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Torino. Al museo Egizio la conferenza “Il viaggio nell’Aldilà. Il libro delle porte” con il direttore Christian Greco, in presenza e on line. In collaborazione con ACME e l’università di Torino

Il Libro delle porte è uno dei principali testi funerari dell’antico Egitto. Compare verso la fine della XVIII dinastia e viene iscritto normalmente nella camera funeraria, o nella prima camera colonnata, di molte tombe. Se ne parla al museo Egizio di Torino mercoledì 9 luglio 2025, alle 18.30, in sala conferenze (ingresso da via Maria Vittoria 3M) nell’incontro “Il viaggio nell’Aldilà. Il libro delle porte” con il direttore Christian Greco. La conferenza è a ingresso libero con prenotazione obbligatoria al link https://www.eventbrite.it/…/il-viaggio-nellaldila-il…. Live streaming sulla pagina Facebook e sul canale YouTube del museo Egizio. La conferenza è organizzata in collaborazione con l’associazione ACME e il dipartimento di Studi storici dell’università di Torino.

Torino. Al via “Onde”, sei matinée in musica al museo Egizio nella Galleria dei Re, con protagonisti l’Orchestra Filarmonica di Torino, il conservatorio statale “Giuseppe Verdi” di Torino e la Fondazione Merz. Ecco il programma

Dal 20 luglio al 28 settembre 2025, il museo Egizio presenta ONDE, una rassegna di sei matinée musicali gratuite in Galleria dei Re, realizzata in collaborazione con l’Orchestra Filarmonica di Torino, il conservatorio statale “Giuseppe Verdi” di Torino e la Fondazione Merz. La rassegna nasce come naturale prosecuzione di un percorso già avviato dal museo Egizio, in occasione del bicentenario, quando ha promosso progetti di contaminazione tra la ricerca archeologica e le arti, grazie a consolidate collaborazioni con alcune delle principali istituzioni musicali e culturali del territorio. ONDE si inserisce così in un più ampio disegno culturale che vede il museo come laboratorio della contemporaneità, luogo vivo e condiviso, dove la storia e l’archeologia si intrecciano con linguaggi artistici diversi per generare nuovi significati, stimolando il dialogo tra passato e presente, tra saperi e sensibilità differenti.

L’orchestra Filarmonica di Torino (foto oft)

Apre la rassegna l’Orchestra Filarmonica di Torino, già protagonista del Concerto di Capodanno 2024 per i 200 anni del museo Egizio e di un recente progetto al museo con Fondazione Merz. Il ritorno nella Galleria dei Re è con due matinée che invitano all’ascolto come a un rito. Il 20 luglio 2025, alle 11, Metamorfosi – con Selene Framarin al clarinetto e Lorenzo Barbera alle percussioni – è un viaggio sonoro che attraversa epoche e linguaggi: dalle improvvisazioni di Framarin e Barbera alla Follia barocca di Corelli, dal lirismo di Brahms ai ritmi vitali di Koshinski e Heilborn. Il 27 luglio 2025, alle 11, Riflessi – con il Quartetto Momûs formato da Fiammetta Piovano (flauto), Simone De Matteis (violino), Carola Longo (viola), Jacopo Sommariva (violoncello) – intreccia l’eleganza di Bach, la brillantezza di Mozart, la dolcezza di Fauré e l’ironia di Joplin in un mosaico di luci e memorie. Due concerti che trasformano la musica in soglia tra tempi e mondi diversi.

Gli appuntamenti di agosto sono a cura del Conservatorio di Musica “Giuseppe Verdi” di Torino: due matinée caratterizzate da epoche, stili e linguaggi differenti. Il 10 agosto 2025, alle 11, – con Tancredi Sferrazza (sax tenore), Lorenzo Demarchi (batteria), Gianluca Gallucci (contrabbasso) e Nicola Testa (chitarra) – è in programma un omaggio all’universo sonoro di Hank Mobley. Attraverso capolavori incisi per la Blue Note Records si ripercorre l’evoluzione del jazz americano tra hard bop e sofisticata energia ritmica. Il 24 agosto 2025, alle 11, flauto e arpa saranno i protagonisti di un raffinato dialogo tra tradizione e modernità. Dal fascino impressionista di Fauré e Saint-Saëns al tango di Piazzolla, passando per le atmosfere moderne di Yiruma e Conant, il programma, interpretato da Leonardo Zaccarelli (arpa) e Lara Gaudenzi (flauto), intreccia stili e suggestioni fortemente evocativi. Due esperienze sonore complementari che uniscono fascino e profondità.

