Roma. Il museo nazionale Etrusco di Villa Giulia lancia “Tular Rasnal. Etruschi senza confini”, la prima convenzione, in Italia, che intreccia relazioni con i Comuni italiani per promuovere la cultura etrusco-italica lungo tutta la Penisola: ecco tutte le opportunità e i vantaggi. E dal 6 agosto si entra col Green Pass

Due parole etrusche: Tular Rasnal, i confini degli Etruschi. E un sottotitolo, Etruschi senza confini, che sembrano essere in contraddizione. In realtà non è così. Ma è un’opportunità in più questa estate (e non solo) per venire a visitare ETRU – museo nazionale Etrusco di Villa Giulia a Roma. “Tular Rasnal. Etruschi senza confini” è la prima convenzione, in Italia, che vuole intrecciare relazioni con i Comuni italiani per promuovere la cultura etrusco-italica lungo tutta la Penisola, con l’obiettivo di stimolare la partecipazione collettiva e favorire la crescita culturale e sociale. Con “Tular Rasnal” il Museo ritrova la sua centralità territoriale come agente del cambiamento e, ispirandosi alla Convenzione quadro del Consiglio d’Europa sul valore del patrimonio culturale per la società (Faro 2005), incoraggia la formazione di comunità patrimoniali. Per entrare a far parte della famiglia di ETRU è sufficiente scaricare il modello di convenzione dalla pagina dedicata del sito https://www.museoetru.it/convenzione-tular-rasnal e promuovere l’iniziativa e i suoi valori attraverso la stampa e i canali di comunicazione dell’Ente.
In un video lo spiega molto bene Valentino Nizzo, direttore del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia, che nell’illustrare la valenza dell’iniziativa ci fa anche un ripasso sulle presenze etrusche monumentali e storiche dei più di 20 Comuni italiani che hanno deciso di aderire senza alcun costo alla convenzione “Tular Rasnal. Etruschi senza confini”, offrendo ai propri residenti un motivo molto convincente per compiere una visita al Museo più rappresentativo al mondo della cultura e della civiltà etrusca. Esibendo un documento di riconoscimento che attesti la residenza in uno dei Comuni aderenti, si può beneficiare di una significativa riduzione sull’acquisto del biglietto d’ingresso e sulle varie formule di abbonamento all’ETRU. E ci sono anche una serie di vantaggi negli acquisti al bookshop e nell’accesso al Temporary Garden. Sono Alatri, Amelia, Bolsena, Bracciano, Calcata, Canale Monterano, Castiglione della Pescaia, Cerveteri, Chiusi, Cortona, Labico, Lanuvio, Monte Romano, Perugia, Segni, Tarquinia, Todi, Trevignano Romano, Tuscania, Verucchio, Volterra i comuni italiani che ad oggi hanno accolto l’appello del Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia, sposandone i valori, promuovendone le opportunità. Fra di loro, i Comuni di Amelia, Bolsena, Lanuvio e Todi hanno anche previsto condizioni di reciprocità per l’ingresso nei musei civici. Questo significa che i possessori di un biglietto o di un abbonamento al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia, esibendo il titolo, possono ottenere una riduzione all’ingresso nei musei del circuito cittadino. E così le opportunità di visita si moltiplicano, i legami si intrecciano, le persone ne beneficiano. Insomma, l’invito lanciato dal museo ETRU lo scorso anno a tutti gli Enti locali, in piena pandemia, è stato certamente un atto di impegno verso la ripresa delle relazioni attive fra il Museo e il territorio, ma anche un segno di fiducia nei confronti dell’importanza dei legami fra le persone.
“Dal 6 agosto 2021”, ricorda Valentino Nizzo, “c’è l’obbligo per accedere al museo di esibire il Green Pass. Io ce l’ho già. Molti lo stanno ottenendo in questi giorni. Insomma è un gesto molto significativo di rispetto per noi e per gli altri. Davvero è semplice verificare il possesso di quello che non è un lasciapassare, ma è una promessa, una condivisione nella speranza appunto di non aver più bisogno di mostrare nulla. Però consideriamolo come un nostro documento di identità, consideriamolo davvero come un gesto di rispetto alla luce delle sofferenze che tutti quanti noi abbiamo provato. Il personale lo chiederà all’ingresso. Davvero speriamo nella collaborazione di tutti perché dobbiamo puntare a uscire da questa situazione che ha limitato le nostre libertà. Il Green Pass non le limita ma le rende possibili per tutti. Grazie”.
Roma, museo nazionale Etrusco di Villa Giulia: a oltre quarant’anni di distanza dall’ultimo intervento, un ambizioso restauro darà nuova vita al Tempio di Alatri, realizzato nel giardino nel 1891 con gli elementi del tempio etrusco-italico scoperto a Alatri. Il cantiere è presupposto per la futura trasformazione del tempio in una “Macchina del tempio”

