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Padova. A Palazzo Folco presentazione del libro “Spineda tra le acque del Musone – Un sito d’alta pianura dalla protostoria al tardo antico” a cura di Matteo Frassine, Valentina Donadel, Alberto Balasso

Per il ciclo di conferenze ospitate a Palazzo Folco, sede della Soprintendenza a Padova, con apertura straordinaria nell’ambito del Piano di Valorizzazione dei luoghi della cultura 2025, appuntamento alle 16.45 a Palazzo Folco in via Aquileia a Padova, per la presentazione del libro “Spineda tra le acque del Musone – Un sito d’alta pianura dalla protostoria al tardo antico” a cura di Matteo Frassine, Valentina Donadel, Alberto Balasso. Presenta il volume Franco Marzatico, già dirigente generale unità di missione strategica soprintendenza per i Beni e le Attività culturali della Provincia autonoma di Trento. Intervengono i curatori Matteo Frassine, funzionario archeologo soprintendenza ABAP per le province di Pd, Tv e Bl; Valentina Donadel, conservatrice museo Naturalistico Archeologico di Vicenza; Alberto Balasso, archeologo P.eT.R.A. Società Cooperativa. Dopo la presentazione del volume, seguirà una visita guidata a Palazzo Soranzo Cappello, a cura del personale della Soprintendenza.

In località Spineda (Riese Pio X, Tv), a seguito dei lavori per la realizzazione della Superstrada Pedemontana Veneta (SPV), è stato rinvenuto un notevole complesso archeologico pluristratificato, compreso tra la protostoria e l’epoca romana. La caratteristica principale del sito è la forte connessione con l’idrografia locale, in particolare con l’antico corso del fiume Musone e delle sue divagazioni. La principale fase di occupazione risale alla tarda età del Bronzo quando a Spineda nasce un grande insediamento costituito da capanne, fossati per la regolamentazione delle acque, piccole strutture a fuoco per le lavorazioni artigianali e aree dedicate all’allevamento e all’agricoltura. Questo grande villaggio viene abbandonato per alcuni secoli e rioccupato alle soglie dell’età del Ferro, quando l’area è dedicata ad attività artigianali, con la presenza di alcune piccole fornaci. Tra la metà del VI e la seconda metà del V sec. a.C. in un’area molto ristretta viene impostata una piccola area votiva a carattere campestre, con la presenza di fuochi su cui venivano bruciate offerte di animali e vegetali. L’ultima fase di occupazione antica è riferibile all’epoca romana e tardo antica quando le evidenze, se pur molto intaccate dai lavori agricoli moderni, sembrano rimandare ad una area destinata ad una qualche forma di attività produttiva. Queste evidenze rappresentano un tassello fondamentale per la ricostruzione del quadro generale dell’occupazione di un territorio finora pressoché sconosciuto e la cui storia sta emergendo in anni recenti proprio grazie alle ricerche condotte dall’allora Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per l’area metropolitana di Venezia e le province di Belluno, Padova e Treviso in relazione alla realizzazione di importanti opere pubbliche.

Vicenza. Al museo Naturalistico Archeologico presentazione del libro “Sono così. Le donne nel Veneto preromano” di Angela Ruta, con l’autrice in dialogo con l’archeologa Elena Marzola

Giovedì 25 settembre 2025, alle 18, nella sala dei Chiostri del museo Naturalistico Archeologico di Vicenza, in contra’ Santa Corona, per iniziativa del Gruppo Archeologico CRT Centro Ricerche Territorio e del museo Naturalistico Archeologico, presentazione del libro “Sono così. Le donne nel Veneto preromano” (Lemma 23 editore) con la presenza dell’autrice Angela Ruta Serafini, già direttrice del museo nazionale Atestino di Este nonché una delle principali studiose della civiltà dei Veneti antichi, in dialogo con l’archeologa Elena Marzola, presidente del Gruppo Archeologico CRT. Partecipazione gratuita. Con taglio divulgativo, il libro racconta per la prima volta la figura della donna nel Veneto preromano. Le più recenti e importanti scoperte archeologiche fanno qui da traccia per una narrazione di grande respiro che tocca temi antichi ed attuali.

L’archeologa Angela Ruta Serafini (foto FB)

Angela Ruta Serafini è un’archeologa. Ha diretto scavi nel territorio veneto e nei centri urbani di Oderzo, Padova, Este sui cui risultati ha organizzato mostre e cataloghi. Ha pubblicato circa centocinquanta titoli.  Accanto alle problematiche legate alla ricerca sul campo, ha sviluppato temi riguardanti il primo millennio a.C. quali i rituali funerari, la formazione e la trasformazione urbana, gli aspetti del sacro, il celtismo.

Vicenza. Al museo Naturalistico Archeologico al via la mini-rassegna “Giovani archeologi raccontano”: due dottorandi presentano i loro progetti di dottorato e illustrano materiali del museo utilizzati per le loro ricerche

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Al via al museo Naturalistico Archeologico la mini-rassegna “Giovani archeologi raccontano” promossa da musei civici Vicenza, università di Trento, università di Ferrara, Amici dei Musei Vicenza, Gruppo Archeologico CRT. Infatti grazie alla collaborazione con i musei civici Vicenza, l’università di Trento, l’università di Ferrara e gli Amici dei Musei Vicenza sono state organizzate, a gennaio 2025, due conferenze aperte al pubblico nelle quali due dottorandi presenteranno i loro progetti di dottorato e illustreranno anche come siano stati utili per le loro ricerche i materiali presenti nel museo Naturalistico Archeologico di Vicenza. Si inizia giovedì 9 gennaio 2025, alle 18, con Marika Ciela (dottoranda università di Trento) su “Sotto un’altra lente. Raccontare le comunità neolitiche del Veneto Occidentale attraverso lo studio delle ceramiche”. Quindi martedì 28 gennaio 2025, alle 18, con Marzio Cecchetti (dottorando università di Ferrara) su “In Altopiano sessant’anni dopo. La riscoperta del sito paleolitico di Riparo Battaglia e la frequentazione preistorica dell’Altopiano di Asiago”.