La Fondazione Merz cura gli ultimi due appuntamenti della rassegna a settembre portando in scena una proposta che intreccia tradizione e sperimentazione. Protagonista è l’arpa, con tutta la sua ricchezza timbrica, affiancata nel primo concerto dalla vocalità umana e nel secondo dai suoni elettronici, a creare paesaggi sonori accattivanti e inusuali. Il primo, il 14 settembre 2025, alle 11, programma – con Federico Longhi, baritono e Stefania Saglietti, arpa – attraversa repertori francesi e italiani con musiche di Reynaldo Hahn, Charles Gounod e Gabriel Fauré, fino alle romanze di Francesco Paolo Tosti, insegnante di canto della regina Margherita di Savoia, in cui emergono lirismo, sensibilità popolare e raffinatezza espressiva. Il secondo appuntamento, il 28 settembre 2025, alle 11, – con Maria Elena Bovio, arpa e elettronica – propone un viaggio che, partendo da suggestioni dell’antichità, si muove tra barocco e contemporaneo, da Limenio (III sec. a.C.) a François Couperin, Georg Friederich Haendel, John Cage e Luciano Chailly. Per partecipare è obbligatoria la prenotazione alle singole date della rassegna attraverso la biglietteria online del Museo: Museo Egizio – Vendita Online Per l’occasione sarà inoltre possibile visitare gratuitamente la Galleria delle Sekhmet in Galleria dei Re.

Torino. Al museo Egizio, in presenza e on line, “Constructive dialogues… live”: cinque artisti internazionali si confrontano sulle storie coloniali in dialogo con la collezione del museo Egizio

Venerdì 18 luglio 2025, alle 19, in Sala Conferenze (ingresso da via Maria Vittoria 3M) del museo Egizio di Torino, “Constructive dialogues… live”: cinque artisti internazionali — Nicolas Kyrillou, Maya Louhichi, Dorottya Márton, Patrick Ngabonziza e Gloria Oyarzabal — si confrontano sulle storie coloniali in dialogo con la collezione del museo Egizio. Discutono con loro Johannes Auenmüller, Divina Centore e Cédric Gobeil (museo Egizio). Un racconto delle memorie collettive attraverso l’arte contemporanea e il confronto critico e costruttivo con il passato. il talk è in lingua inglese e conclude la residenza degli artisti al museo Egizio, parte del progetto triennale “CONTESTED DESIRES: Constructive Dialogues (CDCD)”. Ingresso libero con prenotazione obbligatoria su Eventbrite al link https://www.eventbrite.it/…/constructive-dialogues-live… Anche in streaming sulla pagina Facebook e sul canale YouTube del museo Egizio.

Torino. Al museo Egizio presentazione del libro “The Animal Mummies of the Museo Egizio. Turin”, a cura di Salima Ikram, Sara Aicardi, Federica Facchetti, edita da Cosimo Panini Editore

Giovedì 17 luglio 2025, alle 18.30,  in Sala Conferenze del museo Egizio di Torino (accesso da via Maria Vittoria 3M) presentazione editoriale della monografia “The Animal Mummies of the Museo Egizio, Turin”, a cura di Salima Ikram, Sara Aicardi, Federica Facchetti, edita da Cosimo Panini Editore. Insieme a Christian Greco, ne discuteranno Salima Ikram, Sara Aicardi, Federica Facchetti, Matilde Borla, Cinzia Oliva, Alberto Valazza, Federico Poole, Johannes Auenmüller. La conferenza è in lingua inglese con traduzione simultanea in sala e l’ingresso è libero con prenotazione obbligatoria al link https://www.eventbrite.it/…/the-animal-mummies-of-the… Disponibile anche in streaming sulla pagina Facebook e sul canale YouTube del museo Egizio di Torino. Questa pubblicazione, dedicata alle mummie animali della collezione di Torino, rappresenta il risultato finale di un progetto avviato nel 2016, il cui obiettivo principale era la definizione del miglior protocollo possibile per il trattamento conservativo di questi reperti particolarmente delicati e resti di esseri viventi; i risultati di tali studi sono presentati in questa monografia esaustiva, che include un catalogo completo delle 173 mummie animali e delle 61 cassette per animali conservate al museo Egizio. Per ciascuna voce del catalogo vengono fornite informazioni approfondite, comprensive di aspetti egittologici, zoologici e conservativi. Il catalogo, pensato per un pubblico non necessariamente specialistico, è introdotto da una selezione di saggi che illustrano i diversi approcci adottati nello studio della mummificazione animale, spaziando dal contesto religioso alle diverse tecniche di cucitura e fasciatura osservabili nei reperti.

