Roma. In Curia Iulia la conferenza “Egitto, storie di dèi egizi e la docta religio del Corpus Hermeticum nel Rinascimento italiano”, a cura di Claudia La Malfa (American University of Rome) per il ciclo Aegyptophilia, a cura di Carmelo Occhipinti e Claudio Castelletti
Giovedì 27 novembre 2025, alle 16.30, in Curia Iulia a Roma, la conferenza “Egitto storie di dèi egizi e la docta religio del Corpus Hermeticum nel Rinascimento italiano”, a cura di Claudia La Malfa (American University of Rome). Accesso da largo della Salara Vecchia. Ingresso libero con prenotazione obbligatoria fino ad esaurimento su https://egitto27novembre.eventbrite.it. Dopo i saluti istituzionali di Simone Quilici, direttore del parco archeologico del Colosseo, introduzione di Claudio Castelletti, università di Roma Tor Vergata. Nel 2024, per iniziativa del Corso di Studi magistrali in Storia dell’Arte dell’università di Roma Tor Vergata, il Dipartimento di Studi letterari, filosofici e di Storia dell’Arte dello stesso Ateneo ha istituito in convenzione col museo Egizio di Torino il laboratorio di ricerca EgyLab, dedicato alla ricezione dell’Egitto dall’Antichità greco-romana all’età contemporanea, diventato laboratorio didattico a partire dall’anno accademico 2025-2026. Nel quadro delle attività di EgyLab, il Dipartimento ha promosso nel 2025 in convenzione col parco archeologico del Colosseo un ciclo di conferenze “Aegyptophilia”, a cura di Carmelo Occhipinti e Claudio Castelletti, patrocinato dal DiVA – Dipartimento di valorizzazione del patrimonio culturale, dal museo Egizio, Torino, dall’Accademia d’Egitto, dall’Institutum Romanum Finlandiae – Villa Lante al Gianicolo, dalla Fondazione Marco Besso e dal 3ARC – Ancient Art Architecture Reception Center. Il ciclo è stato ideato non solo come un’occasione di confronto interdisciplinare tra studiosi e studiose di diversa formazione scientifica e metodologica (archeologi, egittologi, storici, storici dell’arte, storici dell’architettura, ecc.), ma anche come uno “spazio” di condivisione e accessibilità del sapere, per promuovere e valorizzare il dialogo tra cultura egiziana e cultura europea, in particolare italiana.
Roma. A corollario della mostra “I Tesori dei Faraoni” già sold out i tre incontri su “Una sapienza egizia” con Angelo Colonna, Paola Buzi, Patrizia Piacentini, e le tre lectio magistralis con Christian Greco, Tarek el Awady e Gianluca Miniaci. Ma su YouTube ci saranno le registrazioni
Incontri sold out alle Scuderie del Quirinale a Roma per la mostra “I Tesori dei Faraoni”. Si tratta del ciclo di tre incontri “Una sapienza egizia” realizzato in collaborazione con il dipartimento di Storia Antropologia, Religioni Arte e Spettacolo dell’università La Sapienza di Roma e con il contributo di professori universitari di Egittologia e Civiltà Copta. E del ciclo di tre “Lectio Magistralis” tenute da grandissimi esperti in ambiti specifici: Tarek el Awady, curatore della mostra, Christian Greco, direttore del museo Egizio di Torino e Gianluca Miniaci, professore in Archeologia Lingua e Storia dell’Antico Egitto all’università di Pisa. Non è più possibile riservare dei posti per partecipare, ma è possibile rivedere le registrazioni complete di tutti i nostri incontri di approfondimento sul nostro canale YouTube (Scuderie del Quirinale) e sul sito web della pagina delle Scuderie del quirinale, qualche giorno dopo l’incontro stesso.
Giovedì 20 novembre 2025, alle 18: “Il mondo divino: segni, figure, miti” a cura di Angelo Colonna, professore di Egittologia e Civiltà Copta, in collaborazione con l’università La Sapienza di Roma.