A oltre quarant’anni di distanza dall’ultimo intervento, la ricostruzione del Tempio di Alatri realizzata alla fine dell’800 è protagonista di un ambizioso restauro che darà nuova vita a questa avveniristica struttura e consentirà di trasformarla in una ‘macchina del tempio’. In uno dei giardini del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia a Roma, tra il Ninfeo e l’ala destra del percorso espositivo, è infatti posta la riproduzione a grandezza naturale di un tempio etrusco-italico rinvenuto ad Alatri (Fr) nel 1882. La ricostruzione, curata dall’architetto e archeologo Adolfo Cozza per volere di Felice Barnabei, padre fondatore del Museo, fu realizzata in base ai risultati di uno scavo condotto dallo stesso Cozza e da H. Winnefeld dell’Istituto archeologico Germanico in località La Stazza (1 km a Nord di Alatri). Le indagini avevano portato alla luce le fondamenta di un tempietto risalente al III-II secolo a.C., oltre ai resti della sua decorazione architettonica, che servì da modello per la ricostruzione fedele degli elementi decorativi moderni, riprodotti con le stesse tecniche e materiali adoperati oltre duemila anni prima.

Il tempio, realizzato tra il 1889 (anno in cui venne inaugurato il Museo) e il 1891, costituisce uno dei primi esempi al mondo di ricostruzione per fini didattici e divulgativi. Un’opera certamente avveniristica e uno dei primi casi di “open air museum” a livello internazionale, finora ingiustamente sottovalutato dalla critica museologica che ha concentrato la sua attenzione su alcune famose esperienze contemporanee del nord Europa e del nord America, quasi ignorando l’impresa di Cozza e Barnabei, anche a causa della sua precoce trasformazione in un semplice deposito, inaccessibile al pubblico.

Dopo decenni di trascuratezza e di travisamento delle funzioni originarie che hanno portato a un progressivo logoramento delle decorazioni architettoniche, grazie agli interventi avviati nelle scorse settimane il tempio di Alatri potrà essere finalmente restituito alla pubblica fruizione. Ma questo importante restauro è solo il primo passo di un percorso più ampio, già finanziato dalla Regione Lazio con un bando per l’innovazione tecnologica. A 45 anni dall’ultimo intervento di restauro coordinato da Lucos Cozza (archeologo nipote di Adolfo), il nuovo cantiere costituisce infatti il presupposto per la futura trasformazione del tempio in una “Macchina del tempio”, che ospiterà al suo interno uno spazio immersivo digitale, in cui vivere l’esperienza del racconto della storia come in un viaggio attraverso il tempo giocando non soltanto sulla componente tecnologica, ma anche su quella della narrazione storica.
Il Tempietto etrusco-italico di Alatri, con carattere di assoluta eccezionalità, è stato realizzato con lungimiranza museografica alla fine dell’800 sulla base dei dati di scavo e pertanto ricopre un ruolo educativo fondamentale all’interno del complesso museale. L’intervento origina dall’esigenza di ripristinare le condizioni di sicurezza della copertura e degli elementi decorativi (acroteri, antefisse, sime, embrici, etc.) del Tempietto, dopo quarantacinque anni di distanza dall’ultimo intervento eseguito dall’archeologo Lucos Cozza (nipote dell’archeologo Adolfo Cozza). L’intervento in essere vuole principalmente ristabilire le condizioni di sicurezza del bene, revisionando gli ancoraggi di tutti gli acroteri e la relativa pulitura, nonché degli elementi decorativi costituiti da cornici architettoniche in terracotta policroma su cui insistono elementi scultorei alati, di cui alcuni nel tempo si sono distaccati e altri versavano in evidente pericolo di distacco.

