosi vede interventi di R. Brancato, E. Tortorici, V. Fiocchi Nicolai, L. Spera, e sui paesaggi funerari con E. Moormann, S. Molls, C. Veen; B. Fochetti, P. Liverani. Discussione. Nel pomeriggio, alle 15, terza sessione, presieduta da Gianluca Tagliamonte, su trasformazioni, variazioni del paesaggio, delle sue infrastrutture in contesti e tempi diversi, con M. Guaitoli, G. Cera, G. Renda, M.L. Marchi, G. Forte. Dopo la discussione e la pausa caffè, alle 17, la quarta sessione, presieduta da Marcello Spanu, sulla percezione del paesaggio con P. Tartara, M.S. Busana, E. Pandolfo, A. Vacilotto, O. Belvedere, A. Burgio, M. Cangemi, A. Di Maggio, F. Modica. La discussione chiude la prima giornata. Sabato 23 marzo 2024, la seconda giornata apre alle 9.30, con la quinta sessione, presieduta da Andrea Giardina, sul paesaggio nell’ordine delle divisioni agrarie con Capogrossi Colognesi, E. Tassi, S. Quilici Gigli, G. Ceraudo, V. Ferrari, e sui paesaggi della produzione con J. Bonetto, S. Dilaria, C. Previato, A. Facchi, G. Falezza, G. Scardozzi. Dopo la discussione e la pausa caffè, alle 12, sesta e ultima sessione, presieduta da Dieter Mertens, su il paesaggio militare con M. Jonasch, A.R. Giotto, J. Turchetto, e sulla crudeltà nel paesaggio con L. Quilici. La discussione chiude le due giornate di studio al museo nazionale Romano.
Fara in Sabina (Ri). Il Carro del Principe di Eretum torna a casa. Ultimati la ristrutturazione e l’allestimento di Palazzo Brancaleoni, sede del museo civico Archeologico, si inaugura la sala dedicata al corredo della Tomba XI di Colle del Forno con il Carro del Principe, trafugato nel 1970 e restituito dalla Ny Carlsberg di Copenaghen nel 2016
Il Carro del Principe di Eretum torna a casa. Sabato 16 marzo 2024 il museo civico Archeologico di Fara in Sabina apre le sue porte al corredo funerario della Tomba XI della Necropoli di Colle del Forno e al suo reperto più celebre: il Carro del Principe di Eretum. Dopo un anno di lavori di ristrutturazione e di allestimento degli spazi museali di Palazzo Brancaleoni, verranno inaugurate le nuove sale dedicate all’esposizione dei preziosi materiali del VII sec. a.C., che qui troveranno una permanente collocazione. Il recupero, il restauro, la fruizione e valorizzazione del prezioso ritrovamento sono stati resi possibili dal lavoro sinergico del Comune di Fara in Sabina e della soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per l’area metropolitana di Roma e per la provincia di Rieti. Lo sforzo per consegnare alla comunità questo antico tesoro è intimamente legato alle vicende del suo “ritorno” in patria, che rendono ancora più significativa l’appartenenza di questi preziosi beni al suo territorio. Si era infatti persa traccia di gran parte del corredo del Carro di Eretum, saccheggiato e illecitamente esportato, fino a quando le autorità italiane hanno identificato tale patrimonio all’interno delle collezioni della Ny Carlsberg Glyptotek di Copenaghen e, dopo anni di trattative, grazie all’intervento del Comando TPC dei Carabinieri, hanno ottenuto indietro quanto a breve tutti potranno ammirare. L’evento avrà inizio alle 16 alla Collegiata di Sant’Antonino di Fara in Sabina (piazza del Duomo) con la conferenza di presentazione della Sala della Tomba XI di Eretum, per proseguire dalle 17 a Palazzo Brancaleoni, sede del museo Archeologico, con l’inaugurazione dei nuovi spazi museali.
Un’anticipazione di questo evento atteso da anni c’era stata nel 2021 con l’allestimento della mostra “Strada facendo. Il lungo cammino del Carro di Eretum”, prima in Palazzo Dosi a Rieti e poi a Roma al museo nazionale Romano. Erano passati più di quarant’anni da quando la Tomba XI di Eretum (Colle del Forno – Montelibretti) era stata trafugata dai clandestini e venduta sul mercato antiquario. Il meraviglioso corredo della famiglia reale che governò l’antica città sabina, alleata di Veio e ben nota ai Romani per essersi a lungo opposta alla loro conquista, è tornato in patria dal museo Ny Carlsberg Glyptotek di Copenaghen che lo aveva acquistato ed esposto nelle sue sale. In quell’occasione per la prima volta i reperti provenienti dalla Ny Carlsberg Glyptotek di Copenaghen e quelli conservati nel museo civico Archeologico di Fara in Sabina venivano presentati insieme nella mostra a cura di Alessandro Betori, Francesca Licordari e Paola Refice, con l’allestimento progettato da Daniele Carfagna. Un percorso articolato in tre sale di esposizione conduceva il visitatore indietro nel tempo fino al VII secolo a.C., per scoprire – col commento di una colonna sonora originale – uno spaccato significativo della civiltà sabina attraverso i corredi funerari della stirpe del misterioso e potente principe di Eretum. Sono passati altri tre anni, ma ora il carro del principe di Eretum è tornato definitivamente a casa.