Giovedì 27 novembre 2025, alle 18: “Le parole degli dei: lingua e scritture nell’Antico Egitto” a cura di Paola Buzi, professoressa di Egittologia e Civiltà Copta, in collaborazione con l’università La Sapienza di Roma
Giovedì 4 dicembre 2025, alle 18: “L’arte orafa tra tecnologia e simbologia” a cura di Patrizia Piacentini, professoressa di Egittologia e Civiltà Copta all’università di Milano Statale, in collaborazione con l’università La Sapienza di Roma.
Giovedì 15 gennaio 2026, alle 18: lectio magistralis “Il viaggio nell’Aldilà nelle tombe regali del Nuovo Regno” a cura Christian Greco, direttore del museo Egizio di Torino.
Giovedì 22 gennaio (e non mercoledì 21 novembre) 2026, alle 18: lectio magistralis “I Tesori dei Faraoni” con Tarek el Awady, curatore della mostra Tesori dei Faraoni, che conduce i partecipanti, in conversazione con la professoressa Paola Buzi e il professor Angelo Colonna dell’università La Sapienza di Roma, in un viaggio attraverso i grandi tesori esposti nella mostra “Tesori dei Faraoni”.
Martedì 27 gennaio 2026, alle 18: lectio magistralis “Il tesoro perduto della regina Ahhotep” a cura di Gianluca Miniaci, professore di Archeologia Lingua e Storia dell’Antico Egitto all’università di Pisa, col quale di andrà sulle tracce di una regina di nome Ahhotep, vissuta verso il 1550 a.C., un periodo particolarmente buio della storia dell’Egitto antico.
Torino. Al museo Egizio, in presenza e on line, la conferenza “Yellow coffins: linee guida per la conservazione e casi studio” con le restauratrici Giovanna Prestipino (Vatican Coffin Project) e Paola Buscaglia (Centro Conservazione e Restauro La Venaria Reale)
Il Vatican Coffin Project è una grande iniziativa internazionale dedicata allo studio e alla conservazione dei sarcofagi lignei policromi dell’antico Egitto. Tra i più affascinanti reperti della civiltà egizia, i sarcofagi raccontano non solo la spiritualità dell’aldilà, ma anche trasformazioni sociali ed economiche. Il museo Egizio di Torino ne conserva più di 600: alcuni presentano una stratigrafia pittorica talmente ricca da porre grandi sfide ai restauratori contemporanei. Se ne parla martedì 18 novembre 2025, alle 18.30, in Sala Conferenze del museo Egizio, con ingresso da via Maria Vittoria 3M, nella conferenza “Yellow coffins: linee guida per la conservazione e casi studio” di Giovanna Prestipino e Paola Buscaglia. Ingresso libero. Prenotazione obbligatoria su Eventbrite. La conferenza sarà trasmessa anche in streaming, nei canali Facebook e YouTube del museo Egizio di Torino. Durante l’incontro verranno presentati approcci, risultati e metodologie del progetto, con un focus su casi emblematici di “sarcofagi gialli”, grazie agli interventi di Giovanna Prestipino (restauratrice ed esperta di manufatti lignei policromi egizi, coordinatrice del Conservation group del Vatican Coffin Project) e Paola Buscaglia (restauratrice senior del Centro Conservazione e Restauro La Venaria Reale e docente all’università di Torino).
Giovanna Prestipino. Dopo la tesi all’Istituto superiore per la Conservazione e il Restauro di Roma incentrata su manufatti lignei policromi egizi, si è specializzata in questo settore lavorando su reperti lignei egizi presso i musei Vaticani, il museo Egizio di Torino e il museo civico Archeologico di Bologna.
Dal 2008 fa parte del Vatican Coffin Project, il progetto internazionale di ricerca sui sarcofagi lignei policromi egizi datati al Terzo Periodo Intermedio come coordinatore del “Conservation group”, il gruppo di lavoro che si occupa degli aspetti legati alla conservazione, allo studio dei materiali costitutivi e delle tecniche di esecuzione, delle vicende conservative e della ricerca di nuovi materiali e metodologie di intervento. Ha da poco ultimato l’intervento conservativo dei sarcofagi esterni di Kha e Merit, in vista del 120° anniversario della scoperta della tomba, previsto per il 2026.