Lo stato di degrado della copertura del tempietto di Alatri (foto etru)

La copertura del tempietto di Alatri dopo la pulitura (foto etru)
Si è proceduto pertanto ad un accurato rilievo, catalogazione e mappatura dello stato di degrado degli elementi del manto di copertura, di cui circa il 25% ha riportato evidenti lesioni causate sia da eventi metereologici sia dalla corrosione dei precedenti perni a vite di ancoraggio che fissano le antefisse agli embrici sulla gronda delle due falde. Tale fase è stata di fondamentale importanza per eseguire lo smontaggio degli elementi del manto di copertura e delle lastre di terracotta della trabeazione, utile per eseguire una mappatura dello stato di degrado dell’orditura lignea del tetto; sono state, infatti, individuate parti ammalorate in limitate aree, per lo più corrispondenti alle travi d’angolo dove i legni sono apparsi marciti a causa del ristagno dell’acqua piovana in alcune aree e/o per infiltrazioni d’acqua dagli elementi lesionati del manto di copertura. Si è proceduto pertanto a eseguire su tutte le parti lignee il trattamento impregnante per la protezione da attacchi parassitari e, a sostituire alcune tavole verticali delle pareti laterali su cui erano ancorate le formelle di trabeazione, sostituendo inoltre i perni di ancoraggio in ferro, ormai ossidati, con perni in acciaio inox. Sono state ripulite dal marciume alcune parti degli elementi lignei e sgorbiate fino a trovare il legno ancora in buono stato e sostituiti con parti nuove e rinforzate mediante una fasciatura metallica.

Tali interventi saranno riproposti all’interno della cella del Tempio sia per gli elementi decorativi che per l’orditura lignea. Le successive fasi di intervento vedranno un approfondimento della capacità statica della struttura tramite saggi e indagini anche agli apparati radicali delle alberature monumentali presenti nel perimetro del sito; seguiranno interventi relativi alla revisione delle parti di intonaco esterno ammalorato e al risarcimento delle lesioni in corrispondenza dell’apertura sul fronte principale e quella sul fronte posteriore – chiusa in epoca precedente con tamponatura di diversa consistenza materica non ammorsata con quella preesistente. Le ultime fasi di intervento proporranno la realizzazione di percorsi perimetrali ed apposita illuminazione volti a migliorare l’accessibilità fisica del tempietto, in previsione del prossimo allestimento multimediale del Tempio che lo riporterà alla sua funzione didattica nel percorso museale.
Roma. Il museo nazionale Etrusco di Villa Giulia ospita la V edizione della Scuola di Archeoastronomia. Lezioni in presenza e streaming con sette professionisti della scienza, della storia e dell’archeologia, ricercatori e professori universitari. Visite guidate al museo Etrusco e osservazioni astronomiche