Torino. Al museo Egizio la conversazione “Lo specchio delle stelle” con Enrico Ferraris (museo Egizio) e Marco Brusa (Planetario di Torino)

Il museo Egizio e il Planetario di Torino promuovono domenica 13 luglio 2025, alle 19, al museo Egizio il talk “Lo specchio delle stelle”, una conversazione tra Enrico Ferraris (museo Egizio) e Marco Brusa (Planetario di Torino). L’evento si tiene nella sala conferenze del Museo (accesso da via Maria Vittoria 3M). Ingresso gratuito con prenotazione obbligatoria su Eventbrite al link https://www.eventbrite.it/…/lo-specchio-delle-stelle…. In Egitto, le costellazioni erano intrecciate al ciclo del Nilo, alla scansione del tempo agricolo e a quello ultraterreno. Il cielo accoglieva immagini che esprimono una visione del cosmo come ciclo ordinato e sacro e una connessione profonda tra cielo e terra, tra natura e potere. In altre culture, lo stesso cielo prende forme diverse. Per i Greci, le costellazioni raccontavano storie di eroi, metamorfosi e punizioni divine. Nell’astronomia islamica, il cielo divenne spazio geometrico e matematico, dove l’osservazione si univa alla speculazione filosofica. In Cina, le costellazioni riflettevano l’amministrazione imperiale, suddividendo il firmamento in aree che corrispondevano a ministeri celesti, in un ordine che rispecchiava quello terrestre. Il firmamento è un paesaggio culturale: uno spazio fisico osservato, ma anche interpretato dalle diverse culture in diverso modo. Persino oggi, nell’epoca dei satelliti e dei telescopi spaziali, continuiamo a cercare nel cielo qualcosa che ci appartenga: origini, destino, ordine.

Torino. Al museo Egizio riallestite le sale di Iti e Neferu e di Ahmose: frutto di un lavoro di ricerca e rilettura delle fonti d’archivio, di scoperte inattese nei depositi, le sale raccontano l’archeologia di inizio Novecento di Schiaparelli e Rosa

Il nuovo allestimento delle sale di Iti e Neferu e di Ahmose al museo Egizio di Torino (foto museo egizio)

Studiare il patrimonio di reperti dell’antico Egitto e approfondire la vita degli archeologi che hanno contribuito a far emergere i tesori di questa antica civiltà riserva ancora sorprese e nuove scoperte. È il caso della sala di Iti e Neferu e della saletta dedicata alla Principessa Ahmose del museo Egizio di Torino, oggetto entrambe di un riallestimento che dall’8 luglio 2025 sono riaperte al pubblico, grazie al lavoro di studio e ricerca dei curatori del Museo: Beppe Moiso, Enrico Ferraris e Cinzia Soddu e alla progettazione espositiva di Enrico Barbero e Piera Luisolo.

I calzari in cuoio della Principessa Ahmose, risalenti alla XVIII dinastia, esposti al museo Egizio di Torino (foto museo egizio)

Due le novità assolute dei riallestimenti: il ritrovamento di una pittura appartenente al ciclo decorativo della tomba di Iti e Neferu, nei depositi del museo di Antropologia ed Etnografia dell’università di Torino, durante un riscontro inventariale, e i calzari in cuoio della Principessa Ahmose, risalenti alla XVIII dinastia, per la prima volta esposti al pubblico, dopo un delicato lavoro di restauro. “Stiamo aggiornando gli allestimenti permanenti per integrare i risultati più recenti della ricerca sulla collezione e per migliorare l’accessibilità dei contenuti”, spiega il direttore del museo Egizio, Christian Greco. “Particolare attenzione è rivolta all’esposizione dei resti umani. Ricostruire i corredi funerari non è solo un’operazione scientifica, ma anche un gesto di rispetto: significa trattare questi reperti come testimonianze di vite vissute, tenendo conto delle implicazioni etiche e culturali che comportano”.