Paola Buscaglia lavora al Centro Conservazione e Restauro La Venaria Reale come restauratrice senior e come responsabile dell’area dedicata a dipinti, sculture, arredi lignei e arte contemporanea. Collabora con l’università di Torino come professore a contratto per l’insegnamento di Storia delle Tecniche esecutive III, dedicato alla scultura lignea policroma. La sua attività si orienta verso progetti di studio e di ricerca scientifica, con focus su manufatti di epoca egizia ed orientali. Partecipa ad attività di formazione e cooperazione internazionale per garantire l’accesso alla conoscenza, rompere l’isolamento, rafforzare la consapevolezza sul patrimonio culturale come risorsa per il dialogo interculturale. Recentemente ha concluso un Ph.D. in Metrologia al Politecnico di Torino, con una ricerca focalizzata sulla validazione di sistemi di monitoraggio per la pulitura di superfici policrome.
Torino. Al museo Egizio c’è il Pharaoh’s Day con tante attività per le famiglie: ecco il programma
Domenica 16 novembre 2025, al museo Egizio di Torino, c’è il Pharaoh’s Day, dalle 9.30 alle 18, con tante attività per le famiglie: performance coinvolgenti ispirate al mondo dell’antico Egitto, abili truccatori pronti a disegnare sulla pelle un potente amuleto portafortuna. Tra le sale gli esperti egittologi del museo aspetteranno le famiglie. Alcuni di loro porteranno con sé dei carrelli pieni di copie di statue, amuleti e stele in miniatura. Insieme a loro si potrà maneggiarli per esplorare la collezione in modo nuovo. Altri egittologi, invece, aspetteranno gli ospiti per un momento “a tu per tu” nelle sale del Museo: un’occasione unica per scoprire tutto quello che si desidera sapere sull’antico Egitto e che non si è mai osato chiedere. Prenotazioni dei biglietti online al link: https://egizio.museitorino.it/eventi/pharaohs-day/.
Torino. Al museo Egizio la conferenza “The international Multaka Network: the evolving role of museums as places of belonging, in a world shaped by migration” con Nicola Jane Nash Bird, in presenza e on line. In collaborazione con ACME e l’università di Torino
Con l’evolversi della società, anche la pratica museale cambia, riflettendo una comprensione più profonda della posizione e della rilevanza delle istituzioni culturali nel mondo contemporaneo. Questa conferenza vuole mostrare come i musei stiano andando oltre i tradizionali ruoli di ricerca, apprendimento e conservazione, assumendo un ruolo proattivo nella creazione di spazi di guarigione, appartenenza e profondo impatto sociale. Se ne parla al museo Egizio di Torino martedì 11 novembre 2025, alle 18.30, in sala conferenze (ingresso da via Maria Vittoria 3M) nell’incontro “The international Multaka Network: the evolving role of museums as places of belonging, in a world shaped by migration”con Nicola Jane Nash Bird. La conferenza è a ingresso libero con prenotazione obbligatoria al al link: https://www.eventbrite.it/e/the-international-multaka-network-tickets-1952661696699?aff=ebdssbdestsearch&_gl=1*351r3c*_up*MQ..*_ga*MjEzNTI2NjEzNS4xNzYyMjcxNzE4*_ga_TQVES5V6SH*czE3NjIyNzE3MTckbzEkZzAkdDE3NjIyNzE3MTckajYwJGwwJGgw. In lingua inglese con traduzione simultanea in italiano in sala. Live streaming sulla pagina Facebook e sul canale YouTube del museo Egizio. La conferenza è organizzata in collaborazione con l’associazione ACME e il dipartimento di Studi storici dell’università di Torino. Attraverso il caso studio del progetto pluripremiato Multaka Oxford, Nicola Bird illustrerà come il volontariato nei musei possa generare programmi dinamici che rispecchiano le comunità a cui si rivolgono. La conferenza metterà in luce come approcci basati sull’equità e sul beneficio reciproco possano essere adottati trasversalmente tra i dipartimenti, trasformando i musei in strumenti di cambiamento sociale. Sarà anche uno spazio di riflessione su come i musei possano diventare veri e propri “punti d’incontro”, luoghi in cui impariamo a connetterci attraverso la nostra umanità condivisa.