Sarà il museo nazionale Etrusco di Villa Giulia a Roma a ospitare la V edizione della Scuola di Archeoastronomia, in programma dal 23 al 24 luglio 2021. La scuola, organizzata dalla sezione di ricerca “Archeoastronomia e Storia dell’Astronomia” dell’Unione Astrofili Italiani (UAI) e patrocinata dalla Società Italiana di Archeoastronomia, fornirà agli iscritti – cultori della materia, professionisti, semplici curiosi, studenti e docenti – gli strumenti fondamentali per orientarsi nell’affascinante mondo dell’archeoastronomia. Da quest’anno la scuola sarà fruibile anche in modalità online. La Scuola, che ha il patrocinio della Società Italiana di Archeoastronomia, è frutto dell’impegno di professionisti e docenti di ambiti di ricerca sia umanistici sia scientifici, per fornire agli iscritti gli strumenti fondamentali per orientarsi nel mondo dell’archeoastronomia. “L’archeoastronomia è la scienza che individua e studia il contenuto astronomico dei reperti antichi, siano essi edifici e templi, o racconti e testi sacri, dando un enorme contributo alla conoscenza del passato”, spiega Paolo Colona, astrofisico e direttore della Scuola. “Questa disciplina, che si può definire neonata, raccoglie moltissimi contributi di provenienza disparata, tra i quali si nascondono sovente teorie fallaci in grado di fuorviare sia i lettori sia la ricerca nel campo. Il più grande pericolo per chi fa ricerca o si accosta all’Archeoastronomia come cultore è di prendere per buone tesi false. La Scuola metterà i partecipanti nella condizione di riconoscere una tesi plausibile da una meno attraverso l’indagine di cosa è una scoperta”.

Sette professionisti della scienza, della storia e dell’archeologia, ricercatori e professori universitari spiegheranno agli iscritti, nell’arco delle due giornate di formazione, come si svolgono le ricerche archeoastronomiche e come distinguere i lavori utili alla conoscenza dalle affermazioni sensazionalistiche prive di fondamento scientifico, passando in rassegna le più importanti scoperte realizzate in questo ambito. “Il percorso formativo affronterà una vasta gamma di argomenti: dall’analisi dei reperti neandertaliani all’incredibile vicenda della scoperta di Nettuno, dalla soluzione dell’enigma mitraico alle meticolose imprese dell’astrometria, dall’astronomia caldea ai passaggi astronomici più oscuri in Omero”, prosegue Colona.
Oltre alle lezioni in aula e in modalità online, il programma della scuola contempla visite guidate al museo Etrusco di Villa Giulia e alla Sala dello Zodiaco – riprese in streaming – e osservazioni astronomiche a occhio nudo e al telescopio nella serata del 24 luglio, da confermare in base alle previsioni meteo. I corsisti potranno decidere, all’atto dell’iscrizione, se seguire l’intero corso o solo alcune sessioni. Per i docenti il corso di formazione, inserito nella piattaforma SOFIA del ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca (MIUR), è valido per l’aggiornamento professionale ed è fruibile con il bonus docenti. Tutti i corsisti riceveranno l’attestato di partecipazione e i materiali didattici, risulteranno iscritti all’Unione Astrofili Italiani e abbonati per un anno alla rivista dell’UAI “Astronomia” in formato digitale, potranno consultare l’Almanacco UAI 2021 in modalità online e avranno accesso alle video registrazioni delle sessioni formative. L’elenco dei docenti, il programma della scuola e le modalità di iscrizione sono disponibili al seguente link: http://www.uai.it/archeoastronomia/scuola-di-archeoastronomia-2021-v-ed/
Roma. Al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia la mostra personale di Evgeny Antufiev “Dead nations. Eternal version”, le cui figure in trasformazione ben si sposano con il repertorio iconografico etrusco