Il carro principesco di Eretum, trafugato da Fara in Sabina, quando era esposto al Ny Calsberg Glyptotek di Copenhagen (foto sabap-ri)
Il Cnr ha eseguito gli scavi nella necropoli di Colle del Forno, che comprende 40 tombe, a due riprese, 1971-1977 (Centro di Studio per l’Archeologia Etrusco-Italica) e 2003-2009 (Iscima). Il materiale della necropoli, compresa la tomba XI, è in studio da parte di Paola Santoro, dirigente di ricerca Cnr emerito, e di Enrico Benelli Cnr-IsMed che hanno eseguito un’ampia consulenza scientifica sia in occasione del restauro (effettuato nei laboratori del museo nazionale Romano, dalla restauratrice Marina Angelini), sia per l’esposizione del 2021, nella scelta dei materiali e nella redazione dei testi dei pannelli e dei cartellini. La maggior parte dei resti dei carri vennero trovati nel corso di uno scavo clandestino eseguito nel 1970, che ha portato alla dispersione di buona parte del corredo sul mercato antiquario illegale. La maggior parte dei pezzi furono acquistati dalla Ny Carlsberg Glyptotek di Copenaghen; nel 1979 Paola Santoro cominciò a sospettare che quegli oggetti comparsi improvvisamente a Copenaghen provenissero dalla tomba (che lei aveva trovato nel 1973, già devastata, e aveva potuto raccogliere solo una piccola parte dei materiali, quelli sopravvissuti al saccheggio del 1970). Nel 1995 il confronto fra i pezzi ha potuto dare la certezza della provenienza; in seguito i Carabinieri, nel corso delle indagini sull’attività di uno dei più noti trafficanti di opere d’arte, Giacomo Medici, hanno trovato tutta la documentazione relativa al contrabbando dei materiali. Da qui è partita una lunga procedura legale internazionale, che ha portato alla restituzione del materiale allo Stato italiano nel 2016 (vedi Il carro del principe sabino di Eretum, in lamine dorate (VII-VI sec. a.C.), protagonista della mostra “Testimoni di civiltà – L’art. 9 della Costituzione. La tutela del patrimonio culturale della Nazione”, aperta a Roma alla Camera dei Deputati con i reperti recuperati dal nucleo tutela patrimonio culturale dei carabinieri | archeologiavocidalpassato). La tomba XI non apparteneva solo al “principe” (cioè il signore che possedeva i due carri), ma c’era tutta la famiglia, per molte generazioni, dall’inizio del VII secolo a.C. alla fine del IV secolo a.C. (quindi circa 4 secoli di uso). Il ritorno del materiale da Copenaghen, la riunione con quello scavato da Paola Santoro, e il nuovo restauro hanno permesso di scoprire tante novità, che aiuteranno a capire la storia di questa tomba, molto più complicata di quanto si pensasse in origine.
#domenicaalmuseo. Anche la prima del 2024 con oltre 14mila ingressi conferma il Colosseo il monumento più visitato d’Italia

Il ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano, in visita al Colosseo accompagnato da Alfonsina Russo, direttrice del parco archeologico del Colosseo (foto PArCo)
Il Colosseo si conferma il monumento più visitato d’Italia anche nella prima domenica del 2024 a ingresso gratuito. Lo conferma in una nota il ministro alla Cultura, Gennaro Sangiuliano. “La prima #domenicalmuseo del 2024 è stata un successo”, commenta il ministro. “Anche questa volta, numerosi italiani e turisti stranieri hanno approfittato dell’ingresso libero per trascorrere l’ultimo giorno delle Festività in un luogo della cultura statale. Un risultato che conferma i numeri importanti registrati nel 2023 e che dimostra una volta di più il legame forte tra i visitatori e il patrimonio di arte e bellezza della nostra Nazione. I musei e i luoghi della cultura rappresentano i punti della geografia identitaria dell’Italia e la risposta del pubblico testimonia l’apprezzamento per il nostro lavoro di ampliamento dell’offerta. Ringrazio le lavoratrici e i lavoratori in servizio oggi nelle strutture museali”.
Ecco i numeri relativi a parchi e musei archeologici. Colosseo. Anfiteatro Flavio 14.299; Pantheon 13.486; Foro Romano e Palatino 6.483; area archeologica di Pompei 4.363; museo Archeologico nazionale di Napoli 3.300; Gallerie Nazionali di Arte Antica – Palazzo Barberini 2.686; museo nazionale Romano – Palazzo Massimo 1.748; museo nazionale Romano – Terme di Diocleziano 1.578; museo nazionale Etrusco di Villa Giulia 1.246; museo nazionale Romano – Palazzo Altemps 1.026.
Roma. A Palazzo Massimo “Con sobria chiarezza”, due giornate di studio in onore di Giovanni Becatti a cinquant’anni dalla scomparsa: in presenza e on line. Il programma
“Con sobria chiarezza” giornate di studio in onore di Giovanni Becatti. A cinquant’anni dalla scomparsa, il parco archeologico di Ostia antica celebra la figura di Giovanni Becatti con due giornate di convegno a Roma, a Palazzo Massimo alle Terme, il 4 e 5 dicembre 2023: in presenza e on line sul canale YouTube del Parco: https://www.youtube.com/@parcoarcheologicodiostiaan4711. Grazie al contributo di allievi, colleghi e continuatori della sua opera nell’ufficio degli Scavi di Ostia, verrà ripercorsa la carriera di uno studioso che ha lasciato un’impronta profonda nella storia dell’arte antica e nell’archeologia del XX secolo. Di multiformi interessi, Becatti seppe spaziare dall’arte minoica alla paletnologia e dall’arte greca arcaica alla tarda antichità, affrontando con uguale competenza e passione l’arte, la storia e la filologia classica. I vari contributi consentiranno di delineare il profilo di un vero umanista, capace di coniugare l’attività di ricerca sul campo con una conoscenza enciclopedica delle fonti antiche e dell’iconografia, unite a una grande versatilità scrittoria e divulgativa.