Vicenza. Durante i lavori di potenziamento della rete idrica in contra’ Porta Nova rinvenute quattro tombe romane con balsamari e coppe. I ritrovamenti sono stati recuperati dalla Soprintendenza per lo studio e il restauro

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La tomba a inumazione di epoca romana scoperta in contra’ Porta Nova a Vicenza (foto comune di vicenza)

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Coppetta e balsamari ritrovati nelle tombe a cremazione di epoca romana scoperte in contra’ Porta Nova a Vicenza (foto comune di vicenza)

Un importante rinvenimento archeologico è avvenuto in contra’ Porta Nova, dove Viacqua da agosto sta lavorando al potenziamento della rete idrica: scoperte alcune sepolture ad incinerazione e di una inumazione di epoca romana, in un’area della città in cui non erano precedentemente note attestazioni funerarie dell’antica Vicetia. Il cantiere di Viacqua aperto ad agosto è stato costantemente seguito da archeologi professionisti della Nea Archeologia Cooperativa in modo da intervenire rapidamente nel caso dell’emersione di evidenza archeologiche, come è di fatto avvenuto. Le operazioni di scavo e di documentazione dei resti, effettuate sotto la direzione della Soprintendenza Abap di Verona Rovigo e Vicenza, sono attualmente in corso ed a breve arriveranno a conclusione.

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Giulia Pelucchini (Sabap Verona Rovigo Vicenza), Cristiano Spiller (assessore Comune di Vicenza) e Alberto Piccoli (Viacqua) nel sopralluogo in contra’ Porta Nova (foto comune di vicenza)

La scoperta è stata descritta nei giorni scorsi nel corso di un sopralluogo da Giulia Pelucchini della soprintendenza Abap di Verona Rovigo e Vicenza, responsabile scientifica dell’indagine, alla presenza dell’assessore ai lavori pubblici e alla mobilità Cristiano Spiller e del direttore di Viacqua Alberto Piccoli. Era presente anche lo staff del museo Naturalistico Archeologico, a cui la Soprintendenza potrebbe affidare, grazie alla collaborazione già esistente, i reperti, una volta studiati e restaurati.

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Coppetta ritrovata nelle tombe a cremazione di epoca romana scoperte in contra’ Porta Nova a Vicenza (foto comune di vicenza)

“Sinora sono state portate alla luce tre tombe a cremazione, contenenti oltre alle ossa combuste elementi di corredo composti da balsamari vitrei, coppe e olpi in ceramica, a testimonianza della ritualità funeraria tipica dell’epoca romana”, spiega il soprintendente architetto Andrea Rosignoli. “Negli ultimissimi giorni è emersa un’inumazione. Tutti i materiali saranno recuperati e trasportati presso i depositi della Soprintendenza per le attività di studio e restauro”. “Non appena gli archeologi avranno completato il recupero di questi reperti di grande interesse per la storia di Vicenza”, precisa l’assessore Cristiano Spiller, “sarà possibile proseguire con il cantiere che in un paio di settimane concluderà le lavorazioni che più impattano sulla viabilità”.

Vicenza. Ai Chiostri di Santa Corona conferenza di Dario De Santis su “Alexander von Humboldt. L’inventore della natura”

vicenza_chiostri-santa-corona_conferenza-alexander-von-humboldt-l-inventore-della-natura_locandinaGiovedì 14 settembre 2023, alle 18.30, ai Chiostri di Santa Corona di Vicenza, Dario De Santis, storico della scienza attivo anche come divulgatore su YouTube con il progetto “Storie di Scientifica Ironia”, cercherà di ricostruire le mirabolanti avventure personali e scientifiche di Alexander von Humboldt, celeberrimo personaggio, oggi – paradossalmente – poco conosciuto dal grande pubblico. La conferenza “Alexander von Humboldt. L’inventore della natura” è promossa dai Musei Civici Vicenza- museo Naturalistico Archeologico in collaborazione con associazione Amici del Musei Vicenza e Gruppo Archeologico CRT Vicenza. Coordina la serata Chiara Tomasella, giornalista. La conferenza vuole riportare l’attenzione sulla figura del grande naturalista e scienziato tedesco Alexander von Humboldt (Berlino, 14 settembre 1769 – Berlino, 6 maggio 1859) ed evidenziare alcuni elementi portanti della sua ricerca scientifica che ancora oggi sorreggono e alimentano riflessioni e ricerche centrali nel nostro panorama scientifico e culturale. Tra queste l’idea di ecosistema, l’ecologia come punto di approdo e di ripartenza delle scienze naturali, la dimensione filosofica della scienza, l’importanza delle discipline umanistiche per dirigere e favorire l’idea di progresso.

Vicenza. Al museo Naturalistico Archeologico giornata di studi “Le imbarcazioni monossili del lago di Fimon. Storia dei rinvenimenti, studi, prospettive di ricerca”, evento finale della mostra “Palafitte e piroghe del Lago di Fimon. Legno, territorio, archeologia”

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Locandina della mostra “Palafitte e Piroghe del Lago di Fimon. Legno Territorio Archeologia” al museo Naturalistico Archeologico di Vicenza fino al 31 maggio 2023

Mercoledì 31 maggio 2023 al museo Naturalistico Archeologico di Vicenza chiude la mostra “Palafitte e piroghe del Lago di Fimon. Legno, territorio, archeologia”, un viaggio alla scoperta dei villaggi preistorici del Lago di Fimon sulle tracce degli appassionati e degli studiosi che nel corso degli anni hanno recuperato ed esaminato centinaia di reperti, dove il protagonista assoluto è il legno, quello utilizzato nelle imbarcazioni, nelle case su palafitta, nelle strutture che servivano per bonificare le sponde del lago (vedi Vicenza. Al museo Naturalistico Archeologico la mostra “Palafitte e Piroghe del Lago di Fimon. Legno, territorio, archeologia”: nuova luce sulla vita degli uomini e delle donne che abitavano attorno al lago di Fimon da 7000 a 3000 anni fa | archeologiavocidalpassato).