È un lungo romanzo a capitoli il rapporto di Evgeny Antufiev con il patrimonio archeologico sedimentato nel nostro territorio e presente nei nostri musei. Una fascinazione che Antufiev subisce per la stratificazione segnica e simbolica, per l’eco profondo di antiche storie che continuano a parlarci nelle sale dei musei. Quale migliore sintonia per un artista che da sempre esplora l’idea dell’immortalità e della rigenerazione attraverso archetipi che hanno accompagnato l’esistenza e l’immaginazione umana in una storia senza fine? La risposta nella mostra “Dead nations. Eternal version”, personale di Evgeny Antufiev, a cura di Marina Dacci e Svetlana Marich, al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia a Roma fino al 26 settembre 2021. In questo capitolo l’incontro è con il museo nazionale Etrusco di Villa Giulia, importante custode dell’affascinante e per alcuni ancora misteriosa civiltà etrusca che ha saputo – così come il processo creativo di Antufiev – assorbire e metabolizzare contatti e relazioni con molteplici civiltà (da Oriente ad Occidente, dai Fenici ai Greci, ai Cartaginesi) e ha creato un rapporto peculiare, molto stretto, con le caratteristiche dei singoli territori in cui si è insediata, generando qualcosa di assolutamente nuovo. Il lavoro di Antufiev trasporta nel tempo e nello spazio figure simboliche che hanno da sempre accompagnato l’esistenza e l’immaginazione umana. Le sue ceramiche così come le fusioni, con trame e superfici ossidate e trattate con patine e bagni particolari, evocano antiche scoperte e ci appaiono come “dono” rinvenuto nel sottosuolo. La presenza di figure in trasformazione ben si sposa con il repertorio iconografico etrusco che viene splendidamente illustrato negli oggetti esposti nel Museo di Villa Giulia. L’esito formale è intrigante, labirintico, assolutamente unico: le opere di Antufiev assumono identità ibride, capaci di generare assonanze tra mondi e culture differenti, ma inevitabilmente sono filtrate attraverso la cultura del Paese di provenienza dell’artista, la Siberia, e la tradizione popolare russa nel trattamento dei materiali.
“Veio: Lost City”, è il progetto di ricerca, tutela e valorizzazione condiviso dal ministero della Cultura con la Sapienza Università di Roma e l’Ente Regionale Parco di Veio. Nuova edizione della “Guida Archeologica del Parco di Veio”

Si chiama “Veio: Lost City”, titolo che richiama l’aura leggendaria di una città scomparsa, da riscoprire e valorizzare e non da esplorare e saccheggiare alla maniera dei ‘cercatori di tesori’, è il progetto di ricerca, tutela e valorizzazione condiviso dal ministero della Cultura con la Sapienza Università di Roma e l’Ente Regionale Parco di Veio, che da molti anni spende impegno ed energie per la promozione del territorio (www.parcodiveio.it). Le problematiche relative al sito archeologico di Veio sono tornate di attualità all’indomani del servizio di Striscia la notizia che ha denunciato l’intrusione di estranei nell’area archeologica dell’antica Veio, nonostante che penetrare nelle aree archeologiche chiuse e recintate senza autorizzazione della Soprintendenza e manomettere i beni archeologici (sia pure con buone intenzioni) sia un reato e metta a rischio proprio quelle testimonianze di arte e di cultura che si intendono apprezzare e proteggere. Il pianoro urbano della città di Veio è un sito archeologico e naturalistico di grande estensione, compreso nel Parco di Veio e incuneato nel XV Municipio di Roma Capitale, che spesso viene trascurato e dimenticato dai normali percorsi turistici. Ma il territorio riserva ancora scorci meravigliosi e paesaggi sorprendenti per i visitatori che vi si avventurano, magari come pellegrini lungo la Via Francigena.