Il leone: dettaglio della sala di rappresentanza in opus sectile di una villa (domus) monumentale fuori Porta Marina a Ostia, conservato al museo dell’Alto Medioevo (foto Muciv)
Del periodo ostiense verranno esaminati i molteplici filoni di ricerca che Becatti seppe dipanare nella sua lunga attività al servizio della Soprintendenza archeologica. Giunto ventiseienne a Ostia, ma già con l’esperienza formativa degli scavi a Lemno con la Scuola Archeologica Italiana di Atene, divenne il principale collaboratore del direttore degli Scavi Guido Calza, che gli affidò la pubblicazione delle sculture trovate negli sterri per l’Esposizione Universale del 1942 e lo studio tipologico di tappeti musivi e mitrei. Nel frattempo coltivava la sua vocazione per l’insegnamento, iniziando a Pisa quella feconda attività didattica che l’avrebbe portato a Milano, Firenze e Roma, coltivando in ogni cattedra una prolifica scuola di allievi ed epigoni. La carriera accademica non gli impedì di continuare la collaborazione con la Soprintendenza archeologica di Ostia, portando a termine il volume della Topografia Generale – primo della serie di Scavi di Ostia – e pubblicando nella stessa collana l’Edificio con Opus Sectile fuori Porta Marina, esempio eccezionale dell’arte dell’intarsio marmoreo fiorita nella tarda antichità. Le testimonianze dei colleghi e di chi lo conobbe sono concordi nel delineare una figura modesta, laboriosa, collaborativa e disponibile, che fino all’ultimo portò il suo contributo sia in ambito editoriale, con la grandiosa impresa dell’Enciclopedia dell’Arte Antica, sia continuando a stimolare la ricerca sul campo, con l’avvio dello scavo universitario delle Terme del Nuotatore. In occasione del convegno verrà affissa una targa in ricordo dello studioso sulla facciata del Museo Ostiense, dove sono ugualmente onorati i colleghi e i collaboratori dei suoi esordi, quasi a voler ricostituire quell’affiatato gruppo di lavoro e di ricerca che “con sobria chiarezza” seppe avviare gli studi moderni su Ostia.
Programma 4 dicembre 2023: “Giovanni Becatti e Ostia”, modera Alessandro D’Alessio. Alle 9, saluti istituzionali: Stéphane Verger (direttore del museo nazionale Romano), Massimo Osanna (direttore generale Musei); 9.15, introduzione al convegno con Alessandro D’Alessio (direttore del parco archeologico di Ostia antica); 9.30, Fausto Zevi (già Sapienza Università di Roma) “Giovanni Becatti, un ricordo ostiense”; 10, Dario Daffara (parco archeologico di Ostia antica) “Il silenzioso ardore per la ricerca: Giovanni Becatti a Ostia (1938-1954) e a Milano (1954-1957)”; 10.30, Claudia Valeri (Musei Vaticani) “Giovanni Becatti e la scultura ostiense”; pausa caffè; 11.30, Cristina Genovese (parco archeologico di Ostia antica) “Mosaici e pavimenti marmorei di Ostia: attualità dello studio di Giovanni Becatti”; 12, Carlo Pavolini (già università della Tuscia – Viterbo) “Considerazioni sulle Case ostiensi del tardo impero 75 anni dopo”; 12.30, discussione. Pausa pranzo. Alle 14.30, Claudia Tempesta (parco archeologico di Ostia antica), Stella Falzone (università Roma Tre) “Rileggere Becatti alla luce di Gismondi: il contributo della documentazione d’archivio alla ricostruzione del contesto della Domus sotto il Vicolo del Dioniso”; 15, Filippo Marini Recchia (archeologo indipendente), Paola Olivanti (archeologa indipendente) “La basilica forense di Ostia: una revisione dei dati d’archivio a ottant’anni dalla pubblicazione di Giovanni Becatti”; 15.30, Clementina Panella (già Sapienza Università di Roma), Maura Medri (università Roma Tre) “Le Terme del Nuotatore in Ostia Antica. Lo scavo, i contesti, l’architettura”; 16, discussione.
Programma 5 dicembre 2023: “Giovanni Becatti, gli studi e l’insegnamento”, modera Patrizio Pensabene. Alle 9.30, Graziella Becatti (storica dell’arte indipendente) “Chi era Giovanni Becatti”; 10, Carlo De Domenico (università Statale di Milano) “Giovanni Becatti in Grecia (1936-1937)”; 10.30, Gabriella Capecchi (già università di Firenze) “Giovanni Becatti professore di Archeologia Classica nella “tradizione giovane” dell’Ateneo fiorentino”; pausa; 11.30, Maria Grazia Picozzi (già Sapienza Università di Roma) “Giovanni Becatti storico dell’arte antica”; 12, Stefano Tortorella (già Sapienza Università di Roma) “Gli studi di iconografia di Giovanni Becatti”; 12.30, discussione. Pausa pranzo. Alle 14.30, Marco Ruffini (Sapienza Università di Roma) “Giovanni Becatti e la critica d’arte”; 15, Patrizio Pensabene (già Sapienza Università di Roma) “Lo stile è una fiction? Sono da considerare superati i cataloghi tipologici?”; 15.30, Andrea Carandini (già Sapienza Università di Roma) “Giovanni Becatti, un uomo bravo e buono”; 16, discussione e tavola rotonda.
Musei e parchi archeologici a ingresso gratuito il 4 e 5 novembre: Colosseo, Pantheon e Pompei ai primi tre posti. Il ministro Sangiuliano: “Felice sia stata apprezzata questa proposta”