Nicola Bird è la project manager del progetto pluripremiato Multaka Oxford, con sede all’History of Science Museum e il Pitt Rivers Museum dell’università di Oxford. Da oltre trent’anni Nicola unisce la sua passione per l’uguaglianza nell’accesso all’istruzione, alla cultura e alle arti ai suoi ruoli professionali di insegnante, formatrice e responsabile di pratiche e progetti di coinvolgimento comunitario, specializzandosi in pratiche eque nei musei e nel patrimonio culturale. Dal 2012 lavora presso la rete Gardens, Libraries and Museums (GLAM) dell’università di Oxford, adottando approcci basati sui valori e incentrati sulla persona per garantire una migliore rappresentazione globale e prospettive più inclusive all’interno delle collezioni e delle attività museali.
Roma. In Curia Iulia la conferenza “La citazione erudita nell’architettura eclettica di Ernesto Verrucci Bey alla corte d’Egitto” a cura di Giuseppe Bonaccorso (università di Camerino)
Giovedì 30 Ottobre 2025 in Curia Iulia, alle 11, la conferenza “La citazione erudita nell’architettura eclettica di Ernesto Verrucci Bey alla corte d’Egitto”, a cura di Giuseppe Bonaccorso (università di Camerino). Accesso da largo della Salara Vecchia. Ingresso libero con prenotazione obbligatoria fino ad esaurimento posti su https://egitto30ottobre.eventbrite.it. Dopo i saluti istituzionali di Francesca Boldrighini (parco archeologico del Colosseo), introduce Claudio Castelletti (università di Roma Tor Vergata). Nel 2024, per iniziativa del Corso di studi magistrali in Storia dell’Arte dell’università di Roma Tor Vergata, il dipartimento di Studi letterari, filosofici e di Storia dell’Arte dello stesso Ateneo ha istituito in convenzione col museo Egizio di Torino il laboratorio di ricerca EgyLab, dedicato alla ricezione dell’Egitto dall’Antichità greco-romana all’età contemporanea, diventato laboratorio didattico a partire dall’anno accademico 2025-2026. Nel quadro delle attività di EgyLab, il Dipartimento ha promosso nel 2025 in convenzione col parco archeologico del Colosseo un ciclo di conferenze intitolato Aegyptophilia, a cura di Carmelo Occhipinti e Claudio Castelletti, patrocinato dal DiVA – dipartimento di Valorizzazione del Patrimonio culturale, dal museo Egizio di Torino, dall’Accademia d’Egitto, dall’Institutum Romanum Finlandiae – Villa Lante al Gianicolo, dalla Fondazione Marco Besso e dal 3ARC – Ancient Art Architecture Reception Center. Il ciclo è stato ideato non solo come un’occasione di confronto interdisciplinare tra studiosi e studiose di diversa formazione scientifica e metodologica (archeologi, egittologi, storici, storici dell’arte, storici dell’architettura, ecc.), ma anche come uno “spazio” di condivisione e accessibilità del sapere, per promuovere e valorizzare il dialogo tra cultura egiziana e cultura europea, in particolare italiana.
Torino. Al museo Egizio, in presenza e on line, la conferenza “Carlo Vidua e l’arte del viaggio” con Pier Maria Stabile e Alberto Ballerino
Alla scoperta dei viaggi di Carlo Vidua. Martedì 28 ottobre 2025, alle 18.30, in sala Conferenze del museo Egizio di Torino, con ingresso da via Maria Vittoria 3M, la conferenza “Carlo Vidua e l’arte del viaggio” con Pier Maria Stabile e Alberto Ballerino. L’ingresso è libero con prenotazione obbligatoria al link https://www.eventbrite.it/…/carlo-vidua-e-larte-del…. L’evento è disponibile anche in streaming sulla pagina Facebook e sul canale YouTube del museo Egizio. Insaziabile desiderio di conoscenza, cultura latitudinaria nutrita da eclettici studi, vivacità intellettuale, cosmopolitismo e soprattutto anticonformismo, sono i segni distintivi di Carlo Vidua, raffinato voyageur nel primo trentennio dell’Ottocento. Artefice del museo Egizio di Torino alla cui istituzione dette il contributo fondamentale, egli intuì nella sua quasi visionaria lungimiranza, l’enorme valenza culturale per il Regno di Sardegna e per l’Italia derivante dall’acquisto dell’imponente collezione di antichità raccolte da Bernardino Drovetti, console di Francia in Egitto. Allergico alle convenzioni tipiche della vita di un rampollo dell’aristocrazia subalpina della Restaurazione, Carlo incominciò presto a viaggiare, stimolato dalla volontà di conoscere istituzioni, usi e costumi dei Paesi di ben cinque continenti, spingendosi fino all’Oceania. In occasione di questi viaggi, Vidua conobbe personaggi di tutte le estrazioni sociali – dai sovrani alle semplici guide – le cui vicende, spesso uniche, saranno narrate durante l’incontro dedicato a questo viaggiatore per cui il viaggio rappresentò non solo un mezzo di evasione esistenziale, ma anche un’arte, espressione di un inarrestabile moto dello spirito.