Progetto “Veio: Lost City”. La collaborazione dei dipartimenti della Sapienza di Architettura e Progetto e di Scienze dell’Antichità fornisce le competenze necessarie a programmare un piano strategico di riqualificazione dell’area archeologica e naturale, alla quale prendono parte attiva la soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per la provincia di Viterbo e l’Etruria Meridionale, competente per territorio; la direzione dei Musei statali della Città di Roma, titolare del santuario di Portonaccio; e il museo nazionale Etrusco di Villa Giulia, dove le maggiori testimonianze archeologiche di Veio sono esposte. i interventi di progetto coniugano gli obiettivi di riqualificazione e valorizzazione con le esigenze di messa in sicurezza e accessibilità delle aree archeologiche attualmente chiuse al pubblico. A tempo debito saranno coinvolti nella progettazione, anche gli enti locali interessati al territorio di Veio, che si estende su diversi comuni e arrivava nell’antichità fino alla riva destra del Tevere. Un primo risultato è stato già ottenuto dal Parco di Veio, che in accordo con la Soprintendenza ha portato a termine la nuova edizione della “Guida Archeologica del Parco di Veio”, che a breve verrà presentata nel museo nazionale Etrusco di Villa Giulia, inaugurando così la nuova stagione di valorizzazione della “città scomparsa” etrusca e romana.
Roma. Il museo nazionale Etrusco di Villa Giulia per le Giornate europee dell’Archeologia 2021 propone un video di approfondimento sulla phiale con lo sterminio dei Proci proveniente dal santuario meridionale di Pyrgi
In occasione delle Giornate Europee dell’Archeologia 2021, l’iniziativa nata nel 2009 sotto l’egida del ministero della Cultura francese per mezzo dell’Inrap, Institut National de Recherches Archéologiques Préventives (INRAP), e in seguito estesa ai Paesi europei, il museo nazionale Etrusco di Villa Giulia (Roma) presenta un video di approfondimento su un’opera molto importante della collezione museale: la phiale con lo sterminio dei Proci. Un vaso rituale attribuito al Pittore di Brigos e dipinto nella tecnica a figure rosse, offerto in dono alle divinità nel Santuario meridionale di Pyrgi, il porto dell’antica Caere. Il video-racconto, costruito e narrato da Maria Paola Guidobaldi, conservatrice delle collezioni e responsabile anche della sezione Cerveteri-Pyrgi del museo, nell’illustrare caratteristiche e significati complessi e profondi dell’opera nel suo specifico e plurisecolare contesto di rinvenimento, pone in evidenza anche quanto articolato, variegato e stratificato sia il lavoro scientifico che è alla base di ogni ricerca archeologica, a conclusione e a valle del quale ogni frammento è in grado di raccontare le piccole e grandi storie in esso racchiuse. Si ringrazia Oreste Baldini per la partecipazione.
Roma. Al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia il film “Bassin d’attraction” di Jonathan Pêpe, artista vincitore del premio Wicar per il progetto “Format à l’Italienne”: l’opera immersiva nasce dagli oggetti etruschi fotografati in 3D

Nell’ambito dell’XI edizione del progetto “Format à l’Italienne” l’artista in collaborazione con il museo nazionale Etrusco di Villa Giulia, Jonathan Pêpe presenta il film “Bassin d’attraction”, opera installativa e immersiva nata dagli oggetti etruschi fotografati in 3D. Ci saranno anche delle stampe 3D rielaborate di oggetti provenienti dalla collezione etrusca del Museo che rappresentano l’interno del corpo umano. Dal 18 maggio al 6 giugno 2021 il film è proiettato nella Sala della Fortuna del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia negli orari di apertura del museo (ore 9-20).