Archeologia protagonista anche nel weekend del 4 e 5 novembre 2023 a ingresso gratuito: nei primi tre posti figurano il Colosseo, il Pantheon e Pompei. “Sono particolarmente felice che sia stata apprezzata l’idea di aprire gratuitamente i musei e i parchi archeologici anche in una giornata altamente simbolica come il 4 novembre”, dichiara il ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano, che così commenta i primi numeri disponibili relativi all’affluenza dei due giorni di aperture gratuite del 4 e 5 novembre dei luoghi della cultura statali. “La decisione di aggiungere all’appuntamento mensile della #domenicalmuseo altre date fortemente identitarie, come il 25 aprile, il 2 giugno e il 4 novembre 2023, è un’ulteriore possibilità offerta a tutti per vivere a fondo la straordinaria bellezza e vastità del nostro patrimonio culturale. La notevole affluenza di ieri e oggi lo testimonia. I musei rappresentano sempre più la geografia identitaria della Nazione e questo è confermato da una rinnovata consapevolezza da parte di cittadini e turisti dell’importanza di visitare un sito culturale. Un momento vissuto a pieno come arricchimento spirituale ed esperienza necessaria che migliora la qualità della vita”.

Code di visitatori all’ingresso del museo Archeologico nazionale di Napoli per il ponte di Ognissanti (foto mann)
Ecco i primi dati provvisori, tra parentesi i numeri relative alle singole giornate, relativi a siti, musei e parchi archeologici: Colosseo. Anfiteatro Flavio 35.700 (16.688+19.012); Pantheon 28.256 (15.800+12.456); Area archeologica di Pompei 28.068 (13.462+14.606). Seguono Foro Romano e Palatino 11.586 (5.905+5.681); museo Archeologico nazionale di Napoli 8.350 (3.000+5.350); Terme di Caracalla 6.765 (3.185+3.580); Parco archeologico di Ercolano 4.516 (2.443+2.073); Gallerie Nazionali di Arte Antica – Palazzo Barberini 4.459 (1.456+ 3.003); Villa Adriana 3.056 (1.276+1.780); museo nazionale Romano – Palazzo Massimo 2.516 (535+1.981); MArRC – museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria 2.394 (685+1.709); museo e area archeologica di Paestum 2.142 (922+1.220); Grotte di Catullo e Museo Archeologico di Sirmione 2.949 (890+2.059); museo nazionale Romano – Palazzo Altemps 2.022 (516+1.506); museo nazionale Romano – Terme di Diocleziano 1.855 (451+1.404); museo delle Civiltà 1.434 (217+1.217). A questo elenco va aggiunto il museo Egizio di Torino con 21.266 visitatori ma nell’intero Ponte di Ognissanti, da mercoledì 1° a domenica 5 novembre 2023, con la maggior affluenza mercoledì 1° novembre con 4.259 ingressi e venerdì 3 novembre con 4.491 visitatori.
Bologna. Al museo civico Archeologico “Bononia racconta. Storie dal lapidario del museo”: un ciclo di tre appuntamenti per conoscere in modo piacevole e coinvolgente le epigrafi, vero e proprio mezzo di comunicazione di massa nell’Antica Roma
Alzi la mano chi non ha mai pensato almeno una volta che leggere le lapidi latine sia un po’ ostico e noioso! Scommettiamo invece che ne può saltare fuori un o splendido viaggio nella storia dell’antica Bononia? Viene annunciata così “Bononia racconta. Storie dal lapidario del museo” la nuova iniziativa promossa dal museo civico Archeologico di Bologna con la collaborazione della Legio XIII Gemina: un ciclo di tre appuntamenti – il 15, il 21 e il 28 ottobre 2023 – per conoscere un bene prezioso dell’antica Bononia e del mondo romano: le epigrafi. Il progetto, curato da Federica Guidi e Marinella Marchesi, si inserisce nelle attività di divulgazione del rilevante patrimonio epigrafico del museo civico Archeologico per avvicinare il pubblico non solo specialistico a una migliore fruizione e comprensione degli oggetti lapidei e delle iscrizioni incise come fonte storica primaria per conoscere la storia sociale e culturale del mondo antico romanizzato, in cui le pietre erano utilizzate come vero e proprio mezzo di comunicazione di massa.