Roma. Alle Scuderie del Quirinale aperta la mostra “Tesori dei Faraoni”, la seconda più ampia esposizione di antichità egizie mai allestita in Italia dal 2002: 130 capolavori dell’arte dell’Antico Egitto, provenienti dal museo Egizio del Cairo e dal museo di Luxor. L’inaugurazione alla presenza del Presidente Sergio Mattarella con il ministro per il Turismo e le Antichità dell’Egitto, Sherif Fathy
Oro, lapislazzuli, alabastro direttamente dall’Antico Egitto. Vengono dal museo Egizio del Cairo i cinque bracciali d’oro di Sekhemkhet (III dinastia); il grande collare di Psusennes I (XXI dinastia) in oro, lapislazzuli, corniola, feldspato; il pendente col volto di Hathor (XXII dinastia) in lapislazzuli e oro; la sedia della principessa Sitamon (XVIII dinastia) in legno dorato; la pietra calcarea dipinta con Akhenaten e la famiglia in adorazione del Dio Aten (XVIII dinastia); la maschera funeraria d’oro di Amenemope (XXI dinastia) in oro e cartonnage. Invece dal museo di Luxor ecco la decorazione al Valor militare in oro (fine XVII – inizio XVIII dinastia); il sarcofago antropoide esterno di Tuya (XVIII dinastia) in legno rivestito di stucco dorato; l’anello di maiolica blu (XVIII dinastia) in faience. Sono solo alcuni di 130 capolavori dell’arte dell’Antico Egitto, provenienti dal museo Egizio del Cairo e dal museo di Luxor, molti dei quali esposti per la prima volta fuori dal loro paese, che dal 24 ottobre 2025 al 3 maggio 2026 si possono ammirare alle Scuderie del Quirinale a Roma nella mostra “Tesori dei faraoni”, curata da Tarek El Awady, già direttore del museo Egizio del Cairo, e prodotta da ALES – Arte Lavoro e Servizi del ministero della Cultura con MondoMostre, in collaborazione con il Supreme Council of Antiquities of Egypt, e il sostegno del ministero degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale, del ministero della Cultura, del ministero del Turismo e delle Antichità d’Egitto, con il patrocinio della Regione Lazio e la collaborazione scientifica del museo Egizio di Torino.

Mostra “Tesori dei Faraoni” alle Scuderie del Quirinale: da sinistra, Matteo Lafranconi, direttore delle Scuderie del Quirinale; Alessandro Giuli, ministro della Cultura; Fabio Tagliaferri, presidente di ALES (foto mic)
“Questa mostra racconta non solo i faraoni, ma anche le persone che li circondavano”, spiega il curatore Tarèk El Awady. “Ogni reperto è una voce che ci parla di vita, fede e immortalità. È un dialogo tra passato e presente, tra Egitto e Italia, che continua da tremila anni”. E Fabio Tagliaferri, presidente di ALES, aggiunge: “Tesori dei Faraoni riafferma il ruolo delle Scuderie del Quirinale, che ALES gestisce per il ministero della Cultura, come spazio delle grandi narrazioni universali e della cooperazione culturale internazionale. Con questo progetto, ALES e i partner istituzionali propongono un modello di cooperazione culturale che guarda oltre la mostra: programmi di formazione, attività didattiche, scambi scientifici e collaborazioni con musei e università italiane ed egiziane. La cultura diventa così infrastruttura di relazioni, nel segno del Piano Mattei, come investimento concreto nella conoscenza e nel futuro condiviso del Mediterraneo”. La mostra si inserisce infatti nel quadro delle relazioni culturali tra Italia ed Egitto e dialoga con gli obiettivi del Piano Mattei per l’Africa, come esempio concreto di cooperazione fondata su conoscenza, formazione e valorizzazione del patrimonio condiviso. È un progetto che riafferma la cultura come strumento di dialogo e amicizia, capace di unire due civiltà legate da sempre dal Mediterraneo e dal fascino della storia comune. Una stretta di mano che proseguirà con la partecipazione della presidente del Consiglio Giorgia Meloni all’inaugurazione del Gem, il Grand Egyptian Museum del Cairo, il 1° novembre 2025.
Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, è intervenuto all’inaugurazione della mostra “Tesori dei Faraoni” giovedì 23 ottobre 2025 con il ministro per il Turismo e le Antichità dell’Egitto, Sherif Fathy, e il segretario generale del Consiglio Supremo delle Antichità Mohamed, Ismail Khaled, accolti dal ministro della Cultura Alessandro Giuli e dal direttore delle Scuderie del Quirinale, Matteo Lafranconi. Il Capo dello Stato ha visitato il percorso espositivo illustrato da Mohamed Ismail Khaled, segretario generale del Consiglio Supremo delle Antichità e da Christian Greco, direttore del museo Egizio di Torino. “Affascinante”, il commento del presidente Mattarella.

Mostra “Tesori dei Faraoni” alle Scuderie del Quirinale: da sinistra, Mohamed Ismail Khaled, Sergio Mattarella, Sherif Fathy, Alessandro Giuli, Christian Greco (foto mic)
“Orgoglioso, da ministro e da amante dell’antichità, di celebrare, nella cultura e nel dialogo, l’amicizia tra Italia ed Egitto”, dichiara il ministro Alessandro Giuli. “Questa mostra è l’esempio eccellente del fatto che la cooperazione in ambito culturale può generare frutti straordinari che arricchiscono identità radicate nel solco delle rispettive origini, e può, realmente, avvicinare popoli affratellati da una medesima comunità, oltre che geografica, di destino. Tesori dei Faraoni è un esempio eccellente, e virtuoso, di questo approccio. Non rappresenta soltanto una esposizione di stupendi manufatti, simbolo di una civiltà millenaria che ha saputo dare forma al mistero della vita attraverso la cultura, e ha influenzato le tradizioni più prestigiose, orientali e occidentali. Le Scuderie del Quirinale, con la gestione di ALES, rappresentano un’eccellenza riconosciuta a livello internazionale, in grado di attrarre pubblico da tutto il mondo. La cura scientifica, la qualità dell’allestimento, l’attenzione alla mediazione culturale e all’accessibilità sono elementi che rendono le esposizioni qui realizzate momenti di godimento estetico e al tempo stesso occasioni di apprendimento autentico”. Sherif Fathy, ministro del Turismo e delle Antichità, ha evidenziato i profondi legami storici e culturali che uniscono l’Egitto e l’Italia, definendo la mostra “I Tesori dei Faraoni” a Roma come “una vera e propria incarnazione del rapporto radicato e duraturo tra le nostre due nazioni, un legame che si estende per millenni e che continua ad evolversi in un contesto di reciproco rispetto e apprezzamento”. Il ministro ha ribadito l’impegno dell’Egitto a rafforzare questa collaborazione e ad ampliare le opportunità di cooperazione in ambiti che rispondano agli interessi comuni di entrambi i Paesi, in particolare nei settori del turismo e delle antichità. “Questi due settori hanno da sempre svolto un ruolo fondamentale nel promuovere la comprensione reciproca, nel rafforzare i legami tra i popoli e nel costruire ponti tra civiltà”. E conclude: “I Tesori dei Faraoni sono molto più di una semplice esposizione archeologica; rappresentano una celebrazione dell’amicizia e della diplomazia culturale. Sono un invito coinvolgente per il popolo italiano a scoprire l’incredibile eredità archeologica dell’Egitto e la sua straordinaria diversità come destinazione turistica”. Anche Mohamed Ismail Khaled, segretario generale del Consiglio Supremo delle Antichità, ha sottolineato l’importanza della mostra “Tesori dei Faraoni” come un ponte culturale di grande rilievo che unisce l’Egitto al resto del mondo, offrendo al pubblico internazionale l’opportunità di immergersi nella profondità e nello splendore della civiltà dell’antico Egitto. “Le mostre archeologiche temporanee all’estero rappresentano uno degli strumenti più efficaci per promuovere la comprensione culturale e la valorizzazione del patrimonio umano condiviso. E questa alle Scuderie del Quirinale è la seconda più ampia esposizione di antichità egizie mai allestita in Italia dal 2002, a testimonianza dei solidi e duraturi legami culturali tra l’Egitto e l’Italia”.