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In mostra a Vicenza uno dei pali delle palafitte di Fimon recuperati da Paolo Lioy nella seconda metà dell’Ottocento, recentemente restaurato (foto sabap-vi)

Sabato 20 maggio 2023, dalle 10 alle 17, al museo Naturalistico Archeologico di Vicenza, giornata di studi “Le imbarcazioni monossili del lago di Fimon. Storia dei rinvenimenti, studi, prospettive di ricerca”, organizzata dai Musei civici con la cooperativa sociale Scatola cultura e il sostegno della Fondazione”, evento finale della mostra allestita proprio con l’obiettivo di divulgare i risultati scientifici, anche inediti e legati a recenti studi, su elementi di imbarcazione e resti di pali lignei provenienti da Fimon. I partecipanti avranno la possibilità di visitare il museo e la mostra. La giornata di studi è a ingresso libero e gratuito fino a esaurimento dei posti disponibili. Informazioni: 0444222815, museonatarcheo@comune.vicenza.it

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Il paleontologo, prof. Alberto Broglio, morto a 91 anni, il 17 febbraio 2023

La giornata di studi è dedicata alla memoria di Alberto Broglio, nato ad Asiago nel 1931 e scomparso a Vicenza, lo scorso febbraio (vedi Archeologia in lutto. Si è spento a Vicenza all’età di 91 anni il prof. Alberto Broglio, un gigante della Paleontologia Umana, docente e professore emerito all’università di Ferrara, punto di riferimento per generazioni di archeologi. Famose le sue ricerche nel Veronese e nel Vicentino | archeologiavocidalpassato), studioso sempre attivo e disponibile, che ha contribuito alla realizzazione della mostra “Palafitte e piroghe del Lago di Fimon” che ha voluto fosse dedicata alla figura di Gastone Trevisiol, ricercatore la cui attività si è svolta principalmente nelle Valli di Fimon e a cui si deve il ritrovamento di molti dei reperti esposti in mostra. Professore emerito e docente di paleontologia umana all’università di Ferrara, è stato accademico olimpico, membro di istituti di ricerca internazionali e autore di numerose e importanti pubblicazioni scientifiche sulla preistoria, soprattutto del pleistocene e del primo olocene. Dalla metà degli anni ‘50 fu protagonista della scoperta di siti archeologici neanderthaliani e sapiens in tutto il territorio italiano. Nel territorio vicentino vanno ricordate in particolare le campagne di scavo e gli studi sul Paleolitico della Grotta, del Buso Doppio e del Riparo del Brojon nei Colli Berici e per il Neolitico l’indagine archeologica a Fimon Molino Casarotto, tutt’oggi archivi archeologici e punti di riferimento per la ricerca di interesse internazionale.

vicenza_archeologico-naturalistico_gornata-di-studi-le-imbarcazioni-monossili-del-lago-di-fimon_locandinaLa giornata di studi, a cui parteciperanno numerosi esperti del settore dell’università di Padova, dell’università Alma Mater Studiorum di Bologna e della soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per le province di Verona Rovigo e Vicenza, si apre in sala Chiostri, alle 10, con i saluti istituzionali. Alle 10.20 il primo intervento, “Lo scavo della torba e le scoperte archeologiche: un contributo introduttivo di carattere storico, economico, antropologico, ecologico” a cura di Reginaldo Dal Lago, esperto di storia locale, e Cristiano Nicosia del dipartimento di Geoscienze dell’università di Padova. Alle 11, l’approfondimento sui “Rinvenimenti di monossili nelle Valli di Fimon” sarà a cura di Antonio Dal Lago (ex conservatore del museo Naturalistico Archeologico di Vicenza), Nicoletta Martinelli (Laboratorio Dendrodata di Verona) e Sandra Pellizzari (università di Ferrara, dipartimento di studi umanistici, sezione scienze preistoriche e antropologiche). Alle 11.40, l’intervento di Sandra Pellizzari, Antonio Dal Lago e Armando Bernardelli (museo Naturalistico Archeologico di Vicenza) sarà dedicato a “Gastone Trevisiol e il suo recupero di reperti archeologici”. Chiudono la mattinata, alle 12.20, Giovanni Monegato dell’istituto di Geoscienze e Georisorse e Cristiano Nicosia su “L’evoluzione geomorfologica e sedimentaria delle Valli di Fimon”. Il pomeriggio si apre, alle 14, con l’approfondimento dedicato ad “Analisi di laboratorio e inquadramento archeologico dei resti lignei delle monossili: specie legnose, datazioni assolute e contestualizzazione in rapporto ai siti preistorici del lago di Fimo” a cura di Nicoletta Martinelli, Paola Salzani della soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per le province di Verona Rovigo e Vicenza, ed Elodia Bianchin Citton, già funzionaria archeologa del ministero della Cultura. Alle 14.40, Stefano Medas del dipartimento di Beni culturali dell’università di Bologna e Antonio Dal Lago parleranno di “Imbarcazioni monossili delle Valli di Fimon”. Infine alle 15.20, a chiusura del convegno, è previsto l’intervento “Il Museo e le monossili oggi: attività di conservazione e valorizzazione, prospettive e progetti” di Elisa Dalla Longa e Cinzia Rossato di Scatola Cultura, Viviana Frisone conservatrice del museo Naturalistico Archeologico di Vicenza, Sandra Pellizzari e Paola Salzani.

