Roma. Al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia l’incontro con Maddalena Santeroni su “Donne in… scienza”: nuovo appuntamento della rassegna “Mercoledì talk!”
Al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia torna l’appuntamento con MERCOLEDÌ TALK! il ciclo di incontri ideato dall’Associazione Amici dell’Arte moderna a Valle Giulia, che vede protagonisti grandi nomi della cultura e del pensiero italiano per svelare ciò che resta nascosto tra le pieghe della vita, della memoria, della cronaca. Mercoledì 29 aprile 2026, alle 17.45, appuntamento con Maddalena Santeroni su “Donne in… scienza”, che parlerà delle scienziate del XX secolo con letture di Chiara Anguissola. Ingresso gratuito in sala Fortuna fino ad esaurimento posti. Prenotazione obbligatoria all’indirizzo mail: presentazioni11@yahoo.com. L’incontro ripercorre le storie e i contributi di donne pioniere della scienza, come Marie Curie – prima persona a vincere due Premi Nobel, Rita Levi Montalcini, Lise Meitner, Rosalind Franklin e, ancora Emmy Noether – il cui teorema è oggi alla base della fisica moderna. Spazio anche a nomi meno noti al grande pubblico ma fondamentali per la ricerca, come Barbara McClintock, Katherine Johnson e Grace Hopper. La conferenza nasce per restituire visibilità a queste scienziate, spesso rimaste in ombra, e svelare curiosità, aneddoti e racconti di vita. “Raccontare le scienziate del XX secolo significa raccontare la scienza per intero” dichiara Maddalena Santeroni, curatrice dell’iniziativa. “Molte di loro hanno lavorato senza riconoscimenti, alcune hanno pagato con l’esclusione accademica. Oggi è il momento di ridare loro voce”.
Roma. Una cista etrusca con manico di Satiro e Menade del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia torna a splendere: restaurata ed esposta a Palazzo Dama nell’ambito del progetto “Arte fuori dal Museo”
Una cista etrusca con manico di Satiro e Menade torna a splendere: restaurata ed esposta a Palazzo Dama nell’ambito del progetto “Arte fuori dal Museo”. Dal 19 aprile al 10 giugno 2026 è esposta al pubblico una cista di epoca etrusca proveniente dalle collezioni del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia, restaurata ed esposta a Palazzo Dama, nuova tappa del progetto “Arte fuori dal Museo”, promosso dalla direzione generale Musei del ministero della Cultura, da LoveItaly e da Federalberghi Lazio, con l’obiettivo di restituire visibilità a opere custodite nei depositi museali, restaurarle e renderle accessibili al grande pubblico in luoghi inusuali ma sicuri, come gli hotel di valore storico-architettonico.
Palazzo Dama, raffinata struttura in un palazzo nobiliare, è stato selezionato per la sua rilevanza storica e cura degli spazi, ma anche per l’impegno nella promozione della cultura sul territorio. Alla presentazione, domenica 19 aprile, al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia, è intervenuta per una visita speciale la direttrice Luana Toniolo. Il progetto, promosso nell’ambito del protocollo d’intesa siglato dalla direzione generale Musei del ministero della Cultura con l’associazione non-profit LoveItaly, si avvale della rete degli hotel aderenti nella regione Lazio al sistema Federalberghi, e ha l’obiettivo di rendere fruibili al pubblico opere archeologiche e storico-artistiche che sono oggi conservate nei depositi dei musei e bisognose di restauro, per esporle negli spazi prestigiosi degli hotel. Si tratta della terza iniziativa espositiva legata a questo importante progetto. Lo scorso giugno sono stati presentati all’Hotel Dom di via Giulia una raffinata cista e un balsamario a testa femminile, risalenti al III secolo a.C. e provenienti da due diverse tombe della necropoli dell’Osteria di Vulci, appartenenti alle collezioni del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia. E nel 2024 all’Hotel Bettoja Mediterraneo è stata esposta una statua di marmo romana del II secolo d.C. raffigurante la Dea Roma o Virtus proveniente dai depositi del museo nazionale Romano.