La Legio XIII Gemina (foto daniele gay, courtesy legio XIII gemina)

Lapide dei Cornelii (fine del I secolo a.C.), proveniente da San Pietro in Casale (Bologna), località Gavaseto, rinvenuta nel 1533, e conservata al museo civico Archeologico di Bologna (foto bologna musei civici)
“Bononia racconta”: domenica 15 ottobre 2023, alle 11, e sabato 28 ottobre 2023, alle 17. Visita guidata gratuita al lapidario con Legio XIII Gemina, Federica Guidi e Marinella Marchesi (museo civico Archeologico): ingresso con biglietto museo. Le archeologhe Federica Guidi e Marinella Marchesi conducono un’insolita visita guidata al lapidario del museo civico Archeologico, con la partecipazione dei rievocatori in costume storico della Legio XIII Gemina che daranno voce e corpo agli antichi abitanti di Bononia, colonia latina fondata nel 189 a.C. La Legio XIII Gemina è un’associazione culturale di rievocazione storica e archeologia sperimentale fondata a Rimini nel 2011. L’associazione deve il suo nome all’omonima e leggendaria legione romana che fu reclutata da Giulio Cesare nel 57 a.C. per la conquista della Gallia e con la quale il grande condottiero varcò il Rubicone.

Altare funerario con raffigurazione di un legionario (seconda metà del III secolo d.C.), proveniente da Egitto, Nicopolis (Alessandria), cimitero militare della legio II Traiana Fortis, e conservata al museo civico Archeologico di Bologna (foto bologna musei civici)