Vicenza. Doppio appuntamento col direttore Christian Greco di approfondimento della mostra “I creatori dell’Egitto eterno”: a Monte Berico e al museo Naturalistico Archeologico. Posti già esauriti. Gli altri incontri della rassegna “L’archeologia e la storia raccontano”

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Christian Greco, direttore del Museo Egizio e curatore della mostra “I creatori dell’Egitto eterno” in Basilica Palladiana a Vicenza (foto comune di vi)

Week end a Vicenza con il direttore del museo Egizio di Torino. Christian Greco sabato 28 gennaio 2023, alle 20.30, nella sala del Quadro della Basilica di Monte Berico, sarà ospite della serata “L’eredità degli Egizi. Tra storia e mito”. Domenica 29 gennaio 2023, alle 17, al museo Naturalistico Archeologico di Vicenza, apre la rassegna “L’archeologia e la storia raccontano”. Entrambi gli appuntamenti, a prenotazione obbligatoria, e già esauriti da tempo, sono a corollario della grande mostra “I creatori dell’Egitto eterno. Scribi, artigiani e operai al servizio del faraone” allestita in Basilica palladiana fino al 7 maggio 2023.

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L’ex refettorio conventuale del santuario di Monte Berico, con sullo sfondo il capolavoro del Veronese di recente restaurato, ospita l’incontro con il direttore del museo Egizio di Torino (foto comune di vi)

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Christian Greco, Francesco Rucco e Simona Siotto alla presentazione della mostra “I creatori dell’Egitto eterno” in Basilica palladiana a Vicenza (foto graziano tavan)

Sabato 29 gennaio 2023: “L’eredità degli Egizi. Tra storia e mito”. L’iniziativa è organizzata dall’associazione di promozione sociale In Arte Veneto, in collaborazione con la Comunità dei Servi di Maria di Monte Berico, con il patrocinio del Comune e della Provincia di Vicenza e con il supporto dell’assessorato alla partecipazione. La serata è un approfondimento della grande mostra in Basilica palladiana dedicata all’antico Egitto in cui 180 reperti, 160 provenienti dalle collezioni del Museo Egizio e 20 dal Louvre di Parigi, racconteranno Tebe, l’odierna Luxor, e Deir el-Medina, il villaggio, fondato intorno al 1500 a.C., dove scribi, disegnatori e artigiani lavoravano per costruire e decorare le tombe dei faraoni nelle Valli dei Re e delle Regine, plasmando l’immaginario dell’antica civiltà nata sulle rive del Nilo. La riflessione proposta sabato 28 gennaio, nell’ex refettorio conventuale, con sullo sfondo il capolavoro del Veronese di recente restaurato, porrà l’accento sulla ricchezza del lascito spirituale della cultura egizia nell’età antica, prendendo in esame alcune istanze che sopravvivono in modi diversi nella civiltà contemporanea. Moderato dalla giornalista Nicoletta Martelletto, il confronto di carattere multifocale coinvolgerà Francesco Rucco, sindaco di Vicenza; Simona Siotto, assessore alla Cultura; padre Gino Alberto Faccioli, della comunità dei Servi di Maria di Monte Berico; Chiara Visentin, presidente della Biblioteca civica Bertoliana; e Agata Keran, curatrice del museo d’Arte sacra di Monte Berico. Ciascuno dei partecipanti al dialogo offrirà un proprio focus, partendo dal proprio orizzonte di operatività e di ricerca. Intervalleranno gli interventi le letture poetiche curate da due attori, Alessia Bartolomucci e Gianrico Tondinelli.

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Il faraone Ramses II tra il dio Amon e la dea Mut, gruppo in granito dal tempio di Amon a Karnak (XIX dinastia, regno di Ramses II, 1279-1213 a.C.), conservato al museo Egizio di Torino (foto graziano tavan)

Da Iside a Cleopatra, dalla schiavitù d’Egitto al passaggio del Mar Rosso al tempo di Mosè, dalla faraonica Valle dei Re all’interreligioso Delta del Nilo, dove nacque la Bibbia dei Settanta e si costituì la maestosa Biblioteca di Alessandria, l’universo nilotico continua a sollecitare nuove riflessioni. Ma qualcosa della forma mentis dei creatori d’Egitto, proiettata all’eternità, può ancora essere raccolto e valorizzato nelle comunità globalizzate di oggi? Nell’arte europea spiccano soggetti e narrazioni che trovano la propria patria ideale nella terra nera e fertile dei faraoni, immaginata idealmente come luogo pieno di ricchezze d’arte e naturali e dilaniato da passioni irrefrenabili, associate in particolare al mitico volto di Cleopatra. Come non ricordare gli affreschi nel veneziano Palazzo Labia, dipinti nel XVIII secolo da Giambattista Tiepolo, che ricordano l’amore dell’ultima regina dell’antico Egitto con Marco Antonio? Filologicamente inconsistenti, queste fantasie hanno animato per secoli i salotti alla moda, lasciando un segno nell’arte, nel teatro e nella musica. Sul piano religioso, nella cultura ebraico-cristiana esistono sostanziali e molteplici punti di tangenza con l’antico Egitto. Analizzare queste assonanze comporta un ritorno spirituale nel deserto di Tebaide, dove nacquero i presupposti del monachesimo cristiano, attraverso la contemplazione ascetica dei santi Macario, Pacomio e Antonio abate, i cui nomi risuonano familiari in un cenobio come quello di Monte Berico. La mostra vicentina offre, dunque, una formidabile occasione per riflettere attorno a un’eredità immane spesso fraintesa, ma anche in questi “fraintendimenti” e continue riscritture comunque feconda di conseguenze culturali ad ampio raggio, in grado di mantenere un messaggio forte oltre il proprio tempo, che non cessa a essere una miniera di idee per il futuro.