Un capolavoro ritrovato. La protagonista di questa nuova esposizione a Palazzo Dama è una cista in bronzo datata al IV-III secolo a.C., trovata a Palestrina e appartenente alla Collezione Castellani del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia. Le ciste sono contenitori di oggetti legati al mondo femminile e offerte alle fanciulle come dono di nozze, ornate con scene mitologiche o di genere che richiamano i temi cari alle loro fruitrici. Questa cista, in particolare, colpisce per la ricchezza narrativa delle incisioni, che raccontano la vita e i valori della società etrusca. Sul corpo, infatti, vi è una duplice scena di partenza con personaggi legati al tema dell’esaltazione della virtù guerriera dell’uomo, Inoltre, una scena di bagno femminile allude alla futura unione nuziale. L’oggetto è sostenuto da tre piedi a zampa ferina con capitello ionico e demone alato, sul coperchio appare l’incisione di due Nereidi su ippocampo e drago marino, mentre il manico è decorato con le figure di un Satiro e di una Menade, vestiti di una lunga pelle animale e uniti per le braccia. Il restauro, supervisionato dalla restauratrice Miriam Lamonaca, responsabile del Servizio Conservazione del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia, ha restituito leggibilità e stabilità al bronzo, segnato da abrasioni, lacune e fratture, riportandolo al suo splendore originario.
Roma. Al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia “Sulle orme di Raniero Mengarelli. Le ricerche olandesi Satricum” con Marjike Gnade: quarto incontro della quarta edizione del ciclo “chi (ri)cerca trova. I professionisti si raccontano al museo”
Venerdì 17 aprile 2026, alle 16, in sala della Fortuna al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia, “Sulle orme di Raniero Mengarelli. Le ricerche olandesi Satricum” con Marjike Gnade, quarto appuntamento della quarta edizione di “CHI (RI)CERCA TROVA”, il ciclo di incontri a cura dei Servizi Educativi che apre il mondo della ricerca alla conoscenza e alla fruizione del grande pubblico. Da gennaio a dicembre 2026, 10 conferenze con esperti e studiosi di diverse discipline che presentano la loro ricerca scientifica e i progetti di studio che vedono il Museo e Villa Giulia grandi protagonisti. Esperienze, indagini, approfondimenti che rendono la ricerca condivisa, partecipata, quindi utile, a beneficio del pubblico di curiosi, studenti e specialisti. Venerdì 17 aprile 2026 Marjike Gnade porterà i partecipanti alle origini degli scavi di Satricum, importante sito archeologico del Lazio Meridionale. Ingresso gratuito in Sala Fortuna fino ad esaurimento posti. Prenotazioni all’indirizzo mn-etru.didattica@cultura.gov.it

Reperti provenieti dagli scavi di Satricum, conservati a Villa Poniatowski del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia (foto etru)
Grazie alle scoperte di Raniero Mengarelli, a cavallo tra Ottocento e Novecento, è stata riportata alla luce gran parte del sito archeologico. Situato a un punto di incontro tra le vie di comunicazione nord-sud e tra la costa e l’entroterra, Satricum costituisce un importante anello di congiunzione tra queste aree. Nel 1977, la ricerca archeologica del sito, caduta nell’oblio dopo Mengarelli, fu ripresa da archeologi olandesi. Da allora, è stato portato alla luce circa il 40% dell’antica Satricum. Parallelamente agli scavi, si è svolta una ricerca esplorativa nei depositi di Villa Giulia, che ha permesso di collegare tra loro scavi antichi e recenti, spesso con risultati sorprendenti. Nella conferenza saranno presentati i risultati più importanti delle recenti ricerche.
Marijke Gnade (1956) è professore emerito di Archeologia delle civiltà preromane dell’Italia Centrale alla Facoltà di Scienze umane dell’università di Amsterdam. Ha condotto diversi progetti di scavo in Italia. Nel 1991, dopo aver partecipato per dieci anni al progetto Satricum, è diventata direttrice dello stesso progetto per conto dell’Università di Amsterdam. Attualmente gli scavi sono coordinati dal Reale Istituto Olandese di Roma.
