Apre al Canadian Museum of History di Gatineau (Ottawa, Québec) la mostra “Queens of Egypt”, con 250 reperti del museo Egizio di Torino: dopo Kansas City e Fort Worth in Texas, i reperti delle collezioni torinesi proseguono il viaggio in Nord America e arrivano in Canada

Nuova tappa del tour nordamericano dei reperti del museo Egizio di Torino, protagonisti della mostra itinerante “Regine del Nilo”. Nonostante il complesso contesto internazionale fortemente condizionato dalla pandemia di Covid-19, la mostra “Queens of Egypt” approda con un nuovo allestimento al Canadian Museum of History di Gatineau (Ottawa), dove può essere visitata dal pubblico canadese a partire da mercoledì 2 giugno 2021. L’esposizione, dopo Kansas City e Fort Worth in Texas, si presenta nella nuova sede col titolo “Queens of Egypt”: il percorso espositivo che si snoda attraverso circa 250 reperti del Museo che comprendono, insieme a statue e oggetti di vita quotidiana, il corredo funerario e il coperchio del sarcofago di Nefertari, portati alla luce dalla Missione Archeologica Italiana guidata da Ernesto Schiaparelli e al lavoro nella Valle delle Regine tra il 1903 e il 1905. Prima di tornare nelle vetrine, alcuni reperti – nello specifico alcune stele e sarcofagi – sono stati oggetto di una campagna di analisi realizzate in collaborazione con il museo di Gatineau e il Canadian Conservation Institute: attraverso diverse tipologie di analisi sono state studiate la composizione chimica dei differenti pigmenti e la loro reazione in seguito alle sollecitazioni da radiazioni luminose.

“Le restrizioni dell’ultimo anno ci hanno imposto nuove modalità di lavoro anche per quanto riguarda le mostre itineranti che continuiamo a promuovere all’estero”, dichiara il direttore del museo Egizio, Christian Greco: “un grandissimo e incessante impegno che coinvolge in particolare il nostro ufficio Collection Management e i colleghi della Soprintendenza, a cui va un sentito ringraziamento, e che ci permette di inaugurare un’altra importante tappa dell’esposizione dedicata alle regine d’Egitto. Un risultato importante che testimonia inoltre la forza della cultura materiale che abbiamo l’onore e l’onere di custodire, e la sua capacità di continuare a coinvolgere pubblici di tutto il mondo”.

“Siamo davvero orgogliosi di poter proseguire il percorso di internazionalizzazione che il Museo sta conducendo da anni, e che nel corso delle tappe nordamericane ci ha permesso di raccogliere un significativo successo”, aggiunge Evelina Christillin, presidente del museo Egizio: “in tutte le sedi statunitensi e canadesi toccate finora la nostra mostra si è infatti imposta come una delle più apprezzate dal pubblico, con oltre 500mila visitatori complessivi. Un’attività strategica, quindi, che continua a vederci in prima linea in piena sintonia con i nostri partner locali, il ministero dei Beni culturali e la Soprintendenza torinese”.
Roma. Per il ciclo “Dialoghi in Curia” del parco archeologico del Colosseo, presentazione on line di due libri sui musei e la cultura digitale: “Musei e media digitali” di Nicolette Mandarano e “Musei e cultura digitale” di Maria Elena Colombo

Il settimo e ultimo appuntamento della rassegna “Dialoghi in Curia”, a cura del Parco archeologico del Colosseo, è interamente dedicato ai musei e alla cultura digitale. Giovedì 27 maggio 2021, alle 11, in diretta on line dalla Curia Iulia nel Foro Romano, presentazione dei volumi “Musei e media digitali” di Nicolette Mandarano (Carocci editore) e “Musei e cultura digitale” di Maria Elena Colombo (Editrice bibliografica). A discutere di queste nuove dinamiche di comunicazione interverranno Christian Greco, direttore del museo Egizio di Torino; Federica Rinaldi, responsabile archeologo del Colosseo e del Servizio Comunicazione del PArCo, e il direttore del PArCo Alfonsina Russo. Christian Greco – ricordiamolo – direttore del museo Egizio di Torino dal 2014, è stato docente universitario del corso “Archeologia funeraria egizia e archeologia della Nubia e del Sudan” all’università di Leida. Come direttore del museo Egizio, Christian Greco ha guidato e diretto il progetto di ri-funzionalizzazione, il rinnovo dell’allestimento e del percorso espositivo, concluso il 31 marzo 2015, portando alla trasformazione dell’Egizio, da museo antiquario a museo archeologico aperto e centro di ricerca in grado di interagire su vari piani con il suo pubblico proponendo corsi, lezioni, eventi e incontri. Per seguire la conferenza collegarsi giovedì 27 maggio alle 11 all’indirizzo https://www.facebook.com/parcocolosseo; la conferenza sarà trasmessa nel primo post disponibile sulla pagina (non è necessario avere un account Facebook. L’evento sarà disponibile anche su YouTube e come podcast su Spotify (dopo il 30 maggio su https://open.spotify.com/show/3JU094BAQp4eITYs6iAsRC).