La tomba di Iti e Neferu a Gebelein in una foto storica conservata nell’Archivio fotografico del museo Egizio di Torino

Il curatore Beppe Moiso nelle sale dedicate alla tomba di Iti e Neferu al museo Egizio di Torino (foto museo egizio)

La sala dedicata alla ricostruzione della tomba di Iti e Neferu al museo Egizio, è stata rivista architettonicamente, sulla base di una serie di studi condotti sulla struttura della tomba, sui suoi 14 pilastri, attraverso il parallelo con altre tombe coeve, sulla base di fotografie scattate dallo stesso Schiaparelli. Delle 36 pitture originariamente staccate dalla tomba e arrivate a Torino nel 1924, dopo un lungo restauro a Firenze, operato da Fabrizio Lucarini, ne furono esposte in museo 29. Una delle 7 mancanti è riemersa recentemente dai depositi del museo di Antropologia ed Etnografia di Torino e attualmente è ancora oggetto di un delicato lavoro di restauro; mentre le altre, andate perdute, ci sono note solo attraverso fotografie di archivio. L’intero corpus delle pitture è tuttavia visibile nell’archivio storico fotografico online dell’Egizio, che contiene circa 2mila immagini digitalizzate, che documentano l’intera attività archeologica condotta dal Museo in Egitto, tra il 1903 e il 1937.

Dettagli degli affreschi dalla tomba di Iti e Neferu di Gebelein conservati al museo Egizio di Torino (foto museo egizio)

Il nuovo allestimento della tomba di Iti e Neferu non è soltanto un aggiornamento espositivo, ma anche un modo per restituire al pubblico una pagina fondamentale della storia del Museo e dell’archeologia italiana, legata alla campagna di scavo del 1911 a Gebelein, condotta da Virginio Rosa, giovane chimico e botanico, in procinto di diventare egittologo, scomparso prematuramente a soli 26 anni. Quella di Gebelein fu l’unica, delle dodici missioni promosse da Ernesto Schiaparelli, a disporre di una documentazione ampia e dettagliata. La figura di Virginio Rosa emerge come centrale non solo per l’importanza della scoperta, ma anche per le notevoli capacità fotografiche in ambito archeologico: il suo patrigno, Secondo Pia, fu il primo a documentare fotograficamente la Sindone e lo stesso Rosa fu il primo a impiegare lastre fotografiche a colori in una missione archeologica di Schiaparelli, testimoniando con straordinaria modernità le fasi dello scavo.

Il giovane archeologo Virginio Rosa da Varallo Sesia (Vercelli) (foto museo Egizio)

La figura di Virginio Rosa e le sue scoperte saranno presto oggetto di un volume della collana “Studi del Museo Egizio” (Franco Cosimo Panini Editore), intitolato “1911: l’Egitto di Virginio Rosa” e scritto da Beppe Moiso. Il libro restituirà, attraverso la documentazione archivistica e il giornale di scavo, compilato da Rosa, i disegni, gli scambi epistolari con Schiaparelli, uno spaccato sulle varie attività collegate alla ricerca archeologica e sulle istruzioni lasciate da Schiaparelli per condurre correttamente uno scavo.

Il nuovo allestimento della tomba di Ahmose al museo Egizio di Torino (foto museo egizio)

La saletta dedicata alla Principessa Ahmose, al primo piano del Museo, accanto a quella di Nefertari, è stata riallestita secondo una logica narrativa coerente, che mette al centro il ruolo dell’archeologo e l’importanza della documentazione d’archivio e delle scienze della conservazione. Accogliendo la frammentarietà dei reperti come un’opportunità narrativa, il museo ha trasformato la parzialità dei materiali in occasione di approfondimento e riflessione sul lavoro dell’archeologo. Il nucleo narrativo si concentra sui reperti recuperati dai depositi: i calzari in cuoio della principessa, restaurati con grande perizia da Francesca Gaia Maiocchi e Giulia Pallottini, restauratrici del Museo, un frammento di tessuto su cui poggiavano i monili della principessa. L’interpretazione di oggetti frammentari è affidata ai disegni ricostruttivi del curatore Paolo Marini, che rendono leggibili reperti altrimenti difficili da comprendere e illustrano al pubblico il processo di ricostruzione e lettura archeologica.