Roma. Al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia la mostra “Archetipi, mitologia dell’anima”, esposizione personale dell’artista Margherita Lipinska: viaggio visivo e spirituale attraverso i simboli universali che abitano la coscienza umana, messi in dialogo con la cornice millenaria della civiltà etrusca
Dal 12 aprile (inaugurazione alle 17.30) al 28 giugno 2026, il museo nazionale Etrusco di Villa Giulia di Roma ospita la mostra “Archetipi, mitologia dell’anima”, esposizione personale dell’artista Margherita Lipinska, patrocinata dall’Ambasciata di Polonia a Roma e promossa dal presidente della Commissione Cultura della Camera dei Deputati, in collaborazione con la direzione generale Musei e il museo nazionale Etrusco di Villa Giulia, che rappresenta un viaggio visivo e spirituale attraverso i simboli universali che abitano la coscienza umana, messi in dialogo con la cornice millenaria della civiltà etrusca. Lipinska propone i volti degli archetipi in una veste nuova: tessuti preziosi come supporto, righe dorate che attraversano i volti degli eroi e divinità mitologiche. I dipinti che fluttuano nello spazio liberi dal solito telaio rigido fanno pensare agli arazzi delle nobili dimore di un tempo. L’archeologia strizza l’occhio al pubblico con la morbidezza del velluto e della seta, in un contrasto insolito con la materia ruvida della pittura. “Un’operazione culturale strategica del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia, che auspico possa continuare a essere ospitata anche da altre istituzioni museali archeologiche italiane”, la definisce Federico Mollicone, presidente della Commissione Cultura della Camera dei Deputati. “Questa esposizione riesce a declinare visivamente – partendo dagli archetipi etruschi, greci e romani – le strutture ideologiche codificate da Jung, Hillman e approfondite dall’enorme lavoro di ricerca filosofica e psicoterapeutica contemporanea del professor Raffaele Morelli. Attraverso la meravigliosa opera di Margherita Lipińska e in simbiosi con i significativi testi della scrittrice Giulia Carcasi, gli archetipi, infatti, non sono più astrazioni teoriche ma tornano alla loro funzione di modelli essenziali dell’esperienza umana. Collocare in un contesto d’eccellenza come questo le rappresentazioni mitologiche dell’artista – in cui ognuno di noi alla fine del percorso espositivo potrà…‘specchiarsi’ – significa riaffermare la persistenza delle forme simboliche nel tempo e il valore delle tradizioni orientali e occidentali, come un significato e un significante ancora efficaci nella psiche contemporanea”.

Mostra “Archetipi, archeologia dell’anima” di Margherita Lipinska: core etrusca dipinto acrilico su velluto (foto etru)
Il progetto espositivo “Mitologia dell’Anima” è un progetto ideato e curato dalla scrittrice Giulia Carcasi, che è anche autrice dei testi in mostra. “Otto miliardi di originali che si limitano a esistere come copie: siamo noi. Personaggi di trame già scritte e già lette, più da interpretare che da vivere. Qual è il nostro vero volto?”. A condizionarci sono gli archetipi: modelli universali che abitano l’inconscio collettivo. Secondo alcune teorie psicoanalitiche ne esistono dodici: dodici modi di stare al mondo, dodici possibili “io” che ciascuno di noi contiene in sé. “Se ne scegliamo uno solo, diventa la nostra gabbia. Riconoscerli in noi — tutti e dodici — è tornare interi, originali”.