Nicolette Mandarano, storica dell’arte
Musei e media digitali (Carocci editore). L’autrice Nicolette Mandarano si interroga su quali siano i mezzi più adatti per creare un dialogo fra istituzione museale e visitatore in un momento storico (il volume è uscito nel 2019) in cui l’accelerazione imposta dalla pandemia per il “posizionamento in rete” non aveva ancora prodotto molti dei risultati che con l’occasione si intendono rileggere. L’autrice con un linguaggio pacato e molto accessibile ripercorre brevemente la storia della relazione fra musei e comunicazione e indaga il contesto in cui tale rapporto si sviluppa. Analizza gli strumenti che possono essere impiegati nei percorsi museali per coinvolgere il visitatore, agevolando la fruizione e la comprensione delle opere esposte e del loro contesto. Affronta il tema della comunicazione museale online, fra siti web e piattaforme social, per individuare le buone pratiche comunicative.


Maria Elena Colombo, esperta in museologia e sul digitale
Musei e cultura digitale (Editrice Bibliografica). Solo un anno dopo, all’inizio della pandemia (marzo 2020), Maria Elena Colombo si trova nella condizione di dover inserire nel suo volume “Musei e cultura digitale” (Editrice Bibliografica) un post scriptum interamente dedicato ai musei e alla dimensione digitale in Italia al tempo del coronavirus. Il post scriptum rafforza l’impianto rigoroso del volume di Maria Elena Colombo che raccoglie inediti spunti e voci per interrogarsi sulla relazione ormai decennale tra musei e cultura digitale, cogliendone stereotipi, resistenze, illuminazioni e opportunità. Il volume ha le sue premesse nelle interviste condotte dall’autrice negli ultimi tre anni a professionisti del digitale nei musei di tutto il mondo e pubblicate su “Artribune”.
Torino. Al museo Egizio Vincent Rondot del musée du Louvre su “Nubian studies”: gli ultimi risultati sul culto di Amon a Meroe. Conferenza on line in collaborazione con Acme

Il tema dell’organizzazione del culto di Amon nell’isola di Meroë, cuore dell’Impero Meroitico, è ancora molto aperto. Ne parlerà il professor Vincent Rondot martedì 25 maggio 2021, alle 18, al museo Egizio di Torino, nella conferenza online “Nubian studies”, in collaborazione con ACME.

Se il tema dell’organizzazione del culto di Amon è ancora aperto ci sono molte ragioni: le condizioni di conservazione dei monumenti presenti sull’isola, perlopiù in rovina, compreso il Grande Tempio di Amon annesso alla capitale; la conservazione relativamente buona dei due siti di Naga e Mussawarat es-Sufra, che tendono a catalizzare l’attenzione relativamente a questo tema; e il gran numero di siti che potenzialmente includono un tempio di Amon tra i loro monumenti reali che sono ancora sconosciuti o scarsamente documentati. Da quando è stata avviata nel 2000, la Missione di El-Hassa ha cercato di gettare ulteriore luce su questo argomento: dopo vent’anni, è possibile presentare una serie di nuovi dati che offrono molti spunti (archeologici, architettonici, epigrafici, iconografici e storici) sulla politica e l’evoluzione del culto di Amon nella regione.