Dettaglio del coperchio del sarcofago della regina Ahhotep II, in stucco dorato e legno (foto massimo listri)
Tesori dei Faraoni è un viaggio nella civiltà egizia attraverso le sue forme più alte e insieme più intime: potere, fede, vita quotidiana. Il percorso apre con lo splendore dell’oro, materia divina e simbolo dell’eternità. Il sarcofago dorato della regina Ahhotep II, la Collana delle Mosche d’oro, antica onorificenza militare per il valore in battaglia, e il collare di Psusennes I introducono al mondo delle élite egizie, dove l’ornamento diventa linguaggio politico e riflesso di una teologia del potere. Intorno al corredo funerario di Psusennes I, scoperto a Tanis nel 1940, si concentrano oggetti di straordinaria raffinatezza: amuleti, coppe e gioielli che, dopo tremila anni, conservano intatta la loro luce.
Dalla magnificenza regale si entra nell’universo del rito e del passaggio, dove la morte è intesa come trasformazione. Il monumentale sarcofago di Tuya, madre della regina Tiye, domina una sezione dedicata alle pratiche funerarie e alla fede di rinascita. Attorno, le statuette ushabti, i vasi canopi e un papiro del Libro dei Morti raccontano la precisione quasi scientifica con cui gli Egizi preparavano il viaggio nell’aldilà: un insieme di formule, immagini e strumenti per attraversare il mondo invisibile e rinascere alla luce di Ra.
Il percorso si apre poi al volto umano della regalità. Le tombe dei nobili e dei funzionari, come quella di Sennefer, svelano la quotidianità del potere, la devozione e il senso del dovere di chi serviva il faraone come garante dell’ordine cosmico. In dialogo con queste figure, la poltrona dorata di Sitamun, figlia di Amenofi III, restituisce un’intimità sorprendente: un oggetto domestico, usato in vita e poi deposto come dono nella tomba dei nonni, testimonianza rara di affetto e continuità familiare.
Una delle sezioni più attese è dedicata alla “Città d’Oro” di Amenofi III, scoperta nel 2021 da Zahi Hawass. Gli utensili, i sigilli e gli amuleti provenienti da questo straordinario sito restituiscono la voce degli artigiani e dei lavoratori che costruivano la grandezza dei faraoni. Lì, tra le officine e le case, la civiltà egizia appare nel suo volto più umano e produttivo, capace di unire ingegno tecnico e senso religioso in ogni gesto.
La mostra culmina nel mistero della regalità divina. Le statue e i rilievi che chiudono il percorso sono tra le espressioni più alte dell’arte faraonica: l’Hatshepsut inginocchiata in atto d’offerta, la diade di Thutmosi III con Amon, la Triade di Micerino, fino alla splendida maschera d’oro di Amenemope, dove il volto del re, levigato e perfetto, diventa icona di un corpo che appartiene ormai al divino. In chiusura, la Mensa Isiaca – eccezionalmente concessa dal Museo Egizio di Torino – riannoda il filo simbolico che da Alessandria conduce a Roma, testimoniando l’antico legame spirituale e culturale tra i due mondi. Come ricorda Zahi Hawass, “il più grande monumento mai costruito dall’Egitto non fu una piramide o un tempio, ma l’idea stessa di eternità.” È questa idea, più forte della pietra e dell’oro, a risuonare in ogni sala della mostra.