Mostra “Archetipi, archeologia dell’anima” di Margherita Lipinska: amore dipinto acrilico su velluto blu (foto etru)
Il percorso è un invito a riconoscere i ruoli che interpretiamo senza saperlo, per ritrovare l’autenticità. Carcasi esplora in sequenza i dodici archetipi, assegnando a ciascuno il volto di una figura mitologica: l’Innocente (Core/Persefone), l’Orfano (Enea), il Guerriero (Achille), l’Angelo custode (il centauro Chirone), il Cercatore (Ulisse), il Distruttore (Prometeo), l’Amante (Eros), il Creatore (Efesto), il Sovrano (Tinia), la Maga (Medusa), la Saggia (Atena), il Folle (Dioniso). Il percorso, che la curatrice ha organizzato e costruito come un crescendo di consapevolezza, si chiude con uno specchio: il visitatore si trova faccia a faccia con sé stesso, chiamato a chiedersi quale archetipo prevale in lui, quale sta reprimendo, quale deve ancora scoprire. A partire dallo studio delle fonti letterarie antiche, psicoanalitiche e sociologiche moderne, Giulia Carcasi arriva a scrivere un’opera letteraria inedita, suddivisa per ciascun archetipo in due linguaggi complementari: una poesia — voce intima e soggettiva della figura mitologica — e un’analisi interpretativa del mito, che riporta il racconto antico alla condizione umana contemporanea. I testi, concepiti appositamente per lo spazio espositivo, rappresentano il cuore intellettuale del progetto e funzionano anche come opera letteraria autonoma. Tra le tele di Lipinska e i testi poetici di Carcasi si crea un dialogo emotivo: i dipinti esprimono sul piano visivo l’emozione che i testi evocano sul piano letterario, in una corrispondenza che arricchisce l’esperienza del visitatore e lo invita a muoversi continuamente tra immagine e parola.

Mostra “Archetipi, archeologia dell’anima” di Margherita Lipinska: persefone dipinto su velluto (foto etru)
Margherita Lipinska, nasce nel 1964 in Polonia e si forma all’Accademia delle Belle Arti di Danzica, dove si laurea in pittura. Il suo percorso artistico prende una svolta decisiva all’inizio degli anni Novanta: grazie a una borsa di studio del Ministero degli Affari Esteri italiano, nel 1991-92 prosegue gli studi a Roma presso l’Università La Sapienza. Qui approfondisce anche la Storia del Costume presso l’Accademia del Costume e di Moda diretta da Rosana Pistolese. Da allora Roma è diventata la sua città, il luogo dove vive e lavora. La sua carriera espositiva l’ha portata a partecipare a importanti fiere d’arte come ArteGenova, GrandArt Milano, Luxembourg Art Fair e Artissima di Torino. Tra le mostre personali più significative si ricordano Campus Martius presso la Camera dei Deputati a Palazzo Valdina nel 2022 e In Tempore al Museo Nazionale Romano alle Terme di Diocleziano nel 2023. Dal 2019 è presenza costante con esposizioni annuali a Palazzo Ferretti a Cortona. Il mondo antico rappresenta da sempre il cuore pulsante della sua attività artistica. La ricerca degli archetipi nella mitologia l’ha condotta nel misterioso mondo etrusco. L’incontro con i capolavori custoditi al Museo Etrusco di Villa Giulia ha influenzato profondamente i suoi dipinti più recenti: volti realizzati con malte sabbiose su velluto, caratterizzati da un enigmatico sorriso e da occhi dal taglio orientale, truccati secondo antiche tradizioni, che sembrano guardare attraverso i millenni. Tra le opere presentate alla mostra di Villa Giulia vi sono alcune tele dedicate ai reperti esposti nel museo. Lipinska propone i volti degli archetipi in una veste nuova: tessuti preziosi come supporto, righe dorate che attraversano i volti degli eroi e divinità mitologiche. Dipinti che fluttuano nello spazio liberi dal solito telaio rigido fanno pensare agli arazzi delle nobili dimore di un tempo. Archeologia seducente con la sua eleganza che strizza l’occhio al pubblico con la morbidezza del velluto e seta, in un contrasto insolito con la materia ruvida della pittura.
Monika Tyszkiewicz, architetto e fotografa polacca, ha documentato il percorso di ricerca di Lipinska svoltosi nel Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia, documentando i processi creativi che hanno ispirato la produzione artistica per la mostra Archetipi. Mitologia dell’anima.