Vincent Rondot è direttore del dipartimento di Antichità egizie del museo del Louvre (foto musée du louvre)
Vincent Rondot è direttore del dipartimento di Antichità egizie del museo del Louvre dal 2014 e ricercatore presso il Centre national de la recherche scientifique (CNRS) dal 1997. È stato inoltre membro dell’Institut français of oriental archaeology al Cairo (1988-1992 ) e, dal 2004 al 2009, direttore dell’Unità archeologica francese a Khartoum. Al Louvre ha curato la riorganizzazione della collezione del Dipartimento di antichità egizie (1993-1997). Epigrafista e archeologo, le sue ricerche si concentrano sui culti al dio Amon, sia in Sudan che in Egitto, e sui culti del dio coccodrillo Sobek nel Fayum in epoca greco-romana. I suoi interessi di ricerca più recenti riguardano, tra gli altri, la questione dell’iconografia divina e l’impatto dell’ellenismo durante gli ultimi secoli del paganesimo, sia in Sudan che in Egitto.
Torino. Nella Galleria delle Sekhmet del museo Egizio session dal vivo del cantautore Germanò del suo album “Piramidi”: cinque brani in un’atmosfera speciale


La locandina della “Germanò Piramidi Session” al museo Egizio di Torino
È uscito lo showcase “Germanò Piramidi Session”, registrato dal cantautore romano al museo Egizio di Torino all’interno della Galleria delle Sekhmet. A un anno dall’uscita del suo album “Piramidi”, Germanò ha eseguito dal vivo alcuni brani del disco nella cornice unica del museo Egizio a Torino. Il risultato è uno speciale video showcase girato nella “Galleria dei Re” del museo, uno spazio potente, fuori dall’ordinario, in cui i pezzi di Alex si riscoprono in nuova luce. Tutti i brani sono stati riarrangiati e suonati in trio con Francesco Aprili alla batteria ed Emanuele Triglia al basso. La scaletta di cinque brani è composta dai singoli Ça Va e Caramella, dai brani Gluten Free e Dov’è che mi fa male e dalla title track “Piramidi”. La regia delle “Piramidi Session” è di Jacopo Trematore e Paolo Bertino.
Germanò racconta l’album Piramidi. “È un disco che ho scritto e arrangiato completamente da solo in casa e a differenza del precedente ha più elementi di elettronica e campionamento. Per cercare il ritmo infatti è stato arrangiato in saletta con dei musicisti, cercavo l’approccio più naturale possibile perché volevo fosse replicabile dal vivo senza sequenze. Piramidi è un disco nato al computer, sentivo la necessità di avere il controllo su tutti gli aspetti della produzione e ho assecondato il mio bisogno di creare da solo, sarà anche per questo che il tema che accomuna le sue canzoni è la solitudine. Per realizzarlo ne ho scritti quasi due, ho esplorato strade diverse per poi in parte tornare sui miei passi rispetto a chi sono come artista e cosa voglio dire con la mia musica cercando allo stesso tempo un’evoluzione. In quel periodo ascoltavo cose diversissime ma Philippe Zdar, Enzo Carella ed Etienne Daho sono le influenze più ispiratrici per la realizzazione di Piramidi”.

Alex Germanò è nato a Trastevere e vissuto a Monteverde Vecchio. È cresciuto con l’idea di vivere all’estero ma poi ha visto Il Sorpasso di Dino Risi. Inizia a fare musica nel 2008 con i “Jacqueries” e nel 2012 fonda l’art rock band “Alpinismo” con cui pubblica un ep per 42 Records. Franco Califano ed Enzo Carella sono i suoi autori e personaggi preferiti. Per Cercare Il Ritmo, del 2017, è stato il suo esordio solista, che lo ha portato in giro su palchi di locali e festival della penisola. Ad aprile 2020 esce il suo secondo lavoro solista “Piramidi”. Anticipato dai singoli “Ça va?”, “Matteo non c’è” e “Friends Forever” il nuovo album vede un’evoluzione musicale grazie alla coproduzione di Matteo Cantaluppi, ma anche grazie ad un’ulteriore affinamento delle liriche delle undici canzoni che lo compongono.
Torino. Al museo Egizio la mostra “Liberi di imparare” con venti copie di reperti realizzati nel carcere di Torino con la collaborazione dell’istituto tecnico “Plana” e del Primo Liceo Artistico: dalla Cappella di Maia agli affreschi della tomba di Iti e Neferu, dai ritratti del Fayyum all’ostrakon della ballerina