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L’ingresso del museo Naturalistico Archeologico di Vicenza in contra’ Santa Corona (foto comune di vi)

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Christian Greco, direttore del museo Egizio e curatore della mostra “I creatori dell’Egitto eterno” in Basilica Palladiana a Vicenza (foto comune di vi)

Domenica 29 gennaio 2023: “I creatori dell’Egitto eterno. Scribi, artigiani e operai al servizio del faraone”. Il Gruppo archeologico CRT propone un nuovo ciclo di conferenze organizzate in collaborazione con l’assessorato alla cultura e i Musei Civici di Vicenza che si tiene al museo Naturalistico Archeologico, a cadenza mensile, la domenica alle 17. La rassegna “L’archeologia e la storia raccontano” affronta temi eterogenei su cui relazioneranno alcuni prestigiosi studiosi in ambito archeologico. Domenica 29 gennaio Christian Greco, direttore del museo Egizio di Torino e curatore della mostra “I creatori dell’Egitto eterno” apre dunque il ciclo con un percorso a ritroso di 3300 anni, quando le tombe e il corredo funerario che accompagnavano i faraoni nel viaggio ultraterreno venivano realizzati da menti e mani esperte che, con il loro lavoro, hanno creato l’immagine che abbiamo tutt’oggi di quella civiltà.

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I Chiostri di Santa Corona, al museo Naturalistico Archeologico di Vicenza, ospitano la rassegna “L’archeologia e la storia raccontano” del gruppo archeologico CRT (foto comune di vi)

vicenza_gruppo-crt_rassegna-l-archeologia-e-la-storia-raccontano_locandinaGli altri appuntamenti della rassegna. Domenica 26 febbraio 2023, Claudia Cenci, funzionario archeologa della soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per le province di Verona, Rovigo e Vicenza, prenderà in considerazione “L’antefissa fittile della Potnia theron”, ossia “la Signora degli animali”, approfondendo la storia e i significati di questo importante ritrovamento vicentino, risalente all’epoca romana e recentemente, esposto in via definitiva al museo Naturalistico Archeologico di Vicenza. Domenica 26 marzo 2023, Luca Fezzi, professore di Storia romana all’università di Padova, intratterrà il pubblico trattando il tema “La straordinaria vita di Cesare”, narrando gli aspetti poco noti della personalità del grande condottiero. Domenica 16 aprile 2023 avrà come protagonista il mondo affascinante, e spesso sottovalutato, dei rinvenimenti subacquei: Michele Stefanile, archeologo alla Scuola Superiore Meridionale di Archeologia, farà il punto su “L’archeologia subacquea nel porto romano di Puteoli”, con un focus sulle nuove ricerche e scoperte. Infine, domenica 28 maggio 2023, Maria Giuseppina Lauro, archeologa al Segretariato generale della Presidenza della Repubblica, prenderà in considerazione Castel Porziano e la Villa di Plinio: si tratta di un’area archeologica di particolare interesse per le sue infrastrutture di epoca romano-imperiale, con il susseguirsi di ricchissime ville lungo il litorale, di cui la più nota è quella appartenuta a Plinio il Giovane. L’ingresso alle conferenze è gratuito con prenotazione obbligatoria fino ad esaurimento dei posti. Per informazioni e prenotazioni inviare una mail gruppoarcheologico.crt@gmail.com  oppure scrivere un messaggio o un whatsapp al 3515409028.

Vicenza. Convegno “Dialoghi intorno alla donna, tra passato e presente” promosso dal Gruppo Archeologico C.R.T.: sabato al teatro Astra confronto tra esperti, domenica al museo Archeologico Naturalistico inaugurazione dell’esposizione permanente della Potnia theron

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Due giorni a Vicenza per il convegno “Dialoghi intorno alla donna, tra passato e presente” organizzato per il 26 e il 27 novembre 2022 dal Gruppo Archeologico C.R.T. di Vicenza. Sabato 26 convegno al teatro Astra in contra’ Barche 55 e domenica 27 presentazione e inaugurazione dell’esposizione permanente della Potnia theron al museo Naturalistico Archeologico in contra’ Santa Barbara 4. L’ingesso è gratuito, ma con prenotazione obbligatoria fino ad esaurimento dei posti, che sono limitati, soprattutto quelli di domenica mattina al museo Naturalistico Archeologico. Le prenotazioni possono essere fatte via email all’indirizzo: gruppoarcheologico.crt@gmail.com, oppure inviando un messaggio al numero 3515409028, indicando, in entrambi i casi, i nomi delle persone per le quali si prenota e il giorno di interesse (sabato, domenica, entrambi).

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Sabato 26 al Teatro Astra, inizio alle 9. Dopo i saluti, intervengono: Federica Fontana (università di Ferrara) e Annaluisa Pedrotti (università di Trento) su “Donne sciamane e contadine. La figura femminile nella preistoria”; Alessia Fassone (museo Egizio di Torino) su “Donne d’Egitto, belle e influenti”. Dopo la pausa caffè, Valentino Nizzo (museo nazionale Etrusco di Villa Giulia) su “Donne etrusche: fascino millenario tra mito, archeologia e storia”. Intermezzo dell’attrice Martina Pittarello (Ardea) con letture di brani tratti dalle fonti greche. Quindi Flavia Frisone (università del Salento) su “Sapere da donne, sapere di donne nel mondo greco”. Nel pomeriggio, alle 14.30, apre l’attore Edoardo Billato con letture di brani tratti dalle fonti latine. Quindi Francesca Ghedini (università di Padova) su “Una donna di potere: Giulia Domna”; Luisa Consolaro (psichiatra, psicoterapeuta) su “La mutata condizione femminile: riflessi psicologici e sociali”; Myriam Guglielmo (violinista della Società del Quartetto) esegue Romance Opera 23 di Mrs H.H.A. Beach “Il femminile della musica classica americana”. Quindi Vita Scifo (sindacato Polizia di Stato) su “La donna nel cambiamento del suo ruolo e la consapevolezza delle difficoltà”. Chiude Benedetta Colasanto (percussionista della Società del Quartetto) per “Ritmo è percussione, è vita, è donna” esegue “To the Gods of Rhythm” di N.J. Zivkavich (steel drum e metalli – body percussion e voce che recita la poesia “Sorridi donna” di Alda Merini).