Lapide di Q. Manilius Cordus (prima metà del I secolo a.C.), proveniente da San Pietro in Casale (Bologna), località Sant’Alberto o San Benedetto. Rinvenuta nel 1502. Conservata al museo civico Archeologico di Bologna (foto bologna musei civici)
“Parole, parole, parole. Le iscrizioni latine dalla noia allo storytelling”: sabato 21 ottobre 2023, alle 17. Incontro con Carlotta Caruso (museo nazionale Romano), Valentina Uglietti (dottoressa di ricerca Unibo), Federica Guidi e Marinella Marchesi (museo civico Archeologico). L’incontro si svolge nella Sala conferenze. Ingresso libero fino ad esaurimento posti. L’incontro riflette sulle potenzialità comunicative delle testimonianze epigrafiche del mondo romano attraverso l’esperienza due narratrici di grande talento: Carlotta Caruso, archeologa del museo nazionale Romano e autrice del libro “101 cose svelate. Le iscrizioni del museo nazionale Romano raccontano Roma” (Dielle Editore, 2022) e Valentina Uglietti, dottoressa di ricerca in epigrafia latina e storyteller. Conducono l’incontro le archeologhe Federica Guidi e Marinella Marchesi, curatrici del recente scenario tematico dedicato al lapidario del museo civico Archeologico sul portale “Storia e memoria di Bologna” curato dall’Area Storia e Memoria del Settore Musei Civici Bologna.
Roma. “Metti una sera… al museo nazionale Romano”: aperture serali a settembre e ottobre alle Terme di Diocleziano, Palazzo Massimo e Palazzo Altemps
“Metti una sera… al museo nazionale Romano”: tornano le aperture straordinarie. Dal 15 settembre 2023, ogni settimana, fino alla fine di ottobre 2023, sarà possibile visitare le sedi di Terme di Diocleziano, Palazzo Massimo e Palazzo Altemps anche in orario serale, dalle 19.15 alle 22.45, con un biglietto alla tariffa speciale di 5 euro (che comprende anche il contributo di 1 euro in sostegno all’Emilia Romagna). Le aperture serali non coinvolgono la Crypta Balbi perché è temporaneamente chiusa al pubblico. Questo il calendario delle serate: venerdì 15 settembre, Palazzo Massimo e Terme di Diocleziano; sabato 16 settembre, Palazzo Altemps; venerdì 22 settembre, Palazzo Massimo, Terme di Diocleziano e Palazzo Altemps; venerdì 29 settembre, Palazzo Massimo e Terme di Diocleziano; sabato 30 settembre, Palazzo Altemps; venerdì 6 ottobre, Palazzo Massimo e Terme di Diocleziano; sabato 7 ottobre, Palazzo Altemps; venerdì 13 ottobre, Palazzo Massimo e Terme di Diocleziano; sabato 14 ottobre, Palazzo Altemps; venerdì 20 ottobre, Palazzo Massimo e Terme di Diocleziano; sabato 21 ottobre, Palazzo Altemps; venerdì 27 ottobre, Palazzo Massimo e Terme di Diocleziano; sabato 28 ottobre, Palazzo Altemps.
Sperlonga (Lt). Visto il successo, prorogata di un mese la mostra “Depositi (ri)scoperti… Ulisse e i suoi viaggi” dedicata alla figura dell’eroe greco e alle sculture che lo rappresentano
Ancora un mese per visitare la mostra “Depositi (ri)scoperti… Ulisse e i suoi viaggi” al museo Archeologico nazionale di Sperlonga (Lt). Visto infatti l’enorme successo, la mostra “Depositi (ri)scoperti… Ulisse e i suoi viaggi”, che doveva chiudere il 30 luglio 2023, è stata prorogata fino al 27 agosto 2023. Il progetto espositivo nasce dalla collaborazione tra il museo nazionale Romano e la direzione regionale Musei del Lazio per ridare voce ai tanti reperti conservati nei depositi, che ha visto, nella prima tappa, la mostra organizzata presso il museo delle Navi romane di Nemi (Rm) (vedi Roma. Alle Terme di Diocleziano chiude la prima parte della mostra “Ulisse e gli altri” nell’ambito del progetto “Depositi (ri)scoperti” del museo nazionale Romano: opere solitamente custodite all’interno dei depositi | archeologiavocidalpassato). La mostra nasce anche nell’ambito dell’esposizione “L’istante e l’eternità – Tra noi e gli antichi”, che si tiene nel museo nazionale Romano alle Terme di Diocleziano (vedi Roma. A un mese dalla sua chiusura, scopriamo la grande mostra “L’istante e l’eternità” alle Terme di Diocleziano, 300 pezzi eccezionali tra opere greche, romane, etrusche e italiche, medievali, moderne e contemporanee. Intervento esclusivo del direttore Stéphane Verger | archeologiavocidalpassato) e che ha visto un importante contributo del museo Archeologico nazionale di Sperlonga con il prestito di alcune delle sue sculture più significative, come la testa di Ulisse e il gruppo del Palladio.

Mostra “Ulisse e gli altri” alle Terme di Diocleziano: testa di Ulisse (ora al museo di Sperlonga) in marmo greco proveniente dal sepolcreto degli Statili (prima età imperiale) (foto mnr)
“Ulisse e i suoi viaggi” è dedicata alla figura dell’eroe greco e alle sculture che lo rappresentano: le opere provenienti dai depositi del museo nazionale Romano integrano quelle del museo Archeologico nazionale di Sperlonga creando un dialogo vivo e fattivo tra istituzioni. Proprio al museo nazionale Romano, che aveva il compito di accogliere i principali ritrovamenti di Roma e del Lazio, erano state destinate, in un primo tempo, le sculture di Sperlonga; per accoglierle nel luogo in cui erano state scoperte fu invece realizzato nel 1963 il museo Archeologico nazionale.

Mostra “Ulisse e gli altri” alle Terme di Diocleziano (ora al museo di Sperlonga): grande mosaico di Ulisse e le Sirene (da Quarto di Corzano, provincia di Rieti, II secolo d.C.) (foto mnr)
Il percorso espositivo inizia dal grande mosaico di Ulisse e le Sirene (da Quarto di Corzano, provincia di Rieti, II secolo d.C.), presentato in un suggestivo allestimento multimediale che immerge il visitatore nel racconto del viaggio di Ulisse. Intelligente, tenace e assetato di sapere e di avventura, l’eroe è rappresentato nelle sue fattezze dalla testa di Ulisse in marmo greco (proveniente dal sepolcreto degli Statili, prima età imperiale): un uomo maturo, con chioma fluente e fitta barba, riconoscibile dal caratteristico copricapo, il pileus, suo comune attributo.

Mostra “Ulisse e gli altri” alle Terme di Diocleziano (ora al museo di Sperlonga): testa di Circe in marmo greco rinvenuta nel 1928 sul promontorio del Circeo (foto mnr)
A dare risalto alle virtù di Ulisse contribuiscono le numerose figure femminili che animano il mito: l’amata moglie Penelope (esposta una testa in marmo del II secolo d.C.); l’affascinante Circe, con i suoi magici sortilegi (esposto un suo ritratto in marmo greco rinvenuto nel 1928 sul promontorio del Circeo); e la sua protettrice divina Atena, rappresentata da un busto rinvenuto nel suburbio di Roma.