“Format à l’Italienne” è l’XI edizione di un progetto di restituzione dei lavori realizzati dai vincitori del Premio Wicar durante la residenza di artisti francesi a Roma. Ogni anno, il Municipio di Lille propone a tre artisti della scena artistica emergente di Lille e dintorni una residenza di tre mesi nella capitale italiana. Gli artisti possono sviluppare un progetto legato al territorio e alle problematiche contemporanee. Nel 2019-2020 questa opportunità è stata proposta a Michel Jocaille, Jonathan Pêpe e Fabien Zocco. “Alla prima impressione”, scrive Indira Béraud, curatrice indipendente e fondatrice della rivista Figure Figure, “l’immaginario degli artisti è stato impregnato dalle abbondanti ornamentazioni romane, chiese, statue antiche e arte barocca. Poi, dalle loro passeggiate urbane, dal vagabondare solitario alla conquista di corpi estranei, è la questione del confronto verso l’altro che emerge: quest’altro a volte così simile e così diverso”.
Jonathan Pepe, artista vincitore del Premio Wicar nel 2020. In residenza a Roma da giugno a settembre 2020 Jonathan Pêpe (nato nel 1987 a Toulouse), vive e lavora a Lille. Formato alle Beaux-Arts de Bourges poi laureato al Fresnoy – Studio National des Arts Contemporains. Le sue ricerche si concentrano sulla distinzione tra il vivo e il non-vivo. L’artista interroga la relazione intima tra l’umano e l’utensile. In un’atmosfera medicalizzata e con un approccio fantascientifico cyberpunk, l’artista produce delle fiction contornando le tecnologie contemporanee come la robotica nelle opere Exo-biote (2015) et Haruspices (2019), sculture di silicone in movimento che respirano.
“Storie di vita”: la rubrica prodotta da Streamcult, in streaming e on demand, è condotta da Dario Di Blasi che stavolta incontra Valentino Nizzo, direttore del museo nazionale Etrusco di villa Giulia, per conoscere meglio gli Etruschi: il loro rapporto con Roma, i contatti con i coloni greci, la lingua, le donne…


Dario Di Blasi, direttore artistico di Firenze Archeofilm
Secondo appuntamento con la rubrica “Storie di vita” da seguire on line in streaming e on demand, una rubrica che utilizza le relazioni e i rapporti di conoscenza acquisiti nel mondo dell’archeologia e del cinema da Dario Di Blasi, curatore per più di 30 anni di manifestazioni cinematografiche dedicate all’archeologia, all’etnografia e all’antropologia culturale, direttore del Firenze Archeofilm. Prodotta da StreamCult in collaborazione con la Rassegna del Documentario e della Comunicazione Archeologica di Licodia Eubea, “Storie di vita” è un format di approfondimento culturale che vedrà importanti personalità del campo dell’archeologia, della cinematografia e della cultura raccontarci le loro esperienze, le loro passioni e il loro lavoro.


Valentino Nizzo, direttore del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia (foto Mann)
Appuntamento martedì 23 marzo 2021 alle 17 con Valentino Nizzo, direttore del museo nazionale Etrusco di villa Giulia a Roma, in streaming sul sito www.streamcult.it e sui canali social di StreamCult (Facebook e YouTube). La stessa puntata resterà visibile on demand per permettere a chiunque, nelle settimane a seguire, di poterla vedere. “Mi sono stati sempre simpatici i popoli nemici di Roma”, interviene Dario Di Blasi, “come Annibale e i cartaginesi o i popoli che hanno fatto ombra ai Romani perché hanno subìto immancabilmente una sorta di damnatio memoriae che ci ha impedito di conoscerli compiutamente; tra questi gli Etruschi”. Di Blasi ne parla con Valentino Nizzo, direttore di uno straordinario museo che raccoglie parte della memoria di questo straordinario popolo la cui cultura non aveva nulla da invidiare con tutti i coevi popoli mediterranei. “In questo incontro con Valentino Nizzo ci ho messo tutta la mia curiosità per gli Etruschi”, continua Di Blasi. “Per comprendere il rapporto con gli altri popoli di quel periodo. Con Roma conflitto o cosa altrimenti? Quanto rimase della loro cultura nella vita, nella cultura, nella religione di Roma? Gli Etruschi avevano una loro lingua ma perché non una scrittura? Anche con i colonizzatori greci che frequentarono il Tirreno fu scambio, conflitto o altro? L’autonomia delle donne etrusche e il rapporto molto più paritario con gli uomini fu veramente una realtà? Tante curiosità da appagare! Il comportamento di Roma nel cancellare quasi del tutto la loro memoria non mi condiziona, mi stimola!”.




















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