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Domenica 27 novembre l’evento “Dialoghi intorno alla donna, tra passato e presente” si trasferisce al museo Naturalistico e Archeologico, per la presentazione e l’inaugurazione dell’esposizione permanente della Potnia theron al museo Naturalistico Archeologico. Alle 10, dopo il saluto delle autorità, intervengono Giulia Pelucchini (Sabap Vr-Vi-Ro) e Viviana Frisone (museo Archeologico Naturalistico Vicenza) su “La Potnia Theron, un reperto restituito alla comunità”; la coreografa Giovanna Donnagemma (Quadrivium Danza) con “Danza sacra / rituale per la dea”; Antonio Di Lorenzo (giornalista) su “Maria Teresa Fortuna: archeologa straordinaria (e sfortunata)”. Chiude la due giorni la visita alla nuova esposizione della Potnia Theron.

Preistoria. Nella Grotta di Veja a Sant’Anna d’Alfaedo, in Lessinia (Vr), millenni di convivenza tra l’uomo, il lupo e l’orso delle caverne: ecco i risultati della nuova campagna di scavo del team di Ca’ Foscari diretto da Elena Ghezzo

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Grotta di Veja (Sant’Anna d’Alfaedo, Vr): discussione sulla metodologia di scavo (foto di Massimo Arvali / unive)

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Elena Ghezzo dell’università Ca’ Foscari

L’obiettivo del team di Ca’ Foscari, guidato da Elena Ghezzo, era di mettersi sulle tracce dell’orso delle caverne nella Grotta di Veja a Sant’Anna d’Alfaedo (Vr), in Lessinia: dove per 10mila anni (tra 30 e 20mila anni fa) sono convissuti uomo e animali (Preistoria. Team di Ca’ Foscari, guidato da Elena Ghezzo, sulle tracce dell’orso delle caverne nella Grotta di Veja a Sant’Anna d’Alfaedo, in Lessinia: dove per 10mila anni (tra 30 e 20mila anni fa) sono convissuti uomo e animali | archeologiavocidalpassato). A quasi un anno e mezzo dall’avvio delle ricerche la prima esplorazione delle profondità della Grotta di Veja ha portato alla luce più di 200 resti di orso, lupo e tasso oltre a tracce di frequentazione umana negli ultimi 10-12mila anni. La grotta si trova a Nord di Verona, nel Parco della Lessinia. È una cavità carsica che ha avuto origine in un periodo più recente di 38 milioni di anni fa per l’azione di acque ipogee. Finora studiata parzialmente, è in grado di raccontare molto dei millenni di convivenza tra uomo e fauna e dell’ambiente dell’area prima, durante e dopo l’ultimo evento glaciale. Le attività di ricerca, riavviate nel 2021 grazie all’università Ca’ Foscari Venezia, sono entrate nel vivo con una campagna appena conclusa che ha coinvolto 8 operatori che si sono alternati durante due settimane per scavo, documentazione e vaglio del materiale. Hanno partecipato allo scavo Giulia Santini e Matteo Novella, studenti rispettivamente di Ca’ Foscari e dell’università di Padova, Massimo Arvali e Daniele Davolio del Gruppo Speleologico San Marco, Michele Bassetti della società CORA ricerche, Andrea Pereswiet Soltan della Polish Academy of Science e Andrea Villa dell’Istitut Català de Paleontologia, Viviana Frisone, curatrice del museo archeologico di Vicenza, Francesco Sauro geologo e speleologo, e Mara Bortolini dottoranda al dipartimento di Scienze ambientali, Informatica e Statistica di Ca’ Foscari.

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Grotta di Veja (Sant’Anna d’Alfaedo, Vr): primo dente di micromammifero trovato durante il vaglio del materiale (foto di Massimo Arvali / unive)

L’area di scavo si trova nella porzione più interna alla grotta, alla fine del ramo principale, ad una profondità lineare di circa 180 metri dall’ingresso. Il condotto è completamente buio e frequentato oggi solo da pipistrelli del genere Miniopterus e Myotis, e coleotteri caratidi. “Ci siamo addentrati nel fondogrotta in un’area mai indagata prima”, racconta Elena Ghezzo, ricercatrice “Marie Curie” a Ca’ Foscari (progetto REFIND) e responsabile dello scavo. “Aavevamo un doppio fine: recuperare e documentare il record fossilifero e stratigrafico messo in luce da scavi abusivi, e creare un momento di didattica intensiva rivolto agli studenti universitari che hanno partecipato alle operazioni di scavo”.

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Grotta di Veja (Sant’Anna d’Alfaedo, Vr): momento di campionamento (foto di Giulia Santini / unive)

I risultati. “Abbiamo verificato tracce di frequentazione umana negli ultimi 10-12 mila anni”, spiega la paleontologa. “Inoltre, in soli 2 metri cubi circa di materiale asportato, sono stati recuperati più di 200 resti fossili di orso, lupo e tasso, ed alcuni reperti minori sono ancora in via di determinazione”. I prossimi passi includeranno ulteriori radiodatazioni dei reperti provenienti dagli strati profondi, probabilmente risalenti a prima dell’ultima glaciazione (oltre 20 mila anni fa), e lo studio molecolare di alcuni materiali, oltre ad analisi chimiche rivolte a capire i processi di accumulo e alla caratterizzazione del sedimento. Il materiale fossile, infatti, presenta una conservazione peculiare strettamente legata al contesto di fondogrotta, che ha favorito la conservazione dello smalto dentario (lo strato esterno dei denti) e dei carboni, a scapito delle ossa.