Si chiama “Liberi di imparare”: è il titolo di un progetto che è diventato una singolare mostra al museo Egizio di Torino con copie di reperti realizzati nel carcere di Torino. Il progetto è nato nel 2018 dalla collaborazione del museo Egizio con la direzione della Casa Circondariale ‘Lorusso-Cutugno’ e l’Ufficio della Garante dei diritti delle persone private della libertà del Comune di Torino. L’Istituto tecnico “Plana” e il Primo Liceo Artistico sono presenti da molti anni con sezioni scolastiche carcerarie presso la Casa Circondariale, dove le classi si sono trasformate dal 2018 in laboratori che hanno coinvolto i detenuti nella realizzazione e decorazione di repliche di reperti della collezione del Museo. Questa è la seconda edizione della mostra “Liberi di imparare”, aperta per la prima volta nel dicembre 2018 al museo Egizio e che ha fatto tappa anche presso la Caffetteria del Palazzo di Giustizia “Bruno Caccia” nel febbraio 2019. Anche nei mesi difficili della pandemia il progetto è proseguito grazie all’impegno di tutte le istituzioni coinvolte: sono state sviluppate nuove modalità di lavoro che hanno permesso ai detenuti coinvolti di proseguire l’attività, realizzando repliche di grandissima qualità. Queste copie, tecnicamente ineccepibili e risultato di un lavoro svolto con passione, assolvono anche a un importante compito educativo e scientifico, a supporto delle attività dentro e fuori il Museo: tra le iniziative in cui sono state utilizzate vale la pena di citare la mostra itinerante “Papirotour” realizzata in collaborazione con le Biblioteche civiche torinesi, le attività di didattica svolte presso l’ospedale infantile di Torino “Regina Margherita”, nonché alcune handling sessions, ossia esperienze di manipolazione e di studio di reperti, previste per i prossimi mesi.

Così dal 13 maggio al 18 luglio 2021 il pubblico potrà visitare, in una sala dedicata al secondo piano, un’esposizione di venti copie di altrettanti reperti della collezione torinese, realizzati dai detenuti delle sezioni scolastiche della Casa Circondariale dell’Istituto tecnico “Plana” e del Primo Liceo Artistico. La mostra ospita in particolare copie di alcuni capolavori della collezione del museo Egizio: tra questi la Cappella di Maia, gli affreschi della tomba di Iti e Neferu, i ritratti del Fayyum, l’ostrakon della ballerina e alcuni libri funerari. Gli oggetti riprodotti sono accompagnati da didascalie con le indicazioni che consentono ai visitatori di ritrovare gli originali all’interno della collezione principale del museo.

“Ben lontani dall’essere una torre d’avorio, proseguiamo nel nostro intento di fare rete con altre istituzioni, anche quelle in apparenza più lontane”, dichiara Christian Greco, direttore del museo Egizio. “Liberi di imparare rappresenta in quest’ottica un’iniziativa di grandissimo valore, capace di far proseguire il dialogo tra la nostra collezione e le sezioni scolastiche carcerarie, nonostante le forti restrizioni dell’ultimo anno”. Ed Evelina Christillin, presidente del museo Egizio, aggiunge: “Tutto ciò non sarebbe possibile senza un incredibile lavoro di squadra, di cui siamo orgogliosi e per cui voglio ringraziare tutte le istituzioni coinvolte. Questa iniziativa dimostra inoltre, ancora una volta, quanto nei mesi passati il Museo non abbia mai smesso di lavorare anche ai propri progetti di integrazione, che ci vedono impegnati nel costruire ponti con numerose istituzioni del territorio, dalla Casa Circondariale all’ospedale infantile Regina Margherita”. “L’esperienza offerta dal museo Egizio alle persone detenute della Casa Circondariale di Torino è senz’altro stata fra le più significative e culturalmente apprezzate non solo dai partecipanti ai laboratori dedicati ma anche da coloro che in più occasioni hanno avuto modo di vedere le opere realizzate”, afferma inoltre Monica Gallo, Garante delle persone private della libertà personale della Città di Torino. “Un progetto di grande valore che come Ufficio abbiamo fortemente voluto e promosso ed auspichiamo che possa continuare ed evolversi”.
Torino. “Formazione e ricerca”: nuova pagina web del museo Egizio con gli Atti dei convegni. La prima pubblicazione, convegno nell’ambito della mostra “Anche le statue muoiono”, accompagnata dalla tavola rotonda “Perché preservare il passato”: un confronto tra egittologi, archeologi, storici e curatori museali sul ruolo dei musei