Mostra “Ulisse e gli altri” alle Terme di Diocleziano (ora al museo di Sperlonga): sarcofago con raffigurazione di Achille tra le figlie di Nicomede (da Isola Sacra, seconda metà del II secolo d.C.) (foto mnr)
A raccontare le avventure di Ulisse, e degli altri personaggi che gravitano intorno alla sua figura, sono inoltre esposti un sarcofago con raffigurazione di Achille tra le figlie di Nicomede (da Isola Sacra, seconda metà del II secolo d.C.) e un’urna con scena della contesa per le armi di Achille (proveniente da Ostia Antica, seconda metà del II secolo d.C.).
Brescia. Al nuovo Capitolium apre la mostra “Il Pugile e la Vittoria Alata”, per Bergamo Brescia 2023: per la prima volta insieme i due straordinari bronzi di età ellenistica e romana

Locandina della mostra “Il Pugile e la Vittoria” al Capitolium di Brescia dal 12 luglio al 29 ottobre 2023
Il Pugile e la Vittoria, due straordinari bronzi di età ellenistica e romana per la prima volta insieme a Brescia, esposti in un’evocativa installazione artistica site specific del maestro spagnolo Juan Navarro Baldeweg, in cui il metaforico dialogo sul significato della “vittoria” ci riporta all’universale tensione verso l’alto, sia esso il traguardo sportivo o la pace ritrovata. La mostra “Il Pugile e la Vittoria”, punta di diamante di Bergamo Brescia Capitale della Cultura 2023, sarà visitabile dal 12 luglio al 29 ottobre 2023 al parco archeologico di Brescia Romana, sito UNESCO. Catalogo Skira.
L’ambizioso progetto, promosso dal Comune di Brescia e Fondazione Brescia Musei con il museo nazionale Romano e il fondamentale contributo di Intesa Sanpaolo, permette di compiere un confronto culturale tra due assoluti capolavori dell’arte occidentale e sigla un nuovo prezioso tassello del programma di valorizzazione e riqualificazione che Fondazione Brescia Musei sta sviluppando intorno all’area archeologica di Brixia romana.
Legata al progetto espositivo – in collaborazione con Il museo nazionale Romano – è l’esposizione dell‘Ala di Vittoria nella sezione archeologica L’età romana. La città, in corrispondenza della narrazione digitale dedicata alla Vittoria Alata. Un’ala bronzea rinvenuta nell’alveo del fiume Tevere nel 1891, in corrispondenza di ponte Sisto, che sarà visitabile fino al 29 ottobre 2023 al museo di Santa Giulia. Il pezzo venne ritrovato insieme ad altri resti di statue in bronzo che potevano appartenere in origine ad un unico gruppo scultoreo onorario posto proprio a decorazione del Ponte, con la statua della Vittoria in posizione sommitale, in occasione di un restauro effettuato per volontà di Valentiniano e Valente tra il 365 e il 367 d. C., impiegando elementi scultorei più antichi. Contemporaneamente nella sede di Palazzo Massimo a Roma al posto del Pugile sarà esposta una statua in bronzo di un personaggio togato proveniente sempre dal gruppo scultoreo di ponte Sisto.

La Vittoria Alata e il Pugile in dialogo, anche visivo, tra loro nel Capitolium di Brescia (Archivio Fotografico Civici Musei di Brescia – foto A. Chemollo)

Juan Navarro Baldeweg, curatore della mostra “Il Pugile e la Vittoria” (fondazione brescia musei)
“Il Pugile e la Vittoria” costruisce l’ideale legame tra il patrimonio archeologico dell’Urbe, unico al mondo, e quello di Brescia, la Brixia latina, oggetto di un esemplare programma di valorizzazione e riqualificazione che Fondazione Brescia Musei ha intrapreso con l’installazione della Vittoria Alata nel nuovo Capitolium disegnato da Juan Navarro Baldeweg. Tramite il Pugilatore in riposo e la Vittoria Alata, entrambi protagonisti di recenti valorizzazioni e restauri epocali, Fondazione Brescia Musei si protende verso l’arte fondativa della cultura europea, suggellando il rapporto tra la Vittoria bresciana e la cultura ellenistica e romana. Il tema astratto che lega questi due straordinari bronzi, nell’assenza e nella personificazione, è quello del successo, di un esito positivo, della vittoria appunto. Per il Pugilatore è il responso dell’arbitro al termine dello scontro nel quale si è strenuamente difeso senza esclusione di colpi, come indicano le ferite e gli ematomi sapientemente resi nel bronzo con altissima perizia tecnica; per la Vittoria Alata è la designazione del vincitore sul campo di battaglia e la ricostituzione della pace, la cessazione del conflitto. L’uno attende il verdetto, l’altra omaggia il vincitore militare affidando al bronzo dello scudo, che doveva trattenere in origine nelle mani, il suo nome. Il progetto espositivo sarà l’occasione per ridurre la distanza che ha separato le due opere in antico, con una triangolazione di elementi che grazie all’allestimento permetterà comunque di comprenderla, ma nello stesso tempo di cogliere i numerosi fili rossi che le legano.