Torino. Al museo Egizio la conferenza “Archeologia invisibile del crimine” a cura del Gabinetto interregionale di Polizia Scientifica e del museo Egizio con i curatori Susanne Töpfer ed Enrico Ferraris: l’obiettivo dell’incontro è quello di esplorare il legame tra archeologia e indagine nell’ambito di una ricostruzione giudiziaria
Nell’ambito del Torino Crime Festival, il festival italiano dedicato alla criminologia e allo storytelling sui fenomeni criminali giunto alla decima edizione, appuntamento venerdì 17 ottobre 2025, alle 18, nella sala conferenze del museo Egizio di Torino, con accesso da via Maria Vittoria 3m, per la conferenza “Archeologia invisibile del crimine” a cura del Gabinetto interregionale di Polizia Scientifica e del museo Egizio con i curatori Susanne Töpfer ed Enrico Ferraris, per un approfondimento sulle più aggiornate tecniche di analisi forensi di tipo tecnico scientifico, con un affondo su alcuni delitti dell’antico Egitto. L’obiettivo dell’incontro è quello di esplorare il legame tra archeologia e indagine nell’ambito di una ricostruzione giudiziaria. Ingresso gratuito fino ad esaurimento posti. Iscrizioni su Eventbrite: https://www.eventbrite.com/…/archeologia-invisibile-del….
Ogni oggetto custodisce informazioni che trascendono la percezione immediata dei nostri sensi. Aspetto, dimensione, forma, colore e le tracce superficiali lasciate dall’uomo, dalla natura o dal tempo costituiscono dati iniziali, ma non esaustivi, sulla storia e sul ciclo di vita del reperto. L’applicazione di metodologie scientifiche avanzate consente oggi di interrogare gli oggetti in maniera molto approfondita. Tecniche chimiche, fisiche e radiologiche permettono di analizzare materiali, metodi di produzione, alterazioni e conservazione, restituendo informazioni altrimenti inaccessibili. In ambito forense, questa prospettiva rende possibile ricostruire eventi, identificare modalità operative e attribuire responsabilità, trasformando reperti apparentemente ordinari in fonti documentali cruciali per svolgere le indagini. La collaborazione tra istituzioni scientifiche e investigative, supportata da strumenti digitali e di imaging avanzato, crea un network di competenze che valorizza la capacità degli oggetti di raccontare storie invisibili. Una sorta di “archeologia invisibile” che trova applicazione anche nello studio dei fenomeni criminali, evidenziando come la scienza possa portare alla luce ciò che era nascosto. Al termine della conferenza, sarà possibile visitare liberamente l’allestimento permanente “Materia. Forma del Tempo”.
Torino. Al museo Egizio un’inedita chiave per scoprire le collezioni: “Visita il museo, ascolta le guide, disegna dal vero”. Bilancio della “Notte degli Scavi”: 4500 visitatori
Neanche il tempo di registrare il successo della “Notte degli Scavi” che il museo Egizio di Torino lancia un’inedita chiave per scoprire le collezioni: “Visita il museo, ascolta le guide, disegna dal vero”. Sabato 11, 18, 25 ottobre 2025 il museo Egizio sarà aperto fino alle 20. Con il biglietto di ingresso, dalle 18.30, i visitatori potranno usufruire di pillole egittologiche gratuite, disponibili lungo il percorso di visita, oltre che portare taccuino e matita per disegnare i reperti preferiti. Acquista il tuo biglietto al link https://ow.ly/83X850WZnks.

Grande partecipazione di pubblico alla prima “Notte degli Scavi” al museo Egizio di Torino (foto museo egizio)
“Per la prima edizione della Notte degli scavi“, dichiarano al Museo, “sono venute a trovarci 4500 persone: un successo che ha superato le nostre aspettative: grazie di cuore. È solo grazie alla curiosità dei visitatori, alla partecipazione, al mettersi in gioco nelle varie attività che la nostra missione di raccontare e rendere viva l’archeologia si concretizza. La serata è stata raccontata anche attraverso il canale TikTok @genz_museoegizio grazie a studentesse e studenti del Liceo Massimo d’Azeglio di Torino. Grazie ai volontari Amici Collaboratori del Museo Egizio di Torino – A.C.M.E. per l’importante supporto durante l’evento”.






















Commenti recenti