Giulia Carcasi, scrittrice e giornalista. Ha esordito appena ventenne, nel 2005, con il romanzo Ma le stelle quante sono, seguito dai romanzi Io sono di legno (2007), Tutto torna (2010) e dal racconto in ebook Perché si dice addio (2012), tutti editi da Feltrinelli. Con oltre 350.000 copie vendute e traduzioni in nove Paesi, è stata annoverata tra i ragazzi-prodigio e definita un fenomeno editoriale. I suoi scritti hanno affiancato i dipinti di Carla Accardi, Felice Levini, Alessandra Giovannoni e Stefano Di Stasio per mostre promosse da Repubblica all’Auditorium di Roma. Ha collaborato alle mostre organizzate da Eni con il Comune di Milano e il Musée du Louvre: per «Amore e Psiche» di Canova e Gérard, ha riscritto in chiave contemporanea il mito (Da dentro, catalogo Rubettino, 2012); per «Donna allo specchio» di Tiziano (2010) è stata relatrice con Miriam Mafai sulla condizione femminile. È intervenuta su temi di filosofia politica in relazione agli affreschi di Lorenzetti («Alla ricerca del Buon Governo», Siena, 2007) e per i 150 anni dell’Unità d’Italia («Italia: femminile plurale», evento organizzato da Telecom e Scuola Holden, Torino, 2011). Mitologia dell’Anima – di cui è ideatrice, curatrice e autrice – è il suo progetto più ampio nell’intersezione tra scrittura, mitologia e arti visive.
Roma. Al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia l’incontro “Il Museo Etrusco cresce: il progetto di riqualificazione delle Concerie Riganti”, il primo di sei appuntamenti mensili del giovedì del ciclo di conferenze “Costruire il futuro: i cantieri di Villa Giulia”, a cura della direttrice Luana Toniolo. Ecco il programma
Con l’incontro “Il Museo Etrusco cresce: il progetto di riqualificazione delle Concerie Riganti”, giovedì 9 aprile 2026, al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia, inizia un ciclo di conferenze a cura della direttrice Luana Toniolo che racconta i grandi progetti in corso di realizzazione nelle sedi di Villa Giulia e Villa Poniatowski: un cantiere in corso può trasformarsi in una straordinaria occasione di conoscenza, in un laboratorio di ricerca e di scoperta che anticipa cambiamenti, sfide e prospettive future. Dal cantiere delle ex Concerie Riganti presso Villa Poniatowski, ai monumentali restauri di Villa Giulia, dai nuovi allestimenti museali, dove la narrazione delle collezioni incontrerà innovative forme di lettura, fino alla straordinaria raccolta di Ori Castellani, al memorabile restauro del sarcofago degli Sposi, per concludere con la riqualificazione di Villa Poniatowski. “Raccontare al pubblico cosa si svolge dentro il museo e i lavori in corso è un nostro dovere come istituzione”, afferma la direttrice del Museo, Luana Toniolo. “È una responsabilità verso tutti, in quanto custodiamo un patrimonio culturale che appartiene ad ognuno di noi. Vogliamo condividere in totale trasparenza le azioni che abbiamo intrapreso e queste conferenze racconteranno dalla viva voce di chi lavora quotidianamente nei cantieri, dal Progettista al direttore dei lavori, il perché di questi interventi, che sono parte della visione di un museo che cresce sempre di più, arricchendosi anche di edifici mai aperti al pubblico prima”.
Sei incontri, un giovedì al mese, in collaborazione con i progettisti e i direttori dei lavori, per raccontare i progetti in corso e la Villa Giulia del prossimo anno. Da questa stagione di grandi interventi il Museo è proiettato verso un futuro di trasformazioni: non si tratta solo di cambiamenti strutturali, ma di una nuova visione culturale del Museo che si prepara a diventare il centro di nuovi spazi culturali nel cuore della città di Roma. Ingresso gratuito in sala fortuna, prenotazione all’indirizzo mail: mn-etru.comunicazione@cultura.gov.it. Ecco il calendario delle conferenze in sala della Fortuna, alle 17: 9 aprile: Il Museo Etrusco cresce: il progetto di riqualificazione delle Concerie Riganti; 14 maggio: Il Rinascimento ritrovato. Il cantiere di restauro di Villa Giulia; 4 giugno: Ripensare il Museo. Il nuovo racconto di Villa Giulia; 17 settembre: Oreficeria Archeologica Italiana: il nuovo allestimento della collezione Castellani; 8 ottobre: Nel segno del tempo: il sarcofago degli sposi fra analisi e cura; 12 novembre: Dall’Egitto all’India: progetti per il recupero e la rifunzionalizzazione di Villa Poniatowski.