È online una nuova pagina web del museo Egizio di Torino dedicata all’importante attività di studio e approfondimento che l’istituzione porta avanti quotidianamente, tanto al proprio interno quanto attraverso il confronto e la collaborazione con una rete di istituzioni nazionali ed internazionali: il portale “Formazione e ricerca” (raggiungibile dal sito del Museo e all’indirizzo https://formazioneericerca.museoegizio.it) permetterà infatti di consultare e scaricare liberamente gli Atti dei Convegni curati e realizzati dall’istituzione. Dopo la rivista scientifica, la possibilità di consultare online alcuni dei reperti conservati e dei papiri, la piattaforma “Formazione e ricerca” rappresenta quindi un’ulteriore risorsa a disposizione della comunità scientifica, ma non solo: “Garantire il più ampio accesso alla propria attività di ricerca ritengo che sia uno dei compiti principali che un museo è chiamato a svolgere, e la scelta di rendere disponibili a tutti i nostri Atti dei Convegni è certamente in linea con questo obiettivo”, dichiara Christian Greco, direttore del museo Egizio. “Il nostro museo è un’istituzione viva, dinamica e moderna, che mira ad una profonda crescita culturale attraverso il confronto e il dialogo con altre discipline, dall’egittologia ai beni culturali, dal restauro all’inclusione sociale: sono solo alcuni degli argomenti affrontati nel corso di Convegni ed Incontri svolti in Museo nel corso degli anni e che troveranno in questo portale spazio, condivisione e accesso gratuito, nell’ottica di favorire la diffusione della conoscenza”.

La prima pubblicazione disponibile è quella relativa a “Statues Also Die. Destruction and Preservation in Ancient and Modern Times”, convegno realizzato nell’ambito della mostra temporanea “Anche le statue muoiono. Conflitto e patrimonio tra antico e contemporaneo” e dedicato al rapporto tra istituzioni culturali, conservazione e distruzione del patrimonio. In occasione della messa online degli Atti, giovedì 13 maggio 2021, alle 18.15, il museo Egizio ospita la tavola rotonda “Perché preservare il passato”: un confronto tra egittologi, archeologi, storici e curatori museali introdotta dal direttore Christian Greco, che si focalizzerà proprio sui temi del convegno, approfondendoli grazie a un dialogo tra esperti di discipline diverse. La mostra diffusa “Anche le statue muoiono. Conflitto e patrimonio tra antico e contemporaneo”, inserita nel calendario italiano dell’Anno Europeo del Patrimonio 2018, era nata dalla comune riflessione di quattro istituzioni – Museo Egizio, Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Musei Reali, Centro Ricerche Archeologiche e Scavi di Torino – e aveva proposto un dialogo tra opere d’arte e manufatti di epoche e contesti geografici diversi attorno al tema trasversale della distruzione e della perdita e quindi, in parallelo, della conservazione e della protezione del patrimonio. Il progetto aveva fornito uno sguardo sul presente, in particolare sulla sistematica distruzione del patrimonio storico-artistico che ha di recente interessato le aree di conflitto nel Vicino Oriente. Introducendo, però, una diversa temporalità, legata alla storia e all’idea di trasmissione da un’epoca a un’altra di manufatti, opere, idee. Oggetto di riflessione è stato anche il ruolo del Museo che, a partire dal ventesimo secolo, si è imposto come luogo di tutela e conservazione di un patrimonio che appartiene, almeno in teoria, a tutta l’umanità. I musei si trovano, tuttavia, in una posizione liminale: è ineludibile, infatti, pensarli sia come “predatori” di patrimoni altrui, sia come luoghi di conservazione e protezione di reperti che, altrimenti, sarebbero soggetti alla distruzione e all’oblio.

Giovedì 13 maggio 2021, alle 18.15, il museo Egizio di Torino ospita dunque la tavola rotonda “Perché preservare il passato?”. La tavola rotonda si svolgerà in italiano e sarà introdotta da Christian Greco, direttore del Museo Egizio. L’evento verrà trasmesso in diretta streaming sul canale YouTube del Museo (QUI il link alla diretta). Si è radicato il concetto che la società abbia l’obbligo morale di conservare i reperti antichi per la posterità, opponendosi, quindi, alla distruzione dettata dallo scorrere del tempo. È lecito e doveroso allora domandarsi che ruolo abbia l’istituzione museale – luogo di conservazione per eccellenza, destinata a farsi testimone dell’arte o delle culture dei secoli passati – in questo processo. I musei concorrono alla morte delle opere che conservano nelle loro collezioni, cristallizzando il naturale processo di trasformazione e distruzione degli oggetti, o sono l’ultimo baluardo perché esse possano sfuggire alla fine di un’esistenza messa in pericolo da una miriade di fattori quali l’oblio, mancanza di risorse, conflitti, disastri ambientali o più semplicemente incuria? Un ricco panel di relatori discuterà di questi temi dal punto di vista museale, archeologico, storico e scientifico. Intervengono: Arianna Arisi Rota (Università di Pavia), Irene Calderoni (Fondazione Sandretto Re Rebaudengo), Elena Calandra (Istituto Centrale per l’Archeologia), Paolo Del Vesco (Museo Egizio), Christian Greco (Museo Egizio), Salvatore Settis (Scuola Normale Superiore di Pisa), Caterina Ciccopiedi (Università di Torino), Carlo Lippolis (Università di Torino), Simonetta Graziani (Università di Napoli “L’Orientale”), Rita Lucarelli (University of California, Berkeley), Hourig Sourouzian (direttrice de “The Colossi of Memnon and Amenhotep III Temple Conservation Project”/DAI).
Torino ospita la prima tappa del Giro d’Italia 2021, e al museo Egizio per i 90 anni della Maglia Rosa resta esposta tutto maggio una Maglia Rosa di Fausto Coppi all’interno della mostra “Archeologia invisibile”. Disponibile anche una mostra digitale con virtualtour