Il nuovo allestimento della tomba di Ahmose con la mummia della principessa al museo Egizio di Torino (foto museo egizio)

Il tema dell’esposizione delle mummie e, più in generale, dei resti umani è da tempo oggetto di un’attenta riflessione da parte del Museo, che negli ultimi dieci anni ha affrontato questa questione con particolare sensibilità, consapevole della complessità delle implicazioni etiche e della varietà di percezioni culturali dei visitatori, provenienti da contesti e tradizioni molto differenti tra loro. Proprio per rispondere a queste sfide, è stato istituito all’interno del Museo un Comitato etico, con l’obiettivo di guidare e accompagnare le scelte espositive, nel rispetto della dignità dei reperti umani e delle diverse sensibilità contemporanee.

La mummia di Ahmose in un guscio di basalto nel nuovo allestimento al museo Egizio di Torino (foto museo egizio)

Nel caso del riallestimento dei resti di Ahmose, il Museo ha scelto una soluzione innovativa e rispettosa: è stato realizzato un guscio protettivo in fibra di basalto, modellato con precisione sulle forme irregolari del reperto. La presenza di microfori distribuiti su tutta la superficie consente un’efficace e invisibile ventilazione del volto, garantendo al contempo la conservazione ottimale e una presentazione rispettosa del reperto. L’impegno del Museo in questo ambito continua a orientarsi verso un dialogo aperto e consapevole con il pubblico, nel segno della responsabilità scientifica, dell’inclusività culturale e del rispetto della persona anche oltre la morte.

Una fase dell’allestimento della saletta di Ahmose al museo Egizio di Torino (foto museo egizio)

Le pareti delle vetrine dedicate ad Ahmose, a Nebiry e alla tomba denominata Queens’ Valley 39 riportano l’indicazione delle tombe di provenienza, inserite in una mappa della Valle delle Regine, che restituisce unità e contesto agli scavi condotti da Schiaparelli in quella zona. Il racconto si articola attraverso nuovi testi, apparati grafici, e ricostruzioni visive che aiutano a comprendere le caratteristiche di queste sepolture, meno monumentali rispetto a quella di Nefertari, ma comunque appartenenti a personaggi di alto rango. Nel basamento della principessa Ahmose è visibile l’infografica riguardante il telo funerario. Il lenzuolo funebre che avvolgeva il corpo di Ahmose, ritrovato in frammenti, è anche uno dei primi esempi di Libro dei Morti e risale alla fine della XVII dinastia (circa 1540 a.C.). Grazie alla ricostruzione del testo, si stima che in origine fosse lungo 4 metri e largo oltre un metro.

Il posizionamento dei vasi canopi nel nuovo allestimento della sala della tomba di Ahmose e Nebiry al museo Egizio di Torino (foto museo egizio)

I reperti della tomba di Nebiry tra cui i suoi vasi canopi e ceramiche di imitazione cipriota, restituiscono l’immagine di un alto funzionario a contatto con circuiti internazionali e inserito in una rete di scambi che rifletteva lo status e le relazioni esterne dell’Egitto del Nuovo Regno. L’intento è stato quello di costruire un racconto coerente e accessibile, che unisce la documentazione archeologica, il restauro e la riflessione museografica. Grazie a questo intervento, le sale dedicate a Nefertari e Ahmose risultano oggi più armoniche e coerenti, non solo dal punto di vista visivo, ma anche narrativo. La frammentarietà di alcuni oggetti è trasformata in un’opportunità di racconto minuzioso, offrendo al pubblico uno sguardo ravvicinato e consapevole sul lavoro dell’archeologo, sull’importanza della conservazione e sulla capacità del museo di rinnovarsi attraverso la ricerca.

Torino. Al museo Egizio la conferenza “Antichi oboe dal mondo egizio” con Marco Sciascia e Barnaby Brown, in presenza e on line. In collaborazione con ACME e l’università di Torino