Giovedì 9 aprile 2026, in sala della Fortuna, alle 17, “Il Museo Etrusco cresce: il progetto di riqualificazione delle Concerie Riganti”, primo incontro del ciclo di conferenze “Costruire il futuro: i cantieri di Villa Giulia”, a cura della direttrice Luana Toniolo. Intervengono: Luana Toniolo, direttore del Museo; arch. Arianna Spinosa, direttore dei lavori. Ingresso gratuito in sala Fortuna fino ad esaurimento posti. Prenotazione all’indirizzo: mn-etru.comunicazione@cultura.gov.it. Un’area eccezionale mai aperta al pubblico e ora finalmente al centro di uno straordinario recupero. Il cantiere in corso trasformerà in modo significativo l’immagine di Villa Giulia e il suo rapporto con la città: da questo intervento nascerà una nuova area espositiva di 1000 metri quadrati che consentirà finalmente di valorizzare e rendere accessibili al pubblico i materiali oggi conservati nei depositi e che non trovano spazio nella sede espositiva centrale del Museo. Oltre a questo verrà realizzato un auditorium, un ristorante, una terrazza panoramica, un’area dedicata alle mostre temporanee, spazi pensati come luoghi di incontro, di dialogo e di vita culturale.
Roma. Al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia inaugurata la mostra “Il sorriso della Sfinge” di Federica Zuccheri, curata da Tiziano M. Todi: 10 opere scultoree elegantemente collocate sotto l’emiciclo affrescato di Villa Giulia

Tiziano M. Todi, curatore della mostra “Il sorriso della Sfinge” con Luana Toniolo, direttrice del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia (foto etru)
Inaugurata al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia la mostra “Il sorriso della Sfinge” di Federica Zuccheri, curata da Tiziano M. Todi e in collaborazione con Galleria Vittoria, aperta al pubblico dal 27 marzo al 3 maggio 2026: 10 opere scultoree elegantemente collocate sotto l’emiciclo affrescato di Villa Giulia e selezionate per costruire un percorso concentrato e coerente. Le opere, realizzate con materiali di grande pregio come bronzo, argento, innesti lapidei e dettagli preziosi, non cercano mai l’effetto ornamentale. Al contrario, costruiscono presenze dense, figure seducenti e perturbanti, capaci di oscillare tra grazia e dolore, luce e tenebra, attrazione e inquietudine. Nel lavoro di Zuccheri il mito non è una citazione né un rifugio nostalgico, ma uno strumento per riattivare domande sul presente. Le sculture di Federica Zuccheri trattano temi legati al desiderio, alla metamorfosi, alla vulnerabilità, alla seduzione e al potere, e li trasformano in immagini che non si esauriscono nella prima visione. La forma elegante, raffinata e spesso luminosa, non attenua mai la tensione interna dell’opera, ma la rende ancora più evidente. Proprio in questa coesistenza tra bellezza e inquietudine si riconosce uno dei tratti più autentici della sua ricerca. “Accogliere una mostra di arte contemporanea negli spazi del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia significa assumersi una responsabilità e, insieme, riaffermare una visione, quella di un museo che non si limita alla conservazione, ma si riconosce come spazio dinamico di confronto tra epoche, linguaggi e sensibilità”, dichiara Luana Toniolo, direttrice del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia, e continua: “Il sorriso della Sfinge di Federica Zuccheri si inserisce in questa prospettiva non come intervento episodico, né come semplice innesto formale, ma come occasione per interrogare il rapporto profondo tra l’antico e il contemporaneo”.

La mostra “Il sorriso della Sfinge” di Federica Zuccheri nell’emiciclo di Villa Giulia a Roma (foto etru)
Allestita sotto l’emiciclo affrescato di Villa Giulia, uno degli ambienti più suggestivi del complesso rinascimentale costruito per volere di papa Giulio III fra il 1551 e il 1553, su progetto di Jacopo Barozzi detto il Vignola, Giorgio Vasari e Bartolomeo Ammannati, la mostra restituisce il carattere preciso della ricerca di Federica Zuccheri, in cui la scultura si afferma come linguaggio complesso, narrativo e simbolico. In questo contesto, l’emiciclo affrescato non si limita a fare da cornice, ma partecipa attivamente alla costruzione dell’esperienza visiva. La sua architettura avvolgente, insieme ai pergolati, alle grottesche e alla costruzione illusionistica dello spazio, genera una vera macchina dello sguardo, un luogo in cui l’arte contemporanea può inserirsi non per sovrapposizione ma per risonanza. La “selva” degli affreschi entra in dialogo con l’universo figurativo di Zuccheri, creando una continuità inattesa tra memoria decorativa e immaginazione contemporanea. Le sculture non si mimetizzano nello spazio, lo attraversano. Lo abitano come presenze vigili, capaci di instaurare con l’architettura e con il visitatore un rapporto diretto, mai pacificato.