Sabato 8 maggio 2021 Torino, prima capitale d’Italia, è pronta a salutare la partenza della corsa rosa con la prima tappa a cronometro individuale Torino-Torino del 104.mo Giro d’Italia che si concluderà a Milano il 30 maggio 2021, dopo aver percorso quasi 3500 chilometri. E il Giro d’Italia a Torino farà tappa anche al museo Egizio con la “biografia” della Maglia Rosa. Il museo Egizio partecipa infatti ai festeggiamenti per i 90 anni della Maglia Rosa e ospita nel mese di maggio 2021 un cimelio nell’ambito della mostra “Archeologia Invisibile”: da venerdì 7 maggio, alla vigilia della partenza del Giro d’Italia 2021 proprio da Torino, e fino al 30 maggio una Maglia Rosa storica appartenente alla Collezione Chiapuzzo del Museo AcdB di Alessandria farà infatti tappa al Museo, allestita negli spazi della mostra temporanea Archeologia Invisibile. L’esposizione, realizzata in collaborazione con il Giro d’Italia, offre l’occasione per mettere l’accento sulla storia della maglia e sulla sua “biografia”: è proprio questo il tema centrale dell’esposizione temporanea, che, partendo da alcuni manufatti contemporanei, illustra strumenti, esempi e risultati della meticolosa opera di ricomposizione di informazioni resa oggi possibile dall’applicazione delle scienze all’egittologia e, in particolare, allo studio dei reperti.

La Maglia rosa esposta risale agli anni ’50: è una maglia di lana, probabilmente una “maglia replica” – come si dice in gergo – ossia una delle tante a disposizione di Fausto Coppi e che il Campionissimo con generosità regalava agli amici più cari. Questa venne ricevuta in dono da Giovanni Chiapuzzo: tortonese, si formò al “Collegio”, vera e propria Accademia dei gregari del ciclismo che aveva base nella casa-cortile di Biagio Cavanna, famoso massaggiatore cieco di Coppi. Dopo l’esperienza del ciclismo Chiavanna fu uomo di sport a 360 gradi, e collezionista di cimeli. La maglia esposta proviene proprio dalla sua collezione di storici oggetti legati alla sua passione per le due ruote, custodita dal Museo AcdB (Alessandria città delle Biciclette) e dal Museo del Ghisallo di Magreglio. L’iniziativa fa parte un ricco programma di celebrazioni che comprende anche una mostra virtuale dedicata ai 9 decenni della Maglia Simbolo del Primato del Giro d’Italia, organizzata dai Musei del Ghisallo di Magreglio e AcdB di Alessandria, che valorizzando l’Archivio Digitale hanno allestito un progetto di rassegna virtuale già disponibile al pubblico. Qui link link per accedere alla mostra: https://virtualtour.linelab.net/virtuals/magliarosa90anni/
Torino. Conferenza egittologica on line con i curatori Beppe Moiso e Tommaso Montonati su “Documenti inediti per servire alla Storia del Museo”

Giovedì 6 maggio 2021, alle 18, il museo Egizio di Torino presenta la conferenza egittologica online “Documenti inediti per servire alla Storia del Museo”, tenuta dai curatori Beppe Moiso e Tommaso Montonati. L’incontro, trasmesso live streaming sui canali social del museo Egizio di Torino, sarà introdotto dal direttore del museo Egizio, Christian Greco.