Che suono aveva la musica dell’antico Egitto? Cosa ci dicono le pipe sopravvissute (circa un quarto delle quali si trovano a Torino) sul mondo culturale dei loro suonatori? È possibile risolvere il mistero del perché la pipa tenuta in una mano ha tre fori, mentre quella tenuta nell’altra mano ne ha quattro? Cosa ci dice il confronto con le doppie pipe trovate nelle tombe mesopotamiche e greche sul ruolo di questi strumenti egiziani nella più ampia storia della musica? Se ne parla al museo Egizio di Torino martedì 8 luglio 2025, alle 18.30, in sala conferenze (ingresso da via Maria Vittoria 3M) nell’incontro “Antichi oboe dal mondo egizio” con Marco Sciascia e Barnaby Brown. La conferenza è a ingresso libero con prenotazione obbligatoria al link Antichi oboe dal mondo egizio Tickets, Tue, Jul 8, 2025 at 6:30 PM | Eventbrite. Live streaming sulla pagina Facebook e sul canale YouTube del museo Egizio. La conferenza è organizzata in collaborazione con l’associazione ACME e il dipartimento di Studi storici dell’università di Torino. Il museo Egizio di Torino possiede undici oboe. Si tratta della più grande collezione al di fuori del Cairo di uno strumento musicale che ha goduto di grande prestigio tra il Nuovo Regno e l’epoca tolemaica. In questa conferenza verranno condivisi i risultati di varie indagini in corso.

Barbaby Brown, musicista (foto emap)

Barnaby Brown suona ricostruzioni di strumenti a fiato basati su originali dell’Età della Pietra, della civiltà sumera, egizia, greca, romana e della tarda antichità. Canta inoltre e interpreta il repertorio classico della cornamusa scozzese, guidando anche il revival del suo predecessore medievale: il triplepipe. La sua passione per dare una voce contemporanea agli strumenti più antichi lo ha portato a realizzare quattro progetti discografici con Delphian Records: In Praise of Saint Columba: the sound world of the Celtic Church (2014), Spellweaving: ancient music from the Highlands of Scotland (2016), Set upon the Rood: new music for choir & ancient instruments (2017), e Apollo & Dionysus: sounds from Classical Antiquity (2018). Tra le opere scritte per lui si ricordano Noli Pater di Sir James MacMillan (2015) e Il sogno di Marsia di Dario Marianelli (2022). Nel 2023 ha co-fondato, insieme a Stef Conner e Marco Sciascia, Lotos Lab, un laboratorio che sviluppa strumenti musicali e attività ludico-didattiche per rafforzare il senso di appartenenza tra luoghi e tempi diversi.

Marco Sciascia. studioso di strumenti antichi (foto emap)

Marco Sciascia studia i più antichi strumenti musicali conservati nei musei dal 2005. Per l’European Music Archeology Project ha ricostruito i flauti d’argento di Ur (2450 a.C.), l’aulos di Poseidonia (480 a.C.) e le tibiae romane a partire da originali provenienti da Pompei. I suoi strumenti sono diventati noti attraverso i concerti, le registrazioni e i laboratori legati alla mostra itinerante ARCHÆOMUSICA (2013–2018) e sono oggi suonati da musicisti professionisti e studenti in tutto il mondo. Il suo kit di lira trans-storica sta entrando nelle università e nelle scuole primarie, dando nuova vita alla letteratura delle civiltà antiche. Tra le sue pubblicazioni scientifiche si segnala “Doublepipe reeds: Phragmites, straw, and data-logging for distributed reed research” nel Journal of Music Archaeology 2 (2024). Attualmente collabora con l’Accademia Austriaca delle Scienze per realizzare ricostruzioni suonabili di auloi meccanici rinvenuti a Meroë, in Sudan, nel sito funerario della regina Amanishakheto (10 a.C.).

Cabras (Or). La conferenza “La memoria è il nostro futuro. 200 anni di Museo Egizio” con Christian Greco, direttore del museo Egizio di Torino, apre sei serate tra archeologia, cinema, musica sotto le stelle di Mont’e Prama

Con l’intervento di Christian Greco, direttore del museo Egizio di Torino, martedì 1° luglio 2025, nell’area archeologica di Mont’e Prama a Cabras (Or) si apre un’intera settimana di appuntamenti per vivere la magia dell’area archeologica di Mont’e Prama tra cultura, arte e spettacolo. E dal 2 al 5 luglio 2025 torna il Sardegna Archeofilm Festival 2025 giunto alla III edizione, cinema archeologico internazionale, incontri con registi, studiosi e ospiti speciali. Quindi sei serate, dal 1° al 5 luglio 2025, tra archeologia, cinema, musica sotto le stelle di Mont’e Prama.