La mostra “Il sorriso della Sfinge” di Federica Zuccheri nell’emiciclo di Villa Giulia a Roma (foto etru)
Le opere sono sostenute da basi cromatiche blu, pensate come elemento di lettura e orientamento visivo, una scelta che dichiara con chiarezza la presenza del contemporaneo e rende più leggibile il confronto tra epoche, materiali e sistemi simbolici differenti. Il progetto espositivo è firmato da Francesca Borelli, il coordinamento è affidato a Flavia Borelli, in un lavoro che ha tradotto la visione curatoriale in una configurazione spaziale capace di valorizzare l’identità delle sculture e, insieme, la complessità dell’emiciclo. “Il sorriso della Sfinge è una forma di conoscenza che non si consegna subito”, dichiara il curatore Tiziano M. Todi. “Non è un invito rassicurante, ma una soglia. In un luogo come l’emiciclo del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia, progettato per costruire una relazione attiva con lo sguardo, le opere di Federica Zuccheri non cercano un’ambientazione, ma un confronto reale con l’architettura, con la memoria iconografica del luogo e soprattutto con chi guarda. La bellezza, qui, non addolcisce l’enigma, lo rende più netto, invitando il visitatore a sostare in quella zona in cui il visibile non coincide ancora con il dicibile”.

La mostra “Il sorriso della Sfinge” di Federica Zuccheri nell’emiciclo di Villa Giulia a Roma (foto etru)
Le opere di Zuccheri si distinguono anche per l’attenzione alla materia e alla superficie. Il bronzo e l’argento, insieme agli innesti e ai dettagli preziosi, partecipano pienamente alla costruzione del senso, trasformando la luce in presenza e facendo emergere una qualità mobile e cangiante della visione. La produzione delle opere vede la collaborazione della Bottega Mortet, storica attività romana, in un dialogo tra competenza artigianale e progettualità contemporanea che restituisce alle sculture una qualità tecnica e materica di straordinaria intensità. La mostra è accompagnata da un catalogo edito da TWM Edizioni, concepito come un volume di pregio e come estensione naturale del progetto curatoriale. Attraverso testi e immagini, il volume restituisce la qualità delle opere, la ricchezza dei materiali e la specificità del dialogo instaurato con il museo nazionale Etrusco di Villa Giulia, offrendo uno strumento di approfondimento capace di accompagnare e prolungare l’esperienza della mostra. Il progetto nasce da un dialogo condiviso tra ricerca artistica, visione curatoriale e realizzazione espositiva, ed è realizzato da Galleria Vittoria di Roma, realtà che da anni accompagna il percorso dell’artista e contribuisce a dare continuità a una riflessione sul rapporto tra linguaggio classico e sensibilità contemporanea.