Il titolo della conferenza fa riferimento a un’espressione obsoleta, con cui in passato sono stati indicati degli articoli nei quali si esaminavano o erano presentati per la prima volta documenti utili alla ricostruzione delle consistenze e delle provenienze del Museo, e fondamentali per una completa conoscenza della sua storia. A distanza di oltre un secolo, il ritrovamento di ulteriori documenti, che verranno qui presentati, consente di meglio ricostruire la travagliata storia delle collezioni, che nel tempo mescolandosi hanno creato difficoltà nell’identificazione dei singoli reperti.

Beppe Moiso, curatore del museo Egizio
Beppe Moiso è curatore del museo Egizio. La sua attività principale è rivolta allo studio e alle ricerche archivistiche legate alla formazione della collezione torinese, comprendendo l’intera attività archeologica condotta da E. Schiaparelli e G. Farina. Cura la riproduzione informatica degli archivi cartacei e fotografici per la creazione di una banca dati centralizzata. Si occupa degli scavi condotti a Gebelein e Assiut, riconducibili all’attività svolta da Virginio Rosa nella campagna del 1911.

L’egittologo Tommaso Montonati (foto museo egizio)
Tommaso Montonati è egittologo addetto all’archivio storico del Museo. La sua attività principale consiste nel coordinamento nell’ambito dei progetti di digitalizzazione e studio degli archivi fotografici e storici del Museo, per la creazione di un database centrale. I suoi interessi sono rivolti alla nascita e allo sviluppo della missione archeologica italiana in Egitto, allo studio di strutture e antichità di Medio Regno provenienti dai siti provinciali scavati da Schiaparelli, soprattutto Qau el-Kebir, e alla storia del Museo.
Torino. Il 26 aprile riapre il museo Egizio con un nuovo progetto espositivo dedicato alla ricerca (“Nel laboratorio dello studioso”, mostre bimestrali) e un rinnovato impianto di illuminazione. Prenotazione obbligatoria


Immagini 3D dei sarcofagi egizi nella mostra “Archeologia invisibile” al museo Egizio di Torino (foto Graziano Tavan)
Il museo Egizio di Torino pronto a riaprire lunedì 26 aprile 2021 con un nuovo progetto espositivo “Nel laboratorio dello studioso”, un ciclo di mostre bimestrali per scoprire il dietro le quinte della propria attività di ricerca. Lunedì 26 aprile 2021 il museo Egizio è dunque pronto ad accogliere nuovamente il pubblico, oltre che con la sua ricca collezione e la mostra temporanea “Archeologia Invisibile”, anche con un nuovo progetto espositivo e un impianto di illuminazione rinnovato e potenziato per una migliore esperienza di visita. Per l’ingresso in museo sarà obbligatoria la prenotazione online con almeno un giorno di anticipo: sull’apposita sezione del sito (https://museoegizio.it/tickets-shop) i visitatori potranno scegliere la fascia oraria preferita e dovranno poi presentarsi all’ingresso con il biglietto elettronico. L’orario di apertura osservato sarà quello ordinario: il lunedì dalle 9 alle 14 e dal martedì alla domenica dalle 9 alle 18.30, con ultimo ingresso un’ora prima della chiusura. Resta in vigore il tariffario promozionale già sperimentato lo scorso febbraio: il prezzo d’ingresso è stato fissato a 12 euro, con biglietto ridotto a 10 euro; il ridotto studenti (15-18 anni e universitari) resta a 2 euro, così come il Ridotto Junior a 1 euro per la fascia 6-14 anni. Mantenuto il Family Ticket, dedicato ai nuclei composti da due adulti e due minorenni, al costo di 24 euro. In osservanza delle prescrizioni di sicurezza le visite guidate di gruppo, sempre acquistabili online, saranno limitate alla partecipazione di un massimo di 20 persone.