Si inizia dunque il 1° luglio 2025, alle 21, all’area archeologica di Mont’e Prama, con la conferenza “La memoria è il nostro futuro. 200 anni di Museo Egizio” del direttore del museo Egizio di Torino, Christian Greco, protagonista di una serata tra divulgazione scientifica e valorizzazione del patrimonio storico in dialogo con Anthony Muroni, presidente della Fondazione Mont’e Prama. Un viaggio tra archeologia, museologia e futuro, con una delle voci più autorevoli nel panorama internazionale. A seguire, lo spettacolo “Rundinedda Road” di e con Piero Marras, Federico Canu, Stefano Maltagliati, Gianluca Gadau, Roberto Putzu e Manuel Rossi Cabitza. Ingresso gratuito. Prenotazioni al link https://www.eventbrite.it/e/1405523551779.

Torino. Al museo Egizio la conferenza “The 99%: life and death of commoners in Ancient Egypt” Richard Bussmann (University of Cologne), in presenza e on line. In collaborazione con ACME e l’università di Torino

L’antico Egitto è noto soprattutto per i suoi monumenti, le opere d’arte raffinate e il ricco patrimonio testuale. Sebbene queste fonti restino fondamentali per comprendere la società egizia, un numero crescente di egittologi sensibili agli aspetti sociali critica il punto di vista elitario della documentazione conservata e, di conseguenza, le rappresentazioni dell’Egitto antico basate su di essa. Gli sviluppi più recenti della disciplina dimostrano un crescente interesse nel tradurre queste critiche in approcci alternativi allo studio dell’Egitto. Se ne parla al museo Egizio di Torino martedì 1° luglio 2025, alle 18.30, in sala conferenze (ingresso da via Maria Vittoria 3M) nell’incontro “The 99%: life and death of commoners in Ancient Egypt” Richard Bussmann (Institute of African Studies and Egyptology, University of Cologne). L’evento è a ingresso libero con prenotazione obbligatoria al link https://www.eventbrite.co.uk/e/1433056363159…. L’intervento sarà in inglese con traduzione simultanea in sala. Live streaming sulla pagina Facebook e sul canale YouTube del museo Egizio. La conferenza è organizzata in collaborazione con l’associazione ACME e il dipartimento di Studi storici dell’università di Torino. La conferenza di Richard Bussmann esplora le possibilità di indagare quel 99% della popolazione che fu esclusa dall’accesso ai saperi e agli oggetti di prestigio. In dialogo con gli studi subalterni, si sostiene che idee e pratiche possano variare all’interno della società, ma non si distribuiscono secondo gruppi sociali nettamente distinti. Il punto di partenza per questa riflessione più ampia è rappresentato dal materiale proveniente dagli scavi a Zawyet Sultan, nell’Egitto Medio.

L’egittologo Richard Bussmann (università di Cologna)

Richard Bussmann ha studiato Egittologia, Assiriologia e Teologia alle università di Heidelberg, Berlino e Gottinga, conseguendo il dottorato nel 2007 alla Freie Universität di Berlino. Dal 2010 al 2016 è stato docente di Egittologia e Archeologia egizia allo University College London. Dal 2016 è professore ordinario di Egittologia all’università di Colonia. Bussmann è co-direttore della missione archeologica a Zawyet Sultan, nell’Egitto Medio. È presidente del Verband der Ägyptologie e segretario generale della International Association of Egyptologists. I suoi interessi di ricerca comprendono l’archeologia e la società dell’antico Egitto, gli approcci comparativi alle società complesse delle origini, l’urbanizzazione nell’Africa nord-orientale e la teoria archeologica. Il suo recente libro The Archaeology of Pharaonic Egypt: Society and Culture 2700 to 1700 BC (2023) offre una sintesi teoricamente informata dell’Antico e del Medio Regno.

Milano. Al Politecnico conferenza “Il museo Egizio 200 anni dopo” di Christian Greco. Intervengono Stefano Della Torre e Corinna Rossi, docenti DABC

“Il museo Egizio 200 anni dopo” è il titolo della conferenza – aperta al pubblico – di Christian Greco, direttore del museo Egizio di Torino, in programma nell’aula Rogers, edificio 11, del Politecnico di Milano in via Ampére 2. Alle 17, saluti istituzionali della rettrice Donatella Sciuto, e presentazione di Stefano Della Torre e Corinna Rossi, docenti DABC. Alle 17.15, conferenza di Christian Greco.