Roma. Al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia presentato il libro “Dioniso immortale. Il Don Giovanni tra iniziazione e mito” di Domenico Alessandro De Rossi

Copertina del libro “Dioniso immortale. Il Don Giovanni tra iniziazione e mito” di Domenico Alessandro De Rossi
Al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia è stato presentato il libro “Dioniso immortale. Il Don Giovanni tra iniziazione e mito” di Domenico Alessandro De Rossi (Tipheret editore). Dopo l’introduzione di Luana Toniolo, direttrice museo ETRU, l’autore ha dialogato con Paolo Ricci, semiologo, e Pier Giorgio Dionisi, musicista, professore di Storia e Filosofia. Per rinvenire ciò che da tempo è rimasto nascosto del Don Giovanni di Mozart è essenziale andare oltre. Un percorso insicuro e non facile, tra ordine e disordine, tra libertà e negazione, tra Eros e Thanatos, tra sacro e profano, tra sublime bellezza e oscenità. Ma il mito ci è compagno con Dioniso l’immortale. Conoscerlo, quando afferrati da un rischioso processo di conoscenza, egli ci mostra un (nostro) rimosso pezzo del Sé. Rispetto alle altre opere non è azzardato definire il Don Giovanni come la più misteriosa tra le opere di Mozart. Proprio per quella sua peculiare dimensione altra, posta sulla soglia della metacognizione, espressione dell’archetipo coperto come tale, che si manifesta a tratti nell’Opera tra le evidenti apparenze comico-drammatiche. Il libro narra di una ribollente vitalità, in parte provocatoria ma solidamente fondata su significati tradizionali che disvelano dimensioni meno note riguardanti sicuramente più il mito e il numinoso, la massoneria e gli Illuminati di Baviera, che non delle avventure di un play boy di campagna della fine del XVIII secolo. Qui Praga: rappresentazione dell’Opera 1787 appena venti mesi dalla Rivoluzione francese, dove con audace incoscienza si anticipa il trinomio: Libertà, Uguaglianza, Fraternità. Viva la Libertà.
Roma. Al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia per il ciclo ETRUlegge presentazione del libro “Papa Leone XIV. La biografia” di Elise Ann Allen (Mondadori)
Per il ciclo ETRUlegge, martedì 24 marzo 2026, alle 17.45, al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia presentazione del libro “Papa Leone XIV. La biografia” di Elise Ann Allen (Mondadori). L’Autrice dialoga con Padre Giuseppe Pagano e Emilce Cuda. Ingresso libero in sala fortuna fino ad esaurimento posti. Prenotazione consigliata all’indirizzo mail: presentazioni11@yahoo.com.
Robert Francis Prevost è il primo papa americano della storia. Quando, l’8 maggio 2025, il suo nome risuona in un’affollata piazza San Pietro, sono in molti a restare sorpresi. La sua elezione come Leone XIV inaugura una nuova fase per la Chiesa cattolica. Ma chi è il nuovo pontefice? E quali sono i temi che ne orienteranno il cammino? In questa bella e accurata biografia, Elise Ann Allen, corrispondente vaticana, traccia un ritratto inedito dell’uomo che oggi siede sulla Cattedra di San Pietro. Lo fa attraverso i racconti delle persone a lui vicine, amici intimi e collaboratori che hanno avuto l’occasione di incontrarlo negli Stati Uniti, in Perú e a Roma, ma soprattutto attraverso le esclusive interviste che ha condotto con il Santo Padre. Ne emerge l’immagine di un uomo che, prima come priore agostiniano e poi come vescovo della diocesi peruviana di Chiclayo, povera e segnata da mille difficoltà, ha saputo svolgere pienamente il suo ruolo di pastore, capace di ascoltare i fedeli, di star loro accanto come una guida e come un fratello, senza paura di «sporcarsi le mani» per aiutare il popolo ad affrontare le prove quotidiane. Ed è lo stesso pontefice, con parole semplici e dirette, a ripercorrere le tappe fondamentali della sua vita, dall’infanzia a Chicago alla formazione nell’Ordine di Sant’Agostino, dall’esperienza missionaria in America Latina, fino all’arrivo nel cuore della Città del Vaticano. Ma Leone XIV guarda anche avanti e apre più di uno spiraglio sul cammino di “costruttore di ponti” che sta intraprendendo, ben consapevole delle sfide poste da un mondo polarizzato e bellicoso, sempre più dominato dall’intelligenza artificiale. Un documento eccezionale, in cui il nuovo papa condivide le sue priorità, le sue profonde convinzioni e la sua visione per il futuro della Chiesa e dell’umanità.
Elise Ann Allen è una giornalista americana e corrispondente vaticana per Crux Now, nota per aver scritto la biografia autorizzata di Papa Leone XIV, Leo XIV Citizen of the World Missionary of the 21st Century (2025). Originaria di Denver, Colorado, si è laureata alla University of Northern Colorado nel 2010 e ha coperto ampiamente il Vaticano.

















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