Il direttore del museo Egizio di Torino, Christian Greco (foto museo Egizio)

Evelina Christillin, presidente del museo Egizio di Torino (foto Graziano Tavan)
“Poter riaprire il Museo significa poter restituire alla collettività un luogo e un patrimonio che appartengono a tutti, e non possiamo che essere lieti di ciò”, dichiara Christian Greco, direttore del museo Egizio. “Nel farlo intendiamo dare ancora una volta centralità alla ricerca e alla biografia degli oggetti, come testimoniato dal progetto espositivo Nel laboratorio dello studioso, che mette al centro l’incessante lavoro che il museo svolge per indagare e rendere sempre più accessibile la propria collezione”. “Siamo pronti e soprattutto felici di accogliere nuovamente nelle sale i visitatori”, aggiunge la presidente, Evelina Christillin, “ritenendo che i musei rappresentino un servizio pubblico essenziale, ci auguriamo di poterlo fare con continuità e sempre all’insegna della sicurezza. Nei mesi di chiusura, dalla primavera 2020 a oggi, non abbiamo mai interrotto la nostra attività: dalla ricerca, alle mostre, al rinnovamento degli spazi espositivi, abbiamo continuato a lavorare a numerosi progetti: in particolare l’implementazione dell’impianto illuminotecnico, che offrirà al pubblico una visione assai più efficace dei reperti del Museo”.

La riapertura del 26 aprile 2021 permetterà infatti ai visitatori di apprezzare il rinnovato impianto di illuminazione implementato dal Museo: gli interventi riguardano in particolare l’inserimento di nuove luci interne ed esterne alle vetrine che permettono una migliore illuminazione dei reperti e, in particolare, di poterne osservare anche i più piccoli dettagli, come incisioni e bassorilievi. Le luci installate, di ultima generazione, garantiscono inoltre una ottimale conservazione dei reperti, con caratteristiche ad hoc a seconda dei materiali e del tipo di oggetto. Un progetto strategico fortemente voluto dall’istituzione iniziato durante i difficili mesi della pandemia e i cui lavori, dopo un’accelerazione durante la chiusura, sono quasi giunti a compimento.

In occasione della riapertura sarà possibile visitare il nuovo progetto espositivo del museo Egizio, “Nel laboratorio dello studioso”: un ciclo di mostre allestita in uno spazio al primo piano, per mettere sotto la lente di ingrandimento una serie di reperti della collezione e offrire ai visitatori un approfondimento inedito sulle storie che custodiscono e sulle ricerche realizzate da curatori e studiosi. Ogni due mesi la mostra sarà dedicata a un reperto diverso, che verrà indagato dal punto di vista archeologico, storico, attraverso studi e analisi, e in collegamento con altri oggetti. A rimanere sempre al centro della scena sarà la ricerca: “Nel laboratorio dello studioso” nasce infatti con lo scopo di avvicinare il visitatore all’attività scientifica che quotidianamente si svolge sugli oggetti esposti nelle sale e custoditi nei magazzini. Il primo oggetto protagonista della mostra è la statua di Hel: di epoca Ramesside (XIX dinastia, 1279-1213 a.C. circa), rappresenta una donna seduta su uno sgabello con cuscino, che stringe nella mano sinistra un fiore di loto e nella destra una collana di perline con contrappeso metallico, detta menat, uno strumento musicale rituale usato nel culto della dea della sensualità, Hathor. Oltre all’oggetto “protagonista” della mostra, sono presenti altre quattro vetrine che approfondiscono i temi evocati dalla statua di Hel: in particolare le caratteristiche dell’arte e dell’attività scultorea del periodo, ma anche i culti religiosi e gli strumenti musicali rituali come la menat e il sistro.


L’egittologo Federico Poole
L’esposizione dedicata alla statua di Hel, che durerà fino al 27 giugno 2021, è a cura di Federico Poole, curatore al museo Egizio dal 2013. All’interno del dipartimento Collezione e Ricerca, Poole si occupa dell’editoria scientifica del museo e dirige la Rivista del Museo Egizio. Ha curato la mostra temporanea “Il Nilo a Pompei” (2016) e ha collaborato all’allestimento della collezione egiziana del museo Archeologico nazionale di Napoli. Ecco il calendario delle prossime mostre che saranno realizzate nello spazio de “Nel laboratorio dello studioso”: luglio-agosto 2021, “Ad Astra, la decifrazione della tavola stellare di Mereru” (a cura di Enrico Ferraris); settembre-novembre 2021, “Figli di Horus proteggete questo ushabti! Il modellino di sarcofago di Kha” (a cura di Paolo Marini); novembre 2021 – gennaio 2022, “Gatti, falchi e anguille. I bronzi votivi per mummie animali” (a cura di Johannes Auenmueller); gennaio – marzo 2022, “Un santuario portatile per la dea Anuket” (a cura di Paolo Del Vesco); marzo – maggio 2022, “Il Libro dei Morti di Baki, Scriba del Signore delle Due Terre” (a cura di Susanne Töpfer).



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