La Vittoria Alata e il Pugile in dialogo, anche visivo, tra loro nel Capitolium di Brescia (Archivio Fotografico Civici Musei di Brescia – foto A. Chemollo)
Nello spazio dell’aula del Capitolium si insinuerà un racconto visivo, spaziale, in cui l’invocazione del Pugile, che chiede protezione, si incanala attraverso il riflesso speculare della Vittoria Alata, con contrappunti armonici e l’aiuto di un cristallo specchiante, che porteranno lo spettatore a prendere parte, nel raggio di pochi metri, a una narrazione concettuale sui valori assoluti che i due capolavori rappresentano ancora oggi per l’uomo contemporaneo.
Ecco il progetto “Il Pugile e la Vittoria” raccontato dalle voci di chi lo ha pensato, ideato e realizzato: Francesca Bazoli, presidente di Fondazione Brescia Musei; Stéphane Verger, direttore del museo nazionale Romano; e Fabrizio Paschina, executive director Comunicazione e Immagine di Intesa Sanpaolo.

Il pugilatore a riposo (IV-I sec. a.C.), scoperto nel 1895 alle pendici del Quirinale, e conservato al museo nazionale Romano (foto fondazione brescia musei)
LE OPERE. Il Pugilatore in riposo, uno dei bronzi di più alta qualità che siano giunti a noi dal mondo antico, fu rinvenuto nel 1885 alle pendici del Quirinale, occultato tra i muri di fondazione di un tempio. Rappresenta un pugile nel momento del riposo dopo una competizione, seduto con le gambe divaricate e gli avambracci poggiati sulle cosce. La critica non è unanime nella datazione di questo capolavoro che oscilla tra il IV e il I secolo a.C. La statua è stata realizzata in bronzo con la tecnica della fusione cava a cera persa con metodo indiretto; fusa in più parti, al busto sono saldate la testa, le braccia e la gamba sinistra, mentre la gamba destra è fusa con il torso. Ogni dettaglio è reso con soluzioni di altissima qualità estetica e sofisticatezza tecnica, con ampio utilizzo anche di metalli di colore contrastante per dare policromia e icasticità all’insieme. Le porosità e i difetti di superficie successivi alla fusione sono stati riparati con estrema cura inserendo piccoli tasselli quadrangolari. Gli occhi non sono conservati, ma dovevano essere realizzati con un materiale differente come pasta vitrea, pietre dure o avorio.

La Vittoria alata, capolavoro del I sec. d.C., è conservata dal 2020 nel Capitolium di Brescia, dove fu ritrovata nel 1826 (foto Fotostudio Rapuzzi / fondazione Brescia musei)
La statua della Vittoria Alata venne portata in luce la sera del 20 luglio 1826, durante la campagna di scavi avviata nel 1823 dall’Ateneo di Scienze Lettere e Arti di Brescia, su delega della municipalità e grazie a una raccolta pubblica di fondi, nell’area del Capitolium. La realizzazione della Vittoria Alata – sappiamo oggi – è da circoscrivere a poco dopo la metà del I secolo d.C. e va ricondotta a un atelier di alto livello – da collocarsi nel territorio bresciano – che ha saputo creare un modello statuario nuovo e originale; la tecnica utilizzata è quella della fusione a cera persa cava indiretta, che richiede grande maestria e capacità tecnologica. Alcune parti della statua presentano tracce di doratura, lasciando intendere che il suo aspetto in antico doveva essere diverso da come la percepiamo oggi. La presenza di questa statua, con un significato così strettamente legato a una battaglia militare, lascia supporre che si possa trattare di un dono fatto dalla casa imperiale a Brixia per il supporto dato in un evento militare, forse proprio gli scontri del 69 d.C. verificatisi tra Brixia e Cremona tra gli eserciti di Vespasiano, Ottone e Vitellio. Brescia supportò il primo, che risultò vincitore; il nome di Vespasiano è ricordato anche nel frontone del Capitolium dove non si esclude che la statua fosse esposta.
Tre giorni di convegno internazionale a Roma, il 25, 26 e 27 ottobre 2023, su “Ellenismo: il Lazio in Italia e nel Mediterraneo. Forme processi idee”, promosso da Sapienza università di Roma; università dell’Aquila; parco archeologico di Ostia antica; parco archeologico di Ercolano; parco archeologico di Sibari; museo nazionale Romano; Deutsches Archäologisches Institut Rom; École française de Rome; Escuela Española de Historia y Arqueología en Roma. Il convegno si svolge in presenza su sedi diverse, ma sarà possibile seguirlo in diretta streaming collegandosi al canale YouTube del Dipartimento di Scienze dell’Antichità di Sapienza, Università di Roma:
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