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Grotta di Veja (Sant’Anna d’Alfaedo, Vr): vaglio dei materiali di scavo (foto di Massimo Arvali / unive)

Uno scavo sostenibile. “Lavorare in una zona così profonda ha comportato un enorme sforzo per garantire la sicurezza e il coordinamento di tutte le persone coinvolte”, aggiunge Elena Ghezzo. “È stata essenziale la pianificazione pre-scavo e il contributo in posto degli speleologi, mentre il gruppo di ricerca ha lavorato garantendo il minimo disturbo alla fauna ipogea e il massimo rendimento nella raccolta dati. Ad esempio, è stata realizzata una linea telefonica attiva in continuo tra interno ed esterno grotta e sono state utilizzate solo lampade a batteria per evitare di usare generatori elettrici che avrebbero disturbato la fauna e il flusso turistico all’interno del parco. Inoltre, il vaglio preliminare del materiale di scavo è stato effettuato in loco, sfruttando il torrente che scorre al di sotto del ponte di Veja”.

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Grotta di Veja a Sant’Anna d’Alfaedo (Vr): una delle due aree indagate negli scavi della seconda metà del Novecento (foto unive)

Collaborazioni, sponsor e patrocini. Lo scavo ha ricevuto il patrocinio del Comune di Sant’Anna d’Alfaedo, del G.S.S.M., della Società Paleontologica Italiana, dalla associazione culturale Benetticeras e del museo di Paleontologia di Sant’Anna d’Alfaedo. La campagna di scavo 2022 è stata portata avanti grazie ai fondi del progetto “Marie Curie” REFIND e al fondo CeSAV per scavi di ateneo. I permessi di scavo sono stati rilasciati dalla soprintendenza Archeologica Belle arti e Paesaggio per le Provincie di Verona Rovigo e Vicenza, e dal parco naturale regionale della Lessinia. “Ringraziamo in particolar modo la famiglia Lavarini della Trattoria di Veja che ci ha accolto, ospitato e saziato durante le faticose giornate di scavo”, conclude Elena Ghezzo, “il sindaco Raffaello Campostrini per aver fornito le transenne di sicurezza, e tutti i turisti e curiosi che ci hanno incalzato e spronato con domande e curiosità sul nostro lavoro sul campo”.

Vicenza. Al museo Naturalistico Archeologico la mostra “Palafitte e Piroghe del Lago di Fimon. Legno, territorio, archeologia”: nuova luce sulla vita degli uomini e delle donne che abitavano attorno al lago di Fimon da 7000 a 3000 anni fa

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Locandina della mostra “Palafitte e Piroghe del Lago di Fimon. Legno Territorio Archeologia” al museo Naturalistico Archeologico di Vicenza fino al 31 maggio 2023

Al museo Naturalistico Archeologico di Vicenza nella mostra “Palafitte e Piroghe del Lago di Fimon. Legno, territorio, archeologia” protagonista assoluto è il legno, quello utilizzato nelle imbarcazioni, il nelle case su palafitta, nelle strutture che servivano per bonificare le sponde del lago. Aperta il 19 marzo 2022, fino al 31 maggio 2023 i visitatori potranno scoprire i villaggi preistorici del Lago di Fimon sulle tracce degli appassionati e degli studiosi che nel corso degli anni hanno recuperato ed esaminato centinaia di reperti. Realizzata in onore di Gastone Trevisiol, ricercatore la cui attività si è svolta principalmente nelle Valli di Fimon e a cui si deve il ritrovamento di molti dei reperti esposti in mostra, l’esposizione è organizzata dall’assessorato alla Cultura del Comune di Vicenza, dai Musei Civici di Vicenza e dalla soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio di Verona Rovigo e Vicenza.

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Il taglio del nastro all’inaugurazione della mostra “Palafitte e piroghe del lago di Fimon” (foto sabap-vi)

La mostra è stata realizzata grazie a un comitato scientifico composto dai maggiori esperti italiani di preistoria e di antiche abitazioni e imbarcazioni, oltre che dai protagonisti delle ricerche archeologiche sul Lago di Fimon, provenienti dal ministero della Cultura e da numerose università e da laboratori all’avanguardia. La cooperativa sociale Scatola Cultura, si è occupata dell’allestimento e della didattica. La mostra gode del patrocinio e del contributo della Regione del Veneto (per gli studi dendrocronologici dei legni di Fimon tramite la legge regionale 50/84), del contributo di Fondazione Roi per le attività didattiche per scuole e famiglie, di Zordan s.r.l. per allestimento curato da Scatola Cultura. Ha il patrocinio di Provincia di Vicenza, Comune di Arcugnano, Accademia Olimpica e dei Siti preistorici palafitticoli dell’arco alpino UNESCO.

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L’allestimento della mostra “Palafitte e Piroghe del Lago di Fimon. Legno Territorio Archeologia” è stato curato da Scatola Cultura (foto sabap-vi)

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La presentazione della mostra al museo Naturalistico Archeologico di Vicenza: al centro, Carpanese, Tinè, Siotto, Pellizzari (foto sabap-vi)

Alla presentazione sono intervenuti l’assessore alla Cultura Simona Siotto, il soprintendente Archeologia Belle arti e Paesaggio di Verona, Rovigo e Vicenza Vincenzo Tinè, il sindaco di Arcugnano Paolo Pellizzari, il conservatore del museo Naturalistico-Archeologico Viviana Frisone, e Valentina Carpanese per Scatola Cultura. Erano presenti Romano Trevisiol, figlio di Gastone Trevisiol a cui la mostra è dedicata, e il comitato scientifico della mostra. “La mostra, frutto della collaborazione fra istituzioni e studiosi di provenienze diverse, è un ottimo esempio di come si possa lavorare insieme per obiettivi comuni: la ricerca, la conservazione e la valorizzazione di beni culturali”, dichiarato Simona Siotto. “Quello che possiamo vedere oggi nelle sale del museo è frutto di ricerche all’avanguardia tradotte in linguaggio accessibile a tutti. L’allestimento gradevole e coinvolgente rende la mostra particolarmente adatta all’attività didattica rivolta alle scuole e ad iniziative educative che potranno essere progettate in relazione a specifiche esigenze di approfondimento. L’approfondimento dedicato all’uso del legno in epoca preistorica sarà sicuramente di interesse poiché tra l’altro interessa un territorio vasto coinvolgendo in particolare il Lago di Fimon nel Comune di Arcugnano, luogo di ritrovamento di molti reperti di grande interesse per gli studiosi”.

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La vetrina dedicata ai primi protagonisti delle ricerche nelle valli di Fimon (Vi) (foto sabap-vi)

La mostra si sviluppa da nuovi studi sui frammenti di legno recuperati nel Novecento e da recenti indagini archeologiche condotte con le più moderne metodologie che hanno consentito di gettare nuova luce sulla vita degli uomini e delle donne che abitavano attorno al lago di Fimon da 7000 a 3000 anni fa. Racconta come gli importanti reperti di Fimon sono stati recuperati, conservati e, oggi, studiati. La preistoria del Lago di Fimon è anche la preistoria della carpenteria del legno e racconta di come le radici di questo sapere artigianale affondino nel passato che l’archeologia moderna può rivelare e raccontare. Tra gli oggetti più significativi esposti ci sono i resti di una piroga monossile risalente a circa 5000 anni fa identificata nei reperti lignei raccolti nell’Ottocento. Si tratta di uno dei reperti eccezionalmente conservati che permetteranno al visitatore di comprendere quante cose accomunano il lontano mondo della preistoria e l’epoca attuale: piroghe monossili del tutto simili a quelle di Fimon venivano costruite fino a poche centinaia d’anni fa e negli ultimi anni vi è una forte spinta alla bioedilizia e all’uso di materiali naturali ed ecosostenibili nelle costruzioni. La mostra, attraverso l’archeologica, consente di approfondire la conoscenza della carpenteria del legno che è sempre stata poco nota, attraverso la conservazione dei legni del lago di Fimon che è qualcosa di eccezionale e unico: questo è stato possibile grazie all’ambiente umido e quindi anaerobico, condizione ideale che si è creata nella torbiera di Fimon. Solitamente, infatti, il legno, materiale organico e quindi deperibile, non si conserva quasi mai nei depositi archeologici ma viene consumato dal passare del tempo.

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In mostra a Vicenza uno dei pali delle palafitte di Fimon recuperati da Paolo Lioy nella seconda metà dell’Ottocento, recentemente restaurato (foto sabap-vi)

Nella mostra “Palafitte e piroghe del Lago di Fimon” è esposto di un reperto eccezionale: uno dei pali delle palafitte di Fimon recuperati da Paolo Lioy nella seconda metà dell’Ottocento, recentemente restaurato. Segue poi la presentazione degli altri frammenti lignei recuperati durante le ricerche archeologiche più recenti. La mostra parla di come questi reperti siano arrivati fino ad oggi, raccontando dell’estrazione della torba e dei principali protagonisti della ricerca nelle Valli di Fimon: tra questi vi è Gastone Trevisiol, al quale la mostra è dedicata. Un pannello didattico racconta in maniera approfondita le numerose analisi archeologiche e scientifiche che vengono realizzate sul legno archeologico per scoprirne ogni aspetto. Infine, quattro vetrine presentano i principali siti archeologici del Lago di Fimon grazie ai reperti rinvenuti.

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In mostra postazioni interattive e approfondimenti video per conoscere meglio il territorio, le ricerche e i reperti (foto sabap-vi)

Un’installazione inedita audio interattiva di Andrea Santini e Marianna Anoardi introduce i visitatori alle tematiche grazie ad un’esperienza sensoriale. Altre postazioni interattive permetteranno ai visitatori di toccare con mano il legno, mentre approfondimenti video permetteranno di conoscere meglio il territorio, le ricerche e i reperti. Con la collaborazione di Veneto Agricoltura, in alcuni vasi collocati nel portico del chiostro del museo, si possono vedere sei alberi appartenenti alle specie che vivevano attorno al Lago di Fimon tra il Neolitico e l’Età del Bronzo. Sono previste delle attività educative rivolte a bambini e famiglie ogni prima domenica del mese. Le proposte sono gratuite grazie al contributo della fondazione Giuseppe Roi. Info e prenotazioni: 3483832395 didattica.museivicenza@scatolacultura.it. Le attività didattiche per bambini e ragazzi verranno inserite anche nel Poft – Piano dell’offerta formativa territoriale per l’anno 2022-23, con particolare attenzione alle diverse abilità cognitive e disabilità. La mostra si può visitare dal martedì alla domenica, dalle 9 alle 17 da settembre a giugno, dalle 10 alle 14 in luglio e agosto. L’ingresso è compreso nel biglietto per il museo: intero 3 euro, ridotto e scuole 2 euro. Info biglietti https://www.comune.vicenza.it/cit…/scheda.php/42724,217959. Informazioni: 0444222815, museonatarcheo@comune.vicenza.it.